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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘centro-sinistra’

“Il centrosinistra continua a fare i propri giochi di potere”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

Il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e i sindaci Pd di Firenze e Prato, Dario Nardella e Matteo Biffoni – come apprendiamo dal comunicato dell’ufficio stampa regionale del 30 maggio – si sono incontrati nell’ufficio della presidenza per un vertice sull’emergenza rifiuti” afferma il Senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra.”Nemmeno con tanto stupore ormai – perché questo modo di procedere è tipico di un monocolore politico che per anni ha deciso le sorti dei cittadini toscani – prendo atto del fatto che Rossi, Nardella e Biffoni abbiano scambiato le sedi istituzionali per segreterie di partito al fine di discutere di aeroporto e inceneritori e di trovare un punto di incontro su questi temi che giova soltanto ai loro equilibri di potere. Ancora una volta pensano di prendere decisioni che potrebbero avere ricadute importanti sui cittadini, anche in termini di aumenti tariffari, senza coinvolgere nessuno, sulla testa delle persone, e nonostante l’ormai conclamato fallimento delle scelte politiche del Pd e della sinistra sui rifiuti in Toscana, tanto che proprio per gli errori di programmazione regionali, avallati dai piani interprovinciali targati Pd, stanno pagando un conto salato in bolletta i cittadini delle province di Pistoia, Prato e Firenze. Senza contare, infine, la svolta “miracolosa” del Presidente della Regione Enrico Rossi, che dagli inceneritori è passato al riuso senza minimamente fare i conti con questa fase intermedia in cui rischiamo di avere città invase dai rifiuti e bollette ancora più salate” è quanto dichiarato dal Senatore La Pietra sulla questione rifiuti in Toscana.

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A proposito del Pd e di Renzi

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 luglio 2017

Prodi Berlusconi

Il tutto, a mio avviso, è incominciato dal vuoto politico che è derivato negli anni novanta con l’operazione “mani pulite”. Gli italiani che si riconoscevano nell’area di centro dello schieramento politico avevano bisogno di un nuovo partito e di un nuovo leader. Berlusconi colse al volo questa “attesa” e la trasformò in realtà e non si fece scrupolo di allearsi con la destra di Fini e la Lega di Bossi pur di raccogliere il massimo dei consensi possibili in chiave elettorale. Così mentre il centro destra tentava l’esperienza di coalizzarsi dall’altra parte si continuava a litigare e a dividersi. I maggiorenti dell’area di centro-sinistra alla fine compresero che la sola strategia che restava loro, per vincere il confronto, era quella di contrapporre a Berlusconi un altro leader di pari se non superiore “prestigio” e si pensò in primis a Prodi per il semplice fatto che poteva incarnare l’ex anima democristiana e non avrebbe dispiaciuto del tutto la sinistra. Ma la ricetta “salvifica” non funzionò del tutto. Prodi non aveva lo stesso carisma di Berlusconi. Prodi non aveva alle spalle un partito coeso. Prodi non poteva sbandierare un programma elettorale e di legislatura senza compromessi umilianti per una parte o per l’altra del suo schieramento composito. Qualcuno, a questo punto, si chiese: perché non proviamo a cambiare fantino? Lo si fece ma fu un fallimento. Allora si pensò che l’unica strada fosse quella di spezzare gli antichi steccati e avvicinare solo le due “anime” politiche più consistenti e con un forte collante ideologico che reggevano lo schieramento di centro-sinistra: la Margherita e il partito che allora era di Fassino. Oggi ci rendiamo conto che è stata un’operazione sbagliata non tanto perché si mettevano insieme due partiti ideologicamente diversi ma perché a guidarli non vi era l’uomo dal grande carisma. Non vi era il giusto sostegno dei maggiorenti dei due ex-schieramenti in quanto erano solo interessati a manovre di potere. Vi era solo e vi è la frenesia di dimostrare che si seguono le regole democratiche per le elezioni della dirigenza del partito. Non solo. Si sta creando nell’immaginario collettivo degli elettori la convinzione che le opposizioni sanno essere coerenti con se stesse solo se litigano e si dividono. Così abbiamo, bene o male, un centro destra con una leadership che sa essere ancora una forza aggregante, un centro sinistra litigioso e con un Renzi che coltiva il culto del divide et impera diventando, elettoralmente parlando, sempre più piccolo e antipatico, e con un astro nascente costituito da 5 stelle. Per questi ultimi a dar loro una mano è il fallimento del centro-sinistra proposto da Renzi. Ha forse fatto qualcosa per i precari, per la scuola, per la giustizia? Ha solo tolto i soldi alla povera gente. Lo fa anche il centro destra, ovviamente, ma questo è il suo mestiere ma non è quello degli altri, beninteso. Vogliamo una ricetta per il futuro? Incominciamo ad essere uniti e a capire una cosa semplicissima: oggi esistono solo due partiti. Sono quelli che hanno e quelli che sono e il più modellato per rappresentare la parte più debole del Paese ma che costituisce anche la stragrande maggioranza dei suoi abitanti è il Movimento cinque stelle. (Riccardo Alfonso direttore dei centri studi politici e sociali della Fidest)

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Referendum ricompatta centro-destra e spacca centro-sinistra

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

costituzione1“Il referendum è importante anche perché sta spaccando incredibilmente e violentemente il centrosinistra e sta coagulando il centrodestra, sta ricompattando la nostra area politica”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo al convegno “#qualecentrodestra? Referendum? Certamente NO! Un contributo di idee per riforme vere”, in corso a Roma.“A sinistra sta succedendo di tutto. Sel-Sinistra Italiana vota No, la sinistra del Pci-Pds-Ds-Pd – D’Alema, Bersani, Speranza – vota No. Si stanno spaccando. Il centrodestra, che si era diviso dopo quel novembre di cinque anni fa, si sta ricompattando dopo gli errori commessi dal 2011 in poi. Mai più centrodestra diviso, mai più. Il comunicato stampa di Milano della scorsa settimana, stilato da Berlusconi-Salvini-Meloni è assolutamente chiaro: centrodestra unito, no a governicchi, no al referendum, no ad una nuova legge elettorale prima del referendum, e dopo la vittoria del No modifica del sistema di voto ed elezioni subito”. E a questo proposito Brunetta aggiunge: “Non ne possiamo davvero più di vedere il presidente del Consiglio (si fa per dire), Matteo Renzi, in televisione dalla mattina alla sera che ci racconta balle in merito alla sua ‘schiforma’ della Costituzione. Basta Renzi in tv! Basta Renzi in giro per l’Italia a fare solo campagna pro-Sì”.
Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Ma quando lavora questo premier? Quando sta a Palazzo Chigi ad occuparsi dei reali problemi del Paese? Della crisi economica, della crisi bancaria, della disoccupazione, delle pensioni, dell’emergenza immigrazione. Per Renzi non esiste nulla.L’azione del governo è ormai bloccata da mesi, i ministri sono anch’essi costretti a girare la Penisola e non solo – basti pensare al grottesco tour della Boschi in Sud America (chiaramente a spese dei contribuenti italiani) – per raggranellare qualche voto in più che possa tener a galla un esecutivo ormai alla canna del gas.Renzi governi se ne è capace. L’Italia ha bisogno di un presidente del Consiglio, non di un propagandista che pensa solo ai fatti suoi, alle sue personali battaglie di potere, infischiandosene dei problemi e delle emergenze del Paese che dovrebbe guidare.Basta con questo Renzi, basta con questo modo irresponsabile di fare politica. Gli italiani si ribelleranno a questa violenza inaccettabile, il 4 dicembre voteranno ‘no’ al referendum costituzionale, manderanno a casa questo premier mai eletto, e tornerà la democrazia nel nostro Paese”, conclude Brunetta.

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Dal binomio Ratzinger/Berlusconi, al binomio Bergoglio/Renzi

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 luglio 2014

renzi-berlusconiNel suo intervento in occasione dell’insediamento del semestre italiano, Renzi ha dimostrato di avere preso le distanze da Berlusconi, berlusconismo e centrodestra, ragion per cui ha raccolto commenti favorevoli. Ma in Italia la musica cambia e tornano i tromboni a infastidire l’intera orchestra che cerca di suonare all’unisono. Si capisce immediatamente che Renzi sente sul collo il fiato grosso, ansimante, tipico di chi si trova nella fase terminale del percorso politico. Si tratta di una contraddizione che rischia di inficiare i progetti di riforme e l’attuazione del programma di ripresa economica. Il pregiudicato Berlusconi è la palla al piede della buona volontà di Renzi, mentre lo stesso Matteo dimostra, ancora, di non sapersi liberare dell’ombra malefica che lo circonda. Mi duole proporre un parallelo che non vuole essere blasfemo, ma semplicemente realistico.Questo fiato sul collo che ridimensiona l’operato di Renzi, somiglia tanto al medesimo fiato sul collo che incombe su Papa Francesco: è il fiatone di Ratzinger, che, pur non apparendo ufficialmente, condiziona l’opera rinnovatrice di Francesco. Se non sentisse il fiatone del predecessore emerito, non avrebbe mai sostenuto che “…il comunismo ci ha rubato la bandiera”. Si tratta della bandiera spirituale della Chiesa dei poveri, ma una affermazione che, con tutto il rispetto per Papa Francesco, non mi sento di condividere né di sforzarmi a capire. Nella bandiera comunista, quella che sventola nelle feste dell’Unità, c’è il rosso porpora della battaglia, ma non c’è Cristo, per una scelta laica che in troppi hanno interpretato in senso anticlericale.Le parole di Papa Francesco non chiariscono nulla, anzi peggiorano la situazione proprio nelle contraddizioni che vediamo annunciarsi dall’altra parte del Tevere.La bandiera del Cristo dei poveri è saldamente in mano a quei sacerdoti che combattono giorno dopo giorno negli angusti anfratti del “mondo dei vinti” e garrisce alta sospinta dal vento della santità di Mons. Oscar Romero, per il quale Ella, Santo Padre, ha sbloccato il processo di beatificazione, dopo che il suo predecessore, oggi emerito, ne aveva bloccato l’iter.La Teologia della Liberazione rappresenta, oggi, ciò che in tempi passati rappresentarono il monachesimo e i giganti della santità, in quel periodo buio della Chiesa impegnata nelle lotte per le investiture, nella crociate, nel potere temporale e, infine, nell’Inquisizione, paradossalmente chiamata “santa”.
Nella bandiera issata dalla TdL, Cristo è presente, anche se si tratta di una immagine di Cristo lontana dalle icone dell’opulenza, mostrando un Cristo povero, mendico, straccione, affamato, assetato, negletto, sfruttato, umiliato nella persona e nell’anima, come sono i fedeli ai quali si rivolgono i sacerdoti dell’America Latina, ispirati dal loro protettore Oscar Romero, ma è un Cristo pronto a perdonare, ad amare, forte di quel “manifesto” dell’uguaglianza rappresentato dal Discorso della Montagna con le Beatitudini che rappresentarono la più grande rivoluzione sociale che mai il pianeta Terra abbia visto.Si tratta di valori che nessuno potrebbe mai rubare, perché messi a disposizione di tutti gli uomini di buona volontà.
Ora tocca a Renzi, che non ha, ancora, capito che l’epoca del duetto Ratzinger/Berlusconi, dopo aver fatto tanti danni, è finita, e sarà la Storia ad esprimere le sue valutazioni di rigorosa condanna. Ora c’è il duetto Begoglio/Renzi sui quali è riposta la speranza della stragrande maggioranza della popolazione, quella che vive di lavoro, fatica, sudore, e che non riceve l’uso dei propri diritti, perché soverchiati dai doveri, mentre una sparuta minoranza, che dall’accoppiata Ratzinger/Berlusconi, ha ricevuto battesimi formali in mondo visione, sostegno, appoggi, condoni, sanatorie, scudi fiscali, con lo IOR sempre pronto a coprire le truffe. Se nel campo ecclesiale c’è la “Teologia della Liberazione” che sosterrà, come sostiene, i diritti dei più deboli, nel campo laico e civile comincia ad emergere la “Politica della Liberazione”, che sta già dando i suoi frutti, con arresti e carcerazioni che mirano alla “Liberazione” del palcoscenico sociale dei profittatori che hanno devastato la nazione, l’economia, il lavoro, l’etica, la morale, pilotando lo sviluppo verso la competizione, rinnegando la cooperazione, per poter vincere “facile” disponendo della forza del denaro che non genera lavoro. (Rosario Amico Roxas)

 

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Primarie di centro-sinistra per sindaco Milano

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

La città della Madonnina si sta preparando ad affrontare una nuova sfida per accaparrarsi Palazzo Marino e lo ha fatto portando il popolo di centro sinistra ad esprimere la propria preferenza per il candidato che avrà questo arduo compito. I pronostici hanno visto contendersi, soprattutto, Giuliano Pisapia e Stefano Boeri, mentre gli altri candidati – Onida e Sacerdoti – sono rimaste alternative poco concretizzabili, almeno per ora.   Ma l’avvocato, come da pronostici SWG, l’ha spuntata sull’architetto e si è aggiudicato la possibilità di diventare sindaco di Milano alle prossime elezioni amministrative del 2011.  La città ha deciso, dunque, di credere a Pisapia e alle sue proposte: creare un Comune ‘modello’, “efficiente e trasparente verso i cittadini”, istituire il Registro delle unioni di fatto, dare sostegno alle iniziative di giovani e donne, portare ovunque il wi-fi, diminuire i prezzi al consumo, aumentare il numero di case ad affitto sostenibile, creare delle case della Cultura nelle periferie e revocare le ‘ordinanze coprifuoco’ della giunta in carica.  Una sfida difficile, data anche la grande notorietà dei candidati: se Pisapia è  conosciuto dal 95% dei milanesi delle primarie, altrettanto noti sono Boeri (94%) e Onida (80%). Meno conosciuto, invece, Sacerdoti che si attesta al 58%. In linea anche il livello di gradimento, come è stato poi dimostrato dai fatti, che vedeva nettamente in testa Giuliano Pisapia (88% delle preferenze). A seguire Boeri e Onida, sostanzialmente a pari merito (75 e 76%), mentre nuovamente in coda, l’ambientalista Michele Sacerdoti (53%).

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Verso le elezioni regionali nel Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 dicembre 2009

Il comitato regionale del PdCI del Lazio riunitosi a Roma il 22 dicembre 2009 ha approvato, su proposta del segretario Mario Michelangeli, una mozione che a fronte della grave emergenza democratica del Paese, con un Governo ed un Premier che vogliono minare alla base le istituzioni democratiche e riscrivere la Costituzione nata dalla guerra di Liberazione e dinanzi ad una discontinuità dei gruppi dirigenti del PD con la precedente esperienza della Giunta Marrazzo, che impegna il Partito, unitamente alla Federazione della Sinistra, a partire dai contenuti e dai programmi, a ricostruire l’alleanza di centrosinistra e a ricercare la più ampia convergenza, possibilmente con un accordo politico e non elettorale, per la costruzione di una coalizione che metta al centro del proprio programma la questione morale, il lavoro, il welfare, una sanità pubblica efficiente, il diritto alla casa, politiche idonee per i rifiuti. Il PdCI è impegnato, a tutti i livelli, nell’interesse della collettività nel suo insieme e delle classi sociali più deboli, a rendere forte la Federazione della Sinistra che abbia tra i propri obiettivi quello di lavorare per l’unità, nel rispetto di ogni autonomia, per battere la Destra e costruire le condizioni di un’altra regione possibile. Le Sezioni, le Federazioni, il Regionale, i gruppi dirigenti del PdCI sono impegnati, inoltre, all’azione politica per rafforzare il partito, che non si scioglie e resta in campo, pur perseguendo con determinazione l’obiettivo dell’unità dei comunisti, verso la costruzione di un unico Partito Comunista in Italia.

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