Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘civiltà’

Parlare di “Pace” tra il dire e il praticare

Posted by fidest press agency su martedì, 10 marzo 2020

Senza dubbio è lungo il cammino ancora da percorrere e grande è l’impegno necessario affinché la pace non si risolva nella semplice conservazione di un ordine formale, in una sorta di “status” immobile e vuoto, ma costituisca una permanente conquista comune di civiltà. Bisogna riempire la pace, la vera pace, di contenuti positivi:
• facendone innanzitutto la suprema garanzia dei diritti inviolabili della persona umana in tutti i Paesi del mondo, senza accezione alcuna.
• Assicurando solidamente ai paesi meno favoriti le condizioni del più completo sviluppo.
• Ripudiando definitivamente e senza rimpianti il vecchio mito della sovranità assoluta ed illimitata dei singoli stati, e sostituendolo con l’opposto principio d’una sistematica apertura a reciproche autolimitazioni, per fini di giustizia e di cooperazione tra i popoli.
• Instaurando concretamente, anche nei rapporti internazionali, la civiltà del diritto.
• Rafforzando, a tal fine, con opportune riforme strutturali, la vita e la funzionalità dei due massimi Organismi di pace costituenti anch’essi un “novum” storico assoluto.
• Creando nel loro ambito efficaci strumenti d’azione, scevri da egoismi nazionalistici (con particolare riguardo alle Corti di giustizia, alle Commissioni d’indagine e di conciliazione, alle Forze multinazionali di garanzia).
• Ponendo sotto stretto controllo il commercio mondiale delle armi e statuendo, quale prima norma di diritto e di etica internazionale, il divieto assoluto ed automatico di forniture militari a Paesi comunque coinvolti in conflitti bellici o in attività terroristiche. Come si sa, si tratta di un commercio senza frontiere. E nessuno ignora che in certi casi i capitali dati in prestito dal mondo dello sviluppo, sono serviti ad acquistare armamenti.
• Parificando e riducendo al più stretto livello difensivo (come avviamento ad un progressivo disarmo totale) gli armamenti d’ogni genere e tipo, di Stati o gruppi di Stati antagonisti.
• Internazionalizzando la ricerca scientifica, in un’aperta e diretta collaborazione tra gli scienziati e i tecnologi d’ogni paese.
• Creando senza altri indugi un organico programma internazionale di “educazione alla pace” che valga a smantellare le residue impalcature pseudo culturali il cui comune denominatore è l’apologia della guerra, della violenza e della morte, a evidenziare con razionalità e rigore scientifico gli errori storici del passato, e a dimostrare che esigenza assoluta di vita e di progresso dell’umanità è la solidarietà nella concordia.
Sono temi che appartengono già da qualche tempo nella cultura occidentale, ma è stato da sempre inascoltato il loro messaggio attraverso subdole e aberranti teorie alternative che hanno parlato di pace come un concetto astratto e privo di significati pratici. Come dire: nihil sub sole novi.
Tale discorso coincide nella sostanza con quanto menzionato nei suoi scritti da Emanuele Kant: “Una pace universale durevole, ottenuta mediante il cosiddetto “equilibrio delle potenze”, è pura chimera: come la casa di Swift, costruita da un architetto così perfettamente, secondo tutte le regole dell’equilibrio, che non appena un passeggero vi si posava essa subito crollava”. Bastano del resto le ipotesi di qualche pazzo fanatico al potere (di cui la storia anche recente ci ha fornito tipici esempi), oppure di un errore tecnico, tutt’altro che impossibile, per far crollare, esattamente come la casa di Swift, la dottrina di chi affida con tutta tranquillità la pace all’equilibrio del terrore.
In definitiva la vittoria perpetua e irreversibile della pace sulla guerra non potrà venire che da una coscientizzazione universale, da una vera metanoia dello spirito umano: paragonabile, per intensità e grandezza, solo a quella che portò a suo tempo alla definitiva scomparsa di una delle istituzioni giuridico-sociali che sembravano più radicate nella storia umana. Mi riferisco alla schiavitù. Un’istituzione che offendeva, non meno della guerra, la suprema dignità dell’uomo, proclamato quasi duemila anni fa non solo “immagine di Dio” ma figlio adottivo di Dio, fratello di ogni altro essere umano. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I fondamentali di una civiltà e le relative sbavature

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 febbraio 2020

Da più parti nel mondo si levano voci allarmate e al tempo stesso inviti accorati sulla necessità di rivedere gli strumenti che hanno costruito l’attuale rapporto sociale, civile e politico che regola le relazioni nazionali e internazionali e condiziona la vita dei suoi abitanti. In altri termini i nostri modelli di società, da quella cosiddetta “occidentale” a quella “orientale” con venature di tipo religioso, stanno mostrando per intero i loro limiti. In essi si sono persi i valori fondanti che sono alla base della nostra stessa ragione d’essere. Abbiamo in qualche modo affermato e consolidato il precetto della sacralità del diritto alla vita ma abbiamo disatteso quello altrettanto importante del diritto a vivere entro canoni di accettabilità. L’averlo disatteso comporta oggi che il 75% della popolazione mondiale non trova un ragionevole spazio per veder garantito i 5 fondamentali diritti che ci permettono un’esistenza dignitosa, a prescindere dai propri natali e dalle condizioni economiche dei genitori: diritto all’assistenza, diritto allo studio, diritto ad avere un’abitazione, diritto al lavoro, diritto al libero accesso ad alimentarsi. Premessa questa per una società ispirata a criteri di solidarietà e rispettosa della vita evitando, quindi, indebiti accaparramenti che ci fanno dire, oggi, che il 15% della popolazione del globo possiede l’80% delle risorse e lasciando un misero 20% all’altra grande fetta dell’umanità. È un’anomalia che si aggrava ancor più se si pensa agli sprechi che si perpetrano per l’accaparramento nelle mani di pochi delle fonti di ricchezza: guerre, conseguenti distruzioni, cattivo uso delle terre, sfruttamento, ecc. Ne consegue che le logiche consumistiche tendono ad inaridire gli animi e ad esaltare il valore dei beni materiali come oggetti di potere e di controllo per chi non li possiede condizionandone i comportamenti e provocando la sudditanza. Oggi, quindi, si fa strada la figura del predatore, di colui che toglie agli altri per appagare la sua avidità. E’ la logica dell’homo homini lupus che è involutiva alla civiltà del progresso e delle scienze verso la quale ci stiamo indirizzando. E’ tempo di scelte se vogliamo guardare avanti senza ripiegarsi su noi stessi. Lo dobbiamo se vogliamo ridare dignità e futuro alla nostra specie e a tutte quelle che con noi percorrono il cammino della vita terrestre. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

I fondamentali di una civiltà e i vari condizionamenti

Posted by fidest press agency su martedì, 21 gennaio 2020

Da più parti nel mondo si levano voci allarmate e al tempo stesso inviti accorati sulla necessità di rivedere gli strumenti che hanno costruito l’attuale rapporto sociale, civile e politico che regola le relazioni nazionali e internazionali e condiziona la vita dei suoi abitanti. In altri termini i nostri modelli di società, da quella cosiddetta “occidentale” a quella “orientale” con venature di tipo religioso, stanno mostrando per intero i loro limiti. In essi si sono persi i valori fondanti che sono alla base della nostra stessa ragione d’essere. Abbiamo in qualche modo affermato e consolidato il precetto della sacralità del diritto alla vita ma abbiamo smarrito quello altrettanto importante del diritto a vivere entro canoni di accettabilità. L’averlo disatteso comporta oggi che il 75% della popolazione mondiale non trova un ragionevole spazio per veder garantito i 5 fondamentali diritti che ci permettono un’esistenza dignitosa, a prescindere dai propri natali e dalle condizioni economiche dei genitori: diritto all’assistenza, diritto allo studio, diritto ad avere un’abitazione, diritto al lavoro, diritto al libero accesso ad alimentarsi. Premessa questa per una società ispirata a criteri di solidarietà e rispettosa della vita evitando, quindi, indebiti accaparramenti che ci fanno dire, oggi, che il 15% della popolazione del globo possiede l’80% delle risorse e lasciando un misero 20% all’altra grande fetta dell’umanità. È un’anomalia che si aggrava ancor più se si pensa agli sprechi che si perpetrano per l’accaparramento nelle mani di pochi delle fonti di ricchezza: guerre, conseguenti distruzioni, cattivo uso delle terre, sfruttamento, ecc. Ne consegue che le logiche consumistiche tendono ad inaridire gli animi e ad esaltare il valore dei beni materiali come oggetti di potere e di controllo per chi non li possiede condizionandone i comportamenti e provocando la sudditanza. Oggi, quindi, si fa strada la figura del predatore, di colui che toglie agli altri per appagare la sua avidità. E’ la logica dell’homo homini lupus che è involutiva alla civiltà del progresso e delle scienze verso la quale ci stiamo indirizzando. E’ tempo di scelte se vogliamo guardare avanti senza ripiegarsi su noi stessi. Lo dobbiamo se vogliamo ridare dignità e futuro alla nostra specie e a tutte quelle che con noi percorrono il cammino della vita terrestre. (Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Lotta di popolo, lotta di civiltà: Onore ad Amedeo d’Aosta

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 agosto 2019

Il 17 maggio del 1941 sull’Amba Alagi il Duca d’Aosta firma la resa delle sue truppe. Nello stesso giorno e ora tramonta il sogno imperiale italiano. La resa del contingente italiano ebbe un prezzo altissimo in morti e feriti. Fu il conto pagato da una resistenza spinta sino ai limiti delle forze umane. Quel giorno Churchill scrisse: “Così terminava il sogno di Mussolini di un impero da creare con la conquista e da colonizzare nello spirito dell’antica Roma”. Amedeo D’Aosta morì nell’ospedale di Nairobi alle 3,45 del 3 marzo 1942, aveva 43 anni.
Ciano annotò nel suo diario: “E’ morto il duca d’Aosta. Scompare con lui una nobile figura di principe e d’italiano, semplice nei modi, largo nella comprensione, umano nello spirito. Non voleva la guerra. Era convinto che l’impero avrebbe potuto reggere soltanto pochi mesi. Poi detestava i tedeschi. Dalla vicenda che insanguina il mondo temeva più la vittoria tedesca che quell’inglese. Quando partì per l’Etiopia, nel maggio del 1940, ebbe il senso del suo destino: era deciso ad affrontarlo, ma era pieno di tristezza”. Il duca Amedeo d’Aosta, a detta del ras Abebe Aregai, capo della resistenza abissina e che lo aveva sempre combattuto: “E’ stato il più terribile nemico dell’Etiopia perché era riuscito a conquistare gli abissini e a far loro dimenticare l’amore per l’indipendenza”. Ecco per cosa gli italiani differivano dai tedeschi: la loro gran voglia di vivere in pace. Una pace che in Europa, come sappiamo, fu tanto desiderata mentre per i dittatori si era trasformata in un atto di codardia e di tacita sottomissione.
Il 1942 è l’anno della svolta. Il risveglio brusco da un sogno è tragico. La guerra prende una brutta piega. La fame incomincia a picchiare duro, i divieti si fanno più severi, i bombardamenti più fitti. Arriviamo a due passi da Alessandria d’Egitto, ma perdiamo il treno dell’Africa. Rommel non fa più miracoli, a El-Alamein Montgomery è troppo forte. Da Stalingrado non si passa. Nel 1943 molti avvenimenti precipitano. Il 25 luglio a Roma il Gran Consiglio del fascismo sfiducia Mussolini. E’ l’onda lunga che ha segnato in Russia la sconfitta della Germania: i russi sfondano sul Don, l’ARMIR, l’armata italiana sul fronte sovietico, è costretta a una precipitosa ritirata per non essere circondata e annientata.
Si combatte e si muore a quaranta gradi sotto zero. Le perdite assommano a oltre 80.000 uomini sui 120mila del corpo di spedizione. In Italia, intanto si vive come si può tra luci e ombre, sotto i bombardamenti e qualche evasione. Il film dell’anno è “Ossessione” con Luchino Vi-sconti. Aldo Fabrizi, al suo debutto, interpreta “l’ultima carrozzella”. Macario fa la donna nella “Zia di Carlo”, ma non ride nessuno. Così si compie il destino di un popolo con la sua avventura fascista. In quel momento riecheggiano le parole di George Sorel: “Un bosco impiega secoli per crescere, ma basta una notte per bruciarlo”. (Riccardo Alfonso)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Per una civiltà globale dell’alleanza

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 maggio 2018

Loppiano. “Costruire una cultura condivisa dell’incontro”. È questa la sfida che Papa Francesco ha lanciato dal centro internazionale di Loppiano (FI) ai 7.000 presenti davanti al Santuario Maria Theotókos. Facendo riferimento alle “urgenze spesso drammatiche che ci interpellano da ogni parte e non possono lasciarci tranquilli” – il Santo Padre ha sottolineato che non è più sufficiente solo “l’incontro tra le persone, le culture e i popoli”. Occorrono uomini e donne “capaci di tracciare strade nuove da percorrere insieme” per dar vita ad “una civiltà globale dell’alleanza”. Papa Francesco è arrivato presso il centro dei Focolari alle ore 10 atteso da Maria Voce, presidente del Movimento, Jesús Morán, copresidente e dal vescovo di Fiesole Mons. Mario Meini. Dopo una breve sosta di preghiera dentro il santuario, ha incontrato gli 850 abitanti di Loppiano provenienti da 65 nazioni e le migliaia di persone arrivate da tutta l’Italia e oltre in maggioranza aderenti al Movimento dei Focolari. È la prima volta che un pontefice visita questa “piccola città”, che – come l’ha definita Maria Voce nel suo indirizzo di saluto – vuole essere “laboratorio di convivenza umana, bozzetto di mondo unito e testimonianza di come potrebbe essere la società se fosse basata sull’amore reciproco del Vangelo”. È seguito un dialogo aperto e schietto, scandito da alcune domande poste da un gruppo di cittadini di Loppiano. Le domande hanno toccato da varie prospettive il tema della sfida cristiana nei confronti della modernità. Il Santo Padre ha incoraggiato a non “nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo, o addirittura in una sottile ipocrisia, (…) ma di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità” e di affrontare le difficoltà “con tenacia, serenità, positività, fantasia… e anche un po’ di umorismo”. E facendo riferimento alla missione di un progetto originale come Loppiano nell’odierno contesto sociale, il Papa ha invitato ad alzare lo sguardo insieme a lui “per guardare con fedeltà fiduciosa e con creatività generosa al futuro che comincia già oggi”.Dopo aver impartito ai presenti la sua benedizione, 37 cittadini di Loppiano di diverse provenienze, religioni, età ed estrazione sociale hanno salutato personalmente Papa Francesco.In risposta alle parole del Santo Padre, il copresidente dei Focolari, Jesús Morán gli ha consegnato un dono simbolico: un “patto” firmato da tutti gli abitanti, con l’impegno di vivere affinché Loppiano sia sempre più un luogo di fraternità e reciprocità. All’invito di sottoscrivere a sua volta il “Patto di Loppiano” il Santo Padre ha aderito con gioia, tra gli applausi di tutti i presenti.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Reati d’opinione: A quando un salto di civiltà?

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

gadgetfascistiLa procura della Repubblica di Bologna, su segnalazione dei Carabinieri di Vergato, hanno denunciato il calciatore Eugenio Maria Lippi per apologia di fascismo. Altrettanta denuncia è stata presentata dal Sindaco del Comune di Marzabotto. A seguire c’è da registrare una diffusa esecrazione da parte di tanti soggetti che, in merito, si richiamano alla loro fede antifascista. Noi non abbiamo nulla da dire rispetto alla Procura che ha deciso di agire (esiste – anche se per noi e’ un obbrobrio giuridico- l’obbligatorietà dell’azione penale), e nei confronti dei Carabinieri che “d’ufficio” hanno fatto la segnalazione all’autorità giudiziaria. Ognuno svolge le sue funzioni.
Ma abbiamo molto da dire sul fatto che la manifestazione di un’opinione, manifestazione che di per se’ non ha leso nessuno fisicamente, sia sanzionata dal codice penale. Abbiamo una sorta di orticaria istintiva di fronte a tutto quello che, pur in ricordo di questioni delittuose per il nostro Paese (come lo e’ stato il Fascismo), tende a reprimere la manifestazione del pensiero. Non possiamo non ripensare al fatto che proprio durante il Fascismo questi reati venivano perseguiti col codice Rocco, che nella fattispecie e’ stato integralmente ereditato dai codici repubblicani. E siccome crediamo che in democrazia cio’ che conta molto e’ il metodo, questa commistione di reati tra Repubblica democratica e Regime fascista, continua a preoccuparci molto. Abbiamo paura dei fantasmi del passato? La nostra democrazia puo’ esser tale usando gli stessi metodi del Fascismo? No! Crediamo proprio di no. E’ proprio il rispetto di tutte le opinioni che fa grande una democrazia e, non a caso, questa grandezza e’ ascrivibile al maggior punto di riferimento mondiale in merito, gli Stati Uniti d’America, dove questo rispetto e’ proprio al primo emendamento della loro Costituzione. Siamo, possiamo e vogliamo essere un Paese che in materia faccia un salto di qualita’ e di civilta’? O e’ piu’ facile fare i cortei antifascisti, le manifestazioni, antifasciste, le dichiarazioni antifasciste…. salvo poi avere e applicare leggi che come metodo sono proprio fasciste? Chissa’ se qualcuno nella prossima campagna elettorale si ricordera’ di questo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

Posted in Diritti/Human rights, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Alle origini della nostra civiltà

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

Quadro_Dennis_MalonTORRIONE_LEVANTEIn merito alla pubblicazione dell’articolo “Alle origini della nostra civiltà”: il Torrione a levante di Cervo “, lo storico ligure Alessandro Giacobbe vuole rilasciare alcune considerazioni: ” I barbareschi, che invasero e saccheggiarono a più riprese la Liguria durante il XIV secolo, erano una schiera molto ampia di islamici provenienti soprattutto dalle coste dell’Africa del Nord e dall’area balcanica. Lo stesso Barbarossa, il più famoso dei corsari arabi e comandate dell’intera flotta musulmana, era dell’Albania. Lo scopo principale delle loro incursioni era quello di depredare la popolazione civile di ogni bene e di prendere schiavi come forza lavoro a costo zero o a scopo di riscatto. Si è calcolato che, in tutto, circa un milione di persone siano state rapite. Il fenomeno delle incursioni barbaresche terminò definitivamente nel Mediterraneo agli inizi del XIX secolo, quando intervennero, per la prima volta nella storia, i Marines americani ..Le valorose operazioni condotte dal corpo dei Marines nel corso delle “Guerre Barbaresche” sono tutt’oggi ricordate, all’inizio del loro inno che ricorda le azioni: ” From the halls of Montezuma, to the shores of Tripoli We fight our country’s battles in the air, on land and sea (Dai saloni di Montezuma Alle spiagge di TripoliCombattiam le patrie guerre In terra, mare e ciel”)  (Christian Flammia) (foto: Quadro_Dennis_Malon, torrione)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il senso della civiltà cristiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

alcide de gasperiAbbiamo vissuto un’esperienza storica particolarmente intensa e soprattutto variegata nel corso di poco più di un secolo tanto che non tutti sono riusciti ad assimilare i cambiamenti che si sono succeduti a ritmo sostenuto. Si pensi all’Italia del 1943-47: paese sociologicamente cattolico; ricca fioritura di opere sociali; ruolo di supplenza della Chiesa nel dissolversi di larga parte delle classi dirigenti coinvolte nella fine catastrofica di una ventennale dittatura, riassunta nel personale prestigio del Papa Pio XII nei giorni, ad esempio, del bombardamento di Roma. A questo vescovo di Roma è poi subentrata, a livello di gerenza politica-istituzionale la personalità di Alcide De Gasperi in grado d’imporre un originalissimo carisma quasi da anti-eroe, interprete della cesura con un passato la cui devastazione appariva a tutti evidente. Da allora ad oggi sono trascorsi tantissimi anni eppure i giovanissimi di allora stentano a riconoscersi con la vita della loro giovinezza. Se potessimo fermare il tempo a quell’epoca e rivederla con il rallentatore avremmo l’impressione di esserci imbattuti in un momento di gran lunga più lontano. Spiegazioni in tal senso non sono mancate. Benedetto Croce a proposito della formazione politica cui egli stesso apparteneva osservava: “nel momento in cui il liberismo trionfava sui totalitarismi e veniva ad essere nei fatti largamente accettato come valore e come prassi politica dalla grande maggioranza delle popolazioni europee, veniva meno la ragione storica di partiti dichiaratamente liberali: di fatto declinati e talvolta scomparsi o ridotti ad un ruolo marginale.” In questo clima dove hanno cambiato pelle i partiti e le ideologia non sarebbe stato credibile negare che anche la Chiesa di Roma ha subito una mutazione e le stesse fermezze e chiusure teologiche di allora hanno subito un grave colpo. Pensiamo ai rapporti con gli ebrei ed i protestanti. Pensiamo alle stesse relazioni con il mondo islamico, induista e buddista. Oggi si può riproporre il dialogo, più volte interrotto o escluso a priori, interreligioso e, quel che più conta, pervenire ad una intesa sui principi e sui valori come quello prioritario della pace e della uguaglianza sociale e civile dei popoli benedetto dalla Fede e dalla Carità nella sua accezione universalistica. (Riccardo Alfonso direttore del centro studi religiosi e filosofici della Fidest)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Una civiltà che guarda avanti può ancora convivere con i suoi simulacri sociali?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

biotecnologiaE’ quanto ci chiediamo se osserviamo il dibattito che da anni si è innescato, nello specifico, in Italia ma che non è, tutto sommato, diverso da quello degli altri Paesi del mondo, riguardo alla questione del suo sistema previdenziale. Consideriamo tutto ciò un sempre maggiore esercizio accademico per una ricerca di una soluzione secondo taluni schemi interpretativi tradizionali, mentre la risposta la dovremmo trovare in modo diverso. Lo impongono, se vogliamo, due aspetti della nostra civiltà odierna: il prepotente sviluppo delle tecnologie e le attese di vita che si prolungano nel tempo regalandoci un essere umano più vecchio ed anche più in buona salute. Cosa significa tutto ciò? Tanto per cominciare che il dibattito sui limiti d’età per andare in pensione sta diventando sterile a tutti gli effetti. L’orologio anagrafico sta diventando l’elemento più relativo di questo mondo. Come pretendiamo di assegnare ad un sessantenne la patente di pensionato, relegandolo all’inattività lavorativa se ha di fronte, mediamente, la possibilità di sviluppare altri 15 ed anche venti anni di attività occupazionale, sia pure con certi limiti? Di certo non potrà giocare da professionista a calcio e nemmeno a calcetto, ma svolgere un lavoro manuale leggero, o una attività intellettuale di medio impegno, è nelle sue piene capacità. Ciò significa che il lavoro va ricercato per “fasce di compatibilità” anagrafica e non limitato ope legis ad una certa scadenza. Ed allora possiamo dire che non esiste età pensionabile fissa ma dovrebbe essere, invece, libera ed in funzione alle proprie capacità fisiche ed intellettuali. Prendiamo ad esempio i molti lavori sedentari esistenti da quelli dell’usciere al portiere di stabili, dal minutante negli uffici al sorvegliante negli stabilimenti a minor rischio, e via di questo passo. Se solo facessimo un piccolo sforzo e classificassimo tutti lavori esistenti in tante fasce preferenziali per età e li indicassimo ai corrispondenti lavoratori come opzioni future per il loro avvenire lavorativo e corroborassimo il tutto con una formazione professionale adeguata e posta anzitempo la scadenza prefissata per l’eventuale passaggio, noi saremmo in grado di favorire con efficacia la costituzione di una società più armonicamente equilibrata nel suo essere e rappresentarsi. Alla fine giudicheremmo persino balzana quell’idea di far diventare necessariamente vecchio da pensione un sessantenne o anche un settantenne. (Riccardo Alfonso direttore centro studi politici e sociali della Fidest)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La civiltà della violenza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 agosto 2017

Nel dibattito politico si sta ora insinuando un’altra variabile che avremmo preferito volentieri fare a meno: la violenza, le sevizie, le torture. Molti si sorprendono di doverle nuovamente riesumare in quelle popolazioni che più delle altre sembrano aver acquistato quel tanto di civiltà giuridica da aborrirle e, ove si verificassero, da perseguirle con il massimo rigore. La verità è che in queste circostanze vale il detto evangelico: chi non ha peccato lanci per primo la pietra. Un attento osservatore dei comportamenti umani ci disse tempo addietro che la civiltà del progresso è ben lungi dal portarci anche l’abolizione delle violenze private e pubbliche. Esse, semmai, si possono affinare, con le torture psicologiche, con l’annientamento della personalità e per finire al mobbing. Siamo tutti, in un modo o nell’altro, vittime e carnefici nei confronti dei nostri simili e se non riusciamo a superare questo marchio che ci viene impresso dalla nascita in poi ben difficilmente ci sarà possibile diventare esseri umani nel senso civile ed etico della parola. Ecco perché queste torture così ben documentate fotograficamente che ci pervengono dalle carceri irachene, le violenze e le distruzioni in Siria dopo circa sei anni di guerra civile, e le violazioni delle libertà civili in Turchia, in Venezuela e in molti altri paesi non ci sorprendono più di tanto. Né ci suona altrettanto sorprendente lo stupore di chi oggi cerca di ammantare il tutto con un’alta dose di perbenismo propagandistico. E’ l’ipocrisia del sistema, delle persone e della stessa informazione che conosciamo bene e che oggi recita la sua parte come quella di tutti gli altri, del resto. Quante volte Amnesty International ed altri movimenti affini hanno denunciato soprusi e violenze un po’ ovunque nel mondo dentro e fuori le carceri, dentro e fuori i regimi autoritari, e quante altre volte le abbiamo accolte con una certa indifferenza, per non dire fastidio? E’ questo, dunque il prezzo, che dobbiamo continuare a pagare nonostante teniamo a definirci civili, democratici e rispettosi delle opinioni altrui? E finché andiamo avanti con queste spirali di violenze che nessuno sembra voler spezzare seriamente, la nostra civiltà continua a procedere con passo malfermo verso il suo futuro. E se in quel futuro continuerà ad esservi il male, le tecnologie potranno solo renderlo peggiore e perverso. (Riccardo Alfonso direttore Centro studi sociali e politici della Fidest da “Lezioni di politica”)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Uno dei grandi privilegi dell’America Centrale è essere custode di un vero e proprio tesoro ancestrale, lasciatoci dalla civiltà Maya

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

centroamericaAttraverso la storia, numerosi archeologi sono giunti qui per scoprire centinaia di siti e città unici al mondo: un patrimonio inestimabile che contribuisce a infondere a quest’area un’aura di magico splendore.La “strada dei Maya” scorre attraverso le giungle dell’America Centrale e sa conquistare il viaggiatore con la ricchezza dei suoi monumenti enigmatici e il suo inestimabile patrimonio culturale. I luoghi più affascinanti di quest’area sono:La piramide principale di Caracol è chiamata Caana e, con i suoi 46 metri di altezza, è ancora oggi una delle strutture create dall’uomo più alte di tutto il Belize: considerato uno dei templi più importanti del Paese, sorge su un complesso che presenta cinque piazze, un osservatorio astronomico e migliaia di altri edifici identificati. I suoi grandi altari rendono questa zona di particolare interesse, grazie ai 18 enormi glifi scoperti finora. L’area è estesa per circa 170 chilometri quadrati e si pensa che la sua popolazione raggiungesse le 200mila persone; numerose stele presenti sul territorio fanno riferimento alla dinastia che ha governato la città.
Nell’ambito della storia del patrimonio culturale, Caracol riveste un ruolo particolarmente importante per le città Maya e i centri cerimoniali di Peten (Guatemala), poiché ha cambiato l’equilibrio del potere dominante. Situato nella zona di Chiquibul, circondato da una giungla rigogliosa, Caracol è stato scoperto dal mondo moderno nel 1938.
A La Libertad, El Salvador, distante 30 minuti dalla capitale, sorge uno dei siti archeologici più importanti dell’America Centrale. Si tratta del villaggio agricolo di Joya de Cerén, dove si possono osservare diverse case che mostrano com’era la vita quotidiana degli abitanti di un villaggio agricolo Maya, costretti ad abbandonare le loro case a causa di un’eruzione vulcanica avvenuta intorno all’anno 600 a.C. Non a caso, è noto come la “Pompei d’America”. Il sito archeologico presenta tre centroamerica1aree di scavo che hanno portato alla luce dieci strutture con dormitori, piatti di argilla e cucine. L’UNESCO ha dichiarato quest’area Patrimonio dell’Umanità nel 1993.Le rovine di Copan, situate nella parte occidentale dell’Honduras, rappresentano un sito archeologico di estrema importanza per la storia dell’antica civiltà Maya. Conosciuto come uno dei principali centri scientifici del periodo classico, questo luogo è stato un osservatorio astronomico e un centro cerimoniale. Conosciuto come “l’Atene dei Maya”, è Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1980.Le tappe più importanti della civiltà Maya si sono sviluppate proprio qui a Tikal, Peten. Oltre a ospitare alcuni dei templi più importanti del Guatemala, questo sito archeologico è conosciuto soprattutto per il suo famoso Tempio IV (o “Tempio del Serpente a Due Teste”), la seconda piramide Maya più alta del Paese (65 metri di altezza), preceduta solo da “Danta”, il tempio sepolto di El Mirador. Di questa struttura è interessante notare la tecnica di costruzione, basata su diverse piattaforme sovrapposte in più livelli.L’eredità storica custodita lungo la “strada dei Maya” rappresenta un valore inestimabile non solo per la regione, ma per l’umanità intera. (foto:centroamerica)

Posted in Estero/world news, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Il compito della politica? Sbloccare la civiltà

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 febbraio 2017

immigrazione-via-mareIl primo blocco consiste nella mancata risposta di civiltà al fenomeno della migrazione di massa. Ma non si tratta di un fenomeno, cioè di un evento, si tratta piuttosto di un nuovo mondo, il mondo globalizzato, che è stato pensato come un mondo di residenti, e risponde presentandosi invece come un mondo di migranti; era un mondo di stabilità la cui qualità era la durata – il tempo indeterminato – e si ritrova costruito come un mondo di precarietà, la cui qualità è vivere nell’imprevedibile. Per integrare in un cammino di civiltà tale mondo nuovo è necessario che si riprenda il processo dell’imputazione dei diritti fondamentali a tutti gli uomini come diritti universali e permanenti e se ne preveda l’effettività per tutti gli abitanti del pianeta. E’ dalla conquista dell’America, cioè dal primo apparire di un “nuovo mondo” che tale cantiere si è aperto. Aveva scritto Francisco de Vitoria in una sua “relectio de Indis” che “all’inizio del mondo, quando tutto era comune era lecito a ognuno trasferirsi e muoversi in qualunque regione volesse; ora non pare che la divisione dei territori abbia annullato questo diritto, dal momento che l’intenzione dei popoli non è mai stata di abolire, con quella divisione, la comunicazione reciproca fra gli uomini. Non sarebbe lecito ai francesi proibire agli spagnoli di muoversi in Francia o anche di vivervi, né viceversa, purché questo non rechi loro danno e tanto meno faccia loro torto”, e questo perché “totus orbis aliquo modo est una respublica”, tutto il mondo in qualche modo è una repubblica.
La condizione è di non recarsi danno a vicenda. Ma la costruzione di questo edificio è ancora tutta da fare. Il principio è stato enunciato con la massima chiarezza nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”; e oltre che nelle Carte e nelle Costituzioni, il principio dell’eguaglianza universale è stato espresso con la massima efficacia nell’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII, e sembrò allora ricevere il generale consenso: “non ci sono esseri umani superiori per natura ed esseri umani inferiori per natura, ma tutti gli esseri umani sono eguali per dignità naturale. Di conseguenza non ci sono neppure comunità politiche superiori per natura e comunità politiche inferiori per natura: tutte le comunità politiche sono uguali per dignità naturale” (Pacem in terris n.50). Ciò è affermato come una verità, non solo come una decisione etica positiva.
Questo principio comportava che quanto al godimento dei diritti umani fondamentali, oltre alle discriminazioni già escluse (razza, sesso, religione, ecc.), non potesse ammettersi quella relativa alla cittadinanza. E per quanto attiene al diritto di mobilità e di immigrazione, la cosa era detta così: “ogni essere umano ha la libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse ma sarebbe anche il criterio in base al quale nulla potrebbe restare com’è, e profondi cambiamenti dovrebbero essere introdotti nelle mentalità, nel costume, negli ordinamenti, nella politica, nell’economia e nella finanza.
Per questo è molto difficile fare questa scelta e anche nelle società pur pervase da sentimenti umanitari, o che si danno da fare per salvare o accogliere un certo numero di profughi e di stranieri, nessuno fa appello a questo criterio. L’unico a dirlo è papa Francesco.
Affrontare questo tema nelle sue diverse implicazioni – a cominciare da una nuova considerazione nella Costituzione Italiana del cosiddetto diritto di asilo, che era stato concepito come un caso di eccezione in una situazione del tutto diversa – dovrebbe essere il primo cimento di una nuova responsabilità politica. Altrimenti non ci sarà l’ostacolo della Costituzione a impedire l’iniquità, annunciata dal ministro Minniti, di respingere e cacciare dalI’Italia il 90 (!) per cento dei profughi considerandoli immigrati “irregolari”. Insieme a ciò, dovrebbe essere posto come priorità di un programma politico il disegno di portare tutti i Paesi dell’ Unione a una rinegoziazione dei Trattati europei, così che dall’Europa non sia scartato nessuno.
Il secondo blocco che intercetta e ipoteca lo sviluppo storico è il ritorno in forme incontrollate e cruente della violenza religiosa, che scaturisce non più come in passato da matrici cristiane, ma da matrici islamiche. E’ evidente che una violenza che viene da soggetti e gruppi di cultura o anche di fede islamica non è violenza dell’Islam, ed è noto che nel suo complesso la “Umma” (comunità) musulmana, sconfessa e condanna la violenza estremista, per cui in nessun modo si può interpretare la guerra stragista in atto come una guerra religiosa, e tanto meno come una guerra tra Islam e Occidente, anche se proprio questo era stato lo scenario su cui in Italia e nella NATO nel 1991 era stato impostato il nuovo “Modello di Difesa”, dopo il venir meno del nemico sovietico. E se c’è una cosa che ancora oggi impedisce alla lotta per la supremazia nel Medio Oriente e alla lotta contro il terrorismo di degenerare in guerra di religione, non è certo la cultura dell’Occidente ma è il fermo rifiuto di papa Francesco di un coinvolgimento della Chiesa e delle religioni in una simile guerra.
Tuttavia non c’è dubbio che lo scontro con lo Stato Islamico e col terrorismo si nutre, sia in un campo che nell’altro, di motivazioni religiose, sincere o strumentali che siano. Ciò comporta che la questione religiosa non possa essere messa tra parentesi o semplicemente ignorata, ma debba essere assunta nella gestione e soluzione anche politica della crisi, se si vuole affrontare quello che veramente sta accadendo e non una sua falsa o monca rappresentazione.
Perciò la questione religiosa, e segnatamente quella del rapporto tra le grandi religioni monoteiste, Islam, ebraismo e cristianesimo, va affrontata non come estranea al conflitto e alla crisi geopolitica in atto, ma come fattore rilevante se non determinante di essa.
Per poterlo fare occorre però riconoscere che il conflitto non è tra le tre religioni e le tre culture come tali, ma è tra le degenerazioni di queste tre religioni, cioè, mondanamente, è un conflitto tra un radicalismo islamico, il sionismo e l’ideologia della cristianità occidentale, intesa come cristianesimo ridotto a potere politico sacrale in Occidente. Si tratta di tre forme storiche di queste tradizioni, che sono filiazioni o deformazioni di quella che è la loro autenticità religiosa originaria. E allora se vogliamo venirne fuori occorre sciogliere questi nodi, superare i conflitti tra queste tre ideologie, e bisogna che ciascuna religione in qualche modo converta se stessa. Il cristianesimo ha cominciato a farlo, papa Francesco è l’esempio di questo superamento dell’idea di un cristianesimo come sovranità, come cristianità, cioè come civiltà, come potere. Però questo deve avvenire anche per le ideologie tratte dalle altre due religioni, sia per il sionismo rispetto all’ebraismo, sia per l’islamismo estremista rispetto all’Islam. (in abstract)

Posted in Politica/Politics, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Sant’Egidio: Incontro di civiltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2015

santegidioSuperare la rassegnazione di fronte a un mondo diviso dalla paura reciproca, dai pregiudizi, dalla violenza, per un nuovo inizio nei rapporti tra Oriente e Occidente. Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, conclude con questo impegno la due giorni di Firenze “Oriente e Occidente, dialoghi di civiltà”, che ha visto personalità del mondo islamico del calibro del Grande Imam di Al Azhar, Al Tayyeb, ed europei, come Andrea Riccardi e Romano Prodi. Un dialogo franco e aperto, che non ha aggirato gli ostacoli di quello che, ha detto Al Tayyeb, appare come uno “scontro pauroso”, ma non deve impedire un incontro tra “saggi”, che permettano di esplorare le vie della collaborazione e dell’avvicinamento tra le due civiltà. “Dobbiamo impegnarci per creare un nuovo mondo, una nuova fiducia, forse una fiducia che non c’è mai stata. Ma oggi qualcosa di nuovo c’è, grazie anche alla conferenza di Firenze”, ha detto Impagliazzo ricordando le parole di Andrea Riccardi sull’uso della violenza per prevalere sugli altri: “Dobbiamo riconoscere che ogni guerra è un fallimento”.
I nuovi scenari della globalizzazione e delle guerre chiedono un “aggiornamento” anche ad Oriente, sull’esempio di quanto avvenuto nella Chiesa cattolica con il Concilio Vaticano II. Ciò non comporta un indebolimento delle proprie identità, ma al contrario le rafforza. Il nostro tempo “ha bisogno delle religioni” e queste ultime hanno da dire molto agli Stati, anche a quelli che fanno della laicità la loro bandiera, come ci ha spiegato il politologo francese Olivier RoyIn conclusione sono state aperte grandi questioni che accomunano Oriente e Occidente:
– il tema dell’educazione e delle giovani generazioni. E’ doloroso assistere alla partenza di “foreign fighters”, per i fronti contrapposti dei conflitti in corso, dalle periferie delle grandi città europee come dai Paesi del Medio Oriente;
– l’umanizzazione delle società, anche a livello giuridico, che ha portato ad esempio in Europa all’eliminazione della pena di morte, con l’auspicio che si apra un dibattito su questo tema anche nelle società orientali. L’agenda è tutta da scrivere: “Voi – ha concluso Impagliazzo – avete fatto un passo di avvicinamento venendo in Occidente, che ci chiede di fare altrettanto”. L’obiettivo è quello di continuare questi “incontri di civiltà”, che non possono che favorire il dialogo e la pace.

Posted in Cronaca/News, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

No alla pena di morte

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 gennaio 2015

pena di morteGuardiamo un po’ meno a caldo quanto accaduto ieri nella sede del settimanale satirico francese. Esecrazione generale, ognuno in base ai propri convincimenti, con le scontate levate di scudi da parte di chi usa la propria ignoranza per cercare di erigerla a governo del civile: razzisti di varia tacca in prima fila. Fin qui, tutto normale. L’esecrazione e’ piu’ o meno la stessa che abbiamo riscontrato per le stragi che vengono ritenute del settore, cioe’ quelle con matrice politica/religiosa. E come si fa a non essere d’accordo contro chi ammazza delle persone in nome di qualcosa che l’assassino stesso ritiene degno di sacrificio al proprio dio? Il “problema” nasce quando questi ammazzamenti vengono invece fatti nel nome del dio di cui si condividono i riti sacrificali.
Certo -dicono in tanti- un dio che si presuppone chieda ai propri fedeli il sacrificio umano, che razza di dio e’? Per alcuni e’ comunque un dio perfetto, per altri e’ fanatismo o degenerazione da o per quel dio. Come si fa, quando accadono fatti come quello parigino, a non capire l’imbarazzo dei tanti musulmani nel mondo che mai farebbero male alla cosiddetta mosca? Lo sapevamo ieri e lo sappiamo anche oggi. In questi ultimi decenni, inoltre, non sono una grande novita’ gli ammazzamenti in nome di questo dio (Torri gemelle, Parigi, Londra, Madrid, per dirne solo alcune piu’ “grosse” e piu’ “vicine” a noi occidentali) o contro questo stesso dio (Norvegia). Se poi ci spostiamo dagli scranni di “casa nostra”, gli ammazzamenti del genere sono quotidiani (37 morti solo ieri a Sanaa/Yemen, quasi in contemporanea con Parigi). Se poi andiamo indietro nella storia, come possiamo dimenticare le stragi che i cristiani facevano con le Crociate per sottomettere (si’, sottomettere, proprio come dicono oggi gli assassini in nome del Corano) questo o quell’altro infedele.
Ma il dio e’ solo quello delle vergini che rimangono incinte o delle vergini che ti aspettano in paradiso? Fino ad un certo momento della storia dell’umanita’, sembra che sia stato cosi’, ma poi, con l’avvento dei secoli che stiamo vivendo ora, e’ arrivato anche il dio denaro e il dio civilta’. Per il primo (dio denaro) si commettono ammazzamenti ogni giorno ovunque e, con piu’ o meno “ragioni di Stato”, gli assassini rimangono impuniti: spesso al punitore sfugge (con consapevolezza o meno, poco importa) l’ammazzamento come conseguenza del sacrificio a questo dio. Per il secondo (dio civilta’) si commettono altrettanti ammazzamenti quotidiani perche’, per il mantenimento di questo dio si ricorre a sacrifici umani, animali e naturali per i quali ci si salva la coscienza istituendo organismi per la loro prevenzione e cura, ma che quasi sempre sono solo ordinatori e razionalizzatori del sacrificio gia’ compiuto o in atto (la strage di Ebola in Africa dell’ovest, e’ solo l’ultimo eclatante sacrificio in ordine temporale).
Qual e’ il filo conduttore tra tutti questi dii? Che ci sono sempre i cosiddetti fanatici (manifesti od occulti, poco importa) che pur di onorarli, falcidiano quelli che ritengono gli ostacoli, senza pieta’ (direbbero i cristiani).
Rimedi? Facili non ce ne sono, perche’ c’e’ da combattere contro culture e pratiche millenarie dei seguaci dei vecchi e nuovi dii.
Tendenza per la riduzione del danno? Si tratta, in ogni caso, di pene di morte. E come i Paesi cosiddetti piu’ civili combattono la pena di morte, altrettanto potrebbe essere fatto liberandosi di ogni presunta missione a cui si e’ ispirati in nome del proprio dio ritenuto piu’ buono o meno cattivo di quello dell’altro. Quando sentiamo cose tipo “supremazia dei valori occidentali”, “lotta contro la censura”, etc, riferendosi a fatti come quelli di Charlie Ebdo, restiamo perplessi. Sono frasi che forse avrebbero senso se si trattasse di imbastire una iniziativa contro un qualche presidente o re occidentale che sequestra questo o quell’altro giornale che riporta cose a lui non gradite. Ma nel nostro caso sono inutili. Ve l’immaginate, quando e se dovessero essere arrestati gli assassini di Charlie-Hebdo, si dovesse dir loro qualcosa tipo “non e’ giusto che tu lotti per la censura della nostra liberta’ di espressione”… non capirebbe di cosa stiamo parlando.
Si tratta -a nostro avviso- solo di una lotta universale contro tutti coloro che infliggono e praticano la pena di morte, partendo dal dato di fatto che quando questa pena viene comminata, lo si fa sempre in nome di un dio che viene ritenuto superiore. Se invece ci liberassimo di questi dii superiori, forse la lotta contro questa pena di morte potrebbe essere piu’ efficace e -sempre forse- essere compresa dai piu’, anche e soprattutto da quelli a noi piu’ lontani e nemici. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

Posted in Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Natura e civiltà precolombiana

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2013

English: Cartagena, in Colombia Español: Ciuda...

English: Cartagena, in Colombia Español: Ciudad de Cartagena en la costa caribe colombiana (Photo credit: Wikipedia)

Venezuela, vero e proprio gioiello naturalistico. La straordinaria varietà del suo paesaggio così come la grande diversità di flora e fauna, rendono questo Paese affascinante come il Salto Angel, la cascata più alta del mondo, divenuta ormai il simbolo del Venezuela.
E la Colombia, misteriosa e stimolante destinazione, luogo di incontro dai mille colori, una terra da sogno tra leggenda e realtà che vi darà forti emozioni; in ogni luogo troverete gente ospitale e sorridente pronta a regalarvi un ricordo che non potrà mai svanire.
L’itiner ario proposto da TOAssociati che vi trasporterà da uno dei parchi naturali più spettacolari del Sudamerica, Canaima, formato da belle mesetas e tepuyes che ospita la cascata più alta del mondo, il Salto del Angel, alla moderna Bogotà, dove visiterete il famoso museo dell’Oro e il museo di Fernando Botero, fino a Cartagena de Indias, la bella e antica città coloniale della Colombia.

Posted in Cronaca/News, Viaggia/travel | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

La civiltà europea

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

Si sposta Ciò che sta accadendo in questi giorni in Europa e nella vicina afroasia ci porta a considerare un aspetto che, probabilmente, o abbia-mo sottovalutato o semplicemente ignorato. Siamo sempre partiti dall’idea che il “mediterraneo è la culla della civiltà europea” ovvero, per dirla con Duby è “la sorgente profonda della cultura che illumina la nostra civiltà, poiché da secoli attinge l’Europa dalle ricchezze culturali offerte dal mediter-raneo in modo inesauribile”. Ora dobbiamo chieder-ci, se non lo abbiamo fatto già in passato, se dopo la scoperta dell’America questa fioritura della civiltà europea non si sia spostata in via definitiva altrove. Nel secolo XVI la modernità dell’idea europea trovò spazio ed ascolto soprattutto nel nord dell’Europa. Ma come possiamo dimenticare, nel contempo, che le insofferenze delle concezioni religiose (la Rifor-ma), le diverse sensibilità dell’uomo verso il denaro e verso la ricchezza (l’insorgere del capitalismo), il multiforme vigore della scienza e della tecnologia (più tecnica meno umanesimo), le più articolate espressioni della politica (il parlamentarismo e la democrazia) sono tutte frutto della ricchezza civile e spirituale e civile del mediterraneo? Goethe si sentiva finalmente un “uomo” in Italia, ma non vi scopriva un luogo di progresso. Questa contrad-dizione resta oggi tra Nord e Sud dell’Europa.
L’Europa mediterranea sembra voler vivere con l’orgoglio del suo passato, nonostante le incon-gruenze del presente eppure non vuol passare per qualcosa di diverso o di separato. Resta la sua ansia di ricongiungersi all’Europa del Nord sull’altare del progresso politico e scientifico e della modernità, talvolta dimenticando se stessa. Sembra che l’Europa, nel suo insieme, sia stata capace più di altrove nel creare i mali e nel trovare nello stesso tempo gli antidoti e, a loro volta, i rimedi agli antidoti. Penso al capitalismo e poi al marxismo e poi ancora al suo crollo e alla ricerca di un nuovo umanesimo.
Questo alternarsi di eventi sovente traumatici, come quelli di dittature di destra e di sinistra, di democrazie e di socialismo reale, espone a tutt’oggi l’Europa al concetto di una entità geografica fortemente presentata ai conflitti esistenziali di grande portata e di notevole sofferenza per le sue evidenti contraddizioni interne. E in ciò noi intrave-diamo il suo declino ma anche la possibilità di riscattarsi seguendo la stessa logica di sempre tra male e antidoto, tra bene e antidoto. Ma ciò che ci preoc-cupa è che i tempi di maturazione tradizionali sono troppo lunghi rispetto a quelli di una civiltà che è in continua evoluzione e che si muove a ritmi sempre più rapidi.(Riccardo Alfonso)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Anguillara: Al Museo della Civiltà Contadina

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 febbraio 2012

Italiano: Ingresso del Museo della civiltà con...

Image via Wikipedia

Anguillara Il 19 febbraio alle ore 16.30 al Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori”, Via Doria D’Eboli (nel Torrione Orsini di Anguillara Sabazia). il video che racconta le iniziative organizzate nell’ambito di un progetto della Provincia di Roma mirato a valorizzare il grande patrimonio immateriale della tradizione orale e musicale Poeti a braccio, zampognari, memorie della terra, dall’Umbria per la Sabina a Roma, L’Italia cantata dal sud, musica dei migranti, la Valnerina ternana, gran concerto sulle tradizioni, canti e tradizioni della musica popolare.
Fa tappa così in riva al lago di Bracciano la rassegna “Suoni della Memoria” frutto di uno specifico progetto che coinvolge Basilicata, Campania, Umbria, Puglia e Lazio e vede tra i vari enti, il coinvolgimento della Provincia di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali.Il video documentario della durata di 42 minuti racconta per immagini alcuni degli appuntamenti che hanno caratterizzato il progetto “Suoni della Memoria”.In particolare il lavoro realizzato da Walter Paesano tratta di poeti a braccio, zampognari con una lezione concerto sulla zampogna, della presentazione di libri legati alla tradizione di determinati territori e di concerti sul tema della musiche tradizionali.Si ripropongono in video alcuni tratti del lavoro “L’Italia cantata dal Sud” di Otello Profazio, i canti dei migranti intonato da un coro multietnico, i canti popolari interpretati da Lucilla Galeazzi e scene dal gran concerto che si è tenuto l’11 dicembre 2011 al teatro Parioli di Roma, presente il cantante Simone Cristicchi.
Con questa iniziativa prende il via il calendario di appuntamenti che l’Associazione Culturale Sabate proporrà per il 2012 anno in cui, tra le altre cose, verrà celebrato il ventennale del Museo Storico della Civiltà Contadina e della Cultura Popolare “Augusto Montori”.”Quale spazio migliore – sottolinea il presidente dell’associazione Sabate Graziarosa Villani – come il Museo della Civiltà Contadina che custodisce la memoria contadina e popolare di Anguillara per ospitare la proiezione di un documentario che cristallizza scene e momenti di un progetto che mira a recuperare, censire, valorizzare e digitalizzare il grande patrimonio immateriale delle tradizioni musicali e orali”.

Posted in Cronaca/News, Recensioni/Reviews | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Crisi e nuovo modello di civiltà

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2011

English: Nicola Zingaretti Italiano: Nicola Zi...

Image via Wikipedia

Roma 13 dicembre, dalle 9 alle 19, presso la Sala San Pio X in Via della Conciliazione 5 l’associazione Greenaccord Onlus e la Provincia di Roma organizzano una giornata di studio per approfondire le cause dell’attuale crisi economica e per avanzare soluzioni in grado di porre le basi per un modello economico nuovo e capace di rispondere alle sfide sociali e ambientali. Presenti anche esperti stranieri.La crisi come occasione per ricostruire il nostro modello di sviluppo su presupposti nuovi, capaci di ridurre il divario tra ricchi e poveri, di riavvicinare la finanza all’economia reale, di ridare alle nuove generazioni fiducia e speranza, di costruire una nuova idea di città. È la premessa alla base della giornata di studio “Verso un Nuovo Umanesimo – Economia e Sostenibilità sociale”, organizzata dall’associazione culturale Greenaccord Onlus in collaborazione con la Provincia di Roma. Al convegno interverranno: il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti; il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Mons. Mario Toso; l’assessore provinciale alle Politiche finanziarie e di Bilancio, Antonio Rosati; il vice-direttore generale della Fao, Alexander Müller; Domenico De Masi, docente di Sociologia – Università La Sapienza di Roma; Giuseppe Ciccarone, preside della facoltà di Economia – Università La Sapienza di Roma; Maurizio Franzini, docente di Economia – Università La Sapienza di Roma; Laura Castellucci, docente Economia – Politica Università di Roma Tor Vergata; Andrea Masullo, presidente comitato scientifico Greenaccord. Presiede Tiziana Ferrario. La partecipazione agli incontri è aperta al pubblico ma si prega di accreditarsi presso la segreteria organizzativa di Greenaccord. Il programma completo dell’incontro è disponibile all’indirizzo http://www.versounnuovoumanesimo.org

Posted in Cronaca/News, Roma/about Rome, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | 2 Comments »

Crisi economica, crisi di civiltà

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 dicembre 2011

Roma 13 Dicembre 2011 ore 19 Sala San Pio X (Via della Conciliazione L’associazione Greenaccord Onlus e la Provincia di Roma organizzano una giornata di studio per approfondire le cause dell’attuale crisi economica, che appare piuttosto come una crisi di “civiltà”, per ricercare idee e progettualità utili a rifondare un modello economico oramai logoro e incapace di rispondere alle mutate condizioni sociali e ambientali. Il progetto “Verso un Nuovo Umanesimo”, organizzato dall’Associazione culturale Greenaccord Onlus in collaborazione con la Provincia di Roma, nasce dall’esigenza di proporre una riflessione sulla necessità di ripensare il modello economico attuale mediante la creazione di nuovi obiettivi economici, nuovi paradigmi tecnico-scientifici, nuove forme di organizzazione e partecipazione sociale, poiché siamo in presenza non tanto di una “crisi” finanziaria, quanto innanzi a una “crisi” di civiltà, in particolare nelle grandi aree urbane. Il primo di vari appuntamenti dedicati a tale riflessione, è dedicato ad “economia e sostenibilità sociale” e intende mettere in relazione il ruolo dell’economia con la coesione sociale e nuove forme di democrazia partecipata che avvicinino la politica alle persone. Si parte dalla premessa che la “crisi” possa essere un’occasione irripetibile per ripartire con presupposti nuovi, capaci di ridurre il divario tra ricchi e poveri, di riavvicinare la finanza all’economia reale, di ridare alle nuove generazioni fiducia e speranza di una nuova idea di città. Intervengono: il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti; il segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Mons. Mario Toso; l’assessore provinciale alle Politiche finanziarie e di Bilancio della Provincia, Antonio Rosati, il vice-direttore generale della Fao Alexander Müller; Domenico De Masi, docente di Sociologia Università La Sapienza di Roma, Giuseppe Ciccarone, preside facoltà di Economia
Università La Sapienza di Roma, Maurizio Franzini, docente Economia Università La Sapienza di Roma,
Laura Castellucci, docente Economia Politica Università di Roma Tor Vergata, Andrea Masullo, presidente comitato scientifico Greenaccord. Presiede Tiziana Ferrario.

Posted in Economia/Economy/finance/business/technology, Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

L’Italia è finita in lacrime: ora è tempo di agire

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

Nelle lacrime in presa diretta del ministro Elsa Fornero in queste lacrime si manifesta tutto il fallimento italiano.
Cosa dire invece, delle decine e decine di anni di politica all’italiana e di politici italiani che hanno goduto di privilegi inauditi ma consentendo comunque alla corruzione ed alle mafie di massacrare un paese, che era una vera potenza economica mondiale, per ridurlo al difficile ruolo di capro espiatorio di tutti i mali globali e delle follie violente anti-globalizzaizone? Ma la verità è che il debito pubblico italiano è colpa della politica italiana, è frutto della idiozia dei politici italiani, e non è invece colpa dell’Europa e nemmeno della globalizzazione. La casta politica che avrebbe dovuto servire e difendere il paese da ogni prevedibile attacco, sia interno che esterno, non lo ha fatto e non lo ha fatto di proposito. Da questo momento in poi, si può con assoluta serenità affermare che l’italia non è più una nazione, ma rappresenta solo un inutile fardello, un pesante fardello intriso di corruzione e di mafiosità, un fardello che altri difendono solo per difendere se stessi, un fardello che pesa troppo sul capo di quegli innocenti che non amano la corruzione ed odiano le mafie.
Con buona pace di chi non lo ha ancora capito e non lo vuole capire. Con buona pace di chi urla di voler difendere in tribunale stili di vita indifendibili e causa certa del fallimento della credibilità e del buon nome di un intero paese. Ma l’italia è finita, anche senza il loro inutile assenso. Occorre però andare oltre questo fallimento, oltre questa sconfitta, bisogna spogliarsi della zavorra e volare alto. Occorre distaccare quei territori che non sono ancora intrisi di corruzione e di mafiosità in modo irrecuperabile e bisogna immediatamente portarli in luogo sicuro, in territorio amico, nel fraterno abbraccio di una riconciliazione dei popoli del nord, dei popoli ticinesi e insubri. Ma bisogna fare in fretta, poiché la corruzione e l’usura mafiosa è stata aizzata contro quei territori ad arte, in modo da diffondere e propagandare l’impressione che l’talia sia tutta mafiosa e tutta corrotta e quindi tutta irrecuperabile.
Bisogna farlo ora e bisogna farlo bene. Occorre avviare una battaglia senza frontiere per difendere la libertà di quei popoli e di quei territori che dicono NO alla corruzione e dicono NO alla mafia. Un battaglia di libertà, una battaglia di civiltà, una battaglia di diritto giuridica e naturale, ma una battaglia. Basta cospargersi il capo di incenso e cercare insensatamente un capro espiatorio che si accolli tutto il male di tutti i mali che affondano i loro artigli nelle carni non italiane, ma incatenate e rese schiave italiane. Ora o mai più. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »