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Posts Tagged ‘cervello’

Magia, cervello e matematica: come i numeri governano il nostro pensiero

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Roma lunedì 18 marzo al Piccolo Eliseo, ore 20.00 Via Nazionale 183 Ingresso libero fino a esaurimento posti. La Scienza e Noi presenta un conferenza-spettacolo dedicata ai numeri, con uno show di intriganti giochi di magia basati su principi matematici, presentati dalla scienziata Antonietta Mira, e commentati da uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani, Giorgio Vallortigara.Antonietta Mira, professore di Statistica presso l’Università della Svizzera italiana, USI, e l’Università dell’Insubria, è appassionata di giochi di prestigio che hanno alla base principi matematici e ha pubblicato, con il maestro Vanni Bossi e l’Ing. Francesco Arlati, il volume Mate-Magica (Aboca). In questo volume si ripercorre la storia di giochi di prestigio e indovinelli basati su principi matematici, partendo da antichissimi papiri egizi, passando dalla corte di Carlo Magno che fece chiamare Alcuino da York per istruire i suoi giovani, per giungere fino a Fra Luca Pacioli che condivise con Leonardo da Vinci alcuni indovinelli ed espedienti magici riportati anche nel Codice Atlantico. Gli spettatori più attenti e curiosi dei giochi di prestigio di Antonietta sono i bimbi ricoverati in pediatria al Policlinico San Matteo di Pavia che Antonietta visita come volontario clown-dottore della Compagnia del Sorriso ONLUS. L’espediente educativo della mate-magia è molto efficace: il prestigio, creato da semplici regolarità matematiche, motiva lo spettatore a capire la matematica sottostante per poter riprodurre il gioco e, a sua volta, sorprendere, moltiplicando così lo stupore all’infinito.Sempre con finalità di divulgazione scientifica, Antonietta ha creato, insieme a L’ideatorio dell’USI, una mostra per rendere popolari e affascinanti concetti di matematica, probabilità e statistica troppo spesso considerati difficili, noiosi o inutili. La mostra, “Diamo i numeri!”, è stata inaugurata a Lugano tre anni fa e sta ora girando in tutto il mondo.
Giorgio Vallortigara, ordinario di Neuroscienze e Direttore Vicario del Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento, partirà dalla performance di Antonietta Mira per raccontare come nasce la matematica nel cervello. Anche gli animali sanno contare. Negli ultimi anni c’è un crescendo di risultati nelle ricerche sulle capacità numeriche delle altre specie: pulcini che contano, api che capiscono cosa sia lo zero, scimmie che fanno addizioni e sottrazioni… Ma la capacità di calcolo astratto è solo umana. Come la abbiamo sviluppata? E’ già nel nostro cervello alla nascita, trasmessa quindi per via genetica, o viene appresa fin dalla primissima infanzia? Nella nostra linea evolutiva, perché abbiamo affinato le capacità di calcolo? Nel cervello, sono stati individuati i cosiddetti “neuroni del numero”. Cosa significa tutto ciò? Dobbiamo ripensare l’origine e la storia evolutiva delle capacità numeriche? E in che cosa, e per quali ragioni, gli esseri umani rimangono diversi dagli altri animali, avendo sviluppato essi soli l’edificio imponente delle matematiche?Una serata di scienza e intrattenimento per capire uno dei più affascinanti misteri del cervello.Info e diretta streaming su: http://www.brainforum.it

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4 incontri dedicati a “ambiente”, “cervello”, “bellezza” e “sovranità/sovranismo”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Parma.Prende il via mercoledì 13 febbraio un ciclo di incontri dedicato alle “parole che contano” per la nostra vita quotidiana, promosso dai corsi di laurea in Filosofia e in Studi Filosofici dell’Università di Parma in collaborazione con la “Gazzetta di Parma”.Gli incontri-intervista, ai quali seguirà una discussione aperta agli interventi e alle riflessioni di tutte le persone presenti, si terranno nel Plesso D’Azeglio dell’Ateneo (via D’Azeglio 85) alle ore 17.Questo il programma dei primi 4 incontri:
· “ambiente” – mercoledì 13 febbraio, Aula B, con Antonello La Vergata, docente di Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “cervello” – mercoledì 6 marzo, Aula B, con Fausto Caruana, docente di Neuroscienze all’Università di Parma
· “bellezza” – mercoledì 17 aprile, Aula K3, con Annamaria Contini, docente di Estetica Filosofica all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “sovranità/sovranismo” – mercoledì 8 maggio, Aula K3, con Carlo Altini, docente di Storia della Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Fra le tante parole, che ogni giorno udiamo nella vita quotidiana e attraverso i media, alcune ci colpiscono di più perché più ricche di significato, o perché non ne comprendiamo del tutto il significato, o perché ci sembra che potrebbero avere significati diversi.
La Filosofia, che con le parole esprime il pensiero ricercando la chiarezza, proponendo il dialogo e la condivisione, offre a tutti noi la possibilità di fermarsi per riflettere su che cosa accade o facciamo quando udiamo o usiamo delle parole, e sul modo in cui esse possono fare del bene o del male alla nostra vita.Cos’è ad esempio l’ambiente? E che cosa significa dire che una cosa è bella?Cos’è il cervello e che ruolo svolge quando pensiamo, viviamo delle emozioni, prendiamo delle decisioni? Che cosa significa ‘sovranismo’ e perché lo Stato può essere considerato sovrano?Sono parole che “contano” anche perché hanno dietro di sé una lunga tradizione filosofica.I pensatori più importanti si sono confrontati su di esse attribuendo loro significati differenti. Tornare a ripensarle e a farle nostre può contribuire a chiarire i modi e le forme in cui possiamo farne uso anche nella vita di tutti i giorni.

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Il “principato del cervello”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Al tempo di Alcmeone fu messo a punto il concetto del “Principato del cervello” che fissava nella funzione cerebrale la base operativa per la salute individuale e sociale. Le sue osservazioni restano, a tutt’oggi, di grande attualità ed ebbe, altresì, il merito, al tempo in cui visse, di gettare le basi, 1.500 anni prima che sorgesse la Scuola salernitana, per una scuola medica rivoluzionaria avendo studiato in un nuovo angolo di visuale le ragioni e le leggi che guidano la natura.
Ci insegnò a mettere a punto una osservazione scientifica diretta, attenta e paziente, ma soprattutto logica, ragionata, sperimentale. Fu considerato, a ragione, il primo neuro scienziato della storia. Egli ci ha educati ad andare oltre i rimedi atti a curare i sintomi dell’affezione per ricercare l’origine dei fenomeni fisiologici e patologici per debellare il male. Diventa in tal modo un’altra rottura con il pensiero antico legato alla rivelazione della divinità. Ne trae la conferma la scuola di Crotone che ci presenta il risultato sofferto di una ricerca che si pone direttamente al centro del problema che si intende perseguire per affrontare, studiare, capire e risolvere. Così s’introduce anche il principio dell’omeostasi e della prevenzione: conservare sano e perfetto il corpo dell’essere umano e aiutarlo a non ammalarsi.
In tal modo il cerchio si chiude introno all’uomo. La vera salute consiste perciò nel costante equilibrio reciproco tra un uomo sano, con una società sana, e un ambiente sano e, di conseguenza, la qualità della vita diventa possibilità di sorridere, la produttività la capacità di realizzarsi, la libertà la capacità di scegliere il modo di vivere nella coerenza e nella responsabilità delle potenzialità biologiche e mentali. (Riccardo Alfonso)

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Cervello e sindrome autistica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain collega per la prima volta il mancato sviluppo di una specifica area del cervello ai disturbi della sindrome autistica. La ricerca si è focalizzata sull’azione coordinata di due molecole, Negr1 e FGFR2, che assicurano il corretto sviluppo della corteccia somato-sensoriale, una specifica area cerebrale deputata alla percezione e elaborazione degli stimoli sensoriali. I ricercatori hanno scoperto che un’alterazione della funzione di Negr1 e FGFR2 induce difetti nella formazione della corteccia cerebrale e porta a comportamenti anomali che si possono ricondurre ai sintomi diagnostici dell’autismo.
Il lavoro è stato condotto da gruppo di ricerca dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, guidato da Laura Cancedda, in collaborazione con il laboratorio di Biologia delle Sinapsi presso il Centre for integrative Biology (CIBIO) dell’Università di Trento, guidato da Giovanni Piccoli. I dottori Cancedda e Piccoli sono supportati entrambi dal programma carriere Istituto Telethon Dulbecco. L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta nei primi anni di vita con comportamenti ripetitivi e una severa compromissione dell’interazione sociale e della comunicazione verbale e non verbale. Sebbene le cause scatenanti non siano ancora completamente note, la ricerca suggerisce come fattori genetici e metabolici possano ostacolare la maturazione fisiologica dei neuroni e dei circuiti funzionali. I ricercatori hanno ricostruito il meccanismo attraverso cui i geni Negr1 e FGFR2 cooperano nel regolare le primissime fasi dello sviluppo cerebrale, influenzando la migrazione dei neuroni all’interno del cervello fetale e controllandone il loro corretto posizionamento. I ricercatori hanno spento la loro espressione in specifiche popolazione neuronali e hanno osservato importanti effetti sulla migrazione e lo sviluppo morfologico di quelle cellule: l’assenza di Negr1 o FGFR2 ostacola il cammino dei neuroni verso gli strati corticali superiori e riduce lo sviluppo dei neuriti.
Le mutazioni a carico dei geni Negr1 e FGFR2 erano state osservate in individui affetti da patologie dello spettro autistico, ma non era noto se i due geni fossero in qualche modo correlati e come cooperassero a regolare lo sviluppo cerebrale. I ricercatori hanno messo in luce che l’alterazione genica potrebbe essere alla base dei difetti di connettività osservati nei cervelli di pazienti con autismo.
Questo studio aggiunge un tassello importante alle conoscenze in materia di sviluppo del sistema nervoso e risulta fondamentale non solo per capire meglio le basi biologiche dell’autismo, ma anche per chiarire come alterazioni microscopiche in specifici circuiti nervosi della corteccia cerebrale possano avere un impatto cruciale sul suo funzionamento e condurre a disturbi comportamentali. Per approfondire: https://academic.oup.com/brain/article-lookup/doi/10.1093/brain/awy190

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Quei microbi intestinali che colpiscono il cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il nostro intestino è popolato da migliaia di specie di microbi che condizionano lo sviluppo dell’individuo e che conosciamo pochissimo. Solo recentemente, si è iniziato a studiare l’impatto di queste popolazioni sulle patologie psichiatriche e neurodegenerative e il 12 settembre all’Irccs Fatebenefratelli di Brescia si terrà un corso che farà il punto sul ruolo del microbiota intestinale nell’influenzare, tra l’altro, la patogenesi di diverse malattie come autismo, sclerosi multipla, malattia di Alzheimer e malattie psichiatriche. Il corso è gratuito ma è obbligatoria l’iscrizione sul sito http://www.irccs-fatebenefratelli.it
Da alcuni anni l’Irccs partecipa a progetti di ricerca su questo tema e due anni fa un gruppo di scienziati svizzeri e italiani che operano presso l’Università di Ginevra e l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato dei microbi pro-infiammatori nell’intestino che potrebbero essere all’origine della malattia di Alzheimer. Al centro della scoperta Amiloide e Tau, due proteine prodotte dal cervello il cui accumulo progressivo nell’arco di vent’anni conduce alla degenerazione neuronale, con la perdita di memoria e di autonomia tipica della malattia. Si è scoperto che alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di amiloide e tau.

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“Cervello e morale: ambivalenza e sfide per la neuroetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Parma Mercoledì 23 maggio, alle ore 17.30, nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Ateneo, si terrà il quinto incontro del ciclo di letture magistrali Bioetica/Scenari, curato dal Centro Universitario di Bioetica diretto dal prof. Antonio D’Aloia, con la Lecture del prof. Gilberto Corbellini Cervello e morale: ambivalenza e sfida per la neuroetica.L’incontro sarà aperto dai saluti del prof. Antonio D’Aloia, che introdurrà e modererà l’incontro.Gilberto Corbellini dirige il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale della Ricerche (CNR) ed è, inoltre, docente ordinario di Storia della medicina e di Bioetica a Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato, in ambito nazionale e internazionale, diversi saggi sugli avanzamenti scientifici e sulle dimensioni etiche e politiche della biomedicina del Novecento. Collabora con il supplemento domenicale del Sole 24 Ore. Ha fatto parte del Comitato Nazionale di Bioetica.
La lecture rappresenta l’occasione per affrontare il tema “neuroscienze”, soffermandosi sugli aspetti etici che emergono dai recenti studi sul cervello. In particolare per “neuroetica” «ci si riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica clinica in ambito neuroscientifico, sia alla possibilità di comprendere meglio in che modo il cervello elabora i giudizi morali».Da tempo cercare di comprendere i meccanismi cerebrali rappresenta un’ambizione che contraddistingue gli studi sull’uomo, ma è il rapido progresso tecnologico degli ultimi tempi (si pensi alle tecniche di visualizzazione cerebrale, c.d. neuroimaging) ad avere reso più raggiungibile questo obiettivo. Ciò ha determinato il sorgere di questione etiche di grande rilievo: si pensi, all’impatto che le conoscenze e le tecnologie neuroscientifiche determinano sul trattamento delle malattie psichiatriche, al fenomeno dello human enhancement o ancora all’utilizzo dei dati scientifici all’interno dei procedimenti giudiziari.L’edizione di Bioetica/Scenari dello scorso anno accademico ha visto gli interventi all’Università di Parma di Carlo Alberto Redi, Guido Barilla, Stefano Canestrari, Roberto Cingolani, Carlos Maria Romeo Casabona e Guido Barbujani; la seconda edizione si è aperta con la Lecture di Giuseppe Remuzzi, tenutasi il 22 novembre 2017 e proseguita con la Lecture di Sergio Filippo Magni il 21 febbraio e con quelle di Luigi Naldini il 19 aprile e Anna Meldolesi l’8 maggio.L’ultimo incontro del ciclo dell’a.a.2017-2018 si terrà martedì 5 giugno con la Lecture del prof. Nelson Marmiroli dell’Università di Parma, Direttore del Consorzio Interuniversitario Nazionale di Scienze Ambientali, dal titolo I semi della discordia. Ragionando sugli OGM.

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Identificati geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Un gruppo di geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello correlato all’età è stato identificato dal team di ricerca del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “C. Darwin” della Sapienza, in collaborazione con il Babraham Institute di Cambridge. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Aging Cell, mostrano che uno di questi geni, denominato Dbx2, può determinare un invecchiamento precoce delle cellule staminali neurali, riducendone la capacità di crescita.Le cellule staminali neurali sono responsabili della produzione di nuovi neuroni nel cervello adulto. Con l’età, le cellule staminali producono sempre meno cellule nervose e ciò può causare un deterioramento delle capacità cognitive del cervello.Il team di ricerca internazionale ha confrontato l’attività genica delle staminali neurali di topi vecchi e giovani, identificando 254 geni la cui attività si altera nelle cellule vecchie. E’ stato osservato che, mentre per molti di questi geni l’attività si riduce, per il gene Dbx2 aumenta.“Siamo riusciti ad aumentare l’attività di Dbx2 nelle cellule staminali neurali giovani – spiega Giuseppe Lupo della Sapienza, primo autore dello studio – quindi ad accelerare alcuni aspetti del processo di invecchiamento. Ciò ha permesso di osservare in queste cellule l’acquisizione di caratteristiche simili a quelle delle cellule vecchie, in particolare un rallentamento della proliferazione.”La ricerca, diretta per la Sapienza da Emanuele Cacci e per il Babraham Institute da Peter Rugg-Gunn, potrebbe avere una forte ricaduta nell’ avanzamento delle conoscenze sui meccanismi del declino cognitivo durante l’invecchiamento.“Proveremo ora – conclude Lupo – a utilizzare la genetica e le cellule staminali neurali per far “tornare indietro” le cellule più vecchie affinché recuperino la capacità di crescita. I risultati ottenuti con le cellule staminali neurali di topo potrebbero in futuro essere applicati alle cellule staminali umane”.

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“Settimana Mondiale del Cervello”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2018

Fino al 18 marzo continua la “Settimana Mondiale del Cervello”, appuntamento annuale patrocinato dalla Società Italiana di Neurologia (SIN) per far aumentare la pubblica consapevolezza nei confronti della ricerca su questo organo sofisticato e, nello stesso tempo, ancora misterioso del nostro corpo.Il tema dell’edizione 2018 è “Non c’è muscolo senza cervello” e A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, ancora una volta aderisce con entusiasmo a questa iniziativa, in linea con gli obiettivi statutari della Onlus e in totale accordo con tutti i soggetti impegnati nella ricerca sulla malattia cerebrovascolare.Obiettivo dell’Associazione è quello di favorire la conoscenza dell’ictus cerebrale e dei fattori di rischio per cercare di limitare danni futuri, attraverso azioni di sensibilizzazione e informazioni precise su come si può prevenire, sull’importanza del riconoscimento precoce dei sintomi e del “fattore tempo” e, quindi, su come sia fondamentale chiamare subito il 112, su tutela sociale e corretta formazione di tutta la popolazione oltreché del personale e degli specialisti coinvolti nella diagnosi, cura e riabilitazione della patologia.
“Il cervello è un organo complesso che va salvaguardato: con la prevenzione e con l’adozione di corretti stili di vita possiamo pensare di mantenerlo in forma, evitando di incorrere in una patologia grave e debilitante come l’ictus cerebrale – dichiara la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus. La nostra sanità attualmente si trova a gestire una situazione complessa che deve fare i conti con diversi fattori come l’invecchiamento della popolazione e il contenimento della spesa pubblica ma, contemporaneamente, c’è un progresso costante in campo diagnostico-terapeutico (farmaci, strumentazioni, ausili, tecniche d’intervento innovativi). Non dobbiamo inoltre dimenticare che il nostro Paese vive di differenze anche molto significative tra regione e regione, soprattutto tra Nord e Sud: un esempio tra tutti è ancora oggi costituito dalla disomogenea distribuzione delle Unità Neurovascolari (Stroke Unit) sul territorio nazionale, nonostante le precise direttive ministeriali (Decreto n. 70/2015). Passi avanti ne sono stati fatti, ma la strada è ancora lunga ed è compito delle associazioni di sostegno ai malati, come A.L.I.Ce. Italia Onlus, quello di far sentire sempre più forte la propria voce evidenziando le carenze, denunciando ciò che non va e quello che ancora va fatto. Al centro ci devono essere la salute e il benessere del Cittadino, che deve essere sano, non ammalarsi. Ma se si ammala ci vogliono cure eque, un equo accesso ai servizi e, al rientro a casa, deve recuperare la migliore qualità di vita possibile, basata sulle proprie necessità e su quelle del proprio nucleo familiare”.
L’ictus cerebrale è una patologia che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Circa la metà degli italiani che ne vengono colpiti ogni anno rimane con problemi di disabilità anche grave: le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita, oltre che per l’invecchiamento progressivo della popolazione, anche perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.Per raggiungere standard omogenei e di qualità, ci vorranno una sempre maggiore integrazione tra enti ed organizzazioni diverse, scientifiche e non, una migliore coesione, proposte concrete e costruttive indirizzate ai medesimi obiettivi a livello nazionale, regionale e locale.Ulteriori dettagli e l’elenco delle varie iniziative attivate sul territorio nazionale durante la “Settimana Mondiale del Cervello” sono visibili sul sito web della SIN http://www.neuro.it.

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Settimana del cervello 2018: novità sulla neurologia e e-health

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

“Non c’è muscolo senza cervello” è il tema dell’edizione 2018 della Settimana Mondiale del Cervello, la campagna di sensibilizzazione promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN). Dal 12 al 18 marzo saranno numerose le iniziative in programma per informare la popolazione in merito a quelle malattie che possono compromettere il delicato funzionamento del cervello e che colpiscono, solo nel nostro Paese, circa 5 milioni di persone.
“Non c’è muscolo senza cervello perché grazie al cervello e al sistema motorio si determina qualunque movimento del nostro corpo – dichiara il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – L’ordine, infatti, parte dal cervello, viaggia lungo i nervi periferici e poi giunge al muscolo che si contrae e causa il movimento. D’altra parte, se è vero che i nervi e i muscoli dipendono dal cervello, allo stesso tempo si può affermare che i nervi e i muscoli influenzano il cervello e il sistema nervoso, fornendo segnali e sostanze nutritive ai neuroni del midollo spinale e contribuendo, attraverso l’esercizio muscolare e l’allenamento, a inviare segnali positivi di sopravvivenza ai neuroni. Il nostro sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare sono, quindi, un tutt’uno che lavora sempre in sinergia, influenzandosi continuamente nel corso del tempo”.E proprio su questa vitale sinergia e, soprattutto, sui problemi che può portare un suo malfunzionamento, la SIN ha voluto porre l’accento quest’anno, celebrando durante la Settimana del Cervello anche la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari, il prossimo il 10 marzo, che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti patologie come la distrofia muscolare, l’atrofia muscolare progressiva, la poliomielite progressiva o le gravi neuropatie periferiche quali le forme amiloidosiche. In occasione della conferenza stampa di presentazione, sono stati illustrati gli enormi passi avanti fatti negli ultimi tempi dalla ricerca scientifica in campo diagnostico e terapeutico per la sclerosi multipla e le demenze, cosi come per la fisiologia e la patologia del sonno, per l’ictus cerebrovascolare e per le malattie neuromuscolari. Una sessione è stata, infine, dedicata al mondo del digitale al servizio della neurologia e a come i nuovi media possano essere un valido aiuto alla medicina.

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Gli italiani allenano poco il cervello: Arriva BrainPower

Posted by fidest press agency su martedì, 16 gennaio 2018

cervelloOggi “prendersi cura di sé” significa, per molti, dedicarsi al proprio corpo, all’estetica e alla forma fisica, con il rischio, però, di tralasciare un aspetto fondamentale: la cura del cervello. Secondo il recente sondaggio di SWG per Novartis, solo il 37% degli italiani si dedica a esercizi che aiutano a mantenere allenate le funzioni cerebrali, mentre palestra e aspetto fisico sono una priorità per più del 60%.L’indagine è stata promossa nell’ambito dell’iniziativa Brainzone, il progetto dedicato alla sensibilizzazione sull’importanza della cura del cervello e sulle patologie neurologiche, giunto quest’anno alla sua terza edizione.Secondo i risultati della ricerca, gli italiani passano la maggior parte del proprio tempo libero ad ascoltare la radio (46%) e guardare la tv (41%) mentre un numero decisamente inferiore di persone si dedica ad attività che possono stimolare e rafforzare la mente: il 24%, infatti, svolge con frequenza giochi quali l’enigmistica e il sudoku e solo l’8% visita musei e va a teatro.“Solamente metà del campione, nell’ultima settimana, ha letto libri o risolto quesiti di enigmistica ed è da evidenziare che si tratta soprattutto della fascia over 55 della popolazione: in misura maggiore si tratta di persone in età pensionabile, circa il 59%, o che non lavorano” – spiega Maura Porcino, Direttore di ricerca di SWG Italia, che ha condotto la ricerca – “Emerge da questi dati che hobby come l’enigmistica o il sudoku sono preferiti in particolare dagli adulti; vi è una spaccatura, infatti, tra italiani in età lavorativa e fasce più adulte della popolazione che riflette un cambio di abitudini ma anche una diversa gestione del proprio tempo. Questo tipo di attività viene rimandata a momenti in cui si ha più tempo e una diversa consapevolezza degli effetti dell’età sul nostro corpo, come la pensione.”
Le funzioni cognitive e le capacità mentali hanno bisogno di essere preservate e possono essere aumentate grazie a un’alimentazione equilibrata e alla cura e all’esercizio della mente. I risultati sono migliori se si inizia da giovani. In questo modo si attivano nuove connessioni e aree del cervello scarsamente utilizzate e si agisce contro i processi neurodegenerativi e la perdita di volume cerebrale (atrofia) correlati all’invecchiamento e osservati anche in alcune patologie che colpiscono il cervello.1,2,3 Il cervello è l’organo che regola tutte le funzioni e i comportamenti del nostro corpo, eppure è quello meno conosciuto e salvaguardato: i risultati della ricerca evidenziano, infatti, che gli italiani non riconoscono a pieno il suo ruolo. Per la maggioranza il cervello è l’organo responsabile esclusivamente della comprensione del linguaggio e del controllo delle emozioni e non ne riconosce il ruolo di “regista” delle funzioni corporee, come ad esempio nella regolazione del battito cardiaco e della pressione sanguigna, di cui ne è a conoscenza, rispettivamente, solo il 25% e il 13% del campione. Per preservare le capacità cognitive, la maggioranza degli intervistati riconosce il ruolo del riposo e della lettura e solo il 43% indica l’alimentazione come un fattore che possa avere influenza nel preservare le capacità cognitive. Ancora parziale (30%) la consapevolezza che le tecniche di rilassamento e allontanamento dagli schermi video come TV, smartphone e tablet possano essere utili in tal senso.Il cervello risponde a un numero infinito di stimoli, sono quindi numerose le attività che si possono fare per prendersene cura: imparare a conoscere quello che ci fa bene e avere a disposizione gli strumenti giusti è fondamentale per permetterci di dare il massimo e di preservare un organo così importante.Per rispondere a queste esigenze, Brainzone, l’iniziativa di Novartis dedicata alla cura del cervello, quest’anno ha creato Brain Power, uno spazio on-line dove poter nutrire, rilassare e mantenere in allenamento le proprie funzionalità cognitive. Per migliorare il nostro brain power, dal portale si potrà accedere ad aree dedicate, pensate proprio per chi ha voglia di divertirsi e tenersi in allenamento:”Train your Brain”. È la sezione interamente studiata per la stimolazione del cervello tramite giochi ed esercizi di logica sviluppati in collaborazione con Wired italia;
“Relax your Brain”. Il rilassamento, tramite la distensione progressiva dei diversi gruppi muscolari, aiuta a ridurre l’ansia e la tensione muscolare. In questo modo il cervello e tutto il corpo avranno tempo di ricaricarsi. In questa sezione si potranno sperimentare tecniche di rilassamento e di yoga per rigenerarsi e controllare lo stress;
“Feed your Brain” Le prestazioni del nostro cervello, come anche quelle degli altri organi del nostro corpo, sono legate anche a quello che scegliamo di inserire nella nostra dieta. Questa sezione è dedicata a consigli nutrizionali sugli alimenti amici del cervello e si andrà ad arricchire con ricette pensate ad hoc, realizzate dai foodblogger del network iFood, per preservare e migliorare le funzionalità cognitive.

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La deprivazione di sonno danneggia il cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 24 ottobre 2017

sonnoRoma 28 ottobre Sala Congressi via Rieti dalle 8.30 alle 19 “La deprivazione di sonno sta mettendo in una condizione di grande stress il cervello di moltissimi bambini e adolescenti”. Ne parlerà Giovanni Biggio, Professore Emerito di Neuropsicofarmacologia presso l’Università di Cagliari (Unica) al convegno ‘Narrazione, trauma e salute: dall’individuo alla società’, illustrando quali sono ‘Le nuove forme dello stress tra epigenetica e psicopatologia’.“È un fenomeno mondiale- continua il professore- è stato calcolato che dal 2007 al 2017 i giovani dagli 8 ai 18 anni sono passati dalle 7 alle 14 ore di connessione, soprattutto di notte, e questo è un aspetto profondamente negativo. Oggi i ragazzini non dormono e l’allarme è stato lanciato anche dai professori delle scuole secondarie, che ci hanno raccontato- conferma il medico- che dopo le prime due ore di lezione gran parte della classe è sonnolenta, non è attenta. Gli adolescenti di notte restano svegli nella loro camera da letto, concentrati a chattare con gli smartphone o rimangono collegati al Pc e all’iPad. Capita che si addormentino e poi un messaggino all’una di notte li sveglia interrompendo il loro sonno”.
Il cervello umano diventa adulto tra i 25 e i 30 anni. “Se le persone dai 12 ai 20 anni non dormono la neurogenesi si rallenta: la melatonina, che regola il ritmo circadiano e ha un ruolo importante nella plasticità neuronale, viene secreta la notte- chiarisce Biggio- mentre il cortisolo, molecola che controlla le funzioni del cervello, si attiva la mattina. Se non si dorme la melatonina non viene secreta, il nostro cortisolo sale e il cervello ne risente. Molti adolescenti non dormono per giorni, magari ricevono anche delle minacce dalla Rete, come le fotografie usate a fini ricattatori, ed ecco che scoppia uno stress enorme per molti di loro. Da lì il passo drammatico di lanciarsi dalla finestra, il rifiuto di andare a scuola, di mangiare, di socializzare e si arriva poi alla psicopatologia”.
Il medico punta il dito sugli stili di vita dei giovani: “Negli adolescenti la corteccia non è sviluppata- prosegue Biggio- se non dormono, perché ad esempio sono andati in discoteca e hanno assunto alcol o fumato qualche sostanza stupefacente, poi non sono in grado di dare al cervello quell’input inibitore che invece riesce a dare un adulto che ha un cervello completamente formato. Quest’ultimo se beve non si metterà alla guida, i giovani invece guidano e si suicidano poiché non sanno prendere le giuste decisioni”.
Un esempio di come la mancanza di sonno faccia prendere cattive decisioni è dato dal comportamento dei giocatori d’azzardo professionisti: “Giocano almeno tra le 24 e le 30 ore di seguito- precisa il medico- poi vanno a dormire, altrimenti sballeranno le puntate se non riposano per almeno 3/4 ore dopo tante ore di gioco”.
La deprivazione di sonno avviene anche nei più piccoli: “Vediamo sempre più bambini giocare con l’iPad tra le mani già all’età di due anni. Strumenti eccitatori che li tengono svegli, causando stress in un cervello in via di sviluppo- rimarca lo studioso- ciò porta all’insorgenza del trauma a livello emotivo, emozionale ed affettivo”.
giornata del sonnoPossono causare stress traumatico pure le situazioni familiari complesse: “Oggi le famiglie si lasciano alle 7-8 di mattina e si ritrovano dopo 12 ore. Se interroghiamo gli adolescenti- prosegue Biggio- la cena sarà veloce nel 40% dei casi, non c’è tempo per parlare in quanto il papà deve lavorare al Pc. Non c’è disponibilità da parte dei genitori. Così gli adolescenti mangiano qualcosa, riprendono l’iPad tra le mani e vanno in camera. Se poi i genitori sono in conflitto, prenderanno l’iPad con loro e andranno in camera a piangere, perché non riescono ad avere un contatto con la mamma e il papà. Da lì il trauma. Basti pensare che nel Regno Unito una ricerca ha evidenziato come i disagi familiari (causati da patologie, dipendenze, morti o disaccordi familiari) costituiscano la causa maggiore di vulnerabilità alle insorgenze di psicosi nella prole in età giovane-adulta. Lo stesso accade alle vittime dei cyberbulli, che sviluppano un trauma considerato più grave di quello determinato dall’abuso sessuale”.
La connessione alla rete e l’uso dei vari device telematici stanno, insomma, cambiando il cervello umano. “L’epigenetica ci dice che l’impatto ambientale modifica in positivo o in negativo la funzione dei nostri geni in tempo reale. Questi 20 anni di navigazione nella rete, attraverso i suoi strumenti, hanno cambiato a livello epigenetico il funzionamento dei nostri geni. Sono più rapidi”, chiosa il medico. La disponibilità della risonanza magnetica, morfologica e funzionale sul cervello umano e dei super microscopi su quello animale permettono di vedere come il cervello si modifica non solo funzionalmente, ma anche morfologicamente in funzione dell’ambiente in cui si vive, sia esso ottimale che estremamente negativo. “Le immagini mostrano, ad esempio, che il volume dell’ippocampo umano – l’area del cervello importante per i processi cognitivi, in particolare per la memoria – si riduce, così come la corteccia diventa più sottile, in una persona sottoposta a uno stress continuo. L’azione prolungata dello stre ss la porterà, infatti, a sviluppare una patologia psichiatrica, perché i neuroni contenuti in quest’area cominceranno a diventare meno trofici a causa dell’azione eccessiva del glutammato (neurotrasmettitore eccitatore positivo fino a un certo range, poi negativo e tossico) innescato dal cortisolo. Se il neurone del processo cognitivo, che a livello della corteccia frontale permette di prendere le decisioni, perde la capacità di funzionare in modo adeguato allora prenderemo decisioni sballate. Se funzionerà male il neurone dell’ippocampo, importante per la memoria, non ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi o cose più importanti; se, infine, il mal funzionamento riguarderà il neurone dell’amigdala, questa si attiverà anche quando non c’è pericolo. Ecco la base dello stress”. Fortunatamente, conclude Biggio, “il sistema informatico non produce danni se usato con moderazione durante il giorno; la sera non dovrebbe essere utilizzato dopo cena, sia dai giovani che dagli adulti”. Il convegno è gratuito, ma i posti sono limitati.

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Come funziona il nostro cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

cervelloNon è più un mistero grazie alle nuove metodologie di imaging molecolare. È una delle nuove frontiere della biochimica clinica di cui si parla nel corso dei lavori del 49° Congresso Nazionale della SIBioC (Società Italiana di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica) in corso al Palazzo dei Congressi a Firenze, che parte dalla possibilità di vedere il nostro cervello mentre ‘lavora’. “Attraverso sofisticate tecniche siamo ormai in grado di analizzare il funzionamento di ogni organo del corpo umano nella sua interezza – spiega il Presidente della Società Scientifica prof. Marcello Ciaccio – non più basandoci solo su singole matrici biologiche come sangue, urina, tessuti, cellule. La Medicina di Laboratorio si è enormemente evoluta e può contare su strumentazioni di imaging molecolare che rendono possibile monitorare l’organismo nella sua interezza per consentire diagnosi sempre più mirate e verificare l’efficacia delle molecole utilizzate per la terapia. Si tratta di una vera rivoluzione perché il medico di laboratorio è ora in condizioni di studiare l’intero organismo umano e non solo parti di esso, non in vitro ma in vivo”.
“Questo è molto importante specialmente nello studio del sistema nervoso centrale – continua il prof. Ciaccio – siamo in grado di osservare il metabolismo cerebrale in condizioni di normalità e patologia, permettendo di fare una corretta diagnosi differenziale, impossibile con gli strumenti della sola clinica. Ad esempio, si sono fatti enormi passi in avanti nella possibilità di eseguire diagnosi differenziali di forme patologiche come le demenze, la malattia di Parkinson e altri disturbi neurodegenerativi. Oggi con le tecniche di imaging molecolare possiamo distinguere se un paziente è affetto da demenza vascolare o altre forme di deficit cognitivi. Così come è possibile diagnosticare se un paziente è affetto da malattia di Parkinson o da una sindrome parkinsoniana perché, pur provocando sintomi similari, hanno però cause diverse. “Per capire l’origine della malattia utilizziamo oggi la Spettroscopia in risonanza magnetica, metodologia atraumatica, atossica, che non prevede radiazioni, che ci consente di fare una diagnosi e successivamente di monitorare le molecole e di vedere se e come funzionano, eventualmente modificando le dosi o il tipo di farmaco per ottenere la migliore risposta terapeutica possibile. Il nostro paese è all’avanguardia con la biochimica in vivo e non su matrici biologiche e questo approccio si applica per studiare patologie dei muscoli, della prostata, del fegato. Analogo discorso vale per la Farmacogenomica che permette di realizzare la Medicina di Precisione: in una sessione moderata dal genetista prof. Dallapiccola e dal biochimico clinico prof. Salvatore vengono presentate al congresso evidenze e prospettive in oncologia, psichiatria, cardiologia. Con le nuove tecniche di biochimica clinica possiamo oggi prevedere se un ciclo di chemioterapia funzionerà o no in quel particolare paziente, evitando trattamenti inutili”.

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Lo sbadiglio è contagioso

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 settembre 2017

nottingham universitiìy. Quando si dice che lo “sbadiglio è contagioso” non sbagliamo. E lo dice anche la scienza. Sono stati ricercatori dell’università di Nottingham, guidati da Stephen Jackson a scoprire le “radici” del fenomeno: affondano nei riflessi primitivi generati dall’area del cervello che controlla i movimenti, la corteccia motoria. Un impulso a cui è praticamente impossibile resistere, e che aumenta più si cerca di reprimerlo. Lo studio pubblicato sulla rivista Current Biology ha, infatti, dimostrato anche il perché più si cerca di resistere, più aumenta il bisogno di sbadigliare se si vede qualcuno vicino farlo, anche se la forza dell’impulso cambia da persona a persona. Lo sbadiglio contagioso è una comune forma di ecofenomeno, cioè l’imitazione automatica e involontaria di parole o azioni di altre persone. Un comportamento che non è solo umano, ma anche di altri animali, come cani e scimpanzé. Gli ecofenomeni sono presenti anche in diverse malattie, collegate alla risposta e sensibilità della corteccia del cervello, come epilessia, demenza, autismo e sindrome di Tourette. “Il nostro studio è utile per capire meglio l’associazione tra l’eccitabilità e sensibilità motoria e il presentarsi degli ecofenomeni anche in molte malattie”, spiega Jackson. Attraverso la stimolazione magnetica transcranica su 36 volontari, i ricercatori hanno potuto aumentare anche l’impulso a sbadigliare, e visto che “il desiderio di sbadigliare aumenta si cerca di reprimerlo. Con la stimolazione elettrica abbiamo aumentato l’eccitabilità e la propensione allo sbadiglio contagioso”, aggiunge Georgina Jackson. Insomma, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, quello che era un fenomeno che ritenevamo quasi banale, si rivela più complesso di quanto pensavamo.

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Giornata Mondiale del Cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 luglio 2017

ictusIl 22 luglio si celebra la Giornata Mondiale del Cervello, iniziativa indetta annualmente dalla WFN – World Federation of Neurology – (Federazione Mondiale di Neurologia), un’Organizzazione non governativa affiliata alla Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui obiettivo principale è quello di sensibilizzare la popolazione mondiale sulle problematiche relative alla salute del cervello. Quest’anno, la Giornata è dedicata all’ictus, con lo slogan “l’ictus è un attacco cerebrale! Preveniamolo e curiamolo!”.
L’ictus cerebrale è stato selezionato come tema della Giornata 2017. Perché:
1. è enorme l’impatto della malattia nel mondo: l’ictus è stato definito dal Presidente della WFN come l’“epidemia del 21° secolo”. Infatti, più di 17 milioni di persone al mondo sono vittime di un ictus ogni anno ed almeno 26 milioni di persone hanno esiti di ictus, spesso con rilevanti disabilità. In Italia, circa 170 000 persone soffrono di un ictus ogni anno e almeno il 50% dei sopravvissuti riporta disabilità rilevanti.
2. la prevenzione è fondamentale: il 90% degli ictus potrebbe essere evitato attraverso il riconoscimento ed il trattamento dei principali fattori di rischio come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, alimentazione non corretta.
3. si registrano grandi progressi nella diagnosi e nella terapia: vi sono poche malattie per le quali terapie innovative abbiano fatto tanti progressi come l’ictus cerebrale. Per l’ictus ischemico, in particolare, oggi vi sono molte strategie terapeutiche per la fase acuta della malattia, come la trombolisi endovenosa e, in casi selezionati, la trombectomia meccanica.“Scopo della Giornata – spiega la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus – è quindi quello di informare ed educare non solo la popolazione circa la possibilità di prevenire l’ictus cerebrale e di richiedere un trattamento appropriato nella fase acuta, ma anche di sensibilizzare i decisori pubblici circa la necessità di una equa distribuzione delle risorse sul territorio nazionale, perché tutti possano avere accesso alle giuste terapie, con i trattamenti appropriati forniti dagli specialisti competenti e nelle strutture opportunamente organizzate”.
“Non da ultimo – afferma il Dr. Massimo Del Sette, Presidente del “Neurosonology Research Group” della WFN – un elemento estremamente rilevate è il recente inserimento, nella nuova classificazione dell’OMS (ICD-11), dell’ictus tra le malattie del sistema nervoso. Questo fatto ribadisce che l’ictus è una malattia del cervello, da cui il termine “Brain attack” (Attacco cerebrale), come sottolineato proprio nella campagna della WFN per la Giornata del 22 luglio”.

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Minori: Insegnare la matematica come arte sviluppa lati destro e sinistro del cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 16 maggio 2017

olimpiadi-matematica-cesenatico_largeRoma dal 25 giugno al 1 luglio nel ‘Talent camp’ a Cinecittà World ‘Spettacoli di matematica’ e l’Istituto di Ortofonologia di Roma (IdO) saranno impegnati ad una settimana di divertimento, scoperte e crescita per bambini e ragazzi ad alto potenziale in cui i minori plusdotati verranno coinvolti nei laboratori emotivi e di ‘CineMATHS’. “Dobbiamo insegnare a tutti i ragazzi, anche a quelli con alto potenziale intellettivo, ad utilizzare sia il lato sinistro che quello destro del cervello. Il lato sinistro è quello dei conti, il destro dei racconti. Se non sono sviluppati entrambi- avvisa l’ingegnere umanista- mancherà l’equilibrio e alla fine nascerà una grande fragilità sia emotiva che, successivamente, nel mondo del lavoro”. Il presidente di ‘Spettacoli di matematica’ ricorda che “l’Italia è precipitata all’ultimo posto tra i primi 40 paesi sulla matematica. Purtroppo quando andiamo nelle scuole e nelle famiglie sentiamo sempre che è la peste nera. Vorrei che la matematica venisse abbinata alla poesia, alla musica, all’arte, al teatro e al cinema”.
“La matematica deve essere insegnata come una materia artistica”. Ne è convinto Aldo Reggiani, presidente di ‘Spettacoli di matematica’, l’associazione di promozione sociale formata da attori professionisti ed ingegneri che dal 2009 promuove spettacoli teatrali di matematica per emozionare bambini e ragazzi. “Nel 2015 abbiamo fondato anche una casa di produzione cinematografica che si chiama ‘Feel Center’ e con essa abbiamo prodotto due film di matematica, divertenti e artistici: ‘Una magia saracena’ per un pubblico dagli 11 ai 14 anni, già visto da più di 70 mila giovani; ‘Il giardino dei numeri’ per bambini dai 6 ai 10 anni, realizzato in collaborazione con l’Opera nazionale Montessori perché il genio di Maria Montessori ci ha insegnato che la matematica bisogna impararla con le mani e con il cuore”.
– In cosa consistono gli spettacoli teatrali di matematica?
“Mettono in scena concetti di matematica e di problem solving. Noi proponiamo le equazioni ballate, rendiamo la matematica non solo visibile ma anche artistica. Insegniamo facendo vedere il lato emozionale della materia, come se si trattasse di un’opera d’arte. Quando facciamo un’equazione non puntiamo sul risultato ma sul ragionamento- spiega l’ingegnere- che deve dare soddisfazione”.
Per chi fosse interessato, la partecipazione al ‘Talent Camp’ è riservata ai bambini dai 6 anni (che abbiano frequentato nell’anno scolastico 2016/17 dal primo al quinto anno della scuola primaria) ai 14 anni (che abbiano frequentato nell’anno scolastico 2016/17 dal primo al terzo anno della scuola secondaria di primo grado). I partecipanti dovranno avere una documentazione che attesti una valutazione cognitiva che li collochi nella fascia della dotazione intellettiva, top 5% o dal 95° percentile in su (Quoziente intellettivo o Indice abilità generali maggiore o uguale a 120). Le iscrizioni al TALENT CAMP saranno aperte fino al 22 maggio.

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Settimana mondiale del cervello: Workshop

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 marzo 2017

Roma Martedì 14 Marzo 2017, ore 9:00 / 15 Marzo 2017 Scienze della Formazione e Filosofia, comunicazione, spettacolo Piazza della Repubblica 10 workshop gratuito, in occasione della Settimana Mondiale del Cervello. Il seminario è organizzato in collaborazione con Hafricah.NET, partner ufficiale della Brain Awareness Week.Direzione scientifica: Dott.ssa Rossella Guerini. Le due giornate di studio si compongono di quattro sezioni tematiche: neuropsicologia, neurorobotica, neuroscienze cliniche e neuroetica. L’obiettivo è quello di considerare gli studi sul cervello valorizzando una visione della neuroscienza come una della macrodiscipline che compongono la scienza cognitiva. Pertanto, la discussione di teorie e metodi nell’ambito delle neuroscienze andrà sempre di pari passo con l’analisi delle intersezioni con altre discipline. Gli studi sul cervello saranno dunque visti come un motore di sviluppo di tradizioni di ricerca in cui le neuroscienze si legano inestricabilmente alle scienze psicologiche, all’intelligenza artificiale/robotica e alla filosofia informata empiricamente.
Le due giornate saranno dedicate al contributo di metodi di indagine quali la fRMI, gli ERP, l’EEG, la tDCS, ad alcune funzioni neurocognitive (per es. memoria, orientamento spaziale, funzioni esecutive) e ai processi implicati nella plasticità cerebrale ai fini dell’adattamento a condizioni di disabilità e al recupero neurologico.
In questo spirito, verrà riservato uno spazio di approfondimento anche alla psichiatria e alla psicologia clinica. In particolare, saranno presentati i contributi dell’indagine sui disturbi psichici nell’ottica di un costante interscambio tra ricerca e intervento clinico e perseguimento dell’evidence based. Tutti i relatori sono esperti di fama internazionale e presenteranno il proprio contributo caratterizzando due giornate di studio particolarmente intense.
Interverranno: Massimiliano Aragona, Fabio Bocci, Mario De Caro, Luigi De Gennaro, Maurizio Dodet, Francesco Fattapposta, Andrea Gragnani, Cecilia Guariglia, Vincenzo Guidetti, Carlo Lai, Andrea Lavazza, Roberto Lorenzini, Fabio Lucidi, Francesco Mancini, Massimo Marraffa, Marco Molinari, Marco Pagani, Maurizio Petrarca, Isabella Poggi, Michele Ribolsi, Giovanni Maria Ruggiero, Maurizio Schimd, Roberta Trincas, Stefano Vicari, Riccardo Williams, Tiziana Zalla. L’evento è gratuito.

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“Neuroetica: a 15 anni dalla nascita”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 marzo 2017

Ateneo Pontificio Regina ApostolorumRoma 16 marzo,dalle ore 15 alle 19 all’Apra (Ateneo pontificio Regina Apostolorum via degli Aldobrandeschi, 190 si terrà il seminario “Neuroetica: a 15 anni dalla nascita. Filosofia, psichiatria, neuroscienze cliniche, psicoterapia con l’uso dell’immaginario come via di espressione dell’Essere”.
Come recita il titolo, l’appuntamento ricorre in occasione dell’anniversario dei 15 anni della nascita della neuroetica, all’interno della Settimana Mondiale del Cervello 2017 (Brain Awareness Week) ed è promossa dalla DANA Foundation, il Gruppo di ricerca in Neurobioetica (GdN) dell’APRA in collaborazione con la SISPI (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa).Interverranno nel corso di questo prestigioso appuntamento un panel internazionale di professionisti provenienti da diversi paesi oltre all’Italia, quali Spagna e Messico.
Tra gli organizzatori si conta anche il Gruppo BINCA (Bioética Clínica y Neuroética Anáhuac) e l’Università Europea di Roma (UER, Facoltà di Psicologia). I relatori che interverranno sono molteplici e di livello quali: García Alberto, Carrara Alberto, Kalkach-Aparicio Mariel, Carrillo-Ruíz José Damián, Mangione Maria Addolorata, Ales Bello Angela, Rizzacasa Aurelio, Challita Marie, Pulito Maria Luisa, Spallone Aldo, De Palma Manuela, Passerini Alberto, Navarini Claudia, Farina Benedetto, Imperatori Claudio, Corsi Niccolò.L’incontro è un ottima occasione per avviare una riflessione sul concetto, sulla metodologia e sulle diverse applicazioni della neuroetica. Un accento particolare verrà posto sulle applicazioni delle neuroscienze cliniche e l’uso psicoterapeutico dei temi ricavati dalle opere d’arte, come strumenti atti ad arrivare ai livelli più profondi della coscienza, si pensi ad esempio alla neuroestetica e all’esperienza immaginativa in psicoterapia.
A conclusione, un gruppo di studenti di psicologia della UER presenteranno alcune ricerche sperimentali in neuroscienze cliniche e qualche strumento neurotecnologico impiegato. L’evento (ad ingresso libero) verrà video-proiettato a Milano presso la sede della SISPI in via C. Menotti 11, sabato 18 marzo (dalle ore 15 alle 19).

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La Settimana internazionale del Cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

cervelloDal 13 al 19 marzo si celebra la “Settimana del cervello”, organizzata in concomitanza in 65 paesi del mondo. Il Gruppo Editoriale Macro, leader editoriale in Italia per tutto quanto riguarda la salute dell’Uomo, ha pubblicato un libro proprio sul come difendersi dagli attacchi sempre più frequenti che il nostro cervello è costretto a subire e soprattutto sul come mantenerlo efficiente e in salute.Le rapide modificazioni ambientali sotto gli occhi di tutti hanno messo il nostro corpo biologico di fronte a una situazione difficile da affrontare e ancor più da risolvere.Stiamo subendo importanti ripercussioni sul nostro equilibrio endocrino e immunitario sbilanciandolo verso risposte abnormi o deficitarie.L’incidenza delle malattie neuro-degenerative e/o autoimmuni, come la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) ecc…, è una conseguenza più o meno diretta dell’impatto che la degenerazione ambientale ha sul nostro corpo biologico.
È possibile far fronte ai mutamenti ambientali?
Questa è la domanda di fondo alla base di Attacco alle malattie del cervello, il nuovo libro del dott. Paolo Giordo.“Entro certi termini – scrive l’autore – la risposta è affermativa; è possibile modificare il nostro ambiente più prossimo, la nostra alimentazione, il nostro stile di vita e le credenze e le usanze non consone con la nostra aspettativa di salute e di armonia”.Giordo dopo aver descritto le caratteristiche delle malattie neurodegenerative e del sistema autoimmunitario, spiega soprattutto perché le terapie convenzionali sono sostanzialmente inefficaci e propone una serie di soluzioni per affrontare queste patologie, tra cui: modificare l’alimentazione (vengono descritte vari tipi di diete);
il digiuno;
l’attività fisica;
l’idratazione del corpo e del cervello;
la terapia chelante;
l’uso di sostanze e di integratori più utili per ciascuno: coenzima Q10, biotina, glutatione, cannabis, tiamina e niacina (vitamine del gruppo B), vitamina K2, acido alfa-lipoico ecc…;
più vitamina D.
Paolo Giordo, laureato in medicina e chirurgia e in filosofia, specializzato in neurologia, esercita la libera professione nell’ambito delle MnC (Medicine non Convenzionali).Ha conseguito i diplomi in Medicina Psicosomatica, in Bioenergetica Medica, in Omeopatia e Omotossicologia, ha studiato Ayurveda e Floriterapia di Bach.
Il libro: Paolo Giordo Attacco alle Malattie del Cervello Prevenire e curare con metodi naturali: sclerosi multipla, parkinson, alzheimer, miastenia gravis, sla, fibromialgia, sindrome da fatica cronica Pagine 168 Casa editrice MACRO EDIZIONI Collana La Biblioteca del Benessere Prima edizione Febbraio 2017 Prezzo € 11,80 (anche in versione eBook € 9,99)

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La plasticità del cervello inizia dalla nascita

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

cervelloUno studio pubblicato a gennaio su Science mette in relazione diretta nell’essere umano lo sviluppo della capacità di riconoscere i volti con lo sviluppo anatomico di una regione specializzata della corteccia cerebrale, individuabile nella faccia inferiore del lobo temporale. L’analisi, realizzata mediante avanzatissime tecniche di risonanza magnetica, ha permesso di verificare come una abilità sempre maggiore nel riconoscimento dei volti, a partire dall’infanzia fin quasi ai 30 anni, si associa ad un aumento delle dimensioni di questa regione del cervello. “Questo studio – afferma il Prof. Stefano Cappa, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che la plasticità del cervello continua per molti anni dopo la nascita e, addirittura dopo l’adolescenza. Finora, invece, l’orientamento della comunità scientifica concordava sul fatto che la plasticità cerebrale fosse particolarmente marcata solo nei primi anni di vita dell’uomo”. Il fatto che l’aumento delle dimensioni del cervello sia specifico della parte che interessa il riconoscimento dei volti, e non riguarda una regione vicina, specializzata per il riconoscimento dei luoghi, conferma il ruolo centrale che la capacità di riconoscere gli altri ha per la nostra specie che, infatti, risulta eccellere in questa abilità.

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Cervello a rischio se la pressione è alta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma. Il declino cognitivo è, per alcuni, il prezzo che pagano alla longevità, ma un mix di fattori genetici, ambientali e personali a mantenere una mente lucida anche in tarda età è una vera conquista. Ecco perché è così importante conoscere e analizzare ogni elemento che possa interferire con il buon funzionamento del cervello.
“Studi sull’ipertensione hanno messo questo disturbo sul banco degli imputati” – spiega Franco Romeo – Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – “nonostante diversi studi abbiano cercato di analizzare l’impatto della pressione alta sulle funzioni cognitive, la maggior parte ha confrontato i pazienti non trattati con quelli in terapia mentre sono più scarse le ricerche che hanno messo in relazione soggetti in terapia con i normotesi”.
La nuova ricerca presentata all’ESC 2016 ha preso in esame 48 adulti di età compresa tra 65 e 85 anni, divisi poi in due gruppi: 26 normotesi e 22 con ipertensione controllata da farmaci. Ogni partecipante ha accettato a sottoporsi ad una valutazione neuropsicologica orientata a determinare i livelli di memoria, attenzione, linguaggio e funzioni esecutive, insieme ad un monitoraggio pressorio delle 24 ore e ad analisi del sangue (sodio, potassio, calcio, creatinina, glucosio, trigliceridi, funzionalità tiroidea). Per ogni valore è stata condotta l’analisi di varianza (una tecnica che permette di confrontare gruppi di dati con la variabilità interna ai gruppi e tra i gruppi, nota con l’acronimo ANOVAs).
cervelloI risultati hanno rilevato una differenza significativa tra i due gruppi nei tempi di risposta al Color Word Interference Test (CWIT) in cui bisogna leggere il nome del colore con cui è dipinto il nome di un colore (es. YELLOW scritto con inchiostro ROSSO, quindi la risposta giusta è ROSSO, in psicologia viene chiamato ‘effetto stroop’).
“E’ interessante notare come in questo test i pazienti in trattamento mostravano performance peggiori rispetto a quelli del gruppo con pressione nella norma. La ricerca ha anche evidenziato una correlazione positiva tra valori pressori di 135mmHg e i risultati del Trail Making Test parte B che valuta la capacità di pianificazione spaziale in un compito di tipo visuo-motorio: consiste ad esempio nell’unire con una linea lettere e numeri sparsi su un foglio in una sequenza definita A1,B2,C3 ecc e il punteggio è basato sul numero di secondi impiegati a completare il test” aggiunge il dottor Michele Gulizia, Local Press Coordinator dell’ESC e Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che aggiunge “Il gruppo di ricercatori canadesi ha quindi preso atto che una pressione sistolica maggiore di 135 mmHg è un fattore di rischio per prestazioni cognitive, rinforzando l’ipotesi che l’ipertensione debba essere attentamente monitorata e controllata per proteggere anche il cervello”.
“Problema non di poco conto se pensiamo che l’ipertensione interessa milioni di connazionali ed è causa di numerose complicazioni cardiovascolari e non” avverte Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo e Local Press Coordinator di ESC “l’hanno definita il killer silenzioso che ha lasciato una scia di 240mila morti solo nel nostro Paese, pari al 40% di tutte le cause. La correlazione con la funzione cerebrale risiede nel fatto che nonostante esistano terapie efficaci, solo 1 paziente su 4 riceve un trattamento adeguato e controlla i valori efficacemente. La compliance infatti è un ‘nodo gordiano’ molti soggetti non assumono la terapia in modo corretto, altri non la assumono affatto, che spiega come alcuni casi definiti ‘resistenti’ dipendono invece da problemi di aderenza”.
Controllare l’instabilità pressoria (e non solo il valore medio) è una strategia per proteggere le funzioni cognitive, così come sottolineato anche da una ricerca pubblicata quest’anno su Hypertension. Da ricordare inoltre è che la pressione alta è il fattore di rischio numero uno per l’ictus e nei soggetti tra 40 e 61 anni il rischio di mortalità cardiovascolare raddoppia ogni 10/20 mmHg in più.

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