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Posts Tagged ‘cinese’

La mano invisibile: Come il Partito Comunista Cinese sta rimodellando il mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Di Clive Hamilton e Mareike Ohlberg Collana Le terre In libreria dal 25 marzo. Il primo libro che svela il programma di sovversione globale portato avanti dal Partito Comunista Cinese e la serissima minaccia che questo rappresenta per la democrazia . Il regime ha cercato di impedirne la pubblicazione all’estero, finora senza successo. Venduto in più di dieci paesi al mondo, è un bestseller in Germania e Australia e finalista al German Book Prize.

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Celebrazioni per il nuovo anno cinese

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2021

Torino mostra via Po, dal 5 al 21 febbraio, l’Istituto Confucio dell’Università di Torino ha progettato una esposizione di banner a tema, patrocinata da Regione Piemonte e Città di Torino.All’organizzazione della Mostra hanno partecipato Fondazione Contrada Torino Onlus e Associazione Commercianti Via Po. I banner presentano alla cittadinanza il Capodanno cinese, le sue tradizioni, alcuni testi letterari che lo celebrano. Una scelta di componimenti poetici dedicati al Capodanno, presentati nella lingua originale e in traduzione, consentiranno di percepire la grande importanza che questa ricorrenza ha nella cultura cinese, al di là della festa, e di proporre alcuni testi letterari, scritti da autori molto cari ai Cinesi, proposti anche in lingua originale. L’utilizzo di immagini beneauguranti mutuate dalla tradizione delle “carte intagliate” permetterà anche di gettare uno sguardo a una delle “arti popolari” più famose della Cina.La presenza cinese in Città è ormai consolidata. Oggi, a fenomeno migratorio pressoché esaurito, essa si arricchisce di figure nuove, come i numerosissimi studenti che frequentano l’Università, il Politecnico, l’Accademia di Belle Arti e altre istituzioni di formazione della Città. Il Covid19 ha talvolta creato un clima di ingiustificata ostilità verso questa operosa comunità. Le celebrazioni per il Capodanno sono una occasione per stringerci virtualmente la mano, tra cittadini torinesi di origine diversa, nel rispetto dei valori di inclusione cui la città di Torino si è sempre ispirata e per rinnovare l’auspicio che l’Anno del Bue che sta per cominciare sia meno difficile di quello che ci siamo lasciati alle spalle.L’inaugurazione virtuale della mostra avrà luogo venerdì 5 febbraio alle ore 18.00 sulla piattaforma Google Meet (https://meet.google.com/tcw-yino-cwp) e sarà seguita da una breve conferenza della prof. Stefania Stafutti, dell’Università di Torino, Direttrice dell’Istituto, sulle tradizioni e i costumi del Capodanno. La partecipazione all’incontro è aperta e tutti sono benvenuti.

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Market Outlook 2021: l’anno del Bufalo dell’oroscopo cinese… sarà un Toro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Fare previsioni quando una pandemia grava ancora sulle nostre teste richiede un esercizio particolarmente virtuoso dell’analisi degli scenari e delle rispettive probabilità. Eppure, l’inizio del piano delle vaccinazioni a livello globale, l’esito dell’elezioni statunitensi che libera il contesto geopolitico dalla leadership imprevedibile di Trump, il tentativo embrionale (e faticoso) di integrazione fiscale in Europa e, non da ultimi, i massicci stimoli monetari e fiscali implementati in tutti i principali Paesi al mondo portano a cominciare l’anno con un certo grado di ottimismo. Dopo la pausa imposta a molti settori dell’economia dai ripetuti lockdown nel corso dell’anno passato, il 2021 sembra partire con il piede giusto dal punto di vista della ripresa economica: gli indici delle sorprese macroeconomiche risultano piuttosto tonici (sopra 50) e, anche se la seconda ondata di COVID pesa sull’ultimo trimestre del 2020 e almeno sul primo di quest’anno, gli economisti concordano su una successiva accelerazione. Le previsioni di consenso sono per una crescita del PIL mondiale pari al 5% quest’anno, dopo il -4% dell’anno scorso. Sulla forza relativa della ripresa nelle diverse aree c’è maggiore disparità di opinioni: quasi tutti gli organismi internazionali prevedono un buon rimbalzo dell’economia europea (>4%), superiore a quello USA (<4%). A nostro avviso, invece, l’America gode di un maggior propellente di politica fiscale, specialmente dopo la vittoria blu in Georgia che attribuisce ai Democratici il controllo formale del Senato, pur essendo questo in sostanziale pareggio (a parità di seggi, il voto decisivo viene attribuito alla Vicepresidente Kamala Harris, in qualità di Presidente del Senato). Il budget proposto da Biden è di $2’000 miliardi, di cui $1’000 paiono un target realistico che, combinato anche con il potenziale inespresso di risparmio accumulato, dovrebbe spingere la crescita oltre il 5% e riportare l’attività ai livelli pre-COVID entro i prossimi 2-3 trimestri, facendo rientrare il tasso di disoccupazione al 5% (dall’attuale 6,5% circa). In definitiva, il maggior rischio per l’attività economica rimane legato alla dinamica della pandemia e dei lockdown, sempre meno convincenti ma, temiamo, necessari ancora per un po’. Stando alle ultime stime, la tanto agognata immunità di gregge non arriverà, infatti, prima di 1 anno da oggi e, quindi, la riapertura sarà graduale e a scaglioni per i diversi settori: il risultato saranno economie a diverse velocità tra loro e al loro interno.
Il rischio principale sull’upside, cioè legato a una crescita migliore del previsto, proviene dalla possibilità che la ripresa economica provochi un surriscaldamento dei prezzi, ovvero inflazione. Sarebbe una novità, in parte benvenuta dopo anni di frustrazione caratterizzati da politiche monetarie incapaci di conseguire il loro obbiettivo d’inflazione del 2%, nonostante gli sforzi e la creatività nell’ideare misure eterodosse (QE, LTRO, etc). Oggi la spinta sulla domanda è affidata alla politica di bilancio che è certamente più efficace e diretta di quella monetaria, sia (e soprattutto) se interviene con investimenti pubblici sia che lo faccia mediante trasferimenti a persone e aziende. Anzi, proprio l’accumulo di disponibilità liquide, visibile per esempio nell’esplosione dei depositi nei conti correnti e degli investimenti negli strumenti del mercato monetario negli Stati Uniti, è indizio di una domanda potenziale, che alla fine delle restrizioni legate al COVID, potrebbe riversarsi su un’offerta insufficiente e provocare una fiammata eccessiva ed incontrollata dei prezzi.
L’anomalia di questo ciclo, fatto di stop and go, e l’atteggiamento fortemente pro-ciclico delle politiche economiche rappresentano un’opportunità immediata, ed al tempo stesso un rischio futuro per gli investimenti finanziari. Focalizzandoci negli Stati Uniti, il policy mix basato sulla cooperazione tra politica fiscale e monetaria unisce la spinta ciclica alla repressione finanziaria, misurabile nella compressione dei rendimenti reali in territorio negativo (-1% per il TIPS decennale, il titolo di Stato USA protetto dall’inflazione). I tassi e i rendimenti reali negativi su tutte le scadenze rappresentano il principale supporto alle valutazioni finanziarie dalla metà dell’anno scorso ad oggi; e dai movimenti di questa curva dipenderanno le sorti del 2021. Il ritorno dell’inflazione verso l’obbiettivo del 2% (dall’1,4% dell’ultimo dato di novembre del Core PCE deflator), è previsto sia dalla Fed che dal mercato, che sconta anche un superamento di questa soglia già nel 2022. Tuttavia, finché il tasso d’inflazione si manterrà entro il 2,5%, come sancito da Powell con l’annuncio del Flexible Average Inflation Targeting, la Fed sarà tollerante e attendista nel normalizzare la politica monetaria, intervenendo dapprima sul ritmo del QE e solo in seguito sui tassi. In tal caso, la parte a lunga scadenza del mercato obbligazionario ne soffrirebbe solo gradualmente e la Fed potrebbe persino opporsi alla risalita dei tassi a lunga (e a curve più ripide) con interventi mirati (tipo Twist o Yield Curve Control, YCC). I rendimenti reali resterebbero ancorati in territorio negativo e lo scenario resterebbe costruttivo per gli investimenti azionari e per le materie prime. Persino per i corporate bond sarebbe ancora accettabile, nonostante le valutazioni siano già oggi tirate e compatibili con tassi di default possibili solo nella migliore delle ipotesi.
Un elemento da tenere sotto controllo è la crescita esponenziale della partecipazione degli investitori retail, soprattutto nel mercato delle opzioni. Si tratta di un fatto non del tutto nuovo, spesso associato alla genesi di bolle speculative, sul quale abbiamo ancora molto da capire. Certo è che alcuni movimenti erratici estivi e all’inizio di quest’anno possono essere stati esasperati dalla maggiore presenza di investitori inesperti, più emotivi e meno price-sensitive. Infine, anche i gestori istituzionali hanno una visione molto ‘omologata’ del mondo e quindi portafogli simili, in buona parte obbligati dal policy mix. Un fattore che porterà in prospettiva a regimi alterni di volatilità. (abstract. fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/01/market-outlook-2021-l-anno-del-bufalo-dell-oroscopo-cinese-sara-un-toro#overview

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Iveco ceduta a azienda di stato cinese?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2021

“L’ipotesi che anche Iveco sia ceduta ad una azienda statale cinese preoccupa anche per i suoi risvolti nella produzione di veicoli militari”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, in merito a notizie diffuse dai media su trattative in corso.“Stupisce l’assenza della politica su azioni che riguardano i principali asset produttivi del Paese che rischiano di avere conseguenze non solo sul piano economico ed occupazionale ma anche su quello della sicurezza nazionale. In tal caso, peraltro, è necessario valutare anche l’ipotesi di utilizzare la golden power” conclude il senatore Urso.

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L’esperienza cinese dell’Internet Hospital di Pechino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Durante la Presentazione di Academy Tech di Motore Sanità Tech, Wang Tianbing, Vicedirettore dell’Ospedale Popolare dell’Università di Pechino, DG dell’Ospedale del Distretto di Tongzhou e Vicedirettore del Centro di Ricerca del Ministero dell’Istruzione per il Sistema Ospedaliero Digitale ha condiviso l’esperienza cinese nella costruzione di un Internet Hospital con l’Italia. Tanti i temi trattati, dalle misure e le norme necessarie per il rispetto della sicurezza della rete e del paziente, al funzionamento vero e proprio di un Ospedale Digitale, dalla Consultazione online al follow up, dalla consegna a domicilio dei medicinali alla valutazione finale della prestazione da parte del paziente. Nella sessione di domande e risposte, il Prof. Wang ha specificato i problemi riscontrati durante la costruzione dell’Internet Hospital di Pechino, come la necessità di un riconoscimento del medico e di un confronto faccia a faccia da parte del paziente, lo scetticismo nell’accettare una nuova modalità di consulto medico da parte della popolazione, la mancanza iniziale di apparecchiature tecnologiche valide e di leggi che possano stabilire le responsabilità e le modalità di pagamento delle prestazioni. Al problema dell’accettazione, dice Wang, abbiamo risposto da una parte cercando di coinvolgere in primis solo alcuni reparti e di procedere per fasi (inizialmente solo consultazione, poi trattamenti) e dall’altra parte cercando di far accettare il nuovo sistema alla fascia della popolazione con un alto livello di formazione, con una conoscenza già solida delle nuove tecnologie. Per il problema della tecnologia e delle leggi, continua, siamo molto migliorati, perché la Cina ha fatto grandi passi in avanti in poco tempo, anche se tali problemi non sono ad oggi completamente risolti. Infine, conclude, lo sviluppo dell’Internet Hospital ha conosciuto una rapida crescita a partire dallo scorso anno, con l’inizio della pandemia da Coronavirus, quando la popolazione ha iniziato a capire che si aveva bisogno di un nuovo sistema di diagnosi e trattamento che evitasse il più possibile l’ingresso in ospedale. Partner dell’iniziativa, trasmessa sulla pagina Facebook di Motore Sanità e sul sito http://www.motoresanita.it, sono stati AlmavivA, CINECA, Engineering ed OPT S.r.l. – Consulenza di direzione.

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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L’ascesa del Dragone cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Dopo un paio di secoli passati sotto traccia, il colosso asiatico sta riacquistando la centralità che ha sempre avuto nella storia fino alle Guerre dell’Oppio (1839-42 e 1856-60), tornando ad essere la grande potenza economica e tecnologica che è sempre stata (polvere da sparo e ruota sono solo alcune delle rivoluzionarie invenzioni che provengono dal genio cinese). Tuttavia, la Cina di oggi mira ad essere qualcosa di molto diverso dalla cultura che fino al diciottesimo secolo rappresentava da sola circa un quarto dell’economia mondiale. Da Nazione chiusa rispetto al resto del mondo, dopo aver preso poi i Paesi occidentali come Stella Polare nelle prime fasi del percorso di crescita, la Cina è oggi proiettata totalmente verso l’esterno, mirando ad espandere la propria influenza economica e politica non solo sull’intero continente asiatico, ma anche in Africa e perfino in Europa.In tale ottica, non appena Trump, con la sua politica “America First”, ha deciso di uscire senza troppe remore dalla Trans-Pacific Partnership, accordo internazionale che coinvolge molti Paesi asiatici, la Cina è immediatamente subentrata rafforzando le sue relazioni con i Paesi della regione e riallacciando anche i rapporti con gli storici nemici giapponesi.Ma l’emblema della politica estera cinese è sicuramente il programma “One Belt, One Road” (“Nuova via della seta”), il più vasto piano di investimento multi-nazionale dal Piano Marshall, a cui tra i Paesi del G7 ha aderito solamente l’Italia: l’obiettivo non manifesto è quello di allargare la propria sfera di influenza sul continente europeo e su quello africano, non più visto solo come fonte di risorse naturali ma anche come terreno fertile per i propri colossi tecnologici. E, come spesso è successo in Cina negli ultimi decenni, lo sviluppo economico dell’ampia regione coinvolta nel programma passerà prima di tutto dagli investimenti in infrastrutture, in grado di collegare fisicamente e culturalmente territori molto distanti tra loro. Si tratta del paradigma dello sviluppo economico cinese dalla Riforma Dengista (1978) in poi e che ha portato la Cina ad avere oggi 230 città dotate di aeroporti (altri 100 sono in progettazione), 7 dei 10 porti maggiori al mondo e a realizzare in soli 24 mesi un tratto di ferrovia ad alta velocità di 1’700 km che collega Pechino e Shanghai.Se si dovesse indicare un momento di svolta nella storia recente del Paese questo sarebbe senza dubbio il dicembre del 1978, quando Deng Xiaoping appunto ha assunto la guida della Nazione dopo Mao Zedong e ha avviato un periodo di drastiche riforme destinato a produrre il “socialismo con caratteristiche cinesi”, in cui socialismo ed economia di mercato, capitalismo convivono. Da quel momento, la Cina ha vissuto decenni di crescita sfrenata, diventando, tra le altre cose, la più grande potenza manifatturiera al mondo (nel Paese viene prodotto il 30% dell’output globale), con città come Shenzhen, all’epoca un villaggio di 11’000 pescatori alle porte di Hong Kong, che oggi è una megalopoli da 13 milioni di abitanti e un polo tecnologico che fa concorrenza alla Silicon Valley californiana.

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Governo. 2019: un anno bellissimo e un futuro cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

E’ certificato dall’Istat: l’aumento del Pil in volume è dello 0,3% nel 2019. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva assicurato che “ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire” e che “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile”. Gli faceva eco il vice premier e bi-ministro, Luigi Di Maio, che dichiarava “siamo alle soglie di un nuovo boom economico”.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che il Reddito di cittadinanza avrebbe creato lavoro e che “mettendo i soldi in tasca agli italiani”, l’economia sarebbe decollata e ci sarebbe stato un aumento della ricchezza, cioè del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che, con Quota 100, mandando in pensione gli attuali lavoratori, si sarebbero creati tanti posti quanto i neopensionati, con un aumento del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Lo ricordiamo agli smemorati che ci hanno creduto.Per rilanciare l’economia, il premier Conte ha ingaggiato, come consigliere economico, Mariana Mazzucato, docente alla University College London (Regno Unito).
La prof.ssa Mazzucato è teorica dello Stato imprenditore perché, ritiene, più audace, innovatore e prolifico.Vale per lo Stato italiano che ha un debito pubblico di 2.400 miliardi e il rapporto debito/Pil al 134,8%? No, lo Stato è un altro: la Cina. La Mazzucato auspica un intervento della Cina nel settore siderurgico (Ilva) e in quello dei trasporti aerei (Alitalia). Insomma una joint-venture pubblico-privato, dove il pubblico sono le imprese cinesi, cioè la Cina. L’iniziativa può essere estesa ad altri settori.E’ noto che la dipendenza politica passa attraverso quella economica e la Cina non ci sembra un punto di riferimento.Italia colonia della Cina? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“Da Germania conferma di minaccia cinese nelle TLC”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

“La notizia riportata dalla Reuters secondo cui il governo tedesco avrebbe prove di una collaborazione tra Huawei e l’intelligence di Pechino confermano questi aspetti. Le compagnie di telecomunicazioni cinesi più importanti, ovvero Huawei e ZTE, la seconda di proprietà statale, secondo quanto contenuto dell’articolo 7 della legge cinese sull’intelligence emanata nel 2007, hanno l’obbligo di fornire ai servizi segreti di Pechino qualsiasi informazione ottenuta nell’esercizio del proprio lavoro all’estero. Il combinato disposto della legge sulla Sicurezza Nazionale e quella sulla Sicurezza Cibernetica della dittatura comunista cinese obbliga, in via generale, cittadini e organizzazioni a fornire supporto e assistenza alle autorità di pubblica sicurezza militari e alle agenzie di intelligence ed impone agli operatori di rete di fornire supporto agli organi di polizia e alle agenzie di intelligence nella salvaguardia della sicurezza e degli interessi nazionali.Sulla sicurezza delle reti 5G non prendiamo di mira nessuno, ma la sicurezza cibernetica e la sovranità digitale italiana vanno rispettate. Huawei e ZTE devono adeguarsi alle “regole del gioco” scelte dal legislatore nazionale, al fine di garantire la sicurezza nazionale ed evitare distorsioni del mercato delle telecomunicazioni, data la presenza nelle nostre reti.” Così il responsabile innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone.

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Capodanno Cinese 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Si celebra il 25 gennaio, Just Eat, app leader per ordinare pranzo e cena a domicilio in tutta Italia e nel mondo, racconta, grazie ai sui osservatori sul cibo a domicilio, il successo della cucina e delle specialità della tradizione cinese anche nel nostro Paese e nel mondo. Infatti, la Mappa del Cibo a Domicilio all’estero di Just Eat (2019) attesta quella cinese quale terza cucina più ordinata a livello internazionale e per Irlanda e Spagna è addirittura al primo posto, a testimonianza di un successo… planetario! Con uno sguardo più vicino, anche in Italia la cucina cinese piace molto ed è richiesta lungo tutta la Penisola. Quella cinese è infatti una delle cucine più amate a domicilio nel nostro Paese, posizionandosi al quarto posto (secondo la Mappa del Cibo a Domicilio in Italia di Just Eat, 2019) fra le più ordinate.Le richieste a domicilio di cucina cinese sono infatti cresciute del +30% anno su anno (dicembre 2019) con una buona propensione da parte delle persone sia di gustare i sapori più noti, che di scoprire ricette tipiche di un Paese così lontano. Si spiega così il successo del Bao, paninetto ripieno, dall’impasto morbido e con un caratteristico gusto leggermente dolce, dei Baozi, che con la loro chiusura a fiore nascondono all’interno ripieni molto versatili e dei Ravioli, con ogni probabilità il piatto cinese più celebre. La richiesta di questi cibi a domicilio è infatti cresciuta, secondo i dati di Just Eat, di circa +200% in un anno, un fenomeno agevolato anche dalla nascita di format food e di ristoranti monoprodotto come le raviolerie e dalla diffusione dello street food cinese. Nella sola Milano questa cucina è infatti cresciuta nel 2019 del +190% e il trend è forte anche a Torino, Bologna e Firenze.La cucina cinese è richiesta da nord a sud in Italia e secondo la classifica di Just Eat i “regni” di dominio di questo cibo sono, in classifica per quantità di ordini: Roma, Bologna, Torino, Milano, Genova, Firenze, Trieste, Ferrara, Pisa e Modena.In termini di trend, ovvero di città che dimostrano la maggior crescita di richieste di questa cucina, fra quelle analizzate da Just Eat lungo la Penisola nel 2019, è La Spezia con +105% a registrare il più alto livello di incremento di ordini, seguita da Foggia con +90%, Udine con +71%, Bari con +47%, Torino con +40%, Trieste con +39%, Bologna con +33%, Firenze con +31%, Genova con +30%, Roma con +18% e Verona con +13%.Un discorso a parte merita poi Milano, dove l’incremento è pari al +15% per la cucina cinese in generale, ma che guida il nuovo trend 2019 di Bao e Ravioli, con un filtro dedicato sull’applicazione, tra le cucine a disposizione.La cucina cinese ha i propri piatti must, conosciuti e diffusissimi, che hanno favorito la notorietà della gastronomia dell’Estremo Oriente e hanno conquistato i palati degli italiani. Gli involtini primavera sono infatti il quarto piatto preferito in Italia in assoluto a domicilio, dopo la classica pizza margherita, le patatine fritte e la pizza alla diavola. La top 10 dei piatti cinesi più gettonati invece vede, dopo gli involtini primavera, il riso alla cantonese (2° posto), i ravioli alla griglia di carne o di gamberi (3° posto), i ravioli al vapore con gamberi (4° posto), il pollo alle mandorle (al 5° posto), le nuvole di drago (al 6° posto), gli spaghetti di soia con verdure (al 7° posto), il pollo in salsa agrodolce (all’8° posto), gli spaghetti di riso con verdure (al 9° posto) e per concludere, il pollo con funghi e bambù (al 10° posto).A decretare il trend, ovvero i piatti con il maggior incremento di ordini nel 2019, sono i ravioli (con fino al +250% per quelli arrosto, artigianali, street food e brasati, e +135% per quelli vegetariani), seguiti da Bao e Baozi (+220%), noodles cinesi soprattutto con manzo (+130%), per concludere con il manzo piccante con verdure cucinate e mixate secondo varie ricette (+90%).Chi ordina cinese apprezza proprio i sapori unici dati dalla combinazione di ingredienti ed è così che nella scelta di ravioli, bao, mantou, noodles, riso e tofu sono in crescita quelli che contengono manzo arrosto, brasato piccante e con verdure. Impennata anche di tofu accompagnato da carne di manzo o maiale oppure in un’insalata, o affumicato. Le verdure stufate, in particolare le melanzane preparate secondo le diverse ricette regionali, sono anch’esse sempre più ordinate a domicilio.

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Coronavirus cinese: tutto ciò che c’è da sapere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Lo scorso 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno reso nota la presenza di un focolaio di sindrome febbrile, associata a polmonite di origine sconosciuta, tra gli abitanti di Wuhan, città di circa 11 milioni di abitanti situata nella provincia di Hubei, nella cina Centro-meridionale, alla confluenza tra il Fiume Azzurro e il fiume Han, a circa 1.100 chilometri da Pechino, 800 da Shangai, 1.000 da Hong Kong.
Come ha avuto origine il focolaio?
Il punto di partenza è stato identificato nel mercato del pesce e di altri animali vivi selvatici di Huanan, al centro della città di Wuhan, che è stato prontamente chiuso, e il primo paziente è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il 31 dicembre.
A cosa è dovuta l’infezione?
L’agente patogeno responsabile dell’epidemia è stato isolato in tempi rapidissimi grazie all’esperienza maturata durante le epidemie di SARS, influenza aviaria e MERS: si tratta di un nuovo beta-coronavirus, che è stato denominato 2019-nCoV ed è molto simile al virus della SARS.
Che cosa sono i coronavirus?
I coronavirus, così chiamati per la caratteristica forma a coroncina visibile al microscopio, sono ben conosciuti dai ricercatori: si tratta infatti di virus molto diffusi in natura, che colpiscono sia uomini che animali e possono causare sintomi respiratori a volte anche gravi.
Come è avvenuto il contagio?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo da ospiti intermedi, che per la Mers sono stati i dromedari, per la Sars forse lo zibetto. Il contagio, anche in questo caso, sembrerebbe essere di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale ad uomo, non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato dove venivano venduti animali vivi selvatici. Non sappiamo ancora però quale sia stato l’animale che ha trasmesso il virus all’uomo.
Quanto è diffusa l’epidemia?
Ad oggi sono stati segnalati dalle autorità cinesi quasi 300 casi totali confermati di infezione da 2019-n-CoV nella città di Wuhan: molti ancora ricoverati e sostanzialmente stabili, alcuni dei quali critici. Sei sono stati i decessi. Vi sono inoltre, sempre in territorio cinese, altri casi a Pechino, Schenzhen, Guandong e Shangai, tutti apparentemente collegati con la città di Wuhan. Sono stati segnalati casi di importazione (non tutti confermati) al di fuori del territorio cinese, in Thailandia, Corea, Giappone, Vietnam, Singapore e Hong Kong.
Il virus può trasmettersi da uomo a uomo?
Sono stati colpiti dal contagio anche alcuni operatori sanitari, il che farebbe ipotizzare che il virus possa trasmettersi anche da uomo a uomo. D’altra parte l’assenza di link epidemiologici tra i pazienti in Giappone e Thailandia con il mercato di Wuhan, e la presenza di pazienti all’interno di un cluster familiare, fanno propendere per la possibilità di una trasmissione inter-umana del virus con modalità ancora non note.
Quanto è pericoloso questo virus?
È presto per dirlo, una risposta potrà essere data soltanto se e quando il quadro e i numeri dell’epidemia saranno più ampi. Il virus della SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), tra il 2002 e 2003 sparse 8mila contagi e 775 morti, mentre la MERS ((Sindrome Respiratoria Medio Orientale) tra il 2012 e il 2019 ha contato 2.500 casi e 858 morti, in prevalenza nella penisola arabica. Al momento si contano circa 300 casi e sei decessi di pazienti che avevano un quadro clinico complicato da altre patologie: numeri non allarmanti.
Quali sono i sintomi della malattia? Come si cura?
I sintomi sono tipicamente respiratori: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, grave affaticamento polmonare. Al momento non esiste né un vaccino né terapie specifiche per i coronavirus. La malattia si cura come i gravi casi di influenza con terapie di supporto (antifebbrili, idratazione), ma contrariamente all’influenza non sono disponibili antivirali specifici. Nei casi più gravi ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione.
Come è possibile proteggersi?
Le raccomandazioni standard per ridurre l’esposizione e la trasmissione delle malattie da coronavirus comprendono il mantenimento dell’igiene di base delle mani e delle vie respiratorie, e pratiche alimentari sicure. È importante inoltre evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie, come tosse e starnuti.
Ci sono pericoli per l’Italia? Dobbiamo essere preoccupati?
I rischi che il contagio si diffonda anche in Italia sono al momento estremamente bassi. Bisogna prendere in considerazione la possibilità di aver contratto il virus solo se si è stati nella zona interessata dall’epidemia. Secondo il centro di controllo per le malattie infettive europeo il rischio di importazione e diffusione del nuovo virus in Europa è estremamente limitato, e questo vale anche per l’Italia. La stessa agenzia però ricorda che è imminente la celebrazione del Nuovo Anno Cinese, e che quindi aumenterà lo spostamento di persone all’interno della Cina e verso l’Europa. La sanità aerea di Fiumicino ha attivato la sorveglianza sui passeggeri in arrivo col volo diretto trisettimanale Wuhan-Roma della China Southern Airlines.
Cosa fare se si è soggiornato di recente a Wuhan?
Se nei 14 giorni successivi al rientro da Wuhan si sviluppano i sintomi sopra descritti, occorre immediatamente rivolgersi ad un medico ed informarlo del viaggio, evitando il più possibile i contatti con terze persone per evitare di diffondere il contagio.
L’Italia è pronta per una eventuale emergenza?
L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI), centro di riferimento nazionale per la ricerca e cura sulle malattie infettive, è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le malattie altamente contagiose. L’INMI è come sempre pronto a mettere in atto tutte le procedure per eventuali emergenze con la valutazione dei livelli di rischio e l’isolamento di eventuali casi sospetti. Il laboratorio di virologia è già in grado di diagnosticare il nuovo virus, mentre per quanto riguarda la gestione clinica dei pazienti l’Istituto dispone di posti letto ad alto isolamento per accogliere pazienti che risultassero avere avuto contratto il virus. L’INMI dispone di personale continuamente formato su corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. L’isolamento tempestivo di eventuali casi sospetti in strutture ad elevato livello di protezione permette di ridurre il rischio per la comunità. (by Salvatore Curiale) (fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.)

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Convegno dell’Associazione cinese di medicina integrativa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Essendo uno dei maggiori innovatori al mondo nei settori della cosmesi e della vendita diretta di prodotti per la cura della pelle, Mary Kay continua a tener fede al suo impegno decennale verso la ricerca scientifica sulla salute della pelle presentando i risultati emersi da uno studio incentrato sul miglioramento della funzione della barriera cutanea e dell’arrossamento del volto al Convegno annuale del Comitato di dermatologia organizzato dall’Associazione cinese di medicina integrativa. L’eventa svoltosi dall’8 all’11 agosto a Lanzhou nella Provincia di Gansuce in Cina era sponsorizzato in parte anche da Mary Kay.
La D.ssa Jenny Jiang, responsabile senior della divisione Affari medici presso Mary Kay China, ha presentato i risultati della ricerca sulle strategie per migliorare la funzione della barriera cutanea e l’arrossamento del volto. Tali risultati potrebbero fornire importanti intuizioni in materia di pelle sensibile. All’evento hanno partecipato alcuni dei massimi esperti del ramo della dermatologia del Paese, nonché rispettati dirigenti di diverse società cosmetiche.Il team della divisione Ricerca e Sviluppo di Mary Kay comprende rinomati scienziati titolari di dottorato e altri titoli accademici avanzati in un’ampia gamma di discipline, tra cui: biologia cutanea, biologia cellulare, chimica, biochimica e altro ancora. Questo team di scienziati è impegnato nella conduzione costante di attività di ricerca avanzata e nella condivisione dei risultati con un potenziale d’impatto significativo sulla salute della pelle con la comunità scientifica e gli operatori del settore dei prodotti di bellezza in generale.Ogni anno Mary Kay conduce centinaia di migliaia di test scientifici su prodotti e ingredienti per accertare i massimi standard di sicurezza, qualità e prestazionali. Mary Kay possiede più di 1.500 brevetti per i prodotti, le tecnologie e gli imballaggi facenti parte del suo portafoglio globale. L’anno scorso la società ha aperto un centro di produzione e ricerca e sviluppo all’avanguardia a Lewisville, Texas, da più di 100 milioni di dollari.

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“Il tempo per risolvere il problema della bolla del debito cinese sta per scadere”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

A cura di Paul Smillie, Analista senior della Columbia Threadneedle Investments. Nelle ultime settimane, i timori di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sono balzati alla ribalta delle cronache, spaventando gli investitori. Ciò è apparso particolarmente evidente in Cina, dove lo Shanghai Composite Index ha ceduto il 10% circa a maggio rispetto ai livelli di aprile in seguito al deteriorarsi delle trattative commerciali tra i due paesi.Considerate le minacce del Presidente statunitense Donald Trump di autorizzare una nuova tranche di dazi (pari al 25% sui restanti USD 300 miliardi di importazioni cinesi, mentre la Cina prende in esame eventuali contromisure), l’impatto negativo di una guerra commerciale sull’economia cinese potrebbe rivelarsi significativo.Il prospettarsi di un conflitto commerciale è sicuramente preoccupante, ma riteniamo che i mercati stiano sottostimando altri rischi sistemici potenzialmente più gravi per l’economia cinese, ovvero la rapida e preoccupante espansione del credito negli ultimi anni.La crescita cinese va indebolendosi ed attualmente è scesa al di sotto del 7% da oltre il 14% annuo registrato prima della crisi finanziaria, evidenziando una contrazione molto marcata per la seconda economia mondiale in termini di dimensioni. Le autorità cinesi hanno reagito aprendo i rubinetti del credito al fine di stimolare l’economia favorendo il ricorso a prestiti. Il problema è che quanto più si prolunga l’espansione creditizia, tanto meno efficace diviene questa strategia.Nel 2008, il rendimento sul credito, che misura l’efficacia del nuovo credito nello stimolare la crescita, si attestava intorno allo 0,75. Questo significa che ciascun CNY di credito generava CNY 0,75 in termini di prodotto interno lordo (PIL) nominale. Dal 2014, questo rapporto è sceso in media allo 0,25.
L’aumento dei rischi estremi è ancora più preoccupante. Comunque la si guardi, la massiccia espansione del credito cinese negli ultimi anni dovrebbe far suonare campanelli di allarme. I principali parametri della crescita del credito indicano non solo che l’attuale tasso di espansione è insostenibile, ma anche che causerà un forte aumento dei prestiti in sofferenza, che non mancherà prima o poi di avere enormi ripercussioni negative sui mercati obbligazionari e azionari cinesi.Prendiamo il rapporto credito/PIL, che misura il livello del credito rispetto alle dimensioni dell’economia. Includendo sia il credito a bilancio che quello fuori bilancio, alcuni stimano che tale rapporto sia salito al 300% circa dalla crisi finanziaria, partendo da una base di quasi il 150%. Ciò segnala a nostro avviso una chiara crisi del settore bancario cinese.
La buona notizia è che i livelli dei prestiti cinesi in valuta estera sono bassi, fatta eccezione per il settore aziendale. È quindi improbabile che in Cina si assista a una replica della crisi asiatica del 1997, innescata dall’elevato indebitamento in dollari.
Includendo tuttavia gli attivi fuori bilancio, i patrimoni bancari cinesi ammontano all’incirca a USD 45.000 miliardi. Secondo le stime, il paese detiene USD 3.000 miliardi di riserve valutarie, che potrebbero rapidamente esaurirsi in seguito a prelievi di capitale di entità anche contenuta. Qualora si rendesse necessario sostenere le banche, le autorità cinesi si vedrebbero costrette a ricorrere a provvedimenti più radicali. Il governo potrebbe ricapitalizzare il settore bancario, una mossa che, secondo i nostri calcoli, potrebbe far schizzare verso l’alto il rapporto ufficiale debito/PIL del paese, portandolo dall’attuale 48% circa a oltre il 70%. Tale livello sarebbe ancora in linea con quelli di molti governi occidentali, ma non si tratterebbe di una mossa di poco conto.
Cinque anni fa eravamo del parere che una rapida espansione del credito in Cina avrebbe potuto essere gestita senza causare gravi turbolenze sui mercati. Non siamo più di questo avviso.La Cina potrebbe diventare la prima nazione in grado di assorbire una tale espansione del credito senza accusare problemi, tramite un’abile riduzione dell’indebitamento in un contesto di rallentamento della crescita, svalutando la propria moneta o, più probabilmente mediante una costosa ricapitalizzazione del settore bancario. Non si può tuttavia escludere il rischio di un improvviso e doloroso scoppio della bolla del credito cinese, con gravi ripercussioni per la crescita globale data l’importanza del paese per l’economia globale.In ogni caso, gli investitori possono aspettarsi oscillazioni dei mercati azionari e obbligazionari ancora più marcate di quelle causate dagli attuali timori della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

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Mostra “Risonanza Cinese”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Jin Shangyi_Huang BinhongRoma Dal 19 luglio al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini va in scena Risonanza Cinese, la più importante e ricca mostra di pittura a olio cinese mai allestita a Roma. Il Vittoriano torna a ospitare un evento che porta per la prima volta nella Capitale i più rappresentativi maestri cinesi del ‘900, sulla base del rapporto consolidato tra Arthemisia e l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dopo il grande successo ottenuto nel 2017 dalle rassegne dedicate all’arte contemporanea cinese come la collettiva “Arte e Pace. L’arte contemporanea cinese” e le monografiche “Epos. La lirica della luce” di Chao Ge, “The timeless dance. Beyond the mountains” di Mao Jianhua e “The eternal melody of chubby lady” di Xu Hong Fei. Dopo il grande successo di pubblico di Parigi al Palais Brongniart e in Cina presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Cina (Hangzhou), con oltre 150 opere e 62 diversi artisti, la mostra Risonanza cinese – curata dallo storico dell’arte e saggista Claudio Strinati, dal critico d’arte editore e direttore di Segni d’Arte Nicolina Bianchi e da Zhang Zuying, Direttore dell’Istituto di Pittura a olio dell’Accademia Nazionale cinese di Pittura – offre una panoramica completa sulla pittura a olio contemporanea cinese e sulla sua progressiva evoluzione, favorita anche grazie alla decisa azione riformatrice e strutturale che ha visto la Cina protagonista negli ultimi 30 anni. Il percorso espositivo, contraddistinto da una sequenza interrotta da capolavori assoluti, oltre che specchio di una civiltà in continuo fermento, simboleggia il tracciato vivido di profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato la storia di una Nazione. La mostra Risonanza Cinese con il consenso del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, è organizzata dall’Accademia Nazionale Cinese di Pittura e dalla Fondazione Letteraria ed Artistica Cinese, realizzata dall’Istituto di Pittura a Olio dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura. L’esposizione gode del supporto accademico dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, con la collaborazione della Casa Editrice Conoscenza Mondiale, della Galleria d’Arte Han Yuchen di Handan, di Comunicazione e Cultura Jiarun Srl di Weihai e di Comunicazione e Cultura Shihua Srl. Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a cura del Gruppo Arthemisia.

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Apre la sede romana della Galleria TRIPHE’ con la mostra personale dell’artista cinese: Ma Lin

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 marzo 2017

Ma LinMa Lin1Roma venerdì 10 marzo 2017 ore 19,30 (10 marzo-22 aprile 2017) Via Delle Fosse di Castello, 2- Roma (Castel Sant’Angelo –San Pietro) inaugurazione su invito mostra a cura di: Maria Laura PERILLI, con il patrocinio dell’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della R.P. Cinese in Italia. La mostra personale dell’artista MA LIN, patrocinata dall’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della R.P. Cinese in Italia. Sintetizza un percorso artistico autonomo e peculiare, una sintesi di due linguaggi, figurativo e concettuale, resi con una tecnica frutto della duplice formazione dell’artista presso l’Accademia d’arte di Hubei, in Cina, e l’Accademia di Bologna. L’artista esalta il corpo, i volti e le espressioni per sottolineare la centralità, tutta rinascimentale dell’uomo, unita ad uno status di leggerezza e immediatezza zen, tipico della cultura orientale. In mostra saranno presenti 18 opere, realizzate in gran parte con tecnica mista e installate all’interno di vere e proprie tavole in legno, di provenienza cinese. Sono creazioni che hanno la Ma Lin2capacità di comunicare pensieri profondi, personali e sociali; il linguaggio, solare e stimolante, intercetta un range generazionale ampio che lo rende ancor più interessante ed apprezzabile. Il concettuale, nato negli anni 60 con lo scopo di affermare che l’idea ed il concetto dovevano prevalere sul risultato estetico e sensoriale dell’opera, rischia di scadere in una estetica del disgusto ‘banale ed ovvia’; l’arte figurativa, invece, come semplice rappresentazione della realtà, rischia di essere relegata in una stantia parafrasi del visibile. E’ necessario, quindi, un nuovo percorso in grado di fondere entrambe le correnti superandone contrasti generazionali e di tempo. Le tavole dell’artista, in legno, vogliono rappresentare, anche, una sorta di ponte, di apertura verso ciò che è diverso, con l’intento di educare all’accoglienza, letta come opportunità di crescita, umana e culturale, pur nel rispetto di origini, tradizioni e identità.
Per questo, la scelta della titolare della Galleria, Maria Laura Perilli, di inaugurare un nuovo spazio artistico in Roma, è ricaduta su MA LIN, in quanto ponte artistico dei due linguaggi, figurativo e concettuale, esempio di una vita vissuta per creare sinergia tra Oriente ed Occidente.
Orari: dal martedi al venerdi (10.00-13.00 16.30-19.30) il sabato ( 16,30-19,30) http:// http://www.triphe.it/ (foto:Ma Lin)

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Rischi e opportunità del mercato azionario cinese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

pechinoLa valutazione attuale delle azioni A-shares dipende da tre fattori: 1) Il consolidamento economico nel breve termine e l’aumento degli utili delle imprese 2) una parziale diminuzione della liquidità anche se il volume complessivo resta relativamente ampio 3) i progressi nelle riforme dal lato dell’offerta domestica e delle aziende statali stanno ripristinando la propensione al rischio fino a un certo punto. Lo Shangai Composite Index ha recuperato il 20% dal minimo di 2638 registrato all’inizio dell’anno ed è entrato in una fase di bull market. Data la debole domanda dell’economia cinese, la strategia di investimento principale è ridimensionare l’indice e selezionare i leader di determinati settori industriali.
Dal punto di vista dell’aumento dei ricavi, con le ultime misure del governo – come il PPP (cioè le partnership tra pubblico e privato) – per consolidare l’economia e l’impatto della ricostituzione dell’industria domestica, l’economia cinese potrebbe continuare a crescere relativamente poco.In un tale contesto, c’è ancora molto spazio per migliorare i micro-utili delle azioni A-shares corporate quotate. In più, rimane lo slancio crescente delle industrie cicliche, che sono state interessate dalle riforme dal lato dell’offerta per ridurre il livello di produzione lo scorso anno. Andando al 2017, il settore farmaceutico offre buone prospettive visto il continuo miglioramento dei fondamentali e un importante cambiamento nel panorama della concorrenza dopo le politiche normative a riguardo.
Parlando invece della diminuzione di liquidità, è probabile che la scarsità di asset sarà il punto principale per la core strategy dell’asset allocation del mercato dei capitali cinese nel 2017, mentre i capitali a basso rischio favoriranno i titoli con un rating basso e dividendi alti. A partire dal 2016, il capitale dell’asset allocation è stato sempre canalizzato nel mercato obbligazionario, finendo per abbassare la curva di rendimento, mentre i credit spread e i rating spread hanno raggiunto il minimo storico. Al momento, la dimensione del mercato del risparmio gestito cinese ha raggiunto i 95 trilioni di RMB, e diventa sempre più necessario identificare gli asset con un margine di guadagno molto sicuro. Poiché il dividend yield del China Securities Bank Index ha raggiunto il 4.8%, risulta sicuramente più vantaggioso rispetto al rendimento dei titoli di stato decennali cinesi.
La caratteristica del mercato delle A-share è stata finora la distinzione tra il tabellone principale e l’SME (piccole e medie imprese). Da quest’anno, il valore dei titoli SME è continuato a diminuire, indicando una stretta della bolla durante la correzione di mercato. Al momento il PE (TTM, ovvero calcolato su dati relativi agli ultimi 12 mesi) del GEM (growth enterprise market) è di circa 45x, che è in linea con il livello della prima metà del 2014, mostrando un rapporto prezzo/performance migliore. Tuttavia, il PE (TTM) del GEM Composite Index è ancora alto circa 66x, indicando una chiara differenziazione. Sotto una supervisione sempre più rigida e il contrasto agli M&A intersettoriali, la performance dell’SME e del mercato GEM è stata debole nei primi nove mesi di quest’anno. Nonostante tutto, la crescita degli utili complessivi dell’SME e del GEM nei primi nove mesi del 2016 è stata notevole, con un rapporto prezzo/performance in crescita rispetto al tabellone principale. Con il lancio dello Shenzhen Hong Kong Stock Connect, ci aspettiamo che il valore dell’allocation del mercato GEM sarà sempre più confermato dal mercato. Per quanto riguarda l’attuale mercato azionario cinese, i maggiori rischi di investimento si concentrano su queste aree: 1. L’incertezza nei mercati esteri, soprattutto sull’andamento del tasso di scambio dell’RMB dopo le elezioni presidenziali. Potrebbe limitare ancora di più lo spazio per ulteriori allentamenti della politica monetaria cinese 2. I risultati effettivi della riforma dal lato dell’offerta per ridurre la capacità produttiva 3. Le severe normative sul real estate, che riguardano il limite di acquisto e di credito, potrebbero portare agitazione nella stabilizzazione dell’economia a breve termine. (fonte: Fullgoal Asset Management)

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Debito cinese: dalle stelle alle stalle

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 novembre 2016

grafico-cinaLa Cina ha un problema di debito. Quello pubblico sarà ancora relativamente modesto, ma dalla crisi finanziaria globale quello del settore privato è quasi raddoppiato in proporzione al prodotto nazionale, fino a sfiorare il 205% del PIL. Quest’onere crescente, costituito soprattutto da finanziamenti alle imprese, offusca le prospettive del Paese e fa temere un’ondata di default che potrebbe provocare una crisi interna con effetti devastanti per il mondo intero.Il problema quasi sicuramente peserà sull’economia cinese, causando un rallentamento della crescita al di sotto del 5% annualizzato entro la fine del decennio, ma non dovrebbe rappresentare un rischio sistemico né entro né oltre i confini nazionali. Probabilmente, infatti, il governo spalmerà i danni nell’arco di parecchi anni.Tuttavia, molto dipende dalla velocità di riconoscimento dei crediti inesigibili, dalla definitiva allocazione dei costi e dalla capacità di Pechino di controllare il processo – il margine di errore è tutt’altro che trascurabile.
La soluzione del problema non può essere rimandata a lungo. A fronte di una crescita economica più lenta e degli inquietanti livelli di indebitamento delle imprese (168% del PIL a fine 2015, la percentuale più elevata fra i principali Paesi in via di sviluppo), i crediti inesigibili della Cina poterebbero lievitare in fretta.Particolarmente preoccupante è l’espansione del debito privato rispetto al trend di lungo periodo (debito in eccesso), oggi superiore al 30% del prodotto nazionale. Tal parametro si è dimostrato un indicatore attendibile di gravi problemi finanziari. L’esperienza dimostra che l’economia va molto male quando il debito in eccesso raggiunge il 10% del PIL.
Generalmente si osserva un crollo della crescita subito dopo il superamento di tale soglia, seguito da una ripresa con la stabilizzazione a un ritmo più lento. Le nostre ricerche evidenziano un calo del PIL reale annuo medio dell’1,3% nei sette anni successivi al raggiungimento della soglia del 10% rispetto ai sette anni precedenti. Inoltre, più sostenuta era la crescita prima del momento di crisi, maggiore è il rallentamento del PIL tendenziale. Il debito in eccesso della Cina ha superato il 10% del PIL nel secondo trimestre del 2012. Quando altri Paesi hanno raggiunto la stessa soglia, i loro tassi di crescita hanno evidenziato la tendenza a un forte calo. Nel caso della Cina la frenata è stata meno brusca, ma l’effetto netto è stato più drammatico: la crescita è passata da un tasso annuo medio dell’11% negli anni precedenti la soglia critica al 7% attuale. E la decelerazione continua. Secondo le nostre stime, l’espansione annua del PIL reale si ridurrà al 4-5% entro il 2020.Tale flessione è in parte la naturale conseguenza del precedente boom della Cina – più cresce l’economia, più è difficile mantenere il ritmo, ma è dovuta anche ai perniciosi effetti di cattivi investimenti.Negli ultimi dieci anni le autorità cinesi hanno spesso usato l’espansione del credito come stimolo economico. Ma il potere di ogni nuovo renminbi di debito si è affievolito. Oggi occorrono 3,7 renminbi di debito (per lo più di aziende grafico-cina1pubbliche o controllate dallo Stato – per generare un renminbi di PIL. Prima della crisi ne bastava 1,2 e, fra il 2000 e il 2010, 1,7 in media. Anche se la minore redditività è un normale sintomo di maturazione dell’economia, in Cina l’effetto è stato esacerbato dagli errori commessi nell’allocazione del capitale. La pianificazione centrale ha portato a un eccesso di capacità produttiva in alcuni settori, in particolare costruzioni, metalli e carbone. Le nuove città cinesi a oggi disabitate, come Ordos, e i progetti infrastrutturali rimasti cattedrali nel deserto hanno fatto notizia come esempi perfetti di investimenti sbagliati.
A nostro parere, comunque, le autorità cinesi potrebbero e probabilmente riusciranno a gestire il problema del debito delle aziende con una serie di provvedimenti. Una possibile misura consentirebbe il fallimento delle società improduttive ed eccessivamente indebitate, così da ridurre la capacità del mercato e aiutare le aziende superstiti a generare i profitti necessari al rimborso dei debiti. Attualmente il tasso di default delle imprese cinesi si attesta a un mero 0,3%. In generale, l’economia è in grado di sostenere un tasso di circa il 2% senza ripercussioni significative. Le banche in difficoltà a causa di tali insolvenze dovrebbero essere ricapitalizzate. Dopo tutto, sono per lo più istituti statali. Nello stesso tempo, circa due terzi del debito corporate in circolazione sono detenuti da aziende pubbliche. Per il governo sarebbe quindi naturale rifondere i crediti inesigibili di queste aziende.Il risultato sarà un drastico aumento del rapporto fra debito pubblico e PIL, che d’altra parte si attesta appena al 45%. Inoltre, l’esperienza recente di altri Paesi indica la sostenibilità di livelli molto elevati per un lungo periodo. Nella peggiore delle ipotesi, secondo noi, Pechino dovrebbe salvare metà delle aziende pubbliche, un’operazione che porterebbe il rapporto debito / PIL al 100%, al di sotto del 132% dell’Italia e del 248% del Giappone ma anche del 105% degli USA, stando agli ultimi dati dell’FMI. Peraltro, le autorità stanno già regolamentando il sistema bancario ombra del Paese, che rappresenta ormai una fonte di rischio sistemico, nonché i prodotti di gestione patrimoniale spesso opachi, un punto di riferimento per i risparmiatori retail. Nel frattempo, la liberalizzazione dei conti capitale sarà limitata nel timore di ingenti flussi.
Nel caso della Cina si sono verificate solo due di queste condizioni. Ad esempio, l’anno prima che la Thailandia fosse travolta dalla crisi finanziaria asiatica, il debito estero aveva raggiunto il 67% del PIL. Quello della Cina, invece, si attestava appena al 13,1% nella seconda metà del 2015. Nel periodo precedente la crisi finanziaria globale, USA, Spagna e Irlanda presentavano un tasso di risparmio privato di appena il 20% circa del PIL. Quello della Cina è ben al di sopra del 50%. Infine, i prezzi degli immobili hanno visto un’impennata nelle città più importanti, ma le distorsioni non si sono diffuse ad altre aree – le bolle immobiliari sono spesso associate a crisi finanziarie.(foto: grafico cina)

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Arriva il balletto cinese

Posted by fidest press agency su domenica, 10 Maggio 2015

balletto cineseMacerata. Domenica 7 giugno alle 21.30 allo Sferisterio – anticipa Carancini – va in scena un evento unico, realizzato dal Macerata Opera Festival, grazie ad importanti collaborazioni come quella del Comune, dell’Istituto Confucio, dell’Università di Macerata e dell’Amat”. Lo spettacolo, che cade nell’anno della presentazione della Nuova Via della Seta, è unico per il centro Italia, ed è realizzato in occasione di Expo. “È quasi impossibile – afferma Lacchè – vedere in Europa il corpo di ballo al completo con 60 ballerini cinesi, che solitamente si presenta con formazioni ridotte, mentre questa volta si tratta di un intero spettacolo della più grande compagnia della Cina. Il ponte verso l’Oriente iniziato da Padre Matteo Ricci si rafforza con numerose attività, grazie anche all’Istituto Confucio”. Prosegue Trentin, “Siamo di fronte a un evento straordinario che ha una valenza politica e culturale di altissimo livello”.La produzione è un’opera moderna, dedicata a Marco Polo. “È una prima commissione del NCPA & Song and Dance Ensemble del PLA Political Department – dichiara Messi – e vanta la presenza di artisti di rilevanza internazionale, tra cui il coreografo Chen Weiya, direttore artistico del China Oriental Performing Arts Group, premiato per la regia della cerimonia di apertura dei 16° Asian Games di Guangzhou, il pluripremiato drammaturgo Zhao Daming, il compositore Zhang Qianyi, tra più influenti compositori cinesi della nuova generazione, e il light designer Sun Nanpu. Per capire la sontuosità di questo spettacolo possiamo dire che rappresenta la Cina ad Expo 2015 e sarà messo in scena a Milano il 30 e 31 maggio”.Marco Polo, già più di 7 secoli fa pioniere della comunicazione tra la civiltà occidentale e l’Oriente, tenne un diario del suo viaggio lungo la Via della Seta fino in Cina che instillò il desiderio di partire alla scoperta del Regno di Mezzo in molte altre parti del mondo. Ben più di una balletto cinese1semplice messa in scena di questa cronaca, Marco Polo si approccia alla rigogliosa cultura cinese, dalle più eterogenee origini etniche, attraverso la narrazione di un giovane italiano del nostro tempo di un sogno ambientato nella Cina antica.Le musiche del balletto attingono alla tradizione musicale occidentale, alla musica di corte della Dinastia Yuan, al repertorio etnico mongolo e alla musica popolare della Cina meridionale. La magia delle scenografie multimediali di Sun Nanpu riporteranno un antico paese di pura bellezza alla vita. Tra le righe della drammaturgia, si intravede il credo profondo di pace e armonia, in cui i cinesi si riconoscono e che hanno perseguito lungo l’intera storia della loro civiltà. La Nuova Via della Seta, annunciata dal presidente cinese Xi Jinpingun, assieme alla nuova Via marittima della Seta definiscono un percorso di riattualizzazione della “cintura” di stati che anticamente collegavano, in un regime di mutui scambi e collaborazione, Cina e Occidente. Il progetto, denominato One Belt, One Road, mira a creare collegamenti migliori a livello di infrastrutture e di commercio fra la Cina e i Paesi coinvolti nel progetto, in Eurasia e Africa.
Biglietti già in vendita da oggi, da 5 a 30 euro con speciali promozioni per gli under30. (foto: balletto cinese)

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Il profilo del viaggiatore cinese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 luglio 2014

China-Eastern-AirlinesHotels.com, sito leader nella prenotazione di hotel online, svela il profilo del viaggiatore internazionale cinese secondo i dati emersi dall’ultima edizione del Chinese International Travel Monitor (CITM), analisi basata su un campione di oltre 3.000 viaggiatori cinesi e 3.000 albergatori in tutto il mondo che indaga aspetti in continua evoluzione dei comportamenti di viaggio della popolazione cinese e permette di scoprire come l’industria globale del turismo stia cercando nuove soluzioni per ottenere i massimi benefici da questo nuovo mercato.
In media, i viaggiatori cinesi stanno facendo più viaggi rispetto al passato: nel 2014 hanno infatti dichiarato di aver fatto in media 4,67 viaggi negli ultimi 5 anni, mentre nel 2013 dichiaravano di averne fatti 3,53.La spesa media durante i viaggi all’estero, escludendo il pernottamento, è, per il 15% degli intervistati, di più di 10.000 CNY al giorno (circa €1.200), mentre il 2% dichiara di spendere oltre 50.000 CNY al giorno (circa €6.000). La spesa media giornaliera si attesta sui 6.707 CNY (circa €805).I viaggiatori cinesi dichiarano che la durata media dei loro viaggi all’estero è di una-due settimane (51% degli intervistati); nel caso di viaggi per incontrare amici e parenti o per ragioni di studio, i soggiorni sono mediamente più lunghi (1,6 settimane), mentre i viaggi di piacere sono in genere più corti (1,4 settimane).Secondo gli albergatori, la durata media dei soggiorni dei viaggiatori cinesi è di 2-3 notti (58%), il 28% pernotta una sola notte, e solo l’11% prolunga il proprio soggiorno per 4-6 notti, segno evidente che i viaggiatori cinesi preferiscono visitare più di una destinazione in occasione dei propri viaggi all’estero.Il governo cinese, attraverso un piano strategico lanciato nel 2013, sta inoltre incoraggiando la popolazione a concedersi delle vacanze, rafforzando le leggi esistenti sul rimborso delle ferie. Questi provvedimenti, uniti alla maggiore capacità di spesa, potrebbero portare nei prossimi anni ad un cambiamento nelle abitudini di viaggio dei viaggiatori cinesi.Il CITM ha identificato anno dopo anno una tendenza crescente da parte dei viaggiatori cinesi a non unirsi a gruppi organizzati, ma a preferire viaggi indipendenti (lo dichiara il 67% del campione intervistato rispetto al 62% nel 2013). Questo cambiamento è rilevato anche dagli albergatori, che dichiarano che il 71% degli ospiti cinesi viaggia in modo indipendente.I viaggi con il partner e i figli sono l’opzione più popolare tra i viaggiatori cinesi (54%), seguiti da quelli in compagnia di membri della famiglia (46%) e amici (45%).

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Insegnare cinese nelle scuole

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 Maggio 2012

Milano design week 2011 :: Università degli St...

Milano design week 2011 :: Università degli Studi di Milano (Photo credit: br1dotcom)

Milano Si svolge dal 25 al 29 giugno 2012 presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca la seconda edizione della Confucio Summer School, organizzata dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Formazione e il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, e realizzata grazie al patrocinio e al sostegno di Hanban. Un corso intensivo (35 ore in aula in cinque giorni) di aggiornamento e formazione dei docenti di lingua e cultura cinese nelle scuole tenuto da docenti universitari italiani e cinesi altamente qualificati. Calendario dettagliato, regolamento e modalità di iscrizione in allegato. Candidature entro domenica 3 giugno.
Per ulteriori informazioni: Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, tel. 02.50321675 (lunedì – venerdì, dalle 10.00 alle 15.00), info.confucio@unimi.it, http://www.istitutoconfucio.unimi.it.

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