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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘censura’

Turchia: gli Aleviti non accettano la censura di Erdogan

Posted by fidest press agency su martedì, 19 dicembre 2017

ankaraAnkara. In occasione del procedimento legale relativo al ricorso contro il divieto di trasmissione del canale televisivo alevita Yol che inizia mercoledì 20 dicembre ad Ankara, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo turco di voler mettere a tacere la voce indipendente di circa 15 milioni di Aleviti e chiede che possa riprendere la trasmissione di Yol-TV sul satellite Türksat. Yol-TV non può più essere trasmessa in Turchia fin dal 16 dicembre 2016, quando la società gestrice del satellite ha tolto a Yol-TV la frequenza per “aver offeso il presidente della Repubblica turca”.
Questo ennesimo atto di censura evidenzia chiaramente il carattere dittatoriale del governo di Recep Tayyip Erdogan e in quale pessimo stato versino in Turchia la libertà di stampa e i diritti civili. Yol-TV è associato alla comunità alevita in Germnia , ha la propria sede a Colonia ed attualmente è visibile solo attraverso internet. Poiché la maggior parte degli Aleviti parla anche il turco, il canale, che esiste fin dal 2007, trasmette principalmente in lingua turca ma aveva anche iniziato a trasmettere alcuni programmi nelle diverse lingue kurde e addirittura in tedesco. In Turchia l’Alevismo non è riconosciuto come religione e i fedeli, che appartengono a diversi gruppi etnici, sono vittime di discriminazione e persecuzione.Yol-TV non è l’unico canale televisivo proibito in Turchia ma fa parte di un nutrito gruppo di emittenti critiche sia nei confronti del partito di governo sia nei confronti della politica del presidente turco Erdogan. Negli scorsi due anni il governo turco ha fatto chiudere almeno 153 mezzi di informazione, tra cui quattro agenzie di notizie, 28 case editrici, 47 quotidiani, 16 riviste, 28 emittenti televisive e 30 stazioni radiofoniche. Molte di queste emittenti erano mezzi di comunicazione kurdi e/o aleviti. Sono almeno 146 i giornalisti in carcere per cosiddetti reati di opinione.Alcuni rappresentanti della comunità religiosa degli Aleviti in Germania hanno contattato l’APM poco dopo la revoca della licenza di trasmissione di Yol-TV, annunciando che si sarebbero battuti “con ogni forza” contro il divieto. Il prossimo 20 dicembre una cinquantina di rappresentanti aleviti viaggerà ad Ankara per assistere al processo di revisione. Tra gli osservatori del processo vi sarà anche Turgut Öker, presidente onorario dell’Unione Europea degli Aleviti e Mahmut Akgül, amministratore delegato di Yol-TV.

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Referendum: La Rai censura i NO

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 novembre 2016

Rai: sede di roma«In occasione del referendum del 4 dicembre il Tg2 della Rai ha mandato in onda, a margine dell’edizione serale, una serie di “faccia a faccia” registrati tra un sostenitore del no e uno del sì. Sono stata invitata come presidente di Fratelli d’Italia e mi sono confrontata con Denis Verdini. Magicamente però quest’intervista doppia è stata cancellata e non andrà mai in onda. Ignote le ragioni: fonti ufficiose ci dicono che hanno diminuito le puntate. Ma non esiste in nessuno Stato democratico che se un tg del servizio pubblico diminuisce le puntate decide di silenziare l’unica voce prevista di un partito che siede in Parlamento per dare ampio spazio ai colonnelli del premier e del Pd. Quello che è accaduto ha un solo nome: censura. Non resteremo a guardare e presenteremo subito un’interrogazione in Commissione Vigilanza Rai. Vogliamo sapere come possa essere stato negato a FdI il diritto di dire come la pensa sul referendum e chi ha deciso quali confronti andassero messi in onda e quali no. Qualcuno dovrà spiegare e assumersi le proprie responsabilità. A chi pensa di essere il padrone della Rai ricordo che il servizio pubblico è pagato con i soldi di tutti gli italiani, anche di quelli che il 4 dicembre voteranno no e, guarda un po’, anche dagli elettori di Fratelli d’Italia. E l’unico regime che la Rai deve rispettare in campagna elettorale è la par condicio, non il regime di Renzi». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Meloni: Lettera a Boldrini su censura Unar

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 settembre 2015

camera deputati2Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha scritto al presidente della Camera, Laura Boldrini, per sottoporle il caso della lettera di censura ricevuta nei giorni scorsi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR). Ecco il testo integrale della missiva inviata al presidente di Montecitorio.«Illustrissima Presidente, Le scrivo per metterLa al corrente di una circostanza che mi riguarda direttamente, ma che reputo essere di Suo interesse perché concerne l’indipendenza stessa della Camera dei Deputati e del Parlamento tutto nei confronti del Governo. Ho ricevuto una nota da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) – (che per Sua comodità le allego alla presente), nella quale vengo invitata a “trasmettere alla collettività messaggi di diverso tenore”. Si renderà conto della gravità della questione. Un ufficio governativo scrive, formalmente e su carta intestata della Presidenza del Consiglio, a un parlamentare eletto dal popolo italiano, dicendogli quali messaggi sia opportuno trasmettere alla collettività e quali no. Ciò in palese sfregio dei più elementari princìpi democratici e della nostra Costituzione che sancisce, senza possibilità di diversa interpretazione, che «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Non Le chiedo di entrare nel merito delle contestazioni a me mosse dal Governo in tema di immigrazione, reputo, anzi, una fortuna in questa circostanza che la Sua sensibilità su questo tema sia molto distante dalla mia e che, con ogni probabilità, Lei condivida la sostanza delle argomentazioni del UNAR. Le chiedo di far sentire al Governo la voce autorevole della Presidente della Camera dei Deputati a difesa dell’indipendenza e della insindacabilità dei Parlamentari sancite dalla nostra Carta Costituzionale, voce che risulterà ancora più perentoria proprio perché rivolta a difendere il diritto di espressione di un Parlamentare del quale non condivide le posizioni politiche. Certa che Ella non vorrà far passare sotto silenzio un grave atto di prevaricazione del Governo nei confronti delle prerogative istituzionali del Parlamento, Le porgo i miei cordiali saluti. Giorgia Meloni».

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Diritti digitali e diritti civili

Posted by fidest press agency su sabato, 26 novembre 2011

Con una sentenza storica la Corte di Giustizia Ue dichiara non compatibili con l’ordinamento comunitario provvedimenti degli stati membri che impongano agli internet service provider un monitoraggio generalizzato del traffico di rete per impedire violazioni del copyright. “La Corte di Giustizia” afferma l’avv. Marco Scialdone, responsabile del team legale di Agorà Digitale “Ricorda a tutti che esistono ancora limiti invalicabili e che la tutela del copyright non può giustificare un monitoraggio preventivo del traffico di rete. Almeno fino a che esisterà la direttiva 2000/31. La Corte ricorda ai tanti che, anche in Italia, lo hanno negato negli ultimi mesi, che esiste una potenziale contrapposizione tra copyright e libertà di espressione che necessità di un appropriato e sapiente bilanciamento per evitare che la tutela del diritto d’autore si riveli novello strumento di censura.”

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Gran Bretagna: Censura e social network

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 agosto 2011

Circolano voci che negli ambienti governativi britannici, dopo i problemi di ordine pubblico scoppiati nel loro Paese, per impedire che i rivoltosi comunichino tra loro durante i disordini, sarebbe opportuno bloccare l’accesso ai social network, da BlackBerry Messenger a Twitter. Pare, infatti, che questi siano stati i principali strumenti di comunicazione tra chi prendeva parte alle violenze.
Ammesso che questa -per noi sciagurata- idea esista e vada in porto, non possiamo esimerci da una constatazione: la Gran Bretagna e’ sempre in prima fila nel condannare i regimi che essa reputa autoritari quando questi ultimi intervengono pesantemente a censurare simili mezzi di comunicazione, è così per la Cina e l’Iran, e’ stato cosi’ per tutti i Paesi del nord Africa che si sono rivoltati contro i loro regimi, e’ cosi’ oggi per la Siria. Tutti Paesi in cui la lotta e la transizione a sistemi di governo presumibilmente piu’ umanitari e legalitari, oggi fa uso di Internet per coordinarsi e far sentire la propria voce. La Gran Bretagna non ci sembra abbia una tradizione liberticida, soprattutto dopo la dèbacle in India grazie al mahatma Gandhi, e nonostante le derive dell’ex-premier Tony Blair che aveva raccontato bugie pur di giustificare l’intervento armato in Iraq… e soprattutto, poi, all’interno della propria isola. Cosa sta succedendo? Che fine ha fatto la libertà d’opinione, d’espressione e di comunicazione che secolarmente ha caratterizzato il mondo anglosassone? Cioè quella libertà che e’ tale in ogni circostanza e che, proprio per questo, rappresenta la forza di una comunità basata sulla libertà. Basta qualche migliaio di persone che manifesta con la violenza il proprio disagio a far cambiare rotta ad uno dei riferimenti giuridici mondiali in materia? E’ così debole il governo britannico da riuscire a domare la circoscritta violenza di questi giorni solo rinunciando alla propria identità? Dove sono finiti i mitici servizi segreti britannici e l’impeccabile aplomb del poliziotto inglese in grado di sedare qualunque testa calda? Sostituiti da facili scorciatoie che però fanno fare crack ad un riferimento mondiale a cui nessuno vorrebbe rinunciare? Ci auguriamo di no. Perchè sarebbe solo l’inizio di un percorso che renderebbe la Gran Bretagna, e non solo, simile all’Iran. (fonte Aduc)

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Nessuna censura alla rete

Posted by fidest press agency su sabato, 2 luglio 2011

Zitta, zitta, senza dire niente a nessuno, l’Agcom si prepara a lanciare la prima offensiva in grande stile contro la libertà della Rete. Dal 6 luglio entrerà in vigore una delibera grazie alla quale, se un detentore di copyright denuncerà all’Agcom stessa un sito per violazione del diritto d’autore, l’Autorithy potrà chiedere al gestore la rimozione dei contenuti indicati entro 48 ore e, se ciò non avverrà, oscurare il sito senza bisogno di rivolgersi all’autorità giudiziaria.
In questa norma ci sono almeno tre elementi inaccettabili anche per chi, come me, ritiene che il diritto d’autore vada protetto e garantito. Il primo è che non si può oscurare un sito o rimuovere d’autorità un contenuto senza che a deciderlo sia l’autorità giudiziaria. In caso contrario si affiderebbe infatti all’Authority un potere di censura illimitato e incontrollato. La presenza del giudice garantisce il diritto, la sua assenza rende possibile e forse probabile l’arbitrio.
In secondo luogo, la tabella fissata dall’Agcom nega di fatto il diritto alla difesa dei siti “incriminati”. Con un margine di due giorni, e cinque di contraddittorio prima dell’oscuramento, non c’è nemmeno il tempo di preparare le carte per sostenere le proprie ragioni che già ti ritrovi oscurato. E che cosa succede se il sito, come spesso capita sulla Rete, è estero? Con i tempi concessi dall’Agcom non avrebbe nemmeno il tempo di essere avvertito dell’imminente oscuramento! Infine, la regola fissata dall’Authority è cieca. Nel senso che non distingue tra i differenti tipi di siti, come se una banca dati o un sito privato fossero la stessa cosa o come se si potessero valutare allo stesso modo un sito costruito a scopo di lucro e uno che quello scopo non ce l’ha. C’è infine un’ulteriore motivo per opporsi in ogni modo a questa delibera liberticida.Decisioni di questa portata, nelle democrazie parlamentari, spettano al Parlamento, che invece non è stato neppure consultato. E comunque vanno concertate di comune accordo con le parti interessate. Invece l’Agcom ha scritto il regolamento ascoltando solo la lobby dei titolari dei diritti, esculdendo dalla concertazione necessaria gli utenti e le associazioni sulle libertà digitali. Su questo ho già chiesto al ministro Romani una risposta e, come IDV, abbiamo presentato un’interrogazione al Presidente del Consiglio dei Ministri e per questo credo che si debba aderire a qualsiasi forma di protesta che miri a bloccare questa norma e a difendere la libertà della Rete, che è la chiave stesa della democrazia del futuro. (Antonio Di Pietro)

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Rischio censura web da parte dell’AGcom

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2011

Il prossimo 6 luglio l’AGcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) approverà la delibera 668/2010 contenente la disposizione “Sistema di cancellazione per i siti sospettati di violare il diritto d’autore”, ma che di fatto minaccia la libertà di espressione in rete. Il Garante dopo un procedimento sommario potrebbe ordinare, infatti, al gestore del sito la cancellazione del contenuto che viola il copyright entro cinque giorni dalla sua pubblicazione su siti pubblici, blog, portali, pagine private senza alcuna distinzione. Addirittura potrebbe ordinare la chiusura di siti o la rimozione di contenuti innocenti con abusi del sistema. La denuncia arriva dai promotori dell’iniziativa Sitononraggiungibile, che si stanno mobilitando per una petizione rivolta ai parlamentari italiani per evitare la censura sul web.
Brunetto Fantauzzi, responsabile per l’Informazione dell’Italia dei Diritti, ha commentato: “Ritenere assurde le decisioni dell’AGcom e il provvedimento che sta per emettere sul diritto d’autore è puro eufemismo, per non parlare di decisione liberticida. La legge attesa per il 6 luglio ci vede impegnati come movimento in prima persona per la tutela della libertà di espressione, perché porterà a pesanti limitazioni e controlli sulla rete, tanto da penalizzare gli utenti del servizio. Il fatto che l’AGcom tende ad avocare il potere di emanare a tutela dell’interesse del diritto d’autore provvedimenti inibitori – continua l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – senza alcuna contrapposizione e dibattito, comporta l’irraggiungibilità dell’ente sanzionatore. Per di più la delibera colpirebbe soprattutto e solo siti internet italiani. Infine, è contrastante il parere giuridico degli esperti di diritto internazionale e la nostra posizione è nettamente negativa”.

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Referendum e disinformatsjia

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

“Il Governo sta attuando un vero e proprio sabotaggio dei diritti democratici”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Seracchiani. “In occasione di questi referendum – ha osservato Serracchiani – dal Governo è scattata una pianificata operazione per disinnescare il potenziale dirompente della partecipazione popolare. Dalla scelta di una data che seguiva le amministrative alla sostanziale censura sugli organi di informazione pubblici, dagli attacchi contro il quesito sul nucleare alla querelle sui voti degli italiani all’estero, fino – ha sottolineato – al Presidente del Consiglio che invita esplicitamente a disertare le urne: non ci hanno fatto mancare nulla per gettare ostacoli sul cammino dei cittadini verso i seggi elettorali. Nonostante ciò – ha concluso Serracchiani – ho fiducia che la disinformatsjia di regime non avrà la meglio”.

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Pronto. Chi è?: La censura

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2011

Michele Santoro, Italian journalist, anchorman...

Image via Wikipedia

E sì che ormai dovremmo essere abituati a tutto. Dopo un presidente del Consiglio che attacca quotidianamente la magistratura per tentare di venir meno alle sue responsabilità di fronte a tutto il vergognoso scandalo in cui ha gettato l’intero Paese; dopo una controinformazione che segue pedissequamente i suoi ordini per far giungere ai cittadini una verità filtrata a dovere, dovremmo davvero essere pronti a tutto. Eppure, questo sistema malato creato a dovere dalle mani ormai esperte di Berlusconi, continua a stupirci. Com’è successo l’altra sera. La telefonata del direttore generale della Rai, Mauro Masi, in apertura della trasmissione Annozero di giovedì scorso,  rappresenta una irrituale quanto pericolosa novità nella storia del servizio pubblico. Stiamo parlando di un direttore generale che chiama il conduttore di una trasmissione d’informazione per  prendere le distanze e dissociare l’azienda  dal programma stesso, pur senza bloccarlo. Una sorta di dimostrazione, un avvertimento, una minaccia dall’alto, secondo il metodo della cornetta facile ormai tanto in voga. Senza commentare la figura direi indecorosa che Masi ha fatto di fronte agli oltre 7 milioni di italiani che seguivano il programma, il fatto gravissimo è che la telefonata rappresenta l’ennesimo tentativo di censura ai danni della libera informazione. Quella libera informazione che interessa tanti cittadini da fare un record di ascolti. In un Paese dove ormai il decoro sembra non esistere più, di fatto, chi si permette di svolgere il proprio mestiere correttamente e di incorrere, per dovere professionale, nelle questioni del presidente del Consiglio, viene attaccato dal sistema di ferro creato da questo piccolo uomo che si ritiene onnipotente. Ma quel sistema di ferro va combattuto. E’ necessario abbattere questa sorta di muro che Berlusconi, con l’aiuto della sua corte politica ed editoriale, vuole mettere tra le proprie verità e i cittadini e tra se stesso e la magistratura. Nell’esprimere, a nome personale e del mio gruppo, solidarietà a Michele Santoro ed al serio lavoro che svolge con l’aiuto di un intero staff, per trasmettere ai cittadini la verità, a questo punto ritengo doverose le dimissioni di Masi, che ormai va anche contro gli interessi dell’azienda che dirige, minacciando apertamente il conduttore di una trasmissione con ascolti record,  pur di eseguire gli ordini del suo padrone. (Massimo Donadi)

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Nobel per la Pace a Liu Xiaobo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha commentato l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, come uno “schiaffo clamoroso” per i leader della Cina. E’ una disfatta per le aspirazioni della Cina ad un maggior riconoscimento internazionale e per il tentativo di bloccare sempre più l’opposizione democratica nel paese. L’assegnazione del premio al dissidente Liu Xiaobo è di grande incoraggiamento per tutti i democratici cinesi e per tutti coloro che sono impegnati nella difesa dei diritti umani nella Repubblica popolare, oltre che una pietra miliare nella lotta contro la censura. Milioni di Cinesi si stanno ormai interessando sempre più agli scritti vietati di Liu Xiaobo come anche alle richieste di “Carta 08”, di cui Xiaobo è uno dei 300 firmatari.
In qualità di ex presidente del centro PEN cinese indipendente Liu Xiaobo rappresenta idealmente la persecuzione degli oltre 150 scrittori critici in Cina. L’APM negli ultimi anni ha potuto documentare più volte in diversi rapporti sui diritti umani la persecuzione di scrittori dissidenti in Cina e ha fatto pressione per la liberazione di Liu Xiaobo, che sconta attualmente una pena di 11 anni.

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Anno zero: mozione censura Rai

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 settembre 2010

“Quanto sta accadendo in Rai ha raggiunto livelli intollerabili. I recenti episodi di censura a danno di Annozero e Parla con me, sono solo l’ultimo arrogante atto di oppressione di questa maggioranza che, mostra ancora una volta tutto il suo disprezzo per la libera informazione” lo dichiara Massimo Donadi, capogruppo di IDV alla Camera. “Pluralismo e libertà di informazione sono essenziali in democrazia. Per questo, non solo sosterremo e sottoscriveremo la mozione Fli, augurandoci che tutta l’opposizione, come Italia dei Valori denuncia e chiede da tempo in commissione di Vigilanza Rai, trovi il coraggio per un’azione più ampia, a 360 gradi, che dal conflitto di interessi al ruolo del servizio pubblico nazionale, ridia obiettività e imparzialità all’informazione in questo Paese ” conclude Donadi.

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Rai sport: la moviola va in pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2010

Elemento immancabile di tribune sportive e di discussioni da bar post partita, la moviola termina la sua stagione. Lo ha deciso il Direttore di Rai Sport Eugenio De Paoli, e lo ha ribadito il Presidente Rai Paolo Galimberti in un’intervista pubblicata oggi su ‘La Repubblica’. A plaudire la decisione e’ l’associazione no-profit che si batte per l’ecologia nella comunicazione Comunicazione Perbene, come rilevato dallo studio intitolato ‘L’informazione nel pallone’, condotto su oltre 100 esperti tra educatori, psicologi, sociologi e massmediologhi, secondo cui il 61% degli intervistati ritiene che per migliorare il clima mediatico nel mondo del calcio e’ indispensabile eliminare la moviola.  “Questo stop non va vissuto come una censura ma come un’opportunita’. Anzi, plaudiamo all’iniziativa della Rai, perché la moviola puo’ istigare all’odio e alla violenza, non solo verbale, e sedimentare il risentimento per un risultato sportivo che non dovrebbe uscire dal campo da gioco – afferma Saro Trovato, presidente di Comunicazione Perbene (www.comunicazioneperbene.com)
Dallo studio emerge, infatti, che ad essere considerati colpevoli della mala comunicazione sul calcio sono soprattutto gli autori e responsabili dei programmi tv (75%), seguiti dagli stessi conduttori  (64%) e opinionisti  (61%) che hanno il compito di creare la polemica a tutti i costi per alzare le audience. Colpevoli a pari merito con il 55% delle votazioni i calciatori, i presidenti, i dirigenti e gli stessi giornalisti del calcio, rei di enfatizzare molte volte temi e argomenti che potrebbero benissimo essere trattati in maniera diversa, dimenticando che ogni loro dichiarazione, intervista, titolo possono avere effetti devastanti nell’opinione pubblica.

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Intercettazioni: Sì alle regole, no alla censura

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 luglio 2010

In nome della riservatezza non si possono privare i cittadini delle notizie. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti riunito a Roma aderisce incondizionatamente alla protesta indetta dalla Federazione della Stampa contro il disegno di legge sulle intercettazioni che pone intollerabili limiti al diritto di cronaca; invita tutti i giornalisti italiani a partecipare allo sciopero per giungere al “silenzio” dell’informazione nella giornata di venerdì 9 luglio in difesa della libertà di stampa e dell’etica professionale; impegna il Presidente e il Comitato esecutivo del Cnog a esperire ogni tentativo per modificare il disegno di legge in sede parlamentare in modo da impedire il bavaglio all’informazione; dà mandato al Presidente e al Comitato esecutivo del Cnog, nella malaugurata ipotesi che il ddl venisse approvato nell’attuale formulazione, a ricorrere a ogni possibile azione legale per difendere il diritto dei cittadini a essere informati e il dovere dei giornalisti a informare correttamente; fa voti affinché le forze parlamentari si rendano conto della profonda ferita che le limitazioni alla libertà d’informazione arrecherebbero alla vita democratica del nostro Paese. Approvato con 122 voti favorevoli e 1 contrario. Primi firmatari: Michele Partipilo e Alberto Vitucci (fonte http://www.francoabruzzo.it)

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Censura internet: non solo in Cina

Posted by fidest press agency su sabato, 27 marzo 2010

In Italia Google è condannata perché ha permesso l’immissione su YouTube (di proprietà del motore di ricerca) di un video, la magistratura ha chiuso un altro sito che rimandava a Pirate Bay, in Francia vige la regola del taglio della connessione a chi scarica contenuti protetti da diritto d’autore, sancito dalla legge Hodopi che il Regno Unito vuole copiare, in Cina la forte censura ha indotto Google ad abbandonare il paese con il più alto numero di internauti. Non è il riepilogo di quanto accaduto in un anno, ma è cronaca degli ultimi giorni o quasi che pare registrare una controtendenza nell’universo Internet; impallidendo il mito del mondo-villaggio globale. In controtendenza una sentenza spagnola che ha assolto un sito di indirizzamento tramite link alle reti peer to peer (che permettono la condivisione di file tra utenti). Elrincondejesus.com era accusata dalla Siae spagnola di favorire la violazione del diritto d’autore, chiedendo la chiusura di questo tipo di siti, anche in vista di una legge censoria in preparazione. Assolto, con un’argomentazione molto interessante, perchè mette al centro il ruolo che i motori di ricerca, come lo sono o lo erano Elrincondejesus o Pirate Bay. Per spiegare il concetto è utile procedere per gradi. Il caso Google-Video down in Italia ha levato il grido statunitense di allarme per la garanzia della libertà della rete nel nostro Paese. La vicenda attiene al caso delle molestie perpetrate ai danni di un ragazzo down da parte di compagni di scuola che le hanno filmate e postate in rete. Google, fornitore della piattaforma attraverso cui le immagini incriminate sono state veicolate nel web, è stato ritenuto responsabile di questi contenuti postati da terzi all’insaputa del provider.
La Cina in questi giorni è stata abbandonata dal motore di ricerca Google. Pensare al web senza questo intermediario risulta addirittura impossibile. L’infrastruttura tecnologica necessita di un interprete di senso (motore di ricerca) per assurgere a dimensione di utilità per l’internauta. In negativo si legge la mancanza di responsabilità dell’intermediario per i contenuti postati da terzi, salva l’ipotesi in cui l’evento pregiudizievole fosse stato preavvertito oppure fosse stato segnalato senza registrare cooperazione per la relativa espulsione dalla rete. In positivo si legge l’obbligo dell’intermediario di esimersi da operazioni di orientamento dei link tese a orientare i gusti e le scelte dei netizen. Nel meccanismo logico impostato nel motore di ricerca si gioca la partita tra libertà di espressione e copyright, tra libertà di espressione e diritto all’onore o alla riservatezza, tra libertà di informazione e libertà di impresa.In uno spazio globalizzato quale quello di Internet questi valori dovrebbero trovare applicazioni uniformi in tutti gli Stati.Proprio a tal fine si sono celebrati a turno in diverse capitali del mondo gli Internet Governance Forum tesi a individuare i punti di un possibile “Internet Bill of Rights” frutto della sinergia tra governi, istituzioni, imprese e semplici cittadini.I Governi dunque sono chiamati a individuare un equilibrio tra il diritto all’informazione e il diritto di impresa secondo una logica di tavoli di lavoro aperti ai protagonisti di questo scenario. Il motore di ricerca si colloca in posizione chiave nel rapporto tra libertà di impresa e libertà di informazione in quanto funge da intermediario tra i contenuti commercialmente accessibili e le richieste di informazione dei cittadini.

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Censura editori su web

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2010

I senatori radicali Marco Perduca e Donatella Poretti, in collaborazione con l’Associazione radicale Agorà Digitale, presenteranno una interrogazione parlamentare in merito al video di Marco Travaglio censurato da Youtube per una erronea segnalazione di violazione del copyright. Si tratta di un abuso, causato della completa discrezionalità di Mediaset che ha la possibilità di censurare, con effetto immediato, qualsiasi contenuto che a suo giudizio violi il suo diritto di editore, tramite il meccanismo del *takedown*, già sotto accusa in numerosi paesi. Nonostante non ci sia alcuna prova che si tratti di una censura mirata al contenuto, pur critico nei confronti dei poteri forti, e non dell’errore di un tecnico, questo non limita la gravità dell’evento che dimostra come l’utente/cittadino sia in balia dei grandi gruppi editoriali italiani e quindi, potenzialmente, della loro censura. Marco Travaglio è personalità in grado di reagire per vie legali. Ma quanti sono gli utenti vittime di tali misure di cui non si saprà mai nulla? Chi controlla questo enorme potere di filtraggio? Quali sono le contromisure per punire tali abusi? A queste domande è urgente che il governo risponda.

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Libri scomparsi nel nulla

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2009

15 ottobre alle ore 23.00 il cacciatore di libri Simone Berni,con il suo “Libri scomparsi nel nulla… e altri che scompariranno presto” (Edizioni Simple), sarà ai microfoni di “Dispenser” su Radio 2. Casi di odierna censura editoriale riguardanti gli scomodi retroscena di fatti e personaggi di rilievo, questi gli argomenti che verranno attinti dai contenuti del volume: Michael Jackson, Berlusconi, Bush, Madonna, Clinton, calciopoli, ciclismo, conquista della luna, Luther Blissett, Maradona, David Koresh, Scientology, 9/11, Kennedy, Blondet, manuali proibiti cult, trash anni ’80, Wanna Marchi, Moana Pozzi, Simon Le Bon, Nestlé, McDonald’s, Susanna Tamaro, Lady Diana, Twin Peaks, Padre Pio, Jovanotti, Maurizio Costanzo. Se anche sono passati secoli dai “falò” di piazza, il rogo della censura colpisce ancora..(n.r. Berni, probabilmente, è un “cacciatore” un po’ distratto. Tra l’elenco dei libri citati manca, ad esempio, Il Dittatore che fu, a suo tempo, uno dei libri più osteggiati dal “palazzo”: Diceva una “veritas odium parit” a tutt’oggi)

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Minacce alla libertà di stampa

Posted by fidest press agency su sabato, 3 ottobre 2009

“Lo dico da cittadina, da giornalista e da parlamentare. Scendere in piazza per difendere la libertà d’informazione è sempre un dovere: E lo è maggiormente quando un governo palesa in maniera inequivocabile voglie di censura sui programmi Rai ed esercita pressioni sempre più pesanti sui giornalisti e sugli organi di stampa. Il tentativo costante di limitare la libertà dei giornalisti di informare e la libertà dei cittadini di essere informati innesca oltretutto un meccanismo di avvelenamento del modo di fare informazione nel nostro paese. Questo è un problema in Italia ed è anche un problema per l’Italia in Europa. La situazione della libertà d’informazione da noi è talmente critica al punto che approderà anche al centro dei lavori della prossima sessione plenaria del Parlamento europeo”. Lo ha dichiarato Silvia Costa, europarlamentare Pd, a margine della manifestazione nazionale di questo pomeriggio a Piazza del Popolo a Roma. “L’anomalia italiana di un premier proprietario di tre canali televisivi nazionali, del maggiore gruppo editoriale italiano e della principale concessionaria di pubblicità nel paese e che da capo del governo esercita il controllo sulla televisione pubblica, merita di essere discussa anche a Bruxelles – ha proseguito Silvia Costa -. E’ necessario, davanti ai rappresentanti degli altri paesi europei, testimoniare la preoccupazione ed il disagio per il pesante clima di condizionamento e di intimidazione di questi giorni e di questi mesi”.

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“Les Tricheurs” Peccatori in blue jeans

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2009

TricheursNella  versione originale. Les tricheurs Racconta il disagio esistenziale di una generazione che ha vissuto l’infanzia durante la seconda guerra mondiale e che non crede più in nulla. Bob (Jacques Charrier) incontra Alain (l’immenso Laurent Terzieff agli esordi), un giovane studente esistenzialista con il quale lega una amicizia. Bob si innamora di Mic (Pascale Petit), ma è della generazione che ha vissuto la guerra, non vuole dichiarare i propri sentimenti e si rifiuta di amare… senza pensare alle conseguenze. Splendida colonna sonora realizzata dai più grandi nomi del jazz internazionale. (Brown, Eldridge, Getz, Gillespie, Hawkins, Petterson). Rispetto alla versione francese mancano nella versione italiana una trentina di minuti. Non si tratta, come l’argomento del film potrebbe farci pensare di tagli effettuati dalla censura, ma molto probabilmente da chi, a suo tempo, ha distribuito il film in Italia. Les tricheurs in Italia fu martoriato in modo indegno, facendo perdere allo spettatore la giusta comprensione della trama, e senza rispetto per le scelte effettuate dal regista,  come accadrà successivamente a Le Mépris di Jean-Luc Godard, Possession di Andrzej Zulawski, o a Equateur di Serge Gainsbourg. Per trasformare Les Tricheurs in Peccatori in blue-jeans , non sono state tolte le scene o le battute più immorali o scandalose. Sono state eliminate soprattutto cinque sequenze, importanti per l’evoluzione del rapporto tra i due innamorati, Bob e Mic.  Nella prima, Mic telefona a Bob per invitarlo a casa sua. Nella seconda sequenza che è stata tolta, vediamo i due ragazzi per strada, felici di stare insieme (mentre Alain li osserva). Bob la porta a ballare nel suo quartiere, con i suoi amici. La terza scena invece, si trova dopo la loro rottura. Mic va dalla fratello al quale si confida. L’uomo la convince a telefonare a Bob, per spiegargli l’accaduto e scusarsi, ma il ragazzo rifiuta di venire a risponderle a telefono. Nella quarta scena, c’è Clo che confida a Bob di essere incinta e gli chiede di sposarla. Bob rifiuta. Nella quinta scena, il fratello di Mic fa vedere a Bob una foto di loro due che Mic portava sempre con sé, nel suo portafoglio.  La versione italiana è globalmente più cinica di quella francese, dove vengono meglio esplicitati i sentimenti e il conflitto dei due ragazzi. (foto Les Tricheurs)

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