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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 106

Posts Tagged ‘classe media’

Italia inguaribilmente fascista?

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 aprile 2016

Due milioni di poveri in una Nazione di 60 milioni sono una sufficiente percentuale per farci escludere da quel lusso che mortifica le democrazie. La classe operaia è al limite della sopravvivenza e la classe media è proletariato di frontiera. La democrazia non è una condizione politica statica ma va difesa da quelle classi dirigenti che nell’affermazione del proprio potete riducono voce alle minoranze.La riforma della scuola è stata la conferma che le nuove generazioni devono essere piegate ad una preparazione che non potrà far crescere il loro senso critico.Conosciamo Rousseau ma l’esercizio del potere è questione diversa dal governare. Il decisionismo di Renzi e la presunta necessità della governabilità non giustificheranno mai la negazione del pluralismo.Il nostro cancro non è stato l’immobilismo ma un sistema corrotto e clientelare che Renzi ha consolidato e l’apoteosi di questo sistema è stata la presenza del figlio di Riina in TV, che dopo mafia capitale qualifica il potere italiano come inscindibile da quello criminale/mafioso. Tutti i provvedimenti assunti finora da Renzi confermano l’ansia di repressione del dissenso e questo è fascismo. (D.A.)

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La lotta di classe in America

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2011

Lotta unita

Image by narice28 via Flickr

“La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l¹ha vinta. Noi siamo quelli abbiamo ricevuto riduzioni fiscali in modo drammatico”. Parla Warren Buffett il terzo uomo più ricco al mondo e proponente di aumenti alle tasse dei ricchi.In America si crede al mito di una società senza classi ma in realtà esse esistono socialmente ma sono più visibili per quanto riguarda l¹aspetto
economico. Da notare soprattutto il divario finanziario creatosi negli ultimi decenni. Nel 1992 i 400 cittadini statunitensi con il reddito più alto guadagnavano una media di quaranta milioni all¹anno. La cifra attuale è di 227 milioni. Durante questo periodo le tasse di questi ultraricchi sono
diminuite dal 29 al 21 percento. Queste riduzioni alle tasse dei più abbienti coincidono con l¹aumento della povertà negli Stati Uniti. Secondo dati pubblicati dal US Census, il
censimento statunitense, il 15 percento degli americani, ossia 46 milioni sono classificati come poveri. Per quanto riguarda la classe media il reddito negli ultimi tempi è rimasto stagnante La destra ha criticato sia Buffett che il presidente americano Barack Obama di volere fomentare la lotta di classe per il loro suggerimento che le tasse dei più abbienti andrebbero aumentate onde aiutare a colmare il deficit federale. Questa resistenza agli aumenti delle tasse per coloro che potrebbero permettersi di pagarle senza nessun¹influenza al loro standard di vita ha
spinto il governo ai prestiti necessari per finanziare le due guerre in Iraq ed Afghanistan. Aggiungendovi la crisi economica recente si è creata una situazione dove le casse del tesoro sono vuote mettendo più pressione a effettuare tagli. Si tratta di una situazione ideale per il Partito
Repubblicano la cui filosofia è di ³sfamare la bestia², cioè di tagliare i fondi al governo Quale classe perde con questi tagli? I poveri e la classe media. Tagliare le pensioni del Social Security per proteggere i più ricchi equivale infatti a lotta di classe. Ridurre il Medicare, la sanità
governativa per gli anziani, ed il Medicaid, la sanità per i poveri, equivale anche a lotta di classe. Non chiedere a coloro che hanno beneficiato del nostro sistema economico e sociale di più il loro giusto contributo equivale a lotta di classe. La lotta di classe si è manifestata negli ultimi decenni demonizzando tutti i programmi governativi che in grande misura cercano di offrire un
tenore di vita accettabile alla classe media ed ai poveri. La retorica repubblicana degli ultimi tre decenni è sempre stata un¹evocazione di idee espresse da Ronald Reagan. Il Gipper diceva sempre che il governo non ³è la soluzione ma il problema². Le soluzioni vanno trovate nel sistema
capitalista. Meno governo, più libertà e più prosperità erano e continuano
ad essere il mantra della destra. Alcuni hanno persino minacciato che se le loro tasse verranno aumentate potrebbero smettere di fare il loro lavoro. Lo ha annunciato il giornalista
televisivo della Fox News Bill O¹Reilly il quale guadagna più di 9 milioni annui. Ovviamente se O¹Reilly potesse, farebbe ciò che hanno fatto un sacco di aziende americane esportando i lavori a Paesi del terzo mondo. Il divario economico crescente fra classe ricca e povera degli ultimi
tempi è il più marcato del secolo scorso e di questo eccetto per la Grande
Depressione degli anni trenta. Quando il numero degli ultraricchi espande il controllo delle risorse finanziarie in modo esagerato in paesi del terzo mondo spesso si arriva alle rivolte sociali. In America non siamo a quel punto eccetto per alcune manifestazioni degli ³indignados² contro Wall
Street. Ma il fatto che i ricchi abbiano cominciato a parlare in modo serio sulla questione finanziaria ed il divario fra le due classi fa pensare che siamo arrivati a un punto estremo. Recentemente la candidata a senatore del Massachusetts Elizabeth Warren ha messo il dito nella piaga quando ha dichiarato che le aziende di successo non lo hanno fatto da sole. Secondo Warren nessuno in America si è arricchito da solo. Le aziende hanno usato le nostre strade, hanno usato i
nostri lavoratori istruiti dalle scuole pubbliche, hanno ricevuto la protezione delle forze dell¹ordine, ecc. Tutti questi ed altri servizi sono stati pagati dai cittadini. Per Warren, le aziende che hanno beneficiato di tutti questi servizi devono pagare una fetta dei loro guadagni per il bene
comune che offrirà opportunità ad altri di ottenere lo stesso successo. In altri termini c¹è un costo per vivere nella nostra società e tutti devono contribuire specialmente quelli che di più hanno ricevuto. Si può chiamare questa situazione lotta di classe. Oppure la si può chiamare col termine più preciso: giustizia. (Domenico Maceri)

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Crisi, aumentano disturbi psicosomatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 maggio 2009

Aumentano i disturbi psicosomatici ‘da crisi’, che ormai incidono sul 20-30% dell’attività quotidiana dei medici di famiglia, con differenze notevoli nelle diverse aree del Paese. Sempre più pazienti, infatti, si presentano dal camice bianco con forme d’ansia che si manifestano con mal di testa, dolori allo stomaco, colite o altri disturbi fisici. “Problemi che colpiscono di più i pazienti della classe media che in passato si rivolgevano meno al medico di famiglia ma che ora sono tra i più assidui frequentatori degli ambulatori”, spiega Stefano Nobili, medico di famiglia e portavoce del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) riunito a Torre San Giovanni Ugento (Lecce), dove è in corso il 28esimo Congresso nazionale. “Ansia e inquietudine sono sentimenti che ‘diagnostichiamo’ sempre più spesso – sottolinea – tra i nostri pazienti che, tra l’altro, reagiscono con molta più preoccupazione ai problemi di salute rispetto al passato”.

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