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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘cirrosi’

L’obesità negli adolescenti: aumenta il rischio da adulti di cirrosi e tumore del fegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Sta destando scalpore nella comunità scientifica uno studio appena pubblicato sulla rivista Gut che dimostra come l’obesità nell’adolescente rappresenti un importante fattore di rischio per cirrosi epatica e tumore del fegato. Lo studio è stato condotto su 1,2 milioni di giovani maschi svedesi dell’età compresa tra 17 e 19 anni, nati tra il 1951 e il 1976, i cui dati erano stati raccolti nei registri nazionali al momento della chiamata al servizio militare tra il 1969 ed il 1996, quando in quegli anni il servizio di leva era obbligatorio per cui tutti i ragazzi, eccetto una modesta percentuale del 2-3 per cento, erano stati registrati (HagstromGut 2018).
Lo studio prevedeva di registrare nel tempo un consistente numero di variabili riportate nei registri di patologie della popolazione generale, tra cui cirrosi, epatocarcinoma, ascite, encefalopatia, sindrome epatorenale, varici esofagee, scompenso epatico, tumori maligni del fegato e trapianto di fegato, incrociando i dati di segnalazione delle patologie con i dati di registrazione dei ragazzi al momento del servizio militare. Poi i ragazzi sono stati suddivisi in categorie in base al loro BMI (Body Mass Index) ed è stato osservato nel tempo lo sviluppo di diabete, malattie epatiche ed epatocarcinoma con la stima del tasso di mortalità per tali patologie, in base al BMI di partenza. Al momento della valutazione di base, un po’ più di 100 mila ragazzi erano in sovrappeso e quasi 200 mila erano obesi. A conferma di come l’epidemiologia dell’obesità sia cambiata in Europa negli ultimi 20 anni, anche lo studio svedese ha confermato che il BMI medio dei ragazzi nati nel 1976 era significativamente aumentato rispetto al BMI medio dei ragazzi nati nel 1951: non solo, ma la percentuale di ragazzi in sovrappeso, confrontata tra i due gruppi di ragazzi registrati per il servizio militare, era aumentato del 210 per cento (dal 5.7 per cento dei casi nati nel 1951 al 12 per cento dei casi nati nel 1976) e del 350 per cento era aumentata la percentuale di ragazzi obesi (dallo 0.8 dei nati nel 1951 al 2.8 per cento dei nati nel 1976). “Lo studio parla di 19.671 ragazzi obesi di cui 138 sviluppano cirrosi (0.7 per cento) e 10 sviluppano epatocarcinoma (0.05 per cento) e 20 sviluppano cirrosi se oltre all’obesità c’è anche il diabete (0.14 per cento)”, commentala professoressa Burra.Lo studio ha previsto un follow-up medio di 28,5 anni. Durante questa lunga osservazione temporale, si è visto che 5.281 persone avevano sviluppano malattie epatiche e di questi, 251 avevano sviluppato epatocarcinoma. E’ stata riscontrata associazione tra sviluppo di malattia epatica severa e presenza di sovrappeso ed obesità. Lo sviluppo di diabete aumentava ulteriormente il rischio di malattia epatica severa in tutte le categorie dei giovani suddivisi in base al BMI. Il rischio di malattia epatica aumentava se presenti sia obesità che diabete rispetto agli obesi, ma non diabetici. Quindi il messaggio finale è che l’obesità negli adolescenti si associa al rischio di sviluppare nell’età adulta malattia del fegato e tumore epatico, rischio aumentato se si sviluppa anche il diabete.Questo studio si basa sulla popolazione esclusivamente maschile, ma analogamente un precedente studio inglese svolto sulle donne di mezza età, aveva confermato l’associazione tra obesità e cirrosi epatica. Purtroppo in tale studio non si poteva confermare se la presenza di obesità nelle donne adolescenti si potesse associare o meno ad aumentato rischio di cirrosi epatica e tumore del fegato nell’età adulta (Liu B Br Med J 2010).La prevalenza della malattia epatica metabolica associata all’obesità – steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e steato-epatite non alcolica (NASH) – sta aumentando anche in Europa. La prevalenza globale della NAFLD è pari al 25 per cento con elevati picchi nel Medio Oriente ed in Sud America e tassi notevolmente inferiori in Africa. Come noto le co-morbidità associate con la NAFLD includono l’obesità, il diabete, l’iperlipidemia, l’ipertensione arteriosa e la sindrome metabolica. Purtroppo il 40 per cento delle malattie epatiche dovute a NAFLD progredisce in epatopatia con fibrosi (NASH). L’incidenza di epatocarcinoma nei pazienti con NAFLD è stata stimata pari a 0.44/1.000 persone-anno (YounossiHepatology 2016).Altro dato che sarebbe stato interessante disporre nello studio degli svedesi pubblicato su Gut, è l’associazione tra obesità e uso di bevande alcoliche durante il follow-up, essendo noto come la obesità peggiori la malattia epatica alcol-correlata. Gli stessi autori svedesi avevano dimostrato con uno studio precedente, sempre sugli adolescenti maschi, ben 45 mila casi con 40 anni di follow-up, che l’essere in sovrappeso rappresentava un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie epatiche indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio come l’assunzione di alcol (Hagström J Hepatol 2016).Un altro studio caso-controllo pubblicato alcuni anni fa aveva valutato se l’obesità presente in giovane età adulta potesse associarsi ad una peggiore prognosi nei pazienti con epatocarcinoma, confrontando 622 casi di giovani adulti obesi con epatocarcinoma con 660 controlli sani. Gli Autori concludevano che l’obesità presente trai 20 e 40 anni di età era un fattore di rischio per l’epatocarcinoma. Interessante dato emerso dallo studio, che per ogni unità di BMI in più, si era osservato un anticipo di circa 4 mesi nell’età in cui l’epatocarcinoma veniva diagnosticato. Nello stesso studio era stato poi dimostrato che vi era un effetto sinergico tra obesità ed epatiti virali. Però non sembrava che l’obesità si associasse ad una prognosi peggiore dell’epatocarcinoma (Hassan Gastroenterology 2015).L’obesità è riconosciuta come fattore di rischio non solo per il tumore del fegato, ma anche per il tumore del seno in donne in epoca pre-menopausale, tumore dell’endometrio e tumore del rene, colon, pancreas, colecisti ed adenocarcinoma dell’esofago (Larsson Int J Cancer 2007; Larsson Br J Cancer 2007).Anche l’associazione tra diabete e malattie epatiche, in particolare la NAFLD e l’epatocarcinoma, è ormai ampiamente riportata da diversi studi. Un vecchio studio di coorte su 173 mila casi con diabete confrontati con 650 mila casi senza diabete, aveva confermato che l’incidenza della NAFLD era pari a 18/100 mila persone/anno, nei pazienti diabetici, rispetto a circa 10/100 mila persone/anno nei soggetti non diabetici. Non solo, ma il diabete si associava allo sviluppo di epatocarcinoma, soprattutto in coloro con una storia cronica, di almeno 10 anni, di malattia metabolica (El-SeragGastroenterology 2004).

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Il Trapianto di fegato in Abruzzo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2009

Chieti 22 luglio, alle ore 16 nell’Ospedale «SS. Annunziata un convegno sul «Trapianto di Fegato». Il convegno, organizzato dal professor Innocenti, avrà come relatori il dottor Daniele Sommacale, direttore del Centro trapianti epatici dell’Hôpital Beaujon di Parigi, il quale terrà una lettura su «L’organizzazione di un centro trapianti», e il dottor Guido Liddo , anch’egli dell’Hôpital Beaujon di Parigi, il quale terrà una lettura sulle «Problematiche nel prelievo di organi». Sono previsti interventi di epatologi, rianimatori, radiologi, immunologi, trasfusionisti che illustreranno la situazione abruzzese. Interverrà anche il professor Antonio Famulari, coordinatore regionale trapianti per la Regione Abruzzo. In Abruzzo aumentano le malattie epatiche, siano esse cirrosi da abuso di alcool o tumori che insorgono dopo l’epatite B e C. Ogni anno 20 abruzzesi vengono sottoposti a trapianto epatico in diversi centri  italiani, mentre attualmente sono 30 quelli in lista di attesa, che attendono cioè di essere trapiantati. Tutte le regioni italiane dispongono di un proprio centro trapianti di fegato, a eccezione di Umbria, Basilicata, Calabria e Abruzzo. Alla luce dei dati forniti dal direttore del Centro nazionale trapianti del Ministero della Sanità, il dottor Nanni Costa, l’Abruzzo potrebbe essere autorizzato ad avere un proprio centro per trapianti epatici, su richiesta della Regione. Spesso, infatti, in numerosi centri italiani si sottopongono a trapianto con difficoltà i pazienti provenienti da altre regioni. Per questo motivo è nato il progetto «Trapianto di fegato», avviato da medici di diverse appartenenze (ospedalieri e universitari), che ha come unico fine quello di dotare l’Abruzzo di una sede nella quale si possa eseguire questo tipo di trapianto, dando speranza a tanti malati. «I medici – spiega il direttore della Patologia Chirurgica dell’Ospedale di Chieti, il professor Paolo Innocenti -, pur nella consapevolezza delle difficoltà in cui si dibatte la sanità abruzzese, vogliono guardare al futuro e, con l’aiuto determinante della classe politica e amministrativa, desiderano dotare la nostra regione di centri di eccellenza. Da anni periodicamente viene affrontato questo tema in dibattiti e convegni. Ciò sta a significare quanto esso sia sentito dalla classe medica».

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Epatite delta “spia” di cirrosi e cancro fegato

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2009

Il virus dell’epatite Delta (Hdv) è un’importante ‘spia’ del rischio di cirrosi e cancro fegato (carcinoma epatocellulare). Non solo. La replicazione persistente del virus, altamente patogeno e che necessita della presenza del virus dell’epatite B per la trasmissione e la ‘riproduzione’ , rappresenta l’unico fattore in grado di predire la mortalità legata alla malattia di fegato. Lo dimostra uno studio italiano pubblicato su ‘Gastroenterology’, condotto da Raffaella Romeo e dai ricercatori dell’Unità operativa di Gastroenterologia 1 della Fondazione Policlinico di Milano, coordinati da Massimo Colombo. La ricerca, su un campione di 299 pazienti con epatite Delta, 230 dei quali maschi, arruolati a un’età media di 30 anni e seguiti per circa 28 anni nell’ambulatorio del Policlinico, ha dimostrato che la comparsa di cirrosi epatica si verificava con un tasso di incidenza annua del 4%, mentre i tassi di incidenza per lo scompenso epatico e lo sviluppo di carcinoma epatocellulare erano rispettivamente 2,7% e 2,8%. La ricerca, dunque, dimostra che l’epatite cronica da virus Delta è caratterizzata da un lungo decorso, e da una discreta probabilità di evoluzione in cirrosi epatica. L’analisi dei dati ha dimostrato, inoltre, che la persistente replicazione del virus Delta era associata allo sviluppo della cirrosi e alla comparsa di problemi più gravi come lo scompenso, lo sviluppo del tumore e la morte. Durante lo studio, inoltre, i ricercatori si sono resi conto che l’epatite Delta, dopo un decennio di apparente declino, è cresciuta nei portatori di virus dell’epatite B. Questo nonostante l’introduzione della vaccinazione obbligatoria contro il virus B con il quale il virus Delta condivide le modalità di trasmissione, cioè per contatto con liquidi biologici. Questi dati, secondo i ricercatori, suggeriscono la necessità di una maggiore attenzione alle persone con epatite B, che possono essere colpiti dal virus Delta. In particolare sarebbe opportuno, suggeriscono, verificare la copresenza del virus Delta in caso di ogni nuova infezione da virus B o in caso di vecchie infezioni B che mostrino una recrudescenza, e attuare, nel caso, la terapia adeguata.

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Cirrosi: ammoniemia indica varici esofagee

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 marzo 2009

Un elevato livello di ammoniemia nei pazienti cirritici costituisce un indizio della presenza di varici esofagee. Nei pazienti cirrotici è necessario verificare quanto più precocemente possibile la presenza di queste lesioni tramite endoscopia del tratto gastrointestinale superiore onde eludere le emorragie: quanto riscontrato solleva la possibilità di utilizzare i livelli ammoniemici per diagnosticare la presenza di questo processo in evoluzione. L’ammoniemia predice anche lo scompenso epatico e la comparsa di ascite. Questi dati non limitano l’indicazione dell’endoscopia, ma piuttosto suggeriscono un uso più conveniente di questo strumento, nell’ottica della limitazione dei costi di analisi comunque tecnicamente valide. Livelli ammoniemici che permangono elevati a lungo dovrebbero indurre il medico ospedaliero a prescrivere con urgenza l’endoscopia al paziente, mentre in presenza di livelli bassi è possibile temporaneamente soprassedere a questa procedura invasiva e costosa. La misurazione dell’ammoniemia comunque andrebbe effettuata prestando la massima attenzione al prelievo di sangue. (BMC Gastroenterology online 2009, pubblicato il 25/3)

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Malattie epatiche

Posted by fidest press agency su sabato, 28 marzo 2009

Malattie infiammatorie del colon, reflusso gastroesofageo e steatosi epatica sono tra i disturbi che più spesso inducono le persone a interpellare il loro medico. Sintomi dell’apparato digerente che vanno scoperti in tempo per poterli trattare adeguatamente prima che degenerino in malattie più gravi. Oggi lo specialista ha a disposizione non più esami costosi e complessi ma nuovi strumenti diagnostici sempre meno invasivi, come Fibromax  e  FibroTest – un semplice prelievo sanguigno che permette di diagnosticare il grado e l’entità della patologia epatica. Questi gli argomenti che saranno trattati al Secondo Corso di Aggiornamento in Gastroenterologia, organizzato al Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo e curato dal dott. Stefano Fagiuoli, direttore U.O.C. di Gastroenterologia agli Ospedali Riuniti. La steatosi epatica ormai colpisce un italiano su quattro ed “è considerata la spia di una patologia che può degenerare in cirrosi” afferma il dott. Fagiuoli. Il danno epatico, spiega infatti lo specialista, segue un meccanismo di evoluzione ben preciso. “I vari fattori di rischio, quali alcol, virus, obesità, dislipidemia, deficit congeniti, pur seguendo strade diverse, confluiscono tutti insieme in una sorta di imbuto. Il risultato? In primo luogo la steatosi, che in presenza di cofattori del danno epatico può evolvere in steatoepatite, una forma di infiammazione del fegato associata alla presenza di grasso. A lungo andare – continua Fagiuoli – è ormai assodato che al danno segue un tentativo di riparazione, efficace solo se questo è lieve e se la causa viene rimossa, altrimenti può evolvere in fibrosi e portare a cirrosi e ad epatocarcinoma”. La giornata di aggiornamento è stata suddivisa in tre sessioni.  La prima, moderata dal Dott. Francesco Negrini, Endoscopia Digestiva degli Ospedali Riuniti, è dedicata all’inquadramento e alla gestione clinica del paziente con diarrea e alla sindrome dell’intestino irritabile.  La seconda sessione, moderata dal dott. Fagiuoli, inizierà con la presentazione di un caso clinico e proseguirà con una discussione sul ruolo dei farmaci biologici nelle malattie infiammatorie del colon. Si continuerà con la malattia da reflusso gastroesofageo e le possibilità di mantenimento con inibitori della pompa protonica.   Particolare interesse suscita la terza sessione del corso, moderata dal dott. Paolo Del Poggio Epatologo dell’Ospedale di Treviglio-Caravaggio, dedicata ai virus e alla steatosi epatica e nella quale saranno presentati i nuovi approcci terapeutici e il ruolo che essa riveste nella risposta al trattamento antivirale. A questo proposito interverranno la prof.ssa Carmela Loguercio, Seconda Università di Napoli, e il dott. Fagiuoli.  In conclusione, FibroTest e Fibromax permettono di valutare l’evoluzione della patologia epatica (steatosi-steatoepatite-fibrosi) che può essere trattata associando cambiamenti nello stile di vita, con una corretta alimentazione e un’attività fisica costante e l’eventuale utilizzo di prodotti antiossidanti.  Infatti, l’associazione di silibina (estratto purificato dal cardo mariano), fosfolipidi e vitamina E, elementi naturali di Realsil, ha dimostrato effetti antinfiammatori, antiossidanti ed epatoprotettivi, rallentando la progressione del danno epatico.

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