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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Posts Tagged ‘chirurgia’

Gestione delle complicanze della chirurgia dell’obesità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Roma. Parte il corso di perfezionamento per la gestione delle complicanze della chirurgia dell’obesità organizzato da Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) in collaborazione con Medtronic. Dopo l’avvio annunciato da Acoi e Medtronic dei corsi di chirurgia dell’Ernia e Colorettale, oggi partono i corsi di Perfezionamento M.O.S.T. Leakage Management in Bariatric Surgery rivolti a tutti coloro che desiderano perfezionare la loro tecnica chirurgica nell’affrontare una complicanza legata alla chirurgia dell’obesità.
“Medtronic non solo è la società che più di ogni altra nel MedTech investe in innovazione tecnologica, – dice Riccardo Polzoni, Business Unit Director Surgical Innovations Medtronic Italia – ma ha da tempo come focus quello di andare oltre il prodotto e diffondere percorsi di cura di eccellenza per il paziente, che consentano maggiore outcome clinico e minore impatto sul Sistema. Per garantire quindi maggiore efficacia e sicurezza per il paziente a prescindere da dove esso si trovi, abbiamo deciso di affiancare una delle principali Società Scientifiche in Italia, come ACOI, nell’organizzazione di un percorso formativo innovativo, proprio sulla gestione delle complicanze”.
“Gli interventi di chirurgia bariatrica sono raddoppiati negli ultimi dieci anni, comportando un fisiologico aumento dell’insorgenza delle complicanze. Organizzare una rete per la gestione del paziente obeso – conclude il Prof. Marco Anselmino, Direttore UOC Chirurgia Bariatrica e Metabolica, Azienda Ospealiera Universitaria Pisana – è necessario al fine di garantire maggior sicurezza e miglior outcome clinico, soprattutto nell’insorgenza delle complicanze e in quei centri che non sono specializzati nella chirurgia bariatrica. La formazione dei medici di pronto soccorso e di chirurgia generale si rende necessaria per aumentare la tempestività nella diagnosi e nella cura e garantire maggiore sicurezza per i pazienti. Una migliore gestione della complicanza consente infatti maggiore outcome clinico e minore impatto sul Sistema”. Il corso è riservato a 24 discenti suddivisi in 12 coppie formate da 1 chirurgo e 1 endoscopista ed è strutturato in quattro fasi. Una formazione teorica, una sessione virtuale per analizzare i singoli casi dal punto di vista chirurgico ed endoscopico, una live session e proctorship e una giornata di confronto tra docenti.

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Bologna: Al via al Maggiore la chirurgia robotica

Posted by fidest press agency su martedì, 29 ottobre 2019

Bologna. Incisioni più piccole, quindi meno dolore per il paziente e minori perdite di sangue, con tempi di recupero e di ricovero più rapidi. Mentre per il chirurgo, maggiore facilità e più precisione nella esecuzione di manovre chirurgiche complesse.Sono questi, in sintesi, i principali vantaggi assicurati dalla chirurgia robotica, al via all’Ospedale Maggiore con l’esecuzione dei primi 2 interventi di chirurgia urologica.Chirurgia generale ad indirizzo epato-bilio-pancreatico, chirurgia toracica e chirurgia urologica sono gli ambiti che per primi beneficeranno del nuovo robot, il più evoluto sistema di chirurgia mininvasiva, grazie alla formazione specifica già acquisita da Elio Jovine, Piergiorgio Solli e Sergio Concetti – e dalle rispettive equipe – direttori rispettivamente del Dipartimento Chirurgico e delle Chirurgie A e d’Urgenza, della Chirurgia Toracica, dell’Urologia.Solo per queste specialità, l’Azienda Usl di Bologna prevede l’impiego del robot in circa 300 interventi all’anno.Progressivamente, in coerenza con uno specifico piano di formazione, il robot verrà impiegato in altre discipline chirurgiche, a partire dalla ginecologia, ampliandone così l’utilizzo a tutto vantaggio dei cittadini e dei professionisti di sala operatoria.
Il nuovo robot dell’Ospedale Maggiore si affianca a quello già presente all’’Ospedale S.Orsola. Insieme, i due robot, costituiscono una vera e propria piattaforma di chirurgia robotica disponibile per tutti i professionisti in area provinciale, quelli già formati e quelli che si formeranno nel tempo. Una piattaforma tecnologica unica, gestita in modo integrato tra le due Aziende cittadine, nell’ambito della quale realizzare percorsi di cura trasversali a tutta la città metropolitana ad ulteriore garanzia dell’equità di accesso alle cure per tutti i cittadini, ampliandone progressivamente gli ambiti chirurgici di intervento.Il robot offre indubbi vantaggi sia rispetto alla chirurgia open che video laparoscopica, a partire dal sistema video tridimensionale Full HD che consente di ingrandire l’area dell’intervento sino a 10 volte. E’ il chirurgo stesso, lontano dal campo operatorio e immerso nella consolle di comando, a controllare direttamente le immagini e a muovere, attraverso due joystick e una pedaliera, i bracci del robot in grado di ruotare di 360° lungo una scala graduale di 7 diversi movimenti, con una precisione e versatilità sconosciute al polso umano. Il robot replica i gesti eseguiti dal chirurgo alla consolle, assicurando maggiore precisione grazie alla soppressione del tremore naturale delle mani del chirurgo.
Caratteristiche che rendono possibili, anche, interventi multipli su siti anatomici opposti, come ad esempio l’addome superiore e inferiore, collocando il robot in una posizione unica. Il sistema effettua in autonomia oltre un milione di controlli di sicurezza al secondo, e informa passo passo sul proprio stato di salute e su quello del paziente, attraverso feed-back audio video.

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Alta chirurgia andrologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Napoli. Federico II. “AndroSud”, spiega il professor Vincenzo Mirone, Ordinario di Urologia all’Università Federico II di Napoli, Primario Urologia e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria, “è un corso itinerante rivolto a giovani urologi – quest’anno erano circa duecento – durante il quale esperti andrologi insegnano le più avanzate tecniche chirurgiche andrologiche per formare una nuova leva di chirurghi in grado di risolvere impotenza e incontinenza post interventi oncologici”. Durante la sessione di live surgery sono stati effettuati e illustrati in diretta complessi interventi basati sull’impianto di protesi peniene malleabili e tricomponenti per la risoluzione del deficit erettile e di sling transotturatoria per il ripristino della continenza urinaria.
“Deficit erettile e incontinenza urinaria”, prosegue il professor Mirone, “sono gravi complicanze legate all’intervento chirurgico per l’asportazione della prostata affetta da carcinoma, ma anche alla vescica e al retto, quando vengono colpiti dallo stesso male”. L’intervento chirurgico può infatti causare un deficit erettile permanente, pregiudicando l’attività sessuale (e quindi il rapporto di coppia) e il controllo della minzione urinaria. “Ancora oggi, nonostante i progressi della chirurgia laparoscopica e della robotica, questi problemi colpiscono milioni di italiani che ora possono trovare una valida soluzione nella chirurgia protesica.”Oltre alle protesi peniene per il deficit erettile, che possono essere malleabili o idrauliche tricomponenti, sono attualmente disponibili per la cura dell’incontinenza urinaria delle sling, particolari retine in polipropilene, le quali, poste sotto l’uretra, ripristinano la normale continenza. Si tratta di interventi mininvasivi che si possono effettuare in day hospital, in anestesia locale e con il Sistema Sanitario Nazionale.“L’incremento dell’aspettativa di vita nella popolazione maschile e anche con il manifestarsi in età sempre più giovane di queste patologie”, conclude il professor Mirone, “hanno aumentato la necessità, sempre più attuale e destinata a crescere, di poter disporre di un numero maggiore di chirurghi in grado di eseguire con successo questi interventi. Scopo del corso è proprio quello di formare giovani uroandrologi attraverso una ‘full immersion’ chirurgica condotta a fianco di esperte équipe di collaudati operatori, pronti a trasfondere in loro non solo le tecniche di base ma anche quelle strategie che costituiscono il bagaglio indispensabile di un chirurgo affidabile sotto tutti i punti di vista. Da qui l’importanza fondamentale di AndroSud e dei suoi insegnamenti”.

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Tecnologie digitali in chirurgia ortopedica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 luglio 2019

Digitalizzazione, chirurgia robotica e, nel futuro più che mai prossimo, intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning sono e saranno sempre più protagonisti in sala operatoria. Quali siano i passaggi chiave nel processo di gestione di questa innovazione tecnologica in sanità, passaggi che vedono più interlocutori interagire per renderla sostenibile, sono il tema principale al centro del dibattito del convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità”, organizzato a Roma, in collaborazione da Value Innovation Access e British Embassy, con il contributo di Smith&Nephew. Principale ambito di applicazione di queste nuove tecnologie in chirurgia ortopedica sono gli interventi per danni alle articolazioni maggiori. Si tratta di circa 200 mila procedure di artroprotesi l’anno, secondo i dati 2017 registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), dal Programma nazionale esiti (PNE) e del Registro italiano artroprotesi (RIAP), che vedono l’intervento all’anca (oltre 108 mila casi) e la sostituzione dell’articolazione di ginocchio (poco più di 80 mila interventi) farla largamente da padroni. Dopo la sua introduzione in Italia nella prima decade del secolo anche in ortopedia, negli ultimi anni si è registrato un incremento del ricorso alla robotica come supporto al chirurgo ortopedico durante questi interventi. Ad oggi, ammontano complessivamente a circa 4 mila le protesi articolari impiantate in modo assistito con robot nel nostro paese; numeri ridotti, se raffrontati al ricorso ad analoghe tecnologie in altri campi chirurgici, come l’urologia in cui viene effettuato circa il 60 per cento delle 18 mila procedure chirurgiche robotizzate effettuate ogni anno in Italia, o alla chirurgia generale o ancora alla ginecologia. Tuttavia, il potenziale della chirurgia robotica – anche in ortopedia – è immenso. Lo testimoniamo, pur se con stime, gli analisti che indicano in oltre il 20 per cento il tasso annuo di crescita del mercato mondiale della chirurgia robotica e dei robot chirurgici, pronti a integrare all’interno delle consolle, intelligenza artificiale, big data e algoritmi di machine learning, per fare della chirurgia robotica un’attività sempre più performante, flessibile e sostenibile, «ma sempre in aiuto e a sostegno della mano e del cervello del chirurgo, perché ricordiamoci che il robot mette in pratica solo ciò che l’uomo idea e progetta», ricorda Falez.
E il paziente? Le analisi del RIAP mettono in luce come, sempre riferiti al 2017, gli interventi di protesi di ginocchio sono stati effettuati su pazienti con età media generale di 70 anni, per la protesi totale, e di 67 anni per quella parziale, per il 68 per cento femmine e il 32 per cento maschi, con l’artrosi primaria come causa principale per la sostituzione dell’articolazione (95 per cento del totale).

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Chirurgia mini-invasiva per emicrania e cefalee

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 giugno 2019

Edoardo Raposio, docente di Chirurgia plastica all’Università di Parma, ha presentato nei giorni scorsi a Bologna, al 10° congresso della World Society for Reconstructive Microsurgery, le ricerche condotte a Parma sulla chirurgia mini-invasiva per emicranie e cefalee. Il prof. Raposio è stato moderatore e relatore (unico italiano) della sessione internazionale dedicata alla terapia chirurgica delle emicranie e cefalee muscolo-tensive, e ha potuto presentare alla platea (nel complesso quasi 1.500 chirurghi plastici e microchirurghi provenienti da università italiane e straniere) l’esperienza e il nuovo approccio terapeutico del gruppo di Parma, fondato sulla liberazione mini-invasiva di alcuni nervi la cui irritazione causa l’insorgenza degli attacchi.Recenti teorie relative alla patogenesi dell’emicrania e delle cefalee muscolo-tensive hanno infatti ipotizzato che queste, in molti casi, siano correlate a un meccanismo di ipereccitabilità e infiammazione neuronale dovuto alla compressione di alcuni nervi periferici cranio-facciali da parte di strutture vascolari o muscolari vicine, e che questi “trigger points”, o “punti scatenanti”, possano essere eliminati con la chirurgia mini-invasiva.Ecco dunque il nuovo approccio terapeutico illustrato dal prof. Raposio: un approccio che consiste nella legatura (in anestesia locale) di uno o più piccoli vasi sanguigni (senza alcuna conseguenza negativa) dello scalpo. Questi vasi, irritando i nervi vicini, vanno a scatenare gli attacchi di cefalea o emicrania, ottenendo un risultato positivo in oltre il 90% dei pazienti trattati.Queste ricerche sono state illustrate, sempre dal prof. Raposio, il mese scorso al Congresso annuale della Società Giapponese di Chirurgia Plastica (a Sapporo) e al Congresso annuale della Società Europea di Chirurgia Plastica (a Helsinki), suscitando un grande interesse.

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I tumori curati con la chirurgia

Posted by fidest press agency su martedì, 18 giugno 2019

Roma, 21 giugno 2019, ore 10.30-13 Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani (Via della Dogana Vecchia 29) più del 50% dei casi di tumore può essere curato solo con la chirurgia. La letteratura scientifica ha stabilito gli standard relativi al numero di interventi che ogni ospedale dovrebbe eseguire all’anno nelle diverse forme di cancro. Ad esempio, almeno 50-70 operazioni per il carcinoma del polmone, almeno 50 per il pancreas e 20-30 per lo stomaco. È dimostrata la stretta correlazione tra il volume di procedure chirurgiche oncologiche effettuate ogni anno e l’esito delle cure. E sempre più pazienti chiedono informazioni sui luoghi di cura. Quali ospedali eseguono il numero adeguato di interventi in neoplasie frequenti come quelle alla mammella, al polmone e allo stomaco? In quali Regioni si trovano i centri che soddisfano gli standard minimi richiesti per la chirurgia del cancro pancreas o dell’ovaio? Sono alcune delle domande a cui risponde il progetto “Dove mi curo, come mi curo” di Fondazione AIOM. Per illustrare i contenuti dell’iniziativa, Fondazione AIOM organizza venerdì 21 giugno(ore 10.30-13) a Roma (Sala Zuccari, Palazzo Giustiniani, Via della Dogana Vecchia 29) un convegno nazionale in cui interverranno, fra gli altri, Fabrizio Nicolis (presidente Fondazione AIOM), Alessandro Gronchi (Presidente Eletto SICO, Società Italiana di Chirurgia Oncologica), Maria Chiara Corti (Coordinatore delle Attività del Programma Nazionale Esiti di AGENAS), Flavia Petrini (Presidente SIAARTI, Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) e Alessio Piredda (FNOPI, Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche).

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L’esperienza della chirurgia robotica

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Bologna Sabato 11 maggio, alle ore 11, presso la Sala della Cultura del Palazzo Pepoli, (Museo della Storia di Bologna), in via Castiglione 8, il prof.Giorgio Ercolani, direttore della Chirurgia e Terapie Oncologiche Avanzate dell’ospedale di Forlì (Ausl Romagna), interverrà alla quinta edizione del Festival della Scienza medica per parlare dell’esperienza della chirurgia robotica forlivese.Il titolo dell’incontro, “Più Robot e meno Burnout per prevenire effetti collaterali in chirurgia” , rientra perfettamente nel tema dell’edizione di questa edizione del prestigioso Festival, “Intelligenza della salute” ,in programma a Bologna dal 9 al 12 maggio prossimi, che vedrà protagonisti, come ogni anno, scienziati di fama internazionale, tra cui Premi Nobel, massimi esperti in diversi campi della ricerca e dell’innovazione, con l’ambizioso obiettivo di avvicinare e rendere accessibile al grande pubblico la cultura medico-scientifica e le sue sfide. Nella chirurgia oncologica dell’apparato gastroenterico, l’approccio mininvasivo rappresenta a tutt’oggi la procedura migliore di trattamento per la maggior parte delle patologie.I benefici per il paziente derivanti dall’utilizzo di questa tecnica si traducono in un ridotto tasso di complicanze postoperatorie, minor dolore post-operatorio, rapida ripresa delle attività fisiche, degenza più breve e un risultato estetico migliore.La chirurgia robotica rappresenta un’evoluzione della tecnica laparoscopica, riducendo ulteriormente le perdite ematiche, e permette di garantire la mininvasività anche in situazioni più complesse. I chirurghi devono spesso affrontare il burnout, cioè una condizione di stress lavorativo cronico caratterizzato da esaurimento emotivo, un sentimento di scarsa realizzazione professionale e un eccessivo distacco emotivo del medico dal paziente. Il burnout ha un impatto negativo non solo sul benessere psicologico del medico ma anche sulla qualità del suo lavoro. Ridurre gli effetti del burnout aumenterebbe la motivazione e soddisfazione lavorativa dei medici e, al contempo, favorirebbe l’instaurarsi di una relazione più collaborativa tra medico e paziente. Insieme al forlivese prof. Giorgio Ercolani, peraltro componente del Comitato Scientifico del Festival, interverrà all’incontro il prof. Paolo Maria Russo.

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Rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

La chirurgia ginecologica ha un impatto rilevante sulla qualità della vita e del benessere della popolazione femminile, rappresentando una casistica importante, con circa 6.000 interventi/anno solo nella Regione Toscana. L’innovazione e l’adozione della chirurgia mininvasiva assumono in questo contesto un ruolo fondamentale. Tuttavia l’adozione di tecniche innovative e all’avanguardia prevede un’analisi di sostenibilità e un progetto in rete di formazione e sviluppo per le strutture e per i professionisti di tutti i centri della Regione.La maggior parte delle procedure chirurgiche ginecologiche può essere eseguita con metodiche mininvasive con una ricaduta importante sul benessere della popolazione e un impatto economico ed organizzativo positivo sul Sistema Sanitario Regionale, principalmente attraverso la riduzione delle degenze ospedaliere. Nonostante questo, il tasso di procedure eseguite con modalità mininvasiva è estremamente variabile sul territorio regionale, con strutture che raggiungono percentuali elevate ed altre che non erogano chirurgia mininvasiva, con una media di circa il 20% delle procedure più comuni, come l’isterectomia, eseguite in modalità mini-invasiva, a fronte di picchi che superano l’80% in centri selezionati.Innovazione, equità di accesso alle cure e formazione sono i temi cardine del congresso organizzato dal Presidente, il Professor Tommaso Simoncini, con la finalità di promuovere un lavoro sinergico con tutti gli attori del settore, dai rappresentanti delle istituzioni ai chirurghi con la finalità condivisa di aumentare gli standard qualitativi dei centri e di garantire un migliore accesso alle cure. Tutto questo sarà possibile non solo grazie ad un’innovazione tecnologica sostenibile, ma anche grazie alla formazione del personale attraverso progetti di rete che coinvolgano tutti gli operatori.

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Salute. Ettore (Fesmed), cambiare formazione o non avremo più chirurghi e ginecologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

“Il Sistema Sanitario Nazionale è in piena emergenza: occorre investire sulla formazione o non avremo più medici, soprattutto chirurghi e ginecologi, anche a causa della fuga dalle sale operatorie e dalle sale parto per gli elevati rischi di contenzioso medico-legale. Oggi la programmazione dell’accesso alle facoltà di medicina e alle scuole di specializzazione è inadeguata e la formazione post-laurea del tutto insufficiente. Da anni denunciamo le anomalie del sistema di selezione e formazione che non copre neanche il fabbisogno indotto dai progressivi pensionamenti. Nei prossimi cinque anni si prevede il pensionamento di circa 30.000 medici. Per rimpiazzarli sarebbe necessario raddoppiare l’attuale numero di borse (6.200 Miur e 640 regioni) con un attento calcolo dei fabbisogni di personale per specialità correlati ai volumi e alla complessità delle attività, per ridare sicurezza ai luoghi di lavoro e applicare al meglio la direttiva europea sull’orario di lavoro. Il concorso nazionale attuale è del tutto inadeguato e, tra le altre anomalie, porta spesso al cambio di indirizzo dopo il primo anno, lasciando posti vacanti e contratti persi. L’Università, da sola, non è in grado di far fronte alle reali necessità, è tempo di istituire gli Ospedali di Insegnamento con compiti integrativi rispetto a quelli dell’Università, per garantire adeguati standard qualitativi di formazione e consentire agli specializzandi una reale formazione sul campo. Ci auguriamo di poter portare avanti con il governo un discorso sinergico”. Lo afferma Giuseppe Ettore, presidente Fesmed, Federazione Sindacale Medici Dirigenti al termine dell’incontro con il Sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi.

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Tumore del rene: Chirurgia e farmaci per impedire le recidive

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 giugno 2018

È italiano il primo studio al mondo che fornisce informazioni decisive sull’approccio multidisciplinare integrato, cioè sull’utilizzo della chirurgia e della terapia medica nel tumore del rene avanzato. E’ stato presentato al 54° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) a Chicago dal prof. Giuseppe Procopio, responsabile dell’Oncologia Medica genitourinaria della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Nel 2017 in Italia sono stati stimati 13.600 nuovi casi di tumore del rene (9.000 uomini e 4.600 donne), circa l’80% è costituto dal carcinoma a cellule renali. Lo studio RESORT, di fase II, ha coinvolto 76 pazienti di 12 centri italiani, colpiti da questa neoplasia precedentemente operati al rene (nefrectomia). Questi pazienti presentavano non più di 3 metastasi. “La chirurgia radicale delle metastasi seguita da un periodo di osservazione è la strategia comunemente utilizzata nei pazienti colpiti da carcinoma a cellule renali avanzato – spiega il prof. Procopio -. Nello studio, coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, abbiamo confrontato questo approccio con quello costituito da chirurgia delle metastasi seguita dal trattamento con un farmaco mirato anti-angiogenico. L’obiettivo era valutare se questa seconda opzione potesse offrire benefici in termini di sopravvivenza libera da recidiva. La ricerca non ha evidenziato differenze statisticamente significative nei due approcci”. La sopravvivenza libera da recidiva a 1 e 2 anni era pari al 62% e 52% nei pazienti trattati con l’approccio integrato e al 74% e 59% in quelli nel braccio di osservazione. “Però, in un sottogruppo di pazienti con specifici tipi di metastasi resecate – continua il prof. Procopio -, si è evidenziato un decorso favorevole grazie all’integrazione della chirurgia e della terapia farmacologica. È il primo studio che analizza questo specifico contesto clinico. Quindi vanno selezionati i pazienti candidabili ai diversi approcci in base alle sedi e della numerosità delle metastasi. Senza dimenticare che la collaborazione multidisciplinare tra urologi, chirurghi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi e medici nucleari rappresenta oggi un percorso necessario”. “L’alto profilo di tollerabilità dell’immunoterapia – conclude il prof. Procopio – porta questa opzione a prevalere su altri tipi di cura. In particolare, nivolumab è la prima molecola immuno-oncologica a dimostrare un beneficio di sopravvivenza in pazienti precedentemente trattati: il 39% è vivo a 3 anni rispetto al 30% di quelli che hanno ricevuto everolimus (terapia target). Oltre all’incremento della sopravvivenza globale va considerato il miglioramento della qualità di vita garantito dall’immuno-oncologia, già evidenziato dallo studio che ha condotto all’approvazione di nivolumab in monoterapia nel trattamento del carcinoma a cellule renali avanzato pretrattato. E un altro studio che sarà presentato all’ASCO pone in piano il beneficio in termini di qualità di vita che emerge anche con la combinazione di due molecole immunoterapiche, nivolumab e ipilimumab, in prima linea”.

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Chirurgia, seminario sull’Enhanced Recovery after Surgery

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2018

Parma mercoledì 4 aprile, alle ore 16.30, nella Sala Congressi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma (via Gramsci 14) nell’ambito dei seminari in Chirurgia generale organizzati dalla Scuola di specializzazione in Chirurgia generale dell’Università di Parma (Dipartimento di Medicina e Chirurgia) e dall’azienda Ospedaliero-Universitaria. Il prof. Carlo Feo, docente di Chirurgia generale all’Università d Ferrara, terrà infatti il seminario Enhanced Recovery After Surgery (ERAS) dopo chirurgia colo-rettale: lo stato dell’arte.
L’Enhanced Recovery After Surgery (ERAS), introdotto dal chirurgo danese Henrik Kehlet a metà degli anni Novanta, è un concetto che ha rivoluzionato la gestione pre e post-operatoria del paziente chirurgico con la finalità di ottenere una precoce mobilizzazione, una ripresa funzionale anticipata, una riduzione delle complicanze post-operatorie, una riduzione della degenza con riduzione dei costi sanitari, consentendo il miglioramento complessivo della qualità della cura.
Naturale integrazione alle tecniche chirurgiche mini-invasive come la laparoscopia, l’ERAS consiste in protocolli gestionali del paziente che includono diversi “item” (ad esempio corretta alimentazione preoperatoria, anestesia/analgesia mirata, restrizione idrica, mobilizzazione precoce del sondino naso-gastrico e del catetere vescicale, ripresa precoce dell’alimentazione e della deambulazione, ecc.) i quali mirano al ristabilimento precoce delle normali funzioni, al controllo ottimale del dolore, a una riabilitazione postoperatoria intensiva, migliorando così la risposta dell’organismo allo stress operatorio.
L’ERAS si fonda in prima istanza sul principio della multidisciplinarità e del coinvolgimento del paziente. Sono necessari infatti da un lato l’integrazione del lavoro di tutti gli operatori sanitari (medici, infermieri, fisioterapisti, nutrizionisti, ecc.) allo scopo di ottenere una corretta gestione del paziente, e dall’altro la completa informazione del paziente e dei familiari sui diversi “item” del protocollo, allo scopo di garantire la sua adesione e partecipazione attiva (ad esempio alimentazione, mobilizzazione precoce, rimozione dei presidi, ecc.).La letteratura scientifica conferma come l’associazione di chirurgia mini-invasiva e protocolli ERAS dia i risultati migliori in termini di risultati a breve termine, complicanze post-operatorie, durata della degenza e qualità percepita. Di particolare rilevanza nel paziente neoplastico, l’ERAS consente di ridurre l’intervallo di tempo che intercorre tra l’intervento chirurgico e l’inizio di trattamenti adiuvanti complementari come la chemioterapia, con un possibile beneficio nella sopravvivenza a distanza.Il prof. Carlo Feo, uno dei chirurghi italiani con la maggiore esperienza nel campo, nel corso del seminario delineerà lo stato dell’arte in materia, con particolare riferimento alla chirurgia colo-rettale.

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Stenosi aortica, dal congresso Sic nuove indicazioni per la Tavi

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

Chirurgia laparoscopicaLinee guida per la pratica clinica, con lista di controllo più semplice identificarle. Ci sono novità nel trattamento dei pazienti con stenosi aortica: l’impianto percutaneo della valvola aortica, o Tavi, è consigliato ora non solo per i pazienti che hanno molte patologie (alto rischio), ma anche per i soggetti che hanno un rischio intermedio per la chirurgia. Come annuncia Ciro Indolfi, presidente eletto della Società italiana di cardiologia (Sic), le nuove raccomandazioni sono contenute nelle linee guida della Società europea di cardiologia e dall’expert opinion paper presentato a Roma in occasione del 78esimo congresso nazionale della Sic. «In Italia – spiega Indolfi – si effettuano oggi 68 Tavi per milione di abitanti, rispetto a una media europea di 87. Pertanto, prima dell’introduzione delle nuove linee guida che hanno aumentato le possibilità di tale trattamento, l’Italia era indietro rispetto all’Europa». La stenosi aortica è una malattia tipica dell’anziano, e con l’aumento della vita media sarà sempre più frequente. «Purtroppo – continua Indolfi – non esiste una terapia farmacologica e, se non interviene con l’impianto di una valvola, il 50% dei pazienti con una stenosi aortica sintomatica muore nell’arco di due-tre anni. La Tavi è la tecnica che permette di impiantare una valvola di maiale attraverso un catetere inserito in un’arteria della gamba senza anestesia generale e migliora l’opzione terapeutica per i pazienti con stenosi aortica severa inoperabili o ad alto rischio. La novità di quest’anno è stata la possibilità di allargare le indicazioni anche per i pazienti con un rischio intermedio per la chirurgia convenzionale (STS score uguale o superiore a 4)». Secondo il presidente eletto della Sic, la Tavi rappresenta la più grande innovazione tecnologica della cardiologia interventistica dopo gli Stent coronarici: «questa straordinaria tecnica ha consentito di salvare molte vite umane di pazienti con stenosi aortiche sintomatiche e che erano rifiutate dal cardiochirurgo perché inoperabili. Oggi l’aumento della vita media è stato ottenuto soprattutto grazie agli avanzamenti della terapia delle malattie cardiovascolari, pertanto più risorse dovrebbero essere allocate in queste metodiche salvavita di alta tecnologia». (foto: Chirurgia laparoscopica) (fonte: doctor33)

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Sanità: Fondazione Cuore Domani per una cardiochirurgia del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

cardiopatiaDurante il convegno che si è tenuto a Roma per festeggiare i 50 anni dalla fondazione della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca è stata annunciato l’avvio della “Fondazione Cuore Domani Sicch Research Onlus”, che avrà il compito di promuovere lo studio, la ricerca, la cura e la prevenzione delle malattie cardiovascolari con particolare attenzione alle patologie dell’anziano.
“Le malattie cardiovascolari sono la causa più frequente di morte in Italia, essendo responsabile di circa il 36% dei decessi. L’incidenza di queste patologie – spiega il prof. Alessandro Parolari, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione – aumenta all’aumentare dell’età e sappiamo che la vita media in Italia è andata costantemente crescendo, con un conseguente aumento del costo sociale. Il rischio più concreto di questa situazione è una crescita progressiva della spesa sanitaria con una presumibile riduzione delle risorse disponibili pro-capite e minori possibilità di cura. A tal fine la Fondazione avrà anche l’obiettivo di stimolare, sviluppare e coordinare progetti di ricerca scientifica orientati non solo all’innovazione, ma – sottolinea – alla valutazione dell’efficacia e del rapporto costo/beneficio delle diverse terapie disponibili per le patologie cardiovascolari della popolazione italiana”. “Ma è sulla formazione che si gioca il futuro – conclude Parolari – così la Fondazione Cuore Domani promuoverà il training dei nuovi cardiochirurghi italiani verso tecniche sempre più personalizzate sull’anziano, per porre, come ha fatto negli ultimi 50 anni, il paziente al centro delle cure”.

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Congresso ‘Hepatology in motion: research and utilities’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 novembre 2017

Università di Napoli “Federico II”JPGNapoli da giovedì 23 novembre a sabato 25 si terrà il congresso ‘Hepatology in motion: research and utilities’ occasione per un confronto tra esperti provenienti da tutta Italia e dall’estero sulle novità a livello terapeutico, diagnostico e della ricerca in epatologia, che stanno modificando sostanzialmente l’organizzazione dell’assistenza sanitaria, la pratica clinica e l’approccio alle nuove esigenze del paziente.
Il congresso si aprirà alle ore 11 presso l’Aula magna della Scuola di Medicina e Chirurgia Università di Napoli ‘Federico II’ in Via Pansini 5, con una sessione dedicata all’HCV, seguita nel pomeriggio da una tavola rotonda cui parteciperanno tutte le società scientifiche, le associazioni dei pazienti e i rappresentanti dei media dal titolo: ‘Information, deformation and training. Scientific Societies between institutions and media’.

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In Campania Università e scuole di specializzazione di chirurgia da anni senza ferri chirurgici

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

ospedale-di-Cava-de-Tirreni“All’ospedale di Cava de’ Tirreni mancano da anni i ferri chirurgici per la sala operatoria”: la denuncia arriva dai consiglieri comunali di Fratelli di Italia, Clelia Ferrara e Renato Aliberti, che riportano l’inquietudine dei medici cavesi . Da quasi due anni infatti e nonostante siano state espletate tutte le procedure di gara la sala operatoria del reparto di chirurgia generale e d’urgenza e’ ancora sprovvista di ferri chirurgici”.”Siamo alla situazione paradossale – spiegano i due esponenti di Fratelli di Italia – che i medici dell’ospedale di Cava per non interrompere l’attività operatoria siano costretti ad utilizzare i ferri chirurgici personali che iniziano peraltro ad essere usarati “.
“E se questa è la condizione delle sale operatorie delle Università che dovrebbero essere poli di ricerca ed eccellenza figuriamoci in quali condizioni versano gli ospedali di frontiera” commentano i due politici salernitani. “I responsabili di tale ennesima vergogna della sanità in Campania hanno un nome e cognome: il direttore generale dell’azienda ospedaliera Ruggi D’Aragona Nicola Cantone e il commissario Vincenzo De Luca che continuano a gestire il comparto senza sradicare le ottiche clientelari , abbandonando invece i tanti operatori che ,tra mille difficoltà e l’indifferenza dei potenti ,provano a rispondere alle richieste di assistenza dei cittadini” – il Sindaco Servalli batta un colpo per dire che è ancora alla guida della città e si unisca alla nostra protesta” concludono i due consiglieri cavesi.

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Chirurgia robot assistita: costi ancora alti rispetto all’efficacia

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 ottobre 2017

Chirurgia laparoscopicaRispetto alla procedura laparoscopica, la nefrectomia radicale eseguita con la chirurgia robotica non si associa a un aumento del rischio di complicanze post-operatorie, ma comporta un aumento sia del tempo operatorio sia dei costi di degenza ospedaliera. Ma non solo: quando eseguita da chirurghi con esperienza specifica variabile, la chirurgia robotica nella resezione del cancro rettale non conferisce vantaggi rispetto alla tecnica consueta in termini di rischio di complicanze. Ecco, in sintesi, quanto emerge da due studi pubblicati su Jama di cui il primo, firmato da In Gab Jeong dell’Università di Ulsan College of Medicine di Seoul e dai colleghi del Centro Medico di Stanford di California, ha esaminato l’uso della nefrectomia radicale robot assistita confrontando prognosi e spese di degenza con quelle della procedura laparoscopica. Al trial hanno preso parte 23.753 pazienti operati per una neoformazione renale in 416 ospedali statunitensi tra il gennaio 2003 e il settembre 2015. «Nonostante l’uso della chirurgia robotica sia aumentato nella pratica urologica dell’ultimo decennio, costi ed efficacia della nefrectomia robotica non erano ancora ben conosciuti» spiega Jeong. Nel secondo studio David Jayne dell’Università di Leeds, Regno Unito, e colleghi hanno confrontato la chirurgia laparoscopica e quella robot-assistita sul rischio di complicazioni durante l’intervento di rimozione di una neoplasia rettale. «Sebbene anche in questo campo la chirurgia robotica stia guadagnando popolarità, i dati disponibili in materia di sicurezza ed efficacia sono limitati» spiega Jayne, sottolineando che tra le principali preoccupazioni nell’uso della chirurgia robotica ci sono i costi, sia per l’acquisto dell’apparecchiatura sia per la sua manutenzione. E in un editoriale di commento Jason Wright del Dipartimento di ostetricia e ginecologia della Columbia University a New York, conferma: «Senza una chiara dimostrazione di una migliore efficacia da parte delle procedure robotizzate, la questione costi diverrà sempre più importante. D’altro canto, ridurre l’onere economico legato ai costi di ricovero, nonché a quelli acquisto e mantenimento della chirurgia robot assistita potrebbe sopire gran parte delle critiche attuali». (fonte doctor33) (foto: Chirurgia laparoscopica)

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A Udine quattro giorni dedicati a chirurgia e trapianti

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

udineUdine Mercoledì 25 ottobre nel pomeriggio si svolgerà il corso precongressuale “Introducing a new concept in Kidney Transplantation”. Nella mattina inizierà la seconda parte del corso precongressuale dal titolo “From static to dynamic organ preservation” e nella seconda parte della mattinata avverrà la consegna della laurea Honoris Causa da parte del Professor Alberto De Toni, Rettore dell’Università di Udine, a Ronald W. Busuttil, Professore all’Università UCLA di Los Angeles e Direttore del Dipartimento di Chirurgia nello stesso ateneo. «Il Professor Busuttil è stato presidente dell’American Society of Transplant Surgeons e dell’International Liver Transplant Society» spiega Andrea Risaliti, Direttore della Clinica Chirurgica e del Centro trapianti fegato, rene e pancreas dell’ Azienda ospedaliero universitaria di Udine e Presidente del Congresso. «Nel 1984 il Professor Busuttil ha fondato il Programma trapianti di fegato alla UCLA University di cui è stato direttore per trent’anni. Il centro è diventato uno dei più importanti al mondo per il trapianto di fegato e ha eseguito quasi seimila trapianti». Giovedì pomeriggio inizierà il Congresso vero e proprio, dal titolo “HPB Surgery: Udine meets the experts”, in cui verranno descritte le tecniche di trapianto del fegato, compresi l’utilizzo della laparoscopia e della robotica, che proseguirà venerdì 27 ottobre. Sabato 28 ottobre, infine, è in programma un simposio satellite dedicato alla scuola italiana di chirurgia del seno.

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Chirurgia sempre più efficace per vincere le malattie del cuore

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

madridMADRID, Più di trenta cardiologi spagnoli e internazionali hanno partecipato al simposio “Cardiology in practice 2017” organizzato a Madrid dagli ospedali universitari La Zarzuela e Ramón y Cajal della città madrilena e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Ogni anno vengono pubblicati più di diecimila articoli scientifici relativi ai progressi che vengono raggiunti in cardiologia» spiega José Luis Zamorano, Presidente del simposio e Docente di Cardiologia all’Università di Madrid. «Oggi siamo in grado di diagnosticare disturbi cardiaci ancora prima che si manifestino i sintomi al paziente, stabilire la prognosi con maggiore sicurezza e assistiamo a un’autentica rivoluzione nelle terapie. Possiamo sostituire valvole cardiache senza anestesia generale, correggere difetti anatomici per via percutanea, prolungare la vita e migliorarne la qualità. Per questo continuo progredire della cardiologia, è fondamentale che i medici siano costantemente aggiornati e condividano tra loro le scoperte più recenti, ed è questo lo scopo principale del simposio» prosegue Zamorano. «La medicina di precisione progredisce a grandi passi nel settore della cardiologia. Abbiamo strumenti sempre più precisi, dati epidemiologici sempre più completi e maggiori informazioni sull’applicazione nella pratica quotidiana di trattamenti. Con il supporto di big data e intelligenza artificiale, siamo in grado di lavorare al meglio al servizio dei nostri pazienti».
Da non dimenticare inoltre i progressi tecnologici, che consentono di utilizzare nuove tecniche critiche e strumentazioni sempre più sofisticate. «La sostituzione percutanea della valvola mitralica diventerà una realtà nel breve-medio termine» annuncia Zaomorano. »La sostituzione della valvola aortica è già eseguita abitualmente per via transfemorale senza circolazione extracorporea. Il grande salto sarà utilizzare la via percutanea per intervenire nella patologia della valvola mitrale. Questa tecnica sarà presto disponibile e rappresenterà un grande vantaggio per i pazienti con lesioni della valvola mitrale».
Nuove tecnologie si stanno imponendo anche per contrastare i problemi di gestione dell’insufficienza cardiaca. »La prevalenza di questa malattia è in aumento in tutta Europa a causa dell’invecchiamento della popolazione e della cronicizzazione delle patologie cardiache. Stiamo iniziando a utilizzare dispositivi di assistenza ventricolare come terapia di destinazione. Sono pompe meccaniche impiantabili che aiutano il sangue ad andare dai ventricoli del cuore al resto del corpo. Inizialmente sono stati utilizzati per tenere sotto controllo i pazienti che è in attesa di un trapianto, ma oggi possono essere utilizzati come una soluzione autonoma e risolutiva, non come terapia di passaggio».
Da segnalare infine l’assegnazione da parte della Fondazione Internazionale Menarini di tre premi educativi destinati alla formazione. Il premio consiste nella possibilità di iscrizione, soggiorno e viaggio gratuiti a un prossimo congresso internazionale organizzato in Europa dalla Fondazione Internazionale Menarini.
La giuria, presieduta dal Marcelo Sanmartín, cardiologo dell’ospedale Ramón y Cajal di Madrid, ha assegnato il premio per il miglior articolo pubblicato nel 2016 a Sergio Moral, del Servizio di Cardiologia dell’Ospedale Valle de Hebron di Barcellona, per un articolo sulla patologia dell’aorta. Il premio per la migliore interpretazione di un elettrocardiogramma è stato assegnato Cristina Lozano, del Dipartimento di Cardiologia dell’ospedale Ramón y Cajal di Madrid, mentre il premio per la migliore interpretazione di un caso clinico è stato assegnato a Juan Luis Gutierrez, cardiologo interventista e ricercatore presso il Klinikum DRK Westend di Berlino.

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Open Day “Chirurgia della Mano e del Polso”

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 febbraio 2017

open day.pngRoma 17 febbraio presso il Rome American Hospital, si svolgerà dalle 9.00 alle 16.30 presso gli ambulatori dell’ospedale – in via Emilio Longoni, 81 l’Open Day “Chirurgia della Mano e del Polso”, un’iniziativa di screening gratuiti promossa dalla Fondazione HealthCare and Research Onlus in collaborazione con l’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica di Milano. La giornata è rivolta ad adulti e bambini che avranno l’opportunità di informarsi e ricevere un consulto sullo stato di salute dell’arto superiore (prenotazioni allo 06.2255777).
Il professor Giorgio Pajardi, direttore dell’U.O.C. di Chirurgia della Mano dell’Ospedale San Giuseppe, Gruppo MultiMedica, Università di Milano e consulente presso il Rome American Hospital, e la sua equipe eseguiranno un check up completo della mano e del polso. Particolare attenzione sarà rivolta a quelle categorie, come sportivi e musicisti, nelle quali la mano viene utilizzata in condizioni definibili “estreme”. Lo scopo è individuare precocemente la presenza di eventuali patologie e fornire consigli su come prevenirle e riconoscerle.“Per noi specialisti della mano, la tempestività è fondamentale; una diagnosi precoce, infatti ci permette di procedere con trattamenti il più possibile mininvasivi e, di conseguenza, di restituire all’individuo la piena funzionalità dell’arto nel minor tempo possibile­ – spiega il professor Pajardi -. Il successo ottenuto dalla Giornata negli ultimi due anni, ci ha fatto comprendere la reale necessità dei cittadini romani di conoscere meglio l’organo mano. Perciò, abbiamo deciso di organizzare nuovamente un open day dedicato, un momento d’informazione e sensibilizzazione aperto a tutti”.Dopo la visita, un terapista della mano spiegherà, grazie ad alcune semplici tecniche di mobilizzazione quotidiana della mano, come evitare l’invecchiamento articolare, una delle cause di patologie come il dito a scatto, la malattia di Dupuytren, la sindrome del tunnel carpale e la rizoartrosi. Condizioni per la cura delle quali, oggi, gli specialisti hanno a disposizione diversi trattamenti mininvasivi e, in alcuni casi, non chirurgici. “Il De Quervain e il dito a scatto, ad esempio, sono infiammazioni dei tendini che, tendenzialmente, danno un buon riscontro nella cura non chirurgica – spiegano le dottoresse Galla Bonanni e Laura Frontero, rispettivamente terapista della mano e assistente del professor Pajardi presso il Rome American Hospital -. In base alla patologia si confezionano su misura tutori di scarico, statici progressivi o dinamici, su indicazione del chirurgo. Ognuno di questi, presenta caratteristiche differenti e, a seconda della prescrizione, devono essere indossati il giorno, la notte o in abbinamento. Nel caso della malattia di Dupuytren, invece, subito dopo il trattamento si procede con il confezionamento di un tutore detto statico, modificato di volta in volta durante le sedute di fisioterapia”.

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Chirurgia nel paziente anziano

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

034-Figura di vecchio seduto addormentato con mani strette a pugno chiuso, 1944, Carboncino, cm 1L’invecchiamento della popolazione porta con sé nuove necessità in ambito medico: oggi, due interventi su cinque sono eseguiti su pazienti con più di 65 anni. Chirurghi, anestesisti e infermieri sono chiamati così a conoscere la specificità del corpo che invecchia e a gestirne la complessità. A tal proposito l’Inrca – Istituto Nazionale Riposo e Cura Anziani – organizza il convegno “Le urgenze chirurgiche nel grande anziano” (sabato 17 dicembre Auditorium della Montagnola, Ancona), un momento di approfondimento per gli specialisti che devono prendersi cura del paziente geriatrico e lo accompagnano dalla diagnosi, al momento dell’ingresso in ospedale, all’operazione, così da renderlo in grado di sopportare l’intervento riducendo al minimo le complicanze. “I pazienti anziani – spiega Gianfranco Boccoli, Responsabile dell’Unità operativa di Geriatria Inrca – hanno specifici fattori di rischio e bisogni che i professionisti debbono imparare a conoscere. È necessario fornire adeguati strumenti perché ogni trattamento deve essere multidisciplinare ed è indispensabile il lavoro di équipe”. Particolarmente importante è la valutazione preoperatoria, dove sono molti gli aspetti di cui tener conto. In primis, l’invecchiamento fisiologico: “le funzioni dell’organismo anziano risultano ridotte, così come lo è la capacità di adattamento allo stress, come quello rappresentato da un intervento chirurgico”, spiega Boccoli. Poi ci sono le malattie croniche e le multipatologie: il 30% degli over 65 ha almeno due o più malattie tra loro correlate, i cui effetti sull’organismo non solo si sommano ma interagiscono in modi diversi, portando a circoli viziosi che aumentano la vulnerabilità”. A ciò si aggiunge la polifarmacoterapia: spesso infatti manca una revisione completa di tutte le sostanze assunte dal paziente, che possono accumularsi e interagire fra loro.
“L’incremento dell’età media – conclude il dottore – è un dato con cui ciascun medico si confronta quotidianamente, è una ulteriore sfida per il chirurgo che, oggi, ma ancor di più in futuro, dovrà confrontarsi con pazienti che richiedono interventi chirurgici urgenti o d’emergenza”. (foto: paziente anziano)

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