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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘chirurgia’

L’esperienza della chirurgia robotica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Bologna Sabato 11 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Cultura del Palazzo Pepoli, (Museo della Storia di Bologna), in via Castiglione 8, il prof.Giorgio Ercolani, direttore della Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell’ospedale di Forlì (Ausl Romagna), interverrà alla quinta edizione del Festival della Scienza medica per parlare dell’esperienza della chirurgia robotica forlivese.Il titolo dell’incontro, “Più Robot e meno Burnout per prevenire effetti collaterali in chirurgia” , rientra perfettamente nel tema dell’edizione di questa edizione del prestigioso Festival, “Intelligenza della salute” ,in programma a Bologna dal 9 al 12 maggio prossimi, che vedrà protagonisti, come ogni anno, scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica e le sue sfide. Nella chirurgia oncologica dell’apparato gastroenterico, l’approccio mininvasivo rappresenta a tutt’oggi la procedura migliore di trattamento per la maggior parte delle patologie.I benefici per il paziente derivanti dall’utilizzo di questa tecnica si traducono in un ridotto tasso di complicanze postoperatorie, minor dolore post-operatorio, rapida ripresa delle attività fisiche, degenza più breve e un risultato estetico migliore.La chirurgia robotica rappresenta un’evoluzione della tecnica laparoscopica, riducendo ulteriormente le perdite ematiche, e permette di garantire la mininvasività anche in situazioni più complesse. I chirurghi devono spesso affrontare il burnout, cioè una condizione di stress lavorativo cronico caratterizzato da esaurimento emotivo, un sentimento di scarsa realizzazione professionale e un eccessivo distacco emotivo del medico dal paziente. Il burnout ha un impatto negativo non solo sul benessere psicologico del medico ma anche sulla qualità del suo lavoro. Ridurre gli effetti del burnout aumenterebbe la motivazione e soddisfazione lavorativa dei medici e, al contempo, favorirebbe l’instaurarsi di una relazione più collaborativa tra medico e paziente. Insieme al forlivese prof. Giorgio Ercolani, peraltro componente del Comitato Scientifico del Festival, interverrà all’incontro il prof. Paolo Maria Russo.

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Rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

La chirurgia ginecologica ha un impatto rilevante sulla qualità della vita e del benessere della popolazione femminile, rappresentando una casistica importante, con circa 6.000 interventi/anno solo nella Regione Toscana. L’innovazione e l’adozione della chirurgia mininvasiva assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. Tuttavia l’adozione di tecniche innovative e all’avanguardia prevede un’analisi di sostenibilità e un progetto in rete di formazione e sviluppo per le strutture e per i professionisti di tutti i centri della Regione.La maggior parte delle procedure chirurgiche ginecologiche può essere eseguita con metodiche mininvasive con una ricaduta importante sul benessere della popolazione e un impatto economico ed organizzativo positivo sul Sistema Sanitario Regionale, principalmente attraverso la riduzione delle degenze ospedaliere. Nonostante questo, il tasso di procedure eseguite con modalità mininvasiva è estremamente variabile sul territorio regionale, con strutture che raggiungono percentuali elevate ed altre che non erogano chirurgia mininvasiva, con una media di circa il 20% delle procedure più comuni, come l’isterectomia, eseguite in modalità mini-invasiva, a fronte di picchi che superano l’80% in centri selezionati.Innovazione, equità di accesso alle cure e formazione sono i temi cardine del congresso organizzato dal Presidente, il Professor Tommaso Simoncini, con la finalità di promuovere un lavoro sinergico con tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle istituzioni ai chirurghi con la finalità condivisa di aumentare gli standard qualitativi dei centri e di garantire un migliore accesso alle cure. Tutto questo sarà possibile non solo grazie ad un’innovazione tecnologica sostenibile, ma anche grazie alla formazione del personale attraverso progetti di rete che coinvolgano tutti gli operatori.

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Tumore del rene: Chirurgia e farmaci per impedire le recidive

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

È italiano il primo studio al mondo che fornisce informazioni decisive sull’approccio multidisciplinare integrato, cioè sull’utilizzo della chirurgia e della terapia medica nel tumore del rene avanzato. E’ stato presentato al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago dal prof. Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2017 in Italia sono stati stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene (9.000 uomini e 4.600 donne), circa l’80% è costituto dal carcinoma a cellule renali. Lo studio RESORT, di fase II, ha coinvolto 76 pazienti di 12 centri italiani, colpiti da questa neoplasia precedentemente operati al rene (nefrectomia). Questi pazienti presentavano non più di 3 metastasi. “La chirurgia radicale delle metastasi seguita da un periodo di osservazione è la strategia comunemente utilizzata nei pazienti colpiti da carcinoma a cellule renali avanzato – spiega il prof. Procopio -. Nello studio, coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, abbiamo confrontato questo approccio con quello costituito da chirurgia delle metastasi seguita dal trattamento con un farmaco mirato anti-angiogenico. L’obiettivo era valutare se questa seconda opzione potesse offrire benefici in termini di sopravvivenza libera da recidiva. La ricerca non ha evidenziato differenze statisticamente significative nei due approcci”. La sopravvivenza libera da recidiva a 1 e 2 anni era pari al 62% e 52% nei pazienti trattati con l’approccio integrato e al 74% e 59% in quelli nel braccio di osservazione. “Però, in un sottogruppo di pazienti con specifici tipi di metastasi resecate – continua il prof. Procopio -, si è evidenziato un decorso favorevole grazie all’integrazione della chirurgia e della terapia farmacologica. È il primo studio che analizza questo specifico contesto clinico. Quindi vanno selezionati i pazienti candidabili ai diversi approcci in base alle sedi e della numerosità delle metastasi. Senza dimenticare che la collaborazione multidisciplinare tra urologi, chirurghi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi e medici nucleari rappresenta oggi un percorso necessario”. “L’alto profilo di tollerabilità dell’immunoterapia – conclude il prof. Procopio – porta questa opzione a prevalere su altri tipi di cura. In particolare, nivolumab è la prima molecola immuno-oncologica a dimostrare un beneficio di sopravvivenza in pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni rispetto al 30% di quelli che hanno ricevuto everolimus (terapia target). Oltre all’incremento della sopravvivenza globale va considerato il miglioramento della qualità di vita garantito dall’immuno-oncologia, già evidenziato dallo studio che ha condotto all’approvazione di nivolumab in monoterapia nel trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato. E un altro studio che sarà presentato all’ASCO pone in piano il beneficio in termini di qualità di vita che emerge anche con la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea”.

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Chirurgia, seminario sull’Enhanced Recovery after Surgery

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Parma mercoledì 4 aprile, alle ore 16.30, nella Sala Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma (via Gramsci 14) nell’ambito dei seminari in Chirurgia generale organizzati dalla Scuola di specializzazione in Chirurgia generale dell’Università di Parma (Dipartimento di Medicina e Chirurgia) e dall’azienda Ospedaliero-Universitaria. Il prof. Carlo Feo, docente di Chirurgia generale all’Università d Ferrara, terrà infatti il seminario Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) dopo chirurgia colo-rettale: lo stato dell’arte.
L’Enhanced Recovery After Surgery (ERAS), introdotto dal chirurgo danese Henrik Kehlet a metà degli anni Novanta, è un concetto che ha rivoluzionato la gestione pre e post-operatoria del paziente chirurgico con la finalità di ottenere una precoce mobilizzazione, una ripresa funzionale anticipata, una riduzione delle complicanze post-operatorie, una riduzione della degenza con riduzione dei costi sanitari, consentendo il miglioramento complessivo della qualità della cura.
Naturale integrazione alle tecniche chirurgiche mini-invasive come la laparoscopia, l’ERAS consiste in protocolli gestionali del paziente che includono diversi “item” (ad esempio corretta alimentazione preoperatoria, anestesia/analgesia mirata, restrizione idrica, mobilizzazione precoce del sondino naso-gastrico e del catetere vescicale, ripresa precoce dell’alimentazione e della deambulazione, ecc.) i quali mirano al ristabilimento precoce delle normali funzioni, al controllo ottimale del dolore, a una riabilitazione postoperatoria intensiva, migliorando così la risposta dell’organismo allo stress operatorio.
L’ERAS si fonda in prima istanza sul principio della multidisciplinarità e del coinvolgimento del paziente. Sono necessari infatti da un lato l’integrazione del lavoro di tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri, fisioterapisti, nutrizionisti, ecc.) allo scopo di ottenere una corretta gestione del paziente, e dall’altro la completa informazione del paziente e dei familiari sui diversi “item” del protocollo, allo scopo di garantire la sua adesione e partecipazione attiva (ad esempio alimentazione, mobilizzazione precoce, rimozione dei presidi, ecc.).La letteratura scientifica conferma come l’associazione di chirurgia mini-invasiva e protocolli ERAS dia i risultati migliori in termini di risultati a breve termine, complicanze post-operatorie, durata della degenza e qualità percepita. Di particolare rilevanza nel paziente neoplastico, l’ERAS consente di ridurre l’intervallo di tempo che intercorre tra l’intervento chirurgico e l’inizio di trattamenti adiuvanti complementari come la chemioterapia, con un possibile beneficio nella sopravvivenza a distanza.Il prof. Carlo Feo, uno dei chirurghi italiani con la maggiore esperienza nel campo, nel corso del seminario delineerà lo stato dell’arte in materia, con particolare riferimento alla chirurgia colo-rettale.

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Stenosi aortica, dal congresso Sic nuove indicazioni per la Tavi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

Chirurgia laparoscopicaLinee guida per la pratica clinica, con lista di controllo più semplice identificarle. Ci sono novità nel trattamento dei pazienti con stenosi aortica: l’impianto percutaneo della valvola aortica, o Tavi, è consigliato ora non solo per i pazienti che hanno molte patologie (alto rischio), ma anche per i soggetti che hanno un rischio intermedio per la chirurgia. Come annuncia Ciro Indolfi, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic), le nuove raccomandazioni sono contenute nelle linee guida della Società europea di cardiologia e dall’expert opinion paper presentato a Roma in occasione del 78esimo congresso nazionale della Sic. «In Italia – spiega Indolfi – si effettuano oggi 68 Tavi per milione di abitanti, rispetto a una media europea di 87. Pertanto, prima dell’introduzione delle nuove linee guida che hanno aumentato le possibilità di tale trattamento, l’Italia era indietro rispetto all’Europa». La stenosi aortica è una malattia tipica dell’anziano, e con l’aumento della vita media sarà sempre più frequente. «Purtroppo – continua Indolfi – non esiste una terapia farmacologica e, se non interviene con l’impianto di una valvola, il 50% dei pazienti con una stenosi aortica sintomatica muore nell’arco di due-tre anni. La Tavi è la tecnica che permette di impiantare una valvola di maiale attraverso un catetere inserito in un’arteria della gamba senza anestesia generale e migliora l’opzione terapeutica per i pazienti con stenosi aortica severa inoperabili o ad alto rischio. La novità di quest’anno è stata la possibilità di allargare le indicazioni anche per i pazienti con un rischio intermedio per la chirurgia convenzionale (STS score uguale o superiore a 4)». Secondo il presidente eletto della Sic, la Tavi rappresenta la più grande innovazione tecnologica della cardiologia interventistica dopo gli Stent coronarici: «questa straordinaria tecnica ha consentito di salvare molte vite umane di pazienti con stenosi aortiche sintomatiche e che erano rifiutate dal cardiochirurgo perché inoperabili. Oggi l’aumento della vita media è stato ottenuto soprattutto grazie agli avanzamenti della terapia delle malattie cardiovascolari, pertanto più risorse dovrebbero essere allocate in queste metodiche salvavita di alta tecnologia». (foto: Chirurgia laparoscopica) (fonte: doctor33)

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Sanità: Fondazione Cuore Domani per una cardiochirurgia del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

cardiopatiaDurante il convegno che si è tenuto a Roma per festeggiare i 50 anni dalla fondazione della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca è stata annunciato l’avvio della “Fondazione Cuore Domani Sicch Research Onlus”, che avrà il compito di promuovere lo studio, la ricerca, la cura e la prevenzione delle malattie cardiovascolari con particolare attenzione alle patologie dell’anziano.
“Le malattie cardiovascolari sono la causa più frequente di morte in Italia, essendo responsabile di circa il 36% dei decessi. L’incidenza di queste patologie – spiega il prof. Alessandro Parolari, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione – aumenta all’aumentare dell’età e sappiamo che la vita media in Italia è andata costantemente crescendo, con un conseguente aumento del costo sociale. Il rischio più concreto di questa situazione è una crescita progressiva della spesa sanitaria con una presumibile riduzione delle risorse disponibili pro-capite e minori possibilità di cura. A tal fine la Fondazione avrà anche l’obiettivo di stimolare, sviluppare e coordinare progetti di ricerca scientifica orientati non solo all’innovazione, ma – sottolinea – alla valutazione dell’efficacia e del rapporto costo/beneficio delle diverse terapie disponibili per le patologie cardiovascolari della popolazione italiana”. “Ma è sulla formazione che si gioca il futuro – conclude Parolari – così la Fondazione Cuore Domani promuoverà il training dei nuovi cardiochirurghi italiani verso tecniche sempre più personalizzate sull’anziano, per porre, come ha fatto negli ultimi 50 anni, il paziente al centro delle cure”.

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Congresso ‘Hepatology in motion: research and utilities’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli da giovedì 23 novembre a sabato 25 si terrà il congresso ‘Hepatology in motion: research and utilities’ occasione per un confronto tra esperti provenienti da tutta Italia e dall’estero sulle novità a livello terapeutico, diagnostico e della ricerca in epatologia, che stanno modificando sostanzialmente l’organizzazione dell’assistenza sanitaria, la pratica clinica e l’approccio alle nuove esigenze del paziente.
Il congresso si aprirà alle ore 11 presso l’Aula magna della Scuola di Medicina e Chirurgia Università di Napoli ‘Federico II’ in Via Pansini 5, con una sessione dedicata all’HCV, seguita nel pomeriggio da una tavola rotonda cui parteciperanno tutte le società scientifiche, le associazioni dei pazienti e i rappresentanti dei media dal titolo: ‘Information, deformation and training. Scientific Societies between institutions and media’.

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In Campania Università e scuole di specializzazione di chirurgia da anni senza ferri chirurgici

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ospedale-di-Cava-de-Tirreni“All’ospedale di Cava de’ Tirreni mancano da anni i ferri chirurgici per la sala operatoria”: la denuncia arriva dai consiglieri comunali di Fratelli di Italia, Clelia Ferrara e Renato Aliberti, che riportano l’inquietudine dei medici cavesi . Da quasi due anni infatti e nonostante siano state espletate tutte le procedure di gara la sala operatoria del reparto di chirurgia generale e d’urgenza e’ ancora sprovvista di ferri chirurgici”.”Siamo alla situazione paradossale – spiegano i due esponenti di Fratelli di Italia – che i medici dell’ospedale di Cava per non interrompere l’attività operatoria siano costretti ad utilizzare i ferri chirurgici personali che iniziano peraltro ad essere usarati “.
“E se questa è la condizione delle sale operatorie delle Università che dovrebbero essere poli di ricerca ed eccellenza figuriamoci in quali condizioni versano gli ospedali di frontiera” commentano i due politici salernitani. “I responsabili di tale ennesima vergogna della sanità in Campania hanno un nome e cognome: il direttore generale dell’azienda ospedaliera Ruggi D’Aragona Nicola Cantone e il commissario Vincenzo De Luca che continuano a gestire il comparto senza sradicare le ottiche clientelari , abbandonando invece i tanti operatori che ,tra mille difficoltà e l’indifferenza dei potenti ,provano a rispondere alle richieste di assistenza dei cittadini” – il Sindaco Servalli batta un colpo per dire che è ancora alla guida della città e si unisca alla nostra protesta” concludono i due consiglieri cavesi.

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Chirurgia robot assistita: costi ancora alti rispetto all’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

Chirurgia laparoscopicaRispetto alla procedura laparoscopica, la nefrectomia radicale eseguita con la chirurgia robotica non si associa a un aumento del rischio di complicanze post-operatorie, ma comporta un aumento sia del tempo operatorio sia dei costi di degenza ospedaliera. Ma non solo: quando eseguita da chirurghi con esperienza specifica variabile, la chirurgia robotica nella resezione del cancro rettale non conferisce vantaggi rispetto alla tecnica consueta in termini di rischio di complicanze. Ecco, in sintesi, quanto emerge da due studi pubblicati su Jama di cui il primo, firmato da In Gab Jeong dell’Università di Ulsan College of Medicine di Seoul e dai colleghi del Centro Medico di Stanford di California, ha esaminato l’uso della nefrectomia radicale robot assistita confrontando prognosi e spese di degenza con quelle della procedura laparoscopica. Al trial hanno preso parte 23.753 pazienti operati per una neoformazione renale in 416 ospedali statunitensi tra il gennaio 2003 e il settembre 2015. «Nonostante l’uso della chirurgia robotica sia aumentato nella pratica urologica dell’ultimo decennio, costi ed efficacia della nefrectomia robotica non erano ancora ben conosciuti» spiega Jeong. Nel secondo studio David Jayne dell’Università di Leeds, Regno Unito, e colleghi hanno confrontato la chirurgia laparoscopica e quella robot-assistita sul rischio di complicazioni durante l’intervento di rimozione di una neoplasia rettale. «Sebbene anche in questo campo la chirurgia robotica stia guadagnando popolarità, i dati disponibili in materia di sicurezza ed efficacia sono limitati» spiega Jayne, sottolineando che tra le principali preoccupazioni nell’uso della chirurgia robotica ci sono i costi, sia per l’acquisto dell’apparecchiatura sia per la sua manutenzione. E in un editoriale di commento Jason Wright del Dipartimento di ostetricia e ginecologia della Columbia University a New York, conferma: «Senza una chiara dimostrazione di una migliore efficacia da parte delle procedure robotizzate, la questione costi diverrà sempre più importante. D’altro canto, ridurre l’onere economico legato ai costi di ricovero, nonché a quelli acquisto e mantenimento della chirurgia robot assistita potrebbe sopire gran parte delle critiche attuali». (fonte doctor33) (foto: Chirurgia laparoscopica)

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A Udine quattro giorni dedicati a chirurgia e trapianti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

udineUdine Mercoledì 25 ottobre nel pomeriggio si svolgerà il corso precongressuale “Introducing a new concept in Kidney Transplantation”. Nella mattina inizierà la seconda parte del corso precongressuale dal titolo “From static to dynamic organ preservation” e nella seconda parte della mattinata avverrà la consegna della laurea Honoris Causa da parte del Professor Alberto De Toni, Rettore dell’Università di Udine, a Ronald W. Busuttil, Professore all’Università UCLA di Los Angeles e Direttore del Dipartimento di Chirurgia nello stesso ateneo. «Il Professor Busuttil è stato presidente dell’American Society of Transplant Surgeons e dell’International Liver Transplant Society» spiega Andrea Risaliti, Direttore della Clinica Chirurgica e del Centro trapianti fegato, rene e pancreas dell’ Azienda ospedaliero universitaria di Udine e Presidente del Congresso. «Nel 1984 il Professor Busuttil ha fondato il Programma trapianti di fegato alla UCLA University di cui è stato direttore per trent’anni. Il centro è diventato uno dei più importanti al mondo per il trapianto di fegato e ha eseguito quasi seimila trapianti». Giovedì pomeriggio inizierà il Congresso vero e proprio, dal titolo “HPB Surgery: Udine meets the experts”, in cui verranno descritte le tecniche di trapianto del fegato, compresi l’utilizzo della laparoscopia e della robotica, che proseguirà venerdì 27 ottobre. Sabato 28 ottobre, infine, è in programma un simposio satellite dedicato alla scuola italiana di chirurgia del seno.

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Chirurgia sempre più efficace per vincere le malattie del cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

madridMADRID, Più di trenta cardiologi spagnoli e internazionali hanno partecipato al simposio “Cardiology in practice 2017” organizzato a Madrid dagli ospedali universitari La Zarzuela e Ramón y Cajal della città madrilena e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Ogni anno vengono pubblicati più di diecimila articoli scientifici relativi ai progressi che vengono raggiunti in cardiologia» spiega José Luis Zamorano, Presidente del simposio e Docente di Cardiologia all’Università di Madrid. «Oggi siamo in grado di diagnosticare disturbi cardiaci ancora prima che si manifestino i sintomi al paziente, stabilire la prognosi con maggiore sicurezza e assistiamo a un’autentica rivoluzione nelle terapie. Possiamo sostituire valvole cardiache senza anestesia generale, correggere difetti anatomici per via percutanea, prolungare la vita e migliorarne la qualità. Per questo continuo progredire della cardiologia, è fondamentale che i medici siano costantemente aggiornati e condividano tra loro le scoperte più recenti, ed è questo lo scopo principale del simposio» prosegue Zamorano. «La medicina di precisione progredisce a grandi passi nel settore della cardiologia. Abbiamo strumenti sempre più precisi, dati epidemiologici sempre più completi e maggiori informazioni sull’applicazione nella pratica quotidiana di trattamenti. Con il supporto di big data e intelligenza artificiale, siamo in grado di lavorare al meglio al servizio dei nostri pazienti».
Da non dimenticare inoltre i progressi tecnologici, che consentono di utilizzare nuove tecniche critiche e strumentazioni sempre più sofisticate. «La sostituzione percutanea della valvola mitralica diventerà una realtà nel breve-medio termine» annuncia Zaomorano. »La sostituzione della valvola aortica è già eseguita abitualmente per via transfemorale senza circolazione extracorporea. Il grande salto sarà utilizzare la via percutanea per intervenire nella patologia della valvola mitrale. Questa tecnica sarà presto disponibile e rappresenterà un grande vantaggio per i pazienti con lesioni della valvola mitrale».
Nuove tecnologie si stanno imponendo anche per contrastare i problemi di gestione dell’insufficienza cardiaca. »La prevalenza di questa malattia è in aumento in tutta Europa a causa dell’invecchiamento della popolazione e della cronicizzazione delle patologie cardiache. Stiamo iniziando a utilizzare dispositivi di assistenza ventricolare come terapia di destinazione. Sono pompe meccaniche impiantabili che aiutano il sangue ad andare dai ventricoli del cuore al resto del corpo. Inizialmente sono stati utilizzati per tenere sotto controllo i pazienti che è in attesa di un trapianto, ma oggi possono essere utilizzati come una soluzione autonoma e risolutiva, non come terapia di passaggio».
Da segnalare infine l’assegnazione da parte della Fondazione Internazionale Menarini di tre premi educativi destinati alla formazione. Il premio consiste nella possibilità di iscrizione, soggiorno e viaggio gratuiti a un prossimo congresso internazionale organizzato in Europa dalla Fondazione Internazionale Menarini.
La giuria, presieduta dal Marcelo Sanmartín, cardiologo dell’ospedale Ramón y Cajal di Madrid, ha assegnato il premio per il miglior articolo pubblicato nel 2016 a Sergio Moral, del Servizio di Cardiologia dell’Ospedale Valle de Hebron di Barcellona, per un articolo sulla patologia dell’aorta. Il premio per la migliore interpretazione di un elettrocardiogramma è stato assegnato Cristina Lozano, del Dipartimento di Cardiologia dell’ospedale Ramón y Cajal di Madrid, mentre il premio per la migliore interpretazione di un caso clinico è stato assegnato a Juan Luis Gutierrez, cardiologo interventista e ricercatore presso il Klinikum DRK Westend di Berlino.

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Open Day “Chirurgia della Mano e del Polso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

open day.pngRoma 17 febbraio presso il Rome American Hospital, si svolgerà dalle 9.00 alle 16.30 presso gli ambulatori dell’ospedale – in via Emilio Longoni, 81 l’Open Day “Chirurgia della Mano e del Polso”, un’iniziativa di screening gratuiti promossa dalla Fondazione HealthCare and Research Onlus in collaborazione con l’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica di Milano. La giornata è rivolta ad adulti e bambini che avranno l’opportunità di informarsi e ricevere un consulto sullo stato di salute dell’arto superiore (prenotazioni allo 06.2255777).
Il professor Giorgio Pajardi, direttore dell’U.O.C. di Chirurgia della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università di Milano e consulente presso il Rome American Hospital, e la sua equipe eseguiranno un check up completo della mano e del polso. Particolare attenzione sarà rivolta a quelle categorie, come sportivi e musicisti, nelle quali la mano viene utilizzata in condizioni definibili “estreme”. Lo scopo è individuare precocemente la presenza di eventuali patologie e fornire consigli su come prevenirle e riconoscerle.“Per noi specialisti della mano, la tempestività è fondamentale; una diagnosi precoce, infatti ci permette di procedere con trattamenti il più possibile mininvasivi e, di conseguenza, di restituire all’individuo la piena funzionalità dell’arto nel minor tempo possibile­ – spiega il professor Pajardi -. Il successo ottenuto dalla Giornata negli ultimi due anni, ci ha fatto comprendere la reale necessità dei cittadini romani di conoscere meglio l’organo mano. Perciò, abbiamo deciso di organizzare nuovamente un open day dedicato, un momento d’informazione e sensibilizzazione aperto a tutti”.Dopo la visita, un terapista della mano spiegherà, grazie ad alcune semplici tecniche di mobilizzazione quotidiana della mano, come evitare l’invecchiamento articolare, una delle cause di patologie come il dito a scatto, la malattia di Dupuytren, la sindrome del tunnel carpale e la rizoartrosi. Condizioni per la cura delle quali, oggi, gli specialisti hanno a disposizione diversi trattamenti mininvasivi e, in alcuni casi, non chirurgici. “Il De Quervain e il dito a scatto, ad esempio, sono infiammazioni dei tendini che, tendenzialmente, danno un buon riscontro nella cura non chirurgica – spiegano le dottoresse Galla Bonanni e Laura Frontero, rispettivamente terapista della mano e assistente del professor Pajardi presso il Rome American Hospital -. In base alla patologia si confezionano su misura tutori di scarico, statici progressivi o dinamici, su indicazione del chirurgo. Ognuno di questi, presenta caratteristiche differenti e, a seconda della prescrizione, devono essere indossati il giorno, la notte o in abbinamento. Nel caso della malattia di Dupuytren, invece, subito dopo il trattamento si procede con il confezionamento di un tutore detto statico, modificato di volta in volta durante le sedute di fisioterapia”.

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Chirurgia nel paziente anziano

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1L’invecchiamento della popolazione porta con sé nuove necessità in ambito medico: oggi, due interventi su cinque sono eseguiti su pazienti con più di 65 anni. Chirurghi, anestesisti e infermieri sono chiamati così a conoscere la specificità del corpo che invecchia e a gestirne la complessità. A tal proposito l’Inrca – Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani – organizza il convegno “Le urgenze chirurgiche nel grande anziano” (sabato 17 dicembre Auditorium della Montagnola, Ancona), un momento di approfondimento per gli specialisti che devono prendersi cura del paziente geriatrico e lo accompagnano dalla diagnosi, al momento dell’ingresso in ospedale, all’operazione, così da renderlo in grado di sopportare l’intervento riducendo al minimo le complicanze. “I pazienti anziani – spiega Gianfranco Boccoli, Responsabile dell’Unità operativa di Geriatria Inrca – hanno specifici fattori di rischio e bisogni che i professionisti debbono imparare a conoscere. È necessario fornire adeguati strumenti perché ogni trattamento deve essere multidisciplinare ed è indispensabile il lavoro di équipe”. Particolarmente importante è la valutazione preoperatoria, dove sono molti gli aspetti di cui tener conto. In primis, l’invecchiamento fisiologico: “le funzioni dell’organismo anziano risultano ridotte, così come lo è la capacità di adattamento allo stress, come quello rappresentato da un intervento chirurgico”, spiega Boccoli. Poi ci sono le malattie croniche e le multipatologie: il 30% degli over 65 ha almeno due o più malattie tra loro correlate, i cui effetti sull’organismo non solo si sommano ma interagiscono in modi diversi, portando a circoli viziosi che aumentano la vulnerabilità”. A ciò si aggiunge la polifarmacoterapia: spesso infatti manca una revisione completa di tutte le sostanze assunte dal paziente, che possono accumularsi e interagire fra loro.
“L’incremento dell’età media – conclude il dottore – è un dato con cui ciascun medico si confronta quotidianamente, è una ulteriore sfida per il chirurgo che, oggi, ma ancor di più in futuro, dovrà confrontarsi con pazienti che richiedono interventi chirurgici urgenti o d’emergenza”. (foto: paziente anziano)

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“Slow Surgery 2.0. Qualità e sostenibilità in chirurgia”

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

RomaRoma. La chirurgia equivale ad “alta tecnologia”, sempre più richiesta perché corrisponde a qualità e sicurezza, requisiti indispensabili per la tutela del paziente. La garanzia di accesso di questi ultimi alle migliori cure disponibili è, tuttavia, una sfida, in cui l’elemento cruciale è rappresentato dalla necessità di contenimento della spesa sanitaria. È, quindi, necessario che i soggetti coinvolti nei processi decisionali siano messi nella condizione di conoscere le potenzialità dell’innovazione nelle sale operatorie, per poterne valutare i benefici e stabilire il rapporto costo-efficacia. Per questo motivo, è sempre più importante poter orientare l’adozione delle innovazioni, sviluppando sistemi di valutazione dell’appropriatezza, che possano garantire scelte strategiche e operative appropriate per il futuro.
Al complesso e quanto mai attuale rapporto tra innovazione e sostenibilità e a quali saranno le leve strategiche per far coesistere questi due aspetti nel mondo sanitario e chirurgico in particolare, è dedicato l’incontro dal titolo “Slow Surgery 2.0. Qualità e sostenibilità in chirurgia”, promosso da Medtronic Italia, in corso a Roma, durante il quale si sono confrontati chirurghi, manager sanitari, rappresentanti istituzionali, associazioni pazienti ed economisti.“L’incremento della specializzazione e della complessità tecnica impone un’alta qualificazione da parte dei singoli professionisti e delle proprie equipe – ha dichiarato il Professor Diego Piazza, Presidente ACOI, Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani – Tuttavia, l’erogazione dei servizi per un bacino di popolazione ristretto, non sempre consente lo sviluppo delle capacità professionali, in quanto agli specialisti non viene assicurato un flusso di pazienti adeguato. Partendo da questa considerazione – continua Piazza – sarebbe opportuno, al fine di una razionalizzazione del sistema e di un miglioramento della qualità delle prestazioni, sostenere il cosiddetto modello hub e spoke, che parte dal presupposto che in determinate situazioni e complessità siano necessarie competenze che devono essere concentrate in Centri ad alta specializzazione presso i quali vengono inviati i pazienti dagli ospedali del territorio. Il modello prevede, pertanto, la concentrazione dell’assistenza di maggior complessità in centri d’eccellenza e l’organizzazione dell’invio a questi hub da parte dei centri periferici dei pazienti che superano la soglia di complessità degli interventi effettuabili a livello periferico”.Naturalmente per ognuno dei centri d’eccellenza sarà necessario individuare bacini di popolazione di riferimento, processi e percorsi assistenziali, caratteristiche funzionali, strutturali ed organizzative dei nodi della rete.
Un altro elemento da tenere in considerazione è quello che le nuove tecnologie debbano essere introdotte a seguito di un’accurata valutazione e misurazione della qualità che possono portare, producendo realmente un migliore outcome in sanità – afferma il Professor Marco Montorsi, Presidente SIC – Società Italiana di Chirurgia -. Alla luce di tutto questo assumono particolare valore gli strumenti di analisi come l’HTA – Health Technology Assessment, nato per fornire una risposta operativa al divario tra le risorse limitate del Sistema Sanitario, la crescente domanda di salute e l’innovazione tecnologica, prendendo in considerazione gli aspetti clinici, economici, organizzativi, etici, sociali relativi all’introduzione di una nuova tecnologia”.“L’HTA – continua Montorsi – deve essere basato su un approccio multidisciplinare e multidimensionale dell’innovazione stessa. Questo significa che debbano essere presi in considerazione tutti gli aspetti e coinvolti tutti gli attori: le istituzioni che governano la spesa, ma anche gli specialisti e le associazioni dei pazienti”.
“Quando si parla di qualità, in particolare in sanità e chirurgia, diventa fondamentale poterla misurare, pena l’inefficacia delle nostre azioni. A tal proposito, oltre a ciò che le singole aziende o cluster regionali stanno facendo al loro interno, – conclude Montorsi – un primo passo è stato compiuto dallo stesso Ministero della Salute, che ha deciso di iniziare a rilevare alcuni indicatori di performance di alcune Aziende ospedaliere del nostro Paese, attraverso un sistema denominato Piano Nazionale Esiti, gestito da AGENAS – Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, che ha già portato alla pubblicazione di una serie di report”.Quello a cui si sta assistendo negli ultimi tempi, per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi nelle aziende sanitarie è una progressiva diffusione, ai fini del contenimento della spesa, di modelli di centralizzazione, mediante forme di aggregazione sia a livello nazionale che regionale.“Ma se ottenere economie di scala per la riduzione di costi unitari può essere relativamente semplice – aggiunge Piazza – individuare beni e servizi con il migliore rapporto costo/beneficio è più complesso, perché richiede un lungo lavoro di analisi e coinvolgimento fra tutti gli operatori che operano nel sistema, dove il ruolo del chirurgo, soprattutto per quanto riguarda l’acquisto di medical device, è determinante. Evidentemente – conclude Piazza – questo è molto più facile in un sistema centralizzato, dove dovrebbero esserci chirurghi ‘specializzati’ nella gestione di gare che abbiano competenze specifiche nella valutazione dei dispositivi inseriti nelle stesse.”

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Italia all’avanguardia nella chirurgia neonatale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2016

bolognaSi è tenuto a Bologna l’incontro dal titolo “Symposium on neonatal surgery”, un appuntamento che ha visto riuniti i massimi studiosi a livello internazionale di chirurgia neonatale. Al simposio, organizzato dall’Istituto di Clinica Chirurgica Pediatrica dell’Università degli Studi di Bologna e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini, è stata trattata tutta la patologia neonatale, da quella toracica alla digestiva, dalle patologie tumorali a quelle delle vie urinarie. Uno degli argomenti principali del congresso sono state le più recenti tecniche mininvasive utilizzate nella chirurgia neonatale, soprattutto in campo toracico e digestivo. Metodiche in cui i chirurghi italiani sono all’avanguardia, come è stato riconosciuto anche dagli specialisti presenti a Bologna.
«Ogni anno l’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica del Policlinico S.Orsola-Malpighi effettua oltre milleottocento procedure chirurgiche delle quasi circa il 70% sono di chirurgia mini invasiva. E’ una metodica che si sta imponendo anche in altri centri specialistici di altri Paesi, come hanno sottolineato gli specialisti che sono arrivati da diverse parti del mondo per partecipare a questo incontro » spiega Mario Lima, Direttore dell’Istituto di Clinica Chirurgica Pediatrica dell’Università degli Studi di Bologna-Policlinico S.Orsola-Malpighi e presidente del simposio.
«L’applicazione della tecnica mininvasiva in caso di trauma o patologie infantili è piuttosto recente: le ridotte dimensioni di organi e tessuti nei bambini, oltre alla necessaria perfetta conoscenza dell’anatomia da parte del chirurgo ne avevano rallentato il suo utilizzo. Il salto di qualità è stato fornito grazie alla tecnologia in quanto le nuove microcamere (costituite esclusivamente da un microchip) introdotte direttamente nell’addome del piccolo paziente consentono una visione del campo operatorio più ampia e quindi permettono interventi più sicuri e precisi. Le nuove tecniche evitano inoltre incisioni deturpanti, dato che i piccoli fori con il tempo si cancellano pressoché definitivamente nel bambino».
Le nuove tecniche rappresentano una nuova sfida per i chirurghi neonatali, che già oggi devono affrontare situazioni particolari che richiedono specifiche competenze. «La chirurgia neonatale rappresenta la sezione più specialistica e sofisticata nel campo della chirurgia pediatrica» avverte Ascanio Martino, Presidente della Società Italiana di Chirurgia Pediatrica. «Un chirurgo generale è in grado di operare un bambino, ma non ha le conoscenze per intervenire in problemi chirurgici neonatali, e questo conferma l’elevata specializzazione necessaria per intervenire sui bambini appena nati. Infatti un chirurgo generale non possiede sufficienti conoscenze delle patologie neonatali, dalle modalità diagnostiche alle soluzioni terapeutiche e chirurgiche. Per queste ultime il chirurgo neonatale deve avere conoscenze in ogni aspetto della chirurgia, dalla chirurgia toracica a quella digestiva, da quella oncologica a quella urologica. Le tecniche mininvasive alzano ulteriormente il livello di specializzazione dei chirurghi neonatali e per i piccoli pazienti riducono notevolmente le conseguenze determinate da un intervento chirurgico».

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Fin dove può arrivare la chirurgia robotica in urologia?

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaRoma. Quello della prostata è il tumore maschile per eccellenza: è infatti la neoplasia più frequente negli uomini, 35.000 sono le nuove diagnosi nel 2015. Ma anche le neoplasie della vescica e del rene hanno una elevata incidenza nella popolazione maschile: quello della vescica è il quarto tumore più frequente nei maschi con oltre 21.000 nuovi casi maschili e circa 5000 femminili nel 2015, il tumore del rene nello stesso anno ha colpito il doppio degli uomini rispetto alle donne, 8000 di sesso maschile contro i 4000 di sesso femminile. All’Istituto Regina Elena la Chirurgia Robotica offre una opzione terapeutica non solo negli stadi precoci di malattia, ma anche nelle terapie degli stadi avanzati e nei trattamenti di salvataggio, dopo fallimento di altre terapie. Per la terza volta presso il nostro Istituto, circa 300 urologi e 32 esperti mondiali in campo uro-oncologico a confronto per standardizzare oggi alcune procedure collaudate nei centri di riferimento.
Fin dove può arrivare la Chirurgia Robotica? All’Istituto Regina Elena si eseguono circa 400 interventi l’anno di chirurgia uro-oncologica, di cui 10 per l’asportazione totale del rene con trombectomia cavale, e cioè rimozione del trombo occludente la vena cava. L’ intervento è il gold standard in caso di cancro del rene che coinvolga la vena renale causando una trombosi neoplastica. L’ operazione è stata standardizzata e viene eseguita routinariamente con tecnica robotica in soli tre centri al mondo: a Roma all’Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena”, alla University of Southern California e al PLA General Hospital di Pechino.
Per la definizione dell’iter terapeutico del tumore della prostata la strettissima collaborazione tra chirurghi, radioterapisti e oncologi medici è un “must”. Il miglior trattamento ha portato i tassi di sopravvivenza per queste neoplasie all’80-90% a 10 anni dalla diagnosi, rendendo sempre più importante quindi l’attenzione agli aspetti relativi alla qualità di vita del paziente.
E al ripresentarsi della malattia a livello locale la chirurgia robotica di salvataggio è un trattamento emergente e di avanguardia, un approccio, mini-invasivo e in alcuni casi risolutivo, che sta rapidamente guadagnando popolarità e consenso nella comunità scientifica e presso i pazienti. Similmente, quando il paziente colpito da tumore prostatico presenta una ripresa della malattia ricorrere all’asportazione dei linfonodi pelvici (linfoadenectomia pelvica e retro peritoneale di salvataggio) offre una maggiore possibilità di guarigione o comunque un più duraturo controllo della malattia. La possibilità di eseguire questo intervento con il robot ha notevolmente ridotto la morbidità di questa chirurgia. Questo è quanto sta emergendo al grande meeting in corso al Regina Elena che vede oggi e domani riuniti 32 esperti chirurghi urologi e oncologi medici da tutto il mondo. “L’incontro prevede interventi di chirurgia robotica, organizzata insieme al mio staff – illustra Michele Gallucci, Direttore dell’Urologia IRE – e ai colleghi Inderbir Gill, Mihir Desai e Monish Aron della University of Southern California. Un team di eccezione, collaboriamo ormai da anni e oggi ci ritroviamo a Roma, per la terza volta insieme, per tirare le somme di 3 anni di intenso lavoro sulle procedure chirurgiche robotiche.” “Dalle sale operatorie del Regina Elena – sottolinea Marta Branca, Commissario Straordinario IFO – si fa scuola su interventi di grande complessità e con approccio completamente “intracoporeo”. L’urologia è stata la prima ma ora tutte le specialità chirurgiche degli Istituti utilizzano il robot. Posso tranquillamente affermare che il futuro della chirurgia è qui!” (foto: robotic urology)

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Chirurgia seno e vulva in adolescenti: le indicazioni Usa

Posted by fidest press agency su martedì, 3 maggio 2016

chirurgia esteticaIn risposta all’aumento di richieste delle adolescenti sulla chirurgia del seno e sulla labioplastica vaginale, l’American College of Obstetricians and Gynecologists (Acog) ha pubblicato su Obstetrics & Gynecology un documento d’indirizzo a cura di un gruppo di esperti coordinato da Julie Strickland, ginecologa di Kansas City e presidente dell’Adolescent Health Care Committee dell’Acog. «Sempre più spesso i ginecologi ricevono, da giovani donne ansiose di conformarsi alle attuali concezioni sociali del corpo ideale, richieste di consigli sulla chirurgia del seno o della vulva al fine di migliorarne l’aspetto e la funzione» esordisce l’esperta, sottolineando che in qualità di fornitori di assistenza sanitaria femminile, i ginecologi sono in una posizione unica per svolgere attività di consiglio e supporto alle adolescenti con queste preoccupazioni. Da qui il documento Acog, dal titolo “Breast and Labial Surgery in Adolescents” che ha lo scopo di fare il punto sulla questione, aiutando gli specialisti a consigliare le loro pazienti. «Quando le adolescenti cercano cure mediche, il primo passo è spesso di informarle e rassicurarle sulle normali variazioni della loro anatomia, strettamente collegate alla crescita e allo sviluppo del corpo» riprende Strickland, ricordando che esiste una vasta gamma di ciò che viene considerato normale in termini di sviluppo sessuale e variabilità di seni e genitali, e che i ginecologi dovrebbero spiegarlo alle loro giovani pazienti. «La valutazione della maturità fisica ed emotiva dell’adolescente è un altro aspetto importante dell’attività di consulenza al paziente, e la capacità della ragazza di prendere decisioni autonome senza pressioni esterne da parte dei coetanei o della famiglia è parte essenziale dell’attività di screening che il ginecologo dovrebbe svolgere» scrivono gli autori, sottolineando l’importanza del disturbo dismorfico del corpo, una condizione patologica che può portare l’adolescente a sottoporsi a ripetute correzioni chirurgiche senza trarne alcun sollievo. «Se un ginecologo ne sospetta la presenza, indirizzare la ragazza e i familiari a un professionista della salute mentale è la cosa più giusta da fare, senza sottovalutare la questione» aggiunge Strickland, precisando tra l’altro che la varietà nella forma, le dimensioni e la simmetria delle piccole e grandi labbra può avere effetti psicologici particolarmente angoscianti sulle giovani donne. E conclude: «L’aspetto della vulva può rendere insicure le giovani donne, e il lavoro del ginecologo è anche di rassicurarle su quest’aspetto». (fonte: doctor33 Obstetrics & Gynecology 2016. doi: 10.1097/AOG.0000000000001441)

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Chirurgia e medicina estetica: IVA sì o IVA no?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tassi interesseLe prestazioni di medicina e chirurgia estetica devono essere soggette a pagamento dell’IVA? Lo chiedono i chirurghi plastici dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica in una lettera rivolta al Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan, vice Ministro e segretari. «Vi scriviamo per chiedere ufficialmente urgenti delucidazioni su una vicenda che necessita di chiarezza estrema, date le numerose e differenti interpretazioni che abbiamo ricevuto: l’eventuale applicazione dell’IVA sulle ricevute fiscali dei trattamenti di medicina e chirurgia estetica» scrive il consiglio direttivo di Aicpe.Al momento la situazione è confusa: «Ad alcuni nostri soci è stata contestata dall’Agenzia delle Entrate la mancata applicazione di tale imposta, persino sulle ricevute delle visite mediche effettuate. Abbiamo quindi 4 quesiti da sottoporvi, ai quali siamo certi risponderete in maniera chiara, definitiva ed in tempi certi».
Primo quesito: le ricevute fiscali riferibili ad interventi di medicina e chirurgia estetica, devono essere gravate di IVA?
Seconda domanda: premettendo che la visita medica è un atto che prescinde dalla natura finale del trattamento, ma viene effettuata per conoscere lo stato fisico e psichico del paziente, e per selezionare il possibile candidato ad un intervento che potrebbe essere di medicina e/o chirurgia estetica o no, può questa essere gravata da IVA?
Terzo: come dobbiamo considerare gli interventi che si occupano di problemi funzionali e anche di problemi estetici (esempio: intervento per migliorare la funzionalità e nel contempo l’estetica di un naso): gravati di IVA o meno?
Quarto quesito: come dobbiamo considerare gli interventi appartenenti alla sfera di competenza della medicina e della chirurgia estetica, che sono effettuati esclusivamente per finalità di carattere medico-terapeutico? «Ci riferiamo a quei trattamenti eseguiti con lo scopo di curare disagi psicologici o psico-fisici oltre che funzionali, nell’intento di ripristinare uno stato di benessere – puntualizza il consiglio direttivo nella missiva -. In questi casi, devono essere gravati di IVA o meno?».
Concludono i chirurghi plastici di Aicpe: «Vorremmo uscire fuori al più presto dal fumoso limbo dell’incertezza, che si presta spesso a interpretazioni che a volte assumono carattere vessatorio, e che costringono a ricorsi lunghi, onerosi e con risultati incerti. Come società scientifica di settore abbiamo l’obbligo, a nome di tutti i nostri associati, di chiedere urgenti e definitive direttive su tale argomento».

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In chirurgia le novità tecnologiche sono in continua evoluzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2016

giorgio de tomaRoma dal 9 all’11 marzo 2016 sesto Congresso C.O.R.T.E. presieduto dal prof. Nicolò Scuderi presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Intervento del prof. Giorgio De Toma. E’ ben difficile stare al passo con altri paesi europei o americani nel momento in cui la sanità italiana è ancora in pieno “piano di rientro”. “D’altra parte ci si pone il problema della bassa competitività internazionale – commenta il professor Giorgio De Toma, Direttore della catte-dra di Chirurgia generale dell’Università ‘La Sapienza’ di Roma – in assenza di nuove strumentazioni o device che richiedono per essere acquistati e utilizzati di grandi investimenti; tutto ciò porta al paradosso che le multinazionali arrivano a non presentare o pubblicizzare in Italia i device più recenti, facendo riferimento ad altri paesi europei, del medio o estremo oriente, ove ci sono mercati ben più ricettivi. E il fatto di essere costretti alla stretta necessi-tà di ridurre i costi porta alle cosiddette “aste al ribasso”, ove la più bassa offerta economica diventa preponderante e prioritaria rispetto alla qualità o all’innovazione. Se non anche, qualche volta, alla sicurezza…” In campo chirurgico si è assistito nell’ultimo decennio ad un grande impulso nelle novità tecnologiche, dalla laparoscopia alla chirurgia robotica fino alla chirurgia transluminale endoscopica ed endovascolare, tecniche, quest’ultime, che in molti casi stanno quasi soppiantando la chirurgia open tradizionale, relegata o limitata a casi particolari. Tali nuove tecnologie utilizzano fonti laser, radiofrequenza ed ultrasuoni di ultimissima generazione, in sistemi miniaturizzati, di cui sono comprensibili gli alti costi, sia di acquisto che di esercizio.
Che dire poi della chirurgia radioguidata con radionuclidi e tecniche di fluorescenza, fino ad arrivare alla robotica, massima espressione della chirurgia mini-invasiva. Come succede spesso in Italia, però, l’avvento di nuove tecnologie viene utilizzato non in modo razionale, con indicazioni ben precise di patologie e casi clinici già codificate in Paesi, che le hanno utilizzate prima e già dispongono di termini di paragone sui risultati. In Italia si agisce in modo del tutto ‘anarchico’, legato spesso al protagonismo insito nella personalità dei chirurghi. Tutto ciò conduce ad una impropria lievitazione di costi di esercizio che limitano l’uso o sfavoriscono l’acquisto degli ultimi device, con il risultato che talora risulta molto più facile avere questa disponibilità tecnologica in struttura a conduzione privata.
Quale è la soluzione? “Ovviamente un Servizio Sanitario Nazionale ‘virtuoso’, anche in un difficile momento economico, dovrebbe dotarsi di modelli di disinvestimento da sprechi ed inefficienze – sostiene De Toma – dovrebbe quantificare la sovra-utilizzazione di tecnologia per inappropriatezza di competenza, di indicazioni ed organizzativa in modo tale che il taglio degli sprechi possa essere ricollocato nell’acquisizioni ed utilizzo di nuove tecnologie.
In mancanza di nuovi income economici nella sanità, dunque, l’unica soluzione è la raziona-lizzazione della spesa, l’acquisto ed utilizzo oculato e controllato delle costose tecnologie af-finché siano utilizzate in centri competenti e con rigido controllo delle indicazioni all’utilizzo. In campo chirurgico, ove esistono alti costi di acquisto ed esercizio, sono necessari ampi studi per giustificare la validità di una nuova tecnologia rispetto ad un’altra. Solo questo può portare a non privarci delle nuove acquisizioni e limitare usi sconsiderati”. (Giorgio De Toma)

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