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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘caso’

Abolire i prefetti? Un caso: Firenze

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il Prefetto, importante istituzione del Governo per il controllo del territorio. Donne e uomini d’ordine chiamati a coordinare e promuovere la presenza dello Stato lì dove le singole amministrazioni locali, per statuto, sembra che non siano sufficienti. La storia del nostro Pese ci ha regalato miti, leggende e realtà (il prefetto di ferro, per esempio) di questa istituzione. Una presenza connaturata, organica, funzionale, armonizzata per difendere i nostri diritti di cittadini. Ma siamo sicuri? Nel 2019, con le città metropolitane, quindi col super-Sindaco che è anche responsabile dell’ordine pubblico, che il prefetto sia una figura necessaria? Certo, ci sono gli uffici delle prefetture che svolgono una serie di servizi al cittadino, con impiegati, strutture, ordinamenti, etc… ma siamo sicuri che, come è stato per le funzioni delle province quando sono state “abolite” e sono passate alle regioni, che queste funzioni non potrebbero essere svolte
altrimenti? E la figura del Prefetto che coordina, siamo sicuri che non sia un orpello, un doppione, un surplus visto che la stessa autorevole funzione potrebbe essere svolta, oltre al Sindaco metropolitano (lì dove le città metropolitane esistono), da svariate altre figure già a servizio dello Stato e della Pubblica amministrazione?
Domande a cui, alcuni fa, anche col supporto di partiti oggi al governo e all’epoca all’opposizione, si cercava di rispondere con l’abolizione. Ma poi, siccome è noto che l’esercizio del potere di governo tutto appiana anche nei cervelli, la proposta di questa abolizione è rimasta pura accademia appannaggio dei soliti (come noi) razionalizzatori dell’esercizio dei poteri democratici.
Prendiamo il caso di un Prefetto, quello di Firenze, che da pochi mesi svolge il suo servizio nella provincia gigliata e che, per le sue capacità professionali, per le sue esperienze e per il fatto di essere donna, riesce ad “attenzionare” i media. Una funzionaria dello Stato che sicuramente svolge il suo servizio… ma il problema è “quale servizio”? Controllo del territorio, in primis, contro la degenerazione di problemi come delinquenza, droghe illegali, corruzione, mafie, etc… che – non ce ne voglia – nonostante tutto il suo valido impegno, non risolverà mai. La sua – da prefetto – è una funzione di coordinamento di repressione e prevenzione ma, viste le voragini legislative in materia, ci sono cose, come per esempio le droghe illegali, che anche se moltiplichi per cento le operazioni di sequestro e arresto di tutti gli annessi e connessi del bosco e sottobosco delinquenziali che ruota intorno a questo mercato illegale, il problema rimane lì; il nostro Prefetto dice di voler agire anche sulla domanda di droghe oltre che sull’offerta ma – sempre non ce ne voglia – crede proprio che quello che da più di un secolo fanno le istituzioni di ogni livello abbia portato a dei risultati… che non siano l’aumento di domanda e offerta? Il desiderio del nostro Prefetto sono parole al vento, perché la domanda di droga, come quella di credito (da cui l’usura) o le si combattono alla radice (legalizzazione e accesso al credito) levandoli dalle mani delle delinquenze organizzate, o continuano ad essere un alibi parlandosi addosso. E tutto questo il Prefetto lo deve fare avendo a che fare con un numero svariato di corpi con funzioni di polizia, caratteristica del nostro Paese: si pensi, solo a Polizia e Carabinieri; si pensi alla Guardia di Finanza, che non si capisce perché non dovrebbero essere solo civili…
Insomma una funzione – quella del Prefetto, di Firenze e non solo – di coordinamento del difficile e dell’irrazionale, in un ambito di impossibile venato di inutilità, con conseguente dispendio di energie umane ed economiche… che ipotizzarne altri usi ci sembra buon senso.
Ma la nostra comunità civica si nutre di queste cose. La sensazione di insicurezza dei cittadini (sempre più alta della realtà, grazie anche a demagoghi che ci marciano per trarne i propri utili) trova risposte in provvedimenti di sicurezza che non sembrano e non sono mai sufficienti. E’ il famoso gatto che si morde la coda. Dove il Prefetto, invece di aiutare a star meglio, fa la sua parte in una giostra di massacro civile ed economico.
Abolire i Prefetti non è una cosa campata in aria. Sarebbe uno dei punti di semplificazione, razionalizzazione e utilità svolta a favore di cittadini, comunità e amministrazioni che ne sarebbero più direttamente coinvolti. Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Caso Magherini: LaCassazione assolve i tre carabinieri

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

“La morte di una persona è sempre un fatto doloroso e una sconfitta per la società ma oggi è stata resa giustizia ai tre carabinieri disumanizzati dal “processo mediatico” con la sola colpa di servire il Paese e la brava gente” – lo afferma Gianni Tonelli deputato della Lega -. “I processi – prosegue Tonelli – devono celebrarsi nelle sedi giudiziarie e non sul circuito mediatico ove gli appartenenti alle forze dell’ordine non possono difendersi. Le norme delle singole amministrazioni vietano agli operatori in divisa di intervenire pubblicamente e il “processo mediatico” si trasforma in un barbaro tiro al piccione, soprattutto quando “l’accusa pubblica”, sapientemente e cinicamente veicolata, può contare sui supporter del partito dell’Antipolizia, estremamente influenti sul circuito mediatico e politico-istituzionale. La Suprema Corte di Cassazione ha, di fatto, con questa sentenza, riportato le dinamiche processuali all’interno del proprio alveo naturale e preso le distanze con una prassi di totale inciviltà giuridica. Pretendere di condizionare l’opinione pubblica allo scopo di operare una indebita pressione sull’Autorità Giudiziaria – conclude – è assolutamente disdicevole e rappresenta la negazione del diritto di difesa e una involuzione del processo di civilizzazione culturale”.

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Il caso Regeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2016

giulio regeniCairo (Egitto) In merito al caso Regeni “l’Italia deve pretendere la verità. Anche se difficile, anche se amara, la verità alla fine non fa mai male”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a Radio Radicale. “Non può far male alle relazioni italo-egiziane, se queste hanno come obiettivo quello di combattere il Daesh, combattere il terrorismo, se hanno come obiettivo la cooperazione economica, la stabilizzazione del quadrante medio orientale. Tutti valori, questi, che devono essere tenuti in grande considerazione, che però non possono violentare la verità”.
“Ci deve essere la verità, questo l’ho detto sin dal primo giorno. Senza fughe in avanti, senza colpi di testa, consapevoli della situazione difficile di prima linea dell’Egitto e di quel governo. Però l’opinione pubblica italiana, l’opinione pubblica europea, quella mondiale, vuole la verità. E penso che se Al Sisi darà la verità, o contribuirà ad arrivare alla verità sarà un rafforzamento delle sua leadership , non un indebolimento. Sono vicino alla famiglia del giovane ricercatore Regeni. La verità può solo aiutare la pace”, ha sottolineato Brunetta.

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Caso Banca Spoleto

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2015

Banca d'Italia“Senza entrare nel merito della vicenda giudiziaria che vede protagonista la Banca di Spoleto, segnaliamo che già tempo addietro abbiamo fatto un’interrogazione parlamentare al ministro della dell’Economia Padoan. Siamo ancora in attesa di una risposta. E ora ne stiamo predisponendo un’altra al ministro della Giustizia Orlando. Troviamo davvero singolare che oggi una procura, con nuovi magistrati, ribalti completamente le indagini fatte dalla stessa procura arrivando a indagare i controllori, la Banca d’Italia con il governatore Ignazio Visco. Delle due l’una: o è valida l’indagine di tre anni fa, o è valida quella di oggi. Una cosa è certa: esisteva una banca florida con 100 sportelli e 700 dipendenti, fiore all’occhiello del territorio spoletino e umbro. Oggi quella banca non esiste più. Di chi è la colpa? Ci auguriamo che il ministro Padoan e il ministro Orlando facciano chiarezza per quanto di loro competenza: rispondendo cioè alle nostre interrogazioni e -ci auguriamo – inviando ispettori dei rispettivi ministeri ”. È quanto dichiara il capogruppo Fabio Rampelli.

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Caso Ustica

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2015

ustica“Qualche mese fa, dopo 35 anni dalla strage, la corte d’appello di Palermo vagliando meticolosamente le perizie tecniche ed escludendo ogni altra possibilità, ha attribuito definitivamente l’esplosione del Dc-9 Itavia alla collisione con un missile lanciato da un altro aereo.” Così Cinzia Pellegrino, Responsabile Nazionale per le Vittime dello Stato del Dipartimento Tutela Vittime della Violenza di FDI-AN nel ricordare l’anniversario dove persero la vita 81 persone.
“Quello che più importa dunque, in questo momento, è riconoscere finalmente le responsabilità dello Stato in questa dolorosa tragedia: il Dc-9 è stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea e la sua rotta disturbata da veivoli militari di diversi Paesi tuttora da identificare. Ben comprendiamo le esigenze dello ‘stato di guerra’, ma le amministrazioni convenute avrebbero dovuto garantire l’assenza di ostacoli o pericoli per la circolazione aerea civile lungo la rotta assegnata e, comunque, adottare misure idonee a prevenire l’incidente (ad esempio non autorizzando il decollo del Dc-9 o il volo sulla solita rotta, o assegnando altra rotta per il volo di quel giorno)” Prosegue Tiziana Montinari, Coordinatore Nazionale del Dipartimento, “Nel 2000 l’Italia firmava a Bruxelles la Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria in materia penale tra gli Stati membri dell’Unione europea, un’importante accordo che integrava e completava il quadro normativo per rendere più efficaci le formalità e le procedure di mutua assistenza giudiziaria tra i Paesi membri. Tuttavia, trascorsi ormai più di tredici anni dall’avvenuta firma di quest’importante Convenzione, l’Italia è tra gli unici 3 Stati a non averla ancora ratificata. E’ assurdo, tenuto conto anche del clima di elevato allarme per la minaccia del terrorismo internazionale, non aver proceduto ancora all’esecuzione della Convenzione e a non aver neanche calendarizzato la discussione del DDL 1168 in Senato, laddove essa risponda, sostanzialmente, a una sempre più accentuata esigenza di collaborazione internazionale al fine di garantire un’efficace azione di contrasto alla criminalità.
Auspichiamo, pertanto, che il Presidente Grasso, visti anche il suo personale percorso di vita e la sua sensibilità verso alcune tematiche, solleciti il Senato al vaglio del disegno di legge nel più breve tempo possibile.”

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Gentiloni e il caso dei marò

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2015

marò«Il ministro Gentiloni accusa Giulio Terzi per nascondere il suo totale immobilismo e quello del Governo Renzi sul caso Marò. Se la memoria del ministro degli Esteri non fa difetto, dovrebbe ricordare che il merito di aver fatto rientrare in Italia Girone e Latorre, nel pieno rispetto delle norme internazionali e in attesa di un arbitrato internazionale, fu proprio di Terzi. E che a rimandare in India i due fucilieri della nostra marina Militare furono Monti e Passera, ribaltando vergognosamente quello che aveva stabilito il governo sostenuto dalla maggioranza di cui lo stesso Gentiloni faceva parte. Proprio il totale dissenso rispetto a questa assurda decisione fu la causa delle dimissioni immediate di Terzi da ministro degli Esteri. Il governo Renzi, degno successore di Monti e Letta, ha supinamente accettato di lasciar processare in India i due Marò in piena violazione delle norme di diritto internazionale. In cambio ha ottenuto solo un clamoroso disastro nei rapporti economici con l’India oltre che una vergognosa e indegna umiliazione internazionale».Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Editoriale Fidest: Il Caso dei Marò

Posted by fidest press agency su martedì, 6 marzo 2012

Editoriale. Numerose e-mail giungono in redazione per biasimare il comportamento del governo ritenuto assenteista riguardo il fermo di polizia e ora la detenzione in carcere in India di due militari italiani accusati d’aver ucciso per errore, in acque internazionali, due marinai indiani scambiati per pirati. Tutta la faccenda, sia pure avvolta da scarne informazioni, ci appare emblematica anche perché è stata e continua ad essere gestita in maniera incomprensibile.
Sta di fatto che l’atteggiamento “blando” della diplomazia italiana non certo favorisce un giudizio critico di chi vi percepisce una indifferenza su tutta la faccenda. Potrebbe, tuttavia, essere una voluta strategia comportamentale per evitare che il caso diventasse una sorta di braccio di ferro tra i due paesi e alla fine qualcuno avrebbe l’impressione di perdervi la faccia. Ma più passano i giorni e questa eventualità diventa, purtroppo, concreta. Lo sta a dimostrare il nervosismo delle autorità indiane, la severità dei giudici che hanno deciso di tramutare il fermo di polizia in arresto e la lunga trattativa per evitare che i nostri marò finissero tra i delinquenti comuni. Ragione vorrebbe che a tutela degli interessi delle parti vi fosse un tribunale internazionale a giudicare la dinamica dei fatti e a valutare le rispettive responsabilità, se ve ne sono, ovviamente. Ma questo non è possibile e allora non sembra vi sia altra via che attendere il giudizio della magistratura indiana. Una alternativa vi sarebbe, ma è tutta politica più che giudiziaria, con l’espulsione dall’india dei due militari italiani e la promessa, da parte del nostro governo, di giudicarli in Italia facendo costituire come parte civile il governo indiano. D’altra parte la stessa procura di Roma ha aperto un fascicolo al riguardo. In tutto questo bailamme una cosa è certa: più si fa chiasso e maggiore è il rischio che la soluzione diventi sempre più difficile. Ma come si fa ad abbassare i toni davanti ad un fatto del genere o, peggio ancora, a volere il silenzio stampa? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Caso Scarlet Extended SA

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2011

“La decisione odierna della Corte di Giustizia sul caso Scarlet Extended SA, un fornitore di accesso a Internet, e la SABAM non ha nulla a che fare con il rispetto della legalità su internet”. E’ quanto precisa il presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo dopo la pronuncia della Corte UE. “La sentenza conferma, invece, in maniera chiarissima – prosegue Polillo – che, ai fini del contrasto della pirateria online, l’Autorità Giudiziaria e gli Organi amministrativi di vigilanza, dopo aver accertato gli illeciti, possono ordinare provvedimenti di inibizione all’accesso attraverso il coinvolgimento degli intermediari. Ciò proprio alla luce degli articoli 14 e seguenti della Direttiva 2000/31/CE. Questa decisione dovrebbe confortare anche l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni italiana che ha intrapreso la giusta strada dei provvedimenti interdittivi solo dopo l’adeguato confronto e l’accertamento degli illeciti”.“Nessuno vuole imporre obblighi di sorveglianza e filtraggi preventivi della rete internet – chiarisce Polillo-, men che meno l’industria dei contenuti. Chiediamo tuttavia con forza che, ove riscontrate violazioni gravi e sistematiche del diritto d’autore, le Autorità competenti, e quindi anche l’AGCOM, possano intervenire tempestivamente per porre fine alle violazioni. In Italia, come all’estero. Il cosiddetto website blocking è una misura non “invasiva” delle libertà, e tale da assicurare un livello di garanzie, anche procedimentali, sufficienti per i soggetti coinvolti. Come hanno dimostrato i Monopoli di Stato per il betting on line e le recenti pronunce sui casi “pirate-bay e btjunkie”, l’inibizione dei siti illegali è lo strumento più efficace per contrastare gli illeciti e l’abusivismo in rete”.

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Autismo in 20 anni

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2011

Federación Autismo Madrid Día Mundial del Auti...

Image by Imagen en Acción via Flickr

Roma. I casi di autismo oggi in Italia sono riscontrabili in 1 bambino ogni 200, mentre venti anni fa il rapporto era 1 su 1.500/2.000. Attualmente risultano ancora sconosciute le cause della patologia, ma l’ipotesi più accreditata fa risalire la sua origine ad un disturbo di ordine genetico o neurobiologico. Un aumento quindi del 1.000%, che rappresenta una crescita esponenziale del disturbo, frutto di una maggiore consapevolezza dei pediatri ad individuarlo ma che ancora oggi viene troppo spesso diagnosticato in ritardo e affrontato con terapie non idonee. Eppure la possibilità di migliorare la qualità di vita di questi bambini autistici e delle loro famiglie dipende in maniera diretta dal tempismo con il quale si riesce ad effettuare una valutazione e, di conseguenza, dall’adozione di terapie mirate al singolo caso.
Nate e promosse dall’IdO, le due iniziative, dal carattere “innovativo”, sono al centro del convegno scientifico dal tema “Autismo Infantile. La centralità della diagnosi precoce per un progetto terapeutico mirato”, presentato oggi al Palazzo dei Congressi nell’ambito di “Diregiovani Direfuturo-Il Festival delle giovani idee” e promosso dallo stesso Istituto, in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia e la casa editrice Magi Edizioni.I due progetti – noti come “Tartaruga” e “La centralità della diagnosi precoce nell’autismo infantile”: il primo legato alla terapia e il secondo alla valutazione del disturbo – hanno infatti un carattere “innovativo” perché basati su un approccio teorico e terapeutico di tipo psicodinamico, fondato sulla dimensione affettiva-motivazionale che non esclude alcun elemento di sviluppo cognitivo nel bambino autistico e scardina il rigido modello clinico comportamentale di impostazione americana.
Il grande cambiamento proposto dall’IdO si basa proprio sull’individuazione di un diverso deficit primario nel disturbo autistico, da cui poi scaturisce una differente valutazione e terapia. Se finora è stato generalmente considerato come primario il deficit cognitivo, basato sulla “teoria della mente”, con l’Istituto si cambia direzione affermando che primario è invece il deficit affettivo. Questa nuova visione permette all’IdO di passare, nella terapia sull’autismo, da un approccio con predominio della mente (“up-down”) ad un approccio con predominio del corpo e degli stati affettivi (“down-up”). Con il progetto Tartaruga, infatti, l’innovazione introdotta dall’IdO è il principio della centralità del corpo nella relazione che il bambino stabilisce con il mondo e l’attenzione alla sua individualità piuttosto che alle sue sole capacità.
Due progetti che, andando oltre i rigidi standard di diagnosi e terapia comportamentale, hanno prodotto rilevanti risultati a dimostrazione che l’autismo è affrontabile con risultati soddisfacenti.
Progetto Tartaruga – L’autismo è una delle patologie infantili più discusse e controverse, i sintomi sono rilevabili entro il secondo/terzo anno di vita e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale e dell’immaginazione. Il principale problema è stato fino ad oggi quello della mancanza di strumenti terapeutici idonei, che hanno tenuto in scarsa considerazione la qualità dell’interazione che il bambino stabilisce con il mondo degli oggetti e con gli altri. Per questo motivo l’IdO, con il progetto Tartaruga attivo a Roma dal 2004, ha deciso di dare centralità nella terapia alla dimensione corporea come strumento di comunicazione e di relazione, e alla componente emotivo-affettiva quale elemento fondamentale “nel percorso che il bambino intraprende per uscire dal suo isolamento”.
Il primo obiettivo raggiunto dall’istituto, (I significati dell’autismo, 2007, a cura di Magda di Renzo; Sostenere la relazione genitori-figlio nell’autismo, 2011, a cura di Magda Di Renzo e Silvia Mazzoni) è stato quello di distinguere all’interno della “disomogenea categoria dei bambini con disturbi autistici” due sottogruppi definiti con sintomatologia lieve e severa in base alla gravità dei punteggi ottenuti con le scale standardizzate: Autism diagnostic observation schedule Generic (Ados-G) e Childhood autism rating scale (Cars). Ciò che è emerso in modo sorprendente, grazie alla ricerca, è stata la presenza di intenzionalità nel sottogruppo con sintomatologia lieve, ovvero il fatto che esista la possibilità che il bambino possa comprendere le intenzioni dell’altro. La presenza di intenzionalità è diventata un indice predittivo dello sviluppo cognitivo dei bambini autistici e, grazie all’elaborazione di un nuovo test realizzato dall’IdO, è stata trovata in un numero significativo di soggetti in terapiacompresa una certa percentuale di bambini con sintomatologia severa.
Si tratta quindi di una scoperta che ha messo “in discussione la ‘teoria della mente’ come spiegazione della maggior parte delle bizzarrie del bambino con autismo”, spiega Di Renzo nel sottolineare che “l’esperienza clinica ha evidenziato che lo sviluppo del bambino autistico segue le stesse linee di quello normodotato ma con tempi molto più lenti”.
Tutti i pazienti del progetto Tartaruga sono stati valutati con i test Ados-G e Leiter-R. Quest’ultimo è uno strumento diagnostico indicato per coloro che presentano gravi difficoltà di comunicazione e per cui è necessaria una valutazione che vada oltre le tradizionali scale di intelligenza, che sappia analizzare la sfera socio-emotiva legata alla dimensione propria della percezione, dell’immaginazione e del gioco. “Ciò che è rilevante – afferma la responsabile del servizio Terapia dell’IdO – è la possibilità di far emergere con il test Leiter-R le potenzialità intellettive dei bambini che nelle prime diagnosi valutative erano oscurate. Dopo un periodo di terapia svolto con questi bambini – aggiunge Di Renzo – non solo è diminuita la percentuale di quelli con ritardo mentale, ma siamo riusciti anche a misurare con buoni esiti il quoziente intellettivo di soggetti inizialmente non valutabili” (Le potenzialità intellettive nel bambino autistico, 2011, a cura di Magda Di Renzo, Massimiliano Petrillo e Federico Bianchi di Castelbianco).

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“Il gioco dell’amore e del caso”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 dicembre 2010

Roma dal 27 al 30 dicembre ore 21 Teatro Trastevere  via Jacopa de’ Settesoli, 3  la commedia del settecento prende corpo sulle tavole del Teatro Trastevere. E’ “Il gioco dell’amore e del caso” di Marivaux, un classico della commedia degli equivoci: l’intreccio dell’opera si basa sullo scambio di ruoli che avviene, per caso, tra alcuni dei personaggi della commedia. Con l’“happy end” a sorpresa che ci si aspetta. Ass. Culturale Teatro Trastevere  regia di Francesco Maria Di Pinto con Romano Di Pinto, Fabrizio Terrusa, Ludovica Cundari, Ruggero Forniti, Natascia Nitti, Marco Zordan.
Il gioco dell’amore e del caso è uno dei capolavori  del drammaturgo francese Pierre Carlet de  Chamblain de Marivaux (comunemente noto come Marivaux; Parigi, 4 febbraio 1688 – 12 febbraio 1763). Si tratta di una commedia che fu rappresentata la prima volta dagli attori della Comédie italienne il 23 gennaio 1730: il successo fu grande e si tennero quindici repliche. Il 28 gennaio l’opera venne allestita a Versailles. L’intreccio dell’opera si basa sullo scambio di ruoli che avviene, per caso, tra alcuni dei personaggi della commedia. Orgone ha una figlia, Silvia, alla quale concede di vestire i panni della sua cameriera, Lisetta, allo scopo di studiare segretamente i comportamenti del suo futuro sposo, il giovane Dorante. Anche Dorante, però, ha usato lo stesso stratagemma: mascherato da suo servitore (Borgognone), studierà il comportamento di Silvia. Silvia e Dorante, nei panni dei rispettivi servi, si innamorano e la stessa cosa accade anche ai due servitori che indossano le vesti dei loro padroni.Silvia è amareggiata dal fatto di essersi innamorata di quello che crede un servo ma Dorante le rivela la sua identità e Silvia, per vendetta, non gli svela di non essere Lisetta e chiede a suo fratello Mario di fingersi uno spasimante per farlo ingelosire e testarne la tempra. La commedia termina con il doppio matrimonio che si celebra tra Silvia e Dorante e tra Borgognone e Lisetta.

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Caso Sandri: sentenza dolorosa ma giusta

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

«La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Firenze di riconoscere il reato di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri è una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge. Oggi cambia qualcosa in profondità nel rapporto che c’è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia e soprattutto viene sottolineato che a nessuno è consentito stroncare una vita umana con atti indegni del proprio ruolo». Lo dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Il “caso” di Mara Carfagna

Posted by fidest press agency su domenica, 21 novembre 2010

Le minacce di dimissioni  di Mara Carfagna diventano un fatto politico di prioritaria importanza, seconde solo all’attesa sentenza della Consulta sul legittimo impedimento che spoglierà il cavaliere di ogni protezione, costringendolo a presentarsi ai magistrati per beccarsi la giusta condanna per i suoi reati. La defaillance di Mara sarebbe uno schiaffo al governo, accusato di farsi dominare dagli affaristi, ma anche una ginocchiata nei denti (o anche altrove) al cavaliere che al governo l’ha promossa sollevandola dagli oneri calendaristici.  Seguiranno altre dimissioni o minacce di dimissioni, perché si scopre che, in questo momento, il cavaliere è disposto a concedere tutto pur di non perdere consensi; escludo che possa dimettersi Bondi, ma solo perché le sue dimissioni sarebbero le sole tempestivamente accettate, tanto il suo voto è sicuro ugualmente.  In predicato Frattini  e, potenzialmente, anche Gelmini (costretta  da Tremonti a legiferare, accaparrandosi il disprezzo della classe insegnante e degli alunni di ogni ordine e grado, con l’adesione dei ricercatori, dei precari e anche dei bidelli). Ci sarebbe anche la Prestigiacomo in odore di fuga in avanti, per le note vicende siciliane. (Rosario Amico Roxas)

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“Lo strano caso del dott. Jekyll e Hyde”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 settembre 2010

Roma Teatro Trastevere 21 Settembre Via Jacopa de’ Settesoli, 3 debutta “Lo strano caso del dott. Jekyll e del Signor Hyde” di Robert Louis Stevenson, proposto dalle Associazioni “Gli Arpagoni” e “Novembre”, per la regia di Andrea Teodori. Lo spettacolo resterà in cartellone dal 21 al 26 Settembre.
Lo strano caso del Dottor Jekyll e del suo doppio, il Signor Hyde, diventa teatro di uno spietato confronto tra istinto e ragione, tra l’esigenza della virtù e le pulsioni più oscure e ribelli che abitano il cuore umano. Durante i suoi studi sulla psiche umana e le riflessioni morali sulla propria condotta, il dottor Henry Jekyll giunge ad una conclusione: “Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due.” Passando non senza esitazioni dalla teoria alla pratica, Jekyll miscela varie sostanze ed ottiene una pozione dagli effetti straordinari. Essa destruttura l’unità dell’essere umano e conferisce esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste ma presenti nell’animo. La storia è una parabola del male. Il cast è il seguente: Edoardo Sala, Massimo Di Vincenzo, Diego Migeni, Sebastiano Gavasso, Giulia Gallone, Andrea Teodori, Davis Tagliaferro, Giorgio Di Donato, Eleonora Cucciarelli Regia Andrea Teodori Disegno Luci: Giovanna Bellini Scenografia: Giada Tosto Costumi: Silvia Cervellin e Layla Hi Musiche: Marco Fieni e Filippo D’Ottavio
Il Teatro Trastevere, nel cuore della città, nasce nell’inverno del 2009 per volere di un gruppo di soci e amici, con l’intento di fornire una “casa” a chi, come loro, ama il teatro in tutte le sue forme. Uno spazio di quasi 100 posti con un’anima sperimentale, che intende proporre al pubblico romano il meglio delle compagnie “off” della Capitale. Nella stagione 2010-2011 il Teatro Trastevere propone al pubblico romano un cartellone dall’offerta ampia, che spazia dalla commedia al dramma: 10 spettacoli, una rassegna di corti teatrali – “Circuito Corto” – e una grande novità: “I lunedì del Teatro Trastevere”, con spettacoli e performance per invitare il pubblico ad accostarsi al teatro anchenel giorno che tradizionalmente é di riposo. http://www.teatrotrastevere.it

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Editoriale: Il caso Fini-Berlusconi

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Editoriale Fidest. Non sembra che a quella parte dell’opinione pubblica più attenta e meno vacanziera sia sfuggita il taglio dato dai due contendenti nell’area di centro-destra che si stanno beccando come farebbero due galletti consapevoli che esiste una sola possibilità d’esistere per essi in un pollaio tanto affollato di galline bramose d’avere il loro “re”. In pratica ci stanno dicendo con altre parole, beninteso, che quando è stata compiuta l’operazione di “accorpamento” delle due anime “storiche” del centro-destra facendo affluire i due movimenti nel Pdl, si intuiva che, essendo in due i fondatori, il tutto sarebbe finito, prima o poi, con una alternanza alla guida del partito. Ora Fini ha semplicemente rivendicato la sua “opzione” in nome di un diverso modus operandi nel quale vi fosse  più democrazia interna, più rispetto per la legalità e minore conflittualità con le opposizioni, ma anche un rapporto meno squilibrato con l’alleato leghista. Ma il conto presentato non piace più a Berlusconi perché resta prigioniero di Bossi e dei suoi luogotenenti che rivendicano, tra l’altro, una “successione” leghista alla guida del governo e ventilano la possibilità che possa esserlo Tremonti. A questo punto il nostro capo del governo ha fatto un po’ di conti e ha compreso che tra i leghisti da una parte, e Fini dall’altra la scelta non poteva essere altro che scaricare il Presidente della Camera e il piccolo manipolo dei suoi supporter. Per Berlusconi diventa vitale tenere il controllo del Partito e nello stesso tempo tranquillizzare quello che ritiene l’alleato più sicuro e fedele. Per la successione c’è tempo per pensarci e per i prossimi tre anni molta acqua passerà sotto i ponti della politica. D’altra parte con i leghisti si può permettere strappi istituzionali, leggi ad personam ecc. che con Fini non potrebbe e, perché no?, ambire alla stessa presidenza della Repubblica. D’altra parte Fini può riscuotere credito dalla destra in nome della “vecchia appartenenza” ma continua ad essere visto se non proprio con diffidenza di certo con qualche riserva dagli stessi suoi sostenitori. E Fini a sua volta cosa sarebbe senza una carica istituzionale e senza disponibilità economiche? Poco meno di un bluff. Una bolla politica pronta scoppiargli tra le mani. E qui concediamo al Presidente del consiglio d’incassare un punto a suo favore, ma la partita è lunga anche se Fini ha poche carte e non certo da permettergli una vittoria a tavolino. Ora il gioco passa a Berlusconi e staremo a vedere se vorrà fare scacco matto o limitarsi ad una vittoria ai punti, ovvero chiedendo con una mozione di sfiducia di far dimettere il presidente della Camera o limitarsi a paventare tale eventualità per continuare a condizionarlo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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A Torino il gioco dell’amore e del caso

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 Mag 2010

Torino 12 e 13 maggio alle ore 21 presso il Teatro San Giuseppe di Via Andrea Doria 18 Va in scena il Il gioco dell’Amore e del Caso, commedia in tre atti ispirata e tratta dalla settecentesca Le jeu de l’amour et du hasard di Pierre C. de Marivaux.   Rappresentazione a cura dell’esordiente compagnia teatrale Philokalûmen, composta da giovani attori e artisti torinesi; regia di Paolo Giani; composizioni e studi musicali di Beniamino Calciati; costumi di Vanessa Lagazzi Garros.  A quasi trecento anni dalla sua composizione, la pièce–capolavoro del celebre commediografo Marivaux viene proposta a Torino in veste rinnovata. Tradotta e adattata dal giovane Paolo Giani, regista esordiente e in questa occasione anche interprete, l’opera è un classico esempio di commedia settecentesca, nella quale i personaggi, sebbene provino a sconvolgere la realtà intraprendendo un brioso scambio di ruoli fra servi e padroni, si troveranno ingannati dal loro inevitabile destino. Il filo conduttore della trama è governato da un brillante gioco fra Amore e Caso, condito da numerosi equivoci comici e musiche composte per l’occasione. Le due divinità benevole e capricciose non avranno però la meglio sull’austero ordine naturale delle cose, più forte di ogni accidente.

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Cosentino (Pd) su caso Cucchi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2010

“La Commissione d’Inchiesta del Senato ha approvato all’unanimità le conclusioni sul caso Cucchi. Stefano Cucchi non è morto per una ‘tragica fatalità’. Sono emerse colpe e responsabilità precise. Spero che la magistratura, nel concludere la sua indagine, possa fare in modo che questa morte ingiusta non rimanga impunita”. Lo afferma il senatore del PD Lionello Cosentino, membro della commissione Sanità e della commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario nazionale.

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Virus influenzale H1N1: prudenza per le donne incinte

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Inoltre la scelta della vaccinazione va fatta caso per caso, “considerando le situazioni in cui i benefici sono superiori ai rischi”. A dirlo è il presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), Giorgio Vittori, che interviene sull’opportunità di vaccinare le donne incinte, inserita tra le categorie prioritarie nell’ordinanza sulla vaccinazione firmata dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, nella quale però si precisa che indicazioni dettagliate saranno fornite dopo il parere del Consiglio superiore di sanità. Vittori spiega che il “rischio legato all’influenza A per le donne in gravidanza è maggiore. Questo è il motivo per cui nell’ordinanza ministeriale le donne sono indicate come categoria prioritaria per la vaccinazione, ma per attuarla è stato chiesto un parere del Css”, ricorda all’ADNKRONOS SALUTE. Bisogna però tenere conto della particolare condizione che prevede attenzioni maggiori.”Dal punto di vista pratico, per esempio – continua Vittori – è importante sapere che ci sono due tipi di vaccino contro questa influenza. Il cosiddetto ‘flushot’, realizzato con particelle inattivate di virus (morto), che si somministra attraverso un’iniezione”, sottolinea. “C’è poi lo spray nasale, fatto con virus attenuato e questo non deve essere mai usato in gravidanza”, raccomanda Vittori che non è contrario nemmeno al vaccino stagionale, “purché fatto in aree diverse del corpo rispetto al nuovo vaccino”. Insomma, se l’iniezione contro il virus A/H1N1 viene fatta su un braccio si deve scegliere l’altro braccio.

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