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GAM: Quali sono i catalizzatori che riporteranno fiducia nel mercato cinese?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

A cura di Jian Shi Cortesi – Investment Director Azionario Cina e Asia di GAM. I precedenti cicli di mercato ribassista dei titoli azionari cinesi e asiatici sono durati, in genere, dai sei ai dodici mesi. Ad oggi, l’Asia e la Cina sono in declino da 20 mesi. Si tratta del ciclo ribassista più lungo che abbiamo visto negli ultimi 20 anni, che è stato causato da una serie di eventi sfortunati, iniziati con l’inasprimento delle normative su Internet in Cina, che hanno spaventato gli investitori. Verso la fine dello scorso anno, molti segnali indicavano un’evoluzione positiva e politiche di sostegno da parte della Cina. Ma l’incertezza maggiore in quel momento era rappresentata dal mercato statunitense. Il mercato USA determina il tono del mercato globale: quindi, quando il mercato USA è in calo è difficile che i mercati globali salgano; questo è ciò che abbiamo visto ad oggi. In questo contesto di indebolimento del mercato statunitense e di forza del dollaro, i mercati globali, compresi quelli asiatici, sono scesi contemporaneamente.Il dollaro USA forte e la debolezza della valuta asiatica stanno deprimendo la domanda di tutti gli asset asiatici, sia azionari che a reddito fisso. Ciò continua a costituire un ostacolo per gli asset asiatici in generale. Guardando ai prezzi, l’indice MSCI China è al di sotto dei livelli di dicembre 2012 (10 anni fa). Negli ultimi 20 mesi, le A-shares cinesi che sono più esposte ai trend nazionali, hanno subito una correzione molto inferiore rispetto alle azioni quotate a Hong Kong, che sono maggiormente influenzate dai trend esteri. In un contesto di debolezza del sentiment degli investitori, di aumento dei tassi d’interesse e di un approccio generale votato alla riduzione del rischio, gli investitori hanno bisogno di un motivo convincente per tornare ad acquistare le A-shares cinesi e, sebbene le valutazioni a buon mercato siano una buona base di partenza, c’è anche bisogno di un catalizzatore. I potenziali catalizzatori potrebbero essere due: Innanzitutto, un allentamento del Covid: È improbabile che si assista ad un cambiamento immediato in Cina. Tuttavia, vediamo che le restrizioni da Covid sono sempre più praticabili. I lockdown generalizzati sono ora più rari. Si assiste invece a lockdown più mirati per bilanciare le restrizioni da Covid e l’impatto economico.Inoltre, una forte spinta politica. Nei precedenti cicli di ribasso, in alcuni casi i mercati si sono ripresi dopo che il livello di paura si era attenuato. In altri casi, il mercato si è ripreso dopo gli stimoli, ad esempio quelli provenienti dalla Cina nel 2008 o dall’enorme pacchetto di aiuti stanziato dagli Stati Uniti dopo il marzo 2020. Attualmente ciò sembra improbabile, poiché la Cina sta guardando all’esperienza dell’Occidente, dove l’enorme iniezione di liquidità nell’economia negli ultimi due anni sta portando a problemi di inflazione. La nostra sensazione è che sia improbabile che la Cina lanci un enorme pacchetto di stimoli.Gli investitori hanno temuto che il governo cinese prendesse di mira sia le società cinesi sia quelle internazionali. Tuttavia, dall’inizio della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina nel 2018, quest’ultima ha rinunciato alle ritorsioni contro alcune società statunitensi. Da allora abbiamo visto Tesla costruire una fabbrica a Shanghai. Starbucks conta 6.000 negozi in Cina. General Motors vende più auto in Cina che negli Stati Uniti e non abbiamo assistito a misure contro queste aziende a favore di quelle cinesi. Nel complesso, l’enfasi è ancora sulla capacità di attirare capitali stranieri e sulla maggiore apertura alle imprese internazionali.

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Economia cinese in difficoltà

Posted by fidest press agency su domenica, 31 luglio 2022

A cura di Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm. Livelli di disoccupazione giovanile sopra la media, mercato immobiliare in crisi ed economia fiacca stanno mettendo sotto pressione Pechino. Il Pil del trimestre aprile-giugno è cresciuto solo dello 0,4% rispetto al 2021. Si tratta del peggior risultato per la Cina dal 1992, escludendo la contrazione del 6,9% registrata nel primo trimestre del 2020, a causa della prima ondata di Covid. L’aumento previsto dell’1% non è stato raggiunto e la crescita del 4,8% del primo trimestre è solo un lontano ricordo.Che il Dragone stia vivendo un momento economico non particolarmente brillante è stato rimarcato anche dall’Agenzia di statistica cinese, che ha evidenziato come la pressione al ribasso sull’economia è aumentata in modo significativo a partire dal trimestre di giugno: le basi di una ripresa economica sostenuta non sono stabili. Le incertezze economiche potrebbero però avere ripercussioni anche sul Partito comunista che oggi si trova in un momento particolarmente delicato. In Cina si terrà, infatti, il congresso del Partito proprio nel 2022 e la presenza di un’economia fiorente e forte rientrava nel patto che i cittadini cinesi avevano sottoscritto con l’attuale governo. Ma l’economia vacilla. E sembra che non si possa replicare la ripresa quasi immediata sperimentata dopo la prima ondata di Covid nel 2020. Ci sono, infatti, diversi indicatori che non giocano a favore: la disoccupazione giovanile è vicina ai livelli più alti mai registrati, il mercato immobiliare è in crisi di identità e le piccole imprese stanno sopportando il peso maggiore della debolezza della spesa interna. A giugno la produzione industriale cinese è aumentata del 3,9% anno su anno, non rispettando il consenso del mercato del 4,1%. In crescita, però, la produzione per il settore manifatturiero (3,4% contro 0,1% a maggio), per quello dei servizi pubblici (3,3% contro 0,2%), e per la produzione mineraria (8,7% contro 7,0%). Il mercato immobiliare cinese è da fine 2021 che sta vivendo momenti non facili. Dopo il caso Evergrande, altri colossi hanno seguito la scia indebolendo ulteriormente il mercato del real estate nazionale. Questo ha inevitabilmente avuto delle conseguenze sui consumatori che avevano comprato casa prima che questa fosse finita. Molte le manifestazioni pubbliche organizzate da cittadini che hanno anche iniziato a dichiarare alle banche e alle autorità di regolamentazione di non avere intenzione di pagare i loro mutui, visto il ritardo nella consegna e il crollo del mercato immobiliare. In risposta alle preoccupazioni, l’autorità di regolamentazione bancaria e assicurativa cinese ha affermato che lavorerà con il governo centrale e le autorità locali per assicurarsi che gli edifici siano finiti e i posti di lavoro siano salvati, per garantire la stabilità al settore immobiliare.Le manifestazioni di protesta e le tensioni immobiliari non preannunciano nulla di buono. Già la crescita economica del Dragone ha subito un forte rallentamento nel secondo trimestre, se a questo si aggiungono poi i timori per una recessione globale, per tenere a bada l’inflazione galoppante in Usa e Europa, la situazione di certo non è destinata a migliorare.La disoccupazione giovanile è salita al 19,3% a giugno. Dato che rappresenta un nuovo record (tutto negativo) per il Dragone. Inoltre, a marzo e ad aprile sono stati imposti blocchi totali o parziali nei principali centri del Paese, inclusa Shanghai, che ha registrato una contrazione del Pil del 13,7% su base annua nel secondo trimestre. La produzione nella capitale si è, infatti, ridotta del 2,9% su base annua. L’aspetto positivo è che a giugno molte restrizioni sono state revocate e i dati economici hanno mostrato segni di miglioramento, ma non sembra probabile una rapida ripresa economica, come è avvenuto subito dopo la prima ondata di Covid.L’obiettivo ufficiale di crescita era di circa il 5,5% per il 2022. Livello che sarà difficile raggiungere se continuerà a restare in vigore la strategia zero-Covid. Le previsioni parlano, infatti, di un rallentamento del 4% e i mercati finanziari cinesi sono inquieti, le azioni ondeggiano, mentre lo yuan è sceso al minimo (contro il dollaro) dal settembre 2020.

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I tre fattori che dettano la ripresa immobiliare cinese

Posted by fidest press agency su sabato, 30 luglio 2022

A cura di Som Bhattacharya, Portfolio Manager, Emerging Markets, BlueBay. Il settore immobiliare cinese continua ad affrontare sfide e le prospettive rimangono incerte. Il recupero sembra essere determinato da tre fattori: viaggi, con la fine della politica zero-Covid, ripresa della fiducia, possibile grazie al sostegno fornito dal Governo, tempo, più a lungo i policymaker aspettano ad agire, peggiore sarà probabilmente la ripresa. A causa del persistente sentiment negativo del mercato, dell’ulteriore contrazione della liquidità e delle attuali politiche, i rendimenti da inizio anno rimangono negativi e le speranze di una ripresa sono state smorzate dalla recrudescenza della politica restrittiva zero-Covid in tutta la Cina continentale, come dimostra in particolare il prolungato lockdown di Shanghai. La pressione esercitata sull’economia ha ritardato la ripresa delle vendite residenziali, che rimangono significativamente in calo rispetto all’anno precedente, sebbene si registrino incoraggianti miglioramenti nelle imprese statali. Sebbene il settore abbia avuto una breve tregua dagli annunci delle riaperture a seguito delle restrizioni zero-Covid, i titoli recenti suggeriscono un aumento dei tassi di infezione e un conseguente inasprimento delle politiche di mobilità della popolazione. Oltre a questi fattori, che hanno contribuito alla debolezza della situazione, ci sono stati sviluppi idiosincratici, come la recente offerta di scambio della Groenlandia, che hanno ulteriormente incupito l’umore creando pressioni di vendita al ribasso.Se consideriamo il settore immobiliare cinese, abbiamo individuato tre principali categorie di emittenti. I potenziali sopravvissuti, aziende con bilanci solidi, di proprietà privata o statale, senza rischi di default, emittenti in difficoltà, scambiati a 8-15 centesimi e già ristrutturati o in procinto di esserlo, e, infine, emittenti privati che scambiano a livelli di stress ma non sono ancora in difficoltà.La stragrande maggioranza degli emittenti rientra in questa categoria, che riteniamo più rischiosa e non presenta una sufficiente differenziazione rispetto ai nomi a bassa liquidità. In generale, sottopesiamo queste aziende. La pressione sulla liquidità subita dai costruttori immobiliari è stata esacerbata dalle persistenti politiche restrittive anti-Covid e dalla mancanza di politiche macro di supporto. Manteniamo un atteggiamento cauto nei confronti dell’immobiliare cinese e continuiamo a monitorare il settore con estrema attenzione. Un allentamento delle politiche anti-Covid da parte del governo potrebbe rivelarsi un catalizzatore di opportunità potenzialmente interessanti, ma è improbabile che si assista a un cambiamento nel mix di politiche prima del ventesimo Congresso del Partito in autunno.

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“Capodanno cinese – Nell’anno della tigre, focus su prosperità e produttività”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 febbraio 2022

A cura di George Gosden, gestore del fondo Threadneedle (Lux) Asian Equity Income, e Jin Xu, gestore azionario Cina di Columbia Threadneedle Investments. Il 2022 ci aspettiamo possa essere un anno interessante per il mercato azionario cinese, data la promessa della People’s Bank of China (PBoC) di utilizzare strumenti monetari per stimolare l’economia e la crescita. Gli Stati Uniti e la Cina passeranno l’anno a divergere in tema di politica monetaria con, da un lato, la Fed che sta accelerando sui rialzi dei tassi, e, dall’altro, la Cina che ha appena iniziato un ciclo di allentamento. L’anno scorso, il reset normativo della Cina ha fatto notizia, insieme alla sua politica “zero Covid” e al deleveraging nel settore immobiliare. Ma crediamo che abbiano superato il punto di maggior sofferenza.Ci aspettiamo che il ciclo normativo – iniziato alla fine del 2020 – sia più prevedibile con le elezioni di quest’anno, con il Governo concentrato sul concetto di prosperità comune. Riteniamo che lo smantellamento del settore privato (che rappresenta il 60% del PIL cinese e impiega l’80% della popolazione urbana non sia l’obiettivo del Governo. Riteniamo che molti degli obiettivi politici siano, infatti, presenti nella “lista dei desideri” delle economie occidentali, come ad esempio, la tutela della riservatezza dei dati personali e il contenimento di pratiche monopolistiche. Tutto questo non può che rivelarsi positivo nel lungo termine, una conseguente riduzione della disuguaglianza economica e un aumento della classe media che, probabilmente, accelererà il riequilibrio economico e porterà a far crescere i consumi.le misure di deleveraging nel settore immobiliare stanno mostrando segni di allentamento, ad esempio nella disponibilità di mutui. In futuro, ci aspettiamo un progressivo allentamento monetario e fiscale. Recentemente abbiamo già assistito ad alcune di queste misure, con la PBoC che ha annunciato tagli al coefficiente di riserva obbligatoria alla fine del 2021 e tagli ai tassi di interesse a gennaio 2022.Il nostro obiettivo è quello di investire con il vento in poppa della politica cinese e crediamo che molti settori beneficeranno dell’agenda del Governo che si sta concentrando su temi quali la prosperità e la produttività. Nel 2020, il PIL pro capite della Cina ha raggiunto i 10.000 dollari, un terzo del PIL pro capite della Corea pari a 31.000 dollari e un sesto del PIL pro capite degli Stati Uniti pari a 63.000 dollari. Questo potenziale di crescita offre diverse opportunità per gli investitori attivi a lungo termine.Uno dei temi principali nei nostri portafogli è il tema della decarbonizzazione – dato che la Cina cerca di raggiungere il picco delle emissioni di carbonio entro il 2030 e diventare carbon-neutral entro il 2060. Il nostro team dà molta importanza agli investimenti responsabili e diventeranno sempre più centrali nel corso del 2022. Abbiamo anche identificato e investito in diversi titoli nella catena di fornitura dei veicoli elettrici e nello spazio delle energie rinnovabili. Crediamo che le opportunità di crescita strutturali debbano rimanere il nucleo dei nostri portafogli, e stiamo adottando un approccio bilanciato con società di crescita ciclica di qualità. Molti investitori sono eccessivamente concentrati su considerazioni top-down e stanno trascurando i fattori fondamentali e ambientali, sociali e di governance specifici delle aziende; pertanto, stiamo continuamente aggiornando i titoli nei nostri portafogli tenendo conto della volatilità del mercato.

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Mostra personale in Italia dell’artista cinese Liu Yi

Posted by fidest press agency su martedì, 12 ottobre 2021

Milano 21 ottobre – 21 novembre 2021 Inaugurazione | giovedì 21 ottobre, dalle ore 18 alle ore 21 aA29 Project Room Piazza Caiazzo 3. la prima mostra personale in Italia dell’artista cinese Liu Yi (1990, Ningbo, provincia di Zhejiang, Cina), aA29 Project Room riprende l’attività espositiva negli spazi di Piazza Caiazzo a Milano.La mostra è realizzata in collaborazione con ShanghART Gallery e presenta 11 opere multimediali e immersive che sperimentano diversi linguaggi, dal disegno e pittura a inchiostro tradizionale cinese all’animazione e live-action, fino a installazioni di grandi dimensioni dove si connettono diversi media.Influenzata dalla lunga tradizione di interazioni tra cinema, animazione e arte contemporanea tipica della cultura cinese, la ricerca di Liu Yi nasce dai primi film d’arte cinese per arrivare all’animazione sperimentale, muovendosi agevolmente tra diverse discipline artistiche.Tra i suoi ultimi lavori, A Crow Has Been Calling for a Whole Day (2016) è un documentario creativo realizzato sotto forma di diario di viaggio, una rielaborazione dell’esperienza particolarmente toccante vissuta dall’artista in India, nel novembre 2015. L’installazione si compone di diversi tessuti tesi e dipinti, che dividono lo spazio della galleria, e sulla quale l’artista proietta un film che è una combinazione al contempo di live-action e di fluenti animazioni realizzate a mano con inchiostro cinese, una restituzione a metà tra la realtà e l’immaginazione, che esprime il dramma e le profonde emozioni umane che l’artista ha percepito sui volti delle persone indiane.Il pubblico è chiamato a camminare attraverso l’installazione e a osservare i dipinti statici e le immagini in movimento, lasciandosi impressionare e travolgere, come in un passaggio repentino in un’altra dimensione spazio-temporale.The Earthly Men (2017) è invece un’indagine filosofica sull’umanità, realizzata disegnando su diversi strati di sottile carta di riso, materiale organico che si altera con l’umidità dell’inchiostro e aggiungendo alle animazioni una componente materica. L’orientamento verticale dell’immagine proiettata ricorda il modo dinamico e odierno di filmare con il cellulare. Della stessa serie sono presenti in mostra anche delle lightbox che, attraverso la sovrapposizione ciascuna di sei disegni su carta di riso, rivelano un’immagine viva e vibrante, uno stato dell’essere umano transitorio e fluido che non si trattiene e che spesso si fatica ad accettare.AMONG THE CROWS diventa così un momento di approfondimento e di conciliazione tra due linguaggi apparentemente distanti come la pittura a inchiostro e il film.

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Gatti, fiumi e regolamentazione: lo stato attuale dell’azionario cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2021

A cura di Natasha Ebtehadj, Gestore azionario globale di Columbia Threadneedle Investments. “Non importa che il gatto sia bianco o nero, l’importante è che acchiappi i topi” – Deng Xiaoping. Deng Xiaoping è spesso considerato l’architetto della Cina moderna, avendo sostenuto un approccio pragmatico allo sviluppo economico e sposato il sistema di libero mercato delle economie occidentali. Tuttavia, molti dei principi da lui sostenuti sono stati in apparenza capovolti negli ultimi mesi, e i mercati hanno iniziato a domandarsi se il sistema economico nato dalle riforme di Deng alla fine degli anni ’70 stia per cambiare definitivamente.Una volta che le acque si saranno calmate, il divieto di svolgere attività a scopo di lucro per le società di istruzione potrebbe un giorno essere considerato uno spartiacque nella storia del mercato cinese; inoltre, nel contesto di altri cambiamenti normativi che attendono le grandi imprese tecnologiche del paese, potrebbe trattarsi del più chiaro segnale di intenti finora trasmesso riguardo alla transizione verso un diverso tipo di modello di crescita economica. Il governo cinese ritiene sempre più importante privilegiare la qualità della crescita piuttosto che la quantità; un problema che vuole affrontare, in particolare, è l’aumento delle disuguaglianze sociali, specialmente nelle tre aree che suscitano maggiori preoccupazioni nella classe media: istruzione, alloggi e assistenza sanitaria. Le imprese private altamente redditizie che offrono servizi di doposcuola, per i quali le famiglie hanno speso il 7-9% del loro reddito nel 2017, difficilmente saranno viste di buon occhio sotto questo nuovo regime. Adesso è diventato importante il modo in cui il gatto acchiappa il topo, non solo il fatto che è in grado di acchiapparlo.In passato la Cina ha lasciato i settori liberi di sperimentare nelle fasi iniziali al fine di alimentare la crescita, per poi regolamentare la loro attività di fronte alle prime difficoltà. Adesso è il turno dei titoli tecnologici. Molti problemi che le autorità stanno cercando di risolvere sono analoghi a quelli che riguardano le società statunitensi: antitrust, sicurezza dei dati e diritti dei lavoratori. La differenza è che in Cina introdurre nuove norme è generalmente più facile e l’assenza di lunghi giri di consultazione può dare l’impressione di mosse improvvise e avventate. Nonostante la crescente regolamentazione, è importante non confondere l’azione normativa con quella che ha causato il ribasso delle aziende di istruzione. Nel caso delle big tech, è molto probabile che il governo cinese si renda conto di avere effettivamente bisogno di imprese a scopo di lucro per realizzare un altro dei suoi obiettivi politici: quello di una maggiore autosufficienza tecnologica, un traguardo che è diventato sempre più urgente dal 2018, quando l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avviato la sua azione di contenimento nei confronti della Cina mediante politiche incentrate sulla tecnologia. Pechino desidera ancora che le aziende tecnologiche prosperino, ma vuole che lo facciano in modo tale da soddisfare i suoi obiettivi politici. Ancora una volta, l’economia cinese continua a evolvere, e le imprese operanti nei settori sotto esame dovranno modificare i loro modelli di business. La maggior parte di esse riuscirà a guadare il fiume, ma non è chiaro quale sarà il loro profilo di redditività nei prossimi tre-cinque anni. A fronte della significativa incertezza che pesa su oltre il 40% del mercato azionario della Cina, i multipli che gli investitori sono disposti a pagare per i titoli cinesi sono destinati a diminuire. Di conseguenza, abbiamo chiuso la nostra posizione in Tencent, dopo aver detenuto il titolo per molti anni. Altre opportunità si presenteranno nel tempo, ma preferiamo aspettare che il quadro politico diventi più chiaro: non abbiamo ancora attraversato completamente il fiume.

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La mano invisibile: Come il Partito Comunista Cinese sta rimodellando il mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 6 febbraio 2021

Di Clive Hamilton e Mareike Ohlberg Collana Le terre In libreria dal 25 marzo. Il primo libro che svela il programma di sovversione globale portato avanti dal Partito Comunista Cinese e la serissima minaccia che questo rappresenta per la democrazia . Il regime ha cercato di impedirne la pubblicazione all’estero, finora senza successo. Venduto in più di dieci paesi al mondo, è un bestseller in Germania e Australia e finalista al German Book Prize.

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Celebrazioni per il nuovo anno cinese

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2021

Torino mostra via Po, dal 5 al 21 febbraio, l’Istituto Confucio dell’Università di Torino ha progettato una esposizione di banner a tema, patrocinata da Regione Piemonte e Città di Torino.All’organizzazione della Mostra hanno partecipato Fondazione Contrada Torino Onlus e Associazione Commercianti Via Po. I banner presentano alla cittadinanza il Capodanno cinese, le sue tradizioni, alcuni testi letterari che lo celebrano. Una scelta di componimenti poetici dedicati al Capodanno, presentati nella lingua originale e in traduzione, consentiranno di percepire la grande importanza che questa ricorrenza ha nella cultura cinese, al di là della festa, e di proporre alcuni testi letterari, scritti da autori molto cari ai Cinesi, proposti anche in lingua originale. L’utilizzo di immagini beneauguranti mutuate dalla tradizione delle “carte intagliate” permetterà anche di gettare uno sguardo a una delle “arti popolari” più famose della Cina.La presenza cinese in Città è ormai consolidata. Oggi, a fenomeno migratorio pressoché esaurito, essa si arricchisce di figure nuove, come i numerosissimi studenti che frequentano l’Università, il Politecnico, l’Accademia di Belle Arti e altre istituzioni di formazione della Città. Il Covid19 ha talvolta creato un clima di ingiustificata ostilità verso questa operosa comunità. Le celebrazioni per il Capodanno sono una occasione per stringerci virtualmente la mano, tra cittadini torinesi di origine diversa, nel rispetto dei valori di inclusione cui la città di Torino si è sempre ispirata e per rinnovare l’auspicio che l’Anno del Bue che sta per cominciare sia meno difficile di quello che ci siamo lasciati alle spalle.L’inaugurazione virtuale della mostra avrà luogo venerdì 5 febbraio alle ore 18.00 sulla piattaforma Google Meet (https://meet.google.com/tcw-yino-cwp) e sarà seguita da una breve conferenza della prof. Stefania Stafutti, dell’Università di Torino, Direttrice dell’Istituto, sulle tradizioni e i costumi del Capodanno. La partecipazione all’incontro è aperta e tutti sono benvenuti.

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Market Outlook 2021: l’anno del Bufalo dell’oroscopo cinese… sarà un Toro?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 gennaio 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Fare previsioni quando una pandemia grava ancora sulle nostre teste richiede un esercizio particolarmente virtuoso dell’analisi degli scenari e delle rispettive probabilità. Eppure, l’inizio del piano delle vaccinazioni a livello globale, l’esito dell’elezioni statunitensi che libera il contesto geopolitico dalla leadership imprevedibile di Trump, il tentativo embrionale (e faticoso) di integrazione fiscale in Europa e, non da ultimi, i massicci stimoli monetari e fiscali implementati in tutti i principali Paesi al mondo portano a cominciare l’anno con un certo grado di ottimismo. Dopo la pausa imposta a molti settori dell’economia dai ripetuti lockdown nel corso dell’anno passato, il 2021 sembra partire con il piede giusto dal punto di vista della ripresa economica: gli indici delle sorprese macroeconomiche risultano piuttosto tonici (sopra 50) e, anche se la seconda ondata di COVID pesa sull’ultimo trimestre del 2020 e almeno sul primo di quest’anno, gli economisti concordano su una successiva accelerazione. Le previsioni di consenso sono per una crescita del PIL mondiale pari al 5% quest’anno, dopo il -4% dell’anno scorso. Sulla forza relativa della ripresa nelle diverse aree c’è maggiore disparità di opinioni: quasi tutti gli organismi internazionali prevedono un buon rimbalzo dell’economia europea (>4%), superiore a quello USA (<4%). A nostro avviso, invece, l’America gode di un maggior propellente di politica fiscale, specialmente dopo la vittoria blu in Georgia che attribuisce ai Democratici il controllo formale del Senato, pur essendo questo in sostanziale pareggio (a parità di seggi, il voto decisivo viene attribuito alla Vicepresidente Kamala Harris, in qualità di Presidente del Senato). Il budget proposto da Biden è di $2’000 miliardi, di cui $1’000 paiono un target realistico che, combinato anche con il potenziale inespresso di risparmio accumulato, dovrebbe spingere la crescita oltre il 5% e riportare l’attività ai livelli pre-COVID entro i prossimi 2-3 trimestri, facendo rientrare il tasso di disoccupazione al 5% (dall’attuale 6,5% circa). In definitiva, il maggior rischio per l’attività economica rimane legato alla dinamica della pandemia e dei lockdown, sempre meno convincenti ma, temiamo, necessari ancora per un po’. Stando alle ultime stime, la tanto agognata immunità di gregge non arriverà, infatti, prima di 1 anno da oggi e, quindi, la riapertura sarà graduale e a scaglioni per i diversi settori: il risultato saranno economie a diverse velocità tra loro e al loro interno.
Il rischio principale sull’upside, cioè legato a una crescita migliore del previsto, proviene dalla possibilità che la ripresa economica provochi un surriscaldamento dei prezzi, ovvero inflazione. Sarebbe una novità, in parte benvenuta dopo anni di frustrazione caratterizzati da politiche monetarie incapaci di conseguire il loro obbiettivo d’inflazione del 2%, nonostante gli sforzi e la creatività nell’ideare misure eterodosse (QE, LTRO, etc). Oggi la spinta sulla domanda è affidata alla politica di bilancio che è certamente più efficace e diretta di quella monetaria, sia (e soprattutto) se interviene con investimenti pubblici sia che lo faccia mediante trasferimenti a persone e aziende. Anzi, proprio l’accumulo di disponibilità liquide, visibile per esempio nell’esplosione dei depositi nei conti correnti e degli investimenti negli strumenti del mercato monetario negli Stati Uniti, è indizio di una domanda potenziale, che alla fine delle restrizioni legate al COVID, potrebbe riversarsi su un’offerta insufficiente e provocare una fiammata eccessiva ed incontrollata dei prezzi.
L’anomalia di questo ciclo, fatto di stop and go, e l’atteggiamento fortemente pro-ciclico delle politiche economiche rappresentano un’opportunità immediata, ed al tempo stesso un rischio futuro per gli investimenti finanziari. Focalizzandoci negli Stati Uniti, il policy mix basato sulla cooperazione tra politica fiscale e monetaria unisce la spinta ciclica alla repressione finanziaria, misurabile nella compressione dei rendimenti reali in territorio negativo (-1% per il TIPS decennale, il titolo di Stato USA protetto dall’inflazione). I tassi e i rendimenti reali negativi su tutte le scadenze rappresentano il principale supporto alle valutazioni finanziarie dalla metà dell’anno scorso ad oggi; e dai movimenti di questa curva dipenderanno le sorti del 2021. Il ritorno dell’inflazione verso l’obbiettivo del 2% (dall’1,4% dell’ultimo dato di novembre del Core PCE deflator), è previsto sia dalla Fed che dal mercato, che sconta anche un superamento di questa soglia già nel 2022. Tuttavia, finché il tasso d’inflazione si manterrà entro il 2,5%, come sancito da Powell con l’annuncio del Flexible Average Inflation Targeting, la Fed sarà tollerante e attendista nel normalizzare la politica monetaria, intervenendo dapprima sul ritmo del QE e solo in seguito sui tassi. In tal caso, la parte a lunga scadenza del mercato obbligazionario ne soffrirebbe solo gradualmente e la Fed potrebbe persino opporsi alla risalita dei tassi a lunga (e a curve più ripide) con interventi mirati (tipo Twist o Yield Curve Control, YCC). I rendimenti reali resterebbero ancorati in territorio negativo e lo scenario resterebbe costruttivo per gli investimenti azionari e per le materie prime. Persino per i corporate bond sarebbe ancora accettabile, nonostante le valutazioni siano già oggi tirate e compatibili con tassi di default possibili solo nella migliore delle ipotesi.
Un elemento da tenere sotto controllo è la crescita esponenziale della partecipazione degli investitori retail, soprattutto nel mercato delle opzioni. Si tratta di un fatto non del tutto nuovo, spesso associato alla genesi di bolle speculative, sul quale abbiamo ancora molto da capire. Certo è che alcuni movimenti erratici estivi e all’inizio di quest’anno possono essere stati esasperati dalla maggiore presenza di investitori inesperti, più emotivi e meno price-sensitive. Infine, anche i gestori istituzionali hanno una visione molto ‘omologata’ del mondo e quindi portafogli simili, in buona parte obbligati dal policy mix. Un fattore che porterà in prospettiva a regimi alterni di volatilità. (abstract. fonte: https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/01/market-outlook-2021-l-anno-del-bufalo-dell-oroscopo-cinese-sara-un-toro#overview

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Iveco ceduta a azienda di stato cinese?

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2021

“L’ipotesi che anche Iveco sia ceduta ad una azienda statale cinese preoccupa anche per i suoi risvolti nella produzione di veicoli militari”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, in merito a notizie diffuse dai media su trattative in corso.“Stupisce l’assenza della politica su azioni che riguardano i principali asset produttivi del Paese che rischiano di avere conseguenze non solo sul piano economico ed occupazionale ma anche su quello della sicurezza nazionale. In tal caso, peraltro, è necessario valutare anche l’ipotesi di utilizzare la golden power” conclude il senatore Urso.

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L’esperienza cinese dell’Internet Hospital di Pechino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 dicembre 2020

Durante la Presentazione di Academy Tech di Motore Sanità Tech, Wang Tianbing, Vicedirettore dell’Ospedale Popolare dell’Università di Pechino, DG dell’Ospedale del Distretto di Tongzhou e Vicedirettore del Centro di Ricerca del Ministero dell’Istruzione per il Sistema Ospedaliero Digitale ha condiviso l’esperienza cinese nella costruzione di un Internet Hospital con l’Italia. Tanti i temi trattati, dalle misure e le norme necessarie per il rispetto della sicurezza della rete e del paziente, al funzionamento vero e proprio di un Ospedale Digitale, dalla Consultazione online al follow up, dalla consegna a domicilio dei medicinali alla valutazione finale della prestazione da parte del paziente. Nella sessione di domande e risposte, il Prof. Wang ha specificato i problemi riscontrati durante la costruzione dell’Internet Hospital di Pechino, come la necessità di un riconoscimento del medico e di un confronto faccia a faccia da parte del paziente, lo scetticismo nell’accettare una nuova modalità di consulto medico da parte della popolazione, la mancanza iniziale di apparecchiature tecnologiche valide e di leggi che possano stabilire le responsabilità e le modalità di pagamento delle prestazioni. Al problema dell’accettazione, dice Wang, abbiamo risposto da una parte cercando di coinvolgere in primis solo alcuni reparti e di procedere per fasi (inizialmente solo consultazione, poi trattamenti) e dall’altra parte cercando di far accettare il nuovo sistema alla fascia della popolazione con un alto livello di formazione, con una conoscenza già solida delle nuove tecnologie. Per il problema della tecnologia e delle leggi, continua, siamo molto migliorati, perché la Cina ha fatto grandi passi in avanti in poco tempo, anche se tali problemi non sono ad oggi completamente risolti. Infine, conclude, lo sviluppo dell’Internet Hospital ha conosciuto una rapida crescita a partire dallo scorso anno, con l’inizio della pandemia da Coronavirus, quando la popolazione ha iniziato a capire che si aveva bisogno di un nuovo sistema di diagnosi e trattamento che evitasse il più possibile l’ingresso in ospedale. Partner dell’iniziativa, trasmessa sulla pagina Facebook di Motore Sanità e sul sito http://www.motoresanita.it, sono stati AlmavivA, CINECA, Engineering ed OPT S.r.l. – Consulenza di direzione.

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‘Pavilion Italia’: per lanciare le imprese italiane sul mercato cinese

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Un’unica vetrina virtuale, posta a finestra privilegiata da cui le aziende virtuose del Belpaese si potranno affacciare sul mercato cinese. Non a caso è Pavilion Italia il nome scelto per il progetto nato dall’accordo tra ICE- Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane e Tencent, colosso internazionale e sviluppatore della piattaforma WeChat. È proprio attraverso questa piattaforma che brand e imprese italiane potranno presentarsi e dialogare con un’audience digitale che ha da tempo superato il miliardo di utenti attivi al mese.A fare da cicerone per il pubblico e i consumatori cinesi, nel maxi-padiglione che ospiterà 300 aziende del Paese, sarà Digital Retex, azienda del Gruppo Retex che supporta i più importanti brand europei nella definizione e abilitazione delle strategie di ingresso, crescita e comunicazione nel mercato cinese. Come primo Trusted Partner di Tencent in Europa e Italia, al team di Digital Retex il compito di occuparsi della gestione e del profilo ufficiale di Pavilion Italia su WeChat, che sarà rinnovato nei contenuti e nell’immagine e ospiterà le aziende che faranno parte del marketplace digitale. Per ognuna di queste imprese sarà creato un percorso di mediazione culturale e storytelling finalizzato non solo a coordinare vendita prodotti, adv e customer care, ma anche a veicolare identità e valori in maniera coerente e appetibile per il pubblico cinese. All’interno di Pavilion Italia i brand potranno usufruire di una vetrina completamente dedicata all’interno di un marketplace integrato e collegato all’account di WeChat, dove promuovere il brand e vendere i propri prodotti.
A proposito di linguaggio digitale, la strategia di Agenzia ICE prevede la realizzazione di campagne di comunicazione ad hoc e la creazione di contenuti coinvolgentipersonalizzati e localizzati per il pubblico cinese, nel rispetto di cultura e costumi. Le aziende che aderiranno a Pavilion Italia avranno l’opportunità di creare la propria vetrina virtuale nello spazio digitale offerto da WeChat sfruttando specifiche analisi di target per raggiungere online il consumatore. Il tutto seguito da Digital Retex coi suoi team in Italia ed in Cina.ICE e Tencent valuteranno le candidature per ospitare in Pavilion Italia fino a 300 operatori che rappresentano alcuni settori del Made in Italy: dall’agroalimentare alle produzioni enologiche, dal fashion al design, dalla gioielleria alla pelletteria. Per fare parte del marketplace sarà necessario rispondere ai criteri contenuti nella call di Pavilion Italia, tutti indicati sul sito ufficiale del progetto.

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L’ascesa del Dragone cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 giugno 2020

A cura di Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Dopo un paio di secoli passati sotto traccia, il colosso asiatico sta riacquistando la centralità che ha sempre avuto nella storia fino alle Guerre dell’Oppio (1839-42 e 1856-60), tornando ad essere la grande potenza economica e tecnologica che è sempre stata (polvere da sparo e ruota sono solo alcune delle rivoluzionarie invenzioni che provengono dal genio cinese). Tuttavia, la Cina di oggi mira ad essere qualcosa di molto diverso dalla cultura che fino al diciottesimo secolo rappresentava da sola circa un quarto dell’economia mondiale. Da Nazione chiusa rispetto al resto del mondo, dopo aver preso poi i Paesi occidentali come Stella Polare nelle prime fasi del percorso di crescita, la Cina è oggi proiettata totalmente verso l’esterno, mirando ad espandere la propria influenza economica e politica non solo sull’intero continente asiatico, ma anche in Africa e perfino in Europa.In tale ottica, non appena Trump, con la sua politica “America First”, ha deciso di uscire senza troppe remore dalla Trans-Pacific Partnership, accordo internazionale che coinvolge molti Paesi asiatici, la Cina è immediatamente subentrata rafforzando le sue relazioni con i Paesi della regione e riallacciando anche i rapporti con gli storici nemici giapponesi.Ma l’emblema della politica estera cinese è sicuramente il programma “One Belt, One Road” (“Nuova via della seta”), il più vasto piano di investimento multi-nazionale dal Piano Marshall, a cui tra i Paesi del G7 ha aderito solamente l’Italia: l’obiettivo non manifesto è quello di allargare la propria sfera di influenza sul continente europeo e su quello africano, non più visto solo come fonte di risorse naturali ma anche come terreno fertile per i propri colossi tecnologici. E, come spesso è successo in Cina negli ultimi decenni, lo sviluppo economico dell’ampia regione coinvolta nel programma passerà prima di tutto dagli investimenti in infrastrutture, in grado di collegare fisicamente e culturalmente territori molto distanti tra loro. Si tratta del paradigma dello sviluppo economico cinese dalla Riforma Dengista (1978) in poi e che ha portato la Cina ad avere oggi 230 città dotate di aeroporti (altri 100 sono in progettazione), 7 dei 10 porti maggiori al mondo e a realizzare in soli 24 mesi un tratto di ferrovia ad alta velocità di 1’700 km che collega Pechino e Shanghai.Se si dovesse indicare un momento di svolta nella storia recente del Paese questo sarebbe senza dubbio il dicembre del 1978, quando Deng Xiaoping appunto ha assunto la guida della Nazione dopo Mao Zedong e ha avviato un periodo di drastiche riforme destinato a produrre il “socialismo con caratteristiche cinesi”, in cui socialismo ed economia di mercato, capitalismo convivono. Da quel momento, la Cina ha vissuto decenni di crescita sfrenata, diventando, tra le altre cose, la più grande potenza manifatturiera al mondo (nel Paese viene prodotto il 30% dell’output globale), con città come Shenzhen, all’epoca un villaggio di 11’000 pescatori alle porte di Hong Kong, che oggi è una megalopoli da 13 milioni di abitanti e un polo tecnologico che fa concorrenza alla Silicon Valley californiana.

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Governo. 2019: un anno bellissimo e un futuro cinese

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

E’ certificato dall’Istat: l’aumento del Pil in volume è dello 0,3% nel 2019. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva assicurato che “ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire” e che “l’Italia ha un programma di ripresa incredibile”. Gli faceva eco il vice premier e bi-ministro, Luigi Di Maio, che dichiarava “siamo alle soglie di un nuovo boom economico”.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che il Reddito di cittadinanza avrebbe creato lavoro e che “mettendo i soldi in tasca agli italiani”, l’economia sarebbe decollata e ci sarebbe stato un aumento della ricchezza, cioè del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Ci avevano assicurato che, con Quota 100, mandando in pensione gli attuali lavoratori, si sarebbero creati tanti posti quanto i neopensionati, con un aumento del Pil.
Non è successo. Insomma, una bufala.
Lo ricordiamo agli smemorati che ci hanno creduto.Per rilanciare l’economia, il premier Conte ha ingaggiato, come consigliere economico, Mariana Mazzucato, docente alla University College London (Regno Unito).
La prof.ssa Mazzucato è teorica dello Stato imprenditore perché, ritiene, più audace, innovatore e prolifico.Vale per lo Stato italiano che ha un debito pubblico di 2.400 miliardi e il rapporto debito/Pil al 134,8%? No, lo Stato è un altro: la Cina. La Mazzucato auspica un intervento della Cina nel settore siderurgico (Ilva) e in quello dei trasporti aerei (Alitalia). Insomma una joint-venture pubblico-privato, dove il pubblico sono le imprese cinesi, cioè la Cina. L’iniziativa può essere estesa ad altri settori.E’ noto che la dipendenza politica passa attraverso quella economica e la Cina non ci sembra un punto di riferimento.Italia colonia della Cina? (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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“Da Germania conferma di minaccia cinese nelle TLC”

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 gennaio 2020

“La notizia riportata dalla Reuters secondo cui il governo tedesco avrebbe prove di una collaborazione tra Huawei e l’intelligence di Pechino confermano questi aspetti. Le compagnie di telecomunicazioni cinesi più importanti, ovvero Huawei e ZTE, la seconda di proprietà statale, secondo quanto contenuto dell’articolo 7 della legge cinese sull’intelligence emanata nel 2007, hanno l’obbligo di fornire ai servizi segreti di Pechino qualsiasi informazione ottenuta nell’esercizio del proprio lavoro all’estero. Il combinato disposto della legge sulla Sicurezza Nazionale e quella sulla Sicurezza Cibernetica della dittatura comunista cinese obbliga, in via generale, cittadini e organizzazioni a fornire supporto e assistenza alle autorità di pubblica sicurezza militari e alle agenzie di intelligence ed impone agli operatori di rete di fornire supporto agli organi di polizia e alle agenzie di intelligence nella salvaguardia della sicurezza e degli interessi nazionali.Sulla sicurezza delle reti 5G non prendiamo di mira nessuno, ma la sicurezza cibernetica e la sovranità digitale italiana vanno rispettate. Huawei e ZTE devono adeguarsi alle “regole del gioco” scelte dal legislatore nazionale, al fine di garantire la sicurezza nazionale ed evitare distorsioni del mercato delle telecomunicazioni, data la presenza nelle nostre reti.” Così il responsabile innovazione di FDI, deputato Federico Mollicone.

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Capodanno Cinese 2020

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 gennaio 2020

Si celebra il 25 gennaio, Just Eat, app leader per ordinare pranzo e cena a domicilio in tutta Italia e nel mondo, racconta, grazie ai sui osservatori sul cibo a domicilio, il successo della cucina e delle specialità della tradizione cinese anche nel nostro Paese e nel mondo. Infatti, la Mappa del Cibo a Domicilio all’estero di Just Eat (2019) attesta quella cinese quale terza cucina più ordinata a livello internazionale e per Irlanda e Spagna è addirittura al primo posto, a testimonianza di un successo… planetario! Con uno sguardo più vicino, anche in Italia la cucina cinese piace molto ed è richiesta lungo tutta la Penisola. Quella cinese è infatti una delle cucine più amate a domicilio nel nostro Paese, posizionandosi al quarto posto (secondo la Mappa del Cibo a Domicilio in Italia di Just Eat, 2019) fra le più ordinate.Le richieste a domicilio di cucina cinese sono infatti cresciute del +30% anno su anno (dicembre 2019) con una buona propensione da parte delle persone sia di gustare i sapori più noti, che di scoprire ricette tipiche di un Paese così lontano. Si spiega così il successo del Bao, paninetto ripieno, dall’impasto morbido e con un caratteristico gusto leggermente dolce, dei Baozi, che con la loro chiusura a fiore nascondono all’interno ripieni molto versatili e dei Ravioli, con ogni probabilità il piatto cinese più celebre. La richiesta di questi cibi a domicilio è infatti cresciuta, secondo i dati di Just Eat, di circa +200% in un anno, un fenomeno agevolato anche dalla nascita di format food e di ristoranti monoprodotto come le raviolerie e dalla diffusione dello street food cinese. Nella sola Milano questa cucina è infatti cresciuta nel 2019 del +190% e il trend è forte anche a Torino, Bologna e Firenze.La cucina cinese è richiesta da nord a sud in Italia e secondo la classifica di Just Eat i “regni” di dominio di questo cibo sono, in classifica per quantità di ordini: Roma, Bologna, Torino, Milano, Genova, Firenze, Trieste, Ferrara, Pisa e Modena.In termini di trend, ovvero di città che dimostrano la maggior crescita di richieste di questa cucina, fra quelle analizzate da Just Eat lungo la Penisola nel 2019, è La Spezia con +105% a registrare il più alto livello di incremento di ordini, seguita da Foggia con +90%, Udine con +71%, Bari con +47%, Torino con +40%, Trieste con +39%, Bologna con +33%, Firenze con +31%, Genova con +30%, Roma con +18% e Verona con +13%.Un discorso a parte merita poi Milano, dove l’incremento è pari al +15% per la cucina cinese in generale, ma che guida il nuovo trend 2019 di Bao e Ravioli, con un filtro dedicato sull’applicazione, tra le cucine a disposizione.La cucina cinese ha i propri piatti must, conosciuti e diffusissimi, che hanno favorito la notorietà della gastronomia dell’Estremo Oriente e hanno conquistato i palati degli italiani. Gli involtini primavera sono infatti il quarto piatto preferito in Italia in assoluto a domicilio, dopo la classica pizza margherita, le patatine fritte e la pizza alla diavola. La top 10 dei piatti cinesi più gettonati invece vede, dopo gli involtini primavera, il riso alla cantonese (2° posto), i ravioli alla griglia di carne o di gamberi (3° posto), i ravioli al vapore con gamberi (4° posto), il pollo alle mandorle (al 5° posto), le nuvole di drago (al 6° posto), gli spaghetti di soia con verdure (al 7° posto), il pollo in salsa agrodolce (all’8° posto), gli spaghetti di riso con verdure (al 9° posto) e per concludere, il pollo con funghi e bambù (al 10° posto).A decretare il trend, ovvero i piatti con il maggior incremento di ordini nel 2019, sono i ravioli (con fino al +250% per quelli arrosto, artigianali, street food e brasati, e +135% per quelli vegetariani), seguiti da Bao e Baozi (+220%), noodles cinesi soprattutto con manzo (+130%), per concludere con il manzo piccante con verdure cucinate e mixate secondo varie ricette (+90%).Chi ordina cinese apprezza proprio i sapori unici dati dalla combinazione di ingredienti ed è così che nella scelta di ravioli, bao, mantou, noodles, riso e tofu sono in crescita quelli che contengono manzo arrosto, brasato piccante e con verdure. Impennata anche di tofu accompagnato da carne di manzo o maiale oppure in un’insalata, o affumicato. Le verdure stufate, in particolare le melanzane preparate secondo le diverse ricette regionali, sono anch’esse sempre più ordinate a domicilio.

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Coronavirus cinese: tutto ciò che c’è da sapere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Lo scorso 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi hanno reso nota la presenza di un focolaio di sindrome febbrile, associata a polmonite di origine sconosciuta, tra gli abitanti di Wuhan, città di circa 11 milioni di abitanti situata nella provincia di Hubei, nella cina Centro-meridionale, alla confluenza tra il Fiume Azzurro e il fiume Han, a circa 1.100 chilometri da Pechino, 800 da Shangai, 1.000 da Hong Kong.
Come ha avuto origine il focolaio?
Il punto di partenza è stato identificato nel mercato del pesce e di altri animali vivi selvatici di Huanan, al centro della città di Wuhan, che è stato prontamente chiuso, e il primo paziente è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità il 31 dicembre.
A cosa è dovuta l’infezione?
L’agente patogeno responsabile dell’epidemia è stato isolato in tempi rapidissimi grazie all’esperienza maturata durante le epidemie di SARS, influenza aviaria e MERS: si tratta di un nuovo beta-coronavirus, che è stato denominato 2019-nCoV ed è molto simile al virus della SARS.
Che cosa sono i coronavirus?
I coronavirus, così chiamati per la caratteristica forma a coroncina visibile al microscopio, sono ben conosciuti dai ricercatori: si tratta infatti di virus molto diffusi in natura, che colpiscono sia uomini che animali e possono causare sintomi respiratori a volte anche gravi.
Come è avvenuto il contagio?
I coronavirus vengono veicolati all’uomo da ospiti intermedi, che per la Mers sono stati i dromedari, per la Sars forse lo zibetto. Il contagio, anche in questo caso, sembrerebbe essere di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale ad uomo, non a caso l’epicentro dell’epidemia è un mercato dove venivano venduti animali vivi selvatici. Non sappiamo ancora però quale sia stato l’animale che ha trasmesso il virus all’uomo.
Quanto è diffusa l’epidemia?
Ad oggi sono stati segnalati dalle autorità cinesi quasi 300 casi totali confermati di infezione da 2019-n-CoV nella città di Wuhan: molti ancora ricoverati e sostanzialmente stabili, alcuni dei quali critici. Sei sono stati i decessi. Vi sono inoltre, sempre in territorio cinese, altri casi a Pechino, Schenzhen, Guandong e Shangai, tutti apparentemente collegati con la città di Wuhan. Sono stati segnalati casi di importazione (non tutti confermati) al di fuori del territorio cinese, in Thailandia, Corea, Giappone, Vietnam, Singapore e Hong Kong.
Il virus può trasmettersi da uomo a uomo?
Sono stati colpiti dal contagio anche alcuni operatori sanitari, il che farebbe ipotizzare che il virus possa trasmettersi anche da uomo a uomo. D’altra parte l’assenza di link epidemiologici tra i pazienti in Giappone e Thailandia con il mercato di Wuhan, e la presenza di pazienti all’interno di un cluster familiare, fanno propendere per la possibilità di una trasmissione inter-umana del virus con modalità ancora non note.
Quanto è pericoloso questo virus?
È presto per dirlo, una risposta potrà essere data soltanto se e quando il quadro e i numeri dell’epidemia saranno più ampi. Il virus della SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave), tra il 2002 e 2003 sparse 8mila contagi e 775 morti, mentre la MERS ((Sindrome Respiratoria Medio Orientale) tra il 2012 e il 2019 ha contato 2.500 casi e 858 morti, in prevalenza nella penisola arabica. Al momento si contano circa 300 casi e sei decessi di pazienti che avevano un quadro clinico complicato da altre patologie: numeri non allarmanti.
Quali sono i sintomi della malattia? Come si cura?
I sintomi sono tipicamente respiratori: febbre, tosse, raffreddore, mal di gola, grave affaticamento polmonare. Al momento non esiste né un vaccino né terapie specifiche per i coronavirus. La malattia si cura come i gravi casi di influenza con terapie di supporto (antifebbrili, idratazione), ma contrariamente all’influenza non sono disponibili antivirali specifici. Nei casi più gravi ai pazienti viene praticato il supporto meccanico alla respirazione.
Come è possibile proteggersi?
Le raccomandazioni standard per ridurre l’esposizione e la trasmissione delle malattie da coronavirus comprendono il mantenimento dell’igiene di base delle mani e delle vie respiratorie, e pratiche alimentari sicure. È importante inoltre evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie, come tosse e starnuti.
Ci sono pericoli per l’Italia? Dobbiamo essere preoccupati?
I rischi che il contagio si diffonda anche in Italia sono al momento estremamente bassi. Bisogna prendere in considerazione la possibilità di aver contratto il virus solo se si è stati nella zona interessata dall’epidemia. Secondo il centro di controllo per le malattie infettive europeo il rischio di importazione e diffusione del nuovo virus in Europa è estremamente limitato, e questo vale anche per l’Italia. La stessa agenzia però ricorda che è imminente la celebrazione del Nuovo Anno Cinese, e che quindi aumenterà lo spostamento di persone all’interno della Cina e verso l’Europa. La sanità aerea di Fiumicino ha attivato la sorveglianza sui passeggeri in arrivo col volo diretto trisettimanale Wuhan-Roma della China Southern Airlines.
Cosa fare se si è soggiornato di recente a Wuhan?
Se nei 14 giorni successivi al rientro da Wuhan si sviluppano i sintomi sopra descritti, occorre immediatamente rivolgersi ad un medico ed informarlo del viaggio, evitando il più possibile i contatti con terze persone per evitare di diffondere il contagio.
L’Italia è pronta per una eventuale emergenza?
L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani (INMI), centro di riferimento nazionale per la ricerca e cura sulle malattie infettive, è Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per le malattie altamente contagiose. L’INMI è come sempre pronto a mettere in atto tutte le procedure per eventuali emergenze con la valutazione dei livelli di rischio e l’isolamento di eventuali casi sospetti. Il laboratorio di virologia è già in grado di diagnosticare il nuovo virus, mentre per quanto riguarda la gestione clinica dei pazienti l’Istituto dispone di posti letto ad alto isolamento per accogliere pazienti che risultassero avere avuto contratto il virus. L’INMI dispone di personale continuamente formato su corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale. L’isolamento tempestivo di eventuali casi sospetti in strutture ad elevato livello di protezione permette di ridurre il rischio per la comunità. (by Salvatore Curiale) (fonte: Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – I.R.C.S.S.)

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Convegno dell’Associazione cinese di medicina integrativa

Posted by fidest press agency su martedì, 13 agosto 2019

Essendo uno dei maggiori innovatori al mondo nei settori della cosmesi e della vendita diretta di prodotti per la cura della pelle, Mary Kay continua a tener fede al suo impegno decennale verso la ricerca scientifica sulla salute della pelle presentando i risultati emersi da uno studio incentrato sul miglioramento della funzione della barriera cutanea e dell’arrossamento del volto al Convegno annuale del Comitato di dermatologia organizzato dall’Associazione cinese di medicina integrativa. L’eventa svoltosi dall’8 all’11 agosto a Lanzhou nella Provincia di Gansuce in Cina era sponsorizzato in parte anche da Mary Kay.
La D.ssa Jenny Jiang, responsabile senior della divisione Affari medici presso Mary Kay China, ha presentato i risultati della ricerca sulle strategie per migliorare la funzione della barriera cutanea e l’arrossamento del volto. Tali risultati potrebbero fornire importanti intuizioni in materia di pelle sensibile. All’evento hanno partecipato alcuni dei massimi esperti del ramo della dermatologia del Paese, nonché rispettati dirigenti di diverse società cosmetiche.Il team della divisione Ricerca e Sviluppo di Mary Kay comprende rinomati scienziati titolari di dottorato e altri titoli accademici avanzati in un’ampia gamma di discipline, tra cui: biologia cutanea, biologia cellulare, chimica, biochimica e altro ancora. Questo team di scienziati è impegnato nella conduzione costante di attività di ricerca avanzata e nella condivisione dei risultati con un potenziale d’impatto significativo sulla salute della pelle con la comunità scientifica e gli operatori del settore dei prodotti di bellezza in generale.Ogni anno Mary Kay conduce centinaia di migliaia di test scientifici su prodotti e ingredienti per accertare i massimi standard di sicurezza, qualità e prestazionali. Mary Kay possiede più di 1.500 brevetti per i prodotti, le tecnologie e gli imballaggi facenti parte del suo portafoglio globale. L’anno scorso la società ha aperto un centro di produzione e ricerca e sviluppo all’avanguardia a Lewisville, Texas, da più di 100 milioni di dollari.

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“Il tempo per risolvere il problema della bolla del debito cinese sta per scadere”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

A cura di Paul Smillie, Analista senior della Columbia Threadneedle Investments. Nelle ultime settimane, i timori di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina sono balzati alla ribalta delle cronache, spaventando gli investitori. Ciò è apparso particolarmente evidente in Cina, dove lo Shanghai Composite Index ha ceduto il 10% circa a maggio rispetto ai livelli di aprile in seguito al deteriorarsi delle trattative commerciali tra i due paesi.Considerate le minacce del Presidente statunitense Donald Trump di autorizzare una nuova tranche di dazi (pari al 25% sui restanti USD 300 miliardi di importazioni cinesi, mentre la Cina prende in esame eventuali contromisure), l’impatto negativo di una guerra commerciale sull’economia cinese potrebbe rivelarsi significativo.Il prospettarsi di un conflitto commerciale è sicuramente preoccupante, ma riteniamo che i mercati stiano sottostimando altri rischi sistemici potenzialmente più gravi per l’economia cinese, ovvero la rapida e preoccupante espansione del credito negli ultimi anni.La crescita cinese va indebolendosi ed attualmente è scesa al di sotto del 7% da oltre il 14% annuo registrato prima della crisi finanziaria, evidenziando una contrazione molto marcata per la seconda economia mondiale in termini di dimensioni. Le autorità cinesi hanno reagito aprendo i rubinetti del credito al fine di stimolare l’economia favorendo il ricorso a prestiti. Il problema è che quanto più si prolunga l’espansione creditizia, tanto meno efficace diviene questa strategia.Nel 2008, il rendimento sul credito, che misura l’efficacia del nuovo credito nello stimolare la crescita, si attestava intorno allo 0,75. Questo significa che ciascun CNY di credito generava CNY 0,75 in termini di prodotto interno lordo (PIL) nominale. Dal 2014, questo rapporto è sceso in media allo 0,25.
L’aumento dei rischi estremi è ancora più preoccupante. Comunque la si guardi, la massiccia espansione del credito cinese negli ultimi anni dovrebbe far suonare campanelli di allarme. I principali parametri della crescita del credito indicano non solo che l’attuale tasso di espansione è insostenibile, ma anche che causerà un forte aumento dei prestiti in sofferenza, che non mancherà prima o poi di avere enormi ripercussioni negative sui mercati obbligazionari e azionari cinesi.Prendiamo il rapporto credito/PIL, che misura il livello del credito rispetto alle dimensioni dell’economia. Includendo sia il credito a bilancio che quello fuori bilancio, alcuni stimano che tale rapporto sia salito al 300% circa dalla crisi finanziaria, partendo da una base di quasi il 150%. Ciò segnala a nostro avviso una chiara crisi del settore bancario cinese.
La buona notizia è che i livelli dei prestiti cinesi in valuta estera sono bassi, fatta eccezione per il settore aziendale. È quindi improbabile che in Cina si assista a una replica della crisi asiatica del 1997, innescata dall’elevato indebitamento in dollari.
Includendo tuttavia gli attivi fuori bilancio, i patrimoni bancari cinesi ammontano all’incirca a USD 45.000 miliardi. Secondo le stime, il paese detiene USD 3.000 miliardi di riserve valutarie, che potrebbero rapidamente esaurirsi in seguito a prelievi di capitale di entità anche contenuta. Qualora si rendesse necessario sostenere le banche, le autorità cinesi si vedrebbero costrette a ricorrere a provvedimenti più radicali. Il governo potrebbe ricapitalizzare il settore bancario, una mossa che, secondo i nostri calcoli, potrebbe far schizzare verso l’alto il rapporto ufficiale debito/PIL del paese, portandolo dall’attuale 48% circa a oltre il 70%. Tale livello sarebbe ancora in linea con quelli di molti governi occidentali, ma non si tratterebbe di una mossa di poco conto.
Cinque anni fa eravamo del parere che una rapida espansione del credito in Cina avrebbe potuto essere gestita senza causare gravi turbolenze sui mercati. Non siamo più di questo avviso.La Cina potrebbe diventare la prima nazione in grado di assorbire una tale espansione del credito senza accusare problemi, tramite un’abile riduzione dell’indebitamento in un contesto di rallentamento della crescita, svalutando la propria moneta o, più probabilmente mediante una costosa ricapitalizzazione del settore bancario. Non si può tuttavia escludere il rischio di un improvviso e doloroso scoppio della bolla del credito cinese, con gravi ripercussioni per la crescita globale data l’importanza del paese per l’economia globale.In ogni caso, gli investitori possono aspettarsi oscillazioni dei mercati azionari e obbligazionari ancora più marcate di quelle causate dagli attuali timori della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.

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Mostra “Risonanza Cinese”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 luglio 2018

Jin Shangyi_Huang BinhongRoma Dal 19 luglio al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini va in scena Risonanza Cinese, la più importante e ricca mostra di pittura a olio cinese mai allestita a Roma. Il Vittoriano torna a ospitare un evento che porta per la prima volta nella Capitale i più rappresentativi maestri cinesi del ‘900, sulla base del rapporto consolidato tra Arthemisia e l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia e dopo il grande successo ottenuto nel 2017 dalle rassegne dedicate all’arte contemporanea cinese come la collettiva “Arte e Pace. L’arte contemporanea cinese” e le monografiche “Epos. La lirica della luce” di Chao Ge, “The timeless dance. Beyond the mountains” di Mao Jianhua e “The eternal melody of chubby lady” di Xu Hong Fei. Dopo il grande successo di pubblico di Parigi al Palais Brongniart e in Cina presso il Museo dell’Accademia di Belle Arti di Cina (Hangzhou), con oltre 150 opere e 62 diversi artisti, la mostra Risonanza cinese – curata dallo storico dell’arte e saggista Claudio Strinati, dal critico d’arte editore e direttore di Segni d’Arte Nicolina Bianchi e da Zhang Zuying, Direttore dell’Istituto di Pittura a olio dell’Accademia Nazionale cinese di Pittura – offre una panoramica completa sulla pittura a olio contemporanea cinese e sulla sua progressiva evoluzione, favorita anche grazie alla decisa azione riformatrice e strutturale che ha visto la Cina protagonista negli ultimi 30 anni. Il percorso espositivo, contraddistinto da una sequenza interrotta da capolavori assoluti, oltre che specchio di una civiltà in continuo fermento, simboleggia il tracciato vivido di profondi cambiamenti sociali e culturali che hanno segnato la storia di una Nazione. La mostra Risonanza Cinese con il consenso del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, con il Patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia, della Regione Lazio e di Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, è organizzata dall’Accademia Nazionale Cinese di Pittura e dalla Fondazione Letteraria ed Artistica Cinese, realizzata dall’Istituto di Pittura a Olio dell’Accademia Nazionale Cinese di Pittura. L’esposizione gode del supporto accademico dell’Accademia Nazionale di San Luca, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, con la collaborazione della Casa Editrice Conoscenza Mondiale, della Galleria d’Arte Han Yuchen di Handan, di Comunicazione e Cultura Jiarun Srl di Weihai e di Comunicazione e Cultura Shihua Srl. Gestione e organizzazione Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a cura del Gruppo Arthemisia.

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