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Grandi investimenti per salvare il lago Ciad. Il ruolo del “Progetto Transaqua”

Posted by fidest press agency su domenica, 12 Mag 2019

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha recentemente dichiarato l’intenzione di affiancare il presidente della Nigeria, Muhammadu Buhari, nella raccolta di fondi per la realizzazione del progetto di “trasferimento idrico” dalla regione dell’Africa centrale verso il Lago Ciad, nel Sahel. Intendono presenziare insieme a un Forum Speciale dove coinvolgere sponsor pubblici e privati per finanziare il progetto.
L’intero grande progetto richiederebbe 50 miliardi di dollari che i paesi direttamente interessati dal bacino acquifero del lago Ciad, cioè la Nigeria, il Camerun, il Niger e il Ciad, ovviamente non sarebbero da soli in grado di disporre.
L’accordo è stato mediato dall’African Development Bank, che negli anni passati si è mossa con grande impegno per la realizzazione d’infrastrutture in Africa e portare il continente e la sua popolazione fuori dal sottosviluppo e dal continuo spettro della povertà.
A causa di una gestione del lago quasi inesistente e, soprattutto, dell’avanzamento del deserto, nei decenni passati il lago ha perso il 90% della sua superficie, con catastrofici effetti climatici e sociali.
Come è risaputo, intorno al bacino del lago vivono circa 30 milioni di persone che di giorno in giorno vedono le loro vite e il loro futuro sempre più minacciati. Di conseguenza, sono sorti conflitti tra i paesi rivieraschi per l’approvvigionamento dell’acqua e forti tensioni tra agricoltori e pescatori. Una vera lotta tra poveri.
Non c’è quindi da essere sorpresi se i giovani di queste terre vogliano o debbano emigrare e se altri possano finire nelle reti del terrorismo e del crimine organizzato. Com’è noto sono proprio la mancanza di lavoro e le guerre locali, le cause principali delle migrazioni anche verso l’Europa.
E’ il caso di ricordare che la parte centrale del programma d’investimenti ipotizzato sarebbe la realizzazione del “Progetto Transaqua”, elaborato ben 40 anni fa dall’impresa italiana “Bonifica” del gruppo IRI per la creazione di un canale lungo 2.400 km per portare acqua dolce dal fiume Congo verso il lago Chad.
Già nel febbraio 2018 nella conferenza internazionale sul lago Ciad, tenutasi ad Abuja in Nigeria con la partecipazione anche dell’Italia e dell’Unesco, si era sostenuto con forza la realizzazione di Transaqua. Allo stato, il trasferimento idrico tra i bacini acquiferi non ci sembra un’opzione né un “miraggio faraonico” ma una vera e propria necessità.
Si prevede il trasferimento di 100 miliardi di metri cubi di acqua all’anno dal bacino del fiume Congo al lago Ciad, equivalente a circa l’8% della portata del fiume, che, comunque, la scarica tutta nell’Oceano Atlantico. Il piano prevede anche la costruzione di un sistema di dighe, bacini artificiali e canali che forniranno energia pulita, trasporto fluviale e acqua dolce per le popolazioni interessate e per lo sviluppo di un moderno settore agroindustriale nell’Africa Centrale.
Transaqua affronta molti aspetti della crisi africana, offrendo la possibilità di lavoro e benefici per i paesi a sud del Sahel, inclusa la Repubblica Democratica del Congo, che metterebbe a disposizione l’acqua in cambio di un importante arricchimento infrastrutturale e produttivo.
Come prevedibile, la Cina è il primo paese a essere interessato, non solo per ragioni geopolitiche ma anche per soddisfare la sua necessità di importare beni alimentari.
Già nel 2016 PowerChina, il gigantesco conglomerato industriale cinese che ha costruito anche la diga delle Tre Gole, aveva discusso del progetto con il governo della Nigeria esprimendo la sua disponibilità a partecipare al finanziamento e alla realizzazione dello stesso.
Oltre ai grandi investimenti miliardari in molti paesi dell’Africa, Pechino organizza ogni due anni uno specifico forum con la partecipazione di tutti i capi di stato africani. L’ultimo si è tenuto lo scorso settembre dove la Cina ha presentato il piano d’integrazione dell’Africa nelle Vie della Seta, la Belt and Road Initiative.
Nel frattempo si è mossa anche la Russia che il prossimo ottobre organizzerà il primo Russian African Summit con i leader di tutti i paesi africani.
L’Italia, fin dai tempi di Enrico Mattei, è sempre stata attenta all’idea di una vera cooperazione e dello sviluppo dell’Africa. Da sola, però, non è riuscita a smuovere gli altri grandi attori occidentali e internazionali.
Lo scorso ottobre è stato meritoriamente firmato un memorandum d’intesa tra il nostro Ministero dell’Ambiente e la Commissione del Bacino del Lago Ciad per il finanziamento dello studio di fattibilità del Progetto Transaqua. L’Italia vi contribuisce con 1,5 milioni di euro. Anche PowerChina cofinanzia lo studio.
Negli ultimi anni l’Europa ha ripetuto la necessità di lanciare un “Piano Marshall per l’Africa” per sviluppare il continente e per contenere il flusso dei cosiddetti “migranti economici” verso l’Europa. Questo a parole.
L’Italia ha sempre mantenuto un rapporto storico positivo con molti paesi africani. Siamo conosciuti come i costruttori di dighe e d’importanti infrastrutture. E’ interesse nostro e dell’Europa di lavorare per una genuina collaborazione, superando anche qualche vecchio retaggio del colonialismo di certi paesi europei.
In definitiva, la realizzazione del grandioso progetto in questione sarebbe un aiuto concreto allo sviluppo del continente africano e un modo serio di “aiutarli a casa loro”. Sarebbe, inoltre, anche una scelta coerente per difendere la Terra dal processo di desertificazione evidenziato dallo stesso ONU. Sarebbe probabilmente una risposta importante al problema dei mutamenti climatici denunciati dagli scienziati e dai giovani di tutto il mondo. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista)

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Nuove violenze nella Repubblica Centrafricana spingono migliaia di persone verso il Ciad

Posted by fidest press agency su sabato, 6 gennaio 2018

Onu palaceL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta registrando e aiutando migliaia di nuovi rifugiati in arrivo nel Ciad, soprattutto donne e bambini in fuga da un recente riacutizzarsi delle violenze nel nordest della Repubblica Centrafricana.Si stima che dalla fine di dicembre siano arrivati nel Ciad meridionale più di 5.000 rifugiati, in fuga dagli scontri tra i gruppi armati Mouvement national pour la libération de la Centrafrique (MNLC) e Révolution et Justice (RJ) nella città di Paoua. In questa città, situata nel distretto di Ouham-Pendé, si registra la presenza di altri 20.000 sfollati interni.Insieme al governo del Ciad, l’UNHCR ha finora registrato circa 2.350 nuovi rifugiati nel villaggio di Odoumian, a poco meno di 15 chilometri dal confine con la Repubblica Centrafricana.Molti rifugiati hanno raggiunto i dipartimenti di Nya-Pende e Lam Mountains a piedi. Le autorità locali affermano che dal 27 dicembre 2017, data di inizio degli ultimi scontri, sono arrivati circa 5.600 rifugiati. Più di 1.000 sono invece giunti ai campi per rifugiati nei pressi della città di Goré.Stiamo assistendo al più grande movimento di rifugiati dalla Repubblica Centrafricana, superando il numero totale registrato nel 2017, quando circa 2000 persone fuggirono in Chad. In molti riferiscono diffuse violazioni dei diritti umani commesse dai membri dei due gruppi armati nei villaggi lungo il confine tra Repubblica Centrafricana e Ciad.Il confine con la Repubblica Centrafricana è ufficialmente chiuso. L’UNHCR accoglie con favore il gesto umanitario delle autorità del Ciad, che hanno permesso l’ingresso ai rifugiati in cerca di protezione internazionale nonostante la chiusura.L’Agenzia ONU per i Rifugiati sta inoltre aiutando le autorità del Ciad a registrare e ad assistere i rifugiati. Insieme alle agenzie partner, l’UNHCR fornisce anche check-up medici a tutti i rifugiati in condizioni di salute precarie.Il Ciad ospita più di 75.000 rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana, su un totale di 538.000 ospitati in tutti gli Stati confinanti.Nella Repubblica Centrafricana la situazione è andata deteriorandosi in maniera significativa durante la seconda metà del 2017. La violenza armata e gli attacchi nei confronti delle associazioni umanitarie e dei peacekeepers hanno provocato un aumento del 50% nel numero degli sfollati interni, facendo salire il totale dai 400.000 di maggio ai 600.000 della fine dell’anno. Il numero totale dei rifugiati e degli sfollati interni è il più alto mai registrato nella Repubblica Centrafricana, circa un quarto della popolazione totale, che si assesta sui 4,6 milioni.

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Bacino del Lago Ciad: una crisi radicata nella fame, nella povertà e nella mancanza di sviluppo rurale

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 aprile 2017

Fao-RomaRoma. La crisi che sta colpendo le popolazioni già tormentate dal conflitto nella regione del bacino del Lago Ciad è dovuta a decenni di abbandono, mancanza di sviluppo rurale e all’impatto dei cambiamenti climatici. Affrontare questi problemi includendo investimenti in agricoltura sostenibile è l’unico modo per garantire una soluzione duratura, ha affermato oggi il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva.
Circa 7 milioni di persone sono a rischio di una grave insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, che include parti del Camerun, del Ciad, del Niger e in nord-est della Nigeria. Solo in quest’ultima, circa 50.000 persone sono colpite della carestia.
Mentre scontri e violenze hanno causato notevoli sofferenze, l’impatto del degrado ambientale e dei cambiamenti climatici – ad esempio attraverso siccità consecutive – stanno esacerbando la situazione, ha affermato il Direttore Generale.Dal 1963, ha ricordato, il Lago Ciad ha perso circa il 90 per cento della sua massa d’acqua, con conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare e per i mezzi di sussistenza delle popolazioni che dipendono dalla pesca o dalle attività agricole che utilizzano l’acqua del lago per l’irrigazione. Mentre il lago è andato restringendosi, la popolazione della regione ha continuato ad aumentare, comprendendo anche milioni di sfollati dalle aree maggiormente colpite dal conflitto.
La FAO, assieme ai suoi partner e ad altre agenzie ONU, lancia un appello perché la comunità internazionale intervenga con urgenza – combinare aiuti alimentari per l’immediato e sostegno alla produzione di cibo sul lungo periodo è l’unico modo per incidere sulla situazione, vista la sua gravità.Graziano da Silva ha reiterato il messaggio lanciato durante la sua visita a Maduguri, nel nord-est della Nigeria, la settimana scorsa: se i contadini perderanno la prossima stagione di semina tra maggio e giungo, non ci saranno altri raccolti sostanziali fino al 2018. Se non faremo ripartire la produzione agricola, la sicurezza alimentare già grave e diffusa peggiorerà ulteriormente e la dipendenza da aiuti alimentari esterni si estenderà ancora.Durante la sua visita nella regione e nella capitale del Ciad N’Djamena, Graziano da Silva ha presentato il Piano strategico di Risposta alla crisi nel bacino del Lago Ciad (2017-19).
Le attività principali comprendono: la distribuzione di sementi e di mangimi animali, il trasferimento di denaro e la fornitura di cure veterinarie. Questo garantirà ai contadini sfollati, e a quanti hanno fatto ritorno, un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte di cibo e permetterà agli allevatori vulnerabili di prevenire ulteriori perdite di bestiame.C’è tuttavia un profondo gap tra quanto è necessario per affrontare la prossima stagione di semina e quanto la comunità internazionale ha già donato. Dei 62 milioni di dollari richiesti dal Piano di Riposta umanitaria per la Nigeria 2017, la FAO ha ricevuto solamente 12,5 milioni.Il Direttore Generale della FAO ha sottolineato che la situazione del Lago Ciad riflette, in molti aspetti, le minacce affrontate da diversi paesi africani, dove tensioni etniche o religiose alimentate dalla povertà rurale e dalla disoccupazione – soprattutto giovanile – potrebbero sfociale in crisi aperte.Per affrontare queste situazioni è pertanto fondamentale promuovere e sostenere pratiche agricole sostenibili e di lungo termine, che possano permettere alle popolazioni rurali di adattarsi ai cambiamenti climatici e alla crescente scarsità di risorse naturali, come acqua e foreste.Per fare questo servono maggiori investimenti in agricoltura, ha sottolineato Graziano da Silva, citando ad esempio l’Etiopia, dove il sostegno fornito dal governo ha permesso di alleviare l’impatto della siccità collegata a El Niño.
Nel bacino del Lago Ciad, la FAO sta aiutando contadini e sfollati a produrre cibo e a vendere i propri surplus ai mercati, anche attraverso la distribuzione di voucher in denaro per stimolare la domanda di prodotti agricoli.Assieme ai suoi partner, la FAO sta inoltre esplorando la possibilità di introdurre tecniche di irrigazione che permettano di risparmiare acqua, e collabora alla formazione dei contadini nell’utilizzo di tali tecniche.SOURCE Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO)

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Violenze nel Ciad

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

ciadL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) condanna le violenze esplose nel Ciad occidentale ed esprime cordoglio per la perdita di vite umane provocate durante il fine settimana dagli attacchi suicidi sferrati nella città di Baga Sola. Esprimiamo particolare preoccupazione per l’attacco al campo per sfollati interni ciadiani di Kousseri nella città di Baga Sola, che ha provocato almeno 22 morti. L’attacco ha avuto luogo in una zona dove l’UNHCR e altre agenzie umanitarie stanno cercando di garantire protezione e assistenza alle decine di migliaia di persone sfollate dalle loro case a causa del conflitto con Boko Haram. Dai rapporti delle autorità locali e delle Nazioni Unite emerge che si è trattato di attentatori suicidi, tra cui tre donne e due bambini, che avrebbero attaccato il mercato e il campo per sfollati di Kousseri alla periferia di Baga Sola nella giornata di sabato pomeriggio. L’ultimo bilancio relativo ai due siti colpiti dagli attacchi fa riferimento a 47 morti e decine di feriti. I casi più gravi sono stati trasportati in elicottero a N’Djamena.L’UNHCR collabora con altre agenzie nel campo profughi di Dar Es Salam, a 10 chilometri da Baga Sola. Tutto il personale dell’Agenzia dispiegato nella zona e gli oltre 7mila rifugiati provenienti da Nigeria e Niger presenti nel campo sono salvi. Tuttavia sono stati sospesi i viaggi verso queste zone e all’interno della regione del Lago Ciad. Anche i voli delle Nazioni Unite che permettono l’evacuazione delle persone o che portano rifornimenti di emergenza sono attualmente sospesi.Nelle ultime settimane l’UNHCR ha intensificato l’assistenza per alleviare la difficile situazione dei 60mila sfollati interni nella zona del lago, distribuendo beni non alimentari a più di 32.800 persone. Inoltre, l’UNHCR ha anche sostenuto il governo trasportando prodotti alimentari per gli sfollati dalla capitale alla zona del Lago, tra cui riso, olio e zucchero. Anche altre organizzazioni, tra cui MSF, WFP, UNICEF e il Movimento della Croce Rossa, stanno cercando di dare risposta ai bisogni umanitari degli sfollati.Molte di queste persone hanno lasciato le loro case all’inizio dell’anno, quando anche la zona del Lago Ciad è diventata effettivamente una zona di guerra.Gli sfollati versano in condizioni di vita disperate. La maggior parte di essi non hanno sufficiente accesso a cibo, riparo e cure mediche. I loro alloggi di fortuna, alcuni realizzati con semplici zanzariere, offrono poca protezione contro gli insetti o gli elementi naturali durante l’attuale stagione delle piogge.L’attacco a Baga Sola ha dimostrato quanto siano vulnerabili e isolati gli sfollati interni che si trovano nella zona del Lago. In questo contesto, accogliamo con favore la decisione del governo di migliorare le condizioni di sicurezza. L’UNHCR continua ad impegnarsi nell’offrire supporto agli sfollati interni in Ciad occidentale ed esorta la comunità internazionale a sostenere il Ciad nell’affrontare questo momento critico.L’attacco a Baga Sola, il primo che ha avuto luogo in città, è avvenuto un giorno prima che alcune donne kamikaze uccidessero nove persone a Kangaleri, nel nord del Camerun.Il Ciad ospita circa 438mila rifugiati, tra cui 350mila sudanesi, 90mila cittadini della Repubblica Centrafricana e circa 13mila nigeriani.

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Siccità in Ciad

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Boulevard in N'Djamena.

Boulevard in N'Djamena. (Photo credit: Wikipedia)

Ndjamena.Il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP) ha completato l’invio aereo di Plumpy’doz, un alimento altamente nutriente, pronto per essere consumato e destinato a migliaia di bambini a rischio malnutrizione nel Ciad colpito dalla siccità. Due voli sono arrivati nella capitale Ndjamena questa settimana (28 e 29 marzo). Il primo volo era partito lo scorso mercoledì dalla Base di Pronto Intervento Umanitario (UNHRD) che il WFP gestisce a Brindisi per conto dalla comunità umanitaria mentre il secondo volo è decollato dall’analoga Base a Dubai.

Oggi, in Ciad, i camion cominceranno a trasportare quasi 200 tonnellate di cibo d’emergenza (una crema di arachidi arricchita per prevenire la malnutrizione) nelle zone colpite dalla siccità. Circa 36.000 bambini al di sotto dei due anni, nelle regioni di Wadi-Fira e Sila, nel Ciad orientale, verranno assistiti grazie ai fondi del Dipartimento per gli Aiuti Umanitari della Commissione Europea (ECHO).
Il 16 per cento dei bambini in Ciad soffre di malnutrizione acuta e il tasso globale di malnutrizione acuta eccede la soglia critica del 15 per cento in 15 delle 22 regioni del paese. Anche prima che la crisi nel Sahel iniziasse, alla fine dello scorso anno, i tassi nazionali erano al di sopra del 10 per cento, considerata una soglia preoccupante. Analogamente a quanto avvenuto in gran parte della regione del Sahel, il Ciad è stato colpito da una grave siccità che ha fatto crollare la produzione agricola del 43 per cento. La scarsità di cibo è stata aggravata da un’impennata dei prezzi, con picchi del 50 per cento, determinando condizioni di insicurezza alimentare per 3,5 milioni di persone. Di queste, 1,2 milioni hanno bisogno di assistenza alimentare urgente. Per rispondere alla crisi, il WFP intende fornire assistenza a 1,6 milioni di persone nelle regioni della fascia saheliana del paese più gravemente colpite: Kanem, Bahr-El-Ghazel, Batha, Sila, Ouaddai, Wadi Fira, Hadjer Lamis, Lac e Guera. Mezzo milione di persone ha già ricevuto, dal gennaio 2012, assistenza alimentare e nutrizionale.
I voli partiti dalle Basi di pronto intervento umanitario, gestite dal WFP, a Brindisi e a Dubai, sono parte di un piano per distribuire complessive 500 tonnellate di Plumpy’doz. Questo è il primo invio del prodotto nutrizionale speciale, mentre nuovi quantitativi arriveranno via terra attraverso Camerun e Sudan. L’operazione è stata finanziata con un contributo di 9 milioni di euro da ECHO, il Dipartimento per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile della Commissione Europea, per sostenere il programma alimentare, della durata di sei mesi, per i bambini sino ai due anni. Contributi all’operazione di soccorso e ricostruzione in Ciad sono stati versati da numerosi donatori, inclusi: USA, Canada, Francia, Giappone, Germania, Australia Svizzera. L’operazione del WFP in Ciad costerà 163 milioni di dollari. Mancano ancora 54 milioni di dollari (il 33 per cento) al suo pieno finanziamento. La risposta del WFP alla crisi alimentare nella regione del Sahel, costerà 808 milioni di dollari con un deficit attuale di 517 milioni di dollari (il 64 per cento).

 

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Missione di Mia Farrow: Ciad e Congo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 febbraio 2012

Mia Farrow

Image via Wikipedia

Mia Farrow, Goodwill Ambassador dell’UNICEF, effettuerà una missione di 10 giorni nel Ciad e nella Repubblica Democratica del Congo. Il viaggio, che inizierà domenica, vuole dare un forte impulso alla campagna contro la polio affinchè la malattia diventi solo un ricordo del passato.La missione avviene in un momento cruciale per la lotta definitiva contro la polio, dopo lo storico annuncio di gennaio: in India è infatti passato un anno dall’ultimo caso segnalato di polio; l’Afghanistan,l’India, la Nigeria e il Pakistan sono ancora gli ultimi quattro paesi polio-endemici; nel 1988 i paesi erano 125. Mia Farrow, che ha avuto la polio da bambina, è portatrice di un messaggio: il mondo può imparare dall’esperienza dell’India e rafforzare ulteriormente la spinta collettiva per l’eradicazione della polio, anche tenendo sotto controllo alcuni focolai in paesi – come il Ciad e la Repubblica Democratica del Congo – in cui non si riscontravano casi. Gli esperti temono che i risultati ottenuti grazie ad un grande impegno globale nel settore della salute – con 20 milioni di volontari che hanno vaccinato 2,5 miliardi di bambini dal 1988 – possano essere vanificati, anche se il mondo è in procinto di eradicare questa malattia. In Ciad, il problema della nutrizione è molto grave. Nella regione del Sahel, che include una parte del Ciad, è in corso un’emergenza alimentare che ha visto quasi un milione di bambini sotto i cinque anni aver bisogno di trattamenti salva vita nei centri terapeutici. Mia Farrow arriverà fino alla città di Mao per mettere in luce l’urgenza di fornire

supporto nutrizionale ai bambini e alle loro famiglie, alle quali mancano cibo e acqua a causa della scarsità delle piogge e di raccolti insufficienti. Nella Repubblica Democratica del Congo, un paese che ha assistito per anni a conflitti violenti che sono costati la vita ad oltre 5,4 milioni dipersone, Mia Farrow visiterà la regione di Kalemie e Bukavu nel Sud Kivu. L’attrice si è unita all’UNICEF come Goodwill Ambassador nel 2000 e continua ad essere un difensore instancabile dei diritti dei bambini più vulnerabili al mondo, specialmente di quelli colpiti dalle guerre e dalle violenze.

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