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Prigionieri mapuche in Cile: Sciopero della fame per la protezione e i diritti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2020

Da più di tre mesi Celestino Córdova, un’autorità spirituale e politica (machi) dei Mapuche, fa lo sciopero della fame nel carcere di Temuco, nel sud del Cile. Questo è già il quinto sciopero della fame del machi dal suo arresto nel 2013, ed è stato condannato a 18 anni di carcere nel 2014 per l’omicidio della coppia Luchinger-Mackay. Gli osservatori internazionali, i gruppi per i diritti umani e le organizzazioni e comunità mapuche mettono ancora in dubbio le prove presentate e la legalità della sentenza.Tra le altre cose, il machi chiede il suo trasferimento e quello di tutti i prigionieri politici mapuche e non mapuche agli arresti domiciliari nelle loro case e comunità. Perché la crisi di Covid 19 sta dilagando anche in Cile e i prigionieri sono particolarmente a rischio di infezione. Inoltre, Cordova chiede l’attuazione dei diritti umani e indigeni internazionali, come la Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), che anche il Cile ha ratificato. Gli articoli da 7 a 10 della convenzione regolano le circostanze di detenzione delle popolazioni indigene.Lo stato di salute di machi è attualmente estremamente critico: pesa solo 65 chili circa, ha gravi problemi respiratori e cardiaci, soffre di nausea e ha dolori su tutto il corpo. Gli scioperi della fame fanno parte delle proteste decennali dei Mapuche. Tra le altre cose, chiedono la restituzione dei loro territori, l’autonomia e l’autodeterminazione. Circa il dieci per cento della popolazione cilena è mapuche. Soprattutto a partire dagli anni Novanta, i loro diritti sono stati violati massicciamente dallo Stato cileno e la loro protesta è stata criminalizzata.Nella seconda metà di maggio, il Cile ha messo agli arresti domiciliari oltre 13.000 prigionieri a causa della crisi di Covid-19. I prigionieri politici, compresi i non mapuche, si vedono negare questa protezione dal governo. Questo dimostra in primo luogo il carattere razzista e in secondo luogo politico delle decisioni delle autorità cilene. Allo stesso tempo, le richieste per progetti di infrastrutture ecologicamente dannose come centrali elettriche e dighe nei territori Mapuche sono raddoppiate tra marzo e maggio rispetto all’anno precedente.Altri detenuti che hanno partecipato allo sciopero della fame sono: Sergio Levinao Levinao, Víctor Llanquileo Pilquimán, Juan Calbucoy Montanares, Juan Queipul Millanao, Freddy Marileo Marileo, Danilo Nahuelpi Millanao e Reinaldo Penchulef Sepúlveda nel carcere di Angol e Antu Llanca nel carcere di Temuco. L’Associazione per i popoli minacciati (APM) invita il presidente cileno Sebastián Piñera e il suo governo a soddisfare le legittime richieste dei prigionieri mapuche: Ci uniamo alle tante voci internazionali e, come Martín Almada, vincitore del Premio Nobel alternativo, chiediamo che la vita di questi prigionieri sia protetta.

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“Non fermare dibattito in corso in Cile su giustizia sociale e ambientale”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 novembre 2019

AMSTERDAM. Commentando l’annullamento della COP25 di Santiago, Jennifer Morgan, Direttrice esecutiva di Greenpeace International, dichiara:«Nonostante affermi di non poter ospitare la COP25, il governo cileno non deve fermare il dibattito in corso nel Paese sull’ingiustizia ambientale e sociale. Siamo in emergenza climatica e dialogo civile e diritto alla protesta pacifica devono essere mantenuti. Il rinvio di un meeting non posticipa i cambiamenti climatici e gli impatti che questi hanno sulla stessa gente che Piñera sostiene di proteggere. Non c’è mai stato un momento più vitale per ascoltare la voce della gente. In tutto il mondo, le persone chiedono a gran voce il cambiamento. I canali di dialogo devono essere tenuti aperti e i leader non possono nascondersi, ma devono invece ascoltare le richieste della gente e agire con urgenza sull’impatto che la crisi climatica sta avendo sulla nostra ecologia e sul nostro tessuto sociale».Il Direttore Esecutivo di Greenpeace Cile, Matìas Asu, dichiara:«Il governo cileno, con la decisione di non ospitare la COP25, ha abbandonato la propria responsabilità di garantire la piena protezione dei diritti umani, il ripristino dell’ordine e il dialogo democratico per costruire accordi. Con questa decisione ha rinunciato anche al dialogo e alla protesta pacifica. Siamo convinti che il ripristino dell’ordine possa avvenire solo se verranno affrontate le richieste sociali delle persone.«Siamo preoccupati perché il governo del presidente Piñera potrebbe decidere di isolarsi dalla comunità internazionale. Dobbiamo essere in grado di risolvere gli attuali problemi in Cile con il sostegno della comunità internazionale. Questa decisione non deve ridurre l’ambizione e l’urgenza di affrontare la crisi climatica globale. Dobbiamo agire ora per il clima», conclude Asu. (fonte:Ufficio stampa Greenpeace Italia)

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In Cile si respira un’atmosfera di paura e caos

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è preoccupata per l’atmosfera di paura e caos che si respira in Cile. Secondo l’Istituto Nazionale per i Diritti Umani cileno (INDH), dall’inizio delle proteste la settimana scorsa sono state uccide 5 persone, 584 sono rimaste ferite, di cui 245 da armi da fuoco, e 2.686 persone sono state arrestate, tra cui 297 bambini e adolescenti. Diversi cileni più anziani lamentano di sentirsi un po’ come ai tempi della dittatura militare di Pinochet (1973-1990) quando l’esercito pattugliava regolarmente le strade delle città. Anche a Temuco, capitale della regione dell’Auracanía i manifestantivengono aggrediti dalle forze di sicurezza con gas lacrimogeni e pallottole di gomma. Temuco è il centro degli indigeni Mapuche che con più di un milione di persone costituiscono il gruppo indigeno più grande del paese. I Mapuche sono circa il 10% della popolazione cilena e continuano a subire discriminazione e repressione. Gli attivisti mapuche sono gli unici a essere processati in base alla Legge sull’antiterrorismo, risalente ai tempi di Pinochet e criticata a livello internazionale. La stessa legge, che permette l’incriminazione sulla base di testimonianze anonime e non verificabili, permette alle autorità di estendere il carcere preventivo per mesi e addirittura anni. L’INDH riporta anche accuse di tortura e di trattamenti degradanti su base sessuale da parte delle forze di sicurezza. Il passo indietro fatto dal presidente Piñera sull’aumento dei prezzi dei mezzi pubblici e l’ammissione di aver valutato male la situazione arrivano troppo tardi. Di fatto le condizioni sociali di una fetta importante della popolazione cilena sono preoccupanti. Lo stipendio medio in Cile è di 500 Euro e per ca. il 60% delle famiglie questo non basta per arrivare a fine mese. Per i Mapuche, spesso tra i più poveri del paese, la situazione si aggrava a causa della perdita della propria terra e la distruzione delle loro basi culturali. A ciò si aggiunge l’arbitrarietà delle forze di sicurezza nei loro confronti che raramente viene perseguita legalmente. L’Europa dovrebbe approfittare delle proteste in corso per indagare sulle violazioni dei diritti umani in tutto il paese e in particolare nell’Araucanía e per chiedere al governo cileno di rispettare i principi di uno stato di diritto. L’ex presidente cilena e attuale Commissaria per i Diritti Umani dell’ONU Michelle Bachelet ha annunciato lo scorso 24 ottobre di voler inviare una commissione indipendente per indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani commessi durante le proteste in Cile.

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Accordo di collaborazione istituzionale con l’Università del Cile

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

Camerino Il Rettore Unicam prof. Claudio Pettinari ed il Rettore dell’Università del Cile prof. Ennio Vivaldi Véjar hanno firmato un accordo di collaborazione istituzionale con l’obiettivo di promuovere lo scambio e la cooperazione tra le due Università, di attuare azioni volte a sviluppare congiuntamente progetti di natura accademica, scientifica e culturale di reciproca utilità, nell’adempimento dei rispettivi scopi istituzionali, nella convinzione che l’istituzione di tali progetti permetterà di aumentare la qualità della ricerca e della didattica.L’accordo, coordinato dal prof. Emanuele Tondi per Unicam e dal prof. Eduardo Vera Sobrino per Uchile, prevede la possibilità per studenti Unicam di lavorare e sviluppare tematiche di ricerca insieme a docenti di fama mondiale, sia nel campo della geologia che dell’ingegneria e dell’architettura, come G. Rodolfo Saragoni Huerta e Daniela Andrea Diaz Fuentes. L’accordo sarà rivolto alla gestione sostenibile delle risorse naturali e alla riduzione dei rischi naturali, in collaborazione con il Programma per la riduzione dei rischi e dei disastri socio-naturali dell’Università del Cile (CITRID – https://citrid.uchile.cl), con sede a Santiago e diretto dal prof. Jaime Campos.La collaborazione tra i due Paesi, iniziata a Camerino con un incontro al quale ha partecipato il Secondo Segretario dell’Ambasciata del Cile con delega alle relazioni internazionali dott. Rodrigo Waghorn Gallegos, è proseguita con la visita del prof. Emanuele Tondi presso il Dipartimento di Geofisica dell’Università di Santiago del Cile, dove ha tenuto un corso relativo alla sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017, nel quadro della tettonica attiva e sismicità dell’Appennino centro-meridionale.La conoscenza diretta e approfondita delle due realtà geologiche così come il confronto degli strumenti che i due Paesi utilizzano per la riduzione dei rischi naturali rappresenterà sicuramente un passo in avanti per la loro mitigazione. Gli incontri scientifici che verranno organizzati nell’ambito dell’accordo saranno integrati con escursioni sul campo a cui sono invitati colleghi e studenti delle due Università in modo da stabilire una collaborazione attiva tra le due realtà scientifiche, anche mediante tesi di laurea e di dottorato da svolgere in collaborazione e nei due Paesi.

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Il packaging italiano vola verso il Cile

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 dicembre 2017

santiago cileSantiago (Cile) Con il supporto di SACE, che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, Uteco Converting – azienda veronese attiva nella produzione di macchine da stampa per il settore dell’imballaggio e del packaging – ha esportato in Cile macchinari per 1,4 milioni di euro.L’intervento di SACE – presente in Veneto con i suoi uffici di Venezia e Verona – ha consentito all’azienda, leader mondiale nel settore, di offrire al proprio cliente cileno soluzioni di pagamento competitive, assicurandosi contro il mancato incasso della fornitura di impianti.Una collaborazione, quella tra Uteco e SACE SIMEST, che dura ormai da oltre 10 anni, e che ha permesso all’azienda di esportare in tutto il mondo. Con una produzione di oltre 100 macchinari all’anno, Uteco si distingue anche per i suoi investimenti in tecnologia e in ricerca e sviluppo, che puntano a farla diventare un’industria 4.0. Uteco si avvale anche di SIMEST per le sue strategie di internazionalizzazione.“La nostra propensione all’export, sempre molto accentuata, ci spinge a ricercare continuamente soluzioni che riducano drasticamente il rischio Paese – ha dichiarato Simone Quinto, Cfo di Uteco –. In questo, l’ultra-decennale collaborazione con SACE, si è dimostrata molto preziosa”.

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Missione Governo-Imprese in America Latina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 ottobre 2015

america latinaIn occasione della missione in America Latina, promossa dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dello Sviluppo Economico, SACE e Banco de Chile hanno firmato un importante accordo di collaborazione destinato a espandere le opportunità di interscambio e investimento tra Italia e Cile. L’intesa prevede, infatti, il rafforzamento delle relazioni commerciali tra SACE e Banco de Chile per individuare progetti strategici e facilitare l’accesso a fonti di finanziamento sia per le imprese cilene interessate ad acquistare beni e servizi dall’Italia, sia per le imprese italiane interessate a progetti di investimento in Cile. “Il Cile si conferma uno dei mercati a maggior potenziale per molte filiere in cui il Made in Italy ha maturato competenze straordinarie – ha dichiarato Alessandro Castellano, amministratore delegato di SACE -. Con l’accordo firmato con Banco de Chile, si aprono nuove opportunità di business per le nostre imprese in un paese in cui l’export italiano è cresciuto del 18% nel primo semestre 2015”. L’accordo è stato firmato a margine del business forum che ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica del Cile, Michelle Bachelet, del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda.
Nel 2014 l’export italiano nel paese si è attestato a 869 milioni di euro, per poi accelerare nei primi 6 mesi del 2015, con aumento del 18% in termini tendenziali. Il settore principale di export verso il Cile è la meccanica strumentale (44,7% del totale), seguono gli apparecchi elettrici e i prodotti in metallo. In particolare, esportiamo macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio, macchine per l’agricoltura e per l’industria alimentare e delle bevande. È proprio nell’industria meccanica che si trovano le maggiori opportunità per le imprese italiane. Il Cile si caratterizza per la scarsa presenza di una produzione locale di macchine e apparecchi meccanici ad alta tecnologia, ed è in questo comparto che le aziende italiane possono trovare ampi margini di sviluppo.

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Cile: piano emergenza Caritas

Posted by fidest press agency su domenica, 21 marzo 2010

Sostegno alimentare, igiene di base e indumenti; centri di accoglienza e abitazioni di  emergenza che diventeranno poi definitive; miglioramento delle economie familiari di contadini, pescatori e fasce sociali meno abbienti; attività di ascolto e sostegno psico- sociale, percorsi di accompagnamento comunitari e pastorali; rafforzamento istituzionale  delle reti diocesane; coordinamento con gli altri enti di cooperazione coinvolti.  Sono questi gli obiettivi del piano di emergenza che la Caritas ha avviato in Cile, dopo il  terremoto dello scorso febbraio.  Il piano prevede un impegno economico di 9,5 milioni di euro, ha una durata di nove mesi e intende fornire sostegno a 108.416 famiglie (542.000 persone) nelle diocesi di  Santiago, Melipilla, Valparaíso, Rancagua, Talca, Linares, Chillan, Concepción, Los Ángeles e Temuco. Dopo questa prima fase verranno messi a punto piani di riabilitazione e di sviluppo a lungo termine.  Dal giorno stesso della tragedia la chiesa si è mobilitata. Tramite la Caritas – grazie anche al sostegno di Caritas Italiana e dell’intera rete internazionale – ha già distribuito 1.439  tonnellate di alimenti attraverso le parrocchie e i centri attivi nelle diocesi.  Nelle varie comunità si moltiplicano piccole ma significative iniziative di volontariato solidale, come ad esempio l’avvio di una panetteria mobile a Concepción, che sforna e distribuisce gratuitamente 6.000 pagnotte al giorno

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Cile: i primi interventi Caritas

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

Il Presidente della Conferenza episcopale cilena, S.E.Mons. Alejandro Goic, ha confermato la pronta attivazione della Chiesa locale e in particolare della Caritas per stare accanto alle famiglie colpite e a quanti hanno perso affetti e abitazioni  I centri Caritas nelle 5 arcidiocesi – Antofagasta • La Serena • Santiago • Concepción • Puerto Montt – e nelle 18 diocesi del Paese – Arica • Iquique • Copiapó • San Felipe • Valparaíso • Melipilla • San  Bernardo • Rancagua • Talca • Linares • Chillán • Los Ángeles • Temuco • Villarrica • Valdivia • Osorno •  Ancud • Punta Arenas – sono stati mobilitati con il sostegno delle parrocchie.  Le comunità cilene sono state invitare offerte in denaro alla Caritas e a consegnare alimenti nelle  parrocchie di Santiago, oltre che nei Collegi Isabel la Católica e Sagrados Corazones de Alameda, e nel Seminario Pontificio Minore.  In particolare al momento sul posto non si raccolgono né vestiti, né medicinali, ma solo alimenti non deperibili: riso, pasta, latte in polvere, aceto,  Il vicario per la pastorale sociale e direttore della Caritas di Santiago, don Rodrigo Tupper ha lanciato a sua volta un appello alla solidarietà, chiedendo aiuti concreti.  I primi aiuti si stanno distribuendo nelle zone di Maule e Bío Bío che sono le più colpite.  La situazione resta comunque complessa e problematica.  S.E.Mons. Ricardo Ezzati, Arcivescovo di Concepción, stigmatizzando i comportamenti di quanti compiono “un secondo terremoto”, con azioni di sciacallaggio, ha ricordato l’impegno dell’arcidiocesi negli ultimi anni nel settore educativo e formativo che ha consentito di avere comunità fondamentalmente coese e solidali che sapranno affrontare anche questa sfida. Ha poi sottolineato che con il passare delle ore ci si sta organizzando sempre meglio, anche se permangono difficoltà di collegamento soprattutto con le parrocchie lungo la costa. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite  C/C postale N. 347013 specificando nella causale: Emergenza terremoto Cile  Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:  UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119 Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma  Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384  Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma  Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113  CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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Cile: la terra continua a tremare

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Santiago. A 30 ore di distanza dalla prima scossa (magnitudo 8,8 della scala Richter) e da quelle che sono seguite si profila con maggiore evidenza il dramma che ha colpito le popolazioni dell’area. Il numero dei morti continua a salire, siamo già a 200, mentre i dispersi e i feriti sono diventati migliaia. Da un edificio di 14 piani crollato, nella città di Concepcion, risultano imprigionate tra le macerie non meno di 150 persone, ma non è, purtroppo, il solo. Si ripetono le scene di disperazione, il febbrile lavoro dei soccorritori, l’ansia di salvare chi non è riuscito a sottrarsi al crollo della propria casa e al bisogno di aiuto di chi vaga per le strade dissestate in preda al panico. Vi è anche un problema di sicurezza e di ordine pubblico. E’ stato appurato che dalla prigione di Chillan duecento detenuti sono fuggiti dopo il crollo del muro di recinzione. Ora il pericolo viene pure dal mare ed è allarme tsunami. Ha fatto già le prime vittime nell’arcipelago di Juan Fernandez a 670 Km di distanza dalle coste cilene. Si teme un’onda anomala di notevoli proporzioni che possa riversarsi lungo tutto il tratto di costa americana che si affaccia nel Pacifico. Si calcola che siano non meno di 53 gli stati coinvolti e tra questi le Hawaii che già nelle prossime ore attende onde alte circa tre metri. Intanto le città costiere di Talcahuano e dell’Isola di Pasqua sono state già parzialmente evacuate. Ma lo stato di allerta non si abbassa nemmeno per altre località più distanti quali l’Alaska, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda il Giappone. Nel frattempo si pensa agli italiani che vivono in Cile e la cui comunità è alquanto consistente (sono in cinquantamila dei quali non meno di 500 si trovano nell’epicentro del terremoto). Dai primi rapporti dell’ambasciata e da quando riferisce il capo dell’unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, non si segnalano vittime. Precedenti:https://fidest.wordpress.com/2010/02/27/terremoto-in-cile/

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Terremoto in Cile: iniziative Caritas

Posted by fidest press agency su domenica, 28 febbraio 2010

Dopo quello che ha devastato Haiti lo scorso 12 gennaio, un nuovo terremoto ha colpito questa notte il Cile, provocando vittime e ingenti danni. La Caritas Italiana da anni sostiene la Chiesa locale, in particolare per progetti a favore delle famiglie e dei giovani più poveri ed emarginati del Paese, e ha prontamente manifestato vicinanza e solidarietà alla popolazione colpita. In collegamento costante con l’intera rete Caritas, lancia un appello per poter contribuire quanto prima alla realizzazione di un piano d’emergenza. Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana tramite C/C Postale N. 347013 specificando nella causale: “Emergenza terremoto Cile”. Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui: * UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119 * Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma Iban: IT 95 M 03069 05098 100000005384 * Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113 * CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)

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