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Cellule staminali per la cura di gravi patologie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

A poco più di 30 anni dal primo trapianto di sangue cordonale, la sua efficacia nel trattamento di numerose patologie, di cui molte infantili, è dimostrata da un numero crescente di studi scientifici e clinici. Sono più di 40.000 i trapianti di sangue cordonale eseguiti. Risultati molto promettenti si sono raggiunti, per esempio, nel trattamento dell’autismo e delle paralisi cerebrali, gravi patologie neurologiche per le quali fino ad oggi non esistevano cure alternative efficaci. Due settimane fa alla conferenza Cord Blood Connect a Miami medici, ricercatori e banche del cordone ombelicale hanno discusso degli ultimi risultati raggiunti. Il messaggio che è emerso è chiaro e forte: ogni genitore dovrebbe considerare di donare o conservare il cordone ombelicale del proprio figlio alla nascita.Alla luce di queste importanti applicazioni terapeutiche, poter usufruire delle opportunità offerte dalla crioconservazione delle cellule staminali cordonali è cruciale. Purtroppo, ancora oggi in Italia il cordone ombelicale viene buttato via con gli scarti ospedalieri nel 95% dei casi. Ciò significa che meno di un genitore italiano su 10 prende in considerazione l’opportunità di conservare questo prezioso materiale biologico. Eppure, esiste una risoluzione firmata dal Parlamento Europeo già nel 2012 sulla donazione volontaria di tessuti e cellule che sancisce che i cittadini debbano essere informati di tutte le opzioni esistenti relative alla donazione del sangue cordonale alla nascita inclusa la conservazione in banche private o pubbliche, con un invito agli Stati membri a migliorare la tutela dei diritti dei genitori al consenso informato e alla libertà di scelta.
Il gruppo FamiCord – banca leader in Europa nella conservazione del cordone ombelicale e delle cellule staminali cordonali con esperienza pluridecennale – è impegnato in prima linea su questo fronte. “Siamo fermamente convinti dell’importanza di promuovere un maggiore accesso alla conservazione o alla donazione del sangue cordonale, alla luce delle crescenti evidenze scientifiche che ne attestano i potenziali benefici terapeutici per la salute della famiglia. Riteniamo che un’alleanza tra pubblico e privato sia essenziale per poter mettere al servizio dei genitori italiani che vogliono avvalersi di questa importante opzione le migliori soluzioni di crioconservazione.” – afferma Tomasz Baran, medico e membro del Consiglio di Amministrazione di FamiCord Group.Oggi la valenza di questa scelta e la sicurezza e affidabilità delle banche del cordone ombelicale sono però al centro di crescenti polemiche e speculazioni. “FamiCord ha avuto da Cryo-Save AG l’incarico di stoccare nei propri laboratori in Polonia, che rispettano i più elevati e rigorosi standard di qualità, circa 300mila campioni da tutta Europa, di cui alcune migliaia dall’Italia. Vogliamo quindi rassicurare queste famiglie che i loro campioni sono al sicuro. Sul nostro sito FamiCord.eu sono disponibili tutte le informazioni utili e un form attraverso il quale i genitori possono richiedere notizie specifiche del proprio campione” – spiega Tomasz Baran.L’invito a tutti coloro che hanno bisogno di avere informazioni sul proprio campione di cellule staminali cordonali è di compilare il form disponibile sul sito https://famicord.eu/contact-with-famicord. FamiCord contatterà tutti coloro che avranno compilato il form per fornirgli tutte le informazioni riguardanti il proprio campione.

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Unistem Day: giornata europea dedicata alla cultura scientifica e alle cellule staminali

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Parma venerdì 15 marzo, a partire dalle 8.30, all’Auditorium del Plesso Polifunzionale del Campus Scienze e Tecnologie dell’Ateneo (Parco Area delle Scienze), ed è rivolto agli studenti delle scuole superiori. La giornata, coordinata da Franco Bernini del Dipartimento di Scienze degli Alimenti e del Farmaco e da Federico Quaini del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, sarà aperta dai saluti del Rettore Paolo Andrei e dall’introduzione di Marco Vitale del Dipartimento di Medicina e Chirurgia. A seguire gli interventi di alcuni docenti dell’Università di Parma e di alcuni ospiti che presenteranno i temi più attuali e affascinanti riguardanti le cellule staminali, le realtà e le promesse della medicina rigenerativa e altri aspetti attuali della ricerca biomedica quali i vaccini e la nutrizione.É inoltre prevista una sessione pomeridiana durante la quale gruppi di studenti, su prenotazione, potranno visitare alcuni Laboratori dell’Ateneo e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria dove si svolgono attività di ricerca sull’argomento della giornata.
UniStem Day coinvolge 50 università e Istituti di ricerca in Italia e oltre 35 sedi universitarie in Austria, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Polonia e Svezia.
L’evento è un’occasione per l’apprendimento, la scoperta e il confronto nell’ambito della ricerca scientifica: UniStem infatti vuole promuovere la curiosità e l’approfondimento anche trattando esperienze collegate alle aspettative culturali legate alla ricerca, all’essere scienziato giorno dopo giorno e ai meccanismi di formazione e consolidamento della conoscenza.L’iniziatrice di questo evento è la senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata di fama internazionale nel campo delle cellule staminali. Il suo coinvolgimento dimostra come sia necessario sensibilizzare i giovani sul tema delle cellule staminali e della ricerca scientifica in generale, troppo spesso gestita in modo miracolistico o detrattivo dai mezzi di comunicazione e dallo stesso mondo scientifico.Per il programma completo e per altre informazioni è possibile consultare la pagina web https://www.unipr.it/node/24282

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Un nuovo ingrediente per potenziare la terapia genica con cellule staminali

Posted by fidest press agency su martedì, 13 novembre 2018

La terapia genica ha già raggiunto importanti successi, ma la sua applicazione è ancora ristretta a poche malattie e a pochi tipi di cellule: per ogni tipologia di cellule che vogliamo correggere occorre infatti mettere a punto protocolli di laboratorio specifici, che siano insieme efficaci ed efficienti. Un nuovo studio pubblicato su Cell Stem Cell dal laboratorio guidato da Anna Kajaste-Rudnitski presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) di Milano, in collaborazione con Greg Towers dello University College London (UCL), ha mostrato che una molecola naturale, la ciclosporina H, aumenta l’efficienza di trasferimento genico tramite vettori lentivirali nelle cellule staminali del sangue. Questo tipo di vettori, derivati dal virus Hiv, sono già ampiamente utilizzati in ambito clinico; grazie a questo nuovo “ingrediente” si potrebbe aumentarne l’efficacia, aprendo nuove prospettive per diverse malattie, tra cui per esempio la beta-talassemia, e potenzialmente ridurre i costi delle terapie esistenti.Per correggere un difetto genetico, causa della malattia, la terapia genica inserisce una copia funzionante dello stesso gene all’interno delle cellule malate. Per farlo si utilizza normalmente un vettore, ovvero un virus spogliato del suo contenuto infettivo, che invece che sabotare la cellula porta al suo interno il Dna terapeutico. Non tutte le cellule, però, lasciano passare con la stessa facilità il vettore: alcune hanno meccanismi di difesa contro i virus che ne ostacolano l’ingresso, rendendo più difficile la terapia genica.
Le cellule staminali del sangue hanno queste difese antivirali innate sempre attive, al contrario dei linfociti T o di altri tipi cellulari più “permissivi”, che le utilizzano soltanto al bisogno. Il gruppo di Anna Kajaste-Rudnitski e collaboratori ha scoperto che, per via di queste difese, l’efficienza della terapia genica può risultare inferiore. Per alcune malattie (come per esempio la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich, già trattate con successo all’SR-Tiget) questo è sufficiente, mentre in altri casi occorre usare grandi quantità di vettore, senza ottenere sempre i risultati auspicati. Grazie alla sua capacità di ridurre specificamente una delle linee di difesa, la ciclosporina H consente di correggere più cellule utilizzando meno vettore, e in un singolo passaggio. «Un protocollo che preveda l’utilizzo di questa sostanza consentirebbe di aumentare in modo significativo l’efficienza della terapia genica, garantendo un beneficio clinico pur utilizzando meno vettore: questo sarebbe valido anche in contesti in cui la terapia genica attualmente in fase di sperimentazione clinica rimane non ottimale, oppure nel caso di malattie ancora in fase preclinica» spiega Anna Kajaste-Rudnitski.I ricercatori hanno osservato che la ciclosporina H funziona degradando temporaneamente IFITM3, una proteina cellulare coinvolta nella difesa contro molti virus, ma non ha altri effetti immunosoppressivi. Dopo circa sei ore dalla somministrazione della sostanza, i livelli di IFITM3 tornano infatti normali, senza che la biologia della cellula sia compromessa sul lungo periodo: un buon segno per le potenziali applicazioni cliniche.Alcuni protocolli già usano molecole per potenziare l’efficienza dei vettori, come per esempio la prostaglandina E2, attualmente in uso nell’ambito del nuovo protocollo di terapia genica messo a punto dall’SR-Tiget per un’altra grave malattia genetica, la mucopolisaccaridosi di tipo 1. «La ciclosporina H, però, è ancora più potente, e conosciamo il suo meccanismo di funzionamento, il che permetterebbe un uso terapeutico più controllato. Infatti, la CsH consentirebbe non solo di aumentare l’efficacia della terapia genica ma ne garantirebbe anche gli stessi benefici clinici in tutti i pazienti, indipendentemente da quanto siano resistenti alla correzione genica per via dell’espressione di IFITM3» conclude Kajaste-Rudnitski.

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Stabilimento per la produzione di terapie a base di cellule staminali in California

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 ottobre 2018

Novo Nordisk aprirà nel 2019 un sito produttivo per lo sviluppo e la produzione di terapie a base di cellule staminali a Fremont in California. Lo stabilimento sarà destinato a fornire cure basate sulle cellule staminali per i programmi di sperimentazione clinica di Novo Nordisk negli ambiti del diabete tipo 1 e di altre gravi malattie croniche.Per l’occasione, Novo Nordisk ha siglato un accordo con Asterias Biotherapeutics per l’affitto di un loro sito pre-esistente e per la licenza biennale non esclusiva sulla proprietà intellettuale relativa alla tecnologia di produzione di cellule staminali. L’accordo prevede, inoltre, la reciprocità della concessione, fino alla fine del 2021, di laboratori, impianti produttivi e uffici ad Asterias per consentire il proseguimento dei propri programmi clinici e facilitare la collaborazione in corso con Novo Nordisk.L’attivazione del nuovo stabilimento produttivo avviene in seguito alla collaborazione tra Novo Nordisk e l’Università della California di San Francisco (UCSF) annunciata a maggio in base alla quale l’azienda danese ha concesso in licenza a UCSF una tecnologia per consentire la generazione di linee cellulari staminali embrionali umane (hESC), secondo gli standard di Good Manufacturing Practice (GMP), così come il diritto di sviluppare ulteriormente queste linee cellulari per future terapie di medicina rigenerativa. La collaborazione instauratasi tra i ricercatori di Novo Nordisk e di UCSF, sta mettendo le basi per ottenere le linee cellulari che dovrebbero definire un nuovo standard di qualità nella produzione di terapie con cellule staminali.Recentemente, Novo Nordisk ha costituito la Stem Cell Transformational Research Unit con sede a Måløv, in Danimarca, a cui afferiscono la ricerca e lo sviluppo dell’azienda in questo campo e che si occupa di svariati progetti di partnership per ottenere trattamenti a base di cellule staminali per il diabete, il morbo di Parkinson, l’insufficienza cardiaca cronica e la degenerazione maculare legata all’età (AMD o DMLE). Il nuovo impianto di produzione sosterrà direttamente questi progetti, consentendo in futuro il passaggio dalla fase di pura ricerca allo sviluppo clinico.Le cellule staminali pluripotenti hanno una capacità illimitata di autorinnovamento e la possibilità di differenziarsi in qualsiasi tipo di cellula specializzata nel corpo. La piattaforma tecnologica delle cellule staminali di Novo Nordisk è basata su cellule staminali embrionali umane (hESC) che possono essere utilizzate per sviluppare una vasta gamma di indicazioni terapeutiche.

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Cellule staminali nei ventricoli cerebrali: testata in laboratorio una nuova tecnica di terapia genica

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 dicembre 2017

cervelloMilano. In molte malattie neurodegenerative le cellule del sistema immunitario che hanno il compito di difendere il sistema nervoso centrale – dette microglia – giocano un ruolo fondamentale. Uno studio in pubblicazione oggi su Science Advances dimostra per la prima volta, seppure in via sperimentale, l’efficacia di una tecnica di trapianto e terapia genica che si basa sul trapianto di cellule staminali del sangue direttamente nei ventricoli cerebrali per poter dare origine a una progenie cellulare simile alla microglia, capace di svolgere un’azione terapeutica in tempi rapidi. La ricerca è stata svolta presso l’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget) dell’Ospedale San Raffaele e il Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard, ed è stata coordinata da Alessandra Biffi, che supervisiona un’ unità di ricerca presso SR-Tiget ed è direttrice del Gene therapy program del Boston Children’s/Dana Farber Cancer Institute di Harvard. La tecnica, testata per ora in un modello sperimentale di malattia metabolica, potrebbe avere applicazioni terapeutiche anche per patologie neurodegenerative in cui la microglia svolge un ruolo fondamentale. Lo studio è stato supportato tra gli altri da un finanziamento della comunità europea del programma ERC, di cui la professoressa Biffi è titolare.L’idea alla base della ricerca nasce dall’interesse storico del gruppo di Alessandra Biffi per la lotta contro le malattie da accumulo lisosomiale (LSDs). Le cosiddette LSDs sono un insieme eterogeneo di malattie metaboliche ereditarie in cui, a causa di una mutazione genetica, le cellule non producono alcuni enzimi necessari al loro metabolismo. Nei pazienti affetti da queste malattie si manifestano danni a carico di diversi organi e tessuti, tra cui il sistema nervoso centrale, con conseguenze neurologiche importanti.Le prime terapie – che in molti casi sono ancora le uniche disponibili – prevedono la somministrazione dell’enzima mancante nel sangue dei pazienti. Si tratta però di approcci inefficaci nei casi in cui vi sia una manifestazione nervosa: a causa della barriera emato-encefalica l’enzima non riesce a raggiungere il cervello, dove la neurodegenerazione prosegue indisturbata. Per risolvere il problema alcuni anni fa Alessandra Biffi, lavorando con Luigi Naldini, direttore dell’SR-Tiget, si era rivolta alla terapia cellulare e genica. In uno studio clinico tuttora in corso all’SR-Tiget per il trattamento della leucodistrofia metacromatica (una LSD neurodegenerativa), le cellule staminali del sangue vengono prelevate dal midollo del paziente, corrette geneticamente per produrre di nuovo l’enzima e infuse nuovamente nel sangue. Essendo in grado di superare la barriera emato-encefalica, le staminali raggiungono il cervello, dove riescono a svolgere un’importante azione terapeutica.L’elemento temporale è però fondamentale. Le terapie geniche somministrate nel sangue sono efficaci solo se giocano d’anticipo: le cellule necessitano di tempo per raggiungere il cervello e attecchire. Ecco perché i pazienti che oggi possono essere trattati con la terapia genica sono solo quelli ancora asintomatici.La tecnica messa a punto in via sperimentale dal gruppo di Alessandra Biffi e presentata oggi sulle pagine di Science Advances potrebbe cambiare le cose. “Trapiantare le cellule nei ventricoli cerebrali accelera il processo di attecchimento e potrebbe diventare un’opzione terapeutica valida anche per chi mostra già i primi sintomi”, spiega Alessandra Biffi. Ma i risultati dello studio non si fermano qui. “I nostri dati dimostrano anche, per la prima volta, che le staminali del sangue trapiantate sono in grado di differenziarsi in cellule del tutto simili alla microglia e che rimangono in modo esclusivo nel sistema nervoso centrale.” Ciò significa che questo tipo di trapianto permette di generare in modo rapido una popolazione di cellule geneticamente corrette esclusivamente nel tessuto nervoso malato. Una tecnica che produce veri e propri avamposti terapeutici in grado di somministrare le sostanze necessarie a proteggere e rigenerare le cellule nervose, con applicazioni potenziali in molte malattie neurodegenerative.Questo studio è stato svolto presso i laboratori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica e del programma di terapia genica del Boston Children’s Hospital/Dana Farber Cancer Institute di Harvard ed è stato finanziato dalla Comunità Europea, dal Ministero della Salute italiano, dalla Fondazione Telethon e dal Boston Children’s Hospital.

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Tutto quello che c’è da sapere sul trapianto di grasso

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

gandolfiFino a 15 anni fa si buttava, oggi è tanto prezioso da essere conservato in banca. È il grasso aspirato dai chirurghi plastici durante la liposuzione e utilizzato per il lipofilling, ossia l’impianto di tessuto adiposo nello stesso paziente per ridare volume al viso o al corpo o, grazie alle cellule staminali in esso contenute, per rigenerare i tessuti. Con 28.500 interventi nel 2014, il trapianto di grasso autologo è l’intervento di chirurgia plastica più in crescita (+20% in un anno, dati Aicpe). Inoltre negli ultimi 5 anni sono aumentati esponenzialmente gli articoli scientifici dedicati all’argomento. Nell’ultimo congresso organizzato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), ci sono stati molti interventi su questo tema con i maggiori esperti internazionali.«Negli ultimi anni il trapianto di grasso ha fatto grandi passi in avanti. Oggi sono molto più chiare che in passato le basi biologiche che rendono efficace questa metodica» dice il presidente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Due sono gli ambiti di ricerca principali: il primo riguarda la tecnica da utilizzare per l’impianto, il secondo l’utilizzo delle cellule staminali che contiene.
La novità più sostanziale riguarda la conoscenza e l’uso delle cellule staminali: il tessuto adiposo ha il vantaggio di averne in quantità decisamente più alta rispetto ad altri tessuti utilizzati per la loro selezione, come il midollo osseo. «Gli studi hanno dimostrato che le cellule staminali hanno un’enorme capacità di rigenerazione dei tessuti, da quelli cicatriziali a quelli invecchiati, che hanno in alcuni ambiti capacità o potere terapeutico – prosegue -. Sembra ormai certo che, nell’ambito della chirurgia plastica, il volume di grasso che “attecchisce” è superiore se il numero di staminali presenti nel tessuto trasferito è più alto. Da qui nascono gli studi attuali, che mirano ad arricchire i prelievi di grasso di cellule staminali. E qui entrano in gioco le banche delle staminali del grasso, che stanno nascendo per conservare il materiale non utilizzato».Quali gli utilizzi del trapianto di grasso? Non c’è zona del corpo in cui non si possa trapiantare il grasso. Queste sono comunque le più gettonate:
– Viso. Con il grasso si pone rimedio alla perdita di volume del volto, palpebra e sopracciglia incluse
– Cute. Il trapianto di grasso contribuisce, grazie alle cellule staminali, a un miglioramento complessivo della qualità della pelle
– Corpo. È un’alternativa alle protesi di silicone per seno e glutei
– Rimodellamento corporeo. Trasferire grasso significa prelevare prima con la liposcultura. Non bisogna dimenticare infatti che il trapianto di grasso prevede sempre la riduzione di adipe nelle zone dove è più in eccesso, di solito fianchi e addome
– Cicatrici. Il trapianto di grasso serve per riempirle e diminuirne la visibilità (foto gandolfi)

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“Perché ancora stentano a decollare le terapie avanzate con cellule staminali”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

cellule staminaliRoma dal 9 all’11 marzo 2016 sesto Congresso C.O.R.T.E. presieduto dal prof. Nicolò Scuderi presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Intervento della prof.ssa Cinzia Marchese. “L’utilizzo di cellule staminali adulte per applicazioni di terapia cellulare avanzata, rappresenta oggi uno dei settori della medicina di maggior interesse. “La capacità plastica delle cellule staminali ha dimostrato non solo di essere in grado di riparare organi o tessuti danneggiati da malattie o traumi – precisa Cinzia Marchese, ordinario di Medicina di Laboratorio e presidente del Corso di Laurea di Tecniche di Laboratorio Biomedico e direttore del Laboratorio di Biotecnologie Cellulari del Dipartimento Medicina Sperimentale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – ma anche di ripristinare la funzionalità di questi organi, o almeno di migliorarla. L’elevato potenziale proliferativo in vitro, il trofismo, la capacità antinfiammatoria ed in modo particolare la possibilità di transdifferenziare verso cellule specializzate, se im-piantate nel giusto contesto, fanno si che le cellule staminali da midollo o derivate dal tessu-to adiposo (Mesenchimal Stem Cells – MSC) possano essere considerate un valido stru-mento per la rigenerazione di tessuti, malattie degenerative e malattie rare. Nonostante ciò, l’identificazione delle terapie cellulari con una nuova categoria di farmaci biologici, basati su cellule e tessuti che si sono dimostrati efficaci nella cura di una patologia, ha fatto si che queste terapie avanzate (TA) siano state collocate sotto l’egida dell’Agenzia Italiana del Farmaco AIFa. Tale regolamentazione se da un lato impone criteri specifici e selettivi atti a garantire, in primo luogo, la sicurezza del prodotto finale poiché destinato alla somministra-zione a pazienti, dall’altro cozza con la mancata valorizzazione della prestazione da parte del Servizio Sanitario Nazionale. Infatti ad oggi non esistono DRG dedicati che attribuiscano ‘valore’ alle terapie avanzate anche se spesso queste sono l’unica alternativa alla mancanza di strategie terapeutiche percorribili. La medicina rigenerativa nelle malattie rare. La medi-cina rigenerativa è caratterizzata da una forte innovazione tecnologica e scientifica svilup-pata nel corso degli anni e si avvale delle competenze scientifiche e del rigore metodologico impiegato nella realizzazione di prodotti di terapia cellulare a base di cellule autologhe da utilizzare per la rigenerazione di tessuti danneggiati da patologie destruenti o assenti per mancato sviluppo, come nel caso delle malattie rare. Un esempio è rappresentato dalla realizzazione di mucosa vaginale autologa a partire dalle cellule isolate dalla biopsia del vesti-bolo vaginale in pazienti con Sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser (MRKH). La MRKH è caratterizzata da agenesia congenita dell’utero e della vagina in donne che mo-strano uno sviluppo normale dei caratteri sessuali secondari e un cariotipo normale 46, XX e colpisce almeno 1 su 4.500 donne. Il trattamento di elezione consiste nella creazione di una neovagina ed è in genere proposto per consentire i rapporti sessuali ed il miglioramento della qualità di vita delle pazienti attraverso il superamento definitivo della propria menoma-zione.La ricostruzione del canale vaginale ed il rivestimento con lembi di mucosa autologa ricostruita in vitro, se confrontate con metodiche che usano lembi di cute o tratti del sigma, rappresenta il trattamento di elezione in quanto è contraddistinto da aspetti di minore invasività, assenza di esiti cicatriziali e risultati ottimali da un punto di vista sia fisiologico che psicologico. Le indicazioni a questo tipo di intervento possono essere allargate anche ad al-tre patologie come la Sindrome di Morris e più in generale a patologie dello sviluppo dei dot-ti Mulleriani, fino a patologie oncologiche in cui la radioterapia mirata abbia procurato danni severi. E’ da sottolineare che la ricostruzione della mucosa vaginale con prodotti di terapia cellulare è indicata nell’ambito di patologie rare in cui non sia presente una valida alternativa terapeutica e solo quando il trattamento di correzione conservativa (uso di dilatatori) non sia percorribile. Le limitazioni dimensionali del servizio di medicina rigenerativa unitamente alla mancanza di DRG regionali, che definiscano il valore della prestazione, non consentono di fare fronte alla domanda di prestazioni in continuo aumento non riuscendo a garantire una risposta adeguata alla richiesta dei pazienti. Tutti i prodotti di medicina rigenerativa non so-no ad oggi erogati all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e pur rappresentando un ele-mento di eccellenza e di unicità per l’Azienda Policlinico Universitario Umberto I soffrono della limitazione di fondi disponibili per la certificazione ed il mantenimento delle strutture dedicate.

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Giornata della divulgazione della ricerca sulle cellule staminali

Posted by fidest press agency su martedì, 8 marzo 2016

parma universitàParma venerdì 11 marzo, con inizio alle ore 9 nell’Auditorium del plesso polifunzionale del Campus Universitario di via Langhirano, l’ottava edizione di UniStem Day, la Giornata della Scienza dedicata alle Scuole Superiori. UniStem Day è una giornata dedicata in tutta Europa alla divulgazione della ricerca sulle cellule staminali rivolta agli studenti delle Scuole Superiori. UniStem Day vedrà unite in questa iniziativa più di 40 Università e Istituti di ricerca in Italia e oltre 35 sedi universitarie dislocate in Germania, Spagna, Regno Unito, Polonia e Svezia. Finora hanno aderito all’iniziativa, e parteciperanno con rappresentanze di studenti, il Liceo Scientifico “Giacomo Ulivi” di Parma, il Liceo Classico e Scientifico Convitto “Maria Luigia” di Parma, il Liceo delle Scienze Umane “Albertina Sanvitale” di Parma, l’Istituto Tecnico Industriale Statale “Leonardo da Vinci” di Parma, l’Istituto Superiore “Pietro Gobetti” di Scandiano (RE) e il Liceo Ginnasio “Melchiorre Gioia” di Piacenza. Le iscrizioni sono ancora aperte. L’evento sarà coordinato dai proff. Franco Bernini del Dipartimento di Farmacia e Federico Quaini del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Ateneo di Parma. Dopo il filmato di benvenuto e le note introduttive del Rettore Loris Borghi, seguirà un collegamento audio tra alcune università partecipanti. Quindi, sotto la moderazione del prof. Marco Vitale, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali S.Bi.Bi.T., inizieranno le presentazioni dei relatori.
Il prof. Maurizio Zuccotti – Istologia ed Embriologia, Università degli Studi di Parma – spiegherà come avviene in natura la selezione della cellula uovo che darà origine all’embrione. Inoltre, mostrerà le primissime fasi dello sviluppo del cuore nell’embrione e come le radiazioni o sostanze tossiche interferiscano su questo processo.
Il prof. Franco Aversa – Ematologia e Centro Trapianti di Midollo, Università degli Studi di Parma – parlerà di come la ricerca sulle cellule staminali emopoietiche ottenute da midollo e da cordone ombelicale abbia portato al successo del loro utilizzo nella terapia di gravi malattie del sangue.
Il prof. Piergiorgio Petronini – Oncologia Sperimentale, Università degli Studi di Parma – spiegherà come la scoperta dell’esistenza di cellule staminali tumorali possa rivoluzionare la terapia del cancro.
Il prof. Federico Quaini – Medicina Clinica e Sperimentale, Università degli Studi di Parma – presenterà luci e ombre dei recenti risultati della ricerca scientifica che ha riaperto la possibilità, da sempre sognata, di rigenerare un organo.
Il prof. Stefano Grolli – Medicina Veterinaria, Università degli Studi di Parma – mostrerà gli attuali approcci di terapia cellulare in medicina veterinaria
Il futuro è adesso! Idee, persone, ricerca e industria dietro il primo farmaco basato su cellule staminali
Il dr. Diego Ardigò di Chiesi Farmaceutici SpA presenterà il percorso che ha portato alla realizzazione di un prodotto basato su cellule staminali per la terapia di malattie dell’occhio.
Nel pomeriggio un gruppo selezionato di studenti e insegnanti potrà far visita ai laboratori dislocati in diversi punti dell’Università per toccare con mano il fascino della ricerca sulle cellule staminali.L’obiettivo di UniStem Day è quello di fornire agli studenti delle scuole superiori le conoscenze sullo stato attuale, lo sviluppo e il potenziale della ricerca sulle cellule staminali. Le conoscenze accademiche e del mondo scientifico, che hanno già portato ad una avanzata comprensione del ruolo delle cellule staminali, non sono state ancora adeguatamente trasferite nel curriculum scolastico. La giornata UniStem promuoverà le curiosità, approfondirà questioni e trasmetterà i fatti che costituiscono il grande tema delle cellule staminali.La senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata di fama internazionale nel campo delle cellule staminali, è l’iniziatrice di questo evento e ha il compito del coordinamento centrale delle attività. Il suo coinvolgimento dimostra come sia necessario sensibilizzare i giovani su un tema di grande interesse, troppo spesso gestito in modo miracolistico o detrattivo dai mezzi di comunicazione e dallo stesso mondo scientifico.

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Trapianto cellule staminali

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 febbraio 2015

cellula staminaleIl trapianto con cellule staminali può essere più efficace rispetto a trattamenti esistenti per le forme gravi di sclerosi multipla (SM), lo conferma uno studio pubblicato oggi sull’importante rivista scientifica Neurology. Lo studio ha valutato l’effetto del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, dopo immunosoppressione intensa, rispetto al trattamento con mitoxantrone nel ridurre l’attività di malattia in risonanza magnetica. Sono state coinvolte 21 persone la cui disabilità legata alla SM era aumentata nel corso dell’anno, nonostante i trattamenti con farmaci convenzionali. I partecipanti, con età media di 36 anni, avevano un livello medio di disabilità che richiedeva il supporto di un bastone o stampella per camminare. Nella SM, il sistema immunitario attacca il sistema nervoso centrale. In questo studio clinico di fase II, tutti i partecipanti hanno ricevuto farmaci per sopprimere l’attività del sistema immunitario. Poi 12 dei partecipanti hanno ricevuto il trattamento con mitoxantrone -potente terapia immunosoppressiva attualmente usata per il trattamento delle forme gravi di SM. Gli altri nove partecipanti hanno invece ricevuto come trattamento le cellule staminali raccolte dal loro midollo osseo e poi reintrodotte dopo che il sistema immunitario era stato soppresso (immunosoppressione). Tutti i partecipanti sono stati seguiti per un massimo di quattro anni. “Questo trattamento sembra riprogrammare il sistema immunitario – ha spiegato l’autore dello studio Gianluigi Mancardi, dell’Università degli Studi di Genova -. Con questi risultati, si può ipotizzare che il trattamento con cellule staminali possa influenzare profondamente il decorso della malattia”.L’immunosoppressione intensa seguita da trapianto con cellule staminali ha ridotto l’attività di malattia in modo più significativo rispetto al trattamento con mitoxantrone. Le persone che hanno ricevuto il trapianto con cellule staminali hanno avuto l’80 per cento in meno di nuove lesioni cerebrali T2 rispetto a quelli che hanno ricevuto mitoxantrone. In particolare la media di nuove lesioni T2 era di 2,5 nelle persone trattate con trapianto e di 8 in quelle trattate con mitoxantrone.Per un altro tipo di lesioni associate alla SM, chiamate lesioni captanti il gadolinio, nessuna delle persone che hanno ricevuto il trattamento con cellule staminali ha presentato nuove lesioni durante lo studio, mentre il 56 per cento di quelli trattati con mitoxantrone hanno avuto almeno una nuova lesione captante il gadolinio.Il professor Mancardi ha sottolineato che i gli effetti collaterali che si sono verificati con il trattamento con cellule staminali erano stati previsti e risolti senza conseguenze permanenti.”E’ sicuramente importante ampliare gli studi con un maggior numero di persone per confrontare l’efficacia del trapianto di cellule staminali verso il placebo, ma è molto promettente vedere che questo trattamento può essere più efficace di una terapia immunomodulante già approvata per le persone con forme gravi di SM che non rispondono bene ai trattamenti standard.” ha dichiarato Mancardi. Lo studio è stato finanziato dalla Fondazione dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla .

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Donazione midollo osseo

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2012

Italiano: Giorgia Meloni

Italiano: Giorgia Meloni (Photo credit: Wikipedia)

«Istituire la Giornata nazionale della donazione di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema estremamente delicato e che richiede la massima attenzione da parte di tutti. È importante che soprattutto i giovani siano consapevoli del ruolo che possono rivestire in questa battaglia. La fascia d’età tra i 18 e i 35 anni, infatti, è la più indicata per la donazione. Per raggiungere l’obiettivo è necessaria un’azione capillare di informazione nelle scuole e nelle università. I Ministri Profumo e Balduzzi si facciano promotori di campagne di sensibilizzazione tra i ragazzi dell’ultimo anno delle scuole superiori e dei primi anni di università. I progressi in campo medico offrono la concreta opportunità di vincere gravissime patologie, ma tanto si può ancora fare se siamo tutti uniti. Ognuno di noi può donare una parte di sé alla comunità, diventando donatore o combattendo al fianco di chi vive malattie di natura onco-ematologica». È quanto ha dichiarato il deputato PdL, Giorgia Meloni, nel corso della conferenza stampa di presentazione del ddl n. 4949, per l’Istituzione della Giornata nazionale della donazione di midollo osseo e delle cellule staminali emopoietiche.

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Trattamento di ictus

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 settembre 2011

Glasgow University, Scotland.

Image via Wikipedia

Dalla Scozia ed in particolare dalla Glasgow University, arriva la notizia della prima sperimentazione clinica al mondo di cellule staminali sull’uomo per il trattamento di ictus cerebrale già in grado di passare alla sua fase successiva. Una valutazione indipendente dei primi tre pazienti che avevano avuto le cellule staminali iniettate nel cervello presso l’ospedale generale di Glasgow sud ha concluso che non ha avuto alcun effetto negativo. La valutazione apre la strada affinché la terapia possa essere testata su più pazienti per ottenere un nuovo trattamento su scala globale per l’ictus. La speranza della ricerca in questione in uno stadio così avanzato è che le cellule staminali aiutino a riparare il tessuto danneggiato del cervello. La sperimentazione è portata avanti da un equipe della Glasgow University condotta dal Prof. Keith Muir, il quale si è dichiarato soddisfatto dei risultati ottenuti finora. Già lo scorso anno un anziano è stato il primo al mondo a ricevere questo tipo di trattamento. Da allora è stato provato su due altri uomini. In realtà i pazienti hanno ricevuto dosi molto basse di cellule staminali per testare la sicurezza della procedura. Nel corso dell’anno prossimo, saranno date dosi progressivamente crescenti ad un massimo di nove pazienti – ancora una volta principalmente per valutare la sicurezza della terapia – ma i medici utilizzeranno questo studio clinico per valutare anche l’efficacia del trattamento nelle successive prove, che inizieranno non prima di almeno 18 mesi. Nel mondo, in realtà esistono in numero proporzionalmente crescente di studi clinici tutt’ora in corso relativi a trattamenti che si basano sulle cellule staminali, tra cui uno che è stato avviato lo scorso anno dalla società statunitense Geron per sviluppare un trattamento per la paralisi. Lo sviluppo di trattamenti con le cellule staminali sono tutti ancora in una fase iniziale ed è probabile che passeranno molti anni prima di essere disponibili su larga scala. Gli ictus, secondo la Stroke Association uccidono circa 67.000 persone nel solo Regno Unito ogni anno e costituirebbero quindi la terza causa di morte più comune in Inghilterra e Galles dopo le malattie cardiache e il cancro. A differenza degli altri paesi, l’Italia dopo la sciagurata legge 40 del 2004 che ha dato un duro colpo alla ricerca nel settore, appare quindi in notevole ritardo sullo studio delle cellule staminali che alla luce dei costanti progressi della scienza, secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” appaiono non più solo una speranza nella cura di malattie, tipo quelle che colpiscono il cervello e per combattere i tumori. È auspicabile, quindi, che di là del dibattito etico, anche il Nostro Paese riprenda la strada maestra della ricerca, investendo più risorse anche in questo settore della medicina. (Giovanni D’Agata)

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La ricostruzione del seno

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 marzo 2011

Per la prima volta a Roma e nel Lazio presso l’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina di Roma è stata eseguita – in sala operatoria – una lipoaspirazione assistita ad acqua (water assisted liposuction) tramite apparecchiatura medicale Body Jet. In un circuito completamente sterile il tessuto adiposo è stato aspirato ed elaborato dal macchinario: il tessuto ottenuto, di qualità finissima e ricco di cellule staminali è stato reinnestato in due pazienti, mediante una apposita cannula, per ricostruire e riempire deficit ghiandolari post quadrantectomia mammaria e post mastectomia. Tale procedura – ha dichiarato il Dr. Carlo Magliocca, Chirurgo Plastico del Dipartimento di Chirurgia diretto dal Prof. Ernesto Maria Caliente – può essere brillantemente utilizzata anche per la bonifica di aree dove è stata eseguita una radioterapia o per facilitare la guarigione di ferite difficili, piaghe da decubito od ulcere diabetiche.  Permesso unico lavoratoriI lavoratori extracomunitari che si trovano in Europa dovrebbero avere gli stessi diritti dei cittadini europei, secondo il progetto di legge sul “permesso unico” adottato `giovedì dal Parlamento. L’obiettivo della direttiva è di semplificare le procedure per gli immigrati e per i datori di lavoro attraverso una procedura unica per il permesso di residenza e di lavoro. Tale legislazione garantirebbe inoltre agli immigrati una serie di diritti sociali, paragonabili a quelli dei cittadini comunitari, su questioni quali gli orari di lavoro, le ferie, la sicurezza sul posto di lavoro e l’accesso alla sicurezza sociale. Secondo il testo approvato, i governi nazionali avranno la possibilità di restringere l’accesso alla sicurezza sociale nazionale solo ai lavoratori extracomunitari che lavorano o hanno lavorato per almeno 6 mesi e che sono registrati come disoccupati. Per il sostegno familiare, i governi nazionali potrebbero scegliere di garantirlo solo ai lavoratori in possesso di un permesso di lavoro valido per più di sei mesi. I lavoratori extracomunitari avranno il diritto di ricevere la pensione una volta rientrati nel proprio paese alle stesse condizioni e tassi dei cittadini europei. I lavoratori possono anche richiede sgravi fiscali nello Stato membri di residenza; tuttavia, i familiari potrebbero beneficiarne solo se risiedono nello stesso paese UE. I lavoratori extracomunitari, sempre secondo il testo emendato dal Parlamento, avranno anche l’accesso ai servizi pubblici quali alloggi sociali, lasciando ai governi nazionali la possibilità di limitare tale diritto ai soli immigrati che hanno già un’occupazione. Il diritto alla formazione professionale e all’istruzione potrebbe essere limitato solo ai lavoratori stranieri che hanno o hanno avuto un lavoro, cosi da escludere chi è nell’UE per motivi di studio. I lavoratori che chiedono di conseguire un diploma in un settore non direttamente collegato al proprio lavoro potrebbero dover dimostrare una corretta conoscenza della lingua nazionale. Le nuove regole europee, se approvate in via definitiva, si applicheranno agli extracomunitari che richiedono un permesso di residenza e di lavoro in uno Stato membro o che già vi risiedono legalmente. Gli emendamenti adottati dai deputati saranno ora vagliati dai ministri di giustizia dei paesi UE. Secondo il Trattato di Lisbona, il Parlamento e il Consiglio hanno pari poteri legislativi sui temi legati all’immigrazione. La Gran Bretagna, la Danimarca e l’Irlanda non prenderanno parte all’adozione della direttiva sul permesso unico.

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S. Gallicano: cellule staminali e rigenerazione tessuti

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 dicembre 2010

Lo studio pubblicato nell’ultimo numero di Cell Trasplantation osserva i meccanismi utili alla rigenerazione dei tessuti, dopo aver isolato cellule staminali adulte prelevate dal tessuto adiposo di pazienti che hanno avuto un autotrapianto di lipoaspirato. Gli autori, dr.ssa Valentina Folgiero del Laboratorio di Oncogenesi Molecolare dell’Istituto Regina Elena, ricercatrice nel gruppo diretto dalla dr.ssa Rita Falcioni, in collaborazione con la dr.ssa Stefania Bucher, responsabile di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva dell’Istituto San Gallicano, confermano che le cellule staminali adulte purificate prelevate dal tessuto adiposo mantengono le loro caratteristiche di staminalità per un lungo periodo di coltura in vitro, per cui possono essere applicate per una terapia cellulare finalizzata all’incremento dell’efficienza del trapianto autologo di tessuto adiposo in tutti i casi di chirurgia conservativa o di ricostruzione tessutale dopo traumi, mastectomie, ulcere, radioterapia e interventi chirurgici di varia natura.
Le tecniche utilizzate nella medicina rigenerativa dei tessuti richiedono la possibilità di estrarre cellule staminali adulte in quantità elevate. Infatti le cellule staminali adulte contribuiscono in modo significativo alla rivascolarizzazione del tessuto, alla rigenerazione ed alla funzione dell’organo.  Negli USA almeno 400.000 persone l’anno sono trattate con autotrapianto di tessuto adiposo. In chirurgia plastica la tecnica è considerata semplice e sicura e l’uso di cellule staminali derivate da tessuto adiposo potrebbe accelerare i risultati estetici e aumentare la qualità di vita dei pazienti. “L’obiettivo del nostro studio – spiega la dott.ssa Rita Falcioni – è stato comprendere come incrementare la rigenerazione del tessuto tolto dopo intervento chirurgico al fine di rigenerare l’epitelio sovrastante.” Le cellule staminali adulte derivate da tessuto adiposo sono state isolate e purificate da  grasso aspirato di 15 pazienti trattati tramite autotrapianto di tessuto adiposo dopo mastectocomia o quadrantectomia. Le cellule staminali derivate da questi tessuti sono state caratterizzate per l’espressione dei markers di staminalità (CD) e per la loro capacità di differenziare in tessuto adiposo in coltura in vitro a breve e lungo termine. “Abbiamo dimostrato – prosegue la Falcioni – che le cellule staminali adulte ottenute dal tessuto adiposo esprimono alti livelli di markers di staminalità e che questi si mantengono agli stessi livelli di espressione per almeno 3 mesi. Abbiamo quindi analizzato la loro capacità di differenziare a breve e lungo termine di coltura in vitro e abbiamo osservato  che le cellule staminali adipose adulte sono in grado di differenziare in adipociti anche dopo 3 mesi di coltura in vitro confermando l’ ipotesi che queste cellule mantengono tutte le caratteristiche di staminalità anche in coltura a lungo termine.
Oltre i tre mesi di coltura in vitro, si è osservato che le cellule staminali adipose non sono più proliferanti e non vanno in senescenza indicando che sono in attesa di differenziare qualora venissero spinte a farlo con lo stimolo adeguato.     “Grazie ai finanziamenti di AIRC e del New Idea Award (bando di assegnazione fondi del Ministero della Salute proprio dell’IRE) proseguiremo su tale strada”, assicurano i Direttori Scientifici Prof.ssa Paola Muti (IRE) e Prof. Aldo Di Carlo (ISG).

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Cellule staminali: possibile produrle in vitro

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 novembre 2010

Cellule staminali prodotte “in vitro” grazie al laser. Non si tratta di un obiettivo scientifico, ma di una vera e propria realtà.  Lo testimoniano i dati presentati oggi durante il congresso Laser Florence 2010 relativi a una sperimentazione portata avanti dal professor Leonardo Longo, medico chirurgo specialista in endocrinologia e docente a contratto in Laser Chirurgia e Medicina delle Università di Siena e San Marino, nonché “Visiting Researcher Professor” presso diverse università in tutto il mondo. A partire da qualsiasi tessuto, come risulta dai dati scientifici presentati dal professor Longo, è infatti possibile generare cellule staminali grazie all’irradiazione laser.  Il processo, che non prevede l’aggiunta di altre sostanze, aumenta la crescita, la differenziazione, la “migrazione” e la riproduzione delle cellule stesse, che risultano, dopo il trattamento con laser, anche altamente funzionali.  In 10 casi su 10, infatti, la funzionalità dopo l’irradiazione con laser si è attestata al 98%.

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Robot, biotecnologia e cellule staminali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2010

Roma, dal 10 al 13 ottobre si apre il 112° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia, a cui prenderanno parte oltre 3000 iscritti, tra i quali come risulta evidente dalle rilevazioni degli ultimi dieci anni, molto numerose le iscrizioni alla SIC delle dottoresse. Si è infatti passati da un 8% di iscritte ai Congressi nel 2001 al 21% dell’anno 2009, e facendo una media sempre degli ultimi 10 anni, la percentuale di donne iscritte alla SIC è aumentata del 15%.
Tra gli invitati Professori e autorità politiche quali il Presidente della Commissione Sanità in Senato e il Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta sull’Efficacia e l’Efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, diversi Magistrati e il Presidente dell’ISPO, l’Istituto per lo Studio della Pubblica Opinione, che spiegherà la realizzazione e i dati di una ricerca, condotta per conto proprio della SIC nei mesi scorsi, sulle aspettative e i timori della popolazione italiana nei confronti della chirurgia.
La Società Italiana di Chirurgia ha sempre cercato di coinvolgere tutte le componenti in grado di fornire un contributo prezioso: “La SIC da ormai 128 anni promuove ed incentiva la cultura e la scienza chirurgica, fa divulgazione scientifica con una linea editoriale dedicata, mantiene rapporti intersocietari nazionali ed internazionali. Si impegna nell’ambito della formazione e della educazione medica continua, lavora per migliorare aspettativa, qualità di vita e sicurezza dei nostri pazienti, – dichiara Enrico De Antoni, Presidente della Società Italiana di Chirurgia – e mantiene aperto il confronto su iniziative ed istanze professionali con Politica, Istituzioni e Mass-Media”.
Al 112° Congresso SIC si farà il punto sulla chirurgia in Italia, e saranno affrontate le tematiche sulle nuove metodologie chirurgiche: dalle novità tecnologie, come l’impiego nelle sale operatorie delle più sofisticate tecniche mininvasive – utilizzate ad esempio nella chirurgia bariatrica – o la chirurgia robotica, che permette di compiere grandi interventi demolitivi, ad approfondimenti con esperti dedicati alla biotecnologia e all’utilizzo delle cellule staminali in campo oncologico.
Ma nonostante tutto questo, il titolo del 112° Congresso, “E’ ancora il medico che comanda il futuro”, conduce ad una considerazione: “La mente umana rimane la più sofisticata fra tutte le macchine e dietro anche al più complesso degli strumenti, ci sarà sempre un cervello a guidarlo. La decisione ultima, di fronte al malato e col suo consenso, spetterà sempre al medico.” ha commentato Aldo Moraldi, Presidente del Congresso Nazionale SIC. Il rischio clinico, la formazione del chirurgo, l’organizzazione e la gestione della sanità saranno alcuni tra i temi discussi durante il Congresso.  “Verrà trattato il problema del calo della vocazione e dei criteri di selezione e formazione in chirurgia, – sottolinea Giovanni Battista Grassi, Presidente del Congresso Nazionale SIC – e per la prima volta ci sarà uno spazio riservato agli specializzandi, ovvero i chirurghi in formazione”.

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Lifting di nuova generazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Chirurgia “light” per ringiovanire il volto senza cicatrici, con tempi di recupero ridotti e risultati naturali, utilizzando la tecnica endoscopica e le proprie cellule staminali. Se ne parla durante il 58° Convegno Sicpre, il più autorevole simposio nazionale della chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica in svolgimento a Sanremo.  Il lifting è uno degli interventi di chirurgia plastica che negli anni si è più rinnovato e migliorato. Gennai è stato uno dei primi (ed è tutt’oggi uno dei pochi) chirurghi italiani a introdurre la rivoluzione del lifting endoscopico, una tecnica appresa nei primi anni ’90 in America direttamente dal suo “inventore”, Nicanor Isse, che consente di correggere i segni del tempo in modo soft e senza cicatrici. «L’endoscopia -afferma Gennai- prende le mosse dalle recenti scoperte nel campo dell’invecchiamento del viso, che lo attribuiscono a due fattori: la discesa dei tessuti e la perdita di adipe, che causano le rughe e conferiscono un aspetto stanco. Premesse che offrono una valida alternativa alle tecniche chirurgiche che prevedono di “tirare e tagliare” la pelle, in quanto la priorità diventa il ripristino dei volumi ed il sollevamento dei tessuti profondi». Senza che sia necessario tagliare i capelli, vengono eseguite sulla sommità della fronte 4 o 5 incisioni di un centimetro e mezzo, che lasciano cicatrici invisibili. Da qui, viene introdotta una piccola telecamera di 4 millimetri di diametro che riproduce su un monitor la visione di quanto accade sotto la pelle, consentendo così di riposizionare, con l’ausilio di microstrumenti, i tessuti profondi con maggiore precisione e fissarli. Le caratteristiche del viso restano inalterate e grazie al lipofilling, ossia l’innesto di tessuto adiposo precedentemente prelevato da altre parti del corpo, si ridonano i volumi del viso giovanile.
Alessandro Gennai – Profilo professionale Laureato con lode nel 1988 in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Modena, Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). In particolare è stato negli Stati Uniti, dove ha appreso, primo fra gli italiani, la tecnica del lifting endoscopico dal suo “padre fondatore”, Nicanor Isse. Gennai è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic Surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).

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La Notte dei ricercatori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2009

Milano 23 settembre 2009 ore 11.00 Via Festa del Perdono presso la Sala Napoleonica dell’Università degli Studi conferenza stampa di presentazione di “NITLAB-2” La Notte dei ricercatori. Selezionato dalla Commissione Europea per il secondo anno consecutivo, e giunto alla quarta edizione, NITLAB-2 è una manifestazione che vede pubblico e ricercatori protagonisti di una notte  all’insegna delle novità scientifiche nel campo delle cellule staminali e dell’astronomia, ma anche del rapporto tra arte e scienza. L’evento é organizzato dall’Università degli Studi di Milano e si terrà il 25 settembre 2009 a Milano, nel parco Indro Montanelli. Obiettivo dell’evento é promuovere presso il grande pubblico la ricerca e la figura del ricercatore. Tra le attività in programma – poichè il 2009 è l’anno internazionale dell’astronomia – saranno realizzati laboratori per bambini e ragazzi con lo scopo di avvicinarli alla vita del ricercatore. Un altro tema importante della manifestazione sarà il rapporto tra arte e scienza, indagato attraverso laboratori organizzati da ricercatori dell’Università in collaborazione con l’Associazione Bruno Munari. Alla conferenza stampa saranno presenti: GianPiero Sironi, prorettore alla ricerca dell’Università degli Studi di Milano Claudio Corazza, Direttore Rappresentanza Commissione Europea a Milano Caterina La Porta, coordinatrice progetto “NITLAB-2” Beba Restelli, Associazione Bruno Munari

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Un gel che ripara il cervello

Posted by fidest press agency su sabato, 5 settembre 2009

E’ in fase di valutazione sperimentale un gel iniettabile per il trattamento di traumi cerebrali: secondo gli studiosi della Clemson University, in South Carolina (Usa), che lo hanno messo a punto, il prodotto è in grado di stimolare la rigenerazione dei tessuti nel punto in cui si è verificato il danno. Sarà pronto per essere testato sull’uomo entro tre anni. “La nostra strategia terapeutica – ha spiegato Ning Zhang, ideatrice del gel – potrà essere utile nel caso di incidenti stradali, cadute o ferite da arma da fuoco”. Il rivoluzionario liquido, che ha mostrato di poter guarire dai traumi cerebrali in modelli animali in sole otto settimane, potrà sostituire anche il trapianto di cellule staminali, che si è dimostrato non sempre efficace nel risolvere le lesioni del cervello.

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Una campagna per donare il sangue cordonale

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2009

La donazione di sangue del cordone ombelicale avviene solo in un parto ogni 10, mentre il numero dovrebbe essere triplicato per raggiungere una copertura ottimale delle caratteristiche genetiche, in modo da offrire la possibilità di trovare più facilmente donatori compatibili. Sono questi i dati da cui si avvia la prima campagna di informazione nazionale per la donazione del sangue cordonale. La campagna, già avviata in Veneto ad aprile con un progetto pilota, è stata realizzata dal gruppo di lavoro Adoces (Associazioni donatori di cellule staminali) e dalla Federazione nazionale Collegi ostetriche (FNCO) con l’obiettivo di informare i genitori con brochure, manifesti e una guida agli operatori sanitari, soprattutto nei punti nascita e nei consultori. Il messaggio è semplice: la donazione volontaria è anonima, gratuita e la procedura è facile. Una volta espressa la volontà di donare, infatti, è necessario un consulto medico per valutare l’idoneità. Per aumentare il numero delle donazioni, spiegano gli esperti, è necessario informare di più le donne e migliorare l’organizzazione sanitaria. Oggi solo il 30% delle donazioni risulta valido per la conservazione e l’utilizzo, tuttavia, in Italia, è stata registrata una crescita costante dal 2004 al 2008. Ma è necessario fare di più. Le 20.000 unità di sangue cordonale disponibili oggi nelle banche non sono sufficienti: dovrebbero essere il triplo secondo i dati del ministero della Salute.

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Convenzione ospedaliera

Posted by fidest press agency su domenica, 28 giugno 2009

Bergamo 29 giugno alle 12.30 in Sala Consiliare Largo Barozzi, 1 sarà sottoscritta una convenzione tra gli Spedali Civili di Brescia e gli Ospedali Riuniti di Bergamo per la realizzazione nel presidio bresciano di una ”cell factory”, un  laboratorio  dedicato alla preparazione delle cellule staminali a scopo terapeutico  e  di  trapianto in pazienti affetti da patologie ematologiche tumorali, con il sostegno di AIL Brescia. Gli  Ospedali  Riuniti metteranno a disposizione le competenze e conoscenze sviluppate  dalla  propria  Unità  di Ematologia, all’interno della quale è attivo  il  Laboratorio  di  Terapia Cellulare “G. Lanzani”. Realizzato nel 2003 grazie al sostegno dell’Associazione Paolo Belli – AIL Bergamo, è oggi una  delle  tre  cell factory italiane, autorizzata AIFA a produrre cellule sterili  per  uso  terapeutico  e  autorizzata  JACIE Europa a operare come struttura accreditata per l’attività di trapianto.

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