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Posts Tagged ‘class action’

Class Action, Codici: bene l’approvazione alla Camera

Posted by fidest press agency su domenica, 7 ottobre 2018

Con 365 voti a favore, la Camera ha dato il primo via libera alla legge sulla Class Action. In attesa che il testo passi al Senato, Codici commenta favorevolmente questa prima approvazione.
“Con questa legge – dichiara il Segretario Nazionale dell’Associazione Ivano Giacomelli – viene introdotta una nuova disciplina importante per i consumatori”. Codici, che si batte da sempre per la tutela dei consumatori con uno sguardo attento a quei particolari strumenti che sono in loro difesa, aveva chiesto al nuovo Governo un’attenzione particolare proprio alla
riforma della Class Action in Italia. “La nostra Associazione – ricorda il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – aveva partecipato alla conferenza stampa in Senato sulla proposta di legge del M5S per la Class Action. Avevamo chiesto un’approvazione definitiva all’onorevole Alfonso Bonafede, attuale Ministro della Giustizia, per una proposta di legge che si era arenata nel 2015. Per questo non possiamo che essere soddisfatti del voto favorevole espresso dalla Camera e ci auguriamo che tutto proceda per il meglio anche al Senato. I consumatori meritano una legge che li tuteli fino in fondo”.

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Class action: accolto principio irretroattività

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

L’Aula di Montecitorio ha accolto, in relazione all’esame del provvedimento sulla cosiddetta class action, la proposta sul principio della irretroattività della nuova disciplina.”No, però, ad altri passi indietro. La retroattività, per quanto allettante per i consumatori, in effetti ci lasciava perplessi. Ma non accetteremo ulteriori restrizioni, né sulla possibilità di adesione in seconda istanza, né sul danno punitivo, né sul patto quota lite” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.“L’adesione successiva alla condanna è l’unico modo per garantire una partecipazione massiccia alle azioni di classe, stante la normale riluttanza del consumatore e la sua sfiducia nel sistema giudiziario che per nostra esperienza ha demotivato i consumatori già in passato” prosegue Dona.”Il danno punitivo, poi, è l’unica strada per avere una reale efficacia deterrente per le imprese scorrette” conclude Dona

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Riforma della Legge sulla Class Action

Posted by fidest press agency su martedì, 5 giugno 2018

L’Associazione CODICI, che si batte da sempre per la tutela dei consumatori con uno sguardo attento a quei particolari strumenti che sono in loro difesa, richiede al neo Governo un’attenzione particolare riguardo alla riforma della Class Action in Italia.Come già riconosciuto dal Commissario per la Giustizia, il diritto di ricorso collettivo europeo per i gruppi di consumatori che hanno subito un danno, con adeguate garanzie per evitare gli abusi, è un diritto inalienabile per contrastare lo strapotere spesso illegittimo delle lobby assicurative, bancarie, petrolifere, finanziarie e delle multiservizi. E’ necessario andare verso un “new deal” per i consumatori, in direzione di una norma che assicuri la riduzione delle disparità tra imprese e cittadini. E’ da tempo che CODICI attende che in Italia venga stabilita una norma sulla class action, arenata in Senato, speriamo vivamente che il nuovo Governo metta finalmente in cima alla lista delle priorità questo strumento fondamentale a tutela dei consumatori, soprattutto perché in Italia le aziende dei diversi settori non smettono di attuare pratiche commerciali scorrette e l’unica arma rimangono le sanzioni dell’Antitrust e delle Authorities, che però spesso non sortiscono l’effetto sperato.Ricordiamo che, l’Associazione CODICI aveva preso parte alla Conferenza Stampa tenutasi in Senato, dal titolo “Class Action, subito la legge M5S a tutela dei cittadini”, in cui il Movimento chiedeva l’approvazione definitiva al Senato della proposta di legge, a prima firma dell’On. Alfonso Bonafede, oggi Ministro della Giustizia. La legge (atto n.1335), che era stata approvata all’unanimità alla Camera dei Deputati, è stata poi insabbiata nella Commissione Attività Produttive e Giustizia del Senato dal 3 giugno 2015.Chiediamo quindi al nuovo Governo di ripensare e snellire il modello della Class Action italiana che differisce dal modello anglosassone.La Commissione europea ha proposto delle direttive sui diritti e la tutela del consumatori in senso più ampio per i cittadini Ue. La principale modifica alle regole esistenti che l’esecutivo comunitario chiede agli Stati membri, i quali dovranno ora esprimersi su queste proposte, è la creazione di un quadro europeo per le azioni collettive.L’esecutivo comunitario vuole rendere possibile, “per un soggetto riconosciuto” quale ad esempio un’associazione dei consumatori o un’organizzazione senza fini di lucro, presentare ricorso a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da pratiche commerciali illecite. Una pratica che esiste già in alcuni Stati membri, ma non in tutti.Si vuole quindi europeizzare l’istituto della class action, uniformandola in tutti gli Stati membri.La proposta della Commissione europea potrebbe delineare i tratti della battaglia a difesa dei consumatori ed arrivare ad avere una class action europea comporterebbe finalmente un radicale cambiamento di sistema.

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UE, la Commissione si pronuncia sui Diritti dei Consumatori e propone una class action all’europea

Posted by fidest press agency su domenica, 15 aprile 2018

Il modello di azione giudiziaria proposto da Bruxelles affida un ruolo chiave alle Associazioni dei consumatori e prevede l’introduzione di un’azione di classe europea, avviabile solo da un’Associazione di consumatori, per chiedere un risarcimento, come anche una compensazione, una sostituzione o una riparazione, per conto di un gruppo di consumatori che sono stati danneggiati da una pratica commerciale illegale.Un passo avanti verso il ricorso collettivo, la nuova proposta di modifica della legislazione comunitaria avanzata dal commissario per la Giustizia, Vera Jourova. “Introdurremo un diritto di ricorso collettivo europeo per i gruppi di consumatori che hanno subito un danno, con adeguate garanzie per evitare gli abusi”.La proposta viene definita un “new deal” per i consumatori, in direzione di una norma che assicuri la riduzione delle disparità tra imprese e cittadini. E’ da tempo che CODICI attende che in Europa venga stabilita una norma sulla class-action.La Commissione europea prova a compiere il grande passo con le proposte di modifica delle direttive sui diritti e la tutela del consumatori in senso più ampio per i cittadini Ue. La principale modifica alle regole esistenti che l’esecutivo comunitario chiede agli Stati membri, che dovranno ora esprimersi su queste proposte, è la creazione di un quadro europeo per le azioni collettive.L’esecutivo comunitario vuole rendere possibile, “per un soggetto riconosciuto” quale ad esempio un’organizzazione dei consumatori o un’associazione senza fini di lucro, presentare ricorso a nome e per conto di un gruppo di consumatori che sono stati lesi da pratiche commerciali illecite. Una pratica che esiste già in alcuni Stati membri, ma non in tutti.Si vuole quindi europeizzare l’istituto della class-action e CODICI, che da anni si batte a difesa della tutela dei diritti dei consumatori e ha presentato anche in Senato la richiesta di una norma organica in materia, non può che appoggiare questa decisione. La proposta della Commissione europea potrebbe ridelineare i tratti della battaglia a difesa dei consumatori. Arrivare ad avere una class-action europea comporterebbe un radicale cambiamento.
In casi come quello scandaloso del Dieselgate, responsabile della morte di 35 mila persone, le vittime di pratiche commerciali sleali, come la pubblicità ingannevole da parte di costruttori di automobili non conformi al quadro normativo dell’UE per l’omologazione dei veicoli o alla legislazione ambientale, potranno ottenere riparazione collettivamente attraverso un’azione rappresentativa ai sensi della nuova direttiva.Nello specifico si intende aggiornare la direttiva del Consiglio concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, la direttiva relativa alla protezione dei consumatori in materia di indicazione dei prezzi dei prodotti offerti ai consumatori, la direttiva relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e la direttiva sui diritti dei consumatori.Tra le più importanti novità, c’è l’aggiornamento delle norme del web. Nel settore e-commerce i consumatori dovranno essere informati in modo chiaro se l’acquisto deriva da un professionista o da un privato, in tal modo saranno consapevoli di potersi avvalere dei diritti che li proteggono in caso di problemi. Oltre a questo, la novità sarà che i diritti di informazione e recesso già previsti in caso di pagamento per servizi on-line, si estenderà ai servizi di archiviazione su cloud, social media o posta elettronica. (fonte: http://www.codici.org)

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Class action against UK Government for failing in ‘duty of care’ to British citizens in countries like the UAE

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 ottobre 2017

CozyA landmark class action against the UK government is being prepared by clients of Radha Stirling, David Haigh and a UK Queen’s Counsel.The action is based on the UK government’s failure in its duty of care towards citizens about the dangers of places like Dubai and the UAE. The Government has failed to give sufficient warning to UK nationals travelling to the Sharia governed desert state, it has failed to respond to requests for help for British citizens who fall foul of the strict laws, and when it does respond, it takes almost no action on behalf of its citizens.The Treaty between the UK and UAE on judicial assistance in civil and commercial matters. (2009) states in Article 1 that, “Nationals of one Party shall, in the territory of the other Party, enjoy the same judicial protection as nationals of the other Party and shall have the right of access to courts of the other Party under the same conditions as those for the nationals of the other Party.” This is clearly not the normal experience of UK Nationals in countries like the UAE.Radha Stirling, CEO of Detained in Dubai and Managing Partner at Stirling Haigh, a UK based legal advisory firm, along with Queen’s Counsel, have reviewed a number of cases of British nationals who have suffered legal abuse abroad. They are fielding calls from citizens seeking to join the action and expect the total number of complainants to be in the vicinity of 50-100.Statements taken so far have included everything from small debt cases, wrongful arrest, false imprisonment and detention without charges, to large commercial cases where the UK hasn’t enforced the Treaty and large amounts of money have been lost.The breaches have left UK businessmen and private individuals flailing as Emirati companies are allowed to steal from UK businessmen with impunity. In the UK, they are protected by the lack of enforcement of the treaty and in the UAE, they are protected by the courts and the law, while UK nationals remain fully exposed, imprisoned and in many cases left penniless.The recent case of Dr. Haddad who has lost millions of pounds of profits and investments in KMG holdings will feature prominently in the lawsuit. Dr. Haddad was a successful businessman in the UAE, and a partner in the highly profitable KM Holdings when he was illegally deprived of his corporate assets by his local business partner, who then employed Habib Al Mulla to file a series of frivolous civil cases against him.Mr Haddad stated “The aim of this was to lock me out of my own business and to appropriate my shares in the company.In order to achieve this, Habib Al Mulla illegally represented both partners in the same civil case, without having obtained Power of Attorney. During this farcical court case, Al Mulla “confessed” on my behalf (with no legal authority to do so) to the crime of embezzlement, which ultimately led to my being criminally charged, and to the theft of my GBP 250,000 pound share in my own company.”
Radha Stirling has issued a statement on the recent developments within the action, she says that, “repeated warnings have been issued to the UK FCO, by myself and other individuals concerning the inadequacy of their protection and the inaccuracy of their advice. Dr Haddad has spoken to them personally about his case, they admitted that the treaty has been breached but still refused to enforce it. The UK FCO have refused to make themselves publicly accountable, instead giving preference to diplomatic relations and protecting trade agreements; even to the detriment of UK citizens.”Ms. Stirling continues, “Because Emiratis are the largest investors in the UK, they are being protected over the interests of UK nationals when it comes to business. Emirati companies are overtly favoured and using assets stolen from UK businessmen in the UAE to make their investments. It’s time for the treaty to be enforced thoroughly to stop all breaches, the UK government needs to make it known that it is on the side of its citizens, rather than foreign business investors. ” Radha Stirling said “The FCO, while giving some travel advice, have not provided remotely sufficient information to the British public to help them avoid arrest. The majority of British nationals travelling to the UAE are committing ‘crimes’ without knowing it, such as sharing certain posts on Facebook and Twitter, drinking alcohol on the flight, sharing a room with their partner, holding hands in public and so on. The government does not advise citizens of the serious flaws in the judicial system that could leave people locked up for years merely on one person’s hearsay accusation. The UK Courts will not even extradite people to the UAE and in their high court ruling stated this is because of the “real risk of human rights violations and unfair trials”. If the UK courts are aware of the risks, the government needs to follow suit and advise their citizens.”

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Class action contro FCA

Posted by fidest press agency su sabato, 21 gennaio 2017

inquinamento-atmosfericoLe emissioni di gas di scarico di alcuni modelli del marchio FCA, con tecnologia “pulita” dei propulsori, supererebbero i limiti previsti dalla legge statunitense. Lo riportano diversi media, precisando che in Canada e negli Stati Uniti sono state avviate class action contro FCA. Secondo le citazioni in giudizio, FCA avrebbe presentato al grande pubblico i veicoli V6 3.0 Diesel di Jeep Grand Cherokee e RAM 1500 come in grado di ridurre le emissioni rispetto ai motori classici. L’azione legale è stata aperta al tribunale dallo studio legale Heninger Garrison Davis, alla quale si è poco dopo unito quello di Baron & Budd. FCA attraverso un portavoce della Casa automobilistica, ha respinto le accuse di manipolazione, ritenendo la denuncia non fondata. Entrambe però non hanno ancora stabilito l’ammontare dell’indennizzo da pretendere da parte dei proprietari delle vetture sotto inchiesta, a differenza dei canadesi di Sotos, che invece hanno già depositato alla Ontario Superior Court of Justice la loro richiesta: chiedono 250 milioni di dollari canadesi per «danni e perdite subite dai proprietari». In Italia per i diesel “truccati”c’è la multa ma è irrisoria: da 841 a 3.366 Euro. Per questo la nostra associazione, dichiara Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ove venissero confermate le accuse di manipolazione e se i motori diesel oggetto di contestazione da parte delle autorità statunitensi siano commercializzati anche in Italia, intende intentare una class action nei confronti del colosso italoamericano che ha utilizzato questa tecnologia “pulita”, con l’obiettivo di ottenere un risarcimento del danno in favore di quei consumatori che sono stati costretti, loro malgrado, dopo l’acquisto dei dispositivi “incriminati”, a ridimensionarne notevolmente l’utilizzo rispetto a quello prospettato e garantito dalla casa.

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Al via la class action contro la banca Wells Fargo

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2016

giustiziaAl via una causa promossa da alcuni clienti che mirano ad ottenere lo status di una class action contro Wells Fargo & Co, coinvolta in uno scandalo per i falsi conti aperti dai dipendenti a nome di ignari clienti. Un’azione legale è stata avviata nella Corte distrettuale dello Utah per frode, negligenza, invasione della sfera privata e altre accuse. La banca è già stata condanna dal Consumer financial protection bureau, l’organismo per la tutela dei consumatori creato con la riforma di Wall Street, a pagare 190 milioni di dollari per le sue ”pratiche illegali” consistenti nell’apertura di circa 2 milioni di account, senza la conoscenza dei clienti, al fine di soddisfare gli obiettivi di vendita. La nostra associazione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che già nel passato è stata promotrice di denunce contro la finanza creativa anche se nel settore assicurativo, ancora una volta, alla luce di questa notizia, chiarisce come ” la produzione capitalistica viene colta periodicamente da una vertigine, nella quale si vuole fare denaro senza la mediazione del processo di produzione”. Tutto ciò mentre l’economia reale, quella relativa alla produzione di beni e servizi, annaspa, va in crisi, ed i cittadini sono costretti a fare i conti con disagi e privazioni, precarietà e disoccupazione. Ciò consiste nel fatto che una parte rilevante del quantitativo di moneta circolante, già ridottosi per effetto della recessione, anziché dirigersi verso gli investimenti nei settori produttivi dell’economia segue ormai la via della speculazione fine a se stessa. E, come tutti sanno, la speculazione non si fregia di nessuna utilità sociale, essendo la sua missione quella di tirare profitti dalla compravendita di titoli finanziari, per il solo, e rapido, arricchimento di chi ne è artefice, degli scommettitori professionali, per intenderci. Se dal denaro, anche da quello virtuale, si può tirare fuori altro denaro, direttamente, velocemente, senza “la mediazione del processo di produzione”, perché attardarsi nell’impresa faticosa del produrre per guadagnare? Sarà stata, questa, anche la valutazione di tanti capitani d’impresa, che, negli ultimi anni, hanno pensato bene di investire i loro capitali in attività finanziarie anziché reimmetterli nel ciclo produttivo. Per tale ragione si deve mettere un limite alla speculazione finanziaria introducendo regole ed elementi di trasparenza. Non intervenire significherebbe condannare le nostre società alla catastrofe. (Giovanni D’AGATA)

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Pensioni, al via Class action per riavere inflazione persa dal 2012

Posted by fidest press agency su domenica, 20 dicembre 2015

pensionatiControllare il cedolino Inps di agosto dove dovevano arrivare i rimborsi, inviare la lettera di diffida all’istituto pensionistico e prepararsi a ricorrere: queste le mosse suggerite dallo studio legale Frisani e dalla società Gestione Crediti Pubblici, a Milano a circa 300 pensionati che affollavano l’hotel Ritz (ma migliaia erano collegati in streaming). Sganciati dal recupero dell’inflazione per gli anni 2012-13 dal decreto “Salvaitalia” del governo Monti, dopo la sentenza della Consulta che lo scorso maggio ha annullato gli effetti del provvedimento non hanno riavuto il “maltolto” o ne hanno ottenuto solo una parte poiché l’assegno pensionistico secondo il governo Renzi era alto. Per loro adesso si profila la possibilità di un ricorso collettivo: in cambio di circa 100 euro più Iva si fanno autorizzano i legali dello Studio, sparsi in tutta Italia, a curare il contenzioso con la pubblica amministrazione. Il decreto “salvaitalia” ha tolto a circa 4 milioni di italiani l’aggancio automatico della pensione all’inflazione annuale, abbattendo da un 1 a un 3% il potere d’acquisto dell’assegno con risultati che si ripercuotono sugli anni successivi perché quell’aumento del costo della vita non viene mai più recuperato. A maggio di quest’anno, la sentenza della Consulta numero 70 ha annullato il decreto Salvaitalia. Ma per rimborsare i pensionati il governo ha emanato un nuovo decreto che riconosce la rivalutazione automatica al 100% solo a chi prende fino a 3 volte il minimo Inps, mentre scende al 40% per i trattamenti fra 3 e 4 volte il minimo Inps, al 20% agli assegni fra 4 e 5 volte il minimo Inps e al 10 % fra 5 e 6 volte il minimo Inps. Tradotto: con 1440 euro lordi, tre volte il minimo Inps che vuol dire meno di 1100 euro netti, il governo consente di recuperare il 40% dell’inflazione. Si scende al 20% poco oltre i 1600 euro netti. Il rimborso poi si azzera poco oltre i 2100 netti per un lordo Inps pari a circa 3 mila euro, cioè oltre le 6 volte il minimo Inps.
La vicenda riguarda in primo luogo i pensionati Inps e Inpdap e tra questi i medici ospedalieri privati e pubblici. «In questi anni si sono sentite affermazioni non vere – spiega il giornalista Franco Abruzzo, presidente dell’Unione nazionale pensionati italiani – si è ad esempio ricordato che la spesa per le pensioni è il 15,7% del Pil contro una media Ue del 10%, ma si dimentica che dei 247 miliardi erogati da Inps 43 lo stato li riprende in tasse e altri 34 sono di assistenza (cassa integrazione etc) e la differenza è in linea con la spesa europea. Il “salvaitalia” ha toccato le pensioni, un diritto acquisito; diciotto milioni di pensionati italiani oggi chiedono giustizia». In molti hanno spedito raccomandata di costituzione in mora su carta alla sede centrale Inps o via Pec. Come si fa? la spiegazione è disponibile al sito http://www.rimborsopensioni.it, dove dal 2016 chi aderisce al ricorso di GCP potrà costantemente consultare la posizione della propria domanda. Ma alla raccomandata è preferibile unire il ricorso vero e proprio. «La raccomandata all’ente pensionistico- avverte l’avvocato Piero Frisani – serve ad interrompere i tempi di prescrizione. Con il ricorso ci sono altri vantaggi, in caso di procedimento giudiziario il magistrato può investire la Corte Costituzionale e ove questa annullasse il decreto, il governo dovrebbe restituire le somme». Non solo gli arretrati, «Noi – dice Frisani – puntiamo non ad un bonus una tantum ma a titolo di rivalutazione: quanto restituito deve aggiungersi per sempre all’assegno pensionistico percepito con effetto sul futuro. Ove invece il governo scegliesse la strada di un nuovo decreto sperequativo quest’ultimo non varrebbe per chi ha fatto ricorso, in quanto successivo all’instaurarsi del contenzioso». Ricordiamo che il mancato recupero dell’inflazione non riguarda le pensioni Enpam per le quali la normativa, autonoma, prevede per ora rivalutazione al 75% dell’indice Istat fino a 4 volte il minimo Inps e del 50 % per le somme eccedenti. (Mauro Miserendino)

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Class action. E’ la volta buona?

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 giugno 2015

universita_degli_studi_di_trentoNon esistono ad oggi statistiche ministeriali che aiutino a tracciare la storia della class action dalla sua introduzione ad oggi. I dati sui quali ci basiamo sono quindi esclusivamente quelli dei quali siamo riusciti a venire in possesso, senza pretesa di esaustivita’. Stando alle statistiche dell’Osservatorio antitrust dell’Università degli Studi di Trento, al 17 giugno 2014 erano state incardinate in Italia 40 azioni di classe. Di queste, 16 sono state dichiarate inammissibili, 9 sono state ammesse, 22 sono ancora in corso e solo tre azioni sono state accolte con sentenza di accertamento/risarcimento/restituzione (il sito pero’ non specifica se le tre accolte siano gia’ divenute definitive o se pendano appello/ricorso in Cassazione).Solo 40 incardinate e solo 3 accolte. Un flop. L’azione di classe, come attualmente disciplinata, non fa nessuna paura alle aziende, non e’ assolutamente idonea a metterle sotto pressione economica e psicologica, non le stimola a maggior correttezza nei confronti dei consumatori nel timore di una condanna severa (economicamente parlando) se questi consumatori si unissero in una class action contro di loro.La proposta di legge passata alla Camera (disegno di legge C.1335, ora al Senato S.1950) e’ sicuramente migliorativa dell’attuale sistema perche’ smantella quell’apparato di “punizioni economiche” per il proponente, che facevano si’ che l’azione venisse scoraggiata (spese legali decisamente superiori rispetto a quelle di una causa individuale, rischio di condanna alle spese e al risarcimento dei danni per lite temeraria in caso di inammissibilita’ della domanda, spese di pubblicita’ dell’azione). Tali punizioni economiche vengono “spostate” sull’azienda, che sara’ tenuta a pagare le spese di eventuali consulenze tecniche, i compensi del “rappresentante comune degli aderenti”, in misura percentuale tenendo conto del numero dei componenti la classe secondo scaglioni predeterminati dalla legge stessa, le spese legali dell’attore maggiorate in ragione delle somme dovute agli aderenti. In caso poi l’azienda condannata non paghi spontaneamente sara’ possibile una esecuzione forzata “collettiva”. La pubblicita’ dell’azione, che nella legge attuale e’ a carico del proponente, verra’ effettuata dalla cancelleria del Tribunale sul sito del ministero della Giustizia. L’azione potra’ essere intrapresa – da un’associazione, un comitato o un singolo componente della classe – per la tutela di “diritti individuali omogenei”, cioe’ per accertare la responsabilita’ di condotte lesive tenute da imprese e enti gestori di servizi pubblici o di pubblica utilita’ e per ottenere la condanna al risarcimento del danno. La disciplina si apre quindi a qualsiasi “diritto individuale omogeneo” mentre finora l’azione di classe e’ stata possibile solo per limitate categorie di diritti (consumeristici e interessi collettivi) e solo in determinati ambiti. Il giudizio si strutturera’, stando al testo attualmente al vaglio del Parlamento, in tre fasi: vaglio del Tribunale sulla ammissibilita’ dell’azione; decisione nel merito; in caso di accoglimento, liquidazione delle somme dovute.
Il potenziale aderente non avra’ bisogno di farsi assistere da un avvocato e potra’ aderire all’azione anche dopo la sentenza di accoglimento (nella terza fase) entro un termine stabilito dal Tribunale.Sara’ inoltre possibile anche proporre una azione collettiva inibitoria per ottenere l’ordine di cessazione o il divieto di reiterazione della condotta, che potrebbe rivelarsi molto utile in ottica “preventiva”, per evitare che una determinata condotta sia protratta cagionando ulteriori danni. In questo caso il Tribunale potra’ avvalersi, ai fini della prova, anche di “dati statistici e di presunzioni semplici”.Si tratta di un disegno di legge sicuramente migliorativo della disciplina attuale, che e’ pero’ ancora solo a meta’ dell’iter parlamentare, e contro il quale le imprese hanno gia’ iniziato una strenua opposizione, che ha gia’ portato il ministro Boschi a “prendere le distanze” (4) dal disegno di legge.Vedremo se il Senato lo confermera’, migliorera’ (dal nostro punto di vista) o lo snaturera’ facendosi condizionare dalla strenua opposizione di Confindustria e dai sostenitori di queste posizioni in Parlamento. (Emmanuela Bertucci, legale Aduc)

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Pensionati: Class action contro il governo?

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Mag 2015

pensionati«A Matteo Renzi che sostiene che risolve problemi creati da altri e che restituirà solo in parte i soldi dovuti ai pensionati, diciamo chiaramente che il Governo deve ridare tutto il maltolto ai pensionati turlupinati e rapinati da quel Governo Monti voluto e sostenuto dal Pd e che ora hanno il diritto sacrosanto di essere risarciti. L’Esecutivo deve restituire questi soldi a tutti e immediatamente, proprio come ha fatto con i pensionati d’oro. Fratelli d’Italia offre assistenza legale gratuita per aiutare i pensionati a far valere i loro diritti e siamo pronti ad avviare una class action per obbligare il Governo a restituire tutto e fino all’ultimo euro». È quanto dichiara il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Liberalizzazioni: class action e Rc-Auto

Posted by fidest press agency su martedì, 21 febbraio 2012

Roma, 21 febbraio 2012 – “Più tutela per i consumatori grazie agli interventi parlamentari sul decreto liberalizzazioni”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), esprimendo apprezzamento per alcune modifiche apportate in Commissione Industria del Senato su class action e assicurazioni.“Sull’azione di classe siamo favorevoli alla decisione di escluderla dalla competenza del Tribunale delle Imprese -afferma Dona- augurandoci che sia così più facile l’accesso dei cittadini a questo importante strumento di tutela giuridica”.“In materia di RC auto -sostiene l’avvocato Dona- abbiamo apprezzato l’esclusione della norma che imponeva una decurtazione del 30 per cento sul risarcimento al consumatore che intenda far riparare l’auto dal proprio carrozziere di fiducia”. “Bene anche la conferma degli sconti sui premi assicurativi previsti per chi installerà la scatola nera sulla propria autovettura -commenta Massimiliano Dona- nella prospettiva di contrastare le frodi e aumentare la sicurezza di chi guida anche se sarebbe auspicabile chiarire la portata di questo sconto”.

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Grande fratello: class action per Massimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 gennaio 2011

“Devono essere rimborsati i soldi spesi dai consumatori per votare sulla riammissione nella casa del Grande fratello del concorrente Massimo Scattarella”. E’ questa la richiesta di Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC), motivata dalle numerosissime segnalazioni di telespettatori disgustati dalla decisione di Mediaset: durante la puntata andata in onda ieri lunedì 10 gennaio, infatti, con decisione senza precedenti, proprio l’editore del “Grande Fratello 11”, programma in onda su Canale Cinque, è intervenuto in diretta con un comunicato ufficiale per sancire l’eliminazione di tre concorrenti che si sarebbero macchiati durante questa edizione di alcune espressioni blasfeme.Tuttavia tra questi concorrenti l’editore ha ritenuto di dover includere anche Massimo Scattarella, concorrente che era stato escluso nella passata edizione, ma che era stato riammesso solo una settimana fa, in seguito alla votazione del pubblico che si era espresso grazie al televoto per la sua riammissione. “La decisione dell’editore -prosegue Dona- oltre ad essere discutibile dal punto di vista regolamentare, non essendosi il concorrente Scattarella macchiato di nuovi comportamenti scorretti, lede l’interesse di tutti i consumatori che hanno partecipato solo una settimana fa al televoto”. “Evidentemente -secondo l’avv. Dona- tanto quelli che si sono espressi favorevolmente, tanto coloro che hanno espresso il loro televoto per negare la riammissione del concorrente, sono stati ingannati: nessuno di loro avrebbe espresso il proprio voto, e dunque investito il proprio denaro, se solo avesse potuto immaginare che sarebbe stato annullato a causa della decisione dell’editore Mediaset”.

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La class action dell’Antitrust…

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Per accelerare i pagamenti della pubbliche amministrazioni l’Antitrust dovrebbe poter attivare class action contro quelle che ritardano le erogazioni. Lo ha chiesto il presidente Antonio Catricala’ nel corso del convegno dei giovani di Confindustria, sottolineando che questo sarebbe una via praticabile per attuare concretamente la direttiva Ue che impone il termine di 30 giorni per i pagamenti. ‘Dateci la possibilita’ -ha detto- di attivare la class action contro le pubbliche amministrazioni che non pagano, con la rimozione del dirigente che ritarda il pagamento’.
Complimenti al presidente dell’Antitrust che, al pari dei piu’ disinformati gazzettisti o associazioni, auspica l’uso della class action come se lui vivesse negli Usa e non in quel Paese in cui la class action, allo stato, e’ solo una chimera. Il presidente Catricalà si e’ messo ala pari di chi declama l’uso dell’azione giudiziaria collettiva solo come specchietto delle allodole: abituati ad usare quasi esclusivamente termini superlativi e parossistici per aggettivare fatti e circostanze si’ che tutto abbia sempre l’aspetto di straordinario ed estremo (e -secondo loro- “vendere meglio” il proprio prodotto), quando intuiscono che per far valer le proprie ragioni c’e’ solo il ricorso giudiziario… ecco che avocano la mitica class action, quasi sempre quando questa azione giudiziaria non e’ possibile che sia utilizzata. Ma fintanto che lo fanno gazzettisti ed associazioni, pur se disdicevole, queste ultime rientrano in quel diffuso clima di urlatori che concepiscono la comunicazione civica quasi esclusivamente come un “rutto continuo”… ma se lo fa il presidente della più importante autorita’ che sovrintende al passaggio al mercato libero e concorrenziale, la cosa ci preoccupa per due motivi:
1 – Catricalà parla così perchè non conosce come funziona la class action alla matriciana approvata in Italia…
2 – parla così perche’ anche lui usa il metodo di gazzettisti e associazioni urlatrici, anche se in modo raffinato: infatti Catricalà precisa “Dateci la possibilità di attivare la class action contro le pubbliche amministrazioni”… quindi forse sa che la legge non prevede questo tipo di class action e usa quest’ultima, visto che parla ad un convegno di Confindustria, come spauracchio (pur se finto) contro la Pubblica Amministrazione che paga le aziende fornitrici con tempi jurassici e, soprattutto, per invogliarsi chi lo sta ascoltando e strappare applausi e consensi. Povera class action… che per ora continua a restare nei film americani con John Travolta e Julia Roberts. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Scuola: i genitori si pagano il bidello

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 settembre 2010

La vicenda della scuola elementare di Alessandria, dove le famiglie si sono autotassate per pagarsi il bidello, è l’ennesima ed inequivocabile dimostrazione del fatto che il sistema scolastico piemontese non è più in grado di reggere a causa dei ‘tagli’ operati dalla Gelmini e da Tremonti, che, con il pretesto di ‘razionalizzare’, hanno messo in ginocchio insegnanti e famiglie.
Casi analoghi si stanno verificando in molte scuole della nostra Regione, tanto che nel Comune di Bruino, nel torinese, i genitori hanno promosso una class action chiedendo al Ministero di restituire i soldi anticipati per garantire il funzionamento della scuola dei loro figli.  Il Governo di destra e l’amministrazione regionale di Cota e Cirio vogliono imporre un modello di scuola ‘fai-da-te’, ovvero: arrangiatevi. Dal bidello alla carta igienica. (Gianna Pentenero)

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Class action per danni da sigarette

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

Tre milioni e mezzo di fumatori italiani chiederanno un risarcimento miliardario, 10,5 miliardi di euro, ai produttori di sigarette. L’accusa è «di non aver eliminato dalle sigarette la nicotina e aver incrementato gli effetti di dipendenza dalla nicotina aggiungendo al tabacco oltre 200 additivi». Lo ha annunciato Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che ha illustrato i dettagli della prima class action italiana per danni da fumo, nel corso nel convegno sul tabagismo che si è tenuto all’Iss in occasione della Giornata mondiale senza il tabacco. «L’azione collettiva – ha spiegato Rienzi – partirà oggi stesso dinanzi al Tribunale di civile di Roma, nei confronti della Bat Italia Spa, e potranno aderirvi tutti i fumatori dei marchi di sigarette prodotti da questa società, circa 3,5 milioni di cittadini in Italia». Il risarcimento che ciascun fumatore può richiedere aderendo all’azione del Codacons «è di 3.000 euro, per un totale complessivo di 10,5 miliardi di euro, e i marchi di sigarette interessati sono: MS, Alfa, Bis, Brera, Colombo, Cortina, Esportazione, Eura, HB, Kent, Lido, MS Club, Mundial, Nazionale, Nazionali, N80, Rothmans, SAX Musical, St. Moritz, Stop, Super, Zenit, Vogue, Dunhill, Kent, Lucky Strike e Pall Mall». Rienzi ha anche citato uno studio svizzero commissionato dall’Ufficio federale della Sanità Pubblica, che dimostrerebbe come lo scopo degli oltre 200 additivi inseriti nelle sigarette sia quello di aumentare la dipendenza nei fumatori. (fonte farmacista33)

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Class action nella Pubblica Amministrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 25 Mag 2010

Adiconsum e le altre associazioni consumatori si sono battute per avere anche in Italia una normativa sulla class action, già presente in numerosi paesi europei. Tuttavia la normativa approvata dal Parlamento è scarsamente efficace, sia quella prevista dal Codice del Consumo, sia quella prevista per la Pubblica Amministrazione. I disservizi conosciuti nella Pubblica Amministrazione e nei servizi pubblici sono numerosi, e la normativa prevista per la P.A. tende a dare uno strumento agli utenti per poter intervenire e migliorare qualità ed efficienza. Gli strumenti che la legge mette a disposizione sono la “diffida” e, qualora questa non produca risultati, il ricorso al giudice del tribunale amministrativo. La normativa, però, precisa: “dall’attuazione del presente provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. È facile quindi intuire le risposte che avremo dalla P.A.: “l’azione è giusta, ma non disponiamo di personale sufficiente, non disponiamo di professionalità adeguate, non disponiamo delle risorse necessarie”, ecc.. Il clima di tagli non favorisce certo azioni di investimento per risolvere le varie criticità. Per Adiconsum tuttavia questa normativa può diventare uno strumento importante se, ad es.,  a seguito di una “diffida”, si aprirà un tavolo di confronto e di negoziato per risolvere le criticità, per migliorare la qualità e l’efficienza del servizio oggetto dell’azione collettiva. La normativa prevede un’attuazione graduale: Dal 1° gennaio 2010 le amministrazioni e gli enti pubblici non economici nazionali Dal 1° aprile 2010 le amministrazioni e gli enti pubblici non economici regionali e locali Dal 1° luglio 2010 i concessionari dei servizi pubblici Dal 1° ottobre 2010 le amministrazioni che svolgono o derogano servizi di tutela della salute o in materia di rapporti tributari ed esclude il ricorso alla class action nei confronti delle Authority, degli organi costituzionali, dei tribunali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’auspicio è che questa normativa possa aprire un nuovo rapporto tra associazioni dei consumatori e P.A. affinché con il confronto e il dialogo si possa porre rimedio ai molti disservizi a tutti noti. Restano tuttavia indispensabili scelte di investimento dell’autorità di governo, una maggiore responsabilizzazione della dirigenza e soprattutto una maggiore chiarezza su ciò che deve essere salvaguardato come servizio pubblico e ciò che può essere gestito dal privato.

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Forum class action contro la p.a.

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 Mag 2010

Roma 24 maggio 2010 – ore 9.00 Cnel – Sala del Parlamentino viale Davide Lubin 2. Aprono i lavori Grazia Simone, Segretario Nazionale Adiconsum Antonio Marzano, Presidente Cnel. Seguono gli approfondimenti normativi di Cristiano Lurilli, Responsabile Centro Giuridico Adiconsum Claudio Zucchelli, Capo del Dipartimento degli Affari Giuridici e Legislativi Presidenza del Consiglio. Per quali attese e quali possibili applicazioni intervengono: Antonio Naddeo, Capo Dipartimento della Funzione Pubblica  Giovanni Faverin, Segretario Generale FPS Cisl Antonio Martone, Presidente Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche Michelangelo Francavilla, Giudice TAR Lazio Gianluigi Scannapieco, Direttore Dipartimento Servizi Staff ASL n° 9 di Treviso  Iudicello Liborio, Segretario Generale Comune di Roma. Le conclusioni sono tratte da  Paolo Landi, Segretario Generale Adiconsum. 13.00 Chiusura lavori

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Class-action: show annullato a teatro

Posted by fidest press agency su martedì, 23 marzo 2010

Roma. “L’azione di classe va sperimentata anche per piccoli gruppi di danneggiati”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori, annunciando l’iniziativa a tutela di alcune centinaia di persone vittime di un disservizio “teatrale”. “In molti -spiega Dona- si sono ritrovati, sabato 20 marzo, davanti al Teatro Olimpico di Roma inaspettatamente chiuso. Un cartello avvertiva che lo spettacolo in programma (“Hello Kitty the show, Musical di una favola moderna”, per la regia di Toto Vivinetto) era stato ‘annullato’. Gli addetti al teatro davano notizia che la compagnia aveva deciso di non andare in scena perché erano stati venduti pochi tagliandi. Grande stupore e molte proteste tra i presenti, alcuni dei quali avevano acquistato i biglietti con largo anticipo”. “La circostanza -prosegue Dona- è ancora più grave considerando che il sito web del Teatro (www.teatroolimpico.it ) non ha fornito ai consumatori alcuna informazione circa l’annullamento e tuttora trascura di spiegare le motivazioni dell’inadempimento”. Non sono chiare, al momento, le modalità di rimborso, ma quel che è certo è che il teatro dovrà risarcire anche il danno derivante dal disagio arrecato ai malcapitati spettatori. L’Unione Nazionale Consumatori ha già preannunciato, in caso di mancato rimborso, il ricorso ad una class-action alla quale potranno aderire i possessori di biglietti per la serata di sabato 20 marzo 2010. A coloro che fossero interessati ad aderire all’azione si consiglia di conservare una copia del biglietto e di raccogliere la prove di ulteriori spese addebitabili all’annullamento.

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Class action contro Trenitalia

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 marzo 2010

“Ora basta, ho deciso di partire con una class action  contro Trenitalia!”  E’ questa la dichiarazione di Gianni Cavinato che ieri sera si trovava sul  treno regionale delle 19.15 n. 2287, in partenza da Milano Centrale, binario n.  18, per Bologna. Il treno si è fermato poco dopo la stazione di Rogoredo, in piena campagna, per ben 150 minuti con il locomotore in panne. A Lodi è  arrivato alle 22.15 anziché alle 19.44.  In base alla legge è infatti possibile avanzare una class action, non solo come  Associazione dei consumatori/Comitati utenti, ma anche come singoli cittadini. E’ proprio questa peculiarità rappresentata da Gianni Cavinato che, ovviamente, dà  mandato all’ACU di raccogliere le adesioni dei passeggeri.  Gianni Cavinato, Presidente Nazionale dell’ACU, è un pendolare della  Lodi/Milano dal 2006 che viaggia con abbonamento mensile, ma la sua storia sulla linea Bologna/Milano è iniziata già nel 1993 quando faceva il pendolare da  Piacenza a Milano.  L’esperienza non gli manca, visto che da due anni partecipa anche al tavolo della Regione Lombardia, promosso dall’Assessore Raffaele Cattaneo, sul  Trasporto Pubblico Locale e di recente ha firmato, a nome dell’ACU,  l’estensione del protocollo di conciliazione con Trenitalia nazionale.

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