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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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La “cifra” della riforma

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Con gli auguri vi offriamo, collegandovi sul sito di chiesadituttichiesadeipoveri.it, il discorso alla Curia di papa Francesco, che si potrebbe definire epocale, nel senso di un passaggio da un’epoca all’altra che la Chiesa non può affrontare facendo solo finta di cambiare alla maniera del Gattopardo, che Francesco evoca come monito. Il discorso del 21 dicembre non è come gli altri discorsi alla Curia perché corregga i suoi errori e si lasci riformare. È il discorso della riforma della Chiesa, ma così profonda che parte dall’evento originario di Dio che “ha preso un corpo umano e lo ha fatto proprio per sempre”, secondo le parole molto realistiche del mistico egiziano moderno Matta el Meskin citate dal papa, e giunge fino all’interrogativo drammatico del cardinale Suhard prima del Concilio se si fosse all’ora dell’“Agonia della Chiesa”, fino al lamento del cardinale Martini su una Chiesa in ritardo di due secoli, fino alla svolta del Concilio Vaticano II e all’annunzio dirompente del Dio della misericordia, nonviolento e tanto giusto da non scartare nessuno di papa Bergoglio. Nel discorso c’è una frase non nuova, ma che suona come il grido che suggella una intera storia e apre a una storia nuova e tutta diversa: “Fratelli e sorelle, non siamo nella cristianità, non più!”. La fede non è più un presupposto scontato del vivere comune, anzi è proprio il contrario. Dunque tutto dipende dalla testimonianza della fede, e non dal suo “deposito” come per prima deve capire la Congregazione “per la dottrina della fede” e quella “per l’evangelizzazione dei popoli”, compresi i popoli che passavano per essere già evangelizzati.
Ma la cosa riguarda ancor più il nuovo Dicastero per lo sviluppo umano integrale, perché l’integralità dello sviluppo non vuol dire solo che, ben oltre l’economico, va promosso tutto l’uomo, ma che vanno promossi tutti gli uomini, tutti gli uomini e le donne, tutti integralmente umani. Perché la novità è questa (forse la meravigliosa eresia di cui accusano papa Francesco) che “l’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma (della Chiesa)”. L’integralità infatti è che “l’umanità ci accomuna in quanto figli di un unico Padre”, “l’umanità chiama, interpella e provoca, cioè chiama a uscire fuori e a non temere il cambiamento”.
Usciamo dunque anche noi: l’umanità frammentata e divisa, anche per le cattive rappresentazioni di Dio, deve e può diventare una cosa sola. E questo è il Natale.

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Superticket: che cosa succederà nelle Regioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2011

È vero che il superticket di 10 euro sulla specialistica scatta dal giorno dopo l’entrata in vigore della Manovra, licenziata venerdì in via definitiva dalla Camera, però tra conti economici e pratiche amministrative nelle singole Regioni ci potrebbe volere qualche tempo prima di vederlo attivato. E la domanda a questo punto è cercare di capire quali Regioni riusciranno a coprire le risorse che il Governo ha deciso di non devolvere ed eventualmente se il finanziamento potrebbe rimanere anche negli anni a venire. La cifra, d’altra parte, non è irrisoria: per il 2011 servono 381 milioni, circa 834 milioni nel 2012 e almeno altrettanti nei due anni successivi. In generale, verrebbe da pensare che le Regioni più ricche potrebbero evitarne, almeno per quest’anno, l’applicazione. Ma, secondo alcune previsioni, i tagli così poderosi al capitolo sanità rischiano di mettere in forse anche questa regola, tanto da far intravedere, anche per le Regioni con i conti in ordine, l’ipotesi di piani di rientro. E sembra crollare anche la più classica delle tendenze del Paese che vede opporre il Nord al Sud: se la Lombardia, almeno per quest’anno, dovrebbe resistere, in altre Regioni del nord è probabile che l’opzione ticket spunterà. Con dubbi se alla fine per i cittadini non sarà più conveniente, come aveva denunciato la Fp Cgil in una nota, bypassare il Ssn. (fonte farmacista33)

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I debiti del comune di Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

Complimenti al sindaco, al commissario Varazzani, al ministro Tremonti e anche al presidente Guidi che si dice pienamente soddisfatto dalle notizie pubblicate oggi sulla gestione commissariale del debito del comune di Roma. Davvero un ottimo esempio di trasparenza. Dopo tre anni di commissariamento sappiamo che il debito pregresso ammonta a una cifra tra i 12 e i 16 miliardi di euro, con una forbice di soli 4 miliardi pari al pil del Nicaragua o della Moldavia. Non è possibile che il consiglio e i cittadini non vengano informati in modo dettagliato di questa situazione dal momento che i romani proprio per questo stanno pagando un’addizionale Irpef maggiorata e tra le più alte d’Italia. Le informazioni, rifiutate ripetutamente al parlamento nei mesi scorsi, devono avere la forma di documenti ufficiali e pubblici e non di articoli di stampa. Potrebbe ad esempio essere fornita in sede di discussione del bilancio di previsione 2011, magari con un allegato al bilancio, una ricostruzione di tutto l’operato della gestione commissariale negli ultimi tre anni, fornendo l’aggiornamento dell’accertamento del debito, i flussi di cassa, lo stato di attuazione del piano di rientro, i termini del cosiddetto “bando” per il rifinanziamento del debito e facendo chiarezza sul capitolo delle “risorse vincolate”. Infine restiamo in attesa delle informazioni in merito ai costi della struttura commissariale, al compenso previsto per il commissario Varazzani e alla legittimità o meno del suo incarico a seguito della sentenza del Tar che ha annullato il decreto di nomina. Su tutto ciò, circa un mese fa, il sindaco Alemanno si è impegnato a chiedere al Varazzani una conferenza stampa, ma l’idea non deve essere piaciuta. (fonte radicali)

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Informare per capire: il caso Gheddafi

Posted by fidest press agency su sabato, 4 settembre 2010

Jivis Tegno ha scritto un lungo editoriale che riproponiamo in sintesi ma che si può leggere in versione integrale su sulla prima pagina di informazione su Facebook Italia “Informare  per  resistere”:  “Il presidente libico Muammar Gheddafi, è arrivato a Roma domenica scorsa per celebrare il secondo anniversario del trattato italo – libico. Un trattato che permette azioni dirette da parte del governo italiano come la realizzazione per un periodo di 25 anni, di varie infrastrutture in Libia per una cifra di circa 5 miliardi di dollari. Il trattato inoltre favorisce gli scambi commerciali tra i due paesi. La Libia dal canto suo, dovrebbe combattere il fenomeno del terrorismo internazionale, del traffico di droga, ma soprattutto quello dell’immigrazione clandestina, fenomeno che preoccupa le autorità italiane, quando si sa che, la maggior parte dei gommoni ed altre imbarcazioni che arrivano in Italia  cariche di clandestini, partono dalle coste libiche.
Tuttavia, questo trattato non arriva per caso. Entra nella logica delle scuse fatte dall’Italia per la sua occupazione coloniale in Libia. Con questa ultima visita in Italia per il secondo anniversario del trattato italo – libico, non si è certo smentito. Già durante la seconda lezione di corano davanti a 200 ragazze presso l’Accademia libica di Roma, il colonnello Gheddafi ha prima richiesto alle ragazze di convertirsi all’Islam, poi ha dichiarato che: “ in Libia, le donne sono più libere che in Italia”, poi ha aggiunto che: “ l’Islam è l’ultima religione e che bisogna credere in una sola fede: quella di Maometto”. Da quando Gheddafi si trova in Italia, ci sono ogni giorno polemiche nella classe politica per il comportamento poco diplomatico dell’ingombrante ospite. Mi sono chiesto perché Gheddafi fa tutto questo? La risposta è semplice: “Dio denaro” comanda il mondo! Da quando gli è possibile dopo la revoca dell’embargo nel 2004 dall’Unione Europea, che durava dal 1986, la Libia è diventata uno dei partner privilegiati di molti paesi industrializzati e uomini d’affari del pianeta. Il paese è molto ricco con i sui pozzi petroliferi. Solo l’anno scorso, i fondi sovrani libici ammontavano a più di 40 miliardi di euro. Fondi che permettono alla Libia di acquistare azioni in molte società occidentali. La Libia attraverso la sua holding finanziaria che è la “Lybian Investment Authority” possiede il 7,5% del capitale della Juventus, il 7% di UniCredito, il 5% di Mediobanca, il 2% dell’ENI con trattative per portarlo a 10%.
Gheddafi ha capito bene la cultura occidentale, sa perfettamente che il pilastro della società è il potere economico, ovvero i soldi e lui ne ha tanti. Ecco perché si comporta soprattutto con loro in questo modo: arroganza, prepotenza e mancanza di rispetto alle loro istituzioni. Anche la maggior parte dei giornalisti italiani, che tradizionalmente non dedicano nessun articolo nei loro mezzi di informazioni agli altri presidenti africani (poveri) che visitano l’Italia, riservano invece ogni volta che viaggia il colonnello Gheddafi nel bel paese, ampi servizi sui giornali e cosi, continua lo “show” del presidente libico. Che miseria professionale !!!   Forse ho sbagliato nella mia analisi? Ditemi voi!  (Jivis Tegno)

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L’Inno di Mameli è degli italiani o di una casa editrice?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 aprile 2010

Intervento della sen. Donatella Poretti, Radicali/Pd Il diritto di autore va oltre le leggi? E’ questa la domanda che mi sono posta quando ho appreso che al consiglio comunale di Messina e alla federazione Pallavolo del Veneto, per aver eseguito in pubblico l’inno di Mameli, e’ toccato pagare 100 euro di diritto d’autore. La Siae è stata implacabile: il noleggio dello spartito, proprietà della casa musicale Sonzogno, costa quella cifra. Non solo, ma se l’inno viene eseguito in uno stadio, si puo’ arrivare a pagare anche 290 euro. C’e’ uno specifico tariffario. Secondo quanto riportato dall’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), che ha interpellato la Siae, quei 100 euro potrebbero essere dovuti anche se quello specifico spartito non è mai stato utilizzato. Ma come nota l’Aduc, il “Canto degli italiani” non è una complessa composizione sinfonica, ma una melodia che chiunque abbia un minimo di conoscenze musicali puo’ arrangiare per il proprio ensemble senza bisogno di noleggiare spartiti. Goffredo Mameli che scrisse il “canto degli italiani” nel 1847 (testo che fu messo in musica da Michele Novaro e che nel 1946 e’ diventato l’inno ufficiale della Repubblica Italiana), e’ morto da oltre un secolo e nessuno ha titolo al diritto d’autore che si estingue dopo 70 anni dalla morte. Se chiunque esegue qualsivoglia versione dell’inno nazionale deve pagare i diritti di noleggio di uno specifico spartito proprietario mai utilizzato, di fatto si estendono potenzialmente all’infinito i diritti Siae sul brano musicale che rappresenta più di ogni altro l’Unità d’Italia e la sua storia repubblicana. Per questo motivo, col senatore Marco Perduca ho rivolto un’interrogazione alla presidenza del Consiglio dei ministri, per sapere: – se la Siae e l’editore Sanzogno abbiano effettivamente diritto a riscuotere il “noleggio” dello spartito dell’inno nazionale indipendentemente dal fatto che lo spartito in questione sia o meno utilizzato; – cosa intenda fare per porre rimedio a comportamenti che ostacolano la riproduzione di un importante simbolo della Repubblica, e fanno della “Canzone degli italiani” la canzone di una casa editrice.

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Si compra la democrazia?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2010

Meg Whitman, l’ex amministratore delegato di eBay, è una delle donne più ricche al mondo. È candidata a governatore della California ed ha annunciato recentemente che è disposta a spendere cento milioni dei suoi soldi per rimpiazzare Arnold Schwarzenegger, l’attuale leader del Golden State. Cento milioni sono una cifra considerevole ma forse la Whitman non dovrà spendere tanto dato che la Corte Suprema americana ha eliminato recentemente tutti i limiti che le grosse ditte possono spendere per appoggiare i candidati politici. I repubblicani come Whitman riceveranno benefici dalla decisione dato che le corporation tendono a sostenere i candidati di destra come lei. La democrazia in America è sempre stata legata al business ma la Corte Suprema la ha reso più capitalista dando alle corporation la possibilità di “comprare” elezioni. Succederà nei piccoli Stati e specialmente nei seggi al Senato, dove un voto vale un voto non importa se sia della California (37 milioni di abitanti) o Wyoming (mezzo milione di abitanti). In questi piccoli Stati le grosse aziende possono investire i loro soldi e, in effetti, influire in modo notevole per eleggere individui che seguano le idee corporative, vedi in generale repubblicane. Il presidente Barack Obama ha caratterizzato la decisione della Corte come “una grossa vittoria per le aziende petrolifere, le banche di Wall Street e le compagnie di assicurazione”. Obama non ha specificato che il Partito Repubblicano guadagnerà con la decisione. Ciononostante alcuni parlamentari democratici hanno già iniziato a considerare nuovi disegni di legge per mitigare la decisione giudiziaria. La logica della Corte Suprema è che le corporation americane o multinazionali meritano la stessa libertà di espressione come gli individui. Il caso specifico ha dichiarato illegale il divieto alle corporation di investire a volontà per appoggiare o opporre candidati politici. Ma anche prima della recente decisione della Corte Suprema le corporation potevano contribuire a volontà per le cause che naturalmente si riallacciavano ai candidati anche se indirettamente. La decisione della Corte si è concentrata sul caso di un film del 2008 che l’organizzazione conservativa Citizens United aveva fatto girare per attaccare Hillary Clinton, candidata alle primarie del Partito Democratico. Siccome il film era stato finanziato da fondi di un’azienda, fu bloccato dalla legge passata al Senato nel 2002 sponsorizzata dai Senatori John McCain (repubblicano, Arizona) e Russ Feingold (democratico, Wisconsin). Alcuni analisti hanno rilevato che le corporation avevano già influenza diretta sui candidati politici dato che i media non sono altro che corporation. Il New York Times è spesso segnalato come una di queste corporation che fa spesso “propaganda” politica con il suo supporto per i liberal. Dall’altro canto vi sono altri media come la Fox News che molti considerano un braccio forte del Partito Repubblicano nonostante la propria pubblicità di essere “fair and balanced” (giusta e bilanciata). È vero che in America i media sono delle corporation e quindi possono essere legittimamente attaccati di essere partisan. Ma i media ricevono i loro fondi per sopravvivere dagli annunci pubblicitari che sono pagati dalle altre corporation. Una filosofia troppo liberal e ovviamente anti-capitalista sarebbe il suicidio per la stampa. Si vede facilmente con la pressione che le corporation possono esercitare sui giornali ma anche sulla televisione e radio. Ritirando i loro annunci da programmi considerati troppo politici, le corporation possono, in effetti, uccidere alcuni enti della stampa. L’esempio più ovvio è quello di Air America, la catena di radio liberal, che è recentemente fallita. Quando la stampa non fa che attaccare il capitalismo che è legato sotto molti aspetti all’ideologia repubblicana, non riesce a mantenersi a galla poichè in America il governo non provvede fondi alla stampa come avviene in altri Paesi. Nell’elezione presidenziale del 2008 la campagna politica di Barack Obama e John McCain è costata più di un miliardo di dollari.  Quanto costerà la prossima elezione grazie alla decisione della Corte Suprema? E chi ci guadagnerà, l’elettore medio o le lobby delle grosse corporation? (Domenico Maceri)

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Risultati finanziari di Mondial Assistance

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 maggio 2009

Mondial Assistance ha reso noti i risultati finanziari per l’anno fiscale 2008 e registra vendite per 1.597 milioni di Euro, con un incremento dell’8,6% (a un tasso di cambio costante) rispetto al 2007 (1.508 milioni di Euro). Nel quadro della continuità con gli anni precedenti, Mondial Assistance ha proseguito nella propria strategia di crescita e dinamismo, ottenendo un profitto netto di 62,6 milioni di Euro, con un incremento del 9,6% in confronto all’anno precedente. Questa crescita, risultato di una politica di stretto controllo dei rischi, si è tradotta in un combined ratio di 94,9 punti, con una discesa di 0,2 punti rispetto al 2007. Le 9.817 risorse umane del Gruppo, distribuite in 28 Paesi, hanno evaso la cifra record di 13,5 milioni di pratiche, con una media di una pratica ogni due secondi nel corso del 2008.

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