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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘cervello’

Le impronte digitali del nostro cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 ottobre 2021

Il nostro cervello ha modelli di attività che sono unici per ogni individuo, simili a un’impronta digitale. Mentre gli scienziati sono stati in precedenza in grado di identificare tali “impronte digitali” sulla base di due risonanze magnetiche prese in un periodo di tempo, uno studio peer-reviewed (valutazione critica) pubblicato venerdì sulla rivista Science Advances ha scoperto che questi modelli possono essere identificati al disotto due minuti. I ricercatori hanno utilizzato l’imaging pesato in diffusione per mappare i percorsi della materia cerebrale bianca e identificare le connessioni strutturali, e hanno usato fMRI (immagini di risonanza magnetica funzionale) per modellare le connessioni funzionali, che hanno scoperto essere più importanti mentre i soggetti erano in uno stato di riposo. Sebbene sia più facile identificare un soggetto quando si verificano esplosioni di attività cerebrale in intervalli di tempo più lunghi, i ricercatori hanno scoperto che il periodo di tempo in cui vengono stabilite queste connessioni cognitive è correlato alle funzioni delle diverse parti del cervello; le funzioni visive e motorie volontarie tendono ad apparire in intervalli più brevi, mentre l’attività nella regione fronto-parietale, che è associata al funzionamento esecutivo e alla risoluzione dei problemi, si verifica più spesso in sequenze più lunghe. Questi risultati aprono nuovi orizzonti nella comprensione delle “impronte digitali” del cervello da parte dei neuroscienziati e possono rendere significativamente più semplice il processo di identificazione delle persone sulla base di queste impronte digitali. I ricercatori hanno anche scoperto che gli aspetti delle “impronte digitali” del cervello che consentono loro di essere utilizzate per l’identificazione scompaiono nel tempo nei soggetti con malattia di Alzheimer , secondo l’American Association for the Advancement of Science (AAAS). “È come se una persona con Alzheimer perdesse la sua identità cerebrale”, ha detto Enrico Amico, scienziato del Laboratorio di elaborazione delle immagini mediche e Centro di neuroprotesi dell’università svizzera Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne (EPFL). Questo fatto, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, potrebbe rendere più facile rilevare l’Alzheimer mentre è ancora nelle sue fasi iniziali e potrebbe persino aiutare a identificare i pazienti con autismo, ictus o tossicodipendenza.

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Il ruolo delle cellule stellate nello sviluppo del nostro cervello

Posted by fidest press agency su domenica, 2 Maggio 2021

Un nuovo studio della Sapienza ha evidenziato il ruolo degli astrociti nei processi di sviluppo cerebrale neonatale. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Cell Reports permettono di approfondire alcuni meccanismi molecolari di base di molte patologie psichiatriche del neurosviluppo che insorgono nel periodo perinatale, come l’autismo, la schizofrenia o il deficit dell’attenzione, e di individuare nuovi potenziali farmaci. Gli astrociti rappresentano un importantissimo contingente strutturale del nostro cervello, più numeroso di circa dieci volte rispetto a quello formato dai neuroni. Queste cellule stellate sono sicuramente meno conosciute dei neuroni, ma non meno importanti da un punto di vista funzionale. Un nuovo studio coordinato da Paola Bezzi del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza Università di Roma, realizzato insieme con ricercatori delle Università di Losanna e di Zurigo, mette in luce come la crescita e la maturazione delle cellule stellate subito dopo la nascita sia fondamentale per la sopravvivenza dei neuroni e quindi per la corretta formazione e funzione dei circuiti nervosi nel cervello adulto. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Cell Reports.La funzione cerebrale si basa sull’attività dei circuiti nervosi e sui processi di trasmissione del segnale tra neuroni che avviene in piccole strutture chiamate sinapsi. Appena dopo la nascita, durante il periodo dell’allattamento, i neuroni sono ancora immaturi e le sinapsi sono ancora in via di formazione. Poco si sapeva invece sullo sviluppo e sul ruolo delle cellule stellate nei processi di sviluppo cerebrale neonatale. I ricercatori hanno sviluppato un nuovo approccio metodologico basato sull’iniezione di coloranti fluorescenti in grado di fornire una visione più dettagliata dell’organizzazione strutturale degli astrociti. Lo studio ha fatto emergere che la funzionalità dei circuiti neuronali e delle sinapsi dipendono dal corretto sviluppo delle cellule stellate che durante il periodo neonatale hanno una riserva energetica particolarmente sviluppata. “Abbiamo scoperto che tra le varie funzioni di queste cellule, ce ne è una che è fondamentale per il funzionamento dei neuroni: la produzione di energia – spiega Paola Bezzi della Sapienza. “Gli astrociti sono dei veri e propri “baby-sitter” dei neuroni in via di sviluppo e usano molta energia per svolgere questo ruolo fondamentale. Usando delle tecniche genetiche di recente sviluppo, abbinate alla colorazione di una singola cellula, abbiamo dimostrato che in caso di malfunzionamento degli organelli deputati alla produzione di energia (i mitocondri), le cellule stellate non si sviluppano, non si prendono cura dei neuroni e così facendo inducono problemi nella formazione e maturazione delle cellule nervose e nelle sinapsi”. Nel campo delle neuroscienze, l’astrocita rappresenta attualmente uno degli argomenti più entusiasmanti in quanto le ricerche sulla maturazione perinatale del cervello sono alla base della comprensione delle malattie ad esso collegate. I risultati ottenuti dai ricercatori permettono di approfondire i meccanismi cellulari e molecolari di numerose patologie psichiatriche che insorgono nel periodo perinatale e colpiscono prevalentemente la maturazione dei circuiti nervosi, come l’autismo, la schizofrenia o il deficit dell’attenzione, e di individuare così nuovi potenziali farmaci.

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“Il cervello ai tempi del Covid”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

Torna la Settimana Mondiale del Cervello dal 15 al 21 marzo 2021. Le complicanze e i disturbi neurologici da pandemia saranno transitori o permanenti? Quale sarà l’impatto dei vaccini sul sistema nervoso? La Società Italiana di Neurologia (SIN) fa chiarezza in occasione della Settimana del Mondiale del Cervello, la campagna di sensibilizzazione promossa nel nostro Paese dal 15 al 21 marzo dal titolo appunto “Il Cervello ai tempi del Covid”. Sono ormai centinaia, infatti, gli studi scientifici pubblicati a livello internazionale sulle complicanze neurologiche dell’infezione da Covid-19, tanto che ormai si parla di “NeuroCovid”. L’infezione può colpire sia il sistema nervoso centrale – con cefalea, vertigini, disturbi dello stato di coscienza (confusione, delirium, fino al coma), encefaliti, manifestazioni epilettiche, disturbi motori e sensitivi, maggiore incidenza di ictus con maggiore severità – sia il sistema nervoso periferico, con perdita o distorsione del senso dell’olfatto, del gusto, neuralgie e sindrome di Guillan-Barrè.Anche nella fase successiva alla malattia sono emersi vari problemi quali astenia protratta, disturbi di concentrazione, disturbi della memoria e comportamentali, che potrebbero essere collegati a piccoli danni vascolari o infiammatori del sistema nervoso, con ripercussioni a lungo termine.Inoltre, nei mesi di prolungato isolamento e alterazione dei ritmi di vita e delle abitudini sociali, si evidenzia un peggioramento dei sintomi comportamentali e un aumento del decadimento cognitivo per le oltre 1.200.000 persone affette in Italia da demenza, di cui 720.000 da Alzheimer, e una maggiore incidenza dei disturbi del sonno, che riguardano mediamente 12 milioni di italiani e che durante la pandemia ne ha colpiti circa 24 milioni.Dal 13 marzo partiranno gli eventi virtuali organizzati su tutti il territorio nazionale e, fino a maggio, la SIN proporrà ogni settimana un webinar gratuito aperto a tutti i cittadini dal titolo “Pillole di Covid” che offrirà informazioni e aggiornamenti sulle correlazioni tra Covid e malattie neurologiche. Il calendario è disponibile sul sito della SIN http://www.neuro.it e i webinar verranno trasmessi sulla pagina Facebook della società scientifica.

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Perché dormiamo?

Posted by fidest press agency su martedì, 17 novembre 2020

Perché il sonno è uno strumento necessario per il benessere del nostro cervello. Lo sta studiando da tempo il prof. Michele Bellesi, professore associato presso la Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, che ora sta sviluppando un nuovo progetto volto alla valutazione dell’uso del sonno e dei sogni come strumento per studiare lo stato di salute mentale, con particolare attenzione, in questo caso, alla popolazione del cratere.”Il progetto – sottolinea il prof. Bellesi – ha lo scopo di valutare l’impatto di eventi catastrofici come un sisma o l’attuale pandemia sulla salute mentale della popolazione colpita. In collaborazione con la prof.ssa Emanuela Merelli della sezione di Informatica della Scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam e il Dr. Giulio Bernardi della Scuola IMT Alti Studi Lucca, stiamo sviluppando un’APP per telefoni cellulari chiamata Sogniario (nome derivato dalla sintesi di sogni e diario) per registrare e catalogare i sogni e prendere nota della qualità del sonno”. Sogniario permetterà al team di ricercatori di costruire un archivio di dati riguardanti i sogni e il sonno che non ha precedenti sul territorio italiano. Grazie poi a innovative tecniche di analisi della neuro-linguistica computazionale applicate a grandi masse di dati, quali sono i Big Data, il gruppo coordinato dal prof. Bellesi proverà ad estrapolare fattori predittivi dello stato di salute cognitivo e ed emotivo della popolazione di riferimento partendo dall’esame del contenuto dei sogni e dalla qualità soggettiva del sonno. “L’obiettivo – conclude il prof. Bellesi – è quello di creare uno strumento semplice e automatizzato che possa aiutare a misurare l’impatto di eventi catastrofici sulla salute mentale di intere popolazioni e che consenta di incrementare l’efficacia delle tecniche di intervento post-disastro indirizzandole verso le fasce di popolazioni più vulnerabili”.Il prof. Bellesi è un eccellente esempio di “rientro dei cervelli”; dopo aver conseguito il dottorato di ricerca ha avuto l’opportunità di lavorare al Center for Sleep and Consciousness presso l’Università del Wisconsin-Madison, per proseguire poi la sua attività di ricerca all’Università di Bristol, in un team di fama internazionale. Ha scelto però di tornare in Italia e di mettere a disposizione il suo know-how scientifico per far crescere la ricerca nel nostro Paese, ed in Unicam in particolare.

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Proceedings of the National Academy of Sciences”

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 giugno 2020

E’ uno studio coordinato dall’Università di Parma. E’ una ricerca effettuata dal gruppo di Luca Bonini, docente di Psicobiologia al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, volta a comprendere i meccanismi neuronali che consentono al nostro cervello di riconoscere le azioni degli altri in contesti naturali. Il nostro cervello riesce a riconoscere l’identità di oggetti statici e persino volti nonostante la straordinaria variabilità di punti di vista, luminosità e colori con cui le immagini si presentano ai nostri occhi nella vita quotidiana. E le neuroscienze hanno dimostrato la presenza di aree visive e singoli neuroni capaci di riconoscere in modo stabile e invariante volti e oggetti. Tuttavia, ad oggi non era noto quali meccanismi neuronali permettessero di percepire in modo invariante le azioni degli altri in contesti naturali, caratterizzati da grande variabilità di punti di vista, identità e postura di chi agisce. Lo studio pubblicato su PNAS ha dimostrato per la prima volta la possibilità di sfruttare algoritmi dell’intelligenza artificiale per decodificare il segnale neuronale registrato dalla corteccia parietale della scimmia, e “leggere” l’azione che l’animale stava osservando attraverso l’attività dei suoi neuroni: un passo importante verso la possibilità di decodificare il modo in cui il cervello rappresenta scene visive dinamiche e complesse, come i comportamenti degli altri, in condizioni naturali. La ricerca, che ha come primo autore Marco Lanzilotto del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, è stata condotta nel Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroetologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, con il coordinamento di Luca Bonini, già vincitore di due progetti finanziati dal Consiglio Europeo della Ricerca (ERC starting e proof-of-concept grant), in collaborazione con Guy Orban, fino a dicembre 2018 visiting scientist all’Università di Parma grazie a un altro finanziamento ERC (advanced grant) quinquennale. Il lavoro si inserisce con una prospettiva innovativa nel prolifico filone della ricerca sui “neuroni specchio”, avviato dal gruppo di Giacomo Rizzolatti alla fine degli anni Novanta.

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Stati Uniti d’Europa. Mes: prima di parlare attivare il cervello

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Maggio 2020

Ci riferiamo alle polemiche relative al Mes, il Meccanismo europeo di Stabilità, per l’attivazione del quale era stata paventata la Troika, una missione di controllo, l’aggiustamento macroeconomico, la Grecia, la povertà, le condizioni capestro, ecc. Nulla di tutto questo, come chiarito dalla Commissione europea. Dal Mes possono arrivare 36 miliardi che ci servono come il pane. Dovranno essere utilizzati per la sanità, direttamente e indirettamente, per l’emergenza da Coronavirus. E’ un prestito e come tale dovrà essere restituito, ma le condizioni sono vantaggiose: l’interesse si avvicina allo zero!Per capire: se abbiamo bisogno di un prestito, un mutuo, e una banca A ci chiede un tasso di interesse dello 0,3%, mentre la banca B ci chiede un interesse dell’1,8%, quale banca sceglieremmo? La banca A, diremmo in coro.C’è qualcuno, al governo come all’opposizione, che paventava l’ipotesi di prestiti, ovvero acquisti di titoli pubblici, perenni, cioè mai restituibili e a tasso zero. Costoro dovrebbero tornare sui banchi di scuola, quelli della prima elementare però, e farsi spiegare la differenza tra la lettera A e B.In verità, la polemica è partitica, vale a dire che alcune formazioni politiche da sempre osteggiano l’Europa.A costoro, rivolgiamo la domanda da prima elementare: premesso che il valore delle nostre esportazioni in Europa vale 311 miliardi di euro, mentre quella verso la Cina vale 13 miliardi e quelle verso la Russia vale 8 miliardi, chi terresti più stretta: l’Europa, la Cina o la Russia?
Qualcuno dice, e diceva, la Cina (Di Maio) e la Russia (Salvini).Alla mente sovviene Alessandro Manzoni che, ne “I Promessi Sposi”, nel capitolo che descrive la peste a Milano nel 1630, scriveva: “Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole, come nelle grandi, evitare, in gran parte, quel corso così lungo e così storto, prendendo il metodo proposto da tanto tempo, d’osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare.” Vale per molti dei nostri governanti, passati e presenti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Neuroscienze: Dall’European Research Council un Grant al prof. Luca Bonini

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 Maggio 2020

Parma. L’European Research Council (ERC), l’organismo dell’Unione Europea che finanzia la ricerca di eccellenza, ha assegnato un grant (ERC Proof of Concept Grant) a Luca Bonini, docente di Psicobiologia al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma.Viene così finanziato il progetto FUTURE-NHP, il cui obiettivo consiste nella realizzazione e validazione di un innovativo dispositivo mediante stampa 3D che permetta di effettuare registrazioni di singoli neuroni da scimmie libere in modo estremamente flessibile, efficiente, e minimamente invasivo. La partnership con un’azienda europea leader nel settore delle neurotecnologie, sviluppatasi come spin-off di un precedente progetto europeo, consentirà di rendere il dispositivo fruibile e disponibile per una vasta gamma di utilizzatori finali. Il progetto FUTURE-NHP ha lo scopo di validare nuove tecnologie sviluppate nell’ambito del Progetto “WIRELESS”, un ERC starting grant in corso di svolgimento a Parma, grazie al quale il gruppo del prof. Bonini sta sviluppando un approccio innovativo per studiare l’attività cerebrale di scimmie completamente libere di muoversi, di esplorare l’ambiente e di esprimere la più vasta gamma del loro repertorio comportamentale, grazie a tecniche telemetriche e registrazioni video multi-telecamera. FUTURE-NHP migliorerà la validità ecologica e il valore traslazionale per l’uomo delle scoperte sul funzionamento del cervello, estendendo la gamma di problemi e domande alle quali sarà possibile fornire una risposta scientificamente valida con approcci minimamente invasivi e massimamente rispettosi del benessere degli animali.

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Settimana mondiale del cervello

Posted by fidest press agency su domenica, 23 febbraio 2020

Milano Lunedi 9 marzo Ore 11.30 Sala Stampa Nazionale Via Cordusio, 4 conferenza stampa sulla settimana mondiale del cervello che si terrà dal 16 al 22 marzo 2020.Il tema verterà sulla nuova era delle cure. Verranno illustrati gli argomenti trattati e i loro relatori. http://www.gascommunication.com/

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Legame diretto tra pancreas e cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale1.
È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale. Questo fattore regola a sua volta un ormone (GLP-1) che modula la secrezione di insulina dal pancreas.“Questo studio – afferma il Prof. Antonio Pisani, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che nell’uomo esiste una regolazione diretta, da parte di specifiche aree cerebrali, del metabolismo glicidico, e che questo “asse” diretto venga modificato dal consumo di nicotina”.Mediante tecniche avanzate di biologia molecolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’assenza di di questo fattore di trascrizione, in un gruppo di topi mutanti, non dà luogo allo sviluppo di alterazioni del metabolismo del glucosio nel sangue. Inoltre, attraverso un sistema di mappatura, iniettando un tracciante fluorescente nel pancreas, hanno osservato che tale tracciante si andava a localizzare proprio nell’area cerebrale indicata. Per approfondire questa tematica saranno sicuramente necessari ulteriori studi sperimentali e sull’uomo, ma l’osservazione fatta da questo gruppo di ricercatori pone le basi sia per spiegare l’osservazione clinica, sia per disegnare strategie di profilassi e di terapie specifiche per un nuovo target.

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“Social media e schermi cambiano il cervello?”

Posted by fidest press agency su sabato, 6 luglio 2019

Per avviare un primo dibattito organico sul tema dei social media e della rapida trasformazione digitale dell’ecosistema dei media, l’Osservatorio TuttiMedia ha riunito a Roma, nella sede della FIEG, educatori esperti di comportamento e neuroscienziati, accanto ad esponenti del mondo dell’informazione e della comunicazione, in vista di un prossimo appuntamento internazionale previsto ad ottobre. “L’obiettivo” – ha detto Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/MediaDuemila) – “è proporre concrete azioni di policy che pongano l’essere umano al centro, al fine dare impulso a una scienza dei comportamenti sociali e a una conoscenza della rete che ci porti a ragionare (e agire) su viral comunication, no-critical interaction, hate speech, troll e fake news”. Con questi incontri, l’Osservatorio TuttiMedia si propone quale centro di riflessione sulla scienza dei social media alla luce del prossimo programma di ricerca e innovazione Horizon Europe in modo da poter incidere sui campi di studio da finanziare.
D’altronde questi cambiamenti passano attraverso una modifica del funzionamento dei nostri cervelli. Come ha ricordato Roberto Saracco (EIT Digital), “Il cervello si è evoluto attraverso processi di selezione in modo da consentire la risposta più efficace all’ambiente. All’aumentare della complessità i cervelli riescono anche ad immaginare, a proiettarsi cioè in una dimensione ipotetica (che potremmo definire “virtuale”) e ad esaminare il possibile risultato di azioni. Questo apprendimento si traduce in conoscenza, in parte esplicita (trasmissibile con il linguaggio) e in parte implicita (non trasmissibile con il linguaggio). La seconda dovrà passare per l’esperienza del singolo e l’apprendimento in proprio, attraverso tentativi ed errori. Cosa dire della facilità con cui un ragazzino usa uno smartphone e naviga su internet rispetto alla nostra difficoltà nel fare le stesse cose? Nulla di diverso dai casi precedenti, i ragazzini di oggi sono cresciuti in un contesto digitale in cui la norma è l’interazione con lo smartphone e il loro cervello si è configurato, adattato, a quel contesto acquisendo conoscenze implicite. Credo quindi che la risposta alla domanda che dà il titolo all’incontro sia un forte e convinto “Sì, social networks e schermi cambiano il cervello”.Tra i presenti, anche Laura Bononcini (Facebook), a dimostrare l’eterogeneità del tavolo di discussione, che ha voluto ribadire come anche i dirigenti delle grandi aziende on-line, Facebook in primis, inizino a porsi il problema della regolamentazione. “In materia di advertising politico, ad esempio, abbiamo iniziato a sollecitare il legislatore affinché ci dia delle norme chiare di comportamento”. Del resto, “non si possono considerare solo gli aspetti preoccupanti, la rete e i social network sono un grande strumento di apertura di spazi di democrazia”.
Ancora una volta, al centro del dibattito, c’è l’algoritmo. Come questo influenzi i processi di apprendimento e di crescita è stato il punto focale dell’intervento di Marina Geymonat (TIM): “bisogna considerare che gli algoritmi funzionano secondo una “success strategy” che li obbliga ad agire in un certo modo, al di là del risvolto economico che ogni azienda cerca. Quando lo stimolo raccoglie la nostra attenzione allora l’algoritmo è adeguato e non farà altro che migliorarsi in tal senso. Così si creano le echo-chambers e tutti quei processi (in primis filter bubbles) che ci danno l’impressione, spesso errata, che qualsiasi argomento sia importante on-line, anche se magari sono solo in pochi a interessarsene nel mondo”.Tuttavia, la ricerca ha bisogno di tempi lunghi e siamo appena all’inizio. Per questo, come Osservatorio TuttiMedia, intendiamo promuovere il dibattito per dare il nostro contributo attivo a uno dei temi chiave della contemporaneità.

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Social media e schermi cambiano il cervello?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 luglio 2019

Roma Giovedì 4 luglio 2019, dalle ore 11.30 alle 15.30) in FIEG, Via Piemonte 64. L’Atelier di Intelligenza Connettiva: Social media e schermi cambiano il cervello? organizzato dall’Osservatorio TuttiMedia è in programma giovedì 4 luglio ( “Lo scopo è avviare un percorso di analisi su come le trasformazioni digitali stanno influendo sul comportamento degli esseri umani in quanto individui e membri della società” – spiega Maria Pia Rossignaud, Direttrice TuttiMedia/MediaDuemila.
“Capacità di attenzione, processi di memoria, cognizione sociale, aumento del DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare): sono solo alcuni dei campi di attività del nostro cervello e dei comportamenti che è stato ad ora scientificamente dimostrato possono essere modificati, proprio a livello di sostanza grigia corticale nelle regioni coinvolte, dall’uso prolungato di Internet e dal tempo passato sui social media. Inoltre, a livello di apprendimento, è stata sottolineata più volte la plurisensorialità dell’esperienza di lettura cartacea rispetto alla sola visività della lettura digitale: la comprensione e la memoria di un testo migliorano se è la carta a veicolarlo. Tuttavia – afferma Fabrizio Carotti, Direttore generale della FIEG, che ospiterà l’incontro – oggi non si può prescindere dalla vita online. E se è vero che un ruolo importante per i navigatori (e gli uomini e le donne) di domani lo giocherà l’educazione dei più piccoli all’uso consapevole di Internet, una riflessione si impone anche per chi già è immerso e lavora, si informa, vive in questo ecosistema, per valutare benefici (che ci sono) e svantaggi di tale uso”.
Hate speech, notizie false e comportamenti antisociali sono stati protagonisti di una chiacchierata fra Roberto Viola, direttore DG Connect della Commissione europea, e Derrick de Kerckhove direttore scientifico TuttiMedia/MediaDuemila: “Dal nostro confronto è nata l’idea di questo seminario preliminare di ricerca – dice de Kerckhove – per comprendere se l’esposizione ai diversi tipi di schermi in contrapposizione alle parole fisse sulla carta ha ricadute sulle menti e sui comportamenti, soprattutto dei più giovani. Porteremo i risultati e le raccomandazioni che scaturiranno dal dibattito alla riunione internazionale prevista, sempre a Roma, in ottobre in collaborazione con la DG Connect”.La giornata si inserisce nel contesto europeo di rinnovata attenzione a sostegno dello sviluppo di un ambiente dei social media europeo più sano e democratico. Negli ultimi due anni, infatti, la Commissione europea e la sua Direzione generale per i contenuti, i media e la comunicazione hanno intensificato in modo significativo i loro sforzi, sia economici sia di ricerca, nel campo della “digital transformation”.All’Atelier di Intelligenza Connettiva, fra gli altri, hanno già aderito quali esperti: Fabio Babiloni (Sapienza); Francesco Gallucci (AINEM); Marina Geymonat (Tim); Roberto Saracco (EIT Digital); Lina Scalisi (Università di Catania); Vincenzo Russo (IULM) e tra i soci dell’Osservatorio TuttiMedia: Franco Siddi (Presidente TuttiMedia); Fabrizio Carotti (FIEG); Raffaele Lorusso (FNSI); Vittorio Meloni (UPA); Luigi Colombo (TuttiMedia); Maria Eleanora Lucchin (Mediaset); Marina Ceravolo (Rai Pubblicità); Laura Bononcini (Facebook) e Giovanna Maggioni (AudiOutdoor). Le conclusioni sono affidate a Derrick de Kerckhove (Polimi e Direttore scientifico TuttiMedia/MediaDuemila). Modera l’incontro Maria Pia Rossignaud (Vicepresidente TuttiMedia e Direttrice MediaDuemila).Il dibattito sarà animato da professori universitari, politici, giornalisti, rappresentanti delle Istituzioni che, confrontandosi con gli esperti, porteranno il loro contributo al fine di ideare insieme proposte concrete da porre all’attenzione della Commissione europea. Data l’importanza dei social media e la rapida trasformazione digitale dell’ecosistema dei media, l’Osservatorio TuttiMedia si pone quale centro di riflessione sulla scienza dei social media alla luce del prossimo programma di ricerca e innovazione Horizon Europe in modo da poter incidere sui campi di ricerca da finanziare.

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Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice)

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 giugno 2019

Torino Mercoledì 12 giugno, ore 18 Circolo dei lettori, via Bogino, 9 Johann Rossi Mason Cervello senza limiti (Codice) Con Danilo Zagaria.
Studenti e professori universitari, ma anche manager, piloti e chirurghi. Negli ultimi anni l’uso dei nootropici (farmaci in grado di migliorare le capacità cognitive e permettere di sostenere i ritmi imposti da un mondo sempre più competitivo), ha subito un impressionante aumento, al punto che negli Stati Uniti il Ritalin è diventato un vero e proprio blockbuster da oltre tre milioni di ricette al mese. C’è chi condanna l’uso di queste sostanze, chi avverte sui pericoli e chi invece sostiene che la società dovrebbe accettarne i benefici, purché sostenuti da ricerche in grado di dimostrarne la sicurezza. Johann Rossi Mason con Cervello senza limiti (Codice) ci introduce all’argomento mercoledì 12 giugno alle ore 18 al Circolo dei lettori, insieme a Danilo Zagaria.
Dai laboratori e dalle università più prestigiose, la cultura del brain enhancement si sta diffondendo come un virus. Tra vent’anni assumeremo le nostre “pillole cerebrali” assieme al primo caffè della mattina? Johann Rossi Mason firma la prima inchiesta giornalistica italiana sul potenziamento cerebrale, tra storie e aneddoti ma anche tanta ricerca scientifica.Johann Rossi Mason, classe 1969, è specializzata in neuroscienze, psichiatria, psicologia sociale, etologia umana, antropologia culturale e bioetica e ha iniziato nel 1990 la carriera giornalistica collaborando per 18 anni con La Repubblica e il Gruppo L’Espresso. È stata conduttrice tv in Rai dal 2005 al 2007; ad oggi ha un suo blog sull’Huffington Post e ha scritto diversi libri e saggi scientifici di cui Cervello senza limiti (Codice) è l’ultimo.

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“Con l’intelligenza artificiale bisogna avere cervello”

Posted by fidest press agency su sabato, 1 giugno 2019

E’ lo slogan del corso su artificial intelligence che negli ultimi mesi ha appassionato oltre 12.000 studenti e docenti italiani.Disponibile sia in presenza, con laboratori interattivi, sia online, il percorso formativo fa parte del programma “Ambizione Italia per la scuola”, promosso da Fondazione Mondo Digitalee Microsoft, che consentirà a 250mila giovani e 20mila insegnanti di scoprire come le tecnologie stiano rivoluzionando con grande rapidità il modo di apprendere, vivere e lavorare.
Si chiamano Selene, Maria Teresa, Maria Giulia, Carolina, Francesco e Valentina e hanno tra i 15 e i 17 anni. Sono studenti dell’IIS Marconi di Civitavecchia (Roma), ISIS Da Vinci di Poggiomarino (Napoli) e IISS Majorana di Brindisi, tre scuole selezionate tra i 37 hub che stanno sperimentando in Italia il programma di intelligenza artificiale. Questa mattina, in occasione del Microsoft Innovation Summit all’Università Bocconi di Milano, i ragazzi hanno incontrato Satya Nadella, CEO di Microsoft Corporation, e presentato i primi risultati del loro lavoro.Siamo sicuri di fare sempre le scelte giuste? Chi può aiutarci a modificare le abitudini nocive per il nostro pianeta? “Ecoassistant” è un’intelligenza artificiale realizzata dagli studenti campani, basata sull’apprendimento automatico e composta da analizzatore di ambiente, chatbot e molte funzioni per l’interazione uomo-macchina. Usando dati rilevati da sensori, Ecoassistant è in grado di suggerire il comportamento migliore per proteggere l’ambiente e produrre energia rinnovabile. Come insegnare a un’intelligenza artificiale a risolvere problemi reali di interazione e comunicazione per migliorare la vita sociale delle persone? È questo l’obiettivo che si sono posti gli studenti di Civitavecchia e di Brindisi. I primi hanno ideato “Easy talk”, un dispositivo capace di “ascoltare” la conversazione, interpretare lo stato emotivo di chi sta parlando e intervenire per facilitare l’interazione in caso di fraintendimento. Al progetto ha contribuito anche una ragazza con la sindrome di Asperger, che ha vissuto in prima persona questo tipo di problematica. Dall’esperienza di volontariato di una studentessa è nato invece “Pablobot”, il robot pittore dei ragazzi di Brindisi che può realizzare disegni e dipinti interpretando sentimenti e emozioni di chi ha di fronte.
“I nuovi trend digitali come l’Intelligenza Artificiale e la Robotica stanno creando nuovi posti di lavoro che spesso in Italia rischiano di restare scoperti perché mancano figure professionali qualificate per svolgerli. Secondo una ricerca Microsoft, il 65% degli studenti di oggi svolgerà in futuro professioni che ancora non esistono. Investire nella formazione avanzata diventa quindi indispensabile. Ambizione Italia per la scuola va proprio in questa direzione: con Fondazione Mondo Digitale stiamo affiancando alle lezioni tradizionali training su AI e Robotica per consentire agli studenti di acquisire le capacità funzionali e trasversali che serviranno per i lavori del futuro. I progetti presentati oggi a Satya Nadella dimostrano che siamo sulla strada giusta!” – spiega Barbara Cominelli, Chief Operating Officer di Microsoft Italia.
Il corso online è disponibile all’indirizzo http://www.innovationgym.org/entra-nel-mondo-dellai/
http://www.mondodigitale.org

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Magia, cervello e matematica: come i numeri governano il nostro pensiero

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Roma lunedì 18 marzo al Piccolo Eliseo, ore 20.00 Via Nazionale 183 Ingresso libero fino a esaurimento posti. La Scienza e Noi presenta un conferenza-spettacolo dedicata ai numeri, con uno show di intriganti giochi di magia basati su principi matematici, presentati dalla scienziata Antonietta Mira, e commentati da uno dei più noti e autorevoli neuroscienziati italiani, Giorgio Vallortigara.Antonietta Mira, professore di Statistica presso l’Università della Svizzera italiana, USI, e l’Università dell’Insubria, è appassionata di giochi di prestigio che hanno alla base principi matematici e ha pubblicato, con il maestro Vanni Bossi e l’Ing. Francesco Arlati, il volume Mate-Magica (Aboca). In questo volume si ripercorre la storia di giochi di prestigio e indovinelli basati su principi matematici, partendo da antichissimi papiri egizi, passando dalla corte di Carlo Magno che fece chiamare Alcuino da York per istruire i suoi giovani, per giungere fino a Fra Luca Pacioli che condivise con Leonardo da Vinci alcuni indovinelli ed espedienti magici riportati anche nel Codice Atlantico. Gli spettatori più attenti e curiosi dei giochi di prestigio di Antonietta sono i bimbi ricoverati in pediatria al Policlinico San Matteo di Pavia che Antonietta visita come volontario clown-dottore della Compagnia del Sorriso ONLUS. L’espediente educativo della mate-magia è molto efficace: il prestigio, creato da semplici regolarità matematiche, motiva lo spettatore a capire la matematica sottostante per poter riprodurre il gioco e, a sua volta, sorprendere, moltiplicando così lo stupore all’infinito.Sempre con finalità di divulgazione scientifica, Antonietta ha creato, insieme a L’ideatorio dell’USI, una mostra per rendere popolari e affascinanti concetti di matematica, probabilità e statistica troppo spesso considerati difficili, noiosi o inutili. La mostra, “Diamo i numeri!”, è stata inaugurata a Lugano tre anni fa e sta ora girando in tutto il mondo.
Giorgio Vallortigara, ordinario di Neuroscienze e Direttore Vicario del Center for Mind/Brain Sciences dell’Università di Trento, partirà dalla performance di Antonietta Mira per raccontare come nasce la matematica nel cervello. Anche gli animali sanno contare. Negli ultimi anni c’è un crescendo di risultati nelle ricerche sulle capacità numeriche delle altre specie: pulcini che contano, api che capiscono cosa sia lo zero, scimmie che fanno addizioni e sottrazioni… Ma la capacità di calcolo astratto è solo umana. Come la abbiamo sviluppata? E’ già nel nostro cervello alla nascita, trasmessa quindi per via genetica, o viene appresa fin dalla primissima infanzia? Nella nostra linea evolutiva, perché abbiamo affinato le capacità di calcolo? Nel cervello, sono stati individuati i cosiddetti “neuroni del numero”. Cosa significa tutto ciò? Dobbiamo ripensare l’origine e la storia evolutiva delle capacità numeriche? E in che cosa, e per quali ragioni, gli esseri umani rimangono diversi dagli altri animali, avendo sviluppato essi soli l’edificio imponente delle matematiche?Una serata di scienza e intrattenimento per capire uno dei più affascinanti misteri del cervello.Info e diretta streaming su: http://www.brainforum.it

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4 incontri dedicati a “ambiente”, “cervello”, “bellezza” e “sovranità/sovranismo”

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2019

Parma.Prende il via mercoledì 13 febbraio un ciclo di incontri dedicato alle “parole che contano” per la nostra vita quotidiana, promosso dai corsi di laurea in Filosofia e in Studi Filosofici dell’Università di Parma in collaborazione con la “Gazzetta di Parma”.Gli incontri-intervista, ai quali seguirà una discussione aperta agli interventi e alle riflessioni di tutte le persone presenti, si terranno nel Plesso D’Azeglio dell’Ateneo (via D’Azeglio 85) alle ore 17.Questo il programma dei primi 4 incontri:
· “ambiente” – mercoledì 13 febbraio, Aula B, con Antonello La Vergata, docente di Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “cervello” – mercoledì 6 marzo, Aula B, con Fausto Caruana, docente di Neuroscienze all’Università di Parma
· “bellezza” – mercoledì 17 aprile, Aula K3, con Annamaria Contini, docente di Estetica Filosofica all’Università di Modena e Reggio Emilia
· “sovranità/sovranismo” – mercoledì 8 maggio, Aula K3, con Carlo Altini, docente di Storia della Filosofia all’Università di Modena e Reggio Emilia.
Fra le tante parole, che ogni giorno udiamo nella vita quotidiana e attraverso i media, alcune ci colpiscono di più perché più ricche di significato, o perché non ne comprendiamo del tutto il significato, o perché ci sembra che potrebbero avere significati diversi.
La Filosofia, che con le parole esprime il pensiero ricercando la chiarezza, proponendo il dialogo e la condivisione, offre a tutti noi la possibilità di fermarsi per riflettere su che cosa accade o facciamo quando udiamo o usiamo delle parole, e sul modo in cui esse possono fare del bene o del male alla nostra vita.Cos’è ad esempio l’ambiente? E che cosa significa dire che una cosa è bella?Cos’è il cervello e che ruolo svolge quando pensiamo, viviamo delle emozioni, prendiamo delle decisioni? Che cosa significa ‘sovranismo’ e perché lo Stato può essere considerato sovrano?Sono parole che “contano” anche perché hanno dietro di sé una lunga tradizione filosofica.I pensatori più importanti si sono confrontati su di esse attribuendo loro significati differenti. Tornare a ripensarle e a farle nostre può contribuire a chiarire i modi e le forme in cui possiamo farne uso anche nella vita di tutti i giorni.

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Il “principato del cervello”

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

Al tempo di Alcmeone fu messo a punto il concetto del “Principato del cervello” che fissava nella funzione cerebrale la base operativa per la salute individuale e sociale. Le sue osservazioni restano, a tutt’oggi, di grande attualità ed ebbe, altresì, il merito, al tempo in cui visse, di gettare le basi, 1.500 anni prima che sorgesse la Scuola salernitana, per una scuola medica rivoluzionaria avendo studiato in un nuovo angolo di visuale le ragioni e le leggi che guidano la natura.
Ci insegnò a mettere a punto una osservazione scientifica diretta, attenta e paziente, ma soprattutto logica, ragionata, sperimentale. Fu considerato, a ragione, il primo neuro scienziato della storia. Egli ci ha educati ad andare oltre i rimedi atti a curare i sintomi dell’affezione per ricercare l’origine dei fenomeni fisiologici e patologici per debellare il male. Diventa in tal modo un’altra rottura con il pensiero antico legato alla rivelazione della divinità. Ne trae la conferma la scuola di Crotone che ci presenta il risultato sofferto di una ricerca che si pone direttamente al centro del problema che si intende perseguire per affrontare, studiare, capire e risolvere. Così s’introduce anche il principio dell’omeostasi e della prevenzione: conservare sano e perfetto il corpo dell’essere umano e aiutarlo a non ammalarsi.
In tal modo il cerchio si chiude introno all’uomo. La vera salute consiste perciò nel costante equilibrio reciproco tra un uomo sano, con una società sana, e un ambiente sano e, di conseguenza, la qualità della vita diventa possibilità di sorridere, la produttività la capacità di realizzarsi, la libertà la capacità di scegliere il modo di vivere nella coerenza e nella responsabilità delle potenzialità biologiche e mentali. (Riccardo Alfonso)

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Cervello e sindrome autistica

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Brain collega per la prima volta il mancato sviluppo di una specifica area del cervello ai disturbi della sindrome autistica. La ricerca si è focalizzata sull’azione coordinata di due molecole, Negr1 e FGFR2, che assicurano il corretto sviluppo della corteccia somato-sensoriale, una specifica area cerebrale deputata alla percezione e elaborazione degli stimoli sensoriali. I ricercatori hanno scoperto che un’alterazione della funzione di Negr1 e FGFR2 induce difetti nella formazione della corteccia cerebrale e porta a comportamenti anomali che si possono ricondurre ai sintomi diagnostici dell’autismo.
Il lavoro è stato condotto da gruppo di ricerca dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia, guidato da Laura Cancedda, in collaborazione con il laboratorio di Biologia delle Sinapsi presso il Centre for integrative Biology (CIBIO) dell’Università di Trento, guidato da Giovanni Piccoli. I dottori Cancedda e Piccoli sono supportati entrambi dal programma carriere Istituto Telethon Dulbecco. L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta nei primi anni di vita con comportamenti ripetitivi e una severa compromissione dell’interazione sociale e della comunicazione verbale e non verbale. Sebbene le cause scatenanti non siano ancora completamente note, la ricerca suggerisce come fattori genetici e metabolici possano ostacolare la maturazione fisiologica dei neuroni e dei circuiti funzionali. I ricercatori hanno ricostruito il meccanismo attraverso cui i geni Negr1 e FGFR2 cooperano nel regolare le primissime fasi dello sviluppo cerebrale, influenzando la migrazione dei neuroni all’interno del cervello fetale e controllandone il loro corretto posizionamento. I ricercatori hanno spento la loro espressione in specifiche popolazione neuronali e hanno osservato importanti effetti sulla migrazione e lo sviluppo morfologico di quelle cellule: l’assenza di Negr1 o FGFR2 ostacola il cammino dei neuroni verso gli strati corticali superiori e riduce lo sviluppo dei neuriti.
Le mutazioni a carico dei geni Negr1 e FGFR2 erano state osservate in individui affetti da patologie dello spettro autistico, ma non era noto se i due geni fossero in qualche modo correlati e come cooperassero a regolare lo sviluppo cerebrale. I ricercatori hanno messo in luce che l’alterazione genica potrebbe essere alla base dei difetti di connettività osservati nei cervelli di pazienti con autismo.
Questo studio aggiunge un tassello importante alle conoscenze in materia di sviluppo del sistema nervoso e risulta fondamentale non solo per capire meglio le basi biologiche dell’autismo, ma anche per chiarire come alterazioni microscopiche in specifici circuiti nervosi della corteccia cerebrale possano avere un impatto cruciale sul suo funzionamento e condurre a disturbi comportamentali. Per approfondire: https://academic.oup.com/brain/article-lookup/doi/10.1093/brain/awy190

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Quei microbi intestinali che colpiscono il cervello

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Il nostro intestino è popolato da migliaia di specie di microbi che condizionano lo sviluppo dell’individuo e che conosciamo pochissimo. Solo recentemente, si è iniziato a studiare l’impatto di queste popolazioni sulle patologie psichiatriche e neurodegenerative e il 12 settembre all’Irccs Fatebenefratelli di Brescia si terrà un corso che farà il punto sul ruolo del microbiota intestinale nell’influenzare, tra l’altro, la patogenesi di diverse malattie come autismo, sclerosi multipla, malattia di Alzheimer e malattie psichiatriche. Il corso è gratuito ma è obbligatoria l’iscrizione sul sito http://www.irccs-fatebenefratelli.it
Da alcuni anni l’Irccs partecipa a progetti di ricerca su questo tema e due anni fa un gruppo di scienziati svizzeri e italiani che operano presso l’Università di Ginevra e l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia ha individuato dei microbi pro-infiammatori nell’intestino che potrebbero essere all’origine della malattia di Alzheimer. Al centro della scoperta Amiloide e Tau, due proteine prodotte dal cervello il cui accumulo progressivo nell’arco di vent’anni conduce alla degenerazione neuronale, con la perdita di memoria e di autonomia tipica della malattia. Si è scoperto che alterazioni infiammatorie sono invariabilmente associate con depositi di amiloide e tau.

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“Cervello e morale: ambivalenza e sfide per la neuroetica”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 Maggio 2018

Parma Mercoledì 23 maggio, alle ore 17.30, nell’Aula dei Filosofi della Sede Centrale dell’Ateneo, si terrà il quinto incontro del ciclo di letture magistrali Bioetica/Scenari, curato dal Centro Universitario di Bioetica diretto dal prof. Antonio D’Aloia, con la Lecture del prof. Gilberto Corbellini Cervello e morale: ambivalenza e sfida per la neuroetica.L’incontro sarà aperto dai saluti del prof. Antonio D’Aloia, che introdurrà e modererà l’incontro.Gilberto Corbellini dirige il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale della Ricerche (CNR) ed è, inoltre, docente ordinario di Storia della medicina e di Bioetica a Sapienza Università di Roma. Ha pubblicato, in ambito nazionale e internazionale, diversi saggi sugli avanzamenti scientifici e sulle dimensioni etiche e politiche della biomedicina del Novecento. Collabora con il supplemento domenicale del Sole 24 Ore. Ha fatto parte del Comitato Nazionale di Bioetica.
La lecture rappresenta l’occasione per affrontare il tema “neuroscienze”, soffermandosi sugli aspetti etici che emergono dai recenti studi sul cervello. In particolare per “neuroetica” «ci si riferisce sia all’indagine sulle implicazioni etiche della ricerca e della pratica clinica in ambito neuroscientifico, sia alla possibilità di comprendere meglio in che modo il cervello elabora i giudizi morali».Da tempo cercare di comprendere i meccanismi cerebrali rappresenta un’ambizione che contraddistingue gli studi sull’uomo, ma è il rapido progresso tecnologico degli ultimi tempi (si pensi alle tecniche di visualizzazione cerebrale, c.d. neuroimaging) ad avere reso più raggiungibile questo obiettivo. Ciò ha determinato il sorgere di questione etiche di grande rilievo: si pensi, all’impatto che le conoscenze e le tecnologie neuroscientifiche determinano sul trattamento delle malattie psichiatriche, al fenomeno dello human enhancement o ancora all’utilizzo dei dati scientifici all’interno dei procedimenti giudiziari.L’edizione di Bioetica/Scenari dello scorso anno accademico ha visto gli interventi all’Università di Parma di Carlo Alberto Redi, Guido Barilla, Stefano Canestrari, Roberto Cingolani, Carlos Maria Romeo Casabona e Guido Barbujani; la seconda edizione si è aperta con la Lecture di Giuseppe Remuzzi, tenutasi il 22 novembre 2017 e proseguita con la Lecture di Sergio Filippo Magni il 21 febbraio e con quelle di Luigi Naldini il 19 aprile e Anna Meldolesi l’8 maggio.L’ultimo incontro del ciclo dell’a.a.2017-2018 si terrà martedì 5 giugno con la Lecture del prof. Nelson Marmiroli dell’Università di Parma, Direttore del Consorzio Interuniversitario Nazionale di Scienze Ambientali, dal titolo I semi della discordia. Ragionando sugli OGM.

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Identificati geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Un gruppo di geni coinvolti nell’invecchiamento del cervello correlato all’età è stato identificato dal team di ricerca del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “C. Darwin” della Sapienza, in collaborazione con il Babraham Institute di Cambridge. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Aging Cell, mostrano che uno di questi geni, denominato Dbx2, può determinare un invecchiamento precoce delle cellule staminali neurali, riducendone la capacità di crescita.Le cellule staminali neurali sono responsabili della produzione di nuovi neuroni nel cervello adulto. Con l’età, le cellule staminali producono sempre meno cellule nervose e ciò può causare un deterioramento delle capacità cognitive del cervello.Il team di ricerca internazionale ha confrontato l’attività genica delle staminali neurali di topi vecchi e giovani, identificando 254 geni la cui attività si altera nelle cellule vecchie. E’ stato osservato che, mentre per molti di questi geni l’attività si riduce, per il gene Dbx2 aumenta.“Siamo riusciti ad aumentare l’attività di Dbx2 nelle cellule staminali neurali giovani – spiega Giuseppe Lupo della Sapienza, primo autore dello studio – quindi ad accelerare alcuni aspetti del processo di invecchiamento. Ciò ha permesso di osservare in queste cellule l’acquisizione di caratteristiche simili a quelle delle cellule vecchie, in particolare un rallentamento della proliferazione.”La ricerca, diretta per la Sapienza da Emanuele Cacci e per il Babraham Institute da Peter Rugg-Gunn, potrebbe avere una forte ricaduta nell’ avanzamento delle conoscenze sui meccanismi del declino cognitivo durante l’invecchiamento.“Proveremo ora – conclude Lupo – a utilizzare la genetica e le cellule staminali neurali per far “tornare indietro” le cellule più vecchie affinché recuperino la capacità di crescita. I risultati ottenuti con le cellule staminali neurali di topo potrebbero in futuro essere applicati alle cellule staminali umane”.

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