Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘classifica’

Classifica aziende top in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 1 ottobre 2022

Per il secondo anno consecutivo la Vivenda Spa, azienda del Gruppo La Cascina Cooperativa leader nei settori della ristorazione collettiva e del global service, ottiene un importante riconoscimento dall’Istituto Tedesco Qualità Finanza (Itqf) e dal media partner La Repubblica Affari&Finanza. Se nel 2021 era stata premiata, nel nostro Paese, fra i migliori 200 datori di lavoro per una donna, con l’indagine “Italy’ s best employers for women” (l’85% della forza lavoro è donna), questa volta la Vivenda Spa è stata inserita fra le 400 aziende top attive in Italia.A determinare il premio “Top Job – Italy’s Best Employers 2022/2023” hanno concorso ben 27 parametri come prospettive di crescita, sostenibilità, sviluppo professionale, clima di lavoro e valori aziendali.Basandosi sul social listening, che analizza dettagliatamente i commenti online di dipendenti e clienti, l’istituto ha notato come l’azienda fosse da tutti percepita come luogo di lavoro ideale. Su un campione di 2.000 realtà imprenditoriali italiane, soltanto una su cinque ha quindi ricevuto l’attestato di “best employers”.I risultati sono stati ottenuti dall’ Itqf, ente indipendente leader in Europa nelle indagini di qualità, ascoltando il web, oggi fondamentale nella valutazione di aziende perché dipendenti e consumatori utilizzano sempre di più le piattaforme social per esprimersi.“Questo secondo riconoscimento da parte dell’Istituto Tedesco Qualità Finanza conferma la bontà del nostro operato e delle scelte messe in campo prima per fronteggiare le difficoltà derivate da due anni di pandemia, poi per consolidare la nostra presenza sul territorio accrecendo il numero degli occupati e dando garanzia di stabilità ai nostri lavoratori”, è il commento di Fabrizio Di Maggio, direttore delle Risorse Umane per la Vivenda Spa. È stato possibile grazie a una precisa visione d’insieme, allo spirito di sacrificio e alla professionalità dei nostri lavoratori, per la maggior parte donne. È grazie a loro se oggi possiamo ricevere questo importante premio, frutto del social listening e, quindi, del giudizio e della percezione che hanno della Vivenda sia i clienti sia i lavoratori”.

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ARWU di Shanghai: le università statunitensi rimangono in cima a questa speciale classifica

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2022

Con Harvard al primo posto per il ventesimo anno consecutivo, le università degli Stati Uniti continuano a dominare le prime posizioni della classifica di Shanghai 2022, pubblicata questo lunedì. Le università anglosassoni occupano le prime dieci posizioni: otto americane e due britanniche sono le ‘top ten’ dell’edizione 2022 di questa classifica dei migliori centri di istruzione superiore, stilata dal 2003 dalla società di consulenza indipendente Shanghai Ranking Consultancy. Harvard si posiziona al primo posto, davanti a Stanford e al Massachusetts Institute of Technology (MIT), che resta al terzo posto, con la britannica Cambridge al quarto posto. Di seguito le americane Berkeley (5a posizione) e Princeton (6a) e la britannica Oxford (8a). In totale, 39 università degli Stati Uniti si collocano nelle prime 100 posizioni, dove ci sono anche 14 asiatiche e 32 europee. La classifica di Shanghai tiene conto di vari criteri, tra cui il numero di premi Nobel e di medaglie Fields -considerati il ​​Premio Nobel per la Matematica- tra dottorandi e professori, il numero di ricercatori più citati nella loro disciplina o il numero di pubblicazioni in Scienze e Natura riviste. Quest’anno sono stati esaminati più di 2.500 centri per stabilire una classifica di 1.000. Per l’Italia, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, “La Sapienza” si è confermata nelle prime posizioni tra le università italiane e nel mondo, ottenendo 5 primati unici a livello nazionale, nelle materie Mathematics, Physics, Automation&Control, Telecommunication Engineering e Aerospace Engineering. Il 2022 è stato un anno di grandi soddisfazioni per la Sapienza sotto il profilo del piazzamento nei ranking internazionali. Il 25 aprile l’Ateneo si è confermato al primo posto in Italia nella classifica internazionale del Centre for World University Rankings (Cwur) collocandosi in 113ª posizione e tra le prime 200 migliori università al mondo nel QS (Quacquarelli Simonds) World University Rankings 2023.

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È stata divulgata la Classifica Censis 2022/2023 sulle Università italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2022

Colloca l’Università Europea di Roma, per il terzo anno consecutivo, seconda in classifica tra i ‘Piccoli Atenei non statali’ e quarta assoluta tra tutte le università di ogni dimensione non statali.Un risultato che attesta la crescita costante negli anni dell’Ateneo romano di Via degli Aldobrandeschi che – con un punteggio di 86,8 – si conferma primo sul territorio romano e quarta Università non statale in Italia indipendentemente dalla dimensione (dietro a Bolzano, Luiss e Bocconi). Non solo, UER figura nella classifica come una tra le università più performanti nella sua categoria in termini di Punteggio Generale, Borse di Studio, Comunicazione e Strutture. In particolare, per quanto riguarda la voce ‘Strutture’, UER conquista un punteggio di 100 su 110 piazzandosi al terzo posto tra i piccoli Atenei non statali, mentre per la categoria ‘Borse di Studio’ si attesta seconda in classifica con un punteggio di 74.Ma il più importante riconoscimento di quest’anno per UER è il risultato ottenuto nella categoria ‘Comunicazione e servizi digitali’ che la colloca come la prima Università in Italia nella comunicazione tra tutti gli atenei, statali e non statali, con il massimo punteggio ottenibile di 110: una crescita esponenziale che negli ultimi anni ha visto un incremento di 11 punti rispetto al 2020 e di 3 punti rispetto al 2021. In merito ai corsi di Laurea le principali variazioni avvenute nella classifica rispetto al 2021 riguardano Giurisprudenza: il punteggio di 98,5 registra un incremento di 13,5 punti rispetto l’anno scorso collocandosi terza nella categoria dei Piccoli Atenei non statali dopo Bocconi e Luiss, e seconda a Roma. La Laurea Triennale in Economia, con 88,5 punti, a Roma è seconda solo alla Luiss e conferma il settimo posto nazionale. La Magistrale di Economia vede crescere il punteggio a 88, si posiziona seconda a Roma dopo la Luiss e conferma il quinto posto in classifica nazionale. Per quanto riguarda Psicologia triennale UER si piazza al terzo posto nella categoria dei Piccoli Atenei non statali, con 93 punti, e seconda a Roma dopo la Lumsa; mentre Psicologia Magistrale si attesta seconda in classifica a Roma dietro Lumsa.

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Parma settima in Italia tra i grandi Atenei nella Classifica Censis delle Università

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2022

L’Università di Parma è settima in Italia nella Classifica Censis delle Università italiane, giunta alla ventiduesima edizione, nella sezione grandi Atenei (cioè quelli con un numero di studenti compresi tra 20.000 e 40.000). L’Ateneo è passato dal sesto posto del 2021 al settimo del 2022, con un punteggio complessivo di 86,8.L’Università di Parma segue le università di Pavia (91), Perugia (90,8), Calabria (90,3), Ca’ Foscari (88,7), Milano Bicocca (88,5) e Cagliari (87,8).Parma è prima tra i grandi Atenei dell’Emilia-Romagna. l’Ateneo di Parma fa registrare il miglior punteggio in “Strutture”, dove si conferma al primo posto assoluto con un ottimo 100, e staccando il secondo (Pavia) di 5 punti. Ottimo punteggio in “Comunicazione”, dove Parma ha ottenuto 101: ben 11 punti in più dello scorso anno.A seguire 90 in “Occupabilità”, 85 in “Internazionalizzazione”, 76 nelle “Borse” e 69 nei “Servizi”.

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Classifica delle città e delle regioni più care d’Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

L’Istat ha resi noti i dati dell’inflazione di maggio delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano dove l’inflazione annua, pari a +9,1%, la più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2419 euro. Al secondo posto Trento, dove il rialzo dei prezzi del 9% determina un incremento di spesa pari a 2355 euro per una famiglia media. Sul gradino più basso del podio Bologna, dove il +7,9 genera una spesa supplementare pari a 1971 euro annui per una famiglia tipo. Al quarto posto Brescia (+7,3%, +1925 euro), poi Verona (+8,1%, 1885 euro) e in sesta posizione Milano (+6,8%, +1846 euro). Chiudono la top ten due città siciliane: Palermo e Catania, entrambe a +8,8%, pari a 1747 euro.La città più virtuosa è Campobasso, con un’inflazione del 5,8% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 1062 euro. Segue Ancona (+5,6%, +1113 euro) e Catanzaro (+6,2%, +1158 euro). In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione annua a +9%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2339 euro su base annua. Segue la Lombardia, dove la crescita dei prezzi del 6,6% implica un’impennata del costo della vita pari a 1715 euro, terza l’Emilia Romagna, +7%, con un rincaro annuo di 1665 euro.La regione più risparmiosa è il Molise, +5,8%, pari a 1062 euro, seguite da Puglia (+7,2%, +1166 euro) e Marche (+6%, +1170 euro).

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Inflazione: Unc, la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 Maggio 2022

L’Istat ha resi noti oggi i dati dell’inflazione di aprile delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, Bolzano dove l’inflazione annua, pari a +8,1%, la più alta d’Italia, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 2577 euro, ma che balza alla cifra astronomica di 3636 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Verona, dove il rialzo dei prezzi del 7% determina un incremento di spesa pari a 1768 euro per una famiglia media, 2603 euro per una di 4 persone. Sul gradino più basso del podio Trento, dove il +7,5%, la seconda maggiore inflazione, genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 1751 e 2602 euro annui. Al quarto posto Genova (+6,6%, 1601 e 2564 euro), poi Padova (+6,7%, 1692 e 2491 euro) e Bologna (+6,3%, +1776 e +2449 euro). La città più virtuosa è Ancona, con un’inflazione del 4,8% e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 1089 euro, 1450 per una famiglia di 4 componenti. Segue Catanzaro (+5,6%, 1100 e 1468 euro) e Reggio Calabria (+5,7%, 1120 e 1494 euro). In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione annua a +7,7%, il Trentino che registra a famiglia un aggravio medio pari a 2087 euro su base annua, 2989 euro per una famiglia di 4 persone. Segue la Liguria, dove la crescita dei prezzi del 6,6% implica un’impennata del costo della vita pari, rispettivamente, a 1480 e 2442 euro, terzo il Veneto, +6,5%, con un rincaro annuo di 1618 (al 2° posto come dato medio) e 2394 euro per 4 componenti. La regione più risparmiosa è la Basilicata, +5,3%, pari a 1058 e 1507 euro.

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Classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 gennaio 2022

Secondo i dati definitivi di dicembre resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione sale su base annua dal +3,7% di novembre al +3,9%.”Rialzi catastrofici. Un salasso dovuto al decollo dei prezzi di luce, gas e carburanti, senza i quali l’inflazione media annua sarebbe solo allo 0,7% invece che all’1,9% e quella tendenziale sarebbe all’1,6% invece che al 3,9%, quasi 2 volte e mezza in più. Rincari che stanno dissanguando gli italiani con effetti nefasti sui consumi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”L’inflazione a 3,9% significa, infatti, per una coppia con due figli, un aumento del costo della vita pari a 1407 euro su base annua, 535 solo per Abitazione, acqua ed elettricità, 519 euro per i Trasporti. Per una coppia con 1 figlio, la maggior spesa annua è pari a 1303 euro, 537 per l’abitazione, 452 per i trasporti, in media per una famiglia il rialzo complessivo è di 1094 euro, 504 per l’abitazione e 332 per i trasporti. Ma il primato della stangata spetta alle coppie senza figli con meno di 35 anni che, spendendo di più di quelle con figli per viaggiare e per la casa, hanno un aggravio annuo di 1439 euro, dei quali 635 per l’abitazione e 515 per i trasporti” conclude Dona.Resi noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita.In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care , Bolzano, dove l’inflazione tendenziale pari a +4%, pur non essendo la più alta, si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 1272 euro, ma che schizza a 1795 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Genova, dove il rialzo dei prezzi del 4,6% determina un incremento di spesa pari a 1116 euro per una famiglia media, 1787 euro per una di 4 persone, segue Aosta, dove il +4,2% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 1068 e 1764 euro annui. Per Catania e Trieste, che hanno l’inflazione record, +5%, si tratta di una batosta media pari, rispettivamente, a 1058 e 1185 euro. La città più virtuosa è Campobasso, seguita da Napoli, con una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari, nell’ordine, a “solo” 698 e 810 euro su base annua.In testa alla classifica delle regioni più costose, con un’inflazione annua a +4,2%, la Valle d’Aosta che registra a famiglia un aggravio medio pari a 1068 euro su base annua, 1764 euro per una famiglia di 4 persone. Segue la Liguria, dove la crescita dei prezzi del 4,5% implica un’impennata del costo della vita pari, rispettivamente, a 1009 e 1665 euro, terzo il Trentino, +4%, con un rincaro annuo di 1084 e 1553 euro.

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La classifica delle città e delle regioni più care

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Secondo lo studio dell’Unione Nazionale Consumatori, che ha stilato la classifica delle città più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, al primo posto c’è Bolzano, dove l’inflazione pari a +2,3% si traduce in una maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 732 euro, ma che schizza a 1.032 euro per una famiglia di 4 componenti. Al secondo posto Reggio Emilia, dove il rialzo dei prezzi dell’1,9% determina un incremento di spesa pari a 507 euro per una famiglia media, 710 euro per una di 4 persone, segue Modena, dove il +1,7% genera una spesa supplementare pari, rispettivamente, a 454 e 636 euro annui. Tra le città più virtuose, ancora quelle simbolo del turismo, un segno evidente che nonostante la fine del lockdown, l’afflusso turistico non è ancora ai livelli pre-crisi. Firenze è al 1° posto tra le città più risparmiose, con un’inflazione appena sopra lo zero, +0,3%, e una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a solo 83 euro su base annua. Venezia è al 5° posto, con +0,8%, pari a +214 euro e Roma è al 7° posto delle più convenienti: +0,9%, +233 euro.

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Classifica mondiale degli atenei

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 Maggio 2021

È di questi giorni la notizia che l’Ateneo di Parma mantiene la quattordicesima posizione tra le Università italiane nella graduatoria stilata dal CWUR-Center for World University Rankings. Nella classifica tra le Università di tutto il mondo l’Ateneo di Parma resta nella top 500, classificandosi al 365° posto. La graduatoria CWUR prende in esame ogni anno 20mila Università di tutto il mondo, utilizzando come parametri di valutazione principalmente la didattica, la ricerca, l’occupazione e i premi internazionali riferiti ad ogni Ateneo.L’Università di Parma resta sempre nella “fascia alta” anche nella recente graduatoria THE Impact Rankings stilata da Times Higher Education. L’Università di Parma si colloca a livello complessivo nella fascia 301-400, ed è settima tra gli Atenei italiani in classifica. La graduatoria THE Impact Rankings valuta la ricerca, la didattica e la politica e le iniziative degli Atenei per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals–SDG) delle Nazioni Unite. Nella classifica ARWU-Academic Ranking of World Universities, che prende in esame 2mila Atenei di tutto il mondo e pubblica i risultati dei migliori mille, l’Università di Parma si attesta nella fascia dal 501° al 600° posto. La stessa classifica attribuisce all’Ateneo di Parma il posizionamento nella fascia 18-24 tra le Università italiane. I parametri per le valutazioni riguardano principalmente le pubblicazioni, le citazioni e i premi ricevuti.

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Classifica delle compagnie aeree più sicure del 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 gennaio 2021

Velivoli a terra e drastica diminuzione del traffico hanno portato anche a numerosi licenziamenti. Tuttavia AirlineRating ha stilato anche per il 2021 la classifica delle compagnie aeree più sicure, analizzando 405 aziende. Tra i criteri utilizzati figurano non solo il numero di incidenti, ma anche il livello di sicurezza, di avanguardia e qualità degli aeromobili, innovazione e personale addestrato a fronteggiare le emergenze, gli audit governativi e l’età della flotta. «Le compagnie aeree hanno grandi e piccoli incidenti ogni giorno, ma la maggior parte provengono da problemi tecnici, non operativi. È il modo in cui l’equipaggio gestisce gli incidenti che determina il successo di una buona compagnia aerea» ha dichiarato il redattore capo Geoffrey Thomas. Al primo posto figura, senza troppe sorprese, Qantas, che da decenni è all’avanguardia sul piano della sicurezza, e non solo. Seguono Qatar Airways, Air New Zealand, Singapore Airlines, Emirates, EVA Air, Etihad Airways, Alaska Airlines, Cathay Pacific Airways, British Airways, Virgin Australia / Virgin Atlantic, Hawaiian Compagnie aeree, Southwest Airlines, Delta Air Lines, American Airlines, SAS, Finnair, Lufthansa, KLM e United Airlines.Compagnie low cost – L’azienda esperta del settore ha anche stilato l’elenco delle dieci compagnie aeree low cost più sicure del 2021 (in ordine alfabetico): Air Arabia, Allegiant, Easyjet, Frontier, Jetstar Group, Jetblue, Ryanair, Vietjet, Westjet e Wizz. AirlineRating ha anche analizzato le compagnie aeree che nel 2020 hanno reso i voli più sicuri anche dal punto di vista sanitario, durante la pandemia. «Queste compagnie sono andate ben oltre la semplice protezione dei viaggiatori» ha aggiunto Thomas. Ad esempio Qatar Airways ha fornito protezioni mediche e mascherine, ed Emirates ha introdotto un’assicurazione sanitaria e un kit individuale. Ecco l’elenco in ordine alfabetico delle prime 20 compagnie: Air Baltic, Air New Zealand, Alaska Airlines, All Nippon Airways, AirAsia, British Airways, Cathay Pacific Airways, Delta Air Lines, Emirates, Etihad Airways, Eva Air, Japan Airlines, Jetblue, KLM, Korean Airlines, Lufthansa, Singapore Airlines, Southwest, Qatar Airways e Westjet. Nell’allestire la classifica, AirlineRating ha inoltre individuato che ben 119 compagnie aeree si sono attivate nella lotta alla pandemia, ma 117 non avevano pubblicato nessuna raccomandazione sul proprio sito internet. C’è inoltre una buona notizia evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”: la sicurezza in volo sembra crescere anno dopo anno. C’è poi una buona notizia: secondo l’Aviation Safety Network il 2019 è stato uno degli anni più sicuri di sempre con 20 incidenti mortali e 283 decessi, superato solo dal 2017 in cui furono registrati 10 incidenti mortali e 44 decessi.

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La Classifica del Sole24Ore sulle province dove si vive meglio

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

Tra contagi, decessi, crisi economiche, lockdown e quarantene come si misura la qualità della vita? La 31esima indagine del Sole 24 Ore sul benessere nei territori, presentata sul Sole Ore di lunedì 14 dicembre, parte proprio da questo interrogativo.L’obiettivo dell’edizione 2020 – che analizza 90 indicatori, per la maggior parte (circa 60) aggiornati al 2020 in base agli ultimi dati disponibili – è raccontare in presa diretta il differente impatto della pandemia da coronavirus sui territori. L’impostazione della ricerca conferma le sei aree tematiche di analisi che fotografano la complessità della vita nelle province italiane: 1. Ricchezza e consumi; 2. Demografia e salute; 3. Affari e lavoro; 4. Ambiente e servizi; 5. Giustizia e sicurezza; 6. Cultura e tempo libero. Con una scelta di campo importante: all’interno di queste aree sono stati inseriti 25 indicatori che documentano le principali conseguenze del Covid-19 su salute, attività economiche e vita sociale. Tra questi nuovi parametri, ad esempio, ci sono i casi Covid in rapporto alla popolazione, l’unico indice il cui punteggio è stato pesato maggiormente nella determinazione della classifica finale proprio per testimoniare l’eccezionalità di questi mesi sulla vita quotidiana di tutti gli italiani.La classifica generale premia Bologna, al primo posto, che guadagna ben 13 posizioni e traina un po’ tutte le province dell’Emilia Romagna. Ben cinque su nove si incontrano tra le prime venti: oltre al capoluogo, Parma (8ª), Forlì Cesena (14ª), Modena (15ª) e Reggio Emilia (17ª). In particolare, Bologna è prima in livello di Ricchezza e Consumi, quarta in Affari e Lavoro, seconda in Ambiente e Servizi, terza in Cultura e Tempo Libero. Di contro non brilla per Sicurezza e gestione della giustizia (106ª): è nella parte bassa della graduatoria nazionale per denunce di furti, estorsioni, frodi, violenze sessuali, comune denominatore di molte città universitarie con un’alta presenza di fuorisede. Sul podio ci sono Bolzano (2ª) e Trento (3ª), habitué della top 5 della Qualità della vita, che hanno saputo tenere le posizioni anche nell’anno della pandemia, benché siano ora attese alla prova di un inverno difficile per l’economia della montagna. A parte queste due province, dall’indagine risulta come soprattutto il Nord della Penisola esca penalizzato dagli effetti su larga scala del virus: qui, infatti, si registra la diffusione più elevata del Sars-Cov-2 in rapporto alla popolazione residente. Le province lombarde hanno segno negativo, in peggioramento rispetto allo scorso anno, ad eccezione di Sondrio e Mantova. Colpita anche Milano – vincitrice sia nel 2018 sia nel 2019 – che perde 11 posizioni, dove pesa il crollo del Pil pro capite in base alle stime 2020, ma anche il nuovo indicatore sullo spazio abitativo medio a disposizione (con una media di 51 mq per famiglia). La crisi penalizza le aree metropolitane più turistiche, come Venezia (33ª, in calo di 24 posizioni), Roma (32ª, -14), Firenze (27ª, -12) oppure Napoli (92ª, -11). E della mancanza di turisti risentono anche le località di mare: peggiorano le province di Puglia e Sardegna (fatta eccezione per Cagliari e Foggia), Rimini (36ª, perde 19 posizioni rispetto allo scorso anno), Salerno, Siracusa e Ragusa. In controtendenza solo la Liguria, tutta in miglioramento, dove addirittura Genova (19ª) celebra con una buona performance la riapertura del viadotto sul Polcevera dopo il crollo del ponte Morandi recuperando 26 posizioni. A registrare “scatti di crescita”, piazzandosi nella top ten, sono anche altre province di medie dimensioni come Verona (4ª, +3 posizioni), Udine (6ª, +10 che ottiene la sua migliore performance in Giustizia e sicurezza) e Cagliari (9ª, +11, regina della categoria Demografia e salute). Dall’analisi dei 25 parametri emerge la profondità della crisi economica e sociale, per ora tenuta a bada da ammortizzatori, contributi e ristori statali. Il Reddito di cittadinanza, per esempio, aumenta nelle grandi metropoli e al Sud: a Milano, dove gli assegni sono poco meno di 13 ogni 1.000 abitanti, tra dicembre 2019 e agosto 2020 ne sono stati emessi il 40,3% in più. A Napoli e Palermo si tocca quota 49 e 51,5 contributi ogni 1,000 abitanti, in salita del 36% e del 33,2 per cento. Tra gennaio e settembre 2020, invece, le ore medie di cassa integrazione autorizzate sul territorio nazionale per ciascuna impresa sono salite del 5.975,21 per cento, con la situazione aspra in tutte le province d’Italia.

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Coronavirus. Italia e Mondo: siamo tra i primi nella classifica di morti per ogni milione di abitanti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Per avere un quadro vero della incidenza dei morti per Coronavirus, occorre che il confronto si faccia rapportando il numero dei morti con la popolazione residente.Ebbene, l’Italia, nel Mondo, è tra i primi in classifica: su 218 Paesi esaminati, siamo al quinto posto, con 909 morti su un milione di abitanti. Eppure, il Governo affermava che avevamo un sistema sanitario tra i migliori al Mondo. Tutto smentito dai fatti. Si sosteneva, da parte di alcuni esperti, che l’infezione fosse poco più di una influenza, che il virus era morto e che sarebbe scomparso in estate. Tutto smentito dai fatti.A luglio scorso la Lega aveva organizzato un convegno all’insegna de “l’emergenza non esiste”. Tutto smentito dai fatti. Per tutti quelli che ritenevano esemplare la decisione della Svezia di non imporre il confinamento, al contrario di quanto era stato prescritto nella confinante Norvegia, ricordiamo i numeri: 660 morti per milione di abitanti in Svezia; 60 morti per milione di abitanti in Norvegia. La Svizzera, che ha deciso di riaprire gli impianti sciistici, ne ha 555 su un milione di abitanti. Auguri agli elvetici. Per inciso, la Germania ha 196 morti per milione di abitanti. Sorge la domanda: i tedeschi sono più resistenti degli italiani? No, l’hanno presa sul serio.Ancora oggi, c’è chi propone di aprire gli impianti sciistici e relativi alberghi e chi (M5S, Lega e FdI) si oppone all’utilizzo del Mes per motivi sanitari.Non c’è che dire, siamo proprio in buone mani. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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“Roma è 89esima, nella parte finale della classifica di Ecosistema Urbano”

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

La classifica è stata realizzata da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ore monitorando 18 parametri di sostenibilità. Avete capito bene: la Capitale trascina in basso il Paese non solo rispetto al Pil, ma anche considerando parametri di qualità ambientale e servizi ai cittadini quali la gestione dei rifiuti, il trasporto pubblico, le piste ciclabili, il verde urbano, l’uso efficiente del suolo, le rinnovabili. Chiunque voglia occuparsi di Roma e del suo futuro dovrà partire da questi dati e da questo bagno di realtà”.Così in una nota congiunta la vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera Rossella Muroni e la consigliera regionale del Lazio Marta Bonafoni, Capogruppo della Lista Civica Zingaretti, commentano le classifiche di Ecosistema Urbano.“Nella Capitale il servizio di raccolta presenta forti disagi e mancano gli impianti per il trattamento virtuoso dei rifiuti. La città ha urgente bisogno di un progetto per recuperare la fiducia dei cittadini, far crescere la differenziata, aumentare i servizi di raccolta porta a porta e realizzare gli impianti che servono per la corretta gestione del ciclo dei rifiuti, ossia impianti per la frazione umida, per il recupero e il riciclo, centri del riuso. Perché l’economia circolare – proseguono Rossella Muroni e Marta Bonafoni – non può essere solo uno slogan, ma va realizzata a partire da una corretta gestione del ciclo dei rifiuti.“I cittadini hanno diritto a un trasporto pubblico efficiente e di qualità, di più piste ciclabile e di micro-mobilità elettrica per potersi muovere in modo sostenibile. Più in generale i romani hanno diritto a servizi moderni, efficienti e di qualità in tutti i settori. E Roma deve tornare ad essere una città bella e accogliente, da vivere e da amare, capace di dialogare con le altre capitali europee” concludono Muroni e Bonafoni.

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Classifica italiana dei top vendor di Canalys

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Xiaomi, leader mondiale nella tecnologia, continua la scalata verso la vetta e in Italia conquista il secondo gradino del podio della classifica dei top vendor per smartphone spediti nel terzo trimestre del 2020, come confermato dall’ultimo rapporto Canalys (Q3 2020).Arrivata poco più di due anni fa in Italia, Xiaomi ha guadagnato una quota di mercato pari al 19%, registrando una crescita su base annua del +122%.“Siamo estremamente orgogliosi di questo risultato, perché dimostra che la strada seguita finora è quella giusta”, ha affermato Leonardo Liu, General Manager di Xiaomi Italia. “La nostra strategia ora si focalizzerà sul consolidamento e il mantenimento di questa posizione, ma con lo sguardo sempre rivolto al gradino più alto del podio. Continueremo quindi a lavorare instancabilmente per portare prodotti sempre più innovativi al maggior numero di persone, forti della convinzione che chiunque meriti una vita migliore grazie alla tecnologia più cool. Ci aspettano mesi senza dubbio stimolanti!”Il rapporto Canalys ha confermato l’inarrestabile crescita del brand anche a livello Europeo, dove Xiaomi mantiene il terzo gradino del podio della classifica dei top vendor per smartphone spediti nel terzo trimestre del 2020, con il 19% di market share e una crescita su base annua del +91%.Guardando all’Europa occidentale, Xiaomi sale di una posizione, classificandosi al terzo posto, con una quota di mercato del 13% e una crescita su base annua del +107%. Mentre in Spagna, si conferma il primo brand di smartphone per il terzo trimestre consecutivo, con un incremento annuo del 93%.

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Il sito della città di Napoli in fondo alla classifica

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 luglio 2020

In un momento di crisi ed emergenza in cui sono proibiti o limitati gli spostamenti anche all’interno delle proprie città, come quello affrontato negli scorsi mesi, la digitalizzazione ha svolto un ruolo cruciale anche per i servizi della Pubblica Amministrazione. Altroconsumo ha quindi realizzato un’indagine che ha coinvolto i siti internet di otto città italiane. Per portare a termine la ricerca, tra l’8 e il 20 aprile 2020, degli incaricati Altroconsumo hanno effettuato l’accesso ai siti di 8 Comuni come normali cittadini per verificare i servizi disponibili rispetto a tre ambiti: certificati ed estratti anagrafici, invii telematici e pagamenti. Inoltre, si sono anche verificate le diverse possibilità di accesso, nello specifico la presenza della modalità SPID.
Per quanto riguarda i servizi disponibili sui siti analizzati, i risultati sono eterogenei: il 50% dei siti presenta un funzionamento e dei servizi buoni o ottimi. Milano occupa la prima posizione – offrendo, soprattutto[1], il maggior numero di servizi e dando anche la possibilità di ricevere tutti i certificati richiesti via mail – seguita da Bari, Roma e Palermo. Segno che la digitalizzazione della pubblica amministrazione comunale è possibile al Nord come al Sud, ma anche che serve ancora tanto lavoro per rendere le situazioni uniformi. Tre città fra quelle coinvolte nell’indagine, Reggio Calabria, Padova e Firenze, raggiungono solo la sufficienza in quanto sono disponibili soltanto alcuni dei servizi online indagati. Infine, la città di Napoli occupa la posizione più bassa a causa dell’impossibilità di effettuare invii telematici e della scarsa accessibilità ai pagamenti, limitata a quelli per la mensa scolastica.Durante i tre mesi di lockdown in Italia sono state create un milione di nuove identità digitali, SPID, +16% rispetto al trimestre precedente, complice la necessità di evitare gli sportelli fisici e gli incentivi statali accessibili via SPID. Dall’inchiesta emerge tuttavia come l’accesso tramite SPID non sia stato adottato in maniera efficace e uniforme in tutti i comuni. Risulta che nella maggior parte dei casi si utilizza questo meccanismo unicamente per certi servizi e a volte sono anche richieste ulteriori registrazioni. Solo nel sito dei comuni di Roma e Bari può essere utilizzato come strumento unico per accedere a tutti i servizi indagati, mentre a Reggio Calabria non è prevista la possibilità di accesso tramite identità digitale.Attualmente sono 4.200 circa le amministrazioni che offrono la possibilità di accedere ai servizi tramite SPID, cifra che conferma il distanziamento del Paese dagli standard europei.Al momento l’Italia si posiziona al 25esimo posto su 28 nella classifica della Commissione Europea relativa alla digitalizzazione dell’UE (Desi, 2020).Tuttavia, lo slancio dato dall’emergenza Covid-19, l’utilizzo dei fondi europei, del decreto Rilancio e il recente decreto legge Semplificazioni, potrebbero finalmente dare una spinta a un sistema, ancora da potenziare, ma con grandi possibilità di sviluppo nell’arco di poco tempo.

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Parma terza in Italia tra i grandi Atenei nella classifica Censis delle Università

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2020

Ottime notizie per l’Università di Parma dalla Classifica Censis delle Università italiane, giunta alla ventesima edizione. Per il quarto anno consecutivo Parma si conferma terza a livello nazionale tra i grandi Atenei, cioè quelli con un numero di studenti compresi tra 20.000 e 40.000, ma migliora il proprio punteggio complessivo, che passa da 89,7 a 90.L’Ateneo segue le università di Perugia (92,7, che si conferma al primo posto) e di Pavia (90,3), e precede la Calabria (89,5).Questi gli indicatori utilizzati per la valutazione degli Atenei:
· Servizi
· Borse
· Strutture
· Comunicazione e servizi digitali
· Internazionalizzazione
· Occupabilità
Tra queste voci, l’Ateneo di Parma fa registrare il miglior punteggio in “Strutture”, dove è al primo posto assoluto con un ottimo 105, migliorando di un punto rispetto al 2019 e staccando il secondo (Pavia) di ben 8 punti.A seguire 96 in “Occupabilità” e in “Comunicazione e servizi digitali”, 86 in “Internazionalizzazione” (con miglioramenti rispetto al 2019 nei tre indicatori), 79 nelle “Borse” e 78 nei “Servizi”.

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Inflazione: la classifica delle regioni e città più care

Posted by fidest press agency su martedì, 25 febbraio 2020

Secondo i dati definitivi di gennaio resi noti oggi dall’Istat, l’inflazione registra un aumento dello 05% su base annua, come a dicembre.”Bene, l’inflazione rimane stabile come a dicembre. Nessuna risalita dei prezzi come risultava invece nel dato preliminare. Unica preoccupazione il rincaro dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che passano dall’1% di dicembre all’1,3% di gennaio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, l’inflazione a +0,5% significa avere una maggior spesa annua complessiva di 145 euro, con un rialzo di 162 euro per i trasporti ed un ribasso di 110 euro per l’abitazione, 58 euro per il solo carrello della spesa e ben 122 per i beni ad alta frequenza di acquisto” prosegue Dona.”Per la coppia con 1 figlio, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia, il rialzo è di 118 euro nei dodici mesi, 52 euro per le compere di tutti i giorni e 106 per i beni ad alta frequenza di acquisto, mentre per l’inesistente famiglia tipo, l’incremento dei prezzi si traduce in un aumento del costo della vita di 66 euro, 43 per le spese obbligate del carrello della spesa” conclude Dona.Rese noti solo oggi, invece, i dati dell’inflazione delle regioni e dei capoluoghi di regione e comuni con più di 150 mila abitanti, in base ai quali l’Unione Nazionale Consumatori ha stilato l’ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d’Italia, in termini di aumento del costo della vita, non solo rispetto all’inesistente famiglia tipo, da 2,4 componenti, ma anche per la famiglia di 3 persone, la tipologia di nucleo familiare ora più diffusa in Italia.Secondo lo studio dell’associazione di consumatori, in testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care in termini di rincari, si conferma Bolzano che, con un’inflazione dell’1,3%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia di 3 persone, a 451 euro (392 per una famiglia tipo). Al secondo posto Bari, dove il rialzo dei prezzi dell’1,1% determina un aggravio annuo di spesa, per la famiglia di 3 componenti, pari a 284 euro (229 per la famiglia tipo), terza Napoli, dove l’inflazione a +1,1% comporta una spesa supplementare pari a 271 euro (238 per una famiglia tipo).Le città più convenienti sono, invece, Aosta, dove l’abbassamento dei prezzi dello 0,1% genera un risparmio annuo di 29 euro per una famiglia media. Al secondo posto Reggio Emilia (+0,1%, pari a +28 euro) e al terzo Potenza: +0,2%, pari +43 euro.In testa alla classifica delle regioni più costose in termini di maggior spesa, svetta il Trentino Alto Adige che, con l’inflazione più alta, +1%, registra, per una famiglia di 3 componenti, una batosta pari a 313 euro su base annua (264 euro per la famiglia tipo). Segue il Veneto, dove l’incremento dei prezzi pari allo 0,6%, implica un’impennata del costo della vita pari a 194 euro (151 per fam. tipo), terzo l’Abruzzo, dove per via dell’inflazione a +0,8%, si ha un salasso annuo, per la famiglia di 3 persone, di 192 euro (per la famiglia tipo l’Abruzzo si colloca però al secondo posto, con 164 euro).Il record del risparmio per la Valle d’Aosta, che non registra aumenti dei prezzi, seguita dalla Basilicata, con un’inflazione dello 0,2% ed una maggior spesa di 49 euro per una famiglia di 3 componenti. Al terzo posto, la Sardegna: +0,4% e +90 euro.

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M&A, gli operatori europei ai primi posti nella classifica mondiale anche nel 2019

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 febbraio 2020

Secondo gli ultimi risultati del Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM), realizzato da Willis Towers Watson in collaborazione con Cass Business School, l’Europa è l’unica regione al mondo ad aver registrato una performance positiva in ambito M&A nel 2019, con gli operatori europei che negli ultimi 12 mesi hanno leggermente superato l’indice regionale dello 0,6%.Gli acquirenti del Nord America e dell’Asia-Pacifico continuano a faticare per sbloccare il valore delle loro operazioni, con performance che nel 2019 sono state al di sotto dell’indice regionale rispettivamente del 5,6% e del 3,2%.Sono state 699 le transazioni concluse nel 2019 in tutto il mondo, un calo notevole rispetto al 2018 (904), e il mercato ed è in procinto di raggiungere il volume annuo più basso dal 2010 (688)[2]. Il 60% di queste operazioni non ha portato valore aggiunto agli azionisti nel 2019.Andrea Scaffidi, Head of Retirement Willis Towers Watson in Italia, ha dichiarato: “Mentre ci avviciniamo al termine del decennio, il 2019 mostra un forte calo del volume globale di transazioni, potenzialmente il ritmo più lento dal 2011, con un mercato più agitato e operatori alle prese con questioni di governance sempre più complesse per completare le transazioni”. Il risultato positivo dell’Europa è arrivato nonostante il perdurare della performance negativa dei compratori britannici, in calo del 3,7%. Nello stesso periodo, gli acquirenti del Nord America hanno registrato un calo del 7,1% rispetto all’indice regionale, mentre quelli dell’Asia-Pacifico non sono riusciti a replicare la performance positiva del terzo trimestre e hanno visto un calo dell’1%.

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Tasse, la classifica dei Paesi UE con la pressione fiscale più alta

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

Passando a considerare la griglia completa dei Paesi, si scopre che a guidare la classifica di quelli più tassati dal fisco c’è la Francia che si conferma il paese dell’Unione europea dove la tassazione (tasse sul reddito e contribuzione sociale) è più elevata, in base ai dati Eurostat del 2018. Nel paese la pressione fiscale è al 48,4%, in aumento dall’anno precedente (48,3%), seguita da Belgio (47,2%, in aumento dal 47%), Danimarca (45,9%, in calo rispetto dal 46,8%), Svezia (44,4%, in calo dal 44,7%), Austria (42,8%, in aumento dal 42,4%), Finlandia (42,4%, in calo dal 43,1%) e Italia (42%, in lieve calo rispetto al precedente 42,1%). I paesi dove il fisco colpisce meno sono Irlanda (23%), Romania (27,1%), Bulgaria (29,9%), Lituania (30,5%) e Lettonia (31,4%). La media europea resta praticamente invariata al 40,3%.Rispetto al 2017 la pressione fiscale è salita nella maggior parte dei paesi (16), in particolare in Lussemburgo (da 39,1% nel 2017 al 40,7% nel 2018) e Romania (da 25,8% a 27,1%).Per quanto riguarda la sola imposta sul reddito, in testa resta la Danimarca (28,9%), seguita da Svezia (18,6%), Belgio (16,8%), Lussemburgo (16,4%), Finlandia (15,9%) e Italia (14,1%). Tuttavia l’ostilità e l’avversione che gli italiani manifestano per le tasse, non nascono solo dall’avvilente constatazione della sempre più marcata sproporzione tra quanto versato e la qualità dei servizi pubblici, sempre più scadenti, che a fronte di ciò viene offerta. A giocare un ruolo determinante sulla sempre più dilagante insofferenza verso il pagamento delle imposte c’è infatti anche la convinzione che la pressione fiscale esistente nel nostro Paese sia sempre più insopportabile. E a confermare questa sensazione, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, arrivano, anno dopo anno, numeri e statistiche, che non fanno altro che confermare quello che ormai è un incontrovertibile dato di fatto. I dati più aggiornati, ci dicono infatti che nonostante il peso del fisco in Italia sia calato di 0,1 punti, dal 42,1 % del 2017 al 42% del 2018, esso resta comunque il settimo più pesante dei grandi Paesi industrializzati.

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Xiaomi annuncia di aver conquistato un posto nella classifica “Fortune Global 500” del 2019

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2019

Il leader tecnologico globale con sede a Pechino risulta essere la società più giovane nella classifica Global 500 di quest’anno, posizionandosi al 468° posto con un fatturato di 26,443.50 milioni di dollari e un utile netto di 2,049.10 milioni di dollari nel precedente anno fiscale. L’azienda si posiziona inoltre al 7°posto nella categoria Servizi Internet e Vendita al dettaglio.
L’azienda ha raggiunto la soglia di 10.000 milioni di RMB (circa 1.453,72 milioni di dollari) di fatturato nel 2012 e 100.000 milioni di RMB (circa 14.537,21 milioni di dollari) nel 2017.Xiaomi continua a dimostrare una sana brand equity dei consumatori e il suo forte potenziale di crescita, grazie all’esclusivo e potente modello di business “triathlon” dell’azienda e ai risultati della sua strategia dual-core “Smartphone + AIoT”.
Secondo l’organizzazione internazionale di ricerche di mercato IDC, a marzo 2019, Xiaomi è diventato il quarto brand di smartphone al mondo in termini di volume di vendita delle spedizioni, registrando una crescita del 32,2% rispetto all’anno precedente. E per l’organizzazione internazionale di ricerche di mercato Canalys, a marzo 2019, Xiaomi si è classificata tra le prime cinque aziende in più di 40 mercati in termini di spedizioni, ed è rimasta per sette trimestri consecutivi il più grande marchio di smartphone in India, con una quota di mercato del 31,4%.L’azienda, a meno di due anni dal suo ingresso ufficiale in Europa Occidentale, ha mantenuto anche qui un alto tasso di crescita, classificandosi al quarto posto in termini di spedizioni di smartphone. Inoltre, sta facendo grandi passi avanti nei nuovi mercati dell’Africa e dell’America Latina.

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