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Posts Tagged ‘cattivi’

Come si fa a distinguere i buoni dai cattivi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 luglio 2021

È la solita storia della vita. Il vecchio saggio asseriva che è più facile per i cattivi passare per dei buoni per riuscire meglio nel loro disegno malvagio. Questa logica del camuffamento se la trasferiamo in politica rende più illuminante il giudizio che, purtroppo a posteriori, possiamo fare di taluni personaggi che scelgono la vita pubblica per costruire o consolidare o meglio ancora rimpinguare i loro imperi economici e finanziari. E per ironia della sorte o anche per dabbenaggine dei soliti “gnoccoloni” che vedono la luna nel pozzo diventano i più gettonati per essere amati e seguiti alla perdizione. Soltanto che a un certo punto le due vie parallele diventano divergenti e fanno di uno il vincente e l’altro il perdente. Con questa solfa che ci accompagna nel nostro percorso esistenziale breve o lungo che sia dobbiamo convincerci che i buoni sono destinati a vincere da morti mentre i cattivi raccolgono i loro frutti da vivi. È facile, infatti, per i cattivi una volta che i buoni lasciano questa valle di lacrime esaltarne i meriti. Così si diventa “cornuti e mazziati” o altrimenti detto oltre al danno la beffa. C’è che asserisce che è una questione genetica e non credo che lo dica solo per giustificare i cattivi e stendere un velo pietoso sui buoni. In effetti si tratta di un rapporto di rottura che è comune a tutti gli esseri viventi e le cui origini sanno di molto remoto. L’antico testamento non ci parla di Abele e Caino? In una società dove è evidente che esistono delle vittime sacrificali tra gli umani come nelle altre specie è importante indagare su un criterio evolutivo che ci consenta di trovare una via mediana dove le intemperanze degli uni e la remissività degli altri non ci portino in un vicolo cieco. Pensiamo al difficile ruolo che deve ricoprire chi si sente profondamente onesto ma gli tocca vivere tra gente priva di scrupoli. Costoro alla fine fanno anche di peggio cercando d’inquinare i valori demonizzandoli, e le istituzioni, umiliandole. Così alla fine non si va dalle guardie per denunciare le malefatte del cattivo di turno nel timore che anche tra i tutori dell’ordine vi alberghi chi non dovrebbe esserci. A questo ci siamo ridotti. Se ci guardiamo in giro scopriamo che la verità per disvelarsi ha bisogno di vestirsi con l’abito della menzogna. (Centro studi politici e sociali della Fidest diretto da Riccardo Alfonso)

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Come si fa a distinguere i buoni dai cattivi?

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

È la solita storia della vita. Il vecchio saggio asseriva che è più facile per i cattivi passare per dei buoni per riuscire meglio nel loro disegno malvagio. Questa logica del camuffamento se la trasferiamo in politica rende più illuminante il giudizio che, purtroppo a posteriori, possiamo fare di taluni personaggi che scelgono la vita pubblica per costruire o consolidare o meglio ancora rimpinguare i loro imperi economici e finanziari. E per ironia della sorte o anche per dabbenaggine dei soliti “gnoccoloni” che vedono la luna nel pozzo diventano i più gettonati per essere amati e seguiti alla perdizione. Soltanto che a un certo punto le due vie parallele diventano divergenti e fanno di uno il vincente e l’altro il perdente. Con questa solfa che ci accompagna nel nostro percorso esistenziale breve o lungo che sia dobbiamo convincerci che i buoni sono destinati a vincere da morti mentre i cattivi raccolgono i loro frutti da vivi. È facile, infatti, per i cattivi una volta che i buoni lasciano questa valle di lacrime esaltarne i meriti. Così si diventa “cornuti e mazziati” o altrimenti detto oltre al danno la beffa. C’è che asserisce che è una questione genetica e non credo che lo dica solo per giustificare i cattivi e stendere un velo pietoso sui buoni. In effetti si tratta di un rapporto di rottura che è comune a tutti gli esseri viventi e le cui origini sanno di molto remoto. L’antico testamento non ci parla di Abele e Caino? In una società dove è evidente che esistono delle vittime sacrificali tra gli umani come nelle altre specie è importante indagare su un criterio evolutivo che ci consenta di trovare una via mediana dove le intemperanze degli uni e la remissività degli altri non ci portino in un vicolo cieco.
Pensiamo al difficile ruolo che deve ricoprire chi si sente profondamente onesto ma gli tocca vivere tra gente priva di scrupoli. Costoro alla fine fanno anche di peggio cercando d’inquinare i valori demonizzandoli, e le istituzioni, umiliandole. Così alla fine non si va dalle guardie per denunciare le malefatte del cattivo di turno nel timore che anche tra i tutori dell’ordine vi alberghi chi non dovrebbe esserci. A questo ci siamo ridotti. Se ci guardiamo in giro scopriamo che la verità per disvelarsi ha bisogno di vestirsi con l’abito della menzogna. (Centro studi politici e sociali della Fidest diretto da Riccardo Alfonso)

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La malattia rende (più) cattivi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Roma Giovedì 12 Aprile 2018 – Ore 16.30 – Oratorio Arciconfraternita S. Caterina – Via Monserrato 111. In particolare, in Oncologia, la scoperta di aver contratto la malattia condiziona in negativo le relazioni interpersonali tra il paziente e il suo mondo di riferimento: familiare, lavorativo, affettivo? Quanto una malattia incide sui sentimenti, quanta “cattiveria” aggiunge in un normale rapporto di vita quotidiana con le cose e le persone con le quali si convive? E ancora: tali comportamenti che perseguono, senza motivazioni apparenti e oggettive, “il male degli altri” – una sorta di “salvazione” attraverso il dolore altrui – quanto alla fine interferiscono con il buon andamento delle terapie, con la speranza della guarigione, nei rapporti con chi si prende cura della malattia e della persona, dentro e fuori gli ospedali? E se la “cattiveria”, intesa come piacere della sofferenza altrui senza un apparente vantaggio personale, è pre-esistente al male? E se si impadronisce, per effetto riflesso, di soggetti che hanno relazione con il paziente? Insomma: “quando il male rende cattivi” e la cattiveria diventa un ostacolo sconosciuto e pericoloso nei percorsi di cura, che si deve fare?… L’obiettivo della tavola rotonda è un’occasione di approfondimento realmente transdisciplinare sul fenomeno della “cattiveria” nei pazienti complessi, come quelli oncologici. Il tema appare stimolante, anche se insidioso, per le ripercussioni cliniche che potrebbe avere. Emergono i richiami culturali e le moltissime differenze, con comportamenti o sentimenti presenti nelle diverse fasi della malattia oncologica come rabbia, malvagità, aggressività. Diversamente da queste, il tema della cattiveria è affrontato raramente in Medicina e ancor meno in Oncologia, sebbene la sua carica di negatività ostacoli la cura e interagisca pesantemente con il benessere del paziente. “Pianeta Medicina & Salute” di maggio ospiterà un ampio servizio.

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Come si fa a distinguere i buoni dai cattivi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 dicembre 2017

bocca della veritàE’ la solita storia della vita. Il vecchio saggio asseriva che è più facile per i cattivi passare per dei buoni per riuscire meglio nel loro disegno malvagio. Questa logica del camuffamento se la trasferiamo in politica rende più illuminante il giudizio che, purtroppo a posteriori, possiamo fare di taluni personaggi che scelgono la vita pubblica per costruire o consolidare o meglio ancora rimpinguare i loro imperi economici e finanziari. E per ironia della sorte o anche per dabbenaggine dei soliti “gnoccoloni” che vedono la luna nel pozzo diventano i più gettonati per essere amati e seguiti alla perdizione. Soltanto che a un certo punto le due vie parallele diventano divergenti e fanno di uno il vincente e l’altro il perdente. Con questa solfa che ci accompagna nel nostro percorso esistenziale breve o lungo che sia dobbiamo convincerci che i buoni sono destinati a vincere da morti mentre i cattivi raccolgono i loro frutti da vivi. E’ facile, infatti, per i cattivi una volta che i buoni lasciano questa valle di lacrime esaltarne i meriti. Così si diventa “cornuti e mazziati” o altrimenti detto oltre al danno la beffa. C’è che asserisce che è una questione genetica e non credo che lo dica solo per giustificare i cattivi e stendere un velo pietoso sui buoni. In effetti si tratta di un rapporto di rottura che è comune a tutti gli esseri viventi e le cui origini sanno di molto remoto. L’antico testamento non ci parla di Abele e Caino? In una società dove è evidente che esistono delle vittime sacrificali tra gli umani, come nelle altre specie, è importante indagare su un criterio evolutivo che ci consenta di trovare una via mediana dove le intemperanze degli uni e la remissività degli altri non ci portino in un vicolo cieco.
Pensiamo al difficile ruolo che deve ricoprire chi si sente profondamente onesto ma gli tocca vivere tra gente priva di scrupoli. Costoro alla fine fanno anche di peggio cercando d’inquinare i valori demonizzandoli, e le istituzioni, umiliandole. Così alla fine non si va dalle guardie per denunciare le malefatte del cattivo di turno nel timore che anche tra i tutori dell’ordine vi alberghi chi non dovrebbe esserci. A questo ci siamo ridotti. Se ci guardiamo in giro scopriamo che la verità per disvelarsi ha bisogno di vestirsi con l’abito della menzogna. (Centro studi politici e sociali della Fidest)

 

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Noi e gli altri

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 febbraio 2011

L’emarginazione, la discriminazione, l’isolamento, sentimenti e sensazioni che arrivano al disprezzo, come purtroppo si  evince anche in alcuni commenti, non producono nulla di positivo, al contrario esasperano le differenze creando un vallo incolmabile. Da una parte i buoni  che condannano, emarginano, discriminano, isolano e dall’altra i cattivi che vengono condannati, emarginati, discriminati, isolati.  La realtà, nella sua crudezza ci impone di vedere quel  rogo dei sogni che ha arso vivi quattro bambini; adesso, fuori dall’emozioni naturale, bisogna chiedersi  cosa è stato fatto per rendere  la vita, almeno di questi bambini, degna di essere vissuta ?  I genitori li hanno lasciati soli… dov’erano, cosa facevano… ?  Probabilmente erano andati a rubare, non avendo altro modo possibile per coniugare il pranzo con la cena. Ironizzare sui sentimenti , forti di una generalizzata opinione, non è certamente segno di intelligenza matura , né, tanto meno, di cultura aperta e disponibile ad confronto, esaltando la convinzione di far parte della categoria dei “buoni”, solo perché si dispone di un tetto sopra la testa. Non è mio progetto assolvere i Rom  aprioristicamente, cerco solo di capire nell’umiltà di volere imparare e nella certezza di non essere migliore degli altri… rom ed extracomunitari  compresi. (Rosario Amico Roxas)

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Extraterrestri buoni e cattivi

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, alle volte, quando apprendo terribili notizie di violenze, guerre, oppressioni, ad opera di uomini potenti, ma anche di azioni nefande perpetrate da singoli uomini non potenti ma soltanto crudeli, mi vien fatto di pensare, fantasticando, ovviamente, che ci abbiano messi qui sulla Terra altri uomini perfettamente sani di mente, e quindi incapaci incapaci di fare il male, abitanti su un lontanissimo pianeta simile al nostro. L’errore di uno scienziato avrà provocato l’insorgenza di una tremenda malattia, chiamata crudeltà. Non potendo debellarla con nessuna medicina, con nessun vaccino, e non potendo eliminare fisicamente i malati, li avranno inviati qui sulla Terra, sperando nella selezione naturale. Ogni tanto vengono a controllarci da lontano, ma il processo è lungo, lunghissimo. (Elisa Merlo)

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