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Quotidiano di informazione – Anno 28 n° 301

Posts Tagged ‘cittadini’

Spiagge: diritti e doveri del cittadino

Posted by fidest press agency su martedì, 9 agosto 2016

spiaggia san vito* Le spiagge sono demaniali, di proprieta’ dello Stato, cioe’ nostre.
* Vengono date in concessione a gestori, che possono chiedere un biglietto di ingresso, per poter usufruire di alcuni servizi quali le docce, i bagni, gli spogliatoi, il servizio di salvataggio e la pulizia dell’arenile.
* L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine in genere e’ aggiunto al biglietto di ingresso, ma non e’ obbligatorio affittarle, perche’ una volta pagato l’ingresso ci si puo’ sdraiare sul proprio asciugamano.
* Si puo’ accedere alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per raggiungere il mare, senza pagare il biglietto di ingresso, ma non si puo’ sostare ne’ sulla spiaggia in concessione ne’ sulla battigia, spazio che deve essere costantemente libero da persone o cose.
* Non e’ consentito l’accesso e la sosta agli animali, se non dove espressamente previsto.
* E’ vietato giocare a pallone, a racchette o altri giochi che possano arrecare disturbo ai bagnati, a meno che non ci siano aree allestite allo scopo. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Terrorismo: Il governo scopre l’acqua calda

Posted by fidest press agency su domenica, 7 agosto 2016

«Buongiorno governo: dopo anni che tentiamo di spiegare al governo italiano che il terrorismo internazionale potrebbe utilizzare il caos generato dai migranti per infiltrare cellule terroristiche, oggi il ministro Orlando dichiara candidamente che Isis potrebbe essere alla base dei flussi migratori. Noi crediamo che la questione della sicurezza dei nostri cittadini debba essere prioritaria e per questo continuiamo a chiedere come Fratelli d’Italia che ci si occupi, come fanno le altre nazioni, di bloccare l’immigrazione indiscriminata, che si chiudano le frontiere e si accolgano solamente donne e bambini e nuclei familiari di persone che vengono effettivamente da territori teatro di guerra». Lo ha detto interpellata dai giornalisti alla Camera il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Ludopatia e salute cittadini

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 agosto 2016

slot machines“Anche stamattina un nuovo Convegno sul Gioco d’azzardo: la location è significativa, in piazza Montecitorio, ma non a Montecitorio. Come dire: vicini ma non troppo. Lo promuove AGCAI, l’Associazione di gestori e costruttori di apparecchi da intrattenimento ed ha un titolo accattivante: Stop all’Azzardo, analisi e proposte per un gioco responsabile. Bisogna dire che in questi ultimi anni la sensibilità di quanti si occupano di gioco d’azzardo, a molteplici livelli, è cresciuta notevolmente, almeno nella sua interfaccia pubblica, nella qualità della comunicazione con i potenziali utenti. A conti fatti, però, quella che non è cresciuta in modo adeguato è la sensibilità istituzionale verso il gioco d’azzardo. Nettamente prevalente resta l’ottica del MEF, che considera l’azzardo una sorta di bancomat, a cui attingere per le più diverse necessità della fiscalità generale”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, di Area popolare.“L’azzardo, le sue dinamiche legali e illegali, il gettito che se ne ricava, la fantasia con cui vengono proposti continuamente nuovi giochi, tutto fa notizia e si converte velocemente in una operazione di marketing per incoraggiare le persone a giocare di più, a sperimentare nuovi giochi, a tentare la fortuna. Restano sistematicamente sullo sfondo le domande che mettono a fuoco i problemi sociali e culturali, l’impoverimento delle famiglie, la perdita di coesione familiare, la pluri-dipendenza dall’alcol, dal fumo, da alcune droghe; la perdita di tempo e di lavoro; la microcriminalità dei piccoli furti, che a volte sembrano diventare indispensabili per poter continuare a giocare e a sognare. Ciò che non fa notizia, che non interessa la stampa, a meno che non si tratti di genitori che dimenticano il figlio in macchina per andare a giocare, è l’emorragia quotidiana, sistematica, con cui i giocatori perdono soldi e dignità, ed entrano in un loop pericolosissimo di usura, di perdita di lavoro e di sfascio progressivo della famiglia. Mai sentito il governo intervenire su questo punto in questa chiave. Ci sono voluti molti morti, perché lo Stato mettesse a fuoco il rapporto acciaio-salute; amianto-salute; terra dei fuochi-salute. La salute è sempre rimasto un bene residuale rispetto alle dinamiche produttive, alle logiche economiche. E con l’azzardo sta accadendo la stessa cosa: il più distratto, il più indifferente, solo apparentemente, è il governo, che si ostina a non voler vedere quanto il gioco nuoccia gravemente alla salute, quanto sia contraddittorio proporre un gioco responsabile in un contesto culturale in cui si incentiva la dipendenza dalle droghe, a cominciare dalla cannabis”. “E il MEF continua a farla da padrone, finchè i giocatori affetti da GAP non tenteranno una gigantesca class action, per ottenere la salute che gli è stata rubata al tavolo da gioco, da qualcuno che barava tra promesse e tristi conseguenze”, conclude Binetti.

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Cittadini traditi e truffati dalle banche

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

salva banche«Mi unisco alle parole di Raffaele Zanon a sostegno di tutti quei cittadini traditi e truffati dalle banche che sono scesi ieri in piazza a Treviso, per gridare la loro rabbia contro un governo sottomesso alla lobby bancaria, che nulla ha fatto per tutelare i loro risparmi. Alla manifestazione di Treviso organizzata con le Associazioni da Don Enrico Torta e Tiziana D’Andrea (TN), accanto a famiglie, giovani e meno giovani, hanno aderito numerose associazioni che costantemente si battono in difesa di contribuenti, risparmiatori e consumatori. E’ questa la strada giusta per fare buona politica unendo le forze per far valere i diritti dei cittadini che troppo spesso non ottengono giustizia a fronte di gravi soprusi. Fratelli d’Italia e Terra Nostra saranno sempre in prima linea affinché paghino i responsabili dei dissesti bancari e siano adottate tutte le iniziative necessarie a tutelare preventivamente il risparmio e risarcire coloro che sono stati traditi dalle banche a cui avevano dato fiducia in buona fede.»

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Presentato a Roma il manifesto: “La salute nelle città: bene comune”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

Foro romanoCento anni fa solo il 20% della popolazione mondiale viveva in città. Per la metà del secolo arriveremo al 70% di residenti nelle aree urbane. L’aumento è straordinario, al ritmo di 60 milioni di persone che ogni anno si spostano da ambienti rurali verso le città, soprattutto nei Paesi a medio reddito. Non solo, le proiezioni mostrano che nei prossimi 30 anni la crescita globale avverrà virtualmente soltanto nelle aree urbane. Ma se oggi circa il 10% della popolazione urbana vive in megalopoli, con oltre 10 milioni di abitanti, ormai presenti in ogni angolo del pianeta, saranno soprattutto le città più piccole a sostenere la quota maggiore di incremento. Nell’Unione europea, fatta eccezione per la Francia, le aree urbane tendono a registrare incrementi demografici più elevati a causa del saldo migratorio. In Italia, quasi 4 cittadini su 10 risiedono nelle 14 città metropolitane.“Lo spostamento verso le aree urbane è caratterizzato da cambiamenti sostanziali dello stile di vita rispetto al passato: cambiano le abitudini, i lavori sono sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce. Fattori sociali, questi, che rappresentano un potente volano per le cosiddette malattie della società del benessere: obesità e diabete. Ciò è sostanziato dai fatti, che vedono crescere in maniera esponenziale nel mondo il numero di persone obese o con diabete, vicino alla soglia del mezzo miliardo, con – già oggi – 250 milioni di persone con diabete, due terzi del totale, vivere nelle città, secondo Idf-International diabetes federation”, ammonisce Andrea Lenzi, Professore ordinario di endocrinologia, Presidente del Consiglio universitario nazionale (Cun) e coordinatore di HealthCity Think Tank, gruppo di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Anci-Associazione nazionale comuni italiani, Università di Roma “Tor Vergata”, Istat, Censis, che si pone l’obiettivo di analizzare il contesto economico-sanitario, sociologico, clinico-epidemiologico e politico-sanitario, per studiare i determinanti della salute nelle città.Il think tank ha messo a punto il manifesto “La Salute nelle città: bene comune”, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio di questi determinanti nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. Il manifesto sarà presentato nel pomeriggio, in occasione del Primo Health City Forum organizzato a Roma da Italian barometer diabetes observatory (Ibdo) Foundation, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”, Health City Think Tank, Istituto per la Competitività (I-Com), con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, che ha anche conferito all’Ibdo Forum la medaglia del Presidente della Repubblica per il suo alto valore culturale e scientifico, e il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero della salute e Associazione nazionale comuni italiani (Anci).“Dal 1948 l’Oms-Organizzazione mondiale della sanità invita i governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere. Oggi pare emergere chiaramente un nuovo attore protagonista: la Città, quale promotrice di salute. Infatti, la stessa Oms ha coniato il termine healthy city, che descrive una città conscia dell’importanza della salute come bene collettivo e che, di conseguenza, mette in atto politiche sociali, culturali ed economiche chiare per tutelarla e migliorarla”, spiega Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università di Roma “Tor Vergata”.“Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione”, dichiara Enzo Bianco, Sindaco di Catania e Presidente del Consiglio nazionale dell’Anci.
Un invito, quello del sindaco di Catania, a nome degli amministratori locali, raccolto dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, Presidente del Comitato promotore del “Manifesto Salute nelle città: bene comune”, che sottolinea sempre come sussista la necessità di fare ancora molto per diffondere una cultura della prevenzione nelle persone, a fronte di un’evidente crescita delle malattie croniche non trasmissibili, come obesità e diabete, che trae origini da fattori di rischio legati a stili di vita non salutari. L’ipotesi di attuare nelle Città e nelle aree urbane strategie integrate di promozione della salute con iniziative culturali, sociali e sanitarie, attraverso un’azione coordinata su più fronti, è da apprezzare e condividere.
In perfetta linea con questa azione, il programma Cities Changing Diabetes, una partnership tra lo University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore. Illustrato a Roma, nasce con l’obiettivo di creare un movimento di collaborazione internazionale che proponga e trovi soluzioni e best practice per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte sembra avere in questo fenomeno. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver e Johannesburg. Durante l’incontro si è prospettato un prossimo coinvolgimento anche della capitale italiana.

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“Su caro bollette Mise valuti sanzioni anche retroattive”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

“Se fossero confermati comportamenti illegittimi da parte di operatori elettrici e traders alla base dell’aumento dei costi delle bollette per cittadini e imprese, allora dovrebbero essere imposte sanzioni severe anche retroattive”. E’ quanto dichiarano Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, e Raffaello Vignali, capogruppo di Ap in commissione Attività produttive, firmatari di una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico.
“In merito è certamente positivo, come ha confermato ieri Calenda durante il question time alla Camera, che il Mise abbia già chiesto chiarimenti sia a Terna che all’Autorità per l’Energia. Allo stesso tempo però – proseguono i parlamentari di Ap – riteniamo sia opportuno approfondire maggiormente le indagini e avere risposte in tempi celeri in quanto è inaccettabile il significativo incremento dei costi di dispacciamento, con oneri aggiuntivi ingiustificati denunciati dai consumatori pari a 1 miliardo di euro. Si tratta di una vera e propria super-addizionale a carico di pmi e cittadini assolutamente non motivata. Così come riteniamo si debba accelerare – concludono Lupi e Vignali – sull’auspicata riforma del mercato elettrico se vogliamo ridurre effettivamente i costi per utenti e imprese”.

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L’UE deve fare di più per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, dicono i deputati durante il dibattito su Brexit

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2016

parlamento europeoI leader dell’UE devono reagire alla votazione del Regno Unito sull’uscita dall’UE facendo di più per difendere il progetto europeo e renderlo più trasparente, sociale e sensibile alle preoccupazioni dei cittadini. Questo è stato il messaggio principale che è venuto fuori il dibattito di martedì mattina con il Presidente del Consiglio europeo Tusk e della Commissione Juncker. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha esordito sottolineando come i leader europei abbiano discusso anche di una serie di questioni non legate alle future relazioni tra il Regno Unito e l’UE. “Il referendum del Regno Unito non distoglie l’attenzione dell’UE dalla crisi migratoria”, ha spiegato. Tusk ha poi descritto la discussione su Brexit come “calma e misurata”. I leader dell’UE hanno compreso la decisione del primo ministro britannico, David Cameron, di rinviare i negoziati per l’uscita del paese, tuttavia si aspettano che il nuovo governo del Regno Unito presenti il prima possibile la notifica formale. “Nessuna trattativa di qualsiasi natura – ha rimarcato Tusk – avverrà prima di questa comunicazione”.Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha criticato gli attivisti a favore della Brexit: “Si tratta di “retro-nazionalisti”, non patrioti”, ha detto, aggiungendo che “un patriota non abbandona la barca quando la situazione diventa difficile” e che “non avevano alcun progetto su dove andare a partire da qui”. Junker ha poi insistito sul fatto che l’Unione europea debba diventare “l’Unione degli europei” e che sia necessario accelerare le riforme e metter in pratica le decisioni prese.Il leader del gruppo PPE Manfred Weber (DE) ha detto che, dopo il voto Brexit, i 27 stati membri non dovrebbero farsi prendere in ostaggio dal caos politico a Londra. Weber ha osservato che Boris Johnson e Nigel Farage hanno “abbandonato la nave” quando la situazione è diventata difficile e ha definito questo comportamento “vile”. Weber ha chiesto una nuova cultura politica di responsabilità che sfati i “falsi miti” sull’Europa, poiché l’UE offre benefici alla gente, non è antidemocratica ed è in grado di prendere decisioni. Incolpare l’Unione europea per Brexit ora è “follia”, ha concluso Weber.
Gianni Pittella, leader del gruppo S&D, ha elogiato la fermezza mostrata dallo scorso Consiglio europeo nel respingere ricatti e ribadito che “se si vuole accesso al mercato unico bisogna accettare anche la libera circolazione delle persone”. Pittella ha poi criticato la mancanza di ambizione nelle conclusioni del Vertice, poiché “l’unità dei 27 avrebbe dovuto portare a un progetto di maggiore integrazione, mentre si è rimandato tutto a settembre”. “Questo ritardo è l’ennesima prova della debolezza non dell’UE, ma dell’Europa intergovernativa: noi difendiamo Juncker per difendere il metodo comunitario”, ha aggiunto, concludendo: “questo è il tempo dell’ azione, non dei rinvii”.Il leader del gruppo ECR Syed Kamall (Regno Unito) ha detto che il risultato del referendum è stato un “campanello d’allarme” per l’UE. Ha messo in guardia contro l’idea di continuare come nulla fosse accaduto o di mettere troppa pressione sul Regno Unito. I leader europei dovrebbero utilizzare invece la situazione attuale come un’opportunità per ristabilire il contatto con la gente, rendere l’UE più trasparente e prendere in considerazione le preoccupazioni legittime dei cittadini, come la creazione di crescita e occupazione, ha concluso.”I topi stanno abbandonando la nave che affonda”, ha dichiarato Guy Verhofstadt (ALDE, BE). Paragonando l’esito del voto Brexit a un “terremoto”, ha invitato il Consiglio europeo a “smettere di camminare come un sonnambulo verso il disastro: una Federazione di Stati non in grado di svolgere le proprie mansioni. O l’Unione europea cambia, oppure morirà. Il Consiglio deve riconoscere che i cittadini non sono contro l’Europa, ma contro QUESTA Europa”, ha concluso, rilevando che nell’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro i cittadini hanno chiesto più interventi comunitari e non meno.
Per il leader GUE/NGL, Gabriele Zimmer (DE), le conclusioni del Consiglio europeo sono “scandalose”: l’ennesima “fase di riflessione”, come prescritto dai Capi di Stato e di governo, metterebbe ulteriormente a repentaglio la fiducia dei cittadini, dal momento che non hanno ancora indicato “qualcosa di concreto su cui riflettere”. Zimmer ha poi criticato Juncker, per “cercare di evitare che i parlamenti nazionali votino l’accordo CETA” e chiesto un programma di “emergenza umanitaria “per le vittime della crisi nell’UE”.
La leader dei Verdi Rebecca Harms (DE) ha criticato i populisti e i nazionalisti che utilizzano i cittadini per raggiungere i propri scopi e li incoraggiano a votare contro i propri interessi: “Posso solo disprezzare i Farage, Le Pen e von Storch di questo mondo, che spingono i cittadini gli uni contro gli altri”, ha detto. Harms ha aggiunto che i restanti 27 Stati membri dell’UE dovrebbero tenere comunque aperta la porta al Regno Unito, ai suoi cittadini e alle sue regioni che desiderano restare in Europa.Paul Nuttall (EFDD, UK) ha detto che l’Unione europea e il Regno Unito dovrebbero intraprendere colloqui “da persone adulte” al fine di ottenere le condizioni migliori per tutti e avere buone relazioni commerciali. In caso contrario, anche gli agricoltori francesi e le case automobilistiche tedesche ne soffrirebbero, ha precisato, riferendosi all’attuale deficit commerciale del Regno Unito nel commercio con l’UE.
Anche Marine Le Pen (ENF, FR) ha chiesto un accordo commerciale equo e ha accusato gli “europeisti” di non rispettare la volontà del popolo. Invece di una maggiore integrazione, i popoli rivogliono la loro sovranità e cooperare liberamente, ha detto, invitando l’Unione europea a “cambiare o scomparire.”
In conclusione, Juncker ha accusato alcuni deputati di aver utilizzato il dibattito su Brexit come pretesto per dire quello che volevano in ogni caso. Né lui né la Commissione nel suo complesso possono ragionevolmente essere ritenuti responsabili per il voto Brexit. Per 40 anni, i governi del Regno Unito hanno negato qualsiasi credito verso l’UE, ha detto. “Alla fine della giornata, non è una sorpresa se la gente crede a ciò su chi si è mentito per decenni: il risultato è ora lì”. Juncker ha anche affermato la sua convinzione che “UE” e “stato-nazione” non sono concetti opposti. “UE e le nazioni vanno di pari passo, non vi è alcuna UE da costruire contro o senza le nazioni”.
Tusk ha detto che il risultato del referendum è stato una conseguenza dell’immagine dell’UE offerta delle élite politiche che è “negativa e spesso ingiusta”. Ha detto che i deputati hanno ripetutamente esortato i capi di Stato e di governo di smettere di accusare l’Unione europea di debolezze e fallimenti e invece di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. “Non possiamo cedere alle emozioni negative create durante i giorni scorsi, ma è necessario fare valutazioni sobrie e prendere decisioni razionali”, ha concluso.

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I cittadini europei per più azioni Ue contro terrorismo, disoccupazione ed evasione fiscale

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

europa-261011-cUn maggior interventismo dell’Unione europea in materia di lotta al terrorismo, contrasto alla disoccupazione ed evasione fiscale, ma anche un Unione europea che faccia di più per risolvere la crisi dei migranti, per proteggere le proprie frontiere esterne e per la tutela dell’ambiente.Queste le risposte degli intervistati in un sondaggio speciale dell’Eurobarometro pubblicato oggi dal Parlamento Europeo. Ai cittadini è stato chiesto se fossero favorevoli o contrari a nuovi interventi da parte dell’UE in quindici aree tematiche Il sondaggio è stato effettuato su un campione di 27969 cittadini europei intervistati tra il 9 e il 19 aprile 2016 (1033 i cittadini italiani coinvolti). Il campione è stato designato in maniera tale da essere rappresentativo del totale della popolazione europea.
In Europa
Per tredici delle 15 aree tematiche prese in esame, i cittadini europei vogliono un’Unione europea più attiva (gli italiani chiedono più azioni da parte dell’Ue in tutte le quindici aree).Secondo il campione che ha preso parte al sondaggio, le priorità in questo momento sono la lotta al terrorismo (82%) e il contrasto alla disoccupazione (77%). Il 40% dei cittadini europei crede che il rischio di nuovi attacchi terroristici sia alto.Le tre misure proposte dal Parlamento Europeo che gli intervistati ritengono più urgenti sono la prevenzione dei finanziamenti a organizzazioni terroristiche (42% del campione), gli atti volti a estirpare le radici del terrorismo e della radicalizzazione (41%) e a rafforzare i controlli lungo le frontiere esterne dell’Unione (39%).Inoltre, il 75% del campione si è espresso in maniera favorevole nei confronti della possibilità di maggiori azioni UE nel campo dell’evasione fiscale. Il 74% degli intervistati ha detto lo stesso per quanto riguarda l’immigrazione, il 71% per la protezione delle frontiere esterne e il 67% per la protezione ambientale.Tre cittadini europei su quattro (il 75%) hanno inoltre dichiarato che quello che li unisce è più importante di quello che li divide.
In Italia
Per gli italiani, la lotta al terrorismo e alla disoccupazione vengono giudicate di pari importanza: in entrambi i casi, l’88% degli intervistati dichiara di volere un maggiore intervento da parte dell’UE.In un momento in cui l’immigrazione rimane un tema al centro del dibattito europeo, l’85% degli italiani esprime un parere favorevole a che l’Ue faccia di più in materia. Pareri simili anche per quanto riguarda l’evasione fiscale (79%) e la protezione delle frontiere esterne (78%).La nostra infografica interattiva permette di consultare i risultati del sondaggio per area tematica, o per Stato Membro.

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Fine del segreto bancario a Monaco per i cittadini dell’UE

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2016

banche americaneUn accordo dell’UE con il Principato di Monaco, che renderà più difficili per i cittadini dell’UE evadere il fisco e occultare il denaro in conti bancari monegaschi, è stato approvato dal Parlamento giovedì. Secondo l’accordo, l’UE e Monaco procederanno allo scambio automatico di informazioni sui conti bancari dei rispettivi residenti, a partire dal 2018 e per le informazioni raccolte dal 1° gennaio 2017.L’UE e il Principato di Monaco hanno siglato l’accordo il 22 febbraio 2016 per contrastare le frodi e l’evasione fiscale. Le informazioni che dovranno essere scambiate non riguardano solamente i redditi quali interessi e dividendi, ma anche i saldi di conto e i proventi delle vendite di attività finanziarie.La firma ufficiale è prevista entro la pausa estiva, non appena il Consiglio avrà dato il suo via libera.L’accordo assicura che Monaco applicherà misure equivalenti a quelle che sono in vigore all’interno dell’UE da marzo 2014. L’accordo è inoltre in linea con gli standard globali sullo scambio automatico delle informazioni finanziarie a fini fiscali promossi dall’OCSE nel 2014.Le amministrazioni fiscali degli Stati membri e di Monaco saranno in grado di:
identificare correttamente e inequivocabilmente i contribuenti interessati;
applicare e far osservare la propria normativa fiscale in situazioni transfrontaliere;
valutare la probabilità di un’evasione fiscale;
evitare ulteriori indagini superflue.
La risoluzione è stata approvata con 549 voti a favore, 16 contrari e 23 astensioni.

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Renzi e le 80 euro: dare e avere

Posted by fidest press agency su martedì, 31 maggio 2016

monete“Abbiamo da sempre denunciato non solo l’opportunismo populista di una misura messa in campo con il solo obiettivo di comprarsi il consenso per le elezioni europee del 2014, ma abbiamo anche sempre sostenuto che il cosiddetto ‘bonus 80 euro’ conteneva una serie di storture e banali errori”. Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
“Il nostro Simone Baldelli, con due interrogazioni in Parlamento, aveva già sollevato il tema delle centinaia di migliaia di cittadini italiani che nel 2015 avevano dovuto restituire il bonus ricevuto. Il governo aveva incredibilmente taciuto a questa richiesta di trasparenza, ed oggi scopriamo il perché. Un ottimo articolo sul ‘Quotidiano Nazionale’ ci dice, infatti, che gli italiani che hanno dovuto restituire (totalmente o in parte, ma comunque in un’unica ‘pesantissima’ soluzione) gli 80 euro non sono centinaia di migliaia ma 1,4 milioni, praticamente un beneficiario su otto. Un incredibile pasticcio per il governo. Una vicenda assurda tenuta nascosta all’opinione pubblica e negata anche al Parlamento. Perché Renzi non ci delizia commentando la notizia con un suo proverbiale tweet? Perché Padoan, ministro dell’Economia, non dice agli italiani che sono stati presi in giro? Il premier dovrebbe chiedere scusa al Paese e ai cittadini ingannati. Si vergogni”, conclude Brunetta.

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La Commissione europea apre all’esenzione dal visto per i cittadini turchi a partire da giugno

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 maggio 2016

turchia-ist3Bruxelles. La Commissione europea apre all’esenzione dal visto per i cittadini turchi a partire da giugno In data odierna la Commissione europea ha proposto al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea di revocare l’obbligo del visto per i cittadini turchi, a condizione che le autorità turche si allineino, in via prioritaria e conformemente agli impegni assunti il 18 marzo 2016, ai parametri di riferimento ancora in sospeso della relativa tabella di marcia per un regime di esenzione dal visto. La proposta è accompagnata da una relazione sui progressi compiuti dalla Turchia per soddisfare i requisiti della tabella di marcia per un regime di esenzione dal visto.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: “La Turchia ha fatto passi da gigante, soprattutto nelle ultime settimane, nell’allineamento ai parametri di riferimento della tabella di marcia verso la liberalizzazione dei visti.Sono necessari ulteriori sforzi da compiere in tempi brevi, ma se i progressi della Turchia proseguiranno a questo ritmo il paese sarà in grado soddisfare anche i restanti parametri. Per questo motivo presentiamo una proposta che consentirà al Parlamento europeo e agli Stati membri di decidere a favore della revoca dell’obbligo del visto una volta che saranno rispettati tutti i parametri.”
Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, ha affermato: “Le autorità turche hanno compiuto progressi notevoli dopo il vertice UE-Turchia del 18 marzo e siamo convinti che la Turchia si adopererà a rispettare nei tempi più brevi tutti gli impegni assunti. Se l’insieme dei parametri sarà soddisfatto a breve, la Commissione presenterà una proposta per inserire la Turchia nell’elenco dei paesi esonerati dall’obbligo del visto. Chiaramente la Commissione continuerà ad accertarsi del costante adempimento di tali criteri.”
La liberalizzazione dei visti per i cittadini Turchi rappresenta un elemento fondamentale della dichiarazione UE-Turchia del 18 marzo 2016, che prevede che il paese si allineerà in tempi più brevi alle condizioni poste nella tabella di marcia sulla liberalizzazione dei visti, con l’obiettivo di abolire l’obbligo del visto per i cittadini turchi entro al più tardi fine giugno 2016, a condizione che tutti i parametri di riferimento siano soddisfatti. Affinché i colegislatori possano procedere all’adozione entro giugno, la proposta della Commissione di inserire la Turchia nell’elenco dei paesi esonerati dall’obbligo del visto deve essere presentata all’inizio di maggio, per rispettare il periodo di otto settimane che deve obbligatoriamente trascorrere tra l’inoltro di una proposta ai parlamenti nazionali e la sua adozione.
La relazione sullo stato di avanzamento dei lavori adottata oggi valuta i progressi compiuti dalla Turchia per adeguarsi ai parametri di riferimento, individua i parametri non ancora soddisfatti e stabilisce le misure concrete per ovviarvi. Gli ambiti contemplati sono la lotta contro la corruzione, la protezione dei dati, la collaborazione con le autorità giudiziarie di tutti gli Stati membri, una cooperazione rafforzata con EUROPOL e la revisione della legislazione e delle pratiche antiterrorismo.
In alcuni casi eccezionali, l’accelerazione della tabella di marcia ha impedito, allo stato attuale, il rispetto di alcuni parametri, ad esempio la piena adozione dei passaporti biometrici e il riesame dell’attuazione dell’accordo di riammissione UE-Turchia (pienamente applicabile solamente dal 1° giugno). In altri casi la Commissione riconosce i buoni progressi compiuti finora dalle autorità turche e le incoraggia a intensificarli attribuendo loro un carattere di urgenza al fine di rispettare tutti i requisiti e giungere alla liberalizzazione dei visti entro fine giugno.
L’esenzione dal visto si applicherà in tutti gli Stati membri dell’UE, ad eccezione di Irlanda e Regno Unito, e nei quattro Stati associati Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L’obbligo è revocato solo per soggiorni di breve durata fino a 90 giorni (su un periodo di 180 giorni), ad esempio per affari, turismo o motivi familiari. L’esenzione dall’obbligo del visto non conferisce il diritto di svolgere un’attività lavorativa nell’UE. Le altre condizioni di accesso all’area Schengen continueranno a essere applicate, compresa la necessità di essere in grado di dimostrare la finalità del proprio viaggio e la disponibilità di mezzi di sostentamento sufficienti. Come per tutti i paesi che figurano nell’allegato II del regolamento sui visti e i cui cittadini possono recarsi in Europa senza obbligo del visto, la clausola di salvaguardia introdotta all’inizio del 2014 si applicherà anche ai cittadini turchi che non dovranno più richiedere il visto per viaggiare in tali paesi. Alla luce delle recenti discussioni con gli Stati membri su aspetti generali della politica dei visti dell’UE, oggi la Commissione ha proposto di rafforzare questo meccanismo di sospensione al fine di semplificare la notifica degli Stati membri relativa alle circostanze che giustifichino un’eventuale sospensione e di consentire alla Commissione di attivare il meccanismo su propria iniziativa.

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Emigrati italiani: Cittadini di serie B

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2016

uimLettera aperta al Presidente Renzi e ai ministri Lorenzin e Padoan,
“È notorio come gli emigrati italiani ed iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) si sentano da sempre un po’ maltrattati dal loro Paese, l’Italia, come se fossero dei cittadini di serie B. Spesso, ad onor del vero, più dalla burocrazia della pubblica amministrazione che dalla politica. L’assurdo è che, a volte, questi emigrati continuano a sentirsi tali anche dopo il loro rimpatrio.È il caso, per esempio, degli emigrati italiani che – dopo lunghi anni di lavoro ed aver maturato il diritto ad una pensione elvetica – rimpatriano dalla Svizzera per trascorrere la loro Terza età in patria realizzando il sogno di una vita.Infatti, quando questi ex emigrati in pensione, una volta in Italia (avvalendosi del diritto di opzione previsto dagli Accordi bilaterali sulla libera circolazione stipulati tra la Confederazione Elvetica e l’Unione Europea), scelgono di assicurarsi contro le malattie con il Servizio Sanitario Nazionale italiano (SSN), le ASL locali li obbligano a farlo tramite l’iscrizione volontaria al SSN che comporta il versamento di un contributo annuale – calcolato sul reddito complessivo conseguito nell’anno precedente in Italia o all’estero – come se fossero degli stranieri e non dei cittadini italiani semplicemente rimpatriati dopo anni di emigrazione.Un vero e proprio paradosso poiché si tratta di cittadini italiani beneficiari di una pensione svizzera assoggettata al fisco italiano (Legge 26 luglio 1975 n.386) e quindi cittadini della Repubblica che versano regolarmente le tasse in Italia e che, inspiegabilmente, vengono trattati diversamente rispetto a tutti gli altri cittadini italiani che non hanno vissuto l’emigrazione e che, invece, sono assicurati al SSN attraverso la fiscalità generale. Un paradosso che né un intervento dello scrivente nei confronti del Ministero della Salute, né interrogazioni parlamentari, finora e a distanza di un anno, sono riusciti a risolvere (sembra per problemi di coordinamento tra Ministero della Salute e MEF) per far diventare anche gli ex emigrati italiani in Svizzera dei cittadini di serie A! Fin quando dovrà durare questa incredibile discriminazione? Questo – signor Presidente del Consiglio ed egregi Ministri – ci domandiamo noi e si domandano, soprattutto, quei pensionati ex emigrati in Svizzera che ci contattano da ogni parte d’Italia per denunciare queste situazioni!” (Dino Nardi, Coordinatore europeo UIM) (foto uim)

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Tagliare per abbassare le tasse

Posted by fidest press agency su martedì, 28 luglio 2015

sanità-digitale“Ancora una volta, a pagare è la sanità con tagli ad un settore che vede operatori impegnati in turni massacranti e un turn over bloccato da anni”. Lo afferma la Deputata Monica Gregori. “Ci sono tagli e tagli, alcuni potrebbero avere anche un senso, se i risparmi venissero reinvestiti in altri settori della sanità – aggiunge Gregori – invece corriamo il rischio, ancora una volta, che venga leso il diritto costituzionalmente garantito all’assistenza sanitaria. Sulle spalle dei cittadini si scaricano le conseguenze di una diminuzione delle risorse per ASL e ospedali”. “Tagliare la sanità per abbassare le tasse – conclude – non è logico, se questo vuol dire tagliare servizi essenziali ai cittadini e costringerli a rivolgersi al settore privato. La politica dei tagli lineari non ha mai pagato, servono interventi specifici e settoriali”. (n.r. ovvero il gioco delle tre carte: vince il banco e i giocatori (alias italiani) restano “cornuti e mazziati”)

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Salute, mutue e fondi

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2015

Campus biomedical TrigoriaDovrebbe essere il secondo pilastro della sanità. Quello chiamato ad assicurare la popolazione dal rischio di dover affrontare spese insostenibili per i nuovi e super costosi farmaci, la chirurgia d’avanguardia sempre più robotizzata o, più semplicemente, cure e assistenza a lungo termine per affrontare le poli-cronicità. Un doppio effetto, quello dei costi dell’innovazione sanitaria e dell’invecchiamento della popolazione, che rende sempre meno sostenibile il nostro sistema di welfare sanitario, più che mai bisognoso di una seconda gamba d’appoggio. Oggi ancora esile, ma in rapida crescita. A fornire la prima vera fotografia della sanità integrativa italiana sono i primi dati dell’Osservatorio su Mutue e Fondi sanitari, istituito lo scorso anno da Valore srl. Risultati presentati oggi, nel corso di un incontro sul tema promosso dall’Università Campus Bio-Medico di Roma, con il supporto di Valore srl, società specializzata in servizi a Casse e strutture sanitarie.Al 2014 risultano essere operanti 290 Fondi sanitari integrativi, due terzi dei quali di natura contrattuale, anche se con una copertura sempre più estesa ai familiari dei lavoratori. Un settore ancora molto concentrato, visto che solo 30 Fondi danno copertura a circa la metà degli assistiti.Complessivamente lo scorso anno erano 7 milioni gli italiani iscritti a una Cassa o a un Fondo integrativo. Ma da un punto di vista economico e patrimoniale il secondo pilastro della nostra sanità è ancora tutto da sviluppare. I contributi raccolti sono infatti pari a 2,2 miliardi, a fronte dei circa 110 di spesa sanitaria pubblica e dei 34 sostenuti privatamente dai cittadini. Anche l’importo delle prestazioni erogare è modesto, con poco più di 2 miliardi che coprono appena l’8% della spesa out of pocket, ossia privata. Anche se a questi numeri andrebbero aggiunti i circa 2 miliardi raccolti dalle compagnie assicurative, per forme di copertura del rischio sanitario spesso meno estese di quelle garantite da Casse e Fondi.
“Ma la buona notizia – spiega il Direttore di Valore, Stefano Ronchi – è che la sanità integrativa sta crescendo al ritmo di percentuali a doppia cifra, visto che nel 2014 sono circa una trentina i nuovi Fondi entrati ad operare nel mercato”. “Numeri destinati a crescere ancor più nei prossimi anni, che secondo le nostre previsioni registreranno un vero boom della sanità integrativa”.“Lo sviluppo del secondo pilastro in sanità non è più procrastinabile, se non vorremo trovarci presto di fronte a scelte eticamente insostenibili, come quelle del servizio sanitario britannico che ha recentemente negato la rimborsabilità a un nuovo farmaco antitumorale che garantisce una maggiore sopravvivenza alla malattia, ma è ritenuto troppo costoso”, sostiene il Direttore Generale del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Gianluca Oricchio. “Per garantire sostenibilità finanziaria al sistema occorrerà anche incentivare ancor più Fondi e Casse, nella consapevolezza che l’attuale deducibilità di 3.615 euro potrebbe non bastare più a fronte di un aumento della contribuzione, invitabile se la copertura assistenziale dovrà essere in futuro più estesa”, ha aggiunto. “Tanto per il primo che per il secondo pilastro – conclude Oricchio – è indispensabile garantire qualità e controllo del rischio clinico, come quelli certificati dalla Joint Commission International che ha recentemente insignito del suo ‘sigillo d’oro’ il Policlinico Universitario Campus Bio-Medico”.Che la qualità delle strutture sanitarie sia ‘fondamentale’ nella scelta su dove curarsi lo dicono del resto il 68% degli assistiti e il 50% dei Fondi, interpellati da un sondaggio di Promo Inside, che indica in “apparecchiature mediche d’avanguardia”, “cortesia e professionalità del personale” (qui più per gli assistiti che per i Fondi) e nei tempi d’attesa contenuti le discriminanti che fanno “di qualità” una struttura. E, a sorpresa, a fare la differenza sono più la qualità della struttura (per il 49% degli assistiti e il 38% dei Fondi) e la strumentazione all’avanguardia (per il 59% degli assistiti e il 44% dei Fondi), che non la fama del medico quando ci si ricovera (36% degli assistiti, ma 53% dei Fondi) o ci si sottopone a una visita specialistica (per il 38% sia dei Fondi che degli assistiti). Riscontri confermati dalle parole di Joaquin Navarro-Valls, medico e presidente dell’Advisory Board dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, che intervenendo nel corso dell’evento ha sottolineato la necessità “di una medicina non tanto centrata sul ‘paziente’, ma piuttosto sulla ‘persona’. Ciò si traduce nel fornire risposte alle specifiche esigenze di ciascun malato. Ecco perché il cuore della medicina di oggi è racchiuso nei concetti di qualità e sicurezza: il paziente deve potersi sentire in ospedale un po’ come a casa propria e, nel contempo, il ’sistema-salute’ deve lavorare per anticipare i suoi bisogni, piuttosto che reagire ad essi, magari in contesti di emergenza. La cura si fa tenendo conto di ciò che il paziente dice, investendo tutto il tempo necessario per l’ascolto delle sue necessità. Più ancora che il denaro, dunque, oggi è il fattore tempo la risorsa numero uno, quella che fa la differenza”.Per gli utenti della sanità, poi, la prevenzione, da sempre ‘cenerentola’ quando si tratta di ripartire le risorse, è invece basilare, con un 91% che giudica importante farla o che la fa regolarmente e un 41% disposto anche a spendere oltre 500 euro. Una prevenzione che larga parte di Fondi e Casse (il 43%) costruisce con percorsi legati all’età e al sesso dell’assistito, mentre il 35% l’articola per percorsi diagnostici. Per il 36% dei Fondi il livello di copertura sanitaria soddisfa “sicuramente” i propri assistiti, per il 61% “abbastanza”. E su questa soddisfazione relativa ci sarà ancora probabilmente da lavorare per contribuire alla crescita del secondo pilastro.

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La salute dei cittadini con diabete

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2015

diabete_21-300x224“Un no unanime dai diabetologi italiani alla proposta di revisione dei Lea in discussione in queste settimane: perché non riconoscere tra le prestazioni erogabili la ‘visita diabetologica’, inglobandola in una più generica ‘visita endocrinologica’, costituisce una scelta miope e in assoluto contrasto con tutto ciò che in questi anni il Ministero della salute e la comunità di medici, persone con diabete, associazioni di volontariato e degli operatori sanitari hanno fatto per combattere questa vera e propria epidemia del XXI secolo.” A dichiararlo sono, a nome dei medici diabetologi riuniti da ieri sera, sino a sabato 16 maggio, a Genova per il XX Congresso nazionale dell’Associazione medici diabetologi (AMD), Antonio Ceriello, Presidente AMD, e Nicoletta Musacchio, Vicepresidente AMD, che succederà a Ceriello alla guida dei diabetologi italiani al termine del congresso. “Il diabete riguarda in Italia circa 5 milioni di persone, tra diagnosticate e non, 1 italiano adulto su 8, 1 famiglia su 3, e le prospettive di crescita della malattia sono allarmanti. Oggi, la cura del diabete assorbe quasi 12 miliardi di euro di risorse, oltre il 10% della spesa sanitaria nazionale. Il diabete è l’unica malattia non trasmissibile che le Nazioni Unite abbiano dichiarato, con una risoluzione dedicata, problema sanitario e sociale per il pianeta, alla pari di tubercolosi, aids e malaria. L’Organizzazione mondiale della sanità, l’Unione Europea e le stesse Nazioni Unite hanno eletto il diabete a paradigma di tutte le malattie non trasmissibili come tumori, malattie respiratorie e cardiovascolari. Il Ministero della salute ha messo a punto, non più di un paio di anni fa, uno specifico ‘Piano nazionale per la malattia diabetica’, l’unico piano nazionale mai dedicato a una singola malattia. Possibile che tutto questo non abbia alcun peso nelle valutazioni di merito destinate a definire le priorità di cura del nostro servizio sanitario nazionale?” ha detto Antonio Ceriello inaugurando i lavori di Genova. “Il diabete è certamente una malattia endocrino-metabolica, ma – lo diciamo anche da endocrinologi, essendo molti dei nostri soci specializzati in questo ramo della medicina – non può essere considerato un ‘di cui’, lo dicono i fatti. Due terzi della spesa per curare il diabete derivano dalle numerose e gravi complicanze della malattia, che sono causate per lo più da cure non adeguate, dal mancato controllo metabolico. Siamo proprio sicuri che anziché rafforzare l’attenzione e le risorse destinate a questa malattia questa scelta non ingeneri un aumento della spesa sanitaria, che potrebbe diventare incontrollabile?” ha proseguito Ceriello.“I Lea – ha aggiunto Nicoletta Musacchio – descrivono le attività e le prestazioni assicurate e riconosciute dal servizio sanitario. Dai Lea deriva il nomenclatore nazionale, una ‘lista’ nella quale a ogni prestazione riconosciuta è associato un codice dal quale si identificano le tariffe di rimborso, un elenco dove si specificano le attività che i medici devono e possono erogare, al livello appropriato di assistenza, e che danno giustificazione economica del loro operato. Se si effettua una prestazione non riconosciuta, questa ‘non appare’ ed essendo, ad esempio, i centri diabetologici valutati per produttività, il direttore generale non può rendersi conto del reale lavoro di un team diabetologico e al limite estremo prendere provvedimenti altrettanto estremi.”“L’attuale impostazione di revisione dei Lea – ha proseguito Musacchio – disconosce il modello organizzativo portato avanti dal Piano nazionale per la malattia diabetica e previsto dalla legge 115/87 di tutela dei diritti delle persone con diabete, che riconoscono la necessità di un approccio secondo il chronic care model. Il diabete va gestito nell’ambito di percorsi di cura che assicurino interventi clinici e assistenziali integrati tra loro ed effettuati da parte di team specialistici dedicati e formati, e i nuovi tariffari devono garantire il riconoscimento delle prestazioni previste in ogni singolo percorso.” “D’altronde – ha continuato – domani saranno presentati al congresso i dati di un’indagine condotta tra gli associati AMD, ossia proprio i medici diabetologi operanti nei circa 600 centri del sistema sanitario nazionale, nell’ambito del progetto ‘DIA&INT’ volto a valutare le attività diabetologiche con l’intento di essere propositivi nella ‘manutenzione’ dell’assistenza prestata alle persone con diabete. I risultati fanno emergere come le cinque pratiche che i diabetologi dichiarano più importanti per la pratica quotidiana e per assicurare l’efficacia della cura sono attività già oggi non riconosciute nei Lea. Ci saremmo aspettati un conseguente adeguamento delle prestazioni.”“Ciò che peraltro lascia stupefatti, infine, è che la proposta di revisione dei Lea sia stata fatta da cosiddetti tavoli tecnici, senza consultare le società scientifiche e i professionisti. Invitiamo a rivedere questa ipotesi. Amd e tutte le società Scientifiche interessate sono disponibili a collaborare a stilare un’appropriata lista di attività diabetologiche utili e necessarie, legandole a competenze specifiche e identificandone le priorità. Tutto ciò, si badi bene, nell’interesse dei cittadini italiani con diabete,” ha concluso.

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