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Bambini alle prese con i cicloni in India e in Mozambico

Posted by fidest press agency su domenica, 5 Maggio 2019

In India, nell’Odisha, 28 milioni di persone, di cui 10 milioni di bambini, vivono sul percorso di impatto del ciclone Fani. Circa 1 milione di persone sono già state evacuate in preparazione di quello che è stato descritto come il ciclone più forte dell’India in più di 20 anni.
Più di 120.000 bambini sono stati colpiti dal ciclone Kenneth, la tempesta più forte che il Mozambico abbia mai registrato. Almeno 400 scuole sono state danneggiate o distrutte, colpendo oltre 40.000 studenti. Un’epidemia di colera è stata dichiarata nella zona colpita di Cabo Delgado. Il ciclone del 25 aprile è arrivato appena sei settimane dopo che il ciclone Idai aveva colpito 1 milione di bambini. Quasi due mesi dopo, quasi 25.000 persone continuano a vivere nei rifugi.Il ciclone che attualmente colpisce l’India e i cicloni che hanno attraversato il Mozambico in marzo e aprile hanno causato gravi danni alla vita di migliaia di bambini. Secondo l’UNICEF dovrebbero essere un campanello d’allarme urgente per i leader mondiali sui gravi rischi che gli eventi meteorologici estremi rappresentano per la vita dei bambini.”Stiamo assistendo ad una tendenza preoccupante”, ha detto Henrietta Fore, Direttore generale dell’UNICEF. “Cicloni, siccità e altri eventi meteorologici estremi stanno aumentando di frequenza e intensità. Come abbiamo visto in Mozambico e altrove, i paesi e le comunità più povere sono colpite in modo sproporzionato. Per i bambini già vulnerabili, l’impatto può essere devastante”. “I bambini saranno i più colpiti da questi disastri”, ha detto Gautam Narasimhan, Senior Adviser dell’UNICEF sui cambiamenti climatici. Non si tratta di un’attività normale”. Il cambiamento climatico è legato all’innalzamento del livello del mare e all’aumento delle precipitazioni associate ai cicloni, causando così una maggiore devastazione nelle zone costiere, ma anche nell’entroterra. Nel breve termine, i bambini più vulnerabili sono a rischio di annegamenti , malattie mortali come il colera e la malaria, malnutrizione dovuta alla ridotta produzione agricola e traumi psicologici – tutti elementi che si aggravano quando i centri sanitari e le scuole vengono colpiti. A lungo termine, i cicli di povertà possono protrarsi per anni e limitare la capacità delle famiglie e delle comunità di adattarsi ai cambiamenti climatici e di ridurre il rischio di disastri”.
L’UNICEF lavora per contenere l’impatto di eventi meteorologici estremi, anche attraverso: la progettazione di sistemi idrici in grado di resistere ai cicloni e alla contaminazione dell’acqua salata; il rafforzamento delle strutture scolastiche e il sostegno alle esercitazioni di preparazione; il sostegno ai sistemi sanitari comunitari nelle aree a rischio; la possibilità di preposizionare scorte in vista dei principali eventi meteorologici.

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Mozambico: altri 368.000 bambini a rischio dopo il secondo devastante ciclone “Kenneth”

Posted by fidest press agency su domenica, 28 aprile 2019

Secondo l’UNICEF, altri 368.000 bambini in Mozambico sono ora a rischio e potenzialmente bisognosi di sostegno umanitario salvavita dopo che il paese è stato colpito da una seconda grande tempesta – il Cyclone Kenneth – in meno di sei settimane.
Il ciclone Kenneth è arrivato giovedì nella provincia di Cabo Delgado nel nord del Mozambico come tempesta di categoria 4 e i meteorologi stanno avvertendo che il lento movimento del sistema potrebbe continuare a scaricare la pioggia per giorni, mettendo le aree colpite ad alto rischio di forti inondazioni e frane. Anche lo sfollamento è una delle maggiori preoccupazioni, poiché Kenneth ha distrutto fino al 90% delle abitazioni in alcuni villaggi.”Cabo Delgado non ha una storia di cicloni e siamo profondamente preoccupati che le comunità della zona non sarebbero state preparate all’entità della tempesta, mettendo bambini e famiglie in una posizione molto vulnerabile”, ha detto Michel Le Pechoux, Vice Rappresentante dell’UNICEF in Mozambico. “Il terreno è saturo di pioggia e i fiumi sono già gonfi, quindi l’emergenza rischia di peggiorare a causa delle inondazioni dei prossimi giorni”. Stiamo facendo tutto il possibile per avere sul campo operatori e rifornimenti per tenere la gente al sicuro”. L’UNICEF a Cabo Delgado ha squadre specializzate in salute, nutrizione, protezione dei bambini, acqua e servizi igienico-sanitari, e ha predisposto aiuti umanitari, compresi kit sanitari e per la purificazione dell’acqua, per accelerare la risposta alle emergenze. Le valutazioni sono in corso e l’entità del disastro diventerà chiara nei prossimi giorni.
Questa è la prima volta nella storia che, nella stessa stagione, due forti cicloni tropicali colpiscono il Mozambico. Il ciclone tropicale Kenneth segue il ciclone tropicale Idai, che ha raggiunto il paese il 14 marzo, causando più di 600 morti e circa 1,85 milioni di persone bisognose.14.800 casi malaria nelle aree colpite dal ciclone Idai- Secondo l’UNICEF, più di 14.800 casi di malaria sono stati segnalati dal 27 marzo nella provincia di Sofala in Mozambico, una delle zone più colpite dal ciclone Idai. Tra tutte le malattie trasmissibili a livello globale, la malaria è il terzo più grande killer di bambini di età compresa tra un mese e cinque anni. Anche prima del ciclone Idai, il Mozambico era uno dei 15 paesi che totalizzano l’80% dei decessi per malaria nel mondo. L’UNICEF e i suoi partner stanno intensificando gli sforzi per prevenire la trasmissione della malaria. Circa 1 milione di zanzariere sono necessarie per le zone colpite dal ciclone Idai, e l’UNICEF ne ha finora procurate 500.000 e ne ha distribuite oltre 116.000. Anche le scuole e i centri sanitari sono stati trattati con disinfettanti e spray antizanzare nell’ambito di una campagna condotta dal Ministero della Salute per completare la distribuzione di reti da letto trattate con insetticidi.
La devastazione causata dai cicloni Idai e Kenneth potrebbe potenzialmente portare il numero complessivo di bambini bisognosi di assistenza umanitaria a quasi 1,4 milioni nelle zone colpite del Mozambico settentrionale e centrale. Dopo il ciclone Idai a marzo, l’UNICEF ha lanciato un appello per 122 milioni di dollari per sostenere la sua risposta umanitaria a favore dei bambini e delle famiglie colpite dalla tempesta e dalle sue conseguenze, in Mozambico, Zimbabwe e Malawi nei prossimi nove mesi.

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PD Sicilia: qualcuno ha perduto la testa

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Di Agostino Spataro Per come si sono messe le cose, la questione del Pd è prepotentemente al centro dell’intricata situazione politica siciliana. Dagli esiti del suo travaglio interno, infatti, potranno dipendere le sorti dell’attuale governo Lombardo e le prospettive più generali della regione. Perciò, è utile riflettere sul Pd della Sicilia (non ancora “siciliano” come l’intende l’on. Lumia) che sembra stia entrando nell’occhio di un ciclone devastante che potrebbe frantumarlo in tre o più gruppi. Da tempo, è stato piantato il seme della divisione. Qualcuno ha abboccato, ha perduto la testa per un paio di poltrone nella prossima giunta regionale, la quarta in poco più di due anni. Tuttavia, il Pd, se veramente lo vuole, può sottrarsi alle tentazioni, agli effetti disastrosi della strategia neo-autonomista di Lombardo che per affermarsi ha bisogno di spaccare i partiti presenti all’Ars. Ieri é toccato al PdL, oggi è la volta del Pd ad entrare nel vortice della divisione interna. Si punta a destrutturare i due partiti che nell’attuale sistema politico-elettorale rappresentano i principali soggetti aggreganti dei due poli destinati ad alternarsi alla direzione della cosa pubblica, anche nell’Isola. Certo, i partiti, specie in Sicilia, abbisognano di essere riformati, ri – orientati verso la società reale, rinnovati radicalmente nei loro gruppi dirigenti, tuttavia vanno conservati perché sono l’architrave della democrazia.  Altrimenti, cosa avremo al posto dei partiti?  Il caos qualunquistico o il deserto dominato da un partito di sabbia come quello del Sud di cui Lombardo parla a mesi alterni. Avendone parlato a maggio, a giugno se n’è persa traccia. Anche perché Micciché, suo principale alleato, ha rinunziato al “progetto” per rientrare nella casa madre. Fallita l’ipotesi del “partito del sud”, si dovrà ritornare alla logica dei due poli; al centro destra e al centro sinistra, dentro i quali ciascun partito deve collocarsi con chiarezza. Compreso il MpA di Lombardo che, certo, non potrà pensare di sfidare, da solo, i due titani.  Lo stesso Pdl, prima o poi, troverà un modus vivendi. Com’è successo, nei giorni scorsi, al comune di Agrigento dove gli uomini del ministro Alfano e dell’assessore Cimino (rivali alla Regione) hanno dato vita a una giunta monocolore PdL, diretta da un sindaco eletto da uno schieramento di forze di centro-sinistra.     Bizzarrie della politica? A me sembrano indizi di uno scenario altamente probabile, specie se dovesse verificarsi un’interruzione anticipata della legislatura. Perciò, il Pd non può restare nell’equivoco e ridursi- come oggi appare- al ruolo di partito-gregario di una cellula impazzita del centro-destra. Il Partito Democratico dovrebbe ricollocarsi al posto assegnatogli dagli elettori, cioè all’opposizione, senza più inseguire Lombardo, ma cominciando a preparare il dopo-Lombardo. Poiché questo è il problema.  La regione è imballata, prigioniera della sua anomalia politica e delle sue disfunzioni amministrative. I fondi Fas non arrivano, ma non si riesce a spendere le risorse disponibili.  Sono davvero pochi i risultati apprezzabili. La stessa vicenda dei “precari storici”, agitata come prima emergenza, potrebbe arenarsi nelle secche di un rapporto difficile col governo Berlusconi.  Per questi e altri motivi si può aprire nel blocco sociale del centro-destra una salutare rottura che il centro-sinistra dovrebbe riuscire a intercettare, trasformandola in istanza di cambiamento, per allargare le basi del suo consenso elettorale. (Agostino Spataro in sintesi)

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Sisma in Indonesia e nuovo ciclone sulle Filippine

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2009

Le vittime causate dal violento terremoto che ha colpito l’isola di Sumatra hanno già superato il migliaio. Sono 1.100 secondo le stime ufficiali delle Nazioni Unite ma è  ormai certo che il bilancio finale sarà drammaticamente superiore, tanto che anche il Ministero della Salute indonesiano  prevede 3/4000 morti. E’ ancora difficile avere notizie da Pariaman,  78 km a sud est di Pandang, una delle città più vicine all’epicentro e quindi più colpita. Qui i morti potrebbero essere centinaia. Ovunque si continua a scavare tra le macerie mentre con il passare delle ore diminuiscono le probabilità di trovare qualcuno ancora in vita ed aumenta drammaticamente il rischio di epidemie. Ormai ridotte le riserve di acqua potabile. Nelle Filippine intanto, ancora impegnate nei soccorsi alle popolazioni colpite dal tifone Ketsana il 26 settembre, c’è grande preoccupazione per l’arrivo di un nuovo, fortissimo ciclone previsto per domani e denominato “Parma”.  Gli esperti ritengono che “Parma” sarà il più potente tifone a colpire le Filippine dal 2006, con raffiche di vento che toccheranno i 243 km/h. Solo nella zona di Manila oltre 100.000 persone abbandoneranno le loro case minacciate dallo straripamento del lago. Ma secondo OCHA sono addirittura 1.8 milioni le persone che potrebbero essere colpite. In queste ore sono in corso complesse operazioni di evacuazione per mettere in salvo più vite possibili. Sono sette le organizzazioni di AGIRE attive nelle zone dell’emergenza: ActionAid, CESVI, GVC, Intersos, Save the Children, Terre des Hommes e VIS.

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Birmania: in pericolo gli aiuti per le vittime del ciclone

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 luglio 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è preoccupata per i gravi ritardi nell’attuazione dei programmi di aiuto per le vittime del ciclone Nargis in Birmania. Da settimane circa 200 volontari internazionali aspettano il visto per entrare in Birmania mentre la sopravvivenza di centinaia di migliaia di persone del delta dell’Irrawaddy dipende tuttora dagli aiuti internazionali.In seguito alle devastazioni causate in maggio 2008 dal passaggio del ciclone Nargis e secondo i dati forniti dal Programma Alimentare Mondiale dell’ONU (PAM), 500.000 persone vivono ancora in rifugi di fortuna, circa 200.000 non hanno accesso all’acqua potabile e 350.000 dipendono ancora dagli aiuti alimentari. Ci sono gravi ritardi anche nella ricostruzione delle scuole e solo l’11% delle famiglie colpite da Nargis hanno avuto accesso ad un’assistenza psicologica adeguata mentre i familiari traumatizzati di circa 138.000 morti sono stati lasciati completamente soli.Gli innumerevoli ostacoli posti dal governo birmano al lavoro dei cooperanti internazionali blocca non solo i programmi di ricostruzione internazionali ma anche il lavoro delle organizzazioni di aiuto locali. Poiché queste ultime non possono registrarsi ufficialmente come organizzazioni umanitarie, non possono neanche avviare i loro programmi di intervento pensati soprattutto per soddisfare le esigenze concrete della popolazione locale se non sotto l’egida delle organizzazioni internazionali. Se le organizzazioni internazionali non hanno accesso al paese neanche le organizzazioni locali riescono a lavorare.L’atteggiamento ostile delle autorità birmane mette a rischio anche il finanziamento dei programmi di aiuto da parte della comunità internazionale che è sempre meno disponibile ad accettare le misure restrittive imposte da Naypyidaw. Finora la comunità internazionale ha assicurato solo 100 milioni di dollari sui 691 milioni necessari nei prossimi tre anni per la ricostruzione.Dopo la catastrofe causata da Nargis nel 2008, la giunta militare birmana aveva bloccato per settimane l’arrivo degli aiuti internazionali per le minoranze dei Karen e per gli altri abitanti delle regioni costiere. Solo in seguito all’intervento dell’Associazione delle Nazioni dell’Asia Sud-Orientale (ASEAN) le autorità birmane si sono rese disponibili a permettere l’accesso al paese di organizzazioni umanitarie internazionali.

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