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Le Gallerie degli Uffizi acquistano un capolavoro del Cinquecento ritenuto perduto

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Le Gallerie degli Uffizi hanno ritrovato e acquistato un dipinto del Cinquecento, da secoli ritenuto perduto. Si tratta dell’Enigma di Omero, del maestro bolognese Bartolomeo Passerotti (1529-1592). Presto l’opera verrà esposta nelle nuove sale dedicate alla pittura del XVI secolo, di prossima apertura. L’enigma di Omero, scomparso dai radar degli studiosi e degli storici dell’arte, era noto esclusivamente attraverso le descrizioni di alcune fonti storiche e alcuni disegni preparatori e d’après. Il primo biografo del Passerotti è Raffaello Borghini, che nella sua opera Il Riposo (1584) riporta una scrupolosa descrizione del dipinto: “un quadro grande in tela di colorito gagliardo a olio, dove sono in una barca i marinari che propongono l’enigma a Omero, che è sul lito; e da altra parte è una zingana e nel viso d’Omero ha il Passerotto ritratto se stesso e vi si veggono naturalissime l’acque del mare et alcune conche marine et un cane che par vivo”. Secondo la testimonianza dello stesso Borghini, il quadro si trovava nel palazzo del letterato fiorentino Giovanni Battista Deti (1539-1607), collezionista e dilettante d’arte, nonché membro fondatore dell’Accademia della Crusca col soprannome di Sollo e autore, fra gli altri, del primo Vocabolario della Crusca. Nel 1677 Giovanni Cinelli ricorda il dipinto nel palazzo di famiglia del senatore fiorentino Carlo Torrigiani (1616-1684) in via Porta Rossa in casa, senza tuttavia riconoscervi la descrizione del Borghini e addirittura confondendo il soggetto rappresentato: un quadro “entrovi un Orfeo, che con la lira in mano trae alla riva dal mare una nave con cinque figure dentro, rapite dalla dolcezza ed armonia di quel suono, opera molto vaga”. Quindi dell’opera si smarriscono le tracce: negli studi moderni sul Passerotti, L’enigma di Omero era segnalato come perduto. Almeno fino ad oggi, quando il quadro è stato rintracciato proprio presso la famiglia dei discendenti di Carlo Torrigiani.

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Uffizi: Maxi inaugurazione per la pittura del ‘500

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 giugno 2019

Firenze. La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano in una stanza appositamente dedicata. Il ritorno in Galleria, dopo quasi dieci anni di lontananza dagli occhi del pubblico, della monumentale ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci; una nuova sala interamente dedicata ai capolavori del naturalismo veneziano, altre per quelli del Tintoretto e del Veronese, oltre 30 dipinti che tornano visibili dopo molto tempo. Sono solo alcuni dei tesori della grande pittura veneta e fiorentina del ‘500 e del primo ‘600, accolti al primo piano degli Uffizi in 14 sale completamente riallestite. Vi sono esposte 105 opere, un terzo delle quali da tempo in deposito: i lavori, che hanno riguardato un’area del museo di oltre 1100 metri quadrati, sono andati avanti per circa un anno.
I colori delle pareti sono naturali e stesi secondo gli antichi metodi, che li rendono vibranti e vivi: verde per la pittura veneta – un verde ripreso dai tendaggi e dai rivestimenti dei muri che si notano in tanti dipinti del Rinascimento veneziano – mentre per gli spazi destinati alla scuola toscana è stato scelto un grigio scuro, che richiama la pietra serena dell’architettura degli Uffizi, ma con un timbro più caldo e vellutato.
La ‘Venere di Urbino’ di Tiziano è affiancata a destra dalla ‘Flora’, sempre di Tiziano, e dalla ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo. Protette da vetri antisfondamento che ne garantiscono anche la stabilità climatica, le tre celeberrime dame potranno ora essere ammirate in totale calma e concentrazione. Nelle sale vicine tornano finalmente visibili le opere di Lorenzo Lotto, Tintoretto, Veronese, molte delle quali da tempo non più visibili, che completano la collezione di pittura veneta degli Uffizi. Su questo lato è stata aperta anche una finestra sull’Arno, con una vista mozzafiato sul fiume e sulle colline a sud della città, a ristabilire il contatto della Galleria con il suo contesto urbano.
Le pareti della monumentale sala del Pilastro sono state lasciate chiare, così che l’ambiente richiami una chiesa a pianta centrale: qui sono infatti esposte le grandi pale d’altare del periodo della Controriforma. I visitatori vi possono finalmente ammirare di nuovo, dopo dieci anni di permanenza in deposito, la ‘Madonna del Popolo’ di Federico Barocci, capolavoro di grandi dimensioni del maestro urbinate, che il granduca Pietro Leopoldo comprò a caro prezzo per le collezioni fiorentine. Accanto, sempre del Barocci, lo splendido e atmosferico ‘Noli me tangere’ e appeso nella parete vicina quello dipinto da Lavinia Fontana, grande pittrice bolognese: due versioni dello stesso soggetto, due culture diverse a raffronto. Le stanze accanto alla sala del Pilastro sono state allestite come “studioli”, prevalentemente con opere di piccole dimensioni: una con dipinti sacri, l’altra con soggetti profani (prevalentemente mitologici e allegorici), tutti visibili nel dettaglio grazie alla protezione con vetri speciali, che permettono di avvicinarsi e di apprezzare ogni pennellata. Torna visibile anche la portentosa ‘Caduta degli Angeli ribelli’ di Andrea Commodi: nel grande bozzetto, un drammatico groviglio di anatomie umane con il quale il pittore fiorentino voleva confrontarsi direttamente con il Michelangelo della Cappella Sistina.
Vi è infine la zona dedicata alle Dinastie, dove i ritratti dei Medici di Bronzino (tra i quali anche la famosa ‘Eleonora da Toledo con il figlio Giovanni’) spiccano come gioielli sul fondo grigio scuro. La nuova sistemazione delle sale è stata concepita per migliorare la visione e la comprensione delle opere da parte del pubblico. Ciò è reso possibile anche grazie alle panchine disseminate lungo il percorso per consentire la sosta e il raccoglimento davanti ai dipinti. Un supporto alla realizzazione di questo straordinario, estesissimo intervento di allestimento è arrivato dai Friends of the Uffizi Galleries, che hanno donato 100mila dollari per la nuova Sala della Venere di Urbino, e altri 15mila dollari – generosamente offerti da uno dei membri dell’associazione, Trish Savides – per il restauro della ‘Sacra Famiglia’ di Lorenzo Lotto.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt, commenta: “È come se si fosse aperto un secondo, nuovo museo dentro la Galleria. L’operazione è di portata gigantesca, ed è stata resa possibile anche grazie a una generosa donazione dei Friends of the Uffizi Galleries, presieduti da Maria Vittoria Rimbotti Colonna. Questa formidabile impresa è stata portata a compimento dall’eccezionale squadra delle Gallerie degli Uffizi, che ha lavorato con passione e grande competenza. Finalmente possiamo mostrare nel modo migliore due settori delle nostre collezioni, quello della pittura della Controriforma e quella della pittura veneta, che sono anche tra i più importanti al mondo. Ma non è finita qui: nel giro di pochi mesi tutta l’ala del Cinquecento sarà riallestita”.
E il curatore del patrimonio architettonico delle Gallerie degli Uffizi, Antonio Godoli, aggiunge: “Due sono i temi fondamentali che hanno guidato il nuovo allestimento: la ricerca di continuità nello stile delle sale vasariane, mediante lo studio di traguardi e anche di punti focali e prospettici nel posizionamento dei quadri; e la costruzione di superfici espositive a supporto delle opere, superfici che hanno la funzione di definire il nuovo spazio museale separandolo dallo spazio architettonico”.

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D’après Michelangelo.La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2015

D’après MichelangeloMilano. Castello Sforzesco Antico Ospedale Spagnolo 30 settembre – 10 gennaio 2016 ANTEPRIMA STAMPA 29 settembre ore 12.00 Sala Weil Weiss – Castello Sforzesco, Milano. Il ricco programma di iniziative ed eventi di ExpoinCittà destinato ad animare la vita culturale milanese per tutto il semestre dell’Esposizione Universale, si arricchisce di un nuovo appuntamento al Castello Sforzesco.
Da mercoledì 30 settembre sarà possibile ammirare la mostra “D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento” nelle nuove sale espositive dell’Antico Ospedale Spagnolo, adiacenti al Museo della Pietà Rondanini da poco inaugurato.
Disegni, alcuni originali del grande genio del Cinquecento, dipinti, incisioni, preziosi oggetti d’arte permetteranno di conoscere un aspetto più intimo del maestro, riguardante la sfera della sua vita privata e delle sue amicizie: un piccolo nucleo compatto, per i quali è stata coniata la definizione di “fogli d’omaggio”.Tra gli anni Venti e Quaranta del Cinquecento, mentre Michelangelo attende alle committenze medicee (Sagrestia Nuova in San Lorenzo a Firenze) e a quelle pontificie (il Giudizio Universale della Sistina), il maestro intreccia importanti relazioni di amicizia con esponenti della nobiltà romana, siglate anche attraverso il dono di elaboratissime composizioni grafiche a matita. Non semplici disegni di studio (o non solo), bensì opere d’arte a tutti gli effetti in sé compiute.Questa produzione grafica rappresenta un vertice dell’attività michelangiolesca non soltanto per l’elevato grado di finitezza formale, ma anche per la complessità iconografica dei soggetti proposti, di tematica classica e mitologica nei doni per Tommaso Cavalieri, e di argomento sacro e devozionale in quelli per Vittoria Colonna.L’aspetto che questa mostra intende documentare è l’apparente, affascinante contrasto tra l’originaria destinazione privata di tali disegni, quasi “frammenti” di un intimo dialogo con gli amici, e la straordinaria, immediata fortuna che essi incontrarono presso gli artisti e i collezionisti del tempo.È interessante riflettere sulla evidente modernità di questo fenomeno, nel quale il disegno originale michelangiolesco, opera d’arte perfettamente autonoma e consapevole, diventa un modello – una sorta di brand contemporaneo, ricercato e “di moda” – largamente copiato, imitato e replicato in una serie di oggetti che, su diversi livelli e con tecniche artistiche differenti, si distinguono per la loro preziosità e il loro valore privato.”Il polo michelangiolesco del Castello Sforzesco, che trova il suo cuore nel nuovo Museo dedicato alla Pietà Rondanini, si arricchisce nell’autunno di ExpoinCittà di una nuova, raffinata esposizione dedicata al genio fiorentino, che inaugura i nuovi spazi espositivi dell’Antico Ospedale Spagnolo – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Una dimostrazione di come qualsiasi investimento in cultura e in progetti di condivisione della nostra straordinaria storia dell’arte generi sempre nuova bellezza e nuova conoscenza, offrendo ai milanesi e ai visitatori della nostra Città, sempre più numerosi e provenienti da tutto il mondo in questa estate di Expo Milano 2015, occasioni preziose per approfondire aspetti inediti della nostra identità culturale”.L’itinerario della mostra si articola in tre sezioni, attraverso una sequenza ordinata per cronologia e tematiche.La prima affronta il nucleo più antico di “fogli d’omaggio”: destinatario è il gentiluomo fiorentino Gherardo Perini “che ricevette in dono tre bellissimi disegni raffiguranti “teste divine”, tra cui la notissima Furia, una testa classica di vaga eco leonardesca nella deformazione prodotta dal grido e la cosiddetta Zenobia, immagine di seducente bellezza femminile. Appartiene a questo gruppo di “teste divine” anche la Cleopatra, disegno donato dal Buonarroti all’amico romano Tommaso Cavalieri.La seconda sezione della mostra è infatti dedicata interamente ai soggetti mitologici che il maestro ideò negli anni Trenta proprio per il giovane Tommaso, a siglare un rapporto di amicizia e stima esclusive. Se il Supplizio di Tizio simboleggia il tormento di un amore vincolato alla dimensione terrena, il volo di Ganimede verso il cielo, abbandonato fra le ali di Giove, rappresenta invece tutta la bellezza di un’elevazione intima e spirituale. La rassegna tenta di documentare in modo completo la fortuna vastissima che proprio questo soggetto incontrò, ispirando numerose versioni grafiche e svariate derivazioni nelle arti decorative ed incisorie, sino ad arrivare ad autonome rielaborazioni pittoriche, come la splendida Battaglia di Montemurlo dipinta da Battista Franco. Infine la Caduta di Fetonte, composizione ricercatissima nei circoli culturali a lui contemporanei, come attestato dalle fonti rinascimentali e dalle numerose repliche in disegni, stampe, cristalli, placchette e cammei.Nella terza parte della mostra l’attenzione si focalizza sui disegni per Vittoria Colonna, Marchesa di Pescara, con cui Michelangelo condivise un “comune sentire religioso e spirituale”, fino alla morte di lei nel 1547. È emblematica, in questo senso, la cosiddetta Madonna del Silenzio, che deve il nome al gesto compiuto da un San Giovannino che discende dal dio egizio Orus. L’opera, misteriosa in alcuni dettagli iconografici, è ben rivelatrice del clima di parziale clandestinità nel quale avvenivano gli incontri spirituali fra il maestro e la Marchesa. Ancor più nota e imitata è la rappresentazione della Crocifissione in cui, recuperando un artificio medievale, Michelangelo vi raffigura Cristo vivo sulla croce, in dialogo con il Padre. Infine, il maestro riscrive totalmente il significato della Pietà, scardinando l’impianto che lui stesso aveva adottato nella famosa Pietà Vaticana: ora si pone in primo piano il sacrificio di Cristo. La fortuna di quest’immagine va ben oltre i limiti cronologici del Cinquecento e capillare è la sua penetrazione nel territorio nazionale attraverso dipinti, disegni, ma soprattutto oggetti di oreficeria liturgica.
Delle oltre ottanta opere in mostra una parte proviene dagli istituti che hanno sede all’interno del Castello, soprattutto materiali a stampa e librari dalla Raccolta Bertarelli e dalla Biblioteca Trivulziana. Numerosi sono i prestiti concessi dalle maggiori raccolte italiane, principalmente i Musei Fiorentini e Casa Buonarroti, le Galleria dell’Accademia di Venezia, i Musei di Bergamo, Bologna, Napoli, Palermo, Roma, oltre a diversi Gabinetti di Stampe, collezioni private e alla Biblioteca Apostolica Vaticana.
Un apporto fondamentale giunge infine dalle maggiori collezioni d’Europa e Stati Uniti, offrendo l’occasione di ammirare opere mai esposte prima in Italia, provenienti da Amsterdam, Budapest, Cracovia, Écouen, Lipsia, Londra, Madrid, Oxford, Parigi, Rotterdam, Vienna, Zagabria, e, per gli Stati Uniti, New York e Washinghton. Una agile guida, edita da Marsilio, accompagnerà il visitatore lungo il percorso della mostra. E’ in preparazione, sempre da Marsilio, il catalogo scientifico che documenta il lavoro di ricerca svolto dai curatori in occasione della mostra: un volume di grande formato, con oltre 600 illustrazioni, arricchito da un DVD. (foto: D’après Michelangelo)

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Xuarez-Pietro Aretino: Coloquio de las damas

Posted by fidest press agency su martedì, 3 aprile 2012

Image of engraving of Pietro Aretino by Marcan...

Image of engraving of Pietro Aretino by Marcantonio Raimondi (Photo credit: Wikipedia)

Prima che l’opera omnia di Pietro Aretino venisse messa all’Indice, nella seconda metà del Cinquecento, la fama dello scrittore, ertosi a censore del mondo e difensore della verità, si diffuse in tutta Europa, come testimonia la fortuna indiscussa tanto della sua produzione ordinaria, quanto di quella erotico-pornografica e di quella religiosa. Uno dei suoi testi piú letti e tradotti fu la terza giornata del Ragionamento, in cui Nanna e Antonia narrano senza veli la vita delle prostitute. In Italia essa apparve, clandestinamente, in un’edizione autonoma, sotto il titolo di Opera Nova, per la prima volta nel 1534, poi ancora nel 1535 (con due ristampe in due città diverse) e nel 1547. Fu invece ribattezzata Dialogo in altre due cinquecentine, una delle quali, sprovvista di coordinate tipografiche, non era mai stata recensita né descritta sinora. Nel presente volume se ne propone la coeva versione castigliana, intitolata Coloquio de las damas (Siviglia 1547), opera del canonico Fernán Xuárez. A fronte, l’originale italiano, integrato da una traduzione di servizio sia del paratesto che Xuárez aggiunse per dimostrare il valore esemplare del dialogo aretiniano, opportunamente depurato, sia dei passi interpolati piú consistenti. Il Coloquio, ristampato nel 1548 e nel 1549, conobbe un immediato successo editoriale, che neanche la scure del Sant’Uffizio riuscí a stroncare del tutto. È vero che, nonostante la dichiarazione di intenti di Xuárez, la ragionata difesa della letteratura d’evasione e il sostanziale rimaneggiamento del ben piú scabroso originale, la sua versione non si salvò dalla condanna inquisitoriale, ma ciò non impedí che nel 1607 venisse pubblicata di nuovo, pur senza il placet delle autorità competenti. L’edizione bilingue della terza giornata del Ragionamento, corredata da un’esaustiva nota ai testi, è preceduta da un ampio studio introduttivo in cui si illustrano le strategie di censura attuate da Xuárez, se ne analizzano interpolazioni e manipolazioni, e si fa luce sulle questioni di etica della lettura dibattute nelle pagine liminari del Coloquio, ricostruendo infine la fortuna dell’opera nell’Europa del XVI

 

 

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