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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘cinesi’

Premiati dal rettore De Cesaris gli studenti cinesi vincitori del premio “Romeo Gallenga”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2021

Ben 12 sono stati studenti dell’Università per Stranieri di Perugia hanno partecipato al Premio artistico “Romeo Gallenga Stuart” organizzato dal Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria e dal Rotary Club Perugia e finalizzato alla promozione delle iniziative dantesche in Umbria. Vincitrici del concorso sono state – tra gli altri – due studentesse cinesi, Chuan Li e Ziyan Wang, che si sono aggiudicate il premio rispettivamente per le figure mitologiche della Ruota della Fortuna e del Grifone, mentre gli studenti Yao Wanyu e Luo Jie hanno avuto menzione d’onore e dignità d’esposizione per le opere ispirate a Caronte e a Medusa.

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Fixed Income – Obbligazioni cinesi in renminbi: una nuova linea di difesa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

A cura di Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. Il mercato obbligazionario da 16.000 miliardi di dollari ha superato la crisi mostrando la stabilità di norma associata ai Treasury USA.Non solo ha esibito una performance migliore dei titoli di Stato dei mercati sviluppati durante il tumultuoso primo trimestre del 2020 ma, da allora, è oscillato all’interno di intervalli molto più ristretti. Le sue qualità di strumento in grado di mitigare il rischio sono state evidenti.Negli ultimi mesi, le obbligazioni in renminbi (RMB) non si sono mosse di pari passo con gli altri principali mercati obbligazionari mondiali, e non hanno replicato nemmeno il comportamento degli strumenti finanziari dei mercati emergenti. Tutto ciò suggerisce che potrebbero rivelarsi una buona copertura rispetto agli attivi più rischiosi che gli investitori detengono nei loro portafogli. Una spiegazione per la scoperta di questa resilienza è legata al fatto che le riforme messe in atto in Cina hanno consentito alle obbligazioni denominate in renminbi di occupare un posto di maggior rilievo nei principali indici di riferimento obbligazionari globali. A marzo, l’indice FTSE Russell ha annunciato che i titoli di Stato cinesi saranno inclusi nei suoi indici di riferimento, sulla scia di quanto già fatto da JP Morgan e Bloomberg-Barclays.L’inserimento negli indici è un passo decisivo, sia per la Cina che per gli investitori di tutto il mondo.Per le autorità di Pechino, si tratta di un marchio d’approvazione per il loro impegno nel liberalizzare il mercato dei capitali nazionale e integrarlo completamente nel sistema finanziario internazionale.Per gli investitori, si spalanca un nuovo mondo in cui il renminbi è destinato a diventare una valuta d’investimento veramente globale. In altre parole, il mercato obbligazionario cinese onshore svolgerà un ruolo molto più importante nei portafogli obbligazionari internazionali.La quota di obbligazioni cinesi in mano agli investitori esteri era già in crescita, in vista dell’annunciata inclusione all’interno degli indici di riferimento. Gli investitori esteri hanno incrementato l’ammontare di debito in renminbi detenuto, arrivato a 3.200 miliardi di RMB a dicembre 2020, in crescita di quasi il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.Dei 9.500 miliardi di dollari di attività in gestione da parte di fondi pensione societari e pubblici di tutto il mondo, lo 0,26% era detenuto in obbligazioni cinesi nel terzo trimestre del 2020, in crescita dallo 0,04% del 2015.Per migliorare ulteriormente il suo posizionamento nel mercato internazionale, la Cina ha realizzato una serie di riforme che facilitano l’accesso al mercato da parte degli stranieri.Tra le più importanti, il programma “Bond Connect”, lanciato nel 2017, consente agli investitori non cinesi di effettuare operazioni a Hong Kong senza possedere un conto onshore. Già 75 dei 100 gestori patrimoniali più importanti al mondo hanno aderito al programma, mentre il volume degli scambi è raddoppiato lo scorso anno arrivando a 4.800 miliardi di RMB.Tutto ciò significa che i flussi di investimento registrati dalla pandemia in poi faranno probabilmente parte di una riallocazione di dimensioni molto più ampie. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la sola inclusione negli indici di riferimento potrebbe tradursi in flussi nelle obbligazioni cinesi dagli investitori internazionali pari a 7.400 miliardi di RMB. Un altro elemento favorevole è il recente impegno della Cina per diventare carbon neutral entro il 2060. Questo ambizioso obiettivo probabilmente richiederà fino a 16.000 miliardi di dollari di investimenti per i quali, a nostro avviso, i green bond rappresenteranno un canale importante.La PBOC ha già promesso di migliorare la regolamentazione relativa alla finanza “green” del Paese per sostenere l’obiettivo del 2060 e facilitare l’ingresso degli investitori esteri in questo mercato.A giugno 2020, i green bond cinesi in circolazione avevano raggiunto i 1.200 miliardi di RMB, il secondo mercato al mondo per dimensioni. Questa cifra dovrebbe crescere nei prossimi anni, contribuendo a espandere l’universo e ad aumentare la profondità del mercato obbligazionario cinese onshore nel lungo termine. Con il rapido invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle sue esigenze di investimento, la Cina ha ogni interesse a eliminare le restrizioni ai flussi di capitale con l’estero e ad attingere a fondi esteri.E in nessun altro luogo, se non nel mercato obbligazionario onshore in renminbi, gli investitori potranno assistere chiaramente alla trasformazione economica cinese nei prossimi anni. L’anno del Toro promette crescita per le obbligazioni cinesi denominate in renminbi, una classe di attivi destinata a diventare sempre più centrale all’interno dei portafogli obbligazionari degli investitori di tutto il mondo.

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Il riso da risotto italiano alla conquista delle tavole dei cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

Dopo un lungo negoziato è finalmente arrivato l’ok delle Autorità competenti di Pechino all’import delle nostre varietà da risotto, vere eccellenze del Made in Italy agroalimentare. Grazie a questo accordo, il riso italiano potrà esser apprezzato anche da decine di milioni di consumatori del Paese del Dragone. L’Italia è, attualmente, il primo produttore dell’Unione europea, assicurando oltre il 50% della produzione di riso, che si distingue da quello coltivato nel resto del mondo grazie a varietà tipiche, valorizzate grazie a marchi Dop e Igp che riconoscono le specificità dei territori di origine. Con 228mila ettari coltivati (+4% nel 2020) e 4mila aziende che raccolgono 1 milione di tonnellate di riso lavorato, si contano più di 200 varietà: dal Carnaroli, il “re dei risi”, all’Arborio e al Vialone Nano, primo riso Igp, passando per il Roma e il Baldo. Attualmente il 60% del riso italiano è destinato all’export, soprattutto in Germania e in Inghilterra. L’intesa corona un lungo negoziato diplomatico e tecnico condotto insieme al mondo imprenditoriale del comparto. Le agenzie fitosanitarie cinesi hanno, infatti, effettuato controlli molto severi e pignoli prima di autorizzare l’import del nostro riso, mandando in questi anni diverse delegazioni nelle aziende italiane per verificarne l’eccellenza dei metodi di produzione. “Un via libera tanto atteso su un mercato di primaria rilevanza per l’agroalimentare italiano –dichiara Dino Scanavino, presidente di Cia-Agricoltori Italiani-. Si tratta di un successo che ha visto le istituzioni e la filiera risicola nazionale unite in difesa del riso italiano e alla conquista di nuove quote di mercato. Per l’Italia, primo produttore europeo, si apre ora un mercato importante, con milioni di cinesi pronti ad apprezzare il nostro risotto”.

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Investire nelle obbligazioni cinesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Qian Zhang, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management Con 15.000 miliardi di dollari, la Cina è ora il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo, dopo quello degli Stati Uniti e prima di quello giapponese. Eppure è un mercato ancora molto poco considerato dagli investitori internazionali: la quota di obbligazioni cinesi detenute attualmente da stranieri è inferiore al 3%. Dato che i rendimenti del mercato obbligazionario globale sono ai minimi storici, gli investitori nel reddito fisso hanno bisogno di una classe di attivi che offra rendimento e resilienza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi siano un elemento di diversificazione difensivo per i portafogli globali e abbiano il potenziale di aumentarne il rendimento grazie a: rendimento elevato e di alta qualità rispetto alle obbligazioni dei mercati sviluppati bassa volatilità, bassa correlazione con le altre principali classi di attivi Oggi è forse l’unico tra i grossi segmenti dell’universo dei titoli di Stato a offrire ancora rendimenti soddisfacenti e una qualità discreta. Gli investitori guardano alle obbligazioni cinesi pensando di investire nel debito dei mercati emergenti, ma c’è una certa differenza. Innanzitutto, il debito cinese onshore è molto più ampio di tutti gli altri debiti in valuta locale dei mercati emergenti combinati. In secondo luogo, ha generato rendimenti simili, ma con una volatilità molto inferiore.I mercati emergenti tradizionali normalmente registrano deflussi di capitale e volatilità della valuta nei periodi di avversione al rischio a livello globale, ma ciò non è avvenuto con la Cina. A nostro avviso le obbligazioni cinesi si sono staccate dagli attivi dei Paesi emergenti e si sono convertite in attivi “core” a reddito fisso. La pandemia dovrebbe contribuire ad accelerare tale tendenza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi debbano essere uno strumento difensivo di diversificazione per i portafogli globali con il potenziale per migliorarne anche il rendimento. Queste sono le ragioni: Resilienza nelle fasi di turbolenza globale: La classe di attivi ha dimostrato la sua resilienza in periodi storici caratterizzati da elevata volatilità, tra cui la crisi finanziaria del 2008, la crisi del debito europeo e la crisi causata dal COVID-19 nel primo trimestre del 2020. Convergenza verso gli attivi “core” a reddito fisso Le obbligazioni cinesi in valuta locale presentano una bassa volatilità, pari al 4% annuo (in USD), se confrontata con quella degli strumenti a reddito fisso dei mercati sviluppati e dei mercati emergenti e delle azioni dei mercati sviluppati e cinesi. Oltre alle sue caratteristiche di resilienza e bassa correlazione, riteniamo che le obbligazioni cinesi diventeranno sempre più adatte a far parte della componente “core” a reddito fisso. Vantaggio della diversificazione: Ha una bassa correlazione con le principali classi di attivi, incluse le obbligazioni e le azioni globali; una caratteristica attualmente molto difficile da trovare in un momento in cui la maggior parte delle classi di attivi è sempre più correlata per via delle politiche economiche attualmente in vigore, come il quantitative easing. L’inserimento negli indici obbligazionari globali ha stimolato gli investimenti stranieri in questo mercato e la valuta beneficia di una prospettiva relativamente stabile poiché si avvia a diventare gradualmente una valuta di riserva.

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Covid-19: La filantropia italiana e cinese uniscono le forze

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

La filantropia italiana e cinese uniscono le forze per affrontare l’emergenza coronavirus, attivando un ponte aereo per il trasporto e la consegna sul territorio di materiali medico-sanitari urgenti difficili da reperire non solo in Italia, ma anche sul mercato internazionale.Un primo carico di oltre 2 tonnellate tra tute protettive, mascherine e guanti donati da fondazioni cinesi è già stato ripartito al 50% tra la Regione Piemonte e la Regione Lombardia, per il tramite della Protezione Civile e della Croce Rossa. Ulteriori consistenti donazioni, comprendenti anche ventilatori indispensabili per i malati, oltre a dispositivi individuali di protezione per gli operatori, arriveranno nei prossimi giorni con voli capaci di trasportare fino a 40 tonnellate di beni.Una iniziativa umanitaria innovativa, resa possibile dalla cabina di regia Torino-Pechino istituita nell’ambito del China-Italy Philanthropy Forum e incentrata sul TOChina Hub, all’insegna del dialogo e della fattiva collaborazione tra le più importanti istituzioni filantropiche di entrambi i Paesi. In prima fila nell’alimentare il “corridoio” italo-cinese, la Fondazione CRT (aderente al China-Italy Philanthropy Forum), il cui Segretario Generale Massimo Lapucci presiede EFC-European Foundation Centre, il principale network internazionale della filantropia istituzionale.Fondazione CRT contribuirà a sostenere i costi operativi di uno o più voli provenienti dalla Cina, dopo aver già attivato un primo pacchetto di misure da 3 milioni di euro per l’acquisto di una cinquantina di nuove ambulanze e mezzi per la Protezione civile, oltre ad attrezzature da destinare agli ospedali del Piemonte e della Valle d’Aosta.
“È in atto a livello globale una vera e propria ‘corsa’ all’acquisizione delle necessarie dotazioni medico-sanitarie e dispositivi di protezione individuale, e la collaborazione tra la filantropia italiana e quella cinese, già consolidata in Europa con EFC nella Philanthropic Leadership Platform e agevolata anche dal patrimonio di relazioni internazionali della Fondazione CRT, è una carta vincente per affrontare la più grave emergenza sanitaria di questo millennio. In uno scenario di incertezza e, spesso, di speculazione nelle filiere di approvvigionamento, l’aver potuto attivare insieme a TOChina un grande ‘esercito del bene’ sovranazionale sta consentendo l’afflusso con ponti aerei dedicati di donazioni verso il nostro Paese, accelerando i trasferimenti dei beni più urgenti verso le prime linee ospedaliere e assistenziali sul territorio”, afferma Massimo Lapucci, Segretario Generale di Fondazione CRT e Presidente dello European Foundation Centre.“Nel primo anniversario della propria nascita, il China-Italy Philanthropy Forum sta sperimentando il pieno senso della solidarietà filantropica transnazionale. Grazie a un ottimo coordinamento con l’Ambasciata d’Italia a Pechino e all’impegno dei nostri colleghi cinesi, riusciamo a gestire alcuni interventi umanitari urgenti per far fronte alla drammatica realtà della pandemia di Covid-19: dall’accettazione di flussi di donazioni cinesi per l’Italia al fronte critico dei trasferimenti aerei di materiale urgente”, spiega Giovanni Andornino, Segretario Generale del Forum e Direttore del TOChina Hub.

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Le obbligazioni cinesi si dimostrano ancora una volta resilienti nelle fasi di turbolenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

A cura di Cary Yeung, gestore del fondo Pictet-Chinese Local Currency Debt di Pictet Asset Management. Nell’attuale contesto di incertezza, i gestori del comparto Pictet-Chinese Local Currency Debt analizzano i possibili scenari futuri per l’economia cinese e il comportamento durante questi mesi delle obbligazioni cinesi onshore.Pur essendo stato l’epicentro della pandemia di COVID-19, la Cina sembra oggi il Paese più prossimo a uscire dalla fase di emergenza sanitaria acuta. Merito delle misure draconiane di controllo sulla popolazione messe immediatamente in atto dal Governo di Pechino.Dal punto di vista economico, però, gli impatti del Coronavirus sono ancora da misurare. Con la produzione manifatturiera e i consumi forzatamente in calo, è facile immaginare che il PIL rallenterà in modo significativo nel primo trimestre dell’anno. E, se per i consumi, una volta passata definitivamente la tempesta, la ripresa dovrebbe essere alquanto rapida, per la produzione si tratterà di un processo graduale, viste le misure di chiusura della logistica adottate per contenere la diffusione del virus.Similmente, gli investimenti privati, come le costruzioni e i capex nel settore manifatturiero, e gli investimenti pubblici in infrastrutture entreranno in gioco solo una volta che il blocco imposto ai distretti cittadini verrà meno. Nel frattempo, però, le autorità stanno già varando efficaci politiche a livello microeconomico, per supportare le imprese private e le piccole e medie imprese, come sussidi per il pagamento degli interessi passivi, tagli all’imposizione fiscale, riduzioni dei costi legati al welfare della forza lavoro, riscadenziamenti dei debiti da parte delle banche.Allo stesso modo, la politica monetaria della PBoC rimane di supporto all’economia, tramite nuovi tagli dei tassi e delle riserve obbligatorie delle banche. Ed è anche grazie al sostegno della banca centrale che le obbligazioni cinesi onshore hanno confermato nel contesto attuale la loro estrema resilienza durante le fasi di turbolenza dei mercati finanziari globali, dimostrando ancora una volta una bassissima correlazione con le altre asset class della regione e del resto del mondo.Un risultato frutto anche della relativa stabilità mostrata dalla valuta.Infatti, per quanto il rallentamento economico abbia impattato sulla forza del renminbi, tale effetto è stato bilanciato dal crescente surplus delle partite correnti, dovuto al calo delle importazioni e dei viaggi all’estero.Un trend supportato anche dalla progressiva apertura del mercato finanziario cinese agli investitori esteri, che continua ad attirare flussi di investimento stranieri.
Si tratta di caratteristiche che rendono l’asset class particolarmente interessante nel contesto attuale di incertezza. Ancora di più, se si considera che, a parità di merito creditizio (A+) queste obbligazioni offrono un rendimento a scadenza introvabile altrove, in un mondo in cui 1 obbligazione su 4 in circolazione presenta rendimenti negativi (il 55% delle obbligazioni contenute nell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond offre un rendimento inferiore all’1% annuo).
Per tutti i motivi sopra elencati, considerando anche il fatto che prosegue l’inclusione graduale di queste obbligazioni all’interno di tutti i principali indici obbligazionari, riteniamo che l’interesse degli investitori globali per l’asset class sia destinato a rimanere ancora elevato.

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Obbligazioni cinesi onshore: sempre più popolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 febbraio 2020

A cura di Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. Nonostante la turbolenza scatenata dal coronavirus, un segmento del mercato finanziario cinese si è mostrato sorprendentemente resiliente: il debito in valuta locale.
Questo perché a breve, per la prima volta in assoluto, le obbligazioni cinesi onshore denominate in renminbi (RMB) saranno inserite nell’indice obbligazionario di punta per i mercati emergenti di JP Morgan.Si tratta di un traguardo importante, sia per la Cina, che per gli investitori di tutto il mondo.Per le autorità di Pechino, si tratta di un marchio d’approvazione per il loro sforzo nel liberalizzare il mercato finanziario nazionale e integrarlo nel sistema finanziario internazionale.L’inserimento delle obbligazioni denominate in renminbi nell’indice obbligazionario globale più utilizzato trasformerà questa classe di attivi in un investimento strategico.Per gli investitori, si spalanca un nuovo mondo – in cui il renminbi è destinato a diventare una valuta d’investimento globale. Nel giro di pochi mesi, il mercato obbligazionario onshore cinese, che vale 13.000 miliardi di dollari, svolgerà un ruolo ben più importante all’interno dei portafogli obbligazionari.
La quota di obbligazioni cinesi in mano agli investitori esteri era già in crescita in previsione delle variazioni apportate all’indice, che secondo il Fondo Monetario Internazionale dovrebbero tradursi in afflussi di capitale fino a 7.400 miliardi di RMB.Gli investitori esteri, infatti, hanno aumentato la propria esposizione alle obbligazioni denominate in RMB fino a 2.200 miliardi di RMB a settembre 2019, dai 700 miliardi di RMB di metà 2017. Le banche centrali estere e i fondi sovrani costituiscono la porzione maggiore, con il 58% del totale, mentre i gestori patrimoniali e le banche commerciali ne detengono attualmente il 20%.Grazie agli acquisti delle banche centrali, il renminbi è adesso la quinta più importante valuta di riserva al mondo, e costituisce poco meno del 2% delle riserve valutarie complessive. Se questa quota dovesse raddoppiare, comporterebbe ulteriori 1.500 miliardi di RMB in investimenti obbligazionari in questa valuta, secondo il FMI. Secondo gli economisti di Pictet Asset Management, non ci vorrà molto prima che la quota di riserve internazionali in RMB superi quella della sterlina britannica.Gli afflussi dagli investitori privati aumenteranno rapidamente, man mano che altri fornitori di indici seguiranno le orme di JPMorgan e inseriranno la classe di attivi negli indici di riferimento obbligazionari.L’inserimento negli indici pone in evidenza anche gli aspetti positivi di questa classe di attivi, in un’epoca in cui un importante volume di obbligazioni delle economie sviluppate e di alcuni Paesi emergenti presenta rendimenti negativi.Il rendimento delle obbligazioni di Stato cinesi a cinque anni si attesta al 2,8%, rispetto all’1,4% per i Treasury USA, al -0,1% per le obbligazioni di Stato giapponesi e al -0,6% per i Bund tedeschi con stessa scadenza.Il rendimento non è il loro unico punto forte. Offrono anche benefici di diversificazione. I rendimenti delle obbligazioni in RMB, infatti, non presentano una forte correlazione con nessuna delle principali classi di attivi, obbligazionarie o azionarie. La correlazione tra le performance delle obbligazioni in RMB e quelle delle azioni e obbligazioni statunitensi ed europee è inferiore allo 0,3.Considerato anche il potenziale apprezzamento della valuta nel lungo termine, gli investitori faranno fatica a ignorare a lungo questo mercato. Gli asset manager stanno già diventando una significativa fonte di flussi d’investimento nel mercato obbligazionario in RMB. Nei primi otto mesi del 2019, hanno superato gli investitori del settore pubblico per diventare i maggiori compratori esteri netti di obbligazioni onshore cinesi, con una quota del 51% degli acquisti netti di obbligazioni – pari a 110 miliardi di RMB in termini nominali.Dal suo lancio nel 2017, per gli stranieri l’accesso al mercato è reso più facile dal programma “Bond Connect”, che ha consentito agli investitori non cinesi di effettuare le operazioni a Hong Kong senza possedere un conto onshore. Il volume di scambi del programma è aumentato di quasi il 200% nel 2019, attestandosi a 2.600 miliardi di RMB.I responsabili della politica sono interessati ad attrarre fondi esteri per accelerare lo sviluppo del settore nazionale della gestione patrimoniale.Si tratta di una priorità per la Cina, in quanto il rapido invecchiamento della popolazione richiede un sistema pensionistico sostenibile. Si prevede che negli anni che ci separano dal 2028, il settore della gestione patrimoniale – società finanziarie, compagnie assicurative e fiduciarie – possa triplicare fino a 47.300 miliardi di RMB, considerato anche che Pechino ha deciso di eliminare tutte le restrizioni alla proprietà estera nel corso dell’anno.Ciò dovrebbe anche contribuire ad allargare l’attuale base degli investitori istituzionali domestici, al momento dominata dalle banche commerciali.

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“Più tutela della salute di tutti i cinesi ovunque si trovino”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi),l’Unione Medica Euro .Mediterranea (UMEM) e il movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UXU) ribadiscono la loro solidarietà ai medici e cittadini cinesi in Italia condannando tutti i pregiudizi e aggressioni vergognosi nei confronti dei cittadini, ristoranti e professionisti della sanità cinesi in Italia.
Noi dall’inizio abbiamo lanciato il nostro allarme che l’epidemia in Cina è stata sottovalutata per motivi geopolitici e lo dimostrano i fatti gravissimi di oggi ed il numero dei morti e i contagiati è in aumento continuo. Inoltre tanti pazienti cinesi non contagiati da Coronavirus vengono penalizzati nelle cure e lo stesso le strutture sanitarie private e alberghi vengono coinvolti tutti per ospitare i pazienti contagiati o mettere altri in quarantena ,è doveroso farlo ma molto pericoloso trascurare i pazienti cronici e gravi e lasciarli senza cura come ci riferiscono i nostri colleghi cinesi che hanno tutti paura di denunciare i fatti visto che la situazione in Cina sta peggiorando giorno dopo giorno. Lo dimostra il fatto sono stati cambiati numerosi esponenti del partito cinese a Wuhan con uomini di Fiducia del Leader Cinese Xi. Cosi Dichiara Foad Aodi Fondatore Amsi e Umem e membro del registro esperti Fnomceo che si appella prima alla Comunità cinese in Italia non sieti soli e avete il nostro appoggio ma bisogna che vi apriate e collaborate di più con istituzioni e comunità straniere per l’interesse comune e inoltre si Appella all’OMS e ONU di sostenere i medici e le strutture sanitarie private cinesi perché il SSN è al collasso e fornire medicinali, medici, mascherini e assistere tutti i malati e professionisti della sanità senza trascurare i pazienti non contagiati da Coronavirus.

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Persino i cinesi vanno via dal Molise

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 dicembre 2019

Erano 282 nel 2016. Sono scesi a 266 l’anno seguente. Poi 253 nel 2018 e 251 nel 2019. Oltre l’11 per cento in meno in quattro anni. Persino i cittadini cinesi, il cui numero aumenta in tutta Italia (più 3,8 per cento nell’ultimo anno per un totale che ha raggiunto le 300mila unità nel nostro Paese), dal Molise vanno via. In particolare dalla provincia di Campobasso, dove ce ne sono di più. Probabilmente la crisi e lo svuotamento dei paesi incide. Scarso business. Poche opportunità. Il fenomeno è prettamente molisano, dove del resto l’incidenza dei cinesi è di appena lo 0,1 per cento rispetto al dato nazionale. Nel vicino Abruzzo i cittadini cinesi sono molti di più e il loro numero continua a crescere: dai 4.263 del 2016 ai 4.377 del 2019. Ben 114 in più. Con la provincia di Teramo che fa la parte del leone, ospitandone circa la metà.Ma la crescita si registra anche in altre regioni abbastanza simili alla nostra, come la Basilicata. Qui sono passati da 798 a 906. Nella sola Matera 86 in più in quattro anni.Rilevante l’incremento costante in Lombardia: oltre settemila in più negli ultimi quattro anni (da 62.057 a 69.112). Nel Lazio sono oltre tremila in più.Detta così, la scarsa presenza di cinesi in Molise – per qualche “sovranista” – potrebbe costituire anche un elemento positivo.
In fondo è di questi giorni il successo del libro “Il nuovo Mao. Xi Jinping e l’ascesa al potere nella Cina di oggi” di Gennaro Sangiuliano, direttore del Tg2, che racconta i retroscena di una politica espansionistica non certo basata su un’equità degli scambi di mercato tanto che qualcuno l’ha definito neocolonialismo. Parallelamente si registra l’allarme lanciato dallo stimato sinologo Maurizio Scarpari che in sostanza mette in guardia dalle pesanti influenze dell’insegnamento universitario sulla Cina in Italia, attraverso interventi finanziari affinché si rafforzino concetti allineati a quelli del regime.Al di là di queste analisi generali che trovano sempre più adesioni, una lettura di taglio economico calata al nostro Molise dimostra tutta la crisi commerciale della regione: i cinesi s’insediano dove c’è un mercato dinamico. E se in Molise sono pochissimi e addirittura quei pochi se ne vanno, ci sarà un motivo.Tale realtà dimostra, inoltre, che i gemellaggi tanto sbandierati negli anni passati non hanno prodotto frutti significativi.
Nel gennaio 2010, ad esempio, cioè esattamente dieci anni fa, gli organi d’informazione diedero conto dell’incontro all’hotel Europa di Isernia tra l’allora governatore Michele Iorio e una delegazione cinese della regione del Nanhu. “interessata ad allacciare rapporti istituzionali, commerciale e culturali con il Molise”, si legge nelle cronache. La delegazione era guidata da Jinren Lu Randy, funzionario del governo cinese che si occupa di investimenti per conto del distretto di Nanhu. Era composta – riportavano i giornali molisani – da Xujing Bao, imprenditrice nel mondo della moda, e Huang Enrico, V. Director per i Rapporti Italia-Cina – Small e medium enterprises Association. Iorio aveva incontrato gli stessi imprenditori a Sydney. Tra gli obiettivi: “la creazione di stabili rapporti commerciali tra gli imprenditori cinesi e quelli molisani soprattutto nel campo della moda e dell’agricoltura e la concretizzazione di comuni progetti di interscambio formativo ad alto livello scientifico tramite le Università del Nanhu e l’Università del Molise. Una domanda: si sono davvero concretizzati quegli obiettivi?Un altro accordo di cooperazione tra Molise e Cina è stato siglato a marzo 2015 nel settore agricolo dall’allora governatore Di Laura Frattura. La delegazione cinese a Palazzo Vitale era guidata dal viceministro Guo Yingguang e composta da rappresentanti del governo e delle amministrazioni pubbliche della provincia di Shanxi. Le dichiarazioni: “Una straordinaria occasione di crescita, cooperazione e scambio di conoscenze nel settore agricolo. Con l’intesa siglata oggi, ne siamo certi, gettiamo basi comuni e solide per costruire nuove opportunità per le nostre imprese. Mi auguro che questo sia il primo di una lunga serie di incontri tesi a favorire concreta collaborazione fra Cina e Molise”.Un articolo dell’epoca riporta: “Piantagioni di mela, produzione di birra, succhi di frutta e vino, i settori di maggior interesse della delegazione cinese che, nell’arco della giornata, ha visitato con grande entusiasmo alcune aziende agricole a conduzione prevalentemente familiare”.Saremmo curiosi di sapere, a quasi cinque anni di distanza, cosa ha prodotto anche quest’altra visita. (fonte: Forche caudine)

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“Sussurri cinesi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

A cura di Maya Bhandari, Gestore di portafoglio, Multi-asset. Prevediamo che la crescita economica mondiale rallenterà a un livello appena inferiore alle stime di consenso, trainata dagli Stati Uniti. Tuttavia non crediamo all’allentamento (o all’atteggiamento relativamente accomodante) scontato nei mercati dei tassi negli Stati Uniti, in Europa o nel Regno Unito. In altre parole, le nostre aspettative principali sono di tassi di attualizzazione più elevati di quelli scontati attualmente nei mercati, anche se non in misura molto significativa. Nel complesso, a parità di altre condizioni, i divari tra le nostre aspettative di politica monetaria e quelle implicite nei mercati dei tassi finanziari non sembrano sufficienti a dar luogo a uno shock negativo dei tassi di attualizzazione.Un miglioramento della crescita e dei cash flow, al contempo, è senz’altro plausibile. I dati economici globali si sono stabilizzati e le revisioni delle stime sugli utili a livello mondiale sono appena divenute positive per la prima volta dall’autunno. Entrambi i fattori sono incoraggianti e l’attuale stagione dei risultati rappresenterà un’importante “prova del nove”. Un altro sviluppo che potrebbe corroborare la validità del recente ottimismo è l’evidenza che l’allentamento operato dalle autorità cinesi, che ha chiaramente favorito la Cina, si sta trasmettendo positivamente ad altre economie e agli utili aziendali. La Cina rappresenta un quinto del PIL mondiale, oltre un terzo della crescita economica mondiale e la metà o anche più della domanda totale per alcuni mercati di commodity, e pertanto anche un semplice sussurro di stimolo cinese è spesso sufficiente.
Non è ancora possibile stabilire se “questa volta è diverso” in merito all’influenza della Cina sul resto del mondo, ma vi è un motivo in particolare per pensare che potrebbe davvero esserlo. L’enfasi delle autorità sulla riduzione della leva da una parte e sul raggiungimento di un obiettivo di crescita dall’altra crea un vero e proprio dilemma, il cui esito potrebbe risultare molto meno favorevole per altre economie mondiali. Secondo l’elegante formulazione del mio amico ed ex collega David Lubin di Citi: “A causa della dipendenza del modello di crescita cinese dal credito, il paese non può raggiungere quegli obiettivi simultaneamente. L’aumento del PIL comporta un incremento dell’indebitamento, che crea vulnerabilità finanziaria; e l’aumento della stabilità finanziaria richiede una riduzione della leva, che incide negativamente sul PIL”.Un risultato di questo dilemma è che la Cina alterna continuamente due obiettivi incompatibili, creando cicli più brevi e più volatili. Un altro è che ha scelto di puntare sulla spinta ai consumi anziché sugli investimenti fortemente finanziati a debito, il che altera il meccanismo di trasmissione dalla Cina ad altri paesi. Quanto affermato non vuol dire per nulla che non vi saranno effetti benefici dagli stimoli cinesi, ma piuttosto che tali effetti potrebbero non essere la “boccata d’ossigeno” che erano in passato.La nostra decisione di ridimensionare i budget di rischio complessivi nella nostra gamma di fondi dinamici ci sembra opportuna per il momento, ma siamo consapevoli degli sviluppi che potrebbero modificare le nostre valutazioni sui cash flow e sui tassi di attualizzazione, in entrambe le direzioni. I portafogli hanno un rischio di duration contenuto e utilizzano asset assimilabili alla liquidità e credito a bassa duration per stabilizzare posizioni più volatili quali quelle in azioni dell’Asia emergente, giapponesi ed europee.

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Mostra di stampe contemporanee cinesi in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 9 ottobre 2018

Caerano di San Marco sabato 20 ottobre alle ore 17 Villa Benzi Zecchini via Montello 61 (orari di apertura giovedì/venerdì 15-19 sabato e domenica 10-12,30, 15- 19 ingresso libero), verrà allestita la mostra di stampe contemporanee cinesi in Italia e rimarrà aperta fino al 18 novembre con il seguente orario: giovedì e venerdì dalle 15 alle 17, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19
A suggellare la continua e feconda ricerca di confronti con dimensioni artistiche straniere, l’Associazione Nazionale Incisori Contemporanei presenta in Italia una mostra completamente dedicata alla realtà culturale cinese con cui il gruppo di maestri italiani è entrato in contatto recentemente. A seguito della partecipazione dell’Associazione all’International Printmaking Forum a Guanlan, sono stati avviati contatti con il mondo della grafica in Cina, che hanno portato a programmare una nuova formula espositiva: così come in Cina saranno esposte le opere di tutti gli artisti dell’associazione italiana, così Villa Benzi Zecchini ospiterà dal 20 ottobre una interessante rassegna dedicata a trentaquattro incisori cinesi.
Una settantina circa di opere, selezionate da Zhao Jiachun, direttore della Guanlan International Print Biennial e dell’International Exchange department – China Printmaking Museum, rappresentano l’attualità delle ricerche grafiche cinesi e la vitalità di un ambiente creativo che si racconta non solo con la classica xilografia o con l’acquaforte, ma anche nell’apertura dei maestri orientali verso tecniche come la serigrafia e la litografia o la combinazione di figuratività accese e molto dinamiche con atmosfere più pacate e minutamente indagate. Come la tecnologia dell’immagine non si esaurisce nelle formule accademiche ma sistruttura nel continuo sperimentare, così l’immaginario degli artisti cinesi sa scorrere da momenti di puntuale realismo, a pause più oniriche, sino a figurazioni più sintetiche e visivamente impattanti.

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Alipay: l’exploit della spesa cinese in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 settembre 2018

Alipay, piattaforma di pagamento mobile gestita da Ant Financial Services Group, annuncia i dati di utilizzo nel corso dell’estate 2018, periodo di grande affluenza in Italia ed Europa da parte dei turisti cinesi. L’Italia in particolare ha registrato una crescita media dell’87% rispetto al 2017.A livello globale la spesa media per utente è cresciuta del 43% passando da Rmb 2,955 (circa 375 euro) contro i Rmb 2,073 (circa 260 euro) dello scorso anno. L’Italia è tra i primi 10 paesi (4° posizione) per livelli di spesa da parte dei consumatori cinesi con un importo medio di 7363 Rmb (930 euro) calcolato nel periodo 1 luglio – 31 agosto 2018. Il numero totale delle transazioni da parte dei consumatori cinesi in Italia è cresciuto del 188% dal 2017 permettendogli di guadagnare nella classifica mondiale dei paesi dove Alipay è presente il 4° posto nella spesa media per utente e il 17° posto per numero totale di transazioni. Nella classifica dei 10 paesi con la spesa più alta l’Europa ha un posto di rilievo con una presenza di oltre il 50%.Tra gli highlight, il fatto che sono i turisti cinesi nati negli anni ’90 (fascia d’età 19 – 28 anni) ad aver maggiormente contribuito agli elevati livelli di spesa estiva attraverso Alipay. A livello globale quest’estate Alipay ha gestito circa 2 volte e mezzo in più le transazioni all’estero nei negozi rispetto alla scorsa estate.L’Asia continua a dominare la top 10 in termini di transazioni estive all’estero. In prima posizione Hong Kong seguita dalla Thailandia e dalla Korea del Sud. Il numero delle transazioni Alipay in Russia è aumentato di oltre il 5000% dove i viaggiatori cinesi sono accorsi per assistere alla Coppa del Mondo. Fra gli oltre 80 aeroporti che offrono servizi di tax refund istantaneo, è la Korea del Sud ad aver gestito il più alto ammontare di rimborsi, seguita dall’Europa. I paesi nel Nord Europa – come Danimarca, Norvegia, Svezia, Lussemburgo e Svizzera – hanno registrato una crescita dei volumi nelle transazioni tramite Alipay a doppia cifra.

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Caporalato: Pugno duro anche con i cinesi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“I fenomeni di sfruttamento del lavoro vanno stroncati senza indugi, non possiamo aspettare la tragedie come quella accaduta in questi giorni in Puglia. Vale se a sfruttare gli immigrati sono gli italiani, ma anche se a farlo sono i cinesi, come accade a Prato. Richiedenti asilo e clandestini irregolari africani pagati un massimo di 3 euro l’ora per lavorare nei telai e nelle serre della filiera dell’illegalità. Un fenomeno che la sinistra, a cui piace fare moralismo, ha completamente ignorato permettendo all’imprenditoria illegale cinese di proliferare fino a far penetrare la mafia nel nostro territorio”. E’ quanto afferma il parlamentare di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.”In Toscana sono stati spesi milioni e milioni di euro per i controlli nelle aziende cinesi, tollerando violazioni gravissime nel nome di un’integrazione che non c’è – sottolinea Donzelli – com’è possibile che nessuno degli ispettori della Regione si sia mai accorto di quello che accade? A Prato, come in altre realtà, ci sono uomini e donne schiavizzati, sfruttati, umiliati dai cinesi e senza diritti per colpa di chi ha permesso un’invasione incontrollata. E’ anche per questo che abbiamo chiesto, senza essere ascoltati, che l’Antimafia mettesse gli occhi sui fenomeni della criminalità cinese – conclude Donzelli – continueremo a batterci perché lo Stato, che sia il governo nazionale o gli enti locali, adotti la linea dura contro questi fenomeni mettendo in campo tutti gli strumenti, compreso quello di applicare le norme antimafia”.

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L’Italia tra le prime 5 mete europee più popolari tra i viaggiatori cinesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 agosto 2018

L’Italia è tra le prime 5 mete europee più popolari tra i viaggiatori cinesi, mentre a livello mondiale si colloca al 14° posto guadagnando una posizione rispetto al 2017. Diversamente da quanto accade in altre nazioni europee come Regno Unito o Francia, i turisti cinesi una volta in Italia non visitano solo la capitale Roma (63%), ma fanno tappa anche e soprattutto a Milano (64%), Firenze (43%) e Venezia (34%). 8 viaggiatori cinesi su 10 vengono nel nostro Paese soprattutto per turismo privato (83%), mentre il 16% raggiunge l’Italia per affari. I Millennial cinesi vengono anche per visitare parenti e amici, 8% contro 2% dei non-millennial, mentre il 7% visita l’Italia in occasione di eventi sportivi e un 5% per sottoporsi a cure mediche.Circa metà dei millennial cinesi (48%) sono mossi da interesse verso la cucina italiana e postano sui social e fanno selfie con pietanze e cibi italiani che non si trovano facilmente tra i confini della Repubblica Popolare Cinese. L’Italia si colloca al 3° posto in Europa e 11° nel mondo per Paese più postato sui social dai viaggiatori cinesi. Si osserva un sorprendente aumento dell’80% delle spese rispetto allo scorso anno per finanziare i loro viaggi, fare straordinarie esperienze, soggiornare in alloggi altamente tecnologici, gustare prelibatezze esotiche, fare shopping. Nel 2017 i post sui social e selfie si sono rivelati elementi fondamentali nei viaggi dei millennials cinesi: il 63% usa la telecamera interna per ottenere like e rafforzare la propria immagine social, mentre il 15% dei millennials cinesi afferma sia indispensabile valorizzare tutto ciò che potrebbe migliorare la loro presenza social. L’indagine condotta rivela comunque che nessuna generazione è totalmente immune dall’innegabile attrazione dei social network. Il 52% dei viaggiatori totali cinesi è attratto dal potere della condivisione delle notizie, e un terzo della generazione più adulta afferma che le loro decisioni e i loro comportamenti in materia di viaggi sono influenzati dai loro figli digitali nativi o più digitalmente connessi.Al primo posto il divertimento, poi le emozioni forti e anche la cura dell’anima – Pronti a liberarsi da ogni freno e inibizione, più di un terzo dei viaggiatori cinesi è attratto dalle accondiscendenti atmosfere delle più famose mete del divertimento come Macao, Bangkok, Amsterdam e Las Vegas. Nel frattempo, i millennial più esperti in quanto a festival internazionali, hanno dato vita ad una nuova ondata di viaggi caratterizzati da prezzi inferiori e con una pianificazione più rapida rispetto agli anni passati. Quasi la metà di loro afferma di voler visitare la Porta dell’Inferno in Turkmenistan e più di un terzo vorrebbe esplorare le catacombe di Parigi. Nonostante la passione per il macabro, le maggiori ansie da viaggio per i millennials cinesi provengono da antiche superstizioni, sorprendentemente più importanti per i giovani che per gli adulti.
La passione per tutto ciò che è locale – Soggiornare in una struttura a-tipica è importante per più della metà dei viaggiatori che, piuttosto che scegliere alberghi ultra-stellati, optano sempre più per alberghi indipendenti, fuori dagli schemi e caratterizzati da gusto e foggia locali (55%). Il 33% sceglie hotel boutique, il 23 % hotel eco-friendly e il 21% hotel super tecnologici. Inoltre, inclini a immergersi in esperienze autentiche, i viaggiatori cinesi non si tirano indietro quando si tratta di spendere per soddisfare le proprie voglie come assaggiare esotiche leccornie locali (69%), esplorare le strade delle città alla ricerca di oggetti autentici del luogo (43%) o fare shopping di lusso (38%). Digitalmania – I millennials cinesi sembrano prendere il digitale molto sul serio. Connettività ed efficienza sono la chiave per chi è sempre in viaggio. Spazi di co-working (39%), tecnologia a commando vocale (38%), prenotazioni di realtà virtuali (38%), servizio clienti robotizzato (32%), accesso alle stanze tramite telefonino (31%) e postazioni social media live (26%), sono tutti servizi extra che desidererebbero trovare nelle strutture ricettive.

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“In Europa, solo nel 2017, gli investimenti esteri cinesi hanno superato i 30 miliardi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 giugno 2018

“Il flusso di capitali è principalmente legato ad aziende con diretta o indiretta partecipazione dello Stato. La Cina quindi, attraverso le sue controllate, ha accesso ad informazioni di importanza strategica nazionale ed europea riguardo investimenti strettamente legati a strategie geopolitiche mondiali.È necessario un maggiore controllo degli investimenti esteri in settori strategici della Unione. Il Consiglio Europeo dei Ministri ha raggiunto da poco una posizione comune sull’argomento, ma considerando gli investimenti cinesi in continua espansione sia in Italia che in Europa, serve una posizione chiara del nostro Governo riguardo la proposta della Commissione Europea”. È quanto dichiarato dal Senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso che aggiunge “Ho presentato un’interrogazione in merito, in vista del Consiglio Europeo e dell’apertura del summit UE-Cina previsti entrambi in questa settimana, chiedendo al Governo italiano di farsi portatore di un messaggio chiaro riguardo la protezione dei nostri interessi nazionali sul mantenimento del controllo di infrastrutture strategiche a livello europeo in settori chiave.Gli investimenti di aziende italiane ed europee in Cina, sono fortemente condizionati da restrizioni di accesso al mercato e quindi il principio di reciprocità non è rispettato. Questo mette le nostre aziende in una condizione di disparità competitiva che avvantaggia fortemente le aziende cinesi. Bisognerebbe avvicinarsi al sistema di controllo degli investimenti stranieri adottato dagli Stati Uniti dove, attraverso un comitato, si verifica se determinati investimenti stranieri possano arrecare danno alla sicurezza nazionale oppure no” conclude il Senatore Urso capogruppo in Commissione Affari Esteri.

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Tra i cinesi è chirurgia plastica-mania

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2018

“L’attrice Lucy Liu? In Cina faticherebbe a trovare marito: gli zigomi alti non piacciono per niente” parola dei chirurghi plastici cinesi intervenuti a Firenze al 6° congresso dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). “I canoni di bellezza cinesi sono molto diversi da quelli occidentali, da loro tutti vogliono la “wang hong face”, ossia un volto come quello delle superstar di internet” dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi.Quello delle “wang hong”, che in mandarino significa celebrità di internet, è un fenomeno dilagante in Cina, un paese che conta 700 milioni di smartphone, dove è addirittura nato un corso universitario per diventare “wang hong”. Del resto, le influencer cinesi muovono un business di decine di milioni di dollari, destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni: promuovono brand e prodotti, indirizzando i followers all’acquisto. Con ripercussioni anche sui modelli di bellezza.
“La “wang hong face” ha caratteristiche ben precise – ha spiegato la dottoressa Ying, membro della Chinese Association of Aesthetics Plastic Surgeons Shenzen, ai chirurghi plastici riuniti per il congresso Aicpe -. Il viso ideale è a forma di cuore, allungato, con mento sottile, fronte ampia e occhi grandi. Inoltre deve essere in 3D: non deve essere schiacciato, ma il profilo deve avere naso e mento ben pronunciati”.Quella dei cinesi per la chirurgia plastica è una passione piuttosto recente, ma che ha già raggiunto numeri da capogiro: il fenomeno sta crescendo sei volte più in fretta rispetto al resto del mondo, con una crescita del 30% ogni anno. Secondo gli ultimi dati ufficiali Isaps, la Cina è il terzo paese al mondo per numero di interventi, ma c’è chi scommette che presto raggiungeremo il secondo posto del podio dietro gli Stati Uniti, sorpassando il Brasile.“E’ la prima volta che avviene uno scambio ufficiale tra un’associazione scientifica italiana e una cinese nel campo dell’estetica, nell’ottica di una crescita reciproca – dice il presidente uscente di Aicpe, Eugenio Gandolfi -. I chirurghi plastici cinesi sono interessati alle novità presentate al nostro congresso, mentre per noi italiani è interessante conoscere da vicino un fenomeno nuovo: anche qui in Italia sono sempre di più i pazienti cinesi che si rivolgono al chirurgo plastico ed è bene conoscere le loro esigenze e peculiarità”.
Negli ultimi dieci anni il numero dei cinesi che fanno ricorso a chirurgia e medicina estetica è in costante crescita anche in Italia, in particolare nelle zone dove i cinesi sono più radicati, come Prato e Milano.“Siamo felicissimi di essere qui in Italia, è la prima volta per noi – hanno detto i chirurghi plastici cinesi -. Per noi questo paese è sinonimo di bellezza. Il congresso Aicpe è stata un’importante occasione per conoscere i migliori chirurghi plastici italiani e stranieri ed apprendere le loro tecniche. Ci auguriamo che questa collaborazione prosegua in futuro in modo sempre più proficuo”Anche in Italia, le comunità cinesi sono contagiate dalla passione per la chirurgia plastica che caratterizza il paese d’origine. Un fenomeno che è più evidente a Milano e a Prato, in particolare, dove si trova la comunità cinese più importante d’Italia, nata negli anni ’70. “Le pazienti cinesi sono il 10-15% del totale – rileva Giovanni Salti, chirurgo plastico toscano socio di Aicpe – si tratta di donne giovani, quarant’anni o anche meno, che spesso appartengono a famiglie di imprenditori di seconda generazione. I canoni di bellezza sono quelli del paese d’origine: spesso mi mostrano foto tratte da siti cinesi, sono questi i modelli a cui si ispirano. Cercano armonia e bellezza e quindi preferiscono rivolgersi a medici italiani: per i cinesi, come per gran parte degli stranieri, italiano è garanzia di bellezza”. Ecco le richieste principali dei pazienti cinesi di medicina e chirurgia estetica:
– Pelle perfetta: “Come tutti gli orientali, anche i cinesi hanno il culto di una pelle liscia ed eburnea, senza imperfezioni. Di solito hanno una pelle che tende a pigmentare facilmente e quindi ricorrono a laser e luci pulsate, oppure a botulino e filler per renderla più liscia. Le rughe invece causano meno problemi, anche perché di solito sembrano più giovani dell’età che hanno davvero” afferma Salti.
– Naso più sporgente. Spesso i cinesi hanno il naso molto piatto e schiacciato: “Per questo la richiesta è di renderlo più sporgente. Di solito si ricorre alla medicina estetica, con delle iniezioni di rinofiller che permettono di definire il dorso nasale, oppure alla chirurgia con la rinoplastica” dice lo specialista toscano.
– Polpacci più sottili. “Tra le cinesi, i polpacci sottili sono molto ambiti. Quindi spesso ricorrono a iniezioni di botulino che, atrofizzando il muscolo, lo rimpiccioliscono. È una pratica che in Italia è poco conosciuta, ma che in Cina è molto diffusa” aggiunge il socio Aicpe.
– Interventi sulle palpebre. A volte gli occhi presentano una doppia piega, che ha l’effetto di una tenda sopra gli occhi. “Rimuovendo l’epicanto, si ottiene uno sguardo più aperto, ma non si tratta di rinunciare agli occhi a mandorla” precisa Salti.
– Aumento del seno. Le cinesi spesso chiedono di aumentare il seno di qualche taglia, ma sempre in modo moderato. L’armonia è sempre il criterio che guida il loro approccio a medicina e chirurgia estetica.

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I cinesi sono i maggiori utilizzatori di Internet al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

pechinoLa genealogia cinese risale a 2.600 anni fa E’ disponibile online la genealogia di Confucio La Generations Network Inc., società madre della rete mondiale di siti di storia familiare Ancestry -la rete più vasta del settore che domina oggi una delle attività di Internet in più rapida espansione- ha lanciato un sito Internet dedicato alla storia delle famiglie cinesi, jiapu.cn. Fino ad oggi, gli utenti della rete mondiale di siti Ancestry hanno creato più di 6.5 milioni di alberi genealogici contenenti 600 milioni di nomi e 9 milioni di fotografie all’interno degli 8 siti. Ancestry è orgogliosa dei suoi 7 miliardi di dati storici a disposizione degli utenti. jiapu.cn è il nono sito lanciato da Ancestry. Per molti in Cina, patria di un quinto della popolazione mondiale, jiapu.cn fornirà la prima occasione di accedere alle loro storie di famiglia (“jiapu” in cinese) online. Questi documenti sono ora disponibile grazie ad una partnership esclusiva a lungo termine con la biblioteca di Shanghai, che possiede la più grande collezione di registri storici familiari del mondo. jiapu.cn è il primo sito Ancestry dedicato esclusivamente alla genealogia Cinese. E’ stato concepito solo in lingua locale per permettere agli utenti di cercare dati e di costruire il proprio albero genealogico in cinese e per far questo, si avvale del supporto di un’ équipe basata a Pechino. Gli utenti del sito potranno presto condividere i loro alberi tramite la rete mondiale Ancestry, scoprire e connettersi con potenziali parenti in vita nel mondo. Il Vice Presidente della rete internazionale Ancestry, Josh Hanna, ha gestito il lancio dei siti Ancestry in Francia, Italia e Svezia durante lo scorso anno ed è fiducioso che jiapu.cn sarà di gran interesse in Cina ma anche a livello internazionale sapendo che 38 milioni di persone di origine cinese vivono fuori dalla Cina. Il Sig. Hanna ha affermato: “Dal momento in cui la Cina ha sorpassato gli Stati Uniti diventando il mercato internet più importante nel mondo con ben 221 milioni di utilizzatori, il lancio di Jiapu.cn arriva al momento giusto per poter generare interesse in un periodo ricettivo e prendere le redini del settore della genealogia online in Cina.“Lanciare un sito cinese di genealogia rappresenta inoltre un’opportunità unica per Ancestry per estendere la sua portata globale alle diverse comunità cinesi nel mondo che hanno già accesso agli 8 siti Ancestry ma non ancora ai registri cinesi.” La storia familiare del celebre filosofo Confucio è una delle 1450 jiapu, che copre 270 nomi ed è disponibile fin da ora su jiapu.cn. La collezione crescerà fino ad includere 36 milioni di pagine e più di 181 milioni di nomi ripartiti in più di 181.600 volumi che copriranno 22.700 genealogie cinesi. Confucio è originario del clan Kong, i cui documenti storici risalgono al VI secolo a.C. e sono disponibili su jiapu.cn.
Un jiapu è una raccolta di volumi storici familiari, che comincia con un antenato cinese e percorre le generazioni sucessive tramite i discendenti maschili. Viene aggiornato ogni 15-30 anni per includere dati di nascita, morte e matrimonio; in media, ogni Jiapu raccoglie dagli 8 ai 10 volumi coprendo 300 anni di storia familiare. Dal momento in cui percorre una linea nel tempo, un gran numero di persone puo’ reclamare l’appartenenza ad un jiapu. Fra le informazioni contenute in un jiapu ci sono alberi genealogici – che spesso risalgono a molte centinaia di anni fa, biografie, registri delle prime immigrazioni, informazioni su alcuni famosi membri familiari e perfino immagini a colori e cartine geografiche.

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Rivolta cinesi: “Governatore Rossi chieda applicazione leggi antimafia”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

“Per fermare l’abusivismo e l’illegalità dei cinesi in Toscana, diventati una vera emergenza nelle zone fra Firenze e Prato, il governatore Rossi chieda al governo la possibilità di applicare leggi antimafia, come proposto oggi nel ‘question time’ al Ministro Alfano da Giorgia Meloni”. E’ quanto afferma il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Toscana Giovanni Donzelli: “Noi di Fratelli d’Italia lo chiediamo da sempre – aggiunge Donzelli – è il momento che il governo e la sinistra abbandonino il buonismo fronteggiando il problema come un fatto di malavita, necessità acclarata dopo i recenti episodi di violenza e le inchieste della Magistratura sull’utilizzo delle organizzazioni criminali”. “In questi casi è necessario poter procedere per il reato di associazione a delinquere – sottolinea Donzelli – le istituzioni hanno colpevolmente fatto credere ai cinesi di poter vivere in Italia con le regole esistenti nel loro paese. Penso che si sia perso troppo tempo: i cinesi di seconda generazione sentono l’Italia come la terra loro, ma sono convinti che per loro le regole non valgano – conclude Donzelli – ora serve la linea dura e chi non rispetta le regole deve essere espulso immediatamente dal nostro paese”.

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Sesto Fiorentino: Rivolta cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2016

“Quello che sta succedendo in Toscana, a Sesto Fiorentino e a Prato è soltanto la punta di un iceberg che i governi degli ultimi vent’anni hanno voluto ignorare. La denuncia sulla pericolosità delle attività cinesi, a Prato come a Roma nel rione Esquilino, ha perfino avuto conferma nelle risposte del ministro dell’interno ad alcune mie interrogazioni parlamentari: money trasfer, magazzini fuori norma, vendita al dettaglio di merci all’ingrosso, opifici con operai, anche donne e minori, che lavorano 24 ore al giorno… Attività illegali che oltretutto fanno strage dei diritti sociali conquistati dagli italiani in secoli di lotte. La rivolta dei cinesi di queste ore dimostra che allo Stato, avendo favorito di fatto l’illegalità e distrutto tutto il tessuto produttivo locale, non viene riconosciuta più l’autorità delle ispezioni e delle sanzioni. Vogliono l’impunità e pretendono che Renzi, per decenni tollerante come presidente della Provincia e come sindaco di Firenze, si disinteressi dello sfruttamento umano selvaggio che si protrae nelle aziende cinesi”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli. (n.r. In una società evoluta la tolleranza è sinonimo di saggezza e lungimiranza, ma in una società involuta è sinonimo di debolezza e di sopraffazione dei più forti sui deboli. Sta a noi capire in che luogo ci troviamo e le risposte che ne conseguono. Sta di fatto che l’Italia sta diventando a tutti gli effetti un Paese senza rispetto per le regole e in quanto a società “evoluta” ce ne corre, purtroppo.”)

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Roma: Marino accoglie imprenditori cinesi

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2015

delegazione cineseIl sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha accolto in Campidoglio una delegazione del China Entrepreneur Club (Cec) in visita in Italia e in Germania, accompagnato dagli ex presidenti del Consiglio Enrico Letta e dal suo omologo finlandese Esko Aho. L’incontro, organizzato dalla European House Ambrosetti e introdotto dal dott. Valerio De Molli, si svolge a porte chiuse nella sala delle bandiere in Campidoglio e ha l’obiettivo di rafforzare e intensificare le relazioni commerciali e la fiducia tra le imprese europee e asiatiche. La delegazione cinese, guidata dal presidente del China Entrepreneur Club Ma Weihua, rappresenta la maggiore associazione di imprese della Cina, e annovera tra i suoi iscritti 31 tra i più influenti imprenditori ed economisti. Le aziende iscritte al Cec costituiscono una parte rilevante del Pil nazionale cinese, con 47 di esse che nel 2013 hanno fatto registrare un giro d’affari pari a oltre duemila miliardi. “L’Europa – ha sottolineato Weihua nel suo intervento – rappresenta il principale partner commerciale della Cina. Dobbiamo adoperarci, insieme, per migliorare gli scambi e le opportunità di sviluppo. Dobbiamo – ha aggiunto – conoscerci meglio e non temerci gli uni con gli altri. Le aziende cinesi stanno investendo molto nelle loro produzioni, per puntare non soltanto alla quantità ma anche alla qualità. Anche nell’ottica di non delegazione cinese1esaurire le risorse naturali”, ha quindi concluso.“Siamo qui – ha detto il sindaco di Roma nel suo saluto di benvenuto – anche per trovare insieme la strada per crescere insieme. Sappiamo che la Cina sta investendo molto nelle nuove generazioni, e che sta coltivando un’economia con una vocazione spiccata verso l’internazionalizzazione. È dunque indispensabile poter stabilire una relazione di mutua collaborazione e scambio di opportunità a livello nazionale ed Europeo. L’Unione, come ben sanno sia Letta che Aho, ha la volontà e la necessità di continuare a puntare sull’innovazione per disegnare il proprio futuro. E in questo senso deve fare uno sforzo maggiore per far comprendere appieno i suoi obiettivi ai propri cittadini”. Gli imprenditori cinesi avranno nei prossimi giorni incontri con le imprese a tradizione familiare più importanti d’Italia, oltre che con i vertici delle principali istituzioni. (foto: delegazione cinese)

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