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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘castigo’

Ferdinand von Schirach: Castigo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 novembre 2019

Cos’è la verità? Cos’è la realtà? Come siamo arrivati a diventare ciò che siamo? Nel corso della propria attività di avvocato penalista, Ferdinand von Schirach ha raccolto una serie di emblematici casi giudiziari che svelano quanto la patina di civiltà di una società sia sottile, e quanto gli abissi dell’animo umano possano, al contrario, essere profondi. Dodici storie di estrema finezza psicologica, che mettono in scena, attraverso una serie di personaggi sempre in bilico tra luci e ombre, la solitudine e l’estraniamento. C’è Schlesinger, che una volta era un bravo avvocato, inanellava successi professionali e si occupava di casi sempre piú importanti. Poi, un giorno, ha fatto assolvere un uomo accusato di maltrattamenti sui figli, e la sua carriera è precipitata. Ora potrebbe riscattarsi grazie al misterioso caso di una donna accusata di aver sparato al marito. C’è Meyerbeck, che una sera vede un servizio televisivo sulle bambole sessuali. Ne è cosí incantato che decide di ordinarne una in rete. Quando la bambola gli viene recapitata, le compra dei vestiti, impara a cucinare per non dover andare al ristorante lasciandola sola, guarda spesso film d’amore con lei e ogni lunedí le porta dei fiori. Una torbida ossessione destinata a consumarsi in tragedia. C’è Strelitz che ha quarantatré anni, ed è basso. Per questo indossa scarpe speciali con il plantare, che lo fanno cinque centimetri piú alto, e in soggiorno ha una collezione di biografie di uomini bassi: Napoleone, Cesare, Mussolini, il Marchese de Sade, Kant, Sartre, Capote, Karajan, Einstein. Poi, un giorno, viene arrestato per spaccio di cocaina, gli danno una cella singola, e di colpo tutto cambia.
C’è Puzzadipesce, che si diceva avesse una chiave della scuola e di notte girasse per i corridoi a leccare gli armadietti di metallo degli scolari; e, ancora, c’è una donna accusata di aver ucciso il marito, in un piccolo villaggio bavarese, a seguito di una pratica sessuale che prevedeva l’uso di una muta da sub. Dodici storie di crimine, giustizia, moralità e castigo, raccontate con un’eleganza di stile senza pari e capaci di tenere il lettore inchiodato alla pagina. Traduzione di Riccardo Cravero e Irene Salvatori 176 pagine
Euro 17,00 (Neri Pozza Editore)
Ferdinand von Schirach (1964, Monaco di Baviera) è uno dei piú noti scrittori tedeschi contemporanei. Tra le sue opere in italiano si segnalano: Un colpo di vento, Il caso Collini e Tabú, tutti editi da Longanesi. Per il teatro ha scritto l’opera Terror. Le sue opere sono state tradotte in piú di 35 lingue. Attualmente vive a Berlino.

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Ferdinand Von Schirach: Castigo

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 ottobre 2019

Cos’è la verità? Cos’è la realtà? Come siamo arrivati a diventare ciò che siamo? Ferdinand von Schirach racconta dodici destini. Dodici storie che mostrano quanto sia difficile rendere giustizia a una persona, e quanto prematuri siano spesso i nostri concetti di «buono» e «cattivo». Dodici storie interconnesse che svelano quanto la patina di civiltà di una società sia sottile, e quanto gli abissi dell’animo umano siano profondi. C’è un uomo che ordina una bambola gonfiabile per posta. Dieci giorni dopo, procura alla sua bambola vestiti, biancheria, scarpe, camicie da notte e una sciarpa; impara a cucinare per non dover andare al ristorante la sera, lasciandola sola; spesso guarda film d’amore con lei, sviluppando, giorno dopo giorno, una torbida ossessione destinata a consumarsi in tragedia. C’è una donna accusata di aver ucciso il marito, in un villaggio bavarese, a seguito di una pratica sessuale che prevedeva l’uso di una muta da sub. Oppure, ancora, c’è il caso del «piccolo» uomo, un tale che spera in una lunga pena detentiva a seguito di spaccio di cocaina, perché solo in carcere riesce a sentirsi grande e rispettato.Traduzione dal tedesco di Riccardo Cravero e Irene Salvatori Euro 17,00 192 pagine
Ferdinand Von Schirach (1964, Monaco di Baviera) è un penalista e scrittore tedesco. Celebre in Germania soprattutto come autore di thriller, nel corso della sua carriera Ferdinand von Schirach si è occupato di alcuni dei crimini che hanno coinvolto maggiormente l’opinione pubblica tedesca, fornendogli il materiale che avrebbe poi ispirato i suoi romanzi, tra cui si segnalano: Un colpo di vento, Il colpo Collini e Tabù, tutti editi da Longanesi. Per il teatro ha scritto l’opera Terror. Le sue opere sono state tradotte in più di 35 lingue. Attualmente vive a Berlino. Neri Pozza editore.

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Adulti dietro la lavagna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2011

Primavera: tempo di primi caldi, giornate all’aria aperta, gite fuori porta con bimbi al seguito. E se i bambini quando giocano cercano di fuggire dalle premure continue di genitori (spesso) esageratamente protettivi, siamo sicuri che questi ultimi abbiano le stesse attenzioni nell’adottare misure di sicurezza corrette per il trasporto dei piccoli in auto? Diverse sono le norme e gli accorgimenti, infatti, per garantirne la sicurezza a bordo. Ma gli automobilisti sono certi di conoscerle oppure avrebbero bisogno di “essere messi in castigo” per le poche attenzioni a riguardo? La ricerca condotta dall’istituto Nextplora per l’Osservatorio sui Servizi di LINEAR Assicurazioni, la compagnia on line del gruppo Unipol, fa un esame agli italiani e più di un rimprovero sembra necessario. Particolarmente preoccupante il responso quando si indaga sulle norme che regolano l’utilizzo dei sistemi di ritenuta, sempre da utilizzare per i bambini con statura inferiore ad un metro e mezzo, e sulla quale spesso gli automobilisti si sono trovati impreparati, confusi tra regole ormai in disuso e convinzioni proprie. Molti ricordano la norma prevista dal vecchio codice: un intervistato su quattro (26%) afferma infatti che i sistemi di ritenuta devono essere utilizzati fino ai 12 anni. Un 10% è addirittura convinto che non esista una legge apposita ma che dipenda dalla corporatura del bimbo. Un indicatore decisamente non positivo. A questo dato si aggiunge la considerazione che tre italiani su quattro (74%) non sanno quale sia il posto più sicuro all’interno dell’auto dove posizionare il seggiolino. Solo il 26% del campione sa infatti che, ove possibile, dovrebbe essere posizionato sul sedile posteriore centrale, poiché è il posto più protetto sia in caso di urto frontale che laterale. La preferenza dovrebbe essere comunque sempre data ai sedili posteriori. Un’altra pericolosa bocciatura! Più rassicurante il responso sulle cinture di sicurezza: l’82% degli intervistati sa che devono sempre essere indossate dai bambini, così come dagli adulti. La prima legge su quest’obbligo è del 1988 e per fortuna a distanza di oltre 20 anni… gli automobilisti l’hanno capito. Alla generale disattenzione sui temi della sicurezza a bordo, si contrappone una forte richiesta di servizi “a misura di bambino” lungo le autostrade italiane. In particolare si sente l’esigenza di trovare servizi igienici adeguati (in particolare il 45% delle donne intervistate), aree giochi (24%) e menù appositamente pensati per i più piccoli (16%). Su qualcosa però gli italiani si dimostrano ricchi di attenzioni: quando devono far trascorrere il tempo in auto ad un bimbo, senza che questo si annoi. Se il 26% del campione si affida alle tecnologie (DVD o videogioco), il 46% invece ama inventare dei giochi, raccontare una storia o mettere un cd con le canzoni preferite dai piccoli. Fortunatamente sembra essere caduta in disuso la pessima abitudine di prendere il bimbo in braccio per non farlo piangere, comportamento molto diffuso fino anche nel recente passato ed estremamente pericoloso. Non bocciati quindi…ma certamente “rimandati a settembre”.
LINEAR Assicurazioni è la compagnia del Gruppo Unipol specializzata nella vendita di polizze auto su internet (www.linear.it) e al telefono (800.11.22.33). Dal 1996 la Compagnia ha l’obiettivo primario di offrire direttamente un servizio di qualità ad un prezzo fortemente competitivo. Linear è la Compagnia della “Tribù del rispetto”: rispetto reciproco tra assicurati e assicuratori, rispetto di procedure agili, rispetto di tempi di liquidazione, rispetto di ogni singola esigenza, rispetto del risparmio, rispetto delle promesse fatte.

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Il carcere reclama sacrifici umani

Posted by fidest press agency su martedì, 27 aprile 2010

Lo fa con inusitata violenza, senza andare troppo per il sottile, in fin dei conti parliamo di materiali difettati, di prodotti cancerogeni, di merce da smaltire in fretta senza fare rumore. Sul carcere non è consentito affermare un bel niente davanti al collasso della giustizia che dovrebbe sostenere il diritto all’equità e alla dignità di una pena da scontare non solamente come castigo fine a se stesso, bensì per ritornare a essere uomini che possono rientrare in seno alla collettività. In alcuni istituti monta una follia ingannevolmente liberatoria, si prendono e si danno botte, si sequestrano gli uomini e si disperdono le dignità, all’irresponsabile fragilità del disagio che genera violenza, e che chiaramente non consente giustificazione, si risponde con l’esemplarità dell’ulteriore punizione, eppure manca quella sicurezza e quella pietà che rendono umane le sconfitte più tragiche. Ancora una volta è consigliabile pensare alla galera non come a un contenitore per incapacitare ed espellere definitivamente dal contesto sociale, perché in carcere si va, ma prima o poi si esce, e allora bisognerebbe evitare la pratica dell’induzione a diventare peggiori di quando si entra, per tentare di vincere, da una parte, quell’infantilizzazione galoppante che partorisce tanti uomini bambini, e dall’altra, quella subcultura criminale che trasforma il poveraccio in un uomo bomba. Nonostante i segnali d’allarme di quei fastidiosi lamenti, ci limitiamo a osservare il carcere, come se fosse sufficiente a stabilirne le utilità e gli scopi (mai raggiunti), mentre per riappropriarsi delle proprie funzioni di castigo e recupero, esso avrebbe bisogno dello sviluppo di teorie e pratiche interne alla pena, e alternative ad essa.  Avrebbe bisogno di una decongestione sistemica del sovraffollamento, della carenza di personale e di fondi, ma sarebbe ingenuo non affiancare a questi problemi endemici, un ripensamento culturale, che sottolinei il valore umano della pena, perché in carcere si va perché puniti, e non per essere puniti. Finchè il carcere sarà inteso come un momento fermato per sempre, esso rappresenterà una fotografia, un’immagine che non svela la vera essenza-assenza di ciò che vi è  ritratto. Ecco perché nelle tante parole-valigia  che si sprecano sul mondo penitenziario, più che altro per farci stare “dentro” tutto e più di tutto, esse non ci permettono di vedere il tutto nella sua complessità. Non si prende in considerazione l’opportunità di pensare che occorre rivedere qualcosa, che manca qualcosa. L’antidoto non può essere sintetizzato nella sola richiesta di più operatori, piuttosto nella consapevolezza che è in atto un plagio fisiologico operato da chi vuole mantenere il carcere nella sua inutilità e antitesi a ogni riabilitazione, nell’indifferenza che cancella ogni forma di prevenzione e dunque di interesse collettivo. Forse occorrerebbe un po’ di sbalordimento, affinché non ci sentiamo rassicurati e lontani dagli accidenti, relegando all’interno di una prigione tutte le nostre contraddizioni, come se tutto acquistasse un equilibrio normale, dove il calcolo, la corrispondenza  e il tornaconto giocano decisamente a discapito di chiunque, innocenti e colpevoli. (Vincenzo Andraous)

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