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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘centro-destra’

L’addio di Letizia Moratti al centrodestra

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 novembre 2022

By Enrico Cisnetto. Il suo cognome inizia con la “M” e finisce con la “i”, è donna, ha una storia politica di centro-destra e si candida a scompaginare i precari e purtuttavia duraturi equilibri della politica italiana (la transizione infinita). No, non è Giorgia Meloni. O meglio, non è solo lei. Parlo di Letizia Moratti, che si è appena dimessa da vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia per avere la libertà di potersi candidare, la primavera prossima, alla presidenza della Regione medesima. A prima vista l’accostamento può sembrare improprio: Meloni è capo del governo centrale, Moratti aspira a diventare capo del governo lombardo. E, senza sottovalutare il peso della regione più importante d’Italia, sono due condizioni imparagonabili. Ma se si ragiona sul piano più strettamente politico, si vedrà che le cose stanno diversamente. Vediamo perché.Meloni è oggetto di un investimento emotivo da parte di un crescente numero di italiani, che certamente va ben oltre il perimetro della destra da cui proviene, anche di quella post fascista di An che Gianfranco Fini con indubbia capacità seppe allargare. Ora, per i governi la luna di miele è sempre esistita e il primo esecutivo guidato da una donna a maggior ragione non fa eccezione. Inoltre, da tempo si è diffusa l’aspirazione a mettersi nelle mani dell’uomo (o donna) del destino (salvo poi tramutare, con velocità sempre più crescente, l’aspettativa in delusione). Ma la sensazione è che nel caso di Meloni l’attesa messianica sia sopra la media, e riguardi anche chi sta politicamente altrove. Le ricerche demoscopiche sono eloquenti: tutti i sentiment negativi sono in calo, anche vistosamente, mentre tutti quelli positivi sono in crescita, anche significativa. Certamente, per la prima volta dal 2008 dalle urne è uscita un’indicazione chiara, per quanto figlia più dei meccanismi elettorali maggioritari che non di una quantità di voti consistente (considerato che il centro-destra rispetto al 2018 ha perso elettori e non va oltre il 26% degli aventi diritto al voto). Questo, almeno sulla carta, garantisce a Meloni un mandato politico forte. Nello stesso tempo, però, la costringe a dare subito dimostrazione che la sua è una leadership vera e duratura. Pena, altrimenti, una altrettanto rapida trasformazione nell’ennesima meteora. E la fretta, sommata all’inesperienza nella gestione dei processi di governo e nella guida della macchina amministrativa, è cattiva consigliera.Lo si è visto in questi primi giorni in cui l’ansia di imprimere fin da subito un marchio identitario al suo governo – chissà perché, poi, visto che la campagna elettorale è finita e il suo mondo è l’ultimo cui deve guardare se vuole giocare a tutto campo – le ha fatto commettere una sequela di errori da matita blu. Dalla “amnistia no vax” per i medici e il personale sanitario non vaccinati Covid – sicuramente il più grave, perché il messaggio è devastante a fronte di un’utilità pratica pari a zero – al pasticciato e inutile decreto anti raduni rave (esistono già le leggi che servono, basta applicarle), dall’innalzamento della quota di contante spendibile (nessun tabù ideologico, ma non era né il momento né il modo), all’approccio muscolare sugli sbarchi (verso navi ong che portano il 10% del totale degli immigrati accolti). Oltretutto polemizzando con l’Europa, proprio quando era in programma il primo viaggio della presidente del Consiglio a Bruxelles, con un’agenda (sbagliata per un approccio iniziale) tutta all’insegna del “battere cassa”.Ora ci si domanda se tutto questo sia una sorta di pedaggio pagato al noviziato e un riflesso condizionato dall’abitudine all’approccio ideologico e propagandistico, destinato a lasciar spazio alle vere priorità. E anche se, pure alla luce delle divisioni dentro la maggioranza, non finirà col prevalere la tentazione di sovvertire le priorità stravolgendo l’agenda, quella ereditata da Draghi per capirci, fatta da impegni e scadenze da rispettare e garanzie da assicurare, a favore di un’accozzaglia di misure “segnaposto” prive di rilevanza strategica, se non peggio. E ci si chiede quale abito indosserà Meloni in Europa. Antonio Polito, per esempio, le ha saggiamente suggerito di evitare quello sovranista tante volte messo a Roma, magari pensando che possa essere una carta da giocare quella di sbandierare l’investitura popolare ricevuta il 25 settembre. In quel consesso tutti i paesi sono sovrani e tutti i governi sono legittimati (eletti direttamente o per via parlamentare, non fa differenza) per cui la vera partita si gioca sul terreno del “sovranismo europeo”, dentro tutte le istituzioni comunitarie, Ue e Bce in testa. Partita che richiede la costruzione di alleanze, la ricerca paziente del consenso, l’uso intelligente della mediazione e del compromesso. Non i pugni sul tavolo. Specie se il tuo debito è grande e gravoso, i tuoi difetti tanti e strutturali, il tuo bisogno degli altri alto e cogente.Soprattutto, Meloni deve guardare in faccia la realtà politica che la circonda: deve gestire tre partiti di maggioranza riottosi (di cui uno già spaccato e un altro che potrebbe diventarlo presto) e fronteggiare quattro opposizioni (oltre a Pd, 5stelle e Terzo Polo, c’è anche un fronte massimalista che salda trasversalmente grillini, sinistra radicale e ala sinistra Pd, che Francesco Verderami ha ribattezzato “intergruppo degli intransigenti”), che praticano un confusionario “tutti contro tutti”. Ora, Meloni deve decidere se prendere atto di questo contesto balcanizzato nell’ipotesi (illusione?) di poterlo governare. O se provare, magari non subito ma neppure troppo in là, a produrre cambiamenti nel sistema di alleanze, spaccando il proprio fronte ma anche quello avverso. Non so dirvi la presidente del Consiglio quale strada sceglierà, se quella conservativa o quella coraggiosa, ma so che sul terreno della scomposizione e ricomposizione del quadro politico avrà in Letizia Moratti una concorrente agguerrita.Le dimissioni dell’ex ministro berlusconiano ed ex presidente Rai in quota Forza Italia – peraltro date a fronte dei primi provvedimenti del governo Meloni, da cui ha preso esplicita distanza – la sciolgono dal legame quasi trentennale con il centrodestra. Contemporaneamente la inseriscono nel triangolo tra la sua lista civica ormai pronta (“LM”, come “Lombardia Migliore” ma anche come Letizia Moratti), il Terzo Polo che sembra deciso sostenerla e, forse il Pd per intero, se riuscirà a capire che si tratta di un’opportunità. Oppure parte di esso, se su questa partita la componente riformista che in Lombardia conta su due sindaci come Beppe Sala (già direttore generale del Comune di Milano con Morati primo cittadino) e Giorgio Gori vorrà andare fino in fondo, anche a costo di una scissione. E siccome escludo che la componente massimalista dei Democratici accondiscenderà mai – i giornali riportano che la reazione è da vuoto pneumatico mentale: “non si capisce perché il Pd dovrebbe sacrificare il suo profilo per una candidata di destra quando la Lombardia è una regione male amministrata che si può riconquistare, non cadiamo nella trappola di Renzi e lavoriamo a un candidato di centrosinistra come Cottarelli” – penso che l’unica possibilità sia quella della scissione, che peraltro auspico con gran convinzione. Ma con tutta evidenza in ballo non c’è soltanto il pur importante governo della Lombardia, magari con un effetto collaterale sul Lazio che andrà anch’esso al voto l’anno prossimo. No, si tratta di un’operazione che guarda oltre, destinata ad avere conseguenze nazionali. Renzi lo ha ben chiaro (“se la Moratti si candida è un fatto rilevante politicamente”), ci vede l’embrione di una rottura della maggioranza di governo e la creazione di nuovi equilibri. Moratti è in grado di aggregare un’area di centro che può offrire una sponda sia ai delusi del centrodestra o comunque di chi teme una deriva illiberale, sia ai moderati e riformisti del centrosinistra stanchi dell’immobilismo del Pd, frutto di una convivenza innaturale sotto lo stesso tetto con la componente più massimalista e populista, che non a caso continua a strizzare l’occhio a Conte. Con effetti collaterali molto importanti: la crisi della Lega in salsa Salvini se il candidato Attilio Fontana, contestato presidente uscente, dovesse uscire sconfitto; un passo ulteriore verso la disintegrazione di Forza Italia, dopo l’uscita di figure come Renato Brunetta (che Moratti potrebbe facilmente recuperare), Maria Stella Gelmini e Mara Carfagna; la scissione del Pd.Tutte conseguenze, queste della discesa in campo di Moratti, che a ben vedere non dovrebbero dispiacere a Meloni, anzi. Ecco perchè se fossi nei suoi panni, non solo non vedrei affatto male l’operazione Moratti, ma farei di tutto per favorirla. Vuoi vedere che le due “M” femminili della politica italiana tirano un sasso nell’acqua imputridita dello stagno della politica italiana che pensiona il fallimentare bipolarismo e finalmente produce qualche vero e salutare cambiamento? By Enrico cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it

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La vittoria del centro destra in Abruzzo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 febbraio 2019

Nelle regionali abruzzesi il Carroccio si afferma il primo partito e lo fa con il candidato Fdi Marco Marsilio di Fratelli D’Italia di Giorgia Meloni a spese dell’alleato di governo pentastellato. Ne consegue che risulta vincente la coalizione Lega-Fdi-Fi con un sonante 48% mentre il Movimento 5 stelle non riesce a superare il 20 per cento con Sara Marcozzi (M5s). Lo segue al secondo posto Giovanni Legnini (centrosinistra) con il 31,3%. Stefano Flajani (Casapound) si attesta sullo 0,42% dei voti. Se valutiamo i risultati in base alle ultime politiche il Carroccio guadagna 50.000 voti mentre i pentastellati ne perdono duecentomila. Se poi consideriamo le regionali di 5 anni fa la perdita dei grillini si attesa sui 50.000 voti. Il centrosinistra, invece, con la sua solita furbata delle liste civiche riesce a contenere la perdita dei consensi con meno 25.000 voti rispetto alle politiche e 130.000 delle regionali del 2014. Che sia andato a votare poco più della metà degli aventi diritto non fa storia anche perché lo scostamento con le precedenti tornate risulta poco rilevante.
Vogliamo trarre da questo risultato un giudizio critico nei confronti del governo? Se lo vediamo da parte della Lega dobbiamo dire che Salvini sa essere più credibile e accattivante per l’elettorato abruzzese e si presume, con le debite proporzioni, con quello nazionale. Ma subito dopo dovremmo aggiungere che la formula politica di compromesso con un contratto di governo tra Lega e Pentastellati regge al confronto popolare perchè rimane tanta la voglia di un cambiamento, ma lo è meno con il metodo adottato da Di Maio. Da qui s’impone una seria riflessione in casa pentastellata su cosa non ha funzionato e se dobbiamo attribuirlo solo ad un deficit di comunicazione e soprattutto dal modo come le riforme, in specie quelle più qualificanti, siano state presentate e sostenute dai pentastellati. Più in generale possiamo dire che la mossa più abile, e direi vincente, di Salvini è stata quella di non rompere con Berlusconi e di riuscire a marciare con la logica dei due forni godendone la neutralità e la convergenza dei giudizi critici da parte di Forza Italia e Fratelli d’Italia rivolti solo contro i pentastellati. I leghisti, al massimo, vengono trattati come i compagni un po’ discoletti e irriverenti, in una cordata di amici, ma pronti a riaverli a far bisboccia insieme. E quel che è peggio dopo aver fortemente ridimensionato il successo elettorale pentastellato dello scorso anno alle politiche e di poter riaprire, di conseguenza, i giochi delle alleanze con i metodi berlusconiani. (Riccardo Alfonso Centro studi politici ed economici della Fidest)

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Il centrodestra del futuro ad Atreju

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

Il centrodestra e le sue anime si sono ritrovati ad Atreju per discutere del futuro. Una tavola rotonda dal titolo “Non ci resta che ricostruire” alla quale hanno partecipato Magdi Cristiano Allam, Andrea Augello, Guido Castelli, Edmondo Cirielli, Raffaele Fitto, Nunzia De Girolamo, Stefano Parisi, Ruggero Razza, Vittorio Sgarbi.“C’è la necessità di costruire una grande alleanza, ma attenti a non riciclare – ha detto il deputato e questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli – serve un’alleanza di popolo e idee. Non dobbiamo fare un contratto di governo, ma un accordo di valori. Un accordo con chi condivida la nostra idea di Italia. E’ chiaro che Fratelli di Italia deve porsi come nucleo forte aggregativo di valori, e non di persone. Le elezioni europee – ha spiegato Cirielli – saranno l’occasione per capire chi davvero vuole rifondare il centrodestra”.“Atreju è luogo di confronto – ha detto Nunzia De Girolamo – non c’è bisogno di ricompattare ma il centrodestra va rifondato. Il voto del 4 marzo ha cambiato equilibri e le Europee saranno una grande sfida, per capire quale Europa: quella di De Gasperi o quella della burocrazia?”. L’ex parlamentare di Forza Italia ha anche chiesto “scusa” per gli errori commessi in passato da Forza Italia, in particolare per il mancato appoggio a Giorgia Meloni nella corsa a sindaco di Roma del 2016: “Con Giorgia sindaco la città sarebbe molto diversa”.“Il vero tema – ha aggiunto l’europarlamentare Raffaele Fitto – è capire in che modo una nuova Europa possa difendere gli interessi nazionali””Fratelli d’Italia è l’unica forza politica che fonda la propria azione politica su dei valori, dei contenuti e che ha una storia: ecco perché può essere il punto di partenza per un nuovo centrodestra”, ha proseguito il deputato di Forza Italia Vittorio Sgarbi.Per l’assessore regionale alla Sanità della Regione Sicilia, Ruggero Razza, esponente del movimento civico siciliano “Diventerà bellissima”, “il governo Musumeci è il modello vincente per il rilancio dell’alleanza di centrodestra”.”Il centrodestra non esiste più – ha commentato Stefano Parisi – Fratelli di Italia non può essere la stampella della Lega. Il centrodestra va ripensato e rifondato e Giorgia Meloni, che ringrazio per avermi sostenuto alle Regionali del Lazio, ha la grande responsabilità di farlo”.Durissimo l’affondo di Andrea Augello contro il Movimento 5 Stelle e le sue politiche assistenzialiste. “Con il reddito di cittadinanza si porta il Paese alla rovina – ha detto – la rifondazione del centrodestra è fondamentale per bloccare questo disegno”.Per Magdi Cristiano Allam “le elezioni europee dovranno essere l’occasione per difendere le radici profonde dell’Europa contro che prova a minarne cultura e tradizioni”.“La rifondazione del centrodestra è fondamentale dopo i governi di centrosinistra che hanno sfasciato il Paese, tagliando servizi e fondi per i Comuni”, ha concluso il sindaco di Ascoli Piceno Guido Castelli.

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Il centro-destra esiste ancora?

Posted by fidest press agency su martedì, 14 agosto 2018

“Chiedo a Salvini di dimostrare, proprio partendo dell’Abruzzo, che esiste ancora il centrodestra ma soprattutto che sappia assumersi la responsabilità di guidarlo e tutelarlo. La grande differenza tra i leader ed i molti vincitori del momento è stata, ed è, la capacità di andare oltre la loro forza politica, di saper avere un orizzonte maggiore, più ampio, di lungo termine e meno egoista. Berlusconi, quello vero di 20 anni fa, sapeva far crescere Forza Italia ma contestualmente aiutare gli alleati, anche quando lo meritavano poco. Salvini sembra invece trattare male, senza memoria e senza riconoscenza, anche chi, come Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia, gli hanno riservato sempre correttezza e rispetto. Noi abbiamo sempre testardamente creduto nel centrodestra e continuiamo a farlo. A lui chiediamo di essere leale e giusto a sua volta. Dobbiamo avere il coraggio di rilanciare una proposta di crescita e rinascita di cui il paese ha necessità e che è alternativa all’idea di ‘declino programmato’ che rappresenta il M5S”.E’ quanto dichiara Guido Crosetto, deputato e coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia.

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Voto regionale in Molise: La “variabile” Berlusconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

“Lasciano basiti le dichiarazioni rilasciate dagli onorevoli Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro. Come dimostrano le elezioni regionali in Molise, che altro non sono che una conferma di quanto emerso con le elezioni politiche del 4 marzo, la proposta di un centrodestra unito, con un programma chiaro e concreto, con candidati preparati, competenti ed onesti vince e convince”.
Lo afferma, in una nota, Marta Fascina, deputata di Forza Italia.”Di Maio e Fraccaro – aggiunge – se ne facciano una ragione: la coalizione di centrodestra, che non è un artifizio elettorale ma un’area politica ben radicata da oltre vent’anni su tutto il territorio nazionale che ha governato per anni l’Italia e che amministra importanti regioni e città dal Nord al Sud del Paese, è la prima forza politica e non è in alcun modo scomponibile a piacimento di un aspirante leader smanioso di sedere a Palazzo Chigi. Il centrodestra nella sua totalità – prosegue l’esponente azzurra – è una formula che ha avuto e continua ad avere il gradimento della maggioranza degli italiani. Prescindere da questo dato inconfutabile rappresenterebbe una grave violazione della volontà popolare e uno schiaffo al concetto stesso di democrazia”.”Onestà intellettuale e responsabilità istituzionale imporrebbero ai 5 stelle di lasciare da parte insulti, veti, pregiudizi che invece di destabilizzare il centrodestra (che, al contrario, rimane solido e coeso) mina l’intero sistema politico impedendo agli Italiani di avere un Governo pienamente operativo e che sia espressione del consenso degli elettori”, conclude Fascina. (n.r.Tutto chiaro? Non lo crediamo. Nessuno, per essere franchi, mette in dubbio il merito avuto da Berlusconi di essere riuscito nel 1994 a “recuperare” i voti della destra guidata da Fini e a “rinsavire” il riluttante Bossi guida indiscussa della Lega trasformandoli in una forza di governo. Ma ora i tempi sono mutati. E’ giunto il momento che la destra riacquisti la sua autonomia ideologica e la Lega ritrovi la sua identità. Oggi il collante di Forza Italia ha smarrito la sua attrattiva così come sta accadendo con il suo avversario storico il PD. Non dimentichiamo che ha perso in pochi anni milioni di voti e se rimane a galla deve ringraziare i suoi compagni di viaggio e lo stratagemma di aver fatto varare una legge elettorale dove viene premiata la coalizione in modo tale che pur avendo Forza Italia ottenuto il 15% dei consensi può farci credere che è arrivata al 37%. Questo è l’artificio messo a nudo da Di Maio e come potremmo dargli torto?)

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Molise: vince il centro-destra

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Poco più della metà degli elettori molisani, che hanno scelto di andare a votare, hanno sostenuto con il 37% dei consensi la coalizione di centro-destra. Il Movimento 5 stelle si è attestato al secondo posto. Il grande sconfitto ancora una volta è il PD. Sembra ripetersi il risultato che ha congelato i rapporti di forza in campo nazionale. Se vogliamo trarne un qualche insegnamento possiamo dire che la forza maggioritaria, quella che diserta le urne per intenderci, resta sull’Aventino sdegnosa e indifferente perché ci sembra di comprendere non accetta i rituali della politica che fa del voto una sorta di gioco che non ha nulla a che vedere con i reali problemi del Paese. Non sono pochi, infatti, coloro che si sentono intrappolati da logiche di potere fine a se stesso ma non certo in grado di porre mano alla vera natura del disagio popolare. Una regione, quella del Molise, che ha da sempre sofferto la mancanza di lavoro costringendo molti suoi figli a cercarlo altrove, emigrando. Una regione che ha il suo tratto distintivo con i prodotti della terra ma che stenta a darne il giusto risalto nel mercato nazionale e internazionale, per insipienza della politica. Una regione che potrebbe avere il suo fiore all’occhiello nel turismo ma non trova sostegni pubblici adeguati. Una regione piccola ma laboriosa che potrebbe offrire spunti interessanti nell’artigianato e nelle sue micro imprese, ma che non riesce a dare loro uno spessore adeguato per reggere la concorrenza e a farsi apprezzare. Oggi, pragmaticamente, quelli che hanno deciso di andare a votare hanno preferito il certo, o supposto tale, del centro-destra ai grillini. Forse hanno pensato all’antico detto: chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non sa quel che trova. Non vorrei pensare che il freno è stato tirato troppo bruscamente dai padri ma non dai figli e che il rispetto per chi ha è stato fatale per chi è. (Riccardo Alfonso)

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Il centro destra si impallina da solo

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2018

Il tira e molla tra il centro-destra e i pentastellati lascia l’amaro in bocca. Lo dobbiamo al fatto che abbiamo dovuto sorbirci l’intraprendenza berlusconiana anche quando si pensava fosse stato messo alle corde. Niente da eccepire se si fosse trattato di una normale contesa politica e non d’interessi di parte e tenuti sotto traccia con la questione dei rapporti di forza politici e le varie sonate populiste pronte a svanire il giorno dopo del voto. Ne consegue che dal 2013 ad oggi non esiste una forza maggioritaria nel paese che possa richiamarsi alla destra o alla sinistra nel senso classico del termine ma semmai un calderone centrista dove c’è dentro di tutto e fa gola a tutti. Questo centro è il solo nel poter dire che è in grado d’esprimere una maggioranza assoluta ma stranamente è nei fatti incapace a realizzarla.
Il perché si riesce a spiegarlo solo se partiamo dall’idea che gli elettori italiani nel complesso hanno al loro interno una trasversalità fortemente pronunciata che si può sintetizzare in due distinte fazioni e tantissimi distinguo. Tanto per fare un esempio banale, ma a mio avviso illuminante, ci troviamo con il modesto pensionato che vota Forza Italia. Un partito che fa implicitamente una politica in difesa dei grandi interessi del capitale anche se non vuole darlo a vedere, in modo palese, proprio per rubare la scena a quelli che ne avrebbero la titolarità. Nel frattempo il PD che dovrebbe avere la vocazione a sinistra si è di fatto trasformato in un movimento centrista che fa l’occhiolino alla destra. In questo modo si stanno rimescolando le carte tanto che non si può più dire che ognuno, con coerenza, riesca a fare la parte che gli spetta ma tenda a predicare bene e a razzolare male, anzi malissimo. A questo punto volendo semplificare le cose possiamo dire che in realtà sono solo due le forze im campo: quelli che hanno e quelli che sono ed è un discorso così esplicito che oggi sappiamo che ci vogliono 3 miliardi e mezzo di individui per eguagliare la ricchezza delle 45 persone più lucrose del mondo. Logica vorrebbe che un numero così grande fosse in grado di condizionare tale piccola entità ed invece succede tutto il contrario. E’ il nostro male oscuro e in Italia si manifesta in tutta la sua evidenza. (Riccardo Alfonso)

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Delegazione congiunta di tutto il centrodestra al prossimo colloquio col Presidente

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

«Ringrazio Salvini per aver accettato la proposta di Fratelli d’Italia: presentarsi insieme agli alleati alle prossime consultazioni con il Presidente Mattarella. La coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni. Dunque se si intende rispettare la volontà popolare spetta al centrodestra l’incarico di formare il governo». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
Le fa eco la Russa: “Trovo buona la scelta di Matteo Salvini di accettare e rilanciare la proposta che Giorgia Meloni aveva già annunciato all’uscita dalle consultazioni con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e cioè, di volere una delegazione congiunta di tutto il centrodestra al prossimo colloquio col Presidente. Questo è senz’altro il modo migliore per mostrare plasticamente chi ha vinto le elezioni e rafforzare l’unità della coalizione sul programma e sulle prospettive di governo”. Lo dichiara Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato. Ed è notizia di qualche ora fa: L’idea è condivisa anche da Berlusconi.

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La “svolta” di Salvini e il centro destra si sgrana

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

«Rivolgo l’ultimo appello alle forze politiche del centrodestra perché questo delicato passaggio sulle presidenze delle Camere non si risolva in un “liberi tutti”, soprattutto per rispetto dei milioni di elettori che ci hanno votato credendo nella nostra capacità di dare all’Italia un governo concreto e coeso. Facciamo tutti un passo indietro perché se ne possa fare insieme uno in avanti. Ricordo che tutti insieme abbiamo dato la disponibilità a votare un nome di Forza Italia per la presidenza di una delle due camere, segnatamente il senato, per favorire la maggiore coesione possibile anche in vista del percorso verso la costituzione del futuro governo. Questo lavoro lungo e prezioso non può essere interrotto da divergenze sui metodi o sui nomi. Disponibile a un nuovo incontro di vertice tra i partiti del centrodestra nella speranza che ci sia ancora un margine per ricomporre la coalizione. Se questo non dovesse accadere Fratelli d’Italia riunirà i suoi organi e prenderà le sue decisioni». È quanto dichiara in una nota il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Centro-destra e il primus inter pares

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

Il centro-destra nelle politiche del 4 marzo scorso si è presentato al suo elettorato come una coalizione che subordinava la candidatura alla presidenza del consiglio a chi tra i tre partiti, che si erano coalizzati, avesse portato più voti. Parliamo di Silvio Berlusconi o in subordine Antonio Tajani per Forza Italia, Matteo Salvini per la Lega e Giorgia Meloni per Fratelli d’Italia. E’ uscita vincente la Lega e gli altri due rappresentanti si sono adeguati all’impegno assunto. Ora, però, per quanto la coalizione avesse raggiunto il 37% dei consensi non è in grado da sola di proporsi alla guida del nuovo governo. Ha bisogno d’allearsi con un altro partito. Ma con chi? Berlusconi fin da prima del voto aveva lanciato dei segnali chiari intesi ad individuare la possibilità di un’alleanza con il PD. E forse ci sarebbe riuscito nonostante il dissenso dei suoi due compagni di cordata: la Lega e Fratelli d’Italia se non vi fosse stata la débâcle del Pd e la dichiarata volontà di Renzi di passare armi e bagagli all’opposizione. Posta in questo modo la situazione resta lo “spacchettamento” delle forze in campo. E come? Per Berlusconi i 50 parlamentari mancanti si possono ottenere aprendo la “campagna acquisti” in campo pentastellato. Un’operazione difficile ma non impossibile. Ma il prezzo da pagare sarebbe molto salato non tanto in termini finanziari quanto nel peggioramento del discredito politico che ne deriverebbe nell’opinione pubblica. Diventerebbe un’operazione moralmente detestabile e difficile da far digerire agli elettori di oggi e ancor più di quelli futuri. E’ che alla fine a rimetterci maggiormente sarebbe proprio forza Italia condannandola a fare la stessa fine del PD, se non peggio. Il danno collaterale sarebbe ancora più grave perché coinvolgerebbe la destra italiana e la sua ricchezza culturale ed ideologica. Di certo non lo meriterebbe. E qui finisce la storia con un Berlusconi senza futuro politico, un Renzi che sarà ricordato come colui che ha distrutto un partito e una destra che non sembra volersi staccare dall’abbraccio fatale di un alleato che prima lo ha fatto accettare come forza politica autorevole e valida e ora la sta affossando miseramente, come dire “muoia Sansone con tutti i filistei”. (Riccardo Alfonso)

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Brunetta e i leader del centro-destra

Posted by fidest press agency su domenica, 18 marzo 2018

“Siamo tutti con Matteo Salvini – partendo da un rapporto di pari dignità, fondato sulla collegialità, senza dissensi o tensioni – nel suo tentativo di formare il prossimo governo di centrodestra. All’interno della nostra coalizione ci eravamo dati una regola: il partito che avrebbe preso più voti alle elezioni politiche avrebbe avuto l’onore e l’onere di indicare il presidente del Consiglio.Quel partito è stato la Lega e il candidato premier è legittimamente Salvini, al quale va il nostro appoggio e la nostra incondizionata lealtà.Chiarito questo aspetto non irrilevante, ricordo a me stesso che il centrodestra, vivaddio, non ha un solo leader, ma almeno tre: Silvio Berlusconi, lo stesso Salvini e Giorgia Meloni. Salvini rappresenta il centrodestra unito, in questa delicata fase, per tentare di dare un governo al Paese, ma è e resta il leader della sola Lega”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

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Prossimo governo: Per Brunetta il candidato del centro-destra è Salvini o un suo delegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“Abbiamo convenuto prima del voto che il partito della coalizione con più consensi avrebbe espresso il nome, e ora spetta alla Lega. Il candidato è Salvini; ma potrebbe anche essere qualcuno che lui indicherà, sempre dentro un metodo di consenso”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Andrete al Quirinale in delegazioni separate? “Non ne abbiamo ancora parlato. Ma intendiamo dare rappresentazione di unità sia formale che sostanziale”. Il vostro interlocutore privilegiato è il Pd. Con i 5 Stelle esclude di dialogare? “In politica non si deve mai dire mai. Però, per la loro natura e per le cose che hanno detto non solo negli ultimi giorni, si sono autoesclusi. Credono di essere il centro del mondo, ma non lo sono: non hanno la maggioranza assoluta e hanno pochissimo potere di coalizione”.Contrariamente a quanto credevate, neppure il centrodestra ha ottenuto la maggioranza assoluta. Che errori avete commesso? “Il punto è un altro: nessuno pensava a un Pd sotto il 20%, e da LeU ci si aspettava un 6. Il crollo della sinistra ha liberato milioni di voti che sono andati verso i 5 Stelle. Soprattutto in Campania, Puglia e Sicilia questo ci ha fatto perdere i collegi, allontanandoci da una vittoria netta”. In Forza Italia c`è chi, come il presidente della Liguria Giovanni Toti, critica la scelta delle candidature e arruolamento della quarta gamba centrista. “All`amico Toti ricordo che circa 170 eletti in Parlamento non sono una sconfitta”. Ma la Lega vi ha superato. “Stiamo analizzando i motivi. Forse il flusso in uscita da sinistra è andato in parte alla Lega: sulla sicurezza è apparsa più credibile rispetto ai nostri toni responsabili”.

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Elezioni politiche 2018, i bookmaker votano centrodestra: flop Renzi, M5S al secondo posto

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 gennaio 2018

ElezioniLogoI bookmaker scommettono sulla vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche del 4 marzo: la coalizione di Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, riporta Agipronews, è data vincente a 1,95 da SoftBet24. Secondo posto in lavagna per il Movimento 5 Stelle, che candida a premier Luigi Di Maio e che si gioca a 2,30. Flop per Matteo Renzi e il PD: la coalizione di centrosinistra – che può contare anche sulle formazioni di Emma Bonino e Beatrice Lorenzin e su “Insieme”, la lista di ispirazione ulivista – è solo terza nelle preferenze dei bookmaker, con la vittoria delle elezioni a 2,75. Lontanissima la formazione di Pietro Grasso, Liberi e Uguali, a 75 volte la posta, mentre altre coalizioni si giocano a 250,00. MSC/Agipro.

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La quarta gamba del centro destra è un “petalo”?

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

petali“Quarta gamba? Io lo chiamo quarto petalo di un quadrifoglio, che porta fortuna. Berlusconi è riuscito nel miracolo di riaggregare la sua area politica del 1994. Invece Renzi sta fallendo persino con il petalino radicale, mentre Grillo tenta un`inutile imitazione”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.“I leader più o meno pentiti o ballerini non ci interessano. Noi andiamo a riprendere elettori delle componenti cattolica, democristiana, liberale e repubblicana: rappresentano la storia più nobile del Paese, sono fortemente radicate e supereranno il 3% di consensi”. Però questa alleanza non piace alla Lega di Salvini. “Privarsi di un petalo per miopia o egoismo è masochismo puro. Servono Forza Italia, la visione nazionalista e sovranista della Meloni, la proposta politica e il linguaggio della Lega, i contenuti e i valori di cattolici, liberali e repubblicani. Ringrazio Berlusconi per la sua capacità combinatoria, perché tutti insieme formiamo un`offerta politica che non ha uguali”.Quanti collegi avrà questo ‘quarto petalo’? C`è chi dice il 15%. “Non lo sa nessuno. Si faranno stime e sondaggi e avranno il loro giusto spazio. Avremo i candidati migliori nei collegi più appropriati in ragione dei consensi di tutti i partner dell`alleanza. E otterremo la maggioranza assoluta. Secondo tutti gli istituti di sondaggio oggi il centrodestra è al primo posto, con un`oscillazione fra il 37 e il 40%. Appena avremo definito il programma di governo, saliremo ancora di 4-5 punti”.Fdl chiede anche garanzie contro eventuali futuri accordi di governo con il Pd o con i 5S. “Il programma comune che sottoscriveremo è già un impegno. Poi, dal momento che gli eletti nei collegi uninominali non avranno più il colore dei singoli petali bensì quello dell`intera alleanza, ci saranno nuove regole di lealtà e correttezza verso la coalizione”. Pensa a accordi privati? O va modificata la legge sul vincolo di mandato? “È una legge costituzionale, sarebbe un problema modificarla. Però i regolamenti parlamentari dovranno essere cambiati in coerenza con la nuova legge elettorale”. In caso di vittoria, che cosa proporrete al primo Consiglio dei ministri? “Stiamo tutti lavorando agli obiettivi dei primi 100 giorni. Direi che le priorità, in parallelo, sono: meno tasse; riforma del welfare con la cancellazione della legge Fornero; lotta alla povertà; sicurezza”, conclude Brunetta.

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Centro destra si avvia alla vittoria elettorale: parola di Brunetta

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Ministro brunetta“Negli ultimi sondaggi il centrodestra viene dato verso il 40%, ed il centrosinistra è in frantumi. Scende in pista Grasso, presidente del Senato, e Renzi trema, perché se Grasso con la sua sinistra a sinistra del Pd va al 10%, matematicamente Renzi va sotto il 20% e perde tutti i collegi uninominali dell’Italia appenninica e dell’Italia rossa. Anche per questo il centrodestra deve stare unito, con un programma determinato”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.“Quindi ben venga il congresso di Giorgia Meloni, straordinaria leader di un centrodestra rinnovato, ben venga la forza della Lega in tutto il Paese e non solo al Nord, e ben venga la leadership di Forza Italia, che secondo tutti i sondaggi si conferma primo partito del centrodestra con il 16-17%.Attendiamo la formalizzazione del quarto-quinto petalo, quello cattolico-popolare e quello liberale, che possono dare il ‘di più’ per vincere e governare tranquillamente. I risultati che potremmo ottenere sono rassicuranti, ossia la maggioranza alla Camera e al Senato, perché tra collegi proporzionali e maggioritari, sulla base dei sondaggi già del mese di dicembre si possono raggiungere più dei 315 seggi alla Camera e anche la maggioranza assoluta al Senato”.

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Gallitelli alla guida del prossimo governo di centro destra?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 novembre 2017

gasparri“Conosco Gallitelli dal 1967, ero un bambino all’epoca. Mio fratello era nel suo corso d’accademia. Lo sento telefonicamente ogni tanto e ci siamo sentiti anche oggi”. A parlare del Generale dei Carabinieri Leonardo Gallitelli, menzionato ieri come possibile leader del centrodestra da Silvio Berlusconi, è il senatore Maurizio Gasparri, che oggi è intervenuto al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Lei crede che sarà lui il vostro candidato premier? “Io credo che Berlusconi elenchi delle eccellenze italiane: ieri ha fatto il nome di Gallitelli, ma anche di Marchionne e di Draghi. Ma ricordatevi come ha risposto all’inizio…” Come? “Così: ‘in primo luogo ci sarebbe una persona: Silvio Berlusconi’. La prima risposta è quella che conta”. Cosa le ha detto Gallitelli oggi: era stupito? “No – ha detto a Rai Radio1 Gasparri – lo sapeva. Sono mesi e mesi che il suo nome è uscito sui giornali, come candidato sindaco o Governatore della Regione Lazio”. Gallitelli le ha rivelato se sarebbe disponibile a ricoprire il ruolo di candidato premier? “No, lui la considera un attestato di stima, sa benissimo come sono difficili le cose della politica”. Lei crede che Berlusconi e Gallitelli abbiano già parlato di questa possibilità? “Non credo. Berlusconi ha sempre in mente di valorizzare eccellenze italiane”. Gallitelli, comunque, saprebbe fare il premier? “Guardi, io resto sulla prima risposta che ha dato Berlusconi, quando ha detto che ci sarebbe lui. Lui potrebbe guidare il governo dopo di che Gallitelli è uno che nel campo della sicurezza ha fatto bene”. Potrebbe fare il Ministro, allora? “Abbiamo avuto tanti ministri ed esponenti – ha concluso Gasparri a Un Giorno da Pecora -, mi ricordo, ad esempio, il Generale Corcione che fece il Ministro”. (foto: gasparri)

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Il PD perde consensi e il Centro destra li guadagna

Posted by fidest press agency su domenica, 15 ottobre 2017

elezioni1“Il Pd ormai è finito, è morto, non esiste più. Le due componenti, quella cattolica e quella post comunista, ormai sono al divorzio esplicito. Stanno insieme solo per ragioni di potere”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest. “Esiste, forse – ha aggiunto -, il PdR, Partito di Renzi, che è minoritario, poi c’è la sinistra a sinistra del Pd che ancora non è classificata.È la sindrome della sinistra: pensa di rappresentare il mondo e poi il Pd, se tutto va bene, è al 25%, la sinistra alla sinistra del Pd oscilla tra il 3-4%, si parlano tra di loro e pensano che il mondo siano loro. Nel frattempo – ha sottolineato – noi stiamo vincendo nel Paese”.
“Forza Italia è il partito centrale in Veneto e in Italia, e gli stati generali di Mestre rappresentano il ‘rinascimento’, la ripartenza del movimento azzurro”. Lo ha detto Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervenendo alla trasmissione televisiva ‘La voce del mattino’ di AntennaTre Nordest.“Per tutto il centrodestra – aggiunge – spira un’aria assolutamente positiva, tutti i sondaggi danno il centrodestra unito avanti di dieci punti rispetto al M5S e alla sinistra. E con questa nuova legge elettorale la nostra coalizione potrebbe essere assolutamente vincente, addirittura con la maggioranza assoluta sia alla Camera che al Senato”.

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Centro destra e il patto di unità

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

brunetta-nardin“Il primo accordo da fare nel centrodestra è un patto di unità. Tutto il resto è secondario. Non conta un premio alla lista o alla coalizione: se siamo uniti vinciamo con ogni legge elettorale. Anche stando così le cose”. Così Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, intervistato da ‘Tempi’.
“La priorità – ha continuato – è stare uniti, poi la soluzione si trova. Bisogna che i tre petali del centrodestra come definisco Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia siano coesi, e poi allargarsi verso la società civile e ricucire ove possibile le diaspore. Tutti i sondaggi ci danno avanti, quindi – ha concluso Brunetta – occorre preparare un programma di governo serio e credibile su tasse, immigrazione, sicurezza, sviluppo, occupazione”.

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Il centrodestra rappresenta un ritorno al futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

renato-brunetta“Perché la formula di Berlusconi del ‘94 del centrodestra unito di governo fu allora la formula del futuro, che fu sempre maggioritaria dal ’94 fino a ieri”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, ai microfoni di “Radio Anch’io”, su Radio Uno.“Ricordiamo che quella formula ha vinto tutte le elezioni, anche quando le ha perse nel ‘96 per la defezione della Lega o come con la vicenda Prodi del 2006 o nel 2013, per poche migliaia di voti. Il centrodestra ha perso quando si è presentato disunito come nel ’96. Ha perso una volta per 24 mila voti, una volta per 138 mila. E la sinistra quasi vinse, ma non vinse, perché non si vince con 24 mila voti di differenza.L’elettorato di centrodestra, che nelle sue varie formulazioni è un elettorato moderato, è sempre stato maggioranza in Italia dal secondo dopoguerra. E non è stato maggioranza solo quando si è diviso.E’ stato, nella seconda Repubblica, Berlusconi a inventarsi la doppia alleanza con la Lega e con Fini e da allora questa formula, che è sempre la stessa, è maggioritaria nel Paese. Non è maggioritaria solo quando si divide oppure quando ci sono, come nel 2011, congiure internazionali.Non dimentichiamo che nel 2008 il centrodestra vinse quasi con il 48% dei voti. Quindi quando il centrodestra vince, vince alla grande e quando vince la sinistra o il centrosinistra vince per 24 mila voti”.

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Marchionne candidato del centro-destra?

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 luglio 2017

marchionne«Leggo sulla stampa che Silvio Berlusconi, di fronte a giornalisti ed editori, avrebbe fatto il nome di Sergio Marchionne quale candidato premier del centrodestra. Mi aspetto da Silvio Berlusconi una smentita, perché immaginare come premier italiano uno che paga le tasse in Svizzera, ha portato la sede legale della azienda che dirige, la Fiat, in Olanda e quella fiscale in Gran Bretagna, pur avendo la presunzione di vendere macchine “italiane”, significa aver perso il lume della ragione. Significa non avere rispetto dei milioni di italiani che fanno i salti mortali per produrre e lavorare qui, che qui pagano le tasse e che non sono scappati dopo aver preso miliardi di euro dallo Stato italiano. Dopo Calenda, ministro del governo Renzi, e Mario Draghi, presidente della BCE, un altro nome incompatibile con la nostra idea d’Italia. Solo un patriota può aiutarci a uscire dalla palude. Marchionne non lo è. Berlusconi pare voler fare di tutto per dividere un centrodestra in grado di vincere». Lo dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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