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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘cerebrale’

Paralisi cerebrale infantile

Posted by fidest press agency su sabato, 8 febbraio 2020

La paralisi cerebrale infantile è una condizione che ostacola le normali capacità di movimento e che può compromettere anche la deglutizione e il controllo dei muscoli degli occhi. Alla Duke University, negli Stati Uniti, è stato sperimentato un trattamento basato sull’infusione di cellule staminali del cordone ombelicale.Anche una piccola paziente italiana è stata sottoposta a questa infusione sperimentale: nel comunicato stampa allegato a questa email trovi la sua storia, raccontata attraverso un’intervista a suo padre e un commento di Giuseppe Mucci, CEO di Bioscience Institute, la cell factory presso cui sono state crioconservate le cellule cordonali utilizzate nella procedura.

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Primo studio su NOAC nella trombosi venosa cerebrale

Posted by fidest press agency su martedì, 10 settembre 2019

Ingelheim, Germania. Boehringer Ingelheim ha annunciato oggi la pubblicazione dei risultati dell’analisi primaria di RE-SPECT CVT, primo studio controllato, randomizzato, esplorativo, prospettico con un anticoagulante orale diretto, dabigatran etexilato, in pazienti con trombosi ai seni venosi durali e/o vene cerebrali. Lo studio ha analizzato sicurezza ed efficacia di dabigatran etexilato rispetto a warfarin, con aggiustamento di dosaggio in pazienti con CVT.I risultati forniscono conoscenze sul ruolo dell’anticoagulazione in pazienti con CVT di grado lieve-moderato. Nello studio non ci sono state recidive di eventi di tromboembolismo venoso (TEV) in nessuno dei gruppi in trattamento.[1] I risultati indicano, inoltre, basse percentuali di emorragia e sviluppo di emorragia maggiore in due pazienti nel braccio warfarin (3,3%) e in un paziente nel braccio dabigatran (1,7%). In questo studio non ci sono stati casi di mortalità in nessuno dei bracci terapeutici. “La trombosi venosa cerebrale (CVT) colpisce in prevalenza soggetti giovani e di sesso femminile, e può comportare mortalità e disabilità. I pazienti che sopravvivono alla fase acuta della CVT possono andare incontro a recidive. Per prevenirle, lo standard terapeutico prevede l’impiego di antagonisti della vitamina K, come il warfarin che, tuttavia, presentano limitazioni in termini di sicurezza, dosaggio, inattivazione e preferenze dei pazienti – ha dichiarato il Professor José M. Ferro, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale dell’Ospedale Santa Maria di Lisbona, e Presidente dello Steering Committee di RE-SPECT CVT. RE-SPECT CVT è il maggior studio randomizzato condotto ad oggi in pazienti con CVT, con 120 pazienti arruolati. Lo studio ha dimostrato che il rischio di recidiva di TEV in pazienti con CVT di grado da lieve a moderato, in terapia anticoagulante con dabigatran per sei mesi è basso e associato a pochi eventi di emorragia clinicamente rilevante o maggiore”.
Importante sottolineare che dabigatran etexilato non è approvato per il trattamento di questa condizione clinica. Pertanto, il suo potenziale utilizzo in questa specifica popolazione di pazienti è da considerarsi off-label.

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Il trattamento che può salvare dall’ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 giugno 2019

Avere più tempo per somministrare il trattamento che può salvare dall’ictus cerebrale: il Congresso dell’European Stroke Organisation evidenzia un notevole passo avanti in questa direzione. Aumentare le possibilità di recupero e limitare le conseguenze disabilitanti causate dall’ictus cerebrale intervenendo con la trombolisi, cioè con la somministrazione di un farmaco capace di disostruire l’arteria cerebrale occlusa, entro le prime 4,5 ore dalla comparsa dei sintomi o con la trombectomia meccanica (utilizzando cioè device meccanici per via endovascolare) entro le prime 6.Queste le finestre temporali entro le quali oggi si può intervenire per limitare i danni dell’ictus cerebrale, patologia che, nel nostro Paese, colpisce circa 150.000 persone ogni anno. Quella cerebrovascolare è, infatti, una patologia tempo-dipendente: indipendentemente dalla gravità del quadro clinico, è fondamentale che, in presenza dei sintomi dell’ictus, la persona venga trasportata dall’ambulanza del 112 al Pronto Soccorso dell’Ospedale dotato di Unità Neurovascolare (Stroke Unit) più vicino.Dal Congresso ESOC arriva invece la notizia che il trattamento trombolitico può essere somministrato, con buoni risultati, entro una finestra temporale più lunga – che può arrivare fino alle 9 ore dopo la comparsa dei sintomi – in pazienti selezionati con l’utilizzo delle più recenti tecniche di neuroimaging.
Nel corso del Congresso è stata ribadita l’importanza dei 7 campi inseriti nel Piano di Azione per l’Ictus in Europa 2018-2030: prevenzione primaria, organizzazione dei servizi dell’ictus, gestione dell’ictus acuto, prevenzione secondaria con follow up organizzato, riabilitazione, valutazione degli esiti e della qualità dei servizi, la vita dopo l’ictus.
Questi obiettivi sono pienamente condivisi, nel nostro Paese, dall’Osservatorio Ictus Italia, costituito nel 2016 dall’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus e da A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), in collaborazione con ISO (Italian Stroke Organization), ESO, Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. “Riteniamo necessario favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di questa devastante malattia – conclude la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. Obiettivo condiviso dell’Osservatorio è quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia, mettendo in atto politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, da una parte coinvolgendo gli operatori sanitari affinché vengano adottati modelli organizzativi efficaci, e dall’altra, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza di adottare uno stile di vita sano per prevenire e contrastare le malattie cerebrovascolari e quelle cardiovascolari”.
Nel 2014, l’European Stroke Organisation ha eletto la prima Presidente donna della sua storia, la Prof.ssa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Misericordia di Perugia che, come primo obiettivo, si è prefissata quello di aumentare il numero delle donne iscritte e di farle partecipare attivamente nell’ambito della società scientifica: in soli tre anni, dal 2014 al 2017, la percentuale di donne aderenti all’ESO è passata dal 31% al 40%.L’ictus uccide il doppio del tumore mammario, ma notizie non troppo rassicuranti arrivano anche dal punto di vista dei fattori di rischio: fumo e diabete sono pericolosi più per le donne che per gli uomini. Una sola sigaretta in una donna provoca un danno uguale a quello prodotto, in un uomo, da 5 sigarette mentre il diabete moltiplica il rischio di malattie cardiovascolari da 3 a 5 volte nella donna.

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La prima inchiesta italiana sul potenziamento cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Nelle università americane dal 7 AL 25% degli studenti percorre i corridoi con un portatile in mano e un blister di compresse nell’altra. Dai laboratori di ricerca e dal mondo accademico si diffonde la cultura del potenziamento cognitivo: studenti, militari, piloti, medici, scienziati si trasformano in individui ad ‘alto funzionamento’, capaci di scrivere o lavorare per 20 ore consecutive senza accusare fatica. Si tratta di sostanze legali, niente a che fare con gli stupefacenti, spesso si tratta di farmaci nati per curare patologie neurologiche come Disturbo da Deficit dell’attenzione, narcolessia, Alzheimer che in soggetti sani hanno mostrato effetti desiderabili come aumento della capacità di attenzione e memoria, motivazione e diminuzione del senso della fatica. Rendono possibile studiare e lavorare meglio e più a lungo e sono entrate di diritto a far parte della ricerca scientifica che ne indaga gli effetti sulle persone sane e a lungo termine. Farmacologicamente, le sostanze che potenziano i componenti dei circuiti di memoria e apprendimento (dopamina, glutammato, noradrenalina) possono migliorare la funzione cerebrale in individui sani oltre il loro limite fisiologico. Queste permettono di alzare l’asticella un po’ più in alto. «Il Potenziamento cognitivo (o brain enhancement come lo chiamano gli anglosassonI) é un fenomeno di cui abbiamo preso consapevolezza negli ultimi dieci, quindici anni» spiega la giornalista medico scientifica Johann Rossi Mason. «Era il 2007 quando mi sono imbattuta nell’articolo che ha scoperchiato questo vaso di Pandora: Barbara Sahakian e Morein-Zamir lanciano un sondaggio tra ricercatori e accademici che si diffonde in tutto il mondo e svela un utilizzo significativo di sostanze attive sul sistema nervoso centrale, i risultati si guadagnano la pubblicazione su Nature. Niente a che fare con quello che i ragazzini usano per lo sballo in discoteca o per allentare i freni inibitori e aumentare la capacità di socializzazione. Con queste sostanze ci vai in biblioteca, non in discoteca. Sono ricercate da soggetti ambiziosi, che vogliono spostare un po’ più in là i propri limiti, essere più produttivi. Ma attenzione, chi crede che aiutino ad ottenere risultati brillanti senza sforzo rimarrà deluso e non aumentano nemmeno l’intelligenza. Sono come un additivo per motori già performanti, non una scorciatoia». Vengono chiamate anche ‘smart drug’: “In questo caso la definizione è impropria, quelle sono sostanze che dopo essere state analizzate e classificate possono essere dichiarate illegali e indicate nei nomenclatori dell’Istituto Superiore di Sanità, ma sino a quel momento circolano in un sottobosco senza regole. Negli Stati Uniti sono invece sostanze non sottoposte alla severa normativa della Food and Drug Administration che regolamenta i farmaci e quindi con questo termine vengono indicati integratori naturali o sintetici venduti singolarmente o in combinazione (i cosiddetti stack)” prosegue l’autrice.
Un sondaggio condotto all’Università di Oxford nel 2016 ha svelato che il 15,6 per cento degli studenti dell’ateneo ha assunto sostanze nootropiche (legali) anche senza prescrizione medica tanto da spingere l’università a organizzare dei laboratori informativi sul tema. E in Svizzera la ricercatrice Larissa Maier dell’università di Zurigo ha stimato con un’indagine che tra il 15 e il 20% degli studenti ha provato a migliorare le sue performance scolastiche affidandosi a farmaci o alcol. In Italia non ci sono dati precisi, ma è stato appena lanciato un sondaggio online per indagare il fenomeno e quantificarlo. I risultati saranno diffusi tra qualche mese, appena raggiungiamo un campione significativo. Il sondaggio è disponibile sul sito http://www.cervellosenzalimiti.it
Come è nata l’idea di trattare questo argomento? «Tra il 2007 e il 2009 – ricorda Rossi Mason – ho raccolto e seguito le ricerche su questo fenomeno che mi aveva incuriosita, poi la vita mi ha portata ad accantonare il progetto, ma capivo che le ricerche andavano avanti, insieme ai dubbi etici, alle polemiche e alle maggiori conoscenze. Il dibattito che era sempre più maturo. Nel 2017 l’inchiesta premeva nella mia testa come un bambino che dovesse nascere, mi sono chiusa un mese in campagna, ho organizzato il materiale e ho scritto circa 11-12 ore al giorno. Ero motivata firmare quella che è la prima inchiesta italiana sul potenziamento. Alla fine di agosto sono tornata con una sacca che conteneva il manoscritto». «Tutti vorrebbero un super cervello – spiega l’autrice – e la prima cosa che mi chiedono quando racconto l’argomento del libro è che tipo di sostanza assumere. Ovviamente non posso rispondere, consiglio di leggere il volume e capire quali sostanze o combinazioni di integratori potrebbero fare al caso loro e offro consigli per provare senza rischi, è il mio compito di divulgatore scientifico, informare correttamente. Le persone soffrono i vuoti di memoria che attribuiscono inevitabilmente all’avanzare dell’età, e vorrebbero combattere la fatica. Le sostanze nootropiche* (integratori o farmaci) aiutano, ma non fanno miracoli. I primi possono essere assunti anche per periodi prolungati, mentre sui farmaci è necessaria maggiore cautela, non ci sono infatti studi sull’uso a lungo termine». No assoluto invece all’assunzione da parte di ragazzini sino a 18-20 anni: il cervello è ancora in formazione e non è possibile sapere quali effetti possono sortire in una fase evolutiva così delicata.Ma è facile procurarseli? «Tutt’altro e questo apre una questione importante. I farmaci di cui parliamo sono con obbligo di ricetta medica e siccome non è possibile ottenerla per un uso sui sani le persone si rivolgono al mercato nero o al web. I rischi sono notevoli: dal pagare per ricevere farmaci che non contengono affatto quel principio attivo, sino al rischio di assumere un farmaco contraffatto che contiene sostanze pericolose».

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VIII Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2015

ictus cerebraleIn occasione della VIII Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ribadisce l’importanza delle Stroke Unit, unità ospedaliera di assistenza dedicata ed esperta, in rapporto alla quale l’evidenza scientifica indica, rispetto ai trattamenti della fase iperacuta, le potenzialità di una ulteriore ed importante quota di riduzione degli esiti, e la necessità di riorganizzarne al più presto la rete nel nostro Paese, per poter garantire a ogni paziente la terapia più appropriata e la corretta assistenza. Con le nuove indicazione riportate dal decreto Lorenzin del 2 aprile 2015 sugli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera italiana, il numero delle Stroke Unit dovrà all’incirca raddoppiare soprattutto nelle regioni meridionali. “Ogni Stroke Unit dovrà – afferma Domenico Inzitari, Direttore della Stroke Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e Professore Ordinario presso la Clinica Neurologica dell’Università di Firenze – prevedere un’organizzazione più strutturata, che faccia riferimento al neurologo e a personale specializzato dedicato H 24. Oggi – prosegue Inzitari – possiamo contare su terapie molto efficaci, come la trombolisi sistemica, un farmaco che può disostruire l’arteria, e la trombectomia meccanica, ossia il trattamento endovascolare che prevede la rimozione meccanica e non invasiva del trombo, ma, a parte il numero delle strutture non sufficiente assistiamo a una carenza di specialisti. In questo nuovo scenario terapeutico emerge la figura del neuro interventista, uno specialista che possiede tutte le competenze necessarie per effettuare la trombectomia e che affianca il neurologo nella cura del paziente. La SIN – conclude Inzitari – sta lavorando proprio a progetti di formazione su questa “specialità” attraverso il finanziamento di Master di II livello rivolti a tutti gli operatori coinvolti, dai neurologi ai neurochirurghi, dai neuro radiologi ai radiologi”.
L’ictus cerebrale colpisce ogni anno ancora 15 milioni di persone nel mondo e 200.000 solo in Italia. L’ictus cerebrale è la morte di cellule cerebrali prodotta dall’occlusione di un’arteria del cervello a causa di un coagulo di sangue che ne impedisce il flusso normale, o dalla rottura di un’arteria che provoca emorragia cerebrale. I fattori di rischio più importanti sono rappresentati dalla pressione alta e dalla fibrillazione atriale. Bocca storta, difficoltà a parlare, mancato movimento degli arti di un lato del corpo, cefalea improvvisa e violenta sono i sintomi rivelatori di un ictus in arrivo. L’insorgenza di questi sintomi deve allertare tutto il sistema dell’emergenza (118, pronto soccorso) in modo da consentire diagnosi e trattamento in tempi rapidissimi. Se applicate in modo rapido ed appropriato, le moderne terapie della fase iperacuta dell’ictus sono in grado di ridurre in modo importante disabilità e mortalità, che rappresentano esiti pesanti per le persone colpite, le famiglie e l’intero sistema sanitario e sociale.

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Rallentamento dell’atrofia cerebrale nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2015

cervelloGenzyme, società del Gruppo Sanofi, ha annunciato i nuovi dati rilevati attraverso la risonanza magnetica per immagini (RMN) emersi dallo studio di fase III TEMSO (TEriflunomide Multiple Sclerosis Oral). I risultati osservati mostrano come teriflunomide, rispetto a placebo, abbia rallentato significativamente per oltre due anni la perdita di volume cerebrale (o atrofia) nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante (SMR). I dati RMN emersi dallo studio TEMSO sono stati analizzati utilizzando la tecnica SIENA (valutazione strutturale dell’immagine dell’atrofia), una metodologia alternativa rispetto a quelle utilizzate inizialmente.
La valutazione della variazione del volume cerebrale rispetto al basale, è stata condotta in pazienti trattati con teriflunomide 14 mg o 7 mg, oppure placebo. Negli studi clinici con teriflunomide per il trattamento della sclerosi multipla, compreso lo studio TEMSO, l’incidenza di eventi avversi gravi è stata simile nei pazienti trattati con teriflunomide e in quelli trattati con placebo. Questi i dati, che verranno presentati il prossimo ​​10 ottobre al 31° Congresso del Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (ECTRIMS) a Barcellona:
La riduzione percentuale mediana del volume cerebrale dal basale al mese 12, è risultata – nei gruppi trattati con, rispettivamente, teriflunomide 14 mg, 7 mg, e placebo – dello 0,39; 0,40; e 0,61. Questa variazione è stata inferiore in entrambi i gruppi trattati con teriflunomide rispetto a placebo: del 36,9% nel gruppo trattato con 14 mg, p=0,0001; del 34,4% in quello trattato con 7 mg, p=0,0011.
La significativa differenza nella riduzione dell’atrofia cerebrale è stata mantenuta con teriflunomide – rispetto a placebo – fino al mese 24. La riduzione percentuale mediana del volume cerebrale rispetto al basale – nei gruppi trattati con, rispettivamente, teriflunomide 14 mg, 7 mg, o placebo – è stata di 0,90; 0,94; e 1,29. Questa variazione è stata inferiore in entrambi i gruppi trattati con teriflunomide rispetto a placebo: del 30,6% nel gruppo trattato con 14 mg, p=0,0001; del 27,6% in quello trattato con 7 mg, p=0,0019.
L’atrofia cerebrale è il risultato di processi patologici distruttivi che si verificano nelle persone con sclerosi multipla. Si manifesta fin dagli esordi della malattia e porta ad un deterioramento neurologico e cognitivo irreversibile.
“Il controllo o la prevenzione dell’atrofia cerebrale sono obiettivi importanti nel trattamento della sclerosi multipla”, afferma il Prof. Ludwig Kappos, Responsabile del Reparto di Neurologia dell’Ospedale Universitario di Basilea, Svizzera. “Questi dati forniscono ulteriori indicazioni sui potenziali effetti di teriflunomide nelle persone con sclerosi multipla recidivante.”
“Questi risultati, che mostrano una riduzione dell’atrofia cerebrale dopo due anni, si aggiungono al crescente corpus di dati disponibili su teriflunomide,” dichiara Enrico Piccinini, General Manager Genzyme Italy & Malta. “Continua il nostro impegno nell’approfondire le conoscenze su questo farmaco e sui potenziali benefici che può offrire ai pazienti con sclerosi multipla recidivante, oltre a quello della pratica somministrazione per via orale.”
Teriflunomide è approvato in oltre 50 Paesi in tutto il mondo; altre richieste di autorizzazione all’immissione in commercio sono al vaglio delle autorità regolatorie nazionali. A livello mondiale, sono oltre 40.000 le persone trattate con teriflunomide.
Teriflunomide è un immunomodulatore con proprietà antinfiammatorie. Sebbene l’esatto meccanismo di azione di AUBAGIO non sia stato ancora completamente compreso, esso determinerebbe una riduzione del numero di linfociti attivati nel sistema nervoso centrale (SNC). Teriflunomide è supportato da uno dei più ampi programmi clinici in ambito di sclerosi multipla, con oltre 5.000 partecipanti ai trial in 36 Paesi.
Genzyme è una delle più importanti società al mondo nel campo delle biotecnologie farmaceutiche, all’avanguardia nello sviluppare terapie innovative per patologie gravi e disabilitanti ancora prive di una risposta terapeutica adeguata: i cosiddetti unmet medical needs. Attualmente focalizzata nelle due aree terapeutiche delle Malattie Rare e della Sclerosi Multipla, raggiunge i propri obiettivi di sviluppo grazie a una ricerca d’eccellenza e al profondo coinvolgimento ed impegno dei suoi collaboratori.

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Lotta all’ictus cerebrale

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 giugno 2014

ictus cerebraleUna lettera d’intenti per chiedere agli Europarlamentari italiani di farsi promotori e portavoce in Europa dei problemi legati alla fibrillazione atriale, disturbo del ritmo cardiaco che oggi colpisce 10 milioni di cittadini europei e tra i fattori di maggior rischio per la mortalità da ictus cerebrale. E’ la campagna lanciata dalla A.L.I.Ce Italia onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Celebrale) in occasione delle Europee del 25 maggio per sensibilizzare i candidati italiani ad aderire all’iniziativa sottoscrivendo la Carta Globale del Paziente con Fibrillazione Atriale. Cinque i candidati firmatari – David Sassoli, Patrizia Toia e Valentina Mantua del Partito Democratico, Annarita Frullini di Scelta Europea e Oreste Rossi di Forza Italia – che hanno formalmente preso l’impegno di portar avanti a livello europeo e nazionale tutti i punti contenuti nel documento: la necessità di “azioni adeguate a garantire una migliore prevenzione dell’ictus collegato alla fibrillazione atriale”; l’adozione di una “strategia europea” sulle malattie croniche “centrata sulla prevenzione e che includa un capitolo sulle malattie cardiovascolari, in particolare l’ictus causato da fibrillazione atriale”. Ancora, l’adozione di “indicatori sull’ictus nel quadro della revisione del Piano d’Azione Globale sulle Malattie non Trasmissibili dell’OMS”; la creazione di un gruppo informale di eurodeputati interessati alla prevenzione dell’ictus causato dalla fibrillazione atriale e la collaborazione con i parlamentari italiani per far adottare in Italia piani di prevenzione adeguati alle malattie croniche, garantendo tra l’altro una migliore qualità e l’accesso alle cure preventive attraverso l’attuazione a livello nazionale delle linee guida della European Society of Cardiology. L’adesione alla campagna è aperta agli Europarlamentari italiani che vorranno sottoscrivere la Carta Globale e la lettera d’intenti proposta da A.L.I.Ce Italia Onlus, unica realtà associativa in Italia (sono 19 le associazioni regionali che fanno parte della federazione nazionale istituita nel 1997) formata da persone colpite da ictus, familiari, medici, personale addetto all’assistenza e volontari. Nei prossimi giorni l’Associazione A.L.I.Ce invierà a tutti i 73 parlamentari italiani eletti una lettera nella quale verrà prestata l’iniziativa.La fibrillazione atriale oggi è il più comune disturbo del ritmo cardiaco e si verifica nel 1-2% della popolazione. L’aumento del disturbo cardiaco è connesso all’età (meno dell’1% dei soggetti colpiti è “under 60”). La prevenzione è fondamentale per ridurre l’incidenza degli ictus correlata alla fibrillazione atriale, patologia semplice da diagnosticare ma spesso sotto-diagnosticata e non trattata. Oggi esistono diversi modi per trattare la fibrillazione atriale, tra cui le terapie farmacologiche con anticoagulanti orali e alcune innovative tecnologie “salvavita”. Nel 2010 un milione e 300mila persone sono state diagnosticate con la possibilità d’infarto mentre sono 10 milioni gli europei affetti da fibrillazione atriale. Si stima che, entro il 2050, la prevalenza della fibrillazione atriale dovrebbe crescere fino a colpire 25-30 milioni di individui in tutto il mondo. Un fardello pesante anche per sistemi sanitari ed economici: solo in Europa, ogni anno i governi membri spendono circa 64 miliardi di euro per cure e assistenza ai malati di fibrillazione atriale.

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Stimolazione cerebrale profonda

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Grazie ad una consolidata esperienza nella chirurgia stereotassica delle patologie neuro-oncologiche, presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’istituto Nazionale Regina Elena (IRE) prende il via la Stimolazione Cerebrale Profonda che offre una nuova opportunità di trattamento per i pazienti affetti da Parkinson che non rispondono più alle terapie farmacologiche. In Italia oltre 200 mila persone sono colpite dalla Malattia di Parkinson, patologia neurologica degenerativa che colpisce in genere la popolazione oltre la sesta decade, mentre per il 25% dei pazienti l’esordio avviene prima dei 50 anni. Ad oggi non esiste una cura preventiva e le cause sono in larga misura ignote. A livello cerebrale si osserva la degenerazione di alcuni neuroni deputati a rilasciare la dopamina e un’alterata comunicazione nei circuiti addetti al controllo motorio. I primi impianti di un pacemaker collegato ad elettrodi cerebrali profondi sono stati effettuati alcune settimane fa nel nostro Istituto dal prof. Carmine Carapella, Neurochirurgo del Regina Elena, in collaborazione con il dott. Carlo Colosimo, neurologo dell’Università La Sapienza.
La metodica consiste nell’impianto intracerebrale in una piccola area del talamo o dei gangli della base di un elettrodo stimolante collegato ad un pacemaker. Lo stimolo elettrico indotto in una zona del cervello che funge da relais su alcuni circuiti del movimento aiuta a controllare i sintomi della malattia e consente di ridurre l’uso dei farmaci specie quando responsabili di effetti poco desiderabili (disturbo dei movimenti volontari, turbe del comportamento). Poiché non vi è in questo momento alcuna cura per la Malattia di Parkinson e non vi è alcun mezzo per prevenire la sua progressione, l’obiettivo del trattamento è quello di gestire i sintomi, rinviare il più a lungo possibile il loro peggioramento e ridurre al minimo l’insorgenza di nuovi sintomi. I pazienti che possono eseguire questo tipo d’intervento rappresentano fino al 10% di chi soffre di Parkinson. L’impianto è particolarmente indicato nei soggetti in cui la terapia farmacologica, a distanza di anni, non riesce più a gestire instabilità motorie o discinesie gravi.
Come funziona la stimolazione profonda: Il ‘cuore’ dell’apparecchio è il neurostimolatore, un piccolo dispositivo in titanio, simile ad un pacemaker cardiaco, che contiene la batteria ed un microprocessore; impiantato al di sotto della cute del torace produce gli impulsi elettrici necessari per la stimolazione. Quattro sono gli elettrodi terminali che, con una metodica stereotassica guidata dalle immagini di Risonanza Magnetica, vengono impiantati nelle aree cerebrali coinvolte nella malattia. La terapia è reversibile, infatti è possibile interrompere la stimolazione o rimuovere completamente il dispositivo, in qualsiasi momento. Per la riuscita ottimale dell’impianto è fondamentale un’accurata selezione dei pazienti, unitamente ad una valida integrazione tra neurochirurghi, neurologi e neuropsicologi.

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Il tumore cerebrale nel bambino

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2010

Per i bambini con tumore cerebrale, oltre ai fattori clinici e psicologici, riveste una grande importanza anche la qualità della comunicazione sulla malattia. Come è emerso da un recente studio dell’IRCCS Medea – La Nostra Famiglia, c’è infatti una correlazione tra il tipo di comunicazione fatta ai bambini circa la loro patologia e i problemi psicologici che possono presentarsi dopo l’intervento chirurgico e la terapia. Per tale motivo, l’Unità di Riabilitazione Neoroncologica Infantile del Medea, guidata dalla Dottoressa Geraldina Poggi, ha avviato il progetto di ricerca “Il tumore cerebrale nel bambino: un supporto alla comunicazione genitori-bambino riguardo alla malattia”, che si svolgerà in collaborazione con l’Istituto dei Tumori di Milano.  Lo studio è tra i cinque progetti premiati – tra le oltre 160 proposte pervenute – dalla Fondazione Berlucchi nella ricorrenza del suo decennale. L’obiettivo della ricerca è realizzare e testare uno strumento di supporto alla comunicazione, all’interno del quale i genitori possano trovare indicazioni e suggerimenti differenziati per le diverse fasce d’età del bambino.
Verrà redatto un piccolo volume che, innanzitutto, sensibilizzi i genitori e le figure familiari di riferimento sull’importanza della comunicazione relativa alla malattia. In esso il bambino potrà trovare informazioni esaustive, veritiere, coerenti, personalizzate sulla sua patologia, sul decorso, sui trattamenti oncologici, farmacologici e riabilitativi: il tutto proposto in un linguaggio comprensibile e adeguato alla sua età e alle sue capacità cognitive.  “Vogliamo coinvolgere il bimbo nella gestione della sua malattia – sottolinea la psicologa dell’Unità Annarita Adduci – aiutandolo a controllare la situazione e consentendogli di contenere il disagio con cui affronta l’iter ospedaliero, oncologico e riabilitativo”. Il libretto verrà consegnato a tutti i genitori dei bambini con diagnosi di tumore cerebrale ricoverati presso l’oncologia pediatrica dell’Isituto dei Tumori di Milano.  Al termine del percorso oncologico questi pazienti vengono convenzionalmente inviati presso l’Unità di Riabilitazione Neuroncologica infantile dell’IRCCS Medea di Bosisio Parini, per effettuare valutazioni cliniche e funzionali multidisciplinari. All’interno della valutazione psicologica, al termine delle cure, sarà testata l’efficacia del vademecum: verrà fatto un confronto con 64 bambini di uno studio precedentemente svolto che sono stati valutati con gli stessi strumenti e che non hanno potuto usufruire di tale ausilio. Il confronto permetterà di definire l’utilità del progetto e costituirà un’indicazione preziosa per la sua adozione come strumento di prevenzione del disagio psicologico del bambino con tumore cerebrale.

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Stimolazione cerebrale contro l’epilessia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 marzo 2010

La stimolazione cerebrale profonda, che viene solitamente impiegata con successo nella malattia di Parkinson, riduce gli attacchi epilettici.  In particolare la stimolazione bilaterale del nucleo anteriore del talamo è risultata efficace contro la frequenza e la severità degli attacchi nei casi di epilessia refrattaria ad altre terapie. «Circa un terzo dei soggetti con epilessia continua a soffrire di attacchi nonostante diversi trattamenti cui è sottoposto. Abbiamo sperimentato la stimolazione cerebrale profonda dato che ha dimostrato di essere altamente efficace nei pazienti affetti da Parkinson» spiega Robert Fisher, ricercatore della Stanford University School of Medicine, Stati Uniti, autore di uno studio pubblicato dalla rivista Epilepsy. La ricerca, della durata di tre anni, ha coinvolto 110 soggetti con epilessia parzialmente refrattaria alle terapie, mostrando una riduzione del 56 per cento negli attacchi al dopo due anni di trattamento, e del 67 per cento al termine dello studio. «in più, il 13 per cento dei soggetti trattati è risultato completamente libero dagli attacchi dopo sei mesi di trattamento».  Anche la qualità della vita è migliorata, con diversi pazienti che sono stati in grado di riprendere a lavorare e ad avere una vita sociale attiva. Epilepsia, 2010 Mar 17. [Epub ahead of print] fonte doctor news) Le Nuvole: “Senza Calma di Vento”

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Alzheimer: prevenzione malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 gennaio 2010

E  stato presentato dal Prof. Giovanni Scapagnini, Prof. Associato Biochimica Clinica Facoltà di Medicina Università degli studi del Molise, durante il congresso internazionale Gerontonet che si è tenuto recentemente a Roma presso l Hotel Artemide di via Nazionale, un importante studio concernente l utilizzo di una nuova molecola naturale identificata in alcune specie di alghe marine, l’omotaurina, in pazienti affetti da Alzheimer. Lo studio ha rilevato che l’omotaurina risulta essere un importante composto in grado di proteggere il cervello  e l ippocampo contro la neurotossicità da beta amiloide e quindi un ideale strumento terapeutico di prevenzione dell invecchiamento cerebrale e dell insorgenza della malattia dell Alzheimer oltre che come coaudivante in pazienti affetti da Alzheimer in modo lieve o moderato già in trattamento con inibitori dell acetilcolinesterasio altri farmaci. Nello specifico lo studio, denominato Alphase, ha riguardato 2000 pazienti tra USA e Europa ai quali è stata somministrata per 18 mesi due volte al giorno un dosaggio variabile tra i 100mg e i 150mg. L omotaurina si è dimostrata in grado di ridurre in maniera significativa la perdita del volume dell ippocampo e in tutti i pazienti è stato osservato un migliore andamento dello stato cognitivo ed in particolare la capacità del composto di proteggere i pazienti dalla progressiva perdita della memoria. Queste evidenze hanno portato la casa farmaceutica Bellus, fondata dall imprenditore farmaceutico Italo-Canadese Dr. Francesco Bellini, a voler commercializzare prossimamente anche in Europa, dopo il lancio in Canada, un prodotto a base di Omotaurina.  Lo studio Alphase acquista ancora maggiore rilevanza se si guardano i dati pubblicati dall Alzheimer Association che dimostrano come l Alzheimer sia una vera e propria epidemia silente. Si stima che da oggi al 2050 nel mondo occidentale ci sia una triplicazione dei casi. Si tratta di numeri enormi, insostenibili per qualsiasi sistema sanitario.  In questo contesto l efficacia dell omotaurina come strumento di prevenzione dell invecchiamento cerebrale e dell insorgenza della malattia di Alzheimer, dimostrata con questo studio, è un dato quanto mai importante per il nostro futuro    ha dichiarato Giovanni Scapagnini, Prof. Associato Biochimica Clinica Facoltà di Medicina Università degli studi del Molise.

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