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Nella Pianura padana nel tardo Pleistocene c’erano i leoni delle caverne

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2021

È l’assunto di fondo di uno studio condotto da Davide Persico, docente di Paleobiologia all’Università di Parma, e pubblicato dalla rivista “Quaternary International”. L’articolo parte dal rinvenimento, nell’estate 2017, di una emimandibola sinistra fossile di leone, appartenente alla cronosubspecie Panthera spelaea intermedia, nei depositi alluvionali del Po vicino a Cremona, e ne ripercorre lo studio.Il fossile costituisce la prima e unica testimonianza della presenza del Leone delle caverne nel paleoambiente tardo pleistocenico della Pianura padana. Finora, in Italia, resti fossili di leone speleo erano stati rinvenuti in depositi di grotta soltanto sui rilievi appenninici e alpini, ma mai in pianura. Vi è solo un precedente ritrovamento, in centro Europa (Germania), di un fossile in depositi di pianura. La scoperta del fossile del Po migliora quindi le conoscenze su questa specie estinta.Il Leone delle caverne appartiene alla specie Panthera spelaea. Nel corso della sua esistenza Panthera spelaea ha dato vita a tre sottospecie cronologiche succedutesi nel tempo: la Panthera spelaea fossilis, la Panthera spelaea intermedia e la Panthera spelaea spelaea. Attraverso i dati raccolti è stato possibile osservare che i caratteri mandibolari di Panthera spelaea fossilis sono discordanti rispetto all’emimandibola studiata, mentre l’analisi comparativa, in particolare sui denti, ha consentito di attribuire il fossile alla cronosubspecie Panthera spelaea intermedia, differenziandola da Panthera spelaea spelaea.Il fossile studiato è stato identificato come appartenente a una leonessa subadulta di 132 kg grazie a dati morfometrici generali, e in particolare al confronto tra le dimensioni del dente molare.La presenza della Panthera spelaea intermedia conferma, per la prima volta, l’esistenza di un predatore apicale nel Quaternario della Pianura padana, un leone arcaico in cima alla catena trofica in grado di completare un quadro paleofaunistico di mammiferi fossili costituito da rinoceronte di Merck (Stephanorhinus kirchbergensis), mammut (Mammuthus primigenius), megacero o cervo gigante (Megaloceros giganteus), bisonte (Bison priscus), elefante (Elephas antiquus), alce (Alces alces), cervo nobile (Cervus elaphus), carnivori come leopardo (Panthera cf. pardus), iena (Crocuta crocuta), orso (Ursus arctos), lupo (Canis lupus), volpe (Vulpes vulpes) e primati come l’Uomo di Neanderthal (Homo neanderthalensis) e l’Homo sapiens. Ricerche bibliografiche indicano che questa scoperta sia il primo caso di Panthera spelaea intermedia in Italia.

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Grotte e caverne come santuari di culto

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2016

caverna di calcareL’Italia è piena di caverne miracolose. L’intero Paese è bucherellato proprio come formaggio svizzera. E forse nell’analogia con questo formaggio svizzero sta il segreto del fascino dell’Italia: il prolifico numero di caverne, cave, grotte e crateri che bucano il paesaggio. È la geologia dell’Italia e la sua continua deformazione a creare l’enorme mole di crepe nella profondità della terra. Queste, sin dall’inizio, sono servite a soddisfare una vasta moltitudine di bisogni dell’uomo: rifugio, sostegno e preghiera. L’idea di una caverna come un luogo misterioso adatto per i riti religiosi continuò dall’antichità al medioevo, un periodo caratterizzato dalla paura della natura e dalla forze sataniche.
Ann C. Pizzorusso è una geologa e studiosa del Rinascimento Italiano. Dopo anni di studi nei vari ambiti della geologia (ricerca del petrolio, gemme, pulizia del suolo e delle acque sotterranee dall’inquinamento) ha rivolto le proprie competenze geologiche verso Leonardo da Vinci studiandone le opere. (foto dal libro della Pizzorusso Twittando Da Vinci)

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