Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘chiesa’

Libro: I soldi della Chiesa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

Roma Venerdì 24 maggio 2019 – ore 18.30 Università LUMSA – Sala Pia – via delle Fosse di Castello, 7 Saluto iniziale Francesco Bonini, Magnifico Rettore – Università LUMSA. Intervengono S.E. Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI; Carlo Cardia, Ordinario di Diritto Ecclesiastico, Roma Tre; Danilo Paolini, Capo della Redazione Romana di Avvenire.Modera Francesca Fialdini, Conduttrice de La Vita in diretta – RAI.È presente l’Autore Mimmo Muolo, Vaticanista di Avvenire.
La Chiesa è ricca o povera? Come si concilia il possesso di beni con la povertà evangelica? Dove vanno a finire i fondi dell’8xmille derivanti dalle scelte dei contribuenti? Sono tante le domande che ruotano intorno ai “soldi della Chiesa”: un argomento di quelli che suscitano curiosità e generano discussioni, evocando quadri, per lo più a tinte fosche, in cui la Chiesa appare come una realtà molto ricca, con mire umanissime di potere e poco incline a pensare agli ultimi.Certo, è innegabile che ci siano stati episodi e lati oscuri nella gestione dei beni materiali, ma quando si parla di soldi della Chiesa, c’è spesso molta confusione. Per cercare di fare un po’ di luce e dare un quadro della situazione più chiaro arriva il libro del vaticanista Mimmo Muolo. Un’indagine, quella da lui presentata nel volume “I soldi della Chiesa”, che cerca di rispondere ai tanti dubbi della gente, sgombrando il campo da luoghi comuni ed equivoci, alla luce di fonti documentate e mostrando anche l’altra faccia della luna: quella della destinazione e dell’impiego delle risorse ai diversi livelli.Il libro è arricchito dalla prefazione del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente emerito di Caritas Italiana, e dalla postfazione di Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre. Scrive il Cardinale Montenegro: “L’Autore ha fatto un lavoro davvero certosino per mostrare l’entità dei beni in denaro attribuiti alla Chiesa cattolica e la loro destinazione. Quella che ne viene fuori potrebbe sembrare un’opera apologetica, tesa a difendere alcune posizioni di principio. Mi piace, piuttosto, inserirla dentro quella grande riforma, voluta fortemente da papa Francesco, che come principio cardine ha la trasparenza. Si tratta, cioè, di mettere nero su bianco per conoscere le somme in denaro, capire il complesso meccanismo degli organismi che le gestiscono e apprendere i criteri con cui vengono spese. Trasparenza non è parola magica che può mettere al riparo da eventuali errori o abusi, ma è valore che permette di tenere alta l’attenzione e, come una fiaccola, consente ai soggetti interessati, e a coloro che osservano, di vedere il punto di partenza e il punto di arrivo del denaro”.Un testo, insomma, da leggere per poter poi argomentare sui soldi della Chiesa nel modo che si preferisce, ma sulla base di una più profonda cognizione di causa.
Mimmo Muolo, vaticanista e vicecapo della redazione romana del quotidiano Avvenire, ha seguito per il suo giornale i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e ora quello di Francesco.

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Asia Bibi: La fine di un incubo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 maggio 2019

Aiuto alla Chiesa che Soffre si stringe intorno alla famiglia di Asia Bibi, innanzitutto alle due figlie, Eisham ed Eisha, con le quali in questi mesi lunghi e difficili non abbiamo mai smesso di parlare. Abbiamo ascoltato il loro dolore e visto maturare la loro frustrazione per l’impossibilità di riabbracciare la madre, sebbene fosse stata assolta il 31 ottobre scorso». Così Alfredo Mantovano ed Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di ACS-Italia, commentano la notizia dell’arrivo in Canada di Asia Bibi.Pur non essendo mai stato raccontato, Asia Bibi aveva lasciato il Pakistan già il 26 febbraio scorso e viveva sotto protezione in un Paese straniero assieme al marito Ashiq. La donna è giunta in Canada ieri, ma ancora non ha potuto riabbracciare le proprie figlie. Sono passati quasi 10 anni da quando nel giugno 2009 la donna cristiana è stata arrestata per aver insultato il profeta Maometto. Accuse false, come nel 95% dei casi di blasfemia a carico dei cristiani in Pakistan, ma che le sono costate 9 anni e mezzo di carcere, di cui 8 nel braccio della morte.«Quando l’8 febbraio scorso abbiamo incontrato a Lahore l’avvocato di Asia, Saif ul-Malook – raccontano Mantovano e Monteduro – ci ha descritto le terribili condizioni in cui la donna ha trascorso la sua prigionia, disegnando perfino la cella in cui Asia viveva». Una cella di otto metri quadrati in cui la madre cristiana trascorreva 23 ore al giorno, avendo soltanto mezz’ora di uscita la mattina e mezz’ora il pomeriggio. Era guardata a vista e di fatto parlava ogni tanto solo con la sua guardia. «Ma nonostante ciò ha conservato una fede fortissima, che non ha mai rinnegato a costo della sua libertà e ponendo a rischio la sua vita. Negli ultimi mesi, l’unico conforto era per lei il rosario che le era stato donato dal Santo Padre nel febbraio 2018, durante la toccante udienza con il marito e la figlia di Asia alla quale ha partecipato anche ACS».
Il caso di Asia Bibi testimonia l’importanza della pressione esercitata dalla comunità internazionale. «Se il mondo non si fosse interessato a lei – affermano Mantovano e Monteduro – ora sarebbe probabilmente ancora in carcere, o forse sarebbe stata addirittura uccisa».Ecco perché è importante mantenere alta l’attenzione sulla persecuzione cristiana. «Di Asia Bibi purtroppo ce ne sono tante. In Pakistan al momento vi sono 25 cristiani in carcere per blasfemia. Mentre in tutto il mondo vi sono 300milioni di cristiani che vivono in terre di persecuzione. Dal lieto fine della vicenda di Asia dobbiamo apprendere un’importante lezione. Se leviamo la nostra voce, se non restiamo indifferenti, possiamo vincere. Anche contro la persecuzione anticristiana».

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Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà insignita del Path to Peace Award

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’annuale riconoscimento conferito dalla Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e dalla Path to Peace Foundation è assegnato nel 2019 alla Fondazione pontifica «in riconoscimento del sostegno umanitario e pastorale offerto da ACS ai cristiani perseguitati in tutto il mondo».Ad annunciare la decisione è stato monsignor Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite e presidente della Path to Peace Foundation, un’entità che sostiene la Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e promuove progetti in Paesi in via di sviluppo. Monsignor Auza stesso testimonia il fondamentale contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla Chiesa di tutto il mondo, in quanto da giovane sacerdote ha potuto portare avanti i propri studi grazie ad una borsa di studio offerta dalla Fondazione pontificia.«Il conferimento ad Aiuto alla Chiesa che Soffre del Premio “Percorso di pace” 2019 rappresenta un riconoscimento alla generosità di centinaia di migliaia di benefattori i quali, in tutto il mondo, donano con gioia e sacrificio – commenta Alessandro Monteduro, direttore della sede italiana di ACS – Conferma anche la bontà del nostro metodo: reagire all’orrore della persecuzione con il pacifico rafforzamento delle comunità cristiane sofferenti. È il percorso che restituisce la speranza».A ritirare il premio, il prossimo 22 maggio a New York, sarà il presidente esecutivo internazionale di ACS, Thomas Heine-Geldern. «È un grande onore per noi – ha affermato ricordando che nelle passate edizioni è stato conferito ad importanti personalità quali il nunzio apostolico in Siria, il Cardinal Mario Zenari – Questo premio rappresenta un importante riconoscimento del lavoro da noi svolto in tutto il mondo, grazie alla generosità dei nostri benefattori ed in favore della Chiesa perseguitata e sofferente».Nata nel 1947, Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzia ogni anno circa 5500 progetti in 140 Paesi. Nel 2018 ACS ha raccolto oltre 110 milioni di euro attraverso le proprie 23 sedi nazionali. L’area in cui l’intervento della Fondazione si concentra maggiormente è il Medio Oriente e in particolare l’Iraq e la Siria dove, dal 2011 ad oggi, ha donato oltre 70 milioni di euro destinati al finanziamento di progetti che hanno contribuito alla sopravvivenza delle comunità cristiane minacciate dallo Stato Islamico.

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E’ un momento drammatico per la Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

Film libri e giornali l’accusano, vecchie storie e nuove denunce si affollano, mentre essa stessa, con la recente riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali a Roma insieme col papa fa una scelta di campo definitiva contro gli abusi sessuali, di coscienza e di potere del suo stesso clero, pur tra le proteste di qualche porporato riottoso.
Ma dietro questa facciata c’è un’altra partita anche più seria che si sta giocando: è la partita di quanti mirano a uno scisma nella Chiesa, gli uni per distruggerla, gli altri per distaccarla dalla guida di papa Francesco.
Tra i primi ci sono gli officianti del pensiero unico, che ritengono ormai incompatibile la persistenza della predicazione evangelica con la volata finale di un mondo senza pensiero forgiato e governato dal denaro nella sua ultima forma globale di liberismo selvaggio. A questo fronte senza saperlo dà un notevole apporto la campagna della destra teologica che in nome della tradizione si oppone al rinnovamento dell’annuncio evangelico “in quella forma” – come chiedeva papa Giovanni – “che i nostri tempi esigono”; la lettera del cardinale Müller contro il magistero di papa Francesco ne è l’ultimo esempio.
Tra i secondi c’è un’area progressista e riformista che critica papa Francesco “da sinistra”, accusando di immobilismo la sua Chiesa perché sono finora mancate riforme istituzionali, come la riforma della Curia, un’avanzata collegialità, una vera “democratizzazione”; ne è l’ultimo esempio il saggio di un professore di Bergamo, Marco Marzano su “Francesco e la rivoluzione mancata”, rilanciato dal “Fatto quotidiano” e anche da qualche sito cattolico. Esso invita “i progressisti a tentare la via della mobilitazione diretta” per denunciare la paralisi “imposta a un miliardo di fedeli cattolici da un’élite di anziani maschi celibi” e “a minacciare, se persisterà l’assoluto immobilismo, l’abbandono della barca e l’approdo ad altri territori ecclesiali più sensibili e interessati ad un rapporto meno ostile con la modernità e i suoi valori”, ossia “il metodo di Lutero”. È superfluo sottolineare qui la catastroficità di tale posizione apparentemente “innovatrice”. Vogliamo solo dire quanto sia sbagliata e conservatrice l’analisi di chi concepisce il rinnovamento della Chiesa solo come un cambio di carattere istituzionale e non come una rigenerazione del suo annuncio e della sua più profonda identità, lo stesso errore dei tradizionalisti che hanno sempre ridotto la Chiesa alla sua dimensione giuridicistica e fattuale.
Al contrario la Chiesa è rinnovata dalla Parola. L’istituzione ne è determinata. E non si può negare che la grande rivoluzione portata da papa Francesco sia stata quella della Parola, fino a una nuova rivelazione di Dio, delle religioni e della Chiesa.
Del resto questo non succede solo nella Chiesa. Ci sono discorsi, magari non subito seguiti dai fatti, che hanno cambiato il corso della storia.
Si pensi al discorso di Gesù nella sinagoga di Nazaret, che introdusse una nuova ermeneutica selettiva dell’Antico Testamento, separò la misericordia di Dio dalla sua vendetta e introdusse una lettura non sionista, non nazionalista cioè, delle Scritture ebraiche.
Si pensi al discorso di Paolo all’Areopago di Atene, che consegnò “il Dio ignoto” alle religioni e alle culture di tutti i popoli, senza rivendicarne l’esclusiva a una sola tradizione.
Si pensi al discorso di Gregorio Magno ai fedeli di Roma, straziati dai Longobardi di Agilulfo: “perito il popolo, scomparsi i potenti, assente il Senato, la città vuota ed in fiamme”, eppure il papa guarda al mondo nuovo che comincia, all’ascesa dei popoli nuovi, e fonda l’Europa.
E per venire a tempi più recenti, si pensi al discorso di Luigi Sturzo del 1905 a Caltagirone, che mutò l’identità dei cattolici italiani facendone non più sudditi del papa e araldi delle sue rivendicazioni temporali nella questione romana, ma cittadini dello Stato, fautori della democrazia, promotori della proporzionale e autonomi nelle loro scelte politiche, premessa necessaria del ruolo che essi avrebbero giocato dopo il fascismo.
Si pensi al discorso di Giovanni XXIII per l’inaugurazione del Concilio, nel quale attestò la Chiesa sulla frontiera della misericordia (“la medicina della misericordia invece delle armi del rigore”), l’attrezzò per l’”aggiornamento” dello stesso annuncio evangelico e sognò il sogno di una “Chiesa di tutti e soprattutto Chiesa dei poveri”.
Si pensi al discorso di Togliatti del 1963 a Bergamo sul “destino dell’uomo”, in cui il leader comunista riposizionava il suo partito, e l’idea stessa del comunismo, non più solo sul terreno delle lotte economiche e sociali, ma su quello di una nuova antropologia universalistica, per la quale la stessa coscienza religiosa, posta di fronte ai drammatici problemi del mondo contemporaneo, era chiamata in causa e poteva essere di stimolo al cambiamento della società.
Di papa Francesco non si può ancora dire quale sarà il discorso che farà storia, dopo il quale la Chiesa, tutt’altro che immobile, non sarà mai più quella di prima. Si potrebbe dire l’ “Evangelii gaudium” in cui questa nuova Chiesa è disegnata, la “Laudato sì” che coinvolge tutti gli abitanti del pianeta nella salvezza della Terra, i discorsi sulla misericordia che piantano il “Dio inedito” nel cuore di tutti gli uomini, oltre ogni diversità di religione, i discorsi ai movimenti popolari che esortano alla lotta, e non solo alla rivendicazione di un altro modo possibile, il discorso all’Europa per l’uscita dal regime di cristianità, i discorsi agli Stati per una rivoluzione degli ordinamenti che escludono e dell’economia che uccide, o il discorso con cui ha rovesciato fin nel catechismo una secolare dottrina che ammetteva la pena di morte. Più probabilmente, al di là di un singolo discorso, sarà il magistero globale di papa Francesco che avendo finalmente pensato la riforma della Chiesa a partire dalla riforma del papato (Santa Marta!) ha di fatto già realizzato quello che i suoi critici malevoli rifiutano, e che i suoi critici benevoli reclamano. Lo scisma è ormai fuori tempo.
È chiaro che questo non può bastare; il governo non è solo profezia, è anche istituzione, e un papa “governa” la Chiesa. Ma ogni cosa ha i suoi tempi, e in tempi selvatici come questi non si possono fare corti circuiti e false partenze. Ma di certo, se la Chiesa rimarrà fedele, “l’istituzione seguirà”; forse non oggi le riforme che tutti noi abbiamo nel cuore, ma certamente domani. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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“La Chiesa centrafricana è divenuta un obiettivo”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 gennaio 2019

Lo è “perché è l’unica a rispondere alla crisi umanitaria causata dal conflitto. Ecco perché chi ha interesse che questa guerra continui ha voluto colpirla”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il vescovo di Alindao, monsignor Cyr-Nestor Yapaupa, dopo che un recente rapporto ha stimato in 80 le vittime dell’attacco del 15 novembre scorso alla cattedrale di Alindao e agli attigui missione e campo profughi perpetrato da ribelli appartenenti al gruppo Unité pour la Paix en Centrafrique (UPC).Il vescovo denuncia altresì come gli uomini della Minusca – la missione Onu di stabilizzazione della Repubblica Centrafricana – presenti al massacro non abbiano in alcun modo cercato di difendere i circa 26mila sfollati presenti o i sacerdoti che sono stati assassinati. «Non si sono neanche mossi. Non hanno sparato neanche un colpo. La Minusca è complice di questa strage e questo perché molti dei suoi uomini sono vicini ai ribelli, soprattutto quelli provenienti dalla Mauritania che condividono la loro stessa fede islamica. Fonti locali hanno infatti reso noto che due giorni prima dell’attacco il leader dell’UPC è stato ricevuto dal contingente mauritano».
I ribelli hanno ucciso il vicario generale, monsignor Blaise Mada, e il parroco di Mingala, don Celestine Ngoumbango. Con loro sale a 5 il numero dei sacerdoti uccisi in Centrafrica nel 2018. «Sapevano bene che erano sacerdoti. Tutti noi religiosi indossavamo la talare. «È stato un attacco contro la Chiesa», nota monsignor Yapaupa. Gli uomini dell’UPC hanno anche saccheggiato e incendiato i locali della missione prima di profanare la cattedrale. «Hanno lasciato un ordigno contro la chiesa e poi hanno aperto il tabernacolo e buttato a terra il calice, il ciborio e tutte le ostie. Qualche giorno dopo sono stato obbligato riconsacrare la cattedrale».Oggi gli sfollati che quel giorno, anche grazie al vescovo, sono riusciti a mettersi in salvo rifugiandosi nella boscaglia, sono tornati al «campo nella speranza di trovare qualcosa da mangiare tra le ceneri di ciò che è rimasto». Aiuto alla Chiesa che Soffre ha risposto all’attacco ad Alindao con un contributo di 45mila dollari in aiuti di emergenza e con 1200 intenzioni di Sante Messe per 12 sacerdoti della diocesi (circa 9.600 euro).Il presule riferisce come, dopo l’arrivo di un contingente ruandese della Minusca, la situazione ad Alindao sia meno tesa. «Tuttavia le sofferenze qui come in tutto il Paese sono enormi. Molte persone stanno morendo, molte persone vengono uccise, e questo perché ci sono degli interessi politici ed economici». Attraverso ACS, monsignor Yapaupa lancia quindi appello alla comunità internazionale: «Non si può sacrificare un’intera popolazione a causa della ricchezza. Abbiamo davvero bisogno di pace in questo Paese, i bambini devono andare a scuola e tutti noi abbiamo bisogno di vivere. Aiutateci, salvate il popolo centrafricano!».

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Forti emozioni alla chiesa Regina Pacis per il pubblico anguillarino

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Un ritorno alla grande per i St John’s Singers ad Anguillara. Il coro, forte di una esperienza sul campo che data 27 anni, ha offerto al pubblico anguillarino uno spettacolo di grande qualità che ha saputo affiancare ai brani classici della tradizione musicale afro-americana anche pezzi di musica gospel scritti di recente. Un concerto che ha lasciato profonda emozione tra il pubblico intervenuto. Impeccabile come sempre la direzione di Alessandra Paffi, così come le interpretazioni dei vocalist che si sono alternati ed in particolare la bravissima Raffaela Agozzino, Alessandro Coppola, Silvia Coppola e Roberta Marcucci. Il concerto è inserito nella stagione musicale organizzata da Il Cantiere dell’Arte per il Natale 2018-2019 con il contributo della Regione Lazio.“Abbiamo accolto con grande piacere – sottolinea il presidente de Il Cantiere dell’Arte, cavaliere Adriana Rasi – l’invito che ci è stato rivolto dal presidente della Pro Loco e dal Comune di Anguillara di tornare a cantare a Anguillara. Abbiamo apprezzato molto l’accoglienza del presidente Moreno Delle Fratte e dell’amministrazione tutta, presente al concerto con il vicesindaco Sara Galea, il presidente del Consiglio Comunale Silvia Silvestri e l’assessore alla Cultura Viviana Normando. Il concerto è stato uno dei più belli di questa stagione”. I prossimi appuntamenti con i St John’s Singers sono a Capodanno 2019 alle 18 nella chiesa di San Giovanni Battista per un concerto che vedrà esibirsi anche la vocalist Fatimah Provillon e il 5 gennaio 2019 alla chiesa Santa Maria del Prato di Campagnano Romano.
Ad accompagnare i St John’s Sigers ci saranno, ancora una volta, il pianista Alessandro Aloisi, il bassista Ivano Sebastianelli e il batterista Riccardo Colasante. Fatimah Provillon. Americana del New Jersey, esporta in Italia il suo amore per la “black music”. I suoi concerti sono un mix di Soul, Blues, R’n’B e Acid Jazz. Forte è la sua attenzione per lo stile “Motown” ed i suoi grandi interpreti quali Stevie Wonder e Marvin Gaye, come per le grandi ugole jazzistiche del passato quali Etta James ed Ella Fitzgerald.

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Chiesa e protezione dei dati personali

Posted by fidest press agency su domenica, 9 dicembre 2018

Roma lunedì 10 dicembre 2018 (ore 8.30, Aula Magna “Giovanni Paolo II”) Pontificia Università della Santa Croce, giornata di studio sul tema Chiesa e protezione dei dati personali. Il nuovo Regolamento dell’Unione Europea sulla protezione dei dati (GDPR) sta inaugurando un nuovo standard nella salvaguardia della privacy. E anche la Chiesa cattolica, dalle diocesi e parrocchie alle scuole e agli ospedali, è impegnata in questo ambito.Vi prenderanno parte esperti del diritto e della comunicazione oltre a vari operatori del settore, che condivideranno la propria conoscenza ed esperienza per illustrare le nuove esigenze derivate dal possesso dei dati personali nelle attività ecclesiali.“Benché sia una normativa europea, la disciplina del GDPR sta definendo uno standard di riferimento per tutti i Paesi, interpellando le istituzioni religiose in tutto il mondo – spiega Davide Cito, membro del Comitato organizzatore. Ogni persona impegnata nel servizio ecclesiale necessita dunque di una conoscenza di base di questi provvedimenti per poter operare con competenza e trasparenza nel rispetto dei diritti di tutti”.
Tra i relatori, Giovanni Buttarelli, Garante Europeo della Protezione dei Dati (GEPD); Venerando Marano, del Dipartimento di giurisprudenza dell’Università Tor Vergata; e Andrea Sartori, Data Protection Officer della Diocesi di Roma.

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“La Chiesa in campo contro la Violenza”

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

L’Istituto degli studi superiori sulla Donna ha promosso un corso di formazione per le operatrici delle ACLI sui diversi aspetti della violenza sulle donne e la violenza assistita; il percorso è stato un progetto di successo che ha dato vita ad un processo di approfondimento e riflessione, divenuto centrale per l’istituto. Sono temi importanti soprattutto per chi opera all’interno di un Ateneo Pontificio. Il convegno vuole illustrare il problema dalle sue diverse angolature e attivare i soggetti partecipanti definendo e rafforzando il ruolo che ognuno può avere nell’importante sfida di fermare la violenza e offrire occasioni di ripartenza alle vittime. Questo incontro intende promuovere e rafforzare l’impegno della Chiesa contro la violenza sulle donne, impegno espresso a parole e coi fatti, infatti diverse saranno le testimonianze del mondo cattolico ed ecclesiale impegnate in prima linea su questo importante fronte.

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Il grido del povero

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

“Il grido del povero” è il messaggio di papa Francesco per la II giornata mondiale dei poveri che si celebra domenica prossima, 18 novembre. Celebrare non è la parola adatta, perché si tratta piuttosto di gridare sui tetti la condizione angosciata dei poveri che tutto il sistema di potere tende oggi ad occultare e rimuovere. E’ appunto al grido dei poveri che fa eco il messaggio del papa, pubblicato già il 13 giugno scorso ma che è bene ora riprendere in mano. Colpisce che nel riproporre la questione della povertà e nel promuovere un’azione, anche della Chiesa, per alleviarla, il papa non si rifugi in alcuna spiritualizzazione o mistica della povertà, ma la denunci come frutto di ingiustizia, avidità ed egoismo; il povero grida non solo perché è privo di mezzi, ma perché è scacciato, scartato, umiliato, naufrago, e addirittura fronteggiato, se si mette in marcia, da eserciti in armi. Perciò la risposta che è di Dio ma dovrebbe essere anche del mondo e della Chiesa, non è quella di arricchirlo, ma ancor più di liberarlo. Certo gli ci vuole un reddito (e un lavoro, una casa, gli strumenti per produrre beni e dignità) ma deve essere un reddito di liberazione perché la povertà, dice il papa, è una prigionia. E proprio questa sembra la novità più significativa di questo messaggio di Francesco, l’aver messo in contraddizione nella condizione del povero non la povertà e la ricchezza ma la prigionia e la liberazione.
Si è svolto a Camaldoli, dal 1 al 4 novembre scorso, il colloquio “Oggi la parola” sul tema “Abitare il futuro”. Questo futuro si è mostrato come un futuro tutto posseduto e determinato dalla tecnica, su un precipizio di ignoto che oggi è perfino impossibile immaginare. In gioco c’è infatti la produzione di robot che simulano l’uomo e vorrebbero essere più prestanti di lui, c’è l’intelligenza artificiale che si pretende più performante dell’umana, e un uomo “potenziato” oltre i suoi limiti, non solo per curarne le malattie ma per fargli battere ogni record in sempre nuove conquiste; e ciò non solo a valere per i viventi di oggi ma, attraverso l’ingegneria genetica tale da modificare anche le generazioni future. Di grande interesse le informazioni che sono state fornite, ma anche di grande ambivalenza e allarme le conclusioni che se ne possono trarre. Come diceva un documento del 2008 della Congregazione per la dottrina della fede, “Dignitas personae” c’è il rischio che tali manipolazioni, genetiche e cibernetiche, volte al potenziamento della specie umana, introducano “un indiretto stigma sociale nei confronti di coloro che non possiedono particolari doti” e che enfatizzino “doti apprezzate da determinate culture e società, che non costituiscono di per sé lo specifico umano”, ciò che contrasta “con la verità fondamentale dell’uguaglianza fra tutti gli essere umani, che si traduce nel principio di giustizia, la cui violazione, alla lunga, finirebbe per attentare alla convivenza pacifica tra gli individui”. La vera domanda è che idea ci sia di questo uomo che si vuole oltrepasssare.
Di questi materiali forniamo nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it una preziosa relazione di Daniela Turato sull'”enhancement” o potenziamento dell’umano, e un link a una riflessione del prof. Paolo Bettiolo che ha evocato una pagina dell’Apocalisse.
Nel contesto del colloquio c’è stata anche una relazione di Raniero La Valle sul camaldolese padre Benedetto Calati, basata su fonti inedite. Nella ricostruzione del suo itinerario e della sua testimonianza monastica è emersa forse la maggiore riserva che si può fare al progettato uomo artificiale: che esso è pensato né uomo né donna, neutro e asessuato, e perciò del tutto opposto all’uomo che, come risulta dal racconto della Genesi, Dio ha pensato come maschio e femmina, “due in una carne sola”.

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Preti pedofili: la crisi che vive la Chiesa

Posted by fidest press agency su domenica, 2 settembre 2018

La lettera dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Stati Uniti, pubblicata tra il 25 e il 26 agosto e in cui chiede la rinuncia di Papa Francesco, è stata una bomba per i cattolici di tutto il mondo. Migliaia di articoli, pubblicati nei giorni successivi, hanno seminato confusione ma sono anche serviti ad aggiungere nuovi dati, perfino autentiche rivelazioni, che aiutano a comprendere meglio il valore del testo.Riportiamo di seguito alcune conclusioni che si possono trarre attualmente dalle informazioni pubblicate e verificate.
Giornalisti e altre persone che prima della pubblicazione della lettera erano in contatto con l’arcivescovo Viganò hanno affermato pubblicamente che il testo era stato rivisto e approvato dal Papa emerito Benedetto XVI (cfr. New York Times, 27 agosto 2018).Queste informazioni sono state smentite dal segretario personale di Benedetto XVI, l’arcivescovo Georg Gänswein: “L’affermazione per la quale il Papa emerito aveva confermato queste dichiarazioni manca di fondamento. Fake news!”In alcune dichiarazioni al quotidiano tedesco Die Tagespost, il presule tedesco ha spiegato che “Papa Benedetto non ha fatto commenti sul ‘memorandum’ dell’arcivescovo Viganò e non ne farà”.Me le accuse di monsignor Viganò contro Papa Francesco sono vere? Nuove rivelazioni permettono di comprendere meglio la crisi che vive la Chiesa.
Come si può interpretare la partecipazione di monsignor Viganò a un omaggio pubblico all’ex cardinale Theodore McCarrick, il 2 maggio 2012, presso il Pierre Hotel di Manhattan? Si tratta di un fatto centrale, perché l’arcivescovo chiede la rinuncia di Francesco per non aver applicato le “sanzioni canoniche” che Papa Benedetto XVI avrebbe emesso privatamente contro l’ex porporato statunitense, attualmente accusato di abusi sessuali. (fonte: aleteia)

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Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 maggio 2018

Ci scrive Raniero La Valle: “Dopo quello che è successo domenica non ci sono le condizioni per un discorso sereno. Perciò rinunciamo a farlo. Restiamo comunque fedeli al primo articolo della Costituzione che dice:” la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”, e non dice: “la sovranità appartiene al denaro che la esercita fuori delle forme e dei limiti della Costituzione”. Su materie affini si possono leggere nel sito un discorso di papa Francesco “Una tragica dicotomia tra etica religiosa e interessi dell’attuale comunità degli affari”, un documento dell’ex Sant’Uffizio sulle “questioni economiche e finanziarie”, un articolo del 2017 del prof. Luigi Ferrajoli “Come evitare il suicidio politico dell’Unione europea”, e una mia relazione del 1 febbraio 2018 all’ANPI di Ozzano Emilia su “Costituzione e Trattati europei”

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Nel quinto anniversario dell’inizio del pontificato di Francesco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 marzo 2018

E molti parlano di lui. Ne parla anche l’ex papa Benedetto XVI, il “papa teologo” che con le sue dimissioni ha avuto l’ardire di demitizzare il papato; e se proprio al culmine del processo attraverso cui la Chiesa latina aveva mitizzato il primato romano (basta pensare al grido della piazza: “santo subito!”) un papa ha demitizzato il papato, vuol dire che molte altre cose lo sono con esso. Sono demitizzati la Curia e i Sacri Palazzi, i signori cardinali, e le “opere di religione”, e dunque rimangono a troneggiare il Vangelo e i poveri; e così può esserci un papa come Francesco che non cammina solo processionalmente, mangia con i poveri, torna a casa portandosi con sé gli stranieri, governa ogni giorno spiegando il Vangelo e vive a Santa Marta: e proprio di lui dice il vecchio papa precedente: “è un vero teologo!”.
Stabilita questa regola comune, che non ci devono essere mitizzazioni nella Chiesa, demitizzato risulta anche il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e dunque non vale più nemmeno il vecchio mito curiale per il quale il capo dell’ex Sant’Uffizio, una volta insediato, deve restarne il prefetto per sempre. E il cardinale Gerhard Müller, che non ha più quell’ufficio, non deve dolersene, né pensare che, in carica o no, debba fare il guardiano della fede del papa, né lasciare che qualcuno pensi di poterlo in questo modo giocare contro di lui. Perciò forse egli ha sbagliato a prendere le parti della Curia colpita dagli strali di Francesco – “Io non posso accettare tutto” -, come ha fatto nell’intervista che ha rilasciato al TG2 dossier, anche se ha detto di non voler fare l’oppositore del papa. Müller è stato un grande prefetto della Congregazione per la fede (basta ricordare straordinari documenti come quello sulla nonviolenza di Dio come principio per un cambiamento epocale dell’idea stessa di religione), e non merita di essere usato da nessuno. Ed è allora proprio per dissipare questo equivoco di una gigantomachia di teologi in Vaticano, che è arrivata la ferma e tranquilla replica di Benedetto “allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica”.
Questo intervento ha portato con sé una bellissima notizia: non è più tempo di papi e antipapi nella Chiesa; non ce ne sono due né può esserci un partito dell’uno e un partito dell’altro, ce n’è uno solo e c’è una sola Chiesa. La grande testimonianza che sta dando papa Ratzinger è proprio quella della sua assoluta lealtà, che introduce uno stile nuovo nella Chiesa e permette a chi è stato papa di vivere in santa pace, continuando in modo diverso il suo cammino di fede e il suo servizio alla Sapienza e all’unità ecclesiale. Questo va tenuto presente, leggendo i resoconti di ciò che dicono di Francesco.
Certo è che il dibattito su questo pontificato è aperto e appassiona, come mostrano anche le reazioni che il nostro contributo sul “papato messianico” ha suscitato sui “social”. (Dal sito: Notizie da Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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Ricostruiamo l’Iraq

Posted by fidest press agency su domenica, 14 gennaio 2018

iraq-MMAP-mdAiuto alla Chiesa che Soffre manifesta vivo apprezzamento per lo stanziamento di almeno 75 milioni di dollari da parte degli Stati Uniti d’America per agevolare il rientro degli sfollati interni, prevalentemente cristiani e yazidi, nella Piana di Ninive e nella città di Sinjar, secondo quanto affermato dall’ambasciatore USA in Iraq Douglas Seelman in vista della Conferenza internazionale per la ricostruzione dell’Iraq in programma a Kuwait City a partire dal prossimo 12 febbraio.La fondazione pontificia ha auspicato un analogo impegno dei governi nazionali incontrando decine di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede nel corso di una conferenza internazionale sulla Piana di Ninive svoltasi a Roma a fine settembre 2017, e alla quale ha partecipato anche il Segretario di Stato vaticano Card. Pietro Parolin. Si tratta di un impegno che ACS ritiene sia dovuto ad una popolazione vittima di un genocidio che l’ONU non ha ancora avuto il coraggio di riconoscere formalmente.Aiuto alla Chiesa che Soffre dal 2011 ha finanziato progetti per l’Iraq per un totale di circa 35,7 milioni di euro, e in questi mesi sta procedendo nella raccolta fondi per il Progetto di ricostruzione di 13.000 case danneggiate o distrutte dall’ISIS nei villaggi cristiani della Piana di Ninive. Il costo stimato di questo “piano Marshall” per l’Iraq è di oltre 250 milioni di dollari. Il sostegno alla minoranza cristiana irachena rappresenta un seme di speranza per popolazioni flagellate dal terrorismo di matrice islamica, ma non solo. La ricostruzione del tessuto sociale della Piana di Ninive costituirà anche un pacifico argine contro la diffusione dell’ideologia politico-religiosa dell’estremismo, niente affatto debellata nonostante la sconfitta militare dell’ISIS.ACS è quindi convinta dell’importanza strategica della ricostruzione di quest’area dell’Iraq per garantire la stabilizzazione del Medio Oriente nel suo complesso. Ora, dopo la decisione statunitense, auspica un maggiore coinvolgimento anche delle nazioni dell’Unione Europea, e lo fa con un solo, pressante, appello: per l’Iraq fate presto!

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Chiesa e psichiatria: andare oltre la routine di cura

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 dicembre 2017

ospedale bresciaBrescia. Il convegno “La Chiesa italiana e la salute mentale” è la prima iniziativa pubblica del tavolo per la Salute Mentale della CEI, attivatosi nell’anno in corso per la volontà dell’ufficio per la pastorale della salute, con l’obiettivo di leggere le problematiche della psichiatria secondo una precisa prospettiva che ridia alla persona una sostanziale centralità. I Fatebenefratelli contribuiscono a quest’iniziativa portandovi la secolare esperienza che hanno maturale nell’assistenza dei malati psichici e nella ricerca, che ha il suo baricentro nel Centro S.Giovanni di Dio di Brescia, unico Irccs nazionale specializzato nella malattia mentale. Al convegno del 2 dicembre a Roma, prenderà la parola il presidente del Cda dell’Irccs fra Marco Fabello e una delle tavole rotonde sarà moderata da Giovanni Battista Tura, primario di psichiatria dell’Istituto, il quale, insieme allo psichiatra romano Tonino Cantelmi, radunerà in un confronto scientifico alcuni tra i maggiori esponenti della psichiatria italiana. «Il contributo che la nostra attività quotidiana può portare alla riflessione della Chiesa e, in termini di confronto culturale e metodologico, alla psichiatria è sicuramente quello di un ri-orientamento delle teorie e dei modelli in una logica che veda realmente la centralità della singola persona, e non già dei sistemi di cura – spiega Tura – . Ci aspettiamo una riflessione congiunta, dunque, che passi in esame i temi più attuali e trasversali alle varie aree di studio e operative, con particolare attenzione alle nuove fragilità, alle nuove vulnerabilità. E’ ormai provato come dinamiche sociali emergenti, sostenute dalla logica del “provvisorio” e del precario stiano dando vita a nuove marginalità, a nuove forme di sofferenza psichica. Rimettere la singola persona, con la propria specifica umanità, con la sua “unicità” di fragilità – e pertanto rivedere da una prospettiva individuo-centrata le sofferenze psichiche – non è un atteggiamento solo virtuoso e umanizzante, ma si rivela l’approccio necessario perché gli interventi e gli esiti siano sostenibili ed efficaci. E’ partendo da questa prospettiva che è necessario e opportuno rileggere le nuove emergenze, quelle dell’età evolutiva così come della terza età, quella della genitorialità fragile, quella delle nuove dipendenze, quelle delle nuove solitudini, di nuove “povertà sociali” e contemporaneamente rivedere modelli e sistemi di cura, modalità di accesso e fruizione delle stesse. La mera e routinaria applicazione di ciò che sappiamo e che facciamo rischia di non intercettare il nuovo emergente; ridare centralità alla persona è unica alternativa che dia al nostro agire caratteri di sostenibilità ed efficacia».

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Come raccontare Dio ai nostri giorni

Posted by fidest press agency su sabato, 28 ottobre 2017

Copertina Rischio Speranza Tagle Emi 2017.indd(Editrice Missionaria Italiana, pp. 160, euro 15,00, disponibile in libreria) è il titolo del nuovo libro del cardinale Luis Antonio Gokim Tagle, arcivescovo di Manila, presidente di Caritas Internationalis e della Federazione biblica cattolica. Si tratta di un testo realizzato in esclusiva mondiale per EMI (il libro è già in corso di traduzione in 20 Paesi) in cui sono raccolti 9 interventi del cardinale Tagle tenuti in un arco di tempo tra il 2000 e il 2014, ovvero da quando Tagle era ancora sacerdote e professore di teologia a quando era vescovo della diocesi di Imus, poi arcivescovo di Manila e quindi cardinale. Diverse le tematiche affrontate da Tagle – apprezzato conferenziere a livello mondiale – in questi suoi contributi raccolti in tre sezioni. La prima, «La Pasqua non invecchia mai», dedicata alla meditazione sul mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Rifacendosi alla teologia di Hans Urs von Balthasar, Tagle analizza le conseguenze per la Chiesa della realtà della morte di Gesù. In particolare, molto feconda è la sua riflessione sulla «discesa agli inferi» di Cristo: «Chi va tra i morti? – scrive Tagle -. Il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio va nel luogo dove il Padre non può comunicare. Il Figlio di Dio dà inizio a una comunicazione che è impossibile e proibita del punto di vista della realtà della morte. Discendendo agli inferi, il Figlio di Dio apre una comunicazione là dove la comunicazione non è possibile».
Nella seconda sezione, intitolata «Identikit dell’evangelizzatore», Tagle tratteggia gli elementi essenziali dell’annunciatore del Vangelo di Cristo. Attraverso una sapiente lettura della Scrittura e un’interpretazione teologica della vita quotidiana, che Tagle considera luogo privilegiato della comunicazione di Dio, vengono messe in risalto le caratteristiche fondamentali del missionario: il discepolo, come il Maestro, sa dare e ricevere, entrambi «dicono la verità con rispetto e amore» e «non hanno paura dell’altro». Infine, «Annunciare il Vangelo nella solidarietà e nella reciprocità» è la terza parte del libro: qui l’autore affronta alcune tematiche più «sociali», ad esempio la crescita economica, «che deve essere inclusiva», e il servizio che la Chiesa può fare alle minoranze nel nostro mondo: i poveri, le donne, spesso vittime di violenze, e i migranti. (foto: Copertina Rischio Speranza)

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1968 – 2018 La Chiesa, il mondo, la famiglia cinquanta anni dopo

Posted by fidest press agency su sabato, 14 ottobre 2017

pontificia università gregorianaRoma. Il primo incontro si svolgerà martedì 17 ottobre, alle ore 18:00, Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4, con il Prof. Pier Davide Guenzi (Università Cattolica di Milano) e il gesuita belga Jean-Louis Ska (Pontificio Istituto Biblico) sul tema «Autorità e Coscienza». Sarà poi la volta di «Padri e Figli» (19 dicembre), «Rivoluzione e Riforma» (16 gennaio 2018), «Fede e Chiesa» (17 aprile 2018). Gli incontri si alterneranno con alcuni Forum mensili che permetteranno di approfondire tematiche correlate. Nel 1968 uscirono Introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger, La Chiesa e il secondo sesso di Mary Daly, e Sulla teologia del mondo di Johann Baptist Metz, mentre a Medellín (Colombia) si riuniva la prima conferenza dell’episcopato latino-americano. Il vento della contestazione soffiò da Berkley (1964) a Praga, influenzata da letture come La peste di Camus e L’uomo a una dimensione di Marcuse, mentre in Vietnam si combatteva la guerra, e crescevano le adesioni pacifiste e per i diritti civili intorno a Martin Luther King, che proprio nel 1968 venne assassinato.
A cinquant’anni dalle suggestioni di quella stagione, il Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della Pontificia Università Gregoriana organizza il ciclo di incontri pubblici intitolato «1968-2018: per un bilancio teologico sulla chiesa e il mondo» per domandarsi cosa è finito, cosa è rimasto, e cosa ancora deve trovare il suo riconoscimento.
paolo VIIl 1968 fu anche l’anno in cui papa Paolo VI pubblicò l’enciclica Humanae Vitae. Preparandosi a questo anniversario, la Facoltà di Scienze Sociali e il Dipartimento di Teologia Morale della Gregoriana vogliono riflettere sulla realtà della famiglia, considerando le sue trasformazioni, i suoi bisogni e le sue speranze, nel concerto rispettoso di tutte le parti che la compongono. Il ciclo di nove lezioni pubbliche «Il cammino della famiglia a cinquant’anni da Humanae vitae» prenderà il via giovedì 19 ottobre, alle ore 17, e si concluderà il 24 maggio 2018. Dopo i saluti di P. Jacquineau Azétsop, Decano della Facoltà di Scienze Sociali della Gregoriana, e la presentazione del corso pubblico da parte dei docenti Emilia Palladino e Miguel Yáñez S.I., avrà luogo la prima lezione, condotta da Giuseppe Bonfrate (Dipartimento di Teologia Dogmatica, Gregoriana) e Stella Morra (Dipartimento di Teologia Fondamentale, Gregoriana). Il ciclo affronterà tematiche quali relazioni di coppie e famiglie (16 novembre 2017), Humanae Vitae e Amoris Laetitia (14 dicembre 2017), biotecnologie e controllo della vita (11 gennaio 2018), cambiamenti demografici e modelli di sviluppo (22 febbraio 2018), la multiculturalità (8 marzo 2018), le politiche sociali (12 aprile 2018), il genere (3 maggio 2018), la vita umana (24 maggio 2018).

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Assemblea pastorale “Chiesa e giovani”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Corrado LoreficePalermo. “Parlare dei giovani non significa parlare di un settore specifico, ma di una Chiesa che si ripensa a partire dalla gioia del Vangelo nel discernimento dello Spirito. I giovani sono parte integrante della Chiesa e per questo occorre mettersi in ascolto della sensibilità, della fede e anche dei dubbi e delle loro critiche”. Ad affermarlo l’Arcivescovo mons. Corrado Lorefice che ha aperto l’assemblea ecclesiale di inizio d’anno pastorale 2017/2018 che si è svolta al Teatro don Orione sul tema: “Chiesa e giovani”. Il momento di riflessione è stato organizzato in preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” che si svolgerà in ottobre del prossimo anno. “La Chiesa intende mettersi in ascolto dei giovani”. E’ quanto emerso dalla relazione su “La Chiesa per i giovani” svolta da don Giuseppe Ruta, Ispettore dei Salesiani di Sicilia, il quale ha evidenziato che occorre fare spazio ai giovani. Indifferenza, mutua ignoranza, scontro, incontro, collisione, sono alcune caratteristiche del rapporto Chiesa – Giovani. “Chiesa e giovani, debbono essere compagni di viaggio – ha detto – e passare dai pregiudizi alla comprensione. I giovani sono chiamati a ringiovanire il volto della Chiesa e ad essere profezia di una chiesa giovane”.E’ seguita quindi la relazione di Marta Corsale, giovane studentessa universitaria su: “I giovani e la Chiesa” che ha portato in assemblea una riflessione condotta sui giovani impegnati e i cosiddetti “lontani” che è stata curata dal Servizio di Pastorale Giovanile. Interessante il dibattito che è emerso successivamente nel corso del quale si sono alternati diversi partecipanti i quali hanno posto le loro domande ai relatori.
Nel corso dell’assemblea è stata pure distribuita la prima lettera pastorale dell’Arcivescovo e la nuova rivista diocesana “Il Poliedro” che come annunciato da direttore dell’Ufficio Pastorale, don Carmelo Torcivia, sostituirà ”Pastorale Palermo”.

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L’Italia e i cattolici

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 agosto 2017

togliatti_gramsciLeggendo qua e là tra i miei appunti e qualche articolo o saggio è balzata alla mia attenzione un passo riguardante le memorie di Nina Bocenina, la segretaria russa di Palmiro Togliatti. Ella racconta che un giorno attorno al Natale del 1943 ebbe una interessante conversazione all’Hotel Lux di Mosca con l’uomo che lei conosceva come Ercole Ercoli (Togliatti) sul tema dei cattolici sulla storia d’Italia. Togliatti allora si dilungò a spiegarle le caratteristiche particolari della fede e l’organizzazione della Chiesa cattolica. Ad un commento scettico della Bocenina Togliatti le risposte “arrabbiato”: “Non sono sciocchezze cara compagna Nina. Il cattolicesimo in Italia non è semplicemente la Chiesa. E’ un modo di pensare, è un complesso intreccio tra la storia e la politica, tra la cultura e la filosofia. Chi non è capace di discutere alla pari con gli attivisti cattolici può essere paragonato ad un agente dei servizi segreti che va nelle retrovie del nemico senza conoscere la sua lingua e il suo regolamento.” Ora ci chiediamo quanta influenza possa aver avuto, dopo il ritorno di Togliatti in Italia, questo convincimento nell’azione del Partito Comunista Italiano e quanto della “questione cattolica” vi resta oggi che i due partiti di allora si sono sciolti come neve al sole ma hanno lasciato i loro nipotini navigare in acque partitiche affini. Tutto questo probabilmente continua ad accadere in quanto l’Italia non ha ancora fatto definitivamente i conti con una parte rilevante del proprio passato. E ci riferiamo, nello specifico, ai 60 anni posti a cavallo tra il XIX ed il XX secolo allorché si rese aspro il conflitto tra la Chiesa e lo Stato. Di quello spaccato di storia patria quante verità sono emerse e quante altre sono state sottaciute dagli storici? Sarebbe interessante riaprire la questione per una disamina più approfondita di quel trascorso forse doloroso, forse esaltante che ha costellato la vita di una Nazione che cresceva, territorialmente parlando, ma che nutriva in sé profondi travagli esistenziali mai domi, mai sanati completamente a tutt’oggi. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

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“Francesco il papa americano”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

papa americanoRoma Lunedì 19 giugno alle 11 al Senato (Sala degli Atti Parlamentari, piazza della Minerva 38) viene presentato il libro “Francesco il papa americano” scritto da Silvina Pérez, che guida l’edizione in spagnolo dell’Osservatore Romano, e da Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea alla Sapienza che dirige il mensile “donne chiesa mondo” del giornale della Santa Sede, di cui è consulente editoriale.
Dopo il saluto di Marco Castelluzzo, presidente e amministratore delegato di UTET Grandi Opere, interverranno l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, il presidente emerito della Camera Luciano Violante e il senatore Luigi Zanda. Saranno presenti le due autrici, l’artista Giuliano Vangi, che ha disegnato le 39 tavole del libro, e Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, che ne ha scritto l’introduzione. La prestigiosa opera editoriale contiene anche il testo integrale dei tre principali documenti di papa Bergoglio: l’esortazione apostolica Evangelii gaudium, l’enciclica Laudato si’ e l’esortazione apostolica Amoris laetitia. Libro da collezione di 240 pagine di grande formato (cm 32,5 x 45), è stato realizzato da UTET Grandi Opere del Gruppo Cose Belle d’Italia a firma FMR per rendere omaggio al pontefice che ha compiuto ottant’anni ed è nel quinto anno di pontificato. (foto: papa americano)

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Come sarà la Chiesa dopo Papa Francesco?

Posted by fidest press agency su domenica, 26 marzo 2017

lateranense_ingressoMentre il Papa celebra la sua visita all’arcidiocesi di Milano alla Pontificia Università Lateranense si discute dei segni dei tempi e del suo magistero;”creativa” e “contenta”, la Chiesa in uscita del pontefice argentino sarà una Chiesa che non avrà paura di confrontarsi con la cultura del business: “Gesù ha detto a San Pietro “pasci le mie pecore”, non “conta le mie pecore”. Cosa metterà radici del pontificato di Papa Francesco? Mentre si celebra la visita apostolica del Santo Padre presso l’arcidiocesi di Milano se ne è discusso con padre Enzo Fortunato (Sacro Convento di Assisi); don Fabio Rosini (direttore della Pastorale vocazionale della Diocesi di Roma), Michael Castrilli (Docente di Church Management alla Villanova University, Pennsylvania) e don Stephen Fitcher (Centro di ricerca applicata all’Apostolato della Parrocchia del Sacro Cuore di Haworth, New Jersey) in una conferenza pluriprospettica, parte del programma del secondo giorno del Festival Internazionale della Creatività nel Management Pastorale: “La proposta della Chiesa è spesso volta a ricordare delle regole, non all’autonomia”, ha detto don Fabio Rosini: “Questo non va bene. Un buon padre spirituale non è colui che ti dice quale è la volontà del Signore: questo è paternalismo; un buon padre è colui che ti mostra il modo di trovare gli strumenti per camminare da solo”.
La Chiesa del futuro dovrà dunque essere creativa, che pratichi “la risposta d’amore ad una chiamata: perché la Chiesa non vive di progetti, ma di mete”, ha continuato don Rosini: “E i giovani di oggi sono una generazione senza padre che improvvisa la propria esistenza; un buon cuoco non è colui che cerca di fare un piatto perfetto, ma chi apre il frigorifero e improvvisa una cena con quel che c’è”. In questo senso, dunque, la Chiesa non deve avere paura di coltivare un dialogo con la cultura del mondo, del business, un dialogo fecondo: “La Chiesa fra vent’anni la penso come un luogo di coinvolgimento spirituale, di ascolto; che parli meno, che ascolti di più”, ha detto Mike Castrilli: “Che cammini nel senso dato da Papa Francesco: quando penso a lui penso subito alla frase “non abbiate paura”. E la Chiesa non deve avere paura di imparare dal business, e il business deve imparare dalla Chiesa: perché Gesù non ha detto a San Pietro “conta le mie pecore”, ma gli ha detto “pasci le mie pecore”; ciba il mio gregge, fallo crescere”.Papa Francesco sta ponendo l’attenzione sulla testimonianza: chiede che i pastori siano più esemplari che meritevoli. E le resistenze al cambiamento sono normali in ogni processo”, ha detto padre Enzo Fortunato: “Serve la consapevolezza di star facendo bene, di andare avanti nonostante tutto. Serve trovare un modo per far agire dentro di sé la grazia di Dio, trovare un modo perché si esprima nel mondo. Solo così la Chiesa potrà essere una chiesa contenta: voi siete contenti?”, ha interrogato il pubblico, nell’allegria, il frate francescano di Assisi. “La Chiesa non è perfetta, non esistono cristiani perfetti, nemmeno il Papa è perfetto; siamo tutti in cammino. Proprio per questo”, ha detto il rev. Steven Fitcher, “mi preoccupano le divisioni fra i vescovi”.

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