Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘certezze’

“Occorre restituire dignità e certezze ai docenti universitari”

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Non solo i compiti dei docenti universitari, nonostante il loro Statuto giuridico unico, sono diversi da università a università, ma anche la progressione di anzianità è basata su criteri differenti a seconda dell’ateneo in cui matureranno lo scatto. Una deriva che bisogna arrestare. Pacifico (Anief): “Occorre restituire dignità e certezze ai docenti universitari” Nel corso dell’ultimo Consiglio nazionale del giovane sindacato autonomo è stata illustrata una piattaforma di alcune proposte avanzate da Anief, in vista del rinnovo del contratto: chiesti gli aumenti economici per il personale, il recupero della centralità della funzione docente, la difesa delle lavoratrici vittime della violenza, la modifica del sistema disciplinare, nuove regole per la mobilità, il riconoscimento del ruolo del personale educativo.C’è da intervenire anche sul fronte dell’università, per cui Anief si batte da tempo ed è di nuovo pronto a esporsi in prima linea, visto che negli ultimi anni i docenti hanno subito interventi durissimi su salari e organizzazione del lavoro e i generali tagli alle risorse hanno inciso sulla funzionalità dei rapporti di lavoro. I docenti, pur con un unico stato giuridico, uguale per atenei pubblici e privati, con relative classi stipendiali, hanno assistito a una diversa declinazione nei regolamenti con condizioni, orari e compiti diversi, a livello locale.Un esempio concreto, nel mondo accademico, è rappresentato dai ricercatori a tempo determinato, che devono firmare un contratto con condizioni che differiscono da università a università e talvolta persona per persona (i compiti didattici e di ricerca sono stabiliti nei bandi). Hanno un unico stipendio nazionale, ma compiti diversi, da realtà a realtà.Per non parlare della progressiva entrata a regime del nuovo sistema degli scatti, su base triennale per classi di professori e ricercatori universitari; anche in questo caso è stato demandato a ogni singolo ateneo la definizione dei requisiti. Ogni polo universitario ha declinato in modo totalmente autonomo, e autoreferenziale, le proprie esigenze. In alcune università per avere lo scatto si ha bisogno di raggiungere tutti i criteri, in altre ne bastano soltanto due, in altre ancora uno solo. In alcune viene considerata anche la valutazione degli studenti, in altre no. Nel nuovo contratto occorre dire basta a queste storture del sistema, cercando un’uniformità di massima per quanto riguarda le mansioni didattiche e la progressione degli scatti.

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Gli insegnanti hanno bisogno di certezze: Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo il titolare del Ministero dell’Istruzione l’obiettivo del Governo è esaurire le graduatorie e puntare su docenti giovani. Replica Anief: se al termine delle immissioni in ruolo, il 60% delle cattedre rimangono deserte non è perché non abbiamo insegnanti giovani ma perché la politica li lascia invecchiare tra i banchi senza assumerli. Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite, e lo dice il sindacato che ha fatto ammettere i laureati al concorso 2012. Basta con le ipocrisie e gli spot elettorali. La scuola ha bisogno di certezze: occorre puntare sulla riapertura delle GaE a tutti i 150 mila docenti abilitati e confermare nei ruoli tutti gli assunti con riserva. A chiederlo, domani davanti a Montecitorio, sarà anche la piazza. Il Governo ascolti e trasformi il fallimento di questi numeri in un vero cambiamento per il Paese.

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Disquisire sulla parola “cercare” in tedesco

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Nella sua nota introduttiva Hermann Hesse nel suo libro “Siddharta”, Edizioni club – traduzione di Massimo Mila, disquisiva sulla parola “cercare” in tedesco dove il suo uso è sostantivato.
I tedeschi, infatti, usano il participio presente “suchen” con il sostantivo der suchende (colui che cerca) “per disegnare quegli uomini che non si accontentano della superficie delle cose, ma d’ogni aspetto della vita voglio, ragionando, andare in fondo, e rendersi conto di se stessi, del mondo, dei rapporti che tra loro e il mondo intercorrono.” Quel cercare che è già per se un trovare come disse S. Agostino uno dei più illustri cercatori. Un cercare che è in sostanza un vivere nello spirito.
E’ tutta gente inquieta e in cerca e bisognosa di certezze. Gente che questua una verità su cui fondarsi nell’universale relatività della vita e del mondo. Un assoluto che non si colloca fuori di noi ma dentro e ci permette di realizzarci uscendo dalla banalità quotidiana di un’esistenza.
Un’idea della vita e della morte i cui tasselli come tanti pezzi di un puzzle sono distribuiti sin dalla nascita del mondo e poi ancora di quella degli umani.
Non è facile raccoglierli e ancor più metterli insieme. E’ un lavoro certosino di ricerca e selettivo per sgrossare quella parte che vi è estranea e può confonderci le idee. Quante volte, mi chiedo, se noi viviamo realmente o fingiamo. Riusciamo totalmente a fonderci con l’anima del mondo o appena la sfioriamo?
L’alternativa dell’uomo che muore senza essere riuscito a comprendere l’essenza della vita genera un travaglio profondo e gli impedisce di appropriarsi dei concetti puri.
Se considero la questione da una diversa visuale devo richiamarmi alla figura dell’uomo che cerca se stesso.
In questo il primo aspetto è dato dall’irrealtà del tempo. E’ una conquista del pensiero moderno su cui, dopo Bergson, quasi tutti i grandi spiriti della nostra età si sono soffermati e che gradualmente la stessa scienza sta corroborando con le sue esperienze. Siamo al cospetto di due modi di sapere: uno riguarda solamente la mente, ed è un sapere puramente intellettuale e astratto e uno che è un sapere con l’esperienza di tutto il corpo e l’anima, sapere con la fatica delle proprie membra, sapere con il dolore della propria esistenza, sapere che è vita, partecipazione intensa che impegna tutta la persona. L’individuazione come pena, come tormento, come limitazione: il bisogno d’evadere dai limiti del proprio Io e spaziare nella panica immensità del Tutto, respirare il divino vivere nell’eterno. Sono parole di Massimo Mila che ho espunto nella prefazione del già citato libro di Hermann Hesse.
Mila rileva questi temi proposti dal narratore Hesse e che attendono molto alla meditazione. E soggiunge: “Se si considera quanto poco ci vuole perché una nuova concezione della vita e del mondo si affermi come religione, oppure rimanda sepolta nell’oblio d’una perfezione indivi-duale, se si pensa quanto poco dipenda dalla verità intellettuale del sistema il fatto che un cristianesimo e un islamismo dilaghino come irresistibili maree nella vita pratica e nella storia, e gli Esseni e i Terapeuti rimangano sètte eretiche locali senza conseguenza, se si osserva da quali estrinseche circostanze e da quali doti inessenziali dipendono la sorte diversa di un Gesù o d’uno qualsiasi fra i tanti assertori del logos neoplatonico pullulanti intorno allo sfacelo del mondo antico, la sorte diversa di un Lutero o d’un Socino, allora ameremo vedere in Siddharta uno dei tanti Buddha potenziali, uno dei tanti virtuali fonda-tori di religioni, spariti senza lasciar traccia, che pullularono durante quell’irrequieto germoglio di ideologie filosofiche e religiose in cui si manifestò l’esaurimento dell’antica ortodossia brahminica e della sua civiltà.” (Riccardo Alfonso)

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Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 ottobre 2017

il laboratorio dell'ultima frontieraE’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa. Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della precedente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.” Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia. Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte. Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.” Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di benedetto croceun “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tempo. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o carlo marxmodificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore. Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. (Riccardo Alfonso) (il libro è visibile sulla pagina Amazon dell’autore)

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Riforma ferrovie

Posted by fidest press agency su martedì, 13 dicembre 2011

A WCG2 triplet escorts the Intercity up the ghats.

Image via Wikipedia

“Il via libera del Ministro Passera all’istituzione di uno spazio ferroviario unico europeo è un segnale estremamente importante per tutta la politica dei trasporti”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, relatrice del rapporto approvato un mese fa dal Parlamento europeo che modifica e aggiorna la legislazione sul mercato ferroviario unico europeo. Commentando le parole del ministro per lo Sviluppo economico, infrastrutture e trasporti, Corrado Passera, il quale oggi a Bruxelles ha sostenuto che “l’Italia è assolutamente favorevole all’istituzione di uno spazio ferroviario unico europeo”, Serracchiani ha osservato che “per l’Italia la scelta di imboccare la strada delle liberalizzazioni nei trasporti ferroviari può essere un passo enorme, paragonabile all’apertura della concorrenza nei trasporti aerei o nella telefonia. Ne possono derivare vantaggi importanti per gli utenti, a patto naturalmente che la concorrenza sia reale, pienamente reciproca senza isole di privilegio nazionale e in prospettiva – ha aggiunto – regolata da un’authority di livello europeo”. L’europarlamentare ha inoltre sottolineato come “il rilievo dato da Passera al sistema dei corridoi transeuropei verrà auspicalmente a dare risposte alle attese del nordest, ancora privo di certezze sui collegamenti ad alta capacità con l’est Europa”. (Giancarlo Lancellotti)

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Su decreto rinnovabili “tempo scaduto”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

All’avvio dell’ennesima settimana di trattative tra i ministri Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani con le associazioni rappresentanti il settore delle energie rinnovabili, Greenpeace “suona la sveglia” ai due rappresentanti dell’esecutivo e ricorda loro gli impegni assunti e puntualmente disattesi. “Entro 20 giorni definiremo i nuovi incentivi per le rinnovabili” dichiarava il ministro Prestigiacomo l’8 marzo scorso, mentre il 9 marzo, Romani aggiungeva: “Massimo nel giro di un paio di settimane daremo certezze al settore”. Oggi, 11 aprile 2011, i tempi annunciati sono largamente scaduti e l’averli disattesi è la prova ultima dell’incompetenza del governo a dirigere un settore che dà lavoro a più di 100 mila persone. “Le energie rinnovabili – commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – sono un comparto strategico per il futuro del paese. A questo mondo produttivo, dopo il disastro del decreto Romani, si risponde con una sola misura: il ritardo. E lo si fa sapendo che ogni giorno in più d’indeterminatezza del quadro normativo è un giorno in più di paralisi per l’intero settore, di congelamento degli investimenti, di incertezza, cassa integrazione o licenziamento per i lavoratori”. Greenpeace Italia ha lanciato pochi giorni fa una petizione online, indirizzata ai ministri Prestigiacomo, Romani e Tremonti per chiedere di adottare un sistema di incentivi che ricalchi il modello tedesco, con graduale riduzione della tariffa incentivante al raggiungimento di soglie di potenza installata; di cancellare i limiti annuali di potenza incentivata e i tetti massimi di spesa annuale; di rivedere gli obiettivi del piano nazionale al 2020, con un obiettivo minimo per l’energia eolica pari a 16.000 MW e per l’energia fotovoltaica pari a 20.000 MW. La petizione ha già raccolto 26 mila adesioni. Dai ministri, per il momento, nessuna risposta. Se non il ritardo.

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La storia senza certezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Se rileggo i libri di storia di 40-50 anni fa e faccio la stessa cosa con quelli di oggi riguardo la trattazione degli eventi che risalgono al Risorgimento italiano, mi accorgo che talune vicende hanno assunto un aspetto interpretativo diverso. Oggi mi dicono che è stringente la necessità di riscrivere la storia del nostro Risorgimento e di sollecitare, al tempo stesso, un dibattito ed un confronto anche a livello storiografico. La circostanza non mi sorprende più di tanto sapendo bene che la storia è sempre in discussione e si scrive e si riscrive ogni giorno, sulla base di pressioni culturali, di suggestioni ideologiche, di riflessioni nelle quali ciascuno porta il contributo in primo luogo delle proprie ricerche ed anche dei propri convincimenti religiosi o aconfessionali. La riflessione che ne traggo è che la prudenza, pure in questa ragionevole circostanza. Pensiamo, ad esempio, a quella mancata  sufficiente chiarezza rispetto a quei sottili ma vitali passaggi e che sono stati in qualche modo oscurati dalla ventata rivoluzionaria di fine Settecento che aveva spazzato il tempo del trono e dell’altare e che negli anni a seguire sono diventati di impossibile recupero in chiave sia di interpretazione storica sia di rapporto con l’attualità del suo tempo e di lettura e di comprensione per i miei contemporanei.

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Non esiste più la certezza del diritto

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Dichiarazione della consigliera comunale Maria Gemma Azuni (Sel), candidata al Consiglio regionale “Quanto sta accadendo in questo momento è gravissimo”. Lo dichiara la consigliera comunale Maria Gemma Azuni (Sinistra Ecologia Libertà) in una nota.  “Ancora una volta le colpe di una minoranza ricadono su tutti, confermando che non esiste più la certezza del diritto e dell’azione amministrativa.  Per il mancato rispetto di una scadenza amministrativa le persone comuni non vengono ammesse ai concorsi, pagano le multe, non percepiscono le pensioni. Per altre persone, meno comuni, esiste un altro stato di diritto.  E’ proprio vero. La legge sarebbe uguale per tutti. Se tutti fossero uguali”.

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I fattori di rischio e le ragioni che li provocano

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 gennaio 2010

L’assillo ricorrente per ciascuno di noi è come difendersi dai tumori e dalle malattie cardiovascolari che risultano essere la causa maggiore di mortalità. (il 75% dei decessi). Stabilito che le cause più remote risalgono al nostro  Dna taluni ricercatori si sono chiesti se è proprio l’ambiente a determinare, in qualche modo, i livelli difensivi del nostro organismo oppure i fattori debbano risalire ad altre ragioni.  Per sgomberare il terreno da questi dubbi o per trovare possibili certezze è stato avviato uno studio che ha coinvolto, in pratica, un’intera regione: il Molise. Saranno impiegati ben 25 mila molisani dai 30 anni in su per cercare attraverso questo “campione” di capire meglio perché in talune regioni le difese per certe malattie sono più alte che altrove. Il Molise è una regione ideale per i ricercatori anche perché in un territorio alquanto limitato è possibile  trovarsi in situazioni ambientali diverse: pianura, quella di Larino e di Boiano, ad esempio, il mare di Termoli e la montagna. In questa regione già si conosceva l’immunità della maggioranza dei suoi abitanti per talune infezioni come il tetano. Ora c’è da chiedersi se talune difese naturali dipendano dall’ambiente o dalle abitudini alimentari o da tutte e due messe insieme in qualche modo. I ricercatori stanno ora selezionando i molisani tra quelli residenti e gli altri che sono emigrati, in specie nel Belgio e, questi ultimi, con le diverse abitudini di vita ed anche nei rapporti affettivi con gli elementi locali che hanno determinato una generazione “mista”. Questo genere d’indagine non è nuova tra i ricercatori. Basti pensare agli studi condotti da oltre 50 anni a Framingham in U.S.A. Ora con il Molise è possibile confrontarli e valutarli sotto molti aspetti. Ci auguriamo solo che non ci vorranno altri 50 anni per cercare di capire qualcosa.

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La storia senza certezze

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Se rileggo i libri di storia di 40-50 anni fa e faccio la stessa cosa con quelli di oggi riguardo la trattazione degli eventi che risalgono al Risorgimento italiano, mi accorgo che talune vicende hanno assunto un aspetto interpretativo diverso. Oggi mi dicono che è stringente la necessità di riscrivere la storia del nostro Risorgimento e di sollecitare, al tempo stesso, un dibattito ed un confronto anche a livello storiografico. La circostanza non mi sorprende più di tanto sapendo bene che la storia è sempre in discussione e si scrive e si riscrive ogni giorno, sulla base di pressioni culturali, di suggestioni ideologiche, di riflessioni nelle quali ciascuno porta il contributo in primo luogo delle proprie ricerche ed anche dei propri convincimenti religiosi o aconfessionali. La riflessione che ne traggo è che la prudenza, pure in questa ragionevole circostanza. Pensiamo, ad esempio, a quella mancata  sufficiente chiarezza rispetto a quei sottili ma vitali passaggi e che sono stati in qualche modo oscurati dalla ventata rivoluzionaria di fine Settecento che aveva spazzato il tempo del trono e dell’altare e che negli anni a seguire sono diventati di impossibile recupero in chiave sia di interpretazione storica sia di rapporto con l’attualità del suo tempo e di lettura e di comprensione per i miei contemporanei.

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Agli amici e giornalisti de “La Padania”

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2009

Lettera aperta del  Segretario Generale del Coisp Franco Maccari: “Carissimi, Vi scrivo questa righe pur non conoscendo personalmente tutti Voi.  Sono stato messo a conoscenza di quanto sta accadendo da alcuni amici, con i quali abbiamo condiviso molte battaglie e percorsi di rivendicazione che il Sindacato ha intrapreso a difesa dei poliziotti italiani in tanti anni.   Assieme abbiamo potuto far conoscere le ingiustizie e le false promesse di sicurezza che venivano travestite da certezze assolute nei levigati comunicati stampa ministeriali, rivelando la realtà di Forze dell’Ordine lasciate sole e senza mezzi di fronte alle criminalità di ogni tipo.  Nei percorsi comuni si condividono “gioie e dolori”, e questa vicenda di “cassintegrazione” del quotidiano “la Padania” organo della Lega Nord, è la storia esemplare di come un partito politico ed un organo dello stesso, trattino i propri dipendenti.   Questo quotidiano politico che prende milioni di euro l’anno dallo Stato, rispecchia il comportamento della Lega Nord, partito di governo che a parole si schiera dalla parte dei lavoratori, ma poi nei fatti cerca di sbarazzarsi dei 14 giornalisti e 9 poligrafici (su 38 giornalisti e 20 poligrafici) mettendoli  in cassa integrazione a zero ore per due anni e senza rotazione.   Non possiamo che denunciare questo stato di cose, questa evidente ingiustizia, che da Sindacato dei poliziotti, riconosciamo, per analogia, nelle promesse e fumose dichiarazioni che questo Governo continua a non mantenere da un lato, ed a sbandierare come “soluzioni” contro i crimini, certe e definitive dall’altro.   E quando si tirano le somme, i fatti emergono su tutto e non rimane che la verità.  Siete e siamo stati traditi da chi ha usato l’argomento sicurezza per la propria propaganda elettorale e ridotto il vostro posto di lavoro ad una faccenda da sbrigare velocemente, facendola passare il più possibile sotto silenzio.  A nome mio e del Sindacato che rappresento, Vi esprimo la più completa vicinanza e solidarietà per la travagliata situazione che state vivendo. Non mollate”.  (La fidest a nome dei suoi collaboratori e del direttore si associa alla lotta dei colleghi per la difesa del posto di lavoro)

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Il mistero che ci circonda e le certezze che ci sfuggono

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

(Edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Un al di là che non è morte, non è il nulla, ma l’inizio, da una fine. Il resto è strettamente personale. Egli ha guardato dentro la mia vita, è andato oltre il presente e mi ha parlato degli anni che ancora avrei dovuto vivere prima che si compiesse la naturale conclusione. Anni per i quali il mio unico destino era quello dello “osservatore.” Guardare e riferire. Ma a chi? Qui sta il vero aspetto della questione. Il nonno della mia storia infinita ha guardato ed ha riferito ai suoi nipoti e a quelli degli altri nonni, fatti e circostanze ammantate di storie ora piacevoli ed ora mescolate a dosi di fantasia come si conviene, ad esempio, ad un bimbo che deve prendere una purga amara e stomachevole come l’olio di ricino e gli si promette in premio una cioccolata, o un dolce. Il vecchio ha “osservato” ed ha riferito, quindi, a quelle che saranno le future generazioni. Ma vi è anche un altro modo di riferire più spirituale ed intimo. Pensiamo a chi ha commesso un peccato e si confessa o è la sua anima che si confessa con se stessa e gli effetti si evidenziano con il rimorso. Vi sono anche altri due modi d’utilizzare il ruolo dell’osservatore. Nel primo caso è colui che funge da residente in un dato luogo e s’imbatte in un viaggiatore che si rivolge a lui per chiedergli alcune informazioni sul posto dove si trova e quale strada debba percorrere per raggiungere la sua meta. Nel secondo, l’osservatore, da morto, lascia una sorta di “scatola nera” nella quale sono riassunte le notizie più importanti da affidare a chi s’impegna al recupero dell’oggetto. Questo “dialogo” verso un qualcosa che noi non riusciamo a definire razionalmente e che solo in particolari circostanze ne ammettiamo la possibilità, come il caso di Gesù che si rivolse al Padre nell’intento di respingere l’amaro contenuto del calice che gli era stato offerto o di bimbi che si intrattengono con una “misteriosa signora” a Lourdes o a Fatima, non è facile d’accettare. Eppure non vi è secolo, dalle origini dell’essere umano ad oggi, che non si riportano notizie di persone che parlano o incon-trano o sono folgorate da segni evidenti (pensiamo alle stimmate) da “entità” che non appartengono al nostro mondo e che per professione di fede noi definiamo santi, angeli, beati. La stessa mitologia greca ci ha abituato a convivere con divinità che comparivano e scomparivano o cambiavano forma di continuo. Vi sono persino particolari forme di pazzia che lasciano intravedere individui in realtà inesistenti ma che la mente “costruisce” con dovizia di particolari. Possiamo dire, in buona sostanza, che è tanta l’insicurezza che noi abbiamo sulla ragione ultima che ci fa vivere e morire, che spesso confondiamo il reale dal fantastico ed in tal modo corriamo il rischio di cancellare i segni autentici da quelle fasulli e devianti. D’altra parte non è facile accettare quanto di cattivo e di perverso è in noi allorché siamo gli artefici di tanti mali, mentre su un diverso versante la scienza incomincia ad indicarci percorsi di tutt’altra natura come corpi celesti che viaggiano alla velocità della luce o la superano, dove persino dei fenomeni esoterici possono trovare una spiegazione logica ed essere inquadrati in facoltà paranormali di cui taluni soggetti sono dotati sia pure inconsapevolmente. E’ che della vita sappiamo ancora pochissimo e di ciò che ci attende, ammesso che vi sia un dopo, di là della vita ancora meno. Ma l’osservatore non può dubitare che vi sia qualcuno ad attenderci per traghettarci sull’altra sponda e che vi sia qualcuno ad attendere da noi un messaggio più aperto alla fede, alla giustizia e alla solidarietà per permetterci di riscattare le nostre debolezze e a rigenerare quel gesto d’amore che sembra essersi smarrito nella notte dei tempi.

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Class action. La solita manfrina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

La class action e’ proprio una presa in giro. Non di per se’, ovviamente, ma nella versione edulcorata che Governo e Parlamento le stanno dando prima dell’ipotetica entrata in vigore. Doveva essere attiva -in una versione a nostro avviso orribile (1)- gia’ a gennaio 2008, ma fu rinviata al 29 giugno del medesimo anno; poi al 1 gennaio 2009; poi al 30 giugno 2009 e infine (??) al 1 gennaio 2010 ma, cosi’ c’era scritto, potendola utilizzare per i reati commessi a partire dal 1 luglio 2009. Un po’ di certezza del diritto? Non scherziamo, per favore, siamo nel Paese di Pulcinella, dove la Giustizia e’ uno dei simboli dello stato dei fatti e uno “status symbol”di chiunque ci governi e faccia le leggi. Ecco quindi che nel DL Sviluppo pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.136 dello scorso 31 luglio viene con forza ribadita questa peculiarita’ del nostro sistema/regime: l’azione giudiziaria collettiva non potra’ piu’ essere utilizzata per i reati commessi a partire dal 1 luglio ma solo per quelli a partire dal 15 agosto!! Sara’ perche’ in questo mese e mezzo di differenza sono stati commessi alcuni reati che potrebbero essere oggetto di causa collettiva chiamando a risponderne alcuni dei “gioielli” del nostro sistema economico come, per esempio, Alitalia e i suoi ritardi o gli intasamenti delle autostrade nuove di zecca del nord-est?
E siamo maligni se crediamo che nuovi rinvii potrebbero essere approvati se nuove dimostrazioni dell’efficienza economica del nostro sistema dovessero manifestarsi? Domande pleonastiche!! Nel frattempo, siccome lo sport di parlare senza cognizione di causa e per creare polveroni e’ molto diffuso, e sono in diversi che preannunciano class action contro operatori turistici e vettori aerei che hanno lasciato a terra migliaia di persone… non facciamoci infinocchiare e non perdiamo tempo: che senso avrebbe fare una class action contro chi e’ fallito? Dove dovrebbe prendere i soldi per risarcire i malcapitati? Avrebbe senso, invece, promuovere azioni collettive contro le banche che ci hanno rubato milioni di euro con i prodotti del cosiddetto risparmio gestito (tanto le banche in Italia non falliscono mai), contro l’Alitalia di cui sopra e contro i ladri di Stato che ci massacrano tutti i giorni, ma…. tranquilli: per i cosiddetti privati ci sono le proroghe come quella di ora, per il pubblico le norme approvate e quelle che dovrebbero in qualche modo essere messe a posto entro gennaio 2010 non saranno applicabili. Mettiamoci l’anima in pace e dimentichiamoci la class action. Continuiamo la nostra opera di sostengo e informazione con gli attuali sgangherati strumenti che la Giustizia ci mette a disposizione… quando non è in vacanza come dallo scorso 1 agosto fino al 15 settembre prossimo (sospensione feriale dei termini)

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Rapporto Ocse, debole la ricetta Sacconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2009

“Enormi le difficoltà in cui versano i lavoratori italiani: servono correttivi per evitare che la maggior parte dei nuclei familiari italiani sprofondino nel baratro della povertà, non rassicurazioni fittizie ed a giornate alterne sul superamento della crisi”. Così l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sul rapporto Ocse relativo alla tassazione salariale.“In queste ultime ore – prosegue il deputato IDV – si sono manifestate tensioni sociali preoccupanti che vanno di pari passo con i dati Ocse diffusi. L’Italia è in “panne” e mentre le famiglie italiane arrancano e molti lavoratori perdono le poche certezze rimaste, ancora immobilismo totale da parte di questo Governo, che non trova di meglio che rispolverare vecchi ricette anti crisi. Legare i salari ai risultati aziendali è una trovata che viene ciclicamente rispolverata senza troppa convinzione. Eppure il Ministro Sacconi sarà consapevole del fatto che se le aziende italiane chiudono o smantellano gli stabilimenti esistenti non ci saranno né salari né tanto meno utili di sorta da ripartire. Attendiamo – conclude Scilipoti –   misure sagge e concrete   da parte del Governo che non può rimanere imperterrito alla finestra, confidando in un superamento della crisi lontano e frutto di equilibri internazionali finanziari ed economici”.

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