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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

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Date a Cesare quel che è di Cesare e a… è ancora valido come precetto cristiano?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

giulio cesareE’ quanto ci chiediamo non certo per rispolverare antichi steccati integralisti tra l’opera laica e quella religiosa sia pure espressa sul terreno del sociale e del civile. La verità è che ogni azione che una politica compie ha degli indubbi riflessi nel popolo che amministra. E se essi sono di segno negativo e ingenerano proteste e malumori di questo la Chiesa, sia essa cattolica o protestante o di altra professione religiosa, non può non riverberare il disagio avvertito dai propri fedeli. Ci si attende, quindi, una risposta etica di solidarietà per gli indigenti e di protesta nei confronti di coloro che si sono avventurati su un percorso così accidentato e capace di lasciare profonde tracce di malessere collettivo. Governare, è ovvio, non è facile in una società composita dove si intrecciano interessi interclassisti forti e ben organizzati, ma nello stesso tempo è dovere di tutti riconoscere che esiste una parte della società che raccoglie i più deboli ed i più esposti alle crisi occupazionali e di reddito, che i singoli e le famiglie registrano, e che essi vanno più degli altri difesi e sostenuti. E se il richiamo è formulato in nome di una solidarietà cristiana ciò non vuol dire che si debba partire dal fatto che non esiste un’altrettanta forte solidarietà laica. Tutt’altro. E’ che da qualche parte si recita il ruolo delle tre scimmiette: per non udire, per non parlare, per non vedere. E se tutto ciò comporta, e ci riferiamo in primo luogo al Sud del mondo, l’abbandono di intere popolazioni al loro tragico destino di fame, malattie, emigrazioni forzate, sanguinose lotte tribali dobbiamo chiederci se esiste una coscienza laica capace di digerire tutto ciò con indifferenza e distacco o se invece non si meriti un richiamo forte e deciso da chi non rappresenta solo e comunque una autorità religiosa ma quella ancora più incisiva di una coscienza civile verso il rispetto dell’essere umano in toto. Se il capitalismo ci ammannisce questi frutti avvelenati, è bene denunciarlo con forza, combatterlo con il linguaggio più appropriato e chiederci, in definitiva, se non è colpa di una cultura non acquisita o deviata che dobbiamo riportare sulla strada maestra prima che diventi troppo tardi per tutti.(Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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Berlusconi show: diamo a Cesare la sua parte

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 febbraio 2011

La storia politica di Berlusconi non inizia nell’anno in cui decide di “scendere in campo” in prima persona. Era già, e da lungo tempo, un influente manager nei confronti di alcuni personaggi tra amministratori pubblici ed esponenti di partito. Incominciò ad affiliare elementi locali per poi allargarsi in campo nazionale. Negli ultimi tempi nota fu la sua amicizia con Bettino Craxi finchè il mito dello statista socialista non crollò. In quegli anni molte società avevano “fondi neri” per foraggiare esponenti di partito, correnti e quanto altro in tutti i partiti e ciò non costituiva una novità ne tanto meno un segreto. Era l’andazzo del tempo finchè non arrivò la stagione di “mani pulite” e molti panni sporchi divennero non tanto di dominio pubblico ma soggetti ad una attenzione della giustizia che si pensava estraniata per scelte di convenienza se non di sudditanza. Se vogliamo fu proprio “mani pulite”, sia pure inconsapevolmente, a spingere Berlusconi a fare politica senza intermediari a fronte del crollo della Dc e dei socialisti. Si pensò alla sua intenzione di sbarrare il passo agli ex-comunisti che privati dei rivali più agguerriti pensavano di andare al potere senza colpo ferire. Non fu così, a mio avviso. Ciò che mancava realmente era una figura di riferimento e un rilancio di quella parte della società che si riconosceva centrista, di destra, velatamente di sinistra ma non comunista. Gli stessi comunisti ne erano consapevoli poichè erano convinti della ingovernabilità del paese non sentendosi maggioranza ma necessariamente dipendenti da altre forze. Occorreva un uomo che prendesse le distanze da loro per catturare i consensi del centro e aggregare i voti ritenuti non gestibili della destra nazionale di Fini e della stessa Lega. Un uomo al tempo stesso ricattabile per i suoi trascorsi di disinvolto e disinibito imprenditore tenendolo sulle corde delle indagini giudiziarie. Per taluni la prova provata fu che i due governi Prodi non caddero per merito di Berlusconi ma per i siluri delle sinistre. E allora cosa andiamo cercando? Ci resta solo augurarci che duri a lungo. L’unico sbocco possibile, infatti, non è tanto quello di parlare di dimissioni e di nuove elezioni, che se ci arrivassimo non cambierebbero nulla, ma si faccia qualcosa di realmente rivoluzionario dicendo agli italiani: il centro sinistra ha questo leader e non altri e su questo si vuole il consenso senza tentennamenti di sorta. E i suoi alleati rinuncino ai loro programmi per sposarne uno solo che punti al rilancio dell’economia, dell’occupazione, in specie giovanile, e per una politica di riforme dalla giustizia all’università e alla tutela delle categorie più disagiate. Se accadesse questo potremmo dire che il ruolo di Berlusconi come figura carismatica capace di aggregare interessi, a volte conflittuali, si è esaurita per volontà di una opposizione che ha ritrovato la sua unità e guida sicura e credibile. La palla, quindi, è nelle mani di quell’area che dalla destra alla sinistra, passando dal centro, sappia rendersi garante della stabilità di un sistema attraverso un personaggio non da impallinare alla prima occasione ma da conferirgli un ampio mandato, di crederci e di permettergli di governare. Ora, checché si voglia dire, ci è riuscito, solo Berlusconi. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Dictator: Il nemico di Cesare

Posted by fidest press agency su domenica, 4 luglio 2010

Pontile di Ostia 10 luglio – ore 21,30 presentazione del romanzo di Andrea Frediani Con l’Autore intervengono: Laura Mauti e Fabio Chi.  Dopo anni di lotte e di vittorie, Giulio Cesare ha conquistato la Gallia. A Roma, tuttavia, gli avversari del grande condottiero, temendo il suo crescente potere, vogliono metterlo sotto processo, e persino il suo principale collaboratore e amico, Tito Labieno, lo ha abbandonato. Eppure, proprio quando sembra che l’unica scelta possibile sia rinunciare alle proprie ambizioni, Cesare getta il dado e  Sorprende tutti: varca il Rubicone con la sola XIII legione e muove verso Roma. Ai suoi nemici non resta che fuggire dall’Italia e lasciargli il possesso della penisola. Ma la guerra civile è solo agli inizi, così come la faida tra la guardia del corpo di Cesare, il germano Ortwin, e Quinto Labieno, il figlio di Tito. Dopo essersi fatto nominare dittatore, Cesare si trasferisce oltre l’Adriatico, per affrontare Pompeo e il suo imponente esercito. Mentre Ortwin e Quinto si scontrano sul campo di  battaglia, anche per riconquistare l’amore della principessa Veleda, Cesare e Pompeo studiano le strategie per vincere la guerra. Finché a Farsalo, grazie a una mossa imprevedibile, il dittatore ottiene una clamorosa vittoria, diventando il padrone assoluto del mondo romano. La guerra però continua, e i destini di Tito e Quinto Labieno, Ortwin e Veleda sono ancora ben lontani dall’essere compiuti. (dictator)

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Dictator: l’ombra di Cesare

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Roma via Milano 15/17 Libreria Bookàbar presentazione del libro di Andrea Frediani Dictator – L’ombra Di Cesare. Con l’Autore interviene: Massimo Lugli. Gaio Giulio Cesare è poco più che un bambino quando, nell’88 a.C., incontra per la prima volta Tito Labieno. I due si salvano la vita a vicenda, suggellando così un’amicizia destinata a durare nel tempo. Anche quando la carriera militare del grande condottiero prende avvio, dapprima in Spagna poi in Gallia, Labieno è al suo fianco, come principale comandante subalterno. Insieme, i due elaborano strategie e compiono gesta straordinarie, agiscono in totale sintonia e sono, di fatto, invincibili. Ma mentre la Gallia, anno dopo anno, finisce sotto il tallone di Roma, nell’Urbe cresce la fazione anticesariana, che opera per separare i due indissolubili amici e anche nello stesso esercito di Cesare c’è chi agisce per screditare Labieno e prenderne il posto. Perfino il figlio di quest’ultimo, l’instabile Quinto, fa pressione sul padre perché acquisisca gloria per sé e non più solo per Cesare, mentre il suo destino si intreccia con le vite di due germani, Ortwin, fedele guardia del corpo di Cesare, e Veleda, ragazza di sangue reale finita nelle mani dei romani. Quando il futuro dittatore si dimostra pronto a tutto per difendere quelli che ritiene i propri diritti, Labieno sarà costretto a decidere da quale parte stare. L’ombra di Cesare è il primo capitolo di un’avvincente trilogia che ha come protagonista il più grande condottiero di Roma antica.
Andrea Frediani vive e lavora a Roma, dove è nato nel 1963. Laureato in storia medievale, pubblicista, è stato collaboratore di riviste di carattere storico, tra cui «storia e dossier», «medioevo » e «focus storia». è autore di numerosi saggi. (diktator, andrea frediani)

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Tra Dio e Cesare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

Quante volte da ragazzini, da catechisti abbiamo sentito pronunciare Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio  e che si sono state spiegate nel modo più ovvio come la necessità di non confondere le due cose, il sacro ed il profano. Se mettiamo da parte le possibili riflessioni di natura filosofica e teologica e guardiamo il quotidiano ci rendiamo conto che la nostra società non ci permette più distinzioni di questo genere. Pensiamo, ad esempio, a quanto è accaduto nella vicina Spagna, in quella che i manuali definiscono ancora oggi “cattolicissima terra”, dove con una legge si è introdotto il matrimonio tra omosessuali. Ci rendiamo conto, a questo punto, che non esistono, come si credeva un tempo, sfere di competenza esclusiva per il mondo laico e per quello religioso. Esistono interconnessioni di fatto che diventano obsolete disconoscerle o, peggio, si rischia di diventare integralisti e settari se si continua con i distinguo a tutti i costi. Pensiamo ai milioni di cattolici che divorziano, che vivono more  uxorio  che hanno rapporti sessuali liberi e ripetuti con soggetti diversi da etero e da omosessuali, eppure vanno in chiesa ed ascoltano le omelie dei loro pastori e, forse riescono anche a confessarsi e a comunicarsi per buona pace di tutti. Credo, nonostante ciò, che si possa ancora convivere con la moneta di Cesare e con quella di Dio solo se riuscissimo a governare i nostri sentimenti e regolare i nostri comportamenti non tanto per ciò che può essere una moda o una legge dello Stato, quanto una maniera di saper interiorizzare i valori portanti del nostro essere e del nostro divenire ricercando un maggior dialogo dentro di noi, dentro quel mistero che noi troppo spesso vogliamo ignorare perché ci torna comodo, perché ci permette di evaderlo, di sfuggirlo. Un dialogo interiorizzato che può tradursi con il rispetto per noi stessi e che si riverbera anche nei confronti dei nostri simili e più in generale su tutte le cose che ci circondano animate e non. Ed è questa la vera tolleranza e non quella del dire che per essere assolti occorre andare contro la propria natura. Dobbiamo comprendere che possiamo essere diversi dagli altri e, gli altri, trovarlo normale perché la sfera privata non deve compromettere, in alcun caso, quella pubblica. E qui che si fonda la vera essenza delle cose. Diamo quindi a Dio quel che è di Dio come atto di fede, ma Cesare non c’entra, in ogni caso, almeno nel senso che abbiamo voluto dargli e, probabilmente, mai gli è appartenuto. (dal libro di Riccardo Alfonso “le due medicine” edizioni fidest) e che si sono state spiegate nel modo più ovvio come la necessità di non confondere le due cose, il sacro ed il profano. Se mettiamo da parte le possibili riflessioni di natura filosofica e teologica e guardiamo il quotidiano ci rendiamo conto che la nostra società non ci permette più distinzioni di questo genere. Pensiamo, ad esempio, a quanto è accaduto nella vicina Spagna, in quella che i manuali definiscono ancora oggi “cattolicissima terra”, dove con una legge si è introdotto il matrimonio tra omosessuali. Ci rendiamo conto, a questo punto, che non esistono, come si credeva un tempo, sfere di competenza esclusiva per il mondo laico e per quello religioso. Esistono interconnessioni di fatto che diventano obsolete disconoscerle o, peggio, si rischia di diventare integralisti e settari se si continua con i distinguo a tutti i costi. Pensiamo ai milioni di cattolici che divorziano, che vivono more  uxorio  che hanno rapporti sessuali liberi e ripetuti con soggetti diversi da etero e da omosessuali, eppure vanno in chiesa ed ascoltano le omelie dei loro pastori e, forse riescono anche a confessarsi e a comunicarsi per buona pace di tutti. Credo, nonostante ciò, che si possa ancora convivere con la moneta di Cesare e con quella di Dio solo se riuscissimo a governare i nostri sentimenti e regolare i nostri comportamenti non tanto per ciò che può essere una moda o una legge dello Stato, quanto una maniera di saper interiorizzare i valori portanti del nostro essere e del nostro divenire ricercando un maggior dialogo dentro di noi, dentro quel mistero che noi troppo spesso vogliamo ignorare perché ci torna comodo, perché ci permette di evaderlo, di sfuggirlo. Un dialogo interiorizzato che può tradursi con il rispetto per noi stessi e che si riverbera anche nei confronti dei nostri simili e più in generale su tutte le cose che ci circondano animate e non. Ed è questa la vera tolleranza e non quella del dire che per essere assolti occorre andare contro la propria natura. Dobbiamo comprendere che possiamo essere diversi dagli altri e, gli altri, trovarlo normale perché la sfera privata non deve compromettere, in alcun caso, quella pubblica. E qui che si fonda la vera essenza delle cose. Diamo quindi a Dio quel che è di Dio come atto di fede, ma Cesare non c’entra, in ogni caso, almeno nel senso che abbiamo voluto dargli e, probabilmente, mai gli è appartenuto. (dal libro di Riccardo Alfonso “le due medicine” edizioni fidest)

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