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Italia-Turchia: Urge un chiarimento

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

Di Agostino Spataro. Oggettivamente, l’episodio del “divano turco” è increscioso e va rilevato. Tuttavia, non si dovrebbe enfatizzare più di quanto non hanno fatto i due rappresentanti della UE presenti all’incontro con il presidente Erdogan. Infatti, come dichiarato da Charles Michel, presidente del Consiglio europeo e pertanto personalità UE più alta in grado, si è preferito andare alla “sostanza” che- come noto- sono gli accordi, appunto sostanziosi, fra la UE e la Turchia in diversi settori. In primo luogo quelli relativi al contenimento dei flussi migratori e dei profughi. Partiamo dalla scena madre, dove si vedono assise su due sontuose sedie Michel e Erdogan ossia le due personalità più rilevanti delle due istituzioni a confronto e altre due personalità Ursula von der Leyen, presidente della commissione UE e il ministro degli esteri turco sedute su due divani. Alla sorpresa della signora (che tuttavia partecipa a pieno titolo al dialogo fra le due parti) fa da pendant l’impassibilità del presidente Michel che resta, seduto, a fianco a Erdogan. Per cercar di capire si rende necessario svolgere alcune osservazioni. 1… Credo sia impensabile che un incontro così importante e al massimo livello si potesse svolgere senza un’adeguata preparazione e programmazione e al di fuori dei protocolli del cerimoniale. Come da consuetudine, i due uffici preposti al cerimoniale avranno discusso e concordato sia i temi in agenda sia gli aspetti protocollari. C’è da ritenere chela disposizione delle sedie e dei divani sia stata discussa fin nei minimi particolari e condivisa da ambo le parti. Per cui, le eventuali rimostranze da parte UE vanno rivolte in primo luogo agli addetti al cerimoniale che in tal senso hanno disposto i posti a sedere. In particolare, agli addetti della UE che- qualora in disaccordo- potevano consultarsi con i loro referenti politici e far decidere loro in ultima istanza.Se tale disposizione veniva percepita come lesiva del prestigio istituzionale e della dignità di genere della signora Leyen, l’autorità politica avrebbe potuto, per protesta o per altri validi motivi, non dar seguito agli incontri. Dalle dichiarazioni del signor Michel c’è da ritenere che i funzionari UE avranno informato, per tempo, i rappresentanti politici e che da questi (da uno o da entrambi? ) ne abbiano ricevuto via libera, poiché – come scrive Michel- ”si è preferito andare alla sostanza”. C’è da desumere che egli sia stato informato, ma non ha voluto farne un problema. 2… Se così si sono svolti i fatti, allora bisognerebbe indirizzare gli strali e quant’altro, innanzitutto verso coloro che hanno approvato e gestito il cerimoniale. Un chiarimento in tal senso credo potrebbe agevolare il rientro dalla imbarazzante polemica che ne è seguita. Addirittura coinvolgendo il nostro capo del Governo spintosi a definire “dittatore” il presidente Erdogan. E’ presumibile che per arrivare a tanto il dottor Draghi avrà avuto le sue buone ragioni e soprattutto buone informazioni, che però l’opinione pubblica ancora non conosce. La reazione può essere compresa qualora si potesse dimostrare che la disposizione (di sedie e divani) fu imposta da Erdogan in persona per umiliare la signora Von der Leyn, in quanto donna e presidente della Commissione UE. In tale eventualità si tratterebbe di una imposizione inaccettabile oltre che offensiva verso una donna al vertice delle Istituzioni europee. Ma bisognerebbe dimostrate tale assunto e- in caso affermativo- spiegare perché fu accettato dai diretti interessati. Solo dopo tali passaggi dimostrativi si potrà condannare fermamente la presunta pretesa del presidente della Turchia. Diversamente, verrà meno la ragione dichiarata della dura reazione e si creerà un “caso” davvero di ardua soluzione. Tranne che non ci siano altre motivazioni e obiettivi che l’opinione pubblica sconosce. Perciò è auspicabile che chi di dovere informi l’opinione pubblica su come si siano svolti effettivamente i fatti in quel di Ankara. 3… La Turchia è un Paese importante, per quanto gestito politicamente in maniera assai discutibile, a tratti illiberale, facente parte della Nato **, è un partner importante sul fronte economico, energetico e su quello del contenimento degli afflussi d’immigrati e, soprattutto, della valanga di profughi provenienti dalla Siria a causa di una guerra scatenata da tre potenze occidentali (Francia, Inghilterra e Usa) e nella quale si è inserita la Turchia di Erdogan che è al confine ed ha tante questioni aperte da risolvere. In primis quella del popolo curdo, prima vittima delle spartizioni coloniali europee. Evidentemente queste potenze, la stessa UE non intendono rispettare uno dei principi basilari dello Statuto delle Nazioni Unite che è quello della “non ingerenza” negli affari interni dei singoli Stati. Anche nel caso che tali Stati siano ritenuti retti da regimi dittatoriali. Per altro, tale intromissione non è equa: si applica la norma dei “due pesi e due misure”. Infatti, esistono altre dittature “amiche” in Medio oriente e altrove che nessuno si sogna di disturbare, d’invadere. Anzi vengono rifornite regolarmente di sistemi d’arma sempre più sofisticati e costosi che consentono a tali regimi di reprimere, nel sangue e con il carcere, tutti i movimenti che aspirano alla libertà, al progresso civile ed economico, alla parità di generi. Emblematica e arcinota è la repressione dei movimenti femminili, di singole esponenti, ma nessun dei governanti europei ha protestato, minacciato i satrapi di questi paesi di non…vendere più armi in cambio di petrolio e d’investimenti finanziari non propriamente limpidi. 4…Per concludere, torniamo al “divano turco” che ha provocato un vero parapiglia diplomatico internazionale, con probabili conseguenze per l’Italia, visto che il “governo” della UE, i grandi Paesi europei (a iniziare dalla Germania) non hanno attribuito all’episodio molta importanza. Di là delle motivazione (che sono basilari), sarebbe problematico per il nostro Paese restare isolato nel sostenere una posizione così aspra contro il presidente della Repubblica della Turchia. Da semplice cittadino, che ha avuto la ventura di occuparsi della politiche mediterranee e mediorientali, non mi permetto di dare consigli a chicchessia. Desidero, soltanto, esternare una preoccupazione (credo piuttosto diffusa) circa l’evoluzione della polemica italo-turca, accompagnata dall’auspicio che si possa giungere a un chiarimento sull’effettivo svolgimento dell’incontro di Ankara che potrebbe contribuire a far superare le reciproche diffidenze e asperità a livello bilaterale. Ripeto, sicuramente tale incontro ha avuto un’adeguata preparazione, secondo i protocolli, per cui la questione del “divano” poteva essere prevenuta e- se del caso- respinta.Vedremo. Tuttavia, oggi sono in ballo le relazioni italo-turche, politiche e non solo, in una fase assai complessa e movimentata in cui la Turchia di Erdogan è divenuta protagonista di un disegno mirato ad acquisire un ruolo internazionale più impulsivo, espansivo talvolta, in una vasta area che va dal Mediterraneo centrale al Medio Oriente, fino ad alcuni Paesi (ex Urss) dell’Asia centrale. Inoltre, segnalo che la presenza, soprattutto economica, della Turchia si fa sentire in diversi Paesi (anche UE) dell’Europa centro-orientale: dalla Germania all’Austria, all’Ungheria, alla Bulgaria, ai Balcani, ecc. Oggi, il caso più eclatante è quello della Libia. Però nessuno di coloro che hanno provocato prima la caduta di Gheddafi e dopo agevolato l’irruzione della presenza militare turca nel conflitto fratricida, ha spiegato all’opinione pubblica come siano andate, come stanno andando le cose. (dal blog di Agostino Spataro leggiamo e rilanciamo: blog: http://montefamoso.blogspot.com/2021/04/italia-turchia-urge-un-chiarimento-per.html. Lo ringraziamo per la disponibilità offertaci e per un contenuto che abbiamo inteso riprodurre integralmente e che si collega non solo al contingente ma offre al lettore ampi spazi per una riflessione più accurata rispetto a quanto alcune fonti di hanno lasciato intendere.)

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PD: Il partito ha bisogno di chiarire la sua linea politica

Posted by fidest press agency su sabato, 21 settembre 2019

“E dirla ai suoi elettori, anche se nello statuto del Pd non è previsto alcunmomento congressuale tra una primaria e l’altra. Tutte le condizioni sono cambiate, occorre una grande iniziativa politica per mettere in fila le nostre priorità, dove siamo, dove andiamo e con chi”. Lo ha detto oggi a Udine Debora Serracchiani, intervenendo alla direzione regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia. Partendo dai risultati ottenuti in Europa, di cui “per cinque anni dovremo rivendicare il successo”, Serracchiani ha poi posto il problema dell’immigrazione “perché non basta dire ‘io accolgo’ e pensare di aver risolto il problema, perché non possiamo fare a pugni con la realtà”, e quello del taglio delle tasse “su cui bisogna capire come, visto che i 5Stelle non la pensano come noi”. Citando la parità salariale uomini-donne, il piano nazionale per la sicurezza sul lavoro, il family Act “che ieri Renzi ha lanciato ma che è una proposta del Pd già incardinata in commissione Affari sociali della Camera”, la parlamentare ha indicato questi come “nostri punti politici, che dobbiamo mettere in fila”. Ipotizzando un’assemblea programmatica, Serracchiani ha precisato che “è prematuro pensare che rientrino Bersani e Speranza, perché se entrano quelli che non volevano Renzi, diamo proprio ragione a Renzi. E la fotografia plastica che così si offre al Paese è quella dei Democratici di sinistra, e questo dobbiamo superarlo una volta per tutte”. “La forza d’urto della scissione – ha aggiunto Serracchiani – non è finita. Abbiamo già perso tante persone: quelli che sono entrati alla fondazione del Pd e non provenivano da DS e Margherita, erano senza storia politica e si avvicinavano al partito di Veltroni. Non possiamo perderne altri. Per questo serve un’azione politica che convinca, perché – ha concluso – se non trovi uno spazio politico in un partito, quel partito lo lasci”.

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Ap, Binetti: “Su nuova posizione Udc qualche chiarimento è d’obbligo”

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

Paola-Binetti“E’ stato rapidamente raccolto da tutte le agenzie di stampa il comunicato dell’Udc con cui si faceva presente che l’avventura di Area popolare aveva concluso, almeno per ora, il suo iter. Dopo l’appello di ieri sera con cui Angelino Alfano si diceva pronto ad andare velocemente al voto insieme a Matteo Renzi, qualcosa è scattato nella nostra sensibilità politica, a cominciare dal senso di responsabilità. Il No al quesito referendario significava sostanzialmente tre cose: il rifiuto di una riforma confusa e pasticciata; il bisogno di onestà intellettuale, per cui diciamo no al marketing politico che promette senza mantenere; e infine la strana sensazione di essere su di un treno in corsa in cui solo il macchinista sa qual è la direzione, mentre agli altri si chiede solo di votare la fiducia a processi compositi, ma ridotti a pura digitalizzazione: si o no, per contenuti spesso scarsamente definiti nelle loro implicazioni. Quando Ap è nata, qualche anno fa, avremmo voluto dar vita ad un soggetto politico nuovo, inclusivo, aperto ad un dialogo efficace con le forze politiche più sensibili ai valori del lavoro e del merito; della vita, della famiglia; ai giovani, alle piccole e medie imprese, che caratterizzano il tessuto economico nazionale. Deciso a lottare contro le disuguaglianze e contro la povertà, a difendere il risparmio delle famiglie e la libertà di scelta dei genitori in merito all’educazione dei figli. Niente di speciale, solo la difesa delle piccole cose che costituiscono l’intelaiatura della nostra vita e scandiscono il ritmo delle nostre giornate”. Lo afferma “con convinzione e con rammarico” l’onorevole Paola Binetti dell’Udc.
“Moltissime le battaglie fatte insieme a Ncd. Alcune con ottimi risultati, qualche altra meno, per oggettive divergenze di idee su punti in cui Ncd si rivelava più affine al Pd con le sue posizioni storicamente diverse dalle nostre. Anche in merito all’attuale referendum la posizione di Lorenzo Cesa, segretario del Partito, si è rivelata nettamente diversa da quella del governo e alla fin fine vincente, nella capacità di percepire lo stato d’animo del Paese. Ma è sul punto delle elezioni anticipate che il dissenso attuale dell’Udc è chiaro e determinato. Il popolo Udc ha bisogno di tempo per capire cosa stia accadendo sullo scenario politico, a prescindere dalle rappresentazioni narrative così ottimistiche che tanto piacciono a Renzi, e di cui la gente a volte non trova il riscontro nella pratica. Come Udc – prosegue Binetti – fedeli al principio dei valori al centro e della chiamata alla responsabilità personale, vogliamo stimolare una partecipazione politica efficace, confermata dallo stesso spirito di iniziativa che ha caratterizzato questa campagna referendaria. Davanti ai potenti mezzi messi in pista dal Governo: Rai, Tv, giornali, onnipresenza televisiva, bulimia da dichiarazioni quotidiane, noi Udc del No eravamo davvero schiacciati non solo dal SI, ma anche dai pentastellati, non meno bulimici del premier nell’occupare tutti gli spazi disponibili, il revival di Berlusconi e un Matteo Salvini in gran forma, con il suo ‘trumpismo’ all’italiana. Eppure sui territori, nel rapporto personale, nei salotti familiari, al bar con gli amici, gli iscritti Udc hanno saputo dare la loro testimonianza, spiegando, raccontando, confrontandosi umilmente. E il risultato ha premiato questo stile low profile, che però richiede tempo, pazienza, rispetto per l’altro perché non si senta schiacciato dall’avversario più veloce, più brillante, più ironico, più accattivante, ma non per questo più vero e più credibile. Ora per l’Udc – conclude Binetti – comincia una nuova fase della sua vita! Con Ncd abbiamo lavorato bene, salvo queste ultime battute… speriamo…”.

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Salone Libro: le precisazioni dell’Associazione Italiana Editori

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2016

Più libri più liberi 2010_Foto di Jacopo Pergameno_Courtesy AIE_Associazione Italiana Editori_PANORAMICA_Per ricostruire correttamente le notizie che hanno portato l’Associazione Italiana Editori alla decisione del Consiglio Generale di ieri, AIE precisa che:
– Il recesso di AIE come socio fondatore della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura è stato deciso all’unanimità nel Consiglio Generale di AIE nella riunione del 25 febbraio 2016;
– Se ne è rimandata la formalizzazione a dopo il Salone 2016 e dopo la tornata elettorale, per evitare strumentalizzazioni di tipo politico;
-Questo recesso non implicava in alcun modo la decisione di un altro Salone. Si era invece deciso di dare il massimo supporto all’edizione 2016 dell’appuntamento torinese. E così è stato;
– Intenzione di AIE era uscire dalla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, non spostarsi altrove;
– Il lavoro impostato dalla Commissione AIE Promozione del Libro è stato avviato a marzo sulla base degli stimoli pervenuti da vari soggetti fieristici, per costituire un sistema di eventi e fiere che diventasse di ispirazione per azioni concrete di promozione culturale e della lettura.
– Il progetto pervenuto da Fiera Milano è stato ritenuto convincente dalla Commissione e proposto al Consiglio generale, che ieri democraticamente ha deciso.
– Il recesso di AIE come socio fondatore è stato inviato solo oggi, 28 luglio 2016;
– La joint venture con Fiera Milano sarà costituita solo a settembre. (n.r. prendiamo atto di quanto c’informa l’Aie ma l’iniziativa non ci convince e non la condividiamo. E’ stata, a nostro avviso, improvvida e totalmente sbagliata. Torino è e resta una sede ideale sia per la sua grande tradizione libraria e letteraria sia per la sua capacità di aggregare forze vive e sensibili nel campo dell’editoria e che di questi tempi sono forze che l’Aie avrebbe dovuto tener da conto e a farne tesoro e non certo per dividerle come sta purtroppo accadendo.) (foto: editori)

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Ambasciata Ungheria: smentita maltrattamenti immigrati

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2015

ungheriaSu alcuni organi di stampa si è diffusa la notizia secondo la quale al confine croato le autorità ungheresi avrebbero caricato migranti su carri merci, senza cibo né acqua, per trasferirli al confine austriaco.Le autorità ungheresi smentiscono nel modo più assoluto questa falsa notizia, priva di ogni fondamento. Le Ferrovie dello Stato ungheresi (MAV) utilizzano esclusivamente carri adatti per il trasporto di persone, tecnicamente collaudate, mantenute e pulite regolarmente.Ogni migrante – sia legale che illegale – che arriva nel nostro Paese, riceve acqua e cibo dalla polizia o dalle organizzazioni caritative presenti in loco, e in caso di necessità, ha accesso ad assistenza medica. Prima di attraversare il confine austriaco, i migranti ricevono di nuovo assistenza da parte di organizzazioni umanitarie, tra cui il Servizio di Carità Ecumenica, la Croce Rossa Ungherese ed il Servizio di Carità Ungherese dell’Ordine di Malta.Bufale del genere, purtroppo, non contribuiscono a un’informazione corretta al servizio dei cittadini, quindi la nostra Ambasciata esprime un forte richiamo verso ogni organo di stampa affinché siano verificate le fonti delle notizie prima che vi sia il rischio di divulgare storie false, e perché siano corrette al più presto le falsità già pubblicate. A questo riguardo, l’Ambasciata resta a disposizione per ogni tipo di verifica o chiarimento.

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Embrioni perduti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2012

L’Associazione “Primoconsumo” presenterà un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per contestare quanto accaduto nel centro di Procreazione medicalmente assistita dell’ospedale S. Filippo Neri di Roma.
Primoconsumo è al fianco delle coppie e di coloro che sono vittime dell’incidente accaduto nel nosocomio a causa del quale sono andati perduti numerosi embrioni ed è a disposizione dei cittadini e dei consumatori per ogni chiarimento, supporto, richiesta ed azione legale per la tutela del diritto al risarcimento dei danni subiti da esercitare nei confronti dell’ospedale e dei responsabili. Informazioni disponibili sul sito http://www.primoconsumo.it

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Smi-Lazio (Frosinone): medici senza stipendio

Posted by fidest press agency su sabato, 10 luglio 2010

Gli stipendi di giugno non sono stati ancora erogati ai medici del servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica) della Asl di Frosinone. Stessa sorte per gli operatori della medicina dei servizi e per gli specialisti ambulatoriali. Un fatto grave per gli oltre 300 camici bianchi del frusinate, ai quali non è stata data alcuna spiegazione in merito alle mancate retribuzioni, nonostante le sollecitazioni fatte dal Sindacato dei Medici Italiani del Lazio (Smi) alla Regione Lazio e ai vertici Aziendali. «La vicenda è stata messa nero su bianco in un telegramma spedito lo scorso 7 luglio  all’attenzione della governatrice regionale Renata Polverini e dei dirigenti della Asl di Frosinone  – dichiara Paolo Marotta, vice-segretario Smi-Lazio – Ma, ad oggi, non abbiamo ricevuto ancora alcuna risposta o chiarimento. Se la situazione non dovesse risolversi in tempi brevi – conclude Paolo Marotta – procederemo con una forma di protesta; garantendo solo ed esclusivamente le prestazioni territoriali più urgenti». Una situazione a dir poco inaccettabile e vergognosa, ha aggiunto Meri Nannucci, responsabile regionale e aziendale per la continuità assistenziale dello Smi-Lazio. «Qualcuno può dirci in che modo questi medici potranno pagare i rispettivi mutui e le tasse che incombono proprio in questo periodo? E, soprattutto, chi può dirci dove sono finiti i loro stipendi? E per quale motivo dei lavoratori del Servizio Sanitario Nazionale non ricevono spiegazioni  sui mancati compensi, dovuti per contratto? Tutto questo è a dir poco sconcertante, in primis perchè sono domande che cadono completamente nel vuoto. Ci auguriamo di ricevere al più presto delucidazioni a riguardo. Diversamente siamo pronti a scendere in piazza per manifestare contro questo assurdo disagio».

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Sette motivi e sette consigli per votare alle prossime elezioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 giugno 2009

I consigli di Aduc: “Le elezioni sono sempre un fatto importante nella nostra vita. Siamo liberi di parteciparvi o meno, ma con la consapevolezza che se non decidiamo, sono altri che lo faranno per noi e, a meno che non optiamo per una vita da clandestini, dobbiamo adeguarci alle indicazioni di chi ha partecipato prima e di chi ha vinto dopo. Quelle del prossimo 6-7 giugno sono di duplice valenza, amministrativa ed europea. Avremmo voluto che ci si potesse esprimere anche sui referendum elettorali perche’ avremmo risparmiato diverse centinaia di milioni di euro da devolvere anche ai terremotati d’Abruzzo, ma il Governo ha deciso che la ragion politica (l’auspicio che il referendum fallisca per mancanza del quorum dei partecipanti 50%+1 degli aventi diritto) e’ superiore anche alla vita delle persone: incassiamo e facciamone tesoro. Le elezioni amministrative sono abbastanza sentite; i candidati in lizza parlano di problemi specifici del loro territorio e propongono le varie soluzioni di continuita’ o di alternativa. La campagna sulle elezioni europee e’ praticamente inesistente. Dovrebbe essere al centro del dibattito politico non amministrativo, ma sembra piu’ che altro un sondaggio sul gradimento (politico, etico, economico, sociale e personale) dell’attuale maggioranza del Governo nazionale: ci sono piccole eccezioni, guardatele con maggiore interesse. Cerchiamo di capire se esiste un metodo per farsi meno male e ridurre il danno, anche in questo contesto in cui il “conoscere per deliberare” sembra appartenere solo ai libri di storia e a Paesi diversi dal nostro. Ecco alcune valutazioni che speriamo siano prese in considerazione da chi voglia marcare il proprio voto e non affidarlo ad altri:
1 – ricordatevi che siete essenzialmente consumatori di prodotti e utenti di servizi: usate il naso per puntare chi ha argomenti in materia; 2 – non fidatevi delle promesse; 3 – guardate a cosa e come hanno fatto coloro che amministravano o facevano opposizione prima: gli uomini e le donne nuovi sono talmente rari che non siamo riusciti a vederne uno; 4 – diffidate di tutti coloro che imbrattano le strade e i cartelloni con manifesti affissi dove non dovrebbero essere: se non rispettano queste piccole regole della gara, perche’ dovrebbero essere i nostri rappresentanti li’ dove le regole sono fondamentali? 5 – non seguite le ideologie: sono morte anche in chi le evoca per convincervi; 6 – diffidate di chi, per convincervi, fa leva su sentimenti e sensazioni che sono altro rispetto al voto che dovete esprimere: * per amministrare una citta’ con servizi efficienti, fruibili, economici, umani non bisogna, per esempio, essere a favore o contro la pena di morte, oppure amici o nemici del neo-presidente Usa; * per votare a Strasburgo sulle direttive in materia di liberalizzazioni, o sul diritto di asilo o sui costi delle telecomunicazioni, o sulle regole agricolo-alimentari non bisogna necessariamente appartenere ad uno o ad un altro schieramento. Dopo le note posizioni del presidente della Camera Gianfranco Fini su varie questioni che sembravano patrimonio di schieramenti diversi dal suo, il voto ad personam, considerando anche i punti esposti sopra, e’ quello che conta; 7 – diffidate di chi vi si presenta solo perche’ amico di qualcuno importante, vuol dire che ha poco da offrire di se stesso”.

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