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Il vaccino arriva dalle banche centrali?

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2020

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management. Abbiamo analizzato con il Professor Massimo Galli le possibili evoluzioni della pandemia di COVID-19. Anche sulla base di quanto condiviso dal Professore, abbiamo poi delineato lo scenario macroeconomico e di mercato, in un contesto in cui economia e mercati sembrano seguire percorsi per molti versi separati.
Saranno probabilmente sorpresi al Fondo Monetario Internazionale nel constatare la rapidità della ripresa economica dopo lo shock provocato lo scorso inverno dalla pandemia di COVID-19. Se già all’epoca della pubblicazione del World Economic Outlook di giugno le previsioni dell’organizzazione internazionale erano sembrate alquanto pessimistiche (quasi -5% del PIL globale nel 20201), oggi, dopo un’estate di dati macroeconomici migliori delle attese, lo scenario delineato dall’IMF pare fortunatamente scongiurato, almeno per il momento. A titolo di esempio per un raffronto, le stime di Pictet AM, recentemente riviste al rialzo, predicono una contrazione del PIL globale pari circa al -4% per quest’anno, seguito da un deciso rimbalzo nel 2021 (oltre +6%). Sembra concretizzarsi, dunque, almeno nelle previsioni, lo scenario di recupero a “V” tanto agognato, dove il punto di minimo di tale “V” pare anche meno profondo di quanto inizialmente ipotizzato.Si tratta di uno scenario che premia soprattutto i Paesi emergenti, in particolare quelli asiatici, favoriti sia da una migliore gestione dell’emergenza sanitaria (se si eccettua l’India, ripiombata nel caos di recente) che da una minore dipendenza delle loro economie dal settore dei servizi, il più colpito dalla crisi: il terziario rappresenta, difatti, solamente il 50% del PIL di questi Paesi, contro il 70% per i Paesi sviluppati.
Al contrario, nel settore manifatturiero la ripresa dell’attività è stata decisamente più rapida, superando anche le più rosee aspettative: a livello globale, i PMI hanno impiegato solamente 5 mesi per tornare in territorio di espansione (oltre la soglia del 50), un percorso che nel corso dell’ultima grande crisi del 2008-2009 era stato compiuto in ben 13 mesi. Non dovrebbe sorprendere, quindi, che la Cina, la principale potenza manifatturiera al mondo, è al momento l’unico Paese tornato ai livelli del PIL di fine 2019, chiaramente complice anche il fatto che sia stato il primo ad entrare in stato di emergenza e poi ad uscirne efficacemente.
Il miglioramento del contesto economico non permette, tuttavia, di abbassare la guardia. Il rischio di una seconda ondata di contagi da COVID-19 permane ed è quanto mai concreto. Il numero dei casi è in risalita nelle ultime settimane e le terapie intensive stanno tornando ad affollarsi in modo preoccupante, imponendo alle autorità di restare vigili ed equilibrate nel bilanciare gli aspetti economici della pandemia con quelli sociali e sanitari.
Come il Remdesivir si è rivelato un farmaco sinora tra i più efficaci nella cura degli effetti del COVID-19, la liquidità immessa nel sistema economico-finanziario dalle banche centrali di tutto il mondo, combinata con un mix di misure fiscali di supporto da parte dei governi, ha da un lato protetto l’economia reale ma soprattutto sostenuto le attività finanziarie: è infatti noto che la liquidità in eccesso (ovvero quella non assorbita dell’attività economica) alimenti le valutazioni azionarie ed obbligazionarie. A tal proposito, va però rilevato che il picco dell’iniezione di liquidità sembra alle spalle, soprattutto a causa del rallentamento nelle manovre espansive di Fed e PBoC che, come si fa con un paziente che mostra segnali di ripresa, stanno iniziando a ridurre la quantità di cure somministrate. Ma le stesse banche centrali hanno messo a punto un vero ricostituente per i mercati finanziari: la garanzia di un atteggiamento persistentemente accomodante. Nello scenario economico delineato, in netto miglioramento, ma pur sempre estremamente incerto e comunque recessivo, la corsa sfrenata dei mercati azionari dai minimi di metà marzo sembra confermare l’efficacia delle cure somministrate da banche centrali e governi. In effetti, la riduzione dei tassi reali fino a -1% (-0,5% da giugno) sui TIPS decennali USA è dovuta ad un rialzo delle aspettative di inflazione (di break-even) a parità di rendimenti a scadenza nominali. Ciò ha trainato tutte le valutazioni finanziarie consentendo la continua espansione dei multipli (rapporto prezzo/utili) nonostante un leggero aumento dei premi di rischio
D’altro canto, sul Nasdaq le valutazioni avevano raggiunto valori anomali. Nonostante le revisioni degli utili per le aziende dell’indice fossero tornare a salire ormai da mesi (in modo più deciso rispetto al resto del mercato USA e anticipando le borse europee), gonfiando il denominatore del rapporto prezzi/utili del settore tecnologico, questo era stato spinto su livelli stellari dalla corsa dei listini. Da questo punto di vista, la recente correzione, circoscritta per gran parte al tech, può essere intesa come una pausa di riflessione con cui si è voluto eliminare un eccesso. Risulta più difficile immaginare che si tratti dell’inizio di un bear market, almeno fino a quando i tassi reali resteranno in territorio abbondantemente negativo, trascinati al di sotto del -1% dalla risalita delle aspettative di inflazione. Da qui in avanti, nonostante la svolta attuata dalla Fed abbia rimosso degli importanti freni, è probabile che tali aspettative non si discosteranno ulteriormente in modo significativo dal livello dell’inflazione attuale (inferiore all’1%). Se, come sembra, le banche centrali non muoveranno i tassi nominali, quelli reali rimarranno quindi più stabili, fungendo da supporto ma non più da propulsori del rally azionario: saranno necessarie anche altre leve, sanitarie e/o economiche, affinché possa proseguire la sua corsa. (abstract, Testo integrale:
https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2020/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/09/il-vaccino-arriva-dalle-banche-centrali)

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Swisspower Renewables AG acquisisce in Italia altre cinque centrali idroelettriche

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

Swisspower Renewables AG, importante società elvetica nel campo delle energie rinnovabili, ha acquistato altre cinque centrali idroelettriche in Italia portando il suo portfolio a 39 proprietà e diventando uno dei maggiori produttori esteri di energia idroelettrica in Italia.
Con questa operazione Swisspower Renewables AG ha rilevato il 100% delle azioni delle società italiane di energia idroelettrica Tecnowatt e 3Hydro, diventando quindi proprietaria di altre tre centrali idroelettriche nella provincia di Sondrio e due centrali in Basilicata. Complessivamente le centrali acquistate avranno una potenza di circa 12 megawatt (MW) e produrranno circa 32 gigawattora (GWh) di elettricità all’anno.Dopo la recente operazione conclusasi a luglio 2019 in cui la Swisspower Renewables aveva acquisito il 50 percento delle azioni societarie di Energia Ambiente affermando ancora di più la propria presenza nel nostro paese, oggi la produzione annuale di energia elettrica proveniente da fonti idriche prodotta dalla società svizzera raggiungerà circa 242 GWh, a cui si aggiungono altri 400 GWh provenienti da fonti eoliche prodotti dai 26 parchi eolici situati tra Italia e Germania. “Con questa nuova acquisizione, stiamo perseguendo risolutamente la nostra strategia di focalizzazione sull’energia idroelettrica e l’eolico on-shore in Italia e Germania – afferma Felix Meier, CEO di Swisspower Renewables AG -. In futuro prevediamo ulteriori acquisizioni. Allo stesso tempo, la società subentrerà gradualmente nella gestione e nella manutenzione delle proprie centrali idroelettriche in Italia che fino a questo momento erano affidati a fornitori terzi. Gestendo i nostri impianti attraverso la nostra società, possiamo sfruttare le sinergie, approfondire il nostro know-how degli impianti e ridurre i costi operativi”.Con la produzione di energia rinnovabile, Swisspower Renewables contribuisce alla realizzazione del «Master Plan 2050» che in Svizzera ha l’obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 entro il 2050 permettendo alle municipalizzate svizzere di fornire ai propri clienti solo energia prodotta da fonti rinnovabili e senza emissioni di CO2. Swisspower Renewables sta portando avanti l’espansione all’estero acquisendo centrali di energia rinnovabile che al momento non sono presenti in Svizzera. Al fine di garantire anche in futuro la sicurezza dell’approvvigionamento nel paese, è indispensabile produrre contemporaneamente più energia rinnovabile utilizzando anche le fonti provenienti dalla Germania.Azionisti di Swisspower Renewables AG:Services Industriels de Genève • Eniwa AG • Stadtwerk Winterthur • StWZ Energie AG • ewb Natur Energie AG • Energie Thun AG • Regionalwerke Holding AG Baden • Technische Betriebe Weinfelden AG • SH POWER • SWL Energie AG • Technische Betriebe Kreuzlingen • UBS Clean Energy Infrastructure Switzerland 2

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Mini Idro, massima efficienza nella protezione delle mini centrali idroelettriche

Posted by fidest press agency su martedì, 13 settembre 2016

barrieraMassima efficienza nel trattenere materiali galleggianti di grandi dimensioni, come tronchi e bancali; capacità di impedire il passaggio di volumi considerevoli; ampio soddisfacimento delle richieste operative.Queste alcune delle valutazioni che emergono dalla relazione ufficiale dell’Università di Pavia sulle barriere galleggianti “Mini Idro” realizzate da Airbank, azienda leader per il settore antinquinamento, insieme a Frendy Energy SpA, azienda specializzata nel progetto, sviluppo e realizzazione di piccole centrali idroelettriche, proprio con la collaborazione dell’Università di Pavia, Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura – sez. Idraulica.Il progetto nasce dell’esigenza di evitare che il lavoro delle mini centrali idroelettriche, che forniscono energia pulita e integrabile alle condutture idriche cittadine, sia messo in difficoltà da detriti di notevoli dimensioni come tronchi, pallet e plastiche, che rischiano di arrivare alla turbina, impedendo anche operazioni di manutenzione e riassetti della stessa.
Le barriere Mini Idro rappresentano dunque un’innovazione, essendo in grado di impedire proprio ai grandi detriti di arrivare alla turbina, azzerando i fermi impianto che provocano perdite di denaro e danni all’ambiente a causa della mancata efficienza.
Le attività sperimentali condotte dall’Università di Pavia hanno valutato sia l’efficienza di ritenzione del materiale galleggiante in diverse condizioni idrauliche, sia l’effetto che una barriera per la ritenuta dei detriti galleggianti può avere sul rigurgito idraulico in un canale.Dalla sperimentazione è risultato “evidente che il dispositivo soddisfi ampiamente le richieste operative”, scrive l’ingegner Stefano Sibilla nella relazione ufficiale. In particolare, “in termini di ritenuta di detriti galleggianti, l’apparecchiatura presenta in genere efficienze elevate” e complessivamente “la barriera può essere definita uno strumento efficace nel trattenere il materiale galleggiante più leggero, senza modificare le condizioni della corrente in maniera significativa”. Dalla sperimentazione emerge infine che la disposizione della barriera nel canale che presenta le migliori caratteristiche dal punto di vista idraulico è quella con barriera inclinata, sia per il minore incremento di tirante indotto a monte, sia perché permette la formazione di una zona laterale di raccolta del materiale, che risulta più efficiente dal punto di vista della capacità di ritenuta dei rami di legno con densità di poco inferiori a quella dell’acqua. La barriera Mini Idro di Airbank è dotata di tiranti in acciaio per aumentare la resistenza alla corrente, di maniglie per agevolare il posizionamento, di strisce catarifrangenti ad alta visibilità per segnalare la presenza della barriera. Inoltre, è presente un telo sotto il pelo dell’acqua per migliorarne l’efficienza di contenimento nonché di galleggianti inaffondabili per garantire massima durata in qualsiasi condizione. Infine, il progetto prevede che le barriere siano completamente personalizzabili in lunghezza e altezza per adattarsi ad ogni singola situazione di installazione. (foto: barriera)

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Giro di vite sulle centrali idroelettriche, chiesta moratoria alle concessioni di derivazione idroelettrica

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

regione lombardia“Valutare una moratoria di tutte le nuove concessioni di derivazione su tutto il territorio lombardo, almeno fino a quando non saranno elaborati il bilancio idrologico regionale da parte di ARPA e il Programma di tutela e uso delle acque”, è questa la richiesta del M5S Lombardia che ha presentato una mozione che sarà discussa nel prossimo consiglio regionale di martedì 6 settembre.
Per il consigliere regionale Giampietro Maccabiani: “La situazione delle derivazioni idroelettriche è fuori controllo: sul Serio ce ne sono almeno 30 e hanno gravi problemi al deflusso vitale del fiume, la Provincia di Brescia dichiara 67 derivazioni nel fiume Oglio in istruttoria e, dal 2004 al 2013 ben 15 nuovi impianti. Sono solo due esempi, che denunciano, come la risorsa acqua in Lombardia sia sfruttata oltre ogni limite, a scapito degli ecosistemi fluviali, dell’ambiente, della biodiversità nonché sulla fruizione turistica dei luoghi montani. Troppo spesso gli ambiti territoriali in cui insistono i progetti di impianti idroelettrici presentano particolari valenze naturalistiche, ambientali e faunistiche. La Valle d’Aosta ha bloccato il rilascio di nuove concessioni di derivazione, la Comunità europea auspica che tale approccio cautelativo possa essere seguito da altre Regione. Anche la Lombardia si dia una mossa in questo senso”. (Stefano Bolognini)

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Centrali carbone: Nuovi standard emissioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Maggio 2015

I nuovi standard di emissione che l’Unione Europea sta considerando di adottare per le centrali a carbone sono estremamente deboli e potrebbero tradursi in un costo sanitario di 71 mila morti aggiuntive per inquinamento. Morti dovute all’aumento del rischio di insorgenza di patologie cardiache, infarto, asma e altre malattie connesse all’esposizione agli inquinanti generati dalla combustione del carbone. È questo il dato principale che emerge dal rapporto “Health and economic implications of alternative emission limits for coal-fired power plants in the EU”, commissionato da Greenpeace e dall’European Environmental Bureau.
centrale-a-carboneSecondo il report, i costi sanitari e la perdita di 23 milioni di giorni di lavoro – dato connesso all’insorgenza di queste patologie – si tradurrebbero inoltre per i contribuenti europei in un aggravio di 52 miliardi di euro tra il 2020 e il 2029.L’Unione Europea è attualmente impegnata ad aggiornare i suoi standard di emissione per i grandi siti industriali, tra cui le centrali termoelettriche a carbone e lignite. I nuovi standard dovrebbero essere in linea con le migliori tecnologie di abbattimento degli inquinanti disponibili: ma i limiti in discussione sono ben più deboli degli standard già previsti per centrali attualmente operative nella stessa Europa, in Cina e negli Stati Uniti.«Il costo sanitario, ambientale ed economico della soggezione dell’UE all’industria del carbone rischia di essere enorme e insostenibile», dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. «Quelli che pagheranno un prezzo maggiore, purtroppo, sono i bambini, che più facilmente potranno sviluppare asma, tumore al polmone, problemi cardiaci. Non esistono scusanti per i politici dell’UE che si rifiutano di applicare tecnologie esistenti che possono salvare migliaia di vite. Il carbone causa danni irreparabili ed è tempo per l’Unione di definire i tempi per il superamento di questa fonte energetica», conclude Boraschi.Lo studio commissionato da Greenpeace e dall’European Environmental Bureau utilizza dati ufficiali dell’Unione Europea per produrre una stima dell’impatto sanitario che si avrebbe con l’applicazione degli standard di emissione proposti. Gli effetti delle deboli decisioni dell’UE sono stati poi confrontati con quelli, molto inferiori, che deriverebbero dall’adozione di standard basati sulle migliori tecnologie disponibili. La differenza tra quanto è possibile fare per difendere la salute dei cittadini europei e quello che l’Unione Europea vuol permettere per tutelare gli interessi dell’industria del carbone è espressa, per l’appunto, in un numero di morti aggiuntive dovute all’inquinamento (71 mila casi) e in un aumento delle patologie e dei costi sociali (52 miliardi di euro) nel periodo 2020-2029.I nuovi standard di emissione europei saranno in vigore tra il 2020 e il 2029 e fisseranno le soglie per inquinanti quali biossidi di zolfo, ossidi di azoto, mercurio e particolato. Si tratta di composti i cui danni alla salute umana sono comprovati e documentati da un’ampia letteratura scientifica.Per mettere a punto la proposta finale relativa all’adozione dei nuovi standard di emissione, un gruppo di esperti si riunirà tra l’1 e il 9 di giugno. Per l’occasione, i rappresentanti delle industrie inquinanti si sono riservati numerosi posti al tavolo di questi negoziati, essendo stati inclusi nelle delegazioni nazionali degli Stati membri, come dimostrato da un precedente report di Greenpeace, “Smoke and Mirrors – I più grandi inquinatori d’Europa si dettano le regole”.La Commissione Europea e gli Stati membri dovrebbero votare la proposta degli esperti entro l’anno, prima che venga infine adottata ufficialmente dalla stessa Commissione.

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Nuove centrali nucleari in Europa?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 luglio 2013

Una notizia shock a livello europeo che potrebbe mettere a dura prova il risultato del referendum italiano contro il nucleare e la politica tedesca per le rinnovabili. A denunciare pubblicamente in Italia lo scempio ambientale che si sta paventando in Europa è lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente e fondatore Giovanni D’Agata, dopo aver appreso da fonti estere dell’esistenza, e in particolare a seguito di uno scoop apparso mercoledì scorso sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, di un documento comunitario che annuncia finanziamenti a nuovi impianti nucleari.
La Commissione UE, dunque, nonostante Fukushima, il referendum italiano, l’aumento delle misure di sicurezza delle centrali già esistenti sul territorio dei 28 stati membri, e i forti dubbi espressi in seno al consesso europeo anche da membri importanti come la Germania, avrebbe intenzione di incentivare la costruzione di nuove unità di produzione di energia atomica.
L’atto in questione porta la firmato di Joaquin Almunia, Commissario europeo alla concorrenza, e riporterebbe la circostanza che la produzione energetica nucleare risulta essere ancora tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, e in futuro gli stati nazionali potranno finanziare nuovi impianti. Anche con il sostegno finanziario di contributi europei, che oggi sono riservati alle fonti di energia rinnovabili. Per il giornale teutonico, Gran Bretagna, Francia, Lituania, Repubblica Ceca e Polonia sarebbero d’accordo con questa scelta che riteniamo distruttiva per l’ambiente e non in linea con la necessità di puntare sulle rinnovabili per il futuro energetico dell’intera Unione. Peraltro, sono tutti stati membri nei quali è in programma la costruzione di nuove centrali nei prossimi anni. La Germania avrebbe espresso contrarietà a questa “nuova” strada energetica essendo stata dopo Fukushima, uno degli alfieri mondiali della denuclearizzazione, avendo optato per una diffusione capillare delle energie rinnovabili e una politica ambientale avanzata.
Vale la pena ricordare che la politica energetica è di competenza principalmente degli stati membri, non dei burocrati UE, ma il documento mostrerebbe una direzione abbastanza delineata verso l’affiancamento del nucleare alle fonti energetiche rinnovabili, il cui sviluppo è orientato dalla politica Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. Per Giovanni D’Agata è il momento che l’Italia faccia sentire la sua voce esprimendo forte contrarietà al documento in questione soprattutto in ragione della manifesta volontà popolare espressasi solo due anni fa nuovamente contro il nucleare senza se e senza ma, con il successo nel referendum abrogativo. Se il governo non dovesse esprimere, al contrario, una forma di dissenso, avallerebbe di fatto la strategia portata in Commissione, ponendosi nuovamente così un nuovo muro tra Palazzo e Popolo e l’Italia potrebbe ritrovarsi ancor più circondata dalle centrali nucleari degli stati vicini.

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Nuove centrali nucleari in Europa?

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 luglio 2013

Una notizia shock a livello europeo che potrebbe mettere a dura prova il risultato del referendum italiano contro il nucleare e la politica tedesca per le rinnovabili. A denunciare pubblicamente in Italia lo scempio ambientale che si sta paventando in Europa è lo “Sportello dei Diritti”, nella persona del presidente e fondatore Giovanni D’Agata, dopo aver appreso da fonti estere dell’esistenza, e in particolare a seguito di uno scoop apparso mercoledì scorso sul quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, di un documento comunitario che annuncia finanziamenti a nuovi impianti nucleari.
La Commissione UE, dunque, nonostante Fukushima, il referendum italiano, l’aumento delle misure di sicurezza delle centrali già esistenti sul territorio dei 28 stati membri, e i forti dubbi espressi in seno al consesso europeo anche da membri importanti come la Germania, avrebbe intenzione di incentivare la costruzione di nuove unità di produzione di energia atomica.
L’atto in questione porta la firmato di Joaquin Almunia, Commissario europeo alla concorrenza, e riporterebbe la circostanza che la produzione energetica nucleare risulta essere ancora tra gli obiettivi strategici dell’Unione Europea, e in futuro gli stati nazionali potranno finanziare nuovi impianti. Anche con il sostegno finanziario di contributi europei, che oggi sono riservati alle fonti di energia rinnovabili. Per il giornale teutonico, Gran Bretagna, Francia, Lituania, Repubblica Ceca e Polonia sarebbero d’accordo con questa scelta che riteniamo distruttiva per l’ambiente e non in linea con la necessità di puntare sulle rinnovabili per il futuro energetico dell’intera Unione. Peraltro, sono tutti stati membri nei quali è in programma la costruzione di nuove centrali nei prossimi anni. La Germania avrebbe espresso contrarietà a questa “nuova” strada energetica essendo stata dopo Fukushima, uno degli alfieri mondiali della denuclearizzazione, avendo optato per una diffusione capillare delle energie rinnovabili e una politica ambientale avanzata.
Vale la pena ricordare che la politica energetica è di competenza principalmente degli stati membri, non dei burocrati UE, ma il documento mostrerebbe una direzione abbastanza delineata verso l’affiancamento del nucleare alle fonti energetiche rinnovabili, il cui sviluppo è orientato dalla politica Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e solidale. Per Giovanni D’Agata è il momento che l’Italia faccia sentire la sua voce esprimendo forte contrarietà al documento in questione soprattutto in ragione della manifesta volontà popolare espressasi solo due anni fa nuovamente contro il nucleare senza se e senza ma, con il successo nel referendum abrogativo. Se il governo non dovesse esprimere, al contrario, una forma di dissenso, avallerebbe di fatto la strategia portata in Commissione, ponendosi nuovamente così un nuovo muro tra Palazzo e Popolo e l’Italia potrebbe ritrovarsi ancor più circondata dalle centrali nucleari degli stati vicini.

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Fotovoltaico per le scuole romane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

«Con la realizzazione dei tetti fotovoltaici su 500 scuole romane, daremo piena attuazione ad una importante parte del Piano d’azione per l’energia sostenibile redatto da Roma Capitale. Grazie all’impegno dell’assessore Ghera, che ha annunciato la prossima pubblicazione del bando, potremo dotare Roma di un sistema di approvvigionamento dell’energia solare che trasformerà le scuole in piccole centrali ad energia pulita, in grado non solo di assicurare l’autosufficienza energetica degli edifici scolastici, ma anche di trasferire all’intera rete il surplus di energia prodotta. Tale iniziativa si inserisce in un articolato programma per lo sviluppo del fotovoltaico che prevede anche l’uso delle rinnovabili per l’alimentazione dell’illuminazione pubblica, delle colonnine di alimentazione per auto elettriche e per l’alimentazione degli impianti di cogenerazione delle piscine previste per la candidatura olimpica. Insomma, Roma è pronta a diventare la Capitale dell’energia pulita e stiamo rapidamente mettendo in campo tutti i progetti concreti previsti dall’Amministrazione Alemanno» – ha dichiarato l’assessore all’ambiente di Roma Capitale, Marco Visconti.

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Roma come Fukushima?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 giugno 2011

Roma Mercoledì 8 Giugno 2011, ore 11 piazzale Ostiense lato Metro B Legambiente Lazio presenta un esplosivo dossier, con tutti i numeri e gli effetti della tragedia giapponese, applicati al caso di Roma e del Lazio. E se un incidente nucleare avvenisse nelle ipotetiche centrali di Montalto di Castro (Vt) o di Latina? Parteciperanno: Lorenzo Parlati, presidente di Legambiente Lazio; Cristiana Avenali, direttrice di Legambiente Lazio.

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Nucleare e cosmesi

Posted by fidest press agency su martedì, 29 marzo 2011

Quante furbizie! “Reattori di terza generazione sicuri? Cosmesi!”.  Così la dichiarazione del premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia. Eppure i ministri dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo e dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ce li davano per sicuri, salvo “ripensarci” e rinviare il tutto a dopo le prossime elezioni amministrative. Che furbi! Non si sa mai, dovesse succedere in Italia quello che e’ accaduto alla cancelliere Angela Merkel che, nel goffo tentativo di recuperare il proprio elettorato chiudendo tre centrali e proponendo gli stress-test  alle altre, ha cercato di evitare il disastro elettorale che si e’ verificato nelle elezioni del Baden-Wuttemberg, una regione (land) “da sempre” governata dal partito della Merkel. Merkel la furba, insomma, che pochi mesi fa aveva disposto il prolungamento dell’attivita’ delle centrali nucleari tedesche e poche settimane fa ci aveva ripensato. Furbizie che non pagano elettoralmente e che creano disastri in Giappone il cui governo aveva prolungato l’attivita’ della centrale nucleare di Fukushima, vecchia di 40 anni, per fare un favore (maggiori entrate) alla societa’ di gestione Tepco. Pur di rimanere incollati alla propria sedia di potere, costoro giocano con la nostra salute. Sarebbe il caso di pensare di mandarli a casa, come hanno fatto gli elettori del  Baden-Wuttemberg. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Lo spirito di Chicco Testa

Posted by fidest press agency su martedì, 15 marzo 2011

Lettera al direttore. Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano, l’altra sera nella trasmissione Ottoemezzo (La7), dall’alto della sua sapienza, col suo candido sorriso, ha preso in giro chi parlava di richiesta di aiuto agli Stati Uniti, da parte del Giappone, per raffreddare le centrali nucleari, affermando che siccome le centrali si raffreddano con l’acqua, era come se il Giappone chiedesse acqua agli Stati Uniti. Spiritoso. Adesso però la richiesta del governo nipponico agli USA è formale. Non è che per immettere acqua (o altro liquido) nelle centrali ci vorranno degli esperti, ed è dell’aiuto di questi che ha bisogno il Giappone? Oppure Testa pensa che bastino i pompieri? (Attilio Doni Genova)

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Anaïs Nin di Louis Andriessen

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Siena 10 luglio, ore 21.15, al Teatro dei Rozzi di Siena (replica lunedì 12), per la 67ª Settimana Musicale Senese dell’Accademia Musicale Chigiana viene rappresentata ANA?S NIN di Louis Andriessen, opera su testi della scrittrice francese Anaïs Nin, fra le più controverse artiste che il Novecento ricordi. Riconosciuto come il principale compositore olandese odierno e una delle figure centrali della nuova scena musicale internazionale, nominato compositore dell’anno 2010 da Musical America e titolare del prestigioso Composer Chair della Carnegie Hall di New York per la stagione 2009-10, Louis Andriessen ha scritto questa nuova opera su commissione dell’Accademia Musicale Chigiana e di London Sinfonietta. Composta per voce, pianoforte, percussioni e sette strumentisti che saranno sulla scena, l’opera sarà affidata ai musicisti dell’ensemble strumentale Nieuw Amsterdams Peil e a Cristina Zavalloni, apprezzata interprete per cui Andriessen ha scritto già diversi lavori. Vocalista eclettica per eccellenza, jazzista, cantante d’opera e di musica ‘colta’ (dal barocco al contemporaneo) e di canzoni d’autore, Cristina Zavalloni vestirà i panni della protagonista, donna affascinante, cosmopolìta e dall’eleganza oriental-mitteleuropea, cresciuta tra l’Europa e New York, che nel cuore del Novecento scandalizzò l’ambiente letterario con la pubblicazione dei suoi racconti a contenuto erotico.
L’autrice del testo è dunque anche la protagonista dell’opera. “Anaïs Nin – spiega Louis Andriessen – canta del suo rapporto amoroso col padre, il compositore e pianista Joaquín Nin, seguito al loro nuovo incontro dopo oltre vent’anni di lontananza. Gli amanti di lei, René Allendy, Antonin Artaud e Henry Miller affidano le loro parole a filmati e a registrazioni audio, realizzate dall’espressiva cantante Han Buhrs. I filmati sono una raccolta di materiale esistente e di frammenti nuovi. La scena si apre con una breve intervista-TV con Anaïs Nin, nella quale afferma di essere perennemente inquieta, febbrilmente eccitata, e che nulla mai la potrà soddisfare (…). La musica traccia da vicino l’ironia, la disperazione e la passione di questa sfaccettata, brillante autrice”. L’opera sarà ripresa il 4 novembre 2010 al Muziekgebouw aan ‘t IJ di Amsterdam. (cristina)

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Si firmano accordi sul nucleare

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente, sull’annunciato vertice italo-francese di domani nel corso del quale verranno siglati accordi che riguardano il rientro dell’Italia nel nucleare, ha dichiarato: “In vista della firma dei protocolli sul nucleare, Berlusconi avrebbe fatto bene a portarsi, tra i Ministri e gli industriali al seguito, almeno un Governatore di regione disponibile ad ospitare centrali. Dopo i no da parte di tutti i candidati alle presidenze regionali, tutti regolarmente eletti, dalla Polverini a Vendola, passando per Cota, Formigoni e Zaia non si capisce dove il Governo intenda costruire queste centrali. Senza contare che il reattore francese EPR, che ci apprestiamo ad importare, è un autentico fiasco industriale. Insomma, pare proprio che tra Berlusconi e Sarkozy una fregatura tiri l’altra.”

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Due centrali ad energia solare in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

SunPower Corp. (Nasdaq: SPWRA, SPWRB) e K6 S.a.S. hanno annunciato un accordo per la costruzione di due centrali fotovoltaiche da 1 megawatt in Puglia. La costruzione delle due centrali, che sorgeranno a Casamassima e a Conversano, sarà completata per il mese di agosto 2010.  L’energia fotovoltaica pulita e rinnovabile generata dalle centrali sarà utilizzata localmente e darà il suo contributo alla rete elettrica nazionale italiana.  Oggi SunPower dispone di oltre 200 megawatt di centrali solari funzionanti in tutto il mondo, inclusa la maggiore centrale fotovoltaica italiana da 24 megawatt a Montalto di Castro. All’inizio del mese SunPower ha annunciato la firma di un accordo definitivo per l’acquisizione di SunRay Renewable Energy, uno dei maggiori sviluppatori europei di centrali fotovoltaiche con sedi in Europa e Medio Oriente, incluso un ufficio progettazione a Roma. Alla chiusura delle trattative, SunPower acquisirà progetti di impianti fotovoltaici per oltre 1.200 MW in Italia, Israele, Francia, Spagna, Regno Unito e Grecia.
K6 S.a.S. è stata fondata nel novembre 2008. È una società di gestione e investimenti con sede a Milano. K6 si occupa dello sviluppo, finanziamento, costruzione, proprietà e funzionamento di centrali fotovoltaiche, sviluppate seguendo l’evoluzione commerciale ed i miglioramenti tecnologici.
SunPower  Fondata nel 1985, progetta, costruisce e fornisce la tecnologia fotovoltaica più potente disponibile attualmente. I clienti residenziali, commerciali, governativi e dei servizi pubblici si affidano all’esperienza e ai risultati dell’azienda per massimizzare il ritorno sull’investimento. La sede legale dell’azienda è a San Jose, in California. SunPower dispone di sedi in Nord America, Europa, Australia e Asia. Per ulteriori informazioni, visitate http://www.sunpowercorp.com.

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Nucleare ed efficienza energetica

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2010

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente, sull’adozione del decerto contenete i criteri per l’individuazione dei siti nucleari ha dichiarato: “In un settore strategico come quello energetico continua a mancare, anche in questo Governo, la capacità di definire una strategia energetica complessiva. Questo nucleare è infatti frutto di una aprioristica scelta industriale senza una valutazione dei costi e dei benefici legati a soluzioni alternative o a scelte già compiute come quelle nel settore del gas. Tant’è che si procede a colpi di decreti senza dire, alla vigilia del voto regionale, nè dove si intendono ubicare i siti, nè quali impegni si intendono assumere per rinnovabili ed efficienza energetica, nè chi metterà i 30 miliardi necessari a produrre da nucleare, ben che vada tra 10 anni, solo il 4,5% dei consumi finali di energia. In questo modo si pregiudica la possibilità per le Regioni di fare e proporre una programmazione per i prossimi 5 anni. Di fronte a questo, il Parlamento discuta di scelte energetiche. Propongo di farlo con una mozione parlamentare, a partire dalla recente valutazione dell’ENEA documenti come l’efficienza energetica sia l’unica opzione tecnologica con benefici sociali netti o con costi minimi con un potenziale di risparmio energetico al 2020 corrispondente alla produzione elettrica di circa 8 grandi centrali nucleari”

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Nucleare. Il Governo approva i criteri ma non i siti

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

Il governo ha approvato i criteri per la localizzazione delle centrali nucleari ma non ha individuato i siti dove costruirle. Il motivo e’ semplice: in vista ci sono le elezioni regionali e indicare i luoghi dove allocarle potrebbe avere ripercussioni negative sul voto al centro-destra. Si sta attuando, quindi, le tecnica dello “spoglio del carciofo”, cioe’ una foglia per volta: prima l’annuncio, poi i criteri e, dopo le elezioni, i siti, fermo restando che il gambo, ovvero il classico cerino, rimarra’ in mano al consumatore. Il problema preoccupa per le ripercussioni elettorali regionali tant’e’ che il candidato del centro-destra in Veneto, il ministro alle Politiche Agricole, Luigi Zaia, ha gia’ dichiarato che di centrali nucleari in Veneto non se ne parla proprio. Saremo interessati a sapere cosa ne pensa la candidata nel Lazio, Renata Polverini, visto che la regione e’ una di quelle papabili per l’allocazione di un impianto atomico. Al consumatore e all’utente conviene il nucleare? No, non conviene, vale a dire che il costo dell’energia elettrica che si paghera’ sulla bolletta non subira’ variazioni. I costi di costruzione, smantellamento, allocazione delle scorie, sistemi di sicurezza e gestione sono tali che alla fine non ci sara’ un vantaggio economico per l’utente finale. Il nucleare non e’ alternativo al petrolio, semmai lo e’ alle fonti rinnovabili, infatti, in Francia, patria del nucleare, si consuma piu’ petrolio che in Germania. C’e’ il problema del cambiamento climatico, si dice. Si dimentica di aggiungere che il nostro nucleare produrra’ solo 4,5% del fabbisogno energetico complessivo e quindi non incidera’ sulla questione climatica. Non possiamo dipendere da fonti energetiche “estere”, si dice; si dimentica di aggiungere che non abbiamo miniere di  uranio. Insomma, il nucleare ci sembra un bell’affare, pubblico e privato, e questo significa che il classico cerino rimarra’  tra le dita del consumatore.

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L’Fns dice “no” alle centrali nucleari in Sicilia

Posted by fidest press agency su domenica, 7 febbraio 2010

Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu respingono al mittente la ipotesi di allocare a Palma Montechiaro in provincia di Agrigento – o in qualsiasi altra parte della Sicilia – una centrale nucleare. In questi giorni alcuni organi di informazione hanno dato infatti per scontato che una centrale nucleare verrebbe realizzata anche in Sicilia. Il tutto senza tenere in alcuna considerazione la volonta’ , le esigenze ed i diritti costituzionali del popolo siciliano; senza alcun rispetto per le vocazioni del territorio; senza tenere conto del fatto che proprio la  sicilia – l’intero arcipelago siciliano cioè – ( terra  del  sole, per antonomasia) , in quanto a fonti energetiche rinnovabili, ha potenzialità immense e variegate che soltanto la inadeguatezza della classe politica pseudo-dirigente degli ultimi sessant’anni ha impedito di valorizzare e di utilizzare come, queste fonti, avrebbero meritato. E senza tenere conto delle notizie secondo le quali, ancora oggi, la Sicilia esporterebbe energia elettrica. Un’ultima puntualizzazione. Nell’esprimere  apprezzamento per le proteste espresse  e per gli ordini del giorno approvati dal COMUNE Di PALMA Montechiaro (al quale indirizziamo i nostri sentimenti di forte  solidarietà) e dall’ARS e dal Governo Regionale, l’ FNS ritiene che si debba e  si possa esercitare ,con assoluta priorità, il diritto-dovere di impugnare  presso la corte costituzionale- (in attesa che venga ripristinata l’alta corte per la regione siciliana, prevista dallo statuto- ogni provvedimento legislativo o amministrativo dello Stato, mirante alla costruzione, in Sicilia ,di centrali nucleari.  E, ferma restando la opportunità  di mettere in atto da parte dei Siciliani tutti, in prima persona,  e delle istituzioni rappresentative siciliane,- contemporaneamente,- altre forme di protesta e di azioni legali e politiche.

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Cittadini, istituzioni e nucleare

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2010

“Il governo ed il ministro Scajola tengano conto del segnale forte e chiaro che arriva oggi dalla conferenza delle regioni che, a maggioranza, ha dato parere negativo al piano di costruzione di nuove centrali nucleari. Imporre ai cittadini dall’alto la realizzazione di nuove centrali, in casa propria, è una scelta sbagliata, arrogante e insana, così come è profondamente sbagliato pensare che il nucleare sia l’unica alternativa possibile” lo dichiara in una nota l’on. Fabio Evangelisti, vicepresidente gruppo IdV alla Camera.

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L’arte del dire e del non fare

Posted by fidest press agency su sabato, 25 luglio 2009

Editoriale fidest. Due progetti faraonici mi hanno colpito tra gli altri: quello riguardo la costruzione delle centrali atomiche e il ponte sullo stretto di Messina. Qui parliamo la stessa lingua di una storiella che qualche tempo fa circolava circa la domanda che una signora dell’alta società pose a un poveretto che gli tendeva la mano per un obolo. A cosa ti serve? Gli chiese la dama e questi di rimando: sto morendo di fame, signora. Al che la signora con le lacrime agli occhi e con voce tremula gli disse: non ti preoccupare buon uomo la prossima settimana ripasserò e ti porterò una fetta della torta che la mia cuoca preparerà. La morale? E’ che è meglio l’uovo oggi che la gallina domani in specie per chi come l’affamato della storia, che ho riportato, ha le ore contate. E’ oggi, infatti, che abbiamo fame di energia. E’ oggi che la circolazione è diventata drammatica. Cosa ne facciamo di un ponte che nella migliore delle ipotesi entrerà in esercizio tra una decina di anni e lo stesso dicasi riguardo le centrali atomiche? Per non parlare delle enormi risorse finanziarie che saranno monopolizzate da tali costruzioni. Se vogliamo entrare brevemente nel merito incominciamo a dire che in fatto di circolazione, intendiamo, sia chiaro, quella intermodale, che coinvolge i percorsi terrestri, aerei, lacunari, fluviali e marittimi noi abbiamo ridotto i tempi di percorrenza, ad esempio, tra Roma e Milano passando nel giro di pochi anni dalle 7/8 ore alle 3 ore e mezza ma non abbiamo risolto il disagio di chi da pendolare è riuscito da una parte ad avere mezzi più velocii per fare 35/40 chilometri e per poi impiegare il doppio se non il triplo di tempo per percorrere, in città, dai 4 ai 5 Km. Ma se restiamo sulla strada ferrata sembra giusto dover impiegare tre ore è mezzo per coprire una tratta di 600 Km e dover impiegare con lo stesso mezzo mille chilometri in 12 ore se passiamo dalla Milano Roma al Roma Palermo? Questo perché? E non venite a dirci del ponte sullo stretto. Non sarebbe stato più facile raddoppiare la linea ferrata Messina Palermo? E ancora perché non fare la grande velocità lungo tutto il percorso da Roma a Palermo? E poi vi sono le grandi strade del mare con le navi veloci e con attracchi diversificati che potrebbero favorire in primo luogo l’autotrasporto con i mezzi pesanti sottraendolo al carico autostradale. Queste e molte altre iniziative intelligenti potrebbero essere adottate in tempi brevi se si avesse la voglia di fare di là delle promesse. Purtroppo non è così e allora si ricorre al futuro, il più lontano possibile perché se il fare è bello in non fare è ancora “più bello assai”. E per gli italiani vale la logica borbonica: la carota delle promesse e il bastone delle prese in giro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Emergenza sanitaria territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 5 luglio 2009

Sovigliana da Vinci 6 luglio scadono le domande di ammissione  al corso istituito dall’Agenzia per la formazione dell’Asl 11. La finalità del corso è quella di sviluppare le competenze cliniche nell’ambito dell’emergenza sanitaria territoriale, in particolare rispetto a interventi di assistenza e soccorso avanzato con mezzo attrezzato esterni al presidio ospedaliero, attività assistenziali e organizzative in occasione di maxiemergenze, gestione dei trasferimenti assistiti a bordo di autoambulanze attrezzate ed attività presso centrali operative. Il corso di formazione è rivolto a 100 partecipanti aventi diploma di laurea in medicina e chirurgia e iscritti all’ordine dei medici, senza condanne penali o procedimenti penali in corso e che non abbiano frequentato con esito negativo negli ultimi 12 mesi lo stesso tipo di corso organizzato da aziende sanitarie toscane. Sono ammessi al corso medici incaricati nel servizio di continuità assistenziale residenti nel territorio dell’Asl 11, in aziende limitrofe all’Asl 11 o nell’intera regione e vi possono accedere anche medici inclusi o non inclusi nella graduatoria regionale di medicina generale 2007 della Regione Toscana. Il corso di idoneità all’esercizio di attività di emergenza sanitaria territoriale avrà la durata di 318 ore articolate in lezioni teoriche ed attività di esercitazione che si svolgeranno presso la sede dell’Agenzia per la formazione, in via Oberdan a Sovigliana di Vinci e in un periodo di tirocinio da effettuarsi presso l’Asl 11 ed altre sedi convenzionate. http://www.usl11.toscana.it,

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