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Posts Tagged ‘chirurgia’

La chirurgia si conferma fulcro della cura nel cancro dello stomaco

Posted by fidest press agency su martedì, 5 aprile 2022

E’ attuabile con tecniche mininvasive ma il futuro dei trattamenti punta deciso all’immunoterapia nelle fasi avanzate di malattia, intervallata alla chemioterapia. Si moltiplicano gli studi di genetica molecolare per differenziare i diversi tipi istologici di tumore gastrico e arrivare ad un’oncologia di precisione.I massimi esperti italiani di tumori gastrici, riuniti in una Tavola rotonda promossa in diretta streaming su Facebook e YouTube dall’Associazione “Vivere senza stomaco si può”, approfondiscono le tendenze e le novità emerse al recente International Gastric Cancer Congress di Houston, che si aggiungono alle cure già presenti per queste patologie. Il cancro dello stomaco è la quinta neoplasia più comune, la quarta causa di morte per tumore. Nel 2020 sono state un milione le nuove diagnosi di tumore gastrico nel mondo con 770.000 decessi; in Italia 23.000 le nuove diagnosi e circa 8.500 i decessi. Attualmente 82.400 sono le persone viventi dopo una diagnosi di cancro dello stomaco (Fonte: I numeri del cancro in Italia 2020 – 2021).Il cancro dello stomaco è associato a prognosi sfavorevole, due le criticità in Italia: la mancanza di diagnosi precoce e di percorsi diagnostico-terapeutici definiti in Centri di riferimento dotati della necessaria esperienza.

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La qualità della chirurgia oculistica, nelle strutture pubbliche italiane

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2022

“E’ assolutamente al passo con gli standard delle strutture europee e di quelle dei Paesi extraeuropei dalle economie più avanzate. E questo è possibile grazie alla presenza di ottimi professionisti sul campo. L’Associazione Italiana dei Medici Oculisti si dissocia dunque da quanto affermato di recente in alcuni video dal presidente della Società Oftalmologica Italiana, secondo cui la qualità della chirurgia oculistica erogata dal Servizio sanitario nazionale sarebbe ormai diventata la ‘peggiore d’Europa’”. È quanto tengono a sottolineare in una nota il presidente di AIMO, Luca Menabuoni, e la referente dei Rapporti con le Istituzioni dell’Associazione, Alessandra Balestrazzi. “Si tratta di affermazioni fatte a titolo personale- proseguono- che non condividiamo”. La presenza in Italia di medici oculisti “altamente qualificati”, sottolineano ancora Menabuoni e Balestrazzi, permette di “superare la carenza di tecnologie all’avanguardia che riguarda solo alcune realtà del tutto minoritarie del nostro Paese, ma che non compromette in alcun modo la sicurezza della chirurgia”. A ribadire la posizione di AIMO sull’argomento anche il segretario dell’Associazione, Paolo Michieletto: “Ci sono ottimi chirurghi in quasi tutti gli ospedali italiani- dice- e da questo punto di vista il nostro sistema sanitario è molto invidiato. Il nostro è un Servizio Sanitario Nazionale pubblico che offre la possibilità di essere curati molto bene nella maggior parte degli ospedali italiani. Non dobbiamo denigrare sempre la nostra sanità”. Piuttosto, AIMO esprime preoccupazione per le proposte del ministero della Salute per il nuovo ‘Nomenclatore tariffario dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica’, perché “i tagli sono trasversali, colpiscono quasi tutte le prestazioni, sono di circa il 20% per gli interventi di cataratta e moltissime prestazioni appaiono sottofinanziate di molto e i conseguentemente i cittadini rischiano di perdere opportunità di ricevere cure oculistiche appropriate nelle strutture pubbliche e convenzionate italiane”. Per questo AIMO fa sapere di aver “già segnalato la problematica alle autorità responsabili dello schema di decreto”, concludono dall’Associazione.

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Iperparatiroidismo primario, termo-ablazione in alternativa alla chirurgia

Posted by fidest press agency su sabato, 5 febbraio 2022

L’iperparatiroidismo primario (pHPT) è una malattia piuttosto comune, caratterizzata da livelli circolanti elevati di paratormone (PTH) e calcio.«Benché si tratti una patologia quasi sempre benigna, i pazienti spesso sviluppano complicanze, quali perdita di massa ossea, urolitiasi, disturbi neuro-cognitivi e ipercalcemia severa» ricorda Maurilio Deandrea, SC Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo, AO Ordine Mauriziano di Torino. Del tema si è occupato di recente uno studio retrospettivo multicentrico cinese, segnala Deandrea. Criteri di inclusione: 1) pazienti sintomatici; 2) pazienti asintomatici con una di queste condizioni: a) calcemia > 1 mg/dL rispetto al limite superiore della norma; b) osteoporosi (T-score <-2.5 o storia di fratture da fragilità); c) età < 50 anni; d) urolitiasi renale; e) clearance della creatinina 50% a 6-12 mesi. È consigliabile quindi al momento un atteggiamento di attesa di nuovi studi prima di considerare MW e RFA come valida alternativa alla chirurgia paratiroidea con dosaggio intra-operatorio del PTH» conclude Deandrea. (fonte: doctor33)

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Causa Covid a rischio la chirurgia programmata

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 gennaio 2022

“Sono trascorsi due anni di pandemia senza individuare adeguate soluzioni per garantire l’assistenza ai pazienti più fragili come quelli oncologici, cardiologici e ematologici. Siamo molto preoccupati per il blocco, di fatto, dell’attività chirurgica programmata determinato dalla nuova ondata pandemica causata dalla variante Omicron. Questa paralisi rischia di provocare gravi danni ai nostri pazienti, che sono circa 11 milioni in Italia. Ricordiamo infatti che il rinvio degli interventi chirurgici può favorire lo sviluppo di tumori in fasi più avanzate, con minori possibilità di guarigione. Serve un’urgente ridefinizione del Sistema sanitario nazionale, modernizzando e rafforzando gli ospedali, rifondando la medicina territoriale, con una netta separazione fra ospedali, ambiti di cura e assistenza per pazienti Covid e non Covid”. È l’appello di FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), che esprime forte preoccupazione per uno scenario che sembra ricalcare quello dei primi mesi del 2020. “In questi due anni abbiamo proposto documenti operativi alle Istituzioni con continui confronti, ma non è stato realizzato nulla per proteggere i pazienti fragili – spiega Francesco Cognetti, Presidente FOCE -. Nel 2020 sono stati oltre 1,3 milioni i ricoveri in meno rispetto al 2019, sono saltati anche quelli urgenti. I ricoveri di chirurgia oncologica hanno visto una contrazione vistosa ed una diminuzione di circa il 50-80% dell’attività elettiva, cioè programmata, come comunicato dalla Società Italiana di Chirurgia”. Nel 2021 era stata recuperata una parte di queste attività. Ma la situazione attuale segna una drammatica regressione. Anche in ambito cardiovascolare nel 2020 il calo dei ricoveri è stato di circa il 20% (per impianti di defibrillatori, pacemaker ed interventi cardiochirurgici rilevanti) e ancora maggiore per infarto del miocardio con aumento della mortalità. La Società Italiana di Cardiologia (SIC) sta realizzando un’indagine per aggiornare questi dati, ma ad un’analisi preliminare sembra che la situazione non sia migliorata. “Abbiamo più volte chiesto anche il riavvio degli screening anticancro su tutto il territorio nazionale – afferma il prof. Cognetti -. Nel 2020 rispetto al 2019, sono stati eseguiti circa 2 milioni e mezzo di screening in meno. La riduzione degli esami è stata pari al 45,5% per lo screening colorettale (-1.110.414 test), al 43,4% per quello cervicale (-669.742), al 37,6% per le mammografie (-751.879). Nell’autunno 2020 alcune Regioni sono riuscite ad erogare più test rispetto al 2019. Mancano però i dati del 2021 per fotografare lo stato dei programmi di prevenzione secondaria. Serve un aggiornamento almeno semestrale per capire in tempo reale le criticità da affrontare. Gli screening sono fondamentali per individuare le neoplasie in fase iniziale e migliorare la sopravvivenza”. Nel 2019 i posti letto di degenza ordinaria erano 314 per 100mila abitanti, rispetto a una media europea di 500, collocando il nostro Paese al 22° posto in Europa per questo parametro. Anche per i posti letto in terapia intensiva esisteva un gap molto evidente, con 9 posti letto ogni 100mila abitanti in Italia, rispetto, ad esempio ai 33 della Germania. Poco o nulla è cambiato in questi due anni. “Le carenze del settore ospedaliero, come spiegato nel documento programmatico stilato dalle società scientifiche riunite nel ‘Forum Permanente sul Sistema Sanitario Nazionale nel post Covid’ – conclude il prof. Cognetti -, sono tra le cause principali che stanno provocando effetti estremamente dannosi durante la pandemia. Serve quanto prima una revisione del DM 70 sugli standard ospedalieri. È necessario assegnare più risorse all’assistenza nosocomiale, attingendo anche dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e non solo”.

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Verona capitale della chirurgia ortopedica grazie alla Clinica San Francesco

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 settembre 2021

By Andrea Sermonti. Verona. Si è tenuto il 31 agosto l’evento digitale “La Clinica San Francesco di Verona per celebrare i 10 anni di attività con il robot Mako”, organizzato in occasione del decimo anniversario del primo intervento di chirurgia ortopedica protesica con sistema MAKO eseguito in Italia per la prima volta dal dottor Piergiuseppe Perazzini, responsabile dell’Unità Funzionale di Ortopedia e Traumatologia della Clinica San Francesco di Verona, struttura d’eccellenza del gruppo Garofalo Health Care accreditata con il SSN. Mako, la piattaforma robotica ad alta tecnologia per la chirurgia protesica in ortopedia è stata sviluppata negli Stati Uniti da Stryker e introdotta in Italia nel 2011 da ab medica. I sistemi robotici Mako installati nel mondo sono più di 1000, di cui 30 in Italia, quest’ultima risulta uno dei primi Paesi europei per numero di piattaforme robotiche installate. Realizzato con il patrocinio dell’Ordine dei Medici di Verona e dell’Università di Verona, l’incontro ha visto a confronto i maggiori esperti italiani e americani di chirurgia ortopedica robotica, i mentori e le istituzioni che hanno avuto e hanno tutt’oggi un ruolo determinante per la comunità internazionale di chirurgia robotica, con l’obiettivo di raccontare la propria esperienza e presentare le più avanzate innovazioni in chirurgia robotica, gli straordinari benefici e le prospettive future di sviluppo. Oltre al confronto sul ruolo strategico di innovazione, formazione e ricerca nella chirurgia robotica, uno spazio è stato dedicato ad analizzare gli aspetti più strettamente economici, i vantaggi e la sostenibilità della robotica in ambito medicale. La chirurgia robotica è il settore di più rapida crescita della robotica di servizio, grazie ai risultati clinici ed economici eccellenti. Il primo robot chirurgico è stato sviluppato nel settore ortopedico, da sempre all’avanguardia con le tecnologie più avanzate per visualizzazione, pianificazione ed esecuzione degli interventi. Come evidenziato dal Prof. Paolo Fiorini dell’Università di Verona, “Italia ed Europa sono all’avanguardia nella ricerca in robotica. Da circa 15 anni, il laboratorio di robotica dell’Università di Verona è impegnato in progetti di frontiera nella chirurgia robotica e nella creazione di aziende spin-off, grazie soprattutto ai finanziamenti dell’Unione Europea, che negli ultimi 3 anni ci ha riconosciuto circa 3 milioni di Euro. Al fine di creare nuove sinergie ottimizzando le altissime competenze del laboratorio di robotica di Verona e le esigenze cliniche, abbiamo iniziato una rapporto di collaborazione con il Dott. Perazzini e il suo team, per applicare le nostre ricerche a problemi di immediato impatto clinico.” La piattaforma robotica Mako, grazie alla pianificazione specifica per ogni paziente effettuata sulla relativa TAC e la tecnologia aptica che consente di rimuovere solamente il tessuto osseo necessario, permette di ottenere una precisione del posizionamento della protesi che prima non era ottenibile tramite la chirurgia classica. Su un totale di oltre 450.000 interventi eseguiti ad oggi nel mondo con tecnica robotica Mako, il primato in Italia ed in Europa spetta al dottor Perazzini, che dal 2011 ha eseguito circa 20.000 interventi chirurgici, di cui 2750 di protesi del ginocchio totale e parziale e 1215 protesi di anca con il robot Mako, dando vita al Centro di Ortopedia Robotica Europeo CORE, una scuola di chirurgia robotica di riferimento europeo presso la Clinica San Francesco di Verona. A testimonianza dell’importanza strategica della robotica in ortopedia, Il Gruppo Garofalo Health Care ha recentemente acquisito la Clinica San Francesco, riconoscendo l’importanza di investire in un’eccellenza europea. Maria Laura Garofalo, ceo del gruppo, ha dichiarato: “L’ingresso della clinica, avvenuto proprio nel corso del decennale dell’attività robotica, ha determinato un accrescimento delle tecnologie specialistiche a disposizione e arricchito il quadro delle soluzioni clinico-chirurgiche e scientifiche del gruppo, ponendo il Dott. Perazzini e la sua equipe quale punto di riferimento per la formazione dei nostri professionisti nell’ambito di questa metodica. Il nostro modello organizzativo patient-centered – prosegue – ci impone di assicurare un’alta qualità dei servizi e quindi di operare investimenti costanti e consistenti nelle tecnologie più innovative e nella strumentazione d’avanguardia. Impegno che rivolgiamo da sempre a tutte le strutture del Gruppo”. Grazie all’impiego del robot Mako si sono ridotti i tempi di degenza dei pazienti – sono oltre 1800 le giornate di degenza annue risparmiate all’anno nelle strutture come ci spiega la dottoressa Maria Antonietta Banchero – e si sono accorciati anche i percorsi di riabilitazione comportando vantaggi per le strutture sanitarie e per gli stessi pazienti sottoposti alla chirurgia. Nei prossimi anni la tendenza sarà quella di garantire un “continuum of care” e la tecnologia si sta progettando e sviluppando proprio in tal senso dichiara Robert C. Cohen Presidente Digital, Robotics and Enabling Technologies di Stryker dando vita dei veri e propri ecosistemi digitali dove paziente e medico chirurgo sono in costante contatto tramite applicazioni in grado di seguire tutte le fasi pre, intra e post operatorie. Vedere anche: https://fidest.wordpress.com/2021/08/17/evento-digitale-la-clinica-san-francesco-di-verona/

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Primo intervento al mondo di chirurgia protesica alla spalla

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 giugno 2021

“Si è trattato di un difficile intervento di ricostruzione protesica – precisa Budassi – in una spalla molto rovinata con la parte scapolare tanto compromessa da necessitare di un innesto osseo a ricostruzione dell’anatomia e della normale biomeccanica dell’articolazione”. L’intervento si è svolto senza complicazioni. La paziente ha avuto un recupero molto veloce dal punto di vista funzionale della spalla e a breve potrà iniziare un percorso riabilitativo. Il decorso della paziente procede in completa assenza di dolore e la signora potrà lasciare oggi stesso l’ospedale.“Per la prima volta al mondo abbiamo applicato la piattaforma NextAr, creata dall’azienda svizzera Medacta International, per un intervento alla spalla- sottolinea Budassi – ovvero una metodica di controllo dell’attività chirurgica di sala basata sulla sovrapposizione di immagini virtuali pre-programmate in fase pre-operatoria a quelle reali del chirurgo in sala operatoria. Abbiamo utilizzato tecniche di realtà aumentata grazie all’uso di un particolare tipo di occhiale che sovrappone l’immagine elaborata con il computer a quella vista direttamente dal chirurgo. Il sistema NextAr utilizzato è un passo ulteriore verso il miglior adattamento possibile di un impianto protesico al paziente, utilizzando tutti i concetti precedentemente appresi e maturati dall’industria e dalla ricerca, integrandoli con l’esperienza della Realtà Aumentata”.Come funziona la realtà aumentata: La realtà aumentata permette di arricchire la percezione sensoriale umana aggiungendo informazioni al mondo reale. A differenza della realtà virtuale che prevede un’esperienza immersiva in un mondo completamente diverso da quello reale, la realtà aumentata aggiunge elementi digitali alla scena reale.I principali vantaggi di questa metodica consistono nell’aumentare la precisione nel posizionare l’impianto e incrementare la capacità di essere integrato da un punto di vista bio-meccanico da parte dell’organismo. Questa tecnica prevede una velocità maggiore nell’esecuzione di interventi chirurgici complessi e una semplificazione delle procedure di sala. Non da ultimo va segnalato il fatto che è un eccellente sistema per introdurre metodiche di guida e di controllo a distanza per cui un chirurgo esperto a distanza può aiutare e seguire un altro collega nell’esecuzione di interventi particolari.“Nel caso in questione – sottolinea Budassi – la tecnologia mi ha offerto la possibilità di vedere e seguire i piani operativi più dettagliati proiettati sulla lente degli occhiali smart”.

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Chieti: Chirurgia vascolare

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2021

Innovativo intervento per riparare l’aorta toracica passando per un foro all’inguine. Niente taglio del torace, rischio minimo per posizionare un’endoprotesi aortica progettata su misura del paziente Il direttore sanitario Muraglia: “E’ il momento di attivare un aortic center nella Palazzina Cuore”.Un foro di pochi millimetri praticato all’altezza dell’inguine, senza incisioni chirurgiche o procedure invasive potenzialmente stressanti, ha consentito all’équipe della Chirurgia vascolare ed endovascolare dell’Ospedale di Chieti di impiantare su un paziente, per via percutanea (senza taglio), un’endoprotesi aortica custom-made, ovvero costruita su misura. Il paziente, 73enne, era affetto da aneurisma in prossimità del cuore, causato da un’ulcera che aveva indebolito la parete dell’aorta. Si tratta di uno degli interventi sempre più complessi e innovativi, ma sempre meno invasivi, eseguiti nell’unità operativa diretta da Franco Fiore. La tecnica adottata rappresenta l’evoluzione di metodiche avanzate ed eseguite in pochissimi e selezionati centri, grazie alla sinergia con la Radiologia interventistica, la Cardiochirurgia, l’Anestesia e terapia intensiva, i cardiologi dell’Aritmologia e a tutto il personale della Sala operatoria. È il momento di pensare al futuro: «Le patologie vascolari sono sempre più frequenti e rappresentano la prima causa di morte – sottolinea il direttore sanitario Asl, Angelo Muraglia -. Non appena sarà superata la pressione esercitata dalla pandemia, le professionalità e il livello di organizzazione che abbiamo a disposizione ci consentiranno di attivare un “Aortic center” d’eccellenza all’interno del Polo cardiotoracovascolare. Potremo così sfruttare tutte le potenzialità offerte dalla Palazzina Cuore dell’Ospedale di Chieti, dove abbiamo già trasferito la Chirurgia vascolare, affiancandola alla Cardiochirurgia e a una Chirurgia toracica, avendo la possibilità di attivare un’ulteriore sala ibrida». In media l’unità operativa di Chirurgia vascolare del “SS. Annunziata” esegue circa cento interventi l’anno per il distretto aortico, sia toracico sia addominale. La tecnica endovascolare mininvasiva, appena introdotta a Chieti per il trattamento degli aneurismi, è un’opzione indicata per pazienti ad altissimo rischio chirurgico e anestesiologico, esposti al reale pericolo di complicanze intraoperatorie e perioperatorie.

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Chirurgia estetica, gli interventi più richiesti: seno, occhi, naso e girovita

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 febbraio 2021

Seno, occhi, riduzione del grasso, naso e girovita. La chirurgia estetica in Italia conferma le sue “preferenze” secondo le statistiche internazionali dell’ISAPS, la società internazionale di chirurgia plastica estetica. Una tendenza che è rimasta anche nell’anno della pandemia quando, nonostante l’emergenza sanitaria, il ricorso al chirurgo estetico ha “tenuto”, grazie anche a protocolli di sicurezza applicati con rigore. «A fronte di un calo abbastanza significativo per i trattamenti di medicina estetica, dal mio osservatorio ho registrato un certa tenuta delle richieste per gli interventi estetici», afferma Patrizia Gilardino, chirurgo estetico di Milano. «Alle mastoplastiche additive, che sono rimaste l’intervento più richiesto insieme con le blefaroplastiche, una conferma è arrivata dalle liposuzioni, dalle rinoplastiche e dalle addominoplastiche». Una “top five” che rispecchia quanto rilevato anche dall’ISAPS nelle statistiche 2019 che sono state recentemente pubblicate. Interventi diversi che però sono accomunati da un unico approccio: «La naturalezza». Spiega Gilardino: «Sono sempre meno le richieste per risultati che possono apparire come innaturali o eccessivi. Sempre più quanti optano per risultati migliorativi, nel rispetto degli equilibri e delle forme del proprio corpo». Addio quindi a quinte e seste misure di seno? «La struttura fisica della paziente è il punto di riferimento per un intervento di mastoplastica additiva», prosegue la specialista. «Non bisogna esagerare, anche per non rischiare di incorrere in complicazioni successive: ad esempio, l’uso di protesi troppo grandi – e pesanti – potrebbe dare delle problemi di postura e alla colonna vertebrale. Anche se oggi sono disponibili protesi più leggere che in passato, l’approccio è e rimane comunque più conservativo».
Se per l’area degli occhi, quindi le blefaroplastiche, sostanzialmente la naturalezza del risultato è sempre stato il punto di riferimento, non così per il rimodellamento del naso. «Al di là dei problemi di carattere funzionale, oggi a una rinoplastica si chiede che migliori l’aspetto, senza però rendere evidente l’intervento. Anche in questo caso, il risultato deve essere in armonia con le proporzioni del viso».Sulla liposuzione, Gilardino è categorica: «Se il problema è il sovrappeso, la strada da seguire deve iniziare con una dieta e con stili di vita sani e regolari; non certo con un intervento chirurgico», sottolinea. «Anche in questo caso però, un intervento di liposuzione deve avere come risultato l’armonia delle forme, quindi si andrà a togliere gli accumuli di grasso che alterano questo equilibrio. L’obiettivo non è la magrezza, ma l’armonia.A completare la “top five” degli interventi più richiesti, c’è l’addominoplastica. «È un intervento che mira alla riduzione della pelle in eccesso nella zona del girovita. Situazioni che riguardano pazienti che hanno avuto un’importante perdita di peso, oppure in seguito a gravidanze. Anche qui, la naturalezza del risultato è il punto di riferimento: si tratta infatti di togliere quanto in eccesso per restituire l’equilibrio delle forme».

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Il San Camillo accorpa Pediatria e Chirurgia pediatrica per fare spazio ai reparti Covid

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Roma. Diamo appuntamento a tutti e tutte lunedi 9 novembre dalle 10 al Ministero della Salute. Servono assunzioni stabili immediate e un investimento senza limiti sulla Sanità Pubblica. Il San Camillo di Roma, con una nota della Direzione Sanitaria, si appresta ad accorpare il reparto di pediatria e di chirurgia pediatrica per fare spazio ai ricoveri Covid.Così dopo la riconversione della Medicina d’urgenza, la sospensione dei ricoveri in Chirurgia polispecialistica, la chiusura di una delle due Ortopedie e l’inaugurazione del nuovo Pronto Soccorso in realtà chiuso per mancanza di personale, oggi tocca ai piccoli pazienti subire la riduzione dei posti letto e la riduzione degli interventi chirurgici. Lo chiamano processo di reingegnerizzazione. Un termine impronunciabile per nascondere una evidenza: “Non eravamo preparati, bisogna correre ai ripari” Oggi la situazione è dunque questa: si fa di tutto per garantire un posto ai pazienti Covid, per gli altri si vedrà. Un’inefficienza sanitaria inaccettabile. Nei cinque mesi che il virus ci ha concesso non si è fatto nulla e oggi il personale sanitario si trova nuovamente davanti alla scelta di chi salvare e chi no!

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Tumori del cavo orale: chirurgia ricostruttiva per parlare e mangiare di nuovo

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Il 19 febbraio, in una camera di degenza della Otorinolaringoiatria del Papa Giovanni XXIII, è ricoverato S.G., 64 anni, pensionato e residente in provincia di Bergamo. Ha appena subito una complessa operazione di microchirurgia ricostruttiva a causa di un raro tumore. Una parte della sua lingua è stata asportata. Il pezzo mancante è stato sostituito con un lembo prelevato dalla sua coscia. Per S.G. Il peggio è passato. Il paziente viene dimesso il 6 marzo. A Bergamo la diffusione dell’epidemia da Covid-19 è in crescita esponenziale. L’ospedale in cui si trova non è ormai più quello che lo aveva accolto solo due settimane prima.Tutto per S.G. ha avuto inizio a fine novembre 2019. Un fastidio, come un bruciore nella parte posteriore sinistra della lingua, lo convince a rivolgersi al medico. L’ipotesi iniziale è quella di un’infiammazione. Si prova con un collutorio. Ma il dolore non passa. Allora S.G. pensa a qualche disturbo legato alle gengive o a un ascesso. Il dentista rivela invece la presenza di un nodulo e lo indirizza alla Stomatologia del Papa Giovanni. Subito viene coinvolta l’Otorinolaringoiatria che prescrive un approfondimento diagnostico: una biopsia col prelievo di una piccola porzione di lingua e una Risonanza magnetica per valutare la situazione dei tessuti e dei linfonodi del collo. La diagnosi arriva a gennaio. Il tumore alla lingua è un carcinoma. Rappresenta circa il 2% di tutti i tumori diagnosticati in Italia ogni anno. La sua incidenza è di 8-10 casi su 100.000 abitanti. Per S.G. viene fissato il ricovero e la sala operatoria per il 19 febbraio. L’operazione dura più di 5 ore. E’ un intervento di microchirurgia particolarmente complesso, al pari del suo nome: emipelviglossectomia. “Una diagnosi tempestiva in questi casi è fondamentale. L’intervento chirurgico va fatto il prima possibile. E’ un’operazione che si svolge in sincrono tra specialisti di diverse discipline chirurgiche – spiega Giovanni Danesi, professore di Otorinolaringoiatria all’Università di Trieste e direttore del Dipartimento delle Neuroscienze e dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. L’otorino asporta la porzione di lingua colpita dal carcinoma e consensualmente svuota i linfonodi del collo, per ridurre il rischio che il tumore si diffonda con metastasi ai linfonodi stessi. In contemporanea il chirurgo plastico si prepara per la ricostruzione”.
A soli quattro mesi dalle sue dimissioni, S.G. parla distintamente. “Se non comunico sto male – confessa in un’intervista telefonica -. Sono sempre stato abituato a parlare, anche per lavoro. Da quando l’emergenza covid-19 è passata mi sono già sottoposto a due visite di controllo. Non ho problemi di deglutizione. La voce e la dizione le sento mie. Sto però seguendo un percorso con un logopedista, sempre al Papa Giovanni. Devo perfezionare la masticazione e lavorare su alcune singole parole. Il consiglio che mi sento di dare a tutti, da ex-fumatore, è di abbandonare subito la sigaretta”. Come per tutti i tumori del cavo orale, anche per quello alla lingua sono fattori di rischio il fumo di sigaretta, il consumo di alcol e traumi interni alla bocca. Il tumore alla lingua può presentarsi con una macchia oppure con una lesione che non guarisce. Spesso si sente un dolore, anche lieve, e cattivo sapore in gola. S.G. è stato il sesto paziente a sottoporsi a questo tipo di operazione al Papa Giovanni nell’ultimo anno e mezzo. Per tutti l’esito è stato positivo.

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Gestione delle complicanze della chirurgia dell’obesità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Roma. Parte il corso di perfezionamento per la gestione delle complicanze della chirurgia dell’obesità organizzato da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) in collaborazione con Medtronic. Dopo l’avvio annunciato da Acoi e Medtronic dei corsi di chirurgia dell’Ernia e Colorettale, oggi partono i corsi di Perfezionamento M.O.S.T. Leakage Management in Bariatric Surgery rivolti a tutti coloro che desiderano perfezionare la loro tecnica chirurgica nell’affrontare una complicanza legata alla chirurgia dell’obesità.
“Medtronic non solo è la società che più di ogni altra nel MedTech investe in innovazione tecnologica, – dice Riccardo Polzoni, Business Unit Director Surgical Innovations Medtronic Italia – ma ha da tempo come focus quello di andare oltre il prodotto e diffondere percorsi di cura di eccellenza per il paziente, che consentano maggiore outcome clinico e minore impatto sul Sistema. Per garantire quindi maggiore efficacia e sicurezza per il paziente a prescindere da dove esso si trovi, abbiamo deciso di affiancare una delle principali Società Scientifiche in Italia, come ACOI, nell’organizzazione di un percorso formativo innovativo, proprio sulla gestione delle complicanze”.
“Gli interventi di chirurgia bariatrica sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, comportando un fisiologico aumento dell’insorgenza delle complicanze. Organizzare una rete per la gestione del paziente obeso – conclude il Prof. Marco Anselmino, Direttore UOC Chirurgia Bariatrica e Metabolica, Azienda Ospealiera Universitaria Pisana – è necessario al fine di garantire maggior sicurezza e miglior outcome clinico, soprattutto nell’insorgenza delle complicanze e in quei centri che non sono specializzati nella chirurgia bariatrica. La formazione dei medici di pronto soccorso e di chirurgia generale si rende necessaria per aumentare la tempestività nella diagnosi e nella cura e garantire maggiore sicurezza per i pazienti. Una migliore gestione della complicanza consente infatti maggiore outcome clinico e minore impatto sul Sistema”. Il corso è riservato a 24 discenti suddivisi in 12 coppie formate da 1 chirurgo e 1 endoscopista ed è strutturato in quattro fasi. Una formazione teorica, una sessione virtuale per analizzare i singoli casi dal punto di vista chirurgico ed endoscopico, una live session e proctorship e una giornata di confronto tra docenti.

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Bologna: Al via al Maggiore la chirurgia robotica

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Bologna. Incisioni più piccole, quindi meno dolore per il paziente e minori perdite di sangue, con tempi di recupero e di ricovero più rapidi. Mentre per il chirurgo, maggiore facilità e più precisione nella esecuzione di manovre chirurgiche complesse.Sono questi, in sintesi, i principali vantaggi assicurati dalla chirurgia robotica, al via all’Ospedale Maggiore con l’esecuzione dei primi 2 interventi di chirurgia urologica.Chirurgia generale ad indirizzo epato-bilio-pancreatico, chirurgia toracica e chirurgia urologica sono gli ambiti che per primi beneficeranno del nuovo robot, il più evoluto sistema di chirurgia mininvasiva, grazie alla formazione specifica già acquisita da Elio Jovine, Piergiorgio Solli e Sergio Concetti – e dalle rispettive equipe – direttori rispettivamente del Dipartimento Chirurgico e delle Chirurgie A e d’Urgenza, della Chirurgia Toracica, dell’Urologia.Solo per queste specialità, l’Azienda Usl di Bologna prevede l’impiego del robot in circa 300 interventi all’anno.Progressivamente, in coerenza con uno specifico piano di formazione, il robot verrà impiegato in altre discipline chirurgiche, a partire dalla ginecologia, ampliandone così l’utilizzo a tutto vantaggio dei cittadini e dei professionisti di sala operatoria.
Il nuovo robot dell’Ospedale Maggiore si affianca a quello già presente all’’Ospedale S.Orsola. Insieme, i due robot, costituiscono una vera e propria piattaforma di chirurgia robotica disponibile per tutti i professionisti in area provinciale, quelli già formati e quelli che si formeranno nel tempo. Una piattaforma tecnologica unica, gestita in modo integrato tra le due Aziende cittadine, nell’ambito della quale realizzare percorsi di cura trasversali a tutta la città metropolitana ad ulteriore garanzia dell’equità di accesso alle cure per tutti i cittadini, ampliandone progressivamente gli ambiti chirurgici di intervento.Il robot offre indubbi vantaggi sia rispetto alla chirurgia open che video laparoscopica, a partire dal sistema video tridimensionale Full HD che consente di ingrandire l’area dell’intervento sino a 10 volte. E’ il chirurgo stesso, lontano dal campo operatorio e immerso nella consolle di comando, a controllare direttamente le immagini e a muovere, attraverso due joystick e una pedaliera, i bracci del robot in grado di ruotare di 360° lungo una scala graduale di 7 diversi movimenti, con una precisione e versatilità sconosciute al polso umano. Il robot replica i gesti eseguiti dal chirurgo alla consolle, assicurando maggiore precisione grazie alla soppressione del tremore naturale delle mani del chirurgo.
Caratteristiche che rendono possibili, anche, interventi multipli su siti anatomici opposti, come ad esempio l’addome superiore e inferiore, collocando il robot in una posizione unica. Il sistema effettua in autonomia oltre un milione di controlli di sicurezza al secondo, e informa passo passo sul proprio stato di salute e su quello del paziente, attraverso feed-back audio video.

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Alta chirurgia andrologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Napoli. Federico II. “AndroSud”, spiega il professor Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia all’Università Federico II di Napoli, Primario Urologia e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, “è un corso itinerante rivolto a giovani urologi – quest’anno erano circa duecento – durante il quale esperti andrologi insegnano le più avanzate tecniche chirurgiche andrologiche per formare una nuova leva di chirurghi in grado di risolvere impotenza e incontinenza post interventi oncologici”. Durante la sessione di live surgery sono stati effettuati e illustrati in diretta complessi interventi basati sull’impianto di protesi peniene malleabili e tricomponenti per la risoluzione del deficit erettile e di sling transotturatoria per il ripristino della continenza urinaria.
“Deficit erettile e incontinenza urinaria”, prosegue il professor Mirone, “sono gravi complicanze legate all’intervento chirurgico per l’asportazione della prostata affetta da carcinoma, ma anche alla vescica e al retto, quando vengono colpiti dallo stesso male”. L’intervento chirurgico può infatti causare un deficit erettile permanente, pregiudicando l’attività sessuale (e quindi il rapporto di coppia) e il controllo della minzione urinaria. “Ancora oggi, nonostante i progressi della chirurgia laparoscopica e della robotica, questi problemi colpiscono milioni di italiani che ora possono trovare una valida soluzione nella chirurgia protesica.”Oltre alle protesi peniene per il deficit erettile, che possono essere malleabili o idrauliche tricomponenti, sono attualmente disponibili per la cura dell’incontinenza urinaria delle sling, particolari retine in polipropilene, le quali, poste sotto l’uretra, ripristinano la normale continenza. Si tratta di interventi mininvasivi che si possono effettuare in day hospital, in anestesia locale e con il Sistema Sanitario Nazionale.“L’incremento dell’aspettativa di vita nella popolazione maschile e anche con il manifestarsi in età sempre più giovane di queste patologie”, conclude il professor Mirone, “hanno aumentato la necessità, sempre più attuale e destinata a crescere, di poter disporre di un numero maggiore di chirurghi in grado di eseguire con successo questi interventi. Scopo del corso è proprio quello di formare giovani uroandrologi attraverso una ‘full immersion’ chirurgica condotta a fianco di esperte équipe di collaudati operatori, pronti a trasfondere in loro non solo le tecniche di base ma anche quelle strategie che costituiscono il bagaglio indispensabile di un chirurgo affidabile sotto tutti i punti di vista. Da qui l’importanza fondamentale di AndroSud e dei suoi insegnamenti”.

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Tecnologie digitali in chirurgia ortopedica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Digitalizzazione, chirurgia robotica e, nel futuro più che mai prossimo, intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning sono e saranno sempre più protagonisti in sala operatoria. Quali siano i passaggi chiave nel processo di gestione di questa innovazione tecnologica in sanità, passaggi che vedono più interlocutori interagire per renderla sostenibile, sono il tema principale al centro del dibattito del convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità”, organizzato a Roma, in collaborazione da Value Innovation Access e British Embassy, con il contributo di Smith&Nephew. Principale ambito di applicazione di queste nuove tecnologie in chirurgia ortopedica sono gli interventi per danni alle articolazioni maggiori. Si tratta di circa 200 mila procedure di artroprotesi l’anno, secondo i dati 2017 registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), dal Programma nazionale esiti (PNE) e del Registro italiano artroprotesi (RIAP), che vedono l’intervento all’anca (oltre 108 mila casi) e la sostituzione dell’articolazione di ginocchio (poco più di 80 mila interventi) farla largamente da padroni. Dopo la sua introduzione in Italia nella prima decade del secolo anche in ortopedia, negli ultimi anni si è registrato un incremento del ricorso alla robotica come supporto al chirurgo ortopedico durante questi interventi. Ad oggi, ammontano complessivamente a circa 4 mila le protesi articolari impiantate in modo assistito con robot nel nostro paese; numeri ridotti, se raffrontati al ricorso ad analoghe tecnologie in altri campi chirurgici, come l’urologia in cui viene effettuato circa il 60 per cento delle 18 mila procedure chirurgiche robotizzate effettuate ogni anno in Italia, o alla chirurgia generale o ancora alla ginecologia. Tuttavia, il potenziale della chirurgia robotica – anche in ortopedia – è immenso. Lo testimoniamo, pur se con stime, gli analisti che indicano in oltre il 20 per cento il tasso annuo di crescita del mercato mondiale della chirurgia robotica e dei robot chirurgici, pronti a integrare all’interno delle consolle, intelligenza artificiale, big data e algoritmi di machine learning, per fare della chirurgia robotica un’attività sempre più performante, flessibile e sostenibile, «ma sempre in aiuto e a sostegno della mano e del cervello del chirurgo, perché ricordiamoci che il robot mette in pratica solo ciò che l’uomo idea e progetta», ricorda Falez.
E il paziente? Le analisi del RIAP mettono in luce come, sempre riferiti al 2017, gli interventi di protesi di ginocchio sono stati effettuati su pazienti con età media generale di 70 anni, per la protesi totale, e di 67 anni per quella parziale, per il 68 per cento femmine e il 32 per cento maschi, con l’artrosi primaria come causa principale per la sostituzione dell’articolazione (95 per cento del totale).

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Chirurgia mini-invasiva per emicrania e cefalee

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Edoardo Raposio, docente di Chirurgia plastica all’Università di Parma, ha presentato nei giorni scorsi a Bologna, al 10° congresso della World Society for Reconstructive Microsurgery, le ricerche condotte a Parma sulla chirurgia mini-invasiva per emicranie e cefalee. Il prof. Raposio è stato moderatore e relatore (unico italiano) della sessione internazionale dedicata alla terapia chirurgica delle emicranie e cefalee muscolo-tensive, e ha potuto presentare alla platea (nel complesso quasi 1.500 chirurghi plastici e microchirurghi provenienti da università italiane e straniere) l’esperienza e il nuovo approccio terapeutico del gruppo di Parma, fondato sulla liberazione mini-invasiva di alcuni nervi la cui irritazione causa l’insorgenza degli attacchi.Recenti teorie relative alla patogenesi dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive hanno infatti ipotizzato che queste, in molti casi, siano correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari vicine, e che questi “trigger points”, o “punti scatenanti”, possano essere eliminati con la chirurgia mini-invasiva.Ecco dunque il nuovo approccio terapeutico illustrato dal prof. Raposio: un approccio che consiste nella legatura (in anestesia locale) di uno o più piccoli vasi sanguigni (senza alcuna conseguenza negativa) dello scalpo. Questi vasi, irritando i nervi vicini, vanno a scatenare gli attacchi di cefalea o emicrania, ottenendo un risultato positivo in oltre il 90% dei pazienti trattati.Queste ricerche sono state illustrate, sempre dal prof. Raposio, il mese scorso al Congresso annuale della Società Giapponese di Chirurgia Plastica (a Sapporo) e al Congresso annuale della Società Europea di Chirurgia Plastica (a Helsinki), suscitando un grande interesse.

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I tumori curati con la chirurgia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma, 21 giugno 2019, ore 10.30-13 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani (Via della Dogana Vecchia 29) più del 50% dei casi di tumore può essere curato solo con la chirurgia. La letteratura scientifica ha stabilito gli standard relativi al numero di interventi che ogni ospedale dovrebbe eseguire all’anno nelle diverse forme di cancro. Ad esempio, almeno 50-70 operazioni per il carcinoma del polmone, almeno 50 per il pancreas e 20-30 per lo stomaco. È dimostrata la stretta correlazione tra il volume di procedure chirurgiche oncologiche effettuate ogni anno e l’esito delle cure. E sempre più pazienti chiedono informazioni sui luoghi di cura. Quali ospedali eseguono il numero adeguato di interventi in neoplasie frequenti come quelle alla mammella, al polmone e allo stomaco? In quali Regioni si trovano i centri che soddisfano gli standard minimi richiesti per la chirurgia del cancro pancreas o dell’ovaio? Sono alcune delle domande a cui risponde il progetto “Dove mi curo, come mi curo” di Fondazione AIOM. Per illustrare i contenuti dell’iniziativa, Fondazione AIOM organizza venerdì 21 giugno(ore 10.30-13) a Roma (Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani, Via della Dogana Vecchia 29) un convegno nazionale in cui interverranno, fra gli altri, Fabrizio Nicolis (presidente Fondazione AIOM), Alessandro Gronchi (Presidente Eletto SICO, Società Italiana di Chirurgia Oncologica), Maria Chiara Corti (Coordinatore delle Attività del Programma Nazionale Esiti di AGENAS), Flavia Petrini (Presidente SIAARTI, Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) e Alessio Piredda (FNOPI, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche).

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L’esperienza della chirurgia robotica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Bologna Sabato 11 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Cultura del Palazzo Pepoli, (Museo della Storia di Bologna), in via Castiglione 8, il prof.Giorgio Ercolani, direttore della Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell’ospedale di Forlì (Ausl Romagna), interverrà alla quinta edizione del Festival della Scienza medica per parlare dell’esperienza della chirurgia robotica forlivese.Il titolo dell’incontro, “Più Robot e meno Burnout per prevenire effetti collaterali in chirurgia” , rientra perfettamente nel tema dell’edizione di questa edizione del prestigioso Festival, “Intelligenza della salute” ,in programma a Bologna dal 9 al 12 maggio prossimi, che vedrà protagonisti, come ogni anno, scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica e le sue sfide. Nella chirurgia oncologica dell’apparato gastroenterico, l’approccio mininvasivo rappresenta a tutt’oggi la procedura migliore di trattamento per la maggior parte delle patologie.I benefici per il paziente derivanti dall’utilizzo di questa tecnica si traducono in un ridotto tasso di complicanze postoperatorie, minor dolore post-operatorio, rapida ripresa delle attività fisiche, degenza più breve e un risultato estetico migliore.La chirurgia robotica rappresenta un’evoluzione della tecnica laparoscopica, riducendo ulteriormente le perdite ematiche, e permette di garantire la mininvasività anche in situazioni più complesse. I chirurghi devono spesso affrontare il burnout, cioè una condizione di stress lavorativo cronico caratterizzato da esaurimento emotivo, un sentimento di scarsa realizzazione professionale e un eccessivo distacco emotivo del medico dal paziente. Il burnout ha un impatto negativo non solo sul benessere psicologico del medico ma anche sulla qualità del suo lavoro. Ridurre gli effetti del burnout aumenterebbe la motivazione e soddisfazione lavorativa dei medici e, al contempo, favorirebbe l’instaurarsi di una relazione più collaborativa tra medico e paziente. Insieme al forlivese prof. Giorgio Ercolani, peraltro componente del Comitato Scientifico del Festival, interverrà all’incontro il prof. Paolo Maria Russo.

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Rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

La chirurgia ginecologica ha un impatto rilevante sulla qualità della vita e del benessere della popolazione femminile, rappresentando una casistica importante, con circa 6.000 interventi/anno solo nella Regione Toscana. L’innovazione e l’adozione della chirurgia mininvasiva assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. Tuttavia l’adozione di tecniche innovative e all’avanguardia prevede un’analisi di sostenibilità e un progetto in rete di formazione e sviluppo per le strutture e per i professionisti di tutti i centri della Regione.La maggior parte delle procedure chirurgiche ginecologiche può essere eseguita con metodiche mininvasive con una ricaduta importante sul benessere della popolazione e un impatto economico ed organizzativo positivo sul Sistema Sanitario Regionale, principalmente attraverso la riduzione delle degenze ospedaliere. Nonostante questo, il tasso di procedure eseguite con modalità mininvasiva è estremamente variabile sul territorio regionale, con strutture che raggiungono percentuali elevate ed altre che non erogano chirurgia mininvasiva, con una media di circa il 20% delle procedure più comuni, come l’isterectomia, eseguite in modalità mini-invasiva, a fronte di picchi che superano l’80% in centri selezionati.Innovazione, equità di accesso alle cure e formazione sono i temi cardine del congresso organizzato dal Presidente, il Professor Tommaso Simoncini, con la finalità di promuovere un lavoro sinergico con tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle istituzioni ai chirurghi con la finalità condivisa di aumentare gli standard qualitativi dei centri e di garantire un migliore accesso alle cure. Tutto questo sarà possibile non solo grazie ad un’innovazione tecnologica sostenibile, ma anche grazie alla formazione del personale attraverso progetti di rete che coinvolgano tutti gli operatori.

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Tumore del rene: Chirurgia e farmaci per impedire le recidive

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

È italiano il primo studio al mondo che fornisce informazioni decisive sull’approccio multidisciplinare integrato, cioè sull’utilizzo della chirurgia e della terapia medica nel tumore del rene avanzato. E’ stato presentato al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago dal prof. Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2017 in Italia sono stati stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene (9.000 uomini e 4.600 donne), circa l’80% è costituto dal carcinoma a cellule renali. Lo studio RESORT, di fase II, ha coinvolto 76 pazienti di 12 centri italiani, colpiti da questa neoplasia precedentemente operati al rene (nefrectomia). Questi pazienti presentavano non più di 3 metastasi. “La chirurgia radicale delle metastasi seguita da un periodo di osservazione è la strategia comunemente utilizzata nei pazienti colpiti da carcinoma a cellule renali avanzato – spiega il prof. Procopio -. Nello studio, coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, abbiamo confrontato questo approccio con quello costituito da chirurgia delle metastasi seguita dal trattamento con un farmaco mirato anti-angiogenico. L’obiettivo era valutare se questa seconda opzione potesse offrire benefici in termini di sopravvivenza libera da recidiva. La ricerca non ha evidenziato differenze statisticamente significative nei due approcci”. La sopravvivenza libera da recidiva a 1 e 2 anni era pari al 62% e 52% nei pazienti trattati con l’approccio integrato e al 74% e 59% in quelli nel braccio di osservazione. “Però, in un sottogruppo di pazienti con specifici tipi di metastasi resecate – continua il prof. Procopio -, si è evidenziato un decorso favorevole grazie all’integrazione della chirurgia e della terapia farmacologica. È il primo studio che analizza questo specifico contesto clinico. Quindi vanno selezionati i pazienti candidabili ai diversi approcci in base alle sedi e della numerosità delle metastasi. Senza dimenticare che la collaborazione multidisciplinare tra urologi, chirurghi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi e medici nucleari rappresenta oggi un percorso necessario”. “L’alto profilo di tollerabilità dell’immunoterapia – conclude il prof. Procopio – porta questa opzione a prevalere su altri tipi di cura. In particolare, nivolumab è la prima molecola immuno-oncologica a dimostrare un beneficio di sopravvivenza in pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni rispetto al 30% di quelli che hanno ricevuto everolimus (terapia target). Oltre all’incremento della sopravvivenza globale va considerato il miglioramento della qualità di vita garantito dall’immuno-oncologia, già evidenziato dallo studio che ha condotto all’approvazione di nivolumab in monoterapia nel trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato. E un altro studio che sarà presentato all’ASCO pone in piano il beneficio in termini di qualità di vita che emerge anche con la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea”.

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