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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘circular economy’

Convegno “Agricoltura Sostenibile & Circular Economy”

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 aprile 2021

Si terrà giovedì 22 aprile a partire dalle 9.30 il webinar Agricoltura Sostenibile & Circular Economy, promosso da Economy Group in collaborazione con l’Università di Parma e dedicato ai temi della qualità della nutrizione, della sua diffusione, ancora oggi gravemente sbilanciata nel mondo e della sua sostenibilità.Il convegno, che inizierà con i saluti del Rettore Paolo Andrei e del Direttore di Economy Sergio Luciani, vedrà tra i numerosi interventi il discorso di apertura di Filippo Arfini, docente del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali e alle 15 la conclusione dei lavori da parte di Daniele Del Rio, Presidente della Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione dell’Università di Parma.Oltre alla partecipazione di esponenti di numerose aziende, non solo del territorio parmense, alle 14 è in programma la tavola rotonda Un ecosistema integrato per la crescita alimentare sostenibile, a cui interverranno il Direttore dell’Unione Parmense Industriali Cesare Azzali, il Presidente dell’Associazione “Parma, io ci sto!” Alessandro Chiesi, il Presidente delle Fiere di Parma Gino Gandolfi, il Presidente nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e il responsabile dell’Area Affari e Agro di Crédit Agricole Italia Giovanni Silvano.Sarà possibile seguire il convegno in diretta streaming sul sito di Economymagazine (https://www.economymagazine.it/), alla pagina Facebook EconomyMagazine.it (https://www.facebook.com/EconomyMagazine.it) e sul canale YouTube di EconomyGroup (https://www.youtube.com/channel/UC5mm6wYKhy5DwexQhjs_R_Q).L’appuntamento del 22 aprile è una nuova tappa del progetto itinerante varato a fine 2019 da Economy Group – Sviluppo Sostenibile & Circular Economy – che, dopo una serie di pubblicazioni di preparazione, ha esordito con alcuni convegni all’Università Liuc di Castellanza il 13 ottobre 2020, a Ecomondo a Rimini il 5 novembre e il 10 febbraio 2021 a Roma, in collaborazione con Federmanager.La scelta di Parma è stata fatta per la sua forte collocazione strategica al centro della Food Valley, di cui l’Università di Parma si pone come punto di riferimento in materia di alimenti e nutrizione anche grazie alla collaborazione con Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e al “Food project” (http://www.foodproject.unipr.it/), l’iniziativa lanciata dall’Ateneo per sistematizzare e rafforzare le competenze di eccellenza nel campo della ricerca e della didattica.

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Presentato il primo Circular Economy Report 2021

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 gennaio 2021

L’Italia è pronta per l’economia circolare, nuova parola d’ordine che sta progressivamente sostituendo la più generica sostenibilità ambientale? E quale potenziale potrebbe esprimere nel nostro Paese la transizione verso questo modello produttivo? Domande di assoluta attualità a cui ha cominciato a dare risposte la prima edizione del Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano. I finanziamenti che la transizione verso l’economia circolare porta in dote a livello europeo sono sostanziosi: 454 miliardi di euro di fondi strutturali e di investimento per oltre 500 programmi in tutto il continente, più 183 miliardi di cofinanziamenti nazionali da parte degli Stati membri (637 miliardi in totale), cui si aggiungono i 26 a carico del bilancio dell’Unione Europea e i 7,5 dell’EIB-European Investment Bank dedicati al fondo europeo per gli investimenti strategici. Ciliegina sulla torta, i 900 miliardi stanziati dalla Commissione Europea con il cosiddetto Recovery Plan per la transizione ecologica nel prossimo decennio, di cui l’economia circolare è uno dei cardini. Quanto all’Italia, oltre ai 4,24 miliardi di euro per investimenti pubblici stanziati con la Legge di Bilancio 2020 a favore del Green New Deal, in cui rientrano anche interventi di economia circolare, a giugno il MISE ha avviato il finanziamento alle imprese per la riconversione delle attività produttive verso un modello circolare: 157 milioni di euro in finanziamenti agevolati e 62,8 in contributi alla spesa. Non molto, ma un primo passo. Le parole chiave dell’economia circolare infatti sono tre: risorse, intese come componenti del prodotto, che hanno un ciclo di vita più lungo e un valore intrinseco recuperabile; re-disegn, perché le imprese sono chiamate a ridisegnare processi di produzione (con interventi di efficienza energetica) e prodotti che siano modulari e facilmente assemblabili, realizzati con materiali riusabili e riciclabili; proprietà, perché se nell’economia lineare il prodotto passa totalmente al cliente, nell’economia circolare la proprietà del prodotto deve restare al produttore, mentre il cliente ne paga soltanto l’utilizzo attraverso meccanismi di pay per use. Il processo interessa sia le componenti “biologiche”, in grado di tornare al loro stato originario, sia quelle “tecniche”, che invece comportano lavorazioni in parte irreversibili e hanno come ultima opzione il riciclo. L’economia circolare mira a mantenere “in circolo” all’interno del sistema produttivo quanto più possibile entrambi i tipi di risorse, generando cicli virtuosi di ri-uso, ri-lavorazione e ri-ciclo.
Per misurare la sensibilità del nostro sistema economico verso il passaggio all’economia circolare, senza pretese statistiche, l’E&S Group ha condotto un’analisi dettaglia coinvolgendo oltre 150 imprese in 4 macro-settori industriali: “Costruzioni” (opere di ingegneria civile o lavori di costruzione specializzati), “Automotive” (progettazione, costruzione e vendita di veicoli o componenti), “Impiantistica Industriale” (realizzazione di apparecchiature elettriche o macchinari destinati all’industria), “Resource & Energy Recovery” (recupero e smaltimento di rifiuti biologici, gestione di impianti per la produzione di energia elettrica attraverso biomasse). Quanto ai tipi di attività, si è adottato soprattutto il “Design for Environment” (intervenire sul ri-disegno dei prodotti e dei processi è il primo fondamentale tassello), mentre solo circa un terzo delle aziende ha introdotto pratiche relative al “Design for Remanufacturing/Reuse” e ben poche sono arrivate sino al “Design for Disassembly” e soprattutto alla messa in atto di sistemi di “Take Back”, ossia di recupero delle materie e dei componenti dai clienti finali. Siamo ben lontani quindi dal poter affermare che in Italia (per lo meno nei settori presi in esame) sia diffusa l’economia circolare, anche se il processo di trasformazione si è messo in moto. (in sintesi)

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Presentazione primo Circular Economy Report

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2021

Milano Giovedì 28 gennaio alle 9.30 verrà presentata in diretta streaming l’edizione 2020 del Circular Economy Report, redatta dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano e incentrata su alcuni dei principali trend che stanno ridisegnando il mondo delle imprese verso la cosiddetta transizione circolare, oltre che sul ruolo del legislatore e di tutti gli stakeholder interessati.In particolare, il Report analizza i vantaggi dell’economia circolare rispetto al tradizionale modello di consumo lineare, le principali normative in materia sia in Italia che all’estero, i driver e le barriere all’adozione di questo tipo di economia in alcuni settori industriali particolarmente interessanti e il suo potenziale di mercato, oltre a indicare un’agenda politica. Temi che saranno anche al centro del convegno di presentazione, in cui come sempre saranno chiamate a discutere le imprese Partner della ricerca.Al momento dell’iscrizione (https://www.energystrategy.it/eventi/circular-economy-report-2020.html) sarà inviata una mail di conferma con il link per accedere al convegno.

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Circular economy: Nuovo volume di Monica Cocconi

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

È stato pubblicato in queste settimane il volume scritto da Monica Cocconi, docente di diritto amministrativo al Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, su La regolazione dell’economia circolare. Sostenibilità e nuovi paradigmi di sviluppo, per i tipi della Franco Angeli, nella Collana degli Studi di diritto pubblico. La pubblicazione è stata possibile grazie al contributo del Dipartimento di Ingegneria e Architettura ed è preceduta da una prefazione di Antonio D’Aloia, docente di diritto costituzionale al Dipartimento di Giurisprudenza, Studî Politici e Internazionali.È la terza monografia che l’autrice dedica ai temi correlati alla sostenibilità, sia pure su versanti del tutto differenti. Nel 2017 sul fronte della sicurezza alimentare nel volume collettaneo, Sostenibilità, responsabilità sociale d’impresa e nuove aspettative dei consumatori: nuovi paradigmi di qualità, Atti del convegno del 12 ottobre 2018 sullo stesso tema e nel 2014, sul fronte dell’energia, Poteri pubblici e mercato dell’energia. Fonti rinnovabili e sostenibilità ambientale.La tematica scelta dall’autrice investe una delle principali aree di ricerca del Piano strategico del Dipartimento di afferenza, ossia quella connessa alla circular economy, ai suoi processi di funzionamento e di gestione.Inoltre incrocia uno dei princìpi fondamentali e dei valori dello Statuto dell’Università di Parma, ossia quello della sostenibilità rispetto alla cui attuazione esiste uno specifico gruppo di lavoro coordinato dal Pro Rettore vicario. Lo scorso anno il Rettore ha firmato il Manifesto degli Atenei italiani per la sostenibilità.La stessa direzione è stata intrapresa all’Unione Europea dalla nuova Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, grazie al programma del Green Deal per i prossimi anni.Il passaggio verso un modello più efficiente nell’utilizzo delle risorse, a basse emissioni nocive, e quindi resiliente rispetto al climate change, costituisce la principale sfida, a livello internazionale, per conseguire una crescita economica sostenibile. Non si tratta, in realtà, di una riforma del modello attuale, ma di un vero e proprio cambio di paradigma, che impone mutamenti rilevanti nell’utilizzo delle risorse naturali, nella gestione dei rifiuti e nel ciclo di vita dei beni.
Il nuovo paradigma viene qualificato, a livello nazionale ed europeo, come economia circolare, ovvero “un’economia concettualmente rigenerativa che riproduce la natura nel migliorare ed ottimizzare in modo attivo i sistemi mediante i quali opera” (Fondazione Ellen MacArthur).Attraverso l’accrescimento della sostenibilità dello sviluppo europeo, infine, si concretizza la visione di un modello più coerente con la tradizione democratica europea, caratterizzata dalla garanzia dei diritti universali e dalla ricerca di equità sociale. Il saggio individua il ruolo del diritto amministrativo dell’ambiente e dei suoi mutamenti nell’assicurare il rafforzamento di questo modello.

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“Attivare la circular economy attraverso l’open innovation”

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2020

A cura di Riccardo Porro, Chief Operations Officer di Cariplo Factory. La pandemia da Coronavirus ha messo a nudo la fragilità del nostro modello di sviluppo economico rendendo evidenti due facce della stessa medaglia: da un lato, l’evidenza che nessun settore è abbastanza solido per resistere a un cambiamento radicale senza un processo di continua innovazione.
Ora più che mai, è indispensabile ripensare il ciclo economico in termini di economia circolare: un sistema pensato per potersi rigenerare, fondato sulla valorizzazione degli scarti, l’estensione del ciclo di vita dei prodotti, la condivisione delle risorse, l’impiego di materie prime da riciclo e di energia da fonti rinnovabili. Ma un cambiamento di rotta di questa portata, una trasformazione così radicale, non può gravare sulle spalle delle singole imprese. Servono, da un lato, sostegno a livello economico e finanziario, e dall’altro, la capacità di portare il paradigma dell’open innovation anche nella circular economy: vale a dire, fare in modo che le imprese che hanno bisogno di rinnovarsi per andare verso la circular economy possano entrare in contatto con delle realtà in grado di fornire loro gli strumenti per farlo.
Dal primo Rapporto nazionale 2019 sul modello dell’economia circolare realizzato dal Circulary Economy Network, l’Italia è N.1 in Europa in questo ambito: con un punteggio di 103, batte il Regno Unito (90 punti), la Germania (88), la Francia (87) e la Spagna (81). Secondo il rapporto “La bioeconomia in Europa”, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Assobiotec e il Cluster SPRING, il mercato è già enorme e in Italia vale circa 345 miliardi di euro e due milioni di occupati: numeri che ci mettono al terzo posto in Europa alle spalle di Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi).
Vuol dire che siamo perlomeno agganciati al treno di testa. Eppure, rischiamo di perdere contatto, perché dal punto di vista normativo la legislazione del settore è ancora agli albori. Dopo anni di discussioni, ancora oggi tutto il tema dei rifiuti viene trattato secondo specifiche normative su base regionale o comunale, quando invece l’obiettivo finale sarebbe quello di far scomparire le discariche per trasformare gli scarti in materie prime seconde. Motivo per cui abbiamo bisogno di un disciplinare chiaro che tratti i rifiuti come un bene produttivo.La mancanza di una normativa centralizzata genera inevitabilmente grovigli burocratici che allungano i tempi e spesso finiscono per dissuadere le imprese dall’intraprendere la strada della circolarità. Un caso emblematico è quello di Fater, l’azienda leader in Italia nei prodotti assorbenti per la persona (suoi i marchi Pampers e Lines). Per riuscire a recuperare pannolini e assorbenti usati, con l’obiettivo di rimettere la cellulosa nel ciclo produttivo, Fater ha investito milioni di euro in tecnologia. Ma ha poi ha dovuto aspettare quasi 7 anni per il via libera amministrativo.Oggi però a riaccendere i riflettori sull’economia circolare sono i piani di rilancio dell’economia presentati dalla task force di Vittorio Colao e dal governo. È proprio dal sostegno da parte delle istituzioni che in Italia dovrebbe passare il rilancio dell’economia basato su un modello circolare: norme chiare, meno burocrazia e soprattutto un piano di incentivi: non solo da parte dello Stato, ma anche con il sostegno del comparto creditizio – come quello offerto da Intesa Sanpaolo con un plafond da 5 miliardi di euro.
Le aziende hanno ormai compreso che non si tratta di costi, ma di investimenti premiati dalla Borsa, tuttavia a mancare sono ancora le competenze per governare il cambiamento. Ma queste si possono acquisire attraverso l’open innovation, che abilita l’accesso alle idee esterne, in particolare quelle sviluppate da startup innovative. Perché non si possono avere al proprio interno tutti gli strumenti per cambiare. Serve allora, come detto all’inizio, la capacità di portare il paradigma dell’open innovation anche nella circular economy, perché nessuno è in grado di affrontare da solo la complessità dei temi e delle frontiere che portano cambiamenti del genere.

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Circular economy can be a game changer, globally

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 luglio 2017

BruxellesBrussels. Businesses and consumers all over the world will win from an inclusive circular economy. Europe is moving ahead. European business wants to maintain the value of products that we use as long as possible, and the Earth’s resources that we use to make those products. Extracting raw materials from used end-of-life products will payoff. BusinessEurope has now taken an important step in support of more circular economy actions and built the European Circular Economy Industry Platform http://www.circulary.eu to provide good practices to businesses around the world, showing what’s happening in Europe. The platform showcases what small and medium-sized enterprises and large industrial producers in Europe are doing and what challenges they face. It allows a global knowledge sharing Markus J. Beyrer, Director General of BusinessEurope said:
“The circular economy can be a game changer for job creation in Europe and globally. It makes business sense but it’s also a monumental task. To succeed, we should focus on all aspects to improve ‘circularity’: product design, industrial processes, consumer habits and workforce skills. We need to close skills gaps and create new jobs for the transition to a circular economy. Be it architects trained in eco-design or people with knowledge about new materials or at ease with new technologies. The EU needs an overarching policy approach that covers the ‘full circle’. The European Circular Economy Industry Platform shows innovative ways in which the European industry is adding to protecting natural resources and the environment.” The new European Circular Economy Industry Platform will showcase EU businesses actively engaging in the circular economy. It outlines the regulatory barriers and the challenges that SMEs, industry and other companies face when shifting towards circularity. New circular economy examples will be constantly added to this platform.

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Circular Economy: l’impegno dell’Unione Europea per un’economia circolare

Posted by fidest press agency su domenica, 23 ottobre 2016

torinoTorino Il 24 ottobre 2016, presso l’Aula magna del Campus Luigi Einaudi (lungo Dora Siena, 100 Torino) alle 10 si terrà l’incontro “Circular Economy”, evento che rientra tra le iniziative promosse dall’ufficio di Milano del Parlamento europeo. Questo evento vedrà la collaborazione di Europe Direct, del Dipartimento di cultura politica e società di Unito e della Città di Torino, e si rivolge in particolare al pubblico degli studenti, specialmente i più giovani, per portare attenzione sulle misure adottate a livello europeo per incentivare la transizione dell’Europa verso una economia circolare. Nei sistemi di economia circolare i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti. Quando un prodotto raggiunge la fine del ciclo di vita, le risorse restano all’interno del sistema economico, in modo da poter essere riutilizzate più volte a fini produttivi e creare così nuovo valore. Nel dicembre del 2014 la Commissione Europea ha deciso di porre su un piano più ambizioso la prevista revisione della legislazione europea sui rifiuti, elaborando un pacchetto di misure integrate che non si pongono solo l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti, ma di promuovere una più generale transizione verso un’economia circolare. «Il nostro pianeta e la nostra economia non sopravvivranno se continueremo a seguire i dettami del “prendi, trasforma, usa e getta”.» ha affermato Frans Timmermans, il vice presidente della Commissione europea. «Le risorse sono preziose e vanno conservate sfruttandone al massimo il potenziale valore economico. L’economia circolare si prefigge di ridurre i rifiuti e proteggere l’intera economia. Ripensiamo il nostro modo di produrre, lavorare e acquistare.»
Il fine dell’incontro è quello di creare uno spazio di interazione e discussione tra esperti del settore pubblico e privato, insieme agli studenti, alimentando così un dibattito critico e costruttivo.All.incontro, che vede coinvolti 300 ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado del territorio della Città metrpolitana, interverranno:
Alba Garavet (Europe Direct)
Marinella Belluati (Dipartimento CPS)
Dario Padovan (Dipartimento CPS)
Anna Monticelli (Intesa San Paolo)
Elena De Ambrogio (Città di Torino)
Mercedes Bresso (Europarlamentare – collegio NordOvest)
Brando Benifei (Europarlamentare – collegio NordOvest)

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DLL shortlisted for BusinessGreen Leaders Awards 2016

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2016

londraEindhoven. DLL, a global provider of asset-based financial solutions, has been shortlisted for the BusinessGreen Leaders Awards’ brand new category, Circular Economy Project of the Year. This nomination comes just three months after DLL received the Circular Economy Investor Award from the Young Global Leaders of the World Economic Forum in Davos. The BusinessGreen Leaders Awards, now in its sixth year and organized by BusinessGreen.com, the leading UK information source for the green economy, will bring together over 600 executives, entrepreneurs, investors, policymakers, and campaigners to celebrate the green economy’s most exciting and innovative achievements from the past 12 months. The Awards celebrate those organizations and individuals that are working day in, day out to turn global sustainability pledges into an economic and commercially viable reality.The Circular Economy Project of the Year is one of the new categories this year and is open to innovative projects that have not just curbed waste levels, but have delivered broader financial and competitive benefits to the organization and have helped to engage employees with circular economy issues. DLL has been recognized for enabling circular business models through its Life Cycle Asset Management (LCAM) program. As the world population grows, greater demand will be placed on finite resources. A smarter use of these resources is at the heart of the circular model, challenging us to find ways to remanufacture, recycle and reuse materials.With a focus on usage rather than ownership of assets, DLL works with equipment manufacturers and dealers to develop second and third life revenue streams, thereby actively promoting refurbishment and remanufacturing. DLL further ensures that the right financing models are in place so that manufacturers and dealers can maintain responsibility for the management of the equipment throughout its complete life cycle, from production through to disposal. DLL’s LCAM program enables manufacturers and dealers to implement a sustainable business approach that combines profitability with environmental and social benefits. In addition to supporting the shift to a circular economy, DLL’s partners benefit from the additional revenue and are able to serve a broader customer base, strengthening their market position.
Bill Stephenson, CEO and Chairman of the Executive Board at DLL, comments: “We are delighted that the value of our LCAM program is once again being recognized. At DLL, we believe the financial industry can play an integral and leading role in creating a more sustainable world and economy. We will continue working with our partners and their end customers to provide responsible solutions that help all parties realize their aspirations in a challenging and constantly evolving market.”
Today, second and third life equipment comprises 2% of DLL’s leasing portfolio. The company expects this percentage to grow to 20% by 2025. DLL has made a concerted effort to work alongside its partners in addressing the challenges of adopting circular economic principles. Believing that circular solutions can only be developed through close collaboration with others, DLL has also developed a series of white papers to share their learnings and inspire other companies to take action.Finalists for the BusinessGreen Leaders Awards will be announced on July 6 in London.

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Cresce la circular economy

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 dicembre 2015

L’industria del riciclo rifiuti si conferma pilastro della circular economy, continua a crescere nel comparto degli imballaggi (nel 2014 il 66% è stato avviato a riciclo, +2% vs 2013), in quello dei RAEE, in quello della gestione della frazione organica e degli pneumatici. I rifiuti importati dall’Italia nel 2014 hanno raggiunto 5,9 milioni di tonnellate, in gran parte costituiti da rottami ferrosi, mentre 3,8 mln di tonn. sono stati quelli esportati. Il paradosso è che 450.000 tonnellate di rifiuti importati (circa l’8% di quelli trasportati nel nostro Paese per essere trattati) equivalgono, per volume e tipologia, a rifiuti italiani spediti all’estero, con costi per noi spesso esorbitanti.Sono queste le principali evidenze emerse nel corso della presentazione dello studio annuale “L’Italia del Riciclo”, il Rapporto promosso e realizzato da FISE Unire (l’Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, tenutasi stamane nel corso di un convegno a Roma. A pochi giorni dall’uscita del nuovo Pacchetto sull’economia circolare, presentato dalla Commissione Europea il 2 dicembre, il Rapporto mostra l’industria del riciclo rifiuti come un pilastro dell’economia circolare, nonostante la riduzione dei consumi delle famiglie e della produzione industriale.

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