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Posts Tagged ‘cattolica’

Insegnanti di religione cattolica, richiesta di confronto

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 Maggio 2021

Alessandro Manfridi, delegato Anief per gli Insegnanti di religione cattolica, ritiene necessario un confronto con le senatrici Bianca Laura Granato e Luisa Angrisani di “L’Alternativa c’è” in merito alle loro affermazioni nei confronti della categoria dei docenti di religione cattolica da loro ingiustamente ed erroneamente attaccata. Il docente chiede alle senatrici, “alla luce di queste precisazioni, un confronto, perché tutta la categoria degli insegnanti di religione cattolica, che vivono nelle scuole italiane con gli stessi diritti e gli stessi doveri dei loro colleghi, con non minore professionalità e abnegazione per il loro servizio didattico, siano riconosciuti da tutti come parte integrante e risorsa per tutto il mondo della Scuola”.La questione nasce da un emendamento, durante la XXVIII Legislatura, in 1° Commissione permanente, come riportato dal Resoconto sommario n. 245 del 04/05/202 su Conversione in legge del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, recante misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da COVID-19, in materia di vaccinazioni anti SARS-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici il senatore Andrea Rampi (PD) presentava emendamento 10.27 che passava nella discussione nel Senato della Repubblica con 144 voti favorevoli il 13 maggio 2021; l’emendamento chiede: Dopo il comma 1, aggiungere il seguente: «1-bis. A decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, ai fini della partecipazione alle procedure concorsuali, per il reclutamento di personale delle amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 maggio 2001, n. 165, il possesso del titolo di laurea magistrale in scienze delle religioni (LM64), secondo la classificazione indicata dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 22 ottobre 2004, n. 270, spiega i medesimi effetti del titolo di laurea magistrale in scienze storiche (LM84), scienze filosofiche (LM78) e in antropologia culturale ed etnologia (LM01).»L’emendamento dunque spiega e afferma che i laureati in Scienze delle Religioni (LM64) possono accedere, oltre alle attuali classi di concorso A18 e A19 anche ad altre classi di concorso alle quali si accede con le LM84, LM78 e LM01.Proprio in queste settimane Anief sta organizzando una serie di Assemblee sindacali dedicate allo stato giuridico dei docenti di religione cattolica. Il Concordato del 1929 e la sua revisione del 1984 prevedono l’insegnamento della religione cattolica non come elemento confessionale ma per motivi culturali e per le finalità della stessa scuola italiana, riconoscendo le radici della nostra stessa società nei valori del cristianesimo cattolico. La Costituzione della Repubblica Italiana ha confermato i Patti Lateranensi nell’Art 7. Per quel che riguarda la “materia alternativa” di Etica, Storia delle Religioni o Filosofia teoretica, questa è prevista in solo 12 nazioni su 47 in Europa. L’Emendamento Rampi non riguarda in alcun modo gli insegnanti di religione cattolica in servizio nella scuola italiana, perché non è inerente al titolo della Laurea Magistrale in Scienze Religiose conseguita negli Istituti riconosciuti dall’autorità ecclesiastica, si riferisce invece alla Laurea Magistrale LM64 conseguita nelle Facoltà dello Stato Italiano di Lettere, Storia e Filosofia.

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Centenario dell’Università Cattolica

Posted by fidest press agency su domenica, 18 aprile 2021

L’Università Cattolica di Milano compie 100 anni. Nell’ambito dei festeggiamenti organizzati per il Centenario dell’Ateneo, domenica 18 aprile si celebra la Giornata per l’Università Cattolica, evento promosso dall’Istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore dell’Università.In occasione questa importante ricorrenza, la piattaforma di video on-demand VatiVision propone il documentario Con il vento nel petto – Vita di Contardo Ferrini, un film di Alberto Di Giglio sulla parabola umana, professionale e spirituale del giurista al cui pensiero si ispirò il fondatore dell’Università Cattolica, Padre Agostino Gemelli.Contardo Ferrini nasce a Milano nel 1859. Ragazzo prodigio, a 17 anni consegue la licenza liceale, a 21 si laurea in Giurisprudenza e a 24 insegna Diritto Romano all’università di Pavia. Studioso, giurista e ricercatore stimato, coltiva anche una forte spiritualità, che gli permette di distinguersi nell’ambiente universitario fortemente anticlericale dell’epoca. Terziario francescano, impegnato nell’organizzazione cattolica San Vincenzo e in altre attività caritative, Ferrini per quattro anni è consigliere comunale di Milano dove si batte per conservare l’insegnamento religioso nelle scuole primarie. Tra i primi a sostenere il progetto di un’università cattolica in Italia, muore di tifo a 43 anni nel 1902. Nel 1947 Papa Pio XII lo proclama beato, indicando in lui il modello dell’uomo cattolico dei nostri giorni. I suoi resti riposano nella cripta dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.Il documentario Con il vento nel petto ha il pregio di ripercorrere con semplicità le tappe salienti della vicenda umana di Ferrini avvalendosi del contributo di professionisti di alto livello: le voci narranti dell’attore Massimo Dapporto, del giornalista Rosario Tronnolone, conduttore e autore dei programmi culturali di Radio Vaticana, e dello speaker e voce storica della Rai Piero Bernacchi trasportano lo spettatore in un viaggio che si arricchisce delle suggestive illustrazioni dell’artista romano Spartaco Ripa alle quali il regista integra armoniosamente immagini che si susseguono sulle note composte da Beppe Frattaroli.VatiVision è l’innovativo servizio streaming on-demand multi device di contenuti culturali, artistici e religiosi con film, serie tv e documentari ispirati al messaggio cristiano. La piattaforma di distribuzione mondiale realizzata da Vetrya e Officina della Comunicazione, con il supporto di UBI Banca, è disponibile su http://www.vativision.com e in versione app su smartphone, tablet, smart tv e TIMVISION.

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Giornata Universitaria Università cattolica: messaggio del Rettore Franco Anelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2021

L’anniversario che l’Università Cattolica celebra in questo 2021 scolpisce un momento simbolico nella storia del progetto ideale, culturale, sociale e di fede, che è allo stesso tempo la storia di coloro che lo hanno pensato e realizzato: persone cui si deve non solo la fondazione e la crescita dell’Ateneo, ma la partecipazione e condivisione, nel ruolo di docenti, personale e studenti, a una grande opera, che oggi può rivendicare l’importanza e l’originalità del proprio contribuito allo sviluppo del nostro Paese. (…)
(…) Questo primo secolo si pone ora davanti a noi con la forza di un’esperienza viva, pronta a lasciarsi provocare e rinnovare dalla realtà, un’esperienza che guarda al futuro, che chiede alla nostra comunità accademica di proseguire il cammino intrapreso per farsi carico delle nuove istanze e aspettative connesse alle rilevanti trasformazioni in atto nel mondo contemporaneo. E per costruire ogni giorno la sua chiesa, animata dallo stesso spirito, dalle stesse intenzioni che troviamo nelle antiche fabbriche: con la partecipazione attiva di tutti, il corpo docente, il personale amministrativo, gli studenti, le famiglie, il mondo delle associazioni e delle parrocchie, uniti in uno sforzo corale che ribadisca la forza della sua tradizione, proiettandola verso nuovi orizzonti. (…)
Certamente avevamo immaginato uno scenario diverso; ma il centenario non attende, giunge quando è il suo tempo, ed è giusto viverlo come i tempi impongono; differirne la celebrazione sarebbe stata una fuga dalla realtà non all’altezza della nostra storia secolare, costruitasi e rafforzatasi attraverso le difficoltà che l’Università Cattolica ha saputo superare nel corso degli anni, a iniziare da quelle del Secondo conflitto mondiale.(…) Questo centenario rappresenta, forse ancor più intensamente che in un tempo “normale”, un’occasione emblematica per riflettere sulla nostra missione e sui nuovi scenari nei quali attuarla. (…) Di qui il grande valore della Giornata per l’Università Cattolica, che ormai da 97 anni, avvicina il nostro Ateneo a ogni sacerdote e a ogni singolo fedele. Un appuntamento prezioso che quest’anno ritorna, dopo l’eccezione dello scorso settembre 2020, nella sua tradizionale collocazione primaverile e giunge dopo che il processo di beatificazione di Armida Barelli ha conosciuto un decisivo passo in avanti.
Nella figura di questa nostra fondatrice viene così riconosciuta un’esemplare caratura spirituale che si unisce in una speciale sintesi con le doti di tenacia e lucidità organizzativa che l’hanno resa protagonista non solo della nascita e del consolidamento della Cattolica nei suoi primi difficili anni, ma della ridefinizione del ruolo delle donne nella società, e in particolare, nella comunità dei cattolici, ponendo particolare accento proprio sull’accesso all’educazione e alla conoscenza quale strumento di crescita della persona. Nella sua costruttiva lungimiranza, nella creatività, nello slancio propositivo, rivive lo spirito dell’«impresa»: lo sforzo continuo e paziente di portare i mezzi a propria disposizione all’altezza di un fine, quello di una società più giusta e consapevole. Ed è per questo che in Armida Barelli possiamo trovare ancora oggi una fonte di ispirazione: nel suo esempio c’è infatti la risposta a quella che il Santo Padre definisce la tentazione della rigidità causata dalla paura dei cambiamenti.Tutto questo ci riporta alla prospettiva di una missione educativa, scientifica e culturale che, cristianamente orientata, sia sempre volta a operare una sintesi vitale tra fede e scienza; all’importanza di un’azione consapevole della trascendenza della Rivelazione cristiana e nello stesso tempo rispettosa dell’autonomia e dello statuto epistemologico delle singole discipline scientifiche.Un filo conduttore che, legando il nostro passato al presente, ci proietta fiduciosi incontro al futuro, e che assume ulteriore attualità in un contesto oggi condizionato sia da una preoccupante svalutazione sociale della conoscenza, sia dalla crescente inquietudine sulle possibili e necessariamente nuove declinazioni dell’umanesimo, messo alla prova dai tanti mutamenti in corso.In questo senso l’Università Cattolica, testimoniando il valore di una cultura tesa alla ricerca della verità e alimentata dalla fede, rivendica il ruolo della ragione e il valore di un sapere plurale (purché fondato) come fattori di crescita e libertà personale e comunitaria. E lo fa promuovendo un’idea integrale della persona e delle sue relazioni con l’ambiente quale presupposto indispensabile per costruire una società e un’economia rispettose della dignità di ogni essere umano e dell’intero creato. (…)

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Scuola: Concorso di Religione cattolica, si farà entro l’anno

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 febbraio 2021

Prende corpo l’intesa sottoscritta il 14 dicembre scorso fra il Ministero dell’Istruzione e la CEI per far partire il nuovo concorso di religione cattolica, previsto dall’articolo 1-bis della legge 159/19. Il requisito principale di accesso – ricorda oggi Orizzonte Scuola – è il possesso per i candidati della certificazione dell’idoneità diocesana: “è prevista la certificazione dell’idoneità diocesana di cui all’articolo 3, comma 4, della legge 18 luglio 2003, n. 186, rilasciata dal Responsabile dell’Ufficio diocesano competente nei novanta giorni antecedenti alla data di presentazione della domanda di concorso”. La legge specifica che dei posti messi a concorso, una quota non superiore al 50 per cento potrà essere riservata al personale docente di religione cattolica, sempre in possesso del riconoscimento di idoneità diocesana, che abbia svolto almeno tre annualità di servizio, anche non consecutive, nelle scuole del sistema nazionale di istruzione. Anief prende atto della volontà dell’amministrazione di avviare la procedura concorsuale. Tuttavia, il giovane sindacato non può non ricordare che la media nazionale di precariato tra i docenti di religione è più che doppia rispetto alle altre discipline d’insegnamento: anche maggiore del sostegno agli alunni disabili, per il quale il 40% di cattedre vengono destinate ogni anno ai precari. Per l’insegnamento della Religione negli ultimi tre lustri non si sono svolti concorsi, arrivando a creare oltre 10 mila precari. Una condizione intollerabile che ha convinto il Consiglio nazionale Anief a presentare una mozione attraverso la quale chiedere l’avvio di un reclutamento straordinario per la categoria.

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Università Cattolica: nasce il nuovo Osservatorio per l’Educazione e la Cooperazione internazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

“Educare è scommettere e dare al presente la speranza”. È soltanto uno dei passaggi cruciali del videomessaggio, diffuso giovedì 15 ottobre alla Pontificia Università Lateranense, in cui Papa Francesco invita su scala planetaria rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale a sottoscrivere il «Global Compact on Education», un patto educativo globale che ciascuno si impegnerà ad attuare nel proprio ambito e diffondere il più possibile per imprimere una «svolta al modello di sviluppo attuale». L’Università Cattolica del Sacro Cuore è uno dei quattro atenei a livello mondiale incaricati di dare seguito a questo impegno. «Sono state scelte quattro piste di lavoro», ha detto monsignor Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica della Santa Sede. «La prima relativa alla dignità umana e ai diritti, la seconda area alla pace e alla cittadinanza, la terza all’ecologia integrale, e la quarta alla fraternità e allo sviluppo. E per ognuna di queste quattro aree sono state scelte quattro università che facciano da capofila di una rete di università non solo cattoliche, non solo ecclesiastiche, ma anche di altri espressioni culturali e religiose – come buddiste e musulmane che approfondiranno prossimamente questo lavoro di ricerca, di proposta di progetti e di condivisione».«Si tratta di centri peculiari in cui confluiscono competenze di docenti afferenti a diverse facoltà e dipartimenti che cercano di strutturare attività di ricerca o di terza missione che abbiano una connotazione pluridimensionale e una capacità di intercettare la complessità del reale che, come sappiamo bene, fatica a ordinarsi secondo i criteri dei settori scientifici», ha osservato il rettore Anelli. Tutto ciò nell’ottica di «un approccio secondo “universitas”, per una cultura diffusa che significa approccio consapevole alla cittadinanza e recupero della dimensione di carattere generale culturale e globale che appartiene alla origine delle università stesse».Secondo recenti stime UNESCO, ancora prima della pandemia Covid-19, circa il 17% dei bambini, adolescenti e giovani di tutto il mondo era completamente escluso dall’istruzione. Tuttavia le opportunità educative continuano a essere distribuite in modo diseguale nel mondo. L’Osservatorio per l’educazione e la cooperazione internazionale si propone di favorire la collaborazione tra università, centri di ricerca e organismi internazionali per promuovere studi, ricerche, attività formative e pubblicazioni sull’educazione e la cooperazione internazionale, sviluppando nuovi strumenti di analisi e di indagine che consentano la fondazione di una pedagogia della cooperazione internazionale basata sull’etica della responsabilità e sul principio di solidarietà, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa.

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Pakistan: La storia della minorenne cattolica rapita e violentata

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2020

Maira Shahbaz, la 14enne cattolica pakistana rapita e violentata, è scappata dalla casa di Mohamad Nakash, l’uomo che secondo l’Alta Corte di Lahore sarebbe suo legittimo marito perché, secondo il giudice, l’adolescente si sarebbe convertita all’Islam. Maira dopo la fuga si è recata presso una stazione della polizia riferendo fra l’altro di essere stata filmata mentre veniva violentata dal sequestratore. La ragazza di Madina Town (Punjab) insieme alla madre Nighat e a tre fratelli sono attualmente in fuga dall’abitazione di Nakash, residente nei pressi di Faisalabad, luogo dove secondo fonti vicine ai familiari della vittima sarebbe stata anche costretta a prostituirsi. Maira ha confermato di rifiutare l’abiura della propria fede cattolica, sottolineando di essere stata ingannata tramite la firma di documenti in bianco estortale dal rapitore. Ha aggiunto che il sequestratore e i suoi complici l’hanno minacciata di pubblicare online il video dello stupro qualora non si fosse attenuta alle loro richieste. La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) è entrata in possesso, tramite il legale della famiglia, l’avv. Khalil Tahir Sandhu, del documento attestante le dichiarazioni rese da Maira alle forze di polizia. Descrivendo quanto accaduto dopo il sequestro avvenuto lo scorso aprile la minorenne ha dichiarato: “Mi sono trovata in un luogo sconosciuto dove l’accusato mi ha costretta a prendere un bicchiere di succo contenente un alcolico. In quel momento ero semi cosciente e l’accusato mi ha stuprata violentemente e mi ha anche filmata mentre ero nuda. Quando sono tornata in me ho iniziato a gridare e a chiedere loro di lasciarmi andare. Hanno minacciato di uccidere tutta la mia famiglia. Mi hanno anche mostrato il video in cui ero nuda e le foto che avevano scattato con i loro cellulari mentre mi stupravano». La vittima ha ribadito: «La mia vita era in balia dell’accusato e… Nakash mi ha stuprata ripetutamente e violentemente». L’attivista per i diritti umani Lala Robin Daniel, in un colloquio con ACS, ha descritto la vita in fuga della vittima, costretta a spostarsi continuamente da un posto all’altro. «Maira è traumatizzata. Vogliamo portarla da un medico ma temiamo di essere scoperti». La famiglia ha richiesto l’arresto di Mohamad Nakash per crimini sessuali ai danni di un minore e l’avv. Tahir Sandhu si è rivolto all’autorità giudiziaria per ottenere l’annullamento del presunto matrimonio e il riconoscimento della violenza subita anche per ottenere la conversione all’Islam. Il presunto sequestratore ha reagito richiedendo l’arresto della madre della vittima, Nighat, degli zii e di Lala Robin Daniel asserendo che loro avrebbero rapito la ragazza portandola via dalla propria casa nei pressi di Faisalabad. Sono passate quasi tre settimane dopo la decisione assunta dall’Alta Corte di Lahore a favore di Mohamad Nakash, nonostante il legale di Maira abbia prodotto un certificato di nascita ufficiale dal quale risulta che l’adolescente aveva 13 anni al tempo del presunto matrimonio che si sarebbe consumato mesi prima del sequestro, lo scorso ottobre. Il religioso islamico citato nel certificato di matrimonio lo ha peraltro dichiarato falso e si è rivolto alle forze di polizia. Dopo mesi dal sequestro e dalle violenze fisica e spirituale Maira attende giustizia, e con lei restano in attesa le altre 2.000 ragazze che ogni anno in Pakistan subiscono trattamenti simili.

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Rapimento della minorenne cattolica pakistana Huma Younus

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

Tabassum Yousaf, avvocatessa dell’Alta Corte del Sindh, la provincia pakistana con capoluogo Karachi, è attualmente impegnata nella difesa dei genitori della quindicenne cattolica Huma Younus, rapita nell’ottobre 2019 e costretta alla conversione all’Islam. La legale, in un colloquio con Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha fornito un drammatico aggiornamento della situazione personale e giudiziaria dell’adolescente. «Huma ha chiamato i genitori informandoli che è rimasta incinta a causa della violenza carnale subita. A seguito della richiesta del padre di lasciare l’abitazione del sequestratore per tornare a casa la minorenne ha risposto che non le è permesso di uscire e che la sua vita è diventata ancor più difficile essendo imprigionata dentro le mura di una camera», ha riferito l’avv. Tabassum Yousaf. Il rapitore, il musulmano Abdul Jabbar, ha un fratello di nome Mukhtiar, impiegato dei Rangers, una forza di sicurezza. «Quest’ultimo ha chiamato i genitori di Huma con video-telefonate e, facendo vedere loro le armi, li ha minacciati dicendo che li avrebbe uccisi qualora avessero cercato la figlia. Lo stesso Mukhtiar ha aggiunto, tramite messaggi-audio, che anche se tutti i cristiani si mettessero insieme per riavere Huma lui ucciderebbe sia i genitori sia chiunque intenda aiutare questi ultimi». Sul piano giudiziario, ha spiegato la legale della famiglia di Huma, il tribunale di primo livello (Third Judicial Magistrate di Karachi Est) ha chiuso il caso per mancanza di prove. E’ stato presentato ricorso in appello al medesimo giudice al fine di riesaminare le prove documentali, e il magistrato ha interessato la competente autorità pubblica, il NADRA, al fine di acquisire il certificato di nascita dell’adolescente. La prossima udienza è fissata per il 13 luglio 2020. L’avvocatessa dei genitori della ragazza aveva peraltro già fornito, nel corso di una delle udienze, due documenti ufficiali da cui risulta la minore età: un attestato della scuola e il certificato di battesimo della parrocchia cattolica St. James di Karachi. Entrambi i documenti riportano la data di nascita di Huma: 22 maggio 2005. Quanto all’Alta Corte del Sindh, è ancora chiusa a causa della pandemia da coronavirus e probabilmente riaprirà nel mese di agosto. Solo successivamente si potrà ottenere la fissazione di un’udienza presso la medesima Corte.
Il legale del rapitore Jabbar, spiega l’avvocatessa di Huma, punta a guadagnare tempo sfruttando ogni cavillo legale perché tra 3 anni l’adolescente sarà 18enne e il caso, con grande probabilità, sarà archiviato definitivamente. La Corte Suprema del Pakistan, la stessa che ha assolto Asia Bibi, teoricamente potrebbe esaminare e giudicare il caso in tempi brevissimi ma la società islamica radicale del Pakistan non permette al sistema giudiziario di essere autonomo. Inoltre quando è in gioco il diritto delle minoranze religiose si tende a dilazionare perché esso non viene considerato né prioritario né urgente. Il già citato caso Bibi rappresenta da questo punto di vista un precedente eloquente. Circa la diffusione del fenomeno di cui è rimasta vittima Huma, l’avv. Tabassum Yousaf riferisce che molte ONG forniscono stime dei casi registrati e resi noti all’opinione pubblica, aggiungendo che non tutti vengono riportati, «per cui secondo la mia lettura basata sull’esperienza i casi simili sono 2.000 all’anno, sia registrati sia non registrati». Secondo la legale della famiglia di Huma «una giustizia in ritardo è una giustizia rifiutata, per cui ogni ritardo nelle decisioni per la difesa dei diritti delle minoranze religiose rappresenta una negazione di tali diritti. Il tribunale ha ritardato e continua ritardare la giustizia a beneficio di Huma solo perché è una minore cristiana. Se si fosse verificato un caso analogo ai danni di una minore musulmana tutte le autorità si sarebbero date da fare. Sono sicura in qualità di avvocato che il Presidente della Corte Suprema del Pakistan potrà assicurare la giustizia ai genitori della minore e ad Huma stessa. Ad ogni altro livello inferiore dell’ordinamento giudiziario la giustizia per le minoranze non sarà possibile», conclude amaramente la legale.

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Scuola: Precari, i dimenticati di religione cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Maggio 2020

Manca all’appello da 16 anni, nel frattempo si sono accumulati 15 mila posti e altrettanti precari: sono i numeri altisonanti che riguardano la mancata pubblicazione del concorso di religione cattolica, per il quale non sono bastati il disco verde della Conferenza episcopale italiana e l’approvazione del decreto salva precari di fine 2019. Nell’elenco delle procedura selettive giunte mercoledì scorso in Gazzetta ufficiale manca proprio questo concorso. E non si comprende perché, considerando che l’ultimo fu bandito nel lontano 2004 e i posti da coprire sono tantissimi: in ogni caso, visto che le cose vanno per le lunghe, serve una procedura selettiva d’urgenza.Marcello Pacifico (Anief): “Anche quando sarà bandito, il concorso ordinario andrà comunque ad assorbire poco più di 2 mila precari storici: seppure riservando la metà dei posti a chi ha svolto almeno tre anni di supplenze sulla materia, lascerà nello stato di precarietà la stragrande maggioranza degli attuali docenti non di ruolo. Ecco perché serve subito, come ha fatto Anief con un emendamento al Decreto Legge n. 22 sulla Scuola, un decreto che apra ad un concorso per titoli per portare alla stabilizzazione 7 mila precari o in alternativa una procedura straordinaria: entrambi sarebbero riservati a chi ha svolto almeno due annualità di supplenze anche non continuative. Questi lavoratori vanno inquadrati nei ruoli dello Stato, come chiede l’UE dal 1999 a tutti i Paesi membri per non incorrere nell’abuso contratti a termine. È l’ora di finirla con questo abuso. Altrimenti ci penserà il tribunale”.Tra le richieste di modifica che la commissione Cultura di Palazzo Madama dovrà esaminare la prossima settimana c’è anche la proposta di Anief per l’emanazione di un decreto che autorizzi l’istituzione di una graduatoria per titoli ai fini dell’assunzione di 7 mila insegnanti di religione cattolica su posti vacanti e disponibili con più di 24 mesi di servizio a tempo determinato in tutte le scuole dove si svolge il servizio nazionale d’istruzione. In alternativa, il giovane sindacato ha proposto l’avvio di un concorso straordinario riservato ai docenti che insegnano religione cattolica con 24 mesi di servizio svolti. Le procedure non porterebbero maggiori oneri per la finanza pubblica, in quanto l’assenza di personale obbliga l’amministrazione a reiterare decine di migliaia di contratti di lavoro a tempo determinato, determinando un maggior esborso per la finanza pubblica a causa delle richieste di risarcimento per violazione della direttiva 1999/70/CE.

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Sapienza, Polimi e Bocconi tra le Migliori Dieci Università al Mondo

Posted by fidest press agency su domenica, 4 marzo 2018

LONDRA/PRNewswire/ L’ottava edizione del QS World University Rankings by Subject, pubblicata oggi dagli analisti della formazione universitaria QS Quacquarelli Symonds, classifica l’eccellenza delle migliori università al mondo in 48 discipline e in cinque macro aree di studio.Per compilare questa classifica, QS ha analizzato i corsi di laurea e post-lauream di 4.522 ateneei in 75 nazioni, 198 milioni di citazioni e 22.4 milioni di research papers; Questo studio include le opinioni di 75.000 accademici internazionali e di 40.000 responsabili delle risorse umane e altre figure manageriali responsabili per le assunzioni.L’Università di Harvard continua a dominare il ranking, classificandosi al primo posto in quattordici discipline, seguita dal Massachusetts Institute of Technology (MIT), che primeggia in undici e dall’Università di Oxford, numero uno in quattro discipline. Anche l’Università di Cambridge vanta una performance da record, posizionandosi tra le prime dieci in ben 37 discipline.
Tra le Università Italiane, Sapienza- Università di Roma è la migliore al mondo in Scienze dell’Antichità, superando Cambridge (2°) Oxford (3°) e Harvard (5°); La Sapienza entra tra le Top-10 per Archeologia (nona). Inoltre, si piazza tra le Top-50 al mondo anche per Scienze Archivistiche e Librarie (33°), Fisica e Astronomia (39°) e Scienze Naturali (50°).
Il Politecnico di Milano continua l’ascesa che lo porta a conquistare il quindo posto al mondo in Design, e il nono posto in Architettura e in Ingegneria Civile e Ambientale. Inoltre, sale al 17° posto in Ingegneria Meccanica e ottiene lo stesso risultato per la macro area di studio Ingegneria e Tecnologia.Polimi ottiene altri due piazzamenti tra le Top-50: 35° per Ingegneria Elettronica e 44° per Informatica.
L’unica altra italiana tra le Top-10 al mondo è l’Università Bocconi, che sale al decimo posto in Business & Management, una tra le discipline più competitive; Inoltre, Bocconi guadagna sei posizioni in Scienze Sociali e Management, piazzandosi all’11° posto, quattro in Contabilità e Finanza, dove sale al al 29° posto e mantiene il 16° posto nella classifica mondiale di Economia.
L’Università di Bologna (UNIBO) é presente nella Top-100 più di ogni altra università italiana, posizionandosi in questo range in 25 discipline, quattro in più rispetto al 2017;
L’ Università degli Studi di Pisa ottiene il 12° posto Scienze dell’Antichità , seguita da Università degli Studi di Roma – Tor Vergata al 13°. Per entrambe, questo risultato è il più alto mai ottenuto in questa classifica; lo stesso vale per l’Università degli Studi di Pavia (UNIPV), che si posiziona al 30° posto, Scuola Normale Superiore di Pisa (40°) e l’Università degli Studi di Siena (50°) in questa disciplina, inclusa per la prima volta quest’anno, in cui l’Italia eccelle e domina.
L’Università degli Studi di Padova (UNIPD) balza al 27° posto in Anatomia e Fisiologia, guadagnando ben quindici posizioni dalla scorsa edizione.
L’Università degli Studi di Milano vanta quattro piazzamenti tra le Top-50 e altri due tra le
Top-100; È l’unica eccellenza italiana nelle classifiche di Odontoiatria (49°) e di Veterinaria (49°) e ottiene il miglior risultato in Farmacia (46°).
L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano debutta nella nostra lista di Teologia (fascia 51-100) e si conferma nella fascia 101-150 per Medicina, Economia, Giurisprudenza ed altre tre discipline; Inoltre, guadagna 32 posizioni nella macro area di Studi Umanistici, conquistando il 137° posto.
Il Politecnico di Torino conta quattro posti tra le Top-50: uno in più dello scorso anno, grazie al 33° posto per la macro area di studi di Ingegneria e Tecnologia. Un salto in avanti di 19 posizioni rispetto alla edizione precedente.
Università degli Studi di Napoli Federico II è l’unico ateneo del sud Italia tra i primi cento al mondo in una disciplina. L’eccellenza della più importante università partnenopea si esprime al massimo nell’Ingegneria Civile e Ambientale (51-100) in questa classifica. Guadagna inoltre oltre cinquanta posizioni nella macro area Ignegneria e Tecnologia, posizionandosi al 158° posto, oltre a figurare in di 22 discipline sulle 53 totali.
Il prestigioso Conservatorio di Roma Santa Cecilia perde due posizioni per Arti dello Spettacolo, slittando al 30° posto mentre l’Accademia di Belle Arti si trova nel range 101-150 per Arte & Design.

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Lecito Parlare in Senso Teologicamente Stretto di “Chiesa Conciliare” Sostanzialmente Diversa dalla Chiesa Cattolica?

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2016

di don Curzio Nitoglia. Quando si parla di Concilio Vaticano II come dogmaticamente inaccettabile, non si può racchiudere in tale constatazione di “rottura oggettiva con la Tradizione apostolica” la responsabilità soggettiva o formale di chi lo ha accolto in buona fede, pensando di obbedire all’Autorità. È un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Concilio Vaticano II è stato convocato e promulgato dal Papa e tutto l’Episcopato (compresi mons. Marcel Lefebvre e mons. Antonio de Castro Mayer) vi ha partecipato e lo ha riconosciuto come Concilio della Chiesa (anche se solo “pastorale”). Perciò quelli che lo accettano non possono essere equiparati a coloro che sono fuori della Chiesa. Infatti nessuno avente autorità (Papa e vescovi) li ha condannati e separati da Essa, né possiamo farlo noi,che siamo privi di autorità. Così non si deve neppure dimenticare che la Nuova Messa (di Paolo VI), pur allontanandosi “in maniera impressionante dalla teologia cattolica sul Sacrificio della Messa” (A. Ottaviani – A. Bacci), è stata fatta dal Papa e non da Lutero, che è uscito dalla Chiesa ufficialmente. Quindi i sacerdoti e i fedeli, che son costretti dalle circostanze storiche a subire e a partecipare ad un Rito ambivalente (protestante e cattolico) non ne hanno necessariamente bergoglio  tradizionecolpa soggettiva o formale, sono membri della Chiesa cattolica (dalla quale nessuno avente autorità li ha espulsi) e non sono scismatici o eretici come i vecchi cattolici e i luterani. Il fatto che l’oggetto dell’insegnamento, ossia la dottrina ante-Vaticano II e quella del Vaticano II discordano in molti punti non pone problemi all’indefettibilità della Chiesa, poiché l’insegnamento “pastorale” del Vaticano II non è infallibile, avendo esso rinunciato a voler definire ed obbligare a credere. Vi è, dunque, sostanzialmente un solo e identico soggetto (Chiesa), che insegna in maniera diversa quanto al modo: con Magistero dogmatico infallibile e con Magistero pastorale non infallibile. Se si nega che il soggetto Chiesa è lo stesso prima e dopo il Concilio, implicitamente e almeno praticamente,si nega l’articolo di Fede “Credo unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam” poiché la Chiesa che Cristo ha fondato su Pietro e i suoi successori (i Papi) dovrà durare ininterrottamente sino alla fine del mondo sostanzialmente inalterata.
“Chiesa conciliare”, Chiesa cattolica e contro-chiesa. Parimenti si può parlare, in senso largo o non strettamente teologico, di soggetto “Chiesa conciliare” (come hanno fatto i cardinali Benelli e Koch) in opposizione al soggetto Chiesa cattolica romana tradizionale. Infatti l’oggetto insegnamento magisteriale pastorale (Concilio Vaticano II) o puramente “esortativo” (Francesco I, Esortazione apostolica Amoris laetitia, 19 marzo 2016) sono in contraddizione con l’oggetto dell’insegnamento dogmatico e costante della soggetto Chiesa cattolica da S. Pietro a Pio XII. È il piano che la Pio XII“Sinagoga di satana” (Apoc., II, 9) ha sempre avuto in mente sin dalla fondazione della Chiesa di Cristo (“configgendo il Verbo incarnato in croce”, Pio XI, Enciclica Mit Brennender Sorge, 14 marzo 1937) ed ha cercato di attuare nel corso dei secoli, perseguitando la Chiesa o “Cristo continuato nella storia” a partire da Giuda, dal martirio di S. Stefano, degli Apostoli, dei fedeli, dallo Gnosticismo cristiano del I secolo e dalle prime eresie anti-trinitarie e cristologiche del IV-V secolo, con qualche successo parziale (cfr. la crisi ariana del IV secolo, il X secolo detto “periodo bronzeo” della Chiesa; il Grande Scisma d’Occidente, il Concilio Vaticano II e il post-concilio da Paolo VI a Francesco I). Ma, nonostante tutti gli sforzi dell’inferno e dei suoi accoliti (da Giuda agli ariani e ai modernisti), “le porte dell’Inferno non prevarranno contro di Essa”. La fede ci assicura che anche quest’ultimo tentativo di distruggere la Chiesa di Cristo (Vaticano II) è destinato a fallire come tutti gli altri che lo hanno preceduto e come la persecuzione dell’Anticristo finale, che concluderà la storia dell’umanità e della Chiesa con la vittoria definitiva di Cristo. “Dio salvi la Chiesa dalle colpe degli uomini di Chiesa” (d. Francesco Putti).
Per interpretare correttamente la teologia del Concilio Vaticano II occorre, dunque, ritornare alla distinzione classica e scolastica tra il soggetto Chiesa, che insegna, e l’ oggetto o la verità insegnata, la quale, se il Magistero non vuole definire e obbligare a credere, può contenere eccezionalmente l’errore ed essere in rottura con la Tradizione (“quod ubique, ab omnibus et semper creditum est”), non dimenticando che l’ universalità del Magistero non riguarda solo l’omnibus ossia il Corpo insegnante (tutti i Vescovi più il Papa), ma anche il semper, ossia la continuità dell’insegnamento, che proprio perché costante non può essere erroneo (cfr. Pio IX, Tuas libenter, 1863).Certamente la Chiesa è ‘soggetto insegnante’, tuttavia gli uomini di Chiesa non devono appropriarsi della Rivelazione divina, contenuta nella Tradizione apostolica e nella S. Scrittura per interpretarla soggettivisticamente come a loro sembra, ma devono custodirla, mantenerla invariata sostanzialmente o oggettivamente (anche se approfondita e penetrata) e poi trasmetterla spiegandone il significato genuino omogeneamente, cioè senza contraddizioni (Conc. Vat. I, Pastor aeternus, cap. IV).L’ interpretazione della Rivelazione è condizionata dalla sua conservazione e ordinata alla sua trasmissione.
papa_ratzingerIl guaio è che con il Concilio Vaticano II è stato sovrapposto il soggetto Chiesa all’oggetto insegnato e sono stati legittimati “pastoralmente” alcuni cambiamenti di dottrina con la continuità del soggetto Chiesa, che dovrebbe far passar, così, in second’ordine, il cambiamento dell’ oggetto dottrina insegnata (collegialità episcopale, pan-ecumenismo, diritto di libertà delle false religiosi, rapporti Chiesa/giudaismo postbiblico, unicità della Scrittura come fonte di Rivelazione escludendo la Tradizione, panteismo antropologico…). Questo è l’escamotage di cui si servono i neomodernisti per accreditare “l’ermeneutica della continuità” della dottrina insegnata prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II. Il Magistero Conciliare (Vaticano II compreso) è di per sé Solenne o Straordinario e Universale, trattandosi di tutti (moralmente e non matematicamente) i Vescovi riuniti in Concilio sotto il Papa in maniera non abituale ma eccezionale: «Quanto al Vaticano II, sarebbe assurdo negargli il carattere di Magistero Conciliare, quindi Solenne, non Ordinario, perché in tal caso si negherebbe il [fatto o l’esistenza del] Concilio stesso. […]. Se una cosa è, non può non essere». Ossia è un fatto, e “contro il fatto non vale l’argomento”, che il Papa ha convocato tutti i Vescovi del mondo nel Concilio Vaticano II, il quale è esistito (chi può negarlo?), si è svolto e si è concluso sotto la direzione del Papa e non è stato impugnato da nessun Vescovo residenziale o avente giurisdizione (neppure da mons. Marcel Lefebvre e da mons. Antonio de Castro Giovanni Paolo  IIMayer) né da nessun Cardinale. Quindi canonicamente è un Concilio Ecumenico legittimamente convocato e promulgato.In breve la legittimità del Vaticano II come Concilio Ecumenico (quanto a convocazione, esistenza e promulgazione) è distinta dall’ortodossia della dottrina da esso insegnata così come la validità e legittimità dell’elezione canonica di Paolo VI-Francesco I (soggetto Papa esistente in atto) non si identifica con la loro ortodossia dottrinale (oggetto da loro insegnato). Il Vaticano II è realmente Magistero Conciliare e perciò Solenne, ma non è infallibile in quanto non ha voluto essere dogmatico: «ha [giuridicamente] le carte in regola che lo fanno un autentico Concilio ed esigono che sia come tale riconosciuto. […]. L’autenticità conciliare gli deriva dalla canonicità della sua convocazione, della sua celebrazione e della sua promulgazione. […]. La qualcosa non depone di per sé per la dogmaticità dei suoi asserti […], trattandosi di un Concilio che, fin dalla sua convocazione […], escluse formalmente dal proprio orizzonte l’intento definitorio».
Il Concilio (e quindi anche il Vaticano II) è Magistero straordinario “quanto al modo”, nel senso che il Concilio non è abitualmente o permanentemente riunito, ma è radunato straordinariamente o solennemente ed eccezionalmente; tuttavia “quanto alla sostanza” il suo insegnamento è infallibile soltanto se definisce una verità di Fede come da credersi obbligatoriamente. Quindi il Magistero sia ordinario che straordinario è infallibile solo se ha questa ‘volontà di definire e obbligare a credere’.In breve, per esercitare l’infallibilità, è essenziale obbligare i fedeli a credere come divinamente rivelato ciò che si definisce sia in ‘maniera ordinaria’ sia in ‘maniera solenne o straordinaria’ (il modo è elemento accidentale dell’ infallibilità). La forma esterna solenne o straordinaria ‘quanto al modo’ di pronunciarsi non è per sé indice di infallibilità; l’essenziale è imporre ‘quanto alla sostanza’, in ‘maniera ordinaria o straordinaria’, la dottrina annunziata definitivamente e obbligatoriamente per la salvezza. Onde non tutto ciò che è Magistero Straordinario, quanto alla forma esterna ‘non comune’ o ‘non ordinaria’ di pronunciarsi con formule solenni, è infallibile.
La gravità della situazione attuale è tale che umanamente non è risolvibile poiché nessun essere umano può condannare giuridicamente e deporre il Papa. Tuttavia la Chiesa è soprannaturale quanto all’origine, al fine e ai mezzi (tranne i membri umani che la compongono) e quindi occorre mantenere viva la Fede nella divinità della Chiesa e nel suo trionfo a ligno (come Gesù, di cui la Chiesa è la continuazione nella storia sino alla fine del mondo).Si comprende che di fronte allo scandalo pubblico dato dai Papi “conciliari” i cattolici si sentano scossi, indignati e anche smarriti, ma non bisogna sorpassare il limite consentito dalla sana teologia e dal buon senso: In certis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas.Tuttavia, data la situazione estremamente grave e confusa in cui ci troviamo (“hanno colpito il pastore e il gregge si è disperso”), occorre avere anche molta comprensione verso coloro che – in buona fede – per difendere la Fede cattolica dall’aggressione modernista “peccano” o per eccesso (sedevacantismo) o per difetto (obbedienza indebita).“Senza fede è impossibile piacere a Dio” (SAN PAOLO), ma “la Fede senza le opere buone è morta” (San Giacomo).Cerchiamo di mantenere la Fede che la Chiesa ha insegnato dogmaticamente o in maniera costante quanto al tempo (quod semper) ed universale quanto allo spazio (quod ubique) e quanto ai membri principali e secondari (et ab omnibus), senza dimenticare che la Fede deve essere vivificata dalla Carità soprannaturale, la quale non è sentimentalismo affettato e verbale, ma è l’osservanza effettiva del Decalogo. (d. Curzio Nitoglia) (articolo sintetizzato da: http://doncurzionitoglia.net/2016/08/07/da-3-fontane-a-isis/) (foto: bergoglio tradizione)

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L’educazione sessuale cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 gennaio 2011

Lettera al direttore. Benedetto XVI ha affermato che l’educazione sessuale nelle scuole di alcuni Paesi europei è una minaccia alla libertà religiosa. Benedetto XVI forse ha ragione. Nelle scuole bisognerebbe insegnare la morale sessuale della Chiesa cattolica. Nessun rapporto con la persona amata, anche se si è in età matura, persino per tutta la vita, se non si è sposati (art. 2353 del Catechismo). E, in mancanza di rapporti, attenzione a non masturbarsi, perché “la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato” (art. 2352). Gli omosessuali, da accogliere con compassione, sono chiamati alla castità (art. 2358). Quindi nessun rapporto per tutta la vita con persone della stessa identità di genere. Atto “intrinsecamente cattivo”, invece, anche per persone sposate in Chiesa, ricorrere al condom al fine di non procreare (art. 2370). Una donna che abortisce, anche nel caso in cui il feto sia affetto da malattia gravissima, oppure concepito a seguito di uno stupro, è un assassina come Caino (Giovanni Paolo II – Evangelium vitae). L’elenco sarebbe lungo, ma questo basta per rendersi conto che l’educazione sessuale cattolica è una minaccia alla libertà della persona. (Francesca Ribeiro)

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La chiesa cattolica in Sicilia dopo l’unità d’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 dicembre 2010

Carlo Ruta. Quando, il 20 settembre 1870, cadde Roma, e con essa l’ultimo tassello dello Stato Pontificio, entrava nel vivo una questione condizionante, in grado di competere, per certi versi almeno, con quella meridionale, che pure andava assumendo caratteri tipicamente militari, e con quella sociale, avvertita già a tutti i livelli. Da allora, i governi sabaudi, che si erano trovati nella necessità di attingere alle risorse della Chiesa per saldare i deficit dei bilanci di Stato, dovettero fare i conti fino in fondo con le tradizioni del paese reale, che, a dispetto del dilagante anticlericalismo, insistevano a trovare punti di forza nell’autorità morale dei campanili, delle parrocchie, delle diocesi, lungo tutto il territorio nazionale. La determinazione non venne meno, beninteso. Da vincitore, e da Stato laico, il regno sabaudo continuò a fare le regole, mentre la Chiesa dei pontefici, non più garantita dalla Francia di Napoleone III, reduce dalla mortificazione inferta da Bismarck a Sedan, si ritrovò confinata in uno spazio ristretto, nei palazzi vaticani, da cui dovette abituarsi a recitare la parte della grande sconfitta. Essa scelse, come è noto, l’ostilità strategica, che Pio IX sintetizzò nella formula del non-expedit, con cui veniva motivata l’inopportunità della partecipazione del clero alla vita politica del paese. Il Tevere divenne allora un fossato profondo, fino ad apparire insuperabile. E tale processo, di scollamenti e discordie, seguì in Sicilia un percorso coerente, legato nondimeno alle tipicità di alcune tradizioni.  Il clero dell’isola non era nuovo alle mortificazioni del potere pubblico, recando dietro un lungo iter di contenziosi, più o meno irrisolti. La nota «controversia liparitana» aveva fatto in qualche modo scuola. Aveva costituito comunque uno shock epocale, negli anni settanta del XVIII secolo, la confisca dei beni ecclesiastici pianificata da Napoli dal primo ministro Tanucci e condotta localmente dal vicerè Fogliari. Era stata, allora, la risposta dei Borboni al debordante potere economico che in Sicilia avevano acquisito in particolare i gesuiti, detentori, con altri ordini religiosi, di un terzo della intera superficie agraria. Nei decenni successivi la Chiesa siciliana aveva recuperato comunque il terreno perduto, per presentarsi negli anni clou dell’unificazione con un patrimonio cospicuo, indisponibile alle esigenze demaniali e dei ceti emergenti. La situazione dopo il 1861, agitata appunto dalle ideologie e dalle culture anticlericali, ma pure da bisogni del Tesoro, progredì quindi nella direzione sperimentata dai Borboni di Napoli. Gli effetti del decreto regio del 1867, che aboliva gli enti morali della Chiesa e ne confiscava i patrimoni, furono nell’isola non da poco. I beni delle diocesi finirono all’asta, per essere assunti infine da un ceto distinto, di estrazione borghese, che aveva partecipato in buona misura all’insurrezione e alle guerre garibaldine. Avrebbe potuto essere l’incipit di una rivoluzione agraria. Ma le cose andarono diversamente. Prevalse il principio della conservazione, mentre progrediva, negli ambiti stessi di quel notabilato, in bilico fra istanze democratiche e vecchie aristocrazie, una leva d’«ordine», di facinorosi, di cui per primo Raimondo Franchetti seguì i movimenti. Ma come reagì la Chiesa siciliana alla nuova umiliazione?  Coordinandosi con le difficoltà del tempo, il clero adottò, in via generale, una linea minimalistica. Ritiratasi dalla politica e dagli affari di Stato, la Chiesa scelse di correlarsi con la vita reale, delle città e delle campagne, occupando gli spazi sociali che, per via delle nuove contingenze, erano ancora preclusi allo Stato sabaudo, che d’altronde, prima da Torino, poi da Firenze, infine da Roma, imponeva la propria autorità con l’attivismo, più o meno truce, dei prefetti. A dispetto di tutto, essa continuò a interessarsi dell’educazione dei ragazzi. La legge Casati del 1859, che laicizzava l’istruzione, se aveva escluso infatti l’insegnamento religioso dalle scuole superiori, lo manteneva in quelle elementari. Per alcuni limiti formali in sede legislativa, la situazione rimaneva tale d’altronde dopo il varo della riforma Coppino del 1877. Come bene avrebbe rilevato Gramsci, la chiesa cattolica, forte del proprio radicamento, tanto più nel Mezzogiorno rurale, era legittimata comunque a rappresentare il mondo contadino, in condominio con il nascente socialismo. Se nella prassi politica le ragioni laiciste rimanevano allora preponderanti, sul terreno sociale, il prete, il vescovo, altre figure del clero, rimanevano essenziali. E soprattutto a quel punto in Sicilia come altrove, il mondo cattolico, fu indotto a coinvolgersi nelle questioni, a dividersi quindi, fino a rivelare due anime, compatibili e tuttavia distanti.  Da una parte si manifestava una Chiesa liturgica, che associava la tradizione al censo, il latinorum alle istanze dei potentati territoriali. Era già in cammino, evidentemente, la Chiesa che avrebbe prevalso nel primo Novecento, dagli anni del fascismo al dopoguerra. Dall’altro lato si poneva in gioco il cattolicesimo sociale, quello della povera gente, che con poche risorse ma con princìpi irrinunciabili avrebbe scortato le emergenze del secolo e di quello successivo. Con l’enciclica Rerum Novarum, Leone XIII cercò di trovare un punto di mediazione tra tali due realtà, riconoscendo legittimità alla questione operaia, mentre in Sicilia, da Caltagirone, il prete Luigi Sturzo maturava l’idea di un movimento politico, che chiamasse in causa la questione meridionale, facendo leva sul mondo contadino, attraverso gli strumenti della cooperazione, delle casse rurali, per combattere l’usura, dell’associazionismo. Negli anni della Destra come in quelli della Sinistra la questione contadina andò giocandosi in ogni caso nelle città, nelle borgate, nelle campagne, talvolta con effetti clamorosi, come quando, sotto il governo Crispi, la crisi economica, accentuata dalla guerra commerciale con la Francia e dalla diffusione della fillossera, che già negli anni ottanta aveva distrutto gran parte dei vigneti siciliani, fece erompere i bubboni del latifondo e delle miniere di zolfo. Le due linee del mondo cattolico emergevano allora con perentorietà.  I Fasci dei lavoratori, che percorsero la Sicilia nei primi anni novanta, non coinvolsero solo contadini ed operai sensibili alle dottrine socialiste. Nelle piazze e nelle campagne, dove si manifestava contro le vessazioni feudali, con naturalezza i ritratti di Garibaldi e Mazzini venivano coniugati con le icone di Cristo e perfino dei santi patroni. Si trattava appunto del cattolicesimo più in basso, che, a dispetto di tutto, cominciava a interloquire con le associazioni socialiste. Altro fu invece l’atteggiamento del clero ufficiale, che in quasi tutte le diocesi censurò in modo emblematico il movimento, prendendo le difese dei latifondisti e dei proprietari di zolfare. In un primo momento il vescovo di Caltanissetta Giovanni Guttadauro dimostrò un qualche riguardo per le rimostranze popolari, ritenendo che non se ne potessero dissimulare le cause. Ma nel 1894, quando la repressione di Crispi chiudeva i conti con i Fasci, con il risultato di oltre 150 morti, precisò la propria opinione, affermando che le plebi erano state illuse «da istigatori malvagi e da ree dottrine». E in modo analogo si espressero altri prelati, dal vescovo di Noto Giovanni Blandini, che definì «stoltizia» l’aspirazione a una distribuzione equa dei beni, al cardinale di Palermo Michelangelo Celesia, che si congratulò di persona con commissario regio Roberto Morra di Lariano, pianificatore delle stragi che posero fine al movimento.   Negli anni successivi il cattolicesimo dal basso continuò a operare in difesa della dignità umana. Nei primi decenni del Novecento ebbe pure i suoi morti, come Giorgio Gennaro, ucciso a Ciaculli nel 1916, Costantino Sella, ucciso a Resuttano nel 1919, Stefano Baronia, ucciso a Gibellina nel 1920. Introdottasi nel nuovo ordine di cose, la Chiesa ufficiale assumeva invece lo status di potere fra i poteri, con la sanzione dei Patti Lateranensi. La continuità di tale status negli anni della repubblica fu poi un esito congiunto del ceto politico guidato da De Gasperi e delle gerarchie di Pio XII. Alla guida dell’arcidiocesi di Palermo finiva a quel punto il cardinale Ernesto Ruffini, secondo cui la mafia era solo un’invenzione per colpire la DC e i siciliani. Con l’avvento di Giovanni Roncalli e con i percorsi della Chiesa post-conciliare pure nell’isola si sarebbe aperto comunque il tempo delle rettifiche. Carlo Ruta. (Fonte: “Left Avvenimenti – L’Isola Possibile”)

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Luci e ombre della Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 novembre 2010

Lettera al direttore. Nel libro “Luce del mondo”, il Papa afferma che l’omosessualità non sarebbe “moralmente giusta”, giacché “rimane qualcosa che è contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”. Credo che se il Papa avesse presente l’immane sofferenza che i pregiudizi sull’omosessualità hanno generato, se avesse contezza di quanti giovani, alle volte ragazzi, quei pregiudizi hanno spinto al suicidio, forse sarebbe più cauto nel fare certe dichiarazioni. La luce della Chiesa alle volte è solo ombra tetra. Ma veniamo alla sua affermazione. Se è vero  che l’omosessualità non è moralmente giusta, poiché “contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”, dovrebbe essere altrettanto vero che anche l’eunuchismo non è moralmente giusto. Gesù però non sembra considerasse immorale ciò che sarebbe “contro la natura di quello che Dio ha originariamente voluto”. Leggiamo il Vangelo:  «Vi sono infatti eunuchi che nacquero così dal seno della madre, e vi sono eunuchi che furono resi tali dagli uomini, e vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il regno dei cieli. Chi può comprendere, comprenda» ( Mt 19,12). E’ evidente che Gesù non esprime nessun giudizio negativo sugli eunuchi, anzi, esprime giudizio positivo su coloro che si rendono eunuchi (che rinunciano a sposarsi) in vista del regno dei cieli. Deduzione logica: se l’enuchismo è moralmente giusto, anche l’omosessualità è moralmente giusta. Se invece ha ragione il Papa, ed aveva torto Gesù, significa che, essendo moralmente non giusta l’omosessualità, lo sarà anche la rinuncia all’esercizio della sessualità. Renato Pierri (scrittore)

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Iorio taglia budget alla Cattolica di Campobasso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

Campobasso E’ di qualche giorno fa la notizia che il Governatore del Molise Michele Iorio vorrebbe ridurre del 45% il budget assegnato alla struttura ospedaliera dell’Università Cattolica con sede a Campobasso, poiché sostiene che  i costi di gestione della sanità molisana sono eccessivi e occorre quindi mettere in campo un piano drastico di revisione e di contenimento dei costi. Se il Centro dovesse chiudere si tornerà ai cosiddetti viaggi della speranza per curarsi fuori Regione.  Anna Aurisano, la responsabile del Molise dell’Italia dei Diritti lancia un appello a Iorio: “Presidente, ascolti i cittadini molisani tutti, che vedono nel centro medico della Cattolica di Campobasso un polo d’eccellenza per il Molise, e per tutto il centro sud e un presidio altamente specializzato  in determinate patologie, tra cui un centro medico oncologico rivolto alle donne”. La rappresentante dell’Italia dei Diritti sposa le richieste formulate dal comitato spontaneo Pro cattolica e annuncia: “Scenderemo insieme in piazza a Campobasso martedì 14 settembre alle ore 17.30 per chiedere a Iorio di revocare le disposizioni del Decreto 2 agosto n. 53, che assegna alla struttura un budget complessivo di soli 33, 896 milioni di euro ed una riduzione drastica delle prestazioni erogabili. Chiediamo la formulazione di un piano sanitario che preveda una corretta integrazione tra tutte le strutture sanitarie del territorio, che tuteli esclusivamente gli interessi del paziente”. Sono certa – sottolinea e conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro –  che Iorio ascolterà le voci dei molisani e tornerà indietro sui suoi passi”.

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Cattolica ingenua e sognatrice

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2009

Lettera al direttore. Caro direttore, il cardinale del Ghana, Peter Kodwo Appia Turkson, nel corso di una conferenza stampa in Vaticano ha detto: “La Chiesa cattolica è pronta all’elezione di un papa africano…Questa esperienza è già stata fatta in politica e anche la Chiesa è pronta. La Chiesa è universale…Tutto questo è possibilissimo, perché no, non credo che ci debbano essere obiezioni a un papa nero”. Ed a me, cattolica ingenua, il discorso mi sembra un po’ buffo. Non capisco perché si debba fare. Pensavo che l’elezione di un papa africano dovesse essere la cosa più normale del mondo. E siccome sono anche una sognatrice, ho pensato ad un altro discorso che piuttosto sarebbe ora di fare: “La Chiesa cattolica è pronta all’elezione di un papa donna…Questa esperienza è già stata fatta in politica e anche la Chiesa è pronta. La Chiesa è universale…Tutto questo è possibilissimo, perché no, non credo che ci debbano essere obiezioni a un papa donna”. Davvero un sogno, se si considera che oggi a una donna cattolica è negato il sacerdozio. E pensare che se in Palestina duemila anni fa ci fosse stata una cultura matriarcale, Maria avrebbe messo alla luce una Bambinella… (Elisa Merlo)

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