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Confeuro: No al Ceta

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

La nostra contrarietà al Ceta, l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – non è in alcun modo di natura pre-concettuale, ma è motivata da diversi fattori di matrice economica, culturale e sociale.Va infatti evidenziato che il Ceta, tra i suoi tanti punti ancora oscuri, contiene evidenti vantaggi per le agroindustrie e per le tante macro-aziende che si sono battute, e che ancora si battono, per la rettifica di questo accordo da parte dei parlamenti nazionali europei.Ad essere penalizzate sono soprattutto le Pmi nazionali del comparto agroalimentare che verrebbero fattivamente escluse dai mercati indicati nel Ceta e che, invece, sono le principali artefici della biodiversità nostrana e di numerose produzioni agricole di qualità.Come Confeuro – prosegue Tiso – rimaniamo un’organizzazione fortemente europeista e auspichiamo la realizzazione di trattati internazionali che valorizzino il brand italiano; al contempo però vogliamo batterci per iniziative che premino l’agroecologia, il lavoro delle Pmi e gli sforzi dei giovani agricoltori. Quindi siamo assolutamente favorevoli agli accordi interazionali, purché abbiano i giusti contenuti e vengano redatti passando per discussioni serie e plurali.
Le possibilità di investire nel primario del futuro esistono e sono concrete. Un esempio in tal senso arriva dalla scelta del CdA di DeA Capital Alternative Funds S.G.R. S.p.A di creare il fondo IDeA Agro, un fondo di private equity italiano dedicato agli investimenti in aziende della filiera agricola, localizzate nel territorio italiano e che operano in modo eco-sostenibile. Sono queste – conclude Tiso – le strade sulle quali occorre insistere e non quelle da cui è poi difficile tornare indietro.

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Società civile e Parlamentari No CETA si impegnano a bocciare l’accordo Ue-Canada

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

L’intergruppo dei parlamentari No CETA, insieme alle organizzazioni promotrici della piattaforma No CETA e della campagna Stop TTIP Italia hanno rinnovato le loro preoccupazioni a fronte della firma avvenuta oggi tra Europa e Giappone dell’Accordo di partenariato economico conosciuto come JEFTA. È stata condivisa tra parlamentari e associazioni presenti, tra cui Coldiretti, Cgil, Arci, Fairwatch, Fare Ambiente, Greenpeace, Legambiente, Ecoitaliasolidale, Slow Food, Adusbef, Federconsumatori, Movimento Consumatori, Terra!, Fondazione Campagna Amica, Fondazione Isscon e Fondazione Univerde, contrarietà rispetto alla reiterata posizione della Commissione, sostenuta dal Consiglio europeo, nella costruzione di accordi di liberalizzazione commerciale che interferiscono con la sovranità degli Stati e le opportunità economiche dei settori legati all’export. Sia l’accordo con il Giappone sia il CETA chiedono ai decisori politici una coerenza rispetto agli impegni assunti in campagna elettorale grazie al lavoro dell’Intergruppo dei parlamentari prima delle elezioni. Le associazioni chiedono che sia portata all’ordine del giorno dell’Aula la ratifica del CETA con un’indicazione chiara che ne preveda la bocciatura, condizionando così l’intera agenda commerciale europea per rivederne le premesse e la struttura. I trattati negoziati dall’Europa devono prevedere clausole stringenti a tutela dell’ambiente, del lavoro e di uno sviluppo più sostenibile come da indicazioni delle istituzioni internazionali a partire dalle Nazioni Unite.
Le associazioni chiedono coerenza rispetto agli impegni assunti in campagna elettorale da oltre due terzi dei candidati oggi seduti in Parlamento, chiedendo all’Intergruppo di svolgere un ruolo di sollecitazione degli impegni assunti ricordando che 14 regioni e oltre 2400 autorità locali tra province e comuni italiani hanno già chiesto con atti formali al Parlamento e al Governo di non procedere con l’esame e la ratifica di questo tipo di accordi e di aprire un ampio dibattito nel Paese su un’agenda positiva per promuovere un commercio più sano a sostegno dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile.

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Trattati e accordi come il Ceta possono determinare gravi minacce per il mondo agroalimentare

Posted by fidest press agency su domenica, 10 settembre 2017

agricolturaI rischi sono prevalentemente quelli di indebolire ulteriormente le Pmi agricole a vantaggio delle multinazionali dell’agroindustria. Da elementi come il principio di precauzione, le normative sulla garanzie sulle produzioni agroalimentari e la possibilità per le grandi imprese di contrapporsi ai governi nazionali possono infatti derivare colpi pesantissimi ad un settore già in forte crisi.
C’è poi un altro aspetto che genera una ulteriore preoccupazione; ed è la pressione mediatica e politica che si sta facendo per cercare di far passare definitivamente il Ceta, il quale, se approvato, avrebbe ripercussioni pesantissime nel prossimo futuro, sia in termini economici, sia in termini di fiducia verso le istituzioni internazionali da parte di cittadini e consumatori.
Come Confeuro il nostro auspicio è che il governo italiano si faccia portavoce della volontà del mondo agricolo nostrano e che non si faccia invece deviare dalle ambizioni e velleità della feroce logica del profitto che guida l’operato di diverse grandi imprese del primario.

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Ratifica finale del trattato CETA

Posted by fidest press agency su sabato, 29 luglio 2017

aula-giulio-cesareRoma. “Gli accordi di libero scambio devono essere posti al servizio di obiettivi quali l’occupazione, i diritti umani, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. Presto arriverà in Aula Giulio Cesare una mozione che impegna la sindaca e la Giunta a contrastare, in ogni sede istituzionale, l’accelerazione della procedura di approvazione e la ratifica finale del trattato CETA. Il 24 luglio la Commissione Turismo e Affari Internazionali di Roma Capitale ha già dato all’unanimità (con l’astensione del Pd) parere favorevole su questa mozione.
Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Le ragioni per cui ci opponiamo a questo accordo sono numerose ed evidenti. In primo luogo il CETA colpirebbe il nostro Made in Italy agro – alimentare: all’Italia sarebbero riconosciute appena 41 indicazioni geografiche, a fronte di 288 Dop e Igp registrate, con conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247. L’accordo prevede inoltre di legalizzare la ‘pirateria’ alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici spalancando poi le porte all’invasione di ingenti quantitativi di carne a dazio zero e di grano duro trattato in pre-raccolta con il glifosato vietato in Italia. E’ indubbio che questo trattato favorisca le multinazionali e rappresenti un’ulteriore limitazione al ruolo e alle competenze di governi ed enti locali ai danni dei diritti e delle tutele di milioni di cittadini e consumatori. Il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro quali quelle in materia di sicurezza e salute dei lavoratori o quella che stabilisce un’età minima per lavorare. Vogliamo che si ribadisca il diritto degli enti territoriali di poter essere interpellati e coinvolti sulle questioni riguardanti gli impatti dell’approvazione dei trattati di libero scambio su diritti del lavoro, sulla tutela dei territori da investimenti esteri insostenibili a livello ambientale e sociale, sulla tutela delle economie locali da una competizione troppo spesso al ribasso. Vogliamo tutelare la territorialità delle eccellenze produttive, la rintracciabilità dei prodotti e la salvaguardia dell’ambiente. Le decisioni non possono essere calate dall’alto, occorre un confronto ampio e partecipato sull’effetto di tali trattati non solo sull’ambiente ma anche sul tessuto economico- sociale”.
Lo dichiara in una nota stampa Carola Penna, Presidente della Commissione Turismo e Relazioni Internazionali di Roma Capitale.

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Ceta: sbagliate le norme europee che consentono di anticipare l’applicazione del trattato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 luglio 2017

cetaBruxelles. Le norme che hanno consentito al presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, di anticipare l’applicazione del Ceta al voto sullo stesso da parte dei parlamenti nazionali sono profondamente sbagliate e aumentano ancora di più la distanza tra Bruxelles e i cittadini europei. L’Ue e le sue regole hanno bisogno di un radicale ripensamento che metta al centro gli interessi della collettività e il rispetto delle opinioni dei cittadini. Ma l’unico modo per ottenere questo cambio di paradigma è quello di iniziare a chiedersi se esiste o meno una forte sproporzione tra l’impegno delle istituzioni europee a favore dei grandi gruppi economici e quello a beneficio delle persone. D’altronde va evidenziato che anche la stessa Pac, come ha ricordato il Commissario Ue all’Agricoltura, Pil Hogan, è stata aspramente criticata nell’ambito della consultazione pubblica sul futuro della politica agricola comune. Il nostro auspicio, da europeisti convinti quali siamo, è che questi segnali vengano colti in modo da correggere gli errori commessi fino ad oggi e da poter lavorare ancora una volta a costruire il sogno europeo.

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Ceta: da Juncker un vergognoso attacco alla democrazia

Posted by fidest press agency su martedì, 11 luglio 2017

junckerQuanto sta accadendo con il Ceta evidenzia con tutta chiarezza la portata degli interessi che ci sono dietro questo accordo. Infatti è in questo modo che va interpretata la scelta del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, di saltare tutte le procedure democratiche dei singoli Stati europei e di far entrare in vigore (provvisoriamente) il Ceta dal prossimo 21 settembre.
Come ripetiamo da tempo è ormai in corso un chiaro tentativo di svendere alle grandi multinazionali tutto il patrimonio collettivo; e questo vale sia per l’ambito dei servizi che per i beni di prima necessità. Il Ceta, come il Ttip, non è che una delle parti di questo piano dagli evidenti contenuti e modalità anti-democratiche.
Come Confeuro chiediamo con forza, non solo che il governo italiano e il ministro dell’agroalimentare, Maurizio Martina, ritirino subito il proprio appoggio al Ceta, ma anche che protestino vivacemente per la scelta di Juncker di attivare il trattato prima del voto dei parlamenti nazionali.

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Trudeau sponsorizza il Ceta

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 giugno 2017

tradeau-gentiloniby MoVimento 5 Stelle. Il primo ministro canadese, Trudeau, qualche giorno fa è venuto alla Camera dei deputati. A riceverlo in pompa magna prima la presidente della Camera, Boldrini, e poi il presidente del Consiglio Gentiloni, che, in conferenza stampa con il premier canadese accanto, ha svelato la vera mission delle vacanze romane di Trudeau: sponsorizzare il Ceta, l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada ed Unione Europea che asfalta Made in Italy e sovranità nazionale.Un trattato simile al Ttip (quello tra Usa e Ue), che in un certo senso lo sostituisce visto che molte multinazionali statunitensi hanno una sede anche in Canada, e che, solo per citare alcuni rischi, svenderà i servizi pubblici italiani, renderà irreversibili le privatizzazioni (dagli ospedali alla gestione dell’acqua), sdoganerà in Europa gli Ogm, di cui il Canada è il terzo produttore mondiale, e circa 130mila tonnellate di carne canadese trattata con ormoni.E il Governo davanti al primo ministro canadese Trudeau, sponsor principale del Ceta, cosa fa? Lo accoglie a braccia aperte. Prima la Boldrini con i suoi panegirici, elogiandolo a tutto tondo in quanto ‘femminista’, promotore di una ‘visione multiculturale’ e della ‘lotta ai cambiamenti climatici’ in casa propria, ma del tutto favorevole alle porcate che è venuto a piazzare in Italia e nel resto d’Europa.Pochi minuti dopo è la volta di Gentiloni, che, ospitando in conferenza stampa Trudeau al proprio fianco, ha dichiarato pubblicamente che spera che il Parlamento italiano dia al più presto il via libera alla ratifica del Ceta, che l’ultimo Consiglio dei Ministri ha predisposto in tutta fretta con un disegno di legge. Un’indicazione di voto vergognosa.
Cosa faranno adesso il Pd e le altre forze politiche alla prova del voto in Aula? Risponderanno, come Gentiloni e Boldrini, al diktat delle multinazionali pro Ceta, votando a favore della ratifica, o avranno il coraggio, come il MoVimento 5 stelle, di restare fedeli ai cittadini e votare contro il Ceta per rispedirlo al mittente? Un promemoria importante per le prossime elezioni politiche in cui i cittadini italiani dovranno scegliere tra un Governo 5 stelle, che difende i loro interessi, e l’ennesimo Governo, figlio della partitocrazia, supino invece alle istanze delle multinazionali e degli altri Governi che, come il Canada in questo caso, se ne fanno portavoce.

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Ceta, Tancredi (Ap): “Accordo è a tutela parti deboli, alternativa è isolamento”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

“L’approvazione del Ceta, dell’accordo commerciale Ue-Canada, è una buona notizia. La creazione di un mercato unico del blocco occidentale attraverso i trattati di libero scambio è inevitabile. Per questo, al fine di evitare di rimanere schiacciati e travolti dalla globalizzazione, è bene che l’Europa si attivi per creare un competitor forte nel mercato globale, in risposta anche alle economie dei paesi emergenti e allo spostamento sul Pacifico del commercio mondiale. Un simile scenario sarebbe nefasto per la nostra ricchezza e il nostro benessere”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della commissione politiche Ue alla Camera, Paolo Tancredi, di Area popolare.
“E’ chiaro che ci sono rischi e sono ben comprensibili le perplessità di una parte del mondo imprenditoriale e dei consumatori, ma faccio presente che l’accordo è fatto proprio per tutelale le parti deboli. L’assenza di regole determina infatti monopoli, speculazioni e posizioni dominanti. Tra l’altro, gli scambi commerciali continuerebbero anche in mancanza di qualsiasi intesa, fermo restando che l’accordo garantisce alti livelli sul piano sanitario, ambientale e lavorativo. L’alternativa a tutto ciò sarebbe rinchiudersi in se stessi e fermarsi”.

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Scandaloso l’ok del Parlamento Europeo alla ratifica del CETA

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

E’ il trattato di libero scambio tra UE e Canada: l’Europa dà carta bianca alle multinazionali a danno delle piccole e medie imprese, abbassa gli standard di qualità e sicurezza alimentari e mette a rischio le sovranità nazionali dando la possibilità alla grande industria di citare in giudizio quei governi che volessero mettere un argine alla globalizzazione incontrollata. Se era scontato il voto favorevole del Pd, fa rabbrividire l’ok di Forza Italia che esegue gli ordini del capogruppo del PPE Weber, secondo cui il CETA è “la risposta al protezionismo di Trump”. Ora il trattato dovrà essere ratificato dai Parlamenti nazionali: Fratelli d’Italia si batterà per impedire che l’Italia si pieghi ai diktat dei poteri forti e per dire no a questa ennesima porcata contro i bisogni dei popoli e la nostra economia».
Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Greenpeace contro il Ceta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

ceta2STRASBURGO (FRANCIA)Undici attivisti di Greenpeace sono entrati in azione questa mattina nelle acque che circondano il Parlamento Europeo a Strasburgo, dove hanno mantenuto a galla una statua raffigurante la Giustizia, evitandone l’affondamento, per denunciare la pericolosità del CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e Ue per il quale sono chiamati a votare oggi i parlamentari europei.Gli attivisti immersi in acqua, supportati da altri attivisti a bordo di tre gommoni, hanno aperto uno striscione con la scritta “Affondate il CETA, non la Giustizia”, chiedendo ai parlamentari europei di rigettare l’accordo. Secondo Greenpeace e molte altre organizzazioni che si oppongono a questo trattato, il CETA rappresenta una minaccia per la tutela dell’ambiente, la salute pubblica e i diritti sociali.«Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali», dichiara Federica Ferrario di Greenpeace Italia. «I rappresentanti eletti dell’Italia e degli altri Paesi dell’Ue hanno ancora la possibilità di fermare questo accordo pericoloso e prendere una posizione netta a favore delle persone e dell’ambiente».Anche se la maggioranza dei parlamentari Ue dovesse votare per l’approvazione del CETA, il trattato dovrebbe comunque passare al vaglio dei parlamenti nazionali e regionali. Il Belgio sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia dell’Unione europea di pronunciarsi sulla legittimità di un controverso sistema di tutela degli investimenti – conosciuto come Investment Court System (ICS) – che grazie al CETA permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA.L’obiettivo principale del CETA non è solo l’eliminazione delle barriere tariffarie, ma soprattutto la rimozione di ogni ostacolo al commercio e agli investimenti dovuto a norme differenti vigenti in Canada e in Europa. Questa operazione rischia di trasformarsi in un attacco diretto verso gli standard di protezione per persone, diritti e ambiente.Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA causerebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, con l’adozione di questo trattato, nel lungo periodo in Europa si registrerebbe una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03 per cento. In Canada questa percentuale sarebbe invece compresa tra lo 0,18 e lo 0,36 per cento. (foto: ceta)

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Ceta: Un nuovo regalo alle multinazionali

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

europa comunitariaIl Ceta, l’accordo di libero scambio tra il Canada e L’Unione Europea a cui il Parlamento del vecchio continente ha appena dato il via libera, rappresenta un nuovo favore fatto dalla classe politica alle multinazionali dell’agroindustria. Questo accordo infatti produrrà un duro colpo alla sovranità alimentare e all’ambiente e si tradurrà in immensi guadagni realizzati dalle grandi imprese ai danni dei cittadini europei e canadesi.
Il Ceta è volutamente descritto dai suoi sostenitori come un passo avanti verso la liberalizzazione dei mercati e verso una maggiore concorrenza commerciale, ma la verità è che l’accordo provocherà un abbattimento degli standard qualitativi dei prodotti alimentari e che darà, attraverso delle cause giudiziarie, la possibilità alle multinazionali di piegare gli Stati nazionali ai propri interessi.
Trattati come questi non sono affatto il simbolo di quel progresso tanto auspicato, ma al contrario l’emblema della degenerazione di una politica che oramai risponde esclusivamente alle richieste delle lobby invece che a quelle dei cittadini.

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Il Parlamento Europeo si è espresso oggi con un voto favorevole sul CETA

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

cetaSi tratta del controverso accordo di libero scambio tra Ue e Canada. Secondo Greenpeace questa decisione pone il Parlamento europeo dalla parte sbagliata della storia.«Nonostante il voto odierno, la ratifica del CETA da parte di tutti i Parlamenti nazionali e regionali degli Stati membri resta alquanto improbabile, la richiesta al Parlamento italiano è di votare un chiaro no a questo pericoloso accordo», commenta Federica Ferrario di Greenpeace Italia. «Non possiamo però non registrare lo scollamento tra i deputati europei e le preoccupazioni delle persone per la protezione degli standard di vita, salute e ambiente. Questo è un altro duro colpo per l’Unione europea, proprio quando sono più necessari principi come solidarietà e cooperazione».Secondo l’organizzazione ambientalista, i politici europei – soprattutto chi si definisce progressista – dovrebbero porsi come priorità l’interesse pubblico e la giustizia, anziché privilegiare gli interessi privati delle multinazionali, e ascoltare i milioni di persone che su entrambe le sponde dell’Atlantico protestano contro la diminuzione dei diritti sociali e ambientali.Il voto favorevole del Parlamento europeo al CETA entrerà presumibilmente in contrasto con l’opinione dei singoli parlamenti nazionali e regionali europei chiamati ad esprimersi a loro volta nei prossimi mesi su questo accordo. Il Belgio, inoltre, sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità di un controverso sistema di tutela degli investimenti – conosciuto come Investment Court System (ICS) – che grazie al CETA permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, l’applicazione del CETA si bloccherebbe. Stamane molte persone a Strasburgo hanno manifestato per denunciare che il CETA consentirà alle multinazionali il potere di citare in giudizio i governi e minacciare le norme che proteggono l’ambiente, la salute pubblica e i diritti sociali. Attivisti di Greenpeace hanno simbolicamente mantenuto a galla una statua raffigurante la Giustizia, evitandone l’affondamento nelle acque che circondano il Parlamento Europeo a Strasburgo, per denunciare la pericolosità del CETA e hanno aperto striscioni con la scritta “Affondate il CETA, non la Giustizia”.

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“Ceta, un silenzioso colpo di Stato?”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

cetadi Kristien Pottie, regista del documentario “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?” “Solo le persone che sanno davvero cosa è ne parlano ed è incredibile come possano mettere una specie di velo tutt’intorno: “Non parlarne, sarà molto buono per le nostre imprese”. Non è vero, sarà buono per il business dell’1% della popolazione e non per tutti. Non sarà buono per gli aspetti economici, non sarà buono per la protezione delle norme, non sarà buono per i servizi, per i servizi pubblici. Quasi per niente. E neanche per la democrazia.Il CETA è il trattato di libero scambio tra l’Europa e il Canada. Allora, la mia prima idea è stata quella di parlare con gli “specialisti”, le persone che lavorano nelle associazioni e che stavano studiando il CETA. Quando ho iniziato le mie prime interviste, il testo del CETA era appena stato pubblicato – era lo scorso mese di marzo 2016 – e poi ho pensato che con queste informazioni potevo andare dai politici, porgli delle domande e vedere quanto ne sapevano su di esso. Quando ho parlato con loro, ho notato che quelli che erano contro il Trattato conoscevano abbastanza di che cosa si trattava, ma quelli che erano generalmente a favore quasi non ne sapevano nulla e non erano realmente interessati a conoscere il contenuto del Trattato.Questi Trattati sono creati su misura per le multinazionali, per le grandi aziende e le grandi industrie perché mettono molto di più in concorrenza i vari Paesi. Questo significa che l’Europa sarà messa in concorrenza con il Canada e se la gente viene messa in concorrenza, i più forti tendono a vincere. Questo significa che le piccole e medie imprese e le entità locali, come quelle agricole, avranno molta difficoltà a competere contro le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola in Canada. Questa è la parte economica, e poi ci sono, naturalmente, gli ICS: una corte privata grazie alla quale le multinazionali possono attaccare, usando un metodo unilaterale, i governi quando vengono modificate le leggi che vanno contro i loro profitti. Di solito, qui in Europa, i governi provano a proteggere i consumatori, i cittadini, la salute, l’ambiente, il lavoro, eccetera, ma quello che sta succedendo adesso è che questa politica neoliberista sta cercando di mettere il più possibile tutto ciò che ha a che fare con il pubblico nelle mani private. Ciò significa che i privati proveranno a fare nuovi profitti. Questo comporta che non tutti avranno più il diritto all’educazione, alla salute, a un ambiente sano, eccetera, e questo è una catastrofe.Per me, uno dei temi più importanti è quello della finanza. Abbiamo avuto la crisi del 2008 e stavano dicendo che dovevamo mettere delle regole. È stata la Commissione di Stiglitz che affermava: bisogna regolamentare, dobbiamo fare in modo che ci sia una divisione tra i due diversi tipi di banche di investimento e le banche in cui i cittadini mettono i loro soldi e ciò che vediamo col CETA è che ci sarà anche una deregolamentazione ancora più grande. Stanno dicendo che non possiamo più dividere una banca, non possiamo limitare la forza di una banca. Questa è una pazzia. Quando ho sentito questo, ho pensato: “Oh mio dio, è ancora peggio. Tutto quello che ho imparato era ancora peggio di quanto potessi immaginare”. Quindi, il CETA è davvero un grande colpo ma nessuno ne parla.Quello che vediamo, prima di tutto, è che nei media mainstream nessuno quasi mai ne parla. E in secondo luogo, le istituzioni stanno cercando di spingere questi Trattati senza discuterne troppo. Per esempio, abbiamo avuto tre milioni e trecento mila firme di cittadini europei che erano contro il CETA e il TTIP. Questo è immenso, enorme e non ne hanno mai parlato, non hanno mai parlato di quelle 3.300.000 firme e questo è sbalorditivo.Notiamo che i media sono diretti anche dalle stesse persone che stanno dirigendo l’Europa, in un certo modo. Vediamo, ogni volta, che se siete veramente per la strada, se state veramente vedendo quello che sta succedendo, vi ripetono sempre sui media e in TV, “non vi preoccupate, prenderemmo cura di voi. Tutto andrà bene”. E questo non è vero. Tutto ciò non andrà bene. (foto: “Ceta) (fonte: blog 5 stelle)

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CETA: votazione finale del PE sull’accordo commerciale UE-Canada

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

torontoIl Parlamento europeo discuterà e voterà mercoledì l’accordo economico e commerciale globale UE-Canada (CETA). Questo accordo, che si prefigge di aumentare i flussi di beni e di servizi commerciali e di investimento, non può entrare in vigore senza l’approvazione dei deputati europei.L’accordo CETA eliminerà i dazi sulla maggior parte dei beni e dei servizi e aprirà il mercato degli appalti pubblici del Canada alle imprese europee. Per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali, l’UE e il Canada hanno confermato esplicitamente il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale. In risposta alle pressioni parlamentari, il meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-stato è stato sostituito dall’Investment Court System in modo da garantire il controllo del governo sulla scelta degli arbitri e migliorarne la trasparenza.
I deputati daranno anche il loro consenso alla conclusione di un accordo strategico di partenariato UE-Canada (SPA). A complemento del CETA, questo accordo ha lo scopo di intensificare la cooperazione bilaterale UE-Canada per una vasta gamma di questioni non commerciali, quali la politica estera e di sicurezza, la lotta al terrorismo, la lotta alla criminalità organizzata, lo sviluppo sostenibile, la ricerca e la cultura.

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Le 4 bufale dei democratici sul CETA

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2017

strasburgo-parlamento-europeoIl prossimo 15 febbraio il Parlamento Europeo, riunito a Strasburgo, sarà chiamato a ratificare il CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Il “fratello piccolo” del TTIP ha destato l’opposizione della società civile, perché vettore degli stessi rischi più volte documentati e mai confutati.La Campagna Stop TTIP Italia, in vista di questa scadenza, ha intensificato la pressione sugli eurodeputati italiani favorevoli al CETA. In seguito al bombardamento di e-mail, telefonate e contatti via social network, è emersa una spaccatura all’interno del gruppo socialdemocratico, cui aderiscono i parlamentari del Pd. A fronte di alcune defezioni, però, una gran parte dei S&D sposano acriticamente le tesi dei promotori dell’accordo, dietro i quali si celano interessi commerciali enormi, spesso molto distanti dalle priorità dei cittadini e dei consumatori.«I messaggi di risposta ricevuti in questi giorni sembrano un copia e incolla di slogan propagandistici – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Un tentativo maldestro di rassicurare migliaia di cittadini preoccupati, spesso ben più informati degli stessi loro rappresentanti».In particolare le posizioni pro CETA dei socialdemocratici si basano su numerose gravi omissioni e su alcuni assunti tutti da dimostrare, vere e proprie “bufale” che Stop TTIP Italia è in grado di smontare, una per una.
1) Con il CETA, gli europei risparmieranno 500 milioni di euro in tariffe doganali Non è vero. Saranno soltanto le aziende che esportano in Canada ad avere questo vantaggio, che in verità è piuttosto risibile se rapportato al valore degli scambi, che già oggi ammonta a più di 50 miliardi di euro. Le ricadute di questo abbattimento delle tariffe, non andranno a vantaggio del pubblico. Stando alle stime comprese nel documento della Commissione sull’applicazione provvisoria del trattato, il CETA inciderà sul versante delle entrate per l’UE, una volta completata l’attuazione dell’accordo, poiché i dazi non riscossi raggiungeranno un importo pari a 311 milioni di euro. Con il CETA, inoltre, studi indipendenti parlano di un aumento di PIL per l’Europa, in dieci anni, tra lo 0.003% e lo 0.08% e per il Canada tra lo 0.03% e lo 0.76%. Praticamente nullo.
2) Migliora la convalida dei titoli universitari e professionali. Che cosa significa questo? Il CETA stabilisce il reciproco riconoscimento dei titoli professionali tra UE e Canada. Ma mentre in Italia è necessario superare un esame di Stato per esercitare diverse professioni, in Canada è sufficiente un’abilitazione. Equiparare i due sistemi avrebbe l’effetto di mettere in concorrenza i lavoratori italiani ed europei, più formati, con quelli canadesi.
3) Per le imprese europee aumenteranno le quote di accesso agli appalti pubblici in Canada. Non si tratta di un vantaggio per tutti, ma di un affare per pochi. Infatti, l’apertura delle gare pubbliche alle imprese estere, siano europee in Canada o canadesi in Europa, può avvenire soltanto cancellando le regole sul cosiddetto “contenuto locale”. Le amministrazioni pubbliche non potranno più decidere di avvantaggiare piccole e medie imprese del territorio e favorire la manodopera locale. Ancora una volta, si tratta di un aumento della concorrenza con benefici solo per i grandi attori commerciali.
4) L’accordo non modificherà le regole europee su sicurezza alimentare o protezione dell’ambiente. Assolutamente falso. Occorre premettere che alcune regole sulla protezione dell’ambiente sono già state modificate grazie alla pesante attività di lobby del governo canadese e delle grandi imprese promotrici del CETA. Ne è un esempio la Direttiva sulla qualità dei carburanti, svuotata dalla Commissione Europea con l’obiettivo di preparare il terreno all’importazione di petrolio da sabbie bituminose. Questo combustibile fossile, tra i più inquinanti al mondo, senza le pressioni legate al CETA sarebbe ancora vietato in Europa.
Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, i rischi connessi all’accordo sono altissimi. Si prospetta un abbandono di fatto del principio di precauzione. Triplicheranno infatti le quote di importazione di grano, che in Canada è pesantemente trattato con il glifosato e a causa dell’umidità e delle basse temperature sviluppa micotossine nocive per l’uomo. Aumenteranno le quote per latte e carne da un Paese le cui gli animali vengono trattati con ormoni della crescita vietati in Europa. Nominalmente anche il Canada rispetta il principio di precauzione, ma insieme agli Stati Uniti si appellò contro il bando presso l’Organismo di risoluzione delle dispute della WTO (DSB), e vinse proprio perché la WTO dichiarò che un concetto come la precauzione, anche se riconosciuto nella legislazione ambientale internazionale, non era rilevante ai fini commerciali. L’Europa, per mantenere il bando, fu condannata a riconoscere a Usa e Canada delle compensazioni. Le risposte degli eurodeputati socialdemocratici, inoltre, dimenticano completamente di citare la pericolosa apertura dei servizi pubblici fondamentali come, acqua, sanità e istruzione agli investitori canadesi. Il CETA sarebbe il primo accordo commerciale contenente una “lista negativa dei servizi”, cioè un sistema di apertura al mercato basato sulla formula “elencalo o perdilo”. Fino ad oggi era obbligatorio segnalare i comparti che si intendeva privatizzare, non quelli da conservare in mano al pubblico.Nemmeno una parola anche sull’ICS, la corte sovranazionale che dovrebbe dirimere le cause intentate dagli investitori agli Stati. Già bocciata dall’Associazione dei magistrati europei e dalla principale associazione di giudici tedeschi, non rispetta nemmeno le richieste avanzate dallo stesso Parlamento Europeo, in una risoluzione votata anche dai socialdemocratici.Inoltre, molte corporation statunitensi tra le quali Walmart, Chevron, Coca Cola e ConAgra, possiedono controllate in Canada, e il CETA potrebbe permettere loro di operare nei mercati europei in condizioni di favore, utilizzando l’ICS anche senza un accordo tra USA e UE come il TTIP.L’impatto democratico del CETA sarà aggravato ulteriormente dalla “cooperazione normativa”. L’UE dovrà consultare il Canada (e viceversa) prima di introdurre nuove leggi o regolamenti, e dovrà attendere i “consigli” di tutti gli stakeholder. In barba alle urgenze dell’interesse pubblico.

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Stopper le CETA et le TTIP/TAFTA n’arrêtera pas la mondialisation/Stopping CETA and TTIP will not stop globalisation

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

ttipAu-delà du débat suscité par le CETA et désormais par la victoire de Donald Trump – critique des accords commerciaux, c’est à l’analyse des nouvelles mutations de la mondialisation qu’appelle Elvire Fabry, chercheuse senior à l’Institut Jacques Delors, pour mieux prendre en compte les craintes qu’elles suscitent. Ce Mot se concentre sur deux points :
1. La réalité de la coopération règlementaire dans le CETA pour prendre une juste mesure de l’impact de cet accord.
2. Une meilleure anticipation des nouvelles mutations de la mondialisation pour déployer au niveau national un arsenal de politiques d’accompagnement de ces mutations.
Beyond the debate raised by CETA and now by the victory of Donald Trump, a critic of free trade agreements, Elvire Fabry, Senior Researcher at the Jacques Delors Institute, calls for the analysis of new changes in the globalisation process to better understand the fears they inspire.This Tribune focuses on two points: The reality of regulatory cooperation in CETA, in order to take an accurate measure of the impact of the agreement. A better anticipation of the new changes in the globalisation process, to deploy an arsenal of accompanying policies in response to these changes.

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Accordo Unione europea-Canada

Posted by fidest press agency su sabato, 29 ottobre 2016

ottawa-panorama1Commentando l’annuncio del raggiungimento di un compromesso sul CETA, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, Federica Ferrario, responsabile Progetti Speciali di Greenpeace Italia, dichiara: «È deludente constatare come il dibattito pubblico sul CETA venga soffocato nonostante ce ne sia un gran bisogno. Difficilmente le modifiche concordate nelle ultime ore potranno affrontare tutti i gravi problemi legati a questo accordo. Esamineremo il testo concordato dal Belgio, per verificare la reale portata e il peso legale in caso di approvazione da parte degli altri Paesi membri e del Canada. In Europa sono milioni i cittadini che protestano contro accordi come CETA e TTIP, l’Italia e l’Ue hanno dunque l’obbligo morale di fissare standard commerciali elevati, in grado di tutelare le persone e l’ambiente», conclude Ferrario.

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Il governo italiano favorisce le multinazionali americane a danno degli interessi nazionali

Posted by fidest press agency su sabato, 17 settembre 2016

ttipIl 16 e il 17 settembre saranno due giorni di mobilitazioni in tutta Europa per dimostrare che l’opposizione sociale ai due megatrattati di libero scambio è sempre più forte e diffusa. Il 16 settembre al Consiglio informale dei capi di Stato convocati a Bratislava, il Governo italiano spingerà per chiudere positivamente le trattative con gli Stati Uniti imponendo il TTIP a chi, come Francia, Germania e Austria, ha già dichiarato la propria contrarietà. L’Italia chiede, inoltre, anche di accelerare con la firma del CETA, il trattato analogo già chiuso con il Canada e che ne costituirebbe un pericoloso lasciapassare.
Per questo la campagna Stop TTIP Italia lancia un mailbombing e un tweet storm sul premier Matteo Renzi oltre a diverse iniziative locali, tra cui un flashmob a Milano. Il 17 settembre in oltre 20 città tra Germania e Austria la Campagna europea stop TTIP risponderà idealmente alle decisioni assunte per mettere definitivamente la parola fine sui negoziati Europa – Stati Uniti e per fermare l’approvazione del CETA.
Sul sito http://stop-ttip-italia.net alla pagina sul 16 settembre è possibile scaricare la lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e i tweet da inviare a cominciare dalle 12 del 16 settembre, in sostegno delle mobilitazioni internazionali contro il TTIP e contro il CETA.
“Se qualcuno in Italia pensa ancora che possiamo guadagnarci qualcosa con TTIP e CETA, e non gli è bastato tutto quello che abbiamo diffuso finora, può leggere il rapporto “TTIP and Jobs” del Parlamento Europeo o gli impatti sull’agroalimentare italiano denunciati da Coldiretti Friuli Venezia Giulia” sottolinea Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia. “Le posizioni critiche del ministro all’economia tedesco Sigmar Gabriel riprese dal suo collega francese Matthias Fekl suggeriscano a Renzi di rinsavire prima del Consiglio Europeo, e di unirsi a chi chiede di ritirare il mandato negoziale sul TTIP alla Commissione Europea e permettere al Parlamento europeo un’ampia discussione sull’Accordo con il Canada prima che esso venga firmato ufficialmente dalla Commissione, e dimostrando così di tenere più al futuro del suo Paese che ai diktat della Commissaria Europea Cecilia Malmstrom e alle avventurose speranze del ministro italiano Calenda”.
“Già nel luglio scorso le reti della società civile sono riuscite a impedire l’ennesima delegittimazione dei nostri Parlamenti” sottolinea Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia, “evitando che il Trattato con il Canada, ormai approvato, potesse essere considerato di competenza esclusiva dell’Unione Europea, cosa che non avrebbe permesso ne’ una discussione parlamentare in Italia ne’ una sua ratifica nazionale. A settembre come da tre anni una società civile autorevole e informata dice “no” e ha il diritto di poter contare in decisioni così strategiche”.
“Ci sono voluti anni di mobilitazioni per rendere TTIP e CETA comprensibili e visibili per l’opinione pubblica”, afferma Marco Bersani, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia. “Attraverso mobilitazioni, raccolte di firme, invii di email e di tweet i cittadini e le cittadine europei hanno forzato la Commissione Europea e i nostri Governi a cedere su una maggiore trasparenza e a dover rispondere delle loro scelte. La nostra lotta contro il TTIP e il CETA continuerà in tutta Europa per tutto l’autunno, per fermare la corsa dei due trattati e cambiare per sempre la politica economia e commerciale dell’Unione Europea”.

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Trattati di libero scambio TTIP e CETA

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 agosto 2016

giuseppe liberatoreUna sempre più tangibile preoccupazione aleggia sul destino dei trattati di libero scambio TTIP e CETA che l’UE sta portando avanti rispettivamente con Stati Uniti e Canada. A esternarla è il Presidente di AICIG, l’Associazione Italiana dei Consorzi Indicazioni Geografiche Giuseppe Liberatore che nel fare il punto sulle trattative dopo tre anni e quattordici round negoziali – l’ultimo si è tenuto lo scorso 13 luglio a Bruxelles – ci tiene a sottolineare come la conclusione dell’accordo sia in realtà sempre più lontana, in particolare sul tema delle Indicazioni Geografiche tra organizzazioni europee che chiedono un riconoscimento effettivo delle IG sul mercato USA e stakeholder americani. Questi ultimi, pur non essendo contrari in linea teorica al concetto delle IG hanno sottolineato come l’uso dei nomi generici che contraddistinguono prodotti alimentari d’origine statunitense non possa essere abbandonato perché il business annuale per i produttori americani ammonta a 21 miliardi di dollari.”Non si tratta soltanto di un ritardo – spiega Liberatore – ma piuttosto di una presa di tempo in attesa di assistere agli sviluppi degli eventi che interesseranno gli Stati Uniti nei prossimi mesi, in primis l’elezione del nuovo Presidente. Sul mercato cinese il vino australiano cresce a vista d’occhio grazie ad un accordo di libero scambio tra i due paesi entrato in vigore lo scorso dicembre, mentre l’agroalimentare Made in Italy vive ancora nel limbo di una trattativa per un TTIP – Transatlantic Trade and Investment Partnership – che appare sempre più in alto mare. Questo perché alcuni paesi UE contrari impediscono una firma a breve del trattato, ma anche perché si sta alla finestra ad attendere la linea che deciderà di seguire il nuovo inquilino della Casa Bianca su tale argomento. Per sapere se i negoziati del TTIP andranno avanti anche nei prossimi mesi infatti, dovremo attendere l’esito delle elezioni presidenziali americane e solo una volta inquadrata la linea che intenderà seguire la nuova presidenza, potremo capire se l’accordo ha un futuro. Nel frattempo il lavoro fatto nei round tenutisi fino ad oggi è da considerarsi in sospeso”.Intanto, anche il nostro Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda sembra mettere le mani avanti sull’esito incerto della firma del TTIP ma anche del CETA, il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che l’Europa sta conducendo con il Canada.
A rallentare le trattative del TTIP sembra essere infine anche lo spostamento dell’attenzione verso il trattato in negoziazione con il Canada, ovvero il CETA, che la Commissione Europea sembra interessata a concludere entro l’anno. “La commissione propone un accordo misto – afferma Liberatore – ribaltando di fatto una precedente posizione, il 5 luglio scorso la Commissione europea ha proposto formalmente al Consiglio della Ue la firma per la conclusione di un accordo di libero scambio con il Canada come ‘accordo misto’, che potrà essere applicato provvisoriamente compresa la parte delle IG, accordo che implica per entrare in pieno vigore la ratifica da parte dei parlamenti di tutti i Paesi Membri dell’Unione e siamo certi che alcuni di essi non hanno nessuna intenzione di ratificalo, rendendo nulli i lavori finora svolti”. (foto: giuseppe liberatore)

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Accordo commerciale Eu-Canada distruggerà economia europea

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

Conseil européen1Il voto sulla Brexit della scorsa settimana è stato un grande shock per molti di noi. Ma è stato anche un campanello d’allarme per la democrazia in Europa. Se i cittadini non vengono presi sul serio, l’unità politica viene a mancare e, con essa, la capacità di progresso. Vogliamo che i nostri diritti vengano rispettati e le nostre voci ascoltate. Voci che il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, sta visibilmente ignorando.Juncker ha appena annunciato che il CETA (l’accordo commerciale tra l’UE e il Canada simile al TTIP) potrebbe andare avanti solo con l’approvazione dei leader europei e del Parlamento europeo, aggirando i parlamenti nazionali. Questo contraddice direttamente la legge dell’UE, in cui si afferma che la decisione sul CETA (come per tutti gli accordi che influenzano la legislazione nazionale) dovrebbe essere presa anche dai parlamenti nazionali. Questo è un vergognoso tentativo di minare i nostri diritti democratici.Le cose stanno evolvendo rapidamente. Questo giovedì il Collegio dei commissari specificherà la sua proposta di come il CETA verrà adottato, attraverso i rappresentanti nazionali da noi eletti o le istituzioni UE soltanto. Juncker ha fretta perché sa che se questo accordo controverso fosse sottoposto ai parlamenti nazionali andrebbe tutto in fumo. Ma i nostri capi di governo possono prevalere su Juncker. Diversi governi hanno già dichiarato che non ci sarà alcun CETA senza il coinvolgimento dei parlamenti nazionali. Se riusciamo a mantenere alta la pressione, dovranno tenere fede alle loro dichiarazioni.
Il CETA, come il TTIP, è un pericoloso accordo commerciale che darebbe a potenti corporazioni il diritto di fare causa ai nostri governi in tribunali privati. I servizi pubblici essenziali, come la sanità o l’istruzione, sarebbero aperti alla privatizzazione. I nostri diritti democratici, sociali e di consumatori verrebbero intaccati. Dobbiamo essere in grado di dire la nostra su un accordo che potrebbe potenzialmente avere un impatto così vasto sulle nostre vite. Non si tratta di chiedere una devoluzione delle responsabilità dell’UE verso gli Stati membri, ma di pretendere di essere governati secondo i regolamenti già esistenti.
Juncker vuole disperatamente realizzare questo accordo commerciale e non vuole sottoporlo alla ratifica dei parlamenti nazionali perché teme che questo potrebbe mettere fine all’accordo. E per una buona ragione: il Belgio si è già dichiarato contrario al CETA, la Francia ha espresso esplicitamente la sua opposizione al TTIP e la Germania sta affrontando delle dispute interne su tali accordi.
I nostri capi di governo possono prevalere su Juncker e sulla Commissione. Dobbiamo tenere alta la pressione e dire a Juncker e ai nostri capi di governo che in questa nuova Unione europea post-Brexit non sono accettabili degli accordi presi in segreto quando sono in gioco i nostri diritti democratici! (n.r. E’ questa l’Europa che intendiamo costruire? Un’Europa che si fa beffa della volontà popolare ma cura solo gli interessi dei soliti comitati d’affari?)

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