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Centrafrica, Sant’Egidio: “Cresce il sostegno al processo di pace avviato nel giugno scorso”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 novembre 2017

mauro-garofaloNew York. Alla fine della sessione del Consiglio di sicurezza dell’Onu dedicato alla crisi in Centrafrica, il responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio, Mauro Garofalo, commenta positivamente la “crescita del sostegno al processo di pace”, avviato nel giugno scorso a Roma con la firma dell’”accordo politico” tra i diversi gruppi politico-militari del Paese. Ieri, nel suo intervento al consiglio di sicurezza, oltre ad avere sottolineato gli “effetti positivi” della recente visita del segretario generale Antonio Guterres a Bangui e Bangassou, Garofalo ha parlato dei “primi risultati concreti” relativi al disarmo, già avvenuto, di 200 uomini di alcuni gruppi armati, passo avanti concreto che “può determinare la credibilità dell’intero processo in corso e dimostrare che il programma può funzionare”. “Dialogo politico e ascolto delle istanze locali sono efficaci”, ha aggiunto il rappresentante di Sant’Egidio: “Secondo il primo progetto pilota, puntiamo a smobilitare entro la fine dell’anno 600 uomini dei gruppi armati per integrarli nell’esercito repubblicano e in altri programmi civili”.
Altri interventi nel corso di questa sessione del Consiglio di sicurezza hanno fatto registrare un sostegno significativo al processo di pace avviato nel giugno scorso grazie alla mediazione di Sant’Egidio, in particolare quello della Federazione Russa (“Abbiamo appoggiato sin dall’inizio l’accordo di Roma”) e quello del rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Repubblica Centrafricana, Parfait Onanga-Onyanga.

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Sant’Egidio: Importante accordo politico

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

accordoRoma è stato firmato a Roma, a Sant’Egidio, un importante “accordo politico” che apre la strada alla pacificazione del Centrafrica, afflitto da anni di guerra civile e gravi tensioni interne che hanno provocato numerose vittime e migliaia di rifugiati. Il documento, che prevede un immediato cessate il fuoco, è stato raggiunto grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, che da anni lavora per la riconciliazione del Paese, alla presenza di osservatori della comunità internazionale, dell’inviato dell’Onu Parfait Onanga-Anyanga, dell’Unione europea e del governo italiano.
L’accordo, firmato dai rappresentanti dei numerosi gruppi politico-militari presenti nel Paese e dagli inviati del presidente Touadéra – e frutto di tre intensi giorni (e notti) di lavoro – ruota attorno a tre punti principali, che sono stati illustrati in conferenza stampa dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo. Riguardano il piano politico, quello della sicurezza e quello economico, umanitario e sociale.Nel primo punto, oltre al cessate il fuoco sotto il controllo della accordo1comunità internazionale, si riaffermano la volontà di rispettare l’integrità del territorio nazionale, la rappresentatività e il riconoscimento di tutti i gruppi politico-militari per la ricostruzione del Paese, il rispetto dei risultati delle elezioni presidenziali e legislative del 2016 e, più in generale, il lavoro per costruire “una dinamica di riconciliazione”.Sul piano della sicurezza si garantisce la libera circolazione delle persone e dei beni, il ristabilimento dell’autorità dello Stato su tutto il territorio nazionale mentre a livello economico, umanitario e sociale ci si impegna, tra l’altro, nell’opera di ricostruzione e nella protezione delle Ong nazionali e internazionali presenti nel Paese.Si tratta di una vera e propria road map per uscire dalla crisi, che sarà seguita da un comitato congiunto scelto con il consenso di tutti e la partecipazione della Comunità di Sant’Egidio, che viene ringraziata nel testo dell’accordo per la sua preziosa “opera di mediazione”.Alla firma, tra momenti di commozione e il canto, solenne, dell’inno nazionale era presente anche il fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi. L’incontro di Roma era stato salutato, domenica scorsa durante l’Angelus, da Papa Francesco che aveva ricordato la sua storica visita in Centrafrica del novembre 2015 e incoraggiato le delegazioni presenti al colloquio a “rilanciare e rafforzare il processo di pace”. (foto. accordo)

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29 nuovi insegnanti al Centro Jean Paul II di Bangui

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2015

banguiNonostante la guerra, ce l’hanno fatta. Ventinove studenti frequentanti la scuola di formazione per insegnanti Jean Paul II hanno ricevuto il diploma a conclusione del biennio e potranno prestare servizio nelle scuole del Centrafrica, dove il personale docente è insufficiente e le classi in sovrannumero, applicando un metodo pedagogico di altissimo livello. Fondata nel 2011 su impulso della Associazione Amici per il Centrafrica, la scuola di formazione Jean Paul II a Bangui è l’unica valida opportunità di formazione per insegnanti in tutto il Centrafrica. Ha da poco ricevuto il riconoscimento formale da parte del Governo dopo la visita ufficiale del Ministro dell’Istruzione.
Ogni anno 40 studenti, tra i 18 e i 35 anni con diploma di scuola media superiore, devono superare tre prove scritte e un colloquio psicoattitudinale per poter essere ammessi al percorso di formazione della durata di due anni. Grazie alle conoscenze acquisite e agli strumenti messi a disposizione i diplomati entrano nel mondo del lavoro dopo uno stage formativo nelle scuole private di Bangui. Al termine dei due anni di corso, l’allievo-insegnante deve dare prova di saper gestire situazioni problematiche utilizzando le conoscenze acquisite e utilizzando gli strumenti pedagogico-didattici messi a sua disposizione per l’insegnamento delle diverse discipline.“Il Centro è la nostra risposta alla richiesta di formazione e alla disoccupazione”, dichiara Fulgence Konè, responsabile della formazione per il Centro; “71 studenti su 91 diplomati finora, ossia il 78% del totale, hanno già un posto di lavoro. I nostri docenti sono molto richiesti poiché viene riconosciuta la loro formazione speciale, non solo come competenza nelle materie in sé ma anche e soprattutto per l’impostazione pedagogica di stampo ‘europeo’ applicata ai parametri locali di cui si tiene conto al fine di non imporre alcunché di estraneo ma di elevare l’insegnamento a livelli pedagogici sempre più alti. La nostra scuola forma persone che sanno educare altre persone a essere migliori: questo è il senso concreto del progresso che vogliamo costruire”.
Questo traguardo non sarebbe stato possibile senza l’Association Espérance pour la Formation en Centrafrique e le sei congregazioni che insieme ad Amici per il Centrafrica la compongono (Sœurs de Saint Paul de Chartres, Sainte Famille, Missionnaires du Saint Esprit, Filles du Sacré Cœur de Jésus, Missionnaires Comboniennes, Providence de Rouen).
L’associazione “Amici per il Centrafrica” nasce nel 2001 dall’esperienza di alcuni volontari nella Repubblica Centrafricana presso la missione cattolica di Zomea gestita dalle suore comboniane. Finora sono state costruite e sostenute 15 scuole – dando istruzione a migliaia di bambini – edificati due dispensari, due centri sanitari, un centro di riabilitazione per portatori di handicap e un centro odontoiatrico. Per lo sviluppo dell’agricoltura “Amici per il Centrafrica” ha contribuito all’avvio di 400 cooperative con oltre 14mila coltivatori che ogni anno sono presenti nella Fiera Agricola Nazionale a Bozoum unica in tutto il Centrafrica, valida opportunità per incentivare il commercio dei raccolti.

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