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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Posts Tagged ‘chiesa’

Aiuto alla Chiesa che Soffre presenta il Rapporto Annuale

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

Nel 2020 la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), attraverso i suoi 23 uffici nazionali, ha raccolto 122,7 milioni di euro in donazioni per i cristiani perseguitati e poveri di tutto il mondo. Le offerte, provenienti da donatori privati, sono aumentate di 16,4 milioni di euro, facendo registrare un +15,4% rispetto al 2019. «ACS Italia, in particolare, ha ricevuto 5.292.153 di euro in donazioni, cioè il 20% in più rispetto all’anno precedente», commenta il direttore Alessandro Monteduro. «15.763 benefattori hanno inviato 38.914 donazioni, grazie alle quali abbiamo finanziato oltre cento progetti a tutela delle comunità cristiane minacciate e oppresse», aggiunge Monteduro. Grazie alle donazioni ricevute, ACS ha finanziato attività per un valore complessivo di 102,1 milioni di euro. A causa dei ritardi causati dalle restrizioni da coronavirus altri 20,6 milioni di euro saranno erogati entro la fine di giugno 2021. Il 79% dei fondi stanziati nel 2020 è stato speso per progetti, informazione, supporto mediatico e campagne di preghiera. In questo modo sono stati sostenuti un totale di 4.758 singoli progetti in 138 paesi diversi. Circa l’8% dei fondi è stato speso per l’amministrazione e il 12,5% per la sensibilizzazione e la ricerca di nuovi benefattori. Dall’inizio della pandemia ACS ha sostenuto 401 progetti legati al coronavirus per un valore totale di oltre 6,2 milioni di euro. Le iniziative hanno previsto, tra l’altro, la fornitura di DPI per sacerdoti e religiosi e aiuti finanziari urgenti.Circa un terzo (32,6%) del totale degli aiuti è andato all’Africa. «Siamo molto preoccupati, in particolare per i Paesi della regione del Sahel, dove c’è stata un’esplosione del terrorismo. La pandemia ha reso ancora più difficile la situazione dei profughi sfollati, e in molti casi la Chiesa è l’unica istituzione ancora rimasta a sostenere la gente», riferisce Heine-Geldern.Mentre per molti anni il Medio Oriente, e in particolare la Siria e l’Iraq, sono stati in testa nella lista dei Paesi sostenuti da ACS, nel 2020 questa regione ha ricevuto il 14,2% degli aiuti stanziati. «Questo ha avuto molto a che fare con la pandemia: molti progetti di ricostruzione strutturale si sono fermati perché era semplicemente impossibile fornire i materiali da costruzione necessari. Ma quest’area rimane comunque profondamente importante per noi», spiega il presidente esecutivo di ACS Internazionale.A seguito dell’esplosione del 4 agosto 2020 nel porto di Beirut, capitale libanese, ACS ha lanciato un programma di aiuti di emergenza per questo Paese, che ha la più grande comunità cristiana del Medio Oriente. In questo modo ha fornito aiuti alimentari di base subito dopo l’esplosione. I successivi progetti di aiuto si sono concentrati sulla ricostruzione del quartiere cristiano di Beirut, particolarmente colpito dall’esplosione. La fondazione ha sostenuto anche la riparazione di chiese e case religiose danneggiate in questa parte della città. Complessivamente ACS ha fornito quasi 4 milioni di euro in aiuti per il Libano nel 2020.L’Asia è stata un’altra regione prioritaria per ACS, con il 18% del totale degli aiuti. La maggior parte di questi – circa 5,4 milioni di euro – è andata all’India. L’intero continente è stato particolarmente colpito dalla pandemia e in molti casi la minoranza cristiana è stata privata dell’accesso agli aiuti forniti dallo Stato. In Pakistan, ad esempio, ACS ha fornito beni di prima necessità ai cristiani che hanno perso i propri mezzi di sussistenza a causa del coronavirus.Quanto alla tipologia dei progetti, al primo posto si collocano gli aiuti alla costruzione. 744 chiese, case parrocchiali, conventi, seminari o centri comunitari sono stati costruiti ex novo, ricostruiti, o ristrutturati dopo la distruzione causata da guerra o terrorismo. Tra i luoghi di culto vi è la cattedrale maronita di Sant’Elia nella città siriana di Aleppo, gravemente danneggiata da attacchi missilistici tra il 2012 e il 2016. Le offerte per la celebrazione delle Messe, per molti sacerdoti l’unica fonte di sopravvivenza, sono state pari a 1,7 milioni di euro. In tutto il mondo, un sacerdote su nove ha beneficiato di questa forma di sostegno. Quanto ai seminaristi, uno su otto in tutto il mondo ha ricevuto un sostegno da ACS per i propri studi e per sostenere il costo della vita nel seminario. In questo modo ACS ha aiutato circa 14.000 sacerdoti di domani.

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Giovanni Paolo II e la Chiesa in Unione Sovietica

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 giugno 2021

Roma Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta, 4 Webinar – 18 giugno 2021, ore 18:30. La parabola dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si chiuse trenta anni fa (Accordo di Belaveža, 8 dicembre 1991), aprendo una nuova era. Nelle quindici Repubbliche sorte dalla sua dissoluzione – Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Georgia, Armenia, Azerbaigian, Kazakhstan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, Tagikistan e Federazione Russa – la Chiesa cattolica nei suoi tre riti (latino, greco-cattolico, armeno) era stata portata sull’orlo dell’annientamento. La storia voltava pagina nel mezzo del pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005), che promosse un cammino di rinascita cattolica in questi paesi anche grazie ai suoi viaggi apostolici, cinque dei quali nell’ex URSS: Repubbliche baltiche (1993), Georgia (1999), Ucraina (2001), Kazakhstan e Armenia (2001), Azerbaigian (2002). Dopo il volume su Giovanni Paolo II e le Chiese in Europa centro-orientale, la collana Storia della Chiesa in Europa centro-orientale – curata dal prof. Jan Mikrut, ordinario della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana – allarga lo sguardo ancora più a Est. Il volume Giovanni Paolo II e la Chiesa Cattolica in Unione Sovietica e nei Paesi sorti dalla sua dissoluzione. Nel centenario della nascita di Karol Wojtyla (Gabrielli Editore, 2021, pp. 1212) sarà presentato in un webinar il prossimo 18 giugno 2021, alle ore 18:30. L’evento è aperto al pubblico con registrazione obbligatoria sul sito http://www.unigre.it Dopo i saluti di P. Nuno da Silva Gonçalves S.J., Rettore della Pontificia Università Gregoriana, interverranno il Card. Leonardo Sandri (Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali), il Card. Sigitas Tamkevičius (Arcivescovo emerito di Kaunas), l’Arcivescovo Metropolita Ioann (Roshchin) della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Mosca, nonché il curatore, Prof. Jan Mikrut, moderati dalla giornalista Angela Ambrogetti (Direttrice ACI Stampa). Grazie al contributo di testimoni diretti e autori madrelingua che hanno potuto studiare la letteratura e le fonti dei Paesi in questione, i quarantacinque saggi del volume offrono un quadro di riferimento per poter esplorare una materia non meno complessa quanto affascinante.

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La misericordia come responsabilità della chiesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

La 2° Seduta del XXIII Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia riprende oggi i lavori. Un sinodo particolare in un anno particolare. I 56 membri del sinodo riuniti in modalità online discuteranno, prenderanno decisioni e stabiliranno la rotta per il futuro cammino della chiesa ispirandosi al tema “Continuità, cambiamento, futuro – La misericordia come responsabilità della Chiesa”.Oltre a sei gruppi di lavoro dedicati ai temi della giustizia di genere, dell’ambiente, della diaconia, della gioventù, della digitalizzazione e dell’elaborazione del periodo Covid-19, l’attenzione principale si concentrerà sul tema della misericordia. Molto attesa la conferenza dell’ospite d’onore, il Segretario Generale della Federazione Luterana Mondiale, pastore Martin Junge, dal quale il sinodo si attende importanti impulsi. Junge, che proviene egli stesso da una piccola chiesa della diaspora, vede la misericordia come antidoto all’indifferenza e come uno “sguardo” dalla forte valenza spirituale e teologica. Questo soprattutto in un momento, ha dichiarato Martin Junge in un’intervista rilasciata alla CELI, “in cui la pandemia di Covid-19 non solo ha portato alla luce ma ha esacerbato la spaventosa disuguaglianza nel mondo” (https://www.chiesaluterana.it/2021/04/26/punti-di-svolta/.Il Sinodo si apre ufficialmente con un culto, oggi, giovedì 29 aprile 2021 alle ore 18.00 e si chiude con un culto tenuto dal decano CELI, Heiner Bludau, il 1° maggio alle ore 18.00. Martin Junge parlerà al Sinodo venerdì 30 aprile a partire dalle 15:00 e sarà anche disponibile per una successiva discussione. La conferenza può essere seguita direttamente in qualità di partecipanti esterni al Sinodo (con traduzione simultanea in italiano) o in streaming su YouTube o Facebook (in tedesco senza traduzione). Gli interessati possono registrarsi sulla homepage della CELI: https://www.chiesaluterana.it/synode-2021/Altri ospiti del sinodo online sono: il vescovo Leon Novak (Slovenia); il vescovo Michael Chalupka (Austria;, il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Ambrogio Spreafico; il Presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, FCEI, Pastore Luca Negro; la Moderatrice della Tavola Valdese, Alessandra Trotta; la presidente della Chiesa Metodista d’Italia, OPCEMI, la pastora Mirella Mannocchio; il presidente dell’Unione Battista d’Italia, UCEBI, Giovanni Arcidiacono; la presidente dell’Unione delle Donne Evangeliche in Italia, FDEI, Gabriella Lio; il pastore Olaf Waßmuth della Chiesa Evangelica di Germania e la presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana della Baviera, Annekathrin Preidel.

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Giordano Bruno: Gli italiani sotto la Chiesa

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Da san Pietro a Twitter collana i Fari, pp. 484, 22 euro Quali riflessi ha avuto sulla società e sulla storia italiana – e viceversa – la presenza della Chiesa a Roma? Giordano Bruno Guerri presenta un’analisi storica vivace e approfondita del rapporto fra italiani e Stato pontificio, rendendo evidente come questo legame, anche geografico, abbia lasciato segni indelebili sulla nostra vita e società. Segni che noi stessi non sospetteremmo mai essere legati alla religione. Questa nuova edizione è riveduta e ampliata, con centinaia di pagine, fino alle ultime decisione di papa Francesco, in particolare su finanze vaticane e pedofilia. (Editore La nave di Teseo)

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Siria e Nigeria: Aiuto alla Chiesa che Soffre

Posted by fidest press agency su domenica, 22 novembre 2020

In occasione del Natale 2020 è stato accolto e rilanciato il grido di aiuto giunto da Siria e Nigeria, due nazioni-simbolo delle gravi difficoltà fronteggiate dalle comunità cristiane quando persecuzione e conflitti armati ostacolano la fede. Mons. Joseph Tobji, Arcivescovo Maronita di Aleppo, e Mons. Oliver Dashe Doeme, Vescovo di Maiduguri, si sono rivolti ai benefattori di ACS a nome delle rispettive comunità siriana e nigeriana. Si tratta di due nazioni, scrivono i prelati, «duramente flagellate e gravemente umiliate».La Siria, commenta Mons. Tobji, «ha riempito per anni i titoli dei telegiornali internazionali. Ora che il conflitto armato si è ridotto restano solo le macerie, umane e materiali» mentre «si è fortificata la guerra “economica” per mezzo delle sanzioni che opprimono la popolazione intera, mentre l’attenzione dei media inesorabilmente si riduce. Ciò tuttavia aumenta la sofferenza della stessa popolazione, anzitutto quella della piccola minoranza cristiana. Ad Aleppo, in particolare, migliaia di famiglie sono allo stremo e la Chiesa locale ha deciso di lanciare il proprio grido di aiuto». Aiuto alla Chiesa che Soffre lo ha fatto proprio varando una raccolta fondi per finanziare un progetto attraverso il quale 6.190 famiglie cristiane aleppine riceveranno aiuti di emergenza, anzitutto cibo e farmaci. Quanto alla Nigeria, commenta Mons. Oliver Dashe Doeme, «accanto alle violenze ai danni dei cristiani perpetrate dalla formazione terroristica Boko Haram, si intensificano quelle degli estremisti islamici presenti tra i mandriani di etnia fulani. Le istituzioni non garantiscono la pubblica sicurezza e chi ne fa le spese sono i membri delle comunità più pacifiche e vulnerabili, anzitutto le donne e i bambini». Maiduguri è la diocesi più estesa della Nigeria. Il Vescovo, consapevole del dolore individuale e sociale causato dalla diffusa violenza, ha disposto una adeguata formazione dei sacerdoti per il sostegno dei fedeli traumatizzati, soprattutto delle circa 8.000 vedove e degli oltre 17.000 orfani. ACS, con la medesima raccolta fondi natalizia, intende finanziare la costruzione di un Centro che consenta alle tante donne vittime di ignobili soprusi e violenze, e alle innumerevoli vedove, di essere adeguatamente assistite da un team di esperti. L’obiettivo finale è porre tutte loro nella condizione di costruire autonomamente il futuro proprio e quello degli orfani grazie anche alle competenze lavorative che acquisiranno nella struttura. Il Centro, con sede nella città di Maiduguri, consentirà di seguire 150 donne l’anno.

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I privilegi della Chiesa e non solo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2020

Le parrocchie devono pagare l’imposta municipale (IMU) anche se svolgono le attività ricettive e scolastiche con finalità solidaristiche. Quello che i giudici tributari devono accertare è se le attività sono rivolte a un pubblico indifferenziato o a categorie predefinite di soggetti, se vengono svolte per tutto l’anno e quali tariffe e compensi vengono applicate. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione (ordinanza 18831 del 10 settembre 2020), che ha annullato con rinvio la pronuncia dei giudici d’appello. Un ulteriore passo contro gli smisurati privilegi che la Chiesa cattolica ha in sede fiscale, pur svolgendo lo stesso servizio di altri suoi concorrenti (scuole private essenzialmente) e, di conseguenza, svolgendo concorrenza sleale. La collezione di sentenze in merito è smisurata, anche per i cosiddetti alberghi religiosi che, godendo di esenzioni fiscali, non pagano come fanno i loro concorrenti che – alcuni – nelle stanze per gli ospiti hanno solo la Bibbia in un cassetto e non anche un crocifisso appeso ad un muro.Tutto nasce dal Concordato che lo Stato italiano ha siglato con la Chiesa cattolica romana e, andando “più in alto” dall’art 7 della Costituzione che ha inserito i Patti Lateranensi nella nostra Carta principale. É bene ricordare che la Chiesa cattolica (e non solo) ha forme di finanziamento da parte dello Stato anche con l’8 per mille che viene devoluto alle confessioni religiose, e questo rende le esenzioni come quelle bocciate dalla Cassazione ancora più assurde e inique. Soprattutto se consideriamo il meccanismo di distribuzione di questo finanziamento: lo Stato comunque devolve alle chiese questo 8 per mille delle tasse che i contribuenti pagano, anche se questi ultimi non hanno indicato nella denuncia dei redditi la confessione a cui intendono devolverla: le percentuali di chi indica la confessione a cui versare il proprio 8 per mille vengono estese al totale dei contribuenti, anche quelli che non hanno dato indicazioni.La stessa logica, per esempio, che viene utilizzata per finanziare la tv di Stato: ognuno finanzia l’informazione e il divertimento di Stato con una imposta per il possesso di un tv (il cosiddetto canone)… ma la tv di Stato è in concorrenza nel mercato pubblicitario con altre tv che non hanno finanziamenti di Stato ma vivono solo di introiti pubblicitari.L’elenco dei privilegi dello Stato e dei suoi “fedeli” è sterminato. Questi sono solo due esempi venuti alla luce con l’attualità della sentenza di Cassazione dello scorso 10 settembre (il famoso “giudice a Berlino”?) Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Mazara del Vallo: La discreta chiesa di San Nicolò di Bari ed i suoi misteriosi gattini

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

A Mazara del Vallo, quasi oscurata dalla vicina e più nota presenza della chiesa di San Nicolò regale e del suo mosaico sottostante, si affaccia sulla piazzetta Ettore Ditta la più discreta chiesa di San Nicolò’ di Bari.
Fu eretta nel 1498 dai Confrati di San Nicolò sulle rovine di una precedente moschea.La chiesa, esternamente, rivela chiari influssi tardo-barocchi. La semplice facciata delimitata da alte paraste culmina con un cornicione fortemente aggettante al disopra del quale trova posto il campanile a vela a tre arcate; il portale architravato a frontone triangolare, sostiene una nicchia con la statua del Santo.La copertura è a volta a botte lunettata con soprastante copertura lignea e manto di tegole.
Internamente la chiesa, di gusto neoclassico, è ad un’unica navata con tre altari per lato, piccola cantoria all’ingresso ed abside semicircolare con antistante balaustra marmorea.Vicino all’altare maggiore è sita la cripta per la sepoltura dei confrati e del clero locale.Il pavimento è in quadri di marmo bicromo di pregevole fattura. Al suo interno si conservano ancora oggi opere di grande interesse artistico come la Madonna della Provvidenza del Gagini e la statua del Sacro Cuore di Girolamo Bagnasco.Peccato che da anni la chiesa sia chiusa ai fedeli, perché San Nicolò’ di Bari conserva ancora il suo fascino discreto e il mistero dei suoi gattini.Perché, per un misterioso mistero, una gatta ha partorito i suoi gattini giusto fra la volta a botte lunettata e la sovrastante copertura lignea e manto di tegole. Ma ecco che una generosa vivandiera, assistita dalle vicine suore e dagli scout locali, provvede al loro nutrimento. Anche se, per un sentiero del tutto ignoto ma evidentemente noto solo ai gatti, un passaggio misterioso deve pur esserci. Ed ecco un breve video per i vostri prossimi pochi minuti di svago. Basta cliccare su: https://youtu.be/JdmYbqXkL6I

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Coronavirus in Ucraina: ACS approva tre progetti di aiuti per la missione della Chiesa

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha approvato tre progetti per sostenere la missione della Chiesa in Ucraina durante questa fase di pandemia da coronavirus. Saranno forniti strumenti di protezione personale per difendersi dal contagio a 2.740 sacerdoti greco cattolici e a circa un migliaio di membri delle congregazioni religiose. Con un secondo analogo progetto verranno sostenuti 738 sacerdoti e 92 seminaristi di rito latino. ACS ha approvato una terza iniziativa a favore di 150 religiose di 24 diverse comunità appartenenti alla diocesi di Kamyanets Podilskij. Tale diocesi sta infatti sperimentando notevoli difficoltà finanziarie che ostacolano la prosecuzione del grande lavoro svolto finora nelle parrocchie, negli orfanotrofi e negli ospedali. Alcune di queste 24 comunità dall’inizio della crisi sanitaria non registrano entrate. Il valore totale dei tre progetti approvati è pari a 165.400 euro. La rilevanza delle iniziative della fondazione emerge meglio se vengono collocate all’interno del quadro della sanità ucraina. Nonostante i dati ufficiali relativi alla diffusione della COVID-19 siano relativamente contenuti, 25.964 casi confermati e 762 decessi, i numeri reali sono decisamente più elevati. L’impossibilità di usare test affidabili causa infatti una sottostima dei contagi effettivi. Il sistema sanitario ucraino è complessivamente inadeguato e molti pazienti quando si recano in ospedale debbono portare con sé le proprie medicine, garze e materiale sanitario di base. In questo contesto generale i sacerdoti, pur nel rispetto delle misure di protezione personale, sono di fatto fra i più esposti al rischio di infezione.
«Dall’inizio della pandemia tutti gli strumenti di protezione, dalle mascherine ai guanti e ai disinfettanti, sono diventati dieci volte più costosi, in alcuni casi anche oltre», spiega ad ACS Don Mikolay Leskiv, sacerdote cattolico di rito latino di Czervonograd. «Ho acquistato anche mascherine per quei fedeli che non se le possono permettere, ma le nostre risorse sono molto limitate», aggiunge. Per questo i beneficiari dei tre progetti di ACS sperano che le forniture di materiale di protezione possano durare almeno fino ad agosto.

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La fede e il creato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2020

Da queste sia pure sommarie indicazioni possiamo renderci conto che le manifestazioni religiose delle tre Chiese monoteiste (cristiana, ebraica e islamica) sono fondamentalmente improntate alla pace e alla concordia a dispetto delle diversità e dei contrasti che si manifestano nelle piazze e negli odi che si covano davanti ai tanti eventi che le opposte fazioni traducono in fatti concreti con lutti e violenze d’ogni genere. Resta, quindi, la vergogna più grande e l’umiliazione più cocente quando si trova proprio nel pregare, e la preghiera è un grandissimo atto d’amore, il germe dell’odio. Le due cose scoprono le nostre ambiguità. Diventa anche per l’uomo, che appartiene alla nostra contemporaneità, un aspetto sconcertante. Come si può pregare esprimendo con ciò un gesto d’amore per noi stessi e per i nostri simili e impugnare, qualche minuto dopo, un’arma per uccidere? Come si possono violare i luoghi sacri provocando stragi immani?
Come si può mentire tanto spudoratamente sino al punto di negare l’evidenza e di farlo davanti alle leggi della Fede prima ancora di quelle umane?
Sono tutti interrogativi che ci coinvolgono nella stessa misura e ci sollecitano risposte adeguate. Sono i riscontri che ancora una volta l’uomo del presente non riuscirà a darsi perché sono il frutto maturo di una civiltà che non ci appartiene e, purtroppo, per nostra scelta.
Manca ancora quel ritrovarci nell’unità, dalle ceneri delle nostre diversità, in quel disegno divino la cui traccia noi avvertiamo forse in misura scomposta e vaga, ma che sentiamo, nel nostro intimo, come fine ultimo di tutte le cose.
Non vi è, d’altra parte, una ragione che non sia possibile spiegare ritrovando una logica nel nostro cammino sulla Terra, attraverso le generazioni, mediante l’uso e l’abuso dell’ingegno. Nel bene e nel male noi stiamo sperimentando più modelli di società. Noi stiamo saggiando la nostra capacità di vivere, in comunità, e di crescere insieme nel migliore dei modi e lo facciamo anche percorrendo la strada della sua negazione sostanziale. Vi possono essere, lungo questo percorso, degli arretramenti, dei passi falsi, degli errori di valutazione, delle ideologie liberatorie che alla fine si rivelano aberranti, ma non è, in ogni caso, il momento per coglierci impreparati. E’, invece, il fine ultimo a giustificare e ad assorbire il nostro procedere malfermo. La vita è come un foglio di carta bianca sul quale, con un pennarello, si schizza un disegno. Se l’opera non riesce, con la morte appallottoliamo il foglio e ne usiamo un altro ed è, di nuovo, vita. Ricordando il tratto più felice lo riportiamo nel nuovo impegno e così riprendiamo il cammino. Non tutto, quindi, è cancellato e riproposto ex novo. Noi, semmai, facciamo tesoro degli antichi insegnamenti. Traiamo da essi i simboli e i messaggi per procedere più spediti, ma anche per avvertire i pericoli e le insidie possibili ereditate da chi ci ha preceduto e che ha saputo evitare e trarne, a nostra volta, insegnamento. Questi passaggi, che hanno richiesto la presenza e l’impegno di centinaia, o meglio, di migliaia di generazioni, ci hanno spinto a frazionare i problemi, a suddividerli in tante sottospecie. Così come accade oggi con i numerosi p.c., che sono messi in parallelo e poi suddivisi in piccoli gruppi ai quali sono assegnati parte di un “compito”, lo stesso accade all’interno delle comunità viventi e per quelle precedenti e sarà altrettanto per le venienti. Man mano che le parti del problema sono risolte si definisce gradualmente anche la figura d’insieme. Sta ora da chiederci cosa mai apparirà alla fine. Possiamo sin d’ora essere certi almeno di una cosa. L’homo non sarà più aeconomicus, o giuridico, o filosofico o religioso, ma sarà universale: homo novus. Non vi sarà posto per il particolare, per l’opera incompiuta. Il nostro destino è nella realizzazione piena e assoluta dell’unità nell’universalità. Solo in questo modo sarà possibile racchiudere tutta la saggezza e la prudenza fattibile, i completi valori e i precetti individuabili. Forse alla fine ritorneremo sul luogo da dove siamo venuti o ci spingeremo pellegrini tra le stelle del firmamento e ci confonderemo tra loro. (Riccardo Alfonso)

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Coronavirus. A messa dal 18 maggio: assembramenti di nuovo consentiti?

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Maggio 2020

Il Governo sul proprio sito istituzionale, è stato firmato il Protocollo con la Cei (Conferenza Episcopale Italiana) per disciplinare le modalità di svolgimento delle celebrazioni liturgiche. Dal 18 maggio, data di entrata in vigore del protocollo, si potrà riprendere a svolgere messe in presenza di pubblico. A questo protocollo, così è stato detto, seguiranno quelli con le altre confessioni religiose.
Qui non c’interessa la questione della cura delle anime, a noi preme mettere in evidenza un aspetto, contraddittorio, comunque si affronti la vicenda. Perché? Vediamo. Nel protocollo ** si dice che “nel rispetto della normativa sul distanziamento tra le persone, il legale rappresentante dell’ente individua la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale”. Indicativamente, in 100 metri quadrati calpestabili e di forma regolare (es. la navata di una chiesa) ci possono stare una ventina di persone. Non ricordiamo qual è il numero massimo di persone raggiunto il quale si configura un assembramento. Tre, quattro persone? Forse il Governo, firmando questo protocollo, ci sta dicendo che dal 18 maggio cadrà il divieto di assembramento per ogni genere di riunione che rispetti questi requisiti? Se non lo dirà, di fatto sarà così. Tantissime forme di riunione tra persone trovano tutela di rango costituzionale. E sarebbe contraddittorio consentire a 20 persone di riunirsi per pregare, ma a quelle stesse venti, volendolo, non vedersi per parlare del proprio futuro concreto.
Ci auguriamo che non sia così, perché se così fosse, ogni divieto di assembramento, se la riunione rispetta questo preciso protocollo, non potrebbe non essere considerato illegittimo. (Alessandro Gallucci, legale, consulente Aduc)

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La Chiesa e il nazismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 Maggio 2020

Sono decenni che gli storici e non solo cercano di affrontare la questione. In diverse occasioni, la parola ambiguità è stata quella più utilizzata per definire cosa fece la Chiesa durante la Seconda Guerra Mondiale in merito alla macchina di morte nazista.In Italia, la questione è tornata alla ribalta agli inizi del marzo scorso con l’apertura degli archivi di Pio XII, sulla quale il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha “consigliato” di far lavorare gli storici, senza rischiare di incappare in sensazionalismi.In Germania, invece, se ne sta parlando proprio in questi giorni, dopo la pubblicazione de “I vescovi tedeschi nella guerra mondiale”, documento presentato dalla Conferenza episcopale tedesca (Dbk) per celebrare il 75esimo anniversario della fine del secondo conflitto mondiale.Documento che approfondisce l’atteggiamento dei vescovi cattolici in carica nei confronti della Germania nazista, in cui il Consiglio dei Vescovi Cattolici tedeschi ha ammesso la complicità della chiesa con il Terzo Reich.Non solo perché, il Consiglio ha rivelato che i vescovi non seppero opporre resistenza al nazismo, arrivando addirittura in alcuni casi a sostenerlo e diventare fattivamente complici. Vescovi che esortarono i preti ad arruolarsi e fecero in modo che le chiese venissero riconvertire in ospedali militari e le suore in infermiere.Un grande segnale di svolta, soprattutto se paragonato alle parole episcopali del 24 gennaio 1983: “Molti membri della Chiesa si sono lasciati trascinare nell’ingiustizia e nella violenza. Ma possiamo anche testimoniare, ancora un volta, che Chiesa e fede sono state fra le maggiori forze di opposizione, addirittura di resistenza, contro il nazionalsocialismo, per certi aspetti anche la forza maggiore… Per tanto non abbiamo il diritto di giudicare a posteriori indiscriminatamente i casi in cui la chiamata alla testimonianza ha indicato a qualcuno la via diretta del confronto aperto, e quelle in cui la responsabilità per altre persone ha richiesto una via indiretta, fatta di prudenza e riflessione. Non deve esserci né giustificazione, né accusa, ma solo autocritica”.La Chiesa e il nazismo è un tema che farà ancora discutere per molto tempo. Un tema che andrebbe chiarito in tutta la sua interezza per far luce sulle atrocità della Germania nazista.

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Crisi coronavirus: Aiuto alla Chiesa che Soffre stanzia 5 milioni di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre ha stanziato 5 milioni di euro per finanziamenti di emergenza a favore di sacerdoti e religiose impegnati nella cura delle comunità cristiane più esposte alla pandemia causata dal coronavirus. ACS intende così contribuire a mitigare l’impatto del COVID-19. Grazie a questa iniziativa i ministri di Dio e le consacrate potranno dedicarsi con maggiore efficacia alle attività pastorali e di sostegno ai malati e agli anziani, in particolare a quanti sono afflitti anche dalla povertà. Lo stanziamento di ACS garantisce un intervento ad ampio spettro, in Medio Oriente, nell’Europa centrale e orientale, nell’America Latina, in Asia e in Africa.«Il nostro auspicio è che questi aiuti, resi possibili grazie ai nostri benefattori, consentano di alleviare il carico di questi nostri coraggiosi religiosi in prima linea per portare l’amore e la compassione di Dio alle nostre sorelle e ai nostri fratelli sofferenti», ha affermato Thomas Heine-Geldern, Presidente Esecutivo di ACS Internazionale. «Questa è una goccia nel mare rispetto a quello che è e sarà necessario, ma la Chiesa riveste un ruolo spirituale e pastorale particolarmente vitale nella vita quotidiana delle comunità cristiane più povere del mondo, e noi dobbiamo contribuire a rafforzare la rete di protezione che essa assicura. Sono particolarmente grato ai nostri benefattori i quali, spesso nonostante le proprie sofferenze e difficoltà, stanno aiutando i propri fratelli nella fede». «ACS intende sostenere le comunità cristiane che, oltre alla persecuzione e alla povertà, oggi soffrono la terza “p”, quella di “pandemia”. Vogliamo essere al fianco di queste comunità per ragioni sia pastorali sia umanitarie. Il COVID-19 ha causato innumerevoli vittime e ha compromesso la salute di molti, ma di fatto ha anche paralizzato l’ordinaria vita ecclesiale», commentano Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, rispettivamente Presidente e Direttore di ACS Italia. «Aiuto alla Chiesa che Soffre, con questo stanziamento di 5 milioni di euro, rinnova la propria vicinanza alle comunità cristiane in Paesi dove essere minoranza religiosa, in questi tempi drammatici, è, ancor più di ieri, ragione di emarginazione e sofferenza», concludono Mantovano e Monteduro.

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Dalla Chiesa di tutti, dalla chiesa dei poveri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 aprile 2020

I credenti ma anche i non credenti, gli agnostici, vivono questo tempo sconvolti dagli eventi e le ricorrenze solenni sono proprio quelle che richiamano l’attenzione dei fedeli e non solo. Sono un ulteriore momento di riflessione perché viene a mancare il sentire umano nel calore di una stretta di mano e di un abbraccio. Cogliamo l’occasione, dalla lettera che ci è pervenuta dalla Chiesa di ti tutti, dalla chiesa dei poveri, per leggere e riflettere: “Non si può celebrare impunemente questa Pasqua senza chiedersi il significato dell’oceano di sofferenze in cui è oggi immerso tutto il mondo e senza chiedersi il significato della Pasqua stessa. Di per sé l’evento che ha dato origine alla Pasqua è stato un evento di ordinaria violenza, storicamente irrilevante, (infatti non annotato dagli storici di allora), in quanto simile a infinite altre sofferenze e morti inflitte nel tempo, di condanna in condanna, di genocidio in genocidio, fino ad ora. E nemmeno la sua ragione era inusuale, ma anzi del tutto comune, come risulta dalla motivazione di un presunto interesse generale, datane da Caifa, per cui occorreva “far fuori quest’uomo”, come papa Francesco ha riassunto la situazione nell’omelia a Santa Marta, con un efficace linguaggio non religioso che sarebbe piaciuto a Bonhoeffer. Quella che infatti veniva messa in campo era una “ragion di Stato”, come poi sarebbe avvenuto infinite altre volte nella storia. Gesù secondo il Sinedrio avrebbe messo a rischio il rapporto con gli odiati occupanti romani, i quali sarebbero venuti e avrebbero distrutto il tempio e la nazione. Dunque nella percezione degli Ebrei si trattava di un pericolo da togliere (“è bene che un uomo solo muoia per il popolo e non vada in rovina la nazione intera”), non di un sacrificio espiatorio da offrire in olocausto. La lettura della uccisione di Gesù come un sacrificio è una lettura cristiana, che viene dalla assimilazione mistica di Gesù al servo sofferente.
Perché dunque un evento storicamente così ordinario e seriale ha avuto un impatto così potente da dividere in due fasi la storia anche profana del mondo, e da essere registrato come dirompente anche da parte di chi non condivide la fede nella resurrezione?
Bisogna tornare a Caifa, che l’evangelista Giovanni, riconoscendone l’autorità come sommo sacerdote, considera come un profeta suo malgrado: egli “profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”.
Di tale profezia non si è realizzata la prima parte, perché in effetti i Romani vennero e distrussero il tempio e la nazione, ma si realizzò invece la seconda, perché l’abbraccio di Dio fu riconosciuto come esteso dagli Ebrei a tutte le genti.
Ora questo è avvenuto precisamente perché accettando la morte Gesù ha decostruito, e invalidato per sempre, inchiodandola alla croce, la legge (“il chirografo”, lo chiama Paolo) del sacrificio. Era l’ideologia per la quale la sofferenza e la morte erano tributate a Dio come espiazione per i peccati, cosa questa che, superati i sacrifici umani, era rappresentata nel sacrificio del capro espiatorio, e ritualmente dell’agnello pasquale. Questa costruzione umana che faceva di Dio colui che riceveva soddisfazione e lode dal dolore, diventava impossibile a concepirsi nel momento in cui ad addossarsi i peccati era Dio stesso e a patire era quello stesso Dio a cui quel patimento sarebbe stato dovuto. Già Dio lo aveva fatto sapere: “Misericordia voglio e non sacrifici”, ma Gesù lo rende irrefutabile col rivelare il proprio rapporto col Padre. Egli non dice solo: “Quello che farete a uno di questi piccoli lo farete a me”, ma dice anche: quello che fate a me lo fate al Padre. Questo è infatti il tema della controversia con i capi dei sacerdoti e i farisei, il suo rapporto col Padre: “Io e il Padre siamo una cosa sola”; e questo è ciò che poté essere espresso poi nella formula cristologica “Unus de Trinitate passus est”. Da quel momento nessun sacrificio si può imputare a Dio, nessuna morte può essere inflitta a suo nome, nessuna sofferenza può essere causata per piacere a lui, e non solo le sofferenze imposte agli altri ma anche quelle inflitte a se stessi, cosa lontanissima dalla comprensione di un san Pier Damiani che afflisse tutta la Chiesa spargendo l’idea di un’ascesi autopunitiva selvaggia.
E proprio questa è la buona notizia, non c’è alcuna sofferenza che possa essere ricondotta a un compiacimento di Dio; e poiché Dio è il bene, nessuna sofferenza può essere inflitta a fin di bene, la pena di morte è ormai condannata anche dal catechismo. Certamente la sofferenza resta, e molto si impara nel soffrire, e talvolta essa dilaga, senza responsabilità di alcuno; e c’è pure una sofferenza che è la conseguenza non voluta di scelte e comportamenti giusti e necessari; ma nessuna sofferenza può essere voluta direttamente in quanto tale o imposta per se stessa. Ad esempio oggi la sofferenza causata dalle misure prese contro il virus è grande, ma essa è la condizione e l’effetto indesiderato della lotta contro la pandemia, non è certo voluta da chi l’impone. Così come l’ostinazione di tenere la gente in carcere, il chiedere “che sia fatta giustizia”, il pensare che non sia fatta giustizia finché il reo non soffra e non pareggi così il suo debito, cioè fino a quando non scatti la vendetta, pur civilizzata perché fatta dallo Stato, è un’aberrazione.
Ma c’è un altro risvolto della profezia di Caifa. L’elezione divina di Israele si è estesa a tutti i popoli. E che ne è della terra, la cui promessa era legata a quell’elezione? Non è più promessa? Si, resta la promessa, ma anch’essa ormai è estesa a tutta la Terra; essa non riguarda più la sola terra di Canaan offerta a un solo popolo, a esclusione di altri, bensì è la promessa di tutta la Terra a tutta l’umanità nel suo insieme; nessuno può più rivendicare possessi esclusivi, l’unità della comunità umana annunciata dalla Pasqua, porta con sé anche l’unità della Terra, promessa non più a un solo popolo ma a tutti, una Terra risanata dove scorra latte e miele, dove si costruiscano case e si possano abitare, si piantino vigne e se ne possa godere il frutto, in cui si possa vivere liberi e nessuno sia più straniero.
Nel sito http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it pubblichiamo un appello di intellettuali e teologi per una innovativa gestione della crisi da coronavirus, un documento di “Noi siamo Chiesa” sugli insegnamenti e le novità portate dalla pandemia, anche in ordine alla vita della Chiesa, e una vecchia riflessione finora inedita di Carlo Ferraris sul duplice segno dell’eucarestia e della lavanda dei piedi.
A tutti un caro augurio di una santissima Pasqua http://www.chiesadituttichiesadeipoveri

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L’economia sostenibile e la dottrina sociale della Chiesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 dicembre 2019

Mentre il mondo della finanza e dell’impresa, pur con ritardi e possibili opportunismi, prende decisamente l’iniziativa per un’evoluzione delle logiche di mercato verso una maggiore attenzione ai temi della sostenibilità ambientale e sociale, quelli che dovrebbero essere i suoi naturali interlocutori tacciono (il sindacato) o si rifugiano in una visione vetero-statalista, dai sentori vagamente marxisti (la Chiesa Cattolica). Se il tacere dei primi non consente purtroppo, al momento, l’apertura di un confronto, la loquacità della Chiesa cattolica suscita in chi scrive un doloroso senso di frustrazione, per il venir meno di un interlocutore che ha sempre contribuito e spesso guidato l’evoluzione della civiltà occidentale, e un bisogno di reagire.
E, ovviamente, il sancta sanctorum di queste iniquità è l’industria finanziaria che è dipinta come “un luogo dove gli egoismi e le sopraffazioni hanno un potenziale di dannosità della collettività che ha pochi eguali”. Delle tremende tragedie della storia emerse nel ‘900 e che credevamo derivassero dai deliri di onnipotenza della politica, ecco che la finanza acquista un ruolo “che ha pochi uguali” come dannosità per la collettività. A sostegno di questa tesi vengono utilizzati vetusti strumenti retorici marxisti, come la trasformazione del denaro da mezzo a fine (la famosa inversione del ciclo merce-denaro-merce in denaro-merce-denaro della teoria del valore) e “la predominanza della rendita da capitale rispetto al reddito da lavoro”: il capitale, secondo questa visione, non produrrebbe altro che una parassitaria “rendita”, a fronte del virtuoso “reddito” derivante dal lavoro. Tutte le altre forme di intermediazione finanziaria vengono accusate di essere asservitea “scopi prevalentemente speculativi” che rischiano di “soppiantare tutti gli altri principali intenti che sostanziano l’umana libertà”. Oggetto di riprovazione diventano anche concetti come “efficienza”, “competizione”, “leadership”, “merito” poiché “tendono ad occupare tutto lo spazio della nostra società civile, assumendo un significato che finisce per impoverire la qualità degli scambi, ridotta a meri coefficienti numerici”.
Un esempio paradigmatico delle nefandezze della speculazione finanziaria viene poi rilevato “quando il mero intento di guadagno da parte di pochi – magari di importanti fondi di investimento – mediante l’azzardo di una speculazione volta a provocare artificiosi (sic!) ribassi dei prezzi dei titoli del debito pubblico, non si cura di aggravare la situazione economica di interi Paesi, mettendo a repentaglio non solo progetti pubblici di risanamento ma la stessa stabilità economica di milioni di famiglie, costringendo nel contempo le autorità governative a intervenire con ingenti quantità di denaro pubblico, e giungendo perfino a determinare artificiosamente il corretto finanziamento dei sistemi politici”. Riecheggiano in queste litanie le tesi tremontiane dei complotti orditi dai mercati per impedire il dispiegarsi delle “magnifiche sorti e progressive” di una politica “unta dal Signore”. Non quindi l’irresponsabilità di governi che hanno portato al dissesto delle finanze pubbliche, con conseguente disaffezione dei loro disperanti creditori, ma una congiura speculativa che ostacola il risanamento e turba l’esercizio della sovranità popolare, sotto l’impulso di un demoniaco cupio dissolvi.
Tutte le considerazioni sono poi pervase da uno spirito apocalittico per il presunto prevalere dell’economia finanziaria sull’economia reale, dove a farla da padrone è quel “capitale finanziario” del quale già negli anni ’30 del secolo scorso gli epigoni di Marx (si pensi all’omonimo testo di Hilferding) denunciavano il carattere rapace da “fase finale del capitalismo”.
E su un piano più legato alla politica economica si riconosce “come il debito pubblico spesso è anche generato da una malaccorta – quando non dolosa – gestione del sistema amministrativo pubblico. Tale debito, vale a dire l’insieme delle passività finanziarie che pesa sugli Stati, rappresenta oggi uno dei maggiori ostacoli al buon funzionamento della crescita delle varie economie nazionali”.
Questa lucida visione del ruolo dell’impresa come luogo del manifestarsi della libertà umana e al contempo come vettore delle relazioni sociali culmina nell’osservazione che “la naturale circolarità che esiste tra profitto – fattore intrinsecamente necessario ad ogni sistema economico –e responsabilità sociale – elemento necessario di ogni forma civile di convivenza – è chiamata a rivelare tutta la sua fecondità, mostrando altresì il nesso indissolubile, che il peccato tende a nascondere, fra un’etica rispettosa delle persone e del bene comune e la reale funzionalità di ogni sistema economico e finanziario”. Mal si conciliano, a parere di chi scrive, queste solide premesse concettuali con le approssimative diagnosi della situazione attuale del sistema economico e finanziario e soprattutto con le stantie terapie stataliste suggerite nella pretesa pars construens delle “Considerazioni”. È comunque dalla profondità delle prime che è possibile trarre quel contributo di “verità” che la Chiesa può portare al dibattito in corso sugli “scopi” dell’impresa e dell’economia finanziaria nella quale l’impresa è indissolubilmente inserita. In abstract https://isrilstudi.wordpress.com)

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Aiuto alla chiesa che soffre

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Da Washington a Sidney, da Manila a Toronto. In queste settimane Aiuto alla Chiesa che Soffre sta illuminando di rosso decine di monumenti e di cattedrali e oltre 2mila chiese per tenere alta l’attenzione del mondo sulla persecuzione anticristiana.Sensibilizzazione e informazione sono parte fondamentale dell’opera della Fondazione pontificia che attraverso le proprie 23 sedi nazionali continua ad organizzare eventi con testimoni della Chiesa perseguitata, suggellati dall’illuminazione in rosso di chiese o monumenti in ricordo del sangue versato ancora oggi da tanti cristiani in tutto il mondo.Un’ondata di luce che non si arresta ormai da anni ed ha illuminato luoghi simbolo quali il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il Palazzo di Westminster a Londra, la Basilica del Sacro Cuore a Parigi.In Italia, dopo Fontana di Trevi, il Colosseo e Venezia, il mese scorso ACS ha “tinto” di rosso la Basilica di San Bartolomeo all’Isola, santuario del martiri del XX e del XXI secolo. In quell’occasione è stato presentato il Rapporto sulla persecuzione anticristiana Perseguitati più che mai.Ad ottobre sono stati imporporati monumenti e chiese anche in Germania, Polonia e Svizzera.Questa settimana numerose sedi nazionali ACS si uniranno alla campagna, a cominciare dall’Australia dove da domani e per una settimana si tingeranno di rosso sette cattedrali in diverse città tra cui Sidney, Brisbane e Melbourne. Numerose le cattedrali e le chiese in rosso in Canada e Stati Uniti, in città quali Montreal, Toronto, Washington e New York.Nelle Filippine addirittura ben 2050 parrocchie in 68 diverse diocesi parteciperanno puntando su facciate e campanili delle luci rosse a simboleggiare il sangue dei martiri.Una scia rossa illuminerà anche diverse nazioni europee. In Gran Bretagna s’imporporeranno 13 cattedrali e 130 edifici tra cui Westminster Palace e la sede del Parlamento Scozzese. Si uniranno poi Portogallo, Paesi Bassi, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda e Ungheria per un totale di oltre 50 chiese.
«Il nostro intento è sconfiggere l’indifferenza, innanzitutto della comunità internazionale – afferma il direttore di ACS, Alessandro Monteduro – Come ci ricorda spesso il Santo Padre oggi ci sono più martiri cristiani che nei primi secoli. E la missione di ACS è impedire al mondo di chiudere gli occhi di fronte alla sofferenza dei nostri fratelli nella fede, perseguitati spesso perché percepiti vicini all’Occidente. Quello stesso Occidente che troppo spesso preferisce voltarsi dall’altra parte e non vedere».

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Si può dire che la Chiesa venezuelana sia perseguitata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

“Di sicuro non si può dire che non lo sia”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre il cardinale Baltasar Porras, arcivescovo di Merida, amministratore apostolico di Caracas e presidente di Caritas Venezuela.Incontrando una delegazione della Fondazione pontificia nella capitale venezuelana, il porporato denuncia le fortissime pressioni, limitazioni e finanche intimidazioni messe in atto dal governo Maduro nei confronti della Chiesa locale. «Vi sono delle restrizioni ai danni delle scuole cattoliche, che paiono avere lo scopo di costringere la Chiesa a chiudere i propri istituti. Inoltre da anni gli operatori e i rappresentanti di organizzazioni benefiche come la Caritas subiscono minacce verbali e aggressioni». Perfino le parrocchie sono ormai nel mirino dei cosiddetti “collettivi” filogovernativi. «Nei quartieri popolari di Caracas – spiega il cardinale – i collettivi si riuniscono alle porte delle chiese per ascoltare l’omelia del parroco. E se il sacerdote dice qualcosa che a loro non piace danno inizio a minacce e intimidazioni».
In un Paese in cui ormai «tutte le istituzioni pubbliche e private sono state distrutte», la Chiesa è l’unico punto di riferimento di una popolazione allo stremo. «Siamo vicini alla gente e presenti ovunque ci sia bisogno. Inoltre la Chiesa è l’unica ad avere il coraggio di sottolineare le mancanze di questo regime. Gli altri attori sociali non osano parlare di questa crisi, perché il governo li minaccia, chiude i media e attacca le aziende».Il porporato parla infatti apertamente delle attuali drammatiche condizioni in cui versa la popolazione, senza tacere le gravi responsabilità del governo. «Viviamo una situazione atipica e senza precedenti, che non è effetto di un conflitto armato, né di una catastrofe naturale, ma che ha degli effetti del tutto simili a quelli di una guerra. Il regime politico che guida il Venezuela ha distrutto il Paese generando un conflitto sociale le cui conseguenze vanno accentuandosi ogni giorno di più». Il cardinal Porras pone altresì l’accento sull’inedita realtà del massiccio esodo di venezuelani, mai verificatosi in simili proporzioni. «Sono già emigrati quattro milioni di cittadini: 1,5 milioni in Colombia, 700mila in Perù, 400mila in Cile, 500mila in Florida e tanti altri in Europa e in diversi Paesi d’America».Poche le speranze, nonostante i colloqui delle scorse settimane ad Oslo e quelli previsti alle isole Barbados nei prossimi giorni. «Bisogna capire che negli ultimi vent’anni, quando il governo è stato in difficoltà, ha più volte fatto appello al dialogo, ma al solo scopo di prendere tempo. Perché il governo non ha la sincera volontà né di negoziare né concedere nulla». La popolazione, spiega il porporato ha ormai perso fiducia e teme un inasprimento della repressione. «Siamo molto preoccupati, dopo il fenomeno di Guaidó, il numero di persone arrestate, torturate, uccise e scomparse è aumentato e queste azioni non coinvolgono soltanto il personale militare di alto rango, ma anche i civili».

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Libro: I soldi della Chiesa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 Maggio 2019

Roma Venerdì 24 maggio 2019 – ore 18.30 Università LUMSA – Sala Pia – via delle Fosse di Castello, 7 Saluto iniziale Francesco Bonini, Magnifico Rettore – Università LUMSA. Intervengono S.E. Mons. Stefano Russo, Segretario Generale della CEI; Carlo Cardia, Ordinario di Diritto Ecclesiastico, Roma Tre; Danilo Paolini, Capo della Redazione Romana di Avvenire.Modera Francesca Fialdini, Conduttrice de La Vita in diretta – RAI.È presente l’Autore Mimmo Muolo, Vaticanista di Avvenire.
La Chiesa è ricca o povera? Come si concilia il possesso di beni con la povertà evangelica? Dove vanno a finire i fondi dell’8xmille derivanti dalle scelte dei contribuenti? Sono tante le domande che ruotano intorno ai “soldi della Chiesa”: un argomento di quelli che suscitano curiosità e generano discussioni, evocando quadri, per lo più a tinte fosche, in cui la Chiesa appare come una realtà molto ricca, con mire umanissime di potere e poco incline a pensare agli ultimi.Certo, è innegabile che ci siano stati episodi e lati oscuri nella gestione dei beni materiali, ma quando si parla di soldi della Chiesa, c’è spesso molta confusione. Per cercare di fare un po’ di luce e dare un quadro della situazione più chiaro arriva il libro del vaticanista Mimmo Muolo. Un’indagine, quella da lui presentata nel volume “I soldi della Chiesa”, che cerca di rispondere ai tanti dubbi della gente, sgombrando il campo da luoghi comuni ed equivoci, alla luce di fonti documentate e mostrando anche l’altra faccia della luna: quella della destinazione e dell’impiego delle risorse ai diversi livelli.Il libro è arricchito dalla prefazione del Cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente emerito di Caritas Italiana, e dalla postfazione di Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre. Scrive il Cardinale Montenegro: “L’Autore ha fatto un lavoro davvero certosino per mostrare l’entità dei beni in denaro attribuiti alla Chiesa cattolica e la loro destinazione. Quella che ne viene fuori potrebbe sembrare un’opera apologetica, tesa a difendere alcune posizioni di principio. Mi piace, piuttosto, inserirla dentro quella grande riforma, voluta fortemente da papa Francesco, che come principio cardine ha la trasparenza. Si tratta, cioè, di mettere nero su bianco per conoscere le somme in denaro, capire il complesso meccanismo degli organismi che le gestiscono e apprendere i criteri con cui vengono spese. Trasparenza non è parola magica che può mettere al riparo da eventuali errori o abusi, ma è valore che permette di tenere alta l’attenzione e, come una fiaccola, consente ai soggetti interessati, e a coloro che osservano, di vedere il punto di partenza e il punto di arrivo del denaro”.Un testo, insomma, da leggere per poter poi argomentare sui soldi della Chiesa nel modo che si preferisce, ma sulla base di una più profonda cognizione di causa.
Mimmo Muolo, vaticanista e vicecapo della redazione romana del quotidiano Avvenire, ha seguito per il suo giornale i pontificati di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e ora quello di Francesco.

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Asia Bibi: La fine di un incubo

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 Maggio 2019

Aiuto alla Chiesa che Soffre si stringe intorno alla famiglia di Asia Bibi, innanzitutto alle due figlie, Eisham ed Eisha, con le quali in questi mesi lunghi e difficili non abbiamo mai smesso di parlare. Abbiamo ascoltato il loro dolore e visto maturare la loro frustrazione per l’impossibilità di riabbracciare la madre, sebbene fosse stata assolta il 31 ottobre scorso». Così Alfredo Mantovano ed Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di ACS-Italia, commentano la notizia dell’arrivo in Canada di Asia Bibi.Pur non essendo mai stato raccontato, Asia Bibi aveva lasciato il Pakistan già il 26 febbraio scorso e viveva sotto protezione in un Paese straniero assieme al marito Ashiq. La donna è giunta in Canada ieri, ma ancora non ha potuto riabbracciare le proprie figlie. Sono passati quasi 10 anni da quando nel giugno 2009 la donna cristiana è stata arrestata per aver insultato il profeta Maometto. Accuse false, come nel 95% dei casi di blasfemia a carico dei cristiani in Pakistan, ma che le sono costate 9 anni e mezzo di carcere, di cui 8 nel braccio della morte.«Quando l’8 febbraio scorso abbiamo incontrato a Lahore l’avvocato di Asia, Saif ul-Malook – raccontano Mantovano e Monteduro – ci ha descritto le terribili condizioni in cui la donna ha trascorso la sua prigionia, disegnando perfino la cella in cui Asia viveva». Una cella di otto metri quadrati in cui la madre cristiana trascorreva 23 ore al giorno, avendo soltanto mezz’ora di uscita la mattina e mezz’ora il pomeriggio. Era guardata a vista e di fatto parlava ogni tanto solo con la sua guardia. «Ma nonostante ciò ha conservato una fede fortissima, che non ha mai rinnegato a costo della sua libertà e ponendo a rischio la sua vita. Negli ultimi mesi, l’unico conforto era per lei il rosario che le era stato donato dal Santo Padre nel febbraio 2018, durante la toccante udienza con il marito e la figlia di Asia alla quale ha partecipato anche ACS».
Il caso di Asia Bibi testimonia l’importanza della pressione esercitata dalla comunità internazionale. «Se il mondo non si fosse interessato a lei – affermano Mantovano e Monteduro – ora sarebbe probabilmente ancora in carcere, o forse sarebbe stata addirittura uccisa».Ecco perché è importante mantenere alta l’attenzione sulla persecuzione cristiana. «Di Asia Bibi purtroppo ce ne sono tante. In Pakistan al momento vi sono 25 cristiani in carcere per blasfemia. Mentre in tutto il mondo vi sono 300milioni di cristiani che vivono in terre di persecuzione. Dal lieto fine della vicenda di Asia dobbiamo apprendere un’importante lezione. Se leviamo la nostra voce, se non restiamo indifferenti, possiamo vincere. Anche contro la persecuzione anticristiana».

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Aiuto alla Chiesa che Soffre sarà insignita del Path to Peace Award

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

L’annuale riconoscimento conferito dalla Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York e dalla Path to Peace Foundation è assegnato nel 2019 alla Fondazione pontifica «in riconoscimento del sostegno umanitario e pastorale offerto da ACS ai cristiani perseguitati in tutto il mondo».Ad annunciare la decisione è stato monsignor Bernardito Auza, Osservatore permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite e presidente della Path to Peace Foundation, un’entità che sostiene la Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e promuove progetti in Paesi in via di sviluppo. Monsignor Auza stesso testimonia il fondamentale contributo di Aiuto alla Chiesa che Soffre alla Chiesa di tutto il mondo, in quanto da giovane sacerdote ha potuto portare avanti i propri studi grazie ad una borsa di studio offerta dalla Fondazione pontificia.«Il conferimento ad Aiuto alla Chiesa che Soffre del Premio “Percorso di pace” 2019 rappresenta un riconoscimento alla generosità di centinaia di migliaia di benefattori i quali, in tutto il mondo, donano con gioia e sacrificio – commenta Alessandro Monteduro, direttore della sede italiana di ACS – Conferma anche la bontà del nostro metodo: reagire all’orrore della persecuzione con il pacifico rafforzamento delle comunità cristiane sofferenti. È il percorso che restituisce la speranza».A ritirare il premio, il prossimo 22 maggio a New York, sarà il presidente esecutivo internazionale di ACS, Thomas Heine-Geldern. «È un grande onore per noi – ha affermato ricordando che nelle passate edizioni è stato conferito ad importanti personalità quali il nunzio apostolico in Siria, il Cardinal Mario Zenari – Questo premio rappresenta un importante riconoscimento del lavoro da noi svolto in tutto il mondo, grazie alla generosità dei nostri benefattori ed in favore della Chiesa perseguitata e sofferente».Nata nel 1947, Aiuto alla Chiesa che Soffre finanzia ogni anno circa 5500 progetti in 140 Paesi. Nel 2018 ACS ha raccolto oltre 110 milioni di euro attraverso le proprie 23 sedi nazionali. L’area in cui l’intervento della Fondazione si concentra maggiormente è il Medio Oriente e in particolare l’Iraq e la Siria dove, dal 2011 ad oggi, ha donato oltre 70 milioni di euro destinati al finanziamento di progetti che hanno contribuito alla sopravvivenza delle comunità cristiane minacciate dallo Stato Islamico.

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E’ un momento drammatico per la Chiesa cattolica

Posted by fidest press agency su domenica, 24 febbraio 2019

Film libri e giornali l’accusano, vecchie storie e nuove denunce si affollano, mentre essa stessa, con la recente riunione dei presidenti delle Conferenze episcopali a Roma insieme col papa fa una scelta di campo definitiva contro gli abusi sessuali, di coscienza e di potere del suo stesso clero, pur tra le proteste di qualche porporato riottoso.
Ma dietro questa facciata c’è un’altra partita anche più seria che si sta giocando: è la partita di quanti mirano a uno scisma nella Chiesa, gli uni per distruggerla, gli altri per distaccarla dalla guida di papa Francesco.
Tra i primi ci sono gli officianti del pensiero unico, che ritengono ormai incompatibile la persistenza della predicazione evangelica con la volata finale di un mondo senza pensiero forgiato e governato dal denaro nella sua ultima forma globale di liberismo selvaggio. A questo fronte senza saperlo dà un notevole apporto la campagna della destra teologica che in nome della tradizione si oppone al rinnovamento dell’annuncio evangelico “in quella forma” – come chiedeva papa Giovanni – “che i nostri tempi esigono”; la lettera del cardinale Müller contro il magistero di papa Francesco ne è l’ultimo esempio.
Tra i secondi c’è un’area progressista e riformista che critica papa Francesco “da sinistra”, accusando di immobilismo la sua Chiesa perché sono finora mancate riforme istituzionali, come la riforma della Curia, un’avanzata collegialità, una vera “democratizzazione”; ne è l’ultimo esempio il saggio di un professore di Bergamo, Marco Marzano su “Francesco e la rivoluzione mancata”, rilanciato dal “Fatto quotidiano” e anche da qualche sito cattolico. Esso invita “i progressisti a tentare la via della mobilitazione diretta” per denunciare la paralisi “imposta a un miliardo di fedeli cattolici da un’élite di anziani maschi celibi” e “a minacciare, se persisterà l’assoluto immobilismo, l’abbandono della barca e l’approdo ad altri territori ecclesiali più sensibili e interessati ad un rapporto meno ostile con la modernità e i suoi valori”, ossia “il metodo di Lutero”. È superfluo sottolineare qui la catastroficità di tale posizione apparentemente “innovatrice”. Vogliamo solo dire quanto sia sbagliata e conservatrice l’analisi di chi concepisce il rinnovamento della Chiesa solo come un cambio di carattere istituzionale e non come una rigenerazione del suo annuncio e della sua più profonda identità, lo stesso errore dei tradizionalisti che hanno sempre ridotto la Chiesa alla sua dimensione giuridicistica e fattuale.
Al contrario la Chiesa è rinnovata dalla Parola. L’istituzione ne è determinata. E non si può negare che la grande rivoluzione portata da papa Francesco sia stata quella della Parola, fino a una nuova rivelazione di Dio, delle religioni e della Chiesa.
Del resto questo non succede solo nella Chiesa. Ci sono discorsi, magari non subito seguiti dai fatti, che hanno cambiato il corso della storia.
Si pensi al discorso di Gesù nella sinagoga di Nazaret, che introdusse una nuova ermeneutica selettiva dell’Antico Testamento, separò la misericordia di Dio dalla sua vendetta e introdusse una lettura non sionista, non nazionalista cioè, delle Scritture ebraiche.
Si pensi al discorso di Paolo all’Areopago di Atene, che consegnò “il Dio ignoto” alle religioni e alle culture di tutti i popoli, senza rivendicarne l’esclusiva a una sola tradizione.
Si pensi al discorso di Gregorio Magno ai fedeli di Roma, straziati dai Longobardi di Agilulfo: “perito il popolo, scomparsi i potenti, assente il Senato, la città vuota ed in fiamme”, eppure il papa guarda al mondo nuovo che comincia, all’ascesa dei popoli nuovi, e fonda l’Europa.
E per venire a tempi più recenti, si pensi al discorso di Luigi Sturzo del 1905 a Caltagirone, che mutò l’identità dei cattolici italiani facendone non più sudditi del papa e araldi delle sue rivendicazioni temporali nella questione romana, ma cittadini dello Stato, fautori della democrazia, promotori della proporzionale e autonomi nelle loro scelte politiche, premessa necessaria del ruolo che essi avrebbero giocato dopo il fascismo.
Si pensi al discorso di Giovanni XXIII per l’inaugurazione del Concilio, nel quale attestò la Chiesa sulla frontiera della misericordia (“la medicina della misericordia invece delle armi del rigore”), l’attrezzò per l’”aggiornamento” dello stesso annuncio evangelico e sognò il sogno di una “Chiesa di tutti e soprattutto Chiesa dei poveri”.
Si pensi al discorso di Togliatti del 1963 a Bergamo sul “destino dell’uomo”, in cui il leader comunista riposizionava il suo partito, e l’idea stessa del comunismo, non più solo sul terreno delle lotte economiche e sociali, ma su quello di una nuova antropologia universalistica, per la quale la stessa coscienza religiosa, posta di fronte ai drammatici problemi del mondo contemporaneo, era chiamata in causa e poteva essere di stimolo al cambiamento della società.
Di papa Francesco non si può ancora dire quale sarà il discorso che farà storia, dopo il quale la Chiesa, tutt’altro che immobile, non sarà mai più quella di prima. Si potrebbe dire l’ “Evangelii gaudium” in cui questa nuova Chiesa è disegnata, la “Laudato sì” che coinvolge tutti gli abitanti del pianeta nella salvezza della Terra, i discorsi sulla misericordia che piantano il “Dio inedito” nel cuore di tutti gli uomini, oltre ogni diversità di religione, i discorsi ai movimenti popolari che esortano alla lotta, e non solo alla rivendicazione di un altro modo possibile, il discorso all’Europa per l’uscita dal regime di cristianità, i discorsi agli Stati per una rivoluzione degli ordinamenti che escludono e dell’economia che uccide, o il discorso con cui ha rovesciato fin nel catechismo una secolare dottrina che ammetteva la pena di morte. Più probabilmente, al di là di un singolo discorso, sarà il magistero globale di papa Francesco che avendo finalmente pensato la riforma della Chiesa a partire dalla riforma del papato (Santa Marta!) ha di fatto già realizzato quello che i suoi critici malevoli rifiutano, e che i suoi critici benevoli reclamano. Lo scisma è ormai fuori tempo.
È chiaro che questo non può bastare; il governo non è solo profezia, è anche istituzione, e un papa “governa” la Chiesa. Ma ogni cosa ha i suoi tempi, e in tempi selvatici come questi non si possono fare corti circuiti e false partenze. Ma di certo, se la Chiesa rimarrà fedele, “l’istituzione seguirà”; forse non oggi le riforme che tutti noi abbiamo nel cuore, ma certamente domani. (fonte: http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it)

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