Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘catasto’

Riforma Catasto, Aidda: “Serve una visione basata sull’equità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2022

“La recente approvazione da parte del Governo del disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale ha alimentato un acceso dibattito incentrato sugli effetti che potrebbe determinare la prospettata revisione del catasto, contrapponendo coloro che temono che celi un aumento dell’imposizione sugli immobili ed il governo che, invece, ha rassicurato sul fatto che tale rincaro non sia comunque imminente”. A dirlo, intervenendo nel dibattito sulla riforma del catasto, è Antonella Giachetti, presidente di Aidda, l’Associazione Imprenditrici e Donne dirigenti d’azienda. “Se, infatti, la delega, volta a scovare gli immobili “fantasma”, esclude che i nuovi dati possano essere utilizzati per la determinazione della base imponibile dei tributi, la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali, non v’è dubbio che l’aver fatto riferimento alla necessità di individuare (e censire) il valore patrimoniale “di mercato” del bene induca a pensare il suo possibile utilizzo nell’ambito delle attività accertative – sottolinea Giachetti -. Nell’ambito del disegno di legge delega si indica la necessità, a decorrere dal 1° gennaio 2026, di integrare in riferimento a ciascuna unità immobiliare oltre alla rendita catastale, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base ai valori normali espressi dal mercato”. “In Italia – continua la presidente di Aidda – si risparmia e si investe sulla casa e questo è una caratteristica culturale e storica, inoltre, per effetto anche delle migrazioni fra Nord e Sud, molti italiani, e non necessariamente appartenenti a classi abbienti, hanno una prima ed una seconda casa (magari nel paese d’origine dove sognano di poter tornare). Ricordiamo che gli immobili sono tassati sul reddito che producono (redditi locativi o rendita catastale), sono oggetto di tassazione nel momento in cui vengono trasferiti e ogni anno sono sottoposti all’imposta Imu che ha natura di imposta patrimoniale ed è legata nella sua determinazione alle rendite catastali. Nel prosieguo le modificazioni apportate ai valori catastali ed ai loro aggiornamenti previsti con meccanismo automatico, potrebbero determinare di fatto un sempre più incisivo gravame tributario patrimoniale che, unito all’ulteriore tassazione diretta, potrebbe comportare da un lato, per chi affitta, una forte riduzione, se non azzeramento, delle rendite immobiliari e, dal lato di chi utilizza invece direttamente l’immobile, potrebbe rendere per certe categorie di persone, un lusso avere la proprietà di una casa: di fatto l’operazione revisione del catasto a seconda di come declinata, potrebbe indurre una politica strategica che comporterebbe la possibilità di conservare la proprietà dell’immobile solo per chi gode di alti redditi personali, con l’effetto di aumentare ancora di più le diseguaglianze ed il rischio di incentivare di fatto un fenomeno di concentrazione della proprietà del patrimonio immobiliare italiano in mano a grossi investitori”.

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Castellotti: “La riforma del catasto sarà ferale in Molise”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2021

“La riforma del catasto potrebbe rappresentare l’ennesimo colpo ferale per il Molise, in particolare per i comuni montani, dove il patrimonio immobiliare negli ultimi anni ha perso totalmente di valore e i vani tentativi di sbarazzarsi delle case di famiglia da parte di proprietari che ormai vivono altrove sono davvero innumerevoli”. È quanto ha detto Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione “Forche Caudine”, nel corso di un webinar di settore a Roma, in cui ha portato ad esempio la situazione molisana.“Moltissimi borghi molisani sono tappezzati di cartelli ‘vendesi’ perché con il passare delle generazioni i rientri delle famiglie originarie di un luogo sono sempre meno abituali – ha osservato il giornalista. “Purtroppo l’aumento della tassazione sugli immobili, parliamo per lo più di seconde case, ma anche i crescenti costi di gestione spingono le famiglie ad adottare scelte drastiche. Come associazione ormai in cima alle richieste che riceviamo c’è proprio l’esigenza di indicazioni per ‘liberarsi’ di una casa in Molise”.Castellotti ha elencato almeno cinque motivi per sconfessare la paventata riforma che dovrebbe partire dal 2026: “Il primo è che il previsto ‘adeguamento’ degli estimi catastali si scontra con prezzi di mercato in caduta libera in tutta Italia, Molise compreso, sia delle abitazioni, causa anche il decremento demografico che s’accentuerà nel futuro, sia dei locali commerciali, danneggiati dal commercio elettronico sempre più permeante. Il secondo motivo è di natura generazionale, in quanto a pagare le conseguenze dell’adeguamento saranno i giovani eredi di immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione: spesso ad ereditare sono più persone, accentuando le problematiche. Terzo punto: una crescente tassazione degli immobili nei piccoli centri dell’entroterra appenninico accentuerebbe quella desertificazione sociale, culturale e ambientale già in atto, annullando anche speranze di crescita turistica e di ripresa del mercato immobiliare. Quarto motivo: la riforma dei valori catastali inciderebbe sull’Isee, con pesanti ripercussioni economiche per le famiglie, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie, ma anche ai bonus e alle agevolazioni. C’è un quinto motivo, forse il meno considerato in logiche ormai prettamente economiche: la “casa dei nonni” in Molise, il cui vero se non unico valore è di natura affettiva, non può continuare ad essere un bancomat per Stato e Comuni: l’abitazione è il fondamento della convivenza, della stabilità e del radicamento, come ha ricordato il sociologo De Rita, riequilibrare attraverso il mattone la distanza tra poveri e ricchi è utopia, specie in Molise, dove le abitazioni hanno tutte perso di valore: questa distanza – come ha ben ricordato il sociologo d’origine molisana – passa ormai per il digitale, per la finanza internazionale, per i risparmi collocati all’estero”.Castellotti ha concluso ricordando come, con il passaggio dall’Ici all’Imu, il gettito per lo Stato sia aumentato da 9 a quasi 25 miliardi di euro l’anno e le tasse globali degli immobili fruttino circa 50 miliardi, considerando anche la tassa per i rifiuti, l’Irpef, la cedolare secca, l’Iva, le imposte di registro, quelle per la successione, ecc.“Un conto è individuare case non accatastate, problema prettamente degli enti locali e non certo di una riforma nazionale, altro è toccare il catasto, il cui scopo è proprio e unicamente quello fiscale. Con un iter non proprio ortodosso: dopo che il Parlamento aveva approvato il 30 giugno un parere contrario, ecco che il provvedimento rientra dalla finestra con l’inserimento nella Legge delega fiscale. ‘Ce lo chiede l’Europa’ è il solito refrain. Ma che ne sa l’Europa del valore affettivo di un immobile? – conclude ironicamente Castellotti.

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Romani più poveri con la riforma del catasto

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2021

“Il candidato sindaco Gualtieri dimentica cosa voleva il ministro dell’Economia, Gualteri: la riforma del catasto che oggi il suo partito sarebbe in procinto di varare dando l’ennesima stangata alle famiglie italiane. Una conferma della sua tradizione persecutoria nei confronti di chi possiede un immobile. Un’eventuale riforma del catasto – con il pretesto di rispondere alle riforme chieste da Bruxelles – si tradurrebbe in una catastrofe per gli italiani già tartassati dal sistema tributario. Il rilancio dell’Italia, a maggior ragione dopo un periodo cupo come questo, non può in alcun modo essere fondato su nuove tasse. Se il Governo Draghi ha bisogno di risorse è al reddito di cittadinanza che deve guardare . La revisione dei valori catastali rischia di incidere pesantemente sul mercato immobiliare falsando anche l’Isee delle famiglie molte delle quali finirebbero per essere escluse dagli aiuti sociali. Una conseguenza che si farà sentire a Roma più che altrove, un tema sul quale Gualtieri, che da ex ministro dell’economia aveva proposta, e da attuale candidato sindaco di Roma la ignora, non sembra volersi esprimere. Un doppiogiochismo indegno di chi non vuole scegliere tra la tutela degli interessi dei romani e quelli tutti interni alla sua coalizione. “Ce lo chiede l’Europa” non è mai stata una giustificazione accettabile, non lo era prima e non lo sarà durante la crisi più grave dal secondo dopoguerra”. E’ quanto ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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“Rischio patrimoniale con la riforma del catasto”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 settembre 2021

“La riforma del catasto, che ci chiede l’Europa, è illogica per almeno quattro motivi. Il primo: l’aumento degli estimi catastali coinciderebbe, per paradosso, con il lungo periodo di crollo del valore delle abitazioni e soprattutto dei locali commerciali, sempre più danneggiati dal commercio elettronico; il mercato immobiliare, che in futuro soffrirà anche il decremento strutturale della popolazione, e il Molise ne sa qualcosa, ne uscirebbe ulteriormente a pezzi e ciò renderebbe più poveri gli italiani, per i quali il mattone resta la primaria ricchezza. Il secondo motivo: aumentare la tassazione sugli immobili, a cominciare dall’Imu sulle seconde case detenute da un italiano su cinque, accentuerebbe la desertificazione dell’entroterra e delle zone montane del nostro Paese, Molise compreso, dove le abitazioni nei paesi d’origine rappresentano già un costo insostenibile di cui moltissimi italiani si vorrebbero liberare. Sappiamo come in tantissimi comuni molisani, ridotti a meno di mille abitanti, ci sono oltre un centinaio di abitazioni in vendita, vedi Capracotta, Frosolone o Sant’Elena Sannita, come mi fanno sapere dall’associazione “Forche Caudine” qui a Roma; un fenomeno che avrebbe ricadute negative anche sul turismo. Il terzo: l’aumento del prelievo fiscale penalizzerebbe le nuove generazioni che ereditano immobili di cui spesso non sono in grado di provvedere economicamente persino alla loro gestione e manutenzione; è noto, infatti, come oggi, a differenza degli anni Sessanta, molti figli non riescano ad eguagliare i genitori per qualità del lavoro e reddito. Quarto motivo: l’aumento della tassazione cadrebbe in una crisi economica determinata dal periodo pandemico che mostra ancora evidenti ferite economiche e sociali; con la riforma catastale varierebbe anche l’Isee, con pesanti ripercussioni sociali, si pensi alla mensa scolastica o alle tasse universitarie ”.È quanto spiega Domenico Mamone, presidente del sindacato datoriale Unsic con oltre tremila uffici in tutta Italia, a proposito della riforma del fisco, che comprende anche quella del catasto, inserita nel cronoprogramma del Pnrr. L’ultima variazione del valore catastale degli immobili risale al 1989, cioè in un periodo ben diverso per il mercato immobiliare. Nei giorni scorsi contro l’aumento della tassazione sulle case si è scagliato anche Giuseppe De Rita, fondatore del Censis ed ex presidente del Cnel, affermando che “l’abitazione è il fondamento della convivenza, della stabilità e del radicamento, per cui è anche un tabù: guai a chi la tocca. L’Imu è la tassa più odiata, una patrimoniale di fatto”. Il sociologo ha ricordato che per riequilibrare la distanza tra poveri e ricchi la casa è un elemento ormai desueto: “Questa distanza passa ormai per il digitale, per la finanza internazionale, per i risparmi collocati all’estero”.

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Al nuovo governo: Riformate il catasto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 settembre 2019

«Un chiaro e inequivocabile segno di discontinuità rispetto al passato per il nascente Governo sarebbe quello di varare una delle riforme attese da più tempo in ambito immobiliare e urbanistico: quella del catasto. Un provvedimento più volte annunciato dagli Esecutivi che si sono succeduti nell’ultimo quindicennio ma che è poi stato sistematicamente abbandonato. Un intervento in tal senso è stato ripetutamente sollecitato dalle autorità europee ed internazionali, per cui non solo andrebbe nella direzione di una maggiore equità sociale ma riscuoterebbe anche il plauso di quelle istituzioni che guardano solitamente all’Italia non senza una punta di scetticismo».Lo dichiara l’ing. Sandro Simoncini, urbanista e direttore scientifico del Centro Studi Sogeea.
«Ovviamente è necessaria una riforma che non si limiti a una semplice revisione del nostro patrimonio edilizio sulla base dei criteri esistenti, ma che questi ultimi vengano rivisti e aggiornati. Ad esempio introducendo l’efficienza energetica e la tenuta antisismica di ciascun immobile tra i parametri da cui far scaturire la rendita catastale: un’ipotesi sulla quale si potrebbe agevolmente registrare un’ampia convergenza.
La situazione attuale, con clamorose sperequazioni soprattutto nelle grandi città, non è più sostenibile e provoca situazioni paradossali a causa di classificazioni completamente slegate dal contesto urbano attuale. Le imposte derivanti dalle nuove rendite andrebbero regolate in base all’uso che si fa dell’immobile in questione, lasciando il carico maggiore a chi lo utilizza per produrre reddito».

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I Comuni devono tenere ed aggiornare annualmente il catasto delle aree incendiate

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

INCENDIO-PONTINALo stabilisce la legge nr. 353/2000 che prevede un preciso obbligo di dotarsi di un catasto in cui registrare i terreni che sono stati attraversati dalle fiamme, negli ultimi cinque anni.Detta norma stabilisce che sulle aree colpite da incendio non possano essere realizzati strutture o infrastrutture civili, commerciali o industriali per 10 anni dal rogo e, in caso di trasgressione, i Comuni sono obbligati a disporre la demolizione immediata delle opere realizzate a spese dei responsabili. Inoltre i fondi percorsi dal fuoco non possono subire cambi di destinazione d’uso per 15 anni e nei contratti di disposizione di detti fondi va richiamato questo vincolo, pena la nullità dell’atto stesso.Infine su dette aree sono vietate per 5 anni le attività di rimboschimento sostenute con risorse pubbliche e per 10 anni pascolo e caccia, proprio per evitare che lo stesso rimboschimento si trasformi in un vero e proprio affare, pagato dai Cittadini.Il Codacons evidenzia come in Calabria siano stati incalcolabili sia i danni alla fauna per tutti gli animali, impossibilitati a fuggire e morti tra le fiamme, sia quelli alla flora. Danni, questi ultimi, che rendono ancor più preoccupante il rischio di crolli e lasciano presagire il peggio, in termini di dissesto idrogeologico, alle prossime abbondanti piogge.In più tratti le scarpate, ormai spoglie della vegetazione, si mostrano cedevoli, con piccoli massi che già si riversano nelle strade sottostanti, senza esserci stata alcuna precipitazione, figuriamoci quando arriveranno le piogge autunnali o, peggio, le ormai non più rare “bombe d’acqua”.Per tali ragioni il Codacons ha avanzato una formale richiesta di accesso al Comune di Catanzaro per ottenere copia del Catasto dei terreni, aggiornato con l’attestazione dell’avvenuta pubblicazione annuale sull’albo pretorio e di tutte le osservazioni pervenute.Il Codacons ha chiesto, altresì, di conoscere tutte le aree sottoposte a vincolo e, soprattutto, il numero dei procedimenti attivati per imporre ai proprietari di fondi incolti la pulizia degli stessi, onde prevenire gli incendi nonché il numero di interventi eseguiti dall’Ente in danno ai proprietari che sono rimasti inadempienti.Nel contempo il Codacons ha chiesto alla Regione Calabria di elaborare uno specifico piano di protezione civile per le aree poste a valle dei costoni devastati dagli incendi che, con le piogge autunnali, rischiano di essere invase dai flussi fangoso-detritici. (foto: incendi)

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Catasto: riclassificazioni immobili pregio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

L’Assemblea di Roma Capitale ha approvato, su proposta dell’Assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico, Maurizio Leo, la delibera che autorizza la riclassificazione degli immobili di maggior pregio caratterizzati da rendite catastali che si discostino, in modo significativo, dal loro valore di mercato. La rivalutazione riguarderà 17 delle 283 ‘micro-zone’ in cui è stato suddiviso il patrimonio immobiliare cittadino e sarà curata dall’Agenzia del Territorio a partire dal 2011. L’obiettivo è ridurre gli squilibri che spesso esistono, anche all’interno di una stessa zona abitativa, tra il valore della rendita catastale e quella di mercato e di ottenere, quindi, una più equa distribuzione del carico tributario. Dai dati raccolti dagli uffici tecnici dell’Amministrazione capitolina, per esempio, è emerso che, in alcune delle aree monitorate, a un valore medio di mercato di 5.500 euro a metro quadro corrisponde un valore catastale di 879 euro a parità di superficie.
La collaborazione tra Roma Capitale e Agenzia del Territorio si inserisce nell’ambito degli accordi già stipulati per potenziare le attività di revisione dei dati catastali ma anche per migliorare i servizi informativi rivolti ai cittadini attraverso, per esempio, la nuova apertura di sportelli catastali direttamente gestiti dall’Amministrazione.

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