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Posts Tagged ‘chirurgia estetica’

Italiani colpiti dalla ‘sindrome di Balzac’

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Secondo il chirurgo estetico Renato Zaccheddu il collo è una delle parti che più preoccupa uomini e donne. Per risolvere il problema con la chirurgia estetica è possibile fare ricorso al chin-lifting e dire addio all’effetto ‘pappagorgia’. Tra le celebrities che l’hanno provato spiccano Jane Fonda e Ashlee Simpson. Altro che pancetta o fianchi larghi: il vero allarme sul proprio aspetto estetico scatta quando si parla di doppio mento. Qualche centimetro di pelle all’altezza del collo è capace di generare ansia e preoccupazione impedendo talvolta chi ne soffre, di mostrarsi in pubblico, scattare selfie e persino farsi ritrarre in video. Secondo gli esperti si può parlare di ‘sindrome da Balzac’, in riferimento all’aspetto fisico del famoso scrittore francese del 1800, che era caratterizzato da un accentuato doppio mento.A confermare questo quadro sono i dati d’Oltreoceano dell’American Academy of Dermatology Annual Meeting di Orlando, secondo cui 1 americano su 2 fra i 18 e i 57 anni si preoccupa di avere il doppio mento ed il 45% ne è talmente ossessionato che ritiene che anche gli altri rimangano negativamente colpiti proprio da questo. A soffrirne di più sono proprio le donne, che, per il 30% circa dei casi, diventano più timide e titubanti nel farsi ritrarre in foto e persino in video. Secondo l’American Society of Plastic Surgeons, gli interventi al mento sono cresciuti molto di più rispetto a mastoplastica, filler e botulino e liposuzione.

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Chirurgia estetica, boom di ritocchi al naso per i selfie

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 aprile 2018

Negli Stati Uniti il 55% degli specialisti ha operato al naso pazienti che volevano migliorare sui social: “Un fenomeno diffuso anche in Italia, dove sono sempre di più i “pazienti Instagram”, i Millennial che condividono i ritocchini in tempo reale” dice il chirurgo plastico Pierfrancesco Bove, socio della Federazione Italiana Medici Estetici (FIME) Nel 2017 il 55% dei chirurghi plastici ha avuto pazienti che si sono rifatti il naso per migliorare nei selfie: è il risultato di un’indagine condotta dalla AAFPRS, l’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery, che registra un trend in continua crescita (+13% rispetto al 2016). “I numeri sono destinati a crescere ancora nei prossimi anni – dice Pierfrancesco Bove, chirurgo plastico socio della FIME (Federazione Italiana Medici Estetici) e amato sui social, con una pagina Facebook da 10mila like e un canale Instagram con quasi 30mila followers -. Tra i miei pazienti, sono sempre di più quelli che si sottopongono a rinoplastica e che lo fanno proprio perché non sono soddisfatti dell’immagine che vedono sui social network”.
In realtà, spesso i selfie restituiscono un’immagine alterata e non veritiera: lo dimostra uno studio pubblicato sempre negli Stati Uniti sulla rivista JAMA Facial Plastic Surgery: “I selfie non funzionano come specchi, ma distorcono l’immagine – afferma Bove -. Scattare foto a distanza ravvicinata, senza il bastoncino, fa sembrare il naso più largo del 30% negli uomini e del 29% nelle donne Questa spiegazione tuttavia non basta a far cambiare idea a chi ha deciso di sottoporsi a un intervento: i pazienti arrivano dal chirurgo plastico dopo aver attentamente analizzato il proprio aspetto e aver individuato con precisione quello che vogliono correggere. Fino a qualche anno fa, ero io che mostravo ai pazienti le differenze che, inevitabilmente, ci sono tra la parte destra e sinistra del viso e del corpo, oggi sono i pazienti a mostrarmi le asimmetrie. Inoltre, grazie all’utilizzo di filtri fotografici, sanno quanto potrebbe migliorare il proprio aspetto con qualche accorgimento e vogliono raggiungere quel risultato nella realtà e non solo in modo virtuale”.I “pazienti Instagram”, come li ha ribattezzati il dottor Bove, sono giovani, “di solito sotto i 40 anni”. Per loro la chirurgia estetica non è un tabù, ma un’esperienza da condividere sui social: “Una volta chi si faceva il ritocchino lo nascondeva, oggi ci sono moltissime pazienti che si scattano una foto prima di entrare in sala operatoria o poco dopo essersi operate, con ancora i bendaggi: vogliono condividere l’esperienza e raccontare in tempo reale come è andata” dice Bove.Il viso è la parte del corpo più gettonata per i ritocchini: “Molto richiesti sono i trattamenti per prevenire l’invecchiamento e la richiesta è sempre per risultati naturali – afferma il chirurgo plastico -. Il naso è l’intervento più gettonato perché, oltre a essere in primo piano nei selfie, richiede un intervento molto meno traumatico rispetto a qualche anno fa. Grazie alla smart rinoplastica, ho messo a punto un protocollo che abbina ottimi risultati estetici con un post operatorio rapido e indolore: si utilizza un dispositivo medico che, grazie a un campo elettromagnetico pulsato, aiuta la guarigione delle cellule danneggiate. Dopo soli 4 giorni si tolgono le medicazioni e non si usano più i tamponi, di solito molto temuti dai pazienti”.

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Cosa c’è di nuovo nella chirurgia estetica?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

firenzeFirenze Palazzo dei Congressi di Firenze Piazza Adua 1, dal 17 marzo Simposio Isaps e da venerdì 18 a domenica 20 marzo 2016 Congresso Aicpe quarto congresso annuale in programma fino a domenica 20 marzo. Si comincia giovedì 17 marzo con il Simposio dell’Isaps (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), l’Associazione mondiale di chirurgia plastica. «È un onore per l’Italia ospitare il Simposio internazionale della più grande società mondiale di chirurgia estetica: un evento che sottolinea gli ottimi rapporti dell’Aicpe con tutte le altre società del mondo» dice Gianluca Campiglio, segretario generale Isaps e consigliere Aicpe.Il Congresso Aicpe, che ha il patrocinio del Ministero della Sanità e del comune di Firenze, si svolgerà da venerdì 18 a domenica 20 marzo. Sono attesi quasi 300 professionisti che si dedicano alla chirurgia plastica estetica; parteciperanno anche alcuni tra i più famosi chirurghi plastici provenienti da tutto il mondo.All’evento è prevista anche una relazione del direttore generale dei Dispositivi medici e del servizio farmaceutico, Marcella Marletta in tema di sicurezza e controllo dei dispositivi medici come protesi e filler.Sarà inoltre presentato ufficialmente per la prima volta in Italia e in Europa un nuovo dispositivo per la correzione delle orecchie a sventola, Earfold, e sarà presente il suo inventore, Norbert Kang consulente chirurgo plastico del Royal Free Hospital di Londra.
Una novità di quest’anno è la collaborazione di Aicpe con altre società, che contribuiscono alla realizzazione di sessioni specifiche, in particolare l’Associazione italiana di chirurgia plastica facciale (Aicef), l’Associazione italiana ginecologia estetica e funzionale (Aigef) e l’Associazione italiana terapia estetica botulino (Aiteb).«La chirurgia estetica va perfezionandosi sempre di più e noi riteniamo essenziale la presenza nel nostro congresso dei colleghi di specialità affini – afferma il presidente di Aicpe, Mario Pelle Ceravolo -. Il nostro primo obiettivo è il miglioramento del già alto livello della nostra specialità in Italia. Un obiettivo che stiamo ottenendo attraverso il continuo stimolo alla diffusione degli scambi scientifici a livello nazionale e internazionale e la frequente organizzazioni di corsi di perfezionamento. Molti chirurghi italiani sono costantemente invitati a conferenze negli Stati Uniti, in Brasile e in tanti altri Paesi, dove la chirurgia estetica ha raggiunto traguardi importanti. La chirurgia estetica italiana attualmente non ha più niente da invidiare a quella di altri paesi». Durante il congresso si svolgerà anche l’assemblea dei soci in cui sarà eletto il nuovo consiglio direttivo Aicpe.Ospiti d’onore dell’evento sono alcuni tra i chirurghi plastici più famosi, rappresentanti delle più importanti associazioni di chirurgia plastica del mondo, in particolare: Eric Auclair, francese, inventore della tecnica di mastoplastica composita in cui si combinano i vantaggi delle protesi mammarie e degli innesti di grasso; Laurie Casas di Chicago, portavoce dell’American Society of Aesthetic Plastic Surgery (Asaps); Claudio De Lorenzi, di Toronto, note per le sue competenze sulla prevenzione e trattamento delle complicazioni vascolari da dermal fillers; Jose Luis Martìn del Yerro, spagnolo, direttore del dipartimento di Chirurgia Plastica di Madrid e specializzato nell’estetica del seno; Vakis Kontoes, direttore del Dipartimento di Chirurgia estetica e Laser Chirurgia dell’ospedale Hygea di Atene e presidente onorario della Società Europea di Laser e Chirurgia Estetica; Apostolos Mandrekas, già presidente dell’Hellenic Society of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery e oggi vicepresidente; il rumeno Toma T. Mugea, presidente onorario e fondatore della Romanian Aesthetic Surgery Society; Foad Nahai, già presidente della Società internazionale di Chirurgia Plastica (Isaps) e della Società Americana di Chirurgia Plastica ed Estetica (Asaps) noto soprattutto per le tecniche di ringiovanimento del viso; il canadese Frank Lista, fondatore ed ex presidente della società di Chirurgia plastica dell’Ontario; lo svizzero Kai Uwe Schlaudraff esperto in rimodellamento del corpo attraverso Vaser, ossia una liposuzione a ultrasuoni; Patrick Tonnard, membro della Società Reale Belga di Chirurgia, che nel 2004 ha sviluppato, con il dottor Verpaele, il Macs Lift, una tecnica mini invasiva di lifting.

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La chirurgia estetica fa l’upgrade

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 febbraio 2016

chirurgia esteticaRingiovanimento cutaneo, filler e aumento dei volumi del viso e del seno diventano trattamenti più semplici, sicuri e completamente naturali. Merito delle più avanzate tecniche di medicina rigenerativa e tecnologia cellulare con un approccio completamente biologico. LIPOSKILL è la rivoluzionaria tecnica che utilizza le cellule staminali del paziente e le rende il più avanzato ‘prodotto’ di medicina estetica mai avuto a disposizione. “Il tanto ricercato ‘segreto di giovinezza’ è sempre stato sotto i nostri occhi, proprio dentro di noi” spiega il Prof. Nicolò Scuderi, Ordinario di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica all’Università La Sapienza di roma “qualche anno fa si è scoperto che nel grasso corporeo sono presenti anche cellule staminali mesenchimali (che hanno un ruolo rigenerativo dei tessuti) ‘multipotenti’, ossia che possono trasformarsi solo in alcuni tessuti, nello specifico cellule adipose, cartilaginee e ossee(a). L’intuizione che la risposta fosse nel grasso era corretta ma era sbagliato il metodo: pensavamo che fosse il grasso a permettere la correzione, mentre si è visto che da solo gran parte va incontro a riassorbimento, necrosi e perdita, specialmente se usato in grande quantità e zone ampie, mentre sono le staminali la risposta e le cellule adipose vengono usate come supporto iniziale e sostituite poi da cellule nuove che si generano proprio dai milioni di staminali impiantate in sede e che si stabiliscono stabilmente nell’organismo. Questo significa che per avere un seno florido, un lato B invidiabile, una pelle dalla texture liscia e luminosa ed eliminare le rughe non è più necessario un intervento chirurgico, l’uso di protesi o materiali estranei da impiantare o iniettare. Parliamo di circa 25mila mastoplastiche l’anno solo in Italia a cui si aggiungono 160mila trattamenti iniettivi per le rughe di viso, collo, decollete e mani.
Per utilizzarle come filler o riempitivo, le staminali del tessuto adiposo (ADSC) devono essere trattate con la tecnologia LIPOSKILL: la procedura prevede un piccolo prelievo di grasso (circa 20-30 cc) nello studio del medico che spedisce il campione ad una delle ‘cell factory’ Bioscience, a San Marino o Dubai dove vengono isolate, moltiplicate per un periodo di 12 gg in coltura e crioconservate a -196° per qualsiasi utilizzo futuro.
Il lipofilling fa l’upgrade – Con un incremento del 20% nel 2014 e 28.500 interventi in Italia il trapianto di grasso è il quarto intervento più praticato (b). Noto da almeno trent’anni, negli ultimi tempi ha visto un boom di richieste anche se, a fronte di risultati naturali e un profilo di sicurezza presenta un limite sino ad ora era insormontabile: il riassorbimento del grasso e quindi la perdita del risultato con la necessità sia di una ipercorrezione nel primo trattamento che di veder svanire i risultati nell’arco di alcuni mesi. Se cento milioni vi sembran poche – L’impiego del grasso per il rimodellamento corporeo diventa obsoleto: è definitivamente dimostrato che per ottenere risultati nell’aumento dei volumi corporei come seno, glutei, zigomi, rughe profonde e tutto ciò che rientra nella ‘soft tissue augmentation’ sono necessarie decine o centinaia di milioni di cellule staminali del tessuto adiposo. Per il riempimento di rughe profonde sono necessari circa 10 milioni di cellule, per l’aumento di una taglia di volume del seno (circa 250 cc) ne servono almeno 300 milioni. Queste quantità si ottengono solo dopo la coltura in ‘cell factory’. E’ possibile ottenere 100 milioni di cellule staminali mesenchimali da soli 20 millilitri di grasso, mentre per la stessa quantità , se non si procedesse alla coltura cellulare, ne servirebbero 20 litri !!! Si è notato, inoltre, che le staminali espanse esprimono una significativa funzione rigenerativa dei tessuti circostanti, perché quando sono iniettate nel tessuto, producono fattori di crescita e citochine propedeutiche alla rigenerazione tissutale. Con il solo grasso invece, non solo non è stato osservato lo stesso miglioramento nella qualità dei tessuti, ma è stata riscontrata la presenza di tessuto necrotico.
Costi contenuti e accessibili – La nuova tecnica non solo rende accessibile molti trattamenti a chi non poteva o non voleva affrontare il bisturi, ma anche a chi non ne aveva la possibilità economica. Tra spese di prelievo, trattamento delle cellule e conservazione delle fiale il costo non supera i 1800 euro per il viso e i 3000 per il seno a cui va aggiunto solo l’onorario del medico specialista che esegue il trattamento. Inoltre nella banca vengono conservate altre fiale per eventuali usi futuri. Cifre ben lontane da quelle necessarie per una mastoplastica additiva o dal costo necessario ai trattamenti di mantenimento dei risultati di un filler che va ripetuto ogni 6-8 mesi.
Risultati da 6 a 12 volte più duraturi – I risultati del trattamento con le staminali del tessuto adiposo sono notevolmente più duraturi rispetto al lipofilling tradizionale. Mentre per ciò che riguarda la mastoplastica con protesi bisogna mettere in conto l’insorgenza di complicanze chirurgiche, rotazioni, reazioni capsulari, l’eventuale sostituzione delle protesi e, perché no, ripensamenti rispetto a forma e dimensioni.
Liposuzione a 25 anni, seno a 32 e rughe a 36 con lo stesso campione di grasso – “Usiamo le staminali espanse nelle cell factory da circa 10 anni all’Università per trattare diverse condizioni degenerative dei tessuti con risultati che ci hanno portato a diverse pubblicazioni scientifiche. La sicurezza biologica e l’efficacia terapeutica è stata documentata da una enorme produzione scientifica è tuttora in crescita” dichiara il Prof. Scuderi al Congresso SIES Valet che si è appena concluso a Bologna “Una ulteriore novità è che qualsiasi persona si sottoponga ad una liposuzione da questo momento può contare su un deposito di preziosissimo materiale biologico per qualsiasi uso estetico futuro: dal miglioramento del profilo o della dimensione del seno, al ringiovanimento del volto, l’aumento dei volumi. Applicazioni numerosissime con il vantaggio di un risultato estremamente naturale, insomma un vero e proprio ‘deposito bancario di giovinezza’ da usare con o senza le cellule grasse.
Questo perché le cellule staminali mesenchimali sono adulte anche se immature e le loro possibilità di differenziarsi sono limitate a pochi tipi cellulari. Al contrario le cellule staminali embrionali sono ‘bambine’ e quindi ‘TOTIpotenti’ ossia posseggono la capacità di differenziarsi in cellule di qualsiasi altro tessuto con cui vengano a contatto. (D.ssa Johanna Rossi Mason)

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Chirurgia estetica, aggiornate le linee guida Aicpe

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2016

chirurgia esteticaA due anni dalla prima pubblicazione, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) pubblica un aggiornamento delle linee guida che descrivono i principali interventi di chirurgia estetica. «Le linee guida Aicpe, pubblicate la prima volta a ottobre 2013, costituiscono il primo e unico esempio in Italia di compendio di raccomandazioni comportamentali in chirurgia estetica. Adesso abbiamo voluto aggiornare lo scritto, sottoporlo a un’accurata revisione e operare le necessarie modifiche per attualizzarlo e renderlo ancora più utile e valido per addetti ai lavori e pazienti» dice il presidente Aicpe, Mario Pelle Ceravolo. La nuova edizione è allegata al numero di dicembre della rivista Minerva Medica.Seguendo le indicazioni del Ministero della Salute, le linee guida sono utilizzate non solo da medici e pazienti, ma anche dai tribunali nella valutazione della responsabilità professionale dei chirurghi plastici. «In questi due anni le linee guida sono state consultate da medici legali e magistrati, aiutando a fare chiarezza giuridica in molti processi a carico di chirurghi plastici – spiega Pelle Ceravolo -. Non solo: l’International Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps) ha richiesto le linee guida italiane, che saranno utilizzate per la preparazione di un documento analogo di uso internazionale da diffondere a tutte le società di chirurgia plastica estetica mondiali».Da qui la necessità di rivedere il documento, in modo che sia sempre aggiornato con le novità tecniche e le ultime scoperte scientifiche: ad esempio sono state introdotte modifiche per la liposuzione, intervento per l’eliminazione del grasso in eccesso che risulta il più praticato in Italia, alla luce delle nuove tecniche laser e di radiofrequenza, e per il lipofilling, ossia il trapianto di grasso, per cui sono state aggiunti degli accorgimenti su come perfezionare il processo per avere un risultato di attecchimento migliore. Obiettivo del documento è condividere le raccomandazioni sviluppate sistematicamente, sulla base di conoscenze continuamente aggiornate e valide, con lo scopo di rendere appropriato, e con un elevato standard di qualità, l’atto chirurgico.Il testo è stato rivisto da Roberto Bracaglia, chirurgo plastico già primario al Policlinico di Roma e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, con una vasta esperienza in campo medico-legale, con la coordinazione di Gianluca Campiglio, membro del direttivo Aicpe e segretario di Isaps, Associazione mondiale di chirurgia estetica. «Le linee guida sono state realizzate in base all’esperienza di specialisti che da anni si dedicano solo all’aspetto estetico della chirurgia plastica – prosegue Campiglio -. Si spiega non solo come eseguire un intervento, ma anche i limiti di ciascuna operazione e l’eccesso di aspettative del paziente, che spesso è la principale controindicazione a operare».Qualche esempio? È bene ricordare che è sempre raccomandata la presenza dell’anestesista, tranne per gli interventi più semplici e limitati effettuabili in anestesia locale. Con la blefaroplastica, il ringiovanimento dello sguardo, non è possibile eliminare tutte le rughe o le pieghe della cute palpebrale e nemmeno le occhiaie, che anzi aumentano se ci si espone al sole nei primi tre mesi dopo l’operazione. Per quanto riguarda il lifting del viso la controindicazione principale è l’eccesso di attese del paziente che non può pensare di ritrovare la freschezza dei vent’anni. La sala operatoria resta l’unica soluzione per chi vuole ringiovanire il volto: lipofilling, filler e botulino possono migliore l’aspetto del viso in casi di invecchiamento non troppo avanzato, ma non hanno effetti sul rilassamento dei tessuti, in particolare per mandibole e mento. Anche per la rinoplastica, il rimodellamento del naso, la sola alternativa percorribile è il bisturi, anche se per difetti moderati si possono usare lipofilling e filler. Nessuna speranza, invece, per chi ha la punta del naso con la cute grossa e spessa: resterà sempre bulbosa anche con l’intervento, in quanto mantiene la memoria della forma. Per la liposuzione, invece, il paziente ideale è un paziente normopeso con accumuli localizzati. Se la pelle è poco elastica o sovrappeso c’è la possibilità di avere risultati meno validi, e l’indicazione è non aspirare più del 7% del peso del paziente: percentuali maggiori sono possibili solo dopo aver valutato le condizioni della paziente e ricoverandolo in una struttura protetta.
AICPE. L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), l’unica in Italia dedicata esclusivamente alla chirurgia estetica, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, gemellata con l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 250 chirurghi in tutta Italia. Membri Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, accomunati da un codice etico comportamentale che li distingue dentro e fuori la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime Linee Guida del settore, consultabili sul sito internet, che stabiliscono i fondamentali parametri operativi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici: disciplinando l’attività professionale con riferimento sia all’attività sanitaria, sia alle norme etiche; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica.

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Chirurgia estetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 novembre 2014

chirurgia esteticaGran parte degli interventi di chirurgia estetica, in Italia come nel resto del mondo, avvengono in ambulatori chirurgici o strutture di day surgery e non in cliniche. «Si tratta di strutture sicure e controllate periodicamente dalla Asl, che devono garantire altissimi standard di qualità per aprire e per restare aperte. Sbagliato quindi puntare il dito contro questo tipo di realtà, facendo passare l’idea che l’Italia sia una sorta di Far West della chirurgia estetica, con medici che operano nel sottoscala o in sale operatorie improvvisate. Ci sono anche queste realtà, ma sono l’eccezione: la norma è tutt’altra». Parola di Aicpe (Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica) che, attraverso il segretario Pierfrancesco Cirillo, intende fare chiarezza, in particolare dopo il recente fatto di Napoli e quello di qualche mese fa a Cagliari, dove due pazienti sono morte in seguito a interventi eseguiti appunto in ambulatori chirurgici. «In Italia sono centinaia le strutture private di day surgery e di chirurgia ambulatoriale, che danno lavoro a migliaia di persone ed erogano migliaia di interventi chirurgici ogni anno – afferma Cirillo -. I controlli sull’esistenza dei requisiti sono deputati in prima battuta alle ASL, che con il servizio tecnico ispettivo verifica severamente prima del rilascio di un’autorizzazione, e quindi ai Carabinieri del NAS, che effettuano controlli a campione per monitorare l’attività». Dall’indagine realizzata dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), la chirurgia estetica in Italia si pratica in oltre il 65% dei casi in day hospital o day surgery (34,4%), o in ambulatorio chirurgico (31,2%), mentre nel rimanente 33.9% in clinica (dati 2013). «Esistono da anni regole e linee guida che prevedono che certi interventi si possono eseguire in tutta sicurezza in regime ambulatoriale o di day surgery – afferma Cirillo -. Purtroppo i regolamenti non sono uniformi e variano da regione e regione: Aicpe è stata la prima a denunciare questa situazione, auspicando che si possano rendere omogenei i criteri per il rilascio dell’autorizzazione a livello nazionale. Dagli anni ’60 la chirurgia ambulatoriale è una realtà negli Stati Uniti e nel 1989 sono state definite le linee guida con un documento che ha come obiettivo la qualità e non dell’inutile burocrazia. Non dimentichiamo che la percentuale di mortalità in chirurgia plastica è molto bassa, dello 0,02%, ma si tratta pur sempre di interventi chirurgici, quindi una percentuale di rischio, anche se bassa, esiste, e spesso è imponderabile. Nei casi di Napoli e Cagliari la magistratura farà il suo corso, ma nonostante gli operatori siano chirurghi plastici di provata esperienza, le cose accadono anche per complicazioni imprevedibili. Ci risulta che in ambedue i casi, le strutture fossero autorizzate per la chirurgia ambulatoriale». La gran parte degli interventi estetici, per la loro natura e complessità, possono essere effettuati con assistenza chirurgica a ciclo diurno, quindi senza pernottamento nella struttura, consentendo così di contenere i costi e di proporre comunque interventi in sicurezza. I modelli organizzativi sono due: la chirurgia ambulatoriale e la day surgery. La chirurgia ambulatoriale può essere effettuata in ambulatori attrezzati secondo rigidi requisiti. Si tratta di interventi di facile esecuzione, da condurre in anestesia locale o analgesia su pazienti dichiarati idonei a questo trattamento, con assistenza anestesiologica. in base a una selezione che comprende condizioni generali e anche aspetti psicologici, logistici e familiari.La day surgery comprende procedure con un ricovero che prevedono un regime di ricovero limitato alle sole ore del giorno con una sorveglianza clinica e un’organizzazione specifica all’interno di strutture per le quali siano definite norme e caratteristiche. In questo contesto, è possibile eseguire operazioni non meno importanti di quelle erogate con il regime di assistenza chirurgica tradizionale. I risultati garantiti e la qualità sono gli stessi, con la riduzione del rischio al minimo accettabile per il paziente, e contenendo i costi. I pazienti adatti per la day surgery sono selezionati in base alle condizioni generali, età, fattori logistici e familiari. In regime di chirurgia ambulatoriale e di day surgery si possono eseguire la stragrande maggioranza degli interventi, in particolare blefaroplastica, rinoplastica, mastoplastica additiva, lifting, otoplastica, mastopessi, lipofilling, trapianto dei capelli, mentoplastica, protesi zigomatiche, lifting del sopracciglio, cheiloplastica e ginecomastia. Anche la liposuzione può essere eseguita in regime ambulatoriale, se la percentuale di grasso prelevato non supera il 5% del peso corporeo e se le zone trattate sono limitate.
AICPE. L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

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L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) sostiene lo spot di Amami

Posted by fidest press agency su sabato, 1 marzo 2014

chirurgia esteticaIn merito alle polemiche seguite alla grande risonanza che ha ottenuto la presentazione dello spot «Medici-Pazienti-Avvoltoi» di Amami, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), che è tra le firmatarie dell’iniziativa, ritiene opportuno fare alcune precisazioni: «Sosteniamo lo spot di Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente) e ne condividiamo i contenuti. Tuttavia vogliamo prendere le distanze da alcune interpretazioni che sono state date, in particolare quelle in cui si identifica nella figura degli avvoltoi una sola categoria professionale» afferma Mario Pelle Ceravolo, vice-presidente dell’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica.«L’intento del messaggio pubblicitario di Amami è denunciare l’attività di una serie di persone che operano in diverse categorie, approfittando dei pazienti per ricavarne profitto. Quello che si vuole condannare quindi non è una particolare categoria professionale, ma un comportamento che è, purtroppo, trasversale. È erroneo quindi identificare gli avvoltoi dello spot con gli avvocati».
Conclude Pelle Ceravolo: «Ci sono due diritti importanti da difendere: quello dei pazienti, che devono essere curati da medici responsabili e conservare il proprio diritto ad ottenere la migliore qualità della cura, e quello dei medici, che devono essere posti nelle condizioni di esercitare la propria professione con coscienza e tranquillità senza avvoltoi intorno che possano disturbare ed inquinare il rapporto medico-paziente».
AICPE. L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 con l’obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

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Medicina estetica, quando l’emergenza è in ambulatorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 settembre 2013

 

Perugia il 27 e 28 settembre si tiene un corso patrocinato dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) che spiega come gestire le complicazioni più frequenti.Li chiamano interventi mini-invasivi e sono quei trattamenti di bellezza che si eseguono ambulatorialmente in pochi minuti o in poche ore. Anche in Italia sono sempre più praticati: nel 2012, secondo i dati di Aicpe (Associazione di chirurgia plastica estetica) sono aumentati dell’11% rispetto all’anno precedente. La definizione “mini-invasivi”, tuttavia, è fuorviante: la tendenza, infatti, è quella di interventi sempre più invasivi, per cercare di ottenere risultati sempre più importanti. Con una serie di problemi: per eseguire questi trattamenti per legge è sufficiente una laurea in medicina, mentre per gestire le situazioni di emergenza è necessaria una formazione specifica. Da qui l’idea di un corso teorico-pratico, patrocinato da Aicpe, in cui saranno simulate le problematiche più frequenti che un medico può incontrare durante l’attività professionale. L’evento è organizzato in Umbria, nel Centro di formazione in emergenza-urgenza di via Piccolotti a Marsciano, provincia di Perugia, venerdì 27 e sabato 28 settembre.
«Oggi le metodiche eseguite in regime ambulatoriale stanno diventando sempre più invasive, con un largo uso di anestetici locali e di farmaci che possono esporre i sanitari all’insorgere di emergenze sul paziente, che devono essere gestite prontamente e con le giuste conoscenze – afferma Bruno Bovani, chirurgo plastico di Perugia socio di Aicpe e organizzatore del corso -. Mentre in sala operatoria il chirurgo deve attenersi a rigide norme di sicurezza ed è assistito da un’equipe di professionisti preparati ad affrontare gli imprevisti, in ambulatorio il dottore è da solo a dover gestire, in tempi brevissimi, eventuali complicazioni. E per i medici non specializzati o con poca esperienza, non è così scontato sapere cosa fare» Lo scopo è fornire al medico gli strumenti più avanzati per fronteggiare le situazioni di pericolo, nell’ottica di una maggiore sicurezza per i pazienti.
Ma quali sono le complicazioni più frequenti? «Quella più diffusa è la crisi vagale, ossia lo svenimento: il paziente perde i sensi in risposta a stress emotivo o perché impressionabile – dice Bovani -. Uno degli elementi che possono causare problemi, anche seri, sono gli anestetici locali: l’eccessiva o cattiva somministrazione può indurre reazioni neurologiche o di cardiotossicità, che vanno dall’intossicazione alla crisi cardiaca. Nei pazienti che già soffrono di altre patologie, possono insorgere crisi ipertensive, mentre la somministrazione di farmaci e anestetici può portare a crisi allergiche, anche con shock anafilattico, che sono da gestire subito».
Il corso di Perugia si terrà in una vera sala operatoria dotata delle più moderne tecnologie e di una sala regia in grado di simulare le principali tipologie di emergenze a cui si può andare incontro durante l’attività. Alla fine del corso si terrà un test finale per conseguire una certificazione rilasciata dall’azienda USL Umbria 1.
AICPE. L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata con l’obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Pur essendo una novità per il nostro Paese, non lo è affatto in molte altre nazioni europee e non, dove esistono da tempo associazioni che raccolgono tutti coloro che si interessano di chirurgia estetica. Ad Aicpe al momento hanno aderito più di 170 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica; elaborando linee guida condivise. Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.(Silvia Perfetti)

 

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Bellezza e chirurgia estetica

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2011

Bellezza Rara

Image by Matteo Avanzini via Flickr

L’estate appena conclusa non ha lasciato solo tanti bei ricordi e una piacevole tintarella. L’eccessiva esposizione al sole e alla salsedine delle giornate estive sottopongono la nostra pelle ad una condizione di forte stress, con possibili ripercussioni negative. Tra i possibili danni di una cattiva esposizione al sole c’è la formazione dei temuti radicali liberi, i responsabili dell’invecchiamento cellulare, ma anche l’insorgere di fastidiosi eritemi e antiestetiche macchie. Rimediare al danno è, però, possibile, senza necessariamente ricorrere al chirurgo estetico. L’evoluzione delle tecnologie dei trattamenti non invasivi consente, infatti, di ottenere risultati apprezzabili senza eccessivi stress. Per conoscere quali siano i trattamenti migliori, è necessario farsi consigliare da personale esperto e competente. A tal proposito, Cristina Manzo, titolare di In Shape Center, ha dichiarato: “Dopo la stagione estiva è necessario reidratare la pelle, bevendo molta acqua e usando quotidianamente creme idratanti adeguate al proprio tipo di pelle. A questo, possono essere, poi, associati dei peeling o altri trattamenti idratanti e iperidratanti, con azioni rigeneranti e antiossidanti, che contrastano, cioè l’invecchiamento della pelle, ridonandole luminosità e morbidezza.”
Anche se si tratta di trattamenti considerati non invasivi, è indispensabile che vengano effettuati da personale e esperto che sappia valutare con cura ogni singolo caso. “Ogni paziente è un caso a sé, e non tutti trovano la soluzione allo stesso problema nel medesimo trattamento. – ha affermato la Manzo – Inoltre, anche i trattamenti non invasivi, se fatti in modo poco professionale, possono avere conseguenze molto serie, come infezioni o brutte cicatrici. Negli ultimi anni, però, ho notato una crescente consapevolezza tra chi decide di sottoporsi a trattamenti di vario genere. Oltre il 90% è informata, non solo circa i rischi che il trattamento comporta, ma anche sulle soluzioni alternative che possono essere utilizzate per risolvere quel determinato problema. Proprio questa maggiore ricerca di informazioni porta sempre più donne a scegliere di sottoporsi a trattamenti non invasivi, a discapito di quelli chirurgici.” Le richieste di interventi di chirurgia estetica hanno, infatti, subito un calo di circa il 10% nell’ultimo anno, una percentuale significativa se si considera che va ad invertire il trend che li voleva da anni in continuo aumento.
In Shape Center (www.inshapecenter.it) è stato fondato da Cristina Manzo nel 2000 con l’obiettivo di offrire al pubblico una serie completa di servizi per il trattamento degli inestetismi: il raggiungimento della bellezza attraverso la cura. Il centro si trova in via Laura Mantegazza n. 40/42, nel cuore del quartiere di Monteverde, nelle immediate vicinanze del centro storico di Roma. Il centro dispone di un parcheggio gratuito riservato ai clienti.

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Chirurgia estetica al maschile

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2011

Ormai è un fenomeno consolidato: la chirurgia estetica non è più solo affare “da donne”, ma conquista con ritmo crescente anche i pazienti maschi. In America, secondo i dati dell’Asaps – American Society for Aesthetic Plastic Surgery, gli uomini che si rivolgono al chirurgo per un ritocco estetico sono aumentati dell’88% dal 1997 a oggi. Un trend presente anche da noi, secondo Alessandro Gennai, chirurgo plastico socio dell’European Academy of Facial Plastic Surgery (Eafps): «Ormai circa il 30% dei pazienti che arrivano nel mio studio sono uomini, e sempre gli uomini costituiscono il 10% dei pazienti che richiedono interventi di chirurgia estetica del volto». Se un tempo erano le donne le più colpite dal diktat della “bella presenza” sul lavoro, oggi questo si è esteso anche i loro colleghi maschi. «A guidare la tendenza sono i 40-55enni, i cosiddetti “baby boomers”, figli del benessere economico -conferma Gennai-. Arrivati a questa età, si trovano a ricoprire il ruolo professionisti all’apice della carriera in un mondo del lavoro competitivo, che impone loro un aspetto giovanile e fresco. Per questo, sempre di più, arrivano a giocarsi anche la carta della chirurgia estetica».
Gli interventi – Dopo i quarant’anni gli uomini chiedono al chirurgo di restituire loro un’immagine curata e giovane. Gli interventi preferiti sono quelli che ridonano al viso la sua freschezza naturale, secondo un approccio di ringiovanimento globale, basato sul ripristino dei volumi e sulle tecniche mini invasive. La situazione italiana è in linea con quella degli USA, dove l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (Asaps) rileva che dal 1997 al 2010 le richieste di interventi estetici “al maschile” sono aumentate complessivamente dell’88%. Una percentuale trainata dal grande successo delle tecniche “soft”, fra cui figurano i filler e i gel riempitivi, che sono cresciute addirittura del 241%.
Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). In particolare è stato negli Stati Uniti, dove ha appreso, primo fra gli italiani, la tecnica del lifting endoscopico dal suo “padre fondatore”, Nicanor Isse. Gennai è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic Surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).

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Medicina e Chirurgia estetica

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Mag 2011

Nell’ambito della conferenza stampa di Apertura del XXXII Congresso nazionale della Società Italiana per la Medicina Estetica il Professor Nicolò Scuderi, direttore della cattedra di chirurgia plastica e ricostruttiva dell’Università ‘La sapienza’ di Roma, è intervenuto sul delicatissimo tema delle implicazioni psicologiche del paziente di medicina e chirurgia estetica. L’ultimo appuntamento del Congresso sarà rappresentato infatti dal convegno “Metamorfosi allo Specchio” dedicato specificatamente a questi temi ed è di prossima pubblicazione un volume del professor Scuderi incentrato proprio sulla complessa relazione medico–paziente e sulle aspettative dei pazienti nei confronti della medicina estetica. Una recente ricerca condotta per conto di Allergan* evidenzia una notevole consapevolezza negli italiani, segnalando tra l’altro alcuni dati interessanti sull’atteggiamento nei confronti del proprio aspetto fisico e sul desiderio di migliorarsi. Il 53 % degli italiani ritengono di essere stati al meglio della forma nei loro vent’anni ma quasi la metà (46%) delle donne italiane vorrebbe, modestamente e realisticamente, ringiovanire il proprio aspetto fisico da 1 a 5 anni. I motivi principali che spingono le donne ad agire rispetto alle cure per la propria bellezza sono la disponibilità economica (poter disporre di denaro da spendere per sé) – 56%, la comparsa di linee e rughe facciali – 51%, ed il desiderio di rimanere attraente per il partner – 43%.
Secondo Nicolò Scuderi è fondamentale comprendere le esigenze ed i desideri dei pazienti che si avvicinano alla medicina o alla chirurgia estetica, saperne interpretare le aspettative ed accompagnarli lungo il percorso più adatto alle diverse personalità e atteggiamenti. Secondo il professore “Molti sono interessati e vorrebbero avvicinarsi ai trattamenti estetici ma ne temono i risultati, o temono le critiche ed i giudizi del proprio entourage. Il professor Scuderi ha inoltre sostenuto che l’obiettivo dei medici dovrebbe essere quello di normalizzare la medicina estetica evitando false promesse e trionfalismi, adeguandosi alle aspettative realistiche espresse da pazienti consapevoli, e contribuendo ad eliminare quella esasperazione nelle critiche che può condurre a una forma di terrorismo psicologico. Un esempio tra tutti: nonostante la grande visibilità spesso ottenuta da personaggi che si dichiarano “pentiti” dei trattamenti facciali, i pazienti che esprimono insoddisfazione e che non ripetono il trattamento sono pochissimi; i dati di uno studio del professor Scuderi in corso di realizzazione su pazienti che si sono sottoposti a trattamenti con tossina botulinica mostrano una percentuale irrisoria di “pentiti”.
Lo stigma nei confronti dei trattamenti di medicina e chirurgia estetica ed il disagio di molti pazienti è acuito dagli attacchi spesso ingiustificati nei confronti di dispositivi medici e farmaci il cui profilo di sicurezza e tollerabilità è eccellente (la tossina botulinica è uno dei farmaci più studiati al mondo). Secondo la ricerca “Bellezza nel 21° secolo” il 36% delle donne italiane vorrebbe che nel 21° secolo l’accettazione per chi si sottopone a trattamenti di medicina o chirurgia estetica aumentasse e che le donne potessero considerarli liberamente senza timore di essere giudicate.

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Cellulite per il 40% delle ‘under 25’

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 Mag 2009

Le ragazze d’oggi non si piacciono, sono pigre, piuttosto avventate nel sesso e si confrontano poco con il proprio medico. La linea resta in cima ai loro pensieri (il 47% segue una dieta) e la cellulite è il più grande nemico (ne soffre il 39%). Per sconfiggerla però sembrano preferire la chirurgia estetica allo sport o ad un’alimentazione sana. È questo il ritratto che emerge dal sondaggio presentato oggi al Congresso nazionale della Contraccezione, in corso a Modena fino al 9 maggio, che vede riuniti 250 fra i massimi esperti italiani del tema. “Non troppo incoraggiante – commenta Emilio Arisi, presidente della Società Medica Italiana della Contraccezione (SMIC), che promuove convegno e indagine –, anche sul versante dell’educazione sessuale: ben il 30% non usa alcun metodo contraccettivo, il 24% di chi li utilizza pratica il coito interrotto e solo il 7% considera il sesso non protetto come un comportamento a rischio per la salute. Ma per fortuna emergono anche segnali positivi e stanno crollando alcuni pregiudizi: il 34% crede che la pillola possa essere alleata di forma fisica e benessere, il 35% sa che esistono formulazioni in grado di contrastare la ritenzione idrica, il 63% considera l’impatto corporeo prioritario per la scelta del metodo”.  I dati, raccolti fra 1.045 ragazze fuori da scuole, palestre e piscine, trovano conferma anche dal boom di richieste di Yaz, nuovo contraccettivo disponibile in Italia da febbraio, che presenta un effetto simil-diuretico capace di prevenire la comparsa di cellulite: proprio per questa sua caratteristica è già il più venduto negli USA. “ Notizie che ci rallegrano, perché contrastano il più “classico” luogo comune sulla pillola: che faccia ingrassare. Un timore che è stato spesso identificato come la causa dello scarso uso della contraccezione in Italia – spiega il prof. Annibale Volpe presidente del Congresso e past president della Società Italiana della Contraccezione (SIC) -. Nel nostro Paese infatti ormai da alcuni anni non cresce l’utilizzo di metodi anticoncezionali e non cala il tasso di aborti: l’obiettivo del Congresso è definire un documento da condividere con le Istituzioni per individuare strategie operative per invertire questa tendenza”. Un primo passo è sottolineare i benefici della contraccezione consapevole sulla salute e sull’immagine corporea, in particolare nelle giovanissime: “Esiste ad esempio un’evidente sinergia tra contraccettivi orali e sport – aggiunge la prof.ssa  Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano -. La pillola ottimizza il rapporto con la femminilità e la sessualità, riduce i disturbi e i dolori mestruali, le anemie da carenza di ferro, si rivela una preziosa alleata nella prevenzione e nella cura della triade dell’atleta. Ma soprattutto, previene l’abbandono dell’attività sportiva: ben il 70% delle ragazze bianche, e fino al 90% delle nere la interrompe durante la pubertà a causa di disturbi del ciclo. Un tema su cui il ginecologo deve intervenire, per favorire l’attività fisica e stili di vita sani. Che aiutano a stare meglio ma anche a piacersi di più”.

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