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Persino i cinesi vanno via dal Molise

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Erano 282 nel 2016. Sono scesi a 266 l’anno seguente. Poi 253 nel 2018 e 251 nel 2019. Oltre l’11 per cento in meno in quattro anni. Persino i cittadini cinesi, il cui numero aumenta in tutta Italia (più 3,8 per cento nell’ultimo anno per un totale che ha raggiunto le 300mila unità nel nostro Paese), dal Molise vanno via. In particolare dalla provincia di Campobasso, dove ce ne sono di più. Probabilmente la crisi e lo svuotamento dei paesi incide. Scarso business. Poche opportunità. Il fenomeno è prettamente molisano, dove del resto l’incidenza dei cinesi è di appena lo 0,1 per cento rispetto al dato nazionale. Nel vicino Abruzzo i cittadini cinesi sono molti di più e il loro numero continua a crescere: dai 4.263 del 2016 ai 4.377 del 2019. Ben 114 in più. Con la provincia di Teramo che fa la parte del leone, ospitandone circa la metà.Ma la crescita si registra anche in altre regioni abbastanza simili alla nostra, come la Basilicata. Qui sono passati da 798 a 906. Nella sola Matera 86 in più in quattro anni.Rilevante l’incremento costante in Lombardia: oltre settemila in più negli ultimi quattro anni (da 62.057 a 69.112). Nel Lazio sono oltre tremila in più.Detta così, la scarsa presenza di cinesi in Molise – per qualche “sovranista” – potrebbe costituire anche un elemento positivo.
In fondo è di questi giorni il successo del libro “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi” di Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, che racconta i retroscena di una politica espansionistica non certo basata su un’equità degli scambi di mercato tanto che qualcuno l’ha definito neocolonialismo. Parallelamente si registra l’allarme lanciato dallo stimato sinologo Maurizio Scarpari che in sostanza mette in guardia dalle pesanti influenze dell’insegnamento universitario sulla Cina in Italia, attraverso interventi finanziari affinché si rafforzino concetti allineati a quelli del regime.Al di là di queste analisi generali che trovano sempre più adesioni, una lettura di taglio economico calata al nostro Molise dimostra tutta la crisi commerciale della regione: i cinesi s’insediano dove c’è un mercato dinamico. E se in Molise sono pochissimi e addirittura quei pochi se ne vanno, ci sarà un motivo.Tale realtà dimostra, inoltre, che i gemellaggi tanto sbandierati negli anni passati non hanno prodotto frutti significativi.
Nel gennaio 2010, ad esempio, cioè esattamente dieci anni fa, gli organi d’informazione diedero conto dell’incontro all’hotel Europa di Isernia tra l’allora governatore Michele Iorio e una delegazione cinese della regione del Nanhu. “interessata ad allacciare rapporti istituzionali, commerciale e culturali con il Molise”, si legge nelle cronache. La delegazione era guidata da Jinren Lu Randy, funzionario del governo cinese che si occupa di investimenti per conto del distretto di Nanhu. Era composta – riportavano i giornali molisani – da Xujing Bao, imprenditrice nel mondo della moda, e Huang Enrico, V. Director per i Rapporti Italia-Cina – Small e medium enterprises Association. Iorio aveva incontrato gli stessi imprenditori a Sydney. Tra gli obiettivi: “la creazione di stabili rapporti commerciali tra gli imprenditori cinesi e quelli molisani soprattutto nel campo della moda e dell’agricoltura e la concretizzazione di comuni progetti di interscambio formativo ad alto livello scientifico tramite le Università del Nanhu e l’Università del Molise. Una domanda: si sono davvero concretizzati quegli obiettivi?Un altro accordo di cooperazione tra Molise e Cina è stato siglato a marzo 2015 nel settore agricolo dall’allora governatore Di Laura Frattura. La delegazione cinese a Palazzo Vitale era guidata dal viceministro Guo Yingguang e composta da rappresentanti del governo e delle amministrazioni pubbliche della provincia di Shanxi. Le dichiarazioni: “Una straordinaria occasione di crescita, cooperazione e scambio di conoscenze nel settore agricolo. Con l’intesa siglata oggi, ne siamo certi, gettiamo basi comuni e solide per costruire nuove opportunità per le nostre imprese. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie di incontri tesi a favorire concreta collaborazione fra Cina e Molise”.Un articolo dell’epoca riporta: “Piantagioni di mela, produzione di birra, succhi di frutta e vino, i settori di maggior interesse della delegazione cinese che, nell’arco della giornata, ha visitato con grande entusiasmo alcune aziende agricole a conduzione prevalentemente familiare”.Saremmo curiosi di sapere, a quasi cinque anni di distanza, cosa ha prodotto anche quest’altra visita. (fonte: Forche caudine)

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“Sussurri cinesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Prevediamo che la crescita economica mondiale rallenterà a un livello appena inferiore alle stime di consenso, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia non crediamo all’allentamento (o all’atteggiamento relativamente accomodante) scontato nei mercati dei tassi negli Stati Uniti, in Europa o nel Regno Unito. In altre parole, le nostre aspettative principali sono di tassi di attualizzazione più elevati di quelli scontati attualmente nei mercati, anche se non in misura molto significativa. Nel complesso, a parità di altre condizioni, i divari tra le nostre aspettative di politica monetaria e quelle implicite nei mercati dei tassi finanziari non sembrano sufficienti a dar luogo a uno shock negativo dei tassi di attualizzazione.Un miglioramento della crescita e dei cash flow, al contempo, è senz’altro plausibile. I dati economici globali si sono stabilizzati e le revisioni delle stime sugli utili a livello mondiale sono appena divenute positive per la prima volta dall’autunno. Entrambi i fattori sono incoraggianti e l’attuale stagione dei risultati rappresenterà un’importante “prova del nove”. Un altro sviluppo che potrebbe corroborare la validità del recente ottimismo è l’evidenza che l’allentamento operato dalle autorità cinesi, che ha chiaramente favorito la Cina, si sta trasmettendo positivamente ad altre economie e agli utili aziendali. La Cina rappresenta un quinto del PIL mondiale, oltre un terzo della crescita economica mondiale e la metà o anche più della domanda totale per alcuni mercati di commodity, e pertanto anche un semplice sussurro di stimolo cinese è spesso sufficiente.
Non è ancora possibile stabilire se “questa volta è diverso” in merito all’influenza della Cina sul resto del mondo, ma vi è un motivo in particolare per pensare che potrebbe davvero esserlo. L’enfasi delle autorità sulla riduzione della leva da una parte e sul raggiungimento di un obiettivo di crescita dall’altra crea un vero e proprio dilemma, il cui esito potrebbe risultare molto meno favorevole per altre economie mondiali. Secondo l’elegante formulazione del mio amico ed ex collega David Lubin di Citi: “A causa della dipendenza del modello di crescita cinese dal credito, il paese non può raggiungere quegli obiettivi simultaneamente. L’aumento del PIL comporta un incremento dell’indebitamento, che crea vulnerabilità finanziaria; e l’aumento della stabilità finanziaria richiede una riduzione della leva, che incide negativamente sul PIL”.Un risultato di questo dilemma è che la Cina alterna continuamente due obiettivi incompatibili, creando cicli più brevi e più volatili. Un altro è che ha scelto di puntare sulla spinta ai consumi anziché sugli investimenti fortemente finanziati a debito, il che altera il meccanismo di trasmissione dalla Cina ad altri paesi. Quanto affermato non vuol dire per nulla che non vi saranno effetti benefici dagli stimoli cinesi, ma piuttosto che tali effetti potrebbero non essere la “boccata d’ossigeno” che erano in passato.La nostra decisione di ridimensionare i budget di rischio complessivi nella nostra gamma di fondi dinamici ci sembra opportuna per il momento, ma siamo consapevoli degli sviluppi che potrebbero modificare le nostre valutazioni sui cash flow e sui tassi di attualizzazione, in entrambe le direzioni. I portafogli hanno un rischio di duration contenuto e utilizzano asset assimilabili alla liquidità e credito a bassa duration per stabilizzare posizioni più volatili quali quelle in azioni dell’Asia emergente, giapponesi ed europee.

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Mostra di stampe contemporanee cinesi in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Caerano di San Marco sabato 20 ottobre alle ore 17 Villa Benzi Zecchini via Montello 61 (orari di apertura giovedì/venerdì 15-19 sabato e domenica 10-12,30, 15- 19 ingresso libero), verrà allestita la mostra di stampe contemporanee cinesi in Italia e rimarrà aperta fino al 18 novembre con il seguente orario: giovedì e venerdì dalle 15 alle 17, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19
A suggellare la continua e feconda ricerca di confronti con dimensioni artistiche straniere, l’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei presenta in Italia una mostra completamente dedicata alla realtà culturale cinese con cui il gruppo di maestri italiani è entrato in contatto recentemente. A seguito della partecipazione dell’Associazione all’International Printmaking Forum a Guanlan, sono stati avviati contatti con il mondo della grafica in Cina, che hanno portato a programmare una nuova formula espositiva: così come in Cina saranno esposte le opere di tutti gli artisti dell’associazione italiana, così Villa Benzi Zecchini ospiterà dal 20 ottobre una interessante rassegna dedicata a trentaquattro incisori cinesi.
Una settantina circa di opere, selezionate da Zhao Jiachun, direttore della Guanlan International Print Biennial e dell’International Exchange department – China Printmaking Museum, rappresentano l’attualità delle ricerche grafiche cinesi e la vitalità di un ambiente creativo che si racconta non solo con la classica xilografia o con l’acquaforte, ma anche nell’apertura dei maestri orientali verso tecniche come la serigrafia e la litografia o la combinazione di figuratività accese e molto dinamiche con atmosfere più pacate e minutamente indagate. Come la tecnologia dell’immagine non si esaurisce nelle formule accademiche ma sistruttura nel continuo sperimentare, così l’immaginario degli artisti cinesi sa scorrere da momenti di puntuale realismo, a pause più oniriche, sino a figurazioni più sintetiche e visivamente impattanti.

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Alipay: l’exploit della spesa cinese in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Alipay, piattaforma di pagamento mobile gestita da Ant Financial Services Group, annuncia i dati di utilizzo nel corso dell’estate 2018, periodo di grande affluenza in Italia ed Europa da parte dei turisti cinesi. L’Italia in particolare ha registrato una crescita media dell’87% rispetto al 2017.A livello globale la spesa media per utente è cresciuta del 43% passando da Rmb 2,955 (circa 375 euro) contro i Rmb 2,073 (circa 260 euro) dello scorso anno. L’Italia è tra i primi 10 paesi (4° posizione) per livelli di spesa da parte dei consumatori cinesi con un importo medio di 7363 Rmb (930 euro) calcolato nel periodo 1 luglio – 31 agosto 2018. Il numero totale delle transazioni da parte dei consumatori cinesi in Italia è cresciuto del 188% dal 2017 permettendogli di guadagnare nella classifica mondiale dei paesi dove Alipay è presente il 4° posto nella spesa media per utente e il 17° posto per numero totale di transazioni. Nella classifica dei 10 paesi con la spesa più alta l’Europa ha un posto di rilievo con una presenza di oltre il 50%.Tra gli highlight, il fatto che sono i turisti cinesi nati negli anni ’90 (fascia d’età 19 – 28 anni) ad aver maggiormente contribuito agli elevati livelli di spesa estiva attraverso Alipay. A livello globale quest’estate Alipay ha gestito circa 2 volte e mezzo in più le transazioni all’estero nei negozi rispetto alla scorsa estate.L’Asia continua a dominare la top 10 in termini di transazioni estive all’estero. In prima posizione Hong Kong seguita dalla Thailandia e dalla Korea del Sud. Il numero delle transazioni Alipay in Russia è aumentato di oltre il 5000% dove i viaggiatori cinesi sono accorsi per assistere alla Coppa del Mondo. Fra gli oltre 80 aeroporti che offrono servizi di tax refund istantaneo, è la Korea del Sud ad aver gestito il più alto ammontare di rimborsi, seguita dall’Europa. I paesi nel Nord Europa – come Danimarca, Norvegia, Svezia, Lussemburgo e Svizzera – hanno registrato una crescita dei volumi nelle transazioni tramite Alipay a doppia cifra.

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Caporalato: Pugno duro anche con i cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“I fenomeni di sfruttamento del lavoro vanno stroncati senza indugi, non possiamo aspettare la tragedie come quella accaduta in questi giorni in Puglia. Vale se a sfruttare gli immigrati sono gli italiani, ma anche se a farlo sono i cinesi, come accade a Prato. Richiedenti asilo e clandestini irregolari africani pagati un massimo di 3 euro l’ora per lavorare nei telai e nelle serre della filiera dell’illegalità. Un fenomeno che la sinistra, a cui piace fare moralismo, ha completamente ignorato permettendo all’imprenditoria illegale cinese di proliferare fino a far penetrare la mafia nel nostro territorio”. E’ quanto afferma il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.”In Toscana sono stati spesi milioni e milioni di euro per i controlli nelle aziende cinesi, tollerando violazioni gravissime nel nome di un’integrazione che non c’è – sottolinea Donzelli – com’è possibile che nessuno degli ispettori della Regione si sia mai accorto di quello che accade? A Prato, come in altre realtà, ci sono uomini e donne schiavizzati, sfruttati, umiliati dai cinesi e senza diritti per colpa di chi ha permesso un’invasione incontrollata. E’ anche per questo che abbiamo chiesto, senza essere ascoltati, che l’Antimafia mettesse gli occhi sui fenomeni della criminalità cinese – conclude Donzelli – continueremo a batterci perché lo Stato, che sia il governo nazionale o gli enti locali, adotti la linea dura contro questi fenomeni mettendo in campo tutti gli strumenti, compreso quello di applicare le norme antimafia”.

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L’Italia tra le prime 5 mete europee più popolari tra i viaggiatori cinesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

L’Italia è tra le prime 5 mete europee più popolari tra i viaggiatori cinesi, mentre a livello mondiale si colloca al 14° posto guadagnando una posizione rispetto al 2017. Diversamente da quanto accade in altre nazioni europee come Regno Unito o Francia, i turisti cinesi una volta in Italia non visitano solo la capitale Roma (63%), ma fanno tappa anche e soprattutto a Milano (64%), Firenze (43%) e Venezia (34%). 8 viaggiatori cinesi su 10 vengono nel nostro Paese soprattutto per turismo privato (83%), mentre il 16% raggiunge l’Italia per affari. I Millennial cinesi vengono anche per visitare parenti e amici, 8% contro 2% dei non-millennial, mentre il 7% visita l’Italia in occasione di eventi sportivi e un 5% per sottoporsi a cure mediche.Circa metà dei millennial cinesi (48%) sono mossi da interesse verso la cucina italiana e postano sui social e fanno selfie con pietanze e cibi italiani che non si trovano facilmente tra i confini della Repubblica Popolare Cinese. L’Italia si colloca al 3° posto in Europa e 11° nel mondo per Paese più postato sui social dai viaggiatori cinesi. Si osserva un sorprendente aumento dell’80% delle spese rispetto allo scorso anno per finanziare i loro viaggi, fare straordinarie esperienze, soggiornare in alloggi altamente tecnologici, gustare prelibatezze esotiche, fare shopping. Nel 2017 i post sui social e selfie si sono rivelati elementi fondamentali nei viaggi dei millennials cinesi: il 63% usa la telecamera interna per ottenere like e rafforzare la propria immagine social, mentre il 15% dei millennials cinesi afferma sia indispensabile valorizzare tutto ciò che potrebbe migliorare la loro presenza social. L’indagine condotta rivela comunque che nessuna generazione è totalmente immune dall’innegabile attrazione dei social network. Il 52% dei viaggiatori totali cinesi è attratto dal potere della condivisione delle notizie, e un terzo della generazione più adulta afferma che le loro decisioni e i loro comportamenti in materia di viaggi sono influenzati dai loro figli digitali nativi o più digitalmente connessi.Al primo posto il divertimento, poi le emozioni forti e anche la cura dell’anima – Pronti a liberarsi da ogni freno e inibizione, più di un terzo dei viaggiatori cinesi è attratto dalle accondiscendenti atmosfere delle più famose mete del divertimento come Macao, Bangkok, Amsterdam e Las Vegas. Nel frattempo, i millennial più esperti in quanto a festival internazionali, hanno dato vita ad una nuova ondata di viaggi caratterizzati da prezzi inferiori e con una pianificazione più rapida rispetto agli anni passati. Quasi la metà di loro afferma di voler visitare la Porta dell’Inferno in Turkmenistan e più di un terzo vorrebbe esplorare le catacombe di Parigi. Nonostante la passione per il macabro, le maggiori ansie da viaggio per i millennials cinesi provengono da antiche superstizioni, sorprendentemente più importanti per i giovani che per gli adulti.
La passione per tutto ciò che è locale – Soggiornare in una struttura a-tipica è importante per più della metà dei viaggiatori che, piuttosto che scegliere alberghi ultra-stellati, optano sempre più per alberghi indipendenti, fuori dagli schemi e caratterizzati da gusto e foggia locali (55%). Il 33% sceglie hotel boutique, il 23 % hotel eco-friendly e il 21% hotel super tecnologici. Inoltre, inclini a immergersi in esperienze autentiche, i viaggiatori cinesi non si tirano indietro quando si tratta di spendere per soddisfare le proprie voglie come assaggiare esotiche leccornie locali (69%), esplorare le strade delle città alla ricerca di oggetti autentici del luogo (43%) o fare shopping di lusso (38%). Digitalmania – I millennials cinesi sembrano prendere il digitale molto sul serio. Connettività ed efficienza sono la chiave per chi è sempre in viaggio. Spazi di co-working (39%), tecnologia a commando vocale (38%), prenotazioni di realtà virtuali (38%), servizio clienti robotizzato (32%), accesso alle stanze tramite telefonino (31%) e postazioni social media live (26%), sono tutti servizi extra che desidererebbero trovare nelle strutture ricettive.

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“In Europa, solo nel 2017, gli investimenti esteri cinesi hanno superato i 30 miliardi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Il flusso di capitali è principalmente legato ad aziende con diretta o indiretta partecipazione dello Stato. La Cina quindi, attraverso le sue controllate, ha accesso ad informazioni di importanza strategica nazionale ed europea riguardo investimenti strettamente legati a strategie geopolitiche mondiali.È necessario un maggiore controllo degli investimenti esteri in settori strategici della Unione. Il Consiglio Europeo dei Ministri ha raggiunto da poco una posizione comune sull’argomento, ma considerando gli investimenti cinesi in continua espansione sia in Italia che in Europa, serve una posizione chiara del nostro Governo riguardo la proposta della Commissione Europea”. È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso che aggiunge “Ho presentato un’interrogazione in merito, in vista del Consiglio Europeo e dell’apertura del summit UE-Cina previsti entrambi in questa settimana, chiedendo al Governo italiano di farsi portatore di un messaggio chiaro riguardo la protezione dei nostri interessi nazionali sul mantenimento del controllo di infrastrutture strategiche a livello europeo in settori chiave.Gli investimenti di aziende italiane ed europee in Cina, sono fortemente condizionati da restrizioni di accesso al mercato e quindi il principio di reciprocità non è rispettato. Questo mette le nostre aziende in una condizione di disparità competitiva che avvantaggia fortemente le aziende cinesi. Bisognerebbe avvicinarsi al sistema di controllo degli investimenti stranieri adottato dagli Stati Uniti dove, attraverso un comitato, si verifica se determinati investimenti stranieri possano arrecare danno alla sicurezza nazionale oppure no” conclude il Senatore Urso capogruppo in Commissione Affari Esteri.

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Tra i cinesi è chirurgia plastica-mania

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

“L’attrice Lucy Liu? In Cina faticherebbe a trovare marito: gli zigomi alti non piacciono per niente” parola dei chirurghi plastici cinesi intervenuti a Firenze al 6° congresso dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). “I canoni di bellezza cinesi sono molto diversi da quelli occidentali, da loro tutti vogliono la “wang hong face”, ossia un volto come quello delle superstar di internet” dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Quello delle “wang hong”, che in mandarino significa celebrità di internet, è un fenomeno dilagante in Cina, un paese che conta 700 milioni di smartphone, dove è addirittura nato un corso universitario per diventare “wang hong”. Del resto, le influencer cinesi muovono un business di decine di milioni di dollari, destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni: promuovono brand e prodotti, indirizzando i followers all’acquisto. Con ripercussioni anche sui modelli di bellezza.
“La “wang hong face” ha caratteristiche ben precise – ha spiegato la dottoressa Ying, membro della Chinese Association of Aesthetics Plastic Surgeons Shenzen, ai chirurghi plastici riuniti per il congresso Aicpe -. Il viso ideale è a forma di cuore, allungato, con mento sottile, fronte ampia e occhi grandi. Inoltre deve essere in 3D: non deve essere schiacciato, ma il profilo deve avere naso e mento ben pronunciati”.Quella dei cinesi per la chirurgia plastica è una passione piuttosto recente, ma che ha già raggiunto numeri da capogiro: il fenomeno sta crescendo sei volte più in fretta rispetto al resto del mondo, con una crescita del 30% ogni anno. Secondo gli ultimi dati ufficiali Isaps, la Cina è il terzo paese al mondo per numero di interventi, ma c’è chi scommette che presto raggiungeremo il secondo posto del podio dietro gli Stati Uniti, sorpassando il Brasile.“E’ la prima volta che avviene uno scambio ufficiale tra un’associazione scientifica italiana e una cinese nel campo dell’estetica, nell’ottica di una crescita reciproca – dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi -. I chirurghi plastici cinesi sono interessati alle novità presentate al nostro congresso, mentre per noi italiani è interessante conoscere da vicino un fenomeno nuovo: anche qui in Italia sono sempre di più i pazienti cinesi che si rivolgono al chirurgo plastico ed è bene conoscere le loro esigenze e peculiarità”.
Negli ultimi dieci anni il numero dei cinesi che fanno ricorso a chirurgia e medicina estetica è in costante crescita anche in Italia, in particolare nelle zone dove i cinesi sono più radicati, come Prato e Milano.“Siamo felicissimi di essere qui in Italia, è la prima volta per noi – hanno detto i chirurghi plastici cinesi -. Per noi questo paese è sinonimo di bellezza. Il congresso Aicpe è stata un’importante occasione per conoscere i migliori chirurghi plastici italiani e stranieri ed apprendere le loro tecniche. Ci auguriamo che questa collaborazione prosegua in futuro in modo sempre più proficuo”Anche in Italia, le comunità cinesi sono contagiate dalla passione per la chirurgia plastica che caratterizza il paese d’origine. Un fenomeno che è più evidente a Milano e a Prato, in particolare, dove si trova la comunità cinese più importante d’Italia, nata negli anni ’70. “Le pazienti cinesi sono il 10-15% del totale – rileva Giovanni Salti, chirurgo plastico toscano socio di Aicpe – si tratta di donne giovani, quarant’anni o anche meno, che spesso appartengono a famiglie di imprenditori di seconda generazione. I canoni di bellezza sono quelli del paese d’origine: spesso mi mostrano foto tratte da siti cinesi, sono questi i modelli a cui si ispirano. Cercano armonia e bellezza e quindi preferiscono rivolgersi a medici italiani: per i cinesi, come per gran parte degli stranieri, italiano è garanzia di bellezza”. Ecco le richieste principali dei pazienti cinesi di medicina e chirurgia estetica:
– Pelle perfetta: “Come tutti gli orientali, anche i cinesi hanno il culto di una pelle liscia ed eburnea, senza imperfezioni. Di solito hanno una pelle che tende a pigmentare facilmente e quindi ricorrono a laser e luci pulsate, oppure a botulino e filler per renderla più liscia. Le rughe invece causano meno problemi, anche perché di solito sembrano più giovani dell’età che hanno davvero” afferma Salti.
– Naso più sporgente. Spesso i cinesi hanno il naso molto piatto e schiacciato: “Per questo la richiesta è di renderlo più sporgente. Di solito si ricorre alla medicina estetica, con delle iniezioni di rinofiller che permettono di definire il dorso nasale, oppure alla chirurgia con la rinoplastica” dice lo specialista toscano.
– Polpacci più sottili. “Tra le cinesi, i polpacci sottili sono molto ambiti. Quindi spesso ricorrono a iniezioni di botulino che, atrofizzando il muscolo, lo rimpiccioliscono. È una pratica che in Italia è poco conosciuta, ma che in Cina è molto diffusa” aggiunge il socio Aicpe.
– Interventi sulle palpebre. A volte gli occhi presentano una doppia piega, che ha l’effetto di una tenda sopra gli occhi. “Rimuovendo l’epicanto, si ottiene uno sguardo più aperto, ma non si tratta di rinunciare agli occhi a mandorla” precisa Salti.
– Aumento del seno. Le cinesi spesso chiedono di aumentare il seno di qualche taglia, ma sempre in modo moderato. L’armonia è sempre il criterio che guida il loro approccio a medicina e chirurgia estetica.

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I cinesi sono i maggiori utilizzatori di Internet al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

pechinoLa genealogia cinese risale a 2.600 anni fa E’ disponibile online la genealogia di Confucio La Generations Network Inc., società madre della rete mondiale di siti di storia familiare Ancestry -la rete più vasta del settore che domina oggi una delle attività di Internet in più rapida espansione- ha lanciato un sito Internet dedicato alla storia delle famiglie cinesi, jiapu.cn. Fino ad oggi, gli utenti della rete mondiale di siti Ancestry hanno creato più di 6.5 milioni di alberi genealogici contenenti 600 milioni di nomi e 9 milioni di fotografie all’interno degli 8 siti. Ancestry è orgogliosa dei suoi 7 miliardi di dati storici a disposizione degli utenti. jiapu.cn è il nono sito lanciato da Ancestry. Per molti in Cina, patria di un quinto della popolazione mondiale, jiapu.cn fornirà la prima occasione di accedere alle loro storie di famiglia (“jiapu” in cinese) online. Questi documenti sono ora disponibile grazie ad una partnership esclusiva a lungo termine con la biblioteca di Shanghai, che possiede la più grande collezione di registri storici familiari del mondo. jiapu.cn è il primo sito Ancestry dedicato esclusivamente alla genealogia Cinese. E’ stato concepito solo in lingua locale per permettere agli utenti di cercare dati e di costruire il proprio albero genealogico in cinese e per far questo, si avvale del supporto di un’ équipe basata a Pechino. Gli utenti del sito potranno presto condividere i loro alberi tramite la rete mondiale Ancestry, scoprire e connettersi con potenziali parenti in vita nel mondo. Il Vice Presidente della rete internazionale Ancestry, Josh Hanna, ha gestito il lancio dei siti Ancestry in Francia, Italia e Svezia durante lo scorso anno ed è fiducioso che jiapu.cn sarà di gran interesse in Cina ma anche a livello internazionale sapendo che 38 milioni di persone di origine cinese vivono fuori dalla Cina. Il Sig. Hanna ha affermato: “Dal momento in cui la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti diventando il mercato internet più importante nel mondo con ben 221 milioni di utilizzatori, il lancio di Jiapu.cn arriva al momento giusto per poter generare interesse in un periodo ricettivo e prendere le redini del settore della genealogia online in Cina.“Lanciare un sito cinese di genealogia rappresenta inoltre un’opportunità unica per Ancestry per estendere la sua portata globale alle diverse comunità cinesi nel mondo che hanno già accesso agli 8 siti Ancestry ma non ancora ai registri cinesi.” La storia familiare del celebre filosofo Confucio è una delle 1450 jiapu, che copre 270 nomi ed è disponibile fin da ora su jiapu.cn. La collezione crescerà fino ad includere 36 milioni di pagine e più di 181 milioni di nomi ripartiti in più di 181.600 volumi che copriranno 22.700 genealogie cinesi. Confucio è originario del clan Kong, i cui documenti storici risalgono al VI secolo a.C. e sono disponibili su jiapu.cn.
Un jiapu è una raccolta di volumi storici familiari, che comincia con un antenato cinese e percorre le generazioni sucessive tramite i discendenti maschili. Viene aggiornato ogni 15-30 anni per includere dati di nascita, morte e matrimonio; in media, ogni Jiapu raccoglie dagli 8 ai 10 volumi coprendo 300 anni di storia familiare. Dal momento in cui percorre una linea nel tempo, un gran numero di persone puo’ reclamare l’appartenenza ad un jiapu. Fra le informazioni contenute in un jiapu ci sono alberi genealogici – che spesso risalgono a molte centinaia di anni fa, biografie, registri delle prime immigrazioni, informazioni su alcuni famosi membri familiari e perfino immagini a colori e cartine geografiche.

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Rivolta cinesi: “Governatore Rossi chieda applicazione leggi antimafia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

“Per fermare l’abusivismo e l’illegalità dei cinesi in Toscana, diventati una vera emergenza nelle zone fra Firenze e Prato, il governatore Rossi chieda al governo la possibilità di applicare leggi antimafia, come proposto oggi nel ‘question time’ al Ministro Alfano da Giorgia Meloni”. E’ quanto afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Toscana Giovanni Donzelli: “Noi di Fratelli d’Italia lo chiediamo da sempre – aggiunge Donzelli – è il momento che il governo e la sinistra abbandonino il buonismo fronteggiando il problema come un fatto di malavita, necessità acclarata dopo i recenti episodi di violenza e le inchieste della Magistratura sull’utilizzo delle organizzazioni criminali”. “In questi casi è necessario poter procedere per il reato di associazione a delinquere – sottolinea Donzelli – le istituzioni hanno colpevolmente fatto credere ai cinesi di poter vivere in Italia con le regole esistenti nel loro paese. Penso che si sia perso troppo tempo: i cinesi di seconda generazione sentono l’Italia come la terra loro, ma sono convinti che per loro le regole non valgano – conclude Donzelli – ora serve la linea dura e chi non rispetta le regole deve essere espulso immediatamente dal nostro paese”.

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Sesto Fiorentino: Rivolta cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

“Quello che sta succedendo in Toscana, a Sesto Fiorentino e a Prato è soltanto la punta di un iceberg che i governi degli ultimi vent’anni hanno voluto ignorare. La denuncia sulla pericolosità delle attività cinesi, a Prato come a Roma nel rione Esquilino, ha perfino avuto conferma nelle risposte del ministro dell’interno ad alcune mie interrogazioni parlamentari: money trasfer, magazzini fuori norma, vendita al dettaglio di merci all’ingrosso, opifici con operai, anche donne e minori, che lavorano 24 ore al giorno… Attività illegali che oltretutto fanno strage dei diritti sociali conquistati dagli italiani in secoli di lotte. La rivolta dei cinesi di queste ore dimostra che allo Stato, avendo favorito di fatto l’illegalità e distrutto tutto il tessuto produttivo locale, non viene riconosciuta più l’autorità delle ispezioni e delle sanzioni. Vogliono l’impunità e pretendono che Renzi, per decenni tollerante come presidente della Provincia e come sindaco di Firenze, si disinteressi dello sfruttamento umano selvaggio che si protrae nelle aziende cinesi”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. In una società evoluta la tolleranza è sinonimo di saggezza e lungimiranza, ma in una società involuta è sinonimo di debolezza e di sopraffazione dei più forti sui deboli. Sta a noi capire in che luogo ci troviamo e le risposte che ne conseguono. Sta di fatto che l’Italia sta diventando a tutti gli effetti un Paese senza rispetto per le regole e in quanto a società “evoluta” ce ne corre, purtroppo.”)

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Roma: Marino accoglie imprenditori cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

delegazione cineseIl sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha accolto in Campidoglio una delegazione del China Entrepreneur Club (Cec) in visita in Italia e in Germania, accompagnato dagli ex presidenti del Consiglio Enrico Letta e dal suo omologo finlandese Esko Aho. L’incontro, organizzato dalla European House Ambrosetti e introdotto dal dott. Valerio De Molli, si svolge a porte chiuse nella sala delle bandiere in Campidoglio e ha l’obiettivo di rafforzare e intensificare le relazioni commerciali e la fiducia tra le imprese europee e asiatiche. La delegazione cinese, guidata dal presidente del China Entrepreneur Club Ma Weihua, rappresenta la maggiore associazione di imprese della Cina, e annovera tra i suoi iscritti 31 tra i più influenti imprenditori ed economisti. Le aziende iscritte al Cec costituiscono una parte rilevante del Pil nazionale cinese, con 47 di esse che nel 2013 hanno fatto registrare un giro d’affari pari a oltre duemila miliardi. “L’Europa – ha sottolineato Weihua nel suo intervento – rappresenta il principale partner commerciale della Cina. Dobbiamo adoperarci, insieme, per migliorare gli scambi e le opportunità di sviluppo. Dobbiamo – ha aggiunto – conoscerci meglio e non temerci gli uni con gli altri. Le aziende cinesi stanno investendo molto nelle loro produzioni, per puntare non soltanto alla quantità ma anche alla qualità. Anche nell’ottica di non delegazione cinese1esaurire le risorse naturali”, ha quindi concluso.“Siamo qui – ha detto il sindaco di Roma nel suo saluto di benvenuto – anche per trovare insieme la strada per crescere insieme. Sappiamo che la Cina sta investendo molto nelle nuove generazioni, e che sta coltivando un’economia con una vocazione spiccata verso l’internazionalizzazione. È dunque indispensabile poter stabilire una relazione di mutua collaborazione e scambio di opportunità a livello nazionale ed Europeo. L’Unione, come ben sanno sia Letta che Aho, ha la volontà e la necessità di continuare a puntare sull’innovazione per disegnare il proprio futuro. E in questo senso deve fare uno sforzo maggiore per far comprendere appieno i suoi obiettivi ai propri cittadini”. Gli imprenditori cinesi avranno nei prossimi giorni incontri con le imprese a tradizione familiare più importanti d’Italia, oltre che con i vertici delle principali istituzioni. (foto: delegazione cinese)

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Viaggiatori cinesi tecnologici

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 luglio 2014

turisti-cinesiL’ultimo Chinese International Travel Monitor (CITM) di Hotels.comTM, sito leader nella prenotazione di hotel online, rivela come la tecnologia sia diventata un fattore determinante nei processi decisionali dei viaggiatori cinesi, dopo un altro anno record per quanto riguarda i viaggi e la capacità di spesa.Per la prima volta, più della metà dei viaggiatori cinesi intervistati ha sostenuto di prenotare i propri soggiorni in hotel tramite web o applicazioni per mobile, con un aumento del 45% rispetto al 2013. Poco meno della metà utilizza i siti di prenotazioni di hotel online e legge le relative recensioni per organizzare il proprio itinerario, mentre un terzo controlla le informazioni veicolate tramite i social media. L’84% decide di condividere le proprie foto di viaggio ed esperienze sui canali social sia durante che dopo un viaggio all’estero. Il 59%, inoltre, sostiene che l’accesso gratuito al Wi-Fi sia uno dei servizi fondamentali offerti da un hotel.La terza edizione del CITM, che si basa su un campione di oltre 3.000 viaggiatori cinesi e 3.000 albergatori in tutto il mondo, indaga aspetti in continua evoluzione dei comportamenti di viaggio della popolazione cinese e permette di scoprire come l’industria globale del turismo stia cercando nuove soluzioni per ottenere i massimi benefici da questo nuovo mercato.Con 97 milioni di Cinesi in viaggio in tutto il mondo nel 2013, 14 milioni in più rispetto al 2012, più della metà degli albergatori intervistati sostiene di aver assistito ad un aumento di ospiti provenienti dalla Cina in rapporto allo scorso anno. Il 36%, inoltre, crede che l’afflusso di viaggiatori cinesi sarà uno dei fattori che incideranno di più sui propri affari nei prossimi 12-24 mesi.Secondo i dati diffusi dal China Internet Network Information, la Cina ha chiuso l’anno con 618 milioni di utenti attivi in rete, grazie alla maggiore penetrazione di Internet, salita del 45,8%; di questi, 500 milioni hanno effettuato l’accesso tramite mobile. Inoltre, più del 90% degli utenti ha un proprio profilo sui social media. Abhiram Chowdhry, Vice Presidente e Managing Director APAC di Hotels.com, afferma: “Ci sono diversi fattori che guidano il popolo cinese a viaggiare nel mondo. L’aumento della ricchezza della nuova classe media, che ha ora a disposizione redditi più alti, l’aumento del numero dei viaggiatori abituali, le condizioni meno rigide per il rilascio dei visti e il miglioramento delle infrastrutture locali sono tutti elementi che hanno contribuito a questa crescita. Il nostro report, inoltre, evidenzia un altro fattore: la velocità con cui la tecnologia sta modificando il panorama dei viaggi dei Cinesi oltreoceano”.E’ inoltre evidente una maggiore fiducia in se stessi da parte dei nuovi viaggiatori, soprattutto i più giovani: due terzi degli intervistati hanno sostenuto di preferire viaggiare in maniera indipendente (+5% rispetto al 2013), piuttosto che seguire gruppi organizzati. A conferma di questa tendenza, più del 60% degli albergatori ha dichiarato di aver assistito negli ultimi 2 anni ad un aumento di viaggiatori cinesi indipendenti, un chiaro segno di come viaggi di gruppo siano per essere ormai superati.

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Tira una brutta aria per i produttori cinesi di turbine eoliche

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 dicembre 2011

English: Vestas V47 wind turbine with double w...

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Londra I produttori cinesi di turbine eoliche hanno assistito ad una crescita spettacolare nel corso degli ultimi anni. Due dei principali costruttori cinesi di turbine eoliche sono ora tra i primi tre produttori a livello globale per megawatt di capacità venduti. Questa crescita è stata alimentata dalla domanda domestica di energia eolica, sostenuta dagli obiettivi governativi, e dal requisito che il 70% dei componenti delle turbine eoliche fosse prodotto localmente.
Tuttavia, questa incredibile storia di rapido successo ha un lato oscuro. La Cina è stata testimone del più alto numero in assoluto di incidenti causati da avarie e malfunzionamenti delle turbine eoliche, tra cui blackout e persino la morte di alcune persone.Con il mercato domestico saturo, chiari segnali di eccesso di capacità e consolidamenti all’orizzonte, i maggiori produttori cinesi hanno annunciato progetti di espansione internazionale. Se da un lato non vi sono dubbi sulla capacità dei cinesi di apprendere rapidamente, adattarsi e alterare la tecnologia per abbassare i costi, Frost & Sullivan ritiene che il mercato dell’energia eolicha presenti una sfida ben più dura da spuntare per i cinesi.
Alina Bakhareva, Research Manager per le energie rinnovabili di Frost & Sullivan afferma: “Inannzitutto, si riscontrano una serie di problemi tecnologici legati alla qualità che i produttori cinesi dovranno risolvere per poter essere in grado di offrire una soluzione tecnologica all’altezza dei produttori occidentali affermati”. Il divario tecnologico si sta espandendo a causa degli investimenti che GE, Vestas, Siemens e aziende simili stanno effettuando con l’obiettivo di aumentare la disponibilità e l’affidabilità delle turbine. “Un difetto tecnico che provoca una ridotta disponibilità pone un rischio enorme per un committente e può spazzare via un’ampia porzione dei profitti attesi. Un curriculum di esperienze ineccepibili renderà i responsabili per lo sviluppo dei progetti meno preoccupati per la qualità delle turbine cinesi, ma ci vorranno molti anni prima di poter raggiungere questo risultato”, aggiunge la Bakhareva.
La SERC (State Electric Regulatory Commission) ha formalizzato regolamenti tecnici più severi, specialmente per la riforma del LVRT (Low Voltage Ride Through). In aggiunta, il Federal Bureau of Energy ha rilasciato 18 nuovi standard industriali nel novembre 2011. Gli effetti immediati di questi cambiamenti nelle normative sono due. Aggiungere capacità LVRT aumenterà il costo delle turbine cinesi. Questo fatto, abbinato al rallentamento della domanda, porterà ad una estromissione dei produttori minori che non potranno permettersi l’aggiornamento a nuove apparecchiature. Pertanto, il settore produttivo domestico delle turbine eoliche in Cina va incontro a tempi duri, in cui il consolidamento potrebbe persino cambiare il posizionamento dei primi cinque operatori. Il settore dell’energia eolica nei mercati affermati ha superato il frenetico stadio iniziale in cui l’enfasi era posta sul massimo numero di turbine installate. L’attenzione è ora concentrata sull’aumento dell’efficienza operativa, sulla rapida risoluzione delle questioni legate alla performance, sul controllo e la visibilità in tempo reale e sulla riduzione dei tempi di manutenzione. Offrire una soluzione di assistenza interessante è quasi altrettanto importante che fornire le migliori apparecchiature disponibili.
La qualità dei servizi post-vendita può facilmente aggiungere qualche punto percentuale al guadagno in efficienza, risultando in un costo livellato dell’elettricità (LCOE, Levelized Cost of Electricity) inferiore. I produttori cinesi possono indubbiamente offrire turbine eoliche più economiche, ossia con spesa di capitale (CAPEX) inferiore; tuttavia, considerando l’intero pacchetto, sono ancora indietro rispetto ai corrispettivi occidentali.Anche nel caso in cui un servizio accattivante sia reso disponibile nel mercato domestico, offrire un servizio post-vendita su larga scala nei mercati d’oltreoceano richiederà un maggiore investimento iniziale. Se da una parte i produttori cinesi di turbine eoliche sono ampiamente finanziati dal governo, ci sono altre priorità di cui si devono occupare. È improbabile che investano fondi significativi per espandere la propria offerta di servizi nei mercati in cui non vendono molto. Per questo motivo, sarà difficile per i cinesi trovare spazio nei mercati dell’energia eolica in Europa e in parte degli Stati Uniti. Certamente ci saranno alcuni ordini sparsi, ma la presenza cinese difficilmente raggiungerà un livello simile a quello ottenuto nel settore dell’energia solare.
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, permette ai suoi clienti di accelerare la propria crescita e raggiungere posizioni di rilievo in termini di progresso, innovazione e leadership di mercato. La Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre al CEO e al suo Growth Team ricerche accurate e modelli “best practice” da seguire per guidarli nella creazione, valutazione e attuazione di efficaci strategie di crescita. Frost & Sullivan vanta 50 anni di esperienza come partner delle più importanti società a livello globale (indice Global 1000), di aziende emergenti e della comunità degli investitori, lavorando in modo capillare in più di 40 uffici distribuiti su sei continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, visita il sito http://www.frost.com.

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Sicilia: debiti con i cinesi

Posted by fidest press agency su martedì, 27 settembre 2011

Description: Topography of Sicily, created wit...

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Gli Indipendentisti du Frunti Nazziunali Sicilianu –“Sicilia Indipinnenti” assistono al dipanarsi e protrarsi della crisi finanziaria con trepidazione mista a preoccupazione. Appare, infatti, sempre più evidente che il Governo centrale romano e con esso le forze politiche tutte non sanno più che pesci prendere. Al punto che un po’ improvvidamente quanto semplicisticamente taluni a mo’ di soluzione miracolosa invocano l’intervento della Cina e dei suoi enormi capitali. E’ una prospettiva di cui si parla già da qualche tempo come quando si ventilò che la Cina acquistasse un ingente quantitativo di titoli di stato italiani. Non sappiamo se il Governo romano in carica sia davvero intenzionato a procedere in tale direzione. E’ comunque chiaro che se si trovasse lo “accordo” tra Roma e Pechino , questa intesa avrebbe condizioni economiche e ancor più politiche tutt’altro che lievi o indolorI. E ci dispiace che la Regione Siciliana sia pedissequa. Nessuno e men che mai Noi Indipendentisti du F.N.S. dimentica, infatti con quale attenzione e bramosia la Repubblica Popolare Cinese guardi alla Sicilia come HUB commerciale. In questa chiave di “imperialismo commerciale” si può leggere anche l’interesse manifestato dai cinesi anche al finanziamento del Ponte –iattura sullo Stretto di Messina. Appare evidente dunque quale potrebbe essere il ”prezzo” richiesto in cambio del sostegno finanziario cinese. Un prezzo che finirebbe per pesare prima sulla Sicilia e i Siciliani e poi per minacciare i già precari equilibri geopolitici del e nel Mediterraneo. Noi du Frunti Nazziunali Sicilianu –“Sicilia Indipinnenti” manifestiamo tutta la nostra ritrosia economica e geopolitica per una apertura al MOLOCH politico-economico CINESE e crediamo che se questa crisi dovrà e potrà avere una soluzione essa dovrà necessariamente prescindere dall’Apporto del “DRAGO ASIATICO” maturando nel contesto di quella Unione Europea di cui la Forma Stato Italia oggi è parte”.(fonte Segreteria Nazionale FNS)

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Cinesi nel centro storico di Firenze

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 luglio 2010

Il centro storico di Firenze sta subendo una mutazione commerciale profonda in conseguenza del passaggio di proprietà da italiani a cinesi che negli ultimi tempi ha riguardato molti negozi della città. A denunciarlo sono gli stessi commercianti dell’area che testimoniano sconfortati come il cuore del capoluogo toscano stia lentamente passando di mano da una comunità ad un’altra. “Sono circa 8.600 le aziende cinesi presenti in Toscana – ha detto Emanuela Ferrari, responsabile regionale dell’Italia dei Diritti – di cui il 90% dislocato nell’area tra Prato e Firenze, due province che insieme con circa 6.800 imprenditori censiscono una presenza addirittura superiore alle province di Milano (4950 imprenditori cinesi) e Roma (3.458 cinesi). Registro che intorno alla comunità cinese cresce sempre più un atteggiamento di diffidenza e di pregiudizio, si pensa che vengano in Italia per rubarci il business, ma credo che questo modo di ragionare sia sbagliato. C’è da dire che le iniziative cinesi in Toscana  sono caratterizzate da un forte dinamismo economico in particolare nei settori del tessile e dell’abbigliamento, della pelletteria, della ristorazione e del commercio al dettaglio, tuttavia, non si può sottacere, per completezza di ragionamento, che gli uffici competenti dovrebbero intensificare i controlli  al fine di verificare l’ottemperanza alle normative vigenti e tutelare i consumatori e la libera concorrenza”. Il grido d’allarme dei commercianti fiorentini è unanime. I titolari delle botteghe storiche sono preoccupati perché temono che la città possa perdere la sua identità fatta di piccoli artigiani e di negozi a conduzione familiare, fornai, pellicciai, alimentari, perfino i banchi del mercato: tutti sono a rischio di essere fagocitati e di passare in mano ai cinesi. “Credo – ha proseguito la responsabile del movimento guidato da Antonello De Pierro – che sia stata la globalizzazione la principale responsabile dell’omologazione dei gusti e delle tendenze, e che i primi esercizi a soppiantare le botteghe storiche del centro, per la gioia e il tripudio delle fashion victims, siano stati i franchising delle grandi firme. I cinesi, invece, si inseriscono nelle aree frequentate da un altro target di clientela: una interna alla comunità e una esterna, che basa esclusivamente i suoi acquisti sul costo. Io penso che il cittadino-consumatore anche in questo momento di grande difficoltà economica si dovrebbe riappropriare del proprio potere di mercato.

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Ostia marina: massaggiatrici cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 luglio 2010

“Malgrado i controlli a tappeto effettuati nelle scorse settimana sia dall’Arma dei Carabinieri che dalla Polizia Municipale le massaggiatrici cinesi sul litorale romano continuano a svolgere la loro attività abusiva. Come se non bastasse adesso alcune di queste vendono anche prodotti cosmetici di provenienza cinese come se la spiaggia fosse diventata una beauty farm.”, lo dichiara in una nota Fabrizio Santori, presidente della Commissione sicurezza del Comune di Roma. “Un fenomeno che non va assolutamente sottovalutato perché le conseguenze che questi massaggi possono arrecare alla salute dei bagnanti sono gravi e dannose: infatti chi li pratica non solo è privo di qualsiasi giustificativo professionale, ma non rispetta neanche le più elementari norme igieniche. E’ necessario incentivare i controlli per arrestare questo fenomeno e soprattutto è fondamentale monitorare in modo capillare, così come previsto dal Patto per Roma Sicura, la tracciabilità dei prodotti cinesi che quasi sempre risultano contraffatti o realizzati con materiali e sostanze tossiche. Questi apparentemente insignificanti abusi  sono segnali da non sottovalutare, perché offrono il fianco alle organizzazioni criminali che utilizzano manovalanza a basso costo per ben più importanti e pericolose attività che devono essere necessariamente arginate per non far perdere di vista, nemmeno per un attimo, i risvolti delle attività in odore di mafia cinese. E’ necessario che il Governo italiano si impegni a perfezionare con la Cina, oltre che accordi di carattere economico, anche le intese bilaterali per il rimpatrio dei cittadini cinesi clandestini, poiché è noto a tutti che i funzionari dei CIE trovano serie difficoltà nelle operazioni di espulsione.” conclude Santori.

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Cinesi in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 15 maggio 2010

Si è concluso il progetto “Cinesi in Italia: percorsi di inclusione sociale”, promosso dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione in collaborazione  con OIM Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, co-finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi.  Sono stati organizzati da OIM e da Associna, nelle tre città che vedono una maggiore concentrazione di immigrati cinesi, con la collaborazione delle Prefetture e degli enti che fanno parte dei Consigli Territoriali per l’Immigrazione, tre incontri che hanno visto la partecipazione di più di 400 persone.  Nel corso dei tre seminari sono stati forniti, da parte di esperti e referenti istituzionali italiani, chiarimenti a dubbi riguardanti la legge italiana sull’immigrazione, la normativa nazionale sul lavoro, indicazioni su come orientarsi nella complessa normativa in materia di gestione d’impresa e sono state date risposte a domande quali “Come si fa ad aprire un bar?”, “Come aiutare i bambini ad inserirsi meglio a scuola?”, “Come si accede ai servizi sanitari?” e molte altre. E’, inoltre, emersa l’esigenza, da parte dei partecipanti cinesi, di sfatare alcuni luoghi comuni e di farsi conoscere dalla società italiana.

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