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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘cerebrali’

Tumori cerebrali

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

E’ stato eseguito il 20 gennaio il primo trattamento al Papa Giovanni XXIII di Bergamo con la tecnica Hyper Arc. Il paziente è un uomo già in cura per metastasi cerebrali. L’intervento è durato in totale 12 minuti, anziché 40-60 che sarebbero stati necessari per ciascun bersaglio, facendo ricorso alle tecniche tradizionali degli acceleratori lineari più obsoleti. Grazie al nuovo acceleratore lineare, attivo da agosto 2020 all’Ospedale di Bergamo, sono stati colpiti in contemporanea tre bersagli tumorali all’interno del cranio del paziente, con elevate dosi di radiazioni ionizzanti ad alta energia. Le tecniche per erogare la Radioterapia Stereotassica encefalica o Radiochirurgia (SRS) non costituiscono una novità, ma l’impiego della modalità Hyper Arc è un’ulteriore evoluzione di questa metodica. Attualmente in Italia è stata sviluppata da pochi centri, meno di una decina. E’ già stato avviato lo studio del piano di cura per estendere ad altri pazienti il trattamento con Hyper Arc al Papa Giovanni. L’equipe medica della Radioterapia ha infatti selezionato e preparato i primi casi che possono trarre beneficio dall’eventuale ricorso alla radioterapia stereotassica con questa modalità. Il risultato è dovuto a un grande lavoro di squadra. L’Unità di Fisica Sanitaria, diretta da Stefano De Crescenzo ha permesso di implementare la tecnica dopo le misure sull’acceleratore ed i controlli degli avanzati algoritmi che caratterizzano il software di pianificazione dosimetrica. Il personale Tecnico Sanitario di Radiologia Medica è stato coinvolto nell’aggiornamento dell’acceleratore lineare, nel suo approntamento e curando l’esecuzione dell’intervento di radioterapia. Fondamentale è stata la cooperazione di tutto il personale medico, fisico, tecnico e infermieristico della Radioterapia che, da gennaio 2020, si è reso disponibile a riorganizzare l’intera articolazione del lavoro su due turni, giornaliero e serale, per garantire le prestazioni con due macchine anziché tre e favorire così l’installazione della nuova apparecchiatura. Il nuovo acceleratore lineare (LINAC), in funzione da cinque mesi, è uno strumento tecnologicamente molto avanzato, dotato di un’eccezionale precisione ed accuratezza. E’ stato acquistato grazie a un finanziamento di Regione Lombardia, che ha messo a disposizione 3 milioni di euro complessivi, tra costi di acquisto e installazione. Il suo evoluto sistema di gestione permette tra l’altro di estendere i casi per i quali è possibile fare ricorso alla radioterapia stereotassica.

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Tumori cerebrali: informare i pazienti, coinvolgere le cure primarie

Posted by fidest press agency su sabato, 31 agosto 2019

Anche se rappresentano solo il 3% di tutte le neoplasie, i tumori cerebrali primitivi (ossia quelli che si sviluppano direttamente nel sistema nervoso centrale) sono responsabili del maggior numero di anni di vita persi rispetto ad altre neoplasie maligne. Infatti, nonostante i progressi diagnostico-terapeutici, la sopravvivenza media a 5 anni rimane intorno al 25%. In Italia, i tumori cerebrali rappresentano la 12a causa di morte, pari al 3% del totale dei decessi per tumori maligni: nel 2018 sono stati diagnosticati circa 6.000 nuovi casi di tumori cerebrali primitivi, di cui poco più della metà negli uomini. I tumori cerebrali colpiscono prevalentemente i giovani, visto che tra i soggetti di età inferiore a 15 anni sono al terzo posto in termini di frequenza e rappresentano il 13% del totale dei tumori, mentre il 7% nella fascia 15-19 anni.
Per tali ragioni la Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), aggiornate a luglio 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità. I contenuti di queste linee guida integrano quelle pubblicate dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), destinate prevalentemente ad un target specialistico e ultraspecialistico con obiettivi diagnostici e terapeutici. Le linee guida NICE, infatti, si rivolgono ai non specialisti e ai professionisti delle cure primarie, in particolare ai medici di medicina generale e infermieri, formulando raccomandazioni su vari aspetti della gestione della malattia: dalla valutazione dei bisogni assistenziali dei pazienti all’identificazione di un professionista sanitario di riferimento; dalla condivisione delle informazioni con pazienti, familiari e caregiver alla valutazione neuroriabilitativa; dalla gestione degli effetti precoci e tardivi di radioterapia e chemioterapia al follow-up a lungo termine dei pazienti.«Le linee guida NICE – puntualizza Cartabellotta – enfatizzano come i bisogni assistenziali dei pazienti affetti da tumori cerebrali rappresentino una sfida molto ardua in quanto, insieme alla disabilità fisica, tumore e relativi trattamenti possono condizionare il comportamento, le funzioni cognitive e la personalità del paziente». Per questo le linee guida raccomandano il coinvolgimento di pazienti, familiari e caregiver per fronteggiare la complessità dei loro potenziali bisogni assistenziali e sociali (psicologici, cognitivi, fisici, spirituali, emotivi) e, soprattutto, di prevedere un tempo adeguato per discutere del potenziale rilevante impatto del tumore cerebrale sulla vita del paziente e di chi lo circonda.«Auspichiamo che la versione italiana di questo documento del NICE – conclude Cartabellotta – rappresenti una base scientifica di riferimento, sia per la costruzione dei PDTA regionali e locali, sia per l’aggiornamento dei professionisti sanitari, oltre che per una corretta informazione di pazienti, familiari e caregiver». Le linee guida “Linee guida per il trattamento di tumori cerebrali primitivi e metastatici degli adulti” sono disponibili a: http://www.evidence.it/tumori-cerebrali.

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Trattamento dei tumori cerebrali

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 agosto 2019

Rappresenta una delle sfide più difficili in ambito oncologico. I gliomi sono tumori che originano dal sistema nervoso centrale e hanno in Italia una incidenza di 5-6 casi per 100.000 persone adulte per anno (dati AIOM 2018). Si tratta di neoplasie eterogenee e aggressive, per le quali esistono pochi spazi terapeutici per cui ogni piccolo passo della ricerca clinica che ne migliori la prognosi è da considerarsi un risultato incoraggiante.
Un team multidisciplinare di clinici dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena ha pubblicato di recente sulla rivista Journal of Neuro-Oncology, i risultati di uno studio di fase II che mostrano i benefici di un chemioterapico, per lo più utilizzato nella cura dei tumori cerebrali pediatrici, in pazienti adulti con glioma maligno recidivo dopo trattamenti chemioterapici standard. Lo studio ha dimostrato che la somministrazione settimanale del chemioterapico, il carboplatino, ha determinato un controllo della malattia su oltre il 30% dei pazienti e una durata della risposta alla terapia di oltre 7 mesi. I pazienti che hanno tratto beneficio dal trattamento hanno mostrato non solo un ritardo alla progressione di malattia ma anche un tempo più lungo di sopravvivenza rispetto ai pazienti che non hanno risposto al farmaco.“Il trial clinico – ha evidenziato Francesco Cognetti, Direttore dell’Oncologia Medica 1 IRE- apre la strada alla definizione di nuove strategie terapeutiche per i temuti gliomi. La somministrazione del carboplatino può diventare una valida alternativa per chi non risponde alle cure o, addirittura, potrebbe in futuro affiancare e rafforzare le terapie oggi di prima scelta.” “I buoni risultati dello studio – conclude Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE – confermano il continuo impegno dell’Istituto all’innovazione e ricerca in ambito clinico- sperimentale oncologico.”
Attualmente in Italia esistono solo pochissimi centri di Neuro-Oncologia. I tumori cerebrali sono una forma di neoplasia complessa e a bassa incidenza, e c’è grande eterogeneità e difficoltà nella gestione della malattia, nonché frammentazione delle casistiche. L’Istituto Regina Elena è tradizionalmente impegnato nella lotta a questo tipo di tumore attraverso un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale che include trattamenti standard e sperimentali. L’Unità di Neuroncologia, diretta da Andrea Pace, offre supporto riabilitativo e psicologico e un programma di presa in carico del paziente e della famiglia basato sulla continuità assistenziale tra ospedale e territorio , con prestazioni domiciliari multidisciplinari.

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Gestione epilessia e tumori cerebrali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 agosto 2014

tumoreUn lavoro appena pubblicato su Neurological Sciences, giornale ufficiale della Società Italiana di Neurologia- SIN, è frutto delle attività condotte da un gruppo di studio su “Epilessia e tumori cerebrali” nato nel 2012 all’interno della Lega Italiana contro l’Epilessia – LICE e costituito da 35 centri italiani al cui interno operano neurologi esperti in materia. L’obiettivo è stato di effettuare una ricognizione su quanti pazienti con epilessia tumorale vengono seguiti ed in che modo da parte dei centri epilessia italiani afferenti al gruppo di studio. E’ stata pertanto strutturata una survey inviata a tutti i centri riguardante le attività degli anni 2010-11.
Dalle risposte è emerso che 2528 pazienti su 12068, ossia solo il 21 % sul totale stimato con diagnosi di epilessia tumorale in Italia, durante il periodo preso in esame, sono stati seguiti presso centri specializzati. In pratica da questa prima rilevazione sembra che un’alta percentuale di pazienti con epilessia tumorale venga seguita senza il supporto di team multidisciplinari dei quali possano far parte anche i centri per l’epilessia. Il coordinamento dello studio è stato affidato al Centro per la cura dell’Epilessia tumorale dell’Istituto Regina Elena – IRE di cui è responsabile la Dott.ssa Marta Maschio in collaborazione con il Centro Epilessia dell’Ospedale S.S. Pietro e Paolo di Venezia, diretto dal Dott. Francesco Paladin.“Il passo successivo, – precisano gli autori dello studio – una volta comprese le modalità di presa in carico, sarà poi quello di comprendere “con quali farmaci e con quali approcci terapeutici” sono stati fino ad oggi trattati i pazienti con epilessia tumorale, sempre presso i Centri Epilessia. Una volta portata a termine questa valutazione, sarà sicuramente più facile individuare i percorsi più appropriati per la condivisione con le altre discipline e per la stesura di protocolli terapeutici condivisi.”
Questo lavoro, che è la prima istantanea sulla situazione nazionale, conferma la consapevolezza, da parte del gruppo di studio esperto nella cura dell’epilessia tumorale, che un modello di cura multidisciplinare ed una costante e armoniosa collaborazione tra i vari specialisti sia un obiettivo imprescindibile da raggiungere per ottimizzare la qualità delle cure e garantire il miglior approccio terapeutico al paziente che deve affrontare due gravi patologie in contemporanea.
“L’attività del gruppo di studio nazionale LICE coordinato da Maschio e Paladin – afferma Ruggero De Maria, Direttore Scientifico del Regina Elena – ha un impatto clinico molto rilevante in quanto permette ai pazienti affetti da epilessia di affrontare meglio la patologia tumorale e di migliorare sensibilmente la qualità di vita. I dati clinici e l’esperienza scientifica che sta maturando questo gruppo sono un esempio di come sia sempre più necessario coniugare assistenza clinica e ricerca, specialmente in campo oncologico.”
Dallo studio, si rileva infatti che in Italia, al di là di punte di eccellenza, esiste una difficoltà ad organizzare un approccio multidisciplinare rivolto a questi pazienti affetti da tumore cerebrale ed epilessia, nonostante gli sforzi dei singoli.
Il gruppo di studio LICE è sicuro che queste difficoltà possano essere superate agilmente grazie al sostegno ed al supporto delle istituzioni e della comunità scientifica, oltre al lavoro di analisi e di proposte migliorative che gli esperti stanno portando avanti.

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Tumori cerebrali: parenti a rischio

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Sono state riscontrate prove di una contribuzione familiare al rischio di tumori cerebrali primari. Tramite lo stesso database erano state rilevate associazioni ereditarie e geni specifici per tumori mammari, del colon ed altre malattie non neoplastiche. Le relazioni riscontrate, che rimangono significative al di là del primo grado, supportano l’ipotesi della familiarità, con un gene o un gruppo di geni che possono predisporre gli individui ai tumori cerebrali. Bisogna sottolineare che si sta considerando ancora una ristretta minoranza di pazienti all’interno di un gruppo già di piccole dimensioni che potrebbe avere un rischio familiare di venire colpito da questi tumori. I medici comunque dovrebbero tenere presente questa possibilità, ed esaminare con attenzione l’anamnesi familiare dei propri pazienti. Se altri membri della famiglia hanno sintomi neurologici, la soglia per lo screening dei tumori cerebrali dovrebbe essere più bassa. Tali sintomi potrebbero comprendere cefalee nuove e progressive, nausea o vomito, attacchi epilettici, variazioni del visus, della fonazione o delle capacità linguistiche, problemi dell’equilibrio o di coordinazione. Se sarà possibile identificare loci genetici responsabili dei tumori cerebrali, essi potrebbero essere rilevanti non solo per i tumori familiari, ma anche per la popolazione in generale. In ultima analisi, con queste informazioni, potrebbe essere possibile effettuare non solo lo screening, ma anche terapie preventive per i tumori cerebrali nel futuro. (Neurology 2008; 71: 1015-20)

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Staminali cerebrali e malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2010

L’Ospedale di S. Giovanni Rotondo voluto da Padre Pio e inaugurato nel 1956, realtà di eccellenza nell’assistenza sanitaria del Paese, pubblica oggi il suo primo Bilancio di Missione.
La Casa è costruita su un’area di circa 100.000 mq e sono a disposizione dei pazienti circa 4.300 prestazioni diagnostiche e terapeutiche che si possono eseguire in pochissimi altri centri di eccellenza altamente specializzati. La struttura dispone anche di numerose banche biologiche, in particolare la banca cordonale. Il bilancio di esercizio del 2009 evidenzia, nell’ottica di una rendicontazione trasparente e chiara, come l’attività di assistenza volontaria alle tante situazioni delicate che si presentano all’Ospedale abbia richiesto negli anni uno sforzo organizzativo ed economico che è andato ben oltre la normale gestione ed ha comportato costi ben superiori rispetto alle risorse garantite dallo Stato, che sono stati coperti dalle tante donazioni dei devoti del Padre. Il progetto del nuovo Ospedale, presentato durante la conferenza, farà da ponte fra un passato denso di importanti significati, un presente composito e articolato e una prospettiva di forte sviluppo delle funzioni scientifiche, sanitarie e didattiche.
Per la prima volta dal 1991, anno del riconoscimento di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) per la tematica delle malattie genetiche ed eredo-familiari, Casa Sollievo della Sofferenza presenta la sua relazione dell’attività scientifica; il report si riferisce al biennio 2008-2009, ma idealmente rappresenta una sorta di fotografia dei venti anni appena trascorsi.  Una sfida aperta: la ricerca sulle cellule staminali cerebrali per la cura delle malattie neurodegenerative come Sla, Sclerosi Multipla, Alzheimer, Parkinson
Per le malattie neurodegenerative attualmente non esistono terapie risolutive. La ricerca sviluppata fino ad oggi dal professor Angelo Vescovi ha mostrato che il trapianto di cellule staminali cerebrali rappresenta una delle terapie potenzialmente efficaci contro queste malattie. Casa Sollievo della Sofferenza porta avanti questa ricerca in collaborazione con l’Associazione Neurothon, che nel 2006 ha creato la la “Bio-Banca Cell Factory” di Terni, dove vengono raccolte, coltivate ed espanse cellule staminali isolate dal Sistema Nervoso Centrale. A fine luglio 2010 la Banca ha ottenuto dall’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, la certificazione di GMP, Good Manufacturing Practices, riconoscimento necessario per avviare la produzione di cellule staminali neurali idonee e sicure per la successiva sperimentazione sull’uomo. Prossimo step sarà l’ottenimento dall’Istituto Superiore di Sanità dell’autorizzazione all’attuazione di un protocollo di sperimentazione clinica di Fase I per il trapianto di staminali cerebrali umane su pazienti colpiti da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

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Aneurismi cerebrali

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2010

Prevenire la rottura letale di vasi sanguigni nel cervello è l’obiettivo di un nuovo progetto della Mayo Clinic per aiutare i radiologi a diagnosticare gli aneurismi con una rapidità e precisione di gran lunga superiori a quelli attuali. Il nuovo metodo utilizza tecniche analitiche sviluppate dalla collaborazione tra Mayo e IBM, Medical Imaging Informatics Innovation Center, e ha dimostrato un tasso di precisione del 95 per cento nell’individuazione degli aneurismi, rispetto al 70 per cento dei metodi  tradizionali. I risultati del progetto sono stati riportati nel Journal of Digital Imaging (pubblicato online il 24 novembre 2009).  Il progetto, che ha già salvato la vita a numerose persone, ha esaminato più di 15 milioni di immagini di migliaia di pazienti da quando è stato avviato ai primi di luglio. Utilizza una tecnologia che abbina diagnostica per immagini avanzata e analisi dei dati  per evidenziare probabili aneurismi per una diagnosi precoce. Questo aiuta i radiologi a identificare gli aneurismi prima che causino un’emorragia cerebrale o un danno neurologico. In futuro, Mayo Clinic prevede di utilizzare lo stesso approccio per altri test diagnostici come la diagnosi del cancro o di anomalie dei vasi in altre parti del corpo.  Una persona su 50 negli Stati Uniti presenta un aneurisma non rotto — la dilatazione di un’arteria causata da un’anomalia della parete del vaso sanguigno — e circa il 40 per cento di tutte le persone che sono vittime della rottura di un aneurisma cerebrale muore a seguito di questo evento.  Solitamente, un paziente con sospetto aneurisma cerebrale dovuto a ictus, lesione traumatica o anamnesi familiare dovrebbe essere sottoposto a un esame invasivo con l’impiego di un catetere che inietta del liquido di contrasto nel corpo, una tecnica che presenta rischi di complicanze neurologiche. Per migliorare il processo di diagnosi utilizzando la tecnologia di imaging con angio-risonanza magnetica non invasiva, Mayo Clinic e IBM hanno collaborato a creare i cosiddetti “automatic reads” che eseguono algoritmi diagnostici subito dopo la scansione. Una volta acquisite, le immagini vengono inviate automaticamente ai server del Medical Imaging Informatics Innovation Center di Mayo e IBM che si trovano nel campus di Mayo a Rochester, una struttura di ricerca collaborativa che abbina computing avanzato ed elaborazione delle immagini per fornire un’analisi delle immagini più veloce e accurata. Questi algoritmi allineano e analizzano le immagini per individuare ed evidenziare potenziali aneurismi — compresi quelli molto piccoli, inferiori a 5mm — in modo che radiologi specializzati possano condurre un’analisi ulteriore e definitiva.  Il sistema di diagnosi degli aneurismi utilizza un algoritmo sviluppato dai ricercatori della Mayo che viene eseguito su IBM WebSphere Process Server per modellare e orchestrare il workflow automatizzato. Le immagini sono memorizzate su IBM DB2 for Linux e Windows data service e la logica workflow gira su IBM System x servers e IBM storage.

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