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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘cervelli’

Il Vice Ministro Castelli in merito alla c.d. “fuga dei cervelli”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 aprile 2019

“Ho letto ieri un articolo de Il Fatto Quotidiano che dava un dato: negli ultimi 10 anni l’Italia ha perso 130 mila persone altamente qualificate. E oggi ne riparla anche Giorgetti da Verona. Questo Governo riporterà i nostri talenti in Italia! È nel decreto Crescita!
Spesso giovani costretti dalla mancanza di opportunità o perché in altri Stati venivano prospettate condizioni lavorative più vantaggiose. Adesso basta, basta ai cervelli in fuga: riportiamoli in Italia! Noi andremo a garantire loro maggiori benefici fiscali, semplificazione delle condizioni per accedere al regime fiscale di favore e più agevolazioni. Ci andremo a rivolgere a chi vuole tornare in Italia magari per fare impresa, ma anche ai docenti e ai ricercatori. Benefici anche per quei lavoratori italiani non iscritti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’estero) che decideranno di rientrare nel nostro Paese. È chiaro a tutti che i vecchi governi hanno fallito, per questo motivo noi ci assumiamo questa responsabilità: a queste persone vogliamo dare una nuova opportunità in Italia!”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, in un post Facebook, in merito alla “fuga dei cervelli”.

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La mobilità dei cervelli sotto la lente dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

cervelloIl Vecchio Continente, in mancanza di adeguate strategie per arginare le migrazioni intellettuali verso Stati Uniti, Canada e Australia, rischia di trovarsi impoverito, nel giro di un decennio, di conoscenze. E’ lo scenario già descritto dal progetto Brain Drain – Emigration Flows of Qualified Scientists, che però evidenzia anche le misure adottate: dalle apposite normative ad un programma comunitario di monitoraggio a cui, per l’Italia, partecipa il Consiglio nazionale delle ricerche. Quest’iniziativa rappresenta il primo tentativo della Commissione Europea di tradurre in cifre il fenomeno della mobilità intellettuale europea. Per quanto riguarda gli occupati in professioni scientifiche, anche se l’incidenza degli europei negli Usa non supera il 4,5%, i numeri assoluti sono consistenti. I lavoratori ad altissima qualificazione (con visto H1B) provenienti dall’Europa ed immigrati negli Usa se andiamo a ritroso a partire dal 2003 erano oltre 100.000; tra i cinque paesi che forniscono questo capitale umano, l’Italia occupa il quarto posto con 5.900 persone, dopo Regno Unito (31.000 persone), Francia (15.000), Germania (13.000), e prima della Spagna (5.800). Nel solo 2013 tale numero è stato quasi triplicato e continua in un crescendo impressionante. Dagli studi si deduce che gli europei vanno in Usa, in Canadà e in Australia non solo per svolgere una ricerca migliore, ma anche per avere più opportunità di lavoro, carriera, e finanziamenti più alti: tra le loro motivazioni, la possibilità di fare carriera prevale con il 78%, seguita dal prestigio dell’istituzione che li ospita con il 74,6%, dalle possibilità di accesso alle tecnologie di punta (73%), dai maggiori fondi disponibili per la ricerca (69%), dalle opportunità di contatto con le reti di ricercatori e professionisti (68%). In coda alla graduatoria delle motivazioni, la mera opportunità occupazionale, che conta per il 56%, e i miglioramenti retributivi (54%). Molto diversa la spinta degli studiosi statunitensi a lasciare il loro paese: il prestigio dell’ente destinatario prevale con il 61%, seguito dalle condizioni di vita del paese ospitante (60%). Speculari le motivazioni che portano al rientro in patria: prevalgono per i ricercatori europei le condizioni di vita del paese di origine (80%) e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia (71%). Per i colleghi americani il rientro in patria è motivato soprattutto da ambizioni di carriera (71%), dai miglioramenti salariali (63%) e dall’esigenza di maggiori fondi per la propria attività (61%). Ora che siamo nel 2017 ci troviamo in Italia con il più alto indice di migrazione giovanile dopo gli anni postbellici, oltre 200mila unità in un anno e la loro stragrande maggioranza è laureata e con un alto livello di professionalità mentre con gli attuali immigrati ci ritroviamo con un numero elevato di analfabeti o con un livello modesto d’istruzione. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

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La mobilità dei cervelli sotto la lente dell’Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 giugno 2017

immigrazione-via-mareIl Vecchio Continente, in mancanza di adeguate strategie per arginare le migrazioni intellettuali verso Stati Uniti e Canada, rischia di trovarsi impoverito di conoscenze. E’ lo scenario descritto dal progetto Brain Drain – Emigration Flows of Qualified Scientists, che però evidenzia anche le misure già adottate: dalle apposite normative ad un programma comunitario di monitoraggio a cui, per l’Italia, partecipa il Consiglio nazionale delle ricerche. Quest’iniziativa rappresenta il primo tentativo della Commissione Europea di tradurre in cifre il fenomeno della mobilità intellettuale europea, in una situazione di totale assenza di dati ufficiali, che invece gli Usa hanno a disposizione spiegano Maria Carolina Brandi e Sveva Avveduto dell’Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle Ricerche, curatrici per l’Italia del progetto Brain Drain – Migration Flows of Qualified Scientists, i cui risultati sono stati pubblicati nel numero speciale della rivista Studi Emigrazione con il titolo Le migrazioni qualificate tra mobilità e Brain Drain. C’è da evidenziare però, in proposito, una novità. L’Unione Europea, tramite la Direzione Generale di ricerca di Bruxelles, ha attivato un programma di monitoraggio dei flussi di mobilità dei propri ricercatori lo Human resources in research and developement monitoring system on career paths and mobility flows, al quale partecipano Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Norvegia, Svezia, Repubblica Ceca e Polonia. Per l’Italia, l’ente interessato è il Cnr. Dal progetto si evince che in assenza di iniziative adeguate per arginare il fenomeno, il Vecchio Continente si ritroverebbe, nel giro di dieci anni, depauperato di conoscenze. Per quanto riguarda gli occupati in professioni scientifiche, anche se l’incidenza degli europei negli Usa non supera il 2%, i numeri assoluti sono consistenti. I lavoratori ad altissima qualificazione (con visto H1B) provenienti dall’Europa ed immigrati negli Usa nel 2003 erano oltre 100.000; tra i cinque paesi che forniscono questo capitale umano, l’Italia occupa il quarto posto con 5.900 persone, dopo Regno Unito (31.000 persone), Francia (15.000), Germania (13.000), e prima della Spagna (5.800). Nel 2004 il personale qualificato proveniente da tutti i paesi del mondo che ha ottenuto il visto H1B aumenta ancora rispetto al 2003: si passa da 360.000 a 387.000 visti. Dal 1998 al 2003, ogni anno, in media circa 5.000 italiani altamente qualificati nella ricerca e nelle professioni tecniche trovano occupazione negli Usa per un periodo che può durare fino a 6 anni. Nel solo 2003 il 17% degli italiani che si sono stabiliti in maniera permanente negli USA sono manager, dirigenti e professionisti. Ma quali sono le ragioni principali delle migrazioni e le cause che determinano il ritorno in patria? Lo hanno svelato, nell’ambito del Progetto, due indagini, di cui una condotta dal Cnr su un campione di 250 ricercatori stranieri presenti negli Enti pubblici di ricerca italiani e, laltra, dal Merit su un campione di 1000 ricercatori europei ed americani dellAmerican Association for the Advancement of Science (Aaas) che conta 250.000 iscritti. Dagli studi si deduce che gli europei vanno in Usa non solo per svolgere una ricerca migliore, ma anche per avere più opportunità di lavoro, carriera, e finanziamenti più alti: tra le loro motivazioni, la possibilità di fare carriera prevale con il 78%, seguita dal prestigio dell’istituzione che li ospita con il 74,6%, dalle possibilità di accesso alle tecnologie di punta (73%), dai maggiori fondi disponibili per la ricerca (69%), dalle opportunità di contatto con le reti di ricercatori e professionisti (68%). In coda alla graduatoria delle motivazioni, la mera opportunità occupazionale, che conta per il 56%, e i miglioramenti retributivi (54%). Molto diversa la spinta degli studiosi statunitensi a lasciare il loro paese: il prestigio dell’ente destinatario prevale con il 61%, seguito dalle condizioni di vita del paese ospitante (60%). Speculari le motivazioni che portano al rientro in patria: prevalgono per i ricercatori europei le condizioni di vita del paese di origine (80%) e il desiderio di ricongiungersi alla famiglia (71%). Per i colleghi americani il rientro in patria è motivato soprattutto da ambizioni di carriera (71%), dai miglioramenti salariali (63%) e dall’esigenza di maggiori fondi per la propria attività (61%). (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici)

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Italia: Cervelli in fuga

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 agosto 2015

i faraglioni, capriUna vera e propria fuga di cervelli dall’Italia si č registrata nel periodo giugno 2014-giugno 2015, +15,2% annuo. E’ quanto risulta dall’indagine condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it, diffusa  a Capri. L’Italia, con 262 geni, è all’ultimo posto in Europa per la percentuale dei osservazione, sono state appena 22 persone che hanno conseguito 5 lauree magistrali e 240 che hanno conseguito 4 lauree per un totale di appena 261 geni. Il 23% dei geni ha origini settentrionali, il 32% č nato nel centro Italia, mentre il 45% ha origini meridionali. Un dato particolarmente basso se confrontato con la media europea (473), ma anche rispetto agli altri Stati principali dell’Unione: in Germania i plurilaureati sono 531, in Spagna 512, in Francia 487, in Gran Bretagna 47 2. La maggior parte dei geni italiani lavora all’estero: Stati Uniti, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Canada, Portogallo e Croazia; molti di loro possiede anche la doppia cittadinanza.
Le lauree piů ricorrenti tra i geni italiani sono quelle del ramo ingegneristico, economico-statistico, giuridico e sociologico.
“Il bonus fiscale serve a nulla – afferma Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani – Bisogna intervenire giuridicamente evitando la doppia tassazione come avviene ai cittadini italo-americani residenti in Italia”.

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Award “cervelli in movimento”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 dicembre 2010

“Cervelli in Movimento” è un premio all’innovazione del Mezzogiorno che consiste in un’opportunità di formazione “American Style” e di visibilità delle migliori iniziative in un contesto  in grado di offrire importanti occasioni di finanziamento e di cooperazione. Bridges to Italy ha il piacere di annunciare l’adesione alla Giuria di “Cervelli in Movimento” del Dr. Toni Volpe, Presidente e CEO di Enel Nord America, il quale giudichera’ i partecipanti appartenenti al settore delle energie rinnovabili. Il  premio consiste nel:
1.    Dotare TUTTE le startup del Mezzogiorno che partecipano al Premio di know-how manageriale tramite un’azione di tutoraggio – a distanza e in loco- da parte di docenti americani  e business leader;
2.    Inserire TUTTE le startup partecipanti in reti di collaborazione internazionale tramite una serie di workshop e incontri con esperti USA in Italia;
3.    Conferire ai partecipanti un Certificate in “Managing Technology and Innovation in a Global Economy” conferito dalla University of California Irvine,una delle università americane più attive in campi avanzati della ricerca scientifica e dell’innovazione e appartenente al prestigioso circuito delle Università californiane insieme a UCLA, Berkeley, UC San Diego ecc;
4.    Offrire alla startup VINCITRICE (selezionata da una Giuria di esperti Italia-USA), un’esperienza “bi-coastal” in America e collegamenti reali con CLEINTI, PARTNER STRATEGICI e VENTURE CAPITAL. IL PROGRAMMA di formazione è finalizzato alla:
1.    Gestione del MARKETING aziendale a livello internazionale (ovvero: capire il posizionamento della propria innovazione sul mercato globale e scoprire le opportunita’ di mercato, come fissare il prezzo, come promuoversi ecc.);
2.    Gestione della PROPRIETA’ INTELLETTUALE al fine di reperire fondi, partner strategici o dare l’innovazione in licenza a terzi;
3.    Metodi efficaci di PRESENTAZIONE dell’azienda a potenziali investitori, business angels, ecc.
4.    Creazione di una RETE di relazioni e competenze che faciliti la crescita delle startup negli Stati Uniti attraverso la promozione di contatti diretti con esperti d’oltreoceano.
5.    Viaggio PERSONALIZZATO negli USA per la startup più innovativa che abbia superato l’Executive Training,  allo scopo  di incontrare partner strategici, clienti e investitori interessati.
Possono partecipare startup e spinoff di settori tecologici (biotecnologie, nanotecnologie, ICT ed energie rinnovabili) con sede nel Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia).  Si incoraggia soprattutto la partecipazione di donne, ma anche di minoranze etniche e persone disabili. La Fase di pre-selezione si chiude il 20 dicembre ed e’ gratuita: vi si accede leggendo il bando e compilando il Modulo di Pre-selezione “A”,  entrambi scaricabili dalla pagina:  http://bridgestoitaly.org/italia/cim-award Agli idonei sarà inviata entro il 31 dicembre una e-mail di conferma con le istruzioni per l’iscrizione all’Award.  A carico delle start up che supereranno la selezione e prenderanno parte al programma, è  il solo costo di 1500 euro a parziale copertura dei servizi, a fronte  di un totale di 4.000,00 euro: il restante costo dell’operazione sarà infatti coperto da Bridges to Italy e dagli sponsor. http://www.bridgestoitaly.org/italia/cim-award

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