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Omofobia: recrudescenze in Cecenia e in Algeria

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

“Le gravi notizie di violenze omotransfobiche che in queste settimane ci giungono dalla Cecenia e dall’Algeria non possono passare sotto silenzio nel nostro Paese e ancora di più nelle sedi dell’Unione europea”: così Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay. Che prosegue: “Nei giorni scorsi uno studente di 21 anni è stato sgozzato nel suo appartamento ad Algeri e il suo sangue è stato utilizzato per marchiare con la scritta gay le pareti di quella stanza. Pochi giorni prima, il primo ministro algerino Ouyahia aveva rilasciato un’intervista nella quale respingeva categoricamente i tentativi di modificare la legge di quel Paese, che attualmente considera l’omosessualità un reato. Analogamente, negli ultimi giorni ha ripreso forza la violenta ondata di repressione ai danni delle persone lgbti in Cecenia: stando alle cronache, dall’inizio dell’anno oltre 40 persone sono state arrestate e torturate in quel Paese perché ritenute omosessuali. Su queste vicende non è possibile restare indifferenti – protesta Piazzoni -, anzi sono quantomeno doverose una presa di parola ufficiale e azioni diplomatiche per contrastare questi fenomeni. Ad oggi solo gli attivisti delle reti internazionali sono mobilitati, in totale solitudine. La politica resta silente e questo è inaccettabile”, conclude.

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Cecenia: un passo avanti verso memoria, verità e giustizia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Mag 2016

ceceniaUn impressionante archivio audiovisivo sui crimini commessi durante le due guerre in Cecenia tra il 1994 e il 2006 è andato online sul sito http://www.chechenarchive.org. Il materiale è stato raccolto, analizzato e digitalizzato dall’associazione Chechen Archive, a cui partecipano l’Associazione per i Popoli Minacciati Svizzera, Donne di pace nel mondo e Reporter senza frontiere Svizzera, e che vuole offrire alla società civile cecena una base per combattere l’oblio, chiedere giustizia ed elaborare il passato. Per tutelare donne e uomini che con le loro testimonianze hanno reso possibile l’archivio in rete si può trovare semplicemente una banca dati con le informazioni più importanti sui contenuti dei filmati e delle registrazioni mentre i video stessi e altre informazioni sensibili vengono fornite solo su richiesta.Durante le sanguinose battaglie avvenute in Cecenia negli anni dal 1994 al 2006 l’attivista per i diritti umani cecena Zaynap Gashaeva e altri attivisti per i diritti umani, giornalisti e filmmaker hanno sia filmato gravi crimini di guerra commessi perlopiù dall’esercito russo sia raccolto le testimonianze delle vittime e di testimoni oculari. Molti filmati raccolgono interviste a testimoni, soldati, giornalisti e vittime sopravvissute e mostrano la distruzione avvenuta in quel periodo nel paese. Tra i filmati ci sono anche riprese uniche della giornalista Anna Politkowskaja, uccisa nel 2006 soprattutto per il suo impegno nel raccontare la verità su quanto accaduto in Cececnia. Molti attivisti e giornalisti hanno nascosto il materiale raccolto per anni fino a riuscire a portarlo all’estero.L’archivio costituisce un importante base per ogni ricerca storica ma funge anche come base e sostegno a possibili denunce alla Corte Europea dei Diritti Umani da parte delle vittime, soprattutto perché né in Cecenia né in Russia è ancora possibile avviare una sistematica elaborazione di quanto accaduto e commesso durante le guerre cecene. L’APM è inoltre convinta che l’archivio potrà dare un contributo importante qualora in Cecenia diventasse possibile avviare una ricostruzione giuridica degli anni di guerra o venisse incaricata una commissione per la verità e la giustizia circa i crimini commessi contro il popolo ceceno.Attualmente la situazione dei diritti umani in Cecenia è segnata dal regime autoritario di Ramzan Kadyrov che rende impossibile qualsiasi opposizione politica, una stampa libera e una giustizia indipendente. Altrettanto impossibile è il lavoro degli attivisti per i diritti umani. Chi in Cecenia si occupa di diritti umani rischia quotidianamente la propria vita.

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