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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘chiarezza’

USB: facciamo chiarezza sulla vertenza Ilva

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

La lunga e tortuosa vicenda della cessione del gruppo Ilva ad ArcelorMittal entra in una fase cruciale. È bene quindi fare il punto della situazione con rigore e trasparenza. ArcelorMittal si è aggiudicato il bando di gara costruito dai commissari dell’amministrazione straordinaria sotto egida del governo che, senza dubbio alcuno, ha sostanzialmente determinato le condizioni della cessione.La gara è stata costruita senza vincolo alcuno al mantenimento della piena occupazione del gruppo siderurgico. ArcelorMittal si sarebbe – usiamo il condizionale perché l’atto di cessione è tutt’ora secretato – aggiudicata Ilva con l’impegno all’assunzione di 8.500 lavoratori su un totale di 14.200, pari ad un 40% di esuberi, sino al termine del piano industriale nel 2023.Gli 8.500 lavoratori passerebbero alle dirette dipendenze di AM Investco, mentre i restanti 5.700 resterebbero in carico all’Ilva in AS.Il successivo intervento del ministro Calenda avrebbe convinto ArcelorMittal ad accettare 10.000 assunzioni anzichè le 8.500 pattuite, tuttavia questo nuovo impegno pare essere solo verbale e solo sino al 2023. In altri termini nel 2023 si paventano nuovi 1.500 esuberi.In questo passaggio è prevista la novazione del rapporto di lavoro per coloro che passeranno in AM Investco. I lavoratori verrebbero chiamati a sottoscrivere la personale rinuncia ad ogni pretesa nei confronti di Ilva ed a accettare le nuove condizioni.
Il management di ArcelorMittal ha esplicitamente detto più volte che le condizioni economiche, normative e i diritti acquisiti (anzianità, art.18 lg.300/70) vanno negoziate.
I lavoratori non assunti da AM Investco finirebbero nel vortice degli ammortizzatori sociali. Parte di loro forse impiegati dentro gli stabilimenti in “prestito” ad ArcelorMittal, i più in cassa integrazione e altri nelle operazioni di bonifica, sulle quali peraltro poco o nulla è dato sapere, in un quadro di possibile incentivazione all’esodo a gestione commissariale con ingenti risorse pubbliche.Questi lavoratori “beneficierebbero” del mantenimento di ogni diritto acquisito essendo in continuità di rapporto di lavoro.
Sin dal primo giorno, come Unione Sindacale di Base, in sostanziale sintonia con la quasi totalità della delegazione sindacale, abbiamo giudicato il piano industriale 2019-2023 incoerente con gli obiettivi ambiziosi di produzione. L’incoerenza tra livelli produttivi e occupazionali è in realtà spiegabile in parte con la scelta di ArcelorMittal di esternalizzare tutte le attività complementari degli stabilimenti ad aziende terze. Un modello di organizzazione del lavoro inaccettabile che disimpegna la multinazionale dal mantenimento di uno standard qualitativo sul terreno della sicurezza, dei salari e dei diritti per migliaia di lavoratori.
In questo quadro non è dato sapere quale sarà l’impatto dal punto di vista occupazionale ma è evidente che ci sono tante ragioni per essere preoccupati. Sono migliaia i lavoratori che quotidianamente operano negli stabilimenti del gruppo spesso in condizioni di sfruttamento intollerabili e che rischiano di pagare un ulteriore prezzo altissimo alle scelte del governo e della multinazionale. Le notizie che trapelano in merito alle decisioni dell’Antitrust in sede europea, rispetto alla concentrazione di produzione in capo ad ArcelorMittal con l’acquisizione delle quote Ilva, parlano di una compensazione imposta attraverso una dismissione di attività di ArcelorMittal in giro per l’Europa.
Il tavolo costituito tra azienda e organizzazioni sindacali è solo ospitato dal Ministero dello Sviluppo economico in quanto parte della procedura art.47 i cui termini di legge sono stati reiterati sine die.E’ del tutto evidente che in questo quadro una trattativa vera e propria non c’è in quanto il negoziato è condizionato da accordi costruiti in altre sedi ed al sindacato viene chiesto semplicemente di ratificare, mediando, questi impegni.La responsabilità che il governo si è assunta è enorme. ArcelorMittal si muove quindi nel rispetto degli impegni che si è assunta con il governo ed è comprensibile che non abbia nessuna intenzione di cambiarli.
Spetta in primo luogo al governo rimettere in discussione quell’accordo. Questa è la condizione sine qua non per avviare la trattativa.Il prossimo 11 aprile si decide se e come proseguire il confronto. Qualora il quadro fosse immutato proporremo a tutta la delegazione sindacale di prendere atto che non ci sono le condizioni per proseguire oltre. Come USB nella riunione con governo e management abbiamo dichiarato l’indisponibilità a soggiacere al ricatto che si preannuncia: “accettare queste condizioni o Ilva chiude. Siamo certi che esistono altre soluzioni per un rilancio produttivo del gruppo e per le indispensabili opere di ambientalizzazione.
(Sergio Bellavita USB nazionale, Francesco Rizzo USB Taranto – in sintesi)

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Votare per la chiarezza e la trasparenza è ancora possibile?

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 gennaio 2018

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

Gira e rigira, si finisce sempre lì. Anche in queste elezioni, come per tutte quelle che si sono succedute dal 1994 in poi, il dilemma riguarda il grado di contrapposizione delle diverse forze in campo. È più opportuno che la lotta politica e il contrasto delle identità sia massimo, esaltato fino allo scontro (per quanto verbale), oppure è preferibile che sia manifesti una certa condivisione d’intenti, che si lasci la porta aperta a possibili collaborazioni, se non addirittura che le si auspichi anche in campagna elettorale? Per rispondere dobbiamo fare un passo indietro.
Per molti anni i cultori del bipolarismo ci hanno ammorbato con l’esaltazione della prima delle due ipotesi, salvo dover poi prendere atto – tardi e non tutti – che la contrapposizione “militare” (aggettivo) che ha caratterizzato la Seconda Repubblica ha prodotto inutili lacerazioni ma soprattutto ha generato alleanze, chiuse nel corpetto stretto dei due poli, del tutto spurie se non innaturali, pensate solo con l’obiettivo di battere l’avversario (in quel caso “nemico”) ma prive di quei denominatori comuni indispensabili per poter poi, una volta vinte le elezioni, governare. Certo, quel sistema ci ha regalato l’ebbrezza dell’alternanza che la Prima Repubblica – peraltro per precise ragioni storiche e geopolitiche – ci aveva negato. Ma, come noi ci siamo sforzati di ripetere senza sosta e, almeno inizialmente, in scarsissima compagnia, oltre ad essere una sensazione drogata, perché quella era un’alternanza “obbligata” – nel senso che centro-destra e centro-sinistra non casualmente hanno sempre perso l’elezione successiva a quella vinta, proprio perché incapaci di governare – si trattava di un regime politico che ha portato il Paese alla crisi più grave della sua storia repubblicana. Fallito quel sistema con l’emergere di una terza forza, i 5stelle, e per di più di “rottura”, e con la caduta traumatica del governo Berlusconi nel 2011, si è andati – purtroppo alla cieca – alla ricerca di un nuovo equilibrio, del tutto impropriamente chiamato Terza Repubblica, ancor più di quanto fosse improprio chiamare Seconda quella nata nel 1994. Il risultato di questa ricerca è stato fin qui improduttivo, per non dire disastroso. Infatti, questa stagione, che noi abbiamo chiamato “Seconda Repubblica bis”, ha generato nei sei anni della sua durata, una sequela di fallimenti o sciagure. Nell’ordine: la nascita e subitanea morte di una forza terza (Scelta Civica di Mario Monti); la rottamazione, causa giusta ma evocata male e praticata peggio; l’incontro tra forze diverse, sciupato dall’opacità del “patto del Nazareno” e dalla sua prematura scomparsa; la riforma costituzionale, altro giusto obiettivo rovinato con un referendum sbagliato nel metodo e nel merito; il suicidio del Pd renziano; la nuova legge elettorale, capace di riuscire nel difficile intento di sommare gli aspetti negativi del sistema proporzionale e di quello maggioritario, cancellando quelli positivi. Traiettoria che si conclude, ora, con un’assurda campagna elettorale che, inevitabilmente, porterà ad una fase di stallo carica di pesanti incognite.Ma proprio perché è diffusa la consapevolezza che il combinato disposto tra il discredito, ulteriormente cresciuto, di cui godono le forze politiche presso i cittadini e le cervellotiche contraddizioni delle norme di voto, non designerà il 5 marzo alcun vincitore, che è tornata prepotentemente sulla scena la domanda da cui siamo partiti: esaltare le differenze o cercare le convergenze? Noi, come si potrà immaginare, siamo per il secondo corno del dilemma – non per vocazione consociativa, anzi, ma per fredda analisi della realtà e delle necessità che da essa si ricavano – ma siamo costretti a constatare che tutti i politici battono la prima strada e che quasi tutti gli osservatori la prediligono. Tutti in nome della sacra avversione all’inciucio. I partiti dicono: ora dobbiamo prendere i voti distinguendoci, guai a evocare strani incroci. Gli analisti, con l’aria di voler fare i puristi, commentano: guai a produrre unioni eterogenee che scoppierebbero subito dopo le elezioni, meglio un maschio confronto-scontro tra diversi. Il risultato è che da un lato le alleanze disparate ci sono ugualmente – il centro-destra mette insieme un Berlusconi neo-merkeliano con i sovranisti anti euro di Salvini e della Meloni, impossibile connubio destinato o svanire il giorno dopo del voto o a costringere una delle due parti a tradire se stessa – e dall’altro, il più probabile esito elettorale, la mancanza di un vincitore e la conseguente paralisi che ne può derivare, resta privo di una qualunque risposta politica. Ma lasciare esclusivamente al dopo voto il compito di affrontare la questione se fare alleanze diverse da quelle elettorali, e quali, oltre ad essere segno di irresponsabilità e motivo di scarsa trasparenza verso gli elettori (proprio quella che si evoca quando si proclamano i no agli inciuci), è anche il miglior modo per renderle improbabili o, ammesso che si facciano, assai fragili.Ha dunque ragione da vendere l’inascoltato Sabino Cassese quando afferma che occorre saper ritrovare – perché la politica italiana possedeva questa qualità ma l’ha smarrita da oltre un quarto di secolo – il “talento per i patti di governo”, senza avere paura della negoziazione e del compromesso, senza cadere nella trappola, concettuale e semantica, della riduzione a inciucio deteriore e sconcio di qualunque forma di accordo. Il prossimo governo sarà, o non sarà, quel che le forze parlamentari elette sapranno costruire, incontrandosi, negoziando e “compromettendosi”. Da ciò ne discende che è stupida, oltre che costituzionalmente scorretta, la pratica dell’indicazione dei cosiddetti candidati premier che tutti fanno o vorrebbero fare (chi non lo indica è perché non ce l’ha). E questo non solo perché la scelta spetta al Presidente della Repubblica ed è scorretto far credere agli elettori che invece tocchi a loro (sono comunque sempre meno quelli che ci cascano, come dimostra l’aumento esponenziale del numero di astenuti consapevoli), ma perché è di ostacolo allo svolgimento positivo del dopo voto.In questi giorni in molti stanno cercando quella che potremmo chiamare la “condizione indispensabile” di voto: concedo il mio consenso solo a quelle forze che si impegnano senza se e senza ma per questa o quella questione. Per esempio, taluni stanno dicendo: votiamo solo chi è a favore dell’Europa. Poi si può discutere quale Europa e con quali mezzi la si raggiunge, ma si deve esprimere senza incertezza alcuna la preferenza all’integrazione continentale. Ecco, a noi viene la voglia dire: diamo il voto solo a chi smette di esaltare il proprio isolamento, di partito o di coalizione che sia, e dice fin d’ora che è disponibile senza riserve a dare un governo al Paese, accettando la filosofia dei “patti” come regola del gioco necessaria, rinunciando esplicitamente a demonizzarla come inciucio, e di conseguenza cercando fin dalla campagna elettorale, pur senza rinunciare a spiegare agli elettori le proprie specificità, i terreni di possibile convergenza e sottolineando le affinità che pure esistono. È una tentazione forte, quella che abbiamo. Sapendo però che rischia di farci scoprire che non c’è nessuno, ma proprio nessuno, che afferri questa bandiera e s’impegni a onorarla. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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Sul terremoto: facciamo chiarezza

Posted by fidest press agency su domenica, 22 gennaio 2017

APTOPIX Italy Quakedi Laura Castelli I soldi del terremoto non sono spariti, sono parcheggiati, ostaggio della burocrazia. Il MoVimento 5 Stelle ha sempre detto la verità, e mai ha affermato che il Governo abbia fatto sparire i soldi. Lo chiarisco perché qualcuno in queste ore ha provato a manipolare l’informazione. Quattro giorni fa abbiamo chiesto al Governo perché i soldi donati dagli italiani, alle popolazioni colpite dal terremoto, siano fermi in un conto del Tesoro. Soldi fermi per colpa di un “protocollo” che li destina alla ricostruzione e che di fatto verranno usate non prima di un anno. Si, perché questi 28 milioni raccolti tramite sms e bonifici, per protocollo, non si possono usare per le emergenze. Ma se ci pensate bene, che assurdità. I politici che stipulano “protocolli” di questo genere sono lontani dalla vita reale. Nessuna persona “normale” stipulerebbe un contratto del genere permettendo a 28 milioni di arrivare dopo così tanto tempo.
Questi soldi non sono spariti, ma sono FERMI. Così come sono fermi i soldi del decreto terremoto destinati a scuole, lavoratori e vigili del fuoco. Io Stato fermo quando fuori dai palazzi ci sono persone isolate dalla corrente elettrica per settimane, senza acqua calda, costretti a vivere in situazioni ingenti, vedendo i loro animali morire di freddo perché senza cibo e coperture.
L’emergenza è adesso e si deve provvedere adesso. La solidarietà degli italiani è grande e non deve essere frenata dalla burocrazia.
Con questo ribadiamo che non vogliamo fare polemica ma essere costruttivi, pratici e veloci. Queste devono essere le parole d’ordine di uno Stato in emergenza. (fonte blog di Grillo)

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Poste: chiarezza sui fondi immobiliari

Posted by fidest press agency su domenica, 8 gennaio 2017

poste“Poste non può e non deve smarrire la sua mission originaria e storica, punto di riferimento e garanzia per milioni di famiglie italiane, seppur con una corretta e innovativa visione del futuro. Per questo è importante che venga fatta subito chiarezza su quanto avvenuto con i fondi immobiliari che hanno coinvolto migliaia di piccoli risparmiatori”. Lo dichiara il vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, Vincenzo Garofalo, di Area popolare.
“Negli ultimi anni abbiamo assistito al rischio che fosse snaturato il ruolo dell’Azienda, soprattutto sul fronte finanziario, poco coerente con i propri valori e principi, attraverso prodotti aggressivi indirizzati a una tipologia di clienti di semplici risparmiatori poco avvezzi alle piazze finanziarie. Senza considerare – aggiunge Garofalo – le difficoltà degli ultimi tempi che stanno affrontando gli utenti in tema di recapito. Bene dunque investire e innovarsi nel settore servizi e in quello finanziario ma, ribadisco, senza scostarsi dal proprio ruolo originario e, soprattutto, senza mai svolgere attività dal sapore speculativo. In merito – conclude il parlamentare di Ap – sono non solo opportuni ma necessari controlli maggiori e accurati in entrambi i settori da parte degli organi di vigilanza e delle autorità competenti”.

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Indagini a Firenze per turbativa d’asta, Donzelli e Torselli: “Ippodromo abbandonato da anni, si faccia chiarezza”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2016

firenze“Il ministro dello sport Luca Lotti e il sindaco di Firenze Dario Nardella smentiscano di aver fatto pressioni su alcuni imprenditori per favorire l’affidamento dell’ippodromo Le Mulina di Firenze alla srl Pegaso di cui erano amministratori Guo Sheng Zheng, Oliviero Fani e Luisa Chiavai, che oggi scopriamo essere indagati dalla Procura di Firenze”. E’ quanto affermano i capigruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale della Toscana e in Comune di Firenze Giovanni Donzelli e Francesco Torselli. “Lotti e Nardella, che all’epoca ricoprivano rispettivamente l’incarico di capo di gabinetto dell’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi e di vicesindaco – spiegano gli esponenti di Fratelli d’Italia – secondo le dichiarazioni rilasciate da alcuni imprenditori a ‘Il Sito di Firenze’ avrebbero giocato un ruolo importante nella rinuncia di alcune cordate interessate alla gara bandita nel 2012. Zheng, fra le altre cose, è stato socio di Stefano Bovoli, zio dell’ex premier e segretario del Partito democratico Matteo Renzi”. “Le dichiarazioni sulle pressioni rilasciate da un imprenditore fiorentino sono oggi ancor più clamorose – sottolineano Donzelli e Torselli – fra gli indagati c’è anche Simone Tani, all’epoca presidente della commissione che doveva valutare l’assegnazione dell’ippodromo e poco meno di un anno fa nominato dall’ex premier Renzi al Cipe, le cui deleghe sono state curiosamente mantenute dal ministro Lotti nel governo Gentiloni. La gestione che queste persone hanno fatto delle Mulina, che sono abbandonate da anni, ha causato un palese danno economico al patrimonio della città di Firenze – concludono Donzelli e Torselli – vogliamo chiarezza e trasparenza sui comportamenti e sull’utilizzo dei soldi pubblici”.

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Chiarezza sullo stato dell’economia italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Mag 2016

eurozonaDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Finalmente si fa chiarezza sullo stato dell’economia italiana. Ma colpisce che l’analisi non venga dal governo, bensì dal presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che dice quello che gli illusionisti Renzi e Padoan nascondono. Il presidente Consob, infatti, oggi ha spiegato alla comunità finanziaria italiana che la congiuntura economica nazionale e internazionale volge al negativo, che il nostro paese arranca e che i mercati sono pronti a scatenarsi contro gli Stati più deboli dell’eurozona, tanto più se passa la proposta tedesca di porre un tetto al possesso di titoli del debito pubblico da parte delle banche.In questo contesto, proprio non si spiega l’atteggiamento del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, che perseverano con la loro politica economica irresponsabile nonostante gli “avvertimenti” che vengono dalle istituzioni e dai principali organismi di analisi economica e finanziaria. Un atteggiamento controproducente per lo stesso Renzi, che alla prima occasione utile, vale a dire alle amministrative e al referendum di ottobre, verrà bocciato dagli elettori. Gli italiani votano ‘con le tasche’”.

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Chirurgia e medicina estetica: IVA sì o IVA no?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tassi interesseLe prestazioni di medicina e chirurgia estetica devono essere soggette a pagamento dell’IVA? Lo chiedono i chirurghi plastici dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica in una lettera rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan, vice Ministro e segretari. «Vi scriviamo per chiedere ufficialmente urgenti delucidazioni su una vicenda che necessita di chiarezza estrema, date le numerose e differenti interpretazioni che abbiamo ricevuto: l’eventuale applicazione dell’IVA sulle ricevute fiscali dei trattamenti di medicina e chirurgia estetica» scrive il consiglio direttivo di Aicpe.Al momento la situazione è confusa: «Ad alcuni nostri soci è stata contestata dall’Agenzia delle Entrate la mancata applicazione di tale imposta, persino sulle ricevute delle visite mediche effettuate. Abbiamo quindi 4 quesiti da sottoporvi, ai quali siamo certi risponderete in maniera chiara, definitiva ed in tempi certi».
Primo quesito: le ricevute fiscali riferibili ad interventi di medicina e chirurgia estetica, devono essere gravate di IVA?
Seconda domanda: premettendo che la visita medica è un atto che prescinde dalla natura finale del trattamento, ma viene effettuata per conoscere lo stato fisico e psichico del paziente, e per selezionare il possibile candidato ad un intervento che potrebbe essere di medicina e/o chirurgia estetica o no, può questa essere gravata da IVA?
Terzo: come dobbiamo considerare gli interventi che si occupano di problemi funzionali e anche di problemi estetici (esempio: intervento per migliorare la funzionalità e nel contempo l’estetica di un naso): gravati di IVA o meno?
Quarto quesito: come dobbiamo considerare gli interventi appartenenti alla sfera di competenza della medicina e della chirurgia estetica, che sono effettuati esclusivamente per finalità di carattere medico-terapeutico? «Ci riferiamo a quei trattamenti eseguiti con lo scopo di curare disagi psicologici o psico-fisici oltre che funzionali, nell’intento di ripristinare uno stato di benessere – puntualizza il consiglio direttivo nella missiva -. In questi casi, devono essere gravati di IVA o meno?».
Concludono i chirurghi plastici di Aicpe: «Vorremmo uscire fuori al più presto dal fumoso limbo dell’incertezza, che si presta spesso a interpretazioni che a volte assumono carattere vessatorio, e che costringono a ricorsi lunghi, onerosi e con risultati incerti. Come società scientifica di settore abbiamo l’obbligo, a nome di tutti i nostri associati, di chiedere urgenti e definitive direttive su tale argomento».

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Bibite: serve chiarezza sul caramello

Posted by fidest press agency su martedì, 13 marzo 2012

“E’ urgente fare chiarezza sul caramello presente nelle bibite commercializzate in Italia”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), riferendosi all’allarme proveniente dagli Stati Uniti sui pericoli per la presenza di caramello in molte bevande.
“Il colore nero di alcune bibite -spiega Agostino Macrì, responsabile per la sicurezza alimentare dell’UNC- è dovuto all’aggiunta del caramello che si ottiene con un particolare trattamento termico dello zucchero: ne esistono quattro tipi di differente composizione chimica e recentemente l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha definito le dosi accettabili giornaliere di ognuno. Tuttavia -prosegue Macrì- nelle etichette dei prodotti commercializzati sul mercato è indicata di norma la presenza di un solo caramello senza specificare di quale dei quattro si tratti”.
“E’ una grave lacuna informativa -afferma l’avvocato Dona- e per questo già una anno fa abbiamo chiesto formalmente alle aziende del settore e ad ASSOBIBE (Associazione Italiana tra gli Industriali delle Bevande Analcoliche) di fornire informazioni sulle attività di controllo, ma non abbiamo ricevuto i chiarimenti richiesti: l’industria sembra ignorare le preoccupazioni dei consumatori”.
“Il comparto -prosegue Dona- è troppo importante per essere gestito senza trasparenza: chiediamo dunque le dimissioni della dirigenza di ASSOBIBE e l’intervento di Federalimentare per tutelare i consumatori di bibite che chiedono chiarezza sui rischi legati al consumo di bevande analcoliche”.
“Riteniamo inoltre necessaria -conclude Agostino Macrì- una presa di posizione del Ministero della Salute per avviare un’indagine in merito ai livelli di caramello impiegati nelle diverse bevande ed ai controlli che vengono effettuati per verificare la presenza di eventuali contaminanti ritenuti cancerogeni”.

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No-Tav: Plauso coisp al Presidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2012

Un plauso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è stato rivolto da Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia. Il Capo dello Stato ha infatti rifiutato di ricevere i sindaci dei paesi della Val di Susa interessati dalla protesta No-Tav. Il Presidente Napolitano ha ancora una volta ribadito che “l’espressione del sacrosanto diritto al dissenso deve escludere il ricorso a violazioni di legge, violenze, intolleranze e intimidazioni”. “Non possiamo che condividere la decisione del Capo dello Stato – dice Franco Maccari – che ha giustamente evitato di dare legittimazione a chi, più che manifestare il proprio dissenso, sta alimentando un clima d’odio e di violenza contro i rappresentanti delle Istituzioni democratiche del Paese ed in particolare contro le Forze dell’Ordine. Il messaggio di Napolitano deve essere un monito per le forze politiche ed in particolare con quelle di una certa sinistra: escano dall’ambiguità e dicano chiaramente se stanno dalla parte della legalità o dalla parte dei violenti. Perché quello che sta succedendo in Val di Susa – e che si replica con regolare scientificità in tutto il Paese – non ha nulla a che fare con la difesa dell’ambiente o del paesaggio. La protesta è degenerata da un pezzo ed al legittimo dissenso dei Valsusini si è presto sostituita una strategia terroristica diretta ad alzare il livello della tensione sociale nel Paese. Ai violenti ed agli estremisti non importa nulla dell’Alta Velocità e tantomeno della Val di Susa: per questo vanno isolati e contrastati con ogni mezzo. Per queste ragioni apprezziamo il gesto di chiarezza e la grande fermezza dimostrata dal Presidente Napolitano”.

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Maria Bombardieri: Moschee d’Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2011

Kaaba at the heart of Mecca. As the night goes...

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Prefazione di Stefano Allievi. Il dibattito sulle moschee (e i conflitti che ne derivano) è diventato un elemento costante del paesaggio mediatico e politico del nostro paese. Le moschee fanno notizia ancor prima di esistere e creano conflitti dove le opinioni soverchiano largamente i fatti. Il libro di Maria Bombardieri nasce per portare chiarezza sui termini del dibattito: uno studio frutto di una lunga ricerca empirica basata su dati di fatto e svolta nell’ambito di una ricerca comparativa europea che ha coinvolto una quindicina di paesi. In Italia, a fronte di una popolazione di circa un milione e mezzo di musulmani, sono solo 5 le moschee costruite secondo i canoni islamici. Sono invece circa 800 le “sale per la preghiera”, ossia capannoni o palestre, attrezzati con tappeti e oggetti di culto, adibite a luogo di incontro e preghiera. Moschee d’Italia contiene la descrizione puntuale della presenza islamica in Italia, un’analisi delle sue evoluzioni e degli attori sociali coinvolti, con l’aggiunta di una rigorosa mappatura, regione per regione, della realtà islamica organizzata. Da un lato mostra come la realtà dell’Islam italiano sia variegata e non priva anche di punti di frizione al suo interno; dall’altro, situa la questione nel suo alveo naturale, che per uno stato di diritto è la libertà di culto, in Italia sancita a livello costituzionale negli articoli 8 e 19. Moschee d’Italia fa parte della collana Zoom Italia, diretta da Tonio dell’Olio.

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Stop alle cartelle esattoriali di Equitalia

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

La trasparenza non è sempre di casa nei rapporti tra Equitalia ed i cittadini, tant’è che la Cassazione è intervenuta con l’ordinanza pubblicata oggi 4 luglio 2011 dalla terza sezione civile precisando i comportamenti che devono tenere le società di riscossione. Per quanto riguarda la necessità di chiarezza, secondo i giudici di piazza Cavour, il rapporto fornitore-utente è di tipo privatistico e le tariffe che il gestore del servizio idrico incassa dal consumatore costituiscono corrispettivi di diritto privato. La Corte, infatti, esclude sul punto che si possa configurare la possibilità di un uso da parte della società che riempie i rubinetti nelle case del Basso Lazio, società per azioni a partecipazione pubblica, a sostenere di avere facoltà di riscossione coattiva del credito da tariffa mediante il ruolo affidato al concessionario Equitalia Gerit. La fattura della bolletta dell’acqua di chi gestisce il servizio non è titolo esecutivo. La controversia risiede nelle modifiche introdotte dalla legge 286/06 che ha convertito il dl 262/06 (la norma ritoccata è quella di cui al D.lgs 03.04.2006, n. 152, art. 156 che riportiamo :“1. La tariffa è riscossa dal gestore del servizio idrico integrato. Qualora il servizio idrico sia gestito separatamente, per effetto di particolari convenzioni e concessioni, la relativa tariffa è riscossa dal gestore del servizio di acquedotto, il quale provvede al successivo riparto tra i diversi gestori interessati entro trenta giorni dalla riscossione. 2. Con apposita convenzione, sottoposta al controllo della regione, sono definiti i rapporti tra i diversi gestori per il riparto delle spese di riscossione. 3. La riscossione volontaria e coattiva della tariffa può essere effettuata secondo le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, mediante convenzione con l’Agenzia delle entrate ). Con quell’intervento il legislatore ha voluto soltanto precisare chi sono i soggetti ai quali è possibile affidare la riscossione della tariffa, ma non ha affatto dato il via libera alla possibilità di riscossione mediante ruolo con un sistema del tutto autonomo rispetto a quello normale, adottato per entrate di diritto privato degli enti pubblici. L’interpretazione opposta porterebbe a conseguenze paradossali nei rapporti di diritto privato: mentre gli enti pubblici dovrebbero munirsi di un titolo esecutivo per iscrivere l’entrata a ruolo e riscuoterla, il gestore di servizio idrico integrato potrebbe procedere facendone tranquillamente a meno. Con l’importante decisione che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta la Cassazione ha diffidato la società laziale ad emettere cartelle esattoriali senza titolo pedissequamente condannandola alle spese di giudizio.

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Lega: il gioco delle parti

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Mag 2011

La Lega chiede veramente ministeri a Milano, o si tratta di una manovra tale da far credere che stia giocando a perdere ? Ho l’impressione che il giochetto sia molto più sottile. Perdere per volontà degli elettori milanesi, significherebbe una condanna senza appello per il governo e per il cavaliere. Così vedo un accordo Bossi/Berlusconi per attribuire alla Lega la sconfitta di Milano che i sondaggi esprimono con chiarezza irrevocabile. Non sarà l’elettorato milanese a condannare la Moratti e tutto ciò che le sta dietro, bensì le diatribe con la Lega, che successivamente saranno sanate con un qualche contentino, per far trovare la quadra a Bossi. Non possono neanche prendere atto che CL, obbedendo alle ultimissime virate del vaticano li ha mollati, perchè sperano in un recupero, magari raddoppiando l’8 per mille, argomento al quale l’attuale curia pontificia è molto sensibile. Attribuire le responsabilità alla Lega consente la possibilità di una rappacificazione, mentre riconoscere la volontà degli elettori milanesi, significherebbe accettare di aver fallito proprio nella roccaforte berlusconoide. Con Bossi sarà facile (anche se costoso) la riappacificazione, con l’elettorato milanese sarebbe impossibile. (Rosario Amico Roxas)

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Berlusconi: vietato dimettersi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Berlusconi-comizio

Image via Wikipedia

Mentre stanno scendendo in campo persino i bookmaker più famosi al mondo per indicare le probabilità sulle dimissioni di Berlusconi dalla presidenza del consiglio entro il mese di aprile prossimo, (lo danno uno a quattro) un noto commentatore politico ha inteso rilasciare alla Fidest un suo commento sull’argomento nell’intento di fare chiarezza su un evento che ha fatto il giro del mondo, ha riempito le prime pagine dei giornali e ha occupato le edizioni televisive e del web. Per il politologo, che per nostra comodità chiamiamo Paolo Dolci perché vuole restare nell’anonimato, Berlusconi oggi più che mai è prigioniero del suo personaggio. Le ragioni che gli impediscono di dimettersi sono essenzialmente tre:
Primo: La convinzione che se lo facesse il Pdl si sfalderebbe e non potrebbe più contare sull’appoggio dei suoi fedelissimi che si disperderebbero per ogni dove alla ricerca di un nuovo padrone. Una cosa analoga è successo alla Democrazia Cristiana dopo le vicende di “mani pulite”.
Secondo: la fitta rete di affari internazionali di cui si è fatto garante per la loro tenuta e che, dimettendosi, potrebbe pregiudicare oltre ai lauti guadagni che ne sta ricavando.
Terzo: le sue controversie legali non godrebbero più del paracadute istituzionale e rischierebbe d’essere condannato e anche arrestato.
Un altro motivo per il quale Berlusconi era, in un primo momento favorevole alle elezioni anticipate e ora no è che dai primi sondaggi risultava godere del consenso della maggioranza degli italiani che sembravano indifferenti alle accuse a lui mosse dalla Procura di Milano di concussione e di favoreggiamento della prostituzione minorile. Le ultime proiezioni, invece, lo danno in forte calo. E si sa che il Pdl si sostiene solo con la presenza del suo leader. Si ritiene che l’unica persona che potrebbe, nel Pdl, fermare, l’inevitabile emorragia di voti elettorali sarebbe Tremonti.
A questo punto logica vuole – osserva Dolci – che Berlusconi resti al suo posto cercando di dimostrare che il governo tiene, che la maggioranza parlamentare è assicurata, che gli avversari sono deboli e mancano di una leadership e che le sue televisioni e quelle dello Stato lo sostengano nella sua campagna di demonizzazione della giustizia e che i suoi parlamentari continuino a favorirlo con leggi ad personam. A questo punto Paolo Dolci si sente di dire che l’Italia dall’unità ad oggi ha avuto tre dittature, sia pure una diversa dall’altra nella forma, ma non tanto nella sostanza. Quelle di Mussolini, di Andreotti e ora di Berlusconi e che gli italiani sentono di gradire il fascino del leader unico e i partiti nel non capire che devono imparare ad essere più uniti al proprio interno e a non lasciarsi prendere dalle tentazioni scismatiche. (A.R. http://www.fidest.it)

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Dio oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 gennaio 2011

Cantagalli 2010 (256 pagine 14,00 euro). Con Lui o senza di Lui cambia tutto,.Ece il volume che raccoglie I Dibattiti che hanno animato e arricchito le nove tavole rotonde dell’importante convegno svoltosi a Roma tra il 10 e il 12 dicembre 2009. Il tema di Dio è qui affrontato da un punto di vista più quotidiano e familiare: Dio nel cinema, nella televisione, nella musica, nella letteratura ma anche nella politica, nella scienza e in relazione a temi come anima, creazione, evoluzione, violenza, guerra. Sono temi di cui si sente parlare spesso e che gli autori di questi interventi  affrontano con chiarezza, offrendo spunti interessanti e originali che invitano l’uomo a riflettere in profondità su se stesso, sulla sua ragione e sul suo cuore, sul suo rapporto con il mondo, e ad aprirsi al Trascendente che risolve in Sé tutte le contraddizioni e le aspirazioni umane.
I relatori: Denis Alexander, Adriano Aprà, Gennaro Auletta, Pier Paolo Bellini, Enrico Berti, Paola Bignardi, Carlo Caffarra, Giacomo Canobbio, Luigi Cimmino, Francesco d’Agostino, Fiorenzo Facchini, Giuliano Ferrara, Bruno Forte, Aldo Grasso, Giorgio Israel, Michele Lenoci, Mariarosa Mancuso, Salvatore Natoli, Enzo Pagani, Angelo Panebianco, Ferruccio Prazzoli, Paola Ricci Sindoni, Davide Rondoni, Ignazio Sanna, Eugenia Scabini, Aldo Schiavone, Robert Schneider, Pierangelo Sequeri, Maurizio Serio, Emanuele Severino, Giuseppe Tanzella Nitti, Alessandro Zaccuri.  Nel 2010 Cantagalli aveva raccolto e pubblicato le relazioni più importanti del convegno. Questo volume dedicato a I Dibattiti arricchisce e completa il precedente offrendo un quadro complessivo del grande convegno internazionale.

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Eutanasia e comandamento divino

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Lettera al direttore. Francesco Ognibene scrive su Avvenire (10 novembre): “Va peraltro ricordato agli smemorati che il Codice penale sanziona con chiarezza l’«omicidio del consenziente», la fattispecie sotto la quale ricadono eutanasia e suicidio assistito” .Vi sono azioni che violano la legge morale ma non la legge civile, ed azioni che violano la legge civile ma non la legge morale. Tra queste ultime a mio parere è da annoverare l’eutanasia, qualora ovviamente risponda solo ed unicamente al desiderio disinteressato di fare del bene a colui che invoca disperatamente la morte non riuscendo a sopportare una malattia dolorosissima e inguaribile. In questo caso, l’eutanasia, per quanto possa  sembrare strano alle persone religiose, risponde al comandamento dell’amore per il prossimo. Si potrebbe obiettare che l’eutanasia va contro il principio dell’inviolabilità della vita, oppure, secondo un cristiano, contro il quinto comandamento. Ma il principio dell’inviolabilità della vita non ha valore assoluto. Viene meno, ad esempio, nel caso della legittima difesa. E non si vede perché non possa venir meno nel caso dell’eutanasia, giacché questa non solo è la scelta necessaria del male minore (per il malato), ma a differenza della legittima difesa, non va contro la volontà della persona cui viene procurata la morte. E’ bene tener presente che un’azione è buona qualora buono sia il fine e buono il mezzo per raggiungere il fine stesso. Accade però alle volte che per raggiungere un fine buono, sia necessario ricorrere ad un mezzo oggettivamente cattivo. Ovviamente non deve esistere altra via percorribile. Il fine nel caso della legittima difesa è buono (salvare la persona aggredita) ed il mezzo è cattivo (uccisione dell’aggressore). Nel caso dell’eutanasia, il fine è buono (liberare il malato da una vita insopportabile) ed il mezzo ( mezzo non  fine) è porre termine alla vita. Le persone religiose devono anche considerare che è contraddittorio concepire un Dio che ama le sue creature, e allo stesso tempo non voglia che una sua creatura soffra qualche giorno, qualche settimana o qualche mese di meno. (Renato Pierri)

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Idv: la chiarezza di Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 settembre 2010

“Che Berlusconi parli di fare chiarezza, suona quanto meno anomalo. Di certo tenterà di fare chiarezza in modo del tutto particolare e secondo il proprio modo di ragionare ed agire. Dopo la corruzione in atti giudiziari, infatti, messa in luce dal processo Mills, a carico del presidente del Consiglio oggi sta venendo fuori anche la corruzione in atti parlamentari, vista la compravendita di deputati e senatori”. E’ quanto afferma Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera.

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Bagnasco: scelte concrete per la famiglia

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“Per il bene concreto dell’Italia, ci auguriamo sia finalmente l’occasione per centrare una riforma a vantaggio del soggetto che per tutti – aziende, sindacati, scuola… – è decisivo, cioè la famiglia“. «Ancora una volta dobbiamo ringraziare il card. Bagnasco per le sue parole, che con estrema chiarezza danno corpo alle richieste avanzate dal Forum» commenta Francesco Belletti, che del Forum è il presidente. «Proprio in questi giorni siamo impegnati a presentare alla politica ed alle forze sociali il “FattoreFamiglia”, una proposta di riforma della fiscalità in chiave family friendly che supera e corregge i difetti del quoziente familiare. E sia in Parlamento che tra le organizzazioni sindacali stiamo raccogliendo un coro di consensi. «Del resto l’Italia ha oggi una opportunità unica, nello scenario mondiale, per costruire un nuovo paradigma di welfare e di politiche familiari, come già ricordava Navarro Vals dalle colonne di Repubblica (21 settembre), tra il modello cinese di una “famiglia senza figli”, con interventi di politica demografica spesso abortivi e lesivi della dignità e della libertà delle persone, e il modello francese, di “figli senza famiglia”, dove le politiche pubbliche hanno aumentato i tassi di natalità soprattutto di figli senza famiglia. L’Italia può oggi diventare un grande laboratorio innovativo per politiche familiari e demografiche che favoriscano “figli nella famiglia”, su cui la società investe decisamente, riconoscendo al contempo la famiglia come luogo insostituibile di tutela, custodia ed educazione delle nuove generazioni.
«I tempi sono maturi anche nel dibattito politico; occorre però passare dalle parole ai fatti, destinando significative risorse a favore delle famiglie con figli. Proprio dalla risposta che verrà data alle famiglie, sapremo – e sono ancora parole del presidente della Cei – “come lo Stato pensa di proiettarsi in avanti”. Perché, come peraltro “è eloquente anche dall’esperienza di Paesi prossimi al nostro: le misure economiche, messe o non messe a sostegno della famiglia, sono un fattore decisivo. Assegnare alla famiglia ciò che le serve, e non illudersi che questa farà ad oltranza scelte eroiche, non può da alcuno essere ragionevolmente scambiato per un’opzione ideologica”. «La palla» conclude Belletti «torna alla politica».

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Chiarezza dal gruppo Fli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 agosto 2010

“Non si comprende come possa reggere un ipotetico accordo tra il gruppo Fli (futuro e libertà di Fini) che riconferma la validità del bipolarismo, con Casini e Rutelli, i quali invece lo contrastano. C’è bisogno di chiarezza e ciò può avvenire con il voto sulla mozione Caliendo. Auspico quindi che i parlamentari di Fli siano coerenti con la loro esplicita affermazione di essere parte della maggioranza voluta dagli elettori”. Lo dichiara il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

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Tavolo Fiat

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2010

Dichiarazione di Gianfranco Morgando (Segretario regionale PD Piemonte) e Gioacchino Cuntrò  (Segretario provinciale PD Torino). Il tavolo convocato in Regione ha ribadito molte cose note, ma ha introdotto un elemento di chiarezza positivo: la Fiat non ha cambiato idea sul piano di investimenti in Italia, e la scelta di produrre la monovolume in Serbia non è legata al destino dello stabilimento di Mirafiori.  Ora però è necessario che la Fiat chiarisca i suoi progetti su Torino, ed esca dalle affermazioni generiche. Quali modelli, per dare una caratterizzazione alle produzioni torinesi che sia coerente con le attività di direzione del gruppo, di ricerca e di innovazione? Quali investimenti sugli stabilimenti e sulla qualità delle risorse umane? Quali attese nei confronti delle politiche pubbliche per rafforzare la capacità competitiva delle realtà produttive torinesi? Si tratta di domande a cui gli annunciati incontri stabilimento per stabilimento dovranno dare risposte esaurienti.  La concretezza dei problemi da affrontare non consente di spostare l’attenzione sul tema delle regole contrattuali, che non possono mutare per decisione unilaterale, ma devono essere concordate tra le parti. Se si devono introdurre innovazioni si discuta e si decida insieme. Ma si riconosca che la  garanzia più alta per dire sì alla modernizzazione dell’industria italiana è la condivisione delle regole da parte di tutti.
La discussione sul futuro della Fiat a Torino è una questione nazionale, e non può avvenire nel vuoto della politica industriale del Paese. Stamattina al tavolo mancava uno degli interlocutori più importanti, il Ministro dello sviluppo economico. Non so quanto tempo durerà ancora la pantomima decadente dell’interim. So che Torino ha bisogno subito di interlocutori.

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Alemanno: obbligo di chiarezza

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 luglio 2010

“Spiace che al termine di questa giornata non sia arrivata nessuna pubblica smentita del sindaco Alemanno sulle dichiarazioni rese oggi a ‘Il Fatto’ da Pasquale Lombardi”. Lo dichiara il senatore del Pd Raffaele Ranucci in merito che così continua: “Le indagini della Magistratura faranno piena luce sugli aspetti penali dell’intera vicenda che vedrebbe coinvolti politici, amministratori e i più alti livelli delle istituzioni democratiche. Ma credo che il sindaco della Capitale abbia un obbligo immediato di chiarezza nei confronti dei suoi cittadini”.

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