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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Posts Tagged ‘cicatrici’

Dermatologia – Cicatrici da acne: prevenire si può

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2019

Secondo i dati dell’indagine conoscitiva sulle abitudini e sugli stili di vita degli adolescenti “Adolescenti e Stili di Vita” realizzata nell’anno scolastico 2018-19 dall’Associazione Laboratorio Adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD, su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti frequentati la classe terza della scuola secondaria di primo grado (1027 maschi e 992 femmine), l’82,4% delle femmine e il 63,2% dei maschi afferma di avere problemi estetici legati ai “brufoli”. I brufoli, così viene chiamata l’acne dai ragazzi, rappresentano il più fastidioso problema estetico per la maggior parte dei ragazzi ma, nonostante ciò, viene poco curata a causa della persistenza del problema che spesso necessita di lunghi trattamenti per essere risolta.Ciò che purtroppo viene spesso trascurato è che l’acne grave, ma anche quella lieve se non opportunamente curata, può generare cicatrici permanenti che possono lasciare sulla pelle: depressioni crateriformi (cicatrici atrofiche) di variabile profondità e, soprattutto sul tronco, rilievi (cicatrici ipertrofiche) di diversa forma e dimensione. Curare l’acne e prevenire la comparsa di cicatrici è possibile, questo è il messaggio di un’iniziativa di sensibilizzazione Galderma “Hai mai pensato che l’acne possa lasciare il segno?” I ragazzi, spesso così parchi di parole, comunicano attraverso il corpo, in primis la faccia, il loro stato. E’ comprensibile quindi che una cicatrice sul volto possa diventare un vero disagio: se ogni altro corredo (trucco, tattoo, piercing ecc.…) è un atto volontario e libero, un’espressione creativa o un simbolo di appartenenza, la cicatrice, al contrario, è un segno “subito”, è ciò che resta di una ferita, una traccia del passato che non si può cancellare, al pari di una sofferenza o di un cattivo ricordo, rimasti impressi, nostro malgrado, nella memoria della pelle. Se poi la cicatrice è il residuo dell’acne, problema cutaneo già vissuto come deturpante e punitivo, va da sé che il disagio che porta si potenzia”. La comparsa delle cicatrici da acne è un fenomeno diffuso, come dimostrato dallo studio “Prevalence and Risk Factors of Acne Scarring Among Patients Consulting Dermatologists in the Unites States”, pubblicato nel 2017 su Journal of Drugs in Dermatology, che prevedeva la somministrazione di una survey a circa 2.000 pazienti negli studi di 120 dermatologi, che ne ha analizzato frequenza e gravità. Il 43% dei partecipanti presentava cicatrici atrofiche da acne, tra cui le cosiddette “cicatrici a colpi di punteruolo”. Secondo i dati raccolti, le persone con acne grave avevano una maggiore probabilità di sviluppare cicatrici, tanto che sono state riscontrate nel 77% dei casi di acne grave, confermando una forte correlazione tra la gravità dell’acne e la comparsa delle cicatrici. Le cicatrici da acne sono state però rilevate anche nel 51% dei casi di acne moderata e nel 28% di acne lieve o molto lieve.“L’acne viene spesso considerata come un transitorio e trascurabile problema estetico sia dai medici ma soprattutto dalle persone, che, come rilevato anche in questo studio, non ricorrono in maniera tempestiva a trattamenti efficaci, probabilmente in parte per l’ampia disponibilità di prodotti coadiuvanti dermocosmetici, ma anche per la credenza diffusa che l’acne sia una fase normale dell’età della crescita” continua Monfrecola. “Al contrario si tratta di una malattia molto complessa dal punto di vista patogenetico, che va assolutamente curata in ogni sua forma perché impatta marcatamente sulla tenuta psicologica di chi ne è affetto. Il primo motivo è che l’acne “si vede”, dato che colpisce con papule, pustole, noduli arrossati viso/scollatura e spalle di persone in fase adolescenziale/giovanile. Ma l’acne può interessare anche il tronco, sia petto che schiena, localizzazioni spesso trascurate dal medico dove i segni cicatriziali sono molto frequenti e marcati. L’acne deve essere curata con costanza e pazienza per lunghi anni tuttavia, anche sotto trattamento, tende ad avere recrudescenze che provocano frustrazione e scarsa aderenza ai consigli terapeutici. Infine, anche in fase di remissione le macchie rossastre o brune delle precedenti lesioni risultano ancora visibili. Solo trattamenti adatti e validati scientificamente, precoci e costanti possono evitare o limitare l’insorgenza di cicatrici deturpanti di viso e tronco”. ( fonte: https://jddonline.com/articles/dermatology/S1545961617P0097X/)

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Per guarire con più efficacia le cicatrici patologiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Il botulino, iniettato grazie all’aiuto del laser, è un ottimo alleato per trattare con più efficacia le cicatrici patologiche, quelle che tendono a estendersi anche sulla cute sana che le circonda. Matteo Tretti Clementoni, medico Chirurgo Plastico e Ricostruttivo con specializzazione nell’utilizzo di laser elettromedicali e socio Aiteb, è intervenuto al 24° Congresso Mondiale di Dermatologia di Milano con una relazione proprio sull’uso del laser insieme alla tossina botulinica per il trattamento dei cheloidi, ovvero le lesioni cicatriziali che si formano sulla pelle a seguito di traumi, abrasioni, ferite, ustioni o piercing.Il medico parte da una premessa: “La tossina botulinica ha il vantaggio di ostacolare la proliferazione di fibroblasti nelle zone della pelle danneggiate da cicatrici, ed è quindi in grado di migliorare clinicamente queste zone. Ma sappiamo anche che la stessa tossina botulinica se iniettata nella pelle sana non causa alterazioni ed è quindi sicura anche laddove ci fosse una imperfezione nella sua somministrazione”.Per il trattamento delle lesioni cicatriziali generalmente il farmaco più utilizzato è il cortisone, ma, studi scientifici, citati dal medico nella sede del Congresso, hanno dimostrato che il cortisone combinato con la tossina botulinica migliora la sua efficacia. Pur di fronte a risultati incoraggianti resta una oggettiva difficolta nella somministrazione del botulino, che si fa tramite iniezioni, in questi casi: la causa è la consistenza troppo solida dei cheloidi che arrivano a “piegare” l’ago dell’iniezione.
“Per agevolare il trattamento possiamo ricorrere al laser – spiega Tretti Clementoni – che può servire a fare dei piccoli fori di diverse profondità nella zona da trattare dentro i quali si può applicare il farmaco, il fluido si diffonde e viene assorbito con più facilità. Una tecnica questa, chiamata LADD, laser-assisted drug delivery e che stiamo sperimentando con risultati oltremodo soddisfacenti”.
AITEB è un’associazione di medici chirurghi senza fini di lucro che ha come obiettivo sul piano scientifico quello di sviluppare le conoscenze sul botulino e sulle sue applicazioni in medicina estetica. L’Associazione si propone di coinvolgere tutti i medici italiani interessati allo sviluppo delle tecniche che riguardano l’uso del botulino, esercitando con scientificità, trasparenza e rigore per raggiungere elevati standard qualitativi. Info su http://www.aiteb.it

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Le cicatrici del cancro nel libro “18 millimetri di indifferenza”

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Sarà presentato a Viareggio presso Villa Argentica, il 27 marzo prossimo, con la Onlus ‘Amici per sempre’, con il patrocinio della Provincia di Lucca il libro “18 millimetri di indifferenza”, della scrittrice vercellese Barbara Appiano. I proventi del libro saranno devoluti interamente alla stessa Onlus, creata dal Primario della Chirurgia dell’ospedale di Desio Dott. Maggioni Dario, e in seguito il libro sarà presentato presso lo stesso ospedale, alla presenza dei malati oncologici.Onlus i cui fini sono quelli di finanziare la ricerca, dare assistenza agli ammalati, e erogare borse di studio agli studenti più meritevoli, ad essere dedicato alIl libro, dedicato dalla scrittrice ai Dott.Francesco Dessi e Dott.Valter Berardi che l’hanno liberato dalle “particelle scomunicate da Dio” parte dalla scoperta del cancro dalla scrittrice, per arrivare a profonde riflessioni sul significato del cancro, della malattia e delle nostre stesse esistenze.
“18 millimetri di indifferenza” è un libro sperimentale in cui a parlare è la stessa malattia, perché la Appiano giunge alla conclusione che “il tumore abbia una sua forma di coscienza, oltre che una spinta del cervello frontale, o limbico, che é la parte emozionale della mente2.Da qui la convinzione della scrittrice per cui “sia il nostro stesso subconscio a decidere di farci ammalare”, con dimostrazioni di questa sua tesi nello stesso libro .Perché per Barbara Appiano “il tumore è il complemento oggetto della nostra vita spesa male, a distruggere prima il pianeta, e poi noi” e perché “il tumore è la più perversa forma di suicidio assistito”.Questa la prefazione del libro scritto dalla Prof.ssa Francisetti Brolin Sonia.”Nella rapidità dei tempi moderni, dominati dal motto “tutto e subito”, sono sempre più presenti due spettri: la nostalgia e il cancro. Spesso questi incubi sono passati sotto silenzio, come se la damnatio memoriae servisse a un’atetesi implicita, mentre, in realtà, acquisiscono maggior forza tra le nostre paure. In tal senso, Barbara Appiano, parlando della propria esperienza di malata oncologica, ci mostra e ci insegna, quale pedagogista di un nuovo umanesimo, una via per capire il tumore e sconfiggerlo.Il testo, attraverso ventiquattro capitoli, al pari dei libri dei poemi epici, incarna una novella enciclopedia tribale, per usare una espressione di Parry in relazione all’Iliade, Infatti, l’autrice tenta di fornire un libretto di istruzioni per la vita, nella quale ci accompagnano sempre, ancelle del Fato, le malattie, anche se l’uomo si illude di essere immortale. Solitamente, le narrazioni sulla sconfitta di un brutto male, eufemismo rassicurante, sono scritte in prima persona dal vincente, il paziente che ha sconfitto l’intruso. Barbara Appiano, invece, fa parlare in prima persona la cellula tumorale, il Bosone di Higgs, che è stato costretto a cedere di fronte alla sua forza d’animo.La scrittura, con un approccio di pavesiana memoria, diventa, dunque, un metodo per liberarci dalla codardia, che spesso spinge il malato ad arrendersi alla malattia per sfinimento. Il tumore, difatti, è correlato a un altro grande male del nostro secolo, cioè la nostalgia, intesa quale malinconia, solitudine, che rende il singolo, ormai indebolito nella sua essenza di animale sociale, una facile preda del Bosone.
Il Bosone predatore, un’immagine forse un poco forte a una prima lettura, rappresenta bene l’istinto di predazione dell’umanità stessa, un istinto negativo, se le ambizioni e le ansie distruggono la nostra physis, ma positivo, se si tratta della capacità, insita in noi, di reagire al gioco d’azzardo di una vita che, tante volte, ci pone davanti a un tavolo da poker, a cui, pur controvoglia, dobbiamo giocare una partita. Così, con fatalismo dirompente, l’autrice racconta la scoperta, durante una mammografia, di una massa tumorale di diciotto millimetri, ma, con il suo abituale taglio ironico e uno stile inconsueto, il tumore viene presentato come un condannato a morte, perché, se non si pensa alla malattia, il cancro muore, sopraffatto dalla nostra vis.
Nel suo idealismo, Barbara Appiano cede ai lettori e, in particolare, ai pazienti oncologici, nonché alle loro famiglie, i propri sogni, le visioni oniriche di una pioniera, pronte per essere scongelate e scaldate nel cuore di chi, purtroppo, è più debole di fronte alle emergenze esistenziali della vita”.

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Strumentazioni per chirurgia plastica

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 settembre 2013

Il recente acquisto, da parte della Sezione di Chirurgia Plastica del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Ateneo, diretto dal prof. Pier Franco Salcuni, riguarda una nuova strumentazione (Celltibator-Lipokit) della impresa coreana Medikan.La nuova apparecchiatura, del valore di circa 45.000 euro, sarà in uso all’Università di Parma per la prima volta in Italia, ed è stata acquistata grazie a uno sforzo economico congiunto del Dipartimento e della impresa stessa. Il sistema comprende una sofisticata centrifuga a circuito chiuso e shaker cellulare, tramite i quali è possibile, con le metodiche in uso, mediante una semplice liposuzione effettuata in anestesia locale, estrarre e purificare dal tessuto adiposo (grasso) sottocutaneo di un paziente quantitativi estremamente significativi di cellule staminali mesenchimali (fino a 4.500 volte quanto ottenibile da un aspirato di midollo osseo), immediatamente utilizzabili nello stesso paziente per fini terapeutici. Tali attrezzature, in dotazione alla ssd “Chirurgia della Cute ed Annessi, Mininvasiva, Rigenerativa e Plastica” dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, di cui è responsabile il prof. Edoardo Raposio, del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Ateneo, saranno utilizzate per la terapia avanzata di ulcere cutanee (vascolari, diabetiche, da decubito, etc.), cicatrici, radiodermiti ed esiti di ricostruzioni mammarie.

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Lifting di nuova generazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Chirurgia “light” per ringiovanire il volto senza cicatrici, con tempi di recupero ridotti e risultati naturali, utilizzando la tecnica endoscopica e le proprie cellule staminali. Se ne parla durante il 58° Convegno Sicpre, il più autorevole simposio nazionale della chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica in svolgimento a Sanremo.  Il lifting è uno degli interventi di chirurgia plastica che negli anni si è più rinnovato e migliorato. Gennai è stato uno dei primi (ed è tutt’oggi uno dei pochi) chirurghi italiani a introdurre la rivoluzione del lifting endoscopico, una tecnica appresa nei primi anni ’90 in America direttamente dal suo “inventore”, Nicanor Isse, che consente di correggere i segni del tempo in modo soft e senza cicatrici. «L’endoscopia -afferma Gennai- prende le mosse dalle recenti scoperte nel campo dell’invecchiamento del viso, che lo attribuiscono a due fattori: la discesa dei tessuti e la perdita di adipe, che causano le rughe e conferiscono un aspetto stanco. Premesse che offrono una valida alternativa alle tecniche chirurgiche che prevedono di “tirare e tagliare” la pelle, in quanto la priorità diventa il ripristino dei volumi ed il sollevamento dei tessuti profondi». Senza che sia necessario tagliare i capelli, vengono eseguite sulla sommità della fronte 4 o 5 incisioni di un centimetro e mezzo, che lasciano cicatrici invisibili. Da qui, viene introdotta una piccola telecamera di 4 millimetri di diametro che riproduce su un monitor la visione di quanto accade sotto la pelle, consentendo così di riposizionare, con l’ausilio di microstrumenti, i tessuti profondi con maggiore precisione e fissarli. Le caratteristiche del viso restano inalterate e grazie al lipofilling, ossia l’innesto di tessuto adiposo precedentemente prelevato da altre parti del corpo, si ridonano i volumi del viso giovanile.
Alessandro Gennai – Profilo professionale Laureato con lode nel 1988 in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Modena, Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). In particolare è stato negli Stati Uniti, dove ha appreso, primo fra gli italiani, la tecnica del lifting endoscopico dal suo “padre fondatore”, Nicanor Isse. Gennai è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic Surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).

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Nuova filosofia di ringiovanimento del volto

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 maggio 2009

Volti tirati e cicatrici davanti all’orecchio sono sempre stati considerati i segni inequivocabili di un lifting. Oggi non più, grazie a Mivel, una nuova metodica per il ringiovanimento del volto messa a punto da Alessandro Gennai, chirurgo plastico di Bologna, presentata al XXX Congresso nazionale del Sime (Società italiana di medicina estetica), in corso a Roma. Le parole d’ordine del Mivel (acronimo di “Minimal Incision Vertical Endoscopic Lift”) naturalezza del risultato e mini invasività. Questo, in sintesi, l’intervento di Alessandro Gennai: «Lo studio approfondito e mirato dell’anatomia del volto ci ha permesso di acquisire importanti conoscenze anche sulla dinamica dell’invecchiamento del volto; grazie a queste acquisizioni oggi ritengo sia più corretto e funzionale dividere le aree del volto in aree verticali (centrale,mediale e laterale) ed in distretti (frontale, perioculare e cervico mentoniero). MIVEL vuole essere una metodica di ringiovanimento del volto che ha le seguenti caratteristiche: garantire il minor impegno cicatriziale possibile; tempi di recupero sociale ragionevolmente brevi; conferire un risultato evidente ma naturale senza stigmate chirurgiche; il risultato deve mantenersi nel tempo. Quindi questa metodica prevede l’utilizzo combinato delle seguenti tecniche chirurgiche: approccio endoscopico del distretto frontale, peorioculare e dell’area mediale; approccio del distretto cervico mentoniero con unica cicatrice retro auricolare; approccio del distretto perioculare con blefaroplastica inf transcongiuntivale presettale e comunque sempre evitare sezione del m.orbicolare inferiore; ripristino dei volumi con autoinnesto di tessuto adiposo. Sono fermamente convinto che tale metodica, anche se non applicabile a tutti i casi di ringiovanimento del volto, sia attuabile nella maggior parte dei nostri pazienti; questo perchè un accurato studio del volto del nostro paziente e delle dinamiche di invecchiamento ci permette di comprendere che nella quasi totalità dei casi vi è la necessità di riposizionare i tessuti secondo un vettore antigravitazionale verticale; ripristinare i volumi persi a livello perioculare, malare zigomatica, perioroale e mentoniera. Alla luce di queste osservazioni diventano obsolete le tecniche che prevedano ampie asportazioni cutanee con conseguenti lunghe cicatrici che oltre a prolungare e complicare il decorso postoperatorio rendono il risultato estremamente innaturale».
Alessandro Gennai – Profilo professionale Laureato con lode nel 1988 in Medicina e Chirurgia all’Università degli studi di Modena, Alessandro Gennai ha frequentato la Scuola Internazionale di Medicina Estetica alla Fondazione Fatebenefratelli di Roma e la specializzazione in Chirurgia Generale al Policlinico Universitario di Modena, per poi proseguire gli studi all’estero (Los Angeles, Chicago, Spagna, Brasile e Argentina). In particolare è stato negli Stati Uniti, dove ha appreso, primo fra gli italiani, la tecnica del lifting endoscopico dal suo “padre fondatore”, Nicanor Isse. Gennai è socio della Eafps, European Academy of Facial Plastic surgery. Lo studio si trova in via delle Lame a Bologna (www.gennaichirurgia.it).

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