Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘catastrofe’

Non si Tocca la Famiglia

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 maggio 2020

In queste ore decisive le due camere sono chiamate ad approvare emendamenti decisivi su liquidità e scuola, va sostenuta la scuola pubblica tutta e scongiurata la peggiore catastrofe : la chiusura del 30% delle scuole pubbliche paritarie che fino ad oggi sono state un risparmio per lo Stato e che con la chiusura procureranno un danno economico di circa tre miliardi.
Le soluzioni ci sono e la posizione pubblica di molti politici su questo tema devono convergere in una azione concreta per ottenere la detraibilità integrale delle rette versate dalle famiglie nei mesi di chiusura delle scuole.Non chiediamo soldi per le scuole, ma per le famiglie! Per contrastare la povertà educativa che peggiorerà con la crisi economica del post corona virus.Bisogna far ripartire il sistema scolastico. Lo afferma Giusy D’Amico presidente dell’associazione, che denuncia come il riversamento di migliaia di alunni nelle scuole statali, riempirà classi già sovraccariche e renderà ancora più difficile il distanziamento sociale auspicato per la sicurezza.Con appena due miliardi invece (piano al vaglio del governo) si salverebbe tutta la scuola pubblica e i genitori potrebbero finalmente esercitare la libertà di scelta educativa. Questo il vero orizzonte di libertà, un costo standard per ogni bambino con cui la famiglia scelga liberamente la scuola dove iscrivere i figli e consenta il vero pluralismo educativo già attuato in molti Paesi europei, democratici e avanzati, dove sono state azzerate le discriminazioni sociali che qui in Italia rischiano di permanere e aggravarsi proprio in un momento storico nel quale dovrebbero essere superate definitivamente.

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UNICEF: ad Aleppo due milioni di persone senza acqua corrente, situazione catastrofica per bambini e famiglie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2016

Syrian CrisisDue milioni di persone in Aleppo sono senza accesso all’acqua corrente della rete pubblica, a seguito dell’escalation di attacchi e di scontri che hanno danneggiato le reti elettriche essenziali per pompare le forniture di acqua in tutta la città.
Lo scorso 31 luglio gli attacchi hanno colpito la stazione di trasmissione di energia elettrica che alimenta il pompaggio dell’acqua per la parte orientale e occidentale della città. Le autorità sono state in grado di ripristinare con urgenza una linea elettrica alternativa il 4 agosto e il sistema idrico della città funzionava di nuovo. Ma in meno di 24 ore, l’intensificazione dei combattimenti ha danneggiato queste linee, ostacolando gli sforzi per ripararle. Come risultato, l’intera città è stata senza acqua corrente per quattro giorni.
“I bambini e le famiglie ad Aleppo si trovano ad affrontare una situazione catastrofica. Questi tagli si sono verificati in mezzo ad una ondata di calore, mettendo i bambini in un grave rischio di contrarre malattie trasmesse dall’acqua”, ha detto Hanaa Singer, Rappresentante UNICEF in Siria. “Per ottenere di nuovo acqua corrente non possiamo aspettare la fine dei combattimenti. Le vite dei bambini sono in grave pericolo”.
L’UNICEF con i partner stanno affrontando questa emergenza per portare l’acqua potabile ai civili in città. Tuttavia, riparazioni urgenti alle infrastrutture di energia elettrica sono fondamentali per il pompaggio di acqua, che è l’unico modo per soddisfare le esigenze di due milioni di abitanti della città. A meno che il pompaggio di acqua non venga ripristinato nei prossimi giorni i civili saranno costretti a ricorrere a fonti d’acqua non sicure.
“Esortiamo le parti del conflitto a consentire immediatamente l’accesso in sicurezza ai tecnici per effettuare le riparazioni essenziali ai sistemi idrici ed elettrici. Questo è l’unico modo in cui persone in tutta la città possono avere acqua potabile sicura. Infrastrutture civili come stazioni di energia elettrica e di pompaggio di acqua non devono mai essere attaccate”, ha detto Singer. (foto: Syrian Crisis)

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Catastrofe in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

sud sudanLe agenzie ONU – Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), l’ UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) – hanno fatto appello alle parti in conflitto perché garantiscano accesso immediato e senza restrizioni nello Stato di Unity. Il nuovo studio Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che almeno 30.000 persone vivono attualmente in gravi condizioni, esposte alla fame e al rischio di morte. Dall’inizio del conflitto in Sud Sudan, quasi due anni fa, è la prima volta che uno studio IPC registra il livello cinque (“catastrofe”) – il più alto nella scala da uno a cinque – per tutte le fasce della popolazione.“E’ il periodo in cui si inizia il raccolto, dovremmo quindi assistere a un miglioramento significativo della sicurezza alimentare nel paese. Purtroppo, in luoghi come le zone meridionali dello Stato di Unità, ciò non sta avvenendo e le persone sono sull’orlo di una catastrofe che potrebbe essere scongiurata”, ha detto la Direttrice del WFP nel paese, Joyce Luma. “La popolazione del Sud Sudan ha bisogno di pace, di cibo nutriente e di assistenza umanitaria, insieme al sostegno alle proprie attività di sostentamento per sopravvivere e ricostruire la propria vita”, ha aggiunto Luma.Se non verrà garantito accesso umanitario senza restrizioni, hanno dichiarato le agenzie, l’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi fino alla carestia in zone dello Stato di Unity dove nei mesi scorsi l’assistenza umanitaria è stata compromessa da violenze terribili e dall’impossibilità di accesso. Alcune famiglie sfollate dicono di sopravvivere con solo un pasto al giorno a base di pesce e ninfee.“Dallo scoppio delle violenze quasi due anni fa, i bambini hanno sofferto il conflitto, la malattia, la paura e la fame”, ha detto Jonathan Veitch, Rappresentante dell’UNICEF in Sud Sudan. “Le loro famiglie sono state incredibili nel cercare di provvedere al loro sostentamento, ma hanno ora esaurito tutte le strategie di sopravvivenza. Le agenzie possono fornire sostegno, ma solo se verrà loro garantito accesso senza restrizioni. Altrimenti, molti bambini rischiano di morire”.Lo studio IPC indica che 3,9 milioni di persone in Sud Sudan soffrono la fame acuta. Nonostante il numero di nuclei familiari in stato di insicurezza alimentare sia diminuito durante la stagione del raccolto – come previsto – esso è superiore di circa l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò è dovuto al fatto che anche la popolazione delle regioni non direttamente coinvolte nel conflitto ne subisce gli effetti di lungo periodo, assieme a quelli causati da precipitazioni irregolari, da strumenti di sostentamento in esaurimento, da alti prezzi alimentari, dal costo del carburante e dall’inflazione, in una condizione economica in generale degrado.Inoltre, l’IPC registra come la situazione nutrizionale complessiva rimanga critica, con la Malnutrizione Acuta Globale (Global Acute Malnutrition, GAM) tra i bambini al di sotto dei cinque anni superiore alla soglia di emergenza negli stati colpiti dal conflitto di Jonglei, Upper Nile e Unity nel mese di settembre, e a livelli elevati nel Bahr el Ghazal settentrionale e nel Warrap durante tutto l’anno. Il livello elevato è dovuto a consumo alimentare inappropriato, ad inadeguate pratiche di alimentazione per madri e bambini, al cattivo stato di salute e all’offerta limitata di servizi sanitari e nutrizionali.Le tre agenzie – che lavorano nell’ambito della sicurezza alimentare e della nutrizione – hanno avvertito che la drammatica situazione economica nel paese sta contribuendo alla crescita record dei prezzi alimentari, che condiziona negativamente il potere d’acquisto delle famiglie acuendo i livelli di insicurezza alimentare. Anche le aree prima non interessate ora mostrano i segni di un grave deterioramento, con ampie parti della popolazione negli Stati del Greater Bahr el Ghazal in stato di crisi alimentare.
“Le attività di sostentamento sono state gravemente colpite da tassi di inflazione elevati, dall’interruzione dei mercati, dai fenomeni di sfollamento legati al conflitto e dalla perdita di bestiame e produzione agricola”, ha spiegato Serge Tissot, Responsabile FAO in Sud Sudan.
“Inoltre, al termine della stagione agricola, alla fine dell’anno, ci si attende una produzione cerealicola al di sotto della media in Uganda, Sudan ed Etiopia, che condizionerà gravemente le importazioni di cibo in Sud Sudan. Se verranno create nuove modalità di sostegno ai produttori agricoli, agli allevatori di pesce e bestiame, la resilienza di queste comunità ne uscirà rafforzata”, ha aggiunto Tissot.UNICEF, WFP e FAO, insieme ad altri partner dell’ONU e delle organizzazioni non governative, stanno raggiungendo milioni di persone con cibo, assistenza nutrizionale e kit d’emergenza per le attività di sostentamento. Le missioni di risposta rapida convogliano l’assistenza in molte aree remote, che sarebbero altrimenti tagliate fuori dai soccorsi umanitari. Il sostegno rapido alla produzione alimentare contribuisce alla sicurezza alimentare di lungo termine per le persone più gravemente colpite. Le agenzie hanno fatto appello alla comunità internazionale perché fornisca le risorse necessarie a sostenere ed estendere gli sforzi di assistenza salvavita.

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“Hunger season” (o stagione della fame)

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

La “hunger season” (o stagione della fame) che ogni anno colpisce il Sahel, sembra preannunciarsi particolarmente difficile e alcune regioni rischiano di affrontare gravi crisi alimentari nei prossimi mesi. L’organizzazione medico umanitaria Medici Senza Frontiere (MSF) sta quindi espandendo le proprie attività nutrizionali per affrontare il picco della malnutrizione e contemporaneamente sta sviluppando strategie a lungo termine da integrare nei suoi programmi regolari. Nella fascia del Sahel, in Africa occidentale è stata dichiarata la crisi alimentare. L’UNICEF ha stimato che fino a 15 milioni di persone in sei paesi della regione sono a rischio insicurezza alimentare moderata o acuta. In una regione dove i tassi di malnutrizione acuta globale infantile sono regolarmente attorno alla soglia critica del 10%, qualsiasi fattore che riduca ulteriormente l’accesso al cibo può far scaturire una vera e propria crisi nutrizionale. Sebbene MSF non abbia ancora osservato un aumento significativo dei casi nella maggior parte dei suoi attuali programmi nutrizionali, ha dovuto aprire nuovi programmi per la malnutrizione in Biltine e Yao, in Ciad, dove sono stati riscontrati tassi di malnutrizione acuta rispettivamente del 24% e 20%. Le équipe stanno inoltre monitorando la situazione nutrizionale in altre zone del Ciad, così come in Mali, Niger, Mauritania e Senegal. “E’ troppo presto per conoscere la portata della crisi nutrizionale”, afferma Stéphane Doyon, responsabile della campagna contro la malnutrizione di MSF. “Tradizionalmente, il periodo più difficile è tra maggio e luglio. Tuttavia, sappiamo già che centinaia di migliaia di bambini soffriranno di malnutrizione acuta severa, come succede ogni anno in questa regione”. Nel solo Niger, 330.000 bambini sono stati curati per malnutrizione acuta grave nel 2010, che viene ricordato come un “anno di crisi”. Nel 2011, considerato un anno buono per l’agricoltura, il numero è stato pari a 307.000. Ciò suggerisce che la crisi è ricorrente. “Dobbiamo ripensare cosa costituisce una “crisi” e cosa può essere considerato “normale” in questa regione”, continua Stéphane Doyon. “Più di 300.000 bambini gravemente malnutriti è un numero enorme e parliamo solo del Niger. La risposta all’emergenza umanitaria è necessaria perché permette di salvare vite umane, ma non può essere l’unica opzione”Un allarme preventivo emesso lo scorso autunno dai governi dei sei paesi della regione, ha permesso di sviluppare per quest’anno una risposta ambiziosa che per ora esiste solo sulla carta, ma che non sarà facile mettere in atto. I finanziamenti non sono ancora stati ottenuti e una sfida è rappresentata dall’accesso alle zone più remote della regione. Inoltre, l’insicurezza e la violenza in alcune aree stanno già rendendo difficile la distribuzione degli aiuti. Le popolazioni hanno inoltre livelli molto diversi di accesso ai servizi sanitari da un paese all’altro e anche all’interno dello stesso paese. Ciò significa che gli attori coinvolti hanno questioni molto complesse da affrontare. Molte delle organizzazioni umanitarie che operano nella regione concordano sul fatto che deve iniziare una transizione da misure di urgenza verso misure strutturali che possano risultare utili anche a lungo termine per combattere la malattia. MSF, da parte sua, sta già attuando strategie per combattere le ricorrenti crisi nutrizionali nel Sahel non solo nell’immediato. Per esempio, nel 2012, l’organizzazione amplierà le proprie attività nella regione, in risposta ai bisogni giorno per giorno. I programmi che MSF ha portato avanti per diversi anni soprattutto in Niger, Mali, Ciad e Burkina Faso, sono inoltre stati progettati sia per curare i bambini più a rischio sia per trovare nuovi modi per affrontare le dinamiche alla base della malnutrizione ricorrente. “Nessuno ha la soluzione, ma ora sappiamo che la cura dei bambini attraverso la responsabilizzazione delle madri e la prevenzione attraverso l’utilizzo di prodotti appositi a base di latte, offrono risultati estremamente incoraggianti”, conclude Stéphane Doyon. “Il nostro obiettivo è quello di contribuire a individuare gli approcci più semplici ed economici possibili, in modo che tutti i bambini ne possano beneficiare, come vaccinazioni regolari e accesso alle cure sanitarie, che sono già stati riconosciuti efficaci nel ridurre la mortalità infantile”.
Nel 2011, più di 100.000 bambini gravemente malnutriti sono stati curati nei programmi di MSF nel solo Niger. Più del 90% di loro si sono ripresi. In Niger e Mali, MSF ha fornito anche supplementi nutrizionali a base di latte a più di 35.000 bambini a supporto dei propri programmi standard per l’età pediatrica.
Medici Senza Frontiere è la più grande organizzazione medico-umanitaria indipendente al mondo. Nel 1999 è stata insignita del Premio Nobel per la Pace. Opera in oltre 60 paesi portando assistenza alle vittime di guerre, catastrofi ed epidemie.

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The Economist che è oggi in edicola

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

L’ editoriale che analizza la calamità del Giappone sottolineando come grandi catastrofi naturali sono state seguite da grandi cambiamenti di direzione, e di come il paese abbia urgente bisogno di cambiamento. Allo stesso tempo viene affrontato il dilemma e la preoccupazione del nucleare, problema sollevato dal resto del mondo a seguito di questa catastrofe: The fallout – Some natural disaster change history. Japan’s tsunami could be one. L’articolo che  si occupa della necessità di intervenire in Libia: No Illusions – The Arab awakening is succumbing to violence. The outside world has the duty to act Lo special report che analizza  come rendere più piccoli gli stati sarà il problema politico dei nostri tempi, sottolineando come l’economist abbia sempre favorito gli stati più piccoli, ma che ora ci sono motivi pregmatici per cui tutti i politici devono pensare a come renderli più produttivi: Taming Leviathan – How to slim the state will become the greater political issue of our times  L’articolo che si occupa del bilancio preventivo che verrà presentato da Osborne la prossima settimana: Osborne’s chance – In next week’s budget, the chancellor should set out a strategy for radical tax reform  Mentre nella sezione Europe:
• L’articolo sul nuovo leader del Front National, Marine Le Pen: They can’t keep her down – What can France’s political establishment do about the rise of Marine Le Pen?
• Una panoramica sulle ottime performance dei partiti di estrema destra in Europa settentrionale: On the march – Populist anti-immigration parties are performing strongly across northern Europe
• L’articolo  dedicato al 150simo anniversario dell’Unità d’Italia: Happy-ish birthday – Italians feel ambivalent about their country’s unification, 150 years on
• La rubrica Charlemagne: Tax torment – By picking on Ireland, the euro zone shows a worrying side to its”economic government”  Some natural disasters change history; Japan’s tsunami could be one. For the moment, the country is still coming to terms with the scale of the calamity, trying to contain the accident at the damaged nuclear plant and restore normality to suffering people. But in the longer run, it is just possible that some good may come of this catastrophe. Past natural disasters in Japan have been followed by big changes of direction, and the country is sorely in need of change. For the rest of the world, the biggest question Japan’s tsunami throws up concerns nuclear power. The accident at the Fukushima plant will only increase its unpopularity, and thus the reluctance of politicians to support it and bankers to finance it. We urge the world not to turn its back on a technology that has so far been much safer than coal, and offers a low-carbon alternative to fossil fuels that is cheaper than most renewables.Also this week:
• Taming Leviathan: A special report on the future of the state
• The battle of Benghazi: As Qaddafi advances on the city, the rest of the world dithers
• Europe’s far right: Gaining ground in France and elsewhere
• Horror in Hollywood: Death of a business model
• The internet through your microwave: Unconventional ways to get online(Beatrice Mozzi)

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Giustizia: riforma epocale o epocale catastrofe?

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

“Se ciò che è uscito dalle anticipazioni di stampa è fondato, sta per compiersi il disegno di Licio Gelli, di Propaganda Due”. Lo dice in una nota Federico Palomba, capogruppo IdV in commissione Giustizia alla camera. “In questa riforma della giustizia – aggiunge – c’è un enorme aumento dell’influenza della politica sulla magistratura. Se i cittadini possono tollerare una giustizia non perfetta, ma libera, non potranno certamente sopportare una giustizia totalmente asservita ai politici di turno”. “Insomma questa che il premier definisce riforma ‘epocale’ – conclude Palomba – sarà un’epocale catastrofe, una vera e propria realizzazione del disegno di Gelli: un solo potere, nessun controllo”.

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12 gennaio 2011: Haiti un anno dopo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2011

Tornare a parlare di Haiti ad un anno dal terremoto che ha devastato l’isola proponendo una riflessione molto più ampia per spingere l’opinione pubblica ad analizzare le emergenze umanitarie più complesse attraverso un percorso interattivo sul web. Questo è l’obiettivo di Cesvi in occasione del primo anniversario della catastrofe haitiana. Un terremoto che ha provocato oltre 220 mila morti, più di 300 mila feriti e almeno 1 milione e 200 mila senzatetto: una calamità naturale che si è sommata alle gravose condizioni di vita già presenti nel Paese. Haiti non riesce a trovare pace: alla difficile ricostruzione si è aggiunta, negli ultimi mesi, una nuova emergenza, l’epidemia di colera con circa 3.500 nuove vittime e oltre 30.000 persone ricoverate nei Centri Trattamento Colera. Haiti, un anno dopo, continua ad essere “un’emergenza nell’emergenza”.
Cesvi, Fondazione Onlus attiva in 30 Paesi con progetti di cooperazione e sviluppo e di risposta alle emergenze e la Commissione Europea dedicano proprio ad Haiti il lancio del virtual tour.
Un percorso virtuale ricco di stimoli in cui il messaggio educativo viene trasmesso sfruttando la dinamica del gioco e le modalità comunicative dell’intrattenimento. Tra queste, la simulazione di un terremoto, un gioco “ad incastri” per conoscere i settori dell’intervento umanitario e le loro priorità, un’isola virtuale su cui collocare gli attori umanitari internazionali. Parallelamente, sempre il 12 gennaio 2010, Cesvi e Agire, Agenzia Italiana di risposta alle emergenze, racconteranno il lavoro svolto in un anno ad Haiti in una conferenza presso La Casa del cinema  a Roma. Cesvi nei giorni immediatamente successivi al sisma si è mobilitato con la distribuzione di acqua potabile sia a Port-au-Prince che nelle zone più periferiche e dimenticate dagli aiuti internazionali, mentre a Grand Goave e Petit Goave ha riabilitato e costruito latrine, docce, canali di scolo, lavatoi, pozzi e cisterne. Attualmente realizza progetti di sviluppo post-emergenza nel settore agricolo e di tutela dell’infanzia, oltre a fronteggiare l’epidemia di colera con campagne di informazione e prevenzione e la distribuzione di acqua pulita e kit igienico-sanitari. http://www.lascienzadellemergenza.org (sam)

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Abruzzo a rischio catastrofe come la Louisiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 maggio 2010

“Ci auguriamo che il disastro accaduto in Louisiana non si ripeta anche nella nostra regione che conta un gran numero di piattaforme petrolifere in mare destinate ad aumentare nei prossimi anni”. E’ la preoccupazione di Barbara Del Fallo, viceresponsabile per l’Abruzzo dell’Italia dei Diritti, in seguito alla catastrofe ambientale che sta devastando la costa orientale degli Stati Uniti. Già molti comitati ambientalisti temono che un incidente devastante come quello della Louisiana possa in futuro verificarsi anche nel nostro paese. “Esortiamo allora con urgenza – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – il governatore Chiodi ad agire per difendere concretamente la nostra regione. E’ necessario un controllo preventivo sulle concessioni petrolifere per trivellare il Mare Adriatico. Un disastro del genere – conclude la Del Fallo – ucciderebbe le coste, la fauna marina e il turismo, risorsa principale per la nostra terra, ancora sofferente per le piaghe causate dal terremoto dell’Aquila”.

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Emergenza rifiuti a Palermo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 marzo 2010

“Siamo arrivati al punto che i moltissimi turisti in visita in una terra meravigliosa sono costretti a fotografare e a portarsi a casa l’immagine di un degrado assoluto, frutto dell’incapacità gestionale della classe dirigente siciliana”. Commenta così Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, la notizia della nuova emergenza rifiuti in Sicilia. La notte scorsa in quel di Palermo sono stati incendiati quattro cassonetti ubicati in Via Pazienza. Sul luogo è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco. Nelle strade, anche in centro, sono ben visibili montagne di immondizia e contenitori per la raccolta stracolmi. A far degenerare la situazione, in queste ultime ore, il fatto che alcuni autocompattatori dell’Amia, l’azienda che si occupa di raccolta e smaltimento, sono guasti. Piene all’inverosimile anche le campane della raccolta differenziata, tanto che il materiale riciclabile occupa in alcune strade l’intero marciapiede. “Non è tollerabile – conclude l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – l’ennesimo scivolone su una buccia di banana da parte degli amministratori siciliani. Situazioni di questo tipo derivano dalla mancanza di una programmazione seria nella gestione dei rifiuti. La memoria torna all’emergenza nel napoletano, speriamo di non trovarci nuovamente in quella catastrofe”

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Haiti: Save the Children

Posted by fidest press agency su domenica, 24 gennaio 2010

Le adozioni non sono la priorità della risposta all’emergenza. Occorre lavorare per riunificate i bambini con le loro famiglie e aiutarli a ritrovare il senso di normalità anche attraverso l’attività scolastica. L’organizzazione è leader per il coordinamento con le altre organizzazioni umanitarie, internazionali e locali, e con il Governo di Haiti sulle tematiche relative all’educazione e alla riunificazione familiare. A causa della situazione critica nelle aree maggiormente colpite dal terremoto ad Haiti, molti bambini sono a rischio e senza le adeguate cure. Molti di loro sono stati separati dai genitori o dalle famiglie allargate, a causa del ferimento e in alcuni casi la morte di alcuni di loro, nonché dalla completa confusione seguita alla catastrofe e rischiano di ammalarsi, di essere trafficati, abusati sessualmente, oltre a soffrire di gravi traumi a livello psicologico. Save the Children ha accettato l’invito delle Nazioni Unite di coordinare gli sforzi per riunire questi bambini alle loro famiglie e sta lavorando in stretta cooperazione con le alter organizzazioni umanitarie, internazionali e locali, e con il Governo di Haiti per identificare e registrare i bambini separati dalle famiglie in modo che possano essere riunificati con i propri cari “L’adozione internazionale dei bambini haitiani i cui documenti legali finalizzati alla stessa fossero stati completati prima del terremoto può senza dubbio andare avanti, così come i bambini che sono già stati dichiarati adottabili possono essere inseriti in nuove famiglie” precisa Valerio Neri “ Però, chiediamo con risoluzione che i bambini colpiti dal terremoto ad Haiti non vengano dati in adozione prima che siano stati ottemperati tutti i tentativi per riunirli con la loro famiglia e che non venga adottata alcuna procedura facilitata che possa mettere a rischio il minore stesso e che non sia in linea con la legge haitiana..” L’organizzazione, inoltre, sta coordinando anche il lavoro relativo al sistema educativo, che è parte centrale dell’intervento in un contesto di emergenza,  al fine di allestire in tempi rapidi delle scuole temporanee nelle aree sicure a misura di bambino. L’attività scolastica, infatti, aiuta i bambini a ristabilire un senso di quotidianità che li aiuta a elaborare il trauma subito.  Il sistema scolastico haitiano è totalmente collassato e le scuole haitiane sono ufficialmente chiuse dal giorno del terremoto, però è essenziale per i bambini pensare di avere altre opportunità per fare attività insieme e per ristabilire un senso di normalità.  Prima del terremoto, erano già 706.000 i bambini che abitualmente non frequentavano la scuola e questo numero è destinato ad aumentare drammaticamente a causa degli edifici crollati, gli insegnanti feriti o rimasti uccisi.

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Barbara Nati: Il mondo oltre il mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 23 gennaio 2010

Pergola (PU) fino al 21/2/2010 via Mezzanotte 84 Sponge Living Space a cura di Daniele De Angelis  Gli spazi della home gallery Sponge Living Space di Pergola (PU), in collaborazione con Arte in Scacco di Vercelli, inaugurano il 2010 con la mostra Il mondo oltre il mondo, personale di Barbara Nati a cura di Daniele De Angelis, quarto appuntamento della stagione espositiva 2009/2010 di Sponge ArteContemporanea.  Se giungesse la fine. Se il lento ma inesorabile impoverimento delle risorse della terra valicasse il punto estremo, la discesa sarebbe un lampo.  Elaborando digitalmente immagini di paesaggi e architetture eterogenee, quali castelli e fabbriche, Barbara Nati mostra allo spettatore una natura prosciugata, ridotta a rocce e deserti; una realtà post-catastrofe, nella quale inattese e anomale fortezze, si stagliano ad indicare la genesi di una nuova civiltà. Strutture che fanno del reimpiego e del riciclo la loro essenza, costruite per innesti, in una simbiosi complessa tra torri di guardia medievali e ciminiere di centrali nucleari. E’ con l’immediatezza dell’immaginazione artistica che un imprescindibile, quanto difficile da realizzare, messaggio etico si invera, spingendo ad un viaggio al di là del tempo e delle contingenze. Immagini proiettate dal futuro; previsioni e presagi di fine, sopravvivenza e rinascita.(barbara nati)

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Terremoto Haiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

Dopo il terremoto di magnitudo 7 che ieri ha colpito Haiti, vicino alla capitale Port-au-Prince, Save the Children, presente nel paese dal 1985 con progetti su educazione, salute e protezione,  sta verificando che il proprio personale sul campo stia bene e sta pianificando le attività per poter intervenire in maniera tempestiva al fine di portare i primi soccorsi alla popolazione. L’area in cui si trova il quartier generale dell’organizzazione, infatti, è stata profondamente danneggiata, le case sono crollate e anche l’ufficio stesso ha subito danni. Dalle prime notizie arrivate, si stima che siano circa un milione e 800 mila le persone colpite dalla catastrofe nella zona di Port-au-Prince, una delle più popolose dell’isola. “ I bambini e le loro famiglie sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e stanno vivendo un momento di forte stress psicologico, oltre a vivere in un ambiente estremamente pericoloso”, ha dichiarato Ian Rodgers, esperto di emergenze di Save the Children, attualmente ad Haiti. “La nostra priorità, in questo momento, è quella di fornire cibo, acqua pulita, un rifugio ed assistenza medica ai bambini colpiti e alle loro famiglie.” L’organizzazione ricorda che i bambini, non solo quelli feriti, sono le persone più vulnerabili durante un’emergenza e che i prossimi giorni saranno cruciali perché occorre immediatamente intervenire per aiutarli ad affrontare il trauma subito a causa del terremoto e sentirsi nuovamente al sicuro. Le testimonianze che arrivano dal web in queste ore sono drammatiche. Lo sciame delle scosse non smette. Diversi sono coloro che si trovano sotto le macerie e i soccorsi stentano ad organizzarsi per mancanza di mezzi e di medici. La comunità internazionale si sta mobilitando.

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La pace vista dai Papi e dai Concili

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

Fu nella Gaudium et spes che il Concilio pronunciò, per la prima volta nella storia della Chiesa cattolica, una condanna solenne contro la “guerra totale…. Crimine contro Dio e contro l’umanità” che colpisce i civili e le città. Dobbiamo, altresì, riconoscere a Giovanni Paolo II l’aver assunto un ruolo sempre più forte nell’affermazione della pace come valore indissolubile dell’umanità dalla sua crescita e dal suo progresso e la condanna della guerra è stata fatta con toni di chi vede un pericolo fatale. Lo è maggiormente oggi dove la tentazione di associarla ad una sorta di crociata contro l’Islam è più forte che mai. Sarebbe davvero una catastrofe. E’ da considerare una bestemmia contro il Dio di Abramo e contro i figli di Abramo ed avrebbe conseguenze apocalittiche. Ed il conto andrebbe presentato alle religioni prima che alla politica. Il no della Chiesa di Roma è oggi diventato corale , perché la Chiesa interpreta più e meglio  della politica la convinzione che quella di oggi non è la storia del 1938, dove ci sarebbe voluta più risolutezza contro il fascismo ed il nazismo; ma quella del 1962, dove un briciolo di risolutezza in più avrebbe incenerito 1,2 miliardi di persone. E questa convinzione fallibile, ma maggioritaria, la interpreta più la Chiesa depopolata del mondo secolarizzato, che le istituzioni democratiche dell’Occidente in frantumi.

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Cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

“Se la nostra generazione non darà una risposta coraggiosa e immediata a quella che è la sfida del cambiamento climatico, rischiamo di consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti una catastrofe planetaria irreversibile”. Cosi l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori circa le affermazioni dal Presidente Obama, al summit dell’ONU sul clima e sul futuro del pianeta. “ E’ da tempo – prosegue il deputato – che ripeto a gran voce queste parole, i dati sono davvero allarmanti, le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera, sono passate da 280 ppm (parti per milione) dell’Ottocento alle 335 ppm attuali. Questo ha determinato un surriscaldamento globale oltre ad un inquinamento disastroso, per diminuire le emissioni si dovrebbe limitare il trasporto su gomma e potenziare quello su rotaie o quello marittimo, certamente meno dannoso per l’ambiente. Dobbiamo vivere con maggiore consapevolezza l’emergenza climatica, il Governo fino adesso a fatto ben poco. Nazioni emergenti come la Cina e l’India – conclude Scilipoti – hanno accolto pienamente l’appello di Obama, anche l’Italia deve investire in tecnologie verdi ed ecosostenibili, guardando alle necessità del pianeta e non agli interessi dei soliti seguaci del Dio denaro”.

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Rischio desertificazione

Posted by fidest press agency su sabato, 20 giugno 2009

“E’ a dir poco allarmante l’annuncio fatto dall’Onu sulle condizioni ambientali in cui versa il nostro pianeta”. Così Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori in merito al lento ma inesorabile processo di desertificazione che sta caratterizzando numerose aree del mondo. “E’ salito al 40% il numero delle regioni aride nel pianeta – prosegue Scilipoti – e anche i paesi dell’Europa mediterranea non vengono meno al problema (in particolare Italia, Grecia, Spagna e Francia). A correre i rischi maggiori saranno ovviamente le popolazioni che abitano in queste regioni. Dobbiamo porre fine a questa probabile catastrofe. Per farlo, è necessario che la politica internazionale, collaborando in sinergia con l’ambiente scientifico e culturale, adotti una soluzione efficace. Una soluzione – conclude il Deputato – che si basi sul rispetto dell’ambiente e che si articoli in quattro punti principali: una corretta informazione dell’opinione pubblica mondiale in merito a questo argomento; una politica di riduzione di CO2 e sostanze simili nell’aria che si attua mediante la riduzione degli inceneritori e del trasporto sul gommato e attivando, al contrario, quello su linee ferrate e via mare; una razionalizzazione del consumo energetico ed, infine, una corretta alimentazione che impedisca alle popolazioni di consumare prodotti contenuti in plastiche derivate dal petrolio che, come scarti, inquinano e danneggiano l’ambiente”.

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