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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Il cattolicesimo e le nuove sfide

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 marzo 2018

I temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove provocazioni di “frontiera” della genetica.
La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non dico, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione.
Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che, concedendo qualcosa, si finisca con il far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi.
E’ anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni considerano la religione un sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in virtù di ciò, non accettano il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo papa Giovanni Paolo II, e in una certa misura i suoi predecessori, l’hanno compiuta sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti delle altre professioni cristiane, ma è ancora poco se vogliamo dare una nuova visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente.
Non dico, però, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggerisco che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso)

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Il cattolicesimo e le nuove sfide

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 settembre 2017

vaticanoI temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove provocazioni di “frontiera” della genetica.
La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non dico, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione.
Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che, concedendo qualcosa, si finisca con il far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi.
E’ anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni considerano la religione un sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in virtù di ciò, non accettano il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo papa Giovanni Paolo II, e in una certa misura i suoi predecessori, l’hanno compiuta sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti degli altri credi religiosi, ma è ancora poco se vogliamo dare una visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente.
Non dico, però, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggerisco che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso)

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Il cattolicesimo e più in generale il mondo cristiano di fronte alle sfide della nostra contemporaneità

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

giovanni paolo II temi ricorrenti, e non sono solo di questi giorni, sono quelli che più di frequente appaiono anche sui quotidiani di tutto il mondo e si riferiscono alle coppie di fatto, a matrimoni omosessuali, alla riproduzione sessuale in vitro, ai divorzi e più in generale alle nuove sfide di “frontiera” della genetica. La risposta che oggi abbiamo, sia pure articolata in modo diverso, è quella di generale chiusura per il diverso che si prospetta e con un certo irrigidimento delle posizioni in specie in casa del Vaticano. Non diciamo, a questo punto, che sia un errore fissare dei paletti oltre i quali presumere che si possa giungere a creare confusione di ruoli e perdita di valori etici e religiosi. Tutt’altro. Vi è, in ogni caso, un margine entro il quale occorre ragionare con più ponderazione. Il timore è pienamente giustificato da parte di chi pensa che concedendo qualcosa si finisca con far franare il castello che si è costruito in secoli di professioni di fede e di dogmi accertati e riconosciuti validi e sperimentati con successo nel tempo a dispetto degli eventi e della loro mutabilità legata, si ritiene, alle mode e non alle certezze alle quali sembravano ancorarsi. Ma è anche vero che una revisione delle “certezze” va fatta sgombrando il campo dall’idea che taluni si sono fatta che la religione è sinonimo di “conservazione”, di “tradizione” e che, in considerazione di ciò, non accetta il nuovo per partito preso e non per intimo convincimento. Di certo un grande passo l’ha compiuto Giovanni Paolo II ed in una certa misura i suoi predecessori e l’attuale papa l’hanno compiuto sul fronte del riconoscimento dei propri errori nei confronti delle altre professioni cristiane, ma è ancora poco se vogliamo dare una nuova visione di una Fede che sappia riconoscere i suoi limiti temporali mentre ci parla del trascendente. Non diciamo, quindi, le cose che dovrebbero essere cambiate o i rigori della dottrina che andrebbero smussati, ma suggeriamo che se ne parli sia pure a porte chiuse, ma se ne parli anche nei “palazzi” del potere ecclesiastico perché qualcosa è cambiato tra la gente e quel qualcosa merita la dovuta attenzione ed anche riconoscimento. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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L’amarezza vela il Vaticano

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 Mag 2012

angeli e demoni

angeli e demoni (Photo credit: papaitox)

Non avrei voluto essere testimone di questa brutta pagina del cattolicesimo italiano con un Vaticano letteralmente assediato da cronisti avidi di notizie scandalistiche. Se stiamo alle parole del fratello di Emanuela Orlandi al Santo Padre è stato persino impedito di parlare della sorella all’Angelus mentre in piazza San Pietro decine di migliaia di persone con striscioni, fotografie e cori chiedevano che Emanuela non fosse dimenticata così come, dopo 29 anni non l’hanno dimenticata quanti sono giunti numerosi da tutte le parti d’Italia. La polizia ha provato a fermarli, inutilmente. Era una marea. Era una marcia pacifica. Chiedevano un atto di giustizia, di chiarezza per una vicenda tanto tragica quanto oscura nei suoi risvolti.
Il vaticano per il Papa è una Babele. Per noi pesa come un macigno il sospetto che possa esservi dietro ad un rapimento un intrigo internazionale dai risvolti inquietanti e il licenziamento in tronco del presidente dello Ior lo sta a dimostrare. L’altro episodio sulla fuga di notizie e sottrazione di documenti top secret del Papa e del suo entourage sono diventati la classica ciliegina sulla torta,
Per nostra fortuna la fede è un’altra cosa e non si macchia di certo delle debolezze umane anche se si tratta di principi della chiesa.
Con molta probabilità ha ragione Ferrara che sul Foglio ha chiesto un gesto forte di Benedetto XVI per offrire la possibilità ad un papa giovane e profondamente onesto di prendere in mano le redini dell’amministrazione vaticana per fare pulizia della sporcizia che si trova nelle stanze curiali. Può significare dimissioni ma anche un atto di coraggio e di senso di responsabilità per una situazione che sta sfuggendo di mano e per un uomo di una certa età forse è sopra le sue possibilità.
A noi non resta altro che confidare nella provvidenza divina. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Lezione sul cattolicesimo sociale e politico

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2011

Perugia 9 aprile 2011 (ore 10:30) Palazzo Gallenga convegno nell’Ateneo su Giorgio Spitella dove fu rettore per dodici anni. A ricordarne la figura e l’operato saranno Giovanni Paciullo, Vittoria Garibaldi, Emilio Colombo e Pierferdinando Casini. A Stefania Giannini, che dal 2004 ricopre lo stesso incarico che fu di Spitella sino al ’94, il compito di ricevere i convenuti. A dieci anni dalla scomparsa di Giorgio Spitella, per cinquant’anni testimone autorevole dell’impegno cattolico in politica, l’Università per Stranieri di Perugia organizza un incontro pubblico per commemorarne figura di politico, di rettore e di uomo. Il lungo impegno pubblico di Spitella, umbro di Foligno, inizia nel 1956 come segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Perugia, ma è preceduto da un’appassionata esperienza di militanza nella Gioventù Italiana dell’Azione Cattolica umbra. Sono gli anni dei “baschi verdi”, ‘divisa’ dei giovani che avvertono profondamente e in prima persona il senso della chiamata ai doveri civili e religiosi e che percepiscono la necessità di testimoniarne la valenza anche in campo politico. Giorgio Spitella è tra questi, partecipando con impegno ed entusiasmo alle tante iniziative che la Gioventù Cattolica anima in quel decennio. Dal patrimonio ideale e spirituale di quella stagione Spitella eredita un’inesauribile energia politica, che gli sarà di supporto per tutta la successiva esperienza parlamentare, governativa e accademica.Nel 1976 è eletto senatore, riconfermato quattro volte fino al 1987, facendo parte delle Commissioni Istruzione Pubblica, Beni Culturali, Affari Esteri, dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea occidentale (UEO). E’ inoltre sottosegretario ai Beni Culturali e Ambientali durante il terzo, quarto e quinto governo Andreotti. Nel 1982 è eletto Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, che nei dodici anni della sua reggenza amplia e consolida in modo significativo il ruolo di istituzione protagonista della politica estera culturale italiana.

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Il cattolicesimo di Ratzinger

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2010

L’insistenza del pontefice, ancora espressa nella cattolicissima Spagna,  delle “radici cristiane dell’Europa”, documenta la pretesa massimalista di una superiorità culturale  del cristianesimo che limita la dimensione della Fede, non più universale ma  ristretta nell’alveo transnazionale di un Occidente pretestuosamente elevato al rango di cultura leader del pianeta. Il ruolo della fede diventa marginale, come un corollario alla storicizzazione che trascina l’immagine di Dio dentro i fenomeni e gli eventi umani.
La demolizione della soggettività operata da Benedetto XVI, fatta per esaltare la dipendenza dall’autorità finisce con l’annullare l’individuale distinzione tra “interno ed esterno”, in quanto aderente ad un meccanismo di rispondenza tra apparati sensoriali, che suggeriscono comportamenti positivisti, informazioni funzionali, tutti mirati alla sopravvivenza e alla riproduzione; per tutto ciò che di interno potrebbe risultare desiderato, interviene il potere a indicare e risolvere il metodo.  L’impatto con questa esaltazione del senso comune e del senso pratico non distingue il credo religioso, per questo viene indicata l’inalienabile radice cristiana dell’Europa, come carattere antropologicamente distintivo, assimilabile ai tratti somatici distintivi delle razze. Viene, implicitamente, esaltata l’abitudine a non pensare, a non riflettere, a non credere, a non sperare, che viene presentata come il culmine del nuovo progresso che riduce l’uomo alla stessa stregua delle formiche o delle termiti, impostando l’intera vita senza un perché, sostenuta solo dall’istinto di sopravvivenza.  Anche la scienza non lascia spazio al voler pensare, al voler riflettere, al voler credere, al volere sperare, e ci indica, impietosamente quali molecole stimolino il pensiero, la ragione, la riflessione, la fede, la speranza e l’amore, ma non ci dice PERCHE’ abbiamo pensato, creduto, sperato, amato.  L’aiuto per tornare a credere, a pensare…ad amare non può darcelo nessuno, violentati come siamo dalla pretesa onnipotenza del nuovo pragmatismo, che svuota l’uomo, ma riempie le cantine della Coscienza con gli ultimi ritrovati dell’inutile progresso.  Le parole non esprimono più sentimenti profondi in grado di commuovere, esaltare, illudere (forse), ma in ogni caso vivere.  Non possiamo cercare aiuto nei nuovi mentori del vero, in quegli opinionisti tuttologi condizionati dal conformismo e dal servilismo verso il potere.  La storicizzazione della fede, implicita nel tentativo di storicizzare la divinità di Cristo,  non eleva una superstizione in certezza, ma scardina tutto il contenuto culturale sul quale è cresciuto l’Occidente. La strada che Ratzinger vuole dare alla cultura della fede è quella indicata dal “pensiero nordico”, in senso geopolitico, che si contrappone alla tradizione mediterranea, quella delle grandi religioni monoteiste, che non si pone nemmeno il problema di perdere la trascendenza a vantaggio di una pagina di storia. Così si ripropone il problema di Dio e della sua configurazione, che nel pensiero nordico è scientista, probabilistico, pratico, mentre nella cultura mediterranea si è sempre nutrita del rapporto con il sacro, con il mistero. Proprio dentro questo equivoco si innesta anche l’ultimissimo incontro tra i due sovrani assoluti: Ratzinger e Berlusconi, che si incontrano sul terreno del positivismo, delle apparenze, dove non è l’uomo a fare da sfondo. Sfugge, a entrambi i sovrani la profonda differenza che esiste tra l’essere umano e l’essere vivente. L’essere umano muore, ma spesso si tratta di morte provocata dai mali che l’uomo stesso provoca, mentre l’essere vivente non muore, si trasforma, senza possedere la rappresentazione della propria fine. L’uomo, invece, percepisce il senso della sua fine, o almeno dovrebbe, come momento supremo in cui viene messo in discussione tutto ciò che ha fatto. Torna imperioso il problema di Dio, e non per chiarire se si tratta di superstizione o fantasia o invenzione, quanto piuttosto indagare se l’uomo può fare a meno del sacro, se può convincersi ad essersi autoprodotto, o di essere il frutto della emergenza di un processo naturalistico, financo storicizzato e in quanto tale, privato definitivamente del sacro. (Rosario Amico Roxas)

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Gheddafi: una visita che fa discutere

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

In una Roma ancora assopita dalle ferie estive che volgono al termine, è andato in scena lo spettacolo semiserio della visita di Gheddafi. Non mancava nulla. Dal codazzo di amazzoni, alla portentosa auto bianca, la tenda, le centinaia di cavalli, il pubblico di sole donne, pagate per star lì ad ascoltare i vaneggiamenti di chi ieri ha davvero superato se stesso e ogni limite. “L’Islam deve diventare la religione di tutta l’Europa” ha avuto l’ardire di affermare nel cuore più vivo del cattolicesimo, scatenando le reazioni niente di meno che della stessa maggioranza di governo. Palazzo Chigi che si affrettava a minimizzare dicendo che “non c’è nessun oltraggio, è solo folklore e, soprattutto, che “le commesse che il governo ha concordato con i libici hanno aiutato le imprese italiane a fronteggiare la crisi”. Di fronte a ciò che l’accordo con la Libia rappresenta per il nostro paese, insomma, ogni cosa passa in secondo piano per il governo, addirittura quel rapporto con il Vaticano cui tanto tiene. Anche la Lega trova i propri buoni motivi per restare in silenzio, a parte poche, flebili, voci di dissenso che rimangono in secondo piano. Il Carroccio ha l’obbligo di restare zitto perché grazie ai libici è stato possibile bloccare gli sbarchi dei clandestini sulle coste italiane. E’ la solita coerenza del governo, quella cui questo esecutivo ci ha abituati, quella che funziona al contrario. Niente di cui stupirsi, dunque, nelle mancate reazioni allo sfoggio di onnipotenza fornito ieri da Gheddafi, anche nel parlare della libertà delle donne in Libia, con la stessa lunghezza d’onda con cui il cavaliere di casa nostra invoca l’amore che vince sempre sull’odio. Ora, posso capire che in un momento di crisi economica come quello attuale, un governo, spinto da doveroso spirito di responsabilità nazionale, debba tentare il tutto per tutto pur di aprire nuovi scenari alle imprese del proprio paese. Resta però un limite da rispettare, un livello etico oltre il quale un governo serio non dovrebbe andare e l’impressione è che quel limite ieri sia stato ampiamente oltrepassato. (massimo donadi)

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Psicologia e cattolicesimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2010

Rudolf Allers – D’Ettoris – 2009 – pp. 160 – € 14,90. Allers è considerato uno dei più lucidi ed efficaci critici del sistema psicoanalitico freudiano – Louis Jugnet l’ha definito «l’anti-Freud» -; egli ne ha criticato sia il metodo che l’antropologia. All’idea di uomo scisso sia al suo interno che dal mondo, Allers contrappone quella di uomo come un “intero”, ossia una interrelazione di parti non separabili l’una dalle altre e strettamente interconnesse tra loro, tanto che non è possibile una modifica in una di queste parti senza che ci sia una influenza anche sulle altre. Inoltre l’uomo è intimamente legato al mondo che lo circonda. La presente opera, edita a Londra nel 1932, costituisce – insieme a “The Successful Error” del 1940 – “la pars destruens” del lavoro di Allers. In questo lavoro l’intellettuale cattolico prende in esame le basi teoriche di quelle che all’inizio del secolo scorso venivano chiamate le “nuove psicologie” – la psicoanalisi freudiana e la psicologia individuale di Adler – in contrapposizione alla psicologia sperimentale della fine del diciannovesimo secolo.

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La crisi del movimento cattolico tra il XIX e il XX secolo

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2009

La sua origine, a partire dal XIX secolo, è dipesa dalla frammentazione del blocco unitario che nei decenni post unitari aveva tenuto insieme il cattolicesimo militante. Si è trattato della conclusione dell’esperienza legata all’intransigentismo, che pur sopravvivendo in alcuni uomini e in alcuni ambienti, appariva oramai in gran parte in via di liquidazione ed estranea alle nuove vicende che hanno coinvolto il cattolicesimo organizzato nel secolo XX secolo. Si sono aperti nuovi scenari che sul piano nazionale ed internazionale hanno contrassegnato la vita pubblica italiana già agli inizi del secolo XX e che hanno preceduto la prima guerra mondiale. In questi nuovi scenari, nella fase che segue la crisi del movimento intransigente, matura un nuovo modo di far sentire il peso e la presenza di un cattolicesimo che pur con orientamenti diversi tendeva ad uscire di minorità nei confronti del quadro nazionale. Siamo, a questo punto, giunti alle premesse per la realizzazione di un chiaro progetto politico che poi trovò forme e contenuti solo attraverso il popolarismo sturziano. Fu un passaggio cruciale in quanto si trattava di una lenta ma inevitabile acquisizione di un’autonomia sul piano civile e persino confessionale e che si tradusse in una presenza diffusa, sia pure con forme ed atteggiamenti diversi,  all’interno dei problemi che hanno attraversato, in quegli anni, la società italiana e la sua vita sociale, amministrativa, economica e politica.

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