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Posts Tagged ‘cellule t’

Un nuovo test di attivazione delle cellule T per la rilevazione dell’immunità cellulare specifica per il SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Con oltre 460 milioni di casi a livello mondiale, di cui 6 milioni hanno avuto esito fatale, finora, la pandemia di COVID-19 da SARS-CoV-2 si è dimostrata essere una crisi sanitaria globale. In questo scenario preoccupante, ancora più notevole è lo sforzo senza precedenti compiuto dalla comunità scientifica internazionale, che ha portato – in tempi record – alla disponibilità di vaccini basati su mRNA e vettori virali. Con oltre 10 miliardi di dosi totali di vaccino somministrate in tutto il mondo, le campagne di vaccinazione hanno già iniziato ad attenuare questa crisi globale. Per massimizzare gli effetti del vaccino, sarà necessario valutare in modo sistematico e monitorare il più ampiamente possibile l’efficacia e la durata della protezione immunitaria.Un team di scienziati-medici di fama internazionale ha recentemente pubblicato su Nature Biotechnology un documento su questo tema, descrivendo l’efficacia e la sensibilità di un nuovo tipo di test per rilevare l’immunità cellulare al SARS-CoV-2.La ricerca, effettuata in sinergia con SYNLAB, uno dei principali fornitori mondiali di servizi diagnostici di laboratorio, ha sfruttato la tecnologia di Hyris, il rivoluzionario Hyris SystemT.Pertanto, secondo lo studio, la misurazione della risposta delle cellule T rappresenta un nuovo, rivoluzionario approccio alla lotta contro il SARS-CoV-2. Grazie ai linfociti T reattivi, un individuo negativo a un test anticorpale potrebbe ancora essere protetto.Questo nuovo studio dimostra quindi l’importanza di un approccio PCR quantitativo al test delle cellule T, grazie allo sforzo congiunto di SYNLAB, uno dei principali network internazionali di fornitori di diagnostica medica, e Hyris, azienda biotecnologica globale dedicata all’analisi genetica.La rapida disponibilità di vaccini contro il SARS-CoV-2 a un’ampia percentuale della popolazione suggerisce che dovrebbero essere valutati nuovi approcci alla misurazione della durata della risposta immunitaria e alla potenziale necessità di booster vaccinali. Questo studio potrebbe rivelarsi una soluzione chiave per supportare ulteriormente la comunità scientifica nello svolgere un ruolo strategico per affrontare questa nuova sfida globale.

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Le cellule T sviluppate con il raffreddore comune possono proteggere contro Sars-CoV-2

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2022

Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che le cellule T derivanti dall’incontro con un coronavirus umano, come quelli che causano il raffreddore, comune possono proteggere in maniera crociata da una infezione da SARS-CoV-2. «L’esposizione al virus SARS-CoV-2 non provoca sempre un’infezione, e noi abbiamo cercato di capire il perché. Abbiamo scoperto che alti livelli di cellule T preesistenti, create dal corpo quando infettato da altri coronavirus umani come il comune raffreddore, possono non solo riconoscere SARS-CoV-2, ma anche proteggere dall’infezione» spiega Rhia Kundu, dell’Imperial College di Londra, prima autrice dello studio.«Sebbene questa sia una scoperta importante, è bene ricordare che si tratta solo una forma di protezione. Il modo migliore per proteggersi dal COVID-19 è essere completamente vaccinati» sottolinea l’esperta. I ricercatori hanno studiato, a partire da settembre 2020, 52 persone che vivevano con qualcuno con un’infezione da SARS-CoV-2 confermata con PCR e che erano state quindi esposte al virus. I partecipanti hanno eseguito un test PCR all’inizio, e poi quattro e sette giorni dopo, per determinare se avevano sviluppato un’infezione. Sono stati inoltre prelevati campioni di sangue dai 52 partecipanti per analizzare i livelli di cellule T preesistenti indotte da precedenti infezioni da coronavirus del raffreddore. Gli esperti hanno scoperto che c’erano livelli significativamente più alti di cellule T cross-reattive in 26 persone che non erano state infettate, rispetto alle 26 persone che erano state infettate. Queste cellule T hanno preso di mira le proteine interne del virus SARS-CoV-2, e non la proteina spike sulla superficie del virus. I ricercatori affermano che queste proteine interne offrono un nuovo bersaglio vaccinale che potrebbe fornire una protezione di lunga durata, perché le risposte dei linfociti T persistono più a lungo delle risposte anticorpali, che diminuiscono entro pochi mesi dalla vaccinazione. La proteina spike, inoltre, è sottoposta a un’intensa pressione immunitaria mentre le proteine interne prese di mira dalle cellule T protettive mutano molto meno, e sono quindi altamente conservate tra le varianti di SARS -CoV-2. «Nuovi vaccini che mirano a queste proteine interne conservate indurrebbero quindi risposte ampiamente protettive delle cellule T, che dovrebbero proteggere dalle varianti attuali e future di SARS-CoV-2» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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Le terapie adottive con cellule T generano opportunità di crescita per nuove cure contro il cancro

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

Milano. Secondo l’ultima analisi condotta da Frost & Sullivan intitolata Immuno-oncology Therapeutics Market—Adoptive T-cell Therapies, Forecast to 2022, il mercato delle terapie immuno-oncologiche genererà ricavi pari a 3,9 miliardi di dollari entro il 2022. Promettenti test clinici sulle terapie CAR-T (basate su cellule T con recettori chimerici per l’antigene) e TCR (rivolte a uno specifico recettore delle cellule T) hanno dato vita a importanti partnership del valore di miliardi di dollari tra le grandi case farmaceutiche, le piccole imprese e le istituzioni di ricerca. Frost & Sullivan prevede che le piccole e medie imprese che sviluppano prodotti innovativi nell’ambito dell’immuno-oncologia otterranno un cospicuo reddito da investimento attraverso le collaborazioni. Le aziende specializzate in terapie cellulari aiuteranno ad affrontare le sfide legate a questa classe altamente specifica di farmaci mirati.
Il nuovo studio di Frost & Sullivan analizza quali terapie adottive con cellule T (CAR-T e TCR) vengono attualmente sviluppate e per quali indicatori, i prodotti che verranno lanciati nei prossimi sette anni, gli operatori chiave e le relative attività di investimento, i costi implicati, le sfide per lo sviluppo, la commercializzazione delle terapie adottive con cellule T e gli ostacoli legati ai costi elevati delle terapie specialistiche che chi paga deve affrontare.
“Le terapie CAR-T sono le ultime cure contro il cancro e trasformano i modelli di cura dei tumori considerati finora difficili da trattare, con Juno, Gilead e Novartis che si contenderanno il ruolo di leader. La diminuzione degli effetti avversi, come la riduzione della sindrome da rilascio di citochine (CRS) e dei tempi del processo ”vein-to-vein” contribuirà al successo del prodotto. La ricerca attuale mira a sviluppare terapie allogeniche che sostituiscano quelle autologhe specifiche per ogni paziente con terapie standardizzate realizzabili con donatori non consanguinei — un trattamento accessibile a un maggior numero di pazienti” afferma Barbara Gilmore, Senior Industry Consultant per il settore Transformational Health di Frost & Sullivan.

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La vitamina D può prevenire i sintomi influenzali

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2010

Il bel tempo primaverile non mette al riparo da possibili stati influenzali. Il clima, infatti, non è ancora stabile e i continui e repentini sbalzi di temperatura mettono a rischio la salute degli Italiani. Un’eventualità che può essere evitata grazie al contributo della Vitamina D che svolge proprio un ruolo fondamentale nell’attivazione delle difese immunitarie contro le malattie infettive come l’influenza. L’attivazione delle cellule T che combattono le infezioni, infatti, necessita di un sostegno che può essere dato solamente con la giusta e corretta assunzione di Vitamina D, in cui possono giocare un ruolo importante gli integratori alimentari. Lo dichiara l’Osservatorio FederSalus, la Federazione Nazionale Produttori di Prodotti Salutistici, che rende noto uno studio elaborato dal Dipartimento di Immunologia dell’Università di Copenaghen e pubblicato sull’ultimo numero di Nature Immunology. A guidare lo studio del Dipartimento di Immunologia dell’Università di Copenaghen il Professor Carsten Geisler che ha illustrato il ruolo che svolge la Vitamina D in termini di risposte immunitarie: quando la cellula T riconosce i batteri o i virus con il recettore delle cellule T, invia segnali di attivazione al gene recettore della Vitamina D. Il gene VDR inizia, quindi, la produzione di proteine DVR, le quali legano la Vitamina D nelle cellule T e diventano attive. Poi la Vitamina D e le proteine attivate DVR entrano nel nucleo delle cellule e attivano, a loro volta, il gene per il PLC-gamma1 per la produzione delle proteine. Una lunga concatenazione di eventi “scatenata” dalla Vitamina D e che permette, in conclusione, di attivare le cellule T per combattere le infezioni.

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