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Perché ci sono i cicli economici?

Posted by fidest press agency su martedì, 28 maggio 2019

Come per quasi tutto in economica, la (presunta) scienza economica non ha una spiegazione univoca sul perché esistano i cicli economici e – soprattutto – da cosa siano causati.
Per un investitore è importante comprendere che l’economia procede inevitabilmente per cicli, fasi di espansione e fasi di forti rallentamenti (e talvolta di recessioni). Questi cicli economici hanno riflessi nelle oscillazioni dei prezzi delle attività finanziarie (in particolare delle azioni).
Attualmente stiamo vivendo una fase terminale del ciclo economico mondiale (non parliamo d’Italia, l’economia italiana, sul piano finanziario, è sostanzialmente irrilevante). L’attuale ciclo è stato allungato in modo esasperato da interventi assolutamente straordinari delle banche centrali.
Cercare di capire perché i cicli economici accadono può aiutarci a fare scelte finanziarie più oculate, in particolare qualora dobbiamo iniziare un progetto d’investimento che non sia di lunghissimo termine.
Sebbene non vi siano spiegazioni universalmente accettate, si può dire che le cause dei cicli economici si devono ricercare in un intreccio di fattori. Le varie scuole economiche pongono maggiormente l’accento su alcuni di questi e trascurano altri, ma la realtà è che ogni ciclo è diverso dall’altro ed è causato da un diverso mix. Ecco alcuni fattori particolarmente importanti sono:
– Grandi cambiamenti tecnologici
– Grandi cambiamenti sociali/politici
– Eventi naturali/climatici eccezionali
– Gestione del credito e della moneta
– Fattori psicologici (in particolare le aspettative)
C’è stato un acceso dibattito teorico riguardo alla natura esogena o endogena dei cicli economici, ovvero se questi siano causati da fattori esterni al sistema economico (ad esempio un grande cambiamento tecnologico) o se le stesse istituzioni che governano l’economia (il libero mercato, il sistema del credito, ecc.) generino inevitabilmente queste fasi di espansione/contrazione.
Al di là delle dotte argomentazioni, la verità è semplice: sono vere entrambe le tesi.
L’elemento endogeno sul quale desideriamo soffermarci in questo articolo, poiché riteniamo che sia probabilmente il più significato o – quantomeno – quello per il quale potremmo agire con maggiore efficacia è quello del credito / moneta.
Una teoria economica non ortodossa ed abbastanza poco conosciuta, la Teoria del Circuito Monetario (la quale ha visto contributi importanti – fra gli altri – di Augusto Graziani, nipote ed omonimo del più conosciuto economista italiano dei primi del ‘900) identifica nella creazione di moneta da parte del sistema bancario, attraverso il credito, il momento chiave del processo economico capitalista, il suo stesso inizio.Nelle teorie economiche ortodosse (quelle neoclassiche e marginaliste), la moneta è poco rilevante, un mero strumento tecnico che facilita lo scambio economico. Quest’ultimo, però, trova la sua ragion d’essere nel famoso equilibrio fra domanda ed offerta di beni e servizi.Il concetto di equilibrio è il totem intoccabile delle teorie economiche attualmente dominanti.La Teoria del Circuito Monetario mette in discussione proprio questo totem. Un aspetto tecnico che ha ostacolato non poco lo sviluppo della teoria, almeno inizialmente, è il fatto che sia difficilmente modellizzabile matematicamente, almeno con la matematica più semplice che normalmente utilizzano gli economisti.
Quando abbandoneremo il totem dell’equilibrio ed anche le teorie economiche prevalenti prenderanno atto del fatto che lo scambio economico, nel mondo reale, non avviene in modo simultaneo, allora apparirà evidente che la Teoria del Circuito Monetario descrive l’economia in modo molto più preciso ed avremo fatto un notevole passo avanti nella gestione dei cicli economici , in particolare dei periodi di crisi.
Il credito innesca inevitabilmente un mini-ciclo e la somma di tanti mini-cicli, messi in fase, determinano dei cicli più grandi.
Quanto un soggetto economico ottiene un finanziamento sviluppa una possibilità di spesa molto superiore alle sue capacità reddituali. Inizialmente, quindi, genera inevitabilmente un potenziale espansivo. Contemporaneamente, però, inizia una fase nella quale le sue possibilità di spesa diventano per un lungo periodo inferiori alle sue capacità ordinarie perché dovrà rimborsare annualmente il finanziamento con la quota capitale più gli interessi (questo viene chiamato “servizio per il debito”, termine che useremo più avanti) . Già si vede, quindi, il nucleo basilare del ciclo.
Le cose si fanno molto, ma molto, più complicate nel momento in cui consideriamo le dinamiche aggregate di milioni di operatori economici. Una dinamica aggregata legato al credito, però, è sempre chiaramente riscontrabile (sebbene possa manifestarsi con tempistiche e grandezze diverse).
All’inizio dei cicli economici l’indebitamento è sostenibile perché il reddito aggregato cresce più di quanto cresca il servizio per il debito a causa dell’espansione economica generata al credito stesso. Questo genera nuova domanda e per sostenerla si crea nuovo debito.Abbiamo visto, però, che la natura stessa del debito crea una fase iniziale di espansione e poi una fase naturale di contrazione. Arriva quindi un momento nel quale il servizio per il debito cresce ad un tasso più elevato del reddito e ciò innesca la fase contraria del ciclo.Questo è uno dei meccanismi di base che generano i cicli economici. Tale meccanismo, poi, s’intreccia con gli altri fattori e ciò genera cicli sempre diversi in termini di durata e di ampiezza.A che punto è il debito mondiale?
Una volta compreso quanto l’elemento del debito sia una variabile centrale per i cicli economici, viene spontaneo domandarsi a che punto sia il debito pubblico e privato mondiale. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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