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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘cibi’

Mostra: “Plastica? … Sì, grazie!”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Mantova Dal 15 giugno al 30 giugno 2018 la Galleria Arianna Sartori di Mantova nella sede di Via Cappello 17, ospiterà la mostra personale dell’artista milanese CIBI intitolata “Plastica? … Sì, grazie!” Declinazione artistica di un materiale controverso. Incominciamo dalle mele. L’inaugurazione della mostra si svolgerà Venerdì 15 giugno alle ore 18.00 alla presenza dell’artista.“Mi sono da sempre dedicato alla plastica, per necessità e per lavoro; grazie al suo fascino si creò un legame importante cosicché la mia attività si svolse al fianco di una compagna gradevole, sempre giovanile, in continua trasformazione, mai annoiante.
Da molto tempo rifletto sulla possibilità di utilizzarla anche in applicazioni meno industriali e ripetitive ma più artigianali ed amene; lentamente è andata delineandosi una personale interpretazione artistica e sempre di più è aumentato il desiderio di esprimerla; molti anni dopo e nel tempo libero l’ho appagato dando così vita all’iniziativa che qui presento.Nei miei lavori, abbinato al legno, utilizzo il pmma (polimetilmetacrilato). Puntare su questo materiale non è stato difficile, è bello, caldo, trasparente e soprattutto longevo e stabile alla luce; per queste ragioni molti artisti lo hanno scelto per esprimere la propria creatività.Anche la mia declinazione non poteva prescindere dalle sue qualità cercando però di utilizzarlo in una forma nuova ed inedita verso la quale è stata indirizzata tutta la sperimentazione.
Oggi nel mio lavoro la mela è diventata una componente marginale che comunque non trascuro e continuo ad utilizzare come strumento per affinare un metodo trasportando i risultati sulle nuove realizzazioni.Così la mia tela acrilica diventa un materiale sartoriale che oltre a cucirsi addosso a pezzi della natura come un frutto, una foglia, un pezzo di legno diventa un binario, un tracciato, una geometria sognate, una architettura planare ma… rimaniamo alle mele che gentilmente accolte nella Galleria di Arianna Sartori saranno le protagoniste”.
CIBI nasce a Rho nel 1955, frequenta a Milano la facoltà di chimica industriale entrando ben presto nel mondo del lavoro dedicandosi alla plastica; in tale materiale intravede da subito potenzialità creative straordinarie ma lascia questa visione alle spalle per dedicarsi all’azienda nella quale ricerca, sperimenta e porta sul mercato numerose soluzioni nei settori industriali più diversi. Ed è durante questo affascinante cammino all’interno dell’universo plastico che Cibi incontrerà il polimetilmetacrilato (PMMA): ne rimarrà folgorato ed una sorta di innamoramento / panico farà sì che esso diventi da quel momento il suo punto di riferimento sul quale dedicarsi con grande passione e concentrare l’attenzione.

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Etichette cibi, scatta obbligo indicazione stabilimento

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Da domani scatta l’obbligo di indicare nell’etichetta degli alimenti la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento.”Un passo avanti molto importante per la sicurezza alimentare, che dipende anche dagli stabilimenti” afferma Agostino Macrì, responsabile dell’Area sicurezza alimentare dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Ogni industria, infatti, è tenuta a controllare la qualità delle materie prime che utilizza, indipendentemente dalla loro origine, e la filiera di produzione. E’ quindi responsabile della qualità e della sicurezza dei suoi prodotti” prosegue Macrì.”Per questo è fondamentale sapere dove sono questi stabilimenti e se seguono le regole previste dall’Unione Europea. Un fatto di trasparenza che garantisce il consumatore” conclude Macrì.

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La Fisica incontra la città

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 gennaio 2017

ciboRoma Mercoledì 1 Febbraio 2017, ore 20:30 Aula Magna del Rettorato Via Ostiense 159 Cuocere quanto basta… ma quanto basta? Fabio Bruni, Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre.
Pensare alla cucina come ad un vero e proprio laboratorio di fisica ci rende non solo maggiormente consapevoli dei vari processi fisici alla base della preparazione di cibi, ma anche (ed eventualmente) in grado di creare nuove e gustose ricette. Si parlerà quindi dell’equazione della diffusione del calore e della sua complicata soluzione, ma anche di diversi approcci per rispondere alla domanda nel titolo del seminario, basati su innovative tecniche di cottura o su modelli aleatori. Inoltre, proprietà fisiche come il modulo elastico e la pressione osmotica verranno usate per spiegare la formazione di emulsioni o per la preparazione della puntarella perfetta.
Fabio Bruni nasce a Roma, dove tutt’ora risiede e lavora. Dopo aver conseguito la laurea in fisica (Università la Sapienza) nel 1986, si trasferisce negli Stati Uniti, per conseguire un PhD in biofisica presso la Cornell University. Dopo una breve parentesi lavorativa come ricercatore negli USA, torna a Roma nel 1991. È attualmente professore ordinario di fisica applicata presso l’Università di Roma Tre, dove, oltre a coordinare il laboratorio di fisica dei liquidi, insegna “Fisica in Cucina” nel corso di laurea in Scienze e Culture EnoGastronomiche e “Fondamenti di Fisica” nel corso di laurea in Scienze dell’Architettura. È autore di circa 100 articoli su riviste internazionali, frutto della sua attività di ricerca, principalmente dedicata allo studio delle proprietà anomale dell’acqua. È stato consulente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, e ha fatto parte di diversi comitati scientifici. Sicuramente il più importante di questi è lo Scientific Advisory Board, del quale è membro da tre anni, comitato scientifico coinvolto nella costruzione della nuova sorgente di neutroni europea ESS a Lund in Svezia.

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Europa: meno grassi trans nei cibi

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

alimentazione in ostaggioALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie Cardiovascolari – Onlus si congratula con la Commissione Europea che ha oggi approvato quasi all’unanimità una risoluzione relativa all’utilizzo di grassi trans (TFAs) nell’industria alimentare.
Gli acidi grassi trans sono responsabili, insieme ad altri fattori di rischio (quali colesterolo, ipertensione, predisposizione famigliare e personale, diabete, obesità, abuso di sostanza stupefacenti o di fumo) delle malattie comunemente definite cardiovascolari, come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, le trombosi arterioso, l’aterosclerosi, la trombosi: queste costituiscono nel loro insieme la prima causa non solo di morte ma anche di grave invalidità in Europa. Il consumo di acidi grassi Trans è stato riconosciuto come causa diretta di un aumento del 25% degli infarti, in quanto causa responsabilità di queste molecole nel causare insorgenza e progressione rapida dell’aterosclerosi con le sue conseguenze cardiovascolari sopra elencate: per ogni 2% di aumento del consumo di queste sostanze si assiste a un aumento del 2% di casi di infarto! Per l’evidenza scientifica emersa dalle ricerche degli ultimi anni la Commissione Europea ha deciso di prendere provvedimenti per limitare l’utilizzo di queste sostanze nell’industria alimentare.
I grassi trans sono grassi idrogenati, presenti soprattutto in cibi di origine animale precotti o conservati e nei latticini trattati industrialmente.

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Cosa “sta sotto” i cibi?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

cibo2Paese di provenienza, luogo di produzione, metodo di lavorazione, denominazione di origine controllata e garantita. Sono molteplici gli aspetti legati al processo di produzione del cibo che, prima di giungere sulle tavole di tutta Italia, subisce una serie di trattamenti sin dal luogo di produzione, fino a giungere confezionati sui banchi dei supermercati. Ma quanti sono gli italiani che s’informano tra le corsie dei supermarket su dove e come ciò che sta acquistando è stato prodotto, lavorato e infine confezionato? Secondo gli ultimi dati ben 7 italiani su 10 non si lasciano sfuggire queste informazioni e consultano le etichette dei prodotti per verificare personalmente le modalità di produzione e confezionamento. Le discriminanti più consuete nella scelta dei diversi prodotti? L’italianità (71%), la presenza di marchi di qualità garantita (67%), l’assenza di conservanti (66%) e la provenienza da filiere biologiche (61%). Tra i prodotti più “controllati” dagli italiani le carni fresche (85%), il latte (77%) e la verdura (72%). E’ quanto emerge da uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, l’Osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda toscana emblema dell’italianità, condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 2000 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community, realizzato in occasione della presentazione tenuta dall’azienda toscana F.lli Polli con Intesa Sanpaolo che si è svolta oggi al padiglione Waterstone all’interno di Expo 2015 per capire quanto è importante per gli abitanti del Belpaese sapere dove sono stati prodotti e come sono stati lavorati gli alimenti che portano sulle proprie tavole.Molto attento all’origine degli ingredienti che utilizza per i propri piatti è anche lo chef Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto, in provincia di Bergamo: “Per uno chef conoscere l’origine degli alimenti è fondamentale – sottolinea lo chef – E’ come per un pittore non conoscere la composizione delle varie pitture, gli effetti che danno e come trattarle. La conoscenza dell’origine e delle modalità di produzione permette di lavorare con più semplicità, interpretando ed accostando perfettamente gli alimenti. E’ fondamentale leggere attentamente le etichette, oltre che per la scadenza, per sapere se vi sono per esempio coloranti o additivi. Durante le manifestazioni gastronomiche in giro per il mondo mi accerto sempre che vi siano prodotti italiani di qualità negli hotel e nei ristoranti in cui vado a cucinare, per dare risalto alla fantastica cucina italiana”.Gli italiani, quindi, si mostrano decisamente attenti e vigili sulla provenienza dei prodotti, dove l’italianità viene percepita come una vera e propria garanzia di qualità; per questo privilegiano tendenzialmente gli alimenti nostrani e controllano le informazioni sulla confezione per accertarsi della loro origine. Lo dimostrano gli ultimi dati diffusi da Eurispes relativi al 2014, che hanno rivelato che quasi 8 italiani su 10 (77,6%) scelgono spesso prodotti alimentari Made in Italy. Molto importanti per gli abitanti del Belpaese anche i marchi di qualità garantita: quasi 1 italiano su 2 (46,4%) ha rivelato di privilegiare l’acquisto di prodotti con marchio Dop (89%), Igp (79%), Doc (75%), dove l’Italia è leader in Europa con 269 prodotti iscritti nel registro dell’Unione Europea, suddivisi tra 161 DOP, 106 IGP e 2 STG, secondo i dati del XII Rapporto Ismea Qualivita.
Quasi la totalità delle persone, ben il 95%, al concetto di Made in Italy associa un prodotto alimentare di origine interamente italiana, a partire dalle materie prime fino alle diverse fasi della lavorazione. Ma in quanti sono a conoscenza delle caratteristiche deve possedere un alimento per essere definito italiano al 100%? Dall’indagine è emerso che gli italiani sono molto informati sul tema, visto che ben l’81% sa che un prodotto, per essere definito Made in Italy, deve essere realizzato con materie prime prodotte sullo Stivale, lavorati e infine confezionato in Italia. C’è però anche una parte della popolazione (8%) che crede che il confezionamento può essere comunque fatto all’estero, mentre la percentuale scende al 6% per quanto riguarda i vari processi di lavorazione e al 5% per l’origine delle materie prime.Concorde con i risultati dell’indagine anche la stellata Viviana Varese del ristorante Alice di Milano, Chef Ambassador per Expo Milano 2015: “E’ importantissimo conoscere l’origine degli alimenti e soprattutto come vengono coltivati – spiega la chef stellata – Il motivo è molto semplice: avendo a che fare con una materia viva è fondamentale conoscerne l’origine per capire come sfruttarla al meglio e ottenere il massimo dagli ingredienti scelti. Non si può prescindere quindi dalla lettura delle etichette dei prodotti; per quanto riguarda la mia cucina, uso praticamente solo prodotti made in Italy e ne controllo sempre l’origine”.
Ma quali sono le maggiori preoccupazioni che portano sempre più italiani a monitorare le etichette degli alimenti? Se per il 77% la paura è quella di acquistare prodotti lavorati in paesi dove non si rispettano le più elementari norme igienico-sanitarie, per il 69% l’etichetta va esaminata per controllare l’eventuale presenza di conservanti, coloranti o altri indesiderati additivi chimici. Molto importanti per gli italiani è anche la questione nutrizionale, allo stesso modo delle intolleranze e delle allergie: ben 6 su 10 infatti leggono con attenzioni i valori nutrizionali e gli eventuali allergeni presenti nel prodotto. Tra le migliaia di prodotti presenti nei supermercati, quali sono quelli tenuti maggiormente sotto controllo dagli italiani? Al primo posto nella speciale classifica del “Cosa sta sotto?” ci sono le carni fresche (85%), di cui viene esaminato il luogo di allevamento e di macellazione, il latte (77%), allo stesso modo dei prodotti caseari, e la verdura (72%). Chiudono la classifica gli insaccati (68%), la frutta (65%) e la carne in scatola (61%).
Una recente ricerca condotta dal Ministero per le Politiche agricole e forestali ha rivelato infine che l’82% degli italiani sarebbe disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto. Questa scrupolosa attenzione all’origine e alla qualità è dimostrata da un dato veramente sorprendente: 1 italiano su 2 sarebbe pronto a pagare dal 5 al 20% in più per avere la garanzia della qualità Made in Italy. Ma questa attenzione è la medesima tra uomini e donne, in ogni fascia d’età e in tutto lo Stivale? La risposta è negativa se si pensa che le donne (77%) si rivelano decisamente più attente degli uomini (63%) per quanto riguarda l’origine dei prodotti, e che la percentuale di “controllo” passa dall’85% nella fascia 50-65 al 61% nella fascia 18-25. A livello geografico infine svetta il Nord, che con una percentuale di controllo delle etichette pari al 75%, supera il Centro (72%) e il Sud (68%).

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Cibi e presenza pesticidi

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 novembre 2011

Le Giornate di Ipack-Ima - Tecnologie per la S...

Image by http://www.myfruit.it via Flickr

Secondo l’ultima relazione dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) il 97,4% dei campioni analizzati rientra nei livelli massimi di residui consentiti, con un incremento di circa un punto percentuale rispetto al 2008. I Paesi relatori (tutti i paesi Ue, Islanda e Norvegia) hanno analizzato quasi 68.000 campioni di prodotti alimentari alla ricerca di 834 pesticidi, e il numero dei prodotti alimentari analizzati è aumentato da quasi 200 nel 2008 a circa 300 nel 2009. I livelli massimi residui, si legge in una nota Efsa, «sono stati superati più frequentemente nei campioni provenienti da Paesi esterni allo spazio economico europeo (6,9% dei campioni) che in quelli provenienti dai Paesi UE ed Efta (1,5% dei campioni)». L’Agenzia ha anche sottolineato che la presenza negli alimenti di pesticidi a livelli superiori ai livelli massimi residui «non comporta necessariamente timori sulla sicurezza», occorre poi valutare l’esposizione potenziale dei consumatori a tali residui attraverso la dieta. Rispetto al 2006, anno dell’ultima analisi, «la percentuale di superamento dei livelli massimi residui è scesa dal 4,4% all’1,4 %» ha sottolineato l’Authority con sede a Parma e questo dato potrebbe essere attribuito «in parte all’armonizzazione dei Livelli massimi residui, entrata in vigore nel settembre 2008». Tuttavia al miglioramento potrebbero avere contribuito anche altri fattori, «quali» ha ricordato l’Agenzia «l’impiego più efficace degli strumenti legislativi che impongono a produttori e altri soggetti dell’industria di attuare sistemi di sicurezza, nonché le mutate modalità di impiego dei pesticidi in Europa». L’Efsa ha concluso che, sulla base delle attuali conoscenze, «l’esposizione a lungo termine ai residui individuati nei principali alimenti che fanno parte della dieta degli europei non desterebbe preoccupazioni per la salute». (fonte farmacista33)

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Cibi falsificati

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 settembre 2010

“Italiani, brava gente”. Era il titolo di un film, degli anni ’60, sulla seconda guerra mondiale, fronte russo. Non si capisce perche’, dichiarando guerra, eravamo “brava gente”. Misteri che si ripropongono a proposito dei cibi italiani. Se tali sono buoni, se sono esteri iniziano i dubbi. La cronaca, passata e recente, si e’ incaricata di smentire tale sicumera ma il tema si ripropone con una distinzione che non sempre e’ chiara tra cibi contraffatti, o adulterati, e globalizzati. E’ ovvio che sui primi non c’e’ da discutere: vanno respinti e denunciati. Su quelli globalizzati occorre dare informazioni per evitare inutili allarmismi. La pasta e’ fatta con grano duro che per il 60% e’ proveniente dall’estero, se cosi’ non fosse sarebbe appannaggio di una minoranza della popolazione; il pane, 60% produzione da grano italiano, lo mangerebbe una parte della popolazione; la stragrande maggioranza di latte e derivati, 80%, non parla italiano visto che assorbiamo tutta la produzione nostrana, ma non basta alle italiche esigenze; il 90% del tonno mediterraneo lo esportiamo e quello che mangiamo e’ oceanico; due prosciutti su tre sono esteri nonostante la nostra fama di produttori; importiamo il 15% di passata di pomodoro dalla Cina e, addirittura, dalla sola Olanda (!!!) 50mila tonnellate l’anno di pomodoro da tavola. Se mangiassimo solo italiano ci sarebbe la fila dei consumatori fuori dei negozi con la carta annonaria in mano. Attenzione, quindi, ai riflessi autoctoni. Viviamo in un mondo dove il commercio e’ globalizzato ed e’ inutile nascondercelo. Ovvio che dobbiamo puntare sulla qualita’ dei nostri prodotti (per tutti i consumatori) ma non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia, almeno che non decidiamo di stringere la cinghia. Di molti buchi. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Acqua e cibo alcalini perchè?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2010

Chiunque conosce un po’ di fisiologia umana sa che la biochimica del nostro corpo tende ad essere leggermente alcalina. Alcalino è anche e soprattutto il sangue arterioso, il cui range normale del pH è compreso tra 7,30 e 7,45. Valori al di sotto di  7 e superiori a 8 sarebbero incompatibili con la vita  e molti disturbi  vengono a manifestarsi  man mano ci si allontana dal valore ottimale di 7,4. Noi  umani siamo un progetto genetico biochimico alcalino e questo è un dato di fatto, che non necessita di essere dimostrato. Una delle caratteristiche dell’acqua  maggiormente importante per la vita è la ionizzazione, processo chimico che consiste nella perdita o acquisto di una o più cariche elettriche da parte di un atomo o di una molecola. L’attività biochimica cellulare è basata essenzialmente in un continuo processo di scissione della molecola d’acqua (H2O) in ione H+ (idrogenione) e ione OH- (ossidrile) e nella sua ricombinazione, catalizzando tutti gli altri processi  biochimici, che ci permettono di vivere. Infatti  dopo l’aria, l’acqua è l’elemento più essenziale per qualsiasi  forma di vita sulla terra. Ebbene, questa caratteristica dell’idrolisi (o auto-protolisi) e della sua ricombinazione sia nella cellula che fuori nel liquido extracellulare è uno dei fattori  più fondamentali  per la vita. Tutta la biochimica non può prescindere, in ogni suo processo, dalla presenza dell’acqua. Una caratteristica interessante dell’acqua è che essa si ionizza facilmente. La ionizzazione è quel processo  chimico che comprende contestualmente reazioni d’ossidazione e di riduzione. L’ossidazione presuppone la cessione di  elettroni,  la riduzione, invece, l’assorbimento di elettroni. Non esiste ossidazione senza simultanea riduzione: questa combinazione di reazioni chimiche viene chiamata reazione REDOX. Ciò che permette  al corpo di mantenersi sano ed alcalino, nonostante le cellule continuino a produrre costantemente acidi,  è la sua  capacità drenante e la sua riserva alcalina. La riserva alcalina è costituita principalmente dai minerali alcalini presenti nel sangue, nei tessuti, nei denti e nelle ossa. Quando la riserva alcalina del sangue e dei tessuti si esaurisce, il prelievo dei minerali alcalini necessari alla neutralizzazione dell’acidosi avviene dai denti e dalle ossa. Carie ed osteoporosi sono due condizioni specifiche dell’acidosi cronica metabolica e digestiva. E’ interessante notare che la Natura provvede a dotare il nascituro di abbondante riserva alcalina, prelevandola dalle riserve della madre; frequenti sono, infatti, carie ed osteoporosi nelle donne in gravidanza,  le cui riserve alcaline sono carenti. La CO2 prodotta dalle cellule si diffonde nel sangue, ove si trasforma in acido carbonico (H2CO3), in modo da essere trasportata più facilmente fino agli alveoli polmonari, ove si ritrasforma in CO2 per essere eliminata dai polmoni. Durante l’idratazione della CO2 (CO2 + H2O = H2CO3 H+ + HCO3-) per merito dell’anidrasi carbonica si formano ioni H+  che devono essere tamponati per evitare una ricaduta di pH verso valori di acidità, incompatibili con la vita delle cellule. A fare ciò interviene in prima battuta l’emoglobina, che è dotata di un’ efficientissima capacità tampone. In condizioni fisiologiche le variazioni metaboliche di produzione di CO2  sono prontamente controbilanciate dalle variazioni ventilatorie, in modo da mantenere costante la quantità di CO2 nel sangue. L’aumento della pCO2 , la diminuzione del pH e della pO2  del sangue stimolano l’iperventilazione, mentre una modificazione in senso opposto porta  ad ipoventilazione. A far deragliare maggiormente e precocemente l’equilibrio acido-basico è l’abnorme mole di acidi prodotti dal metabolismo digestivo a causa dell’alimentazione innaturale ed antifisiologica utilizzata ormai universalmente. Infatti con l’eccessiva ed innaturale alimentazione si producono: A) Acido carbonico, risultato finale della combustione del carbonio contenuto nei cibi. B) Acido solforico, derivato dalla digestione delle proteine. C) Acido fosforico, derivato dall’ossidazione dei fosfolipidi e nucleo-protidi. D) Acido acetacetico e beta-idrossibutirrico derivato dagli acidi grassi. E) Acido urico, derivato dal metabolismo dei nucleo-protidi. F) Acido lattico prodotto dal metabolismo del glicogeno e di  altri acidi vari, generati dall’ossidazione incompleta degli zuccheri (spesso per la carenza di ossigeno). G) Acido ossalico liberato da alcuni  alimenti (cacao, spinaci, pomodori, ecc.). (Gilberto Di Benedetto – in sintesi)

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