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Posts Tagged ‘centrafricana’

“La Chiesa centrafricana è divenuta un obiettivo”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Lo è “perché è l’unica a rispondere alla crisi umanitaria causata dal conflitto. Ecco perché chi ha interesse che questa guerra continui ha voluto colpirla”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il vescovo di Alindao, monsignor Cyr-Nestor Yapaupa, dopo che un recente rapporto ha stimato in 80 le vittime dell’attacco del 15 novembre scorso alla cattedrale di Alindao e agli attigui missione e campo profughi perpetrato da ribelli appartenenti al gruppo Unité pour la Paix en Centrafrique (UPC).Il vescovo denuncia altresì come gli uomini della Minusca – la missione Onu di stabilizzazione della Repubblica Centrafricana – presenti al massacro non abbiano in alcun modo cercato di difendere i circa 26mila sfollati presenti o i sacerdoti che sono stati assassinati. «Non si sono neanche mossi. Non hanno sparato neanche un colpo. La Minusca è complice di questa strage e questo perché molti dei suoi uomini sono vicini ai ribelli, soprattutto quelli provenienti dalla Mauritania che condividono la loro stessa fede islamica. Fonti locali hanno infatti reso noto che due giorni prima dell’attacco il leader dell’UPC è stato ricevuto dal contingente mauritano».
I ribelli hanno ucciso il vicario generale, monsignor Blaise Mada, e il parroco di Mingala, don Celestine Ngoumbango. Con loro sale a 5 il numero dei sacerdoti uccisi in Centrafrica nel 2018. «Sapevano bene che erano sacerdoti. Tutti noi religiosi indossavamo la talare. «È stato un attacco contro la Chiesa», nota monsignor Yapaupa. Gli uomini dell’UPC hanno anche saccheggiato e incendiato i locali della missione prima di profanare la cattedrale. «Hanno lasciato un ordigno contro la chiesa e poi hanno aperto il tabernacolo e buttato a terra il calice, il ciborio e tutte le ostie. Qualche giorno dopo sono stato obbligato riconsacrare la cattedrale».Oggi gli sfollati che quel giorno, anche grazie al vescovo, sono riusciti a mettersi in salvo rifugiandosi nella boscaglia, sono tornati al «campo nella speranza di trovare qualcosa da mangiare tra le ceneri di ciò che è rimasto». Aiuto alla Chiesa che Soffre ha risposto all’attacco ad Alindao con un contributo di 45mila dollari in aiuti di emergenza e con 1200 intenzioni di Sante Messe per 12 sacerdoti della diocesi (circa 9.600 euro).Il presule riferisce come, dopo l’arrivo di un contingente ruandese della Minusca, la situazione ad Alindao sia meno tesa. «Tuttavia le sofferenze qui come in tutto il Paese sono enormi. Molte persone stanno morendo, molte persone vengono uccise, e questo perché ci sono degli interessi politici ed economici». Attraverso ACS, monsignor Yapaupa lancia quindi appello alla comunità internazionale: «Non si può sacrificare un’intera popolazione a causa della ricchezza. Abbiamo davvero bisogno di pace in questo Paese, i bambini devono andare a scuola e tutti noi abbiamo bisogno di vivere. Aiutateci, salvate il popolo centrafricano!».

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La Repubblica Centrafricana punta sulla collaborazione con l’Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 ottobre 2018

La Repubblica centrafricana vorrebbe ancora più Europa in casa. «Venite a investire», ribadisce Sarandji, raccontando di aver incontrato imprese italiane dell’energia e della finanza. Quando gli si chiede se non ha paura che i Paesi occidentali depredino il suo Stato delle sue uniche risorse, il premier centrafricano dice: «Ci sono opportunità di investimento e di trasferire tecnologia, ci guadagniamo entrambi». E se gli si domanda un parere sulle politiche contro i migranti economici del governo risponde con la consueta calma: «Io non me la sento e non voglio giudicare quello che fanno le istituzioni italiane, di certo quello a cui aspiriamo non è che i nostri giovani partano, ma creare qui più lavoro per loro».

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Nuove violenze nella Repubblica Centrafricana spingono migliaia di persone verso il Ciad

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

Onu palaceL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta registrando e aiutando migliaia di nuovi rifugiati in arrivo nel Ciad, soprattutto donne e bambini in fuga da un recente riacutizzarsi delle violenze nel nordest della Repubblica Centrafricana.Si stima che dalla fine di dicembre siano arrivati nel Ciad meridionale più di 5.000 rifugiati, in fuga dagli scontri tra i gruppi armati Mouvement national pour la libération de la Centrafrique (MNLC) e Révolution et Justice (RJ) nella città di Paoua. In questa città, situata nel distretto di Ouham-Pendé, si registra la presenza di altri 20.000 sfollati interni.Insieme al governo del Ciad, l’UNHCR ha finora registrato circa 2.350 nuovi rifugiati nel villaggio di Odoumian, a poco meno di 15 chilometri dal confine con la Repubblica Centrafricana.Molti rifugiati hanno raggiunto i dipartimenti di Nya-Pende e Lam Mountains a piedi. Le autorità locali affermano che dal 27 dicembre 2017, data di inizio degli ultimi scontri, sono arrivati circa 5.600 rifugiati. Più di 1.000 sono invece giunti ai campi per rifugiati nei pressi della città di Goré.Stiamo assistendo al più grande movimento di rifugiati dalla Repubblica Centrafricana, superando il numero totale registrato nel 2017, quando circa 2000 persone fuggirono in Chad. In molti riferiscono diffuse violazioni dei diritti umani commesse dai membri dei due gruppi armati nei villaggi lungo il confine tra Repubblica Centrafricana e Ciad.Il confine con la Repubblica Centrafricana è ufficialmente chiuso. L’UNHCR accoglie con favore il gesto umanitario delle autorità del Ciad, che hanno permesso l’ingresso ai rifugiati in cerca di protezione internazionale nonostante la chiusura.L’Agenzia ONU per i Rifugiati sta inoltre aiutando le autorità del Ciad a registrare e ad assistere i rifugiati. Insieme alle agenzie partner, l’UNHCR fornisce anche check-up medici a tutti i rifugiati in condizioni di salute precarie.Il Ciad ospita più di 75.000 rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana, su un totale di 538.000 ospitati in tutti gli Stati confinanti.Nella Repubblica Centrafricana la situazione è andata deteriorandosi in maniera significativa durante la seconda metà del 2017. La violenza armata e gli attacchi nei confronti delle associazioni umanitarie e dei peacekeepers hanno provocato un aumento del 50% nel numero degli sfollati interni, facendo salire il totale dai 400.000 di maggio ai 600.000 della fine dell’anno. Il numero totale dei rifugiati e degli sfollati interni è il più alto mai registrato nella Repubblica Centrafricana, circa un quarto della popolazione totale, che si assesta sui 4,6 milioni.

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Situazione nella Repubblica Centrafricana

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2015

repubblica-centrafricanaCombattere la povertà e sanare le profonde ferite nel cuore della popolazione. Sono queste le due principali sfide che la Chiesa in Centrafrica affronta oggi, come racconta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Cyr-Nestor Yapaupa, vescovo di Alindao.Il presule, a Roma per partecipare al Sinodo sulla famiglia, ha visitato ieri la sede italiana della fondazione pontificia e descritto le gravi difficoltà vissute dalla sua diocesi negli ultimi due anni. «È nel nostro territorio che la Seleka ha iniziato la sua ribellione. Il 2013 è stato un anno terribile per noi». Nei primi mesi la coalizione ribelle ha preso di mira le strutture della Chiesa, saccheggiando sistematicamente presbiteri, centri sanitari, strutture della Caritas. Tutti i veicoli appartenenti alla diocesi sono stati rubati, inclusa l’unità mobile che forniva assistenza medica agli abitanti dei villaggi. «La comunità cristiana ha sofferto moltissimo, perché molti parroci sono stati costretti a lasciare le loro parrocchie: i ribelli li avevano derubati di tutto e non avevano più niente di che vivere». La diocesi è riuscita comunque a mettersi in piedi, anche grazie al sostegno di Aiuto alla Chiesa che Soffre, che ha donato 40mila euro per le riparazioni di emergenza. «Così abbiamo potuto almeno rifare le porte delle canoniche. Anche la comunità di fedeli si è molto adoperata per i suoi sacerdoti, privandosi di quel poco che aveva per acquistare dei materassi per le canoniche».Nel 2014 la situazione è lievemente migliorata e l’arrivo delle forze internazionali ha fatto spinto molti ribelli a lasciare la capitale Bangui. Ma nella diocesi di Alindao la Seleka è rimasta fino ad oggi. «Per il momento la loro presenza è circoscritta ad alcune aree, ma ora vari gruppi ribelli si sono uniti e sostengono di voler marciare nuovamente verso la capitale. Possiedono molte armi e dunque sono ancora estremamente pericolosi».Il permanere degli uomini della Seleka, scoraggia molti dei cristiani che avevano abbandonato la diocesi nel 2013 a far ritorno nelle loro case. «Per oltre 273mila abitanti abbiamo soltanto tre medici – spiega monsignor Yapaupa – e anche gli insegnanti hanno paura di tornare». Pur tra gravi difficoltà, la Chiesa continua a sostenere la popolazione. Le sette scuole cattoliche di Alindao sono le uniche ad essere rimaste aperte in questi quasi tre anni di crisi ed ora l’impegno del vescovo è rivolto a ripristinare l’unità mobile per fornire assistenza medica nei villaggi. «In futuro vogliamo anche dar vita ad un centro d’ascolto. Accanto alla povertà, curare le gravi ferite che i drammatici avvenimenti hanno inferto alla popolazione, rappresenta una delle nostre principali sfide. In molti hanno perso i propri cari e ci vorrà molto tempo per rimarginare queste ferite».Intanto la Chiesa locale e il popolo centrafricano attendono con ansia la visita di Papa Francesco. «Il Pontefice cercherà di portarci la pace e di unire il paese. Ed è essenziale in tal senso la sua decisione di visitare la comunità musulmana e quella protestante, che saranno poi entrambe invitate alle nostre celebrazioni».

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Repubblica Centrafricana: due bambini su cinque senza aiuti salvavita

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 dicembre 2014

manuel fontaineAd un anno dallo scoppio delle terribili violenze nella Repubblica Centrafricana, due bambini su cinque, in estremo bisogno di sostegno, sono senza aiuti umanitari. L’UNICEF ha dichiarato che la consistente mancanza di fondi e le condizioni di insicurezza – strade chiuse, saccheggi e attacchi contro gli operatori umanitari – quest’anno hanno lasciato i bambini che erano in attesa di aiuti senza accesso a servizi sanitari di base, acqua, istruzione e protezione.
“I bambini della Repubblica Centrafricana non fanno più notizia, ma oltre 2,5 milioni di essi continuano a vivere in costanti situazioni di paura”, ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore Regionale UNICEF per l’Africa Occidentale e Centrale. “Hanno uno scarso accesso a servizi essenziali e fanno completo affidamento sugli aiuti umanitari. Mentre ci prepariamo a celebrare il nuovo anno, dobbiamo cogliere l’opportunità per dare a questi bambini un futuro migliore.”
Con meno della metà dei fondi di emergenza richiesti quest’anno ed un limitato accesso umanitario a causa delle violenze, l’UNICEF ha per consegnato con grandi difficoltà aiuti salva vita alle comunità che ne hanno bisogno.
– 620.000 persone non hanno ricevuto cure mediche di base e medicinali
– 250.000 persone non hanno avuto accesso a fonti migliorate di acqua
– 33.000 bambini sono stati vaccinati contro il morbillo
– 5.000 bambini sotto i 5 anni gravemente malnutriti non hanno ricevuto cure.
Con l’aggravarsi della crisi, dei combattimenti e degli scontri diffusi, quasi mezzo milione di bambini è stato costretto a lasciare la propria casa. Il conflitto ha distrutto le comunità in tutto il paese, lasciando dietro di sé soltanto distruzione e il collasso dei servizi di base. Secondo l’UNICEF, quest’anno, ogni giorno, in media almeno un bambino è stato ucciso o mutilato nella Repubblica Centrafricana. Circa 10.000 bambini sono stati arruolati da gruppi armati.“Tra l’orrore di stupri e di uccisioni, in prima linea ci sono insegnanti, operatori per le vaccinazioni, operatori sociali e medici che ogni giorno corrono rischi per i bambini,” ha detto Manuel Fontaine. “Senza supporto, il loro impegno per salvare la vita dei bambini è a rischio e noi stiamo perdendo la maggior parte dei traguardi raggiunti quest’anno”.Insieme con le autorità locali e i suoi partner, l’UNICEF ha garantito l’accesso a servizi salva vita a migliaia di famiglie con urgenti bisogni. Quasi 1,4 milioni di persone hanno ricevuto medicinali; più di 1 milione di bambini sono stati vaccinati contro la polio, circa 550.000 zanzariere sono state distribuite per proteggere le famiglie dalla malaria e oltre 22.300 bambini gravemente malnutriti hanno ricevuto cure terapeutiche.Allo stesso tempo, la crisi sta superando i confini. Negli ultimi 12 mesi, le violenze hanno prodotto come conseguenza 188.000 nuovi rifugiati scappati nei paesi vicini: Camerun, Ciad, Repubblica Democratica del Congo e Congo. Oltre l’80% delle persone scappate dalle violenze e che hanno superato il confine erano bambini e donne. Inoltre, circa 430.000 persone fuggite dalle loro case sono sfollate all’interno del Paese. Oltre 16.000 persone tra le popolazioni di minoranza sono sotto assedio in zone isolate circondate da gruppi armanti.
L’UNICEF lancia un appello per il 2015 per 72 milioni di dollari per continuare con i suoi programmi di emergenza nella Repubblica Centrafricana, con l’obiettivo di ristabilire i servizi sociali, di proteggere i civili, coinvolgere le comunità a favorire la conciliazione e promuovere la pace.

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