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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Ruolo dell’alimentazione come fattore delle principali cause di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Mag 2019

Uno studio, condotto da più di 130 scienziati, è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista medica Lancet, relativo all’ importanza del cibo come causa di morte: un’analisi sistematica per lo studio Global Burden of Disease. Nello studio sono stati presi in esame i dati di 195 paesi tra il 1990 e il 2017, relativi a 15 tipi di alimenti, consumati in quantità più o meno elevate: frutta, verdura, legumi, cereali integrali, noci e semi, latte, fibre, calcio, omega 3 derivanti dal pesce, acidi grassi polinsaturi, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, e sodio. Dal punto di vista geografico: pur con le differenze dovute alle culture alimentari e alla posizione, nessuna area è immune da squilibri, eccessi e carenze. I fattori alimentari che più incidono sulla salute sono la carenza di cereali integrali e di frutta, l’alto consumo di sodio e di carne rossa o processata, l’abbondanza di bevande zuccherate e di grassi animali, e i bassi livelli di frutta secca e semi di fibre vegetali e omega-3. Ogni anno, una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani o, consumo eccessivo di cibi insalubri, come bevande zuccherate, alimenti molto salati e carni rosse o processate. La dieta scorretta è risultata responsabile, nel 2017, di 11 milioni di morti: malattie cardiovascolari (9.497.300 di morti), seguite da cancro (913.100 morti) e diabete (338.700. Inoltre, fattori di rischio dietetici sono risultati all’origine di 255 milioni di disability-adjusted life year o DALY (“attesa di vita corretta per disabilità”) un indice della gravità globale di una malattia, che valuta gli anni persi per disabilità o morte prematura. i principali fattori di rischio alimentare per decessi e DALY: Alto apporto di sodio (3 milioni morti e 70 milioni DALY), basso apporto di cereali integrali (3 milioni morti e 82 milioni DALY) basso consumo di frutta (2 milioni morti e 65 milioni DALY). Questo studio fornisce un quadro completo del potenziale impatto della dieta subottimale su NCD (risk factor for non-communicable diseases), evidenziando la necessità di migliorare la dieta nei vari paesi. I risultati di questo studio costituisce un’importante base scientifica per la progettazione di interventi mirati per migliorare l’alimentazione attraverso l’implementazione di interventi dietetici evidence-based e fornire una piattaforma per la valutazione del loro impatto sulla salute umana ogni anno. L’articolo è talmente importante da meritare una lettura approfondita.
(fonte: GBD 2017 Diet Collaborators. Health effects of dietary risks in 195 countries, 1990-2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017.Lancet. 2019 Apr 3. pii: S0140-6736(19)30041-8. doi: 10.1016/S0140-6736(19)30041-8.Eugenia Gallo Biologa Esperta di fitovigilanza CERFIT, AOU Careggi Università di Firenze, fitoterapia33)

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Voter en toute connaissance de cause

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 Mag 2019

On ne le sait que trop, le scrutin européen reste mal connu et mal compris des électeurs. Selon un sondage BVA réalisé en France à un mois des élections du 26 mai prochain, seulement un électeur français sur quatre pouvait citer le nom d’une des têtes de liste et 44% se déclaraient encore indécis parmi ceux ayant l’intention d’aller voter, c’est-à-dire sans compter les nombreux abstentionnistes traditionnellement attendus.
Voter est un acte suffisamment grave pour mériter d’être éclairé et réfléchi. Il requiert un temps de discernement. Avant de juger des propositions des diverses listes, il y a un contexte européen à voir dans son ensemble, des évolutions et tendances à apprécier, des signaux faibles à repérer. C’est ce que cherchent à apporter les récentes publications de l’Institut Jacques Delors, que reprend cette deuxième infolettre dédiée aux élections, qui sera suivie d’autres éditions spéciales d’ici au 26 mai. D’abord, pour mieux connaître l’institution dont ces élections sont l’objet : le Parlement européen. Notre groupe de travail, présidé par Pascal Lamy et animé par Christine Verger, a pris la mesure du pouvoir acquis par cette assemblée et de sa maturité démocratique. Elle participe à l’expression de la « souveraineté européenne », notion-clé qu’avec nos amis normaliens du GEG (Groupe d’études géopolitiques) nous avons explorée, parmi d’autres mots de la campagne appréhendés.Au-delà des mots-valise à déballer, il y a aussi les idées reçues à débusquer. Derrière leur rejet affirmé de l’UE, les partis nationaux-populistes puisent avant tout leur succès actuel par des facteurs et circonstances internes à chacun de leurs pays, comme le montre Thierry Chopin avec notre partenaire Kantar. Autre idée affinée, les écarts de salaires entre l’Est et l’Ouest de l’Europe, à la base de la proposition d’un SMIC européen, qui apparaissent plus ou moins criants selon les manières dont on les mesure, ainsi que l’explique Sofia Fernandes. Extirper le vrai du faux, l’européen du national, c’est toute la gageure de cette campagne. Nous nous y employons en expliquant finalement que fait – ou ne fait pas, ou fait mal- l’Europe, résumé en une douzaine d’émissions réalisées avec France Info, en cours de diffusion. Même si la politique nationale revient toujours au galop dans ces élections, nous en faisons ressortir les enjeux hautement européens : ici par un décryptage d’Elvire Fabry des ambitions chinoises sur notre continent et par une analyse approfondie d’Emilie Magdalinski sur la mobilité propre, à travers en particulier les véhicules électriques. Leur rôle et plus largement celui de la transition énergétique seront au cœur d’une conférence publique que nous organisons avec l’EIT InnoEnergy, le 14 mai prochain à Paris. Une autre façon de se préparer au scrutin européen.

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Allergie stagionali: cause e consigli

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 marzo 2019

Piante che fioriscono, clima mite, tripudio di colori e il risveglio della natura: è la primavera, una rinascita dopo il lungo periodo invernale che invita grandi e piccini a trascorrere maggior tempo all’aria aperta. Per molti, però, stare fuori può diventare un problema: sono infatti circa 20 milioni le persone che in Italia soffrono di disturbi legati alle allergie stagionali, di cui circa 1 milione e 200.000 sono bambini. Colpa dei pollini, che da marzo a giugno aumentano la loro concentrazione soprattutto nelle giornate soleggiate e ventose.Dal prurito al naso alla congestione nasale, dalla congiuntivite al mal di testa, dalla tosse fino all’asma. Sono questi i principali disturbi che caratterizzano l’allergia da polline, la più comune forma allergica che può insorgere a qualsiasi età, anche se più frequentemente durante l’età scolare e l’adolescenza. Ad aumentare il rischio di sviluppare allergie da pollini è la predisposizione genetica. Se mamma e papà sono soggetti sani, il rischio che un figlio sia allergico è pari al 10-15%. Ma se 1 genitore su 2 è allergico, la percentuale è pari al 30%. A far salite notevolmente la percentuale, poi, è la presenza di allergia in entrambi i genitori: in questo caso, infatti, il bambino rischia di diventare un soggetto allergico nel 60-80% dei casi1. Tra le principali piante responsabili di emettere pollini allergenici le graminacee, la parietaria, l’ambrosia e le betulle, ma anche il cipresso, la mimosa, l’ulivo e la quercia sono in grado di scatenare una risposta immunitaria nei soggetti predisposti.“A prima vista i sintomi delle allergie possono essere confusi con quelli di un innocuo raffreddore – ha dichiarato la Prof.ssa Susanna Esposito – Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia – ma se persistono, occorre rivolgersi al medico o, nel caso di piccoli pazienti, al pediatra. Se trascurati, infatti, possono diventare cronici con conseguenze importanti come rinosinusite, crisi d’asma e difficoltà respiratorie. Adottare alcuni accorgimenti e seguire le indicazioni terapeutiche del proprio medico consentirà di tenere sotto controllo i fastidi tipici dell’allergia”.
I 10 consigli WAidid per difendersi dalle allergie:
Limitare il tempo trascorso all’aperto nelle ore centrali della giornata quando è più alta la concentrazione di pollini.
Evitare di aprire le finestre nelle ore più calde della giornata. Un buon ricambio d’aria degli ambienti è importante, ma è opportuno farlo al mattino presto o in tarda serata, quando la concentrazione di pollini è più bassa.
Evitare di stare all’aperto dopo la pioggia. Questa, infatti, riduce in frammenti più piccoli i pollini che possono raggiungere più facilmente le vie respiratorie
Consultare il calendario dei pollini può aiutare a calibrare il tempo che si può trascorrere all’aria aperta.
Viaggiare in auto tenendo i finestrini chiusi. Se possibile, utilizzare i filtri antiparticolato e sostituirli annualmente, preferibilmente alla fine dell’inverno
Fare la doccia e lavare i cappelli quotidianamente. I pollini, infatti, si depositano sui capelli con il rischio respirarli anche durante la notte
Indossare una mascherina e occhiali da sole durante le passeggiate in bicicletta e all’aria aperta
Mettere da parte tappeti e, se possibile, lavare frequentemente le tende in cui si depositano particelle allergizzanti
Evitare i luoghi in cui è stata da poco falciata l’erba. Se non è possibile, utilizzare una mascherina
Non assumere farmaci senza il consulto del medico. Evitare il fai-da-te e seguire scrupolosamente le indicazioni terapeutiche del medico.

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Le possibili cause sulla morte di Marchionne

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

Osservando attentamente alcune fotografia del compianto Sergio Marchionne in occasione della sua ultima apparizione pubblica ad una manifestazione dei carabinieri a Roma, si possono osservare alcune alterazioni del suo volto che mi fanno pensare ad una sindrome di Pancoast, dal nome di un radiologo americano degli anni 20, che potrebbe derivare dalla infiltrazione di un tumore dell’estremità superiore del polmone nei confronti del plesso brachiale che è un insieme di nervi che si trova vicino alla spalla e che provoca, oltre ai dolori alla spalla e ai muscoli del braccio e della mano, anche un abbassamento della palpebra destra (cosiddetta ptosi), un restringimento della pupilla destra (cosiddetta miosi) e un bulbo oculare destro incavato (cosiddetto enoftalmo) che si possono evidenziare dalle fotografie in questione. Queste considerazioni fanno pensare ad un tumore del polmone, considerando “la grave malattia” di cui era affetto da oltre un anno, secondo le dichiarazioni dell’ospedale di Zurigo, e dai trattamenti a cui veniva sottoposto in questo periodo, sempre secondo le dichiarazioni dell’ospedale, e all’intervento chirurgico al quale era stato sottoposto nelle ultime settimane al quale è molto probabilmente seguita, come complicazione dell’intervento chirurgico, una embolia cerebrale o un problema cardiovascolare che possono verificarsi in un forte fumatore come il compianto Sergio Marchionne. Anche se è la prima volta che mi capita di formulare un sospetto diagnostico da una fotografia, è importante ricordare i danni che possono essere provocati dal fumo di sigaretta, come d’altra parte già sottolineato da un iniziale comunicazione da parte dell’azienda e che era stato anche sottolineato dall’avvocato Grande Stevens che diceva che “era stato tradito dalle sigarette”. Il messaggio è non fumare o smetter di fumare. (Prof. Umberto Tirelli Direttore del Centro Tumori della Clinica MEDE di Sacile, Pordenone, e che è stato Primario Oncologo dell’Istituto Tumori di Aviano)

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Nocturia: the most common cause of a poor night’s sleep, say experts on World Sleep Day

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

On World Sleep Day, scientists are highlighting the number one reason that people are waking up at night – nocturia (otherwise known as the need to get up and urinate more than once during the night).1,2 It often has one or more contributing factors such as an overproduction of urine, reduced bladder capacity; certain illnesses and medications are also potential contributors.2,6 Although it is most common in older adults, nocturia can affect people of all ages and frequent sleep disturbances significantly impact daily living and can be a sign of more serious health conditions.2,3,4,5
The effect that sleep disruption can have was measured recently in a study by Nokia Health, which designs smart health devices and apps. In the study sleep patterns were measured using Nokia sleep sensors and compared to self-reported quality of sleep. Of the over 19,000 people surveyed it was shown that frequency of nightly awakenings was the most important factor in getting a good night’s sleep – more than the total duration of sleep or the time people went to bed.7
Lack of sleep from nocturia can lead to impaired daytime functioning, as well as reduced productivity and alertness.3,4,5 These frequent sleep interruptions are important as uninterrupted sleep is needed to sustain physical (including the immune system), mental and emotional health. “People often ignore sleep disturbance from nocturia, but this can produce significant disruption to daytime functioning,” said Dr. Andrew Krystal, Professor of Psychiatry and Behavioral Science at University of California, San Francisco. “It is important this is discussed with a healthcare professional, as this disruption is not just harmful in itself but can also be an indicator of more serious health conditions.” Nocturia can also be a symptom of more serious health problems such as high blood pressure, diabetes and heart disease.2 The impact of sleep disturbances can also lead to greater risk of serious health conditions such as increased risk of diabetes, weakened immune systems and heart disease.9 Similarly, individuals who suffer from chronic sleep disturbances experience reduced cognitive functioning, which can impact productivity, relationships and careers.

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Empagliflozin riduce il rischio di mortalità per cause cardiovascolari

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

Boehringer IngelheimIngelheim, Germania e Indianapolis, Indiana (Stati Uniti), 14 novembre 2017 – Nuovi risultati dimostrano che empagliflozin ha ridotto il rischio di mortalità per cause cardiovascolari rispetto a placebo, quando aggiunto a trattamenti terapeutici standard, in adulti con diabete di tipo 2 e arteriopatia periferica. Questi risultati di un’analisi post-hoc dello studio cardine EMPA-REG OUTCOME® sono stati resi noti da Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company (NYSE: LLY) in una presentazione orale al Congresso 2017 dell’American Heart Association (AHA) ad Anaheim, California, e contemporaneamente pubblicati nell’edizione online di Circulation, la rivista scientifica dell’AHA.
Circa un diabetico su tre di età superiore ai 50 anni è affetto da arteriopatia periferica, ovvero restringimento del lume delle arterie che trasportano il sangue dal cuore agli arti superiori e inferiori, dovuto ad accumulo costituito da placca aterosclerotica. L’arteriopatia periferica può mettere a serio rischio la vita di una persona, quando l’ostruzione riduce considerevolmente l’afflusso di sangue, con conseguente danno agli arti e possibile danno ad organi vitali come cuore, reni e cervello.3 Se non viene adeguatamente gestita, l’arteriopatia periferica può portare all’amputazione degli arti o di parte di essi, e può comportare ricovero, disabilità e mortalità.All’avvio dello studio, il 21% degli oltre 7.000 partecipanti erano affetti da arteriopatia periferica. L’analisi di questa popolazione di pazienti ha rivelato che, rispetto a placebo, empagliflozin, quando aggiunto ai trattamenti standard:
ha ridotto il rischio di mortalità per cause cardiovascolari del 43%;
ha ridotto la mortalità per qualsiasi causa del 38% e i ricoveri per scompenso cardiaco del 44%;
ha ridotto il rischio per l’endpoint composito di mortalità per cause cardiovascolari, infarto non-fatale o ictus non-fatale del 16%;
ha ridotto l’insorgenza o il peggioramento di nefropatia del 46%;
globalmente gli effetti cardiovascolari e renali osservati in pazienti con arteriopatia periferica sono stati in linea con i risultati precedentemente riferiti per la popolazione complessiva dello studio EMPA-REG OUTCOME®. Complessivamente gli effetti collaterali, e gli effetti collaterali gravi, sono risultati sovrapponibili nei gruppi in terapia con empagliflozin e con placebo in soggetti con o senza arteriopatia periferica. Nei soggetti con arteriopatia periferica ci sono state amputazioni agli arti inferiori nel 5,5% di quelli trattati con empagliflozin e nel 6,3% di quelli che hanno ricevuto placebo. Nei soggetti senza arteriopatia periferica si sono avute amputazioni agli arti inferiori nello 0,9% di quelli trattati con empagliflozin e nello 0,7% di quelli che hanno ricevuto placebo. “Attraverso continue analisi dei dati di EMPA-REG OUTCOME® miglioriamo le nostre conoscenze su come empagliflozin può aiutare un ampio setting di soggetti che convivono con il diabete di tipo 2 e le sue complicanze” – ha dichiarato il Dottor Georg van Husen, Corporate Senior Vice President, Responsabile Area Terapeutica CardioMetabolica, Boehringer Ingelheim – “I risultati pubblicati e presentati al Congresso AHA dimostrano che empagliflozin ha ridotto il rischio di mortalità per cause cardiovascolari e di patologia renale in questa popolazione ad alto rischio, composta da soggetti con diabete di tipo 2 e arteriopatia periferica”.
Nel mondo ci sono più di 415 milioni di diabetici e le stime indicano che in 193 milioni di questi la malattia non è diagnosticata.5 Si prevede che questo numero crescerà fino a 642 milioni di persone entro il 2040.5 Il diabete di tipo 2 è la forma più diffusa di diabete, con una percentuale che arriva sino al 91% di tutti i casi nei Paesi ad alto reddito.5 È una malattia cronica che insorge quando l’organismo non è più in grado di produrre o utilizzare adeguatamente l’insulina.
Gli elevati livelli di glicemia, l’ipertensione e l’obesità associate al diabete aumentano il rischio di sviluppare malattia cardiovascolare, che è la principale causa di mortalità associata al diabete.6,7 Il rischio di sviluppare malattia cardiovascolare è due-quattro volte superiore nei diabetici rispetto ai non diabetici.7 Nel 2015 il diabete ha causato 5 milioni di morti nel mondo, dei quali la malattia cardiovascolare è stata la causa principale.5,7 Circa il 50% della mortalità in soggetti con diabete di tipo 2 nel mondo è dovuta a malattia cardiovascolare.8,9
Per un uomo di 60 anni, avere una storia di diabete può ridurre l’aspettativa di vita di ben sei anni rispetto a un non-diabetico, ed essere un diabetico con storia di infarto o ictus all’età di 60 anni può ridurre l’aspettativa di vita addirittura di 12 anni, rispetto a chi non si trova in queste condizioni.

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Colesterolo alto: quando le cause sono genetiche

Posted by fidest press agency su domenica, 30 aprile 2017

DNANegli ultimi anni abbiamo assistito a un’esplosione di informazioni provenienti dalla genetica e dalla biologia che hanno aperto la strada a una migliore comprensione della fisiologia e della patologia di numerose malattie. Lo studio della dislipidemia non fa eccezione: con l’avvento di nuove tecnologie per lo studio del codice genetico, la conoscenza della genetica umana delle lipoproteine è progredito notevolmente. Sono i temi del meeting “Lipids & lipoproteins atherosclerosis: from genes to therapy”, dedicato ai progressi della genetica nella comprensione e nella lotta all’aterosclerosi e tenutosi a Praga durante l’85mo Congresso della Società Europea di Aterosclerosi.
Il meeting è stato promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini ed è stato presieduto da Alberico Catapano, Docente di Farmacologia all’Università di Milano e past-President della Società Europea di Aterosclerosi. «L’applicazione di queste tecnologie, parallelamente alla comprensione delle basi metaboliche per le forme genetiche delle dislipidemie, ha posto le basi per l’identificazione di possibili target per l’intervento farmacologico e per lo sviluppo di nuovi farmaci» spiega Catapano.
Uno dei temi centrali del meeting è stato il ruolo della lipoproteina(a) nella stima del rischio cardiovascolare. In diversi studi infatti è stata riportata la capacità di questa particella, simile a quelle del colesterolo LDL, di promuovere trombosi e infiammazione. È però più difficile individuarla, perché la sua distribuzione nella popolazione non è normale, ma è fortemente asimmetrica e questo può essere causa delle difficoltà nell’accertare il peso di lipoproteina(a) nella stima del rischio di aterosclerosi.
«Recentemente sono state trovate due varianti genetiche caratterizzate da livelli particolarmente alti di lipoproteina(a) di piccole dimensioni e ambedue le varianti sono associate a un elevato rischio cardiovascolare. La prevalenza di queste varianti genetiche non è nota però secondo recenti studi una persona su sei è portatrice di una di queste due varianti, quindi con livelli più elevati di lipoproteina(a), e con un rischio di infarto doppio rispetto ai soggetti con genotipo diverso. Inoltre, i soggetti portatori di entrambe le varianti hanno un rischio elevato di più di quattro volte» aggiunge Catapano.
Un secondo tema affrontato durante il meeting riguarda l’ipercolesterolemia familiare. È una malattia genetica, un disturbo del metabolismo lipidico, causato dalla mutazione di tre geni, che porta a un severo aumento delle proteine LDL. La forma predominante, quella eterozigote, è più frequente di quanto si pensasse (nel mondo un caso su 200 anziché uno su 500). Stesso discorso per la forma più rara, quella omozigote: si ipotizzava un caso su un milione, invece crediamo che sia uno su 300mila. I pazienti sviluppano malattie cardiovascolari 10-15 anni prima della media della popolazione. Nei casi più gravi possono avere un infarto anche a due-tre anni di vita, e in generale sopravvivono molto meno rispetto alla media della popolazione.
«Per questo motivo bisogna rendere consapevoli gli italiani del ruolo della componente genetica nell’ipercolesterolemia. Le persone considerano erroneamente i livelli alti di colesterolo come un fattore di rischio meno pericoloso rispetto ad altri fattori. In realtà il colesterolo geneticamente elevato è un fattore determinante per l’aumentato rischio cardiovascolare dei soggetti che ne sono affetti, cioè per la possibilità che si verifichi un infarto. Quindi, se il valore del colesterolo LDL è oltre 190, bisognerebbe far controllare tutti i parenti in linea diretta: genitori, fratelli e figli». Quali sono i segnali di allarme di ipercolesterolemia familiare? Un segno tipico è la frequente comparsa (dopo i 30-40 anni negli eterozigoti ed entro i primi quattro anni di vita negli omozigoti), di xantomi, cioè accumuli di grasso che si possono formare a livello dei tendini negli eterozigoti (xantomi tendinei) e a livello della cute dei gomiti e delle ginocchia negli omozigoti (xantomi cutanei). Altri segni spesso presenti negli eterozigoti sono gli xantelasmi (accumuli di grasso che si formano all’esterno dell’occhio ) e l’arco corneale (piccola lunetta o anello grigio che si forma all’interno dell’occhio, alla periferia dell’iride). Gli omozigoti hanno un quadro clinico più grave. L’ipercolesterolemia è molto elevata (550-1000 mg/dl) con xantomi cutanei riscontrabili entro i primi 4 anni di vita. I problemi cardiovascolari iniziano già nell’infanzia e, in assenza di trattamento, spesso determinano la morte per infarto prima dei 20 anni.

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Disabilità cognitive: antinfiammatori efficaci in attesa di scoprire le cause dell’infiammazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 aprile 2017

sinapsi neuraliRozzano. Per comprendere meglio l’origine delle disabilità cognitive, anche in assenza di una chiara causa genetica, i ricercatori si sono focalizzati sull’infiammazione come uno dei principali fattori già noti per la capacità di modificare il rischio e la gravità dei disturbi dello sviluppo. In particolare, hanno voluto definire se e in che modo l’infiammazione colpisse le sinapsi generando condizioni di “sinaptopatie”, ossia malattie delle sinapsi, termine con cui vengono attualmente chiamate le malattie del neurosviluppo. “Lo sviluppo di sinaptopatie – prosegue la prof.ssa Matteoli, che ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista eLife – è alla base dell’alterata attività di controllo delle sinapsi su tutte le abilità, incluse quelle cognitive come l’apprendimento, l’attenzione, la percezione, la capacità di prendere decisioni. E’ quindi fondamentale identificare fattori, genetici e non, che possano pregiudicarne la funzione”.“Questa importante scoperta – conclude il prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico Humanitas e docente di Humanitas University, fra gli autori dello studio – potrebbe permettere di ridurre le disabilità cognitive e migliorare la qualità di vita nei piccoli pazienti affetti da malattie autoinfiammatorie caratterizzate da deficit cognitivi”.

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Alitosi diagnosi e cura

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 Mag 2015

ISI_logoQuante volte nel corso della vita, magari prima di un colloquio di lavoro, ci siamo preoccupati della freschezza del nostro alito? Probabilmente molto spesso, e a quanto pare, sembrerebbe a ragione. L’alito cattivo o “alitosi”, infatti, è un disturbo molto frequente, sostengono gli esperti di Odontoiatria Biologica dell’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano, che da anni è all’avanguardia nella diagnosi e nella cura di questo fastidioso problema.
L’odore sgradevole proveniente dalla bocca, quando ci si trova a stretto contatto per motivi lavorativi o personali, può provocare grande disagio anche dal punto di vista psicologico e sociale. I dati raccolti, indicano che a soffrirne, in maniera continuativa, è circa una persona su quattro e le cause, a differenza di quanto comunemente si crede, non sono legate esclusivamente al tipo di alimentazione ma sono, per il 90% dei casi, dovute a problemi del cavo orale.
L’alitosi è provocata da diversi fattori, ma il comune denominatore è uno solo: la proliferazione di batteri che si nutrono di residui di cibo e producono sostanze volatili contenenti zolfo, che sono le principali responsabili dell’odore cattivo dell’alito. Per diagnosticare la presenza di queste sostanze, l’Istituto Stomatologico Italiano (ISI) di Milano è uno dei pochi centri in Italia a disporre del gascromatografo computerizzato, che ci permette di individuare la presenza di Composti Solforati Volatili (cosiddetti VSC) responsabili dell’alitosi.
Queste cause sono per lo più legate a problematiche riguardanti il cavo orale mentre, in un numero più limitato di casi, possono essere addirittura correlate a malattie sistemiche, come diabete, malattie del fegato o renali. Cosa fare, quindi, qualora si ritenga di soffrire di alitosi? Per prima cosa, rivolgersi ad una struttura in grado di diagnosticare il problema e definire l’ipotesi terapeutica personalizzata. Durante la semplice visita di screening, lo specialista verificherà, a seguito dei risultati riscontrati dal gascromatografo, l’eventuale presenza di profondi solchi nella lingua, carie, denti inclusi, ascessi o riscontrerà eventuali carenze nell’igiene orale, che rappresentano le più evidenti cause dell’insorgenza di questo fastidio. Molto comune, anche se poco diagnosticata, è la presenza in pazienti affetti da alitosi di parodontopatie, cioè di infiammazioni e infezioni del parodonto, il tessuto di sostegno dei denti. Secondo alcune ricerche, a soffrirne in maniera lieve o avanzata sarebbe addirittura il 62 per cento degli italiani. Come capire se si soffre di tale disturbo ? “Il primo sintomo solitamente è il sanguinamento gengivale, seguito dalla mobilità dei denti, mentre, nei casi più gravi, si può arrivare alla perdita degli stessi” afferma il Dott. Piero Nobili, responsabile del reparto di Odontoiatria Biologica dell’Istituto Stomatologico Italiano di Milano, “in seguito all’identificazione del disturbo, anche grazie alla collaborazione con il reparto di Parodontologia dell’Istituto, presso il Reparto di Odontoiatria Biologica saranno effettuati specifici test microbiologici e genetici, esami non invasivi, ma molto importanti per individuare precisamente i batteri responsabili della malattia”.
Una volta effettuata la diagnosi, verrà elaborato un piano di cura personalizzato che prevede sedute di igiene, trattamenti laser assistiti, prescrizioni fitoterapiche e consigli nutrizionali utili ad eliminare i batteri, a arginare l’infiammazione e dunque il fastidioso alito cattivo.
L’Istituto Stomatologico Italiano è una Società Cooperativa Sociale Onlus, specializzata in Odontoiatria e Chirurgia Maxillo Facciale, che opera anche in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale. Fondato a Milano nel 1908, già dal 1954 avvia fattive collaborazioni con Istituti Universitari per dare vita a progetti di ricerca e specializzazione. All’interno dell’Istituto è attiva la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Orale dell’Università degli Studi di Milano. L’Istituto è stato insignito nel 2005 dell’Ambrogino d’Oro con attestato di benemerenza civica. Riconosciuto centro di eccellenza in campo odontoiatrico, dal 2008 l’Istituto Stomatologico Italiano ha messo in atto un piano di ristrutturazione della storica sede di via Pace, sita all’interno del “quadrilatero ospedaliero” di Milano.

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Giudici di pace negano accesso alla giustizia per cause di modesta entità. Appello al ministro della Giustizia

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2013

In molte città, gli uffici del Giudice di pace hanno negato l’accesso alla giustizia ai cittadini che scelgono di fare a meno di un avvocato. Stiamo parlando delle cause per importi inferiori a 1.100 Euro, come accade molto spesso nelle controversie tra consumatori e professionisti.
Il codice di procedura civile permette al cittadino di fare a meno di un legale quando l’importo oggetto della controversia è modesto. A questo fine, è possibile effettuare una cosiddetta citazione orale, che il Giudice (invece di un proprio legale) dovrebbe raccogliere e mettere per iscritto.Purtroppo, ci giungono numerose segnalazioni di utenti che vengono respinti dai Giudici con le più svariate “giustificazioni”: alcuni Giudici che la carenza di personale impedisce loro di accoglierla, altri affermano che è un istituto ormai in disuso e quindi di fatto abrogato (sic!), altri ancora -ammettendone l’esistenza- scoraggiano pesantemente l’utente facendogli capire che senza avvocato perderebbe sicuramente la causa.E’ del tutto evidente che, se per riavere 300 Euro da un negozio online che non mi ha mai spedito il bene acquistato, ne devo spendere 500 di avvocato, finirò per rinunciare ai miei diritti.
A questo, si aggiunga ciò che abbiamo già denunciato nei giorni scorsi e che sarà oggetto di una nostra denuncia alla Commissione Europea: il rifiuto di molti giudici di pace di applicare il procedimento europeo per le cause transfrontaliere fino a 2.000 Euro.(1) Anche in questo caso, un regolamento europeo prevede una procedura semplicissima (basta compilare alcuni moduli) senza bisogno di avvalersi di un legale.
Chiediamo quindi al ministro della Giustizia di emanare con urgenza i necessari provvedimenti affinché cessi questa sistematica violazione del diritto ad ottenere giustizia per coloro che non si avvalgono di un legale per cause di piccola entità.Ai cittadini che si vedono respinti dal Giudice di pace perché non assistiti da un legale, chiediamo di segnalarci e documentarci l’accaduto per poter istruire le relative denunce.

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Gemellaggio Milano-Shangai per le cause dell’ipertensione

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2013

Per gestire al meglio il rischio cardiovascolare e ipertensivo del numero crescente di persone di origine cinese che vivono in Italia, occorre comprendere l’impatto esercitato dai fattori ambientali, sociali e genetici sul rischio cardiovascolare. Proprio al fine di studiare questo problema, presso il Policlinico di Milano è stato inaugurato un ambulatorio cardiologico bilingue italo-cinese, presentato in occasione della nona giornata mondiale contro l’ipertensione del 17 maggio scorso. Contestualmente è stato avviato uno studio – il primo di questo tipo – che si svolgerà in parallelo tra Milano e Shangai, sottoponendo pazienti cinesi, in Italia e in Cina, ai medesimi esami clinici e strumentali e alle stesse valutazioni su stile di vita (compreso il fumo) e abitudini alimentari (rispetto alle diete tipiche occidentali, quelle tradizionali cinesi sono ricche di riso, pesce, pollame e verdure e includono un minor numero di prodotti alimentari trasformati come latticini, carni rosse e cibi ad alto contenuto di zuccheri o di grassi saturi). Sarà così possibile attribuire, nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, il giusto peso ai fattori genetici e a quelli acquisiti. L’Istituto Auxologico di Milano partecipa al progetto rivolto alla comunità cinese di Milano (circa 20mila persone) con un’ulteriore iniziativa: infatti è in fase di organizzazione una raccolta dati in collaborazione con quella condotta al Policlinico, con l’ampliamento ad altri parame tri come il monitoraggio della pressione arteriosa nelle 24 ore. «Tutto ciò» commenta Gianfranco Parati, primario di Cardiologia dell’Auxologico di Milano e docente di Medicina cardiovascolare dell’università di Milano Bicocca «in collaborazione anche con le facoltà di medicina delle università cinesi, nell’ambito più generale del lavoro svolto con il Working group Esh (European society of hypertension) sui “Low resource settings” che si occupa in particolare dello studio del rischio cardiovascolare in paesi in via di sviluppo, in rapporto alle modificazioni che si verificano quando membri di queste popolazioni si spostano in paesi, solitamente occidentali, con stili di vita completamente diversi». (Fonte edra)

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Giudice di pace: aumento cause

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2011

Luigi Pirandello

Image via Wikipedia

“Sellate la mula!” urlava Don Lollò Zirafa ogni qualvolta si presentava la benché minima questione legale tanto da dover recarsi pressoché quotidianamente dal proprio avvocato. Lo sapeva bene il premio Nobel Pirandello in una delle sue più note commedie, “La giara”, nel sottolineare coloritamente una caratteristica tutta italica quale quella di dover ricorrere per ogni controversia, pur piccola che sia, alla Giustizia.
La conferma che a quasi cent’anni dallo scritto pirandelliano nulla sia cambiato e che anzi gli italiani hanno aumentato la facilità con cui ricorono alle aule dei tribunali anche per vicende di minore entità, viene dallo studio “La litigiosità presso giudici di pace: fisiologia e casi anomali”, pubblicato dalla Banca d’Italia all’interno della collana “Questioni di economia e finanza” e che per Giovanni D’Agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” è opportuno diffondere per riproporre alcune questioni che da tempo evidenziamo. Secondo la ricerca, infatti, nel periodo compreso fra il 2001 e il 2008 il contenzioso civile e amministrativo presso i giudici di pace è aumentato di circa il 50%. Con una quantità impressionante rispetto alla domanda di giustizia totale secondo cui nel solo 2008 i procedimenti civili sopravvenuti presso gli uffici del giudice di pace rappresentavano il 40 per cento del totale dei procedimenti in primo grado. Ma il dato più rilevante è che tale crescita è dovuta quasi esclusivamente all’incremento dei ricorsi amministrativi, mentre il numero di controversie civili è rimasto essenzialmente stabile. Tali dati non possono che evidenziare come l’incremento dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative sia conseguenza diretta dell’aumento del numero di sanzioni amministrative e multe, comminate quale nuovo strumento degli enti locali per “far cassa”. Ma l’introduzione di un contributo con chiara funzione disincentivante di 30 euro progressivamente aumentato sino a 37 euro per l’avvio dei ricorsi contro le sanzioni amministrative di valore fino a 1.100 euro – anche se la stragrande maggioranza dei verbali si assesta intorno a cifre inferiori ai 200 euro – sembrerebbe aver comportato una riduzione delle impugnazioni, più accentuata in alcune delle sedi a più elevata litigiosità. Gli atti di citazione per il risarcimento del danno prodotto da circolazione stradale si caratterizzano per le forti differenze territoriali e per la presenza di situazioni patologiche specie del Centro-Sud come nel caso delle province di Napoli e Caserta. L’analisi empirica, si legge nel documento, mostra che la frequenza di queste cause è strettamente proporzionale al numero di incidenti e con il grado di sviluppo economico, mentre risulta collegata positivamente con il tasso di criminalità, oltre che, con il numero di avvocati, anche se quest’ultimo dato viene contestato dal Consiglio Nazionale Forense con pesanti ricadute, per non parlare di importanti distorsioni, sul mercato assicurativo. Alla luce dei dati ottenuti verrebbe confermata l’evidenza secondo cui in questo settore sono predominanti comportamenti di natura opportunistica. Analogamente il fenomeno delle cosiddette “cause seriali”, sottolinea come in determinate province si registrino variazioni annuali della litigiosità anche di molto superiori al 100 per cento.

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Aumento dei prezzi del cibo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

E’ molto preoccupante. Milioni di persone stanno scivolando nella povertà mentre faticano ad acquistare le scorte essenziali di cibo e sono sempre più numerosi coloro che rischiano di soffrire la fame. Una strategia attendista dei governi, nella speranza che arrivino buoni raccolti nei prossimi mesi, significherebbe giocare d’azzardo con la vita di milioni di persone e aumentare le probabilità di una grave crisi alimentare globale. C’è bisogno di una risposta coordinata a livello internazionale per affrontare le cause dell’aumento dei prezzi del cibo. Al contrario, decisioni prese individualmente e basate sugli interessi nazionali peggiorerebbero soltanto la situazione. La risposta della comunità internazionale dovrebbe includere un’azione di contrasto alla speculazione per calmare i mercati, maggiore trasparenza sulle scorte di cibo e una marcia indietro sui biocarburanti. E’ inoltre necessario sostenere i piccoli agricoltori, affinché accrescano la produzione di cibo e siano parte di una soluzione sostenibile. E’ ciò di cui tutti abbiamo bisogno di fronte alle minacce dei cambiamenti climatici”.

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