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“La Cella di un detenuto: come è oggi, come era ieri, come potrebbe essere domani?”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Parma. giovedì 14 novembre, alle 13,30 in Aula Filosofi nel Palazzo Centrale dell’Università “La Cella di un detenuto: come è oggi, come era ieri, come potrebbe essere domani?” l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri del Polo Universitario Penitenziario (PUP) di Parma. Il progetto è coordinato da Vincenza Pellegrino, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi.
Durante l’incontro ragionano su questo tema: Alvise Sbraccia, Università di Bologna e associazione Antigone; Fabio Cassibba, Università di Parma; Vincenzo Picone con letture dal laboratorio in carcere 2018\2019 “Il castello dei destini incrociati”.È ripartito l’anno accademico del Polo Universitario Penitenziario (PUP) di Parma. Gli anni scorsi hanno permesso di formalizzare gli accordi per la costituzione del PUP e per la tutela del diritto allo studio, che non attiene solo ai materiali di studio e alla valutazione, ma anche e soprattutto al confronto con altri studenti e con i docenti. A seguito di tali accordi è stato istituito un servizio di tutoraggio all’interno del carcere con la selezione di studenti magistrali e la loro formazione e sono state implementate forme di seminari e laboratori che vedono impegnati insieme studenti detenuti e non.

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Vivere uno sopra l’altro in una cella: risposta a Roberto Saviano

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

I “muri” sono abbastanza alti da permettere di poter far finta di non vedere e udire la disperazione e le grida d’aiuto che vengono da dentro. (Dal libro “Nato colpevole” distribuito su Amazon)È difficile togliersi il carcere dalla testa dopo 27 anni di galera e quando trovo qualcosa che parla delle nostre “Patrie Galere” lo leggo con attenzione. L’altro giorno ho letto sulla rivista settimanale “L’Espresso” un bell’articolo di Roberto Saviano che afferma: “La soluzione non è quella più intuitiva e banale di costruire altri istituti penitenziari, ma la strada giusta da intraprendere sarebbe quella di analizzare le cause che portano un numero così alto di persone in carcere e provare a capire se non sia piuttosto il caso di prevedere percorsi alternativi alla carcerazione”. Spero che questo articolo di Saviano lo legga anche il nostro Ministro della Giustizia, che ha dichiarato che per sconfiggere il sovraffollamento basta costruire nuovi carceri. Forse lui non sa che costruire nuovi carceri farà aumentare la piccola e grande criminalità, come è sempre accaduto negli altri paesi.Roberto, grazie di avere scritto sul sovraffollamento nell’inferno delle carceri italiani, ma purtroppo la società italiana non vuole conoscere la verità sulle sue prigioni e ai politici italiani non interessa sapere che le carceri scoppiano in tutta Italia, che i detenuti muoiono, che alcuni si tolgono la vita e che altri crepano psicologicamente.I mass media, per fortuna non tutti, hanno dimenticato che anche i detenuti sono uomini e sono pochi i giornalisti che scrivono che i detenuti sono abbandonati a se stessi e che vivono accatastati uno sopra l’altro. E vivere in questo modo toglie ogni rimorso per quello che s’è fatto fuori.Molti non sanno che il carcere in Italia, nella maggioranza dei casi, non è solo il luogo dove ci vanno i delinquenti, ma è soprattutto il rifugio dei ribelli sociali, degli emarginati, dei diseredati, degli emigrati, dei tossicodipendenti, dei figli di un Dio minore (quelli con la cravatta e la camicia bianca per fortuna non ci vanno se no leverebbero il posto ai poveracci).Roberto, diciamoci la verità, a nessuno importa sapere che nelle carceri italiane non c’è più spazio per vivere, che vivere uno sopra l’altro è una condanna aggiuntiva, una condanna moltiplicata, dal punto di vista fisico, psichico, morale e sanitario.Roberto, nessuno vuole capire che il sovraffollamento nelle carceri smetterà quando questo governo finirà di considerare dei delinquenti tutte le persone disagiate. (Carmelo Musumeci)

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Carcere tra vittime e carnefici

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 ottobre 2011

Il carcere

Image via Wikipedia

In questi giorni sento dichiarazioni importanti da parte di uomini autorevoli, leggo lettere drammatiche scritte da persone detenute, che fino a ieri erano riferimenti certi per l’intero paese. Uomini di comando e di strategia politica incappano negli errori propri, nelle malefatte agite alle spalle, nei ripieghi del denaro che non fa prigionieri, scivolano dentro una cella dove rasentano la follia di una giustizia in solitudine, una legalità presa per il bavero, una equità che veste i panni del clown. Terribile e disperato l’urlo che si alza da quelle righe scritte in affanno, che ora fanno i conti con ciò che in carcere accade, ma che pure ieri era all’ordine del giorno, senza morso allo stomaco, senza un moto di consapevole disgusto civico. Qualcuno si sente in diritto di ridere e gioire del dramma di un onorevole caduto in disgrazia, invece è un liscio e busso che non assolve alcuno, che non fa scomparire la carenza di spazi, di materiali didattici e di mezzi, di attività trattamentali degne di questo nome, la disperante necessità di impiegare la volontà umana per riuscire diversamente dal passato. Il carcere è materia estremamente sdrucciolevole, addirittura ingannevole, ma quale pena, quale percorso occorre consegnare, quale significato, quale insegnamento fare scaturire da una carcerazione che riguarda tutti, vittime e carnefici, innocenti e colpevoli, perseguitati e furbi di vecchio e nuovo conio. E’ forse sufficiente buttarla nel ridicolo, costruendo abbellimenti dialettici, nelle parole di qualche ex potente finito in galera, che riconosce la barbarie penitenziaria italiana, le tumefazioni alla dignità di ciascuno, ben sapendo che quando la dignità è trucidata, la stessa umanità scompare, non resta che l’indifferenza a fare da sepolcro.
Non è limitativo ovviare a questa illegalità istituzionale, a questa ingiustizia statuale, attraverso la domanda fatidica: ma tu dov’eri quando urlavamo di una prigione irrappresentabile almeno quanto il reato commesso. Tu dov’eri quando altri parlamentari girovagavano per le prigioni della penisola, denunciando lo stato di abbandono, di violenza, la disperazione dei restanti neuroni ingabbiati tra le sinapsi del cervello, oramai in balia della follia. Ti sei mai chiesto quanti suicidi quest’anno hanno sancito l’edema della violenza dentro un carcere, quanta morte quest’anno ha alimentato l’illiceità di un girone dantesco camuffato da percorso di riparazione e riconciliazione. Della vera emergenza interpretata male, in questo recinto chiuso per il mantenimento dell’ordine e la sicurezza, ma irriguardoso e soprattutto antitetico a quel rispetto richiesto e auspicato per ogni persona umana, libera o detenuta che sia. Un carcere popolato di diseredati da ogni possibile eredità valoriale, del valore insito in ogni cittadino, dove ora “fanno vasche” pure gli uomini di vertice, eppure quante volte si è consigliata maggiore prudenza e attenzione, perchè in carcere potrebbe finirci chiunque, perfino chi oggi si sente impunito per vocazione e chi invece innocente lo è per davvero. Chissà se almeno adesso le parole pronunciate da un grande Direttore di prigione: “ il carcere dovrebbe arretrare nella sua voglia di dominare, controllare, punire, e mettere al centro della propria filosofia di vita la persona, diventando un’istituzione di servizio”, saranno ben di più del solito scatto in piedi, finalmente materia importante per un preciso interesse collettivo. (Vincenzo Andraous)

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Modena: Peggiora condizione carceraria

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Carcere, a Modena in due mesi la situazione è ulteriormente peggiorata. “Ad agosto i detenuti erano 453, più del doppio rispetto ad una capienza regolamentare di 221. Oggi siamo arrivati a quota 470”. Lo denuncia la consigliera regionale Palma Costi, che – come aveva preannunciato – nei giorni scorsi ha nuovamente visitato il carcere circondariale di S. Anna. “Il mio impegno relativamente alle carceri modenesi – spiega – sarà continuativo e costante nei prossimi cinque anni”. Tre/quattro, anche cinque persone per cella, problemi di sovraffollamento e di igiene, ma non solo. “Il recupero di chi deve scontare pene detentive lunghe – spiega Palma Costi – può avvenire solo con la dignità del lavoro e dello studio. Oggi nel nostro carcere manca la possibilità per la maggioranza dei detenuti di lavorare e di studiare e quindi di intraprendere un percorso di rieducazione e reinserimento. Nonostante l’impegno dell’amministrazione carceraria, del volontariato e delle istituzioni le possibilità di lavorare riguardano circa 50 persone, con meno ore rispetto al passato, mentre c’è un solo corso di alfabetizzazione per 40 persone, a fronte di 80 richieste”.  “Per la nostra Costituzione – prosegue la consigliera regionale PD – la pena deve avere, infatti, una funzione rieducativa. La situazione delle nostre carceri non rispetta oggi questo dettato. Ormai nelle carceri finiscono nella stragrande maggioranza le persone più disagiate, problematiche e soprattutto povere. Mentre i ricchi, quelli più vicini al potere, trovano il modo di restarsene fuori. Chi ruba un portafoglio va dentro, chi ha ridotto sul lastrico decine di migliaia di persone invece no. Non solo: a causa delle norme varate dal Governo le nostre carceri scoppiano di immigrati e tossicodipendenti, senza nessun beneficio vero per la società, che rispettivamente trarrebbe giovamento solo dalla loro integrazione e dal loro recupero”. “Molti – prosegue Costi – entrano in carcere per periodi brevi e ormai è risaputo che le pene brevi sono controproducenti: chi entra rompe con relazioni, affetti, lavoro e rischia il contatto con organizzazioni criminali. Per le pene brevi servono misure alternative al carcere, che costano molto meno tanto sul piano umano quanto su quello economico”.  “La condizione dei detenuti si riflette in modo altrettanto negativo sul personale di custodia – prosegue Palma Costi – che continua ad essere assolutamente insufficiente. Così come sotto organico rimane il personale dirigente del carcere (una figura dirigenziale a fronte di 4 in organico). In una situazione umanamente e psicologicamente difficile il carcere ha una sola psicologa per 198 detenuti. Solo l’impegno quotidiano del personale in servizio riesce a limitare le conseguenze di queste gravi carenze, rendendo le condizioni di vita nel carcere meno intollerabili”.

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Sovraffollamento carcerario

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2009

Lettera al direttore,Gentile direttore, l’Italia è stata condanna a risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali subiti a causa del sovraffollamento della cella in cui è stato recluso nel carcere di Rebibbia. Nei primi cinque mesi dell’anno, da gennaio a maggio, nelle carceri italiane sono avvenuti 28 suicidi. Involontariamente lo Stato italiano condanna ad una sorta di tortura la maggior parte dei detenuti, ed alla pena di morte alcuni dei più deboli. Chissà perché nel nostro bel Paese la dignità della persona viene evocata solo quando si parla di embrioni. (Renato Pierri)

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A Settembre un libro su Miss Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 agosto 2009

Enzo Mirigliani e la moglie Rosy sono in vacanza a San Benedetto del Tronto dove incontrano ogni giorno gli amici al “Club 23” o all’”Hotel Giancarlo” di Mimmo del Moro, dove sono di casa da molto tempo. Proprio Mimmo è stato l’artefice della presenza nella città delle palme per quasi dieci anni delle Prefinali nazionali di Miss Italia ma, ancor prima, di “storiche” selezioni delle miss. Di Enzo Mirigliani, che lascerà San Benedetto del Tronto per raggiungere a fine mese Salsomaggiore per le fasi conclusive del concorso, si parla molto naturalmente nel libro “Miss Italia, 1939-2009: storia, protagoniste, vincitrici”, edito da Mondadori.  Nel volume, Edmondo Berselli, autore dei testi, scrive così del patron: “Enzo Mirigliani, classe 1917, calabrese di Santa Caterina sullo Jonio, in provincia di Catanzaro. Adolescenza turbolenta, in cella tre giorni per eccesso di tifo calcistico, grande passione per le ragazze, sedicente attore, volontario nell’esercito a 17 anni, sergente maggiore in Africa orientale, combattente a El Alamein, fuggito da un campo di raccolta tedesco in Italia grazie all’aiuto di una ragazza… Ovvero la vita come avventura, o come leggenda. Difficile districare il mito, il racconto, il romanzo  apocrifo e la biografia reale”. E, ancora: “la personalità di Mirigliani ha provato a tenere insieme ‘democraticamente’ il lato più spettacolare e appariscente del concorso, fondato sull’esibizione della bellezza femminile, con un aspetto più famigliare e domestico. Miss Italia è effettivamente uno show per tutti. La si può guardare e votare. Si può cercare di discutere e suggerire un ideale femminile che contempera le preferenze di ogni fascia d’età e di ogni ceto sociale”. Il volume, di oltre 300 pagine e 500 fotografie, sarà in libreria nei primi giorni di settembre e sarà presentato a Salsomaggiore Terme nelle giornate delle finali di Miss Italia.

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