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La Catalogna conquista gli italiani

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Italiani stregati dalla Catalogna. Il 2018 infatti, è stato un anno straordinario per la Regione: 1.200.000 italiani l’hanno scelta per una vacanza o un semplice city break. Un dato che fa il paio con la crescita della spesa media degli italiani (+4,7%) e soprattutto di quella giornaliera (+6,7%). Soprattutto nel secondo semestre dell’anno, la crescita è stata praticamente senza freni: agosto (+15%), settembre (+11,4%), ottobre (+12,3%), novembre (+6,5%), dicembre (+21,7%). In particolare, l’ultimo trimestre ha segnato un aumento di presenze del 13,8%, una delle migliori performance tra i mercati europei. Una crescita globale rispetto al 2017 e che conferma come la Catalogna sia sempre più appealing per i viaggiatori italiani.
In generale, la Catalogna ha registrato 20 milioni di turisti internazionali. La performance migliore si è avuta ad agosto con 2,5 milioni di presenze anche se a dicembre si è registrata la crescita più significativa con oltre un milione di visitatori da tutto il mondo – il dato più alto dal 1997 – molti dei quali provenienti dall’Italia. Quello del Belpaese infatti, si è rivelato uno dei mercati internazionali più importanti anche nell’ultimo mese del 2018. Nel 2018 la Catalogna è stata la regione più visitata in Spagna dai turisti internazionali con una quota di mercato del 23% sul totale degli arrivi.
Per quanto riguarda la spesa legata al turismo internazionale, sono stati 20.606,2 miliardi di euro quelli spesi in Catalogna, di cui 770 milioni provenienti dal mercato italiano.
“È un risultato che va oltre ogni più rosea previsione – commenta Marta Teixidor, Direttrice della sede italiana dell’Ente del Turismo Catalano -. Siamo molto contenti che gli italiani apprezzino sempre più la vasta offerta della Regione e confidiamo in un’ulteriore crescita anche verso quelle destinazioni più inedite ma che rappresentano una meravigliosa opportunità da vivere 365 giorni l’anno”.

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Catalogna: critiche alle misure del governo spagnolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

barcellonaBarcellona. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha duramente criticato la decisione del governo spagnolo di sospendere l’autonomia della Catalogna e di indire nuove elezioni nella regione. In questo modo il governo spagnolo lancia un segnale che non può che preoccupare i Catalani, i Baschi, i Galleghi, gli Andalusi e le altre nazionalità trasmettendo l’idea di non prendere sul serio i modelli di autonomia ma di volere, come ai tempi della dittatura di Franco, unicamente uno stato centrale forte. La tattica del primo ministro spagnolo Rajoy di puntare sulla pressione e la coercizione è estremamente pericolosa e non promette alcun successo mentre è probabile che i Catalani si sentiranno ora ancora più vittime delle misure coercitive delle istituzioni statali spagnole.Secondo l’APM, quanto più Madrid aumenterà la sua pressione politica ed economica sul movimento indipendentista catalano tanto meno probabile sarà un cambiamento degli equilibri politici in seguito alle nuove elezioni. Le misure politiche adottate dal governo spagnolo rafforzano l’idea che Rajoy approfitti di ogni occasione per rafforzare il potere e le competenze di Madrid. I Catalani però non hanno dimenticato che negli ultimi anni Rajoy ha sistematicamente bloccato ogni discussione su una possibile riforma dello statuto di autonomia della Catalogna e proprio per questo ha, in ultima analisi, contribuito a rafforzare il movimento indipendentista. Sia il primo ministro spagnolo Rajoy sia il presidente regionale catalano Carles Puigdemont lottano per il mantenimento del potere e per la propria sopravvivenza politica. La crisi della politica regionale sia spagnola sia dell’Unione Europea è dovuta unicamente al rifiuto del dialogo e alla mancata volontà di cercare una soluzione politica al conflitto. Con la sua unilaterale e semplicistica presa di posizione a favore del governo centrale spagnolo l’Europa ha perso enorme credibilità non solo tra i Catalani e si è giocata la possibilità di mediare in modo credibile e responsabile tra le parti in causa per evitare un’escalation del conflitto.

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La mia Europa: non per amore ma per interesse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

europaIl caso Catalogna di questi giorni mi fa riflettere. La focalizzazione riguarda l’atteggiamento assunto dalle autorità europee. Davanti a una crisi lasciata incancrenire sino al punto di “aperta ribellione” ai dettati costituzionali spagnoli sull’unità nazionale e alla scomposta reazione del Governo centrale, mi chiedo se non si poteva fare qualcosa prima di arrivare al punto in cui siamo. Dove abbiamo lasciato il principio di autodeterminazione dei popoli? Perché fa tanta paura il “separatismo regionale?” Per contro ci imbattiamo con la Brexit della Gran Bretagna che deve fare i conti con gli “unionisti europei” scozzesi e Nord Irlandesi. La prima impressione che ne traggo è che per troppa fretta di allargare i confini dell’Unione Europea abbiamo finito con l’imbarcare anche Stati poco convinti sul piano istituzionale e più interessati ai benefici economici e di mercato che potevano derivarne. Non solo. Le autorità comunitarie oggi non sono più capaci di tenere nascoste le forti divergenze interne che di fatto bloccano il normale funzionamento dell’intero apparato. Si è pensato a una guida autoritaria attraverso la “dittatura economica e finanziaria” dei grandi gruppi bancari e industriali e che avrebbe potuto mettere in ginocchio ogni sia pur modesto tentativo di opposizione. In questo modo, e non troppo inconsapevolmente, si è dato vita a una comunità dove i partner non si amano ma sono uniti per interesse e ben consapevoli che se osano distaccarsi saranno crocifissi dalle fronde economiche e finanziarie che lo stato guida è capace di scatenare contro. E da qui emerge la convinzione che chi comanda è solo uno Stato, quello, guarda caso, economicamente più in salute e che ha tutto l’interesse di coltivare le debolezze altrui nella logica del divide et impera. In questo modo si diventa sudditi nella gerarchia imperiale dei vassalli, valvassori e valvassini. A questo punto una Europa che non si ama o si ama sempre meno ci farà perdere quell’idea romantica e nostalgica di un’Europa unita e solidale dai Pirenei agli Urali. E’ diventata un’Europa autarchica senza anima e sarà destinata prima o poi a implodere. Intanto ci teniamo i nostri piccoli, meschini interessi di bottega. Un domani sarà probabilmente un’altra storia. (Riccardo Alfonso)

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Referendum in Catalogna: il governo usa la violenza

Posted by fidest press agency su martedì, 3 ottobre 2017

barcellona referendumBarcellona. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo della Spagna di aver usato metodi da dittatura militare contro i Catalani intenzionati a votare al referendum sull’indipendenza. Il massiccio schieramento della Guardia Civil in Catalogna e la violenza esercitata da questa contro persone inermi non parla certo a favore della democrazia spagnola e ha sicuramente contribuito a rafforzare il desiderio di indipendenza di molti Catalani. Le persone più anziane ricordano ancora la violenza della Guardia Civil durante la dittatura fascista di Francisco Franco, durante la quale proprio la Guardia Civil, tristemente famosa anche per le torture commesse, costituiva il maggiore strumento di repressione.Il governo conservatore di Madrid ha finora rifiutato ogni forma di dialogo ed è anche l’unico responsabile delle violenze commesse ieri durante le operazioni di voto al referendum per l’indipendenza catalana. La storia del partito popolare spagnolo PP, attualmente al governo di Madrid, è peraltro strettamente legata alla storia della Guardia Civil poiché furono proprio simpatizzanti del regime dittatoriale di Francisco Franco a fondare il partito.Il governo spagnolo ha definito il referendum una farsa illegale e non conforme alle regole. Per bloccare il voto, il governo ha inviato la polizia militare a sequestrare schede e urne elettorali e a chiudere i locali di voto. Il referendum è stato preceduto da anni di stasi sul piano delle politiche di autonomia a causa della totale chiusura del governo centrale sostenuto dai suoi rappresentanti alla Corte Costituzionale. Non a caso infatti le comunità autonome della Catalogna e dei Paesi Baschi chiedono da tempo di avere una propria rappresentanza alla Corte Costituzionale.Nel 1979 il 59% dei catalani partecipò al referendum per lo statuto di autonomia della Catalogna nel quale la popolazione si espresse chiaramente a favore dell’autonomia. Nel 2006 solo il 49% della popolazione catalana si recò al referendum per un nuovo statuto di autonomia, la maggioranza dei votanti si espresse comunque a favore di un nuovo statuto. Su pressione del PP il nuovo statuto fu bocciato dalla Corte Costituzionale ma nel 2014 gli stessi giudici sottolinearono nel loro verdetto che “il diritto a decidere” chiesto da Catalani e Baschi sarebbe stato legittimo se supportato costituzionalmente e a tale scopo invitarono al dialogo e alla collaborazione tra governo centrale e comunità autonome. Il governo semplicemente ignorò l’invito dei giudici.

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Spagna-Catalogna: Il prezzo della democrazia

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 ottobre 2017

catalognaQuanto è accaduto in Spagna manifesta un aspetto della politica che sa tanto di arroganza, di cinismo e disprezzo dell’idea stessa di democrazia. Lungi da noi andare oltre le righe ed enfatizzare un contrasto nei rapporti tra lo stato e una sua regione per arrivare a giudizi sommari. E’ che abbiamo avvertito in questa domenica spagnola il rapporto più inquietante dell’intera faccenda: non sappiamo convivere con le idee altrui e ci arroghiamo il diritto d’esercitare un potere che è capace di sopprimere la volontà di chi la pensa diversamente. Tutto questo doveva proprio capitare in una regione che ha pagato a caro prezzo in passato l’essere stata paladina di un’idea di democrazia e di libertà subendo alla fine l’accidentato percorso della dittatura franchista.
Al cospetto di un’opinione pubblica europea sconcertata dalle scene rilanciate dai media per le strade di Barcellona e in tutta la Catalogna la domanda che ora ci poniamo se fosse stato necessario questo show muscolare della polizia calata in forze, si parla di dodicimila agenti, e che ha lasciato sul campo centinaia di feriti per impedire ad una moltitudine di persone che chiedeva solo una cosa: andare a votare pacificamente. Certo Madrid aveva il diritto dalla sua parte e lo avrebbe potuto far valere anche in seguito al voto popolare senza esacerbare gli animi. Perché non lo ha fatto? E la comunità europea perché non è intervenuta raccomandando ai governanti spagnoli moderazione? Non ci vengono a dire che non hanno inteso interferire negli affari interni di uno Stato. Altrove hanno saputo farlo molto bene, e noi italiani e greci lo sappiamo molto bene. Ora speriamo che non si arrivi ad esacerbare nuovamente gli animi negando l’evidenza di un voto e la volontà popolare che è seguita dietro a formalismi di maniera e a cercare rivalse giustizialiste come già si minaccia di voler fare nei confronti della polizia catalana rea di aver lasciato libertà di voto. Dimenticano questi signori che la polizia non è preposta per reprimere l’opinione e le libere e pacifiche scelte dei cittadini ma a difenderli contro i soprusi da qualsiasi parte provengano. (Riccardo Alfonso)

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