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“Nei panni degli operai”

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

Roma 18 luglio alle 20.30 Palco della libreria “L’Eternauta” Festa dell’Unità 2011 Terme di Caracalla presentazione editoriale di “Nei panni degli operai”, il libro scritto dal giornalista dell’Unità, Massimo Franchi, ed edito da “Fuori onda”, che sarà in libreria dal prossimo 3 agosto. Intervengono insieme all’autore, l’ex Ministro del lavoro, Cesare Damiano, e la responsabile nazionale organizzazione della Fiom, Francesca Re David. Prefazione di Gad Lerner Intervengono insieme all’autore e giornalista dell’Unità, Massimo Franchi, l’ex Ministro del lavoro, Cesare Damiano, e la responsabile nazionale organizzazione della Fiom-Cigl, Francesca Re David
La storia del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini raccontata attraverso le lotte condotte negli anni al fianco dei lavoratori. Le sfide, le vittorie e le sconfitte. La storia dell’uomo che il 16 ottobre 2010 ha portato a piazza San Giovanni un milione di persone, non solo operai, per difendere il contratto nazionale. L’uomo che sta mettendo in difficoltà il “più grande manager della storia della Fiat e dell’Italia”, Sergio Marchionne. Perché adesso, la denuncia del ricatto da parte dei metalmeccanici della Cgil da voce «isolata e retrograda» è diventata un coro che ha attraversato l’Italia, spaccandola in due, dalle urne di Pomigliano e Mirafiori ai grandi dibattiti su giornali e televisioni. E a guidare questa lotta c’è il cinquantenne Maurizio Landini, l’alter ego di Marchionne. Un sindacalista che guadagna 2300 euro al mese, circa un centesimo del manager Fiat. Non ha un briciolo dei suoi 150 milioni in stock options, al posto dei maglioni di cachemire indossa magliette della salute. Un uomo che a sedici anni ha dovuto lasciare la scuola per la fabbrica: nove anni da saldatore nella provincia reggiana, terra di cocciuti e di grandi sindacalisti nell’Emilia rossa degli ex comunisti pragmatici. Finito suo malgrado sotto i riflettori, Landini ora è convinto di batterlo. Per ridare speranza e dignità ai lavoratori e alla sinistra in Italia. Partendo da un concetto molto semplice: “Mettersi nei panni degli operai, per vedere il mondo dalla parte dei più deboli e costruire una società più giusta”. Alleandosi con gli studenti e sfatando il mito che vuole il suo sindacato come “quello che dice sempre no”. Una figura complessa di leader sindacale quella di Landini. Assieme moderna e contemporaneamente legata alle radici storiche della lotta operaia.
Massimo Franchi è nato a Bologna il 5 dicembre 1975. Giornalista professionista dal 2003, ha lavorato a «La Repubblica » di Bologna e poi a «L’Unità». Cronista sportivo, ha seguito i principali avvenimenti da Calciopoli ai Mondiali di pallavolo. Nel 2007 ha pubblicato insieme a Barbara Liverzani un libro sui mondiali di nuoto Roma 2009 Sulla cresta dell’onda (Riccardo Viola Editore). Dal 2008 si occupa di cronaca sindacale, inviato a Pomigliano e Atessa. Ha un blog sul sito de «L’Unità» che si chiama Bartali.
Fuori onda nasce dall’esperienza quindicennale di Limina Edizioni. Una nuova casa editrice,nata per dare voce a fatti e misfatti dell’Italia di oggi, di cui solo si sussurra, per tacito assenso o compiacenza. Un modo per capire e analizzare le contraddizioni della società in cui viviamo.

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L’avvento dei partiti di massa

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 dicembre 2009

Il XX secolo è stato caratterizzato, tra le altre cose, dall’avvento dei partiti di massa che hanno avuto la caratteristica di essere “pluriclasse” per taluni versi come i movimenti di ispirazione cristiana e quelli socialisti. Altrettanto di massa ma segnatamente classisti lo sono stati, almeno ai primordi, i partiti di ispirazione marxista. Oggi, questi ultimi, hanno assunto un aspetto più defilato rispetto al passato dove predominavano le tute blu. Lo debbono anche al fatto che la classe operaia si è evoluta e, per contro, ha acquistato più coscienza “proletaria” il ceto medio. Ma vi è anche un altro aspetto evidenziato da Max Weber ovvero che la classe politica si è professionalizzata “gli eletti non sono più “dilettanti”, non sono più gli uomini più rappresentativi del collegio elettorale, ma sono professionisti della politica la cui missione è quella di assicurare la circolarità del processo comunicativo in modo da far prevalere il proprio partito politico rispetto agli altri, non solo nel corso delle competizioni elettorali ma in ogni momento della vita sociale che può assumere rilevanza politica.” In questo contesto il potere si struttura in forme rigidamente gerarchiche di tipo “piramidale” ed anche in forma più complessa ed articolata rispetto ai primi stati liberali “oligarchici”. Arriviamo, quindi, a quella democrazia “identitaria” come la chiamava Leibholz, ossia basata  sui partiti di massa, organizzati e stabili, che competono per garantirsi la “appartenenza” degli elettori mediante una comunicazione essenziale e semplificata, per slogan e manifesti, fondata su meccanismi identitari elementari.” Ma questo concetto meglio si adattava ad un elettorato semialfabeta o fortemente dipendente da richiami etico-religiosi o ideologicizzati come il leninismo. Gli effetti sono ben noti. Essi finirono con il porre un limite  al sistema democratico di derivazione liberale  in quanto fecero emergere, fra le due guerre mondiali,  i vari fascismi, nazismi, franchismi, salazarismi e stalinismi e che imposero una rottura autoritaria dei concetti e delle idee che si erano formati a cavallo tra i due secoli. Questa sorta di “eredità” fu riscritta dai figli del secondo dopoguerra mondiale sgrossandola innanzitutto dai suoi paludamenti autoritari e dalle sue inclinazioni fortemente ideolocizzate. Da qui, per quanto riguarda l’Italia, abbiamo avuto una Democrazia cristiana con una vocazione laica sempre più accentuata, un socialismo interclassista con i successori di Nenni, un neofascismo più legalitario dopo il passaggio delle consegne da Almirante a Fini ed un comunismo meno confessionale a partire da Berlinguer che fu il primo a rivedere in chiave critica il rapporto del suo partito con l’internazionale comunista. Ora siamo giunti al terzo “livello”, ma è un’altra storia anche se conserva una sua naturale continuità con il passato dei nostri bisnonni e padri.

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